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venerdì 20 aprile 2012

Concessioni pericolose


Si divorano accanto a me, sul divano del salotto rosso.
Lei mi guarda ammorbata, dimenandosi invasata in grembo a lui e mi mormora sozza che vorrebbe che ci fossi io, al posto del marito.
Non era esattamente questo lo scopo della visita alla Casa, devo dire la verità.
Però bisogna saper fare di necessità virtù, nella vita. Della Signora Bionda nessuna traccia. Assente anche Madame Inquieta e, quant’è peggio, anche Svetlana. Ho visto Sofia che passava. Non mi ha minimamente calcolato. Che corpo, accidenti. Magnifica. Perizoma trasparente e copri capezzoli di lattice, neri. Platform da pole dancer. Ne ha comperato uno stock Milly, mi sa. Vertiginose. Nere. Natiche impreziosite da colpi di verga in via di guarigione. Un’opera d’arte.

Milly era meravigliosa. Un negligee nero, lungo sino ai piedi, completamente trasparente, sotto cui spiccavano tre spot ipnotici: il suo irsuto pube ed i suoi capezzoli tinti di henné nero. Ai piedi slipper nere da camera, con piumino di struzzo. Capigliatura alla Rita Hayworth, ma corvina, trucco scurissimo, rossetto nero opaco, smalto nero, la collana di ossidiana che le ho regalato a Natale ed un lungo bocchino che reggeva la Gauloise fetida, tocco che inasprisce ed esalta l’insieme.
Divina. L’erotismo della cattiveria. Sconvolgente.

Lascio la Donna Bestia alle cure del Marito Bestia e la raggiungo.
Mi regala un sorriso affilato e poi mi invita a seguirla. Seguo quelle natiche ondeggianti sino alla sua camera da letto dove, in piedi e composta, staziona Habana.
Completamente e divinamente nuda, issata su quelle vertiginose platform in stock, in attesa di ordini, le mani dietro la schiena.
“Noti niente di strano dentro alla Casa Tazio? Ti sembra tutto nella normalità?” mi chiede e mentre lo fa si posiziona a gambe larghe in mezzo alla stanza, scostando il negligee aperto sul davanti. Gettando un severo cenno del capo ad Habana, che impugna il grosso pitale di ceramica bianca su cui vi erano decorati dei gigli ed accorre.

La bellissima silfide nera si accoscia sensuale e con una mano lo posiziona tra le gambe di Milly che si flette appena sulle ginocchia, mentre  con l’altra le scosta le labbra della fica. Rispondo che mi pare tutto regolare e le chiedo il perché della domanda, mentre un rumoroso e importante getto di piscia colpisce il fondo del pitale con pressione maschile.
“Perché non si è mai tranquilli” mi risponde divinamente oscena “e io avrei bisogno di mille occhi e ne ho solamente due. Tu sei un osservatore sopraffino, attento al quadro di insieme, oltre che ai dettagli. Per questo ti chiedo la tua opinione” e conclude l’erotica minzione con un breve peto dal suono acuto.

La silfide nera, sempre accosciata, appoggia il pitale per terra e sfrega la fica pelosa di Milly, asciugandola con la mano nuda, con tenera cura.
Poi si alza per andare a svuotarlo e Milly si stende languida sul triclinio ai piedi del letto.
Accendo una sigaretta e dico di un fiato “Voglio Svetlana” e Milly sorride guardandomi.
“Su, non ti accanire sulle proprietà di Inquieta. Ha già sorvolato su quella caduta di stile con Sofia, Tazio. Non è stato elegante trascinare fuori di qui quello che nasce qui, ne converrai”  mormora lieve mentre Habana torna alla sua posizione originaria.
Rimango stupito che lo sapesse. Ero convinto che fosse stata una cosa assolutamente segreta e glielo dico.

“Qui tutto ha occhi ed orecchie. Se Sofia cambiandosi fa una confidenza su di te alla sua cara amica puttana merdosa, che oggi non è più qui, il gioco è fatto” e rimango intimorito dall’innalzamento della voce e dall’inasprimento del tono su quel “sua cara amica puttana merdosa”.

Siedo in punta al triclinio e le accarezzo la pelle lasciata nuda dallo scomposto negligee, dicendole scherzoso “Questa casa mi tortura, Milly adorata, sono più le privazioni che i godimenti… niente Signora Bionda, niente Svetlana… è la casa del dolore…”. Sorride accarezzandomi il braccio, perché lei lo sa bene che quella può essere la casa del dolore, ma quello vero.

