E fu Nespresso.
Dalla Betta.
Una deliziosa nota rassicurante, materna e casalinga, nel marasma dimmerde che mi sto prendendo e nella piattezza pneumatica dei miei pensieri e della mia volontà.
Caffè, nero e caldo, anche se ci sono mille gradi fuori.
“Aha lo descriveresti così?” ghignavano le mie troiocompagne del liceo, assodando che la mia descrizione del caffè fosse la descrizione di “ciò che mi piace nel sesso” e se lo dice Madonnamoderna ci mancherebbe, puttanamiche, certo che sì.
Nero e caldo. Anche adesso che ci sono mille gradi fuori.
Ma oggi aggiungo anche: muscoloso, sudato, duro, grosso e lungo e in tutti gli orifizi in cui riesce a infilarmelo.
Saggezza dell’età, lo so.
In fin dei conti, però, avevano ragione loro a credere ai test di Puttanamadonnamoderna.
Che l’ho capito bene dopo, nella vita, a botte di antidepressivi e colloqui dimmerda: in fin dei conti Troiadimmerdamoderna è migliore di tanti luminari e luminaresse.
Nespresso e una sfinge muta, riccia, dalle curve mozzafiato.
Il mio, di fiato.
Mozzato dapprima vedendola dal di dietro, con quel culo imperial coloniale, poi dal davanti, dove ci sono sì le mammelle matrondittatoriali, ma soprattutto gli occhi sporchi che ridono.
Perché la Betta ha lo sguardo lurido, non c’è niente da fare. Ce l’ha anche quando non vuole, immaginiamoci se vuole.
“Perché vieni qui Taz? Non mi rispondere ‘per bere il caffè’, sii serio un secondo.” – mi chiede d’improvvsio, placida, con gli occhi lerci.
“Per te, Betta, per vederti, per te insomma...” – rispondo planando dalle natiche al suolo.
“Per me.” – chiosa la femmina avvelenata, stingendo le labbra buccali, con un punto finale che dice più di cento manuali.
E poi incalza, innervosita, non più sorridente, ma con l’occhio cattivo.
“Cioè mi vuoi scopare.”
“Non ho detto questo.” – che i punti so metterli anche io.
“Ah. Perché siamo ‘amici’ quindi…” – e lì mi infastidisco io, con quel virgolettato fatto con le dita che odio, perché se ti sto sul culo non mi invitare, machiccazzo sei, chiccazzo ti conosce.
“Ok, ho capito, è ora di andare” – e mi alzo deciso, mezza tazzina irrisolta.
Lei non mi ferma e io sono gonfio di incazzatura come un cobra. E se anche fosse stato un “sì ti voglio scopare” che cazzo sono ‘sti atteggiamenti? Nell’albergo sotto la neve mi facevo le seghe o c’eri anche tu, cazzo di quella merdafrocia?
E in una manciata di nanosecondi, i due neuroni che non mi sono bruciato ancora fanno conti, rapidi, fulminei, che uno schiaffone glielo voglio dare, pesante, che faccia male, ma non son sicuro, eppure devo rischiare, non son sicuro, ma devo provare, lo devo a me stesso, lo devo alla salma dell’Immenserrimo TazioSuperstar ora defunto, scomparso, deceduto, certamente venuto meno.
Molto meno.
E me lo devo cazzomerda.
“Ventotto gennaio” – le dico girandomi secco e drammatico come si confaceva al compianto Tazionissimo UltraSuperStar.
“Cosa?” – chiede lei, secca, non capendo. Ed allora a tutto vapore, controfigura di un Uomo, fallo per TazioIlDivino, fallo per la sua memoria immemore stette la salma immobile orba di tanto spiro.
“Ventotto gennaio duemiladodici. La prima volta che ci siamo baciati. Non ricordo quella di quando ci siamo scopati, però.”
E poi via, senza girarmi.
Che i punti qui li metto solo io, cazzomerda.
E poi vaffanculo Betta.
Vacci di corsa.
Vaffanculo.
Tu e il tuo Nespresso dimmerda.
Ma avrà capito?
Pagine
Visualizzazione post con etichetta giramento di coglioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giramento di coglioni. Mostra tutti i post
venerdì 21 luglio 2017
mercoledì 21 giugno 2017
Spiacevole
Eh no cazzo, questo no, su, è davvero surreale, non ci posso stare, non posso piegarmi a queste bassezze dell’intelletto, a questa vuotezza mentale persino esilarante, no, ma manco morto, sorry. Perché passi che mi sfrugugni l’ultima suinetta che IO ho trafugato, passi che me lo sento dire da lei solamente che siete assieme (rido!), passi che lo sapevi che me la traforavo IO e che se si è fatto un giochino di squadra non vuol dire che quella è roba di tutti e chi piglia piglia e gli altri affanculo, ma che mi arrivi a chiedermi “in prestito” la coda anal plug che “lei ti ha raccontato che le era piaciuta tanto” no, mi spiace, negativo, niet, nisba, nada, capisco molte cose, capisco che sei un coglionazzo da disprezzare, capisco (pensa un po’!) persino tua moglie che ti ha fottuto il culo in modo così semplice.
Ed è per questo che te l’ho prestata quella fottuta coda dimmerda, Maxtronzo, perché il suo valore commerciale è al di sopra del tuo valore umano: poco meno di cinquanta euro.
E adesso rompo il recinto, amico di ‘sto cazzo. Tanto è così che si fa no?
‘Ndo cojo, cojo, che la fica non è di sapone e non si consuma.
Ed è per questo che te l’ho prestata quella fottuta coda dimmerda, Maxtronzo, perché il suo valore commerciale è al di sopra del tuo valore umano: poco meno di cinquanta euro.
E adesso rompo il recinto, amico di ‘sto cazzo. Tanto è così che si fa no?
