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lunedì 20 febbraio 2017
La felicità ed i suoi cieli
E allora capita e succede e l’uomo che vive col suo tempo e la performàns non deve certo essere schizzinoso, perché la dama è la dama, ed è pur vero che quanto detto può esser valido anche per gli scacchi, ma in questo caso lo scacco l’ho subito io e quindi, ella, dice che or si giuoca a dama, tenendo conto che, sì, gallina nuova fa le uova, ma pur sempre va sottolineato il fatto della broda e la Siusyzozza di broda ne sa qualcosa e, mentre ebbra di bevande insane e sostanze arcane assunte nel localozzo sozzo, si avvinghia come l’edera al corpo mio, per introdurmi nel cavo orale la assai ben nota lingua da bovide, le palpo quelle zinne zingare che non trovano mai casa, poiché la casa dov’è?, che di reggiseni ce ne guardiamo come dalla peste suina, che tanto abbiamo solo una quinta e il reggiseno, si sa, va messo dalla settima in poi.
**
Perizoma ingrigito ficcato nella bernarda opulenta e nella cula rizdora, la cinghiala della bassa si arrotola sul materasso ignudo della futura casa nuziale spoglia, per recuperare quella graziosa pipetta di vetro al cui interno ella stessa ha posto il materiale fissile ed accende la fiamma sotto la bizzarra sferetta aperta, dando un tirone e passandomela, per dedicarsi solerte alla suzione del Cotecone Imperiale di cui, ella stessa in auto, sfregandolo nel tentativo di farne uscire il Genio, mi ha confermato una nostalgia canaglia, di me amico nel bar, che chiunque che la fotte non sbaglia, che se gliela chiede poi tutto lei dà.
E zò.
Quella roba mi monta nella crania come un tram assassino che si proietta nella vetrina numero settantaquattro di centovetrine e il mio Ultracazzo le trapana la fregna sugosa e sguisciosa mentre lei sbrodola gemiti e grugniti e siamo fatti duri come due cardini settecenteschi e le abbranco le ingrassate natiche cellulitiche contemporanee e sbatto come uno sbattipanni kazako, guadagnando una porno logorrea che nemmeno Joe D’Amato e lei anche, magari più sgrammaticata, magari più povera nelle figure retoriche, ma assolutamente in sintonia con la sinfonia per fregna e cazzo in SiFaFaRe diretta dal Maestro Glandazio de Testicolis.
Non so scandire le fasi, è già tanto che scandisca le frasi, ma posso sintetizzare con un eloquente ficaculoficaboccaculoboccaculoculoculosborraboccalecca e sinché iò Buon Dio non è sceso a dire basta che non riusciva a dormire, tanta ne avevo e di più gliene ho data, rendendola felice e sorridente di quello stesso sorriso coglione che dovevo avere io, a botta fresca (e non mi riferisco alla monta).
“Bentornato Tazio” muggisce la pezzata bionda in un afflato amoroso.
“Grazie Siusy, ma davvero ti sposi?” – “Sì, sono al settimo cielo!!”
Eco, amisgi che a flotte mi seguitte da cassa, questo è l’amoransgi, questa è la sinceritansgi, che comosione, che feliz navidad.
La vita è bellansgi.
Peccato che io non c’ho capito un cazzo.
giovedì 15 settembre 2016
Stalker
Se io dico una cosa, no,
non intendevo ciò che ho detto. O meglio, lo intendevo se la Concia è d’accordo,
viceversa sono guardato con lo sguardo di “poverino, su, su, che vedrai che la
disfunzione cerebrale guarisce e torni a dire cose assennate”.
E io mi spezzo un po’ il
coglione, che lo sapete che sono tendenzialmente calmo e meditativo, ma quando
sopraggiunge il lontanissimo limite sbotto con un “perbacco”.
D’altra parte, chi pare
avere una mente sanissima e una pazienza sconfinata (con me) fatica ad
intendere che questo non-rapporto
non può evolvere in un non-rapporto2.0, ma può solo regredire in un
non-rapporto0.0 e che io, dal mio cinquanta per cento di compartecipazione,
sono proprio a zero, nada, nisba, niet, ciao.
Che due coglioni, di cui
uno spezzato.
Mi smazzo una giornata
dimmerda qui nel capoluogo di provincia taziale e poi guido come uno sherpa
sino a Taziopoli e poi entro nella tazhaus e squilla il parlafonofissile (che
lei lo sa a che ora ci sono, cazzomerda se lo sa) e lì mi squaglio, mi demolecolarizzo,
sublimo in un fumo acre e verdastro subendomi ore di telefonata inutile perché anche
se lei è convinta che siamo ancora assieme, io sono convinto che invece no, ed
è un bel problema ragazùa.
Perché, contrariamente a
qualsiasi buonsenso, lei crede che parlando e parlando e parlando e parlando io
mi convinca del contrario.
Ma da oggi quindici di
settembre del duemilasedici, la tazioclasse è finita e la taziodisponibilità
esaurita, tant’è che le ho messaggiato testè che se non la fa bastevole sin
qui, io ho i messaggi e le registrazioni (e come si fanno? Boh) e la querelo
per stalking.
Fine.
Evaffanculoporcamerda.
No?
martedì 12 maggio 2015
La solitudine solitaria dell'Uomo solo
Alla fine delle fini, l’Uomo diviene solo.
Solo, alieno dal gruppone ruttaiolo che si sbrega di numeri lesbo, travoni, mignotte in sala, alcol, sudore e canne di basso livello qualitativo.
Solo senza dare un avviso, un segnale, garantendo subdolamente la sua presenza come assolutamente certa sino alla fine, evaporando sin dall’inizio.
Egli scompare. Nel nulla.
Irrintracciabile al cellulare, introvabile a casa sulla piazza maestra, introvabile a casa nel capoluogo di provincia, dissolto, scomparso, smaterializzato, magnete attrattivo di vaffanculotestadicazzostronzo e di bestemmie e maledizioni, ma nonostante ciò, egli non è e non sarà.
Perché l’Uomo deve essere solo.
L’Uomo cura i dettagli, cambia persino auto all’autonoleggio nella tarda mattinata (era dovuto, ma nella scena complessiva mi appariva bello e calzante usare il dettaglio), prendendo il possesso di una prestigiosa, elegante e lussuosissima FIAT Punto bianca, auto americana blasonatissima, degna del suo rango di Uomo in Dissolvenza.
Nessun indizio, nessuna traccia, nulla. Solo.
