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domenica 20 agosto 2017

Paoletta maledetta cagacazzo


E mi torna dalla balneazione quindicinale con l’epidermide scurissima, i capelli biondissimi lì dove mechati e scurissimi lì dove naturali, inguainata nell’abitino di cotone, issata sui sabot a suolona zeppona di sughero e tomaia di pelle in tinta con l’abitino e mi reca infingarda lo smalto rouge noir che sa che adoro e mi mangia a quattro palmenti una cena-banchetto a cui manca solo la distribuzione delle bomboniere, ribadendo un’indole godereccia che sa che apprezzo e discorriamo, di politica-arte-pittura-geografia-giornalismo-burocrazia-pubblicità-chi-cambia-canale-è-una-bomboniera-impegni-previsioni-la casa!-la casa!- noi giornaliste-voi pubblicitari-loro camerieri-il conto vi supplico.

Paoletta goduriosa e formosa, corpacea e curvacea, molto carnacea e mammellacea, presuntuosa quel giusto da renderla insopportabile, ma poi umana e tenera da indurre l’oblio sulla presunzione, attenta, curiosa, intelligente, decisamente sfacciata da ritenere che, pur non sapendo un cazzo della perdizione e pur non essendosi mai esibita neppure in topless sulla spiaggetta dell’oratorio, nessun limite sia invalicabile per lei e tutto sia naturalmente sperimentabile, senza remore morali, dato che trattasi di un “esperimento” e “cosa sarà”, quando invece lo status di pervertito è un’esigenza, una necessità, non un passatempo pomeridiano in attesa del tè con la contessa.

E di questo si discute dopo una gradevole e vivacissima incularella, stesi sulle preziose lenzuola di cotone egiziano, il cui colore esalta la sensualità dell’abbronzatura interrotta da aree candide che gli appassionati di tan-lines apprezzerebbero con grande eccitazione.
Inaliamo molto scialli il cannellone ripieno di erbetta spinella di non mia fornitura, buona, che sale bene e bastona il giusto e la Paoletta mi tormenta con quesiti incessanti relativi al mondo sommerso delle fogne di Calcutta a cui io appartengo.

La luce aranciata, calda, lei nuda, di pancia sul letto, strabordante di tette schiacciate, il viso tra le mie gambe aperte che esibiscono la maestosità singolare della mia ipermascolinità reattiva, mi diverto a negarle la sua pretesa attitudine porcaiola pubblica e lei si incazza, adducendo sostenibili obiezioni quali “ma scusa, secondo te cosa non ho per potermi mischiare alle tue troie” che mi inorgoglisce, pur essendo conscio che troie di prima mano non ne ho affatto, ma taccio e mi godo il titolo, ricacciando al mittente l’obiezione con un sommario e supponente “ma dai, sei troppo una brava ragazza per queste cose e poi sei poco esibizionista…” che scatena l’inferno sul concetto di “brava ragazza” e su quello di esibizionista poiché, ella sostiene, il non essersi mai trovata nella circostanza adeguata in cui esibirsi non la può bollare come non esibizionista, specie considerano che una donna di trentasei anni che si ritiene figa, specie perché milf formosa, la voglia di mostrarsi ce l’ha.

“E allora domani ti porto lungo il Po e ci spogliamo nudi”, ma l’offerta non basta, viene sminuita a semplice nudismo, aggiungo la variante di una copula dinnanzi ad altri, ma vengo smontato con un “capirai, parliamo di una botta in camporella”, di cui discuto il concetto di “botta” e di “camporella” descritti con così annoiata indole, sferrando un fendente facile “ma tu una botta in camporella te la sei mai fatta dare, specialmente davanti ad altri?” nella certezza, immediatamente confermata, che no, mai le è capitata una simile situazione promiscua.

Sarà stata la stanchezza, l’ora tarda, l’argomento elastico come la pelle dei coglioni, sta di fatto che ho avvertito l’impeto sapendo perfettamente di doverlo trattenere senza successo, ed ho bruscamente interrotto la sua dotta trattazione, resa logorroica anche dal THC, con un plebeo ed esageratamente maschilista “Vieni qui e succhiami il cazzo”, brandendo la verga grassoccia in direzione della sua vicinissima faccia.
“Scordatelo stella, prima ti vai a lavare, ti sei dimenticato dove me l’hai messo?” che avrebbe smontato anche il mitico Rocco, il maestro Nacho Vidal, ma chiunque al mondo.

E mi alzo solerte, senza una parola, direzione doccia, mentre odo dalla camera uno sbadiglio e un “E poi sono stanchissima”, che mi porta nel bagno con un tragitto successivo già costruito, che vede la mia auto, l’alba e la mia casetta come POI.

No, brutta direzione con la Paoletta, bruttissima.
Fortuna che lunedì migra a Roma Capitale.
Io migrerò sulle spiaggette del Po in qualità di onanista osservatore, invece, per la gioia di oscene coppie mature che sanno bene cosa vogliono, senza se e senza ma.
A ognuno il suo.




giovedì 15 settembre 2016

Stalker

Se io dico una cosa, no, non intendevo ciò che ho detto. O meglio, lo intendevo se la Concia è d’accordo, viceversa sono guardato con lo sguardo di “poverino, su, su, che vedrai che la disfunzione cerebrale guarisce e torni a dire cose assennate”.
E io mi spezzo un po’ il coglione, che lo sapete che sono tendenzialmente calmo e meditativo, ma quando sopraggiunge il lontanissimo limite sbotto con un “perbacco”.
D’altra parte, chi pare avere una mente sanissima e una pazienza sconfinata (con me) fatica ad intendere che       questo non-rapporto non può evolvere in un non-rapporto2.0, ma può solo regredire in un non-rapporto0.0 e che io, dal mio cinquanta per cento di compartecipazione, sono proprio a zero, nada, nisba, niet, ciao.

