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lunedì 7 novembre 2016

Non resta che la fuga

Blocca, blocca, blocca, blocca, quasi mezza rubrica è bloccata per far tenere gli argini di un’alluvione di merda che presto mi travolgerà, soffocandomi nel rimorso dei dolori strambamente arrecati, piegandomi nella consapevolezza di un’esistenza personale inadeguata ai canoni comuni, spingendomi alla periferia della mia piccola comunità ruspante, laddove cresce il vociare pernicioso su di me: drogato, puttaniere, ladro, farabutto, malvivente, seduttore di appena maggiorenni, maniaco sessuale, ingrato pezzo dimmerda, traditore di amici, frequentatore di sodomite, sodomita a mia volta, sia nella versione dante che ricevente, in un quadro ossianico di turbe psichiche gravi, predisposizione innata a delinquere, alla blasfemia, all’eresia, persino all’eresia gnostica di Celestino, vampiro, porfirista messicano amico personale di Diaz.

Donne assatanate mi attendono alla porta di casa nel cuore della notte, impedendomi di rientrare e imponendomi notti forestiere in alberghi limitrofi, segni approfonditi di chiave ornano le fiancate delle mia vettura di basso impatto ambientale, mezza elettrica e mezza non, con cui in tempi andati viaggiavo per le vie del comune che mi accoglie e mi accetta, ma solo sulla carta, perché poi negli effetti mi accetterebbe con la menarina.

E allora via, cazzo, mi dico senza pena, cominciando ad affastellare i miei panni sul letto non utilizzato, sognando località erotiche in cui le femmine per pochi danari mi daranno abbronzatissimi culi a cui cancellare l’ano a sapienti pennellate di lingua, via, via, via, via, Brasile, Argentina, dove fa caldo, dove non mi si conosce, via, via, via, Brasile, sì, Rio de Culheiro, quando tuttutuntratto squilla la messaggistica classica del parlafono e, tra insulti e bestemmie, lampeggia un messaggio umano che dice: “Ma te uazzap picche adesso? Ti ho scritto una sett fa e nn mi hai risposto”.

La Chiara.
Sblocco, controllo, cerco, guardo, sorvolo e finalmente ecco.
“Credo sia tardi, in tt i sensi, ma come mai ti ha preso sto pivone?”

Già, come mai, che va tutto a gonfie vele?
Come mai?

martedì 20 settembre 2016

Situazioni catartofiche

Dovete capire che mi si sono spappolati i coglioni a far questa vita dimmerda, su e giù come un cazzone e poi otto, dieci, dodici, QUATTORDICI ore a menar il torrone con le tomaie per un pugno di dollari al mese, è una follia, è anestesia, è dislessia, è narcolessia, aerofagia, dispnea, cacofonia, cacotuazia, defecopenia, ecco sì, è soprattutto quella, che mi sono cagato la beca abbestia di ‘sta vita di merda qua, che lì dentro nessuna me la dà, ma nemmeno me la presta che poi gliela lavo e gliela do indietro e il capo che capa e che tento di riportare nella dimensione terrestre e lui mi spiega (a me, lui, spiega) che non va, che non può funzionare, che ne parleremo, ma adesso andiam a lavorare le tomaie, l’erpice, le pliche anali, le ragadi, le efelidi, le supposte di aria compressa e i divaricatori vaginali per i cincillà, tutti giù alla filanda, dai Tazio, dai.
Ma in che cazzo di buco dimmerda di agenzia sono?
Non va Internet? Massì dai, ragazzi!, facciamo come al solito, e come cazzo si fa di solito?, con gli stoppini alati che il capo li spara col culo fuori dalla finestra e essi si librano, cullati dalla brezza e entro il mese arrivano a Domiziopoli col loro agio, che è un attimo, che son solo dieci chilometri.

Un attimo.
E’ un attimo che mandi tutti affanculo.
E senza Alice.
Quella se va, me la metto giù a pecora.
Se va eh. Se no stoppini.
O stoPino che nel culo vostro esso pigna.

Ma cazzomerda.

A vag a cà.

venerdì 16 settembre 2016

Punto della disperazione

Bene.
E’ venerdì. Domani non dovrò venire qui e ciò mi rincuora. Da stamattina, in cui non sto facendo un cazzo assoluto, ho iniziato a mandare curricula, ma vi rendete il conto?
Uno spammone bestiale a tutte, ma sottolineo tutte, le realtà che potrebbero prendermi e darmi dei soldi per sopravvivere. Perché qui, vi giuro, mi muore un neurone al minuto.

Nessun attacco Conciano ieri sera, molto bene, credo che per un po’ il mio sms lasci la quiete nella mia vita, anche se ho la sensazione che si tratti di una tregua più che di una resa.
In ogni caso checcazzomenefrega, farò il cazzodimmerda che ci sarà da fare.

Fronte Antonella: tutto tace, anzi no, tutto uozzappa cagate da scuola media, alle quali rispondo con frasi degne del ripetente bullo che va a scuola in motorino perché c’ha un anno in più.
Dalla psicoterapia alla pediatria, qui c’abbiamo tutto alla TazioClinic.

Sono così scoglionato che la voglia di fottere mi è andata sotto i tacchi delle scarpe di uno che andava in Afghanistan e ciao bella ciao.
D’altra parte non ho neanche niente di molle caldo e bagnato in cui infilarmi, ad eccezione della mia compagna di classe (se decide di non andare a catechismo) o della professoressa se decide di prendermi a ripetizione di disturbi della personalità. Che curerebbe a melanzane alla parmigggiana  e veloci scopate alla missionaria. Peccato che non mi dispensi anche dei “gesummaria” alla memoria imperitura di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

E per rinvigorirmi non vi sarebbe che una persona, lo sapete.
Per sporcarmi nuovamente di peccato e perdizione, di droga e mignotte di lusso, di fuoristrada che pagano l’ICI e soldi truffati, condendo il tutto con chiose mantovane talvolta esilaranti.
La Ade.

Ma chissà dove cazzo sarà la Ade.
Boh.


Provo a lavorare.

Caterina Balivo, la donna che “non sa” di avere piedi per feticisti

E infatti non li mostra mai né in foto, né in video, così schiva, così lontana dal fetish.
Bah. Sopportiamo.
In ogni caso, meriterebbero un orgasmo, specie se sporchi.