Sono fresco, docciato, munito di fiori e di Comtesse Marie de France Paul Bara. Sono pronto come pochi, manca solo che arrivino le 20:00 e mi defilerò verso quell'appartamentino ficale in zona Sorbonne.
Quando sono salito in camera c'era la macchinetta del caffè americano con tutto il set dei filtri e un frigo.
Hammed è un figo.
Per il televisore mi ha detto ci vorranno un paio di giorni, il tempo di trovarlo rubato, suppongo.
Domattina la riunione inizia alle ore dodici in punto. Nessuno dei mie scoppiettanti amiconi mi ha reso partecipe della cosa e va bene così. O lo danno per scontato oppure sono proprio degli imbecilli. Domani sarà anche il gran giorno in cui, fortunello me, conoscerò di persona il direttore di produzione. Che momento emozionante, mi metterò il tanga a rete e mi depilerò lo scroto in suo onore.
La riunione si articolerà in due parti: la prima con tutto il CdA più Sua Eminenza Tazietti. Nella seconda ci sarà solo il Mentore, in qualità di Presidente, che conovocherà tutti gli alienati e gli comunicherà l'esito della riunione, che non è detto che contempli me come direttore di produzione, dipende da quello che dirà il Consiglio.
Sogno ad occhi aperti che Sadi venga ad aprirmi nuda. Dio come mi piacerebbe. Con quelle tettone sferiche e con quei capezzoloni neri, grossi come ditali, dio che sturbo. E con quei fianchi e con quel culo, dio dio dio. E con quelle gambe e quei piedi, beh insomma, completamente nuda.
Stasera testerò le sue reazioni. Indosso un jockstrap nero che mi solleva anche il pacco e lo fa ancora più grosso, se mai ve ne fosse bisogno.
Devo capirla, è sempre un momento stupendo comprendere le maialerie che passano per la testa della femmina che ti manda in calore solo con un respiro.
Io, di mio, ne avrei già una, di lista di maialerie, abbozzata con le prime centosessantadue che mi sono venute in mente, ma mi guardo bene dal rivelargliele. Faccio l'ometto, tanto lo so che non resisto molto.
Domani pomeriggio Sadi parte in TGV e va a Londra, dai suoi. Dovrebbe, nei piani, tornare martedì dell'Angelo o mercoledì dell'Angelo.
E io di mio sto qua, ad aspettarla.
Nella mia parasuite full opscional, andando a pranzare e cenare al Solito Bistrot.
Una Pasqua esaltante. Davvero.
Chissà se, in concomitanza con la Santa Pasqua, la Musona mi darà un filo di corda. Mah.
Magari potrei farcirle la Colomba. No?
Bene bene bene.
Stasera odorosa passera pakistana stufata ai sapori di cazzo italiano, poi nanna, poi domattina risveglio calmo, magari con una Bertillecolazione in camera e poi alla riunione.
Finalmente, in un modo o nell'altro, cesserà la mia invisibilità.
Mi rilassa i nervi Parigi, sì.
Bonsuarè a tutti.
Pagine
Visualizzazione post con etichetta Sadi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sadi. Mostra tutti i post
lunedì 25 marzo 2013
domenica 24 marzo 2013
Crude e rischiose confidenze
Saliamo in ascensore guardandoci, non una parola. Arriviamo al piano. Sferragliamento di porte interne e esterne e poi il tic toc dei suoi tacchi verso la porta. Entriamo. Una bella luce calda da una grande abatjour sul pavimento, di fianco al divano sacco bianco, il Gabbeh chiaro davanti, gli scaffali minimalisti di legno naturale non trattato, quadri per terra appoggiati al muro, degli oli che ricordano Klimt e altre tele che ricordano Klee, bellissimo.
Beviamo il cognac, ma lenti e sospesi, ciascuno fuso nei pensieri che la vista dell'altro gli dava.
Che bella atmosfera, calda, sensuale, femminile. Pochissime cose, ma tutte gradevoli, rassicuranti.