“Soddisfa Inquieta ed avrai Svetlana” mi sussurra appena.
“Come posso soddisfare Inquieta?” chiedo interessato.
“Prima di sapere come, é importante che tu mi dica se sei disposto a soddisfarla” ed io so che le uniche risposte ammissibili sono “sì” o “no” e che nessun razionale “dipende” è ammissibile in quel mondo così strano. Si tocca viziosamente la fica aspettando la mia risposta.
“Sì” rispondo guardando le dita sensuali che scompaiono tra i peli animali.
“Bene” mi risponde sorridendo illuminata di furiosa perversione, portando le dita al mio naso e poi alla mia bocca. Succhio eccitato mentre Milly, osservando la mia bocca, bisbiglia lenta “Allora ti farò sapere prestissimo cosa dovrai fare per lei” ed io ho la sensazione di essermi ficcato in un sacco di guai.
Pericolosamente delizioso.

giovedì 19 aprile 2012

Punti di vista


“Ho sentito che ve la siete spassata” dico al CostaGeisha che mi porta il caffè delle cinque.
“Minchia Tà, ci dovevi venireeee cazzoooo che mancavi solo teeee” con gli occhi della reprimenda.
“Ci abbiamo fatto il bukkake minchia!” scandisce lento, sorridente e orgoglioso come Enrico Fermi l’indomani della scoperta della radioattività.
“E vabbeh” chiudo sorseggiando il caffè.

“Oh Tà, mi ha chiamato Maccs e ci invita a casa sua stassera che ci fa della carne ai ferri, ci vieni?” e dentro di me penso che il Maccs ve lo mette nel culo a tutti che quello è uno scafato di ventisette cotte e ve la rapina la bambola generosa, ocio eh.
“No Costaz, ho già un impegno” dico mentendo.
“Emmmmminghia Tà sei come un politico che cciai sempre da fffà… minghioh ci viene anche la Sonja… eddai”
“Politico lo vai dire a tua sorella e poi adesso che mi dici che c’è anche la Sonja se c’era una probabilità su un miliardo che potessi dire di sì, adesso fanno zero totale le possibilità. C’ho un impegno, dai Crosta, non posso”
“Vabbeh vabbeh” dice sconsolato uscendo dall’ufficio.

E bravo Max.
Come una faina, eh.
Bravo maschione.

Ora bisogna creare l’impegno.
Eh.

L'umanità dell'Umbe narrante



L’Umbe è proprio un bambinone. Ha 31 anni e assomiglia a Gianni Fantoni, grassottello, peloso, stempiato, abbastanza sfigato con le femmine devo dire. Non so il perché, ma l’Umbe stimola le donne a diventare assassine. La Frank lo demolì una sera alla Solita, mimandogli davanti agli occhi un pompino ad una zucchina. Ma molte altre lo hanno strapazzato pesantemente, compresa quella racchia rancida della sua ex fidanzata.

Sì, perché l’Umbe può apparire sfigato esteticamente, o meglio, non appare certo il figo da rimorchio a cui stramazzano tutte ai piedi, ma non è certo uno sfigato come persona. Tutt’altro.E’ un ragazzo cordialissimo, intelligente, pieno di interessi, molto disponibile verso gli altri. Buono.
E’ che è un po’ nerd in certi casi e un po’ troppo geek in altri.
Sarà quello che stimola la femmina a morderlo?
Perché a pensarci bene, anche Sua Santità la Squinzy lo ha preso nel mirino subito eh.
Fargli vedere la fica senza censura può essere un bene, ma anche un male se di fica ne vedi poca di tuo.
Perché ti chiedi: ma cazzo, ma con tutte le Troie che ci sono in giro, io sono proprio una minchia bollita che non me la dà nessuna.
E da qui la verifica al famoso distinguo tra puttana e troia, che una la dà a tutti e l’altra la dà a tutti meno che a me.

Comunque, ieri sera spolverone di gran classe eh.
Me lo ha raccontato dopo pranzo, che solo a raccontarlo gli è venuto duro il pisello che si vedeva a tre miglia.
Perché a me l’Umbe dice tutto. Mentre non dice niente a Bibì e Bibò, che quando sono in due fanno già branco. Fa bene. Quelli bisogna prenderli a nerbate sulle cosce, altro che.

Pare che, una volta a casa Costa, dopo le prime due vodke la Signora Siusy fosse già in tanga e camicia.
Aveva caldo, si vede. Si strusciava addosso a tutti ridendo e facendo l’ubriaca, ma l’Umbe mica è fesso e sottolinea che faceva l’ubriaca, mentre in realtà era ben sobria. Grande Umbe, bell’occhio.

