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mercoledì 16 agosto 2017

ferragosto operaio nella piazza rossa della città rossa chiamata capoluogo di provincia socialcomunista taziale


Cosce bollenti, profumate di creme doposolari lenitive, sudano e si muovono sotto tavolini proletari della Città Rossa, coperte appena da lembi di stoffa leggeri, che pretenderebbero di portare la chimera della freschezza nel clima arroventato dalla temperatura e dagli ormoni ferragostani, che si risvegliano di non lavoro e carne ostentata, condita dal saporito gusto socialpopolare, raro e disperso, in cui l’eguaglianza significa possibilità, opportunità, gioia, appartenenza.

Fiche cannibali masticano orli di perizomi umidi, incastonati nell’opulenza di carnose grandi labbra rese glabre dalle miracolose mani di compagne estetiste del popolo, anche loro glabre per elementari regole di marketing, che abbattono la disparità di classe portando in basso gli agi dell’alto, rendendo sessuali macchine da orgasmo le giumente vere, veraci, ruspanti, sane, che tutta Italia sogna come traguardo di una sessualità bella e sguaiata, unica nella penisola, priva di dogmi e di rituali, in cui il desiderio travalica le convenzioni matrimoniali in tutte le fastidiose declinazioni a tutti note.

Femmine di vera carne sugnosa desiderano più che mai d’essere sodomizzate in piedi, con l’abito sollevato, mentre si poggiano alla porta di legno marcio della porcilaia, godendo sonore del cazzo che hanno reso arzillo e intraprendente, in una pausa asettica dai loro obblighi scelleratamente precostituiti e assicurati a terzi maschili che, nel contempo, non assicurarono vivacità inguinale sufficiente al loro cannibalismo ano-genitale.

Le meraviglie della Città Rossa, intrisa di storia e chiavate, di politica e Stupende Maiale ghiotte di doppie vite apparentemente segrete, ma nella realtà ben pubbliche e ghignate sozzamente nei bar maschili, perché un segreto se rimane tale ti fa godere solo a metà e a metà, lo si sa bene, non lo vogliono neanche le suore.

Piedi nudi sgorgano da sandalini e infradito balneari a ribadire, a volte senza coscienza, la valenza suprema della parte per il tutto, dell’ostentazione di ciò che si ha liceità di ostentare, ma solo affinché il non ostentabile divenga sovrainteso protagonista, essendo esso sempre accompagnato da ciò che si ostenta lecitamente, e così un piede distrattamente liberato dall’infradito diviene d’improvviso un’intimità assoluta condivisa con tutti, poiché quello stesso piede compagno è nudo lì, nella piazza popolare della Città Rossa, così come lo è nell’alcova sovietica, mentre carezza i fianchi del compagno stallone infoiato che la giumenta cinge con le cosce mentre, questi, affonda la verga dura di sangue nella carnosa vagina viscida, che lo ingoia nei suoi bui, lussuriosi e odorosi meandri.

Chiacchierando appoggio la mano sul nudo ginocchio della compagna bionda riccia appena conosciuta e quegli occhi azzurri mi puntano in faccia mentre sparo le mie consuete puttanate d’arrembaggio e attendo la reazione negativa, così aduso a sortirne ultimamente, mentre quel sorrisetto appena accennato, invece, accompagna una eccitante schiusa delle cosce, appena percettibile, lì, nell’affollata Piazza Rossa Popolare della Comunista Città Rossa ferragostana e questo lassismo proletario mi fa tirare il compagno torrone come fosse intarsiato di pregiata trachite prealpina e colgo in tale timida schiusa un invito a non tacere le minchiate e a procedere lungo il sensibile interno coscia e a tre quarti di questo, che la bernarda già emanava il suo calor bianco, le cosce si serrano, le sue labbra buccali si avvicinano, un bacio a fil di fiato si spreca a uso e consumo delle amiche poco lontane, milfone infoiate par suo, mentre un sibilo sensuale mi invita a lasciare quel luogo in nome di più elastici e duttili e consoni locali predisposti alla monta ed io approvo, lasciando con lei l’affollato arengo ormonale della Compagna Città Rossa ferragostana Popolarsocialcomunista.

