E vado al locale. Mi vede, mi abbranca, mi abbraccia, mi bacia, mi porta in trionfo tra il troiaio luccicante che siede al tavolo VIP, puttane, puttanieri, profumi, belletti, viscide creme e pelli seminude il volgare supera il crinale e diventa nido, tana, covo, maschere e mostri, la coca, ne vuoi?, no grazie, la musica altissima, le puttanelle minorenni che si dimenano per l'eccitazione sudata di luridi porci grassi che sbavano seduti e composti, la cravatta allacciata, il sudore che imperla, l'occhiale appannato, la Ade alterata, ultrafiga, taglio corto e drittissimo, il tizio che sembra sbarcato dal Portorico, con la giacca gessata e sotto nudo, il taglio con cresta, l'occhiale da sole, abbronzato che mastica, un clone di Corona e quella? quella è un clone della Moric e la Ade un clone di chi? ma pesca un numero e la fortuna ti aiuterà, mi sento soffocare, là fuori l'Italia affonda e si spacca, là fuori le menti brillanti faticano a finire la frase pane e salame e voi nullità, qui dentro, siete nel pieno del baccanale notturno regolare, che va in onda ogni sera, che si nutre di merda ogni sera ed allora tipo, scusa, mi presti il cellu che il mio s'è scaricato? una telefonata breve, tranquillo chiama quanto cazzo vuoi e io chiamo, chiamo il 113 e dico che qui dento la coca gira a fiumi e che vengano a dare un'occhiata e poi restituisco e ringrazio il tipo che mi dice tranquillo ed esco e torno a casa e vado a dormire con settanta gocce di Mr.X.
Pagine
venerdì 1 marzo 2013
Giovedì 28 febbraio
Chiamo la Aledellapale e gorgogliamo ammorbate sozzure sottovoce con risate eccitate. Ecco l'odore di suina che mi mancava, la bava, il muco, il sudore che imperla.
Di sera accoppiarci come bestie risulta molto difficile, ma di giorno e in particolare a una specifica fascia del giorno, che spazia da mezzogiorno alle tre, l'accoppiamento è sicuro come l'aria che si respira, perchè Testadiparacarro a quell'ora si fa fare i massaggi medici per le ernie e poi l'idromassaggio e poi e poi e poi e poi va con una trans, diciamocelo.
E anche io in quell'ora oggi, vado con una troia, la sua. Chiusi a chiave nello stanzino dei materassi, che a sua volta è accessibile dalla stanza principale dei bastoni anch'essa chiusa a chiave, mi chiavo questa abbronzatissima topa puttana che mi fa allargare persino il buco del culo da quanto mi fa tirare il cazzo. E qui è industria maialaria, maialificio, altro che tantra, qui è dialogo sozzo e colpi di maglio di cazzo nella fessura deforme, qui sono denti sfavillanti in sorrisi di godimento profondo, di delirante e divorante piacere NEL METTERE LE CORNA, ah che delizia. "Quanto godi, troia, a mettere le corna a quel coglione?" grugnisco aggressivo mentre mi saltella sul cazzo in tutto il suo splendore muscolare "DA MORIRE…" grufola strizzandosi le tettine e io incalzo con un catarroso "TROIA" a qui lei aggiunge unn "SIIIIIIIIIIIIIIIIIII'" a mille 'i' e poi, appreso che il registro dona piacere, intarsia un delicato ricamo fatto di "Dai, porco, aiutami a farlo CORNUTO, aiutami a farlo BECCO!" e io l'aiuto sì, ci mancherebbe, sono un gentiluomo.
Poi mi si infiamma sul polso il marchio di Eros e nitrisco "IFIX TCEN TCEN" e la giro allungandoglielo nella merdolina calda e vellutata e lei morde il materasso sbavando e dichiarando solenne con voce da esorcizzanda che nessuno, ripete nessuno, la fa godere nel culo come la faccio godere io che sente la scossa sin in mezzo ai capelli.
Le sborro in faccia come da richiesta, ci ricomponiamo e andiamo di là dove TUTTE sanno che stavamo chiavando e anche questo sa un po' di deiezione suina e mi piace.
Ci accomodiamo al corner del relax, sorseggiando un caffettino e chiedo "Sera zero, quindi" e lei mi dice "Sì, zero, a meno che non è fuori città per lavoro. Te quanto resti?". Quanto resto, quanto resto, boh, non c'ho ancora pensato, molto dipende anche da quando la Holga torna a Parigi dal Belgio.
E così mi accommiato dalla gentildonna e penso che stasera, però, una capatina al locale della Adelicaona potrei pure farcela, sì.
Di sera accoppiarci come bestie risulta molto difficile, ma di giorno e in particolare a una specifica fascia del giorno, che spazia da mezzogiorno alle tre, l'accoppiamento è sicuro come l'aria che si respira, perchè Testadiparacarro a quell'ora si fa fare i massaggi medici per le ernie e poi l'idromassaggio e poi e poi e poi e poi va con una trans, diciamocelo.
E anche io in quell'ora oggi, vado con una troia, la sua. Chiusi a chiave nello stanzino dei materassi, che a sua volta è accessibile dalla stanza principale dei bastoni anch'essa chiusa a chiave, mi chiavo questa abbronzatissima topa puttana che mi fa allargare persino il buco del culo da quanto mi fa tirare il cazzo. E qui è industria maialaria, maialificio, altro che tantra, qui è dialogo sozzo e colpi di maglio di cazzo nella fessura deforme, qui sono denti sfavillanti in sorrisi di godimento profondo, di delirante e divorante piacere NEL METTERE LE CORNA, ah che delizia. "Quanto godi, troia, a mettere le corna a quel coglione?" grugnisco aggressivo mentre mi saltella sul cazzo in tutto il suo splendore muscolare "DA MORIRE…" grufola strizzandosi le tettine e io incalzo con un catarroso "TROIA" a qui lei aggiunge unn "SIIIIIIIIIIIIIIIIIII'" a mille 'i' e poi, appreso che il registro dona piacere, intarsia un delicato ricamo fatto di "Dai, porco, aiutami a farlo CORNUTO, aiutami a farlo BECCO!" e io l'aiuto sì, ci mancherebbe, sono un gentiluomo.
Poi mi si infiamma sul polso il marchio di Eros e nitrisco "IFIX TCEN TCEN" e la giro allungandoglielo nella merdolina calda e vellutata e lei morde il materasso sbavando e dichiarando solenne con voce da esorcizzanda che nessuno, ripete nessuno, la fa godere nel culo come la faccio godere io che sente la scossa sin in mezzo ai capelli.
Le sborro in faccia come da richiesta, ci ricomponiamo e andiamo di là dove TUTTE sanno che stavamo chiavando e anche questo sa un po' di deiezione suina e mi piace.
Ci accomodiamo al corner del relax, sorseggiando un caffettino e chiedo "Sera zero, quindi" e lei mi dice "Sì, zero, a meno che non è fuori città per lavoro. Te quanto resti?". Quanto resto, quanto resto, boh, non c'ho ancora pensato, molto dipende anche da quando la Holga torna a Parigi dal Belgio.
E così mi accommiato dalla gentildonna e penso che stasera, però, una capatina al locale della Adelicaona potrei pure farcela, sì.
Mercoledì 27 febbraio
La puzza in casa è devastante, fortuna che io sono forte di stomaco. Deposito la terza merda sulle due già presenti nel water, non tiro l'acqua, mi faccio una doccia e poi aspetto la coppia proprietaria, avendo cura di tirare lo sciacquone cinque minuti prima del loro arrivo.
Due idioti che d'improvviso si sono inventati immobiliaristi. Lei sulla quarantina, signoretta ammodo a cui la forma della mia bestia pitona che spingeva la braga della tuta le indeboliva l'attenzione. Il quesito di lui, Imbecille marcato CE è stato "Ma come mai c'è questa puzza?" e io ho risposto "Caro signore, questa era la mia domanda, ha letto male il copione. Mi spiegate come mai c'è tutta questa puzza nella VOSTRA casa di cui IO pago l'affitto e in cui IO vivo?"
Lei esordisce con un "Beh senta se vuole la può comperare ed apportare tutte le migliorie che vuole" - "Ah sì?" chiedo "e che idea avevate?" - "150" e io rido e gli dico di accomodarsi alla porta che non mi chiamo Idiozio, ma Tazio, al che lui tenta di mantenere viva la trattativa "No, no, aspetti, lei a quanto sarebbe disposto ad arrivare?" - "30" dico e lì lui ride e lei commette l'errore di togliere il freno a mano e di scalpellare via 50 sacchi secchi dall'offerta iniziale, portandola a 100, che se mi scalpelli via a crudo i 33,3% di quanto mi hai chiesto vuol dire che sei alla disperazione e allora io sorrido e dico "35" ed è un coro armonioso di "nooooonononono" e allora io pronuncio la parola magica "40 in contanti in 8 rate, spese notarili a vostro carico, ultima offerta".