Insomma tutti giù a cacciarle dei palponi che non ci voleva mica il RIS di Parma per rilevare le impronte, che si vedevano anche a occhio nudo. Poi scatta il momento strip tease senza musica (mi viene la depressione a pensarci) e finalmente le sporte compaiono in tutta la loro abnormità seSuale. E lì è il momento in cui gli diventa duro il pisello, perché l’Umbe è pro tette e là di tetta ce n’è, va detto. Beh, dai che ti ridai, vieni qua, tocca qui, su e giù, la Signora Siusy si faceva palpare sul sozzo divanetto stipato di manzi che la tenevano stesa sulle ginocchia, ma assestava anche dei gran palponi ai cazzi, qualora a qualcuno fosse sfuggito che è Troja e anche in calore costante. Che stile.

Poi attaccano il “dai, via le mutande”, ma lei non ci sente che è signora e allora, in un momento che era girata di panza sulle gambe dei manzi e faceva lingua in bocca col Max (per scherzo eh, ci ha tenuto a sottolinearlo, perché lei fa lingua in bocca per scherzo) il Cecio tira fuori un coltellino di quelli da Rambo in miniatura che tagliano anche il filo spinato e *zac* recide il vertice della ipsilon del tanga nero che diventa inservibile e denuda la rivendicata fica del popolo. La Signora Siusy si incazza, ma si incazza a morte, che tira giù il paradiso di moccoli, ma che strano, avrei detto il contrario, mandria di animali. Vi adoro.
Poi il Costa, per stemperare le animosità, accende il bong e lì la fine.

Anche perché fuma solo lei. Cioè, tutti fan finta e se lo passano senza tirare (tranne il Costa, ovviamente), mentre lei ci dà dei tironi da aver paura che col risucchio si stacchino le piastrelle del pavimento. Il Cecio aggiorna, coi coglioni visibilmente girati per la piazzata sul tanga, caccia cento euro sul tavolo e dice forte “quando la stordita si ripiglia ditele che son per quelle mutande dimmerda” che è un gesto signorile, come pure le parole che lo accompagnano. Ma, incredibilmente (!), lei si incazza e gli urla di andare affanculo e gli brasa anche due madonne sul collo dalla porta di casa, che quell’altro era già giù per le scale. Donna nuda sul pianerottolo che scalpella due bestemmie nella tromba delle scale all’una di notte.
Voglio che sia la madre dei miei figli, guarda.

Al rientro fanno tutti comitato d’accoglienza: Max la slingua, il Costa la ingroppa da dietro, il Loca la ingroppa da di fianco.

“E tu?” gli chiedo curiosissimo. Lui sorride e fa la faccia del timido e risponde “Io guardavo, dai” che mi ha aperto il cuore.

Insomma, per abbreviarla, la Signora Siusy si fa prendere dallo sturbo per il Max e la capisco, perché il Max a torso nudo fa prendere dallo sturbo anche me. Il Loca regista compone la scena porno, premendo tutti ad addressarsi per farle un bukkake. Il Max sfila la biscia e la manda in ginocchio, poi il Costa, poi il Loca e la Siusy attacca la pompa a partire dal Max, che secondo me, e anche secondo l’Umbe, era l’unico a cui voleva farla di sangue.

“E tu?” chiedo nuovamente. “E io… e niente… io guardavo…”. Ci vuole tanta pazienza e non dico niente.
Succhia e ciuccia, ciuccia e succhia, a un certo momento la Signora Siusy si rende conto che l’Umbe è seduto e si strabilia e si mirabilia.
“Ben mo cosa ci fai te seduto là da solo? Vieni mo qua… sarai mica busone… vemo che se sei anche busone qua ci son tre bei cazzi eh?” e ride sguaiata.
L’Umbe chiosa la frase dicendo sottovoce con il capo scosso “Che gran schifosa…” e concordo anche su questo.

“Sei andato allora?” chiedo.
“Mi stavan scoppiando le braghe, son andato, son andato…”
“Ciuccia bene?” chiedo.
“Mo sai Taz, a quel punto in cui ero mi bastava anche appoggiarci sopra un Kleenex per venire, mi bastava”
“E sei venuto subito?”
“Subito subito no, ma ‘bastanza prestino, diciamo…”
“In faccia?”
“Eh sì, in faccia, come tutti alla fine, che era inzaccherata come un vitello” ed ho apprezzato il paragone al redo post partum, rendeva.

