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venerdì 14 luglio 2017

'Cuda


Tu ti rendi conto che potrei essere tuo padre, che sono povero in canna, alcolizzato, drogato e maniaco sessuale?”
“Boh, sì.”
“E’ tutto quello che hai da dirmi al riguardo?”
“Boh, sì, credo di sì.” – e ride molle come un marshmallow da abbrustolire.
“Ma a te piace più la speed o la bambolina da sola o la bianca da sola?” – chiede trasognata.
E io adoro queste occasioni di distinzione semantica tra i significanti.
“La bamba è facile, modulare, gestibile anche in chiesa. La speed mi fa scopare come un cazzuto dio medievale che il Trono di Spade lo usava come bidè, la thai da sola tirarla è uno spreco, magari fumarla sì, quello è da posh, ci sta.”
“Giusto, giusto. A me piace fumare la gialla. O farmi le pistine sul tuo uccello. Molto train spotting.”

E chiaviamo.
Moltissimo.

“Tea, lo faresti un film porno?”
“Boh, se son strafatta come adesso, può essere che mi faccia anche un corso di ricamo”
“No, dai, seriamente.”
“Seriamente. Io e te un porno? Ci può stare. Hai le ‘attitudini’…” – e ride scimunita.
“Ma no, io faccio regia, fotografia, luci, sceneggiatura. Tu lo fai con un attore.”
“CON UNO SOLO? Nah, morta lì, poca roba.” – e si ride.

Poi si mette a sedere, nuda, alla luce della lampada gialla, arrotola, inala rumorosa, si massaggia le narici, si stende di fianco a me e mormora baciandomi “Faccio tutto quello che vuoi che faccia, scemo.”

E chiaviamo.
Moltissimo.

***
La Tea è come un’auto di grossa cilindrata, magari una di quelle definite da zingari, ma con un motore da panico. Uno come Max si accontenta d’andarci al bar facendola appena brontolare al minimo. Io voglio premere a fondo fino a farla urlare a settemilagiri in tutte le marce.
Forse fonde, ma non fonde.
Ma al bar non mi ci fermo.
No.

mercoledì 21 giugno 2017

Spiacevole

Eh no cazzo, questo no, su, è davvero surreale, non ci posso stare, non posso piegarmi a queste bassezze dell’intelletto, a questa vuotezza mentale persino esilarante, no, ma manco morto, sorry. Perché passi che mi sfrugugni l’ultima suinetta che IO ho trafugato, passi che me lo sento dire da lei solamente che siete assieme (rido!), passi che lo sapevi che me la traforavo IO e che se si è fatto un giochino di squadra non vuol dire che quella è roba di tutti e chi piglia piglia e gli altri affanculo, ma che mi arrivi a chiedermi “in prestito” la coda anal plug che “lei ti ha raccontato che le era piaciuta tanto” no, mi spiace, negativo, niet, nisba, nada, capisco molte cose, capisco che sei un coglionazzo da disprezzare, capisco (pensa un po’!) persino tua moglie che ti ha fottuto il culo in modo così semplice.

Ed è per questo che te l’ho prestata quella fottuta coda dimmerda, Maxtronzo, perché il suo valore commerciale è al di sopra del tuo valore umano: poco meno di cinquanta euro.
E adesso rompo il recinto, amico di ‘sto cazzo. Tanto è così che si fa no?
‘Ndo cojo, cojo, che la fica non è di sapone e non si consuma.






domenica 28 agosto 2016

As always

E così il senso di disagio nell’occupare i miei spazi bui si materializza sulla riva di un fiume molto grande, nei pressi di alcune spiaggette sassose assai note nel passato, talmente note da far guadagnare al maestoso ed imponente fiume l’appellativo riduttivo di “fiume porcone”, compresa la sua adeliana accezione di “fiume porcone lontano lontano”.
D’altra parte, se la Ade parlava naturalmente con l’eloquio di Nell nella magistrale interpretazione di Jodie Foster, mica è colpa mia.

E allora ci arrivo già in costume, con l’asciugamano e la tracolla in mano, trovo una coppia agè e proletaria, accampata con sdraio e ombrellone e frigo e giornali, lei di pancia che dorme nuda al sole, lui all’ombra dell’ombrello, di schiena che fa da vedetta, nudo.
E allora stendo, per niente convinto, mi scostumo, mi scappello e approccio a passi disturbati dai sassi, verso l’acqua. No, non ce n’è più.
In dieci minuti di ghiaia nel culo, dopo aver imparato a memoria il floscio pacco imbiancato di lui e le emorroidi polpose dell’abbronzatissimo sederone di lei, mi ricostumo e lascio.

Finita anche questa.
Il senso di rimorso per solo aver pensato di gabbare di nascosto la morale inossidabile in cui sono immerso anche da remoto, mi mette a disagio.
Mangio un gelato in quel bar dove nessuno ti dà del tu, sentendo redento l’atto di parziale immoralità compiuto prima.
Ecco creata la verità.
“Cos’hai fatto oggi pomeriggio?” – “Sono andato a mangiare un gelato, ma non confezionato, che c'ha i conservanti” - "Bravo".
Peccato di omissione e verità: assoluzione per assenza di prove, spendibile, risolto.

Disturbo bipolare controllato. Da un canto il terrore di rimanere solo con i miei guai, dall’altra la necessità di esplodere assieme alla bomba di istinti che sento ticchettare dentro me.
Come sempre un bivio.
Come sempre sceglierò la cosa sbagliata.

Come sempre mi ritroverò in prigione senza passare dal via e senza aver ritirato le ventimila lire.

giovedì 28 maggio 2015

Riunioni di sperticato affetto amicale

Questa mattina ho preso un caffè con la Kikka al bar Butchentrale e, oltre ad averne rimirato le sensuali forme cosciali che tanti bei ricordi uccellanti e ficanti mi hanno revocato, sono stato messo al corrente di alcuni fatti amicali che  si sono svolti, con correttezza e grande onestà, nella serata di ieri, ossia nella prima sera in cui il duo nubiliare ha rimesso piede in terra natia.
Summit al gran completo, convocazione via sms di tutti: Kikka, Virus, Umbe, Papagirl, Maggie, Zack, Sandra, Anto e Sa-aaarti (“Ma non si erano ammollati?” – “Massì, ma era una riunione ‘tecnica’ che poi, alla fine, la Nadia li ha fatti rimettere assieme) gestita dalla regia inimitabile della serissima Novella Sposa Pettoruta, sorretta come fosse carta a carbone dal suo Novello Sposo e dalla Segretaria Generale Reggente Maggie La Acidula.

