Pagine

Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2015

E gira gira gira

Meraviglioso.
Vi scrivo in pausa pranzo da Riga, Lettonia, in cui sono precipitato a razzo nella notte, dopo aver trascorso un lunedì da scriba (ventinove post mi pare) in attesa di una risposta della Lidia in merito alla sua compagnia durante questo viaggio di lavoro.
In realtà, se lei fosse venuta, i tempi e gli impegni si sarebbero contratti entro la settimana, ma visto che il “no” ufficiale è giunto sofferentemente solo alle diciannove e zerodue del lunedì (capisco che ci voglia così tanto per capire se tre giorni sono sacrificabili dal’ufficio che si possiede e dà lavoro a quattordici collaboratori) dopo aver disinfettato l’appartamento per tutto il martedì, aver fatto le valige ed essermi procurato un volo a tarda ora, ho deciso che le cose sono un tantino cambiate, dato che la mia cara solitudine mi concede ogni scelta.

Rimarrò a Riga sino a sabato, dove lavorerò fitto con il più bergamasco dei lettoni che sarà a breve il mio futuro socio in una venture nuova di zecca extra lettone, ossia non composta da residenti.

Sabato nel primo pomeriggio partirò per Praga, dove ho già organizzato prima un bell’incontro con un commercialista di mia assoluta fiducia e il galoppino della società olandese anonima (mia) che ha rilevato le mie quote e poi, a seguire, una bella riunione tra i calabroni ed il consiglio tutto dell’Humble Brothel and Hotel, al fine di introdurre loro il nuovo socio e che proporrà da subito una aggressiva ricapitalizzazione sostanziale di tutta la baracca.
I dettaglia a voi riservati, per discrezione, muoiono qui.
Finiremo di litigare a tardissima notte, momento in cui io mi sposterò velocissimo con un’auto a noleggio con conducente verso la più salubre Norimberga, dove pernotterò da re come si confà ad una persona del mio rango.

Domenica all’ora di pranzo sarò ad Amsterdam, dove consumerò un frugale pasto e nel pomeriggio (che privilegi gustosissimi) sarò negli uffici della Banca dalla quale effettuerò alcune operazioni rapide e concluderò definitivamente la questione Praga, rovesciando per interposta persona tavolo, sedie, tappeti, mobilio, sorci e tubi gocciolanti merda.

Nella notte di domenica mi muoverò da Amsterdam a Londra per scopi puramente personali: visite mediche, un centro benessere, un sarto che mi confezionerà abiti di gran classe su misura e permarrò nella perfida Albione il tempo necessario, che stimato ad occhio e croce sarà circa sino a giovedì. Stabulerò nel più prestigioso degli albergoni del centro e sarà un signor bell’andare.

Venerdì, col primo TGV disponibile che non ho ancora prenotato, mi sposterò su Parigi, per avviare un week end di sesso dalla pelle nera di grandissimo lusso ed esorbitante costo, fatto di raffinata droga e ottimo champagne. Penso di meritarmelo, anzi me lo merito e basta.

Lunedì, poi, quel che rimarrà di me prenderà il primo volo per Bordeaux, dove incontrerò il Ruggi prima della sua imminente partenza per Bucarest, giusto per discutere di alcune cosette che riguardano un casale di nostra conoscenza, di cui sto lentamente maturando la decisione di entrare in possesso senza soci alcuni. Si vedrà.
L’indomani, in auto con lui, raggiungeremo poi le famose cantine, dove a seguito di una ciceronata sborona (parliamo di 250.000 bottiglie commercializzate world wide) verrò affidato alle cure di Blanche, la sua divorziata “guardiana-amministratrice-coordinatrice” che mi garantirà una presenza smaterializzata (zero cellulari, nessuno saprà che esisto e dove sono) che assai gioverà al mio danneggiato umore.

Il resto sarà storia. Non ho altri programmi, se non la garanzia assoluta di NON incontrare Milly, né di farle sapere che insisto su suolo francese dove, a prova di clamorosa civiltà, non occorre essere registrati da nessuna parte per stazionarvi, ovvero è garantita la possibilità della scomparsa assoluta in un ignoto B&B di proprietà del Ruggi situato ad una certa distanza dallo Chateau.

Spazzando furiosamente il cesso, ieri, ho pensato tutto questo.
E ne sono fiero.
Bell’attività spazzare i cessi no?
Vado a lavorare, pota.

sabato 23 maggio 2015

Che la noia possa renderti eunuco, o Tazio

 Venerdì sera solitario e carezzevole 

Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.

 Sabato: il risveglio 


Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.

 Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti 


Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.

"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"

L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.

Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.

 Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola 


Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”


Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.





mercoledì 7 maggio 2014

Spazzolini da denti turchi

Occhei, mi dice da dietro alla cassa del luridissimo bar di Rho, sono sette e cinquanta e io, con gli occhi nel portafogli, le sibilo che mi serve lo scontrino e lei squittisce un tantino isterica che me l'ha fatto e io dico no, zia, non mi hai fatto un cazzo e io ho bisogno dello scontrino per scaricare, anche se non è un cazzo vero, ma a me sta poltiglia di umanità dimmerda m'ha rotto il cazzo e allora alzo gli occhi e le dico negativo zia, provaci con un altro e arriva il coglione che fa le pizze, grosso, uno di quelli che "cinque" lo pronunciano "sciiiiingue" e mi chiede cosa cazzo c'è che non mi cimbra e io gli rispondo la tua faccia da cazzo zio e lei strilla, lui minaccia di uscire e io gli sbatto al volo dieci euri dicendogli che sono dei pezzenti con la mamma chiacchierata e me ne vado.

Ma me ne vado vado intendo.
Da Milano e dall'Italia.
Milano mi ha soffocato il cervello con la sua grettezza intellettuale e la sua inutilità economica. Ho sentito dire che questi fenomeni si stanno fottendo l'Expo e, se non fosse che Milano è in Italia, ne godrei a mille. Una figura dimmerda simile, da palloni gonfi di scorregge che dicono a ME che dovrei ringraziare l'entità milano (la minuscola è voluta) per avere la mia scodella di riso, è davvero epocale. Salutatemi il Formigoni, zii.
GQ sai che non parlo a te. K, pensaci.

E allora prendo un aereo e atterro a Parigi.
Frequento piccole gallerie che espongono opere impossibili ed improbabili, mangio da solo in bistrot abborracciati, dormo in pensioncine e mi scopo una spagnola dalle tette inesistenti, ma dalle doti oratorie assolutamente di rilievo.

La vuotezza impera, il torpore anche. Assumo droghe sintetiche in una sorta di soap house dove una vietnamita che si spaccia per giapponese mi allunga la qualunque, cazzo incluso.
Vuotezza, esaurimento, aridità.
Ecco dov'è finito il T.
A pulire le turche con lo spazzolino da denti.

I ♥ MilAno.
Grazie amici, ve lo dovevo.

giovedì 28 marzo 2013

Progettualità in assenza di Bertille

Causa assenza Bertille, influenzata, mi perdo con la mente attorno alle mie cosette e considero quanti cazzi di giri per l'Europa mi sono puppato negli ultimi mesi. E, con malcelata soddisfazione, li disegno su un bel pezzettino di Google Maps.


Poi ripenso al discorso della vacanza, che io è da un bel pezzettino che me la prefiguro una Laidovacanza nella Pornocanaria e così aggiungo in verde il mio progettino vacanziero.
Terminati i raffinatissimi fasti di Marbella, non avendo fava da fare a Parigi (sì ok, c'è la Sadi, ma quella a Parigi c'è stabile, mica scappa), mi faccio un bel volo a Lisbona e poi da lì: Maspalomas.

E l'idea di questa trasvolata solitaria alla ricerca della patonza d'annata moralità free tra le dune porcone, mi solletica e mi ingalla.
Ci vado da solo alla Canarie, cazzomerda, sì.
E da là, con un folta serie di Margaritas in mano aspetto il trascorrere del tempo tecnico.
E, onestamente, mi pare un'idea a dir poco geniale.

Il problema tecnico che si pone, invece, ruota attorno all'abbigliamento. Io qui sono fornito di roba polare, a Marbella ci sono diciotto gradi e a Maspalomas ce ne saranno venticinque. Bisogna escogitare qualcosa.
Ha!

mercoledì 27 marzo 2013

Bella situazione

Bene. Un lungo pranzo, che così lungo lo è anche un po' stato per motivare la figura barbina del Mentore, diciamocelo.
All'italiana mi ha chiesto di essere paziente, di sospendere le mie presenze allo studio di produzione per, diciamo, una quindicina di giorni.
Giorni entro i quali lui batterà i pugni sul tavolo coi suoi soci, pretendendo che sia io a capo della baracca, perchè lui si fida solo di me.
Ottimo, dico all'interno del mio corpo umano, ma poi, sempre all'interno mi chiedo: e io posso fidarmi di lui e della stupenda fattibilità del suo stupendo progetto?
Perchè,  di fatto, al momento io sono pagato e spesato allo schifo sino a lunedì dell'Angelo.
Da martedì dell'Angelo la permanenza a Parigi la paga Tazietti. Il che non sarebbe nulla se tutto ciò avesse un senso.
Viceversa bisognerebbe prendere altre decisioni a seguito di altre valutazioni.
"Senti Tazio" mi dice con serietà profonda "tu credi proprio che io sia disposto a perdere la produzione di Icsipsilon?"

No, non lo credo. Ma credo anche che, qualora la produzione di Icsipsilon saltasse (come salterà, con quella manica di paraculi) sarà assai più semplice chiudere la baracca con quattro assi, che mettersi lì a tentare di rianimare un cadavere decomposto.
Le rianimazioni costano molto più delle assi.
"Ti dimostrerò che ti sbagli"

Non mi devi dimostrare niente, devi solo mostrarmi che intenzioni hai con me, amico Mentore. Perchè va bene che mi hai placcato d'oro, va bene tutto, ma io di riffa o di raffa, manco dall'Italia da più di un mese e cominciavo a farci la bocca con Parigi, per cui sappi che questa farsa puttanata è stata proprio enorme.
"Vabbè Tazio, non farla troppo tragica" mi dice "ti prendi una bella vacanza alla Maldive e quando sarai tornato le cose saranno sistemate, fidati."