‘Ndo cojo, cojo, che la fica non è di sapone e non si consuma.
martedì 20 settembre 2016
Situazioni catartofiche
Dovete capire che mi si sono spappolati i coglioni a far
questa vita dimmerda, su e giù come un cazzone e poi otto, dieci, dodici,
QUATTORDICI ore a menar il torrone con le tomaie per un pugno di dollari al
mese, è una follia, è anestesia, è dislessia, è narcolessia, aerofagia,
dispnea, cacofonia, cacotuazia, defecopenia, ecco sì, è soprattutto quella, che
mi sono cagato la beca abbestia di ‘sta vita di merda qua, che lì dentro
nessuna me la dà, ma nemmeno me la presta che poi gliela lavo e gliela do
indietro e il capo che capa e che tento di riportare nella dimensione terrestre
e lui mi spiega (a me, lui, spiega) che non va, che non può funzionare, che ne
parleremo, ma adesso andiam a lavorare le tomaie, l’erpice, le pliche anali, le
ragadi, le efelidi, le supposte di aria compressa e i divaricatori vaginali per
i cincillà, tutti giù alla filanda, dai Tazio, dai.
Ma in che cazzo di buco dimmerda di agenzia sono?
Non va Internet? Massì dai, ragazzi!, facciamo come al
solito, e come cazzo si fa di solito?, con gli stoppini alati che il capo li
spara col culo fuori dalla finestra e essi si librano, cullati dalla brezza e
entro il mese arrivano a Domiziopoli col loro agio, che è un attimo, che son
solo dieci chilometri.
Un attimo.
E’ un attimo che mandi tutti affanculo.
E senza Alice.
Quella se va, me la metto giù a pecora.
Se va eh. Se no stoppini.
O stoPino che nel culo vostro esso pigna.
Ma cazzomerda.
A vag a cà.
giovedì 15 settembre 2016
Stalker
Se io dico una cosa, no,
non intendevo ciò che ho detto. O meglio, lo intendevo se la Concia è d’accordo,
viceversa sono guardato con lo sguardo di “poverino, su, su, che vedrai che la
disfunzione cerebrale guarisce e torni a dire cose assennate”.
E io mi spezzo un po’ il
coglione, che lo sapete che sono tendenzialmente calmo e meditativo, ma quando
sopraggiunge il lontanissimo limite sbotto con un “perbacco”.
D’altra parte, chi pare
avere una mente sanissima e una pazienza sconfinata (con me) fatica ad
intendere che questo non-rapporto
non può evolvere in un non-rapporto2.0, ma può solo regredire in un
non-rapporto0.0 e che io, dal mio cinquanta per cento di compartecipazione,
sono proprio a zero, nada, nisba, niet, ciao.
Che due coglioni, di cui
uno spezzato.
Mi smazzo una giornata
dimmerda qui nel capoluogo di provincia taziale e poi guido come uno sherpa
sino a Taziopoli e poi entro nella tazhaus e squilla il parlafonofissile (che
lei lo sa a che ora ci sono, cazzomerda se lo sa) e lì mi squaglio, mi demolecolarizzo,
sublimo in un fumo acre e verdastro subendomi ore di telefonata inutile perché anche
se lei è convinta che siamo ancora assieme, io sono convinto che invece no, ed
è un bel problema ragazùa.
Perché, contrariamente a
qualsiasi buonsenso, lei crede che parlando e parlando e parlando e parlando io
mi convinca del contrario.
Ma da oggi quindici di
settembre del duemilasedici, la tazioclasse è finita e la taziodisponibilità
esaurita, tant’è che le ho messaggiato testè che se non la fa bastevole sin
qui, io ho i messaggi e le registrazioni (e come si fanno? Boh) e la querelo
per stalking.
Fine.
Evaffanculoporcamerda.
No?
sabato 3 settembre 2016
Per futili motivi
Mai, nessuno mai, nessuno mai, nessuno ha saputo creare futili motivi utili a una lite taziocomandata come il sottoscritto Tazio Tazietti di Taziopoli, lo ripeto mai, ma mai-mai eh, ma ieri sera la situazione mi è scappata di mano, direi scappellata di mano, e ora vi conto il picchè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.
Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.
E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.
Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.
Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not, sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.
***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.
La Concia è arrivata qui tutta sudata dalle sue “commissioni”, manco fosse una banca, ma non s’è fatta la canonica doccia, no, si è semplicemente messa ai fornelli dicendo che avrebbe sudato ancora e se la sarebbe fatta dopo e così, in men che non si dica, una manza milf abbronzatissima con segno del costume olivastro-latteo, si è liberata degli indumenti- orpello per cucinarmi, in reggiseno e slippone, scalza, le migliori melanzane alla parmigggiana della vita mia.
Ed io omo sugno e per la gola mi facetti pigghhhjare.
E che caldo cristodellebraci e che tanfo di fritto Concetta e che sarà mai Tazio e che nera che mi sei tornata acchasa Conchita e che tette che hai e che paccone che hai te e che voglia e che voglie e che caldo e che zanzare e spegni e spegne e slaccia le coppe di titanio e si inginocchia a tetta nuda bianca dondolante e succhia vorace la Mastrominchiarandella che siam tutti nudi davanti agli scuri aperti che giù c’è la piazza ciarliera, ma la bocca sua rapace sugge di voglia vacca e nostalgia saudade e colgo un qualcosa di selvatico che deriva forse da recenti contaminazioni etniche, ma fatto sta che mi tira un Bocchino Maestrale da Didattica del Porno Applicazioni di Laboratorio 1, 2 e 3 che resto senza bestemmie da accompagnare alla mungitura, che il Bocchino ruspante è un apostrofo rozzo tra le parole Troia io t’Ano e così la scofano a novanta sul Busnelli in pelle rossa originale modello “Occhiodellatesta” che campeggia accanto al Divinidivano modello “L’altroocchiodellatesta”, la smutando da mezzadro animale, denudo il rombo scuro tra le natiche bianche che divarico a piene mani, sputo e spalmo, denunciando in chiaro, in tal modo, la mia volontà rettale e ottengo un mugolo roco, sicché umetto di sputo la cappella e spingo tra quelle carni restie, spingo bloccando il butirroso corpo sgambettante a novanta sul design, spingo e godo di bruciore e piene manone di carne cellulitica sublime e poi sento di entrare, caldo, caldissimo, urla soffocate, spingo sinché lo scroto non si unisce in un bacio affettuoso alle polpose labbra lucide e poi ritiro e poi spingo e ritiro e spingo, tenendo bloccata l’agitata vacca in asciutta, forzando come pistone americano le carni sozze dell’ano dimmerda e godo come un porco sino a scoppiarle rapido di sborra bollente nel culo, con un fiotto parossistico e, dopo alcuni tremiti, esco mollando la presa, sudato, maschio e appagato.
