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sabato 4 marzo 2017

Le avventure del ManzoTanzo e della Sacerdotessa Smeralda Tatuea

E negli effetti non si può mica continuare così, tra road-troie-pay e geriatrico Flamingheo, che c’ha ragione Zack, c’ha ragione, c’ha, e allora apriamo i verdi pascoli del Gar[b]age (capirai che svolta epocale) che lui c’ha la morosa barista russa figa ultraterrena (vero, molto vero) che ci presenta vagoni di figa, mo sé, ma quando mai, che ci ha presentato un pugno di vacchette pay che le inquadri a seicento metri, mica malvagie eh, anche delle buone ragazze dai prezzi modici, ma io di acento di rumània o di moldavia ne ho una certa nauseina a furia di paesi estivi e altre avventurette stradali, per cui cosa si fa? Si stabula e si beve come delle fogne, che tante volte vai tu a sapere.

E allora giovedì sera cosa succede? Eh, cosa succede: succede che una tizia che va al banco a prendere da bere mi smolecolarizza con due smeraldoni verdi così e i capelli rossi, tatuatissima e pallidissima, che pensare alla Frank c’ho messo quei tre secondi, anche se questa qui è proprio carina forte, cioè non che la Frank fosse brutta, scherzeremo mica nevvero, che c’aveva quell’aria darkgoticoassassina da orgasmo intrascrotale fulmineo che Eva Green ci fa delle gran pippe, sinceramente parlando, ma questa è sì molto Suicide, ma con un viso veramente bello e una fisicata da campionario del sesto millennio, che comunque va detto che la fighiola mi galleggia sui 24-25, non di più eh.

Bon, fatta lì, piaciuta è piaciuta, ma morta e sepolta, che il cazzeggio col branco di manzi chiama anche ManzoTanzo e così rimango a muggire nel nostro angolo di stalla, ammazzandomi di shottini e anacardi, manco fossi King Kong, che tanto con la Tatiana Kulova dello Zack al banco c’è sempre la promozione paghi uno – bevi ventisette. E poi c’hai un’età, ManzoTanzo, mi dico credendoci vero, visto che da un millennio va secca come la sabbia del Papeete.

“Mi fai accendere per piacere?” sento da dietro in concomitanza di un picpic sulla spalla, che allora mi giro è c’è la Tatuatessa Smeraldo con un cannino in mano, al che io sorrido sornione e lei mi tritura i menischi con un impietosito “Non è quello che pensi, mi faccio le sigarette a mano” – “Ahhhhh, capito”, belo pecorone cercando il Bic, che di meglio non m’è venuto. La accendo, sbuffa fumo, mi sorride alla Colgate e poi torna da dov’è venuta, condendo la sortita con un paio di occhiate da Sacerdotessa del Sesso Oscuro, che con quel tatuame, poi, le riesce di un bene che mai.

E avanti, avanti, avanti, avanti, che ormai del culo della Kulova conosciamo le cellule carnee per nome, quando ecco che al banco si ripresenta la Sacerdotessa Tatuea Smeralda, di rosso capigliata e lì, tra un Max Bovis che sgomita ubriaco muggendo dei “Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, Tazius vai, vai, vai!” e un Virus che cava delle alcoliche bestemmie rafforzative il concetto di quanto è figa, mi scollo dalla mandria e, manzo curioso, mi affaccio alle novità della vita, pronto ad assorbire il mondo ignoto della conoscenza di una giovine femmina, siffossi io una vergine spugna dell’Auchan a 0,99.

Piacere Tazio, piacere Valentina, che a me poi nelle condizioni di “freddo”, specie se ben lubrificato da un numero di shottini di poco al di sotto alle tre cifre, mi esce una fiumana di cazzate talmente travolgente (perché le mie cazzate sono sempre intelligenti, diciamocelo) che inebriano di fascino diventando tela di ragno seducente che infagotta la preda che, seppur intrisa da simile volume alcolico, riconosce intelligentemente il pregio delle cazzate con cui viene intortata alla morte e, pur di poter tornare al tavolo senza che gli amici chiamino la Sciarelli, mi comunica che: no, non ha il moroso, ok ti do il mio numero, ma adesso devo proprio andare.