Oggetto della “riunione tecnica”: Tazio la Merda.
Sintesi: Tazio è una merda, è bisessuale, frequenta prostitute, è un esibizionista che va a masturbarsi sull’argine spiando le coppiette, fuma la canapa indiana, è un maniaco sessuale, un bugiardo malato. Egli mente patologicamente (non vorremo mica credere che si è fatto la ANTO VERO? Nooooooo Nadia ecchessiamomatti?) perché è uno smargiasso sbruffone, sobillatore che ama seminare zizzania e spaccare tutto con le sue bugie e poi è anche un malato di mente, ma lo sapete che lo hanno ricoverato anche al manicomio dopo che ha tentato di tagliarsi le vene quando la Vale lo ha mollato (aveva fatto benissimo, poveretta, con una merda del genere), taci che tu Maggie ci hai visto lungo e lo hai mandato via quando ha tentato di fare il porco con te, ma poi voi lo sapete cosa fa in Repubblica Ceca? Traffica con la droga secondo me, troppi soldi ha per le meani.

Sono lusingato, davvero. Non dovevano disturbarsi così tanto.

“E tu Kikka?”
“Io sono stata zitta, cosa dovevo dire? Che ce l’hai grossissimo e scopi bene?”
e ride come una matta.
“No dai, ma non hai detto neanche una parola? E Virus?”
“Io? Zitta e svampita come al solito. Virus, quando ha sentito la Nadia dire che non ti si deve credere quando dici che ti fai una, perché sei pazzo [lo avessi mai detto che me n’ero fatta una a parte quella che mi sono veramente fatto, almeno] si è rilassato e non ci ha fatto caso più”.
Grande Virus, complimentoni, sei sveglio come un zitrone piumato.

“E ma sabato gliele canto al signorino eh” – dice Max con veemenza, per guadagnarsi maschiale stima con la Novella e la Segretaria Reggente – “che non creda di pranzare alla Solita come se niente fosse! Gli ficco in gola tutto e gli do anche indietro i soldi del viaggio di nozze che non ne voglio sapere!” e la Kikka, maestosa, mi dice con voce bassa e occhio spalancato “Magari quella parte era meglio che la lasciasse stare, visto il rossore violaceo in volto della Novella quando lo ha sentito….” e io sganascio di gusto totale.

Peccato.
Io sabato non sarò alla Solita perché ho altri progetti assai più interessanti, ma non temano lor signori, l’occasione della chiarezza arriverà eccome.

***

“Che bei piedi che hai Kikka, ti pianterei l’uccello tra le dita fino a venire”
“Qui non si può”
dice sorridendo con l’occhio lurido, accarezzandosi le dita medesime.
“Faremo un’altra volta” dico io.
“Tipo stasera che è giovedì-calcetto?”
Tipo, sì.
Ma tipo, però.


venerdì 15 maggio 2015

Il pranzo della merda

Che bel pranzo.
Un essere dalla testa rasata, grosso come due esseri dalla testa rasata, ingolla una minestra in brodo rovente senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto. Un ex guascone ex simpatico e ex cazzaro dall’ex cuore buono, trasformatosi oggi in un odioso roditore bullo e cafone dal cuore di merda, pontifica in una lingua extraterrestre attorno a questioni di quattrini che (ma pensa un po’) sono anche (soprattutto aggiungerei a ragion veduta) i miei quattrini. Con una pseudo padronanza imprenditoriale, resa agghiacciante dalla oceanica ignoranza da ritardato al midollo, prospetta con sicumera grottesca scenari “astuti” che sono, a dir poco, di una assurdità apocalittica ed aggiunge, come non bastasse, dei “dranguill Taz dà ret al Costa” che mi mettono freddo alla schiena.
Siede di traverso, non mangia, martoria uno stuzzicadenti a bocca aperta guardandomi da faina drogata (secondo me ha pippato una riga di troppo) in attesa di un mio esteso consenso.

“Non lo so, ho bisogno di pensare” riesco a dire solamente.

Ma questo viene interpretato come un’esortazione a procedere nel convincimento e la dissennata litania si propaga ancora, mentre l’essere doppio mangia qualsiasi cosa, occhi fissi nel piatto, zero parole, atteggiandosi da duro ritardato (la parte uno gli richiede più impegno della due) che accompagna il “capo” a far visita allo “stronzo che crea casini”, come se io quella testa di cazzo rancida del Vosco non lo conoscessi bene.

“Supponiamo che io non ci stia” – azzardo a secco mentre il Chiar.mo Prof. Costa era all’apice dell’orgasmo dell’astuzia economico-finanziaria.
 “Come non gi shtai?” – chiede l’amadriade minchiocefala.  “Non ci sto vuole dire questo: non mi interessa lo sviluppo che prospetti, non intralcio di sicuro, ma voglio indietro la mia parte corretta opportunamente di alcuni fattori di cui si parlerà al momento opportuno. Ecco cosa vuole dire che io non ci sto.”

Panorama reattivo vasto: dalla pacca sulla spalla con sorrisone amicale, alla risata isterica, alla serietà improvvisa, all’incazzatura mal celata (momento in cui testa pelata alza gli occhi dalla quinta mela che mangiava per fissarmi afasico) alla minaccia neanche tanto velata, al rinfaccio, alla repentina alzata in piedi con lancio di luride banconote stropicciate sul tavolo (bastava pagasse il conto, mica occorreva facesse una OPA su BNP Paribas) e abbandono dell’allegro consesso con frasi da film:  “Bellomio te lo gonziglio da amigo di pensare acciò che avvuoi fare, fitati. Ci ai una zettiman che io me ne scendo quacchecionn ciù e quant tonn ci vediamo LAH’ a PRACA e non QUAH, che è LAH’ A PRAC che è il lavorare e  i solt che calcola che li facc io anche pettè, ricottatelo. Ci vediamo allo sposalizio dommani stammibbene.”
Molto Quentin Tarantino de noantri devo dire.
Poi parte con la Yukon guidata da due uomini con la testa rasata al posto di guida.

E lo sapevo io che era troppo bello, qui, perché potesse durare. Troppo.
Vabbè, calma. Che piove ed è un attimo scivolare.