Mi faranno sapere.
Intanto io ho aperto le finestre e ho versato due ettolitri di MisterMuscolo e la situazione pare stabilizzarsi.
Due idioti che d'improvviso si sono inventati immobiliaristi. Lei sulla quarantina, signoretta ammodo a cui la forma della mia bestia pitona che spingeva la braga della tuta le indeboliva l'attenzione. Il quesito di lui, Imbecille marcato CE è stato "Ma come mai c'è questa puzza?" e io ho risposto "Caro signore, questa era la mia domanda, ha letto male il copione. Mi spiegate come mai c'è tutta questa puzza nella VOSTRA casa di cui IO pago l'affitto e in cui IO vivo?"
Lei esordisce con un "Beh senta se vuole la può comperare ed apportare tutte le migliorie che vuole" - "Ah sì?" chiedo "e che idea avevate?" - "150" e io rido e gli dico di accomodarsi alla porta che non mi chiamo Idiozio, ma Tazio, al che lui tenta di mantenere viva la trattativa "No, no, aspetti, lei a quanto sarebbe disposto ad arrivare?" - "30" dico e lì lui ride e lei commette l'errore di togliere il freno a mano e di scalpellare via 50 sacchi secchi dall'offerta iniziale, portandola a 100, che se mi scalpelli via a crudo i 33,3% di quanto mi hai chiesto vuol dire che sei alla disperazione e allora io sorrido e dico "35" ed è un coro armonioso di "nooooonononono" e allora io pronuncio la parola magica "40 in contanti in 8 rate, spese notarili a vostro carico, ultima offerta".
Mi faranno sapere.
Intanto io ho aperto le finestre e ho versato due ettolitri di MisterMuscolo e la situazione pare stabilizzarsi.
Martedì 26 febbraio
Levata albea, gasoliazione e poi stradazione sino a Torino. Incontro il mio amico Mentore, discutiamo di tutto, mi snocciola pure un paio di pareri positivi sulla Skiz e poi una quattrina di pareri negativi e poi proseguiamo e io mi sento di raccontargli nel dettaglio tutti i miei cazzi e tutte le mie funamboliche evoluzioni perchè, onestamente, stimo i suoi pareri e quando mi dice che sono un coglione mi dà anche sempre gli estremi per arrivare a capire il perchè.
Egli mi guarda, con i suoi occhi azzurri che quasi son bianchi, la barba ispida corta e candida e mi scuote le mani a preghiera e mi dice "C'avrai mica il rimorso di aver mollato a un gonzo quella fallimentare baracca dimmerda? O sei in crisi perchè t'ha pagato poco?". Beh, un po' e un po', rispondo e lui ride.
Poi mi chiede che tipo di evoluzione sta subendo il mio rapporto con la Skiz e io glielo spiego e lui torna a ridere.
"Fammi capire" mi dice divertito con la sua erre moscia "l'hai mollata a Londra, sei rimasto a Parigi dopo aver fatto le riprese per me e adesso vivi a casa del vecchio porco che si scopa la modella del set e che adesso è in tour per il mondo e pure gliela chiavi?" e io dico di sì e lui batte le mani, schiocca una gran risata e mi dice che nessuno al mondo, nessuno sa fare cose più divertenti e geniali di me.
Che io lo so che quel complimento, se solo appena appena lo si accentua, si trasforma in un "grandissimo testa di cazzo", per cui ringrazio e resto al minimo.
"E tu vorresti che io ti trovassi un qualcosa da fare a Parigi, magari vicino a Saint Germain, che se ti sterza il cazzo corri a casa a fottere la finlandesina, ammesso che il nonno non le stia facendo delle ispezioni rettali" e ride, ride, ride e poi si fa serio.
E mi comunica in un soffio una cosa complessa che tento di rendervi non soporifera, ma non credo, perchè è interessante. In Francia esiste un'agenzia di sviluppo territoriale che si chiama Val de Marne - Paris Orly, che si prefigge di attrarre aziende estere nel distretto, fornendo loro ogni appoggio per la logistica, la finanza, le banche e le interconnessioni, ovvero stabilendo punti e momenti di contatto tra la domanda e l'offerta. La regione è idealmente suddivisa in aree di attività: medico, agroalimentare, ecologico, bancario e l'immagine. Il Mentore, in società con un francese, ha startuppato una casa di produzione colà, che comincia adesso a muovere i primissimi passi e a popolarsi di professionisti della produzione, della regia, della post eccetera.
"Cosa c'entrerei io?" chiedo con aria vagamente da ebete, che mi viene spesso naturale.
E lui mi propone di diventare il suo uomo all'Havana, con ruolo di consulente, quindi libero professionista esterno, ma in realtà un supervisore di produzione che zompa colà avendo il diritto di chiedere, di incamerare gli andamenti e poi di farne dettagliata sintesi a lui che, da Torino, non ha alcuna intenzione di muoversi.
"Certo non è a Saint Germain" mi dice ridendo.
Poi si fa serio, prende il blocchetto di Hemingway, la Montblanc cicciona e segna 3 punti della sua offerta: 1. la casa pagata 2. il cachet mensile 3. la tipologia di informazioni che vuole. Prendo la Montblanc e aggiungo un punto 4. Non obbligo di presenza da travet 5. Ok
Lui ride e dice "Cazzo me ne frega di quanto ci stai, io ti pago perchè tu mi dia quello che voglio" e a quel punto ci sputiamo sulla mano e facciamo che l'affare è fatto.
Rientro a tarda notte e mi smeriglio tre seghe con i porno HD fatti con la Domi.
Ho un lavoro.
Egli mi guarda, con i suoi occhi azzurri che quasi son bianchi, la barba ispida corta e candida e mi scuote le mani a preghiera e mi dice "C'avrai mica il rimorso di aver mollato a un gonzo quella fallimentare baracca dimmerda? O sei in crisi perchè t'ha pagato poco?". Beh, un po' e un po', rispondo e lui ride.
Poi mi chiede che tipo di evoluzione sta subendo il mio rapporto con la Skiz e io glielo spiego e lui torna a ridere.
"Fammi capire" mi dice divertito con la sua erre moscia "l'hai mollata a Londra, sei rimasto a Parigi dopo aver fatto le riprese per me e adesso vivi a casa del vecchio porco che si scopa la modella del set e che adesso è in tour per il mondo e pure gliela chiavi?" e io dico di sì e lui batte le mani, schiocca una gran risata e mi dice che nessuno al mondo, nessuno sa fare cose più divertenti e geniali di me.
Che io lo so che quel complimento, se solo appena appena lo si accentua, si trasforma in un "grandissimo testa di cazzo", per cui ringrazio e resto al minimo.
"E tu vorresti che io ti trovassi un qualcosa da fare a Parigi, magari vicino a Saint Germain, che se ti sterza il cazzo corri a casa a fottere la finlandesina, ammesso che il nonno non le stia facendo delle ispezioni rettali" e ride, ride, ride e poi si fa serio.
E mi comunica in un soffio una cosa complessa che tento di rendervi non soporifera, ma non credo, perchè è interessante. In Francia esiste un'agenzia di sviluppo territoriale che si chiama Val de Marne - Paris Orly, che si prefigge di attrarre aziende estere nel distretto, fornendo loro ogni appoggio per la logistica, la finanza, le banche e le interconnessioni, ovvero stabilendo punti e momenti di contatto tra la domanda e l'offerta. La regione è idealmente suddivisa in aree di attività: medico, agroalimentare, ecologico, bancario e l'immagine. Il Mentore, in società con un francese, ha startuppato una casa di produzione colà, che comincia adesso a muovere i primissimi passi e a popolarsi di professionisti della produzione, della regia, della post eccetera.
"Cosa c'entrerei io?" chiedo con aria vagamente da ebete, che mi viene spesso naturale.
E lui mi propone di diventare il suo uomo all'Havana, con ruolo di consulente, quindi libero professionista esterno, ma in realtà un supervisore di produzione che zompa colà avendo il diritto di chiedere, di incamerare gli andamenti e poi di farne dettagliata sintesi a lui che, da Torino, non ha alcuna intenzione di muoversi.
"Certo non è a Saint Germain" mi dice ridendo.
Poi si fa serio, prende il blocchetto di Hemingway, la Montblanc cicciona e segna 3 punti della sua offerta: 1. la casa pagata 2. il cachet mensile 3. la tipologia di informazioni che vuole. Prendo la Montblanc e aggiungo un punto 4. Non obbligo di presenza da travet 5. Ok
Lui ride e dice "Cazzo me ne frega di quanto ci stai, io ti pago perchè tu mi dia quello che voglio" e a quel punto ci sputiamo sulla mano e facciamo che l'affare è fatto.
Rientro a tarda notte e mi smeriglio tre seghe con i porno HD fatti con la Domi.
Ho un lavoro.