E siamo ignudi, semplicemente ignudi, sottoproletariamente ignudi e sudati, odorosi di piedi e creme e ascelle acide e salive che si asciugano veloci sulle nostre epidermidi compagne e non me ne frega un cazzo se la compagna bionda è figa esteticamente o meno, perché non ho tempo da perdere con queste cazzate borghesi, io voglio la cellulite, il pelo in ricrescita, le tette molli e fatte come la natura ha previsto che a quella precisa ora, in quel preciso luogo, esse siano fatte ed io, per questa congiuntura meravigliosa mi arrapo come non mi capitava da tempo immemore e sbatto come un maglio quella fregna bollente in astinenza da cazzo e in esperienza di megacazzo mai provato prima e necessario per tutta la vita da ora all’eternità.



Carne, pelle, odori stranieri, respiri ignoti, forme segrete, intimità violate, piacere sozzo, sguaiato, sudato ed arrossato, nel mio appartamento radical-chic fronte Piazza Rossa della Città Rossa Capoluogo di Provincia Taziale, destinato ad uso di foresteria per manager impotenti che credono che le migliori scopaiole siano le russe, per il solo fatto che le puttane che caricano con l’auto aziendale sono russe, mentre chiavare con questa bovina autoctona, di razza estinta, mi fa godere sino al colon e glielo dico, zoccola divina, sei porca, sei troia, sei lercia, sei mia e lei gode e si scatena, si libera dai lacci e lacciuoli di Silvestre memoria e mi succhia il cazzo come l’idrovora del Cavo Napoleonico e mi introduce due dita nell’ano, ricercando con esperienza la prostata affamata che, massaggiata così sapientemente0, fa gocciolare copiosa il limpido e dolce liquido che di lì a breve veicolerà un generoso e riconoscente fiotto di sborra bollente che lei dirigerà sui suoi capezzoluti seni, lucidando la pelle di mille riflessi e sarà stupore, miracolo, segno della croce, vedere che il compagno Cazzodimarmo non osa rammollirsi e, grazie all’erezione insolente che manterrà, sarà pronto a trapanarle nuovamente la gonfia fessura pelosa-ma-non-troppo, producendo l’avvio, l’innesco, l’invito alla lunga corsa della sua venuta condita di urla bestiali soffocate tra gola strozzata dalla mia mano e martellate potenti nella sua cervice uterina.

E’ il trionfo del popolo.
El Conquestador ha portato la pace nella fica campesina, stabilendo la nuova democrazia popolare, semplice, diretta, partecipativa, comparativa ed aggregativa e il bene trionfa sul male, ad opera di un uomo e una donna soli che lo hanno fatto per la piazza, la Piazza Rossa della Città Compagna.

Compagna Bionda Riccia, grazie.
Abbracciami. Sei la mia Falce ed io sarò il tuo Martello.
Vieni, compagna, ultimo round della Lotta Con Classe e poi a nanna.
Ha!









lunedì 24 ottobre 2016

Manifesto della Maiala - appunti di filosofia srtrapazzata del cazzo

Rinnovare, rivalorizzare, porre sensi relativi in cui l’espressione vocata diviene massima e sublime ricerca della perfezione assoluta, cartesiana, oggettiva, ed è interessante come l’oggettività inserita nel relativismo divenga persino arte e, se un coglione semi analfabeta e sottoculturato come Bob Dylan accede al Nobel, il dolente, ma aperto, buco del culo della Siusy può meritare la copertina di Abitare, buio cunicolo dall’arrossata entrata, perfetta icona dell’architettura rupestre ora in crescente voga tra le persone scic e aptudeit.

Dekiergegaardizziamoci, come esortava Gadda, caliamoci nel piacere dell’esplorazione delle sozze viscere femminili, persino laggiù dove i miasmi possono raggiungere toni insopportabili, sopportiamoli come pegno dovuto al godere ed al piacere, sotterriamo gli imperativi assoluti, travolgiamo il pensiero kantiano e affondiamo la verga come fosse la spada dell’angelo dell’assoluto, riconoscenti ed in debito con colei che tanto gratuito godere ci concede, esaltiamola, non curiamoci di ciò che dice, ma veneriamo ciò che ci concede, amica di pari attitudini compresa, aggrovigliamoci, estendiamoci, purifichiamoci sfregando il glande ipertrofizzato contro le carni molli e odorose delle Muse del Sozzo, Sozzo che non deve depurarsi e divenire candore, ma deve essere isolato e ostentato come un diadema raro, raro come la Vocazione al Puttanesimo che rende la Virtù frigida essenza dei non talentuosi, che annullano e parificano minimizzando i massimi ed esaltando l’astensione ed il premio dell’aldilà, pur di non cimentarsi e confrontarsi col virtuosismo del talento vaginale che porta il premio in terra, tra le cosce di una Sunzona arrapata che dona l’assenza della coscienza meglio di una droga, droga che, peraltro, lei consuma a volontà ed a rischio.