Che due coglioni, di cui uno spezzato.
Mi smazzo una giornata dimmerda qui nel capoluogo di provincia taziale e poi guido come uno sherpa sino a Taziopoli e poi entro nella tazhaus e squilla il parlafonofissile (che lei lo sa a che ora ci sono, cazzomerda se lo sa) e lì mi squaglio, mi demolecolarizzo, sublimo in un fumo acre e verdastro subendomi ore di telefonata inutile perché anche se lei è convinta che siamo ancora assieme, io sono convinto che invece no, ed è un bel problema ragazùa.
Perché, contrariamente a qualsiasi buonsenso, lei crede che parlando e parlando e parlando e parlando io mi convinca del contrario.

Ma da oggi quindici di settembre del duemilasedici, la tazioclasse è finita e la taziodisponibilità esaurita, tant’è che le ho messaggiato testè che se non la fa bastevole sin qui, io ho i messaggi e le registrazioni (e come si fanno? Boh) e la querelo per stalking.

Fine.
Evaffanculoporcamerda.

No?

martedì 26 maggio 2015

Menesbattoicoglioniditutto

Partire? Dormire? Sognare? Sicuramente restare, causa impraticabilità del campo del Nizza F.C., dove per F.C. non si intende ‘football club’, ma ‘fica cannibale’. Match parigini rimandati, intensamente culoretrattili per parte di Madame a mio avviso, ma tanto non c’è problema, io aspetto eh, e come no, ci mancherebbe. Sempre pronti qui, scherziamo? Eh. Madame chiama e Tazio, Zat!, risponde. Ma vaffanculo, va.

Con voi amisgi, però, mi corre e mi urge l’obbligo di esternare di cuore un signor menesbattoicoglioniditutto, che ve lo spiego subito. Ma quale Parigi scopaiola esagerata? Ma quale sesso e carnazza? Io menesbattoicoglioniditutto e di certi francesismi. Io voglio rifarmi una vita, altro che. La voglio nella mitica Palata Pepoli, dove trovarmi da fare il tipografo lì (non è il massimo lo so, ma è un lavoro) e conoscere una donna pingue, irsuta e baffuta che mi trasmetta tanta, tanta, tanta, tanta, serenità. Me la voglio rifare anche io una vita, cazzo. E chi sono io?

Non dico a Modena che sarebbe troppissimo per me, troppo ambizioso, troppo lussuoso e impegnativo, fuori dalla mia portata, ma a Palata Pepoli? Vogliamo parlarne? A Palata Pepoli penso mi spetti di diritto una emozionante vita nuova di zecca lontana dai dolori e pervasa dalla tranquillità tipografica pingue ed irsuta. No?
Vaffanculo Skiz, marcisci a Modena, cazzomerda.
L’ho presa bene con la Chiara, diciamo. Sì. Da adulto responsabile e pacato.
Da adulto che intona gregoriano un soave “Menesbattoicoglionibus” agitando le dita medie.

Beh, poi in termini di cose prese bene, devo dire che la cumpa tutta ha preso parecchio benino il fatto che (non) mi sia chiavato la AntonellaAltruiChi? (ma, alla fine, è così importante la verità? Ma naaaaa, eddai...) e che abbia anche tocciato il Savoiardone Imperiale nella chiacchierata sorca della Kikka, che l’unico a non saperla chiacchierata ero io, ma guarda come gira il mondo.
I Miei Migliori Amici Sa-aaarti e Virus mi erigeranno un gigantesco bustino bronzeo a forma di merda con ricciolo, ne sono certo. Menesbattoicoglioni.

GQ mi chiede come avrà fatto a saperlo il Sa-aaarti? Ma Giqqù, ma ti rendi pallidamente conto di che razza di stronzaio travestito da persone per bene c’è qua? Ipotesi a caso: la Kikka che dice al Virus di me e della Anto, il Virus che contrito lo dice al Sa-aaarti amico del colon da sempre, mentre in parallelo l’Umbe Mite Lupetto Culattone confida alla Papagirl che mi sono trapanato la Kikka e la Papagirl lo dice alla Maggie che. Vigliaccamente velenosa, avvisa il Virus in una crociata antiTazio e il Virus scopre di essere, per l’ennesima volta, cornuto marcio ed in ogni passaggio ciascuno ci carica una briscola, perché è sempre troppo poco, perché bisogna essere i messaggeri della madre di tutte le notizie, chiccazzo se ne frega se sono vere?
Vuoi che intrecci a cazzo e continui?
Tanto per un intreccio o per l’altro lo becco secco quello buono, non dubitare.
Fortuna che sono saggio e adulto e menesbattoicoglioni, mene.

Concludo dicendo una sola cosa, amisgi; una sola e parecchio importante.
Non parlate MAI male della Uno FIAT 45 seconda serie tre porte del 1987. Mai.
Ci si chiava dentro meglio che in un salotto e quando la pioggia scende a sasso come stanotte, la sensazione che tra te e la pioggia ci siano solo zero virgola uno millimetri di lamiera è inebriante.
Ti sembra che ogni momento sia buono per esordire nudo sotto l’acquazzone davanti alla Basilica dei Santissimi Trapani a Percussione.


