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domenica 20 agosto 2017
Paoletta maledetta cagacazzo
E mi torna dalla balneazione quindicinale con l’epidermide scurissima, i capelli biondissimi lì dove mechati e scurissimi lì dove naturali, inguainata nell’abitino di cotone, issata sui sabot a suolona zeppona di sughero e tomaia di pelle in tinta con l’abitino e mi reca infingarda lo smalto rouge noir che sa che adoro e mi mangia a quattro palmenti una cena-banchetto a cui manca solo la distribuzione delle bomboniere, ribadendo un’indole godereccia che sa che apprezzo e discorriamo, di politica-arte-pittura-geografia-giornalismo-burocrazia-pubblicità-chi-cambia-canale-è-una-bomboniera-impegni-previsioni-la casa!-la casa!- noi giornaliste-voi pubblicitari-loro camerieri-il conto vi supplico.
Paoletta goduriosa e formosa, corpacea e curvacea, molto carnacea e mammellacea, presuntuosa quel giusto da renderla insopportabile, ma poi umana e tenera da indurre l’oblio sulla presunzione, attenta, curiosa, intelligente, decisamente sfacciata da ritenere che, pur non sapendo un cazzo della perdizione e pur non essendosi mai esibita neppure in topless sulla spiaggetta dell’oratorio, nessun limite sia invalicabile per lei e tutto sia naturalmente sperimentabile, senza remore morali, dato che trattasi di un “esperimento” e “cosa sarà”, quando invece lo status di pervertito è un’esigenza, una necessità, non un passatempo pomeridiano in attesa del tè con la contessa.
E di questo si discute dopo una gradevole e vivacissima incularella, stesi sulle preziose lenzuola di cotone egiziano, il cui colore esalta la sensualità dell’abbronzatura interrotta da aree candide che gli appassionati di tan-lines apprezzerebbero con grande eccitazione.
Inaliamo molto scialli il cannellone ripieno di erbetta spinella di non mia fornitura, buona, che sale bene e bastona il giusto e la Paoletta mi tormenta con quesiti incessanti relativi al mondo sommerso delle fogne di Calcutta a cui io appartengo.
La luce aranciata, calda, lei nuda, di pancia sul letto, strabordante di tette schiacciate, il viso tra le mie gambe aperte che esibiscono la maestosità singolare della mia ipermascolinità reattiva, mi diverto a negarle la sua pretesa attitudine porcaiola pubblica e lei si incazza, adducendo sostenibili obiezioni quali “ma scusa, secondo te cosa non ho per potermi mischiare alle tue troie” che mi inorgoglisce, pur essendo conscio che troie di prima mano non ne ho affatto, ma taccio e mi godo il titolo, ricacciando al mittente l’obiezione con un sommario e supponente “ma dai, sei troppo una brava ragazza per queste cose e poi sei poco esibizionista…” che scatena l’inferno sul concetto di “brava ragazza” e su quello di esibizionista poiché, ella sostiene, il non essersi mai trovata nella circostanza adeguata in cui esibirsi non la può bollare come non esibizionista, specie considerano che una donna di trentasei anni che si ritiene figa, specie perché milf formosa, la voglia di mostrarsi ce l’ha.
“E allora domani ti porto lungo il Po e ci spogliamo nudi”, ma l’offerta non basta, viene sminuita a semplice nudismo, aggiungo la variante di una copula dinnanzi ad altri, ma vengo smontato con un “capirai, parliamo di una botta in camporella”, di cui discuto il concetto di “botta” e di “camporella” descritti con così annoiata indole, sferrando un fendente facile “ma tu una botta in camporella te la sei mai fatta dare, specialmente davanti ad altri?” nella certezza, immediatamente confermata, che no, mai le è capitata una simile situazione promiscua.
Sarà stata la stanchezza, l’ora tarda, l’argomento elastico come la pelle dei coglioni, sta di fatto che ho avvertito l’impeto sapendo perfettamente di doverlo trattenere senza successo, ed ho bruscamente interrotto la sua dotta trattazione, resa logorroica anche dal THC, con un plebeo ed esageratamente maschilista “Vieni qui e succhiami il cazzo”, brandendo la verga grassoccia in direzione della sua vicinissima faccia.
“Scordatelo stella, prima ti vai a lavare, ti sei dimenticato dove me l’hai messo?” che avrebbe smontato anche il mitico Rocco, il maestro Nacho Vidal, ma chiunque al mondo.
E mi alzo solerte, senza una parola, direzione doccia, mentre odo dalla camera uno sbadiglio e un “E poi sono stanchissima”, che mi porta nel bagno con un tragitto successivo già costruito, che vede la mia auto, l’alba e la mia casetta come POI.
No, brutta direzione con la Paoletta, bruttissima.
Fortuna che lunedì migra a Roma Capitale.
Io migrerò sulle spiaggette del Po in qualità di onanista osservatore, invece, per la gioia di oscene coppie mature che sanno bene cosa vogliono, senza se e senza ma.
A ognuno il suo.
giovedì 15 settembre 2016
Stalker
Se io dico una cosa, no,
non intendevo ciò che ho detto. O meglio, lo intendevo se la Concia è d’accordo,
viceversa sono guardato con lo sguardo di “poverino, su, su, che vedrai che la
disfunzione cerebrale guarisce e torni a dire cose assennate”.
