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lunedì 7 novembre 2016

Non resta che la fuga

Blocca, blocca, blocca, blocca, quasi mezza rubrica è bloccata per far tenere gli argini di un’alluvione di merda che presto mi travolgerà, soffocandomi nel rimorso dei dolori strambamente arrecati, piegandomi nella consapevolezza di un’esistenza personale inadeguata ai canoni comuni, spingendomi alla periferia della mia piccola comunità ruspante, laddove cresce il vociare pernicioso su di me: drogato, puttaniere, ladro, farabutto, malvivente, seduttore di appena maggiorenni, maniaco sessuale, ingrato pezzo dimmerda, traditore di amici, frequentatore di sodomite, sodomita a mia volta, sia nella versione dante che ricevente, in un quadro ossianico di turbe psichiche gravi, predisposizione innata a delinquere, alla blasfemia, all’eresia, persino all’eresia gnostica di Celestino, vampiro, porfirista messicano amico personale di Diaz.

Donne assatanate mi attendono alla porta di casa nel cuore della notte, impedendomi di rientrare e imponendomi notti forestiere in alberghi limitrofi, segni approfonditi di chiave ornano le fiancate delle mia vettura di basso impatto ambientale, mezza elettrica e mezza non, con cui in tempi andati viaggiavo per le vie del comune che mi accoglie e mi accetta, ma solo sulla carta, perché poi negli effetti mi accetterebbe con la menarina.

E allora via, cazzo, mi dico senza pena, cominciando ad affastellare i miei panni sul letto non utilizzato, sognando località erotiche in cui le femmine per pochi danari mi daranno abbronzatissimi culi a cui cancellare l’ano a sapienti pennellate di lingua, via, via, via, via, Brasile, Argentina, dove fa caldo, dove non mi si conosce, via, via, via, Brasile, sì, Rio de Culheiro, quando tuttutuntratto squilla la messaggistica classica del parlafono e, tra insulti e bestemmie, lampeggia un messaggio umano che dice: “Ma te uazzap picche adesso? Ti ho scritto una sett fa e nn mi hai risposto”.

La Chiara.
Sblocco, controllo, cerco, guardo, sorvolo e finalmente ecco.
“Credo sia tardi, in tt i sensi, ma come mai ti ha preso sto pivone?”

Già, come mai, che va tutto a gonfie vele?
Come mai?

giovedì 22 settembre 2016

Mercoledì sera degli schiaffi e dello squallore

E allora raggiungo quell’antro della strega, come da indicazioni telefoniche cellulari e la trovo che mi aspetta nel corridoio del seminterrato, in ciabatte e prendisole turchese di cui aveva infilato una pinza della gonna nell’elastico delle mutande, al fine di accorciarne la lunghezza e scoprire le dozzinali gambe abbronzatissime. Ciabatta sciatta fino a una porta di metallo, capelli di un nero corvino paradossale, gli occhiali da sole (di notte?) in testa come fossero un cerchiello e poi entriamo. Pago il dovuto, mi spoglio nudo che già c’avevo il cazzo barzotto per la situazione e lei, dopo aver armeggiato con delle cose su un mobiletto di plastica ad incastro, in un guizzo si priva del prendisole e scopre due mammellone morbide, dai capezzoli grandi e scuri, che smottano sul ventre in una foggia erotica, ancor più oscena per la presenza di un tanga ingrigito dal quale facevano capolino nerissimi e folti peli pubici.
E dopo essersi rumorosamente liberata delle ciabatte ciabattanti si insinua sul letto tra le mie gambe senza uno sguardo, prendendomi in bocca il cazzo, cominciando a succhiare con qualche suono qui e lì.

“Lanapoletana” come è nota a tutti.

Età indecifrabile, forse compresa tra i quaranta e i quarantacinque. Sublime suggitrice di minchia cabriolet, con supplemento. Niente ingoio, solo succhio a risucchio e mano sapiente che lavora le palle. Nessuna parola, nessuna occhiata. Le tette dondolano sulle mie cosce e io decido di fare l’ospite, il turista, non mi impongo, lascio che faccia nei suoi tempi, con quei risucchi sempre più aggressivi, con quella boccona calda e bagnata, con quella mano inanellata come quella della madonnadelcarminebenedettissimo, con quella pelle scurissima e macchiata di bellissime efelidi e vengo, vengo silenzioso, vengo tutto quel che c’era da venire mentre la mano sostituiva la bocca, segando alla giusta intonazione, né troppo, né troppo poco.
Poi salviette umidificate a mazzetti, il turchese che copre l’ambra, mi rivesto, usciamo, la seguo, poi fuori, ciao, ciao, fine.