Certo che è un bel casino, diciamocelo. Questi giorni sono la celebrazione dell'inderteminatezza assoluta. Il lavoro, l'abitare, la Chiara, Sadi, persino la Pasqua. Però sembra quasi, a tratti brevi, che esista un equilibrio dotato di una solidità strutturale notevole. Perchè, a voler ben guardare, tutto questo è un assurdo piuttosto sensato. Lo è perchè ha alzato il contrasto dell'immagine: i neri sono neri e i colori colori. Prima tutto era sbiadito. Oggi le ombre fanno risaltare le luci.
Sto innamorandomi di Sadi, tanto per tagliare corto? Occorre rispondere? Adesso, su questo divano a sacco, no.
Domani, quando sarò solo a Parigi, diventerà una domanda incessante, anche se posta lungo un'altra prospettiva: potrà mai, Sadi, innamorarsi di me?
Sotto la camicetta di seta rosso mattone non vi era altro che seni nudi. Caldi. Dai capezzoli neri, duri e corporali.
Succhiarle i capezzoli grossi e lunghi come cazzetti, mentre le sue dita mi arricciano i capelli, mi riporta nel sacco fetale. Voglio succhiarle i capezzoli abbracciato al suo corpo nudo, nell'acqua calda di una vasca, in silenzio, dove l'unico rumore è quello di qualche goccia. Voglio un amnios confortevole, protettivo, rilassante.
E poi c'è il discorso dell'inferiorità. No, non è inferiorità. Mi ero sbagliato. E' inadeguatezza. Sì. Dopo aver sprecato tempo ed energia, inutilmente anche se spesso piacevolmente, attorniandomi di grandissime puttane (sfortunatamente non tutte a pagamento, ma qui l'inciso lo abbandono perchè mi depisterebbe assai) mi ritrovo ad assaporare la qualità sopraffina di una Donna intelligente, colta, sveglissima e bellissima e un puttaniere come me corre il rischio di essere inadeguato. E vulnerabile.
E mi rendo conto che la bellezza sublime, in una donna che sarebbe magnetica anche se conosciuta solo al telefono, quindi mai vista, diventa pericolosa al pari di mettere una pistola carica in mano ad un anaffettivo.
Un microscopico tanga nero scivola lungo le bretelline eleganti del reggicalze e svela il pube che adoro. Ed è una delle rare volte in cui mi sento sedotto da gambe inguainate in calze di seta con la riga e dal reggicalze di pizzo, anni cinquanta, alto sino al punto vita. Le lecco la vagina. La lecco a lungo e lei sembra impazzire mentre la lecco. Viene battendo i pugni sul divano sacco oramai srotolato come materasso, sul tranquillizzante Gabbeh. Poi ricongiunge le mani sulla mia testa e mi accarezza, guardandomi con un sorriso zuppo di dolcezza.
La Donna è il fulcrum. Va detto. Va ammesso, e lo dico per i maschietti cazzocratici. Cambia, muta, vira l'esistenza. Macchè lavoro e carriera. Il lavoro maschile e la carriera, compreso ovviamente il denaro, sono solo attrezzi utili a conquistare il fulcrum, la Donna. O la donna, per i meno dotati. Sadi mi manda, a brevi tratti, in una deriva esistenziale che mette in gioco ogni cosa. Sadi è una sfida con me stesso, una ricerca di conferma su me stesso, un checkpoint da superare, una barriera doganale che confermi la regolarità dei miei documenti umani.
Le lecco l'ano caldissimo e scuro. Adoro il suo calore anale. Adoro come mugola mentre la mia lingua le dona piacere, penetrandole l'ano. Adoro, per la prima volta cosciente, lucidamente cosciente, leccare l'ano di una Donna che mi mette in crisi esistenziale, adoro l'approccio della mia bocca e della mia lingua con la parte terminale del suo intestino e glielo dico, scopandole la Vagina lentamente e questo concetto, sussurrato liberatoriamente, mentre la penetro con autoalimentante passione trattenuta, questo concetto dettagliato oltre i limiti della decenza, espresso con sentimento devastante ed apornografico, questa espressione del contrasto concettuale e simbolico dell'unione tra il muscolo di espulsione delle sue feci e l'organo di alimentazione del mio corpo scalfiscono, ma forse incidono in maniera profonda, la sua emotività sessuale ed è sorprendente come la mia depravazione sottomessa generi in lei uno stupore emotivo che eccita l'idea di me maschio fortr che godo dell'approccio, dichiarato con chiara espressione linguistica, dell'ano con la bocca, del desiderio nemmeno tanto recondito e nemmeno tanto non dichiarato, di assaporare le sue feci in segno di adorazione totale e l'orgasmo animale e sconosciuto le scoppia nell'Utero e cola lungo la Vagina e Sadi sussulta e trema mentre affondo, animale da monta di sua proprietà, colpi di cazzo sino alla cervice del suo utero, dichiarando con fermezza che vorrei, se fosse mai possibile, succhiarle le ovaie e la squasso di cazzo e di pensieri depravati e la adoro.