Che perdita l’essere andato via. Mh.
“Senti Umbe, vediamoci qualche sera, che ci tiriam ‘na sega con un porno in compagnia” propongo, sull’onda elegante della narrazione sin lì ascoltata.
“Ah beh quando vuoi, che io son di mano tutte le sere su quell’argomento lì…” e ride. E rido.
Poi si ferma a riflettere e dice una cosa, quasi tra sé e sé.
“Te adesso mi dirai che son coglione, Taz, ma lo sai che ci sto male per lei a veder che una ragazza si riduce così?”

“Sei una brava persona, Umbe, non un coglione. Ho capito perfettamente il tuo punto di vista.”

Povero Umbe.
Ma perché tutti lo mortificano?
Che umanità dimmerda.

Sono eccitato come un ornitorinco, comunque.
Ha!

London calling




"Dimmi che fa caldino lì, ti prego Tazzzzz…” mi squittisce, o mi squinzisce, la Squinzia al telefono.
Nella perfida Albione si batte l’andatura dei 7-8°C, credo sia una speranza più che lecita da parte sua.
Che primavera dimmerda, però. Qui, dico. Perché lì vale sempre la battuta di non so chi che disse “Anche quest’anno a Londra è arrivata la primavera. Purtroppo io ero in bagno e me la sono persa.”

“Piove anche qui, Skizza, mi spiace” devo rivelarle.
“Oh ma chemmerda chemmerda chemmerda! Io ho voglia di soleee!!” garrisce dall’olimpica terra.
Voglia di sole, dillo a me. Un due tre giorni di mare, se fosse bello e caldino, non guasterebbero affatto. Spiaggia, nudi ovunque e sempre, pesce ai ferri e/o fritto, tranquillità, venticello, birra e sesso selvaggio.
Che bei pensieri. Ma non se ne fa nulla. Perché piove. P-i-o-v-e. Fattene una ragione Taz.

“Resisti che dicono che sabato ci sarà il sole” tento di consolarla.
“Speriamo…..” mi dice sconsolatissima e speranzosa.
“Come vanno le cose lì?” chiedo per uscire dal deadlock del tempo, che se piove, piove, cosa possiamo dire?
“Vanno che mi sto facendo un culo come una capanna, perché voglio sotterrarle quelle due troje inette mangiapane a ufo, cazzo.” Mi piace quando la Skizza prende le cose col sorriso.
“Hai parlato al Mentore?” chiedo, sperando che l’avesse fatto.
“Certo, cazzo, ieri sera. Gli ho fatto un dettagliatissimo quadro di come funzionano le cose qui: un d.c. inesistente e accomodante, disinteressato al lavoro, molto interessato a ‘uscire un attimino’ per poi tornare dopo ore, quando torna, due troje incapaci di tutto fuorchè di far muro, che quello lo fan da dio”  
“E lui?” chiedo.
“Lui ha ascoltato, poi mi ha detto di proseguire il più serenamente possibile e di risolvere le cose, che poi lui un giretto a Londra entro maggio lo fa. E a sorpresa.”

Delatrice. Mi piace.
Le gorgoglio sottovoce cos’ho in mente per il suo buco del culo e dall’altra parte sento un sospiro e poi un sussurro “Tazz ti prego che devo lavorare …” e mi viene un sorriso, perché è reattiva, eh sì, è molto reattiva, molto. Più tardi uscirò a procurarmi alcune cosette che diventeranno utilissime.
“Domani sei qui verso le quattro, quattro e mezza allora?” chiedo, felice di essere nella prossimità temporale che consente la formulazione della domanda.
“Sì, più o meno. Dove mi porti domani sera?” mi chiede rianimata ed allegra.
“Vuoi un posto relax o un posto equivoco?” chiedo leggermente eccitato da dei pensieri improvvisi.
“Mmm…equivoco come?” si informa.
“Non lo so ancora, intanto scegli la categoria, poi passeremo agli oggetti” rispondo, vagamente ingegneristico.
Ride e mormora “Categoria equivoca allora…”.

Skizza, Skizza…

Trashabbestia


Meeting davanti alla Solita, ci siam tutti, poi arriva anche il Costa con la Siusy e vabbè, cazzo c’entra dico io, ma oramai siam qua e si va. Entriamo e la Marghe ci prepara il tavolone là in fondo, serata tranquilla, ci si siede, vino, acqua e via pedalare. Siam lì che aspettiamo che dalla porta vediamo entrare il Max col Cecio, padri effettivi della ristrutturazione della grossa realtà che è il mio stimabilissimo studio. Saluti, saluti, saluti, oh raga prendete due sedie che ci stringiamo, ma no, dice la Marghe, dai che aggiungiamo un tavolo, tanto non è che c’è ressa, dai raga sedetevi, quando ricapita, ok.