Ancelle del Sozzo, Vestali della Sunzonia, dee immortali che tramandate il vostro verbo affascinando nuove adepte pronte ad immolare un’anonima fica privata al pubblico che, per più versi d’osservazione, ne gode decantandone doti di piacere assoluto, Dee dell’Immortalità dell’uomo cosciente e consapevole, voi, voi dee meritate schizzi di succo d’uomo e venerazione incontrastata.

--

«Puttana sacrata alla notte, notte tu stessa; in te il creatore risplende di luce propria. Puttana, sei la salvezza. Dixi et salvavi animam meam»

Italo Tavolato

venerdì 22 maggio 2015

I Miei Migliori Amici

I raffinati e vertiginosi sandali sexy argentati con le cinghiette impreziosite di pietre dure giacciono abbandonati esanimi sul legno vissuto del mio bel pavimento vecchissimo.
I bei piedi nudi, importanti, erotici, lunghi dalle dita lunghissime e nodose, baciano scalzi la nobile pelle del DivinDivano, mentre la Giraffona Porno incrocia alla Sioux le lunghe gambe, inguainate dagli epidermici pantaloni bianchi a tubo.
La casacca pseudo indiana cade scoprendo la nuda spalla, evidenziando la presenza di un reggiseno senza spalline al di sotto della medesima.
La chioma corvina lucidissima e lunghissima scivola ovunque, mentre le mani inanellate tintinnano di braccialetti charms Pandora, ungendosi di  pezzoni di pizza millegusti strappati alla bruttabestiaway ed un anello di forma nuziale orna irresistibilmente sensuale il pollice destro, mentre la pioggia picchietta il picchiettabile.

Perchè la Kikka è lì con me, segretamente, con così tanta leggiadra disinvoltura, saturando l’aria della mia casetta col suo profumo asperso con euforica abbondanza faraonica in ogni suo dove?
Il motivo è stupendamente semplice: perché con Virus-Ceccherini lei si rompe i coglioni, perché lui la caga pochissimo, così tanto impegnato di lavoro, sport e amici e cene e mille  e mille altre cazzate idiote e lei si annoia, annoia, annoia, annoia e allora ecco perché mi ha fatto piedino sotto la tavola, un po’ perché era evidente quanto anche io mi stessi annoiando, un po’ perché ho le gambe ultra sexy, un po’ perché è da una vita che le piaccio tantissimo, un po’ perché fare piedino le fa venire voglia di sesso subito.
Non fa una grinza.
Il ragionamento è acuto, adulto, maturo e meditato. Solidissimo e inossidabile.
E pensare che io, stolto essere buffo, facevo fatica a riconoscerla per strada, nonostante sia una figa da Gran Premio e la morosa di uno dei Miei Migliori Amici.

“Ma Kikka scusami se mi faccio i cazzi tuoi, ma se ti scassi così tanto la fava, ma perché non lo mandi a cagare e ti fai la tua vita serena e libera?”
“E boh, ma tanto io faccio lo stesso quello che mi va, sai?”
“Sì, lo vedo, capisco. Ma almeno lo ami?”
“E boh. Buona la pizzona sai? E’ da una vita che non mangiavo la pizzona di Ciccio.”

Perfetta a dir poco. Una Donna intrisa di sublime.

Mi chiedo se i Miei Migliori Amici sono consci di che tipologia speciale di fanciulle si menano appresso, così impegnati a essere fieri condottieri del loro “gruppone morosale molto unito” che è un concetto che talune delle loro donzelle interpretano in maniera estremamente estesa ed elastica e mi chiedo tutto ciò mentre divoro, con deliziosa dedizione e passione autentica, la tenerissima fica zuppa e bollente della Kikka, depilata maniacalmente di qualsiasi forma di struttura tricotica, al pari di ogni altra parte del suo ragguardevole (molto ragguardevole e anche lodevole e meritevole, va detto e sottoscritto) corpo di femmina .