Non è tecnica, non è liturgia, non è copione, no.
Magari lo fosse.
E', semplicemnte e spaventosamente, abbandonare la riva.
E', pericolosamente e spaventosamente, nuotare al largo.
E', finalmente, vivere.
E', finalmente, rischiare.
Rischiare la delusione.
Rischiare il dolore.
Sì.
Beviamo il cognac, ma lenti e sospesi, ciascuno fuso nei pensieri che la vista dell'altro gli dava.
Che bella atmosfera, calda, sensuale, femminile. Pochissime cose, ma tutte gradevoli, rassicuranti.
Certo che è un bel casino, diciamocelo. Questi giorni sono la celebrazione dell'inderteminatezza assoluta. Il lavoro, l'abitare, la Chiara, Sadi, persino la Pasqua. Però sembra quasi, a tratti brevi, che esista un equilibrio dotato di una solidità strutturale notevole. Perchè, a voler ben guardare, tutto questo è un assurdo piuttosto sensato. Lo è perchè ha alzato il contrasto dell'immagine: i neri sono neri e i colori colori. Prima tutto era sbiadito. Oggi le ombre fanno risaltare le luci.
Sto innamorandomi di Sadi, tanto per tagliare corto? Occorre rispondere? Adesso, su questo divano a sacco, no.
Domani, quando sarò solo a Parigi, diventerà una domanda incessante, anche se posta lungo un'altra prospettiva: potrà mai, Sadi, innamorarsi di me?
Sotto la camicetta di seta rosso mattone non vi era altro che seni nudi. Caldi. Dai capezzoli neri, duri e corporali.
Succhiarle i capezzoli grossi e lunghi come cazzetti, mentre le sue dita mi arricciano i capelli, mi riporta nel sacco fetale. Voglio succhiarle i capezzoli abbracciato al suo corpo nudo, nell'acqua calda di una vasca, in silenzio, dove l'unico rumore è quello di qualche goccia. Voglio un amnios confortevole, protettivo, rilassante.
E poi c'è il discorso dell'inferiorità. No, non è inferiorità. Mi ero sbagliato. E' inadeguatezza. Sì. Dopo aver sprecato tempo ed energia, inutilmente anche se spesso piacevolmente, attorniandomi di grandissime puttane (sfortunatamente non tutte a pagamento, ma qui l'inciso lo abbandono perchè mi depisterebbe assai) mi ritrovo ad assaporare la qualità sopraffina di una Donna intelligente, colta, sveglissima e bellissima e un puttaniere come me corre il rischio di essere inadeguato. E vulnerabile.
E mi rendo conto che la bellezza sublime, in una donna che sarebbe magnetica anche se conosciuta solo al telefono, quindi mai vista, diventa pericolosa al pari di mettere una pistola carica in mano ad un anaffettivo.
Un microscopico tanga nero scivola lungo le bretelline eleganti del reggicalze e svela il pube che adoro. Ed è una delle rare volte in cui mi sento sedotto da gambe inguainate in calze di seta con la riga e dal reggicalze di pizzo, anni cinquanta, alto sino al punto vita. Le lecco la vagina. La lecco a lungo e lei sembra impazzire mentre la lecco. Viene battendo i pugni sul divano sacco oramai srotolato come materasso, sul tranquillizzante Gabbeh. Poi ricongiunge le mani sulla mia testa e mi accarezza, guardandomi con un sorriso zuppo di dolcezza.