E così, con un numero di cellulare scritto a penna sul palmo della mano sinistra, come un liceale segaiolo che non se lo segna sulla destra per non cancellarlo con l’attrito, torno al mio branco natio, esibendo il trofeo e venendo a buon titolo eletto LattinaDiManzo (ManzoTin, non c’avevate mai pensato eh? Lo so) 2017. E allora a quel punto, siccome poi io alla fine il liceo l’ho già fatto e l’asilo anche, per non saper né leggere né scrivere compongo il numero dianzi datomi, giusto per verificare di non essere stato preso per il meraviglioso e verborpivo culo brasiliano che mi ritrovo. E, controllando da posizione favorevole la Sacerdotatuata del Sesso Ossessivo, attendo che in qualche misura le vibri il culo e, dopo pochi minuti, in quella bolgia assordante, noto un impugnare del parlafono, un alzarsi da sedere, un turarsi l’altro orecchio per biascicare “Chi parla?”, gutturalità a cui rispondo con un secco “Così hai il mio numero”.

Occhi verdi luminosi scannerizzano il banco e, una volta inquadratomi all’apparecchio che sventolavo la manina con lentezza (lentezza a cui corrispondeva la massima velocità raggiungibile, visto il momento catartico della serata liquida), in uno sprigionarsi di Colgate altrettanto luminoso, la stessa voce pronunzia ridente “Madonna che colpo, ok me lo segno” con bye bye finale sopravento in retromarcia, sicché nessuno potesse vederla.

***

Ocio ManzoTanzoTazio, che ci sono gli estremi ricorsivi di una Squinzy Due o una Frank Due, dalla forma delle premesse, ocio, mi sono detto.
Vero, mi sono risposto, ma che cazzo me ne frega.
Altrimenti, come farei a essere Coglionazio?


giovedì 15 settembre 2016

Stalker

Se io dico una cosa, no, non intendevo ciò che ho detto. O meglio, lo intendevo se la Concia è d’accordo, viceversa sono guardato con lo sguardo di “poverino, su, su, che vedrai che la disfunzione cerebrale guarisce e torni a dire cose assennate”.
E io mi spezzo un po’ il coglione, che lo sapete che sono tendenzialmente calmo e meditativo, ma quando sopraggiunge il lontanissimo limite sbotto con un “perbacco”.
D’altra parte, chi pare avere una mente sanissima e una pazienza sconfinata (con me) fatica ad intendere che       questo non-rapporto non può evolvere in un non-rapporto2.0, ma può solo regredire in un non-rapporto0.0 e che io, dal mio cinquanta per cento di compartecipazione, sono proprio a zero, nada, nisba, niet, ciao.

Che due coglioni, di cui uno spezzato.
Mi smazzo una giornata dimmerda qui nel capoluogo di provincia taziale e poi guido come uno sherpa sino a Taziopoli e poi entro nella tazhaus e squilla il parlafonofissile (che lei lo sa a che ora ci sono, cazzomerda se lo sa) e lì mi squaglio, mi demolecolarizzo, sublimo in un fumo acre e verdastro subendomi ore di telefonata inutile perché anche se lei è convinta che siamo ancora assieme, io sono convinto che invece no, ed è un bel problema ragazùa.
Perché, contrariamente a qualsiasi buonsenso, lei crede che parlando e parlando e parlando e parlando io mi convinca del contrario.

Ma da oggi quindici di settembre del duemilasedici, la tazioclasse è finita e la taziodisponibilità esaurita, tant’è che le ho messaggiato testè che se non la fa bastevole sin qui, io ho i messaggi e le registrazioni (e come si fanno? Boh) e la querelo per stalking.

Fine.
Evaffanculoporcamerda.

No?

sabato 3 settembre 2016

Per futili motivi

Mai, nessuno mai, nessuno mai, nessuno ha saputo creare futili motivi utili a una lite taziocomandata come il sottoscritto Tazio Tazietti di Taziopoli, lo ripeto mai, ma mai-mai eh, ma ieri sera la situazione mi è scappata di mano, direi scappellata di mano, e ora vi conto il picchè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.

Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.

E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.

Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.

Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not,  sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.

***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.

lunedì 11 maggio 2015

Spiegatemelo bene voi, perché io non ci capisco veramente un gran cazzo

Venerdì sera.

Arriva l’ora X, ci troviamo direttamente al restorànt de clas individuato dal Tazietti, io sono bello molto più di Adone, lei è giù da guerra che rimango con la mandibola pendula, ci sediamo, ha-ha-ha, he-he-he, clima rilassato, caldo, flirt che continua signorile e persino d’altri tempi, con un Tazio Cavaliere che mi mancava solo il cavallo animale a far compagnia a quello dei pantaloni e una Maggie Gran Dama che sensuale tinge di sfumature accattivanti la conversazione. Poi antipasto delizioso, si cena all’aperto, ma in un angolo intimo, bevendo Vedova, si affronta il meraviglioso primo, si chiacchiera morbidi, poi lei si accende la trentaseiesima sigaretta sotto il bersò e, mentre io le carezzo le dita in segno di disarmata devozione, l’Avvocatessa si fa seria e procede monocorde alla lettura della scrittura privata tra le parti alla quale io avrei dovuto apporre la mia firma. Inenarrabili punti intervallati da incisi interminabili in cui viene ribadito un concetto cardine affiancato da una complessa ontologia tassonomica di sottoconcetti paracardinizi, riassumibili (in molto meno dei trentatre minuti che l’Avvocatessa ha impegnato) in un: tutta questa corte mi imbarazza e non la capisco, io non ci sono abituata, non vorrei che ti fossi messo in testa cose affrettate, sei interessante, sì lo ammetto, ma dobbiamo conoscerci mooooolto bene e per conoscere moooooolto bene una persona io ci metto tanto, tanto, tanto, tempo.

Tempismo e location perfetti, with compliments. 
E’ così che funziona, infatti: si flirta, si accetta la cena importante (non era certo una pizza ignorante, credetemi), ci si va tirate come una scalda cazzi da premier league, si sorseggia champagne al lumino di candela sotto il bersò, avvolti dalla nube tabagica e poi, d’improvviso, senza alcun motivo, si strizzano nervosamente gli occhietti incorniciati dalle borse nicotiniche per procedere solerti a congelare tutto con un manualetto triste di regole per il disuso fondate sulla lenta conoscenza reciproca, che hanno un effetto dirompente sul mio scroto che deflagra e le dico, con un sorriso plastico vicino alla paralisi da ischemia cerebrale, che mi trovo d’accordo come nemmeno si immagina e che, proprio per il mio assoluto ed incondizionato allineamento alla questione così opportunamente, elegantemente e cordialmente  introdotta, propongo di interrompere la cena in quel momento preciso ed esatto, sbattendocene del secondo, proprio per non affastellare in troppo breve tempo la conoscenza, disintegrando (come giustamente segnalato) l’imbarazzante, inusuale ed incomprensibile flirt, per riposizionare i nostro probabile quasi rapporto lungo più chiare “Norme transitorie in materia di rapporti interpersonali” e la aiuto velocissimo ad indossare l’elegante giacca color corda e mi reco a razzo alla cassa a saldare il conto, lasciandola come una minchia di sale a pormi ridicoli e falsi quesiti del tipo “Mi spieghi perché ti sei incazzato adesso?” come a dire “mi spieghi come mai, tra I TUOI trentaduemila atteggiamenti incomprensibili e stupidi ora c’è ANCHE l’incazzatura?”

Gradirei un vostro commento per comprendere.
Ho finito i vaffanculo e anche tutte le bestemmie multilingua che conosco a menadito.
Pazzesco.

sabato 11 aprile 2015

Anche lui

Il fatto è che oggi mi sto proprio rompendo i coglioni.

E allora uozzappo.

T  “Cosa fai?”
S  “Mi sto comperando un paio di jeans ti scrivo io dopo”
T  “Ok”

E mi viene il groppolone di nostalgia e guardo il meteo di casa che dice che ci son venti gradi anche lì e la nostalgia sale. Poi arriva il uozzappo.