Mai, nessuno mai bravo quanto me ad inscenare una lite per futili motivi, no.
Ma mai nessuna è stata così brava a raggelarmi quanto lei, in presenza di una banale sodomia non gradita. Romba roca come uno stormo di Apache pronti alla distruzione biologica un sinistro “Tu mi hai violentata!!!!”, al quale aggiungo, con libertario ancorché libertino piglio “Ma tu mica mi ha detto di no” – “Sei scemo o cosa???? Ma non capisci quando non voglio???” mani giunte al petto, ginocchia flesse, volto tatuato dalla disperazione e dalle lacrime indignate.
Ed il pianto roco l’ha fatta da padrone per ore due e ventisette minuti in cui, rivestiti alla bell’emmeglio, abbiamo discusso di questo mio PERICOLOSISSIMO disturbo mentale e la violinsta di ‘sto archetto randazzo randello mi ha suggerito specialisti per CURARMI da questa mia MALATTIA della quale soffro con spasmi di violenza sorda e io tento di far presente, pacatamente, sommessamente, che glielo avevo già smerigliato nel culo almeno altre trentadue volte, ma no, noooo, NOOOOOO, mai con così tanta violenza orribile e poi si era detto culo basta no????? e ok, lo si era detto, ma siamo seri, ti sei fatta appecorinare e aprire come una cozza le chiappe, ma NON CAPISCI UN CAZZO MOSTRO, questa non era, no, NOOOOOO, non era come le altre, NOOO e poi un disturbo, forse un’infiammazione all’orecchio medio, o forse al dito medio, non so, ma d’un tratto le sue parole si sono tramutate in un “°oooooOOO°OOOoooOOOoooOOOoooh” sunnita, forse camita o semita o, why not, sumero dell’est della Sumeria antica e tutto, a un tratto, è cessato con una Concia che pronunciava un lapidario e tragico “mmmmmmuuuuUUUUUuuuuuuoooouuuuUUU Uh!” lasciando la Tazio Casa con uno sbattone dell’uscio.
***
Dura, amici. E’ duro ammetterlo, ma stanotte ho dovuto farvi i conti, sì. Supponevo che le cose potessero stare in questo modo, certo. Ma che al secondo doppio Dimple UltraOld da dodici euro al bicchiere, la testa mi girasse così tanto, onestamente no.
C’est la vie. Fortuna che abito davanti al bar e sono andato a piedi e tornato in ginocchio.
Taci va là.
No, perché uno dice dice, ma questi son bei problemi eh.
Ma che dormita stanotte.
Senza Chimicamica, tra l’altro.
Olè.
giovedì 25 agosto 2016
Vita e fianchi
Affondo i denti nel panone farcito di immondizia saporitissima, che è notte e mi posso permettere di cenare alle 23:00 che la Concia Concetta è scesa in Calabria Saudita e mentre sbavo olio e cipolla bruciata che condisce la carne di porco tritata davanti al camper sozzo che erige la tenda recante la scritta “Panini”, accanto a me giunge una manzetta sui 35 bruciata rossissima dal sole, sfoggiando un abitino dozzinale che si regge avvinghiato sulle tette evidentemente sguarnite di doloroso reggiseno, doloroso a giudicare dal Pantone che le tinge petto e spalle sulle quali colano sporchi capelli mossi che sfuggono dalla fontana spiritosa acconciata col mollone alla sommità del cranio e mentre ordina una lattina di birra con idioma palesemente veneto, le adocchio i piedi ignudi infilati in gustose infradito nere, di gomma, gomma di basso costo che le tinge di nero pneumatico la pelle ancora polverosa di sabbia, sabbia che rende arduo il permanere di un cerotto all’alluce destro che spegne d’incanto la veloce fantasia di accoppiarmi con lei in un lurido cesso di qualche stazione di servizio che lascia aperta la porta nottetempo.
Sono meno sano dieteticamente, meno riposato sonnolentamente, desideroso di sesso occasionale, magari non protetto, magari nel corso dell’uso di droghe naturali o sintetiche, annaffiando l’evento di whisky del Lidl l’evento speciale.
Butto il mezzo panone e mi avvio alla mia auto, rendendomi conto di essere in procinto di avviarmi verso il letto e le droghe ammesse dalla società benpensante, avvertendo un profondo senso di fastidio.
Cos’ho da raccontare? Cos’ho da rivivere con sguaiata soddisfazione triviale, ora che sono radiocomandato da medici e fidanzata remota e ho lasciato la banchina del porto della goduria lurida per navigare nelle sicure e controllate acque del buon agire?
Mi interrogo sino a casa, negandomi persino della sega della buona notte, sgocciolando la droga della salute in una tazzina piena d’acqua accanto alla quale pongo di rito una morositas che mi toglie quel gusto di trielina e mi avvio tra le braccia del pusher Morfineo, con appesa sul pigiama la coccarda del Ragazzo Morigerato dell’anno e mi caco un po’ il cazzo, ma poi dormo.
Dovrò tornare a Londra per una visitina di controllo e non potrò esimermi dal fantasticare di annusare quei collant di gesso che le infermiere indosseranno al mio cospetto e poi mi ricongiungerò alla mia fidanzata in albergo e ceneremo leggeri, poi passeggeremo, poco ma bene, per poi tuffarci o in una montella canonicomissionaria velocesvelta o in un sano sonno ristoratore.
