E negli effetti non si può mica continuare così, tra road-troie-pay e geriatrico Flamingheo, che c’ha ragione Zack, c’ha ragione, c’ha, e allora apriamo i verdi pascoli del Gar[b]age (capirai che svolta epocale) che lui c’ha la morosa barista russa figa ultraterrena (vero, molto vero) che ci presenta vagoni di figa, mo sé, ma quando mai, che ci ha presentato un pugno di vacchette pay che le inquadri a seicento metri, mica malvagie eh, anche delle buone ragazze dai prezzi modici, ma io di acento di rumània o di moldavia ne ho una certa nauseina a furia di paesi estivi e altre avventurette stradali, per cui cosa si fa? Si stabula e si beve come delle fogne, che tante volte vai tu a sapere.
E allora giovedì sera cosa succede? Eh, cosa succede: succede che una tizia che va al banco a prendere da bere mi smolecolarizza con due smeraldoni verdi così e i capelli rossi, tatuatissima e pallidissima, che pensare alla Frank c’ho messo quei tre secondi, anche se questa qui è proprio carina forte, cioè non che la Frank fosse brutta, scherzeremo mica nevvero, che c’aveva quell’aria darkgoticoassassina da orgasmo intrascrotale fulmineo che Eva Green ci fa delle gran pippe, sinceramente parlando, ma questa è sì molto Suicide, ma con un viso veramente bello e una fisicata da campionario del sesto millennio, che comunque va detto che la fighiola mi galleggia sui 24-25, non di più eh.
Bon, fatta lì, piaciuta è piaciuta, ma morta e sepolta, che il cazzeggio col branco di manzi chiama anche ManzoTanzo e così rimango a muggire nel nostro angolo di stalla, ammazzandomi di shottini e anacardi, manco fossi King Kong, che tanto con la Tatiana Kulova dello Zack al banco c’è sempre la promozione paghi uno – bevi ventisette. E poi c’hai un’età, ManzoTanzo, mi dico credendoci vero, visto che da un millennio va secca come la sabbia del Papeete.
“Mi fai accendere per piacere?” sento da dietro in concomitanza di un picpic sulla spalla, che allora mi giro è c’è la Tatuatessa Smeraldo con un cannino in mano, al che io sorrido sornione e lei mi tritura i menischi con un impietosito “Non è quello che pensi, mi faccio le sigarette a mano” – “Ahhhhh, capito”, belo pecorone cercando il Bic, che di meglio non m’è venuto. La accendo, sbuffa fumo, mi sorride alla Colgate e poi torna da dov’è venuta, condendo la sortita con un paio di occhiate da Sacerdotessa del Sesso Oscuro, che con quel tatuame, poi, le riesce di un bene che mai.
E avanti, avanti, avanti, avanti, che ormai del culo della Kulova conosciamo le cellule carnee per nome, quando ecco che al banco si ripresenta la Sacerdotessa Tatuea Smeralda, di rosso capigliata e lì, tra un Max Bovis che sgomita ubriaco muggendo dei “Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, vai, vai!” e un Virus che cava delle alcoliche bestemmie rafforzative il concetto di quanto è figa, mi scollo dalla mandria e, manzo curioso, mi affaccio alle novità della vita, pronto ad assorbire il mondo ignoto della conoscenza di una giovine femmina, siffossi io una vergine spugna dell’Auchan a 0,99.
Piacere Tazio, piacere Valentina, che a me poi nelle condizioni di “freddo”, specie se ben lubrificato da un numero di shottini di poco al di sotto alle tre cifre, mi esce una fiumana di cazzate talmente travolgente (perché le mie cazzate sono sempre intelligenti, diciamocelo) che inebriano di fascino diventando tela di ragno seducente che infagotta la preda che, seppur intrisa da simile volume alcolico, riconosce intelligentemente il pregio delle cazzate con cui viene intortata alla morte e, pur di poter tornare al tavolo senza che gli amici chiamino la Sciarelli, mi comunica che: no, non ha il moroso, ok ti do il mio numero, ma adesso devo proprio andare.