Non è che non mi fido del fatto che le cose saranno sistemate, non c'ho mica dodici anni. Quello che mi preoccupa è di come saranno sistemate, amico Mentore, perchè anche le quattro assi di cui sopra sono una sistemazione delle cose. Ma non esattamente collimante coi progetti (comuni e concordati, peraltro) che mi hanno fatto decidere di provarci qui.

"Più di questo, allo stato attuale delle cose, non posso garantirti"
Certo, buon viaggio e Buona Pasqua, ci sentiamo quando avrai qualcosa da dirmi.

A questo felice punto della mia fortunata esistenza, quindi, mi ritrovo a Parigi solo più che mai e assolutamente privo di un futuro concreto qui.
Passare la Pasqua qua, da solo, mi sembra di un'idiozia assurda in questo momento. Ho la tentazione di prendere il primo volo e di tornarmente a casa.
A casa, già. Ad averne una, considerato che il Miramonti l'ho fatto annegare nella soda caustica.
Dovrei piazzarmi d'imperio dal Costa o andare in albergo.
Depressione.
Albergo per albergo, tanto vale che resti qui.
Resto qui e aspetto Sadi e sento la sua opinione.
Certo che pensare di avere, come supporto decisionale per questioni così personali, una ragazza conosciuta cinque giorni fa è un bel punto di arrivo nella vita eh? Direi decisamente di sì, voi no?

Ordine, ci vuole ordine.
Ordine e freddezza.
Dopo chiamo il Ruggi e vediamo cosa dice lui.
Ok.

Deluso malumore preoccupato e triste

Bonsgiur.
La riunione di ieri, cominciata puntuale alle ore dodici è terminata puntuale questa mattina alle zerozeropuntoquattrocinque.
Come sempre, le cose non sono semplici al punto che basta premere il bottone rosso o quello blu e tutto si risolve. Anzi.
Sono finalmente calate sul tavolo le intricate realtà che affliggono la società di produzione, tra le quali si individuano sia colpe che sofferenze che contingenze ineludibili. Sul tavolo si legge che il d.p. può, per contratto, non essere presente se non vi sono lavorazioni, ad esempio.
Più tutta un'altra noiosa e lunghissima teoria di circostanze di cui vi risparmio i soporiferi dettagli.
Morale della favola?
Nessuna morale.
Il Mentore ed il CdA hanno elementi per riflettere e prendere una decisione. Intanto c'è Pasqua e da venerdì liberi tutti.
Da martedì prossimo, poi, ricomiceranno a pensare.
L'unica cosa positiva, fortunatamente, è che il Mentore mi ha messo al riparo dal ruolo della spia: la mia presenza era in attesa del d.p. a cui io, fino a ieri, avrei dovuto fare da assistente. Il nostro mancato incontro e l'irreperibilità del "mio capo" hanno reso misteriosa la mia presenza, ma nulla di misterioso vi era. Ha tenuto.
Quindi, al momento, situazione fumosa come poche e "bruciatura" del mio ruolo di "vice" (il d.p. si è giustamente inalberato dicendo che è lui che chiede un vice e lui, giustamente, non ha bisogno di vice, che un cazzo lo fa benissimo da solo e per contratto), per cui da oggi farò il pascià di Parìbar, pagato profumatamente sino a fine mese per non fare nulla e zonzare per la città dell'ammore, ma non senza preoccupazioni.
Tutto questo almeno sino a martedì dell'Angelo.
A mezzogiorno pranzerò col Mentore, che è dovuto forzatamente rimanere qui e poi lui se ne andrà e io deciderò il da farsi.
Speravo meglio, sinceramente.
Evabbeh.

lunedì 25 marzo 2013

L'ultima volta dell'Uomo Invisibile

Sono fresco, docciato, munito di fiori e di Comtesse Marie de France Paul Bara. Sono pronto come pochi, manca solo che arrivino le 20:00 e mi defilerò verso quell'appartamentino ficale in zona Sorbonne.
Quando sono salito in camera c'era la macchinetta del caffè americano con tutto il set dei filtri e un frigo.
Hammed è un figo.
Per il televisore mi ha detto ci vorranno un paio di giorni, il tempo di trovarlo rubato, suppongo.

Domattina la riunione inizia alle ore dodici in punto. Nessuno dei mie scoppiettanti amiconi mi ha reso partecipe della cosa e va bene così. O lo danno per scontato oppure sono proprio degli imbecilli. Domani sarà anche il gran giorno in cui, fortunello me, conoscerò di persona il direttore di produzione. Che momento emozionante, mi metterò il tanga a rete e mi depilerò lo scroto in suo onore.
La riunione si articolerà in due parti: la prima con tutto il CdA più Sua Eminenza Tazietti. Nella seconda ci sarà solo il Mentore, in qualità di Presidente, che conovocherà tutti gli alienati e gli comunicherà l'esito della riunione, che non è detto che contempli me come direttore di produzione, dipende da quello che dirà il Consiglio.

Sogno ad occhi aperti che Sadi venga ad aprirmi nuda. Dio come mi piacerebbe. Con quelle tettone sferiche e con quei capezzoloni neri, grossi come ditali, dio che sturbo. E con quei fianchi e con quel culo, dio dio dio. E con quelle gambe e quei piedi, beh insomma, completamente nuda.
Stasera testerò le sue reazioni. Indosso un jockstrap nero che mi solleva anche il pacco e lo fa ancora più grosso, se mai ve ne fosse bisogno.
Devo capirla, è sempre un momento stupendo comprendere le maialerie che passano per la testa della femmina che ti manda in calore solo con un respiro.

Io, di mio, ne avrei già una, di lista di maialerie, abbozzata con le prime centosessantadue che mi sono venute in mente, ma mi guardo bene dal rivelargliele. Faccio l'ometto, tanto lo so che non resisto molto.
Domani pomeriggio Sadi parte in TGV e va a Londra, dai suoi. Dovrebbe, nei piani, tornare martedì dell'Angelo o mercoledì dell'Angelo.
E io di mio sto qua, ad aspettarla.
Nella mia parasuite full opscional, andando a pranzare e cenare al Solito Bistrot.
Una Pasqua esaltante. Davvero.

Chissà se, in concomitanza con la Santa Pasqua, la Musona mi darà un filo di corda. Mah.
Magari potrei farcirle la Colomba. No?

Bene bene bene.
Stasera odorosa passera pakistana stufata ai sapori di cazzo italiano, poi nanna, poi domattina risveglio calmo, magari con una Bertillecolazione in camera e poi alla riunione.
Finalmente, in un modo o nell'altro, cesserà la mia invisibilità.

Mi rilassa i nervi Parigi, sì.
Bonsuarè a tutti.

Nella notte

Nella notte un Mentore ha fatto vibrare di piacere il mio parlàfono.
Nella notte un Mentore mi ha rivelato che ha indetto per domani una riunione dei soci a Orly, nel mio ufficio, ovvero in sala riunioni.
Nella notte un Mentore mi ha chiesto la disponibilità ad assumere la direzione generale e di produzione ed io gliel'ho data.

Bonsgiur.
Che tempo dimmerda e che freddo.
Dall'altra parte della strada, all'ultimo piano, cioè al mio livello, una signora delle pulizie sta stravolgendo l'appartamento.
Bello.
Mi sento bene.
Un text mi dice che stasera una dea pakistana dai piedi divini cucinerà per me.
Speriamo lo faccia scalza. Forse basterebbe chiederglielo. Ma perchè forzare?

Nel corridoio le ragazze cominciano a rifare le camere.
Mi costruisco un cortometraggio in cui esco nudo e trovo Bertille, che si inginocchia e comincia a spompinarmi con quella boccafica stupenda.

C'è una foschia del cazzo, stamattina.
Penso che chiamerò un taxi e andrò in ufficio con quello.
In fatto di disarticolati pensieri sparsi, non sono secondo a nessuno, ammettetelo.

La mia nuova camera è davvero grande.
C'ho anche un tavolo rotondo.
E la lisa moquette blu savoy con i gigli dorati.
Mi piacciono le camere d'albergo.
Penso a quanti ci avranno scopato, penso a quanti bei piedi di femmina avranno calpestato questa moquette e mi si scappella il cazzo.

Bene.
Gli ho fatto credere abbastanza che stamattina non ci sarò, è ora che io vada, perchè so che adorano quando gli faccio le sorprese.
Chissà che feste che mi faranno quando mi vedranno arrivare.
Mai grandi come quelle che gli farò io, se assumerò la direzione di produzione.
Ho una vogliona di far loro la festa, sì.

Bonsgiur.

domenica 24 marzo 2013

Il pascià di Parìbar

Ho cambiato camera.
Sento la pioggia sul tetto.
Giaccio morente sul letto.
Stasera no, non la vedrò. Aveva una cena da amici. Già programmata. Ma mi piace così.
Non so nemmeno se uscirò per cenare.
Hammed mi dice che se voglio una cena snack me la fa portare in camera.
Ma non da Bertille, lei non ci sarà sino a domani.
Voglio sciogliermi, anonimo, nella notte.
Senza dar traccia del mio esistere.
Nessuno sa, la verità. Nemmeno il cielo che mi guarda da lassù.

Sì, cena snack sia, amico Hammed.

Crude e rischiose confidenze

Saliamo in ascensore guardandoci, non una parola. Arriviamo al piano. Sferragliamento di porte interne e esterne e poi il tic toc dei suoi tacchi verso la porta. Entriamo. Una bella luce calda da una grande abatjour sul pavimento, di fianco al divano sacco bianco, il Gabbeh chiaro davanti, gli scaffali minimalisti di legno naturale non trattato, quadri per terra appoggiati al muro, degli oli che ricordano Klimt e altre tele che ricordano Klee, bellissimo.
Beviamo il cognac, ma lenti e sospesi, ciascuno fuso nei pensieri che la vista dell'altro gli dava.
Che bella atmosfera, calda, sensuale, femminile. Pochissime cose, ma tutte gradevoli, rassicuranti.