Lunedì 25 febbraio
Rientro in bottega, c'è il Ruggi e poi Alex che sarebbe il nuovo d.c., un ragazzo carino, bel sederino, sediamo in sala riunioni ed io cedo la saggezza dell'identikit sia del personale, sia dei clienti, tempo totale l'intera mattina. Poi il Ruggi schizza come sperma bollente verso Milano e io vado a mangiare all'Osteria Quellanuova che alle due e mezzo devo andare in banca e alle quattro e mezzo dal commercialista.
La tipica giornata che mi mette di buon umore insomma: gente che conosci da una vita che dopo un mese ti saluta con "uè", riunioni fiume, pranzare da solo, banca, firme, commercialista, una figata vera.
Poi, sul far della sera compongo il numero della mia Regina d'Africa, perchè ho bisogno di sapori ed odori forti.
Ma un laconico messaggio mi dice che il numero da me numerato è disattivato. Ohibò, mi dico. Perdinci, mi ripeto. Dovrò ricorrere alle prestazioni occasionali di un'altra performer, poffarre. Ed in quella mi viene da chiamare il Costa, che ha il patentino di Puttaniere UE e sicuramente mi sarà d'aiuto nel risolvere questo piccolo contrattuempuo. Ma il Costa non risponde al telefono. Dopo sei volte che non risponde sino a caduta linea le opzioni divengono due: o non c'ha cazzi di cagarmi o sta chiavando come un muflone degli Urali. Per cui, cesso. Nel senso che smetto di telefonarlo.
E telefono alla Bice. Che la Bicevanoni non è nera, non odora d'Africa, ma c'ha dei gran bei piedi e parla un italiano ricercato, che l'esser suo tauro ancor mi riempie d'orguogliuo l'animo. Ma la segreteria dice che la Bice di lunedice non ricevice.
Mi scoppia un coglione e vado a casa a menarmelo di brutto coi video porno fatti con la Domi. Minchia che figa che era la Domi e minchia quante seghe mi sono smerigliato a guardare e riguardare quei piccoli capolavori cinematografici in Full HD 1080i che pensandoci mentre scrivo ne metterei su un pezzettino tanto per accompagnare la sega del mattino.
La tipica giornata che mi mette di buon umore insomma: gente che conosci da una vita che dopo un mese ti saluta con "uè", riunioni fiume, pranzare da solo, banca, firme, commercialista, una figata vera.
Poi, sul far della sera compongo il numero della mia Regina d'Africa, perchè ho bisogno di sapori ed odori forti.
Ma un laconico messaggio mi dice che il numero da me numerato è disattivato. Ohibò, mi dico. Perdinci, mi ripeto. Dovrò ricorrere alle prestazioni occasionali di un'altra performer, poffarre. Ed in quella mi viene da chiamare il Costa, che ha il patentino di Puttaniere UE e sicuramente mi sarà d'aiuto nel risolvere questo piccolo contrattuempuo. Ma il Costa non risponde al telefono. Dopo sei volte che non risponde sino a caduta linea le opzioni divengono due: o non c'ha cazzi di cagarmi o sta chiavando come un muflone degli Urali. Per cui, cesso. Nel senso che smetto di telefonarlo.
E telefono alla Bice. Che la Bicevanoni non è nera, non odora d'Africa, ma c'ha dei gran bei piedi e parla un italiano ricercato, che l'esser suo tauro ancor mi riempie d'orguogliuo l'animo. Ma la segreteria dice che la Bice di lunedice non ricevice.
Mi scoppia un coglione e vado a casa a menarmelo di brutto coi video porno fatti con la Domi. Minchia che figa che era la Domi e minchia quante seghe mi sono smerigliato a guardare e riguardare quei piccoli capolavori cinematografici in Full HD 1080i che pensandoci mentre scrivo ne metterei su un pezzettino tanto per accompagnare la sega del mattino.
Mettiamoci in paro
Bonjour, il tempo è discreto, ho abbondantemente pisciato, mi si è nuovamente rizzato, l'acqua è sul fuoco e io sono pronto a ragguagliarvi su tutte le cose che sono successe in questi pochi, ma intensissimi giorni italiani.
domenica 24 febbraio 2013
Flash back and flash forward
Rieccomi a casa, dentro casa.
Ho votato PD e sono entrato nel mio buco dimmerda, dove l'odore di fogna e di tubo di scarico secco la fan da padrone.
Non resisto dal collegare le due cose, tanfo e voto, no.
Mi verso un bourbon che, grazie a dio, s'è mantenuto intatto.
E penso.
O meglio, ripenso a ieri sera.
***
Ripenso a come, in una sorta di sacrale silenzio e di palpabile tensione erotico-esoterica, Holga mi fa aprire le gambe con una delicatezza estrema ed io lentamente le apro. Sono steso su un lettino da massaggio di pelle bianca che il sessantenne puttaniere deve avere comperato proprio per generare simili situazioni ed io lo stimo, perchè ha messo a frutto danaro ed esperienza per produrre cose belle.
Siamo entrambi nudi e silenti e nella stanza si avverte appena il rumore della strada e la Holga mi guarda con i suoi finnici laghi azzurrissimi, seria, ungendosi le mani di olio per bambini e poi comincia a massaggiarmi. E vuole che stia a gambe aperte ed io mi sento puttana e non potrei farne a meno.
Massaggio, mani calde, mani grandi, mani senza fine, bravissima, scorre lungo gli inguini, schiaccia lo scroto, lo solleva, strizza il perineo lenta, lentissima.
Storpierò l'italiano per rendere l'effetto devastante che fa il suo inglese abborracciato.
"E' masagio tantrico insegnato mia amica" sussurra.
Non lo so se è masagio tantrico e assai poco me ne chiava, so solo che mi fa godere in una maniera bruciante.
La Holga sa come si tocca un cazzo, non c'è che dire. Sarà pure stata la sua amica ad insegnarglielo, ma lei è stata davvero bravissima ad apprendere.
Mi ritrovo completamente unto d'olio, con il cazzo che tira come un rimorchiatore finlandese ed una paralizzante bellezza finlandese che me lo strizza come si strizzerebbe uno straccio inzuppato ed io godo ad occhi semichiusi.
"Ha mai fato atore porno?" mi chiede sussurrando lenta mentre preme la punta dell'indice lungo il frenulo.
"No" le rispondo "solo roba casalinga, personale" e lei alza gli occhi dalla cappella e mi guarda intensa e poi si ridedica ad allargarmi il foro uretrale con la massima delicatezza. Poi scende lungo l'asta facendomi sentire appena la punta delle unghie, arrivando alla scroto, strizzandolo con una mano e carezzandolo con l'altra. Il piacere si stabilizza, ritorno in controllo.
"E tu, hai fatto l'attrice porno?" le chiedo in un soffio.
Mi guarda, svitandomi la cappella con una mano e segandomi il perineo con l'altra. "Sì".
Senza aggiungere altro, continuando devota a dedicarsi a quella che posso eleggere come la miglior sega ricevuta in vita mia.
Minimizzando, non sapendo ancora il seguito.
"Di tuo cazo mi piace vene grose, mi piaciono cazi con vene grose" e io sento davvero il sangue che me lo fa tirare da sentire male.
Me lo piega, me lo gira, me lo torce, lo sfrega a due mani come se dovesse accendere un fuoco al campeggio, uno di quei fuochi che nessuno al mondo è mai riuscito ad accendere, ma lei, in compenso, mi accende una voglia che mi divora il sistema nervoso.
Non mi chiede mai se mi piace, perchè è ovvio che mi piace e questa è una donna che viene dal freddo, viene da dove l'ovvio, se è tale, non merita sforzo d'esegesi, così come le parole inutili, ovvie o meno, ed è semplicemente ammutolente quello che mi sta facendo.
***
Il tanfo qui dentro è orrendo, ma non aprirò mai le finestre, no. Voglio rendere agevole agli eredi del de cuius il chiedermi di comperare questo buco dimmerda a carissimo prezzo, voglio vedere i loro occhi dimmerda mentre mi propongono il loro affare dimmerda, per cui credo che cagherò per due giorni senza tirare l'acqua, lasciando aperta la porta del bagno e tirandola solo quando suoneranno il mio fottuto campanello per salire a tentare di estorcermi del danaro, perchè il business è il business, signori. E spesso puzza dimmerda. Umana.
***
La sua mano parte velocissima, masturbandomi in senso inverso, ovvero coprendomi il glande col prepuzio e non scoprelndolo scappellandomi. Afferra la pelle alla base dell'asta e la porta su, veloce, la molla, la va a riprendere sotto e la riporta su, velocissima e io mi contraggo, sussulto, mi aggrappo ed è divino.
Mi corre la necessità lurida di sapere cosa le chiede di fare il sessantenne, ma non ho la forza di proferire parola e lei sorride appena, quasi mi avesse letto nel pensiero. Poi, basta. Mi afferra la cappella al di sotto del bordo, serrandola tra indice e pollice e inizia a svitare, come fosse un tappo, stringendo forte come se fosse un tappo che resiste, sforzando, producendomi un piacevolissimo dolore che mi fa inarcare la schiena e affondare le unghie nella candida pelle del lettino.