***
Era mercoledì che era serata carte al Bar di Bistrazzo, ma anche se il Sarti era là niente chiavare perché domani si lavora, adesso che ha un lavoro part-time. Mondo fermo, impressionati, che l’Antonella lavora, si hai capito bene mondo, ella la-vo-ra, giuro.
Vieni qui a trovarmi, stocazzo Antonella, mica sono io che cciòiprobblemi mia cara, quella sei tu, quindi o esci o stai, cazzi tuoi, Tazio a domicilio stop, fine, nisba.
E si è incazzata poiché “non capisco”.
Fine dell’amore cuore vita gioia tesoro, vaffanculo.

E allora sono uscito e mi sono ricordato della Lanapoletana, che per ragioni ceche e slovacche non ho mai frequentato.

E oggi è giovedì, penultimo giorno di merda della settimana di merda.

Dopo chiamo la Ade.
Solo lei può rovesciare il tavolo.

Solo lei.

martedì 20 settembre 2016

Situazioni catartofiche

Dovete capire che mi si sono spappolati i coglioni a far questa vita dimmerda, su e giù come un cazzone e poi otto, dieci, dodici, QUATTORDICI ore a menar il torrone con le tomaie per un pugno di dollari al mese, è una follia, è anestesia, è dislessia, è narcolessia, aerofagia, dispnea, cacofonia, cacotuazia, defecopenia, ecco sì, è soprattutto quella, che mi sono cagato la beca abbestia di ‘sta vita di merda qua, che lì dentro nessuna me la dà, ma nemmeno me la presta che poi gliela lavo e gliela do indietro e il capo che capa e che tento di riportare nella dimensione terrestre e lui mi spiega (a me, lui, spiega) che non va, che non può funzionare, che ne parleremo, ma adesso andiam a lavorare le tomaie, l’erpice, le pliche anali, le ragadi, le efelidi, le supposte di aria compressa e i divaricatori vaginali per i cincillà, tutti giù alla filanda, dai Tazio, dai.
Ma in che cazzo di buco dimmerda di agenzia sono?
Non va Internet? Massì dai, ragazzi!, facciamo come al solito, e come cazzo si fa di solito?, con gli stoppini alati che il capo li spara col culo fuori dalla finestra e essi si librano, cullati dalla brezza e entro il mese arrivano a Domiziopoli col loro agio, che è un attimo, che son solo dieci chilometri.

Un attimo.
E’ un attimo che mandi tutti affanculo.
E senza Alice.
Quella se va, me la metto giù a pecora.
Se va eh. Se no stoppini.
O stoPino che nel culo vostro esso pigna.

Ma cazzomerda.

A vag a cà.

lunedì 5 settembre 2016

Lunedì inerpicato

“Non so dove andare a trovarla :-)”
Tardo pomeriggio di domenica, fiacco, fiacco al punto di non sentire il classico scappare della pipì in corrispondenza di questi messaggi.
E io? Dove cazzo la trovo io che me la procurava Virus, il secolo scorso?
Non prudente mandarla da lui, ma poi soprattutto guai al mondo, che di cazzi ne ho già di mio che anche se non vado a cercarmene degli altri va poi bene lo stesso.
Porcherie da gente sconosciuta non se ne parla, quindi fine, no erba, no party.

Per cui, alle diciassette e zero quattro invio il seguente text:
Ci penserò io, ti aggiorno.”

E dopo mi lascio cullare dalla tv e dormo sino alle ventuno e undici.
Prendo la Chimicaaminchia e mi schianto sino alle zero sei zero zero.
Bella la vita così, senza neanche la rottura di coglioni di viverla.

Stamattina trentanove minuti di auto e vualà, nell’agenzia da sogno, dove si respira la scontrosa aria del lunedì mattina, come alle Poste, o all’INPS.
Alle dieci e zero nove, come si conviene a un capo, arriva il capo, che attacca daccapo la pippa degli erpici, che non va bene come l’ho messa giù io, da cane infedele all’erpice, da popolano del dente dritto, “perché manca, come posso dirti Tazio, manca poesia”.