E io mi spezzo un po’ il
coglione, che lo sapete che sono tendenzialmente calmo e meditativo, ma quando
sopraggiunge il lontanissimo limite sbotto con un “perbacco”.
D’altra parte, chi pare
avere una mente sanissima e una pazienza sconfinata (con me) fatica ad
intendere che questo non-rapporto
non può evolvere in un non-rapporto2.0, ma può solo regredire in un
non-rapporto0.0 e che io, dal mio cinquanta per cento di compartecipazione,
sono proprio a zero, nada, nisba, niet, ciao.
Che due coglioni, di cui
uno spezzato.
Mi smazzo una giornata
dimmerda qui nel capoluogo di provincia taziale e poi guido come uno sherpa
sino a Taziopoli e poi entro nella tazhaus e squilla il parlafonofissile (che
lei lo sa a che ora ci sono, cazzomerda se lo sa) e lì mi squaglio, mi demolecolarizzo,
sublimo in un fumo acre e verdastro subendomi ore di telefonata inutile perché anche
se lei è convinta che siamo ancora assieme, io sono convinto che invece no, ed
è un bel problema ragazùa.
Perché, contrariamente a
qualsiasi buonsenso, lei crede che parlando e parlando e parlando e parlando io
mi convinca del contrario.
Ma da oggi quindici di
settembre del duemilasedici, la tazioclasse è finita e la taziodisponibilità
esaurita, tant’è che le ho messaggiato testè che se non la fa bastevole sin
qui, io ho i messaggi e le registrazioni (e come si fanno? Boh) e la querelo
per stalking.
Fine.
Evaffanculoporcamerda.
No?
sabato 3 settembre 2016
Per futili motivi
Mai, nessuno mai, nessuno mai, nessuno ha saputo creare futili motivi utili a una lite taziocomandata come il sottoscritto Tazio Tazietti di Taziopoli, lo ripeto mai, ma mai-mai eh, ma ieri sera la situazione mi è scappata di mano, direi scappellata di mano, e ora vi conto il picchè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.
Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.
E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.
Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.
Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not, sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.
***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.
Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.
E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.
Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.
Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not, sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.
***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.
domenica 17 maggio 2015
Il più bel giorno della mia vita: il matriminchio
Che dire in estrema sintesi?
Forse un bel "ma che ciclopica ed indescrivibilmente offensiva stracciatura di coglioni 'sto cazzo di matrimonio" forse?
Sì, forse sì.
In chiesa la ressa, fuori dalla chiesa la ressa disorganizzata, poi piove, che puttanaio, tutti dietro agli sposi, “ehy tu!” - mi dice il facciazza di merda sconosciuto e sorridente - “tieni qui il fiocchetto sullo specchietto” - e me lo annoda alla troiavacca così, a cazzo, cazzomerda no bastardo testa di cazzo! fermo che stermino te, la tua famiglia e tutta la tua razza cogliona togliendovi il cuore con un cucchiaino da caffè, il fiocchetto no!, che bestemmierò come un serpente a toglierlo e poi via, tutti in colonna, porcamadonna, a suon di raffinati clacson pazzi sino al villone, gesussanto avrei già voglia di andare a casa, calma Tazio, calma, bevi 'sti dodici prosecchini di benvenuto, ecco la Anto iper elegante in rosso a portata di parola, ma è rapita dalla sposa e mi caga zero meno zero perchè “dio che bellaseiNadiachesembriBiancanevemaguardacometistaquestovestitopeccatoperlapioggiamasìdaisiamtuttiqui” e allora getto l'occhio alla sala: tutti tavoli tondi, complimenti, una traccia di civiltà, ma poi scopro alcuni dettagli essenziali, davvero curiosi. I tavoli cardine sono: genitori degli sposi e ristrettissimi parenti carissimi uno, due, tre e poi, ovviamente, tavolo sposi e poi tavoli a rotta di culo.
Al tavolo sposi vengono modernamente ed illuminatamente messi a sedere solo gli sposi, i testimoni e gli amici più stretti, sangue della carne del sangue carnoso sanguineo, ma tutto è così intimamente stretto e sanguineo che il Tazio non vi tova posto a sedere, poiché l'Ordine Supremo lo pone seduto al Tavolo Amici di Rango Beta/Sfridi Ingestibili/Sfigati Spaiati.
La Anto mi cerca con gli occhi grandi e tristi da Bambi appena violentato nel culo dall'orso di Masha e Orso e mi fa ciao ciao con la manina triste, ma a me viene da mandarla a strafanculo, lei e tutti quelli come lei e non la cago, ma mica per il declassamento, o meglio non solo per quello, ma perchè, beffa nella beffa, vengo parcheggiato in un tavolo dove siedono anche il Costa e il Vosco e poi oltre a quelle merde non conosco la minchia di nessuno e, secondo me, volendo, al tavolo degli sposi io potevo stare al posto della Maggie e lei al mio, garantendomi così quell'umanità minima che si riserva anche a delle mmerdedelcazzodimmerda e la cosa mi disturba ai limiti dell'abbandono della bella festa, ma d'altra parte apro anche un file “Ci credevi solo tu in 'sto film che ti erei fatto.stronz” che merita di essere lavorato.