La Donna è il fulcrum. Va detto. Va ammesso, e lo dico per i maschietti cazzocratici. Cambia, muta, vira l'esistenza. Macchè lavoro e carriera. Il lavoro maschile e la carriera, compreso ovviamente il denaro, sono solo attrezzi utili a conquistare il fulcrum, la Donna. O la donna, per i meno dotati. Sadi mi manda, a brevi tratti, in una deriva esistenziale che mette in gioco ogni cosa. Sadi è una sfida con me stesso, una ricerca di conferma su me stesso, un checkpoint da superare, una barriera doganale che confermi la regolarità dei miei documenti umani.
Le lecco l'ano caldissimo e scuro. Adoro il suo calore anale. Adoro come mugola mentre la mia lingua le dona piacere, penetrandole l'ano. Adoro, per la prima volta cosciente, lucidamente cosciente, leccare l'ano di una Donna che mi mette in crisi esistenziale, adoro l'approccio della mia bocca e della mia lingua con la parte terminale del suo intestino e glielo dico, scopandole la Vagina lentamente e questo concetto, sussurrato liberatoriamente, mentre la penetro con autoalimentante passione trattenuta, questo concetto dettagliato oltre i limiti della decenza, espresso con sentimento devastante ed apornografico, questa espressione del contrasto concettuale e simbolico dell'unione tra il muscolo di espulsione delle sue feci e l'organo di alimentazione del mio corpo scalfiscono, ma forse incidono in maniera profonda, la sua emotività sessuale ed è sorprendente come la mia depravazione sottomessa generi in lei uno stupore emotivo che eccita l'idea di me maschio fortr che godo dell'approccio, dichiarato con chiara espressione linguistica, dell'ano con la bocca, del desiderio nemmeno tanto recondito e nemmeno tanto non dichiarato, di assaporare le sue feci in segno di adorazione totale e l'orgasmo animale e sconosciuto le scoppia nell'Utero e cola lungo la Vagina e Sadi sussulta e trema mentre affondo, animale da monta di sua proprietà, colpi di cazzo sino alla cervice del suo utero, dichiarando con fermezza che vorrei, se fosse mai possibile, succhiarle le ovaie e la squasso di cazzo e di pensieri depravati e la adoro.
Non è tecnica, non è liturgia, non è copione, no.
Magari lo fosse.
E', semplicemnte e spaventosamente, abbandonare la riva.
E', pericolosamente e spaventosamente, nuotare al largo.
E', finalmente, vivere.
E', finalmente, rischiare.
Rischiare la delusione.
Rischiare il dolore.
Sì.
Nella pioggia fredda e grigia
Pioveva e guardavo fuori dalla finestra e poi drin e poi ciao T, posso chiamarti T?, scusami per ieri è stato un inferno, lavoro, lavoro, cena di lavoro fino a tardi e poi oggi, accidenti, mi sono regalata una dormita e un po' di pigrizia, come stai?, ti ricordi di me, sì?
E ride ride ride e io rido rido rido e la strada di fuori si illumina di sole e le finestre del palazzo di fronte fioriscono e le parlo, calmo, amicale, sensuale, sorridente, divertente, ammaliante, affascinante, teso a dare il meglio di me, il distillato, il millesimato prezioso e lei fa lo stesso, anche se con meno sforzo, ed è incredibile come la sua voce al telefono e i microscopici suoni del suo respiro e della sua bocca mi facciano tirare immediatamente il cazzo.
Cosa fai questa sera Sadi, hai impegni? sì sono impegnata, sai un italiano mi ha invitato a cena e mi porta nel mio bistrot preferito e io dico ok e non ci arrivo, non ci arrivo proprio e questo è un segno orrendo, un segno orripillante, un segno di meravigliosa debolezza umana e lei ride e mi dice l'equivalente inglese di "scemo sei tu!".
Appuntamento alle ore 20:30, prenota lei che vuole un tavolo vicino alla vetrina, che conosce tutti là, che sono amici.
Facile, mi dico, è a tre minuti a piedi dal mio albergo.
Metto il timer e arrivo al bistrot alle 20:28 minuti.
Arrivo dicendo che attendo una signora e il cameriere mi dice che è già arrivata e mi fa accomodare.
Sadi è al tavolo che sorseggia un calice di champagne, bella come un'attrice hollywoodiana.