La Barbara, proprietaria della suddetta Uno 45 impagabile, sa quello che fa amisgi.
D’accordo, è un po’ border line sotto l’aspetto igiene personale, che ieri sera nella Uno 45 ce n’era di tutti i gusti: dal pizzicagnolo gorgonzoliero, al venditore di baccalà, al venditore di ascelle importantissime, il tutto avvolto in una densa armatura di soffrittone rancido, ma al di là di queste delizie da intenditori, amisgi, c’è da sottolineare con lo Stabilo Boss giallo che la signorina chiava come una macchina sofisticatissima progettata per chiavare da un pool di scienziati che sanno proprio bene come deve fare una macchina a chiavare.

E io menesonosbattutoicoglioniditutto e ho realizzato che questa è la mia Verde Vallata: una Uno 45 3p marcia con dentro una furia del sesso che di farsi chiavare in piazza non gliene fotte un cazzo perché quando la sorca chiama, la Barbarazza risponde.
E risponde a tono.
E che tono, cazzomerda.

Questo è quello che ho da raccontarvi stasera, in attesa che si faccia quell’ora in cui potrò condurre la Barbazza da me per una sgrossata con la canna di gomma e lo shampoo da cani e poi via, alla allegra monta tra le mie coltri senza essere costretto a buttarle già da stanotte.

Ed è una signora soddisfazione ritrovarsi alla mia età impegnato in siffatta guisa, cribbio che traguardo.
Certo non sarà Modena, per carità, ma un bel Sassuolo c’è tutto eh.
Eh.

D’altra parte, non devo mai dimenticare: io menesbattoicoglioniditutto.
Di tutto.
Buonanotte.

venerdì 15 maggio 2015

Il pranzo della merda

Che bel pranzo.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.

“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.

Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.

“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
 “Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala.  “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”

Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film:  “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e  i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.

E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.

martedì 12 maggio 2015

La solitudine solitaria dell'Uomo solo

Alla fine delle fini, l’Uomo diviene solo.
Solo, alieno dal gruppone ruttaiolo che si sbrega di numeri lesbo, travoni, mignotte in sala, alcol, sudore e canne di basso livello qualitativo.
Solo senza dare un avviso, un segnale, garantendo subdolamente la sua presenza come assolutamente certa sino alla fine, evaporando sin dall’inizio.
Egli scompare. Nel nulla.
Irrintracciabile al cellulare, introvabile a casa sulla piazza maestra, introvabile a casa nel capoluogo di provincia, dissolto, scomparso, smaterializzato, magnete attrattivo di vaffanculotestadicazzostronzo e di bestemmie e maledizioni, ma nonostante ciò, egli non è e non sarà.

Perché l’Uomo deve essere solo.

L’Uomo cura i dettagli, cambia persino auto all’autonoleggio nella tarda mattinata (era dovuto, ma nella scena complessiva mi appariva bello e calzante usare il dettaglio), prendendo il possesso di una prestigiosa, elegante e lussuosissima FIAT Punto bianca, auto americana blasonatissima, degna del suo rango di Uomo in Dissolvenza.
Nessun indizio, nessuna traccia, nulla. Solo.

Anche la Donna Altrui che lo redarguisce con un “Ma dai, vacci, guarda che io stasera esco con le ragazze eh” come a dire “non pensare che ci sarò per te” non immagina della smolecolarizzazione dell’Uomo che si dissolverà in iperfantastiliardi di particelle subatomiche che si dissolveranno e saranno qui, in nessun dove ed in ogni dove. La Donna Altrui che lo redarguisce lo fa infantilmente, sperando in cuor suo che, a un tratto della prima notte, un messaggio dica “vediamoci” essendo sin d'ora pronta a dire sì, ma non stasera, no, non questa notte di antimateria.

Stanotte l’Uomo scompare. Da solo.

E l’Uomo scompare annidandosi in buchi neri di profondità incommensurabili, dove spazio e tempo assumono significati relativi che travalicano la scienza, persino quella di Antonino Zichichi. L’Uomo scompare affidandosi ala maestria di una famosissima Maga che sa far scomparire moltissime cose, anche di grandissime dimensioni.
Egli le telefona a pomeriggio ottenendo il suo benevolo appoggio alla smaterializzazione antimaterica.

“Ade devo nascondermi, mi ospiti solo per stanotte?”
“Cazzo Cicci, sei nellammerda?”
“Più o meno”
“Dammi qualche ora cicciamore, che ci pensa la sia Ade al suo cicciammore”


E, amisgi, la sia Ade ci ha pensato lei. Sì. Perché Ella tutto può.
E l’Uomo alle ventuno esatte scompare sotto l’incantesimo adeliano dell'antimateria.
Pfffffsssgggghhhhhhhhhppffffff…
Ha!

lunedì 11 maggio 2015

Spiegatemelo bene voi, perché io non ci capisco veramente un gran cazzo

Venerdì sera.