"Vieni qui voglio fotterti" grugnisco in un angolo morto di piacere che mi consente di riumanizzarmi.
"No. Voglio tenermi la voglia" mi risponde veloce con un bagliore lucente dal fondo dei suoi laghi finnici e questo mi fa schiantare di schiena sul materassino di pelle, a sudare, a strabiliare estasiato, perchè in quel momento la Holga ha tracciato un assioma perfetto, una teoria che si può esprimere con settantamilioni di parole senza averla chiarita, ma non la si può esprimere così chiaramente con appena quattro vocaboli.
***
Guardo il letto polveroso almeno di un mese e mi ricordo la Ade. Le sue fughe carbonare, il caffettino prima della palestra, la tutina culea, il sabato annoiato, il mercoledì delle inculate alla merda liquida e le fughe e i soldi con cui mi ha mantenuto e il piacere demoniaco che provava col buco del culo e realizzo, per la prima volta in vita, che la Ade era un gigantesco magazzino di ottima materia prima grezza non lavorata che, saltuariamente, mi induceva ad abbozzare l'idea affascinante di un probabile sublime prodotto finito, il cui incompiuto spingeva a perpetrare gli efferati incastri, mentre la Holga, invece, è una miniera di pochi preziosi minerali che non necessitano di alcuna lavorazione per essere perfetti ancor quando, semmai, è la perizia dell'estimatore che deve aggiornarsi, evolversi, raffinarsi, allargarsi, per cogliere tutte le celestiali sfumature di cui tali minerali si compongono.
***
Le schizzo in mano d'improvviso. No, stupidaggine. Io sono convinto di schizzarle in mano all'improvviso, mentre la vichinga dea bionda sapeva perfettamente l'esatto istante in cui il mio latte bianco sarebbe gocciolato dal buco del glande scuro di abbondante afflusso sanguigno. Godo senza un solo rumore, osservandola tra le palpebre semichiuse, serrando i denti, godendo del suo agire, del suo appena accennato sorriso di soddisfazione mentre, con l'unghia dell'indice, gioca col mio foro uretrale che vomita sperma, donandomi la più alta vetta del piacere degli ultimi quarant'anni.
***
In questo soggiorno grigio, ma non grigio per sineddoche, ma proprio grigio perchè l'ho colorato io personalmente di grigio, si sono avvicendate solo alcune delle faccende più importanti della mia vita. Beh, lasciatemelo dire. Voglio buttare via tutto, il Divindivano, la libreria, i libri, lo stereo esoterico, il televisore, tutto. Voglio solo tenere la musica e i video.
Questi ultimi perchè potrebbero anche salvarmi la vita.
La prima, perchè è un tatuaggio dell'anima che non si può mai sopprimere, nemmeno coi cambiamenti più radicali e profondi.
E la vita, alla fine, è solo la capacità di tatuarsi l'anima, in un modo o nell'altro.
Stasera dormirò sul Divindivano, per una delle ultime volte.
Ma lo farò col sorriso.
Sì, col sorriso.
Ed il cappotto addosso.
Buonanotte.
Ho votato PD e sono entrato nel mio buco dimmerda, dove l'odore di fogna e di tubo di scarico secco la fan da padrone.
Non resisto dal collegare le due cose, tanfo e voto, no.
Mi verso un bourbon che, grazie a dio, s'è mantenuto intatto.
E penso.
O meglio, ripenso a ieri sera.
***
Ripenso a come, in una sorta di sacrale silenzio e di palpabile tensione erotico-esoterica, Holga mi fa aprire le gambe con una delicatezza estrema ed io lentamente le apro. Sono steso su un lettino da massaggio di pelle bianca che il sessantenne puttaniere deve avere comperato proprio per generare simili situazioni ed io lo stimo, perchè ha messo a frutto danaro ed esperienza per produrre cose belle.
Siamo entrambi nudi e silenti e nella stanza si avverte appena il rumore della strada e la Holga mi guarda con i suoi finnici laghi azzurrissimi, seria, ungendosi le mani di olio per bambini e poi comincia a massaggiarmi. E vuole che stia a gambe aperte ed io mi sento puttana e non potrei farne a meno.
Massaggio, mani calde, mani grandi, mani senza fine, bravissima, scorre lungo gli inguini, schiaccia lo scroto, lo solleva, strizza il perineo lenta, lentissima.
Storpierò l'italiano per rendere l'effetto devastante che fa il suo inglese abborracciato.
"E' masagio tantrico insegnato mia amica" sussurra.
Non lo so se è masagio tantrico e assai poco me ne chiava, so solo che mi fa godere in una maniera bruciante.
La Holga sa come si tocca un cazzo, non c'è che dire. Sarà pure stata la sua amica ad insegnarglielo, ma lei è stata davvero bravissima ad apprendere.
Mi ritrovo completamente unto d'olio, con il cazzo che tira come un rimorchiatore finlandese ed una paralizzante bellezza finlandese che me lo strizza come si strizzerebbe uno straccio inzuppato ed io godo ad occhi semichiusi.
"Ha mai fato atore porno?" mi chiede sussurrando lenta mentre preme la punta dell'indice lungo il frenulo.
"No" le rispondo "solo roba casalinga, personale" e lei alza gli occhi dalla cappella e mi guarda intensa e poi si ridedica ad allargarmi il foro uretrale con la massima delicatezza. Poi scende lungo l'asta facendomi sentire appena la punta delle unghie, arrivando alla scroto, strizzandolo con una mano e carezzandolo con l'altra. Il piacere si stabilizza, ritorno in controllo.
"E tu, hai fatto l'attrice porno?" le chiedo in un soffio.
Mi guarda, svitandomi la cappella con una mano e segandomi il perineo con l'altra. "Sì".
Senza aggiungere altro, continuando devota a dedicarsi a quella che posso eleggere come la miglior sega ricevuta in vita mia.
Minimizzando, non sapendo ancora il seguito.
"Di tuo cazo mi piace vene grose, mi piaciono cazi con vene grose" e io sento davvero il sangue che me lo fa tirare da sentire male.
Me lo piega, me lo gira, me lo torce, lo sfrega a due mani come se dovesse accendere un fuoco al campeggio, uno di quei fuochi che nessuno al mondo è mai riuscito ad accendere, ma lei, in compenso, mi accende una voglia che mi divora il sistema nervoso.
Non mi chiede mai se mi piace, perchè è ovvio che mi piace e questa è una donna che viene dal freddo, viene da dove l'ovvio, se è tale, non merita sforzo d'esegesi, così come le parole inutili, ovvie o meno, ed è semplicemente ammutolente quello che mi sta facendo.
***
Il tanfo qui dentro è orrendo, ma non aprirò mai le finestre, no. Voglio rendere agevole agli eredi del de cuius il chiedermi di comperare questo buco dimmerda a carissimo prezzo, voglio vedere i loro occhi dimmerda mentre mi propongono il loro affare dimmerda, per cui credo che cagherò per due giorni senza tirare l'acqua, lasciando aperta la porta del bagno e tirandola solo quando suoneranno il mio fottuto campanello per salire a tentare di estorcermi del danaro, perchè il business è il business, signori. E spesso puzza dimmerda. Umana.
***
La sua mano parte velocissima, masturbandomi in senso inverso, ovvero coprendomi il glande col prepuzio e non scoprelndolo scappellandomi. Afferra la pelle alla base dell'asta e la porta su, veloce, la molla, la va a riprendere sotto e la riporta su, velocissima e io mi contraggo, sussulto, mi aggrappo ed è divino.
Mi corre la necessità lurida di sapere cosa le chiede di fare il sessantenne, ma non ho la forza di proferire parola e lei sorride appena, quasi mi avesse letto nel pensiero. Poi, basta. Mi afferra la cappella al di sotto del bordo, serrandola tra indice e pollice e inizia a svitare, come fosse un tappo, stringendo forte come se fosse un tappo che resiste, sforzando, producendomi un piacevolissimo dolore che mi fa inarcare la schiena e affondare le unghie nella candida pelle del lettino.
"Vieni qui voglio fotterti" grugnisco in un angolo morto di piacere che mi consente di riumanizzarmi.
"No. Voglio tenermi la voglia" mi risponde veloce con un bagliore lucente dal fondo dei suoi laghi finnici e questo mi fa schiantare di schiena sul materassino di pelle, a sudare, a strabiliare estasiato, perchè in quel momento la Holga ha tracciato un assioma perfetto, una teoria che si può esprimere con settantamilioni di parole senza averla chiarita, ma non la si può esprimere così chiaramente con appena quattro vocaboli.