Ciao, ma sei in anticipo tu o? Certo che sono in anticipo, di mezz'ora. Mi piace mettere a disagio il mio cavaliere e ride. Ho prenotato per le 20:00 e ride. Tutti si saranno chiesti: ma chi è quel cafone che fa aspettare una così bella donna mezz'ora? E ride.
Le dico a che mestiere si è sottratta, studiando legge e lei sorride sensuale leccandosi involontariamente l'angolo destro della bocca.
E poi ride. Mi fa morire come ride. E' stupendissima quando ride, essendo che è stupenda quando non ride.
Capelli raccolti, una camicetta di seta rosso mattone, una sciarpa color antracite, pencil skirt nera gessata, calze nere con la riga, scarpe nere di vernice coi tacchi altissmi, molto belle, evidentemente italiane.
E si parte.
Parlami del tuo lavoro T, così attacco con la rava e la fava in sintesi estrema perchè tutto voglio, fuorchè farle scoppiare i coglioni e così le passo la palla e lei racconta volentieri, papà, mammà, su e giù, la sorella, la nonna, il Pakistan, sei fidanzata?, lo ero sino a gennaio, ma tu pensa, e tu T? e mi guarda con quegli occhi che ridono quasi sinistri e io mi congelo.
Stop.
Decidere.
1. Mentire col rischio di farsi sgamare in seguito e mandare tutto a puttane?
2. Dichiarare col rischio di mandare a puttane tutto subito?
3. Dichiarare postillando che le cose vanno di merda col rischio di mandare tutto a puttane passando, per giunta, per il solito italiano falso?
Ok, fatto.
Prendo la 2. Dichiaro. Mi chiede. Rispondo e spiego. Spiego tutto. Sono teso. Ma chiaro al limite dell'autolesionismo.
Poi la sua mano sulla mia. Ti rende nervoso l'argomento? Mi rende nervoso che, a causa di questa situazione, tu possa cambiare idea su di me. T, io non ce l'ho ancora un'idea su di te! E ride. Ha ragione cazzomerda. Però stai tranquillo T, una cosa è certa: sei una persona sincera e questo mi piace.
Ottima scelta messiè. Non mi sono autoinculato in partenza.
E da lì, giù con il blahblahblah complessivo.
Poi, nelle striature della conversazione mi dice che venrdì tornerà a Londra per qualche giorno di vacanza pasquale. E questo mi fa venire in mente il text ricevuto nel pomeriggio dove, da Londra, la Chiara mi comunicava in maniera didascalica un'agenzia: da oggi sarebbe stata in Italia per quindici giorni, causa Pasqua.
E tu, T, cosa fai per Pasqua, torni in Italia? Non ho ancora deciso, ma tu quando tornerai a Parigi Sadi? martedì due perchè sai, anche se no ci riguarda religiosamente, è un'occasione per cui ci si ritrova in famiglia.
Già, immagino. E io che cazzo faccio? Boh. Io sto qua, cazzo me ne frega, è un lunedì del cazzo, alla fine.
Sorseggiamo un'intera bottiglia di Comtesse Marie de France, Paul Bara, bevanda dell'Olimpo. Lubrificata dall'effetto benefico delle bollicine, la dea esordisce chiedendomi se poteva farmi una domanda molto 'spicy' e personale. Mas oui. T, dimmi la verità, tu l'altra sera avevi preso la pastiglietta vero? E ride. La pastiglietta, ma dici quella pastiglietta?, chiedo. Mh mh, mi risponde. No, cazzo, ma mai, ma mai al mondo. Dai T, puoi dirmelo, guarda che è stato stupendo, tu sei un amante magnifico e quello mica lo si diventa con una pastiglietta. Oh Sadi, cut the craps, io non ho preso nessuna pastiglietta. Dai T, dimmelo e comincia a farmi piedino sotto il tavolo e sento quelle articolate dita superbe scivolarmi lungo la pelle del polpaccio e, contemporaneamente, pensando alle dita, sentendole, vivendo il piedino, mi trovo un salame di granito nelle mutande che mi dice che vuole studiare architettura e adesso vorrebbe una birra.