Arrivano i mostri

E’ arrivato.
E’ arrivato col lacchè Vosco, con cui si alterna alla guida. E domani alle sedici parte per tornare nei paesi bassi. Me lo dice tra il rotto il cazzo e quello che ha i coglioni rotti con me. Poi comanda il pranzo, io, lui e il Vosco, ma non alla Solita. A una trattoria di Fecazzone che così si parla di “biznes”.
Mi sento male, ho orridi presagi.
Parto.

sabato 2 maggio 2015

Maggio, il mese dei flirt

Ah-ah-ah-ah, ma dai, ma non mi dire, sei una psicologa, ma che lavoro affascinante, difficile e impegnativo, bah sai ti dirò, ogni lavoro se fatto con professionalità è difficile alla fine eh, eh lo so, ma la psicologa cazzo, cioè voglio dire che meraviglia poter lavorare sulla mente umana altrui, che impegno coinvolgente! e poi mi immagino anche che self-training a non farsi coinvolgere, ah beh quello sì, se ti fai coinvolgere va a finire che ne hai bisogno subito tu di un collega che ti tiri su, ah-ah-ah, eh-eh-eh, si però poi tu come psicologa puoi prescrivere alla cazzo delle cose che ti aiutano nel tuo lavoro, che so, del Talofen o del Rivotril, metti un pizzico di Wellbutrin condito con del Serpax e del Serenase con una bella grattugiata di Depakim che l’effetto di riffa o di riffa mi arriva no?, beh momento Tazio, messa giù così non mi piace molto, e lo capisco amica psicologa che non ti piace molto, ma allora per sfatare il mito che la licenza elementare e la laurea in psicologia non la si nega a nessuno, potresti parlarmi della molecola del Cipralex e delle interazioni con altri antipsicotici oppure gli effetti del Trittico combinato con l’Halcion da 250 e qualche goccettina di Xanax per dare quel retrogusto esotico che fa tanto Playa del Carmen? senti Tazio io non sono una psichiatra, io sono una psicologa e certe scelte farmacologiche le fanno loro in casi specifici, ah! ohibò! é così che funziona allora? e allora scusami, amica psicologa, che non lo sapevo che siete degli asserviti lacchè di qualche gran figlio di puttana bastardo che gioca al piccolo chimico col cervello della gente e voi, porelli, manco sapete che cazzo andate a dare in giro, ti chiedo scusa, non sapevo che foste degli stronzi incapaci e pure consci, pensavo che un minimo di ruolo in queste faccende voleste almeno assumervelo e invece no, invece è proprio vero la faccenda della quinta elementare e della vostra merdosa laurea, ma stai bene Tazio??? ma cosa ti ho fatto? ma niente fino ad ora amica psicologa, ma se tu volessi farmi qualcosa addressandoti anche qui, qui tra il popolo curabile e bisognoso di questo locale e succhiarmi il cazzo sarebbe l’uso più dignitoso che potresti fare della tua generalmente inutile bocca e di quella palla di merda di testa a cui la succitata bocca è attaccata.

Piccoli flirt.

giovedì 27 febbraio 2014

Io, il Giargiana

Ieri.

"Ellamadonna, ma che cazzo ti è successo??" mi chiede appena ci incontriamo. Spiego fumosamente, un'aggressione da parte di alcuni balordi, blahblah.
"Figa, serio?" mi risponde il cerebroffeso.
No, scherzavo, mi sono truccato così per carnevale Grantestacciadicazzo.

Poi discutiamo di lavoro nel suo ufficio e mi dice che sono stato "una spada" nel sistemare alcune cose, poi tira fuori "la piotta" e mi dà un altro acconto e poi mi chiede "Uè allora ti spari il weekend lungo? Torni giù? Figa fai bene, tu che puoi, io c'ho degli sbattoni qua che non puoi capire. Seeeeenti, bisogna che mi lasci giù il B [la Mercedes classe B, ndr] che il Fritz mi torna a casa sabato, ma non ti mando mica indietro col treno come i barboni, ti do' il Thema del Sergio che tanto lui va in montagna col Range."

E dammi che cazzo vuoi, basta che vada avanti quando serve, indietro quando serve e si fermi quando serve. E mi dico: certo che 'sti ganassa dimmerda fanno tanto i fighi e poi per Milano girano in Thema che neanche i rumeni se la filano e poi vanno in montagna con la Range Rover.

"Figa, s'è fatta una certa, te lo mangi un boccone al volo con me? Ti porto in un posto dove fanno i migliori panini di Milano, nonchè del mondo" e la mia risposta è risultata inutile e allora andiamo.
"Andiamo dal De Santis in Magenta, ti verrà un orgasmo", ma anche no, per quello ho già la struttura a casa.
E andiamo in questo posto intasato da settemilacinquecento persone, carino, ovviamente sopra le righe (un paninaro col il dipartimento ricerca e sviluppo mi fa ridere il culo), panini buoni davvero, compagnia pessima.

"E alloooooora? Cosa ti aveva detto lo zio? Sono o non sono da segno della croce i panozzi? Figa guarda quella lì che culo che c'ha, una statua. Perchè vedi, Tazio, qui aMilaaano esistono solo due cose: la figa e il fatturato, tutto il resto son giargianate."
Giargianate. Atto compiuto dal Giargiana che è lo spregevole sfigato che non si fa l'aperitivo in Corso Como.
Una merda.
Io, insomma.

Poi schizziamo velocissimi perchè lui c'ha degli sbattoni in office e io vado al solito garage a ritirare 'sta cazzo di Thema, passando prima per l'albergo a raccogliere i miei poveri stracci.
E, una volta giunto nel garage, imparo una cosa nuova.

La Thema non è più quella del 1986 che manco i rumeni. No.
E' la macchina del Presidente della Galassia. Io la chiamavo Flavia, ma mi spiega il garagista che adesso chiamano Flavia la cabrio e Thema la berla.

Mi appropinquo alla guida e lascio questa città meravigliosa, questa gente meravigliosa, questo clima sublime e, grazie a questa Thema berla nera con gli interni di epidermide di scroto di caribù (la parte più liscia), nessuno si accorgerà che il Giargiana sta tornando nella sua lurida sfiga dimmerda.

Tutto ciò è stupendo e io sono davvero fortunato.


La Thema in uso dal Giargiana

lunedì 24 febbraio 2014

Back to my Shit

Bonsgiur.
Vi scrivo dalla mia Milano dalla quale, stamattina, non potevo proprio essere assente.

Ho lasciato a Taziopoli i miei affetti più cari e anche molte perle di saggezza.
La mia ragazza, la Aledellapale, ieri pomeriggio mi ha rivelato una grande verità. Mi ha detto che il cazzo è cazzo sino dove lo si sente duro, quindi sino alla periferia del buco del culo. Mi ha spiegato che i coglioni non delimitano alcunchè, ma sono appesi a un certo punto del cazzo. E mentre mi rendeva edotto di questi dettagli morfofunzionali, con la mano destra mi segava l'asta rampazza e con la sinistra, in controtempo, quella parte dura del cazzo che arriva sino alla periferia suburbana del buco del culo.
La classe, amici, non è affatto acqua.

Il viola intenso del mio incarnato dolente sta virando verso un giallo itterico e la faccia si sta riappropriando dei lineamenti di sempre. Che fortuna che mi abbiano fracassato la faccia e anche molte altre parti del corpo: ho avuto l'opportunità di cadere in piedi e di essere accudito, cosa posso volere di più, specie in cambio di una stupida massacrata?