Certo che è un bel casino, diciamocelo. Questi giorni sono la celebrazione dell'inderteminatezza assoluta. Il lavoro, l'abitare, la Chiara, Sadi, persino la Pasqua. Però sembra quasi, a tratti brevi, che esista un equilibrio dotato di una solidità strutturale notevole. Perchè, a voler ben guardare, tutto questo è un assurdo piuttosto sensato. Lo è perchè ha alzato il contrasto dell'immagine: i neri sono neri e i colori colori. Prima tutto era sbiadito. Oggi le ombre fanno risaltare le luci.
Sto innamorandomi di Sadi, tanto per tagliare corto? Occorre rispondere? Adesso, su questo divano a sacco, no.
Domani, quando sarò solo a Parigi, diventerà una domanda incessante, anche se posta lungo un'altra prospettiva: potrà mai, Sadi, innamorarsi di me?

Sotto la camicetta di seta rosso mattone non vi era altro che seni nudi. Caldi. Dai capezzoli neri, duri e corporali.
Succhiarle i capezzoli grossi e lunghi come cazzetti, mentre le sue dita mi arricciano i capelli, mi riporta nel sacco fetale. Voglio succhiarle i capezzoli abbracciato al suo corpo nudo, nell'acqua calda di una vasca, in silenzio, dove l'unico rumore è quello di qualche goccia. Voglio un amnios confortevole, protettivo, rilassante.

E poi c'è il discorso dell'inferiorità. No, non è inferiorità. Mi ero sbagliato. E' inadeguatezza. Sì. Dopo aver sprecato tempo ed energia, inutilmente anche se spesso piacevolmente, attorniandomi di grandissime puttane (sfortunatamente non tutte a pagamento, ma qui l'inciso lo abbandono perchè mi depisterebbe assai) mi ritrovo ad assaporare la qualità sopraffina di una Donna intelligente, colta, sveglissima e bellissima e un puttaniere come me corre il rischio di essere inadeguato. E vulnerabile.
E mi rendo conto che la bellezza sublime, in una donna che sarebbe magnetica anche se conosciuta solo al telefono, quindi mai vista, diventa pericolosa al pari di mettere una pistola carica in mano ad un anaffettivo.
 
Un microscopico tanga nero scivola lungo le bretelline eleganti del reggicalze e svela il pube che adoro. Ed è una delle rare volte in cui mi sento sedotto da gambe inguainate in calze di seta con la riga e dal reggicalze di pizzo, anni cinquanta, alto sino al punto vita. Le lecco la vagina. La lecco a lungo e lei sembra impazzire mentre la lecco. Viene battendo i pugni sul divano sacco oramai srotolato come materasso, sul tranquillizzante Gabbeh. Poi ricongiunge le mani sulla mia testa e mi accarezza, guardandomi con un sorriso zuppo di dolcezza.

La Donna è il fulcrum. Va detto. Va ammesso, e lo dico per i maschietti cazzocratici. Cambia, muta, vira l'esistenza. Macchè lavoro e carriera. Il lavoro maschile e la carriera, compreso ovviamente il denaro, sono solo attrezzi utili a conquistare il fulcrum, la Donna. O la donna, per i meno dotati. Sadi mi manda, a brevi tratti, in una deriva esistenziale che mette in gioco ogni cosa. Sadi è una sfida con me stesso, una ricerca di conferma su me stesso, un checkpoint da superare, una barriera doganale che confermi la regolarità dei miei documenti umani.

Le lecco l'ano caldissimo e scuro. Adoro il suo calore anale. Adoro come mugola mentre la mia lingua le dona piacere, penetrandole l'ano. Adoro, per la prima volta cosciente, lucidamente cosciente, leccare l'ano di una Donna che mi mette in crisi esistenziale, adoro l'approccio della mia bocca e della mia lingua con la parte terminale del suo intestino e glielo dico, scopandole la Vagina lentamente e questo concetto, sussurrato liberatoriamente, mentre la penetro con autoalimentante passione trattenuta, questo concetto dettagliato oltre i limiti della decenza, espresso con sentimento devastante ed apornografico, questa espressione del contrasto concettuale e simbolico dell'unione tra il muscolo di espulsione delle sue feci e l'organo di alimentazione del mio corpo scalfiscono, ma forse incidono in maniera profonda, la sua emotività sessuale ed è sorprendente come la mia depravazione sottomessa generi in lei uno stupore emotivo che eccita l'idea  di me maschio fortr che godo dell'approccio, dichiarato con chiara espressione linguistica, dell'ano con la bocca, del desiderio nemmeno tanto recondito e nemmeno tanto non dichiarato, di assaporare le sue feci in segno di adorazione totale e l'orgasmo animale e sconosciuto le scoppia nell'Utero e cola lungo la Vagina e Sadi sussulta e trema mentre affondo, animale da monta di sua proprietà, colpi di cazzo sino alla cervice del suo utero, dichiarando con fermezza che vorrei, se fosse mai possibile, succhiarle le ovaie e la squasso di cazzo e di pensieri depravati e la adoro.

Non è tecnica, non è liturgia, non è copione, no.
Magari lo fosse.
E', semplicemnte e spaventosamente, abbandonare la riva.
E', pericolosamente e spaventosamente, nuotare al largo.
E', finalmente, vivere.
E', finalmente, rischiare.
Rischiare la delusione.
Rischiare il dolore.

Sì.

Nella pioggia fredda e grigia

Pioveva e guardavo fuori dalla finestra e poi drin e poi ciao T, posso chiamarti T?, scusami per ieri è stato un inferno, lavoro, lavoro, cena di lavoro fino a tardi e poi oggi, accidenti, mi sono regalata una dormita e un po' di pigrizia, come stai?, ti ricordi di me, sì?
E ride ride ride e io rido rido rido e la strada di fuori si illumina di sole e le finestre del palazzo di fronte fioriscono e le parlo, calmo, amicale, sensuale, sorridente, divertente, ammaliante, affascinante, teso a dare il meglio di me, il distillato, il millesimato prezioso e lei fa lo stesso, anche se con meno sforzo, ed è incredibile come la sua voce al telefono e i microscopici suoni del suo respiro e della sua bocca mi facciano tirare immediatamente il cazzo.

Cosa fai questa sera Sadi, hai impegni? sì sono impegnata, sai un italiano mi ha invitato a cena e mi porta nel mio bistrot preferito e io dico ok e non ci arrivo, non ci arrivo proprio e questo è un segno orrendo, un segno orripillante, un segno di meravigliosa debolezza umana e lei ride e mi dice l'equivalente inglese di "scemo sei tu!".

Appuntamento alle ore 20:30, prenota lei che vuole un tavolo vicino alla vetrina, che conosce tutti là, che sono amici.
Facile, mi dico, è a tre minuti a piedi dal mio albergo.
Metto il timer e arrivo al bistrot alle 20:28 minuti.
Arrivo dicendo che attendo una signora e il cameriere mi dice che è già arrivata e mi fa accomodare.
Sadi è al tavolo che sorseggia un calice di champagne, bella come un'attrice hollywoodiana.
Ciao, ma sei in anticipo tu o? Certo che sono in anticipo, di mezz'ora. Mi piace mettere a disagio il mio cavaliere e ride. Ho prenotato per le 20:00 e ride. Tutti si saranno chiesti: ma chi è quel cafone che fa aspettare una così bella donna mezz'ora? E ride.
Le dico a che mestiere si è sottratta, studiando legge e lei sorride sensuale leccandosi involontariamente l'angolo destro della bocca.
E poi ride. Mi fa morire come ride. E' stupendissima quando ride, essendo che è stupenda quando non ride.

Capelli raccolti, una camicetta di seta rosso mattone, una sciarpa color antracite, pencil skirt nera gessata, calze nere con la riga, scarpe nere di vernice coi tacchi altissmi, molto belle, evidentemente italiane.
E si parte.

Parlami del tuo lavoro T, così attacco con la rava e la fava in sintesi estrema perchè tutto voglio, fuorchè farle scoppiare i coglioni e così le passo la palla e lei racconta volentieri, papà, mammà, su e giù, la sorella, la nonna, il Pakistan, sei fidanzata?, lo ero sino a gennaio, ma tu pensa, e tu T? e mi guarda con quegli occhi che ridono quasi sinistri e io mi congelo.

Stop.
Decidere.
1. Mentire col rischio di farsi sgamare in seguito e mandare tutto a puttane?
2. Dichiarare col rischio di mandare a puttane tutto subito?
3. Dichiarare postillando che le cose vanno di merda col rischio di mandare tutto a puttane passando, per giunta, per il solito italiano falso?
Ok, fatto.


Prendo la 2. Dichiaro. Mi chiede. Rispondo e spiego. Spiego tutto. Sono teso. Ma chiaro al limite dell'autolesionismo.
Poi la sua mano sulla mia. Ti rende nervoso l'argomento? Mi rende nervoso che, a causa di questa situazione, tu possa cambiare idea su di me. T, io non ce l'ho ancora un'idea su di te! E ride. Ha ragione cazzomerda. Però stai tranquillo T, una cosa è certa: sei una persona sincera e questo mi piace.
Ottima scelta messiè. Non mi sono autoinculato in partenza.

E da lì, giù con il blahblahblah complessivo.
Poi, nelle striature della conversazione mi dice che venrdì tornerà a Londra per qualche giorno di vacanza pasquale. E questo mi fa venire in mente il text ricevuto nel pomeriggio dove, da Londra, la Chiara mi comunicava in maniera didascalica un'agenzia: da oggi sarebbe stata in Italia per quindici giorni, causa Pasqua.

E tu, T, cosa fai per Pasqua, torni in Italia? Non ho ancora deciso, ma tu quando tornerai a Parigi Sadi? martedì due perchè sai, anche se no ci riguarda religiosamente, è un'occasione per cui ci si ritrova in famiglia.
Già, immagino. E io che cazzo faccio? Boh. Io sto qua, cazzo me ne frega, è un lunedì del cazzo, alla fine.