Com’è liscia la Kikka e come si fa fare mansueta, con quel tocco delicato delle gambe sulle mie natiche, mentre armeggio con la megaminchia tra le sue fradice labbra di carne ficale cercando il buco del paradiso, osservando quelle mammelle grosse, toniche, dure, sferiche, scure di lampada, dai capezzoli rotondissimi di un colore quasi identico alla pelle del resto del seno e questo mi piace, così una tantum, essendo che la mia preferenza si attesta sul capezzolo scuro che quasi si annerisce increspandosi.

Brava la Kikka a letto, ragazzi, veramente brava. Che goduria vederla cavalcare con quelle mammelle scultoree che ondeggiano appena da quanto dure e solide sono. Che goduria vederla cambiare posizione con così tanta frequenza, con quel culo da Premio Nobel della Glassia Nota, chiedendo addressaggi particolari via via sempre più acrobatici, sentendola mugolare con la vocina rotta dalla respirazione accelerata, udendola liberare l’angelo dell’orgasmo da una posizione così complessa che non saprei nemmeno descrivervela senza un disegno in 3DMax e che goduria sgusciarle fuori dalla bella fica rasata per raccoglierle i piedi giunti con entrambe le mani e scoparglieli mentre lei aiuta l’operazione tenendosi le caviglie, osservando ipnotizzata il mio schizzare epilettico sulle sue dita e sul bel collo del piede.
E che piacere sentirla mugolare eccitata al punto di masturbarsi mentre osceno lecco via dalle sue nobili estremità ogni traccia del mio seme, succhiando, leccando, osservando quelle dita che tormentano la schiusa sorca arrossata e lucida, per poi affrettarmi a sostituirle con la mia Gran Randa Rampazza Vagabonda, sempre pronta alla seconda chiavata con pari, se non superiore, durezza e partecipazione accorata.

Ma io dico, amisgi che numerossi mi seguite ciascuno da cassa dell’altro, ma con una cavalla così figa e disponibile, ma come cazzo si fa a pensare al calcetto, alle partite, le cene, la classifica e a questo e a quello?
Mah.
Meglio così, non importa.
Che si diverta sereno, che questo lavoro glielo porto avanti io, al Virus.
I Migliori Amici servono anche a questo, o no?

domenica 17 maggio 2015

Chill out

E capisco cosa mancava alla ex casa Reguzzoni perchè diventasse totalmente Tazietti: mancava la figa, la figa fresca, la figa giovane, la figa nuda, la figa sfacciata, sregolata, senza limiti, perfetto elemento collante tra scampoli già perfetti dati dal Divindivano nuovamente in blasonata auge, dalla libreria ricercatamente librante, lo stereo suonante, un nuovo Sony da 50 pollici porneggiante senza audio, le luci studiate, il pavimento di legno antico e segnato, la bossa accarezzante che ben si accosta al mugolio di noi due cervi in accoppiamento che trombiamo assassini in un furor di stupende tette terremotanti e poi il whisky barricato, il bong rimesso in uso, l'erba deliziosa, l'MD della mia concubina, le righine timide che batte con la carta di credito e le nasatone forti, tirate da nudoni come ci piace stare.

Finalmente un po' di umanità vera, di sincerità, di sentimento, di profumo corporale, di ascelle carnose e bagnate, di sotto alluci intensamente odorosi, di ani polposi anch'essi dolciastramente odorosi, di carni lucidate da lubrificanti commestibili, di capelli arruffati, cappelle prossime all'esplosione violacea, di occhi gonfi e serissimi, quasi sinistri per il sensuale trucco crollato, di bocche ansimanti, di blasfemie, di azzeccate induzioni al turpiloquio che, liberatorio, diviene irrinunciabile componente della monta sguaiata, siglata a due firme in fondo alla pagina “Ho bisogno di chiavare vigliaccamente” e tutto ciò è, finalmente, reale.

