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lunedì 24 ottobre 2016

La semplictà

Semplice, è così semplice, ma così semplice che talvolta mi sembra di rubare in chiesa. Compro mutande da Intimissimi, rigorosi boxer di maglina neri e, mentre spazio guardando i pigiami da uomo la incrocio che guarda pigiami da uomo. “Scusami, ma tu sei la proprietaria del Capitano Paff a Strazzabosco Valnuti Villa del Catenazzo, o mi sbaglio?” – “Non ti sbagli, ma ero proprietaria, ho venduto da un secolo, ma come fai a ricordarti di me???” stupore e emozione e sale la lusinga, cresce, ammanta, scalda, sveglia l’autostima con un “oh, sveglia, sono la Lusinga, ma puoi chiamarmi Lusi”, ed allora il Principe Suino affonda, sorride, finge imbarazzo, confessa antichi deboli, mormora sapidi ed educati corteggiamenti inequivocabili, tra mutande e fusò e la lusinga scioglie, fonde, liquefa e umetta labbra nascoste e tempo un’ora e tredici minuti (sottolineo il timing), scopro finalmente, dopo anni di arrovellamento, la geometria del vello pubico della tenera Arianna MILF benissimo mantenutissima, dolente prigioniera del labirinto del matrimonio che la spinge negli inferi della noncuranza, scopro la dolce morbidezza delle sue non perfette dita dei piedi, ma l’estetica scompare di fronte all’intimità proibita e mollemente concessa e godo con lei orgasmi intensi e profumati di deodoranti ascellari all’Alohe Vera e creme da corpo da banco della parafarmacia.

Tradire per riscattarsi, in un lampo, veloce cedimento infatuato di un “io” vessato e compresso e l’urlo della rivoluzione chiama la fica sulle barricate, spogliandola dell’abito di premio assoluto per colui che manco la caga di striscio e la fica bellicosa si veste da spada di battaglia che ferisce ammiccante  per essere ancor ricordata come la fica della proprietaria del Capitano Paff di Strazzabosco Valnuti Villa del Catenazzo, non consapevole che io, porco di razza di consumati razzolamenti sozzi, dopo questa gradita ficcata forestiera la ristabilirò giù, laggiù dove lo sposo la conserva, nell’oblio del nulla, fedifraga e annullata, sporca di una macchia che renderà moralmente insostenibile salire sulle barricate domestiche per una riaffermazione e, mentre io torno a casa coi miei morbidi boxer di maglina, fresco di una doccia consumata in un alberghetto da troie nascosto in città, lei si scioglierà nei vapori della memoria, come succede in questi casi.

Semplice, anche troppo semplice.
Tazio Bastardo Superstar.