Poesia????
“Tipo T’amo pio erpice? Ma che cazzo vuol dire poesia in mezzo a stammerda?”, chiedo concitato e visibilmente agitato, nonostante ancora imbottito di Merdammica?
“Tazio” attacca il capo pacatamente, sistemando delle inutili carte sulla scrivania da boiardo ex sovietico, “questo è il nostro lavoro, capisci? Noi mangiamo e paghiamo gli stipendi e la luce con questa cosa che ti appare buffa o fastidiosa. Per cui adesso vai di là, ti prendi un tè deteinato e riscrivi questi testi e me li porti che dobbiamo impaginare.” 
E c’ha ragione lui c’ha. Se non mi va bene aria. E lo dico io. Posso aria? No. E allora che erpice poetico sia, cazzodimmerdadellaBarbietroia.

Per cui torno, dopo ore una e cinquantadue minuti e gli ripresento lammerda di prima profumata al Lime dei Caraibi, lui sorride soddisfatto e le pornoancelle dell’InDesign si catapultano a impaginare, arrapate come pornobertucce. Che bello. Siamo una squadra cazzomerda.
Non c’è erpice che non si commuova, adesso, dio****.

E per rimanere in tema agreste, adesso devo trovare dell’erba. Per stasera, cazzocazzone.
Che devo andare a sedurre la Anto, sugli scalini, nottetempo.
Perché devo farlo, mi chiede Anonymous incredulo/a.
Perché no rispondo io, psicopatico che rifiuta il Professorone.

Perché io amo sguazzare nella debolezza altrui.
Mi fa sentire utile.
Sensato.
Al mondo ci vuole un Tazio Psicopatico, credo.
No?

Erba, adesso.





sabato 3 settembre 2016

Per futili motivi

Mai, nessuno mai, nessuno mai, nessuno ha saputo creare futili motivi utili a una lite taziocomandata come il sottoscritto Tazio Tazietti di Taziopoli, lo ripeto mai, ma mai-mai eh, ma ieri sera la situazione mi è scappata di mano, direi scappellata di mano, e ora vi conto il picchè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.

Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.

E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.

Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.

Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not,  sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.

***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.

domenica 28 agosto 2016

As always

E così il senso di disagio nell’occupare i miei spazi bui si materializza sulla riva di un fiume molto grande, nei pressi di alcune spiaggette sassose assai note nel passato, talmente note da far guadagnare al maestoso ed imponente fiume l’appellativo riduttivo di “fiume porcone”, compresa la sua adeliana accezione di “fiume porcone lontano lontano”.
D’altra parte, se la Ade parlava naturalmente con l’eloquio di Nell nella magistrale interpretazione di Jodie Foster, mica è colpa mia.

E allora ci arrivo già in costume, con l’asciugamano e la tracolla in mano, trovo una coppia agè e proletaria, accampata con sdraio e ombrellone e frigo e giornali, lei di pancia che dorme nuda al sole, lui all’ombra dell’ombrello, di schiena che fa da vedetta, nudo.
E allora stendo, per niente convinto, mi scostumo, mi scappello e approccio a passi disturbati dai sassi, verso l’acqua. No, non ce n’è più.
In dieci minuti di ghiaia nel culo, dopo aver imparato a memoria il floscio pacco imbiancato di lui e le emorroidi polpose dell’abbronzatissimo sederone di lei, mi ricostumo e lascio.

Finita anche questa.
Il senso di rimorso per solo aver pensato di gabbare di nascosto la morale inossidabile in cui sono immerso anche da remoto, mi mette a disagio.
Mangio un gelato in quel bar dove nessuno ti dà del tu, sentendo redento l’atto di parziale immoralità compiuto prima.
Ecco creata la verità.
“Cos’hai fatto oggi pomeriggio?” – “Sono andato a mangiare un gelato, ma non confezionato, che c'ha i conservanti” - "Bravo".
Peccato di omissione e verità: assoluzione per assenza di prove, spendibile, risolto.

Disturbo bipolare controllato. Da un canto il terrore di rimanere solo con i miei guai, dall’altra la necessità di esplodere assieme alla bomba di istinti che sento ticchettare dentro me.
Come sempre un bivio.
Come sempre sceglierò la cosa sbagliata.

Come sempre mi ritroverò in prigione senza passare dal via e senza aver ritirato le ventimila lire.

sabato 27 agosto 2016

Sabato taziale

Bonjour.
Ieri sera durante i primi sedici minuti dell’ennesima puntata di Suits dove Harvey dice a Michael “ooooOOOOoooouuuUUUU”, che preoccupato corre da Rachel a dire “aaaAAAAaaaaaAAAaaa”, la quale piange guardandolo con gli occhi supplici, ho deciso di donarmi un rinforzato scampolo di assenza vigilato dalla compiacente Chimicamica e sono scomparso da qualche parte nel cosmo blunotte sino a un’ora fa.


