Non ti do tregua, ma voglio sapere, sapere tutto, tutto, tutto.
Steso su un fianco ti martello di brutto il culo, scorrendo dentro e
fuori veloce, stringendoti il collo, mentre tremi sotto i colpi e ti tormenti
la figa odorosa, facendo brrrrr con
la bocca da quando godi, svaccata e lurida, che te lo sfondo stanotte ‘sto bel
culo da troia che c’hai.
Quanti cazzi hai preso? Dimmelo, raccontami, ora che sono segretamente
chiuso con te nel cagatoio della tua esistenza di merda, ora sono tuo complice,
puoi parlare, raccontare, dirmi, confidarti, liberarti, perché non devo più
essere ignaro, ma devo essere al corrente di tutto, perché solo così potrò
servirti il lerciume che brami, farti le cose marce che ti fanno godere in
segreto, confidati, quanti cazzi prendi, dimmelo e lei grugnisce “meno di quelli che vorrei prendere” e io
affondo e lei pigola ad ogni colpo e mi sento l’uccello di kriptonite, perché c’è
poco da fare, pur facendomi schifo umanamente, rimane una figa davvero
imperiale.
La metto alla pecora e la chiavo alternata, un colpo nel culo, un colpo
nella figa e lei piagnucola dicendomi che gode e io lo so già quello, che basta
guardare che due caverne le si aprono tra le gambe, ma a me non interessa se
gode o non gode, mi interessa sapere con quanti ha chiavato da quando sta
assieme con Marcellllo l’Idiota e lei mi confessa che io sono il terzo e questo
mi arrapa da bestia e la inculo e lei scivola di pancia sul divano e la
schiaccio bloccandola e sbattendo pesante di reni e mi avvicino all’orecchio e
le chiedo con quanti ha chiavato quand’era con me senza dirmelo e con gli occhi
gonfi e la bocca aperta dal martellante sconquasso rettale mi dice “nessuno”, ma io non le credo, non le
crederò mai.