Secondo me non si doveva fare così, ma pazienza.
Ogni considerazione su qualche atteso intervento della Anto in merito a quella disposizione è superflua e di un altro pianeta, per cui tiremminnanzcazzfancul AntoAltruiChi?, tieniti stretta la TUA amica Maggie CARISSIMA che vedrai che ti trovi bene come sempre.
Anti antipasto, antipasto uno, antipasto due, antipasto tre... antipasto sedici, anora signore?, primo uno, primo due... primo diciassette, ancora signore? e poi decido pausa, cazzo.
Mi alzo e esco, stanco del silenzio di quel tavolo dimmerda, silenzio interrotto solo dal cicaleccio fitto, inviolabile e bifolco tra alcuni che si conoscevano e che avevano costituito un'enclave in tavolo straniero (che educazione! che educazione!) e poi anche molto stanco delle occhiate delle Femmine Morte dal tavolo Alfa (soddisfatto odio furibondo della Maggie e tristezza da campo di concentramento della Anto), nonché delle frecciate in idioma africano della Pantegana Calabrona (rayban a specchio costante in testa).
Esco e nessuno, dico nessuno, degli “amici di carne sanguinea” del tavolo megatop mi raggiunge e così vanno profilandosi nella mia mente delle circostanze precise sulle quali mi riprometto con solennità di meditare e di agire con la brutalità di un Triceratopo schizofrenico.
Esco a fumare, mentre piove che non la finisce mai e becco sotto il portico, che fuma anche lei, la tipa del tavolo di fianco: una attraente ragazza carnea, rotondea e seSuale, formosea, una fisicata polpea e ultramaterassea con delle belle cosce da femmina che si vede che le sa tenere molto aperte e molto abbracciate al partner ficcante, indossante dei sandali fottimisenzasmetteremaigrazie, gran zinne, bel culo dei divertimenti pecorecci della minchiarandella, proprio bella di viso, tratto tondo e regolare con matrice apparentemente angelica, ma con l'occhio iniettato di troianesimo che il Tazio sbagliare non sbaglia mai.
Piacere Tazio, piacere Sara, ma tu cosa mi rappresenti qui Sara? Sono la collega di lavoro della Nadia e tu cosa mi rappresenti Tazio? Ma sai che non lo so? Un collega di Max? Ma no, ma no, ma no, sono quello che li manda tutti e due sonoramente in viaggio di nozze a LosStoccazzoches a sue spese, ma daiiii, ma sei tu allora il tipo!, ma sì Sara, ma sei un amico amico allora e ride intelligente, con arguto riferimento alla mia assenza dal tavolo top. Vorrei aprire qui un inciso, figlioli: date retta al Buon Pastore dal Bastone Nodoso e quando un extra quarantenne di bellezza hollywoodiana e fascino travolgente, che spacca di brutto il suo tempo con la vigliacca performàns come me, incrocia una venticinquenne single dal viso angelico e l'occhio troianico, non deve scivolare in minchiate inutili del tipo "te l'han mai detto che sei proprio xyzwk" che tanto gliel'han già detto settemila volte, ma deve farla ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, OBBLIGATORIAMENTE con intelligenza, che gli uomini oggigiorno fan ridere loro malgrado solo quando sono credono di essere seri, e deve diventare il faro dell'allegria nella tempesta della scassatura di cazzi. Poi l'Uomo Sublime deve abbandonare il tavolo standard della cacca molla, trascinandosi dietro la sedia e, platealmente, da irriverente spostato, deve rompere gli schemi dimmerda e i coglioni organizzativi a tutti, per andare a sedersi accanto a lei mentre tutti, a quel tavolo, chiedono disturbati "ci stringiamo?".
Egli deve cagarli appena guardando solo lei rispondendo "no grazie, sono a dieta vascodegamiana, io sono solo qui per la signorina figa che ride" e, alla fine, quando né lui né la venticinquenne mangiano più quella tonnellata di roba del cazzo che ha tutta lo stesso sapore della merda della beffa, egli deve essere la regia sublime della composizione lenta di un privato salottino ultrapubblico a due, a margine del tavolo di lei, cafone e maleducato sì, ma con classe sublime e coraggioso disprezzo delle regolette altrui, mica dozzinalmente e beceramente come hanno fatto i cafoni dei suoi "amici" e poi deve godere degli sguardi fuori orbita della Secca Maggie e dei rossori focolarini della triste AntonellaAltruiChi? che gioca con la mollica a occhi bassi, per poi trionfare napoleonicamente, invitando da signore arrapato la stupenda giovane ficona, fatta apposta per il letto sessuale carnazzaio e umidicciamente ficcaiolo, a sedere sui divanetti del sottoportico all'esterno, in zona fuori cono radar, flirtando fitto, ma sempre all'insegna dell'allegria, del buonumore e della compagnia, chiavandosene dei brindisi dello sposo, della sposa, degli amici, di tutti, chiavandosene complessivamente in maniera molto global e up-to-date, godendo di quei sandali fammidelmalealbuconeslabbratodelsederinochevogliosentirmifemminasuina e di quei piedi e di quelle cosce, caviglie, polpacci, mammellone, carne e, amisgi, godendo di quella gioventù porcaiola che la inzuppa e intride e pervade facendo sorridere ogni suo poro.