Al di là del fatto che vedo Suits solo per gli abiti di Harvey e per quella Grandissimafica di Donna, che per il resto non capisco un cazzo di cosa si dicono in legalese, ieri sera necessitavo proprio di uno scampolo di assenza prolungato, poiché alcune considerazioni sulla mia vita mi avevano depresso.

Vado di seguito ad elencarle con terapeutico ordine.


.1 Li ho, ma non posso usarli
I soldi, naturalmente. Ne ho e molti, sparpagliati in conti esteri nei quali ho messo danari provenienti dalle mie estere attività, ma non essendo riuscito ad accaparrarmi nessuna cittadinanza, tantomeno nazionalità, estera. Per cui stanno là, perché portarli qua significherebbe la galera, pur non avendo operato alcuna fuga di capitali all’estero, tantomeno nessuna evasione fiscale, dato che la ricchezza (legale o illegale non importa) l’ho prodotta colà.

.2 La fidanzata
Concetta è una Donna eccezionale, colta, piacevole, intelligente e drammaticamente chiusa. Sessualmente mi attrae moltissimo, ma non posso gioire di tale dono poiché lei TOLLERA la mia ipersessualità, come se si trattasse di un dazio inesorabile da dover pagare per accedere al resto di me, che le interessa e che, ragionevolmente, credo ami.
La sua maniera di aver cura di me è a dir poco soffocante, travolgente, invasiva, penetrante, immersiva, mortificante talvolta e inesorabile. Troppo. Troppo per me che sono zingaro, musico ambulante, che vorrei stare in cento case o in un motel e mi sento, scusate, così dissonante perché vorrei molti amori e duemila figli come me. (Scusate mi è partito Concato adattato)

.3 Il lavoro
Grazie a Dio ne ho uno, grazie a Dio qualcuno ha avuto una intercessione per farmelo avere, ma io sono sotto pressione, compresso in una bottiglia più piccola di me da qualcuno che teme che la mia espansione possa offuscarlo e non mi sfrutta, tantomeno mi offre prospetticamente l’opportunità di crescere, di raggiungere nuovamente il livello a cui stavo (e che lui sa benissimo qual era) e così precipito quotidianamente in un orario preciso, incastonato in un tavolino piccolo con un pc Windows (che tanto cosa me ne faccio di un costoso Mac da 27”), a scrivere troiate o a rivedere bozze scritte da un altro fregnone come me, sinché campanella non ci separi, senza un buco, un anfratto, uno spiraglio in cui far colare ciò che so fare.
E di questo non posso certo parlarne a Concetta, che sgrana rosari di devozione per quel capo che ha accettato cristianamente di inserirmi nelle retrovie della sua agenzia che fa, a sua volta, parte delle retrovie delle retrovie delle retrovie.

.4 Gli amici
Scomparsi, evaporati, dissolti. Il telefono suona solo per lampeggiare “Concetta” e io sono fermo al fatto che credo che il Guascone Guastato di Costa sia ancora a Praga a dipanar puttane e film porno per l’umanità bisognosa, ma non so nulla di Max, Virus, Umbe, Zack, Loca. Nulla. Né di loro, né delle loro troie. Nulla. Loro sanno che io stabulo dietro a quelle finestre che occhieggiano la piazza, io so che da qualche parte ci sono loro, ma non sopporterei una fredda accoglienza, un sorrisino di circostanza affilato come una lama e allora resto con Concetta che mi dà le pillole e che cucina cose salutari a culo nudo sotto il grembiule, ma tanto quel segnale meraviglioso è solamente una necessità di libertà casalinga senza seguiti materassabili e io mi piego a questo status.