Anche la Donna Altrui che lo redarguisce con un “Ma dai, vacci, guarda che io stasera esco con le ragazze eh” come a dire “non pensare che ci sarò per te” non immagina della smolecolarizzazione dell’Uomo che si dissolverà in iperfantastiliardi di particelle subatomiche che si dissolveranno e saranno qui, in nessun dove ed in ogni dove. La Donna Altrui che lo redarguisce lo fa infantilmente, sperando in cuor suo che, a un tratto della prima notte, un messaggio dica “vediamoci” essendo sin d'ora pronta a dire sì, ma non stasera, no, non questa notte di antimateria.
Stanotte l’Uomo scompare. Da solo.
E l’Uomo scompare annidandosi in buchi neri di profondità incommensurabili, dove spazio e tempo assumono significati relativi che travalicano la scienza, persino quella di Antonino Zichichi. L’Uomo scompare affidandosi ala maestria di una famosissima Maga che sa far scomparire moltissime cose, anche di grandissime dimensioni.
Egli le telefona a pomeriggio ottenendo il suo benevolo appoggio alla smaterializzazione antimaterica.
“Ade devo nascondermi, mi ospiti solo per stanotte?”
“Cazzo Cicci, sei nellammerda?”
“Più o meno”
“Dammi qualche ora cicciamore, che ci pensa la sia Ade al suo cicciammore”
E, amisgi, la sia Ade ci ha pensato lei. Sì. Perché Ella tutto può.
E l’Uomo alle ventuno esatte scompare sotto l’incantesimo adeliano dell'antimateria.
Pfffffsssgggghhhhhhhhhppffffff…
Ha!
Solo, alieno dal gruppone ruttaiolo che si sbrega di numeri lesbo, travoni, mignotte in sala, alcol, sudore e canne di basso livello qualitativo.
Solo senza dare un avviso, un segnale, garantendo subdolamente la sua presenza come assolutamente certa sino alla fine, evaporando sin dall’inizio.
Egli scompare. Nel nulla.
Irrintracciabile al cellulare, introvabile a casa sulla piazza maestra, introvabile a casa nel capoluogo di provincia, dissolto, scomparso, smaterializzato, magnete attrattivo di vaffanculotestadicazzostronzo e di bestemmie e maledizioni, ma nonostante ciò, egli non è e non sarà.
Perché l’Uomo deve essere solo.
L’Uomo cura i dettagli, cambia persino auto all’autonoleggio nella tarda mattinata (era dovuto, ma nella scena complessiva mi appariva bello e calzante usare il dettaglio), prendendo il possesso di una prestigiosa, elegante e lussuosissima FIAT Punto bianca, auto americana blasonatissima, degna del suo rango di Uomo in Dissolvenza.
Nessun indizio, nessuna traccia, nulla. Solo.
Anche la Donna Altrui che lo redarguisce con un “Ma dai, vacci, guarda che io stasera esco con le ragazze eh” come a dire “non pensare che ci sarò per te” non immagina della smolecolarizzazione dell’Uomo che si dissolverà in iperfantastiliardi di particelle subatomiche che si dissolveranno e saranno qui, in nessun dove ed in ogni dove. La Donna Altrui che lo redarguisce lo fa infantilmente, sperando in cuor suo che, a un tratto della prima notte, un messaggio dica “vediamoci” essendo sin d'ora pronta a dire sì, ma non stasera, no, non questa notte di antimateria.
Stanotte l’Uomo scompare. Da solo.
E l’Uomo scompare annidandosi in buchi neri di profondità incommensurabili, dove spazio e tempo assumono significati relativi che travalicano la scienza, persino quella di Antonino Zichichi. L’Uomo scompare affidandosi ala maestria di una famosissima Maga che sa far scomparire moltissime cose, anche di grandissime dimensioni.
Egli le telefona a pomeriggio ottenendo il suo benevolo appoggio alla smaterializzazione antimaterica.
“Ade devo nascondermi, mi ospiti solo per stanotte?”
“Cazzo Cicci, sei nellammerda?”
“Più o meno”
“Dammi qualche ora cicciamore, che ci pensa la sia Ade al suo cicciammore”
E, amisgi, la sia Ade ci ha pensato lei. Sì. Perché Ella tutto può.
E l’Uomo alle ventuno esatte scompare sotto l’incantesimo adeliano dell'antimateria.
Pfffffsssgggghhhhhhhhhppffffff…
Ha!
venerdì 8 maggio 2015
Il lunghissimo post del mattinale capovolgente che suggella l'imperiale immensità del Tazio Superstar
Olè, olè, olè e allora eccoti, Maggie delle mie seghe interminabili, eccoti che non mi deludi in questa tarda mattinata bella calda, eccoti vertiginosamente sandalata da minchiaiola scandalosa, unghie bianco perlato, che esci dalla botteghetta e mi vieni incontro con la gonna al ginocchio carta da zucchero e la camicEtta bianca senza maniche sotto la quale si vede il reggiseno bianco importante di lavorazione, eccoti che mi sudi al bar sotto l’ombrellone e mi aloni appena di bagnato sensuale lo scollo sotto l’ascella ed eccoti che mi fai tirare anche il buco del culo al pensiero di leccarti sudata e di annusarti sotto le dita dei piedi.
“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.
E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.
Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.
E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi, modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.
E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.
Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.
“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.
E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.
Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.
E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi, modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.
E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.
Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.
lunedì 27 aprile 2015
Cazzo di qua, cazzo di là
Cazzo se piove. E fa anche freddo.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.
Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.
L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?
Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.
Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.
Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.
Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.
Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.
L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?
Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.
Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.
Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.
Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.
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venerdì 17 aprile 2015
Culo, skyline
[Oggi pomeriggio, suitona lussuosona dell’albergone lussuosone.]
Quei jeans stretch blu grigi le fanno un culo da capitello della venerazione ad ogni crocevia.
Cammina con le ciabattine di spugna dell’albergo, senza calze, un maglione verde sottobosco scollato a barchetta, i lucidi capelli corvini raccolti in una coda.
Reggiseno e perizoma di cotone nero, brava la mia Romi.
Mi piace stare qui a scrivere al Mac con l’occhio che va dal suo stupendo culo allo skyline di Praga, sapendo benissimo che al termine delle mie memorie le salterò addosso per scoparla come se non avessi scopato mai. E questo è bello, come pensiero, mentre l’occhio va dal suo stupendo culo allo skyline.
Culo, skyline.
Lei cerca casa come da mansioni affidatele, diligente assistente dalle piccolissime poppette chiodate, mentre io mi godo la coda di balena del perizoma nero che le esce dai jeans e, tra me e me, considero che la vita della puttana non faceva per lei semplicemente perché lei NON è una puttana. Non ha il mood, la propensione, né l’avida attitudine della puttana da bordello.