Sorseggiamo un'intera bottiglia di Comtesse Marie de France, Paul Bara, bevanda dell'Olimpo. Lubrificata dall'effetto benefico delle bollicine, la dea esordisce chiedendomi se poteva farmi una domanda molto 'spicy' e personale. Mas oui. T, dimmi la verità, tu l'altra sera avevi preso la pastiglietta vero? E ride. La pastiglietta, ma dici quella pastiglietta?, chiedo. Mh mh, mi risponde. No, cazzo, ma mai, ma mai al mondo. Dai T, puoi dirmelo, guarda che è stato stupendo, tu sei un amante magnifico e quello mica lo si diventa con una pastiglietta. Oh Sadi, cut the craps, io non ho preso nessuna pastiglietta. Dai T, dimmelo e comincia a farmi piedino sotto il tavolo e sento quelle articolate dita superbe scivolarmi lungo la pelle del polpaccio e, contemporaneamente, pensando alle dita, sentendole, vivendo il piedino, mi trovo un salame di granito nelle mutande che mi dice che vuole studiare architettura e adesso vorrebbe una birra.

Sadi, abbiamo mangiato e abbondantemente bevuto, vero? Mh mh. E tu mi stai facendo piedino da quanto, ventisei secondi? Mh mh. Bene, Sadi, vuoi essere così gentile da scivolare un attimino in avanti, mentre io faccio lo stesso, e appoggiarmi il piede sul pacco? Sorride, controlla attorno e procediamo. Appoggia e sente il pregiato salume di porco solido in tutto il suo maschio splendore. Occhi neri si spalancano e una bocca orientale foggia una "O" maiuscola. E poi ride gorgogliando sotto voce. A che punto della serata l'avrei presa la pastiglietta, Sadi?  
E lei ride divertitissima e mi sega sui pantaloni con quel piede da dea che mi fa cadere in deliquio.
Riuscirei a farti venire, così, qui, T? mi chiede sussurrando, con le braccia appoggiate sui gomiti e le mani con le dita incrociate, quasi a nascondere la faccia dal resto del bistrot. Sì, le rispondo sincero, i tuoi piedi mi generano uno scombussolamento cerebrale.
E lei ride.
E scivola indietro, rimettendosi la scarpa.

Hai mai bevuto un liquore francese chiamato cognac, T?
No, Sadi, mai in vita mia, non l'ho nemmeno mai sentito nominare.
Ne ho una bottiglia a casa, vuoi assaggiarlo?
Volentieri, adoro accrescere la mia cultura agroalimentare.

Mi fa impazzire da legare.
Da legare.

sabato 23 marzo 2013

Servizietto in camera che agevola riflessioni adolescenziali

Mi sveglio alle dieci, non c'ho voglia di correre per andar giù a prendere un caffè prima che termini l'orario della colazione e allora telefono sotto e chiedo a Hammed se me lo fa portar su e lui fa una pausa e mi chiede "Bertille?" e io sento un brivido tra le natiche e una voglia oscura di farmi un regalo e dico di sì.
"Fra dieci minuti arriva" mi dice frettoloso e io ne approfitto per farmi una doccia e svegliarmi  e son lì che mi sfrego i capelli bagnati che la porta fa toc toc.

Sono a Parigi da un po'e mi sono chiavato una finlandese, una nera, una magrebina, una corsa (Fanny) una pakistana ed ora mi faccio succhiare il cazzo da una puttana che Hammed ha definito "beurette", che vuol dire che è nata in Francia, ma da genitori magrebini. Ma a Parigi ci sono delle parigine?
Che succhiacazzi strepitosa, aveva ragione Hammed. E poi che sturbo che sia nuda sotto il camice.
"Vuoi scopare?" mi chiede con la bocca bagnata, tenendo saldamente la minchia con la mano.
"No voglio che mi fai venire così" e lei ricomincia a spompinare a occhi chiusi.
Sono steso con la schiena appoggiata al cuscino e lei è stesa da odalisca sul fianco, col camice aperto, che scena postribolare magnifica.
Ha le tette piccole, i capezzoli scuri, la fica pelosissima ed è piena di rotolini. Non si taglia le unghie dei piedi e questa sciatteria mi infoia come una bestia carnivora. Età indefinibile, ma sopra i 35 di sicuro.
Ispidi capelli corti, occhi con borse scure da viziosa e una bocca da premio Nobel.
 
Sto lì che godo questo pompino lento, salivoso e bollente e penso che questa volta sono afflitto dal pensiero che, con Sadi, potrei passare dall'altra parte della barricata, potrei correre il rischio di essere io la sua scopata, il suo one night affair e il pensiero non mi rende felice.
Io ieri l'ho chiamata per sentire come stava, per rimarcare che per me NON è stato un one night affair e l'ho sentita sbrigativa. Le ho chiesto se fosse occupata e mi ha risposto che era un brutto momento, scusandosi. E non l'ho sentita più. Forse si apre per me la stagione del contrappasso.

Mi alzo e tolgo il camice a Bertille e le succhio i capezzoli, annusandole le ascelle, mentre lei mi sega con la mano calda e ruvida. Questa beurette è selvatica, sa di sudore acre, è poco pulita, mi piace. Le dico di mettermi il preservativo, porgendoglielo. E lei me lo mette. Le alzo le gambe e le lecco la fica puzzolente per assaggiarla, poi ci sputo sopra per lubrificarla e poi glielo sbatto dentro senza tanto riguardo e la chiavo.

Sadi ha qualcosa di magnetico che mi strega e mi apre orizzonti e scenari e scene che mi emozionano, ma devo essere pragmatico e ricordarmi di essere Tazio a Parigi, per cui, osservando la situazione come se riguardasse un altro, la probabilità che si sia trattato di un one night affair è elevata. Però vi sono dei dettagli che mi rincuorano. Non si dà mai il cellulare a un one night affair. Mai. Per cui, se anche sono stato un one night affair, Sadi non è avvezza a trattarli e la cosa, inspiegabilmente, mi rende felice.

Bertille ansima, strizzandosi le poco graziose tette.
"Godi?" le chiedo fottendola duro. "Oui" e si morde il labbro inferiore chiudendo gli occhi.

Io sono un animale molto strano, che probabilmente si è pure rovinato da solo nel corso del tempo. E adesso avrei bisogno di avere quel minimo di esperienza che, invece, pur essendomi scopato seimila donne, non ho. Forse perchè questa volta mi sento in una sorta di stato di inferiorità, rispetto a Sadi. Devo lavorare su questo pensiero, devo approfondirlo.

Annuso sotto le dita dei piedi della zoccola e godo come un porco. Fetidi ed eccitanti. Sporchi, neri, deliziosi. Sguscio fuori dalla sua fica inzaccherata e mi tolgo il preservativo. Lei si siede e mi spompina furiosa. La incito animalescamente e lei esegue. Quando sente che sto per venire mi tira una sega velocissima, sputandomi sul cazzo e io le sparo una gran sborrata sulle tette. Fine.
Com'è semplice, cazzomerda. Non le ho praticamente mai parlato ed ora abbiamo raggiunto il massimo livello di intimità. La guardo mentre, nel bagno, si sciacqua il petto e penso che è deliziosamente semplice, così.

Prendo il portafogli e lei mi dice di no. Mi dice che devo parlare con Hammed.
Prende il vassoio e se ne va. Magnifico.

Voglio rivedere Sadi, ma qualcosa mi dice che sono solo io a desiderare un altro incontro. E questa sensazione mi blocca, mi impedisce di telefonarle, ma il non telefonarle mi rende idiota.

Credevo di aver superato questo stadio alla fine del liceo e invece no.
Dicono che pioverà, oggi.
Speriamo di no.

venerdì 22 marzo 2013

Il frastuono dell'incudine che piomba sul pavimento

Ci vuole calma, moltamoltamoltamoltamoltissima calma. Calma e ordine.
Per cui parto dall'inizio.
Con calma. Quindi, se il post diventerà lungo, vi supplico genuflesso di leggerlo, perchè ho bisogno che mi siate vicini più che mai.
Ah, e vi supplico genuflesso anche di esprimervi, non siate timidi, sono Tazio, la vostra fidanzata di sempre.

Ok.
Calma.
E ordine.

Ieri sera.
Mi attardo un pochino con Hammed che mi chiede quanto tempo conto di stare e io gli dico che chi mi paga mi pagherebbe anche un appartamento, volendo, ma che io mi trovo bene nel clima del suo albergo: contatti umani, vita che passa, facce, storie, misteri, fascino e poi tutto pronto, pulito, lavato e poi lui è un vero amico e lui mi stringe la mano e mi chiede approssimativamente quanto durerà il lavoro a Parigi e io non so onestamente cosa rispondere, poi lui mi aiuta e mi chiede se un mese ci starò e io dico un mese di sicuro, ma probabilmente molto di più e allora ci accordiamo: prezzo di favore e, questo week end, appena si libera, mi trasferisce al piano di sopra dove c'è una camera più grande e mi chiede che cosa ci vorrei dentro a parte la Bertille on demand e io chiedo una macchina del caffè americano, una tv 46" col satellite e un vero frigo e lui dice che si può fare, ci stringiamo la mano e vado a mangiare un boccone e, per cambiare, per conoscere, per vedere la Ville Lumiere, vado al Solito Bistrot.
E fin qui credo che le informazioni sian complete e chiare.

Al Solito Bistrot festeggiavano un compleanno dei ragazzi e c'era un casino che nemmeno ve lo immaginate, la Musona era isterica, un tavolino per me non c'era ed allora, umanamente comprensivo e acusticamente intollerante, la fermo dicendo di non preoccuparsi, che o passavo dopo, o ci vedevamo un'altra volta e lei, esprimendo per la prima volta un sentimento umano confidenziale verso di me, ha alzato gli occhi al cielo sbuffando di sofferenza e mi ha mormorato "merci mon ami" e se ne è andata con piatti e bicchieri in mezzo alla bolgia.
E anche sin qui mi pare che tutto sia stato, ordinatamente, comprensibile.

