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martedì 27 dicembre 2011

Cadeaux


Un maglione davvero fantastico. Con la cerniera davanti ed il collo che rimane su. Punto inglese, grosso, di una morbidissima lana impermeabilizzata, perché è un capo da barca. Melange di nero e grigio antracite. E’, al momento, il più bel maglione che possiedo.
“L’ho visto in vetrina e ho detto ‘suo’ e te l’ho visto addosso, ma nello specifico della visione portavi una canottiera nera a scollo largo sotto, ed il maglione era aperto, con le maniche fatte su e…”
“E?”
“E…insomma…” e ride.
“E la farfalla ha battuto le ali?” dico sorridendo e ride.
“Esatto, lo ha scelto la farfalla” e ride.

Grande, grandissimo, inaspettato successo dei miei due regalini.
Il Troll che le ho regalato ha un nome, lo conosceva. Io l’ho scelto perché mi piaceva. Ha anche gradito la letterina brevissima, che non vi riporto altrimenti tingiamo tutto di rosa qui e installo lo script che fa i cuoricini al passaggio del mouse.

La Lucy Perrone and The Chevalier hanno gradito moltissimo, sì. Mi fa piacere vederli sorridenti, cazzo. E’ giusto che sorridano a quell’età, in quello stadio della vita. Uscendo, mentre mi accompagnava alla porta, mi sono girato a baciarla per gli auguri-di-nuovo e le ho sussurrato che io la aspetto sempre, nudo nel mio letto e lei con un sorriso che le comprime gli occhietti mi dice “Sei un mascalzone, valàvalàvalàvalàvalà.”

And then we went over the fuckin Christmas, fortunately.

sabato 10 dicembre 2011

Sabato miramontiano


Bon jour, bon jour, bon jour.
E’ sabato, è passata la settimana della malattia, sono debole, ma complessivamente felice.
La serata di ieri è stata perfetta, mantenuta entro limiti consoni con il mio processo di acquisizione di nuova consapevolezza, senza sacrificio di sudiciume morale. E’ un avanzamento di rilevante successo.

Osservo il Miramonti dalla finestra della mia cucina e lo vedo a livelli di decadenza impressionanti.
Là, dove l’ottimo Cazzulati ha trascorso gli ultimi momenti della sua vita, pare non esservi nuova vita.
Lì, dove nude carni mature si esibivano quotidianamente al fine di esortare le mie giovani e sublimi carni ad esibirsi, non c’è che una tenda che cela.
Accanto a me non c’è più la signora che ferrava i cavalli in cucina, me lo ha detto la sensualissima ed irresistibile Lucia Perrone. E’ andata ad abitare con la figlia a Faenza.

A casa del Pestalozzi trafila l’acqua da una tubatura dal piano di sopra e pare non si trovi nessuno dell’amministrazione di questa stalla sociale per venire ad effettuare il lavoro di manutenzione.
Il Pestalozzi, costituendo l’eccezione che conferma la regola di Scilvio che pervede che l’Italia sia costituita da benestanti, non c’ha una palanca per effettuarsi i lavori da solo. Però non è che si può lasciare lì, perché va marcio il mondo e poi, secondo me, è tanto meglio verificare che cazzo c’è dentro a quel muro.
In settimana ci mando Max, facendogli dire che è della ditta che fa manutenzione allo stabile, così non urto la sua sensibilità e non mortifico la sua dignità, ma risolviamo ‘sto problema.

domenica 4 dicembre 2011

Il mito, la leggenda


Scendo a recuperare il secchio della spazzatura abbandonato da venerdì e incontro la Lucia Perrone. Uh Tazio da quanto, mi chino e la bacio, mi bacia, adoro questa minuscola donnina plissettata. Come sta il Cavaliere, ma ringraziando Dio sta anche bene, stamattina è andato a prendere il giornale e a fare due passi che bisogna che cammini eh, ma lo vuoi un caffè Tazio? Lucia sono messo come un albanese [pantaloni della tuta senza mutande sotto, adidas senza calze, t-shirt e Woolrich n.d.r.] ma che albanese tu sei sempre bellissimo, dai vieni dentro e la seguo, perché quando la Lucia comanda Tazio risponde.
E mi siedo in cucina mentre lei armeggia con la Bialetti, mi tolgo il Woolrich e resto lì così come il nipote di Albània in visita alla nonnina, con l’unica variante che questo nipote è uno spostato, come dice N, e la nonnina se la farebbe anche subito.