"Sei qui con la tua macchina?" - chiedo alla volta delle diciassette e zeroquattro.
"Sì, perché dici?" - chiede sorridendo con quei bei denti.
"Perché se ti piaccio (così come è evidente che ti piaccio) e ti piace il bourbon serio, l'erba buona e la bossa nova jazz potresti seguire la mia macchina" - replico molto bogartiano e diretto, destando una risata rapita e un flash abbagliante dei suoi verdissimi occhi sorridenti.
"Ma aspetta! E la torta?" - mi dice con urgenza ansiosa bloccandomi per un braccio.
"Te la compero per la strada, dai andiamo!" - e lei ride sonora appoggiandosi allo schienale e mi convince, non senza fatica, a rimanere almeno fino al taglio dell'oggetto di pessimo gusto che è la LORO torta, con annessa distribuzione di quei capolavori del thriller noti col nome di bomboniere.
Ed è così che, sul far delle diciotto e undici, una prestigiosa auto americana FIAT Punto bianca fa da battistrada ad una misera BMW serie 3 station blu in direzione Tana del Porco, senza particolari saluti all'allegro consesso, senza particolari esternazioni (per loro fortuna), quasi distrattamente, anzi no, con desiderio di distrazione totale.
Bel matrimonio, cazzo.
Bellissimo.
Viva l'amicizia sincera.
Forse un bel "ma che ciclopica ed indescrivibilmente offensiva stracciatura di coglioni 'sto cazzo di matrimonio" forse?
Sì, forse sì.
In chiesa la ressa, fuori dalla chiesa la ressa disorganizzata, poi piove, che puttanaio, tutti dietro agli sposi, “ehy tu!” - mi dice il facciazza di merda sconosciuto e sorridente - “tieni qui il fiocchetto sullo specchietto” - e me lo annoda alla troiavacca così, a cazzo, cazzomerda no bastardo testa di cazzo! fermo che stermino te, la tua famiglia e tutta la tua razza cogliona togliendovi il cuore con un cucchiaino da caffè, il fiocchetto no!, che bestemmierò come un serpente a toglierlo e poi via, tutti in colonna, porcamadonna, a suon di raffinati clacson pazzi sino al villone, gesussanto avrei già voglia di andare a casa, calma Tazio, calma, bevi 'sti dodici prosecchini di benvenuto, ecco la Anto iper elegante in rosso a portata di parola, ma è rapita dalla sposa e mi caga zero meno zero perchè “dio che bellaseiNadiachesembriBiancanevemaguardacometistaquestovestitopeccatoperlapioggiamasìdaisiamtuttiqui” e allora getto l'occhio alla sala: tutti tavoli tondi, complimenti, una traccia di civiltà, ma poi scopro alcuni dettagli essenziali, davvero curiosi. I tavoli cardine sono: genitori degli sposi e ristrettissimi parenti carissimi uno, due, tre e poi, ovviamente, tavolo sposi e poi tavoli a rotta di culo.
Al tavolo sposi vengono modernamente ed illuminatamente messi a sedere solo gli sposi, i testimoni e gli amici più stretti, sangue della carne del sangue carnoso sanguineo, ma tutto è così intimamente stretto e sanguineo che il Tazio non vi tova posto a sedere, poiché l'Ordine Supremo lo pone seduto al Tavolo Amici di Rango Beta/Sfridi Ingestibili/Sfigati Spaiati.
La Anto mi cerca con gli occhi grandi e tristi da Bambi appena violentato nel culo dall'orso di Masha e Orso e mi fa ciao ciao con la manina triste, ma a me viene da mandarla a strafanculo, lei e tutti quelli come lei e non la cago, ma mica per il declassamento, o meglio non solo per quello, ma perchè, beffa nella beffa, vengo parcheggiato in un tavolo dove siedono anche il Costa e il Vosco e poi oltre a quelle merde non conosco la minchia di nessuno e, secondo me, volendo, al tavolo degli sposi io potevo stare al posto della Maggie e lei al mio, garantendomi così quell'umanità minima che si riserva anche a delle mmerdedelcazzodimmerda e la cosa mi disturba ai limiti dell'abbandono della bella festa, ma d'altra parte apro anche un file “Ci credevi solo tu in 'sto film che ti erei fatto.stronz” che merita di essere lavorato.
Secondo me non si doveva fare così, ma pazienza.
Ogni considerazione su qualche atteso intervento della Anto in merito a quella disposizione è superflua e di un altro pianeta, per cui tiremminnanzcazzfancul AntoAltruiChi?, tieniti stretta la TUA amica Maggie CARISSIMA che vedrai che ti trovi bene come sempre.
Anti antipasto, antipasto uno, antipasto due, antipasto tre... antipasto sedici, anora signore?, primo uno, primo due... primo diciassette, ancora signore? e poi decido pausa, cazzo.
Mi alzo e esco, stanco del silenzio di quel tavolo dimmerda, silenzio interrotto solo dal cicaleccio fitto, inviolabile e bifolco tra alcuni che si conoscevano e che avevano costituito un'enclave in tavolo straniero (che educazione! che educazione!) e poi anche molto stanco delle occhiate delle Femmine Morte dal tavolo Alfa (soddisfatto odio furibondo della Maggie e tristezza da campo di concentramento della Anto), nonché delle frecciate in idioma africano della Pantegana Calabrona (rayban a specchio costante in testa).