Si comincia a mangiare del pane e a bere del vino, si ride, la troja imbecille attira le luci della ribalta su di sé e le battute si sprecano sin dall’inizio, i doppi sensi fioccano grevi e gretti e lei se ne bea, primo tra tutti quello della Marghe, a cui la Siusy deve stare sul culo un bel po’, che quando chiede “qualcuno vuole un contorno?” ed elenca quel che c’ha e la Siusy la guarda e dice “per me piselli”, con l’aria da porca arrapata, e la Marghe prende il blocchetto e scrive declamando distratta altri piselli per la signora, speriamo che ce ne abbiamo abbastanza” ed è stato il boato e la stura ad ogni sorta di sozzeria avente come soggetto primario la Siusy-La-Barista-Troja.

Mangiamo, beviamo, beviamo, beviamo, poi il Loca le dice “oh Siusy non ti spaventare se ti gira la testa, è il testosterone, che qui ce n’è a fiumi” e lei, facendo ballonzolare a destra e a sinistra quelle sporte nude sotto la camicia, replica grugnendo “c’ho tutti gli ormoni in subuglio anche io con tutti questi maschioni” e procediamo sozzamente nella cena trashabbestia che a voler ben vedere è proprio divertente, oh beh se lo è.

Due giri di Sambuca, pago il conto, mi attiro gli insulti di tutti che non dovevo pagarlo, poi il Costa sapiente dice “oh raga il digestivo ce lo metto io a caza mia” e in molti capiamo, anche se non in tutti, c’è qualche resistenza, ma viene dissuasa dal cedere e cede.
La Siusy è elettrica, sorridente e maiala, si para nella mia mente l’opportunità di una gangbang appiccicosa e sudata, a chi non si è parata, diciamocelo. Però io declino l’invito. Sono le undici e va bene così. Mi attiro altri insulti, ma no raga, un’altra volta, dai, sono stanchissimo. E li lascio andare nella notte promettente porno dal vivo.

***
Mi stendo sul divano, nudo.
Mi prendo in mano l’uccello e comincio a strozzarlo. E penso. Penso a ieri sera, mi tempesto di mille frammenti, la schiena della russa sinistra, lo spacco del culo della Milly, la Donnabestia che gode col Wand, le sporte dondolanti della Siusy uccellaia, la Betta sulla credenza e ce l’ho duro di marmo.
Me lo meno lentamente e penso.
Penso al culo della Squinzy mentre indossa quell’erotico buttplug e penso alla Squinzy in generale, alle sue tettine, alla fica, ai piedini, al suo odore di sudore e di fica e di culo, al camerino, ai costumi e poi alla sua bocca e poi ancora al suo buco del culo gonfio, palpitante e svangato, quando si toglie il buttplug.
E vengo.
Mi schizzo sulla pancia, senza un fiato, senza un rumore, sedotto dall’impugnare il mio cazzo durissimo, sentendomi erotico, felice, arrapato e appagato.

Che magnifica serata.
E oggi è già giovedì.

mercoledì 18 aprile 2012

Contaminazioni trash


Eccoci qua. Imbastita la serata. Perché il mercoledì sera è Costa. O, almeno, deve esserci anche lui.
Prima sono entrati nel mio ufficio lui e il Loca. Abbiamo parlato di un paio di cose e poi il Costa fa “Oh raga, mappocchè stasera non zi mancia quaccheccosa tuttassieme?” e a me è parsa una buona idea e al Loca anche.  
“Ce lo diciamo anghe all’Umpe e a Zacche che stannottelà?” ma certo diciamocelo anche a loro, vai Costa.
Zack non può e così io, il Costa, il Loca e l’Umbe ceniamo alla Solita. E vai.

Dopo tutte quelle sofisticatezze ultra chic della Casa, un po’ di trash mi ci vuole.
Mi rende la stupenda persona completa ed equilibrata che sono.
Eh.
No?

Irresistibili


Lui le stringe il collo, forzandola ad aderire al suo corpo dandogli la schiena, mentre Milly approfitta delle nude gambe aperte per premere alla massima velocità il Magic Wand sulla sua vagina.
Rumore forte del Wand, sguaiato e sonoro piacere della donna.
Elegante in completo blu lui, elegantissima Milly, totalmente nuda lei.
Le ho finalmente visto le poppette.
Piccole, sgonfie, areole ridotte, quasi maschili, capezzoli turgidi, grossi e pronunciati.
Ad ogni sonora sberla di Milly sobbalzavano come preservativi pieni d’acqua.
Quadro surreale.
Delizioso, onestamente.