Forse, boh, non so. Sta di fatto che chiavare con me le piace eccomeddiolosa che le piace, che se avesse chiavato con i clienti come chiava con me, altro che Galina. Ed è in progress, eh. C’ha anche venticinque anni, è giusto che sia in progress.
Culo, skyline.
Che tranquillità assoluta, che piacere. L’aroma dell’ottima maria si diffonde grosso per tutta la suite, il cielo si addensa promettendo forse pioggia, la temperatura è caldina, culo, skyline, che bello. Questa sera ristorante italiano, sì, deciso. Ce n’è uno toscano qui vicino che promette delle belle fiorentine, vedremo. La carne qui, comunque, è fantastica. Ho un bel po’ di voglia di Italia a tavola, ma la voglia a letto è sozzamente moldava. Per il momento, almeno.
Culo, skyline.
Domenica bisogna fare le valige e domani dobbiamo controllare cosa ci manca e andare a comperarlo, perché a Riga fa tanto, ma tanto, freddo. Sono emozionato dal pensiero di poter andare a camminare in riva al Baltico. Bello.
Poi il tutto potrà essere ancora più bello se certe cose andranno in porto, lassù.
Sarà difficile a dirsi sul subito, ma i negoziati devono sempre avere un inizio.
Culo, skyline.
“Ne ho segnati due tre che bisogna andare a vedere” dichiara all’improvviso con voce concentrata. Poi si alza, ciabatta in camera e torna con l’acetone e lo smalto bianco perlato. Comincia a sverniciarsi le mani e so che lo farà anche sui piedi. “Fai a meno di metterlo, dopo. Anche sui piedi”. Alza gli occhi con la faccia ridente stupita e mi chiede se sono davvero serio e dico di sì, dico che non ho mai visto le sue unghie al naturale e lei risponde ‘ok’ continuando l’operazione con un sorriso pacifico.
“Mi piacerebbe vederti la fica pelosa anche” aggiungo trasognato pensando al bel triangolo nero che deve avere.
“Ehhh? No caro, mi spiace, mi fa schifo. Questo devo dire il no. Tropo abituata”
E allora che il no vada detto e sia, va benissimo Romi.
Culo, skyline.
Avrei mille e mille richieste pervertite da fare a quella bella moldavina dalle minuscole poppette chiodate e perfette, ma mi trattengo.
Che fretta c’è?
Lunedì andiamo a Riga e sai mai cosa può succedere di notte laggiù.
E adesso aspetto che finisca di sverniciarsi per poi andare a infilarle tutta la lingue nel buco del culo, sotto gli occhi della stupenda skyline.
Quei jeans stretch blu grigi le fanno un culo da capitello della venerazione ad ogni crocevia.
Cammina con le ciabattine di spugna dell’albergo, senza calze, un maglione verde sottobosco scollato a barchetta, i lucidi capelli corvini raccolti in una coda.
Reggiseno e perizoma di cotone nero, brava la mia Romi.
Mi piace stare qui a scrivere al Mac con l’occhio che va dal suo stupendo culo allo skyline di Praga, sapendo benissimo che al termine delle mie memorie le salterò addosso per scoparla come se non avessi scopato mai. E questo è bello, come pensiero, mentre l’occhio va dal suo stupendo culo allo skyline.
Culo, skyline.
Lei cerca casa come da mansioni affidatele, diligente assistente dalle piccolissime poppette chiodate, mentre io mi godo la coda di balena del perizoma nero che le esce dai jeans e, tra me e me, considero che la vita della puttana non faceva per lei semplicemente perché lei NON è una puttana. Non ha il mood, la propensione, né l’avida attitudine della puttana da bordello.
Forse, boh, non so. Sta di fatto che chiavare con me le piace eccomeddiolosa che le piace, che se avesse chiavato con i clienti come chiava con me, altro che Galina. Ed è in progress, eh. C’ha anche venticinque anni, è giusto che sia in progress.
Culo, skyline.
Che tranquillità assoluta, che piacere. L’aroma dell’ottima maria si diffonde grosso per tutta la suite, il cielo si addensa promettendo forse pioggia, la temperatura è caldina, culo, skyline, che bello. Questa sera ristorante italiano, sì, deciso. Ce n’è uno toscano qui vicino che promette delle belle fiorentine, vedremo. La carne qui, comunque, è fantastica. Ho un bel po’ di voglia di Italia a tavola, ma la voglia a letto è sozzamente moldava. Per il momento, almeno.
Culo, skyline.
Domenica bisogna fare le valige e domani dobbiamo controllare cosa ci manca e andare a comperarlo, perché a Riga fa tanto, ma tanto, freddo. Sono emozionato dal pensiero di poter andare a camminare in riva al Baltico. Bello.
Poi il tutto potrà essere ancora più bello se certe cose andranno in porto, lassù.
Sarà difficile a dirsi sul subito, ma i negoziati devono sempre avere un inizio.
Culo, skyline.
“Ne ho segnati due tre che bisogna andare a vedere” dichiara all’improvviso con voce concentrata. Poi si alza, ciabatta in camera e torna con l’acetone e lo smalto bianco perlato. Comincia a sverniciarsi le mani e so che lo farà anche sui piedi. “Fai a meno di metterlo, dopo. Anche sui piedi”. Alza gli occhi con la faccia ridente stupita e mi chiede se sono davvero serio e dico di sì, dico che non ho mai visto le sue unghie al naturale e lei risponde ‘ok’ continuando l’operazione con un sorriso pacifico.
“Mi piacerebbe vederti la fica pelosa anche” aggiungo trasognato pensando al bel triangolo nero che deve avere.
“Ehhh? No caro, mi spiace, mi fa schifo. Questo devo dire il no. Tropo abituata”
E allora che il no vada detto e sia, va benissimo Romi.
Culo, skyline.
Avrei mille e mille richieste pervertite da fare a quella bella moldavina dalle minuscole poppette chiodate e perfette, ma mi trattengo.
Che fretta c’è?
Lunedì andiamo a Riga e sai mai cosa può succedere di notte laggiù.
E adesso aspetto che finisca di sverniciarsi per poi andare a infilarle tutta la lingue nel buco del culo, sotto gli occhi della stupenda skyline.
martedì 31 marzo 2015
Easter eggs
Domattina alle ore zeroquattropuntozerozero il Costa parte a bordo della sua economicissima GMC Yukon 32.000 a benzina per raggiungere il paesello natio. Appena 1900 chilometri in macchina, una sciocchezza, ma volete mettere la soddisfazione di varcare la soglia del villaggio sotto gli sguardi adoranti di tutta la tribù che lo osanna a bordo di quella monumentale GMC? Non ha prezzo, né in termini di fatica, né in termini di danaro. Penso lo faranno sindaco, anche.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.
Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.
Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti voi.
***
Ma il Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.
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Ubicazione:
Praga, Repubblica Ceca
sabato 21 marzo 2015
Morbido sabato taziale
Ecco qui.
Scaloppina al limone e insalatina anonima, un quartino di rosso, caffè, conto.
Ecco il pranzo taziale, del sabato taziale che precede la sera devastante taziosusiale.
Inspiro a pieni polmoni, seduto al tavolino davanti al barristorantepizzeriapasticceriaforneriatosatoriacaninaassisstenzatvradioriparazionebiciclettedacorsa, dove ho consumato il mio sobrio e saporito pasto, sorseggiando un Campari doppio che ci sta sempre.
Inspiro a pieni polmoni e considero cose molto adulte, molto serie e dolorose, come la constatazione dell’assenza totale (e ribadisco totale) dell’abbandono del collant nell’esercito femminile che mi transita innanzi. Niuni leggins con ballerina a pelle e sudore, niente. Certo, la stagione, certo. Ma secondo me c'è dell’altro che non so definire e che mi turba e preoccupa.
La mia odalisca bovina quest’oggi si fa toelettare dalla sua estetista di fiducia e mi ha chiesto il permesso di avere il pomeriggio libero, ma certo amore sconfinato, prenditelo pure, che so che è un investimento proficuo assai.
Questa sera astici e champagne in un posto strano che so io e poi armageddon tra le coltri, inalando coni ripieni di mariagiovanna che arde e che alla mia odalisca piace moltissimo.
Mi sento rilassato, primaverile, tiepido e positivo.
Il ritorno in Repubblica Ceca mi piace, mi ispira, mi stimola e mi mette allegria. Praga è bellissima amisgi, fidatevi. E’ un posto delizioso che accarezza gli occhi e induce tuffi nella storia che sono davvero belli.
Mi lascio trascinare da una deriva fantasiosa e intarsio una situazione deliziosa in cui mi vedo a Praga nelle molteplici vesti di alunno di ceco e russo, minuto gallerista raffinato e socio tenutario di un bordello piccolo e grazioso, poliedrico uomo d’affari che trascorre tempo amabile là e ritorna qua di tanto in tanto ad inzaccherarsi di lurido sublime tra le cosce miracolose della Sua Bovina Premiata. Una situazione davvero paradisiaca, dovrò lavorarci sopra con minuzia e precisione.
Inspiro a pieni polmoni, inspiro una cannetta stavolta.
Bello qui ai bordi del capoluogo di provincia taziale. Qui di giorno fa caldino come a Praga, con la differenza che là di notte si trema dal freddo e, per questo e per mille altri motivi, una coperta umana femminile di vera pelle è assolutamente necessaria.
Quattordici camerette del piacere, con quattordici selezionatissime donatrici di piacere. Niente di più. Tre piani dedicati alle morbide sozzure situati in una bella palazzina residente in una pulitissima via assolutamente vicina al centro: due piani del sesso più un piano per così dire “tecnico”, nel quale a vario titolo stabuliamo noi dello “staff”. E poi, accanto, l’alberghetto convenzionato, pulitissimo, con cucina italian style, sempre nostro de noialtri. Che sopraffina imprenditorialità, che classe, che nobile business. Mi considero un uomo arrivato e per tutto questo non ho che da ringraziare il mio Costafrate, che tanto ha insistito perché io entrassi a far parte di questa grande famiglia, ed io ne sono ora parte con orgoglio calabrese autentico, pur non essendo calabrese di nascita, ma oramai di adozione. Perfezionerò le H a breve.
Sarà la cannetta, sarà il Campari, sarà l’ascesi che mi ispira, ma a tratti del mio sublime meditare vedo la Susy inserita come prostitutona là dentro, strappandola così dalla salmonella pericolosa e inserendola nel suo elemento naturale: il cazzo. Ci penserò, mediterò, mi consulterò, valuterò, vedrò.
Che bel sabato taziale, amisgi.
Bellassai.
Scaloppina al limone e insalatina anonima, un quartino di rosso, caffè, conto.
Ecco il pranzo taziale, del sabato taziale che precede la sera devastante taziosusiale.
Inspiro a pieni polmoni, seduto al tavolino davanti al barristorantepizzeriapasticceriaforneriatosatoriacaninaassisstenzatvradioriparazionebiciclettedacorsa, dove ho consumato il mio sobrio e saporito pasto, sorseggiando un Campari doppio che ci sta sempre.
Inspiro a pieni polmoni e considero cose molto adulte, molto serie e dolorose, come la constatazione dell’assenza totale (e ribadisco totale) dell’abbandono del collant nell’esercito femminile che mi transita innanzi. Niuni leggins con ballerina a pelle e sudore, niente. Certo, la stagione, certo. Ma secondo me c'è dell’altro che non so definire e che mi turba e preoccupa.
La mia odalisca bovina quest’oggi si fa toelettare dalla sua estetista di fiducia e mi ha chiesto il permesso di avere il pomeriggio libero, ma certo amore sconfinato, prenditelo pure, che so che è un investimento proficuo assai.
Questa sera astici e champagne in un posto strano che so io e poi armageddon tra le coltri, inalando coni ripieni di mariagiovanna che arde e che alla mia odalisca piace moltissimo.
Mi sento rilassato, primaverile, tiepido e positivo.
Il ritorno in Repubblica Ceca mi piace, mi ispira, mi stimola e mi mette allegria. Praga è bellissima amisgi, fidatevi. E’ un posto delizioso che accarezza gli occhi e induce tuffi nella storia che sono davvero belli.
Mi lascio trascinare da una deriva fantasiosa e intarsio una situazione deliziosa in cui mi vedo a Praga nelle molteplici vesti di alunno di ceco e russo, minuto gallerista raffinato e socio tenutario di un bordello piccolo e grazioso, poliedrico uomo d’affari che trascorre tempo amabile là e ritorna qua di tanto in tanto ad inzaccherarsi di lurido sublime tra le cosce miracolose della Sua Bovina Premiata. Una situazione davvero paradisiaca, dovrò lavorarci sopra con minuzia e precisione.
Inspiro a pieni polmoni, inspiro una cannetta stavolta.
Bello qui ai bordi del capoluogo di provincia taziale. Qui di giorno fa caldino come a Praga, con la differenza che là di notte si trema dal freddo e, per questo e per mille altri motivi, una coperta umana femminile di vera pelle è assolutamente necessaria.