***
Guardo il letto polveroso almeno di un mese e mi ricordo la Ade. Le sue fughe carbonare, il caffettino prima della palestra, la tutina culea, il sabato annoiato, il mercoledì delle inculate alla merda liquida e le fughe e i soldi con cui mi ha mantenuto e il piacere demoniaco che provava col buco del culo e realizzo, per la prima volta in vita, che la Ade era un gigantesco magazzino di ottima materia prima grezza non lavorata che, saltuariamente, mi induceva ad abbozzare l'idea affascinante di un probabile sublime prodotto finito, il cui incompiuto spingeva a perpetrare gli efferati incastri, mentre la Holga, invece, è una miniera di pochi preziosi minerali che non necessitano di alcuna lavorazione per essere perfetti ancor quando, semmai, è la perizia dell'estimatore che deve aggiornarsi, evolversi, raffinarsi, allargarsi, per cogliere tutte le celestiali sfumature di cui tali minerali si compongono.
***
Le schizzo in mano d'improvviso. No, stupidaggine. Io sono convinto di schizzarle in mano all'improvviso, mentre la vichinga dea bionda sapeva perfettamente l'esatto istante in cui il mio latte bianco sarebbe gocciolato dal buco del glande scuro di abbondante afflusso sanguigno. Godo senza un solo rumore, osservandola tra le palpebre semichiuse, serrando i denti, godendo del suo agire, del suo appena accennato sorriso di soddisfazione mentre, con l'unghia dell'indice, gioca col mio foro uretrale che vomita sperma, donandomi la più alta vetta del piacere degli ultimi quarant'anni.
***
In questo soggiorno grigio, ma non grigio per sineddoche, ma proprio grigio perchè l'ho colorato io personalmente di grigio, si sono avvicendate solo alcune delle faccende più importanti della mia vita. Beh, lasciatemelo dire. Voglio buttare via tutto, il Divindivano, la libreria, i libri, lo stereo esoterico, il televisore, tutto. Voglio solo tenere la musica e i video.
Questi ultimi perchè potrebbero anche salvarmi la vita.
La prima, perchè è un tatuaggio dell'anima che non si può mai sopprimere, nemmeno coi cambiamenti più radicali e profondi.
E la vita, alla fine, è solo la capacità di tatuarsi l'anima, in un modo o nell'altro.
Stasera dormirò sul Divindivano, per una delle ultime volte.
Ma lo farò col sorriso.
Sì, col sorriso.
Ed il cappotto addosso.
Buonanotte.
sabato 23 febbraio 2013
Programmescion
Bonzuà.
Domattina all'una meno un quarto salgo sull'aeromobile che mi ricondurrà sul patrio suolo.
Ed avvierò, in tal modo, la settimana delle robette da fare: votare, incontrare il d.c. che mi sostituisce, andare in banca, andare dal commercialista, incontrare gli eredi del proprietario del mio buco dimmerda che hanno l'ilare convinzione che io lo comperi, pena lo sfratto, li farò gioiosamente vincere il primo premio del concorso Sucastaminchia, consegnando loro i voucher per il più bel viaggio ad Affanculo della loro vita, poi organizzerò una bozza di trasloco, incontrerò il Ruggi, forse anche da dietro, mi sposterò su Milano o su Torino per incontrare il Mentore della Skiz, nonchè mio grande ed antico amico, mi fotterò la Ale nel profondo budello di merda, mi scoperò Santa Nadine e poi basta, direi.
Nel frammentre, la Holga raggiungerà una località vicina a Liegi, dove verrà ripetutamente fotografata sia con abiti che senza abiti. Affronterà il viaggio con una amica russa, anch'ella facente parte dello stage, più il di quest'ultima fidanzato russo, guidante una confortevole auto di fabbricazione tedesca sul cui meccanismo di acquisto, considerata la nullafacenza del russo montone, mi è ignota ed ignara e desidero continuare a ignorare.
Quando avrò espletato tutte le mie robettine ritornerò a Parigi e, se sarà a Parigi anche la Finny ed avrà voglia di far abbronzare la passera al sole, vi è dell'assai probabile caso che si decolli assieme per Lisbona, si bighelloni colà per un giorno o due e poi si migri verso sud, verso le Isole Ficcaderos de la Gran Cagnaria En Calor Continuo, ma vi è la assoluta certezza che, qualora la finnica non possa o non voglia, il Tazio farà tutto ciò da solo.
Per cui bene, direi, molto bene.
Per il resto, amiche e amici che tanto bene mi volete e che tanto bene vi voglio, quella piccola "grattatina" che ci siam dati nasce per colpa mia, perchè spesso non considero che voi non siete qui a vivere e vedere e, quindi, talvolta mi esprimo cripticamente e con abbondanti carenze informative.
Però vi prego, continuiamo a darci tutte le "grattatine" del caso, perchè anche questa è amicizia.
Bon, guardate: sapete che torno in Italia senza nessun patema d'animo? Sapete che non c'ho quella sensazione di tristezza?
C'ho solo una gran voglia di raggiungere le Isole Fotteremos della Gran Cagnona En Calor Crezente.
Olè.
Domattina all'una meno un quarto salgo sull'aeromobile che mi ricondurrà sul patrio suolo.
Ed avvierò, in tal modo, la settimana delle robette da fare: votare, incontrare il d.c. che mi sostituisce, andare in banca, andare dal commercialista, incontrare gli eredi del proprietario del mio buco dimmerda che hanno l'ilare convinzione che io lo comperi, pena lo sfratto, li farò gioiosamente vincere il primo premio del concorso Sucastaminchia, consegnando loro i voucher per il più bel viaggio ad Affanculo della loro vita, poi organizzerò una bozza di trasloco, incontrerò il Ruggi, forse anche da dietro, mi sposterò su Milano o su Torino per incontrare il Mentore della Skiz, nonchè mio grande ed antico amico, mi fotterò la Ale nel profondo budello di merda, mi scoperò Santa Nadine e poi basta, direi.
Nel frammentre, la Holga raggiungerà una località vicina a Liegi, dove verrà ripetutamente fotografata sia con abiti che senza abiti. Affronterà il viaggio con una amica russa, anch'ella facente parte dello stage, più il di quest'ultima fidanzato russo, guidante una confortevole auto di fabbricazione tedesca sul cui meccanismo di acquisto, considerata la nullafacenza del russo montone, mi è ignota ed ignara e desidero continuare a ignorare.
Quando avrò espletato tutte le mie robettine ritornerò a Parigi e, se sarà a Parigi anche la Finny ed avrà voglia di far abbronzare la passera al sole, vi è dell'assai probabile caso che si decolli assieme per Lisbona, si bighelloni colà per un giorno o due e poi si migri verso sud, verso le Isole Ficcaderos de la Gran Cagnaria En Calor Continuo, ma vi è la assoluta certezza che, qualora la finnica non possa o non voglia, il Tazio farà tutto ciò da solo.
Per cui bene, direi, molto bene.
Per il resto, amiche e amici che tanto bene mi volete e che tanto bene vi voglio, quella piccola "grattatina" che ci siam dati nasce per colpa mia, perchè spesso non considero che voi non siete qui a vivere e vedere e, quindi, talvolta mi esprimo cripticamente e con abbondanti carenze informative.
Però vi prego, continuiamo a darci tutte le "grattatine" del caso, perchè anche questa è amicizia.
Bon, guardate: sapete che torno in Italia senza nessun patema d'animo? Sapete che non c'ho quella sensazione di tristezza?
C'ho solo una gran voglia di raggiungere le Isole Fotteremos della Gran Cagnona En Calor Crezente.
Olè.
venerdì 22 febbraio 2013
Progettini
Scartabellando nell'Internèt ho trovato un bell'alberghetto nudista vicino alla Playa del Inglès a Gran Canaria. Tanti bei bungalowini e una piscinona, poi in un attimo si è sulle dune, anche a piedi. In questo periodo si paga un cazzo, ci sto pensando seriamente di far prendere aria al mio uccellone scappellato.
Mi tirerei dietro volentieri anche la Finny, tanto il costo sempre quello è, ma aspetto a parlargliene.
Sì, perchè la settimana prossima lei va in Belgio a fare 'sto set e io torno in Italia che devo sbrattare delle merde burocratiche.
Poi, quando rientreremo entrambi su Parigi si decide il da farsi, che lei ha le idee chiare sul lavoro e io su alcune faccenduole.
Però mi attrae sta idea, sì. Speriamo che si riesca a metterla in moto.
Mi tirerei dietro volentieri anche la Finny, tanto il costo sempre quello è, ma aspetto a parlargliene.
Sì, perchè la settimana prossima lei va in Belgio a fare 'sto set e io torno in Italia che devo sbrattare delle merde burocratiche.
Poi, quando rientreremo entrambi su Parigi si decide il da farsi, che lei ha le idee chiare sul lavoro e io su alcune faccenduole.
Però mi attrae sta idea, sì. Speriamo che si riesca a metterla in moto.
giovedì 21 febbraio 2013
Nota acidoannoiata in salsa di tetta dolce
Perdonate l'inebetita paralisi neurovegetativa dell'uomo di fronte alla femmina, me ne rendo conto e me ne scuso.