Sadi, abbiamo mangiato e abbondantemente bevuto, vero? Mh mh. E tu mi stai facendo piedino da quanto, ventisei secondi? Mh mh. Bene, Sadi, vuoi essere così gentile da scivolare un attimino in avanti, mentre io faccio lo stesso, e appoggiarmi il piede sul pacco? Sorride, controlla attorno e procediamo. Appoggia e sente il pregiato salume di porco solido in tutto il suo maschio splendore. Occhi neri si spalancano e una bocca orientale foggia una "O" maiuscola. E poi ride gorgogliando sotto voce. A che punto della serata l'avrei presa la pastiglietta, Sadi?
E lei ride divertitissima e mi sega sui pantaloni con quel piede da dea che mi fa cadere in deliquio.
Riuscirei a farti venire, così, qui, T? mi chiede sussurrando, con le braccia appoggiate sui gomiti e le mani con le dita incrociate, quasi a nascondere la faccia dal resto del bistrot. Sì, le rispondo sincero, i tuoi piedi mi generano uno scombussolamento cerebrale.
E lei ride.
E scivola indietro, rimettendosi la scarpa.
Hai mai bevuto un liquore francese chiamato cognac, T?
No, Sadi, mai in vita mia, non l'ho nemmeno mai sentito nominare.
Ne ho una bottiglia a casa, vuoi assaggiarlo?
Volentieri, adoro accrescere la mia cultura agroalimentare.
Mi fa impazzire da legare.
Da legare.
E ride ride ride e io rido rido rido e la strada di fuori si illumina di sole e le finestre del palazzo di fronte fioriscono e le parlo, calmo, amicale, sensuale, sorridente, divertente, ammaliante, affascinante, teso a dare il meglio di me, il distillato, il millesimato prezioso e lei fa lo stesso, anche se con meno sforzo, ed è incredibile come la sua voce al telefono e i microscopici suoni del suo respiro e della sua bocca mi facciano tirare immediatamente il cazzo.
Cosa fai questa sera Sadi, hai impegni? sì sono impegnata, sai un italiano mi ha invitato a cena e mi porta nel mio bistrot preferito e io dico ok e non ci arrivo, non ci arrivo proprio e questo è un segno orrendo, un segno orripillante, un segno di meravigliosa debolezza umana e lei ride e mi dice l'equivalente inglese di "scemo sei tu!".
Appuntamento alle ore 20:30, prenota lei che vuole un tavolo vicino alla vetrina, che conosce tutti là, che sono amici.
Facile, mi dico, è a tre minuti a piedi dal mio albergo.
Metto il timer e arrivo al bistrot alle 20:28 minuti.
Arrivo dicendo che attendo una signora e il cameriere mi dice che è già arrivata e mi fa accomodare.
Sadi è al tavolo che sorseggia un calice di champagne, bella come un'attrice hollywoodiana.
Ciao, ma sei in anticipo tu o? Certo che sono in anticipo, di mezz'ora. Mi piace mettere a disagio il mio cavaliere e ride. Ho prenotato per le 20:00 e ride. Tutti si saranno chiesti: ma chi è quel cafone che fa aspettare una così bella donna mezz'ora? E ride.
Le dico a che mestiere si è sottratta, studiando legge e lei sorride sensuale leccandosi involontariamente l'angolo destro della bocca.
E poi ride. Mi fa morire come ride. E' stupendissima quando ride, essendo che è stupenda quando non ride.
Capelli raccolti, una camicetta di seta rosso mattone, una sciarpa color antracite, pencil skirt nera gessata, calze nere con la riga, scarpe nere di vernice coi tacchi altissmi, molto belle, evidentemente italiane.
E si parte.
Parlami del tuo lavoro T, così attacco con la rava e la fava in sintesi estrema perchè tutto voglio, fuorchè farle scoppiare i coglioni e così le passo la palla e lei racconta volentieri, papà, mammà, su e giù, la sorella, la nonna, il Pakistan, sei fidanzata?, lo ero sino a gennaio, ma tu pensa, e tu T? e mi guarda con quegli occhi che ridono quasi sinistri e io mi congelo.
Stop.
Decidere.