“Dimmi che per te sono una chiavata e via, una delle tante” - le chiedo piantandole con foga la minchia nel buco fradicio marcio della fica - “ti eccita vero? Vorresti tanto che fossi una troia che la dà in giro a tutti vero?” - “Sì, da impazzire, ma dimmi che lo sei” - “Sì lo sono, sono una gran troia, ma tu figlio di puttana bastardo scopi così bene con questo cazzo mostruoso che dovrei essere pazza a farmi dare una sola botta e via” e si gode, si sguazza, si ficca, ci si gira, si sniffa, si beve, si beve, si beve, si fuma dal bong che “me lo infilerei tutto nella figa dalla voglia che mi metti” segando il tubo da cui sciama il fumo, sbracando, perdendo l'ormeggio, lo spazio, il tempo e la morale, gioendo di quelle ditina dei piedi scimmiescamente abbarbicate alla mia fava violacea mentre la sua ficona aperta, pelata e inscurita dal sangue mi guarda tenera e allora giù, dentro, sbattendo, di fianco, tenendole sollevata la gamba - “ti potrei inculare da messi così” - “perchè non lo fai?”, stretto forellino che cede e la fava inzaccherata di fica, saliva e KY entra nel budello della merda non certamente vergine, ma proprio per nulla vergine e pompo nei suoi rochi urli animali di piacevole dolore, ricamati di gutturali neoclassici “mi stai spaccando il culo pezzo di merda”, dispersi nel mare del vuoto ed è così che deve essere cazzo, troia che mi fai godere come un alce frocio, altro che notti emiliane e grilli e pigiami dimmerda foderati di finzione calcolata, altro che sussurri di 'sto cazzo e rotoballe di maria a lubrificare il nulla, ecco la figa assoluta, amorale, sguaiata, vogliosa di cazzo e orgasmo, disponibile, lurida, decorativa, imprescindibile, porca e, soprattutto, dannatamente giovane.

“Se vuoi ho un'amica arredatrice che ti può aiutare con la casa al capoluogo” - biascica spompata che è ormai l'alba - “ma è troia quanto te? Si fa chiavare subito come te?” - chiedo succhiandole le dita dei piedi puzzolenti di guerriglia - “Sì, anche se sono più porca io, ma lei ci sa fare bene” - “e allora presentamela subito che ci  facciamo una porcata a tre” - e si ride, perchè è sveglia, furba, falsa, senza sentimenti, un numero, una sera, un niente, un nulla fatto di carne da sesso stupenda ed è questa la mia donna obiettivo, altro che amicizie deludenti e offensive mascherate da Dame di San Vincenzo, this is my church and this is my religion, mi ripeto mentre lei appunta che - “appena torna da Roma usciamo tutti e tre” - “ma allora ti piace anche la figa” chiedo bavoso e un sorriso con sospiro bovino chiude con un sussurrato “a me piace tutto quello che mi fa venire” e a me viene un po' in mente anche la vecchia fattoria dove c'è il cane, il maiale e il cavallo e questo è verismo, onestismo, obbietivismo, sincerismo e vaffanculismo  degli scalini e vaffanculo soprattutto me che ho doti sublimi che mi consentono di convincerla a sussurrare sozza un artistico - “chiavami ancora porcoddio” - che è estetica di rarissima fattura oscena, apprezzabile visceralmente solo da una ridotta minoranza di minorati sessodipendenti sbandanti come me di cui lei, se mi frequenterà, diverrà parte integrante con meriti ed on(d)ori, anche se io so già che non la cercherò MAI più perchè, cari amisgi, dovete sapere che una sola era, è e resterà l'imbattuta originale e le altre sono tutte copie cinesi e io mi sono rotto i coglioni di aver capito COSA dovrei fare, cioè affrontare con fatica immane mille e mille e mille volte la strada modenese al termine della quale mi verranno sbattute in faccia porte, portoni e portali senza nessuna garanzia di rianimare il passato così com'era anche nella più rosea delle eventualità, e così chiavo la Sara come una bestia, porcoddio, perchè voglio che venga da svenimento e voglio diventare, domani, l'argomento della piazza del capoluogo, nella buffa e infantile convizione di costruire una fama che mi possa precedere, dimenticando lucciole, grilli, erbe, cazzate, prese per il culo e strumentalizzazioni dimmerda.