Questa merda di città la odio con il cuore, la milza, il fegato e anche l'appendicite. E' un budello do merda privo di stimoli, assolutamente non all'altezza di capitali europee in evoluzione, vedi Berlino. E' la passarella dei rincoglioniti che continuano a comportarsi come se fossero nella Milanodabere e invece sono nella Milanodatumulare, con quartieri disastrati manco fossimo a Beirut, con un'economia inesistente e un pacco di vuoti spacconi farabutti. Invecchiando divento sentimentale, lo so.

Se le cose vanno per il verso giusto, stasera torno a casa.
Credo, obiettivamente, di avere al massimo altri due giorni di lavoro effettivo e poi posso riportare le mie regali terga là, dove una sozza ancella sa riservar loro luridi piaceri.

Mi sono proprio rotto i coglioni, amisgi. Proprio.
Buona settimana a todos.

mercoledì 24 luglio 2013

La fabbrica delle ideone

E lui sta là, con le ciabattazze di gomma, la mutanda col pacco barzotto, a torso nudo, seduto a rovescio sulla sedia, sbevazzando una Moretti Baffo D'Oro, declamando la sua versione di latino.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"

Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.

"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore"
dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"


E, in effetti, non posso dissentire.

"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony  e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"


In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.

"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"


Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"


Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.

lunedì 7 gennaio 2013

Start again

Mi rendo conto di indugiare, stamattina, rimandando l'accesso in bottega e il conseguente turbine italiano di post vacanza: riunioni, punti della situazione, telefonate, dì che sono in riunione e che lo richiamo io, malumori, nervosismi, gomitoli di problemi, fuori è uno schifo nebbioso, conteggi mnemonici su quanto manca a Pasqua che quest'anno la mi cade il 31 marzo, fottendo ogni speranza di gioia primaverile sul suolo nazionale, ma porremo rimedio migrando, forse.
Poi arriverà sera e saremo già privi di aura festiva, belli imbrattati del quotidiano che ci accompagnerà sino alla prossima puntata di vacanza, imbastiremo la solita cena all'Osteria Quellanuova, perdendo lentamente quel senso di smarrimento da inizio lavoro.
Caratterialmente non sono affatto un remissivo e in questo momento mi giova assai pensare che, in fin dei conti, la baracca è la mia e potrei caricarmi l'onere della scrittura di quei famosi testi dimmerda salendo su un aereo per Londra ed andando a lavorare nella casetta di Camden, cosa che renderebbe possibile una puntatina in quel di Manchester nel week end e la cosa mi rallegra, ma ciò che non mi rallegra affatto è la vista della schermata dell'homebanking e allora ecco che ogni tentativo di fuga viene ricondotto nella riunione di stamattina dove, nel gomitolo dei problemi, dovrò mettere in bella vista il quesito di com'è che non riusciamo ancora ad incassare quelle fatture.

Nebbia e scazzo, come tutti.
Bello 'sto sito calendario-365.it, mi sta dicendo che mancano 36 giorni a martedì grasso, 83 a Pasqua e al cambio dell'ora legale e alla fine dell'esilio a Manchester, 114 al Primo Maggio, che è un mercoledì e si potrebbe meditare qualcosa, sì. Proprio utile.

Ok.

Mi vesto e vado, a dopo dudes.
Buon inizio anche a voi.

venerdì 14 dicembre 2012

Mia cuggina, mia cuggina

E allora vado dal Costa e la Cuggina è là, avvolta da una nube di cannabis, perchè quando la dobbiamo fare la facciamo fino in fondo, che non siamo mica dei galli cedroni, noi. Me la presenta, con gli occhietti piccoli e devo dire che la prima impressione è stata subito molto irritante, perchè la troia aveva quell'atteggiamento del cazzo che fa capo alla frase "io ho la fica, voi non l'avete mai vista, scemetti, perchè siete sfigati e io invece sono ganza" che mi produce subito un turbinio testicolare, specie se mi si chiama "piccolo", che non dico che potrei essere tuo padre, ma tuo zio o il tuo fratello maggiore di sicuro, specie continuando a considerare che la doppia minchia sei TU, piccola zoccola dimmerda, che non l'hai mai presa, per cui occhi bassi puttana e penne aderenti al corpo, ma invece no, questo piccolo sacchetto di merda di cane fa la mammona, la femminona, la donna fatale inebriata dei maschi che pendono dalle sue labbra, ma quando l'hai visto 'sto cazzo di film, mignotta?
Per cui, dopo un quantitativo di tempo interminabile passato ad osservare le moine di questa cogliona totale, tipo quasi dieci minuti, mi tolgo le scarpe, i calzini, i pantaloni e le mutande e comincio a menarmi l'uccello, che credo sia un'eventualità che molte delle Signore che mi leggono si attenderebbero in una simile circostanza.

"Ahoooooooooo, ma che fah quhesto? Si tira una segah? Ohhhhhh mah che stai fahcendohhhh?" squittisce la triste maiala, cercando di reggere una parte davvero vomitevole, cioè quella della donna probabilmente disponibile, ma che vuole essere conquistata, ma vi rendete conto? Guardo il Costa negli occhi leggendo il suo palese imbarazzo e mi sento male per lui e, da signore qual sono, prima di imbrattarla di merda come merita, indago sull'origine di cotanto stupore, ottenendo in cambio un "Mah cheh tih seih messoh in testah ah? Ma che ti credih che sonoh unah di quelleh?" che ha dell'ilare e del comico sottile, se non fosse che tale spettacolino avviene all'interno del MIO tempo, che è corredo della MIA vita.

Al che mi scuso col Costa di quanto sto per dire, lui annuisce come per dirmi "tranquillo, ho capito, vai, vai" appoggia la fronte al palmo della mano e si rassegna alla macellazione che sto per accingermi a fare.
"Senti stronza, che sei uscita da non so quale buco del cazzo dimmerda, hai parlato con tuo cugino, no?, hai accettato la serata doppia minchia, no?, bene, questa E' la serata doppia minchia per cui, stronza, o adesso ti inginocchi e cominci a succhiarmi il cazzo, dopo esserti opportunamente denudata che non voglio che manco la catenina ti tieni addosso, oppure mi dici esattamente cosa cazzo ci faccio io qui stasera, perchè escludendo il fatto che io sia qui per chiavarti assieme a quel capolavoro di essere umano di tuo cugino, che non ti dovrebbe manco riaccompagnare stasera, escludendo quello, non riesco a trovare una sola buona ragione al mondo per essere qui a pisciare il mio tempo con una mignotta da quattro soldi presuntuosa, spocchiosa, idiota e priva di specchi a casa."
Un bel modo di rompere il ghiaccio, direi, specie nel momento in cui la Cuggina si scatena in urlanti specifiche assurde attorno al concetto che lei non è una puttana, concetto che mi permetto di smussare ricordandole che a maggio si sposa e che fottere suo cugino è incesto, considerazione sacrosanta che però, purtroppo, fa innalzare il livello vocale della troia che pare pure annerirsi di fuliggine mentre inveisce contro di me che me ne chiavo e mi rimetto quanto tolto un secondo prima e la mando, al termine, affanculo, ricordandole che troia dimmerda è e troia dimmerda rimane, ma anche della peggior specie, cioè di quelle che sono anche convinte di essere fighe e poi saluto il Costa con un bacio in fronte e me ne vado.
Durata della serata speciale: quarantatre minuti esatti.
Mavaffanculo.

martedì 11 dicembre 2012

Breve diarietto di un idiota

Buongiorno, miei cari.
Non sono morto, vorrei rassicurare Simo e, quanto più conta, Burda tutta.
Sono solo stato travolto dagli eventi e, diligentemente, ora ve ne farò dettagliata ed asciuttissima sintesi.