Arriva l’ora X, ci troviamo direttamente al restorànt de clas individuato dal Tazietti, io sono bello molto più di Adone, lei è giù da guerra che rimango con la mandibola pendula, ci sediamo, ha-ha-ha, he-he-he, clima rilassato, caldo, flirt che continua signorile e persino d’altri tempi, con un Tazio Cavaliere che mi mancava solo il cavallo animale a far compagnia a quello dei pantaloni e una Maggie Gran Dama che sensuale tinge di sfumature accattivanti la conversazione. Poi antipasto delizioso, si cena all’aperto, ma in un angolo intimo, bevendo Vedova, si affronta il meraviglioso primo, si chiacchiera morbidi, poi lei si accende la trentaseiesima sigaretta sotto il bersò e, mentre io le carezzo le dita in segno di disarmata devozione, l’Avvocatessa si fa seria e procede monocorde alla lettura della scrittura privata tra le parti alla quale io avrei dovuto apporre la mia firma. Inenarrabili punti intervallati da incisi interminabili in cui viene ribadito un concetto cardine affiancato da una complessa ontologia tassonomica di sottoconcetti paracardinizi, riassumibili (in molto meno dei trentatre minuti che l’Avvocatessa ha impegnato) in un: tutta questa corte mi imbarazza e non la capisco, io non ci sono abituata, non vorrei che ti fossi messo in testa cose affrettate, sei interessante, sì lo ammetto, ma dobbiamo conoscerci mooooolto bene e per conoscere moooooolto bene una persona io ci metto tanto, tanto, tanto, tempo.

Tempismo e location perfetti, with compliments. 
E’ così che funziona, infatti: si flirta, si accetta la cena importante (non era certo una pizza ignorante, credetemi), ci si va tirate come una scalda cazzi da premier league, si sorseggia champagne al lumino di candela sotto il bersò, avvolti dalla nube tabagica e poi, d’improvviso, senza alcun motivo, si strizzano nervosamente gli occhietti incorniciati dalle borse nicotiniche per procedere solerti a congelare tutto con un manualetto triste di regole per il disuso fondate sulla lenta conoscenza reciproca, che hanno un effetto dirompente sul mio scroto che deflagra e le dico, con un sorriso plastico vicino alla paralisi da ischemia cerebrale, che mi trovo d’accordo come nemmeno si immagina e che, proprio per il mio assoluto ed incondizionato allineamento alla questione così opportunamente, elegantemente e cordialmente  introdotta, propongo di interrompere la cena in quel momento preciso ed esatto, sbattendocene del secondo, proprio per non affastellare in troppo breve tempo la conoscenza, disintegrando (come giustamente segnalato) l’imbarazzante, inusuale ed incomprensibile flirt, per riposizionare i nostro probabile quasi rapporto lungo più chiare “Norme transitorie in materia di rapporti interpersonali” e la aiuto velocissimo ad indossare l’elegante giacca color corda e mi reco a razzo alla cassa a saldare il conto, lasciandola come una minchia di sale a pormi ridicoli e falsi quesiti del tipo “Mi spieghi perché ti sei incazzato adesso?” come a dire “mi spieghi come mai, tra I TUOI trentaduemila atteggiamenti incomprensibili e stupidi ora c’è ANCHE l’incazzatura?”

Gradirei un vostro commento per comprendere.
Ho finito i vaffanculo e anche tutte le bestemmie multilingua che conosco a menadito.
Pazzesco.

venerdì 27 marzo 2015

Ceco di notte

Sono sul letto immerso in attenta e per nulla amichevole lettura di un bel libro di grammatica ceca quando, sul far delle 01:14:32 il parlàfono fischietta primaverile un’entrata uozzap.

“Dormi?”
“No, stavo studiando grammatica ceca”

Seguono faccine di risa foggiate in varia maniera.
“Non ridere” aggiungo con serietà “questo Paese parla inglese solo a tratti e poi l’idea di conoscere bene il ceco mi affascina”
Pausa.

Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.

“Mi stai prendendo in giro come al solito o vuoi veramente stabilirti lì?”
“Non ti sto prendendo in giro e non ho idea se vorrò veramente stabilirmi qui, ma intanto dovrò pur saper comperarmi un paio di pantaloni senza gesticolare, no?”


Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.

“Giusto e poi una lingua nuova è sempre una lingua nuova”
Ecco, amisgi.
“Una lingua nuova è sempre una lingua nuova” è un doppio senso easy e lei lo sa. Lo sa e quindi vuole dirmi subliminalmente che è in mod zoccoleggio mild e sta a me, solo a me, assecondarlo o meno.
Decido per la pausa.

Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.

“Torni mai giù, ogni tanto?” chiede periferica stemperando le vicende linguali.
Faccio pausa lunga.

“Raccontami del tipo con cui ti vedi.”
Con punto finale, assertivo, serio, ineludibile, tranchant. QUELLO ora è il quesito e QUEL quesito e solo QUELLO o va fanculato a palla o va soddisfatto con dovizia e minuzia di dettagli.

“Perché ti interessa?” è la deludente, sciocchina, triste risposta. Potevi far di meglio Chiaraspray, sì. Ce l’avresti potuta fare. Peccato. Ecco perché fai la junior  a Modena e non sei assurta ai fasti meneghini. Per colpa dei dettagli. I dettagli sono tutto, cherie.

“Hai ragione. Pensandoci bene non me ne fotte un assoluto cazzo. Torno giù ogni tanto, sì, ho persino comperato casa a Reggio in Piazza Bambascionestrimpellacazzi, ero lì sino a ieri l’altro. La casa è bella, molto ben ristrutturata, stile inizio ‘900, ma al momento è vuota, sai, non essendo lì spesso… però son contento di averla presa, poi vai a sapere, magari diventa un investimento, chissà.”

Pausa e reinforco la grammatica ceca, con un sensibile giramento di coglioni.

Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.
 
“Me la farai vedere una volta, magari, se capita” incalza la paperella anale come se nulla fosse.

“Perché ti interessa?” chiedo io a quel punto, non commettendo l’errore orribile di rispondere a una domanda con un’altra domanda.
Pausa.