La Donna Bestia e il Marito Bestia vanno osservati per essere ben capiti.
E più li osservo, più li apprezzo.
Sono una coppia molto unita, secondo me.
Al ventiduesimo orgasmo o giù di lì, Milly molla la presa, la bacia in bocca e se ne va, lasciando il Wand appiccicoso sul tavolino.
La Donna Bestia si accoccola sul divano sorridente, mentre il Marito Bestia, in piedi, le mormora qualcosa di minaccioso a cui lei annuisce acciambellata, livida di voglia apparentemente insaziabile.

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Siamo scesi assieme, per puro  caso.
Ci siamo presentati.
Abbiamo fumato un’ultima sigaretta prima di andarcene.
Due persone assolutamente insospettabili, quando non sono assaliti dal morbo.
Elegantemente inestetici, li trovo sessualmente irresistibili.

Tormento perfetto


La Signora Bionda siede accanto al marito che conversa con un oscuro personaggio che ho già visto.
Siede addossata, cingendogli il braccio, ascoltando la conversazione sommessa, senza intervenire.
Indossa un abito da sera nero ornato di strass e calza vertiginose decollete di vernice a punta chiusa. Le gambe sono velate da calze nere che amo credere siano sostenute da un reggicalze, pur non avendone nessuna conferma.
Entro nel salottino a dare un’occhiata, reggendo un bicchiere di bourbon dal fondo molto spesso.
La mia entrata non distoglie minimamente gli uomini dalla loro conversazione, mentre i suoi occhi, invece, incrociano immediatamente i miei e la sua bocca si foggia a lieve sorriso, che ricambio con pari levità. Poi scendo con lo sguardo su quel collo del piede ornato di vene sensuali, per poi risalire a cercare il suo sguardo. Ed i suoi occhi scendono sul collo del piede ornato di vene per poi tornare nei miei, mentre la bocca si storce in un sorriso più marcato ed il capo si volge ai signori conversanti, ricomponendo l'ordine prestabilito.
Comunicazione non verbale.
Ora lei sa anche questo, di me.
E’ un tormento perfetto.

Pelle russa


Scopro da subito, dalla stessa Milly, che la mia performance in onore delle Madame Agè della Casa è rimandata a data da destinarsi per assenza di buona parte delle Madame Agè stesse. Ne prendo atto confermando la mia disponibilità, purché sia di martedì. Milly riflette e indaga sulla possibilità di organizzare un matinée ed io rispondo che va programmato per tempo e che sì, sarei disponibile.
“Ci sarebbe più tranquillità e si sentirebbero tutte più a loro agio nell’esprimersi” mi soffia con un sorriso affilato. Visualizzo immediatamente un groviglio di corpi appassiti, alcuni Magic Wand ed io in azione.
Interessante.

Raggiungo il Salone, dominio incontrastato di Madame Inquieta. Lei siede sul divano, vestita a lutto, accarezzando i capelli ad una Collare Nero nuda che, accoccolata, le poggia il capo sulle gambe. Sul tappeto, davanti ai suoi piedi, due Collare Rosso sono impegnate in un sessantanove non particolarmente pregevole. Alle spalle di Inquieta, in piedi, dietro al divano, Svetlana. Un’atmosfera molto concentrata.
Lungo il lato aperto dei tre divani disposti a ferro di cavallo sosta un signore distinto, che regge un bicchiere di scotch. Sul divano di destra una coppia mai vista. Su quello di sinistra il Vecchio Giudice si masturba.
Saluto con un inchino del capo Inquieta che risponde con un inchino.
Nell’aria il mugolare gaudente delle due frocette.

Raggiungo Svetlana e mi metto a fianco a lei, ma in posizione appena arretrata, molto vicino. Veste un abito al ginocchio, nero, senza maniche, accollato. Perché se Inquieta è a lutto, anche Svetlana è a lutto. Dal giromanica escono le spalle muscolose, rotonde. E poi i bicipiti, ben pronunciati. Bianchissima. Sul collo i capelli rasati, come incipit di quella capigliatura da maschio adolescente anni sessanta. Non muove un muscolo. Eppure le sono appena dietro. Mi avvicino e le annuso il collo, ottenendo come effetto una piega della testa in senso opposto al punto in cui il mio naso odora. Difficile interpretarlo. Può significare fastidio oppure una distensione che invita ad annusare.