Mi interrogo cosa scrivo a fare di una vita così.
Sono meno sano dieteticamente, meno riposato sonnolentamente, desideroso di sesso occasionale, magari non protetto, magari nel corso dell’uso di droghe naturali o sintetiche, annaffiando l’evento di whisky del Lidl l’evento speciale.
Butto il mezzo panone e mi avvio alla mia auto, rendendomi conto di essere in procinto di avviarmi verso il letto e le droghe ammesse dalla società benpensante, avvertendo un profondo senso di fastidio.
Cos’ho da raccontare? Cos’ho da rivivere con sguaiata soddisfazione triviale, ora che sono radiocomandato da medici e fidanzata remota e ho lasciato la banchina del porto della goduria lurida per navigare nelle sicure e controllate acque del buon agire?
Mi interrogo sino a casa, negandomi persino della sega della buona notte, sgocciolando la droga della salute in una tazzina piena d’acqua accanto alla quale pongo di rito una morositas che mi toglie quel gusto di trielina e mi avvio tra le braccia del pusher Morfineo, con appesa sul pigiama la coccarda del Ragazzo Morigerato dell’anno e mi caco un po’ il cazzo, ma poi dormo.
Dovrò tornare a Londra per una visitina di controllo e non potrò esimermi dal fantasticare di annusare quei collant di gesso che le infermiere indosseranno al mio cospetto e poi mi ricongiungerò alla mia fidanzata in albergo e ceneremo leggeri, poi passeggeremo, poco ma bene, per poi tuffarci o in una montella canonicomissionaria velocesvelta o in un sano sonno ristoratore.
Mi interrogo cosa scrivo a fare di una vita così.
mercoledì 8 luglio 2015
Scorci emiliani
Mangio un toast e arriva Baldini, chiamato da nessuno, invitato a sedersi da nessuno.
Mi narra con affabulazione di essere nel business delle macchine operatrici usate, che di ’sti tempi vanno come il pane e lui ci fa “il grano”.
Curiosa la metafora.
Come dire che vanno come il vino e lui ci fa gli acini, o come la merda e lui ci fa i culi. Ed è qui che mi casca l’asino: perchè se è col grano che si fa il pane è altrettanto verissimo che, con la merda che vende, prima o poi gli faranno un culo tutto suo.
“E tu di cosa ti occupi Tazio?” mi chiede fumando mentre mangio, che mi irrita.
“Di una valanga mostruosa di cazzi miei” rispondo senza smettere di mordere il toast.
Baldini ride, come Amedeo Nazzari ai tempi d’oro.
“Devi rilassarti Tazio, sai cosa ti vuole a te? La figa, dammi retta, fidati.” e ride come Amedeo Nazzari.
Volevo restare a leggere il Carlino dopo il toast, ma invece lascio dieci euro sul tavolo, mi alzo e dico.
“Baldini?” - “Eh”
“Ma vai a farti inculare da un senegalese come fa quella troia di tua madre” e me ne vado.
Scorci emiliani, rilassatezza.
Mi narra con affabulazione di essere nel business delle macchine operatrici usate, che di ’sti tempi vanno come il pane e lui ci fa “il grano”.
Curiosa la metafora.
Come dire che vanno come il vino e lui ci fa gli acini, o come la merda e lui ci fa i culi. Ed è qui che mi casca l’asino: perchè se è col grano che si fa il pane è altrettanto verissimo che, con la merda che vende, prima o poi gli faranno un culo tutto suo.
“E tu di cosa ti occupi Tazio?” mi chiede fumando mentre mangio, che mi irrita.
“Di una valanga mostruosa di cazzi miei” rispondo senza smettere di mordere il toast.
Baldini ride, come Amedeo Nazzari ai tempi d’oro.
“Devi rilassarti Tazio, sai cosa ti vuole a te? La figa, dammi retta, fidati.” e ride come Amedeo Nazzari.
Volevo restare a leggere il Carlino dopo il toast, ma invece lascio dieci euro sul tavolo, mi alzo e dico.
“Baldini?” - “Eh”
“Ma vai a farti inculare da un senegalese come fa quella troia di tua madre” e me ne vado.
Scorci emiliani, rilassatezza.
martedì 19 maggio 2015
L'incursione della donna coi sedani
“Drin” – “Chi è?” – “Sono la Anto” e apro.
Mentre sale indosso un paio di short di maglina color salmone, tanto per non sembrare subito il malato esibizionista perennemente nudo che sono. O per non regalare preziosissimi doni visivi immeritati, anche.
Entra.
Trafelata, pinocchietti beige, canottiera blu dalla bordatura ascellare bagnata, sudaticcia nel complesso, borse della spesa verduriera, infradito di pelle nera.
Appoggia a terra il fardello e esterna l’altro, di fardello.
E io vivo un flashback giuliano.
La Anto parla anche lei in sumero antico catacombale con inflessioni ittite, lentamente, riempiendo la stanza di ragionate valutazioni quali “oooOOOOooooouuuuUUUUuuuu”, “uuuuUUUUUuuuuUUUUUUuuu” e anche “aaaAAaAaaaaAAAAaaaaaAAa” che è quanto più mi colpisce e mi fa riflettere.
Non pronuncio una sillaba e mi rollo una bella canna, seduto alla mia mega postazione interstellare costituita da tavolone grezzo e numero uno iMac doppio schermo 27” e MacBook Pro su workstation 21”.
Accendo e ascolto, come un maestrino ascolta la scolara che recita la lezione imparata nel pomeriggio precedente, apprezzando la sua precisione in tema di “oooOOOoooOOOooouuuUUUUuuuuUUUUuuuaaaaAAAAA” sul quale la sento molto preparata.
“Ma scusa” – esordisco congelando l’abbrivio, studiato chissà quanto a tavolino, che la lamentela sta assumendo – “ma dopo avermi piazzato al tavolo dei rimasugli (tra l’altro con due pezzi di merda), pretendevate anche che ci rimanessi e sorridessi a distanza?”
