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domenica 20 agosto 2017

Paoletta maledetta cagacazzo


E mi torna dalla balneazione quindicinale con l’epidermide scurissima, i capelli biondissimi lì dove mechati e scurissimi lì dove naturali, inguainata nell’abitino di cotone, issata sui sabot a suolona zeppona di sughero e tomaia di pelle in tinta con l’abitino e mi reca infingarda lo smalto rouge noir che sa che adoro e mi mangia a quattro palmenti una cena-banchetto a cui manca solo la distribuzione delle bomboniere, ribadendo un’indole godereccia che sa che apprezzo e discorriamo, di politica-arte-pittura-geografia-giornalismo-burocrazia-pubblicità-chi-cambia-canale-è-una-bomboniera-impegni-previsioni-la casa!-la casa!- noi giornaliste-voi pubblicitari-loro camerieri-il conto vi supplico.

Paoletta goduriosa e formosa, corpacea e curvacea, molto carnacea e mammellacea, presuntuosa quel giusto da renderla insopportabile, ma poi umana e tenera da indurre l’oblio sulla presunzione, attenta, curiosa, intelligente, decisamente sfacciata da ritenere che, pur non sapendo un cazzo della perdizione e pur non essendosi mai esibita neppure in topless sulla spiaggetta dell’oratorio, nessun limite sia invalicabile per lei e tutto sia naturalmente sperimentabile, senza remore morali, dato che trattasi di un “esperimento” e “cosa sarà”, quando invece lo status di pervertito è un’esigenza, una necessità, non un passatempo pomeridiano in attesa del tè con la contessa.

E di questo si discute dopo una gradevole e vivacissima incularella, stesi sulle preziose lenzuola di cotone egiziano, il cui colore esalta la sensualità dell’abbronzatura interrotta da aree candide che gli appassionati di tan-lines apprezzerebbero con grande eccitazione.
Inaliamo molto scialli il cannellone ripieno di erbetta spinella di non mia fornitura, buona, che sale bene e bastona il giusto e la Paoletta mi tormenta con quesiti incessanti relativi al mondo sommerso delle fogne di Calcutta a cui io appartengo.

La luce aranciata, calda, lei nuda, di pancia sul letto, strabordante di tette schiacciate, il viso tra le mie gambe aperte che esibiscono la maestosità singolare della mia ipermascolinità reattiva, mi diverto a negarle la sua pretesa attitudine porcaiola pubblica e lei si incazza, adducendo sostenibili obiezioni quali “ma scusa, secondo te cosa non ho per potermi mischiare alle tue troie” che mi inorgoglisce, pur essendo conscio che troie di prima mano non ne ho affatto, ma taccio e mi godo il titolo, ricacciando al mittente l’obiezione con un sommario e supponente “ma dai, sei troppo una brava ragazza per queste cose e poi sei poco esibizionista…” che scatena l’inferno sul concetto di “brava ragazza” e su quello di esibizionista poiché, ella sostiene, il non essersi mai trovata nella circostanza adeguata in cui esibirsi non la può bollare come non esibizionista, specie considerano che una donna di trentasei anni che si ritiene figa, specie perché milf formosa, la voglia di mostrarsi ce l’ha.

“E allora domani ti porto lungo il Po e ci spogliamo nudi”, ma l’offerta non basta, viene sminuita a semplice nudismo, aggiungo la variante di una copula dinnanzi ad altri, ma vengo smontato con un “capirai, parliamo di una botta in camporella”, di cui discuto il concetto di “botta” e di “camporella” descritti con così annoiata indole, sferrando un fendente facile “ma tu una botta in camporella te la sei mai fatta dare, specialmente davanti ad altri?” nella certezza, immediatamente confermata, che no, mai le è capitata una simile situazione promiscua.

Sarà stata la stanchezza, l’ora tarda, l’argomento elastico come la pelle dei coglioni, sta di fatto che ho avvertito l’impeto sapendo perfettamente di doverlo trattenere senza successo, ed ho bruscamente interrotto la sua dotta trattazione, resa logorroica anche dal THC, con un plebeo ed esageratamente maschilista “Vieni qui e succhiami il cazzo”, brandendo la verga grassoccia in direzione della sua vicinissima faccia.
“Scordatelo stella, prima ti vai a lavare, ti sei dimenticato dove me l’hai messo?” che avrebbe smontato anche il mitico Rocco, il maestro Nacho Vidal, ma chiunque al mondo.

E mi alzo solerte, senza una parola, direzione doccia, mentre odo dalla camera uno sbadiglio e un “E poi sono stanchissima”, che mi porta nel bagno con un tragitto successivo già costruito, che vede la mia auto, l’alba e la mia casetta come POI.

No, brutta direzione con la Paoletta, bruttissima.
Fortuna che lunedì migra a Roma Capitale.
Io migrerò sulle spiaggette del Po in qualità di onanista osservatore, invece, per la gioia di oscene coppie mature che sanno bene cosa vogliono, senza se e senza ma.
A ognuno il suo.




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