Onlinestascrivendoonlinestascrivendostascrivendo.

“Boh, anche no per carità dicevo se ti faceva piacere farmela vedere”
Emetto faccina che sorride di gusto.

“Chiara ti lascio, sono indietro con la grammatica ed è tardissimo, buona notte.”
“Buonanotte Taz, buona grammatica”

Děkuji, grazie.

venerdì 6 marzo 2015

Piccoli appunti scritti in piccola punta di piccola penna dalla piccola sfera

.1 Possesso
Il possesso di un bene disegna, nell’immaginario dell’uomo comune incapace di accedervi, un beneficio assai superiore a quello che egli ritrarrà nel momento in cui sarà in grado di possederlo e lo possiederà, poiché in quel momento è intensamente possibile l’instaurarsi di un processo a metà tra il fastidio ed il rimpianto di esserne entrato in possesso.
Staziono ignudo davanti alla bella finestra del bell’appartamento ristrutturato a nuovo, arredato con un letto e basta, situato nella bella palazzina ristrutturata a nuovo che affaccia sulla bella piazza borghese del bel capoluogo di provincia taziale, dove bei giovani stabulano davanti al bar a suggere l’aperitivo e considero che il mutuo è venuto via a un cazzo e ne valeva davvero la pena, pur non essendo io minimamente interessato a tale acquisto, però il contesto riconduce alle radici originali, il bar, l’edicola, il tabaccaio, le maiale dalla figa cannibala e, alla fine, un uomo sano un posto in cui cagare con la porta aperta deve avercelo.

.2 Riproduzione riservata
Al parlàfono una giovine russa in lacrime si fa aiutare da un’amica, che parlicchia italiano, al fine di comunicarmi che ella (la giovine russa in lacrime) è gravida ed io rimango impassibile, seppur convenendo di non essermi mai sottratto dall’eiacularle nella vagina senza alcuna protezione, ma l’avvocato e detective che è in me mi suggerisce la considerazione che se l’ha fatto con me con così tanta facilità, chissà con che stuolo di marinai lebbrosi l’avrà fatto, ma tale teoria, seppur sorreggibile in mille altri casi, vacilla assai in questo e il suo istintivo vacillare mi produce fastidio, sia nel pensare in che tugurio ella vive con mio figlio nel grembo, sia nel dover affrontare, prima o poi, un tema la cui intimità mi induce un’orticaria fastidiosissima. Si vedrà.

.3 Dipende
La Repubblica Ceca che ho conosciuto io è una Mignottocrazia Matriarcale Dipendentista. Poi non so che altra Cechia esista, magari di sublime condotta morale e sopraffina cultura, non ho elementi per negarlo, ma nemmeno notizie per affermarlo. Sta di fatto che nella Cechia mignottocratica matriarcale nella quale mi sono mosso io, qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) cosa ha un prezzo. Tutto sta ad avere il tempo e la voglia di scoprirlo, ma tutto è in vendita, perché ciò che vige in ogni approccio, anche il più letamaio, è la parola “Dipende”. Dipende da quanto sganci, da quanti soldi hai, da quanti soldi sei disponibile a spendere in più di quanto prevedevi, dipende dalla tua voglia di rimanere con le tasche vuote senza nemmeno una briciolina di crackers. A quel punto, ma solo a quel punto, comincia la trattativa spesso incerta, spesso infastidita, spesso timida, spesso teatrale, ma assolutamente concludibile.
Perché dipende e se la dipendenza è gradita si fa. La bella ragazza bionda che siede al caffè bevendo un tè coi libri sul tavolino, si fa facilmente agganciare per testare il suo inglese scolastico e all’interminabile ed esasperante fine delle rocambolesche teatralità, accetta di farmi un pompino nel cesso per 2.500 CZK, pompino scoperto, lei mezza nuda, sborrata libera sulle tette botticellesche  e, cosa che le fa onore, esprime un piacevole e spontaneo stupore al cospetto della titanica mazza taziale. “It’s big”, ella squittisce con un sorriso compiaciuto, mentre le manine rapaci assaggiano la consistenza del palo della cuccagna ancora a riposo. Ragazza di gusto. Nonostante qui tutto dipenda, i fondamentali vengono sempre soddisfatti.

.4 Mix culturali: l'Europa! l'Europa!
E’ una soddisfazione infinita, come italiano, apprendere che il tuo italiano amico fratello Costa si sia accasato con altri italiani fratelli a costituire un business a luci rosse nella splendida Praga, luogo in cui egli, unitamente ai suddetti italici, gestisce un modesto postribolo la cui scuderia si compone di un nutrito mazzo di mignotte rumene, orientato specificamente alla clientela italiana in trasferta alla quale offre via Internet ogni comodità, dal transfer dall’aeroporto all’albergo, al ristorante con cucina italiana, ai pacchetti comitiva e agli sconti destinati ai long fuckers. Un sapore europeo pieno di mille sfumature che farebbe scappellare di gioia persino l’algido Olli Rehn, avido di startup dalla visione estesa.
Sono intensamente bramato, in quell’ambiente ricco di finezza, poiché in me questi Signori vedono la figura carismatica del Direttore, vuoi per il mio aspetto signorile, vuoi perché estremamente non abile nel parlare alcuna lingua dell’est europeo e di sortire, probabilmente per quello, risultati straordinari in termini di comprensione immediata e di azione conseguente. D’altra parte nemmeno i miei committenti italiani parlano alcuna lingua e la comunicazione tra noi è di squisita fattura.
Gonfio d’orgoglio salirò presto ad accettare la direzione di quel meraviglioso luogo intriso di afrori di ascelle, piedi, merda, piscia, cazzi, fiche e sborra, dove la nudità random la fa da padrona e il chiavare è garantito in ogni momento poiché, alla fine, io DIRIGO quello sciame di nutrie in calore e il perforarle a mio piacimento è un dovere, prima che un diritto.