Recito il ruolo di attore secondario nella triste telenovela della mia vita. Ecco cos’è.
Le forze mi tornano e io sento un senso di ribellione, un sapore disgustoso di vita che è passata, mi areno affranto pensando che nei momenti d’oro con la Skiz lei aveva ventitre anni e ora si approssima ai trenta, o forse li ha passati che non so più un cazzo, mi insabbio considerando che vorrei un’altra come lei, giovane e disposta a provare gli eccessi, ma poi guardo la mia carta di identità e mi rendo conto pure io di aver lasciato i miei tempi d’oro e di essere un uomo, seppure ancora bellissimo e torvamente “asaSino” da far sorridere le donne sconosciute per strada.
Devo entrare nell’ordine di idee di aver inanellato solo fallimenti, lavorativi, sentimentali, finanziari, di aver dato luogo a scelte dissennate, senza capitalizzazione, senza oculatezza prospettica.
Ho sostanzialmente fallito tutto e mentre scrivo il cuore mi pompa nel petto come il mio Extraczzo pompava nel culo le sozze donzellette che allietavano, usa e getta, la mia vita di imbecille e so che, dopo aver posto l’ultimo punto ortografico a questo scritto urlante, dovrò ricorrere alla Chimicamica nella figura di Mr.X  per guadagnare un micro sballo rilassante che mi farà fondere sul divano come una frittata scappata al raggio di cattura della padella da cui ha preso il volo.

Questo è logorroicamente quanto, questo è il troppo che dovrei risolvere, troppo anche per uno che è socio di un gallerista di Riga in Lettonia, troppo anche per un Puttaniere Certificato, troppo anche per un solo uomo, troppo anche per due o tre, forse.

E allora riposo le membra e il Membro, stabulo nella mia ristrutturatissima casa nella quale aleggia costante la presenza di Concetta la Fibbianzianata, anche se costei è laggiù al Sud zeppo di aglio, anche se costei vive a casa sua con la figliola giovanissima con la quale, talvolta, usciamo a cena in tre a bordo della Conceptacar, come fa una noiosa, ed incollata per annoiata disperazione, una qualsiasi insignificante famiglia.

Ecco, ora ho vomitato anche l’ultimo tortellino.
Grazie di aver letto sin qui.


venerdì 26 agosto 2016

Cristalli di spigola

Marketing diretto e non direct marketing, su una scatola verde con ramage rilassanti che contiene bustine di una tisana destinata alla digestione che è stata chiamata TISANA SOLLIEVO STOMACO, affossando qualsiasi dubbio relativamente al suo indirizzo di impiego.
Sollievo non me ne dà, prendo due Buscopan e via e noto che anche la scatola del Buscopan ha subito un restyling stilistico, con una mainface su cui campeggia un discutibile e gigantesco logo typo, che in italico e grassetto dice Buscopan.
Come se il Buscopan necessitasse di un affrancamento di mercato che in questi ultimi centodue anni non ha raggiunto.
In questo caso, però, l’head è meno diretta della TISANA SOLLIEVO STOMACO e parla di un utilizzo destinato a “Manifestazioni spastico-dolorose del tratto gastroenterico” dove il trattino assume una valenza di e/o e mi chiedo se esista chi ha “manifestazioni spastiche del tratto gastroenterico” senza aver nessun dolore, ma mentre mi sego con queste pippe da pubblicitario maniacale, il mal di stomaco si riduce e allora viva il Buscopan.

La cui molecola è MButilbromuro di Joscina e quindi nel bugiardino dovrebbe essere indicata un’avvertenza destinata ai “Tauri” che contano di perforare i muri a cazzo dritto e non lo faranno, non quella sera almeno. D’altra parte, bugiardino si chiama, no?

Ho smazzato carte di trattori arcani sino alle due di notte e stamattina sono giunto in agenzia orgoglioso come un ignaro neolaureato del mio malloppo, che ho passato con silenzioso rispetto al mio capo alle ore 8:04, nella certezza che non verrà cagato per tutta la giornata, perché oggi è venerdì e il venerdì, si sa, è tregua.

La mia onirica ancella sessuale oggi non c’è e, guardandomi intorno, nessuna è papabile, come magari, anzi sicuramente, anche la mia ancella oniricosessuale sarà.
Rimango qui a nulla fare pensando che tale nulla fare popolerà anche il mio weekend senza Fibbianzata e scivolo molle su un’ipotesi di weekend ai fornelli per prepararmi una spigola fatta come Nettuno comanda, concedendomi come trasgressione un cucchiaio di olio di oliva in più, anziché un rave casalingo fatto di troie deambulanti in parziale nudità e pipe di vetro da cui fumare ottimi cristalli di Meth, ascoltano robaccia suonata da altri zombie fatti di Meth, chiavando random a destra e a manca senza protezione e con somma soddisfazione del mio io pompino.

D’altra parte, la spigola vince sull’ipotesi Meth, perché io sono fuori dal giro, da qualunque giro, compreso quel casereccio giro di guitti al ragù e/o peperoncino di Soverato (hhhhsoverhhhhatoooh) che erano i miei amici.
Amici.

Amici?
Bah.