E così, con un numero di cellulare scritto a penna sul palmo della mano sinistra, come un liceale segaiolo che non se lo segna sulla destra per non cancellarlo con l’attrito, torno al mio branco natio, esibendo il trofeo e venendo a buon titolo eletto LattinaDiManzo (ManzoTin, non c’avevate mai pensato eh? Lo so) 2017. E allora a quel punto, siccome poi io alla fine il liceo l’ho già fatto e l’asilo anche, per non saper né leggere né scrivere compongo il numero dianzi datomi, giusto per verificare di non essere stato preso per il meraviglioso e verborpivo culo brasiliano che mi ritrovo. E, controllando da posizione favorevole la Sacerdotatuata del Sesso Ossessivo, attendo che in qualche misura le vibri il culo e, dopo pochi minuti, in quella bolgia assordante, noto un impugnare del parlafono, un alzarsi da sedere, un turarsi l’altro orecchio per biascicare “Chi parla?”, gutturalità a cui rispondo con un secco “Così hai il mio numero”.
Occhi verdi luminosi scannerizzano il banco e, una volta inquadratomi all’apparecchio che sventolavo la manina con lentezza (lentezza a cui corrispondeva la massima velocità raggiungibile, visto il momento catartico della serata liquida), in uno sprigionarsi di Colgate altrettanto luminoso, la stessa voce pronunzia ridente “Madonna che colpo, ok me lo segno” con bye bye finale sopravento in retromarcia, sicché nessuno potesse vederla.
***
Ocio ManzoTanzoTazio, che ci sono gli estremi ricorsivi di una Squinzy Due o una Frank Due, dalla forma delle premesse, ocio, mi sono detto.
Vero, mi sono risposto, ma che cazzo me ne frega.
Altrimenti, come farei a essere Coglionazio?
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sabato 4 marzo 2017
venerdì 9 settembre 2016
Donna Organizzata
Nella pensioncina umida, ma onesta, una carnosa ragazza coi
capelli schiariti dal sole piscia seduta sulla tazza, i bei piedi di femmina
nudi sulle piastrelle turchesi e violacciaccia anni settanta, i triangoli candidi di pelle nuda
sull’ambra del sole.
Piscia a tratteggio, goccin goccino, mentre il Maschio
Superbo la guarda sull’uscio, con la Mentula Maestra che pende, ancor
intarsiata di vene sensuali.
S’era detto chiavagione no, ma poi s’era proprio detto? Tale
sentenza prevedeva che la ragazza carnosa indossasse quelle scarpe blu a punta,
con quelle cinghiette sottili a perimetrarne il nudo piede e quel mezzo
tacchetto da stregabachecafottimichemiscoppiaunovaia? Non mi risulta.
E che accettasse, per giuoco, durante la pizzagione
clandestina, di pronunciare lenta la parola “cazzo” trentadue volte per il
sollazzo del Maschio Superbo, s’era detto? Non mi risulta.
E che in macchina, dopo il Jagermeister, si facesse
trapanare le tonsille di lingua e smanazzar le mammelle turgide nel parcheggio
s’era detto? Non ricordo affatto.
E s’era previsto che accettasse la copula nella pensioncina
umida, ma onesta, già che la frase completa non era? Non pervenuto.
E che fosse così morbidamente e fittamente pelosa, seppur
perimetrata da geometra, s’era supposto? Negativo. E che le ovali areole dei
bei capezzoloni si increspassero a quel modo?
Ma mai. E che il pathos fosse sì intenso da non richiedere
la recitazione di alcuna liturgia pornograficosozza, ma solo abbracciata e animale
ficcagione profonda, che del profondo ella parea non averne mai abbastaza? E
che venisse così tanto per così tante volte ad opera di un solo monumentale
Grancazzo che di smettere d’essere granitico non intendeva ragioni neppure dopo
le tre sborrate liberatorie? Magari quello sì, onestamente.
E che godesse stranita sin da leccarsi le labbra mentre la
bocca mia ingoiava le inodori e appena salate dita dei piedi suoi, che di
randellar la mazza, incessante, nella sua svangata ficona pelosa e fradicia non
riuscivo a stancarmi mai? Supponibile.
“E domani è venerdì” dico malinconico stendendomi a letto al
fianco suo.