sabato 17 settembre 2016

La Traviata

E allora?, ma dai, ma sul serio, è partito per fare la doppia guida col pullman, la gita, la rava e la fava, va a Roma, esticazzi però, che meta arditissima, coi pellegrini, ma che mito di uomo, ma dai!, e torna domenica?, vieni qui allora, che ti aspetto, ma così come sei, che più nuda e sudata che sei, più mi tira la biga con tutti i cavalli da tiro del re e arrivi e sorridi e c’hai la tutina economica, ma sotto le tette increspate e la pelle, la carne da sesso e odori di buono e hai la voglia affamata, ti strusci e mi spoglio e vualà siam belli che pronti a fare la ficca paesana, e mi seghi e mi sorridi mugolando e succhi, ma che bocca che c’hai Antopompinella, se mi piace?, di brutto, se sei brava?, di brutto, ma girati dai, porgimi la cula frociona da porca in calore col segno del mare e mostrami che bucone della ficona pelosa che c’hai, cristo santo è la voragine nera, lascia che ti mangi le salsicce di labbrone da vacca che c’hai, come godi, che bisogno di porcate che c’ho Antolina e tu ridi e mi chiedi ah sì?, sì sì, prendi il cazzo per l’intanto, così, alla pecora sozza, ma sì, ma dai che fa agreste Antominchiella, spingi indietro, madonna che botte che tiri che le chiappe fan ciaf, ma che cula santiddio e tu ridi godendo che è bello da sentire e io sbatto fino in fondo, finché non fai ahi, che è lì che godiamo come marmotte mignotte mannare, ma che cula, ti inculerei, no no, mi fa male, lo so, me l’hai detto e allora monta su, cavalca sta grancippa di cazzo nodoso e tu monti e sbatti la fregna barbuta biondastra sul mio pube implume e alzi le braccia per far su i capelli alla Lady Godiva e sei proprio una bella troia lo sai? Ah sì sono troia? Sei una troia da sesso vigliacco stupenda e cavalchi e sbatti, poi ti pieghi in avanti e mi slingui la bocca e mi sussurri sorridendo sono troia, la tua troia, che pare che con il pronome possessivo non sia peccato, va bene, la mia, la mia vacca, sì, la mia cagna, sì, la mia puttana in calore, sììì, mi tira il carro di brutto, losentosìììì, voglio che mi pisci sul cazzo, sììììì che porco che sei porco, porco, poooorco, voglio sentire che mi coli la piscia sui coglioni, sììììììììììì, maiale, dai sbatti che vengo troia cagna suina, sìììììììììììììììvengo, ancheioooo, rantoli, morsi, bacino scomposto che sfrappola il cazzo nelle viscere sfatte, che bello, che duro, ti tira ancora, lo senti?, se lo sento?, lo so che continua a tirarmi e lo sai anche tu, maiala di merda, e ridi sozza e traviata, finalmente, sei drogata di cazzo supremo, niente sarà mai più la stessa cosa, vieni nella doccia che ti richiavo e giù, in piedi, la gamba sul ferro e poi pecora e poi cavallo, dai mignotta pisciami sul cazzo chiavando, non ci riesco, prova puttana, che porco schifoso e fai sgusciare la minchia sollevandoti un po’ e fai partire schizzetti gentili e timidi e poi, nel silenzio sovrano della porcata iniziatica, il getto ritorto che sibila e inonda e guardi a bocca pendula la barba pelosa che ti si inzuppa oscena di piscia dorata e odorosa e poi smetti e ti rinfili la mazza e sbatti da cagna, scapigliata e morbosa, sinuosa, ammorbata, traviata e mi dici maiale, porco, pervertito, depravato e pompi come un cilindro V8 e scoppi in una venuta che ti scuote, maiala lurida e lercia, che ti voglio ciucciare le dita dei piedi pisciate e stavolta non sei inodore come una garza chirurgica, che in mezzo alle dita c’è un lontano sentore di Brie e Camembert e non lo temi, mi offri, mentre mi sego leccando da cane e ti schizzo sul pelo grugnendo e venendo e come vengo, cazzomerda, non smetto di venire di dentro e menando sozzone ti punto e ti infilo e ti porto in missione, missionaria dalle tette irte e capezzolute e sbatto e pompo e poi smetto.

***
A letto, inondati di odore di maschio e di femmina sozzi che copulano a cazzo senza fini figliali, ci baciamo sublimi, lenti e mollicci, ammorbati e vogliosi, colposi e eccitati e torni a toccarmi la minchia per renderla dura e lentamente cogli lo scopo, mi rendi pronto alla pugna, traviata, corrotta e ghigni eccitata per la parentesi orinaria, mai fatta, mai, mai, ma pensata, quello sì, che ho visto i porno che lo facevano e non avevo mai capito che fosse così… e ti riempio la bocca di carne e di vene, ti ingiungo di usare la lingua, autoritario e padrone e ti piace, mollemente sdraiata sulla riva del fiume che non torna più indietro e si alimenta di sudore e essudati, ma soprattutto di lacrime acri.


