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martedì 4 dicembre 2012

Dell'art director, della centralinista e dei cervelli piallati

Ieri sera ho accettato l'invito a cena a Bologna, da un amico millenario che non vedevo da tempo, pur mantenendo stretti i rapporti. Lui è un amico, innanzitutto, ma è anche un brillante art director insignito di palme di Cannes e di lavori di pregio che tutti voi avete visto e stravisto.
Siamo andati a mangiare in un'osteria costosissima, dalle sofisticatissime fattezze dimesse e abbiamo mangiato rivisitazioni di piatti tradizionali della cucina emiliana. Insomma, ci siamo fatti un bel bagno di radical chic, ma lui è fatto così e io gli voglio bene anche per questo.
Per questo e per le sue contraddizioni.
"Cosa ci fai lì sperduto nella campagna e nella nebbia?" mi apostrofa ridanciano mentre sgranocchia la punta di un cornetto ferrarese "non credi che sia ora di alzare il culo e raggiungere di nuovo la città?" e ride e mi prende pel culo, riferendo a Milano dove vive e lavora da anni, che la mia para di Milano la san tutti. Bello l'incipit, devo dire, se non fosse mestamente naufragato circa quaranta minuti dopo sotto la greve dichiarazione che anche a Milano non si batte chiodo, che c'è una crisi che ti morde le chiappe e che le aziende han messo "sotto le centraliniste".

E questa la devo spiegare. Nel nostro (forse nel loro, io sono un paria fuori dall'Olimpo da un po') mondo merdoso, quando un promo adv fa schifo, è fatto senza tecnica, senza arte, si dice che sia stato fatto dalla centralinista. E questo la dice lunga sulla spocchia genetica di questo ambientino di aspidi. Quindi, ritornando alla sua affermazione, significa che le aziende stanno optando per soluzioni low cost, magari anche orrende, ma utili soprattutto a non far dimenticare il brand, in attesa supplice di sviluppi favorevoli.
Per cui, non per fare lo gnignigni come dice la Chiara, ma la risposta del perchè resto nelle mie nebbie campagnole, visto che sopravvivo bene, è presto data.
E lui, su questo dettaglio, riflette. Riflette soprattutto sull'entità di quel "sopravvivo bene" che, se tradotta nel suo linguaggio, vorrebbe dire fare la fame.

Ma tutto questo è solo un pretesto per fare un ragionamento più esteso, sintesi di quello che ho fatto a lui al termine del suo teatro degli sfarzi e dei dolori.
E partiamo proprio dalle centraliniste, rispettabilissima categoria che viene vanamente e stoltamente indicata come l'apice dell'ignoranza.
La centralinista, a mio modestissimo ed ininfluente parere, è il miglior art director che ci sia sul mercato. La centralinista sa parlare alla gente, sa cosa stupisce lei e le sue amiche, sente ciò che si dice in giro, fa parte di quel giro, non ricerca soluzioni linguistiche sofisticate perchè non sa che esistono e non mette in capo alla loro eventuale presenza l'elemento distintivo della comunicazione e della finalizzazione.
"Tu sei quel che compri" e sei un figo se compri quello che t'ho convinto a comperare io con la mia adv è un processo finito e sepolto da almeno vent'anni.
La parola muore e se non muore non viene compresa e se viene letta è già un miracolo da segno della croce.

Provate a divertirvi come i matti a leggere questo breve documentino  che vi guiderà gaudenti attraverso i semplici concetti di document literacy, numeracy e problem solving nel campione italiano rispetto a quelli mondiali, ma se volete saltate pure tutto a piè pari e recatevi direttamente a pagina 6 a leggere come esce la società italiana da questo (autorevole) studio.
E poi, alla fine, ditemi se è ancora il caso di fare i furbi snob e gli spocchiosi unti dal Signore in un Paese dove si sta verificando il peggior fenomeno della comunicazione, a mio ininfluente e trascurabile parere: la sostituzione della parola con l'immagine, causa incomprensibilità della prima.

L'immagine viene eletta a stato puro del significato, è apolide, è univoca, è emozionale, è graffiante ed è esaustiva. Ho un direttore della fotografia, Mr. Locatelli, che saprebbe realizzare le cose più folli dietro al suo baraccone magico, ma dubito seriamente che saprebbe trasmettere la medesima corrente emozionale con una penna Bic ed un pezzo di carta, scrivendole. E questo è regresso. Assoluto, imbattibile, regresso.
Nella mia carriera ho incontrato decine di grafici e grafiche che con aria spocchiosa hanno affermato che "un'immagine vale più di mille parole" scatenando la mia ira funesta, perchè a nessuno mai è stato chiesto di scegliere tra le due cose, perchè è la loro interconnessione che costituisce la comunicazione, ovvero la formazione di un pensiero inalteratamente trasmissibile nelle sue linee emozionali e non occorre scomodare né la Psicologia Neuro Linguistica, nè l'inflazionato, anacronistico ed esausto Noam Chomsky per capirlo. Fatto salvo che qualcuno non utilizzi questo ozioso alibi per giustificare la propria lacuna nel settore che minimizza.

Eppure bisogna capitolare. Bisogna leggere quei risultati a pagina 6 del mesto documento ed assumere la coscienza che oggi è inutile distillare sottili ed affilati registri linguistici, smussando la tonalità e plasmando la scelta delle parole, perchè chi legge non capisce ed ha già difficoltà a leggere. Quante volte, agli addetti ai lavori, sarà capitato di sedere davanti ad un cliente con un rough che, a loro avviso, era semplicemente geniale ed il cliente, con desolato rammarico, ha piallato la proposta con un lapidario "i nostri clienti queste cose non le capiscono", suscitando all'interno del corpo umano del disgraziato che lo recava come la pietra filosofale un turbine immondo di bestemmie?

Eppure il cliente ha ragione, ha ragione da vendere e l'indagine ALL di Vittoria Gallina dell'INVALSI lo conferma a chiare lettere.
Per cui sotto con l'immagine, sotto con la comunicazione impattante e "figata", sotto con le cazzate, c'è spazio per tutti nello stagno, sguazziamo tutti a prezzi modici, lo so bene io per primo, sguazziamo, che pare che c'abbiamo circa un ventennio prima che si possa rialfabetizzare e dotare di capacità critica la società disastrata in cui viviamo, sotto a manetta, amici cantinari e improvvisati.

Ma guai e dico guai, se mi offendete un'altra volta la centralinista.      
Dovete portare rispetto alla vostra Art Director.
Hic et nunc.




(La pisciatina latina ci stava, sono pur sempre uno stronzo anche io.)

4 commenti:

  1. bella e lucida analisi.

    però non si rischia di incappare in una contraddizione?
    se le nostre centraliniste sono rappresentate da questa generazione di venti/trentenni figlie della deculturizzazione e della lobotomizzazione mediatica di massa, difficilmente sarebbero l'art director ideale...

    io comunque le adoro ;)

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  2. Interessante link, ammetto di non ver letto il documento per intero ma... che ci fanno le Bermuda in mezzo a Norvegia e Canada? (magari c'è scritto il perchè eh, stasera leggo meglio)

    Riguardo il tuo discorso invece: le coppie creative art+copy sono quindi destinate a non esistere più?

    MaZ

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  3. Non so chi sia destinato a esistere...
    Le centraliniste di sicuro, per fortuna.

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  4. La cosa drammatica è che quei bassi livelli di conoscenza siano la percentuale enormemente maggiore anche per gli under 34. Insomma sei appena uscito dalla scuola, hai un diploma, perchè tutti hanno un diploma, e non sai capire un testo. Bah...

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