.5 Amore
Ritornando dopo tanto tempo nel capoluogo di provincia taziale, ho avvertito sgorgarmi dal petto un vulcano di sentimenti inarrestabili, imponenti, veri, una pressione infinita di incontrare l’Amore Vero di Sempre, la Dea del Sentimento Sincero che ha fatto di Tazio la persona sensibile che egli oggi è, la persona migliore, la persona sana, la persona che non ha mai cessato di riempirsi la mente delle sue parole stupende e del suo volto soave: la Ade.
Novella Doriana Grigia essa non invecchia affatto e non cessa d’amarmi con l’intensità sincera di sempre, con la pulizia morale che l’ha sempre contraddistinta tra tutte, con la generosità straordinaria con cui mi liscia (non richiesti) mille euri in contanti per comperare un enorme specchio da mettere davanti al meraviglioso futon che arreda il mio minimalista appartamento.
La Ade, l’amore, la mia compagna, la mia fidanzata, la Donna Separata Dalle Mille Risorse che ha attratto all’amo un Pescione che la foraggia grassa al fine di assicurare a sé e ai suoi accoliti sordidi piaceri che la mia Dea, dall’ano slabbrato oltre ogni immaginazione, sa offrirgli.
Che gioia ritrovare la famiglia e gli affetti: la Ade, la Aledellapale, la Isa, la Cicci, la Dany, la Raffy, la Zozzy e la Smerdy, che manco cazzo so chi cazzo siano, ma che evidentemente oggi tingono di ravvivate sfumature questo lurido affresco, mai invecchiato, raffigurante il lurido puttanesimo di provincia insozzato di fresca politica e soldi grondanti, ma di ciò non mi curo poiché io ho l’amore, io l’amo ed ella m’ama e questo è ciò che conta.

E mentre tutto il resto del passato scompare e diviene nebbia dei ricordi dozzinali, la feccia sopravvive ed impera vigorosa ed io sono orgoglioso di farne parte ad ottimo titolo, puttaniere, puttana e puttanante europeo senza scrupoli e senza anima.
Ma con l’amore della Ade.

Bonjour dal Taziofeccia.
Vi amo.

venerdì 15 novembre 2013

Che relax

Bonjour.
Stamattina nevicava, adesso piove. Un freddo clima dimmerda.
Ieri sera sono rimasto qui, da solo, perchè il Gumbà Costa c'avevadaffà.
E ci mancherebbe, prego.
Ho mangiato con la Eva e la Iza, che ieri sera era meno facciadimmerda del solito. Conversazione ai minimi livelli, telegiornale ceco che capisci l'argomento, ma non capisci una cazzo di parola. Poi, al termine del lauto pasto a base di carne mista in brodaglia, cavolo e patate, mi sono ritirato in bell'ordine nei miei appartamenti, contando di guardarmi qualche porno, smerigliarmi un paio di seghe e coricarmi sazio di Tazio.

Alla volta delle dieci la Iza esce. Raccomandazioni (?) in ostrogoto urlate per le scale dalla Eva, due bestemmie brasate dalla Iza, seguite da uno smash del portone. Almeno mi è sembrato così. Mi sono fatto una doccia e mi sono messo il corallo con felpa blackblock e ciabattazza infradito, tirando così quasi le undici. Bourbon, cannuccia, relax e a un certo punto il sonno mi ha ammantato sulla poltrona, corallato e felpato nel silenzio del fortino sovietico da cui si sentiva solo il picchiettare delle gocce di pioggia e lo strisciare bagnato delle gomme di fuori.

A un certo punto della notte una mano ossuta scuote il mio ginocchio con l'intento specifico di disarcionarmi da Morfeo, riuscendovi.
Era la Iza, mediamente ubriacofatta, inginocchiata davanti a me.
"Sei sveglio?", a voce bassa. "Adesso sì".
"Senti vuoi scoparmi? Se mi regali 25.000 corone puoi scoparmi".
Minchia, dico dentro di me, la ragazzetta è proprio ancora una bambina da fiabe e poi moltiplico per quattro e divido per cento e capisco che la vergineillibata sta cercando di pomparmi non solo la minchia, ma anche 1.000 euro, al che le faccio presente che sarebbe un tantino fuori mercato, ma lei saltella sulle punte e arricchisce l'offerta, impreziosendola di un culo che davo per scontato nello scenario del tentativo di rapina. La porchetta allora, capendo che sembro scemo e che un po' pure lo sono, mi chiede di fare io il prezzo e penso che 200 euro sian pure troppi e divido per 4 e moltiplico per cento e le dico che per me il massimo sono 5.000 corone sane sane, culo incluso, e lei mi chiede se sono nut, massì Izmir, magari sarò anche nut, ma nel cuore della notte a rompermi i coglioni ci sei venuta tu Isabaulla, mica ti ho cercata io, per cui se vuoi chiavare fan 5.000 altrimenti togliti dal cazzo, stronza odiosa, e lasciami dormire.