E do così la stura a “ooooouuuuooooOOOOoooOOoouUUUUU!!!!” il cui tono non mi piace, ma la canna mi rasserena e lascio che tutto scorra verso l’epilogo finale, considerando anche che i sedani cominciavano ad appassirsi, porazzi.
“Dì la verità!!!!” – sbotta rossa in viso – “te la sei chiavata apposta quella troia, vero????”
"APPOSTA" ?????
E no.
E no AntonellaAltruiChi?, così non funziona. Non va bene, no. Intanto “quella troia” non si dice perché non lo permetto, punto primo; poi, punto secondo, ritengo piuttosto comica la tua pretesa che io debba rendere conto a te di ciò che è il mio libero agire di uomo LIBERO, sia che questo agire coinvolga Sara, sia che coinvolga Erminia, Lucifera, Celestina, Abbondia o Strazzondola.
Per cui famoacapisse AntonellaAltruiChi? : qual è il TUO problema? C’è qualcosa che dovrei sapere e che non so? C’è qualche verità illuminante che la tua amica Maggie ti ha confidato e con la quale ti trovi assolutamente d’accordo? Di che cosa sei venuta a parlarmi? Di che cosa stai parlando????
E a quel punto l’Antonella, con il suo lucido buonsenso ha deciso, senza nemmeno dire “oooOOOoooUUU” di portare rapidamente al riparo i sedani al fresco di casa sua.
E quella immediata decisione mi ha trovato davvero concorde e solidale.
A volte mi chiedo se sto sognando.
Bah.
Mentre sale indosso un paio di short di maglina color salmone, tanto per non sembrare subito il malato esibizionista perennemente nudo che sono. O per non regalare preziosissimi doni visivi immeritati, anche.
Entra.
Trafelata, pinocchietti beige, canottiera blu dalla bordatura ascellare bagnata, sudaticcia nel complesso, borse della spesa verduriera, infradito di pelle nera.
Appoggia a terra il fardello e esterna l’altro, di fardello.
E io vivo un flashback giuliano.
La Anto parla anche lei in sumero antico catacombale con inflessioni ittite, lentamente, riempiendo la stanza di ragionate valutazioni quali “oooOOOOooooouuuuUUUUuuuu”, “uuuuUUUUUuuuuUUUUUUuuu” e anche “aaaAAaAaaaaAAAAaaaaaAAa” che è quanto più mi colpisce e mi fa riflettere.
Non pronuncio una sillaba e mi rollo una bella canna, seduto alla mia mega postazione interstellare costituita da tavolone grezzo e numero uno iMac doppio schermo 27” e MacBook Pro su workstation 21”.
Accendo e ascolto, come un maestrino ascolta la scolara che recita la lezione imparata nel pomeriggio precedente, apprezzando la sua precisione in tema di “oooOOOoooOOOooouuuUUUUuuuuUUUUuuuaaaaAAAAA” sul quale la sento molto preparata.
“Ma scusa” – esordisco congelando l’abbrivio, studiato chissà quanto a tavolino, che la lamentela sta assumendo – “ma dopo avermi piazzato al tavolo dei rimasugli (tra l’altro con due pezzi di merda), pretendevate anche che ci rimanessi e sorridessi a distanza?”
E do così la stura a “ooooouuuuooooOOOOoooOOoouUUUUU!!!!” il cui tono non mi piace, ma la canna mi rasserena e lascio che tutto scorra verso l’epilogo finale, considerando anche che i sedani cominciavano ad appassirsi, porazzi.
“Dì la verità!!!!” – sbotta rossa in viso – “te la sei chiavata apposta quella troia, vero????”
"APPOSTA" ?????
E no.
E no AntonellaAltruiChi?, così non funziona. Non va bene, no. Intanto “quella troia” non si dice perché non lo permetto, punto primo; poi, punto secondo, ritengo piuttosto comica la tua pretesa che io debba rendere conto a te di ciò che è il mio libero agire di uomo LIBERO, sia che questo agire coinvolga Sara, sia che coinvolga Erminia, Lucifera, Celestina, Abbondia o Strazzondola.
Per cui famoacapisse AntonellaAltruiChi? : qual è il TUO problema? C’è qualcosa che dovrei sapere e che non so? C’è qualche verità illuminante che la tua amica Maggie ti ha confidato e con la quale ti trovi assolutamente d’accordo? Di che cosa sei venuta a parlarmi? Di che cosa stai parlando????
E a quel punto l’Antonella, con il suo lucido buonsenso ha deciso, senza nemmeno dire “oooOOOoooUUU” di portare rapidamente al riparo i sedani al fresco di casa sua.
E quella immediata decisione mi ha trovato davvero concorde e solidale.
A volte mi chiedo se sto sognando.
Bah.
domenica 17 maggio 2015
Il più bel giorno della mia vita: il matriminchio
Che dire in estrema sintesi?
Forse un bel "ma che ciclopica ed indescrivibilmente offensiva stracciatura di coglioni 'sto cazzo di matrimonio" forse?
Sì, forse sì.
In chiesa la ressa, fuori dalla chiesa la ressa disorganizzata, poi piove, che puttanaio, tutti dietro agli sposi, “ehy tu!” - mi dice il facciazza di merda sconosciuto e sorridente - “tieni qui il fiocchetto sullo specchietto” - e me lo annoda alla troiavacca così, a cazzo, cazzomerda no bastardo testa di cazzo! fermo che stermino te, la tua famiglia e tutta la tua razza cogliona togliendovi il cuore con un cucchiaino da caffè, il fiocchetto no!, che bestemmierò come un serpente a toglierlo e poi via, tutti in colonna, porcamadonna, a suon di raffinati clacson pazzi sino al villone, gesussanto avrei già voglia di andare a casa, calma Tazio, calma, bevi 'sti dodici prosecchini di benvenuto, ecco la Anto iper elegante in rosso a portata di parola, ma è rapita dalla sposa e mi caga zero meno zero perchè “dio che bellaseiNadiachesembriBiancanevemaguardacometistaquestovestitopeccatoperlapioggiamasìdaisiamtuttiqui” e allora getto l'occhio alla sala: tutti tavoli tondi, complimenti, una traccia di civiltà, ma poi scopro alcuni dettagli essenziali, davvero curiosi. I tavoli cardine sono: genitori degli sposi e ristrettissimi parenti carissimi uno, due, tre e poi, ovviamente, tavolo sposi e poi tavoli a rotta di culo.