Mercoledì 5 dicembre
Viaggio pesantissimo, ritardi, cazzi e mazzi, varcata la soglia di casa nella notte, ingerita pasta in bianco, dormito con gocce, fine della sintesi.

Giovedì 6 dicembre
Risveglio antelucano, assunzione dei tempi diesel di riscaldamento, doccia, barba, vestitino, carteggio, avvio verso l'ufficetto dei sogni, colloquio colloquiale, ottenimento del NI provvisorio, toda sgioia, spesa al mercato, preparazione cena, post di cui siete al corrente.

Serata cenante di giovedì 6 dicembre
Un successo di critica e di pubblico, Tazio superstar, me Gordon mi fa sega, che buono che buono, che bravo che bravo. Sheera è molto simpatica, veramente tranquilla, dai modi delicatissimi, mi piace molto, parere positivo, che venga, che venga. Sara è proprio italiana, vorace, loquace, culace e tettace, me la sbatterei in tutti i buchi e ne ho dato notizia alla Skizza mentre ci masturbavamo, guardandoci, sul divano nel post cenam. Bello masturbarsi nell'essenzialità utile alla realizzazione dell'atto medesimo, gambe nude, calzini, vestiti di sopra, genitali nudi e giù di mano. Molto bello, a tratti molto squallido, un'autentica delizia. La Chiaretta mi ha promesso di prodigarsi a produrre un menagino a trois, perchè pare che alla Sara il sesso porco schifo non faccia.

Venerdì 7 dicembre
Mattinata pigra, sistemazione della casa, pulizie, lunga Skyppata con l'ufficio e il cliente e il Loca, poi alle 19 ritorno della Chiaruzza e comunicazione delle notizia che è risultata come una pigna nel culo a tutti e due: dal 2 gennaio quelli della Megaacency la spediscono immediatamente a Manchester, dove c'è un corso, già iniziato da un mese, ma al quale lei agevolmente potrà mettersi in pari, dato che ha perso solo un mese e dato che terminerà a marzo. Bellissimo, no? Formazione forzata, che goduria. Paghiamo un occhio del cranio di affitto a Londra e lei viene smontata e ricostruita a Manchester, cosa ci può essere di più eccitante e favoloso? Ci ha preso una luna nera tale che la festa programmata per venerdì sera è saltata, causa sfrappolamento di coglioni.

Sabato 8 dicembre
Mi forzo come una bestia e tento di tingere la situazione di colori pastello, la Chiara non mi crede, mica è scema, così decidiamo di andare a fare un giro e ci prende il vomito, che più nataliziamente disgustosa di Londra manco la casa di Babbo Natale. Vi dico solo che i taxi sono infiocchettati. Mangiamo kebab indigeribile, acquistiamo un bong e della maria intrisa non so di che diavoleria e ci ritiriamo a meditare nella casetta dove, nudi, ususfruiamo degli acquisti e chiaviamo anche piuttosto belluinamente.

Domenica 9 dicembre
Un risveglio con una bocca che pareva che ci avesse cagato dentro un cane col cimurro, ci facciamo diverse docce e beviamo un litro di caffè, pranzo saltato causa stomaco in sciopero, preparazione dei bagagli e passeggiatina in un parco non famoso, attendendo l'ora della partenza. Umore a zero, cannetta leggera e pompino con l'ingioio su panchina non visibile, sfiammata di idea di mettersi a fare la puttana, sedata col mio buonansenso color pastello.
Viaggio di ritorno interminabile, varcata soglia di casa ore 03:00 am di lunedì.

Lunedì 10 dicembre
Incontro interminabile con cliente che ci comunica un taglio del budget che fa venire i brividi a Freddie Kruger. Trattativa da coltello, soluzione intermedia, tutti col cazzo girato, Berlusconi scende in campo e un bel dioporco di fine giornata ci sta come un fiocco rosso sull'albero. Cena con ventisette gocce di Xanax, un whisky doppio e perdita dei sensi e della cognizione spazio temporale sino a questa mattina.

Oggi 11 dicembre
Mattinata intera a discutere con i ragazzi in merito a un progettino che serve a me e che pare che a loro non gliene freghi un cazzo, perdita del controllo, ridisegnati i bordi della situazione a suon di bestemmie e urli, l'umore complessivo non pare molto natalizio, ma pazienzina, ognuno si gratti le sue rogne.
Alle ore tredici e sette minuti mi telefon la Gipsyqueenmietta che mi propone 'sta cagata dell'assurdo della pizza ignorante e io le dico di sì, sì, sì cazzo, perchè adesso m'ha rotto i coglioni e non sono dell'umore di menare cani per aie non mie e stasera, quant'è vero Babbonatale o me la dà o gliele strappo e la uso con comodo, quando ho un minuto di tempo.

Spero stiate bene anche voi.
Slave, appena ho un minuto ti butto giù la ricetta, promesso, scusami.

domenica 2 dicembre 2012

Caro zio Tibia, facciamo che basta così

onjour, scrivo questo post in seguito ad una lunga e concorde discussione con la mia fidanzata, ieri sera.
Vicenda Sallusti, come evincibile dal titolo. Orbene, facciamone un'analisi asciutta e assolutamente superficiale, come è nelle mie abitudini. Procediamo a preparare la torta. Ingredienti: un direttore di un giornale, appassionato da sempre a distorcere e amplificare le notizie svilendole ad articoli scandalistici degni di Grand Hotel, di cui sarebbe direttore se solo la testata esistesse ancora, un Codice Rocco risalente all'età del ferro, per il quale sono punibili anche gli starnuti rivolti a destra e non a sinistra, un coglione di onorevole che scrive pezzi pesanti come macigni sotto pseudomimo, traendone fonte non verificata da quanto letto su altro giornale, una orrida vicenda di stupro minorile, un magistrato a cui vengono attribuite cose che non ha fatto (e anche piuttosto gravette), una mancata rettifica per futili motivi (non c'avevamo l'ANSA, ma per piacere) ed una condanna relativa all'ennesima cazzata sparata dalle colonne del suo giornale per mancato controllo.
Questo è quanto.