Ma un secondo fa, prima di gettarmi a scrivervelo, ho assistitio ad una scena oggettivamente comune, ma sogettivamente non comune. Due tette di titanio rinforzato ed arricchito venivano celate in un maglioncino da me regalato, scopo vestizione per Pineau des Charentes chez Flore, come di consuetduine.
Beh, amici che sempre meno numerosi mi seguite da casa, io stasera ho assistito alla prova dell'esistenza di una Potenza, di una Forza, di un Dominio Superiori.
Quelle tette ventenni hanno modellato il maglioncino molto meglio di qualsiasi altra tetta sorretta dal prodotto della progettazione ingegneristicoastrofisica dell'industria reggisenaria degli ultimi due secoli.
Spaventosamente delizioso.
Ora, amici, che progressivamente sempre meno numerosi mi seguite da casa, perchè vi ho narrato una simile banalità?
Perchè ci tengo a ribadire, rafforzare, ricordare, ripassare con TUTTI E TUTTE che a me non me ne frega un cazzo della marmorenza petrosa della zinna inamovibile (chi ha cultura del Tazio lo sa) e che, per quanto alcunE amerebbero credere, lungo manichee teorie, non permango a Parigi per ragioni geologicopettorali e mineralcapezzolari, seppur esteticamente deliziose, ma solo e solamente perchè a me, amici e amiche che oramai nulli mi seguiti da casa, un mazzetto di gerberette non me le ha mai regalate nessuno.
Meditate, donne, meditate.
E poi, prima di indottrinarmi di sapienza amorosa e coppiale, insegnatemi di come siete state mandate a cagare.
Buoa serata a tutti.
Ma un secondo fa, prima di gettarmi a scrivervelo, ho assistitio ad una scena oggettivamente comune, ma sogettivamente non comune. Due tette di titanio rinforzato ed arricchito venivano celate in un maglioncino da me regalato, scopo vestizione per Pineau des Charentes chez Flore, come di consuetduine.
Beh, amici che sempre meno numerosi mi seguite da casa, io stasera ho assistito alla prova dell'esistenza di una Potenza, di una Forza, di un Dominio Superiori.
Quelle tette ventenni hanno modellato il maglioncino molto meglio di qualsiasi altra tetta sorretta dal prodotto della progettazione ingegneristicoastrofisica dell'industria reggisenaria degli ultimi due secoli.
Spaventosamente delizioso.
Ora, amici, che progressivamente sempre meno numerosi mi seguite da casa, perchè vi ho narrato una simile banalità?
Perchè ci tengo a ribadire, rafforzare, ricordare, ripassare con TUTTI E TUTTE che a me non me ne frega un cazzo della marmorenza petrosa della zinna inamovibile (chi ha cultura del Tazio lo sa) e che, per quanto alcunE amerebbero credere, lungo manichee teorie, non permango a Parigi per ragioni geologicopettorali e mineralcapezzolari, seppur esteticamente deliziose, ma solo e solamente perchè a me, amici e amiche che oramai nulli mi seguiti da casa, un mazzetto di gerberette non me le ha mai regalate nessuno.
Meditate, donne, meditate.
E poi, prima di indottrinarmi di sapienza amorosa e coppiale, insegnatemi di come siete state mandate a cagare.
Buoa serata a tutti.
Intermezzo
E la modella finlandese indossa il pantalone della tuta a vita ultrabassa e deambula scalza sul legno termoriscaldato e di sopra c'ha la canottina violacea ed il pezzo superiore cappucciato della tuta medesima, ma indossato aperto cosicchè la mammella o maRmella possa insolentire e, contemporaneamente, sgranocchia una galletta di aria e polistirolo mentre consulta la lista delle offerte sulla rivistina specializzata e l'uomo italiano sulla quarantina si ingalla come un cedrone citrone e la segue in cucina dove ella, pur assorta nella lettura, apre il frigo per impossessarsi della bottiglia di succo di frutta e poi chiude e si trova davanti il maschio italiano che la solleva di peso e la schiacchia sulla tavola della cucina medesima, abbassandole in un sol colpo pantalone e mutandina, perchè la finnica statua non porta MAI il reggiseno, ma SEMPRE le mutandine e, una volta denudatele le terga, mentre egli la tiene premuta col braccio sinistro sulla tavola, armeggia col suo rigidissimo pene tra le sue architettoniche natiche, premendo il glande bollente contro il suo ano, violandolo con piacevole dolore bruciante per entrambi ed inizia la sodomia, dapprima lenta, poi progressivamente più impetuosa ed inarrestabile ed il corpo del maschio schiaccia quello della femmina e la mano le tappa la bocca ed ella urla di gola, rossa, mentre il maschio acquisisce maggior larghezza nello sfintere e, una volta mollata la mano dalla bocca la donna punta le mani sulla tavola come se si accingesse a far flessioni e sbatte ritmicamente il sedere contro la pancia dell'uomo nell'esatto istante in cui l'uomo affonda la verga nel suo ano oramai enormemente dilatato. La donna finnica gode molto nell'essere presa a quel modo e l'uomo italiano, seppur mai posseduto da istinti violenti, apprezza progressivamente sempre più questi estemporanei raid incursivi che si concludono con un avvolgente eiaculazione nel retto della giovane che pare apprezzare moltissimo tale giuoco, sino a provare l'orgasmo anale, talvolta, ma anche quello vaginale da autoerotismo contemporaneo, talaltre volte.
E poi ci si ricompone veloci, ci si bacia veloci e ciascuno torna alle sue attività e il giovedì mattina con tali intermezzi, qui nella bella Parigi, non è per nulla malaccio.
No.
E poi ci si ricompone veloci, ci si bacia veloci e ciascuno torna alle sue attività e il giovedì mattina con tali intermezzi, qui nella bella Parigi, non è per nulla malaccio.
No.
mercoledì 20 febbraio 2013
Bonjour, Paris!
Bonjour e che bello dirlo a) alle undici del mattino b) dal luogo in cui buongiorno lo si dice veramente così.
Holga è uscita e ha lasciato un biglietto sul tavolo, dove in inglese mi chiede se si pranza assieme verso le tredici in un bistrot qui vicino e poi in flinlandese aggiunge una frase che manco mi metto a tradurla, ma non credo sia un offesa perchè finisce col faccino sorridente.
Gliene chiederò conto più tardi.
Mi sento riposato, sollevato, arioso, energetico, positivo, immotivatamente ottimista, probabilmente creativo, sessualmente soddisfatto e quest'ultimo aspetto mi preoccupa e destabilizza, mi spiazza e mi incuriosisce.
Mi piace sedere a casa di chissà chi, nudo, a scrivere un post attraverso il suo wifi. Mi piace considerare che, a questo punto della novella, mi trovo dinnanzi ad una rosa di possibilità relative ai futuri giorni, nessuna delle quali contiene la parola "obbligo" e nessuna delle quali è spiacevole.
Vado elencandole.
Ipotesi uno
Rimango qui a Parigi bello sciallo e non faccio un cazzo sino al giorno della settimana prossima in cui la Holga si sposterà in Belgio per un servizio fotografico di due giorni. Al suo ritorno, si vedrà
Ipotesi due
Rimango qui a Parigi bello sciallo e non faccio un cazzo sino al giorno della settimana prossima in cui la Holga si sposterà in Belgio per un servizio fotografico di due giorni e la seguirò là, che non sono mai stato in Belgio. Al ritorno, si vedrà.
Ipotesi tre
Rimango qui a Parigi bello sciallo blah blah e quando la Holga va in Belgio io prendo l'aereo e vado a Bordeaux e poi affitto una macchina e vado a trovare il Ruggi nel suo bel B&B.
Ipotesi quattro
Parigi sciallo, poi aereo e casa, valigia estiva, biglietto e partenza per una solitaria canarina a Maspalomas.
Ipotesi cinque
Parigi sciallo, Holga Belgio, Holga torna, aereo, casa, valigia leggera, Canarie together.
E poi mi distraggo e penso ad altro, perchè non è così importante la programmazione, ma è importante la chance.
Riguardo le foto che le ho fatto stanotte e mi scappello e incappello, eccitato.
E' davvero bellissima.
Me la merito tutta, sì.
Sì?
Holga è uscita e ha lasciato un biglietto sul tavolo, dove in inglese mi chiede se si pranza assieme verso le tredici in un bistrot qui vicino e poi in flinlandese aggiunge una frase che manco mi metto a tradurla, ma non credo sia un offesa perchè finisce col faccino sorridente.
Gliene chiederò conto più tardi.
Mi sento riposato, sollevato, arioso, energetico, positivo, immotivatamente ottimista, probabilmente creativo, sessualmente soddisfatto e quest'ultimo aspetto mi preoccupa e destabilizza, mi spiazza e mi incuriosisce.