Più figa ci vuole in questa casa, più figa, tanta più figa no pay e tutta giovane.
Più troianesimo estremo, estetico, arredante e lenente, impreziosente e soddisfacente, disimpegnante e, soprattutto, non illudente.
Con le illusioni ho dato abbastanza, direi.
Sì mi sento di dire di sì.

giovedì 16 aprile 2015

Brevi, ma intense, notizie strutturate

Prima notizia strutturata – La Riga
A chi piace la figa faccia una riga e così lunedì prossimo partenza per Riga, Lettonia. Non esclusivamente per ribadire il mio amore per la sorca, c’è anche del business di contorno.
Parto con la Romi, business class, albergo da sogno in pieno centro, figata.
Ci tratterremo sino a giovedì, come minimo. Lassù fa un freddo animale, me le devo scordare le ditina dei piedi che qui sono sempre più frequenti, frequenti al pari delle mie furiose seghe piallate nei cessi dei bar. Che bello segarsi nei cessi dei bar col via vai fuori dalla porticina lasciata apposta senza chiusura a chiave. Poi adesso che col primo caldino provo a non mettere le mutande, una goduria. Mi sento così troia senza mutande. Mi autoeccito. Vi dovevo dei dettagli, lo sentivo.

Seconda notizia strutturata – L’ufficio
Affittato l’ufficio attrezzato di tutto, stile virtual/temporary office, prezzo elevatissimo, posto fighissimo, palazzo inizio ‘900 ristrutturato di fresco, vale la pena, ha tutto, persino la carta igienica e quella da fotocopiatore, computer incluso. Brava Romi, domani si va a firmare il contratto e siamo a posto.

Terza notizia strutturata – Anatomia
Ieri sera. No, Romi, tu non ce l’hai “quella cosa” nel culo che mi fa tanto godere, però c’hai un bel culetto tenero come il burro e molto abusato che fa godere tutti e due, ok non è così tanto abusato, ma almeno dimmi se ti fa godere, ok ti fa godere che io goda a incularti, ma tu il “cazo” lo preferisci nella fica, ma adesso vieni qui e fammi vedere come sai trovare “quel punto” se mi metto a novanta gradi che così hai tutto per te, cazzo, coglioni e buco del culo, cristiddio Romi sei un portento, hai stile, classe e talento, quasi quasi una sera giochiamo coi clisteri caldi e tu ridi piano mordendoti un labbro e mi sussurri che sono un maiale e benvenuta nella Tana del Lurido Porco di Merda, che dopo te la cerco io una bella cosa nella fica e lo farò con tutta la mano finché non la trovo. Schizzagione di pisciagione durante l’inserzione manuale che genera il godone pazzescone. Bella la mia assistente, una vera manager assistant professionale.

Quarta notizia strutturata – Il backdesk dell’amore
Ore quindici e zerodue, tiro la Venka dentro al backdesk senza una parola, sbottono il cinz e fuoriesco l’anaconda mormorandole di inginocchiarsi e lei attacca un appassionatissimo pompino degno di nota di merito. “Culo nudo” le dico con tono fermo. La mia bella coetanea dai pruritini inguinali si addressa, abbassando mutande e collant in un sol fiato e io armeggio e entro in quella ficona stupenda incorniciata da quel capolavoro di culone stupendamente cellulitico e morbido, spingendo forte senza riguardi. E la monto fottendola come un maiale. Forte, stringendole le poppe, tirandole i capelli finché veniamo assieme grugnendo, palpandoci.
“Vieni a cena da me?” mi chiede sistemandosi.
“Sì ci vengo volentieri, grazie” e sorridiamo felici come due sozze anatrelle porcone.

 Quinta notizia strutturata – Bisessualità
Romi sei mai stata con una ragazza?” – “No” - “E non ti piacerebbe provare una volta?” – “Boh, non so, boh, forse, boh”.
Venka sei mai stata con una donna?” – “Beh, stata del tutto no, ma tanto tempo fa a una festa, ai tempi della scuola, una tipa mi ha baciata e abbiamo fatto le sceme davanti a tutti masturbandoci a vicenda con le mani nei jeans e ride divertita.
“Ti piacerebbe rifarlo, ma seriamente fino in fondo?” – sorride lurida e mi guarda di traverso – “Non saprei non ci ho mai pensato… ma che idee hai?”.
La saggezza dell’età, eh? Ne sì ne no, ma tanto teasing.
Bella la Venkona.
Stasera cena a base di ficcagione che è stagione.

Vualà.
Parto per la Venkatana.
Besitos.

sabato 11 aprile 2015

Finalmente

Ceniamo assieme? Ma sì perché no, dai, sì che mi racconti di Bucarest, mai stata?, mai, e mai andarci che fa schifo, ridi, mangia, bevi, ridi, bevi, poi cambiamo, andiamo là, bevi, bevi, mazza che tette che c’hai Venka, ridi, siamo stronchi di vodka, pago, fuori, chiamataxi, sul marciapiede aspettare, la caverna ruggisce, sono stanco di puttanepay e tu lì sotto c’hai la carnedifemminavera,  ti ingroppo che barcolli, ti slinguo, mi abbracci, mi guizzi, sei calda, sei morbida, sei curvacea, ti palpo senza ritegno e mi slingui, taxi, casa tua.