Ora. Possiamo abbondantemente spaziare attorno all'iniquità del Codice Rocco e a tutte le postfasciste pendenze del Codice di Procedura Penale ed io sarei il primo a mettermi a torso nudo (che sono terribilmente sexy in tal guisa) per riformare in maniera contemporanea la legge sulla libertà di informazione, ma non vorrei perdessimo la trebisonda.
Di giornali, giornalisti e direttori in Italia ve ne sono un discreto numero e ciascuno di loro ha la fedina penale macchiata proprio per le sbavature medievalfasciste di detto Codice. Generalmente, però, lo spessore della controversia si compone di vicende dai tratti fumosi, dove il confine tra riportare la notizia e diffamarne i protagonisti risulta labile. In questi casi alcuni procedono con piedi di piombo nel senso di cautela, altri procedono coi medesimi piedi di piombo nel senso di bumbum spacco tutto, perchè la notizia che spacca (vera o falsa chissenechiava) fa vendere le copie, che è il vero busillis di tutta questa menata.

Sintesi: Sallusti non ha controllato ciò che ha scritto un imbecille incauto (speriamo sia così, lasciatemi un margine di dubbio), purtroppo tale imbecille incauto ha coinvolto un magistrato a cui sono girati i maroni e gli ha comminato una pena di quattordici mesi.
Fine, potrebbe finire così, il pezzo sarebbe completo ed esaustivo.

Ma invece no.
Sallusti, dall'alto della sua adamantina condotta morale e del suo moderato lucido buonsenso, NON vuole gli arresti domiciliari, no. Lui vuole la galera. La tentazione di divenire il nuovo Guareschi (ma dove?) o il nuovo Silvio Pellico è decisamente elevatissima e quindi Sallusti, che evidentemente ritiene di avere la veste per decidere in proprio ciò che Bruti Liberati gli deve comminare come pena, si ribella.

Si ribella e viola gli arresti domiciliari, nella strenua speranza di venire arrestato. Cosa che avviene, ma siccome fortunatamente al mondo ci sono persone davvero pazienti, moderate e dotate di un sublime senso dell'umorismo anche in situazioni difficili, viene condannato ai domiciliari. Ha!
Niente Sallu, non sarai un eroe dietro le sbarre, fattene una ragione. Ti prendono pure per il culo, renditene conto. Renditi pure conto che adesso tutta la vicenda sulla libertà d'informazione e blah blah è cosa secondaria, perchè tu sei un evaso, al pari di Scoccimarro Gaetano ai domiciliari per spaccio che se ne è andato al bar a farsi il caffettino. Renditi conto che anni di fatuo blaterare da servo ti hanno così rovinato che hai sputtanato pure la tua "battaglia solitaria".

La Santanchè, quand'è stato il momento di salire sul palcoscenico mediatico come da copione, ha affrontato i giornalisti sul portone di casa sua dicendo "Mi vergogno di essere italiana".
Non tema, signora Santanchè, anche io mi vergogno che lei e il suo degno compare siate italiani.

giovedì 22 novembre 2012

Tagliare la cima, cauterizzandone gli estremi

"Ciao, ho letto la mail, non ti nascondo che mi ha lasciato di sasso, penso che dovremmo vederci e parlarne."
Le donne sono fatte così, ti chiedono di accelerare, di andare forte quando non ne hai voglia e poi, quando hai deciso finalmente di premere sull'acceleratore come ti han chiesto, ti dicono "sì ok, ma aspetta, frena un momento, parliamone". Pensavo fosse sufficiente la mail che diceva "voglio firmare il divorzio", dopo millenni di pressioni subite a varia gradazione di garbo, pensavo fosse sufficiente, lenitivo, di sollievo, pensavo che si sarebbe precipitata a chiamare l'avvocato con un grido di vittoria ed una goccetta di piscia nelle mutande, ma invece no, invece mi sbagliavo, l'onda impetuosa dell'acqua che preme sulla diga esausta adesso si placa, adesso che la falla consentirebbe l'esondazione facile facile, la furia della natura diviene civile e dice alla falla liberatoria "parliamone".

Di che cazzo dovremmo mai parlare, mi chiedo mentre guido verso casa sua, dopo cena, per il "caffettino e due chiacchiere", che tutta 'sta cosa mi sembra scritta da Tarantino, ma sia mai che abbandono l'obiettivo, il divorzio, la mia meta, la mia regolarità, la mia normalità, la mia necessità viscerale di diventare nuovamente signorino, che è la sola cosa che voglio. E così parcheggio la Mirzidis all'altezza del lussuoso cortile e scendo, pronto a sorbire il miglior caffè della mia vita, perchè deve essere il migliore, visto lo sforzo che mi costa.

"Dimmi la verità, ti stai per sposare" mi irride beffarda con voce sensuale, versando due bourbon lisci alla calda luce delle lampade Artemide, ancora vestita business di sopra, ma con le gambe nude e i piedi nudi sul parquet a doga lunga e la troia dimmerda sa che io so, sa che io ricordo del rito di ritorno a casa, in cui appena dentro si liberava di scarpe, collant e mutande per versarsi due dita di bourbon, fumando una sigaretta, la prima della giornata, in attesa di rilassarsi per affrontare l'ancor più rilassante bagno e questa è pornografia, del genere splatter, del genere shitter, del genere troia veleno e io le rispondo secco e tranquillo "Sì, l'idea è proprio quella", tanto che non ci si impicchi a nascondini del cazzo, che gli uomini idioti non l'hanno mai capito che alle donne bisogna gettare tutta la mezzena bovina, non solo il filetto e una magra punta di petto.

"E chi è la fortunata" mi chiede con un sorriso tossico e lo sguardo torbido, porgendomi il bicchiere e io rispondo, rispondo a cazzo, ma rispondo puntuale, perchè non voglio lasciare comburente al combustibile, che se la accenda da sola la torcia dell'odio, io son qui per la firma, per l'accordo, per l' "ok" terminale, definitivo, assoluto. Rispondo che è una donna che vive a Londra, luogo in cui sto per trasferirmi e lei assume l'espressione stupita e ammirata di chi sforza la faccia per dissimulare il divertimento derivante dal ridicolo che ha appena ascoltato e io resto impassibile, brindo e non bevo, perchè non mi fido nemmeno di bere a collo dal suo rubinetto e poi, lasciata la fiera a girare per la gabbia, impugno la situazione e stringo alle conclusioni, sintetizzo, puntualizzo, elementarizzo e pragmaticamente isolo.