Quattordici camerette del piacere, con quattordici selezionatissime donatrici di piacere. Niente di più. Tre piani dedicati alle morbide sozzure situati in una bella palazzina residente in una pulitissima via assolutamente vicina al centro: due piani del sesso più un piano per così dire “tecnico”, nel quale a vario titolo stabuliamo noi dello “staff”. E poi, accanto, l’alberghetto convenzionato, pulitissimo, con cucina italian style, sempre nostro de noialtri. Che sopraffina imprenditorialità, che classe, che nobile business. Mi considero un uomo arrivato e per tutto questo non ho che da ringraziare il mio Costafrate, che tanto ha insistito perché io entrassi a far parte di questa grande famiglia, ed io ne sono ora parte con orgoglio calabrese autentico, pur non essendo calabrese di nascita, ma oramai di adozione. Perfezionerò le H a breve.
Sarà la cannetta, sarà il Campari, sarà l’ascesi che mi ispira, ma a tratti del mio sublime meditare vedo la Susy inserita come prostitutona là dentro, strappandola così dalla salmonella pericolosa e inserendola nel suo elemento naturale: il cazzo. Ci penserò, mediterò, mi consulterò, valuterò, vedrò.
Che bel sabato taziale, amisgi.
Bellassai.
martedì 17 marzo 2015
Ho voglia di culo
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domenica 15 marzo 2015
Considerando
Che io ormai l’ho capita ben che bene la fazenda con le mie due fidanzate eh, che una “c’ha da fare” tutto il giorno e anche tutte le sere con la sua “organizzazione eventi” che “cicci è il mio lavoro, ma ti presto la macchina se vuoi che me non mi serve” e quell’altra invece che ogni sera c’ha ‘na favola nuova da raccontarmi, ma che invece se di giorno mi presentassi alla palestra dell’ardimento in qualsiasi momento, si troverebbe ben che sempre quella mezz’oretta in cui farsi scanalare la cerbiatta pornopelosa nell’ufficetto chiuso a chiave.
C’è ben il suo bel poco da fare: il passato passa e solo gli stolti ignari presuntuosi come me pensano che, se lasciano e se ne vanno, quando tornano trovano la fila a leccargli i coglioni, perchè la vita è questa qui: il Max che si sposa mandandomi le partecipazioni, il Lumbe che c’ha un filarino fresco fresco su cui lavora solerte a piene mani inesperte, quello che se ne è andato, quella che cazzo ne so, facce nuove, bar rifatti, facce che non conosco che mi salutano, facce che conosco che non mi salutano, la vita è un fiume che si muove e tu o sei pesce di quel fiume oppure, se esci a fare il figo nel fiume di là, quando torni è un “vemò chi ghè, ciao ciao, come stai, è da una vita” e vaffanculo.
Tratto e negozio nella lurida notte con la puttana slovacca che batte laggiù e dò sfoggio di ceco che lei ride che s’ammazza, un po’ perchè essendo slovacca sarebbe la fighetta che parla un po’ diverso di suo che attizza i cechi, un po’ perchè le quattro cagate che dico devono averci la cadenza di Stanlio e, in un negoziato, Stanlio non è mica il più autorevole conduttore, ma alla fine lei ride, le sono simpatico e le piaccio e così ci troviamo la quadra e entriamo nel sedile di dietro, fameliche bestie, a ficcare tutti nudi come animali, senza preservativo, sulla bella pelle preziosa della macchina della Ade e ti devo dire, cara la mia SloVacca, che io son un gran bell’esperto di troie, e te mi puoi raccontare tutti i muggiti della vecchia fattoria per prendermi per il culo, ma se sbatti sul mio grembo rumorosa, cercandomi con le mani le mie mani e d’improvviso ti muovi sinuosa che sei uno spettacolo e mi bagni i coglioni beh, mia SloVacca, vuol dire che stai godendo maiala al midollo e se mentre ti sento godere ti slappo in bocca la lingua e mi vai in apnea con la tua serpentella che guizza nella mia, facendo blasfema e sacrilega eccezione al mandato sovrano della troia che dice “mai slinguare col cliente!”, vuol proprio dire che ‘sta tronca di minchia ti piace da pazzi così come il suo possessore e portatore sano e allora sudiamo e grugniamo, bella troia stradale, che ti faccio vibrare il bel corpicino pulitissimo liscio e inodore, inodore anche quando sudi lucida sui fianchi e bagnata sotto le braccia e dopo un’oretta che mi dedico e ti curo che di più non sono capace, ti sento che parti e dimeni il bacino sguaiata ed ipnotica, venendo in un urlo ansimato e io ti ci sborro di dentro a torrenti schizzanti, componendo con te un coretto animale che ci infoia abbestia selvaggia e mi sento ingrifato come un dio bestia cannibale e poi ci puliamo i liquidi sozzi e chiacchieriamo leggeri e ci baciamo dolcissimi da adolescenti al fioretto di maggio e poi me ne torno a casa a schiantarmi nudo sul futon, docciato e profumato e penso.
Penso che lunedì il commercialista e l’avvocato mi danno risposte e che se c’ho i documenti che aspetto monto al più presto sull’aeroplano e volo a Praga, che cazzo me ne frega. Torno a perfezionare il ceco e a rimirare sculettanti chiappe nude usufruibili senza permesso che mi deambulano a una spanna dal cazzo, nel piccolo bordello situato nella vecchia e romantica Praga infernale, bordelletto romantico popolato di troie rumene, moldave e ungheresi che fan finta di essere ceche per i polli italiani che, alla fine delle loro tristi monte, si proiettano rumorosi nel ristorante incorporato a mangiare i rigatoni al ragù e a dormire a grappolini nelle apposite camerette e la domenica sera ripartono felici per tornare a casa tronfi dell’aver annusato sorche esotiche, che così il lunedì mattina possono far la teatrinata al collega maritato, nell’ufficetto meschino, facendo i gran trombeur e la vita, vualà, chiude il cerchio del fiume anche per loro e a me resta solo l’amore del Costafrate, col quale ancora divido avventure d’affari sballate e col quale, ancora, è sensuale strusciarci puttane pornografiche, leccandoci avidi i genitali rasati e l’intenso sudore da uomo, penetrandoci da veri maschi i corpi eccitati, in gran segreto, in una delle stanzetta del bordelletto umido ma onesto.