“E’ già venerdì da quattro ore” aggiunge lei in uno sbadiglio, con
ragionieristica precisione.
“Giusto. E stasera non ci vedremo, che per voi scocca il
uichend” sancisco solerte e puttanello.
“Ma sai che non ti capisco? Perché non vuoi farti vedere dai
ragazzi? Di cosa hai paura? Semmai dovrebbero temere loro, che si son
comportati da stronzi.”
Saggia, la talpetta castano chiara, anche se mi sfugge il perché
sarebbero stati stronzi, ma indagherò.
“Senti qui” – mi dice parzialmente erigendosi dalla
posizione supina, scoprendo le bellissime mammelle sferiche – “noi stasera ci
vediamo, se non siamo morti e tu sabato vai a pranzo e ti ci fai portare dall’Umbe.
Poi da cosa nasce cosa e vedrai che sabato sera siamo tutti a cena e poi io e
te ci rivediamo nel dopo serata.”
Non male l’idea, effettivamente.
“Anto, ma tu mi ci accompagneresti a Londra alla visita di
controllo?” chiedo non so neanche perché.
“Dici sul serio? E quando sarebbe?” – “Certo che dico sul
serio, è quando voglio.”
Pausa e si allaccia le scarpe, ma poi alza il viso stanco e
in un sorriso mi dice “Sì”.
Io rido e dico “E come fai? Devo stare su qualche giorno.”
“Lasciami il tempo di organizzarmi”.
Già. Donna Organizzata.
Ma sapete che anche se si era detto chiavagione no, sono
contento lo stesso?
venerdì 22 maggio 2015
I Miei Migliori Amici
I raffinati e vertiginosi sandali sexy argentati con le cinghiette impreziosite di pietre dure giacciono abbandonati esanimi sul legno vissuto del mio bel pavimento vecchissimo.
I bei piedi nudi, importanti, erotici, lunghi dalle dita lunghissime e nodose, baciano scalzi la nobile pelle del DivinDivano, mentre la Giraffona Porno incrocia alla Sioux le lunghe gambe, inguainate dagli epidermici pantaloni bianchi a tubo.
La casacca pseudo indiana cade scoprendo la nuda spalla, evidenziando la presenza di un reggiseno senza spalline al di sotto della medesima.
La chioma corvina lucidissima e lunghissima scivola ovunque, mentre le mani inanellate tintinnano di braccialetti charms Pandora, ungendosi di pezzoni di pizza millegusti strappati alla bruttabestiaway ed un anello di forma nuziale orna irresistibilmente sensuale il pollice destro, mentre la pioggia picchietta il picchiettabile.
Perchè la Kikka è lì con me, segretamente, con così tanta leggiadra disinvoltura, saturando l’aria della mia casetta col suo profumo asperso con euforica abbondanza faraonica in ogni suo dove?
Il motivo è stupendamente semplice: perché con Virus-Ceccherini lei si rompe i coglioni, perché lui la caga pochissimo, così tanto impegnato di lavoro, sport e amici e cene e mille e mille altre cazzate idiote e lei si annoia, annoia, annoia, annoia e allora ecco perché mi ha fatto piedino sotto la tavola, un po’ perché era evidente quanto anche io mi stessi annoiando, un po’ perché ho le gambe ultra sexy, un po’ perché è da una vita che le piaccio tantissimo, un po’ perché fare piedino le fa venire voglia di sesso subito.
Non fa una grinza.
Il ragionamento è acuto, adulto, maturo e meditato. Solidissimo e inossidabile.
E pensare che io, stolto essere buffo, facevo fatica a riconoscerla per strada, nonostante sia una figa da Gran Premio e la morosa di uno dei Miei Migliori Amici.
“Ma Kikka scusami se mi faccio i cazzi tuoi, ma se ti scassi così tanto la fava, ma perché non lo mandi a cagare e ti fai la tua vita serena e libera?”
“E boh, ma tanto io faccio lo stesso quello che mi va, sai?”
“Sì, lo vedo, capisco. Ma almeno lo ami?”
“E boh. Buona la pizzona sai? E’ da una vita che non mangiavo la pizzona di Ciccio.”