"Senti Vale, non so come tu preferisca agire, se vuoi che ci affidiamo al tuo legale [suo fidanzato n.d.r.] o se preferisci che mi occupi di tutto io, perchè per me non c'è nessun problema, l'unica cortesia che ti chiedo è quella di agire in tempi ristretti, perché io sono su e giù per Londra e avrei bisogno di concludere questa cosa alla svelta, come penso sia anche per te."
Le guardo le gambe nude ed i piedi ripiegati sul divano nella seduta diva incompresa e penso a quante volte ho goduto anche solo di quella piccola parte di lei ed attendo un suo segno di vita, spero che si vada sbloccando questo deprimente gioco charmoso della gatta col topo, che avrei fretta di raggiungere i miei amici all'osteria per bermi un sei litri di qualsiasi cosa e aspetto e i secondi son secoli, son secoli bui, son secoli oscuri, ma poi finalmente la voce infrange il silenzio.

"Se per te non è un problema, mi farebbe comodo ti occupassi di tutto tu, Tazio. Domattina ti faccio recapitare in ufficio il carteggio, che non ce l'ho qui, ma in ufficio."
"Non ti disturbare, domattina alle nove un mio collaboratore fidato passerà a ritirarlo" e mi guarda con l'occhio maligno e un sorrisino sarcastico intriso di pietà e scherno ed io allora mi alzo, la ringrazio e le dico che s'è fatto tardi e che mi ha fatto piacere incontrarla e che ci sentiremo nei prossimi, ma lei rimane diva incpmpresa e mi guarda e non accenna ad agevolare la mia dipartita e il silenzio si impadronisce della stanza design e io la guardo nel pieno dell'imbarazzo fastidioso.

"C'è qualcosa che non va?" chiedo come il fesso che avrei dovuto essere e che ci si aspettava io fossi.
"No, nulla" mi risponde la sfinge addressata.
"Io andrei, Vale" che significa alzati e accompagnami che ho il cazzo sfracellato di 'sta farsa dimmerda.
Pausa.

"Non vuoi scoparmi per l'ultima volta?".

Mi sale la rabbia, mi sale l'istinto omicida, mi sale l'onta all'orgoglio infangato, ma chi cazzo ti credi di essere, brutta troia tossica, credi proprio che io penda dalla tua volontà?, credi proprio che basti una tua distratta concessione annoiata, in una sera in cui il tuo cornuto è all'estero per avere ME, ME il Divino Tazio?, credi io sia da disprezzare sino a tal punto, maledetta puttana falsa e presuntuosa, ti prendi proprio sul serio, nullità traditrice e falsa macchinatrice?

"Guarda che ti ho già scopata per l'ultima volta, l'ultima volta che ti ho scopata. Forse eri distratta, ma lo posso capire."
Silenzio, disappunto, fastidio, scatto in piedi e camminata rapida verso l'ingresso, scandendo con voce dusiana "allora manda il tuo fattorino domattina, gli darò tutto" e io saluto con un buonanotte quasi diplomatico e me ne vado, per sempre, recidendo la cima, cauterizzando le superifici di taglio, che sia mai che per uno scherzo del fato dei fili si intreccino nuovamente, perchè non lo potrei mai più sopportare.

lunedì 12 novembre 2012

Flash



Aspettare accogliere scopare parlare scopare cenare scopare scopare scopare scopare dormire svegliare scopare dormire svegliare scopare lavare colazionare preparare raggiungere mangiare partire aspettare salire volare scendere uscire salire guidare arrivare scendere salire entrare appoggiare spogliare accarezzare guardare specchiare indurire menare menare menare la hostess FLASH la tizia FLASH menare menare godere sbavare piedi FLASH odore di cazzo di culo di sborra sudato liscio mi voglio lo voglio mi vuole la voglio strizzare perlustrare spingere dilatare cercare scavare di dentro nel culo il bruciore sensuale penetrare massaggiare indurire menare quei cazzi nei cessi FLASH pensare alla bocca che parla e poi succhia rumore l'odore della saliva asciugata l'odore della matita succhiata dalla compagna di banco che seduce e non sai non credi non pensi domattina entrare salutare ansia disagio le facce le tette le tette FLASH poi di sotto la porca coi piedi e le piante annerite FLASH godere godere godere godere godere svuotare la mente e i coglioni schizzare tenere resistere superare rinforzare riposizionare e respirare.

A fondo.

Stairway to heaven



venerdì 9 novembre 2012

Preparazio e organizzazio

Hello, eccoci qui, giornata dedicata alle operazioni di imbarco e reintegro nella società italiana che mi brama e che mi vuole, che non può vivere senza di me, fatto salvo quando sono con lei, giacché spesso non vede l'ora che mi tolga dai coglioni per poi lamentare la mia assenza e questo è il segreto del moto perpetuo, poiché esso si manifesta sia nell'indole della società italiana con cui sto per ricongiungermi, sia nelle mie mutande calde e sensualmente odorose di maschio arrapato, dove i  coglioni si torcono come fusilli e non mi donano lo stesso piacere che provo quando me li torce la Chiara, unico vero amore lurido della mia inutile esistenza.

Martedì sera toccherò il suolo italiano e poi salirò nella mia stimabile autovettura da uomo arrivato, arrivato all'aeroporto di partenza intendo, per poi poter procedere lungo quel capolavoro infrastrutturale che è la rete autostradale italiana, sino a giungere ai luoghi ameni del ristoro del corpo e dell'anima, cioè al Winebar o all'Osteria Quellanuova o, se necessiterò di un input per una sega post prandiale, alla Solita, dove le monumentali natiche emiliane della Marghe mi metteranno voglia di sozzo e di situazioni pecorecce nella stalla delle vacche.

Non ho una minchia secca di voglia di ritornare, ma capisco e realizzo che questa mia incerta situazione debba essere dipinta come certa, come disegno strategico, come gallata di dio alla mia ciurma, allo scopo di non farmi mortalmente cagare il cazzo e garantire il procedere della noia, utile solo a rimpinguare le mie esangui casse, violentate e stuprate dal costo della vita nella perfida Albione.

Ed ecco, quindi, che la giornata di oggi ben s'è prestata ad annunciare il mio ritorno, affinchè la mia Odalisca seSuale possa preparare tutto per il ritorno di Re Tazio.
"Betta, è il tuo Sire che parla, torno martedì sera, non lavarti più sino ad allora e fai uccidere il vitello grasso" e la Bettakruda ha risposto in automatico così "Ok, Sire, ma sappiate che il povero Umbe ci mancherà".

E poi chiudo con lei e mi chiedo cos'è.
Me lo chiedo.
Mi chiedo: cos'è, cos'è, che fa andare la filanda? E' chiara la faccenda: son quelli come me.
Mi viene da sboccare all'idea di tornare.
Ma, d'altra parte: non vivevate senza me, ahi l'amore!, ahi l'amore!, ed io so il perchè, ahi l'amore che cos'è.