Benvenuta, Traviata.

venerdì 9 settembre 2016

Donna Organizzata

Nella pensioncina umida, ma onesta, una carnosa ragazza coi capelli schiariti dal sole piscia seduta sulla tazza, i bei piedi di femmina nudi sulle piastrelle turchesi e violacciaccia anni  settanta, i triangoli candidi di pelle nuda sull’ambra del sole.
Piscia a tratteggio, goccin goccino, mentre il Maschio Superbo la guarda sull’uscio, con la Mentula Maestra che pende, ancor intarsiata di vene sensuali.
S’era detto chiavagione no, ma poi s’era proprio detto? Tale sentenza prevedeva che la ragazza carnosa indossasse quelle scarpe blu a punta, con quelle cinghiette sottili a perimetrarne il nudo piede e quel mezzo tacchetto da stregabachecafottimichemiscoppiaunovaia? Non mi risulta.
E che accettasse, per giuoco, durante la pizzagione clandestina, di pronunciare lenta la parola “cazzo” trentadue volte per il sollazzo del Maschio Superbo, s’era detto? Non mi risulta.
E che in macchina, dopo il Jagermeister, si facesse trapanare le tonsille di lingua e smanazzar le mammelle turgide nel parcheggio s’era detto? Non ricordo affatto.
E s’era previsto che accettasse la copula nella pensioncina umida, ma onesta, già che la frase completa non era? Non pervenuto.

E che fosse così morbidamente e fittamente pelosa, seppur perimetrata da geometra, s’era supposto? Negativo. E che le ovali areole dei bei capezzoloni si increspassero a quel modo?
Ma mai. E che il pathos fosse sì intenso da non richiedere la recitazione di alcuna liturgia pornograficosozza, ma solo abbracciata e animale ficcagione profonda, che del profondo ella parea non averne mai abbastaza? E che venisse così tanto per così tante volte ad opera di un solo monumentale Grancazzo che di smettere d’essere granitico non intendeva ragioni neppure dopo le tre sborrate liberatorie? Magari quello sì, onestamente.
E che godesse stranita sin da leccarsi le labbra mentre la bocca mia ingoiava le inodori e appena salate dita dei piedi suoi, che di randellar la mazza, incessante, nella sua svangata ficona pelosa e fradicia non riuscivo a stancarmi mai? Supponibile.

“E domani è venerdì” dico malinconico stendendomi a letto al fianco suo.
“E’ già venerdì da quattro ore” aggiunge lei in uno sbadiglio, con ragionieristica precisione.
“Giusto. E stasera non ci vedremo, che per voi scocca il uichend” sancisco solerte e puttanello.
“Ma sai che non ti capisco? Perché non vuoi farti vedere dai ragazzi? Di cosa hai paura? Semmai dovrebbero temere loro, che si son comportati da stronzi.”
Saggia, la talpetta castano chiara, anche se mi sfugge il perché sarebbero stati stronzi, ma indagherò.
“Senti qui” – mi dice parzialmente erigendosi dalla posizione supina, scoprendo le bellissime mammelle sferiche – “noi stasera ci vediamo, se non siamo morti e tu sabato vai a pranzo e ti ci fai portare dall’Umbe. Poi da cosa nasce cosa e vedrai che sabato sera siamo tutti a cena e poi io e te ci rivediamo nel dopo serata.”

Non male l’idea, effettivamente.
“Anto, ma tu mi ci accompagneresti a Londra alla visita di controllo?” chiedo non so neanche perché.
“Dici sul serio? E quando sarebbe?” – “Certo che dico sul serio, è quando voglio.”
Pausa e si allaccia le scarpe, ma poi alza il viso stanco e in un sorriso mi dice “Sì”.
Io rido e dico “E come fai? Devo stare su qualche giorno.”
“Lasciami il tempo di organizzarmi”.

Già. Donna Organizzata.

Ma sapete che anche se si era detto chiavagione no, sono contento lo stesso?

martedì 30 agosto 2016

Trappole facili

E’ facile riuscirci se lo si decide, perché qui le cose non cambiano mai e poi mai e allora basta che te lo ricordi e ti attrezzi e tac, l’è bela che fata.
“Ohi Umbe!” –  “Tazio! At gnis, ma dove eri finito?” 