Va ammesso, amisgi che un tempo numerossi mi seguivate da cassa, che a tutto c’è una fine e un inizio nuovo e va detto, Viaggiatore, che vorrei anche io aver da scrivere (e forse ancor prima da vivere) stralci della provincia inzaccherata di marchese, piscia, sborra, merda e tortellini, ma temo che da quando l’ho lasciata, questa maiala di merda della provincia busona mi abbia cancellato, evolvendo (?) senza di me, offesa e stizzita dal mio osare di abbandonarla e allora mi accontento dei soldi che c’ho (e son tanti stavolta, ma tanti tanti e non resisto dal farci lo sborone dopo tanta miseria vigliacca) e col rimpianto di pelle negra africana sudata che difficilissimamente riuscirò a tornare a leccare (anche se quello è il mio sogno di vita) mi stabilirò per un pochino a est, dove il sesso consumabile la fa da padrone e mi consente di ficcare la minchia d'amblè in corpi anonimi, sfregando in mucose straniere la mia voglia patologica di fica e di orgasmo, perchè è così che va, non c’è niente da fare, mio bel Viaggiatore piemontese raffinato che mi mandi in delirio culattone solo a guardarti il solco della schiena.
Per un po’ sarò un pendolare d’affari con l’affare che pendola, che in bizclass si sposta da là a qua e da qua a là, grufolando suino tra i perizomi macchiati di erotica suga bianca sgocciolata dalle fiche di vacca delle giovani odalische campagnole che si danno per soldi in città, ma si danno anche anche per amor del cazzo e del chiavare (va detto per onestà, amisgi) e poi mi concentrerò ad approfondire se val proprio la pena di indagare su Alina e la mia pseudo paternità moscovita, che se ho proprio voglia di mettere al mondo dei piccoli Tazi o delle piccole Tazie c’ho la fila rumenomoldavaucrainarussacecaslovacca
che non aspetta altro, perchè qui nel paese dei Farlocchi di tutto quello che non c’ho bisogno ce n’è da riempire i fossi e di quel che, invece, c’avrei bisogno non se ne vede traccia da mò e così io, Tazio Tazietti della famiglia Randelli Manganellati della Cappella, ho decretato solenne, stanotte, che la bottega è chiusa, stop, fine, cessata attività di ricerca del sentimento e dell’amore perchè mi sono sfracellato i coglioni dei miei sentimenti e delle mie attese che, amisgi, vengono regolarmente avvolti nel sacchettino e mollati civilmente nell’apposito cestino, perchè si prega la gentile clientela di non gettare nel cesso niente che non sia piscia o merda.
E così nei prossimi prendo appena posso e parto, vado nel clima più freddino, ma tanto nel bordelletto paradisiaco è caldo e le giovani puttanazze sculano nude e posso stare nudo anche io, che noi la primavera e l’estate ce la comperiamo o ce la facciamo in casa, così come l’amore, la pasta al ragù, le fidanzate e i fidanzati, che noi nel bordello non ci manca niente, nemmeno l’erbetta spinelluccia o robette più sofisticate, che di quel che voglio le sculanti schiavette non esitano a prodigarsi per darmi e vado a vivere nel limbo dei dannati, dannati e felici, capendo sempre più intensamente la Milly e mangiandomi il fegato ed il pancreas di non riuscire più a rintracciarla, perchè di tutto questo vomito assurdo quel che rimpiango di non aver approfondito di più (e per cui oggi mi ci mangerei il capitale che ammucchio come un criceto cocainomane) è lo stile, l’eleganza, la spietata crudeltà erotica di quella Donna Sublime che chissà dov’è e chissà che fa.
E scrivo e mi tira il cazzo, mi tira da far male, pensando alla Milly e ai suoi fetidi piedi divini, ai culi nudi che ondeggiano anche adesso a Praghemilia, all’odore di pelle nuda, al sapore del cazzo del Costa, al bruciore nel culo dopo essermi fatto sbattere da gruppi di anonimi maschi in una notte di meravigliosa orgia culattona sfogandomi come la troiona in calore che sono e mi chiedo, porcoddio, quanto cazzo vivrò ancora in questo mondo dimmerda, quanto tempo ancora dovrò sopravvivere a questa continua sollecitazione dell’incompiuto e dell’insoddisfatto, mischiando l’ansimare di godimento a quello della fatica di esistere senza dare nulla al mondo e senza variare di un millimetro il suo scorrere lento, che tanto scorrerebbe lento lo stesso e penso alla mia sempre amatissima ex moglie Vale e a quel suo modo troiesco di rientrare a casa togliendosi le mutande, accendendo una Marlboro e asciugandosi rapida un bourbon mentre si preparava la doccia, che chissà di quante sborrate secche era coperta, quella ninfomane maligna puttana e troia e divinamente crudele madonna dei cazzi, e a pensarla mi scappello e rincappello furioso, scrivendovi, con le mani bagnate di gocce limpide, voglioso di scoparvi tutti e tutte, ficcando, sbattendo, inculandovi fino a farvi schizzare piscia dalla pressione, immaginando poi le vostre mani che servono la cena e voi con quel dolorino nel retto che vi inarca appena la bocca in un sozzo sorriso al ricordo della Bestia Sovrana che vi ha montato con furia satanica, che non ne ha mai abbastanza, che non è mai appagato, che non è mai felice e che non è mai sazio, ma che rimane suo malgrado immutatamente Tazio.
Vi amo.
C’è ben il suo bel poco da fare: il passato passa e solo gli stolti ignari presuntuosi come me pensano che, se lasciano e se ne vanno, quando tornano trovano la fila a leccargli i coglioni, perchè la vita è questa qui: il Max che si sposa mandandomi le partecipazioni, il Lumbe che c’ha un filarino fresco fresco su cui lavora solerte a piene mani inesperte, quello che se ne è andato, quella che cazzo ne so, facce nuove, bar rifatti, facce che non conosco che mi salutano, facce che conosco che non mi salutano, la vita è un fiume che si muove e tu o sei pesce di quel fiume oppure, se esci a fare il figo nel fiume di là, quando torni è un “vemò chi ghè, ciao ciao, come stai, è da una vita” e vaffanculo.