Al tavolo sposi vengono modernamente ed illuminatamente messi a sedere solo gli sposi, i testimoni e gli amici più stretti, sangue della carne del sangue carnoso sanguineo, ma tutto è così intimamente stretto e sanguineo che il Tazio non vi tova posto a sedere, poiché l'Ordine Supremo lo pone seduto al Tavolo Amici di Rango Beta/Sfridi Ingestibili/Sfigati Spaiati.
La Anto mi cerca con gli occhi grandi e tristi da Bambi appena violentato nel culo dall'orso di Masha e Orso e mi fa ciao ciao con la manina triste, ma a me viene da mandarla a strafanculo, lei e tutti quelli come lei e non la cago, ma mica per il declassamento, o meglio non solo per quello, ma perchè, beffa nella beffa, vengo parcheggiato in un tavolo dove siedono anche il Costa e il Vosco e poi oltre a quelle merde non conosco la minchia di nessuno e, secondo me, volendo, al tavolo degli sposi io potevo stare al posto della Maggie e lei al mio, garantendomi così quell'umanità minima che si riserva anche a delle mmerdedelcazzodimmerda e la cosa mi disturba ai limiti dell'abbandono della bella festa, ma d'altra parte apro anche un file “Ci credevi solo tu in 'sto film che ti erei fatto.stronz” che merita di essere lavorato.
Secondo me non si doveva fare così, ma pazienza.
Ogni considerazione su qualche atteso intervento della Anto in merito a quella disposizione è superflua e di un altro pianeta, per cui tiremminnanzcazzfancul AntoAltruiChi?, tieniti stretta la TUA amica Maggie CARISSIMA che vedrai che ti trovi bene come sempre.
Anti antipasto, antipasto uno, antipasto due, antipasto tre... antipasto sedici, anora signore?, primo uno, primo due... primo diciassette, ancora signore? e poi decido pausa, cazzo.
Mi alzo e esco, stanco del silenzio di quel tavolo dimmerda, silenzio interrotto solo dal cicaleccio fitto, inviolabile e bifolco tra alcuni che si conoscevano e che avevano costituito un'enclave in tavolo straniero (che educazione! che educazione!) e poi anche molto stanco delle occhiate delle Femmine Morte dal tavolo Alfa (soddisfatto odio furibondo della Maggie e tristezza da campo di concentramento della Anto), nonché delle frecciate in idioma africano della Pantegana Calabrona (rayban a specchio costante in testa).
Esco e nessuno, dico nessuno, degli “amici di carne sanguinea” del tavolo megatop mi raggiunge e così vanno profilandosi nella mia mente delle circostanze precise sulle quali mi riprometto con solennità di meditare e di agire con la brutalità di un Triceratopo schizofrenico.
Esco a fumare, mentre piove che non la finisce mai e becco sotto il portico, che fuma anche lei, la tipa del tavolo di fianco: una attraente ragazza carnea, rotondea e seSuale, formosea, una fisicata polpea e ultramaterassea con delle belle cosce da femmina che si vede che le sa tenere molto aperte e molto abbracciate al partner ficcante, indossante dei sandali fottimisenzasmetteremaigrazie, gran zinne, bel culo dei divertimenti pecorecci della minchiarandella, proprio bella di viso, tratto tondo e regolare con matrice apparentemente angelica, ma con l'occhio iniettato di troianesimo che il Tazio sbagliare non sbaglia mai.
Piacere Tazio, piacere Sara, ma tu cosa mi rappresenti qui Sara? Sono la collega di lavoro della Nadia e tu cosa mi rappresenti Tazio? Ma sai che non lo so? Un collega di Max? Ma no, ma no, ma no, sono quello che li manda tutti e due sonoramente in viaggio di nozze a LosStoccazzoches a sue spese, ma daiiii, ma sei tu allora il tipo!, ma sì Sara, ma sei un amico amico allora e ride intelligente, con arguto riferimento alla mia assenza dal tavolo top. Vorrei aprire qui un inciso, figlioli: date retta al Buon Pastore dal Bastone Nodoso e quando un extra quarantenne di bellezza hollywoodiana e fascino travolgente, che spacca di brutto il suo tempo con la vigliacca performàns come me, incrocia una venticinquenne single dal viso angelico e l'occhio troianico, non deve scivolare in minchiate inutili del tipo "te l'han mai detto che sei proprio xyzwk" che tanto gliel'han già detto settemila volte, ma deve farla ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, OBBLIGATORIAMENTE con intelligenza, che gli uomini oggigiorno fan ridere loro malgrado solo quando sono credono di essere seri, e deve diventare il faro dell'allegria nella tempesta della scassatura di cazzi. Poi l'Uomo Sublime deve abbandonare il tavolo standard della cacca molla, trascinandosi dietro la sedia e, platealmente, da irriverente spostato, deve rompere gli schemi dimmerda e i coglioni organizzativi a tutti, per andare a sedersi accanto a lei mentre tutti, a quel tavolo, chiedono disturbati "ci stringiamo?".