Le mani di Inquieta percorrono lievissime la nudità della Collare Nero. Ne saggia i turgori attraverso i guanti di pizzo nero. La palpa lenta, la accarezza, la tocca. E la Collare Nero si muove appena, agevolando l’accesso ai luoghi su cui la mano di Inquieta si muove.
Poi un pianto animale spacca l’aria morta. Una delle due bestioline sul tappeto comincia a venire. E per simpatia, come negli esplosivi, nell’arco di qualche secondo anche la seconda viene. Ed intonano un pianto a cappella, breve, per poi scivolarsi addosso e baciarsi. Il Vecchio Giudice ne richiede una a sostegno orale della sua azione manuale. L’altra si inginocchia, indicando a quel modo di essere a disposizione di chiunque.

Il signore in piedi raggiunge la coppia sul divano e fa un cenno Kill Bill con la mano alla Sorella spaiata. Si abbassa la cerniera e alla ragazza è presto chiaro il suo compito. La coppia osserva la suzione di quel membro, già duro, senza emettere un fiato. Inquieta guida la Collare Nero a stendersi di schiena sulle sue gambe e ad abbandonarsi a gambe aperte al palpeggio intimo in guanti di pizzo.

Appoggio la mano sulle natiche di Svetlana, palpandola lento. Non un movimento, non una reazione. Si lascia toccare, strizzare, accarezzare. Un culo sodo come il marmo, muscoloso. Immagino che strette deliziose possa donare, tra quelle natiche tonde. Rimane dritta, le mani incrociare sul davanti, senza muovere un muscolo. Salgo con la mano, percorrendole la spina dorsale, per arrivare al collo e stringerglielo, da dietro. Poi, scendendo, trascino con me la cerniera, denudandole discreto la schiena, scoprendo che non indossa reggiseno. Entro nell’abito, saggiando la muscolatura della schiena e la morbidezza della pelle sottile. Indossa mutande anni cinquanta, a vita alta, polka dot, nere e trasparenti. Poi a un tratto, inaspettatamente, Inquieta dice a voce alta “Svetlana, ci ritiriamo”. Le chiudo immediatamente la cerniera.

“Buona notte Tazio” dice Inquieta senza voltarsi. “Buona notte Madame” rispondo, mentre incrocio lo sguardo torvo e attraente della mascolina russa che aiuta l’anziana madama ad alzarsi.
Penso in un lampo elettrico a cosa può succedere tra quelle due in privato e, guardandola accompagnare Inquieta alla porta, realizzo di avere bisogno di masturbarmi.

martedì 17 aprile 2012

Sinossi del martedì solatio


Oh bene, le diciannove. Molto bene, anzi. La giornata è stata buona, c’era il sole, Matt ha fatto un ottimo lavoro, ho avuto un pranzo interessante e una chattata con una persona con cui è sempre gradevole confrontarsi. Una persona adulta, seria, intelligente. Raro da trovarsi, credetemi. Ci sono tanti di quei fantocci che blaterano giudizi stucchevoli e consigli buffoni, in giro.

Bene, il martedì è andato, pensiamo al mercoledì. Ma non senza aver prima passato una serata al mio Circolo Culturale, che non so se si scrive col trattino, Cul-turale, oppure tutto attaccato.
E’ martedì, la serata che da tradizione millenaria viene dedicata al Circolo, eh.
Questa sera, se non sono cambiate le cose, dovrei rendermi disponibile ai palpeggiamenti immorali, luridi e famelici di quattro insospettabili e blasonate signore agè che non hanno dimenticato il sapore della ciccia di maschio. Ben vengano. Non chiedo di meglio che accontentare anziane e affascinanti signore con pizzicorini alle molli ostrichette.

Poi vedrò il da farsi, confidando ancora di poter espandere la conoscenza (in senso biblico, si intende) con la Signora Bionda che mi appare disperdersi in alto mare a causa del marito che non si decide a portare con orgoglio quelle benedette corna che lei a vario titolo gli offre con la consueta classe. Incontrerò sicuramente la Donna Bestia, Alcyator, Raphaèl, la Milly, forse Habana, Jezhebel, la Cora.Che bello essere soci onorari di un Circolo Culturale che, in alcuni tratti, meriterebbe più il titolo di Circo Culturale o di Corte dei Miracoli Culturali.

Mi vestirò di nero, anche se informalmente.
Non voglio mettere a disagio i Signori che saranno vestiti tutti di scuro od al massimo di fumo di Londra.

..................
E quando cito il fumo di Londra, quando cito il fumo di Londra, ahhhh, quando lo cito la mia mente vola oltremanica, plana sulla metropoli olimpica e, dopo alcune evoluzioni acrobatiche tra gli occhi trasognanti del pubblico pagante, si ficca decisa nel carnoso buco del culo accogliente della mia Skizza Squinzy Squinzia.
Che tra un’ora staccherà con tanto di sirena metalmeccanica e mi chiamerà.
Che lo sa che poi esco e vado al Circo Corte dei Miracoli Cul-turali.