L'occasione per vedere, per esplorare, per capire la grande metropoli era ghiotta e così ho attraversato la strada e sono andato al bistrot di fronte, dove il clima era assai più tranquillo e il rumore decisamente più contenuto. Un bel ragazzo magrebino, magro e sensualissimo mi ha fatto accomodare, gentilissimo, ed io mi sono accomodato a consultare la carta, scegliendo una supreme de canard che è ciò che mangio incessantemente causa pigrizia mentale.
Mangio e bevo, prendo un caffè, prendo un bourbon guardando la televisione nel maxi schermo e rifletto che questa inesistente primavera parigina mi si confà un bel po', un bel po', come direbbe Epifanio Albanese.
E sin qui mi sento di dire che tutto fila come l'olio.

Poi, a un tratto, il destino si compie.
Ad un tavolo di distanza vengono fatte accomodare tre ragazze, di palese etnia differente. Due occidentali, una addirittura bionda. Una no.
Quella di evidente etnia non occidentale era, a mio blasfemo avviso, di una bellezza pari a quella che deve aver posseduto Nostra Signora Madre di Dio.
Mediorientale, capelli neri lucidissimi, ondulati, carnagione olivastra, una bocca a cuore con una fossetta separatrice delle labbra superiori appuntita e  deliziosa, uno sguardo mollemente incantevole, una grazia ed una dolcezza ammalianti, una bellezza superba che io, ignorante come una bestia, ho frettolosamente attribuito ad una Dea Indiana.
Non sono riuscito a staccarle gli occhi di dosso, ogni cosa di lei mi faceva sognare, persino il tintinnio del suo esagerato mazzo di braccialetti, persino il color prugna del maglioncino che lasciava sfuggire la spalla nuda, persino la morfologia dell'epifisi prossimale dell'omero, erano estasianti.

E poi, d'improvviso, il suo sguardo si è volto verso di me incontrando il mio.
Bum.
Io ero in uno stato di ipnosi perchè, amici adorati, dovete credermi, quella giovane donna è di una bellezza ammutolente e metafisica. O patafisica, come direbbe un mio Maestro Indiscusso.
Lei invece era in uno stato di divertimento circense, nell'osservarmi in adorazione mistica.
E mentre le occidentali parlavano fittofittofittofittofittofitto, io mandavo messaggi telepatici cifrati che dicevano che venivo in pace e volevo diventare fratello del suo popolo alieno. E lei mi lanciava dardi neri di bagliori esotici e sorrisi che io VOLEVO fossero sorrisi di cosmici messaggi telepatici in cui lei, in qualità di Regina delle Dee, mi comunicava che assieme al suo popolo intergalattico della bellezza ultraterrena, accettava la visita di pace dell'Umano.

Il problema si poneva con urgenza, a quel punto. Le dame avevano bevuto e probabilmente se ne sarebbero andate.
Il terrore serpeggiava nelle mie articolazioni.
Se se ne va, dove la ribecco, io, la Regina Leyla? Dove?
Ed allora ho affidato il buon esito della missione a quella che è, sicuramente, la migliore delle mie caratteristiche: la coglionaggine.
Ho iniziato a guardarla e a segnalarle quanto parlassero le sue amiche con l'aiuto della buonanima di Marcel Marceau, ora mio Santo Patrono, usando le mani per mimare il becco d'anitra alzando contemporaneamente gli occhi al cielo e le ho strappato un sorriso che ha celato dietro la mano. SI'! VAI TAZIETTI!
Ciò ha dato, ovviamente, la stura alla mia idiozia più spessa e compatta, quella che mi ha consentito, mimando, di dirle che mi sarebbe mortalmente piaciuto bere qualcosa con lei, dopo, e che sarei morto se lei se ne fosse andata ed io non avessi mai più potuto rivederla e ha funzionato.
Ha funzionato al punto che non solo lei ha capito, ma anche mezzo bistrot, che a momenti si alzava e batteva le mani a ritmo di incitamento calcistico.
Le uniche ignare erano le occidentali, meglio.

Il tempo scorreva impietoso e la situazione stallava, ma poi, a un punto miracoloso della serata, la Regina ha chiesto scusa alle amiche e si è alzata per andare al bagno ed il Tazimede Pitagorico ha capito, ha colto, ha apprezzato ed ha materializzato, ha investito, introitato e rivenduto l'occasione, seguendola, attendendola fuori dal bagno delle signore con una nonscialans imperturbabile ed ineguagliabile.

Sadi.
Si chiama Sadi. Non è iperbolicamente stupendo questo nome? Non è musicalmente catartico? Sadi. Non è epiletticamente evocativo di imperi orientali?
Sadi.

Il mio francese ha subito un crollo verticale. Un dramma. Un balbettare da sfigato, che ho ripreso prima che toccasse il suolo, l'ho agguantato, placcato, come nemmeno il mitologico Castro saprebbe fare, l'ho aperto, lanciato, spinto in un passaggio alla mano verso un inglese che la Regina Sadi ha colto, chiedendomi da dove vengo.

Italiano, sono italiano, se mai qualcosa avesse lasciato un dubbio.
Ride.
Sono simpatico.
Me lo dice con una voce per cui vale la pena di morire.
Anche tu sei simpatica, dico con una voce per cui vorrei morire.
Da che pianeta vieni, Regina Sadi? chiedo senza nemmeno il coraggio di guardarla negli occhi.

Complicato, risponde. Sono di famiglia pakistana, ma ho vissuto e studiato a Londra, quindi a tutti gli effetti sono britannica.
Ma che britannica, Sadi. Mica son fatti così, fidati. E lei ride, con quei denti extraterrestri.
Pakistan.
Pakistana.
Paki.

Voglio farti capire, Sadi, in breve, in sintesi, che io vorrei chiacchierare con te, non vorrei perderti di vista, diamine che difficile che è, non so come spiegarmi, sto facendo la figura dell'idiota, devi scusarmi, non vorrei che tu fraintendessi, ma ci sono delle cose che e mi blocca.
Aveva capito.
Benissimo, anche a gesti.
E sì, valeva anche per lei e mi scrive un numero di cellulare su una salvietta e questa cosa è un desgiavù, ma al livello successivo del videogame.
Loro vanno a letto presto che domattina devono svegliarsi all'alba.
Chiamami, Tazee-oh, chiamami ora, che memorizzo.
Certo Sadi.
Chiamo.
Memorizza.
Memorizzo.

***

Non è più quel tavolo, non c'è più quella gente, è passato del tempo, ore credo, ma sono lì a godermi il tintinnio dei suoi bracciali paradossali, mentre le amiche blahblah sono state deportate e verranno saponificate nel sonno degli indaffarati.
Chi sei Ta-zee-oh? Raccontami. Eccomi Sadi, sono questo. Cioè, sono quasi questo, qualcosa te lo risparmio. E tu chi sei?
Trent'anni, mamma e papà medici pakistani che lavorano a Londra, lei laurea a Londra in legge, "prestata" alla Sorbonne per un lavoro di ricerca.
Sei una secchiona allora? Anche, ma non solo, fidati.
Mi fido.
Mi fido eccome.

E sul fare dell'una, mentre tentavo vanamente di esprimere un concetto, tenendo alta la guardia, Sadi mi bacia.
A me.
A Tazio.
Bacia me, le mie labbra, le labbra di Tazio, capite?
Bum. Bumbumbumbum.
Limoniamo come due quattordicenni al cinema. Ed è semplicemente estasiante. Divino, come me. Macchè come me, come lei.
Poi il bistrot chiude.
Vuoi venire da me, Sadi? Ho del Jack Daniel's in camera. Il mio albergo è qui all'angolo.
Mai assaggiato il JayDee, ok. E sorride.

***
Capelli sparsi sul collo profumato, percorso da quella vena in rilievo, collo che si perde e si fonde con la clavicola erotica che conduce alla curva perfetta del seno globoso, turgido ed eretto, sul quale magnifiche areole grigio marroni si stemperano acquerellate nel tono di una pelle incantevole, capezzoli grossi come ditali svettano nel mezzo, mostrando la croce di un buchino da cui un nuovo essere, un Eletto, verrà nutrito, sfumature scure si sommano alle ombre della luce, seguendo fianchi generosi, una pancia mossa da appena accennate curve sensuali, sensuali di maternità erotica e incestuosa, nelle quali affonda il profondo ombelico odoroso, violato da un doloroso ed eccitante anellino d'oro, ombelico dal quale si diparte il colore inscurito di un'ipotetica linea cutanea che corre sino al carnoso pube, liscio, glabro, morbido, dal quale sporge il clitoride roseo incorniciato dal cappuccio scurissimo e poi le scurissime labbra stropicciate e materiche, il buco dilatato e rosato e luccicante e il perineo percorso da una delicata cresta cutanea che si erige millimetrica tra pori macchiati di tinte più chiare e l'ano appiattito, quasi nero, schiuso d'eccitazione, le natiche sode e vellutate e le cosce morbide e profumate e poi i polpacci torniti e le caviglie e la catenina di piccole palline d'oro e le vene sul collo del piede e le dita sublimi, le più belle del mondo, con le unghie mistiche tinte di smalto rosa perlato che decretano, con l'assoluta incontrovertibilità dell'evidenza, che Sami ha i piedi più belli del globo terracqueo, i piedi più superbi e ipnotici che le mie maniache pupille abbiano mai visto.

Devi godere, mia Padrona, non mi importa di me, ma solo di te, voglio che esplodi di piacere mai provato prima, voglio che le vette dell'orgasmo ti squassino fino a farti vacillare la fede, voglio che lecchi la fica dell'estasi godendo, voglio che capisci il senso della vita intesa come essere vivi e corporali, voglio che la felicità sprizzi da ogni tuo ganglio nervoso così come dalla tua Vagina sprizza esotico profumo di Patchouli, poichè ogni mio ganglio nervoso gode assai più dell'orgasmo nell'odorarti, nell'assaggiarti, nel guardare empatico e partecipe le trasfigurazioni che il tuo volto assume mentre il mio corpo si tende, ben oltre ciò che la natura e il tempo gli consentono, al fine di darti quell'estasi divina che meriti e che un semplice umano come me DEVE donarti.