Egli deve cagarli appena guardando solo lei rispondendo "no grazie, sono a dieta vascodegamiana, io sono solo qui per la signorina figa che ride" e, alla fine, quando né lui né la venticinquenne mangiano più quella tonnellata di roba del cazzo che ha tutta lo stesso sapore della merda della beffa, egli deve essere la regia sublime della composizione lenta di un privato salottino ultrapubblico a due, a margine del tavolo di lei, cafone e maleducato sì, ma con classe sublime e coraggioso disprezzo delle regolette altrui, mica dozzinalmente e beceramente come hanno fatto i cafoni dei suoi "amici" e poi deve godere degli sguardi fuori orbita della Secca Maggie e dei rossori focolarini della triste AntonellaAltruiChi? che gioca con la mollica a occhi bassi, per poi trionfare napoleonicamente, invitando da signore arrapato la stupenda giovane ficona, fatta apposta per il letto sessuale carnazzaio e umidicciamente ficcaiolo, a sedere sui divanetti del sottoportico all'esterno, in zona fuori cono radar, flirtando fitto, ma sempre all'insegna dell'allegria, del buonumore e della compagnia, chiavandosene dei brindisi dello sposo, della sposa, degli amici, di tutti, chiavandosene complessivamente in maniera molto global e up-to-date, godendo di quei sandali fammidelmalealbuconeslabbratodelsederinochevogliosentirmifemminasuina e di quei piedi e di quelle cosce, caviglie, polpacci, mammellone, carne e, amisgi, godendo di quella gioventù porcaiola che la inzuppa e intride e pervade facendo sorridere ogni suo poro.
"Sei qui con la tua macchina?" - chiedo alla volta delle diciassette e zeroquattro.
"Sì, perché dici?" - chiede sorridendo con quei bei denti.
"Perché se ti piaccio (così come è evidente che ti piaccio) e ti piace il bourbon serio, l'erba buona e la bossa nova jazz potresti seguire la mia macchina" - replico molto bogartiano e diretto, destando una risata rapita e un flash abbagliante dei suoi verdissimi occhi sorridenti.
"Ma aspetta! E la torta?" - mi dice con urgenza ansiosa bloccandomi per un braccio.
"Te la compero per la strada, dai andiamo!" - e lei ride sonora appoggiandosi allo schienale e mi convince, non senza fatica, a rimanere almeno fino al taglio dell'oggetto di pessimo gusto che è la LORO torta, con annessa distribuzione di quei capolavori del thriller noti col nome di bomboniere.
Ed è così che, sul far delle diciotto e undici, una prestigiosa auto americana FIAT Punto bianca fa da battistrada ad una misera BMW serie 3 station blu in direzione Tana del Porco, senza particolari saluti all'allegro consesso, senza particolari esternazioni (per loro fortuna), quasi distrattamente, anzi no, con desiderio di distrazione totale.
Bel matrimonio, cazzo.
Bellissimo.
Viva l'amicizia sincera.
Forse un bel "ma che ciclopica ed indescrivibilmente offensiva stracciatura di coglioni 'sto cazzo di matrimonio" forse?
Sì, forse sì.
In chiesa la ressa, fuori dalla chiesa la ressa disorganizzata, poi piove, che puttanaio, tutti dietro agli sposi, “ehy tu!” - mi dice il facciazza di merda sconosciuto e sorridente - “tieni qui il fiocchetto sullo specchietto” - e me lo annoda alla troiavacca così, a cazzo, cazzomerda no bastardo testa di cazzo! fermo che stermino te, la tua famiglia e tutta la tua razza cogliona togliendovi il cuore con un cucchiaino da caffè, il fiocchetto no!, che bestemmierò come un serpente a toglierlo e poi via, tutti in colonna, porcamadonna, a suon di raffinati clacson pazzi sino al villone, gesussanto avrei già voglia di andare a casa, calma Tazio, calma, bevi 'sti dodici prosecchini di benvenuto, ecco la Anto iper elegante in rosso a portata di parola, ma è rapita dalla sposa e mi caga zero meno zero perchè “dio che bellaseiNadiachesembriBiancanevemaguardacometistaquestovestitopeccatoperlapioggiamasìdaisiamtuttiqui” e allora getto l'occhio alla sala: tutti tavoli tondi, complimenti, una traccia di civiltà, ma poi scopro alcuni dettagli essenziali, davvero curiosi. I tavoli cardine sono: genitori degli sposi e ristrettissimi parenti carissimi uno, due, tre e poi, ovviamente, tavolo sposi e poi tavoli a rotta di culo.
Al tavolo sposi vengono modernamente ed illuminatamente messi a sedere solo gli sposi, i testimoni e gli amici più stretti, sangue della carne del sangue carnoso sanguineo, ma tutto è così intimamente stretto e sanguineo che il Tazio non vi tova posto a sedere, poiché l'Ordine Supremo lo pone seduto al Tavolo Amici di Rango Beta/Sfridi Ingestibili/Sfigati Spaiati.
La Anto mi cerca con gli occhi grandi e tristi da Bambi appena violentato nel culo dall'orso di Masha e Orso e mi fa ciao ciao con la manina triste, ma a me viene da mandarla a strafanculo, lei e tutti quelli come lei e non la cago, ma mica per il declassamento, o meglio non solo per quello, ma perchè, beffa nella beffa, vengo parcheggiato in un tavolo dove siedono anche il Costa e il Vosco e poi oltre a quelle merde non conosco la minchia di nessuno e, secondo me, volendo, al tavolo degli sposi io potevo stare al posto della Maggie e lei al mio, garantendomi così quell'umanità minima che si riserva anche a delle mmerdedelcazzodimmerda e la cosa mi disturba ai limiti dell'abbandono della bella festa, ma d'altra parte apro anche un file “Ci credevi solo tu in 'sto film che ti erei fatto.stronz” che merita di essere lavorato.
Secondo me non si doveva fare così, ma pazienza.
Ogni considerazione su qualche atteso intervento della Anto in merito a quella disposizione è superflua e di un altro pianeta, per cui tiremminnanzcazzfancul AntoAltruiChi?, tieniti stretta la TUA amica Maggie CARISSIMA che vedrai che ti trovi bene come sempre.
Anti antipasto, antipasto uno, antipasto due, antipasto tre... antipasto sedici, anora signore?, primo uno, primo due... primo diciassette, ancora signore? e poi decido pausa, cazzo.