Contegno, Tazietti, che là non si ride.
Aria compassata, esprimi sofferto erotismo, su. Che se no se n’hanno da male.
Dimenticavo l’angolo Slow Food: stasera rigatoni al ragù alla Solita.
Cazzo che tradizionalista, che borghese, che blasè che sono.
Buona serata a tutti.

Sole


Accidenti, ci voleva. Ho pranzato con un tizio che dovevo vedere al Centrale. Un cielo magnifico, un sole splendente. Chissà che ‘sta pisciarola di tempo si fermi, che non ne posso più. Abbiamo perso tutti i privilegi (per quanto timidi) che avevamo acquisito durante l’anomalo marzo. Collant, stivali, niuna con pelli promettenti. E vabbeh. Speriamo che il week-end sia foriero di sole. Intanto oggi, con un sapiente colpo di mano, ho fatto andare là il ragazzotto con la falciatrice. Che se piove l’erba cresce eh.
Ma che meraviglia di martedì.
Come clima, intendo.

Risvegli

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lunedì 16 aprile 2012

The gangster of London


“Cazzomerda, Taz, quelle due troJedimmerda mi manderanno ai matti, me lo sento, cazzomerda” esordisce la bocca della santità in una telefonata, poc’anzi.
Certo la situazione nella perfida Albione non è tra le più semplici, devo ammetterlo.
D’altra parte lo sapeva anche lei.

Lo screzio verbale nasce a causa di un accordo ratificato nella mattinata, di cui non sapevo nulla e per cui dovrò sculacciarla fortissimo. Forte fino a farla venire sbavando di sopra e di sotto.
L’accordo è il seguente: stante che lei non è dipendente, ma free lance in appoggio pro tempore, esercita l’insindacabile diritto di abbandonare la fumosa Londra venerdì alle ore 12:05, che significa abbandonare l’agenzia alle 10:00. A fronte di tale insindacabile diritto, la coscienziosa free lance attuerà un orario di lavoro quotidiano maggiorato, al fine di coprire (e superare) le quattro ore mancanti all’appello, anche se ad onor del vero va detto che tale appello funziona per i (le) dipendenti e non per lei, in quanto lei viene misurata sul rapporto quantità di lavoro/tempo.

Quindi nulla di trascendentale, nella sostanza. Anche io, come il d.c. londinese, avrei accettato l’accordo.
Oggi le due designer assunte (le due troJedimmerda di cui sopra, la cui ignavia ed imperizia sono la reale causa dell’innesto della Squinzy nell’agenzia da parte del socio, il Mentore torinese) si sono così trovate nella situazione in cui la giovane designer venuta dall’Africa lavora dalle 8 alle 19 tutti i giorni, ponendole nell’evidente scomoda situazione di essere indietrissimo col lavoro (e per questo la Squinzy è là) e di non poter rifiutare di fare gli straordinari. Ha! Che rompicoglioni la Skizza Africana. Detta l'andatura.

Orbene, verso l’ora di pranzo, quando la notizia si è diffusa, la più aggressiva delle due le fa un piazzatone da caserma, dicendole che invece di metterle in difficoltà può serenamente prendere l’ultimo aereo del venerdì oppure rendersi conto di essere a lavorare a Londra ed andare a casa una volta al mese.
La Squinzy resiste e spiega, che la Squinzy non è aggressiva per niente, a meno che non si parli della Domi, ma a un certo punto non resiste e cede.

“Fossi in te, anziché perdere tempo ad impicciarti di cose non tue, faresti bene a prendere in mano la penna e la tavoletta e a darci dentro” che è molto militare, molto Gunny, molto bullo.
La cosa non è risultata gradita e l’aggressiva ha aggredito ad urli la Squinzy a cui si è tappata la vena e l’ha apostrofata con “Non farmi ridere il culo con 'ste cagate che c’è da lavorare QUI. L’unico concetto che ti sfugge è che qui dentro DOVETE LAVORARE anziché menare il torrone, che se sono qui è per quello. Oppure vuoi che me ne vada? Io me ne vado eh, nessun problema. Vedrai che ti manderà i fiori il Mentore se gli torno a casa perchè a te non sta bene. Vuoi che facciamo la prova?”.

Una gangster.
Se ci fossero stati 30°C oggi a Londra, anziché i 9°C reali, in quell’ufficio non avrebbero nemmeno acceso l’aria condizionata, dal clima di gelo che ha creato la piccola donna riccia.
Resisterai a quel modo per un mese, Skizza?
Sperem.