Una conversazione ad altissimo livello, durante la quale il pensiero di infilarle la lingua in quel culino perfetto mi ha fatto sgusciare la cappella fuori dalla pelle del cazzo, ma a tutta la fame di fica c'è un limite e 1.000 sacchi 'sto randazzo rampazzo che glieli avrei dati. E la piccola minchiaiola torna alla carica, ti faccio una pompino per 5.000 corone ok? Ok un cazzo, per un pompino te ne do 1.000 di corone amore, non c'ho mica scritto ATM sulla fronte eh, e lei ride stizzita scuotendo la testa e guardando in aria come per dire "Ma questo non capisce un cazzo!!!" e sarà pure vero, in termini generali, ma sulle tariffe delle puttane sono attendibile, abbi pazienza Zizza, 2.500 di bocca, incalza alla disperata, no amore, 2.000 allora, oh Zinna pianta qua, cessa, abortisci, che mica ho voglia di contrattare come al mercato dei somari, affare saltato, niet, nada, zero, fine e così vengo mandato affanculo con ira ed è stato davvero indisponente vedere quella bamboccia di merda andarsene sbattendo i piedi nei bearpaw come fosse una prussiana in marcia, mavaffanculo te, testa di merda.

E così, alle quattro e ventisei minuti del mattino mi sono ritrovato privo di sonno, col cazzo scappellato, la voglia di chiavare il culo a quella troietta di merda a livello bestia e una fastidiosa solitudine complessiva.

Bella Praga, minchia.
Che relax.

venerdì 8 novembre 2013

Tappa uno

Trolley(s) fatti, borsa fatta, mac ok, doccia fatta, barba fatta, abiti invernali ok, look da nero misterioso puttaniere ok, gasolio, olio, acqua, tergi, gomme, catene, ok. Tutto in perfetto ordine di marcia, per la partenza pomeridiana verso l'Alto Adige cuminato e crautato, nonchè saporoso di altre sostanze non biotipiche, ma ubiquitarie: fica, bocca e culo.

L'organizzazione teutonica di questa gita è stata talmente rigorosa che potrei partire anche tra mezz'ora, ma siccome avevo detto che partivo dopo pranzo, partirò dopo pranzo.
E' sempre essenziali attenersi a regole astruse, rende serio il comportamento.

Il clima, qui al campo base, è nebbioso-piovigginoso, ma non freddo. Non genererà nostalgia, ne sono certo. Questa mattina passerò in banca per alcune formalità, poi pranzerò leggerissimamente alla Solita e, sul fare delle tredici e trenta, salirò su quel confortabilissimo gioiello di fabbricazione tedesca e mi avvierò, nel silenzio del suo abitacolo, verso il vicino casello dell'autostrada, autostrada che lascerò solo quando sarò in territorio austriaco e, quindi, pressochè a destinazione.

Il primo giorno è facile, è di riscaldamento.
Domani sarà già di riposo, con altra serata relax.
Mi piace questo programma, mi piace.
A presto amici, buon weekend.


martedì 15 ottobre 2013

Non capisco, ma mi adeguo

Allora adesso vi racconto una cosa davvero curiosa.
La settimana scorsa si è tenuta una riunione tra me, la Ade, il magnaccia puttaniere e l'architetto. La Ade deve aver talmente rotto i coglioni che il vecchio marchettaro, pur essendo uno spaccone ganassa dai metodi di merda, ha accettato la mi richiesta.
Per  cui ora cosa succede?
Succede che io traccio a grandi linee colori, loghi un look and feel in generale, ne discuto con l'architetto e questo, dopo aver discusso con me, fa esattamente il cazzo che vuole lui, fottendosene di quello che avevo detto io.
E presenta al marchettaro puttaniere.
Il quale, penna alla mano, stravolge il progetto dell'architetto, dice lui come vanno fatti i loghi e il resto e l'architetto torna a casa e ridisegna.

Mi corre l'obbligo di una telefonata alla Ade, a quel punto. Tanto per capire se d'improvviso il marchettaro si sveglia e dice di sbattermi fuori dai coglioni.
"Ma sei matto cicccciiii? Và che te gli servi un casino eh? Te sei la base che stimola le sue idee."

Ottimo.
Comincerò a spruzzar puttanate a gogo, tanto poi l'architetto le ignora e il ganassa scarabocchia.
Bello, così.

mercoledì 24 luglio 2013

La fabbrica delle ideone

E lui sta là, con le ciabattazze di gomma, la mutanda col pacco barzotto, a torso nudo, seduto a rovescio sulla sedia, sbevazzando una Moretti Baffo D'Oro, declamando la sua versione di latino.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"

Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.

"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore"
dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"


E, in effetti, non posso dissentire.

"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony  e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"


In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.

"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"


Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"


Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.

domenica 7 luglio 2013

Puttanate

Porsche 356 speedster
"Stasera non dirmi che lavori fino a tardi che non ci credo" e cazzi tuoi se non ci credi, ma non è che non te lo dico perchè non ne avrei, ma per due ragioni semplici, di cui la prima ha a che fare con una necessità umana di parlare con un umano e la seconda è legata ad una necessità fisiologica di svuotare i coglioni, specie dopo aver rimorchiato stamattina dal fruttivendolo tale Monica, quarantenne single sensualmente appena sciupata, con i pinocchietti e le infradito e la maglietta volutamente tenuta alta a scoprire la pancia e un dettaglio, di cui la brava Monica è certamente al corrente, dato da due sensualissimi, quasi pornografici, buchi depressi sulla schiena appena sopra la cintura.

Quindi no, stasera non lavoro Domi.