Perfetta a dir poco. Una Donna intrisa di sublime.
Mi chiedo se i Miei Migliori Amici sono consci di che tipologia speciale di fanciulle si menano appresso, così impegnati a essere fieri condottieri del loro “gruppone morosale molto unito” che è un concetto che talune delle loro donzelle interpretano in maniera estremamente estesa ed elastica e mi chiedo tutto ciò mentre divoro, con deliziosa dedizione e passione autentica, la tenerissima fica zuppa e bollente della Kikka, depilata maniacalmente di qualsiasi forma di struttura tricotica, al pari di ogni altra parte del suo ragguardevole (molto ragguardevole e anche lodevole e meritevole, va detto e sottoscritto) corpo di femmina .
Com’è liscia la Kikka e come si fa fare mansueta, con quel tocco delicato delle gambe sulle mie natiche, mentre armeggio con la megaminchia tra le sue fradice labbra di carne ficale cercando il buco del paradiso, osservando quelle mammelle grosse, toniche, dure, sferiche, scure di lampada, dai capezzoli rotondissimi di un colore quasi identico alla pelle del resto del seno e questo mi piace, così una tantum, essendo che la mia preferenza si attesta sul capezzolo scuro che quasi si annerisce increspandosi.
Brava la Kikka a letto, ragazzi, veramente brava. Che goduria vederla cavalcare con quelle mammelle scultoree che ondeggiano appena da quanto dure e solide sono. Che goduria vederla cambiare posizione con così tanta frequenza, con quel culo da Premio Nobel della Glassia Nota, chiedendo addressaggi particolari via via sempre più acrobatici, sentendola mugolare con la vocina rotta dalla respirazione accelerata, udendola liberare l’angelo dell’orgasmo da una posizione così complessa che non saprei nemmeno descrivervela senza un disegno in 3DMax e che goduria sgusciarle fuori dalla bella fica rasata per raccoglierle i piedi giunti con entrambe le mani e scoparglieli mentre lei aiuta l’operazione tenendosi le caviglie, osservando ipnotizzata il mio schizzare epilettico sulle sue dita e sul bel collo del piede.
E che piacere sentirla mugolare eccitata al punto di masturbarsi mentre osceno lecco via dalle sue nobili estremità ogni traccia del mio seme, succhiando, leccando, osservando quelle dita che tormentano la schiusa sorca arrossata e lucida, per poi affrettarmi a sostituirle con la mia Gran Randa Rampazza Vagabonda, sempre pronta alla seconda chiavata con pari, se non superiore, durezza e partecipazione accorata.
Ma io dico, amisgi che numerossi mi seguite ciascuno da cassa dell’altro, ma con una cavalla così figa e disponibile, ma come cazzo si fa a pensare al calcetto, alle partite, le cene, la classifica e a questo e a quello?
Mah.
Meglio così, non importa.
Che si diverta sereno, che questo lavoro glielo porto avanti io, al Virus.
I Migliori Amici servono anche a questo, o no?
I bei piedi nudi, importanti, erotici, lunghi dalle dita lunghissime e nodose, baciano scalzi la nobile pelle del DivinDivano, mentre la Giraffona Porno incrocia alla Sioux le lunghe gambe, inguainate dagli epidermici pantaloni bianchi a tubo.
La casacca pseudo indiana cade scoprendo la nuda spalla, evidenziando la presenza di un reggiseno senza spalline al di sotto della medesima.
La chioma corvina lucidissima e lunghissima scivola ovunque, mentre le mani inanellate tintinnano di braccialetti charms Pandora, ungendosi di pezzoni di pizza millegusti strappati alla bruttabestiaway ed un anello di forma nuziale orna irresistibilmente sensuale il pollice destro, mentre la pioggia picchietta il picchiettabile.
Perchè la Kikka è lì con me, segretamente, con così tanta leggiadra disinvoltura, saturando l’aria della mia casetta col suo profumo asperso con euforica abbondanza faraonica in ogni suo dove?