***

Per la prima volta, comprendo il verso di una canzone.
"Abbandonati come se, come se non ci fosse più, niente più niente al mondo".
Dormi.
E' mattina.
Sono le cinque e trentasette.
In strada la vita è morta e tu, nel mio letto, sei mozzafiato.
Vorrei fumare la sigaretta che, fortunatamente, non ho.

***

Sono terrorizzato.
E mostruosamente vivo.

giovedì 21 marzo 2013

Marroni

Mi faccio delle domande sulla natura umana e sulla conseguente stupidità relativa. In questo teatrino del fancazzismo tossico non c'è uno di questi fantastici geni che si ponga, o mi ponga, l'interrogativo più naturale del mondo: ma tu, chi cazzo sei e che cazzo fai qui?
Si limitano ad isolarmi, ignorarmi, snobbarmi, relegarmi ora in sala riunioni, ora in sala d'attesa, eludono le mie domande e non si rendono conto che con il loro "furbo" atteggiamento mi stanno raccontando esattamente quanto amerebbero non farmi sapere.
Il direttore di produzione deve essersi smarrito in Jumanji, i due account devono essersi smarriti il numero che dovrebbero aver già chiamato da almeno due mesi (lo so perchè me lo ha detto il Mentore), la segretaria deve avere smarrito la memoria.
Un grande senso di smarrimento, insomma.
E di smarronamento, per quanto mi riguarda.

mercoledì 20 marzo 2013

Polpettone notiziale alle spezie parigine

Bonsgiur.
Devo proporre la  Fanny per qualche premio particolare, poichè il suo ingegno deve essere insignito di qualche riconoscimento, ma io dico che anche la Legion d'Honneur potrebbe pure andare bene, massì, pensandoci poi bene non ce n'è uno sufficiente al mondo, non c'è nulla che possa premiare il troiesco cervello sopraffino di chi, avendo ben nota la mia passione per i piedi, arrotola il gambaletto antistupro a rete sino a metà piede al fine di inserire il mio cazzo tra la la sua pianta ed il gambaletto arrotolato, donandomi una sega sublime mai provata prima, donandomi il piacere della strozzatura dell'orrendo capo (che ora guardo con rinnovato concupiscente desiderio) e l'agevole movimento delle sue dita sotto la cappella, punto a me assai gradito. Magnifico, standing ovation, lei vestita e seduta sulla poltrona a sorseggiare un cognac ed io nudo, in ginocchio, con la minchia metallica a godere, mentre la sua voce roca schizzava sozzure nei confronti della mia lordura morale.

***

Ho sentito il Mentore e temo che, se non potrà salire lui, dovrò scendere io. E' molto soddisfatto dei miei report spionistici che, a suo dire, confermano dei timori che aveva e che, proprio per non influenzarmi, aveva volutamente omesso. Spero che questa fase muti rapidamente perchè, seppure molto ben pagato e molto ben spesato, seppure spassandomela non poco nel tempo libero, seppure a Parigi, trascorrere otto ore al giorno a ficcare il naso nelle pliche anali di quella società, osteggiato ed inviso a tutti, senza un ufficio, senza un volto amico, mi entusiasma relativamente. Io sono un cazzo di genio fottuto, alla fine, non un poliziotto privato.

***

Chiavarmi la Fanny mi piace moltissimo. Ci sono dei momenti in cui è in grado di farmi perdere il controllo e di trasformarmi in un animale che tenta di ucciderla a colpi di cazzo e quello è esattamente il punto in cui entrambi godiamo come bestie. E poi mi fa impazzire la sua sublime bellezza sfiorita, così umana, così sensualmente matura, così perfetta di difetti attraenti, così regina delle femmine. Non sono convinto di essere l'unico amante, ma al momento non mi permetto di indagare, sono un signore, alla fine. Mi permetto, con garbo e senza fretta, di introdurre delle ipotesi sessuali a voi assolutamente note, per vedere che reazioni suscitano e, al momento, l'ipotesi di guardarla mentre scopa con qualcuno la eccita non poco. Brava Fanny se continui così ti porto alle Canarie che vedrai che collezione di minchie ci facciamo.

***

Al paesello il Ruggi ha avviato l'operazione Bobcat, come immaginavo. E' stato veloce il nuovo d.c., davvero veloce. Ha generato in breve la tensione di rottura col Loca, che ha già dato il preavviso e se ne andrà. Ha avviato il trasferimento fisico della sede da Taziopoli alla provincia con la erre moscia, Domiziopoli, e sembra che entro giugno i giuochi saran fatti. Sono entrate nuove figure tecniche e commerciali che han generato scontento in alcuni e pacato ottimismo in altri, come il Costa. Il Costa è nell'occhio buono del d.c. e ne sono contento. Mi dice che stanno arrivando lavori e clienti e, quindi, la mia decisione di lasciare il passo non è stata così sbagliata. Gli ho proposto di salire, un week end, dato che non ha mai visto Parigi e lui è stato contento e mi sa che prima o poi ci verrà. Ho voglia di vederlo, davvero.

***

Mi sono interrogato a lungo sulla proposta di Hammed, relativamente al "servizio in camera" della Bertille. Come funzionerà, nella realtà, la faccenda? Hammed fa il pappone della Bertille che, oltre a prendersi lo stipendio, ottiene dei "bonus"? Oppure la Bertille lavora marginalmente come cameriera e la sua attività principale sono i "servizi in camera" e parte dei bonus li percepisce Hammed? E poi, ancora, gli altri soci sono al corrente della Bertille? Perchè a me Hammed mi ha richiesto il silenzio tombale con TUTTI. Incredibile come io sia in grado di affannarmi attorno ai risvolti che riguardano una donna nemmeno tanto bella, volgare e sciatta, ma come dicevo, fascinosa poichè puttana. Appena Hammed è di turno me la faccio mandare su, sì. La voglio con il camice da lavoro sporco, le ciabatte e sotto nuda. Ha!

***

Chissà che fine avrà fatto la Finny. Io non chiamo (figurati se chiamo) e lei non chiama (figurati se chiama). Controllo quotidianamente YouPorn, magari ce la trovo dentro. Sarei molto orgoglioso di fare un post in cui incollare il pornino dicendovi "ecco, questa è la Finny".
Bah, sopravviveremo tutti a 'sta cosa, credo.

***

Ieri pomeriggio mi ha chiamato la Chiara. Una specie di bollettino resoconto, più che una telefonata. Mi ha comunicato che il week end le è andato via col trasloco (!) e che ora non abita più a Camden, ma a Chelsea. Bel salto per una cameriera del Cafe Nero, dico, seppure con più riguardo per non essere offensivo. Pare che si sia lanciata nella libera professione e che adesso lavori per un paio di agenzie come free-lance con soddisfazione economica e personale. Bene, sono contento, molto.
Solo alla fine della telefonata ho realizzato che quelle agenzie e il lavoro free-lance, potessero non essere necessariamente nel settore della comunicazione. O meglio, non in quella grafico-visiva, ecco.
Questi pensieri mi scombussolano e mi fanno intostare la minchia.

***

Stamattina penso che bigerò il divertimento frizzante nella Valle della Marna. Ho in mente un progettino rilassante: massaggio orientale con happy end in un saloncino massaggini consigliatomi da quel grand'uomo di Hammed. Poi pranzerò da qualche parte, magari al Solito Bistrot, perchè no. Mi piacerebbe instaurare un rapporto diverso con la cameriera musona muscolosa senza calze.
Perchè nella vita bisogna darsi degli obiettivi e lavorare sodo per raggiungerli.
Solo così ci si addormenta con un sorriso.
Secondo me, eh.
Bonsgiur, vado a finire di masturbarmi.

martedì 19 marzo 2013

Nuove angolazioni e rotazioni dei punti di vista

Seduti ad un bistrot, all'aperto, in fondo alla veranda di gomma, un po' distanti dal fungo rovente, sorseggiamo svariati bicchieri di vino bianco e chiacchieriamo rammolliti e tu fumi una Stuyvesant dietro l'altra, che ti fanno la voce roca e sexy e meditiamo sbronzetti sulla vita e le opere, quando d'improvviso mi rendo conto che con te alle Canarie tra le dune sozzone sarebbe un incanto, ma ancora non so, non ti conosco, non è detto che sia un genere che gradisci ed allora, ordinando altri due vetri di bianco ti dico della mia situazione e della necessità di vacanza e tu mi dici a chi lo dici, ma lo sto dicendo a te Stephanie, detta Fanny, ribattezzata MILFanny e ti dico che mi piacerebbe andare con te alle Canarie e mi guardi e ridi morbida con la tossetta e mi dici "ahhhh… QUEL tipo di vacanza!" e io ti chiedo "Quel tipo quale?" e tu mi scivoli sulla spalla destra al fine di condurre la mano destra sotto il giaccone a lisciarmi il pacco e sussurri roca "…porcellone esibizionista…" e poi ri-ridi roca e io sento crescermi nei pantaloni un sommergibile nucleare classe Typhoon e ti chiedo, mi informo se la cosa ti piace e se hai già provato l'ebbrezza, ma tu mi dici di no, che sei al corrente, ma non hai praticato e sei molto divertita da questa conversazione e sento che, sotto il giaccone, le tue dita sbottonano e aprono e quando trovano subito la pelle del cazzo, essendo io senza mutande in tuo onore, vai in solluchero e mi incalzi di domande, sorridente e laida, mi chiedi di descriverti che progetti avrei con te alle Canarie e io non indugio e ti dico, ti dipingo, ti prefiguro, ti colloco, mentre cominci a strozzarmi la minchia sotto il tavolino, accoccolata come fossi la mia fidanzatina del cuore e mi confessi che il sole nuda lo prendi, che una volta con un fidanzato hai scopato all'aperto e c'era un guardone, ma che quelle cose un po' estreme delle Canarie no, mai fatte, ma io ri-incalzo, leggermente ansimante causa sega magistrale sotto il cappotto, ri-incalzo e chiedo se la cosa potrebbe interessarti e tu mi dici chissà, così su due piedi non saprei, mi ci dovrei trovare, ma mi confessi che le pitture, le prefigurazioni, le collocazioni che ti ho dianzi descritto ti hanno fatta bagnare, per cui vi è un ragionevolissimo abbondante margine di gradimento ex ante, fatto salvo che non intervengano fattori ex post che lo rendano sgradevole e mentre argomenti con una ragionevolezza encomiabile, scorri l'unghia dell'indice sul frenulo ed io godo come un porco, sia perchè hai preso una lodevolissima iniziativa in un luogo pubblico, seppur celata da tavolini, borse e cappotti, sia perchè potresti scrivere un trattato su come far tirare la minchia ad un maschio.