Esco e nessuno, dico nessuno, degli “amici di carne sanguinea” del tavolo megatop mi raggiunge e così vanno profilandosi nella mia mente delle circostanze precise sulle quali mi riprometto con solennità di meditare e di agire con la brutalità di un Triceratopo schizofrenico.
Esco a fumare, mentre piove che non la finisce mai e becco sotto il portico, che fuma anche lei, la tipa del tavolo di fianco: una attraente ragazza carnea, rotondea e seSuale, formosea, una fisicata polpea e ultramaterassea con delle belle cosce da femmina che si vede che le sa tenere molto aperte e molto abbracciate al partner ficcante, indossante dei sandali fottimisenzasmetteremaigrazie, gran zinne, bel culo dei divertimenti pecorecci della minchiarandella, proprio bella di viso, tratto tondo e regolare con matrice apparentemente angelica, ma con l'occhio iniettato di troianesimo che il Tazio sbagliare non sbaglia mai.
Piacere Tazio, piacere Sara, ma tu cosa mi rappresenti qui Sara? Sono la collega di lavoro della Nadia e tu cosa mi rappresenti Tazio? Ma sai che non lo so? Un collega di Max? Ma no, ma no, ma no, sono quello che li manda tutti e due sonoramente in viaggio di nozze a LosStoccazzoches a sue spese, ma daiiii, ma sei tu allora il tipo!, ma sì Sara, ma sei un amico amico allora e ride intelligente, con arguto riferimento alla mia assenza dal tavolo top. Vorrei aprire qui un inciso, figlioli: date retta al Buon Pastore dal Bastone Nodoso e quando un extra quarantenne di bellezza hollywoodiana e fascino travolgente, che spacca di brutto il suo tempo con la vigliacca performàns come me, incrocia una venticinquenne single dal viso angelico e l'occhio troianico, non deve scivolare in minchiate inutili del tipo "te l'han mai detto che sei proprio xyzwk" che tanto gliel'han già detto settemila volte, ma deve farla ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, OBBLIGATORIAMENTE con intelligenza, che gli uomini oggigiorno fan ridere loro malgrado solo quando sono credono di essere seri, e deve diventare il faro dell'allegria nella tempesta della scassatura di cazzi. Poi l'Uomo Sublime deve abbandonare il tavolo standard della cacca molla, trascinandosi dietro la sedia e, platealmente, da irriverente spostato, deve rompere gli schemi dimmerda e i coglioni organizzativi a tutti, per andare a sedersi accanto a lei mentre tutti, a quel tavolo, chiedono disturbati "ci stringiamo?".
Egli deve cagarli appena guardando solo lei rispondendo "no grazie, sono a dieta vascodegamiana, io sono solo qui per la signorina figa che ride" e, alla fine, quando né lui né la venticinquenne mangiano più quella tonnellata di roba del cazzo che ha tutta lo stesso sapore della merda della beffa, egli deve essere la regia sublime della composizione lenta di un privato salottino ultrapubblico a due, a margine del tavolo di lei, cafone e maleducato sì, ma con classe sublime e coraggioso disprezzo delle regolette altrui, mica dozzinalmente e beceramente come hanno fatto i cafoni dei suoi "amici" e poi deve godere degli sguardi fuori orbita della Secca Maggie e dei rossori focolarini della triste AntonellaAltruiChi? che gioca con la mollica a occhi bassi, per poi trionfare napoleonicamente, invitando da signore arrapato la stupenda giovane ficona, fatta apposta per il letto sessuale carnazzaio e umidicciamente ficcaiolo, a sedere sui divanetti del sottoportico all'esterno, in zona fuori cono radar, flirtando fitto, ma sempre all'insegna dell'allegria, del buonumore e della compagnia, chiavandosene dei brindisi dello sposo, della sposa, degli amici, di tutti, chiavandosene complessivamente in maniera molto global e up-to-date, godendo di quei sandali fammidelmalealbuconeslabbratodelsederinochevogliosentirmifemminasuina e di quei piedi e di quelle cosce, caviglie, polpacci, mammellone, carne e, amisgi, godendo di quella gioventù porcaiola che la inzuppa e intride e pervade facendo sorridere ogni suo poro.
"Sei qui con la tua macchina?" - chiedo alla volta delle diciassette e zeroquattro.
"Sì, perché dici?" - chiede sorridendo con quei bei denti.
"Perché se ti piaccio (così come è evidente che ti piaccio) e ti piace il bourbon serio, l'erba buona e la bossa nova jazz potresti seguire la mia macchina" - replico molto bogartiano e diretto, destando una risata rapita e un flash abbagliante dei suoi verdissimi occhi sorridenti.
"Ma aspetta! E la torta?" - mi dice con urgenza ansiosa bloccandomi per un braccio.
"Te la compero per la strada, dai andiamo!" - e lei ride sonora appoggiandosi allo schienale e mi convince, non senza fatica, a rimanere almeno fino al taglio dell'oggetto di pessimo gusto che è la LORO torta, con annessa distribuzione di quei capolavori del thriller noti col nome di bomboniere.