Il motivo è stupendamente semplice: perché con Virus-Ceccherini lei si rompe i coglioni, perché lui la caga pochissimo, così tanto impegnato di lavoro, sport e amici e cene e mille e mille altre cazzate idiote e lei si annoia, annoia, annoia, annoia e allora ecco perché mi ha fatto piedino sotto la tavola, un po’ perché era evidente quanto anche io mi stessi annoiando, un po’ perché ho le gambe ultra sexy, un po’ perché è da una vita che le piaccio tantissimo, un po’ perché fare piedino le fa venire voglia di sesso subito.
Non fa una grinza.
Il ragionamento è acuto, adulto, maturo e meditato. Solidissimo e inossidabile.
E pensare che io, stolto essere buffo, facevo fatica a riconoscerla per strada, nonostante sia una figa da Gran Premio e la morosa di uno dei Miei Migliori Amici.
“Ma Kikka scusami se mi faccio i cazzi tuoi, ma se ti scassi così tanto la fava, ma perché non lo mandi a cagare e ti fai la tua vita serena e libera?”
“E boh, ma tanto io faccio lo stesso quello che mi va, sai?”
“Sì, lo vedo, capisco. Ma almeno lo ami?”
“E boh. Buona la pizzona sai? E’ da una vita che non mangiavo la pizzona di Ciccio.”
Perfetta a dir poco. Una Donna intrisa di sublime.
Mi chiedo se i Miei Migliori Amici sono consci di che tipologia speciale di fanciulle si menano appresso, così impegnati a essere fieri condottieri del loro “gruppone morosale molto unito” che è un concetto che talune delle loro donzelle interpretano in maniera estremamente estesa ed elastica e mi chiedo tutto ciò mentre divoro, con deliziosa dedizione e passione autentica, la tenerissima fica zuppa e bollente della Kikka, depilata maniacalmente di qualsiasi forma di struttura tricotica, al pari di ogni altra parte del suo ragguardevole (molto ragguardevole e anche lodevole e meritevole, va detto e sottoscritto) corpo di femmina .
Com’è liscia la Kikka e come si fa fare mansueta, con quel tocco delicato delle gambe sulle mie natiche, mentre armeggio con la megaminchia tra le sue fradice labbra di carne ficale cercando il buco del paradiso, osservando quelle mammelle grosse, toniche, dure, sferiche, scure di lampada, dai capezzoli rotondissimi di un colore quasi identico alla pelle del resto del seno e questo mi piace, così una tantum, essendo che la mia preferenza si attesta sul capezzolo scuro che quasi si annerisce increspandosi.
Brava la Kikka a letto, ragazzi, veramente brava. Che goduria vederla cavalcare con quelle mammelle scultoree che ondeggiano appena da quanto dure e solide sono. Che goduria vederla cambiare posizione con così tanta frequenza, con quel culo da Premio Nobel della Glassia Nota, chiedendo addressaggi particolari via via sempre più acrobatici, sentendola mugolare con la vocina rotta dalla respirazione accelerata, udendola liberare l’angelo dell’orgasmo da una posizione così complessa che non saprei nemmeno descrivervela senza un disegno in 3DMax e che goduria sgusciarle fuori dalla bella fica rasata per raccoglierle i piedi giunti con entrambe le mani e scoparglieli mentre lei aiuta l’operazione tenendosi le caviglie, osservando ipnotizzata il mio schizzare epilettico sulle sue dita e sul bel collo del piede.
E che piacere sentirla mugolare eccitata al punto di masturbarsi mentre osceno lecco via dalle sue nobili estremità ogni traccia del mio seme, succhiando, leccando, osservando quelle dita che tormentano la schiusa sorca arrossata e lucida, per poi affrettarmi a sostituirle con la mia Gran Randa Rampazza Vagabonda, sempre pronta alla seconda chiavata con pari, se non superiore, durezza e partecipazione accorata.
Ma io dico, amisgi che numerossi mi seguite ciascuno da cassa dell’altro, ma con una cavalla così figa e disponibile, ma come cazzo si fa a pensare al calcetto, alle partite, le cene, la classifica e a questo e a quello?
Mah.
Meglio così, non importa.
Che si diverta sereno, che questo lavoro glielo porto avanti io, al Virus.
I Migliori Amici servono anche a questo, o no?
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