S  “Eccomi come stai? Sei sicuro che volevi uazzappare me? Sono la Chiara. Faccia che ride alle lacrime” 
T  “Idiota. Io sto bene e tu? Fa caldino lì, vedo dal meteo”
S  “E insomma venti gradi, sì si sta aprendo. Io sto bene”
Vengo colto dalla bruciante necessità di sapere se ha le calze, le mutande il reggiseno. Bruciante. Una voglia di farmela lurida come nelle volte luride in cui abbiamo fatto luridumi ai limiti del concesso.

S  “Tu cosa fai?”
T  “Niente. Mi rompo i coglioni a morte”
S  “Faccina che si sganascia. Come mai questa situazione non mi è nuova? Faccina che ride”
T  “Perché eri la mia kajira, ti ricordi?”

Segue lunghissima pausa. Temo di averla persa ma poi tirillin.

S  “Lì fa caldo?”
T
  “Come da te più o meno. Ti sei già tolta le calze?”
e ohhhhh non ho resistito, lo so, lo so.
S  “Faccina che sorride normale. Ti cambia la vita saperlo Taz?”
T  “Penso di sì, ma dipende dalla risposta”

Pausa

S  “All Star blue con calzino da ginnastica, mi spiace.”
T  “Non ti preoccupare, so che hai le potenzialità, non mi hai deluso.”


E poi kazam, suona il parlàfono che mi dice che una certa Chiara è un incoming call.
Rispondo salutandola e lei mi saluta ridendo e prendendo pel culo.
“Pensavo che Praga fosse elettrizzante, piena di vita, mondana, sexy, ma invece vedo che non è vero, che ti rompi i coioni lo stesso, come qui” e a me fa impazzire quando dice “rompicoioni” o “coioni”.
“E invece no, è una rottura di coglioni. Senti ma ce le hai le mutande?” tanto ormai, perso per perso.
“Certo, mutande e reggiseno. Possiamo fare che muore lì?”  e c’hai ragione, non tiene un cazzo farti le domandine peperoncine che manca uno scenario vasto da ricostruire.
“Sì possiamo” – “Ma scusa Tazioski, se ti rompi il cazzo lì perché non te ne vai?”
“Boh. Ma se torno ci vieni con me a farti un gotto al wine bar?” – “Ah, io volentieri, ma mi spiace informarti che non esiste più, anche lui ha chiuso.”

Anche lui.
Ebeh.






giovedì 9 aprile 2015

Cartapecora

Mancavano solo i monocoli.
Gozzano, Ossian e MacPherson, in un angolo, giocavano a scopone scientifico con la morte, ma credo si sia trattato di una visione mentre, tragicamente, le calze color carne a basso danaraggio con scarpa a basso taccaggio di vernice verde brillante non erano un’illusione, ma una solida realtà al pari, se non oltre, di quella dell’Immobildream di Roberto Carlino.
Sedere al tavolo dell’intellighenzia (è una parola russa, lo sapevate? Интеллигенция, và che frutti il mio studiare veh) della capitale rumena, tra professori universitari, medici, scrittori, boiardi, banchieri, faccendieri, funzionari della polizia e ufficiali dell’esercito, mi ha incartapecorito i coglioni che avevo voglia di bere dal water di un cesso pubblico per rifarmi la bocca.
Poi, finalmente, dopo alcuni piccoli e velocissimi conclavi all’interno dei quali, ovviamente, vi era anche il Ruggi con veste assai poco condottiera, ma al contrario assertiva ed auscultante, si scende e si va, che quelle cene intellighenti non si protraggono oltre le ventitre. Molto intellighente come usanza, grazie San Pietroburgo, santo degli esasperati.
E così via, a bordo della Mercedesazza nera con autista che il Ruggi a) non si fida dei taxisti di notte b) i soldi bisogna usarli anche per rimarcare le differenze di ceto.
Certo.
E noi giù duri col ceto malavita d'alto bordo. Ha!