Mi piace sedere a casa di chissà chi, nudo, a scrivere un post attraverso il suo wifi. Mi piace considerare che, a questo punto della novella, mi trovo dinnanzi ad una rosa di possibilità relative ai futuri giorni, nessuna delle quali contiene la parola "obbligo" e nessuna delle quali è spiacevole.
Vado elencandole.
Ipotesi uno
Rimango qui a Parigi bello sciallo e non faccio un cazzo sino al giorno della settimana prossima in cui la Holga si sposterà in Belgio per un servizio fotografico di due giorni. Al suo ritorno, si vedrà
Ipotesi due
Rimango qui a Parigi bello sciallo e non faccio un cazzo sino al giorno della settimana prossima in cui la Holga si sposterà in Belgio per un servizio fotografico di due giorni e la seguirò là, che non sono mai stato in Belgio. Al ritorno, si vedrà.
Ipotesi tre
Rimango qui a Parigi bello sciallo blah blah e quando la Holga va in Belgio io prendo l'aereo e vado a Bordeaux e poi affitto una macchina e vado a trovare il Ruggi nel suo bel B&B.
Ipotesi quattro
Parigi sciallo, poi aereo e casa, valigia estiva, biglietto e partenza per una solitaria canarina a Maspalomas.
Ipotesi cinque
Parigi sciallo, Holga Belgio, Holga torna, aereo, casa, valigia leggera, Canarie together.
E poi mi distraggo e penso ad altro, perchè non è così importante la programmazione, ma è importante la chance.
Riguardo le foto che le ho fatto stanotte e mi scappello e incappello, eccitato.
E' davvero bellissima.
Me la merito tutta, sì.
Sì?
martedì 19 febbraio 2013
Au jardìn d'Edgar
La Finny è desaparecida stamattina presto, che c'aveva un casting. Non so per cosa, nè lei me l'ha detto, nè io gliel'ho chiesto. Mi sono limitato a cazzeggiare da turista e poi sono rientrato, poi ho dormito, poi ho navigato, poi ho risposto al telefono, dopo giorni.
E ho risposto a quel che m'è stato chiesto, con la sincerità che mi contraddistingue e che tanti sperano che, invece, non mi contraddistinguesse affatto.
"Quando torni?"
"Non lo so"
"Ma torni?"
"Non lo so"
"Almeno non è un 'no'"
"Mi faccio vivo io, non ti preoccupare"
Poi, verso le diciassette, la Finny è rientrata.
Mi ha regalato un mazzetto di gerberine bianche, molto grazioso.
"Te l'ho comperato in quella serra che mi dicevi che ti piace tanto, quella in Rue de la Cité, prima di entrare nell'Île".
Oh, certo! Au jardìn d'Edgar! Sì!
L'ho abbracciata e baciata, un pensiero davvero fresco e commovente.
"Com'è andato il casting?"
Spallucce.
"Stasera andiamo a mangiare schifezze da Lionel" e lei sorride.
Va matta per la quiche di Lionel.
La quiche lionelle de la FunnyFinny, con gli accenti sulle 'i'.
Riesco a farla ridere. Sono orgoglioso.
Poi mi faccio la doccia con lei e la insapono lentamente.
"Perchè sei così buono con me?"
Non rispondo, lei non chiede più.
E si lascia insaponare piano.
Che belle gerberine.
Le adoro.
E ho risposto a quel che m'è stato chiesto, con la sincerità che mi contraddistingue e che tanti sperano che, invece, non mi contraddistinguesse affatto.
"Quando torni?"
"Non lo so"
"Ma torni?"
"Non lo so"
"Almeno non è un 'no'"
"Mi faccio vivo io, non ti preoccupare"
Poi, verso le diciassette, la Finny è rientrata.
Mi ha regalato un mazzetto di gerberine bianche, molto grazioso.
"Te l'ho comperato in quella serra che mi dicevi che ti piace tanto, quella in Rue de la Cité, prima di entrare nell'Île".
Oh, certo! Au jardìn d'Edgar! Sì!
L'ho abbracciata e baciata, un pensiero davvero fresco e commovente.
"Com'è andato il casting?"
Spallucce.
"Stasera andiamo a mangiare schifezze da Lionel" e lei sorride.
Va matta per la quiche di Lionel.
La quiche lionelle de la FunnyFinny, con gli accenti sulle 'i'.
Riesco a farla ridere. Sono orgoglioso.
Poi mi faccio la doccia con lei e la insapono lentamente.
"Perchè sei così buono con me?"
Non rispondo, lei non chiede più.
E si lascia insaponare piano.
Che belle gerberine.
Le adoro.
lunedì 18 febbraio 2013
Funny Finny
Che bel pomeriggio di sole. Non fa neanche freddo. Siamo stati a pranzare al quartiere latino qui di dietro e abbiamo mangiato all'aperto, che si stava bene.Poi abbiamo fatto due passi, le ho comperato un maglioncino che le piaceva tanto e che costava poco e poi siamo rientrati.
L'appartamento è proprio bello, dà direttamente su Boulevard Saint-Germain e si vede di sotto il brulichio di classe della Parigi bene. Mica siamo alle Banlieau, eh.
Mi chiedo che cazzo farà nella vita il tizio che possiede questa casa e allora interrogo Finny, che in mutandine verdi a vita bassa sta stesa di pancia sul letto a leggere un libro in finlandese.
E, ovviamente, Finny non ne ha la più pallida idea e questo mi strappa una risata alla quale lei risponde con un candido sorriso.
Mi informo se siamo certi che non arrivi da un momento all'altro e lei mi risponde che costui l'ha lasciata dicendo che si sarebbero rivisti a metà marzo.
Merci.
"Ma quanti anni ha?" le chiedo.
Fa spallucce e dice "Sessanta, credo, non so." e a me torna da ridere e lei sorride delicata, di nuovo.
Che fortuna fare fatica a condurre una conversazione estesa, che fortuna.
Finny ha delle tette monumentali, sia per il marmo in cui sono ricavate, sia per la bellezza scultorea della loro forma generosa. E' una ragazza spettacolare, davvero, una delle più belle ragazze che io abbia mai visto in vita mia. La bellezza in termini assoluti, che sì ti fa tirare la minchia, ma soprattutto ti fa rimanere a bocca aperta, come davanti a un'opera d'arte.
Ha una passerina piatta, dalle labbra appena pronunciate, sottili e sul pube lascia crescere una spruzzatina di peli biondi che sono davvero deliziosi.
Si trucca nulla, non usa smalti, com'è è e devo dire che è proprio un bell'essere, il suo.
Vent'anni, santa madre Russia.
Non ho idea da quanto sia a Parigi, non gliel'ho chiesto e credo che mai glielo chiederò. D'altra parte lei a me ha chiesto qualcosa? No. E allora par condicio sia.
Guardo fuori dalla finestra il sole che scende ed è tutto così chic, così di classe, così caldo e confortevole.
Mi rendo conto dell'anomalia che si è materializzata, intendiamoci, mica sono scemo. Solo che adesso non ho cazzi di fare analisi forensiche sull'anomalia, adesso voglio solo essere condotto dall'istinto e godere dell'impagabile compagnia di questa figliola fatata, rassicurante e per nulla ingombrante.
Mi stendo sul letto di fianco a lei e lei chiude il libro e mi bacia. Mi bacia e mi guarda e mi dice che sono bellissimo e le piaccio tantissimo.
Ricambio dicendole la stessa cosa, cioè la verità: è bellissima e mi piace tantissimo.
Poi ci appallottoliamo e cominciamo a scopare e la bella fatina diviene cattiva, istintiva, vuole sentire male, si trasfigura e io la sbatto, la inculo, la violento, la torco e la schieno, le schiaffeggio i seni fino a farli diventare rossi e sbatto come un violentatore e lei gode, rossa in viso, ansimando, ringhiando e poi viene.
E restiamo così, odorosi l'uno dell'altra, per quanto Finny anche se lurida non puzza, è inodore, sa di pelle, di fica, ma nulla più.
Scivoliamo sotto il piumone e andiamo verso la sera e io non so dove ceneremo, quando, cosa, non so niente.
E nemmeno lei, ma mi bacia i capezzoli e mi accarezza lieve come una farfallina bianca e bionda.
L'anomalia c'è, si capisce, lo so. Non rispondo al telefono da giorni, limitandomi a mandare text rassicuranti sul fatto che non sono morto, ma semplicemente molto impegnato, che è vero. Sono impegnatissimo a scomparire non so dove con non so chi, ma capisco che la cosa è imprescindibile ed inarrestabile.
Le annuso i capelli che sanno di buono.
"Sei mai stata alle Canarie?" le chiedo, spiegandole bene che sono isole e poi lei dice "ahhhh" e mi risponde di no.
E io mi vedo con Finny dietro a dei muretti di pietre a prendere il sole nudi sotto il vento sferzante, senza dire nulla per ore, per giorni.
E il pensiero mi tenta.
Ma al momento non ho tempo per affrontare l'anomalia.