Sto giù fino a giovedì e poi me ne torno qua.
Fanculo, cazzomerda.

lunedì 29 ottobre 2012

Uncioccazz

Faccio le telefonate. Le sto facendo, insomma. Mi ingarbuglio con vicende fastidiose mediando saggio come un padre di famiglia, nel tentativo di non alzare l'ebollizione con l'unico scopo di non farmi rompere i coglioni perchè, in realtà, in queste questioni non c'è nulla di essenziale, di esistenziale, di fatale, di vitale, sono solo le solite rotture di coglioni che costano in energia assai di più che risolvere il problema con la semplicità elegante di un quadro di Fontana.
Poi sospendo e faccio le uniche telefonate che veramente mi premono e le faccio a numeri inglesi e non italiani, perchè sono le telefonate che servono ad organizzare la serata e a realizzare la bizzarra (e neanche tanto) richiesta della Skizza, di cui non farò accenno sino a domattina, così vi viene la curiosità e mi leggete, almeno spero, visto che per cavarvi un commento dalla bocca dovrei mandarvi a casa un paio di ragazzotti strafatti di crack con un buon paio di pinze ed una saldatrice.

Faccio le mie cose in questo arraffazzonato ufficio del salotto osceno e penso che dovrei munirmi di una SIM inglese che così non mi dissanguo come una bestia e poi penso che ho detto che torno il tredici e sono già pentito, perchè ve lo dico col cuore in mano e anche con la milza e la parte sana del fegato che mi rimane: io di tornare non ho cazzi.

Poi penso a un uovo, a quello di Colombo, che è fatto di Tazio che si trova un lavoro qui e della Skiz che se ne trova uno che la pagano come deve essere pagata, ma forse tutto ciò è prematuro, magari anche a tratti impossibile, specie sul mio versante, perchè che cazzo me ne faccio dello studio di produzione nella nebbia se io salgo qui?

Minghiaoh 'sto lunedì è partito dimmerda, non c'è che dire, mi sento già stanco e discretamente ansioso che adesso mi sparo quel venticinque gocce di Mr.X palindormo che così mi rassereno, mi faccio una sega e poi ricomincio daccapo.
Io non c'ho cazzi di tornare, raga.

venerdì 12 ottobre 2012

Piccoli pensierini del venerdì mattina migratorio

Scorro le notizie, zompo e leggo, sorseggio caffé e fumo.

Consulta: no ai tagli alle retribuzioni di manager e dirigenti pubblici e magistrati
"Il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio rispetto al privato". Giusto. Sacrosanto. Attendiamo una saggia presa di posizione sul fatto che l'articolo 18 si tocca solo nel privato e non nel pubblico e poi andiamo a berci una birra, raga.

Formigoni: non mi dimetto manco a calci, lo sapete benissimo, ma procederò nei prossimi giorni a dar vita a una giunta nuova, ridimensionata nel numero e scegliendo persone che siano in grado di portare avanti le politiche di eccellenze portate avanti in tutti questi anni dalla Regione Lombardia.
E qui mi scatta la fiducia nella buona fede della persona, eh. Adesso, finalmente, la fa lui la giunta giusta, cazzo. Basta infiltrazioni, corruzione e merde, cazzo. Adesso la fa lui, la giunta number one, quella tosta, quella sana. Mica come 'sta giunta di ladri farabutti che aveva fatto quell'altro, coso lì, dai che mi scappa il nome, quello che ha fatto questa giunta qui di ladri, come cazzo si chiamava, va beh avete capito. Forza Nicole.

Bimbo prelevato a forza, è polemica. Il capo della Polizia: "Profondo rammarico". Il padre: "L'ho liberato".
Dieci anni. Verrà su sereno e fiducioso nelle istituzioni: famiglia, stato. Chissà come si diverte adesso nella casa famiglia, finalmente.

Il governo prende, il governo dà. Giù due di IRPEF, su uno di IVA.
Caro Professore, un mio collaboratore carissimo, un calabrese che quest'anno ha deciso di finire la quinta elementare alle serali, quando ha sentito la notizia del "sollievo" che il CdM ha dato, dopo aver fatto schioccare una secca bestemmia in un italiano che manco Gassman, ha commentato "Ma ci stanno prendendo per il culo? Minchia oh, ma lo chiama sollievo che è l'ennesima inculata a sangue?" e torto non mi sento di dargli, no. Sarà mica che facendo la doccia, Professore, ha notato una macchiolina sulla pelle del culo e sua moglie le ha detto "Non è niente, Mario, è solo una voglia di poltrona"?


Tamara in passerella, tabloid impietosi
Tamara Ecclestone sfila ad Istanbul per il famosisssssimo stilista turco Atil Kutoglu ed i tabloid inglesi la massacrano: "L'abito pantalone verde non è per lei". Trovo la notizia meravigliosa e Tamara un puttanone appetitoso con dei piedi di rilievo e vi dedicherò apposito post. Tsch, tsch, tsch, Tamara, quella dell'abito pantalone non ce la dovevi fare. Non in questo periodo di crisi dei valori.

Alfano contro il governo su Reggio Calabria: "Sciogliere il consiglio condanna tutta la città"
Và che Alfano è la dimostrazione che i giovani in politica sono l'unica speranza per il paese e che l'era Berlusconi è proprio finita finita finita.

E a sinistra si snoda il vivace dibattito sul futuro del paese
Della Valle che manda a cagare Marchionne che lo rimanda affanculo, Renzi dice che Marchionne è una merda e Marchionne che Firenze è un merdoso villaggio del Nepal, D'Alema prevede incidenti a Renzi e Renzi dice che D'Alema lo minaccia coi suoi servizi segreti e allora D'Alema dice che Renzi è pericoloso e, anche se non c'ha voglia, si candida. Così Renzi impara. Vendola dice delle cose contro Renzi che non le capisce nemmeno lui, ma tanto parla con Di Pietro che non lo si capisce quando gli dice che non ha capito. Le primarie! Le primarie! Sì d'accordo! Ma quando? Le primarie! Le primarie! Oh ragazzi, guardate che non siam mica qui a far la ceretta agli scimpanzè, quello viaggia in jet e Mercedes, altro che camper, zitto Massimo, oh ragazzi, Renzi frocio, frocio tu pezzo dimmerda, ladro, vecchio culattone dimmerda, le primarie!, le primarie!
Per perdere le elezioni quando si è i favoriti bisogna lavorare sodo.

Cinquantenario del Concilio Vaticano: Benedetto XVI ha sottolineato i gesti con i quali ha voluto ricordare la storica giornata, come l'intronizzazione dell'Evangeliario, copia di quello utilizzato durante il Concilio e la consegna dei sette messaggi finali del Concilio e del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Ecco.

Buon venerdì amisgi, buona intronizzazione dell'Evangelario a tutti.