Tutta. Te la rasi tutta e mi stupisci, chi l’avrebbe detto, lecca, lecca, lecca Tazietti che questa, dalla notte dei tempi, è la prima fica di donna umana che lecchi e godi Venkona, godi, con quelle tettone e quei capezzoloni increspati, la cellulite erotica sulle cosce, sulle stupefacenti chiappone del culone estasiante e anche se non c’hai dei bellissimi piedi e anche se profumano di pulito io il Mitologico Tarello Tazieo te lo allungo lo stesso nella ficona carnosa calva, che c’ho una voglia di femmina reale vera da condurre sulla strada del sesso depravato che non ci credi, ma neanche io ci credo quando accetti di essere tirata nel cesso della tua casetta e entriamo nella doccia assieme e ti chiedo di pisciarmi sul cazzo e tu ridi mordendoti il labbro e poi zac, pisci divertita senza problemi, con un getto grosso e bollente e te la tieni aperta, le ginocchia flesse e in punta di piedi mi irrighi di piscia il cazzo mentre io me lo meno, mai fatto prima Vemka?, mai Tazio, e mugoli e ridacchi e io ti bevo e ti ingoio e ti chiedo se ti piace e mi fai cenno di sì con la testa guardando di sotto eccitata, e allora andiamo di là che ti chiavo e via a sbattere a percussione quella carne tremula piena di voglia di cazzo di dimensioni ragguardevoli e che bella la pancia con le balze di carne che ingoiano l’ombelico e mi galoppi e sei diversa da quell’immagine da sega che ebbi, ma sei porcamente sensuale lo stesso se non di più e ti racconto delle seghe a letto che mi son fatto pensandoti e ti infoi al pensiero e mi confessi che sotto la doccia ti sei tormentata la sorca anche tu pensando di essere montata da me e che non immaginavi nemmeno che razza di estasiante Menhir di Pura Carne di Duro Cazzo di Porco c’avessi tra le gambe.

Sbatti come l’onda quando il cielo è scuro, Tazietti, che anche se ti ha detto che nel culo no, mai, con una piccola piega di intima vergogna, quella femmina dell’est disinibita chiava come poche, brava, partecipe, toquinha che sembra la dea Kalì da quanto palpa e tocca e strizza e allora sanificale l’utero ammorbato di voglia di minchia dolorosa, guariscila, cauterizzale i germi della sozzura con un orgasmo epilettico, falla tremare, sbavare, sbattila come non hai mai sbattuto prima, falla godere, sputale in bocca e guardala ingoiare sorridendo a occhi chiusi, la fronte sudata e poi vienile dentro senza chiedere il permesso e godi del suo avvinghio da edera mentre sborri come un lama e disinfettati anche tu del triste, orribile, festino di Bucarest, delle puttane a pagamento che non fai che pagare per chiavare e, anche se quello c’ha il fascino suo, fottere una fica che ha dato al mondo un figlio, una fica di mamma agée è un mondo stupendo e stupiscila non smettendo di chiavarla dopo averla riempita di sborra, chiava ancora, chiava forte facendo sbordare la sborra dal buco della fica mentre pompi, succhiale le tette, i capezzoloni, le ascelle sudate e pulite e godi della sua incredulità nel sentire che nonostante la sborrata il Missile Intercontinentale rimane di uranio sino alla seconda venuta, questa volta tra le tue mammellone di mamma vigliacca e bagascia che mi arrapi come un somaro alimentato a Viagra e Cialis.

“Incredible” mormori col fiatone mentre mi accascio sul fianco a rantolare e tu ti siedi a gambe aperte, sudata, umana, carnale, oscena, spudorata di fianco a me, accarezzandomi e soffiando esausta i capelli dalla fronte.

“How long since your last time, Venka?” - “A year, more or less, was on vacation… but this made worth the long delay… absolutely incredible… woah”

Essòcontento, so. Assai.
Che non si pronuncia assè.
Bella Venka del mio cazzo, bella vera.