Ed è così che, sul far delle diciotto e undici, una prestigiosa auto americana FIAT Punto bianca fa da battistrada ad una misera BMW serie 3 station blu in direzione Tana del Porco, senza particolari saluti all'allegro consesso, senza particolari esternazioni (per loro fortuna), quasi distrattamente, anzi no, con desiderio di distrazione totale.
Bel matrimonio, cazzo.
Bellissimo.
Viva l'amicizia sincera.
venerdì 15 maggio 2015
Il pranzo della merda
Che bel pranzo.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.
“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.
Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.
“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
“Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala. “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”
Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film: “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.
E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.
“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.
Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.
“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
“Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala. “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”
Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film: “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.
E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.
lunedì 11 maggio 2015
Spiegatemelo bene voi, perché io non ci capisco veramente un gran cazzo
Venerdì sera.
Arriva l’ora X, ci troviamo direttamente al restorànt de clas individuato dal Tazietti, io sono bello molto più di Adone, lei è giù da guerra che rimango con la mandibola pendula, ci sediamo, ha-ha-ha, he-he-he, clima rilassato, caldo, flirt che continua signorile e persino d’altri tempi, con un Tazio Cavaliere che mi mancava solo il cavallo animale a far compagnia a quello dei pantaloni e una Maggie Gran Dama che sensuale tinge di sfumature accattivanti la conversazione. Poi antipasto delizioso, si cena all’aperto, ma in un angolo intimo, bevendo Vedova, si affronta il meraviglioso primo, si chiacchiera morbidi, poi lei si accende la trentaseiesima sigaretta sotto il bersò e, mentre io le carezzo le dita in segno di disarmata devozione, l’Avvocatessa si fa seria e procede monocorde alla lettura della scrittura privata tra le parti alla quale io avrei dovuto apporre la mia firma. Inenarrabili punti intervallati da incisi interminabili in cui viene ribadito un concetto cardine affiancato da una complessa ontologia tassonomica di sottoconcetti paracardinizi, riassumibili (in molto meno dei trentatre minuti che l’Avvocatessa ha impegnato) in un: tutta questa corte mi imbarazza e non la capisco, io non ci sono abituata, non vorrei che ti fossi messo in testa cose affrettate, sei interessante, sì lo ammetto, ma dobbiamo conoscerci mooooolto bene e per conoscere moooooolto bene una persona io ci metto tanto, tanto, tanto, tempo.
Tempismo e location perfetti, with compliments.
E’ così che funziona, infatti: si flirta, si accetta la cena importante (non era certo una pizza ignorante, credetemi), ci si va tirate come una scalda cazzi da premier league, si sorseggia champagne al lumino di candela sotto il bersò, avvolti dalla nube tabagica e poi, d’improvviso, senza alcun motivo, si strizzano nervosamente gli occhietti incorniciati dalle borse nicotiniche per procedere solerti a congelare tutto con un manualetto triste di regole per il disuso fondate sulla lenta conoscenza reciproca, che hanno un effetto dirompente sul mio scroto che deflagra e le dico, con un sorriso plastico vicino alla paralisi da ischemia cerebrale, che mi trovo d’accordo come nemmeno si immagina e che, proprio per il mio assoluto ed incondizionato allineamento alla questione così opportunamente, elegantemente e cordialmente introdotta, propongo di interrompere la cena in quel momento preciso ed esatto, sbattendocene del secondo, proprio per non affastellare in troppo breve tempo la conoscenza, disintegrando (come giustamente segnalato) l’imbarazzante, inusuale ed incomprensibile flirt, per riposizionare i nostro probabile quasi rapporto lungo più chiare “Norme transitorie in materia di rapporti interpersonali” e la aiuto velocissimo ad indossare l’elegante giacca color corda e mi reco a razzo alla cassa a saldare il conto, lasciandola come una minchia di sale a pormi ridicoli e falsi quesiti del tipo “Mi spieghi perché ti sei incazzato adesso?” come a dire “mi spieghi come mai, tra I TUOI trentaduemila atteggiamenti incomprensibili e stupidi ora c’è ANCHE l’incazzatura?”
Gradirei un vostro commento per comprendere.
Ho finito i vaffanculo e anche tutte le bestemmie multilingua che conosco a menadito.
Pazzesco.
Arriva l’ora X, ci troviamo direttamente al restorànt de clas individuato dal Tazietti, io sono bello molto più di Adone, lei è giù da guerra che rimango con la mandibola pendula, ci sediamo, ha-ha-ha, he-he-he, clima rilassato, caldo, flirt che continua signorile e persino d’altri tempi, con un Tazio Cavaliere che mi mancava solo il cavallo animale a far compagnia a quello dei pantaloni e una Maggie Gran Dama che sensuale tinge di sfumature accattivanti la conversazione. Poi antipasto delizioso, si cena all’aperto, ma in un angolo intimo, bevendo Vedova, si affronta il meraviglioso primo, si chiacchiera morbidi, poi lei si accende la trentaseiesima sigaretta sotto il bersò e, mentre io le carezzo le dita in segno di disarmata devozione, l’Avvocatessa si fa seria e procede monocorde alla lettura della scrittura privata tra le parti alla quale io avrei dovuto apporre la mia firma. Inenarrabili punti intervallati da incisi interminabili in cui viene ribadito un concetto cardine affiancato da una complessa ontologia tassonomica di sottoconcetti paracardinizi, riassumibili (in molto meno dei trentatre minuti che l’Avvocatessa ha impegnato) in un: tutta questa corte mi imbarazza e non la capisco, io non ci sono abituata, non vorrei che ti fossi messo in testa cose affrettate, sei interessante, sì lo ammetto, ma dobbiamo conoscerci mooooolto bene e per conoscere moooooolto bene una persona io ci metto tanto, tanto, tanto, tempo.