Tratto e negozio nella lurida notte con la puttana slovacca che batte laggiù e dò sfoggio di ceco che lei ride che s’ammazza, un po’ perchè essendo slovacca sarebbe la fighetta che parla un po’ diverso di suo che attizza i cechi, un po’ perchè le quattro cagate che dico devono averci la cadenza di Stanlio e, in un negoziato, Stanlio non è mica il più autorevole conduttore, ma alla fine lei ride, le sono simpatico e le piaccio e così ci troviamo la quadra e entriamo nel sedile di dietro, fameliche bestie, a ficcare tutti nudi come animali, senza preservativo, sulla bella pelle preziosa della macchina della Ade e ti devo dire, cara la mia SloVacca, che io son un gran bell’esperto di troie, e te mi puoi raccontare tutti i muggiti della vecchia fattoria per prendermi per il culo, ma se sbatti sul mio grembo rumorosa, cercandomi con le mani le mie mani e d’improvviso ti muovi sinuosa che sei uno spettacolo e mi bagni i coglioni beh, mia SloVacca, vuol dire che stai godendo maiala al midollo e se mentre ti sento godere ti slappo in bocca la lingua e mi vai in apnea con la tua serpentella che guizza nella mia, facendo blasfema e sacrilega eccezione al mandato sovrano della troia che dice “mai slinguare col cliente!”, vuol proprio dire che ‘sta tronca di minchia ti piace da pazzi così come il suo possessore e portatore sano e allora sudiamo e grugniamo, bella troia stradale, che ti faccio vibrare il bel corpicino pulitissimo liscio e inodore, inodore anche quando sudi lucida sui fianchi e bagnata sotto le braccia e dopo un’oretta che mi dedico e ti curo che di più non sono capace, ti sento che parti e dimeni il bacino sguaiata ed ipnotica, venendo in un urlo ansimato e io ti ci sborro di dentro a torrenti schizzanti, componendo con te un coretto animale che ci infoia abbestia selvaggia e mi sento ingrifato come un dio bestia cannibale e poi ci puliamo i liquidi sozzi e chiacchieriamo leggeri e ci baciamo dolcissimi da adolescenti al fioretto di maggio e poi me ne torno a casa a schiantarmi nudo sul futon, docciato e profumato e penso.
Penso che lunedì il commercialista e l’avvocato mi danno risposte e che se c’ho i documenti che aspetto monto al più presto sull’aeroplano e volo a Praga, che cazzo me ne frega. Torno a perfezionare il ceco e a rimirare sculettanti chiappe nude usufruibili senza permesso che mi deambulano a una spanna dal cazzo, nel piccolo bordello situato nella vecchia e romantica Praga infernale, bordelletto romantico popolato di troie rumene, moldave e ungheresi che fan finta di essere ceche per i polli italiani che, alla fine delle loro tristi monte, si proiettano rumorosi nel ristorante incorporato a mangiare i rigatoni al ragù e a dormire a grappolini nelle apposite camerette e la domenica sera ripartono felici per tornare a casa tronfi dell’aver annusato sorche esotiche, che così il lunedì mattina possono far la teatrinata al collega maritato, nell’ufficetto meschino, facendo i gran trombeur e la vita, vualà, chiude il cerchio del fiume anche per loro e a me resta solo l’amore del Costafrate, col quale ancora divido avventure d’affari sballate e col quale, ancora, è sensuale strusciarci puttane pornografiche, leccandoci avidi i genitali rasati e l’intenso sudore da uomo, penetrandoci da veri maschi i corpi eccitati, in gran segreto, in una delle stanzetta del bordelletto umido ma onesto.
Va ammesso, amisgi che un tempo numerossi mi seguivate da cassa, che a tutto c’è una fine e un inizio nuovo e va detto, Viaggiatore, che vorrei anche io aver da scrivere (e forse ancor prima da vivere) stralci della provincia inzaccherata di marchese, piscia, sborra, merda e tortellini, ma temo che da quando l’ho lasciata, questa maiala di merda della provincia busona mi abbia cancellato, evolvendo (?) senza di me, offesa e stizzita dal mio osare di abbandonarla e allora mi accontento dei soldi che c’ho (e son tanti stavolta, ma tanti tanti e non resisto dal farci lo sborone dopo tanta miseria vigliacca) e col rimpianto di pelle negra africana sudata che difficilissimamente riuscirò a tornare a leccare (anche se quello è il mio sogno di vita) mi stabilirò per un pochino a est, dove il sesso consumabile la fa da padrone e mi consente di ficcare la minchia d'amblè in corpi anonimi, sfregando in mucose straniere la mia voglia patologica di fica e di orgasmo, perchè è così che va, non c’è niente da fare, mio bel Viaggiatore piemontese raffinato che mi mandi in delirio culattone solo a guardarti il solco della schiena.
Per un po’ sarò un pendolare d’affari con l’affare che pendola, che in bizclass si sposta da là a qua e da qua a là, grufolando suino tra i perizomi macchiati di erotica suga bianca sgocciolata dalle fiche di vacca delle giovani odalische campagnole che si danno per soldi in città, ma si danno anche anche per amor del cazzo e del chiavare (va detto per onestà, amisgi) e poi mi concentrerò ad approfondire se val proprio la pena di indagare su Alina e la mia pseudo paternità moscovita, che se ho proprio voglia di mettere al mondo dei piccoli Tazi o delle piccole Tazie c’ho la fila rumenomoldavaucrainarussacecaslovacca
che non aspetta altro, perchè qui nel paese dei Farlocchi di tutto quello che non c’ho bisogno ce n’è da riempire i fossi e di quel che, invece, c’avrei bisogno non se ne vede traccia da mò e così io, Tazio Tazietti della famiglia Randelli Manganellati della Cappella, ho decretato solenne, stanotte, che la bottega è chiusa, stop, fine, cessata attività di ricerca del sentimento e dell’amore perchè mi sono sfracellato i coglioni dei miei sentimenti e delle mie attese che, amisgi, vengono regolarmente avvolti nel sacchettino e mollati civilmente nell’apposito cestino, perchè si prega la gentile clientela di non gettare nel cesso niente che non sia piscia o merda.
E così nei prossimi prendo appena posso e parto, vado nel clima più freddino, ma tanto nel bordelletto paradisiaco è caldo e le giovani puttanazze sculano nude e posso stare nudo anche io, che noi la primavera e l’estate ce la comperiamo o ce la facciamo in casa, così come l’amore, la pasta al ragù, le fidanzate e i fidanzati, che noi nel bordello non ci manca niente, nemmeno l’erbetta spinelluccia o robette più sofisticate, che di quel che voglio le sculanti schiavette non esitano a prodigarsi per darmi e vado a vivere nel limbo dei dannati, dannati e felici, capendo sempre più intensamente la Milly e mangiandomi il fegato ed il pancreas di non riuscire più a rintracciarla, perchè di tutto questo vomito assurdo quel che rimpiango di non aver approfondito di più (e per cui oggi mi ci mangerei il capitale che ammucchio come un criceto cocainomane) è lo stile, l’eleganza, la spietata crudeltà erotica di quella Donna Sublime che chissà dov’è e chissà che fa.