1. Mentire col rischio di farsi sgamare in seguito e mandare tutto a puttane?
2. Dichiarare col rischio di mandare a puttane tutto subito?
3. Dichiarare postillando che le cose vanno di merda col rischio di mandare tutto a puttane passando, per giunta, per il solito italiano falso?
Ok, fatto.
Prendo la 2. Dichiaro. Mi chiede. Rispondo e spiego. Spiego tutto. Sono teso. Ma chiaro al limite dell'autolesionismo.
Poi la sua mano sulla mia. Ti rende nervoso l'argomento? Mi rende nervoso che, a causa di questa situazione, tu possa cambiare idea su di me. T, io non ce l'ho ancora un'idea su di te! E ride. Ha ragione cazzomerda. Però stai tranquillo T, una cosa è certa: sei una persona sincera e questo mi piace.
Ottima scelta messiè. Non mi sono autoinculato in partenza.
E da lì, giù con il blahblahblah complessivo.
Poi, nelle striature della conversazione mi dice che venrdì tornerà a Londra per qualche giorno di vacanza pasquale. E questo mi fa venire in mente il text ricevuto nel pomeriggio dove, da Londra, la Chiara mi comunicava in maniera didascalica un'agenzia: da oggi sarebbe stata in Italia per quindici giorni, causa Pasqua.
E tu, T, cosa fai per Pasqua, torni in Italia? Non ho ancora deciso, ma tu quando tornerai a Parigi Sadi? martedì due perchè sai, anche se no ci riguarda religiosamente, è un'occasione per cui ci si ritrova in famiglia.
Già, immagino. E io che cazzo faccio? Boh. Io sto qua, cazzo me ne frega, è un lunedì del cazzo, alla fine.
Sorseggiamo un'intera bottiglia di Comtesse Marie de France, Paul Bara, bevanda dell'Olimpo. Lubrificata dall'effetto benefico delle bollicine, la dea esordisce chiedendomi se poteva farmi una domanda molto 'spicy' e personale. Mas oui. T, dimmi la verità, tu l'altra sera avevi preso la pastiglietta vero? E ride. La pastiglietta, ma dici quella pastiglietta?, chiedo. Mh mh, mi risponde. No, cazzo, ma mai, ma mai al mondo. Dai T, puoi dirmelo, guarda che è stato stupendo, tu sei un amante magnifico e quello mica lo si diventa con una pastiglietta. Oh Sadi, cut the craps, io non ho preso nessuna pastiglietta. Dai T, dimmelo e comincia a farmi piedino sotto il tavolo e sento quelle articolate dita superbe scivolarmi lungo la pelle del polpaccio e, contemporaneamente, pensando alle dita, sentendole, vivendo il piedino, mi trovo un salame di granito nelle mutande che mi dice che vuole studiare architettura e adesso vorrebbe una birra.
Sadi, abbiamo mangiato e abbondantemente bevuto, vero? Mh mh. E tu mi stai facendo piedino da quanto, ventisei secondi? Mh mh. Bene, Sadi, vuoi essere così gentile da scivolare un attimino in avanti, mentre io faccio lo stesso, e appoggiarmi il piede sul pacco? Sorride, controlla attorno e procediamo. Appoggia e sente il pregiato salume di porco solido in tutto il suo maschio splendore. Occhi neri si spalancano e una bocca orientale foggia una "O" maiuscola. E poi ride gorgogliando sotto voce. A che punto della serata l'avrei presa la pastiglietta, Sadi?
E lei ride divertitissima e mi sega sui pantaloni con quel piede da dea che mi fa cadere in deliquio.
Riuscirei a farti venire, così, qui, T? mi chiede sussurrando, con le braccia appoggiate sui gomiti e le mani con le dita incrociate, quasi a nascondere la faccia dal resto del bistrot. Sì, le rispondo sincero, i tuoi piedi mi generano uno scombussolamento cerebrale.
E lei ride.
E scivola indietro, rimettendosi la scarpa.
Hai mai bevuto un liquore francese chiamato cognac, T?
No, Sadi, mai in vita mia, non l'ho nemmeno mai sentito nominare.
Ne ho una bottiglia a casa, vuoi assaggiarlo?
Volentieri, adoro accrescere la mia cultura agroalimentare.
Mi fa impazzire da legare.
Da legare.
Iscriviti a:
Post (Atom)