Certo che mi sto razzolando il mio bel harem eh: la signorina Elisa, la Domi Reloaded e adesso questa bella fattrice con cui tutto è da costruire, ma considerata la rapidità dell'aggancio, qualcosa mi dice che non sarà molto oneroso. Ed è che non c'ho tempo manco per scorreggiare, altrimenti razzando nel rusco, come si dice qui da noi, sai quante ne salterebbero fuori.

E così si siede tranquilli sotto la pergola del ristorantino tranquillo. Io e Audrey Hepburn de noantri che stasera, così, per dare un po' di brio alla serata, indossa due sandali fottimifottimi tacco trentasei con (ma guarda un po') uno smalto Rouge Noir Chanel di stesa recente, oserei dire mattutina. Perfettamente agghindata, tensostruttura Capelli con la sua bella agibilità rilasciata dal geometra del Comune di Domiziopoli, tutto a norma.

"Ma senti" le chiedo in un momento di immotivata curiosità "ma come mai 'sta cosa degli anni '50?" e lei attacca il Revox spiegandomi che è socia di un circolo di lettura e cultura letteraria americana, dove si leggono i libri di Miller e allora ecco che nota tutti si calano nella parte degli americani del tempo, chi più e chi meno e poi c'era questa ragazza che invece ci dava dentro di brutto e si sono conosciute e lei le ha consigliato un sacco di negozietti e poi quest'anno c'è un ritorno e un paio di neuroni sani del mio cervello si sono alzati in piedi, si sono tolti le cuffie e mi hanno citofonato di sotto mandandomi affanculo e dicendomi che loro quella roba si rifiutavano di trasmetterla e io non ho potuto certo biasimarli e ho detto loro di mandare il memovideo dei buchi della schiena della Monica ed ho sentito un "Ohhhh là, si ragiona" in coro di due.

"E poi vuoi che ti dica?" domanda che prevederebbe anche l'opzione "no", ma da convenzione di Ginevra è ammesso solo il "sì" per cui io ho detto sì e lei mi ha ghiottamente confessato di avere comperato una Porsche 356 speedster del 1950 che attualmente è in carrozzeria per un maquillage (anche le macchine fanno maquillage, l'ho scoperto ieri sera) e che presto sarà pronta a completare quest'icona degli anni cinquanta della bassa.

E si ritorna e guido con lei di fianco che a un tratto random solleva il culo e si toglie le mutande e me le strofina sulla faccia facendo delle moine da Marylin in calore e io annuso e sento solo profumo, lo stesso che sentivo in macchina, cioè il profumo che si era messa, ma ho emesso un "Mmmh" esortativo e così il sandalo è saltato e i piedi nudi si sono appoggiati a larghezza ginecologica sul cruscotto, sublimi ed immortali, mentre lei, languidamente bagascia, con la sinistra mi carezzava il braccio guidante e con la destra faceva fare ginnastica prechiavistica alla rasatissima passera bulimica.

Mentre la stavo pistonando come un V8 GMC, sortendo sudore, muggiti, grugniti, barriti e bramiti di varia natura, le ho leccato il già leccatissimo ed inodore e sterile piede di destra e mi sono sentito punto dalla vaghezza di approfittare di cotanto scompiglio uterino per approfondire un altro tipo di sonda e così ho schiacciato la chiocciola, ho messo il cambio su S sport e ho cominciato a grugnirle bavoso una serie di vaccate luride, tanto per condurre la mente verso il più maleodorante dei cessi pubblici e poi, dopo averle paventato un paio di eventualità oscene che le hanno portato il reattore ficale al novantacinque percento della potenza, ho preso a chiederle con finta morbosità erotica quanti cazzi si è fatta e si fa mettere e  dopo avermi risposto con sincerità apprezzabile che non sono mai tutti quelli che vorrebbe farsi mettere, ha lentamente cominciato ad allentare i cordoni della borsa dei segretuzzi, snocciolando questo e quello, divertita dal fatto che ad ogni racconto io mi mostravo parossisticamente ingrifato, anche se più interessato alle verità del retrobottega domiziano.

Ruota libera. Una liberatoria ruota libera snocciolante ogni cosa e mentre le allungavo nel culo senza molte cure il mio stanco pezzo di carne di porco crudo, la deliziosa cultrice dell'America anni cinquanta mi confessava che, dopo aver provato con me le delizie del retto, non è più riuscita ad esimersi dall'esigere da ogni manzetto random da cui si è fatta montare, una ispezione accurata alla fogna merdosa, così, per rivivere i brividi impareggiabili che solo il mio cazzo imperiale sa darle.

Ma che puttana.
Dopo averle glassato i piedi come da rituale ufficiale, ci siamo docciati e a brucia capello le ho chiesto: "Si può sapere a distanza di tempo perchè cazzo mi hai mollato?".
Ed è risultato evidente che la bella rossa aveva già contemplato la possibilità che sgorgasse quel quesito e, avendo avuto un'intera settimana di tempo, ha impalcato ardita una risposta condita di parzialissime verità oggettive e di non verificabili questioni psicologiche intimistiche che suona, in estrema sintesi, come un "Non mi sentivo all'altezza delle tue aspettative, mentre Massimiliano mi metteva a mio agio, a quell'agio consono alla mia età".

Ma che puttana e che puttanate.
In ogni caso io i coglioni da svuotare una volta alla settimana ce li ho e lei è assai più figa della signorina Elisa.
La svolta è nei buchi della schiena della mia quasi coetanea Monica.

Ma che puttanate.
E che puttanazza, 'sta Domi.




E che sexy i buchi della schiena della Monica. Ora vado a dar loro un tributino shakerato.