C'è un momento, un preciso momento apparentemente imbarazzante tra un uomo e una donna che scopano con assiduità, ma in realtà è un momento importante, fondamentale sotto un profilo umano, personale.
E' il momento in cui si fa la cacca nel bagno e l'altro entra dopo di te. Si è imbarazzati come se l'altro non avesse mai sentito l'odore della cacca, o non la facesse.
Quando due persone conoscono l'odore ciascuno della cacca di quell'altro, sono a un livello di intimità molto avanzato, molto importante.
Io conosco l'odore della sua cacca e lei quello della mia.
Siamo immotivatamente intimi.
Ma lo siamo molto.
E ora vestiamoci, andiamo a far due passi e a bere un Pinot de Charente da Flore.
E poi si vedrà.
"Kiss me, Finny" le dico e lei ride e dice "Stop with that, my name is Holga, not that funny Finny!" e ride da sola del gioco di parole.
Funny Skinny Finny, aka Holga.
Il Pinot chiama, Holga, dobbiamo rispondere.
"Yeah" mi dice scivolando fuori dal letto nella sua immacolata nudità assoluta.
E naufragar m'è dolce in questo guaio.
Limbo
E guardo Finny la straultrafiga finlandese di vent'anni che dorme nuda nel suo letto e c'ha un culo che merita la sega che, lento, mi sto facendo. Che poi "suo letto" è tutto un dire, perchè Finny vive qui che è la casa del soggetto che la chiava in cambio di ospitalità e che, al momento, è in giro per il mondo. D'altra parte, per permettersi un appartamento a Saint Germain Des Pres ci vuole un'entrata leggermente superiore a quella da modella saltuaria che Finny si porta, saltuariamente, a casa.
Ma che cazzo ci fai tu, Tazio, a Parigi a letto con una finlandese straultrafiga di vent'anni che fa la modella? Dai chiedetemelo.
Ci faccio che qualche giorno fa il mio amico torinese, già Mentore della Skiz, mi chiama per chiedermi se gli faccio l'one-man-band per la produzione di uno spot a basso costo qui a Parigi ed io ho detto di sì. Tempo di girato un giorno e Finny è la modella/attrice che doveva uscire da un barcone sulla Senna con addosso solo una camicia, che era l'oggetto dello spot. Poi le ho offerto la cena, ci siamo scolati una bottiglia di Chablis e ci siamo messi a chiavare e devo dire che è stato proprio un bell'investimento, perchè Finny è molto molto figa e anche molto molto porca.
E poi ha un pregio incredibile: non parla francese e parla poco e male l'inglese. Parla bene il finlandese, che fortunatamente è una lingua che io ignoro.
Per cui, per fare serata, ma anche mattinata o pomeriggiata, l'unica è chiavare e Finny pare essere sempre pronta a farselo infilare in un buco qualsiasi.
E così venerdì abbiamo girato, fine dell'avventura, ma io sono rimasto qui e non sono tornato a Londra e lei mi ospita nella cosa in cui, a sua volta, è ospitata in cambio della figa.
Motivo del mio permanere? Sicuramente il corpo perfetto di Finny gioca un ruolo essenziale, sicuramente la coppia di fatto che siamo diventati, senza alcun razionale motivo ha pure il suo ruolo, sicuramente il fatto che basti ordinare perchè lei esegua la qualunque ha il suo fascino, sicuramente ha dei bellissimi piedi che usa magistralmente e di sua spontanea volontà, ma sopra ognuna di queste delizie del corpo, la ragione forse più determinante è che avevo (ed ho) bisogno di vacanza cerebrale.
Per cui mi godo Parigi, che amo da sempre, portandomi dietro una sleppa di figa di vent'anni alta un metro e ottantasei che parla poco, che si accontenta di essere sfamata e chiavata brutalmente (perchè le piace il sesso violento) in attesa che salti fuori il prossimo lavoretto che le metta in tasca qualche soldino.
Commerciali, servizi fotografici, porno, marchette, qualsiasi cosa.
Perchè Finny non pare mettersi di traverso nei confronti della vita e ciò è molto rilassante.
Sabato pomeriggio, durante una passeggiata senza meta, siamo entrati in un piccolissima chiesetta che non saprei nemmeno ritrovare. Vuota, sacrale, silenziosa, fredda gelata. Le ho confessato, non senza fatica linguistica, che una delle mie fantasie sessuali è vedere una donna nuda che cammina lungo la navata principale di una chiesa. Mi ha guardato coi suoi laghi finnici e poi si è tolta tutti i vestiti e si è fatta la passeggiata dei miei sogni. Rapida, preoccupata, bellissima. L'ho infinitamente fotografata col telefonino e serberò questo regalo con una gelosia sacra.
Poi siamo andati da Flore a prendere un caffè e dopo un lungo silenzio mi ha detto, alla buona, che le era piaciuto camminare nuda nella chiesa e che se voglio, lo rifarà.
"Ti faresti anche scopare?" chiedo.
"Se tu vuoi scoparmi sì".
Siamo un'immotivata coppia di fatto, irrazionale, sconclusionata, perduta nel limbo di chissà cosa.
Oggi è lunedì.
Non ho la più pallida idea di cosa faremo, io e Finny.
E questo mi entusiasma moltissimo.
Ora scivolo a letto e glielo metto nel culo che c'ho una voglia bestiale.
Alla prossima, amici.
Ma che cazzo ci fai tu, Tazio, a Parigi a letto con una finlandese straultrafiga di vent'anni che fa la modella? Dai chiedetemelo.
Ci faccio che qualche giorno fa il mio amico torinese, già Mentore della Skiz, mi chiama per chiedermi se gli faccio l'one-man-band per la produzione di uno spot a basso costo qui a Parigi ed io ho detto di sì. Tempo di girato un giorno e Finny è la modella/attrice che doveva uscire da un barcone sulla Senna con addosso solo una camicia, che era l'oggetto dello spot. Poi le ho offerto la cena, ci siamo scolati una bottiglia di Chablis e ci siamo messi a chiavare e devo dire che è stato proprio un bell'investimento, perchè Finny è molto molto figa e anche molto molto porca.
E poi ha un pregio incredibile: non parla francese e parla poco e male l'inglese. Parla bene il finlandese, che fortunatamente è una lingua che io ignoro.
Per cui, per fare serata, ma anche mattinata o pomeriggiata, l'unica è chiavare e Finny pare essere sempre pronta a farselo infilare in un buco qualsiasi.
E così venerdì abbiamo girato, fine dell'avventura, ma io sono rimasto qui e non sono tornato a Londra e lei mi ospita nella cosa in cui, a sua volta, è ospitata in cambio della figa.
Motivo del mio permanere? Sicuramente il corpo perfetto di Finny gioca un ruolo essenziale, sicuramente la coppia di fatto che siamo diventati, senza alcun razionale motivo ha pure il suo ruolo, sicuramente il fatto che basti ordinare perchè lei esegua la qualunque ha il suo fascino, sicuramente ha dei bellissimi piedi che usa magistralmente e di sua spontanea volontà, ma sopra ognuna di queste delizie del corpo, la ragione forse più determinante è che avevo (ed ho) bisogno di vacanza cerebrale.
Per cui mi godo Parigi, che amo da sempre, portandomi dietro una sleppa di figa di vent'anni alta un metro e ottantasei che parla poco, che si accontenta di essere sfamata e chiavata brutalmente (perchè le piace il sesso violento) in attesa che salti fuori il prossimo lavoretto che le metta in tasca qualche soldino.
Commerciali, servizi fotografici, porno, marchette, qualsiasi cosa.
Perchè Finny non pare mettersi di traverso nei confronti della vita e ciò è molto rilassante.
Sabato pomeriggio, durante una passeggiata senza meta, siamo entrati in un piccolissima chiesetta che non saprei nemmeno ritrovare. Vuota, sacrale, silenziosa, fredda gelata. Le ho confessato, non senza fatica linguistica, che una delle mie fantasie sessuali è vedere una donna nuda che cammina lungo la navata principale di una chiesa. Mi ha guardato coi suoi laghi finnici e poi si è tolta tutti i vestiti e si è fatta la passeggiata dei miei sogni. Rapida, preoccupata, bellissima. L'ho infinitamente fotografata col telefonino e serberò questo regalo con una gelosia sacra.
Poi siamo andati da Flore a prendere un caffè e dopo un lungo silenzio mi ha detto, alla buona, che le era piaciuto camminare nuda nella chiesa e che se voglio, lo rifarà.
"Ti faresti anche scopare?" chiedo.
"Se tu vuoi scoparmi sì".
Siamo un'immotivata coppia di fatto, irrazionale, sconclusionata, perduta nel limbo di chissà cosa.
Oggi è lunedì.
Non ho la più pallida idea di cosa faremo, io e Finny.
E questo mi entusiasma moltissimo.
Ora scivolo a letto e glielo metto nel culo che c'ho una voglia bestiale.
Alla prossima, amici.
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