Canarie con la Fanny.
Mica mi suona male, sapete?  

lunedì 18 marzo 2013

Fanny e le altre. Il ritorno del Granporco

Eccomi rientrato nella mia cameretta del mio alberghetto, dopo una gioiosa giornata di felicità travolgente con i giovani spensierati dai caratteri frizzanti che mi a-do-ra-no. Spero che 'sta menata si componga in tempi rapidi, perchè comincio a rompermi il coglione.
Seccature a parte, vi aggiorno su ciò che è successo durante la latitanza weekendiana, che è da venerdì sera che non scrivo.
Quella sera, abitudinario patologico, sono andato a cena al Solito Bistrot, raffinata versione della Solita che ho lasciato al paesello. E lì, a una cert'ora, è arrivata la Fanny, la mia bella MILF francese dallo sguardo laido e dal capello biondo cenere.

Dovete sapere, così per una classificazione sommaria e generale che spero non infastidisca nessuno, che le donne parigine si dividono in diverse categorie.
La prima categoria è quella delle donne impegnate e su questa non ci spendiamo molto tempo.
La seconda sono le donne disponibili, che sono rilassanti all'approccio, poco cervellotiche e per nulla "strateghe" all'italiana. Sono donne che se hanno voglia ci stanno e non importa se è la prima uscita o il primo quarto d'ora che ci si è visti, ma ci stanno, perchè (cosa molto importante) partono dal concetto che non devono giustificare nulla a nessuno. E questa è l'emancipazione che io amo.
La terza categoria sono le predatrici. Le predatrici come hobby hanno il cazzo. Vi sono moltissimi locali in cui i maschi vanno a farsi preda e loro a predare. L'età della categoria è eterogenea: vi sono predatrici di 20 anni come di 60 e altrettanto dicasi per le prede.
La quarta categoria sono le prostitute. Parigi è una città meravigliosa sul fronte della prostituzione e, per uno come me che ne è morbosamente attratto, è un autentico paradiso.

La mia bella MILF parigina non è una predatrice, pur avendomi abbordato lei, ma è certamente una disponibile. E posso dirvi con assoluta certezza che a letto sa quello che fa, oh sì che lo sa, oh sì. Per cui è stato un venerdì sera di sanissima attività fisica grazie alla quale abbiamo espulso sudore, tossine, liquidi, peti e saliva. Mi fa arrapare come un caribù neozelandese, vuoi per la parlata, vuoi per quella casa dai soffitti alti sedici metri, vuoi che ha dei bei piedi ossuti, vuoi che le rughe mi impalano come una trivella, vuoi che non le basta mai, vuoi che eravamo sbronzi, vuoi tutto quello che vuoi, ma è stato un venerdì sera da cerchiare sull'agenda col pennarello rosso, anche se l'agenda è quella dell'iPhone.
Ho dormito lì, che se una donna parigina non ti caccia a calci nei coglioni alla fine, vuol proprio dire che, o tu, o il tuo cazzo, o l'insieme, hanno fatto il punto. Poi, sabato mattina, mi ha congedato perchè partiva per andare in un posto impronunciabile e non memorizzabile, a trovare sua sorella.

E io sabato mattina stavo proprio bene, ma bene bene.
Sono andato a vedere un'appartamento che da fuori era superbo e dentro una topaia di merda che il Miramonti è l'Excelsior in confronto.
Poi ho fatto shopping, qualche telefonata seduto da Flor tirando lentamente sera, per poi andare a cena al Solito Bistrot.
E mentre mangiavo le solite cose al Solito Bistrot, ho formulato dei ragionamenti di squisita sagacia e raffinata arguzia.
Mi sono detto che, in una metropoli, la differenza tra il turista e lo straniero è che lo straniero sa andare a troie pay nella metropoli, mentre il turista è un semplice gonzo abbindolabile. Ho poi cesellato il già prezioso concetto con una considerazione: manco da Parigi da moltissimo e le cose potrebbero essere cambiate.
Per cui, l'uomo pragmatico, l'uomo che sa vivere il suo tempo e la performàns, quando è nel dubbio approfondisce.

Per cui conto silvuplè e fammi un bene: chiamami un taxi.
Dall'autiere dell'automezzo pubblico mi sono fatto condurre a Pigalle, ovviamente. Era il primo luogo da testare. Salto a pié pari tutte quelle cazzate fasulle destinati ai turisti e poco oltre il Moulin Rouge infilo una certa stradina interessante, nei miei ricordi, zeppa di carinissimi bar luridi nei quali sostavano decinaia e decinaia di zoccole parecchissimamente semisvestite ed in attesa di contrattare col puttaniere doc, col puttaniere che sa quello che vuole e quello che vuole pagarlo e quando si raggiunge l'elegante accordo le dee ti conducono in piccoli camerini nel retro o nel superiore o nell'inferiore del lurido baretto medesimo.
E c'è poco da fare, la grandezza di un popolo la si misura anche dalla capacità di tenere vive le tradizioni, modernizzandole.
Funziona tutto come un tempo, oui oui e anche un po' oink oink. Pelle nera a cannone, asiatiche a cannone, ma dei pezzi di figa da cader per terra, poi il baretto dei trans, con una brasiliana che era estasiante come la Madonna del Parabrezza, che come aperitivo di benvenuto ti prende la mano portandola sotto la mini di vernice rossa affinchè tu possa apprezzare la dimensione della salsiccia che le penzola tra le gambe, affrettandosi a precisare che le diventa non duro, ma di più. Sono stato molto tentato, vi dirò. Ma mica me ne vado domani da Parigi.

Poi entro nell'ennesimo baruzzo, poco distante, un tantino defilato e appena varco la soglia vengo intercettato da uno stacco di coscia di ebano che si chiude con un piede dalle unghie importanti e cresciute mezzo centimetro oltre il dito, smalto nero perlato metalizzato, sandalo assassino e poi salgo e che figa da conversione cazzomerda, capelli rasati alla cantante dei Morcheeba, viso dolcissimo e due occhioni da cerbiatta che mi sono seduto in un secondo secco, presentandomi, offrendole da bere, chiacchierando, inondandola di complimenti, facendo finta che non fosse una puttana. Che delirio dei sensi, che statua, che creatura di Dio superba.
Poi lei mi prende la mano e mi dice il suo rate, che manco contratto, dico sì, da, ok, oui, vaben, nden.
E usciamo e attraversiamo la strada e ci perdiamo nella torva notte del peccato sino a un portoncino rovinato che mi faceva drizzare la minchia anche quello.
Che femmina ragazzi.
Che figa assoluta.
Che dea.

Ho pagato un piccolo sovrapprezzo (piccolo, dio, parliamone) e l'ho tenuta quasi quattro ore.
Quattro ore in cui gliel'ho messo anche nel naso e nelle orecchie e, con un impegno che non so per quanto tempo ancora il mio fisico potrà permettere, sono riuscito a farla venire. Che sorrisone mentre veniva, che bella, che pantera, che pelle, che profumo (vero, purtroppo).
E poi lei è tornata al baretto, io a Pigalle, dove ho preso un taxi e me ne sono tornato nella mia cameretta del mio alberghetto.

Lo so, siete arrivati sin qui continuando a chiedervi come mai non sono andato a Londra, che in un'ora e venti si è là.
Non ci sono andato perchè mi sono accorto, casualmente e per una circostanza improvvisa, che anche da Londra in un'ora e venti si è qua.
Ingredibbile, amisgi, anche io all'inizio sono rimasto di sasso.
Per cui mi sono detto, fuor d'ogni polemica, stante che il tempo Parigi Londra è lo stesso Londra Parigi e stante anche che il Tazietti viaggia in Primalussosfrenato, ma che un'ora e venti la si affronta agevolmente anche nell'ottima seconda con prezzi a partire da 40 euri, se nessuno da Londra ha raggiunto Parigi, vuol dire che qualcuno c'aveva daffà a Londra. O era ancora sazio del Ramsay della settimana precedente.