Mi alzo e esco, stanco del silenzio di quel tavolo dimmerda, silenzio interrotto solo dal cicaleccio fitto, inviolabile e bifolco tra alcuni che si conoscevano e che avevano costituito un'enclave in tavolo straniero (che educazione! che educazione!) e poi anche molto stanco delle occhiate delle Femmine Morte dal tavolo Alfa (soddisfatto odio furibondo della Maggie e tristezza da campo di concentramento della Anto), nonché delle frecciate in idioma africano della Pantegana Calabrona (rayban a specchio costante in testa).
Esco e nessuno, dico nessuno, degli “amici di carne sanguinea” del tavolo megatop mi raggiunge e così vanno profilandosi nella mia mente delle circostanze precise sulle quali mi riprometto con solennità di meditare e di agire con la brutalità di un Triceratopo schizofrenico.
Esco a fumare, mentre piove che non la finisce mai e becco sotto il portico, che fuma anche lei, la tipa del tavolo di fianco: una attraente ragazza carnea, rotondea e seSuale, formosea, una fisicata polpea e ultramaterassea con delle belle cosce da femmina che si vede che le sa tenere molto aperte e molto abbracciate al partner ficcante, indossante dei sandali fottimisenzasmetteremaigrazie, gran zinne, bel culo dei divertimenti pecorecci della minchiarandella, proprio bella di viso, tratto tondo e regolare con matrice apparentemente angelica, ma con l'occhio iniettato di troianesimo che il Tazio sbagliare non sbaglia mai.
Piacere Tazio, piacere Sara, ma tu cosa mi rappresenti qui Sara? Sono la collega di lavoro della Nadia e tu cosa mi rappresenti Tazio? Ma sai che non lo so? Un collega di Max? Ma no, ma no, ma no, sono quello che li manda tutti e due sonoramente in viaggio di nozze a LosStoccazzoches a sue spese, ma daiiii, ma sei tu allora il tipo!, ma sì Sara, ma sei un amico amico allora e ride intelligente, con arguto riferimento alla mia assenza dal tavolo top. Vorrei aprire qui un inciso, figlioli: date retta al Buon Pastore dal Bastone Nodoso e quando un extra quarantenne di bellezza hollywoodiana e fascino travolgente, che spacca di brutto il suo tempo con la vigliacca performàns come me, incrocia una venticinquenne single dal viso angelico e l'occhio troianico, non deve scivolare in minchiate inutili del tipo "te l'han mai detto che sei proprio xyzwk" che tanto gliel'han già detto settemila volte, ma deve farla ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, OBBLIGATORIAMENTE con intelligenza, che gli uomini oggigiorno fan ridere loro malgrado solo quando sono credono di essere seri, e deve diventare il faro dell'allegria nella tempesta della scassatura di cazzi. Poi l'Uomo Sublime deve abbandonare il tavolo standard della cacca molla, trascinandosi dietro la sedia e, platealmente, da irriverente spostato, deve rompere gli schemi dimmerda e i coglioni organizzativi a tutti, per andare a sedersi accanto a lei mentre tutti, a quel tavolo, chiedono disturbati "ci stringiamo?".
Egli deve cagarli appena guardando solo lei rispondendo "no grazie, sono a dieta vascodegamiana, io sono solo qui per la signorina figa che ride" e, alla fine, quando né lui né la venticinquenne mangiano più quella tonnellata di roba del cazzo che ha tutta lo stesso sapore della merda della beffa, egli deve essere la regia sublime della composizione lenta di un privato salottino ultrapubblico a due, a margine del tavolo di lei, cafone e maleducato sì, ma con classe sublime e coraggioso disprezzo delle regolette altrui, mica dozzinalmente e beceramente come hanno fatto i cafoni dei suoi "amici" e poi deve godere degli sguardi fuori orbita della Secca Maggie e dei rossori focolarini della triste AntonellaAltruiChi? che gioca con la mollica a occhi bassi, per poi trionfare napoleonicamente, invitando da signore arrapato la stupenda giovane ficona, fatta apposta per il letto sessuale carnazzaio e umidicciamente ficcaiolo, a sedere sui divanetti del sottoportico all'esterno, in zona fuori cono radar, flirtando fitto, ma sempre all'insegna dell'allegria, del buonumore e della compagnia, chiavandosene dei brindisi dello sposo, della sposa, degli amici, di tutti, chiavandosene complessivamente in maniera molto global e up-to-date, godendo di quei sandali fammidelmalealbuconeslabbratodelsederinochevogliosentirmifemminasuina e di quei piedi e di quelle cosce, caviglie, polpacci, mammellone, carne e, amisgi, godendo di quella gioventù porcaiola che la inzuppa e intride e pervade facendo sorridere ogni suo poro.
"Sei qui con la tua macchina?" - chiedo alla volta delle diciassette e zeroquattro.
"Sì, perché dici?" - chiede sorridendo con quei bei denti.
"Perché se ti piaccio (così come è evidente che ti piaccio) e ti piace il bourbon serio, l'erba buona e la bossa nova jazz potresti seguire la mia macchina" - replico molto bogartiano e diretto, destando una risata rapita e un flash abbagliante dei suoi verdissimi occhi sorridenti.
"Ma aspetta! E la torta?" - mi dice con urgenza ansiosa bloccandomi per un braccio.
"Te la compero per la strada, dai andiamo!" - e lei ride sonora appoggiandosi allo schienale e mi convince, non senza fatica, a rimanere almeno fino al taglio dell'oggetto di pessimo gusto che è la LORO torta, con annessa distribuzione di quei capolavori del thriller noti col nome di bomboniere.
Ed è così che, sul far delle diciotto e undici, una prestigiosa auto americana FIAT Punto bianca fa da battistrada ad una misera BMW serie 3 station blu in direzione Tana del Porco, senza particolari saluti all'allegro consesso, senza particolari esternazioni (per loro fortuna), quasi distrattamente, anzi no, con desiderio di distrazione totale.
Bel matrimonio, cazzo.
Bellissimo.
Viva l'amicizia sincera.
Iscriviti a:
Post (Atom)