Tempismo e location perfetti, with compliments.
E’ così che funziona, infatti: si flirta, si accetta la cena importante (non era certo una pizza ignorante, credetemi), ci si va tirate come una scalda cazzi da premier league, si sorseggia champagne al lumino di candela sotto il bersò, avvolti dalla nube tabagica e poi, d’improvviso, senza alcun motivo, si strizzano nervosamente gli occhietti incorniciati dalle borse nicotiniche per procedere solerti a congelare tutto con un manualetto triste di regole per il disuso fondate sulla lenta conoscenza reciproca, che hanno un effetto dirompente sul mio scroto che deflagra e le dico, con un sorriso plastico vicino alla paralisi da ischemia cerebrale, che mi trovo d’accordo come nemmeno si immagina e che, proprio per il mio assoluto ed incondizionato allineamento alla questione così opportunamente, elegantemente e cordialmente introdotta, propongo di interrompere la cena in quel momento preciso ed esatto, sbattendocene del secondo, proprio per non affastellare in troppo breve tempo la conoscenza, disintegrando (come giustamente segnalato) l’imbarazzante, inusuale ed incomprensibile flirt, per riposizionare i nostro probabile quasi rapporto lungo più chiare “Norme transitorie in materia di rapporti interpersonali” e la aiuto velocissimo ad indossare l’elegante giacca color corda e mi reco a razzo alla cassa a saldare il conto, lasciandola come una minchia di sale a pormi ridicoli e falsi quesiti del tipo “Mi spieghi perché ti sei incazzato adesso?” come a dire “mi spieghi come mai, tra I TUOI trentaduemila atteggiamenti incomprensibili e stupidi ora c’è ANCHE l’incazzatura?”
Gradirei un vostro commento per comprendere.
Ho finito i vaffanculo e anche tutte le bestemmie multilingua che conosco a menadito.
Pazzesco.
venerdì 24 aprile 2015
Quando mi passa? Mai.
Che fortuna!, che fortuna!
IL Costaminchia e le Faine hanno fissato per le ore sedici l’importante riunione del board del bordel a cui io per nessuna ragione al mondo vorrò mancare!
Che fortuna!
Meno male che non è saltata la reunion, amisgi che numerossi vi vengo a trovare accassa a uno a uno tra pochissimo, perché io sono un importante senior advisor del board del bordel. Eh.
E così tra poco prendo il trolley che trullallallà e mi reco nell’headquarter del bordell per l’importante riunione del board. Ehssì eh.
Ma quando mi passa a me? Mai.
Fino alle ventuno nel bordel con i members del board è troppo anche per Carminati.
Esiste però, eh-eh-eh, già-già-già, l’eventualità Galina che non l’ho mai provata e che le potrei chiavare la gola (che pare sia la sua cifra professionale, diciamo) sia per cultura generale, sia come passtime nel bordel come senior advisor in charge al board col trolley trullalallerotrullalalà.
Non mi passa più, lo so.
A domani, amisgi, che mi troverete accassa con reservation AtTheSame che mangio col Max e schiarisco le natiche.
Non mi passa più, lo so.
IL Costaminchia e le Faine hanno fissato per le ore sedici l’importante riunione del board del bordel a cui io per nessuna ragione al mondo vorrò mancare!
Che fortuna!
Meno male che non è saltata la reunion, amisgi che numerossi vi vengo a trovare accassa a uno a uno tra pochissimo, perché io sono un importante senior advisor del board del bordel. Eh.
E così tra poco prendo il trolley che trullallallà e mi reco nell’headquarter del bordell per l’importante riunione del board. Ehssì eh.
Ma quando mi passa a me? Mai.
Fino alle ventuno nel bordel con i members del board è troppo anche per Carminati.
Esiste però, eh-eh-eh, già-già-già, l’eventualità Galina che non l’ho mai provata e che le potrei chiavare la gola (che pare sia la sua cifra professionale, diciamo) sia per cultura generale, sia come passtime nel bordel come senior advisor in charge al board col trolley trullalallerotrullalalà.
Non mi passa più, lo so.
A domani, amisgi, che mi troverete accassa con reservation AtTheSame che mangio col Max e schiarisco le natiche.
Non mi passa più, lo so.
sabato 11 aprile 2015
Serata merda
La Venka c'ha un impegno, io non c'ho coglioni. Bucarest mi ha devastato, minimo storico dei fondi toccati e scavati a fondo. Se mi gira il cazzo prendo la Romilda, deposito un "one night" e me la porto a mangiare una pizza da qualche parte.
Almeno parlo un po' in italiano.
Almeno parlo un po' in italiano.
Anche lui
Il fatto è che oggi mi sto proprio rompendo i coglioni.
E allora uozzappo.
T “Cosa fai?”