Per cui ho trascorso la domenica nel cazzeggio, chicchierando a lungo con Hammed (uno dei proprietari dell'alberghetto) un algerino di un metro e novanta piuttosto manzo e, secondo il mio sesto senso di donna, piuttosto appassionato di luganeghe crude. Abbiam favellato di politica, femmine e puttane.
E alla fine mi ha sussurrato, complice, che se mi va il servizio in camera, potrebbe mandarmi su Bertille che con cento fa tutto e ha un gran talento.
E stamattina, colazionando prima di partire per raggiungere l'emozionante groove, ho guardato Bertille che serviva il caffè e mi sono detto ebbrava Bertille. 
Perchè Bertille non è esattamente una figa, ma ha l'irresistibile magnetismo della puttana.
L'amoralità rende belli.

venerdì 15 marzo 2013

Giovedì sera come Josephine Baker

J'ai deux amours, mon pays et Paris.
E dopo cena mi sorge la necessità di digerire la canard ed allora mi avventuro a passeggiare e ad un tratto vedo un negozio aperto, uno di quelli che vendono gioielli di basso costo, bigiotteria ed affini e, siccome ha le porte tenute aperte, entro. Così, per sport. Per cazzoneria, per noia. E mi metto a girare meditabondo osservando i banchi illuminati e poi, d'improvviso, la vedo e mi colpisce. Una bella magrebina, ma bella bella, riccia riccia, con il visino illuminato dal bancone espositivo e la guardo e lei, alzando gli occhi, vede che la guardo e mi guarda e io giro e la guardo e lei gira e ogni tanto mi guarda e così prendo la decisione e sfodero un sorriso Colgate e faccio un timido ciao veloce con la manina e lei ride e mi guarda e io rido e la guardo e 'sta menata si trascina per un bel dieci minuti, sinché d'improvviso lei, traditrice, si gira mi fa ciao ed esce in strada e se ne va.
Che non esiste, diciamocelo.
Per cui via, superrazzi ultrafotonici on e attraverso il negozio e esco come la furia dell'apocalisse, ma non occorreva, perchè lei era semplicemente lì, in contemplazione della vetrina accanto e allora la stampo, idiota come solo io so essere e lei ride, di denti candidi e una vocina sottile sottile e chiacchieriamo.

J'ai deux amours, mon pays et Paris.
A Parigi ciò che deve compiersi si compie senza intralci.
A Parigi c'è onestà intellettuale, nessuna prova, nessuna demo. O è, o non è.
E ci penso appena mentre lecco quelle piccole tettine dai capezzoli di cioccolato ricoperte di pelle ambrata di miele odoroso, calda, liscia, morbida, lecco i piedi belli da bambina, chiari sulla pianta, le entro dentro in un soffio, è larga, pelosissima, bagnata, carnosa, acre e seducente. La scopo forte, mi abbraccia, i ricci ispidi, l'alito profumato di pastis, le ascelle appena ispide, esotiche e salate, la pelle deliziosa da succhiare, il volto che si fa serio di piacere serio, sbatto, fotto, fotto, fotto, tra i suoi sensualissimi "oui" sussurrati, le unghie piantate nella schiena, la lingua rosa che lecca le belle labbra, la succhio, le scopo la bocca con la lingua, la giro, di fianco, di dietro, di sopra, bella, nudissima, caldissima, la mangio, la lecco, le infilo la lingua nel buco del culo scuro, carnoso, estroflesso, e lei viene in un pianto tenero e grazioso, un tono delicato, soave e musicale e poi balza come una fiera, mi spoglia della gomma impersonale e attacca un gran pompino rumoroso, con le guance depresse e la pelle un poco lucida e le scoppio nella bocca e lei, abile, lascia uscire la sborrata che mi cola lungo l'asta e lei sega, succhia e mugola, spalma sborra sulle tette e le dita le si imperlano di lucido, come il mento e le tettine e poi basta, ci si schianta ad ansimare, nella mia stanzetta anonima, che comincio già ad amare.
Che poesia.

Nessuno chiede niente a nessuno.
Ci siamo piaciuti, avevamo voglia di farlo, l'abbiamo fatto.
Mi ritrovo nudo, seduto sul letto, tenendo la mano a quella stupenda magrebina che mi guarda sorridente, vestita di tutto punto perchè sta andando e poi si china, mi bacia, mi sussurra che le è piaciuto e poi conclude, sulla porta, dicendo che ci si vede in giro.
E se ne va.

J'ai deux amours, mon pays et Paris.
Questa città è divina, divina, divina.
Una città divina per Tazio il Divino.
Vualà.

giovedì 14 marzo 2013

Cose

Che giovedì dimmerda, amisgi.
Stamattina sono arrivato nell'ufficio dei mattacchioni dai caratteri spumeggianti ed ho scoperto che c'era una riunione.
Per cui, con un timido e rispettoso "Oh scusate" mi sono trovato in corridoio, pressochè senza un luogo in cui stare. Ma l'Efficentazio non si perde d'animo e, con il coglione discretamente rotto, mi sono accomodato in sala d'attesa, col mio fido Pro, facendomi una bella scaippata text col Mentore. Col quale si sono decise delle cose che mi faranno discretamente divertire nei prossimi giorni.
Per ora continuo a redigere con minuziosa cura il diario di bordo, annotando i movimenti di tutti, i tempi ed i luoghi.
Una spia vigliacca, qual miglior ruolo per me?

Ma non è di queste cazzate che vi voglio ansiosamente parlare.

Ieri sera, al solito bistrot, sono stato abbordato. Che figata.
Si chiama Fanny, ha una cinquantina d'anni, a spanna. Bella donna, veramente. Da giovane doveva essere uno schianto pazzesco, essendo che è parecchio figa e me lo fa tirare in continuazione anche adesso. Occhi azzurrissimi, grandi, capelli a caschetto biondo cenere, magra, elegante, simpatica e, soprattutto, molto molto alcolizzata.
L'ho trovata decisamente irresistibile da subito. Mi ha offerto da bere.

Fantastico, l'ho adorata perchè mi ha fatto sentire puttanella.
Io col francese tentenno, ma Fanny non tentenna per nulla con l'inglese ed è discretamente scheggia anche con l'italiano. Ha vissuto molto in giro per il mondo ed anche in Liguria, per diversi anni. Fanny e una macchina con alimentazione a rosè, molto rosè. Però tiene la balla che è una meraviglia e quando è ubriaca è molto sensuale. Insomma abbiamo parlato e riparlato, flirtando. Alla fine, parecchio sbronza, ha appoggiato la testa ad una mano, mi ha guardato e mi ha sussurrato "…sei così bello…" e, contemporaneamente, mi ha fatto piedino.
Ci può essere qualcosa di maggiormente sublime al mondo? No, amisgi, non c'è. Avevo la cappella che si vedeva dal collo della camicia.

Ci siamo praticamente scopati con gli sguardi, le parole gonfie, le carezze, i piedini e le palpatine. Lei sorrideva provocante, bellissima, bellissima.
L'ho riaccompagnata a casa, che abita lì vicino.
Sul portone ci siamo esplorati gli stomaci con la lingua,  come due ragazzini, in un abbraccio carnale.
E come una ragazzina mi ha detto, un po' roca "Come prima volta ci fermiamo qui… sono una ragazza all'antica…" e poi ha riso con quei denti perfetti.

E mentre entrava nel portone io mi sono affannato con degli sciocchi "Ma senti, ma lasciami il tuo numero, come facciamo a rivederci??" e lei, suadente, sensuale, alcolica, mi ha risposto indicandomi un campanello: "Sai dove abito, come mi chiamo, sai che locali frequento, come fai a non vedermi più?" e soffiandomi un bacio si è dileguata nel buio del suo androne.
Sarò pazzo, ma per me questa cosa è una gran figata.
Gran figata, sì, sì, sì.

mercoledì 13 marzo 2013

Punteggiature puntiformi dei punti delle puntate precedenti

L'unica cosa che detesto di Parigi è il freddo.
Biologicamente sono programmato che, a marzo, comincio a sentire la temperatura esterna alzarsi, mentre qui continua a gelare e a gelare di brutto.
Ma nei bistrot è caldo, sì è caldo.
La ragazza di colore, molto bella e dai tratti delicati, flirta col ragazzo di colore, bellissimo maschio erotico. Lei ha sbagliato, si è messa i collant tinta carne e sembra malata. Di un bel cioccolato di sopra e poi spuntano quei piedi color cappuccino. Ma tanto lo sa, appena è nuda diventa sfolgorante. Anche lui, con quel bel sedere rotondo. E chissà che bel cazzo avrà.

Da due giorni mi sono addentrato nei complicati meandri del mio ruolo lavorativo sotto copertura. Il Mentore ha ragione ad avermi mandato là, ci sono moltissime cose strane. Prima tra tutte: non ho un ufficio. Perchè? Perchè nessuno ha detto a qualcuno che dovevo averne uno. Anzi, nessuno ha detto a qualcuno che io sarei arrivato, però loro, pur non essendo gentili, mi ignorano senza complicazioni. E poi il "capo" non c'è. Chi è il capo? E' forse un socio? No. E' il direttore di produzione. E siccome al momento non si sta producendo, lui non ha nulla da dirigere e quindi non c'è. Dov'è? Non si sa.
Per cui io sto lì, in sala riunioni col mio portatile e ogni tanto esco. E appena esco, qualsiasi assembramento si disperde e le porte degli uffici si chiudono. Gradevole incarico, vi pare? Oggi, per esempio, ho deciso di non andare. Non voglio che si abituino ad una mia regolarità.

Il weekend londinese è stato interessante. Abbiamo affondato la vanga affilata nelle reciproche carni ed abbiamo raggiunto il livello di pareggio informativo, accompagnato da una costruttiva consapevolezza del bene e del male. Ma, nel nostro caso, il bene ha vinto sul male e siamo ancora, felicemente e volutamente, assieme. No, decisamente non posso, per la mia anima, stare senza di lei. E viceversa. Com'era il titolo di quel film? Amore tossico. Anche se noi non siamo tossici di eroina, ma ciascuno dell'altro.

La bella finladesina l'è a Praga a girar porno. Ho la sensazione che non la vedrò mai più e la sensazione che non mi mancherà affatto.
La cameriera del bistrot ha le gambe muscolose e non indossa calze sotto la gonna nera dell'uniforme. E' biondo platino spennacchiata, ma sotto si vede una ricrescita nera corvina. E' sempre imbronciata e per nulla socievole. Quando risalgo in camera, dopo aver cenato lì, mi faccio una sega pensando di incularla nel mezzo del bistrot, con tutti attorno che guardano e urlano incitamenti infoiati e selvaggi.

Sì, forse dovrei tornare in analisi, come qualcuno ha saggiamente commentato da qualche parte.
Però mi trovo discretamente simpatico e non mi farei mai più un torto del genere, visto che sono così dopo esserci già stato.
Fra qualche minuto arriva la signora a rifarmi la camera, per cui adesso trasloco di sotto, faccio colazione e poi, magari, ci si sente dopo.
Bonsgiur.