Dietro le finestre Umbe, che lo sai benissimo, che lo sapete tutti, ma mi evitate, perché io sono come la pellagra, lo scorbuto, la peste, che dove passo ungo, ammorbo, devio, degenero, ma anche decognato, desuocero e desudicio, vi schifo, vi indigno, ma poi vi roteo come clave, come palle, come arance quand’è stagione, vi acrobato e vi giocolo e voi ci cascate con tutte le scarpe, che va bè che con l’Umbe è come rubare in chiesa, ma in meno di un’ora so tutto, tutto di tutti, tutto al quadrato, al cubo, alla sfera e alla piramide, egizia e sarcazzia e allora con profilo basso e dimesso ravano, rimescolo, smanazzo, titillo e scappello, spalmo la formaggella sul glande come faceva mammina da piccola, quella troia uccellaia e gluc gluc, l’Umbe cola sugna gustosa da annusare per schifare in soddisfatta compagnia, come quando si scorreggia e si annusa per poi fare la faccia strizzata che dir che è buona non si può, è vietato.

In realtà non mi interessava sapere che del Costa notizie non se ne hanno, che il Loca vive a Varese e ha una morosa, che il Max è incupito da che si è sposato con quella maiala e non lo si vede più, che il Virus, che la mazza, che la strazza.

Io volevo sapere del Sa-aarti e dell’Anto.
Sono ancora assieme, benissimo.
Moltissimo benissimo.

La linfa melmosa risale per le tubature del mio corpo e mi sento travolgere da una voglia sozza che mi fa sentire nudo e sensuale come una puttanella che, per acerba sensualità prova, va dal fornaio senza mutandine sotto la gonna e si eccita fradicia, ecco sì che pensiero lurido e morbosamente attraente e cammino lento verso la mia ristrutturatissima magione, dopo aver abbracciato e promesso improbabili pranzi e cene all’Umbe e sento la minchia che pulsa, che preme l’orlo delle mutande sulla gamba perché vuole sgusciare, vuole uscire felice a gridare di gioia, sapendo che l’Umbe come carta carbone riporterà l’incontro, magari anche con l’Antonella presente, che saprà che riesisto, che pulso, che bramo un incontro in notturna sugli scalini dell’umore genitale dove potrò toccarle le nuda dita dei piedi e mi smanetto come un ossesso in cucina, schizzando come una seppia sul ripiano nobilitato in finto legno doussie e godo come una salamandra al sole, come la penna a forma di fiore nel culo della Skiz londinese, ebbro dell’aver svegliato la coda rattrappita del Taziosauro e percepisco la clinica necessità di chetarmi con la Chimicamica, pena la veglia, pena un cazzo, ma ho bisogno di farmi e di sballare e così stasera esagererò, cadendo nel letargo rinvigorito da quel sottile filo di lana che, d’incanto, mi rende sopportabile tutto, tutto, anche la Concia Concetta Fibbianzata a Strozzo che domani ritorna dalle terre natie.

Fiato di vita che mi alimenta la speranza che le cose così vadano.
E devo farmi un’altra sega, scusatemi.

venerdì 8 maggio 2015

Il lunghissimo post del mattinale capovolgente che suggella l'imperiale immensità del Tazio Superstar

Olè, olè, olè e allora eccoti, Maggie delle mie seghe interminabili, eccoti che non mi deludi in questa tarda mattinata bella calda, eccoti vertiginosamente sandalata da minchiaiola scandalosa, unghie bianco perlato,  che esci dalla botteghetta e mi vieni incontro con la gonna al ginocchio carta da zucchero e la camicEtta bianca senza maniche sotto la quale si vede il reggiseno bianco importante di lavorazione, eccoti che mi sudi al bar sotto l’ombrellone e mi aloni appena di bagnato sensuale lo scollo sotto l’ascella ed eccoti che mi fai tirare anche il buco del culo al pensiero di leccarti sudata e di annusarti sotto le dita dei piedi.

“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.

E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.

Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la  bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.

E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi,  modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna  Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.

E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.

Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.






lunedì 13 aprile 2015

Meriggiali domenichiadi parchensi taziee, romildee e praghee, basi dell’intrapresa futurea

Stesi satolli e affumicati, Romi ti togli le scarpe e i calzini?, sorriso del tipo “lo so” e poi via, bella stesa e scalza sull’erba, dio che tiro di quattro avelignesi nelle mutande  he c’ho, poi le palpo le tette sul giubbotto della tuta adidàs e sento che manca qualcosa, ce l’hai?, no, sorride, sorrido, allora apriamo la zip?, se vuoi, ma sei poi arriva la polizia?, meglio di no, cazzomerda, ti palpo così lo stesso, e mi sbottono i jeans, steso su un fianco e mentre limono faccio prendere aria alla manichetta dell’idrante dell’amore e sento delle dita sorridenti che sfiorano e poi un giubotto che rende private le intime relazioni umidintime e lei, puttana in senso esclusivamente creativo, muove le ditina dei piedi, io mugolo e lei sussurra roca e sorridente, scapigliandomi lenta “ti piacciono tanto eh?”, “da morire, ma soprattutto mi piaci tu”, “anche tu” e lingua, lingua, lingua, lingua, giaccone che copre anche il suo bacino, zip et voilà, si accarezza la micia accarezzandomi il boa e quando tento di rendere collaborativa la manovra ricevo un “no ho voglia di farmi io, tu continua a baciare bene così”.

Canna, vodka, intimi palpeggi ed agresti masturbazioni, il cielo va e viene, ma che bello e che bene e sotto il giaccone coprente l’adidàs è aperto e le poppette chiodate accessibili e più veniamo e più ci ingolliamo, e più ci ingrifiamo e più fumiamo e beviamo, più lei diventa osè, gioca, si scopre, si ricopre, piccola esibizionista repressa, ma poi materializzo un’idea in un fulmine di razionalità e gliela propongo.

“Ascolta” le dico mettendomi a sedere, raffreddando l’irresistibile fornicazione tra noi.
E le prospetto il quadro fresco di stampa, semplice, pulito, intelligente, stimolante e sereno.
Le propongo di chiudere col bordello lunedì sera, liberandosi senza umiliazione, rendendola edotta del fatto che il Costa l’ha già infilata sulla rampa di lancio, ma tanto lei lo sospettava.
“E poi?” mi chiede, lontanamente lontana dal resto, ma io mi affretto a delucidarla.
“Poi ti assumo io come assistente” e lei, vuoi la canna, vuoi la vodka, vuoi la fica gonfia di voglia come i salsiccioni dianzi mangiati, ride come una matta.
E invece non ridere sciocchina: ti assumo come assistente, ti do mille euro al mese, più vitto e alloggio. Se vorrai rimanere dove stai ora ok, ma io fin da stasera prendo una suite all’Hotellone Lussuosone e da domani sera se vuoi puoi stare da me, mentre da martedì mattina ti metti in moto a trovarmi un ufficio e un appartamento in Praga 1. Quando avremo l’uno e l’altro terrai la casa come una mamma, pulirai, laverai, stirerai e cucinerai, verrai in ufficio dove ti farò fare delle telefonate, perché visto che parli ceco, russo, italiano, rumeno e inglese sarebbe un peccato sprecare tutta questa abilità con la lingua e lei mi guarda trasognata.

“Guarda che se prendi per il culo io non rido”
“Non prendo. Dimmi di sì adesso e andiamo dall’avvocato a fare il contratto di lavoro”
“Devo pensare”


“Ok pensaci. Pensa anche che puoi dire a me che te ne vai, perché io lì dentro valgo un terzo. Così mentre vai a recuperare le tue cose, io sbrigo la suittona dell’Hotellone Lussuosone e chiamo il Costa e tu da subito stai con me.”

Pensieri silenziosi per due ore, abbracciati, meno libertini, affettuosi e carini e poi lei si alza, decisa, si chiude, si sistema.
“Andiamo avvocato prima per favore, mia risposta è sì”.

Taziosuperstar.