S “Mi sto comperando un paio di jeans ti scrivo io dopo”
T “Ok”
E mi viene il groppolone di nostalgia e guardo il meteo di casa che dice che ci son venti gradi anche lì e la nostalgia sale. Poi arriva il uozzappo.
S “Eccomi come stai? Sei sicuro che volevi uazzappare me? Sono la Chiara. Faccia che ride alle lacrime”
T “Idiota. Io sto bene e tu? Fa caldino lì, vedo dal meteo”
S “E insomma venti gradi, sì si sta aprendo. Io sto bene”Vengo colto dalla bruciante necessità di sapere se ha le calze, le mutande il reggiseno. Bruciante. Una voglia di farmela lurida come nelle volte luride in cui abbiamo fatto luridumi ai limiti del concesso.
S “Tu cosa fai?”
T “Niente. Mi rompo i coglioni a morte”
S “Faccina che si sganascia. Come mai questa situazione non mi è nuova? Faccina che ride”
T “Perché eri la mia kajira, ti ricordi?”
Segue lunghissima pausa. Temo di averla persa ma poi tirillin.
S “Lì fa caldo?”
T “Come da te più o meno. Ti sei già tolta le calze?” e ohhhhh non ho resistito, lo so, lo so.
S “Faccina che sorride normale. Ti cambia la vita saperlo Taz?”
T “Penso di sì, ma dipende dalla risposta”
Pausa
S “All Star blue con calzino da ginnastica, mi spiace.”
T “Non ti preoccupare, so che hai le potenzialità, non mi hai deluso.”
E poi kazam, suona il parlàfono che mi dice che una certa Chiara è un incoming call.
Rispondo salutandola e lei mi saluta ridendo e prendendo pel culo.
“Pensavo che Praga fosse elettrizzante, piena di vita, mondana, sexy, ma invece vedo che non è vero, che ti rompi i coioni lo stesso, come qui” e a me fa impazzire quando dice “rompicoioni” o “coioni”.
“E invece no, è una rottura di coglioni. Senti ma ce le hai le mutande?” tanto ormai, perso per perso.
“Certo, mutande e reggiseno. Possiamo fare che muore lì?” e c’hai ragione, non tiene un cazzo farti le domandine peperoncine che manca uno scenario vasto da ricostruire.
“Sì possiamo” – “Ma scusa Tazioski, se ti rompi il cazzo lì perché non te ne vai?”
“Boh. Ma se torno ci vieni con me a farti un gotto al wine bar?” – “Ah, io volentieri, ma mi spiace informarti che non esiste più, anche lui ha chiuso.”
Anche lui.
Ebeh.
E allora uozzappo.
T “Cosa fai?”
S “Mi sto comperando un paio di jeans ti scrivo io dopo”
T “Ok”
E mi viene il groppolone di nostalgia e guardo il meteo di casa che dice che ci son venti gradi anche lì e la nostalgia sale. Poi arriva il uozzappo.
S “Eccomi come stai? Sei sicuro che volevi uazzappare me? Sono la Chiara. Faccia che ride alle lacrime”
T “Idiota. Io sto bene e tu? Fa caldino lì, vedo dal meteo”
S “E insomma venti gradi, sì si sta aprendo. Io sto bene”Vengo colto dalla bruciante necessità di sapere se ha le calze, le mutande il reggiseno. Bruciante. Una voglia di farmela lurida come nelle volte luride in cui abbiamo fatto luridumi ai limiti del concesso.
S “Tu cosa fai?”
T “Niente. Mi rompo i coglioni a morte”
S “Faccina che si sganascia. Come mai questa situazione non mi è nuova? Faccina che ride”
T “Perché eri la mia kajira, ti ricordi?”
Segue lunghissima pausa. Temo di averla persa ma poi tirillin.
S “Lì fa caldo?”
T “Come da te più o meno. Ti sei già tolta le calze?” e ohhhhh non ho resistito, lo so, lo so.
S “Faccina che sorride normale. Ti cambia la vita saperlo Taz?”
T “Penso di sì, ma dipende dalla risposta”
Pausa
S “All Star blue con calzino da ginnastica, mi spiace.”
T “Non ti preoccupare, so che hai le potenzialità, non mi hai deluso.”
E poi kazam, suona il parlàfono che mi dice che una certa Chiara è un incoming call.
Rispondo salutandola e lei mi saluta ridendo e prendendo pel culo.
“Pensavo che Praga fosse elettrizzante, piena di vita, mondana, sexy, ma invece vedo che non è vero, che ti rompi i coioni lo stesso, come qui” e a me fa impazzire quando dice “rompicoioni” o “coioni”.
“E invece no, è una rottura di coglioni. Senti ma ce le hai le mutande?” tanto ormai, perso per perso.
“Certo, mutande e reggiseno. Possiamo fare che muore lì?” e c’hai ragione, non tiene un cazzo farti le domandine peperoncine che manca uno scenario vasto da ricostruire.
“Sì possiamo” – “Ma scusa Tazioski, se ti rompi il cazzo lì perché non te ne vai?”
“Boh. Ma se torno ci vieni con me a farti un gotto al wine bar?” – “Ah, io volentieri, ma mi spiace informarti che non esiste più, anche lui ha chiuso.”
Anche lui.
Ebeh.
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