E scrivo e mi tira il cazzo, mi tira da far male, pensando alla Milly e ai suoi fetidi piedi divini, ai culi nudi che ondeggiano anche adesso a Praghemilia, all’odore di pelle nuda, al sapore del cazzo del Costa, al bruciore nel culo dopo essermi fatto sbattere da gruppi di anonimi maschi in una notte di meravigliosa orgia culattona sfogandomi come la troiona in calore che sono e mi chiedo, porcoddio, quanto cazzo vivrò ancora in questo mondo dimmerda, quanto tempo ancora dovrò sopravvivere a questa continua sollecitazione dell’incompiuto e dell’insoddisfatto, mischiando l’ansimare di godimento a quello della fatica di esistere senza dare nulla al mondo e senza variare di un millimetro il suo scorrere lento, che tanto scorrerebbe lento lo stesso e penso alla mia sempre amatissima ex moglie Vale e a quel suo modo troiesco di rientrare a casa togliendosi le mutande, accendendo una Marlboro e asciugandosi rapida un bourbon mentre si preparava la doccia, che chissà di quante sborrate secche era coperta, quella ninfomane maligna puttana e troia e divinamente crudele madonna dei cazzi, e a pensarla mi scappello e rincappello furioso, scrivendovi, con le mani bagnate di gocce limpide, voglioso di scoparvi tutti e tutte, ficcando, sbattendo, inculandovi fino a farvi schizzare piscia dalla pressione, immaginando poi le vostre mani che servono la cena e voi con quel dolorino nel retto che vi inarca appena la bocca in un sozzo sorriso al ricordo della Bestia Sovrana che vi ha montato con furia satanica, che non ne ha mai abbastanza, che non è mai appagato, che non è mai felice e che non è mai sazio, ma che rimane suo malgrado immutatamente Tazio.
Vi amo.
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Ubicazione:
Provincia busona
martedì 18 febbraio 2014
Sei considerazioni periferiche di un convalescente
1. Essenza della vita
Quand'ero bambino mi portavano in montagna. C'era un parco con un piccolo Fort Apache. Le giornate di pioggia mi impedivano di frequentarlo, ma poi un giorno venne il sole. E così, finalmente, andai a Fort Apache. Salii entusiasta la scaletta, arrivando sopra il fortino e fui accolto da uno sciame di mosche. Qualcuno era andato a cagare là sopra e la merda era ancora lì. Metafora standard, one size fits all.
2. Depressione
Ero ragazzo e quella bella signora trentenne in bikini in spiaggia litigava astiosamente col marito/fidanzato/compagno. Se c'è una cosa che non si può vedere è una litigata tra due in costume, in spiaggia. Se devi litigare, stai a casa. Non c'è motivo di fare vacanza. E non c'è motivo di essere deprimenti.
3. Stupore
Domenica, unico suo giorno libero, la Aledellapale mi ha fatto le pulizie di casa. Delle due l'una: o la casa era una merda invivibile, o la Ale si sente tanto sola. Propendo per la numero due.
4. Salute
"Va molto bene sa, non si deve preoccupare." mi dice il dottorino. Ma mi chiedo: davvero gli sembravo preoccupato? Volevo chiedergli se potevo sniffare la bamba, ma mi pareva fuori luogo.
5. Offerte
E' arrivata la prima offerta di transazione. A me pareva buona, ma la Ade dice che non se ne parla. "Cominceremo con qualche piccolo incidente per chiarire la situazione" mi dice. Voglio essere oceanico pacifico e non dare peso alla sbruffonata. La Ade è una gran figa, nota a margine.
6. Previsioni
"Ma tu" chiedo alla Ale "se volessi prenderti un periodo di vacanza, come faresti?"
"Beh" mi risponde "una delle ragazze mi sostituisce. Calcola che io sono aperta 365". Che mi era venuto da pensare ai gradi, ma invece erano i giorni.
Vorrei portarmi la Ale da qualche parte, sì.
Vorrei molto portarmela.
Quand'ero bambino mi portavano in montagna. C'era un parco con un piccolo Fort Apache. Le giornate di pioggia mi impedivano di frequentarlo, ma poi un giorno venne il sole. E così, finalmente, andai a Fort Apache. Salii entusiasta la scaletta, arrivando sopra il fortino e fui accolto da uno sciame di mosche. Qualcuno era andato a cagare là sopra e la merda era ancora lì. Metafora standard, one size fits all.
2. Depressione
Ero ragazzo e quella bella signora trentenne in bikini in spiaggia litigava astiosamente col marito/fidanzato/compagno. Se c'è una cosa che non si può vedere è una litigata tra due in costume, in spiaggia. Se devi litigare, stai a casa. Non c'è motivo di fare vacanza. E non c'è motivo di essere deprimenti.
3. Stupore
Domenica, unico suo giorno libero, la Aledellapale mi ha fatto le pulizie di casa. Delle due l'una: o la casa era una merda invivibile, o la Ale si sente tanto sola. Propendo per la numero due.
4. Salute
"Va molto bene sa, non si deve preoccupare." mi dice il dottorino. Ma mi chiedo: davvero gli sembravo preoccupato? Volevo chiedergli se potevo sniffare la bamba, ma mi pareva fuori luogo.
5. Offerte
E' arrivata la prima offerta di transazione. A me pareva buona, ma la Ade dice che non se ne parla. "Cominceremo con qualche piccolo incidente per chiarire la situazione" mi dice. Voglio essere oceanico pacifico e non dare peso alla sbruffonata. La Ade è una gran figa, nota a margine.
6. Previsioni
"Ma tu" chiedo alla Ale "se volessi prenderti un periodo di vacanza, come faresti?"
"Beh" mi risponde "una delle ragazze mi sostituisce. Calcola che io sono aperta 365". Che mi era venuto da pensare ai gradi, ma invece erano i giorni.
Vorrei portarmi la Ale da qualche parte, sì.
Vorrei molto portarmela.
giovedì 12 dicembre 2013
La Fessa della Marianna
E poi arriva quell'età, no?, quella in cui entri in Facebook e cerchi la Renata, quella per cui ti sei screpolato di seghe al Liceo, ma prima di chiederle l'amicizia esplori l'album delle foto, perchè cazzo ce ne sarà una in costume e poi eccola, tra le 923 visibili, quella a Bellaria con un moccioso in braccio, ma no non puà esser suo così piccolino e poi te ne fotti e dici, minchia, però, io alla Renata le farei un massaggio lombare con la mia pancia e allora chiedi l'amicizia e lei te la dà in due e due quattro.
Poi, una sera che non ti sei ubriacato e fatto abbastanza, ti colleghi a facebook e la Renata è in linea, ma che bello, ti assesti sulla sedia da omarino e ti concentri e fai lo spiritoso con la chat e sono le undici di sera, la Renata ti dà corda e alle tre del mattino, con una ceppa di minchia marmorea di cui non hai esitato a dargliene notizia, sai tutto della Renata, divorzio, niente figli, storie sbagliate, si masturba, ha un vibratore, dai Tazio smettila e via fino alle tre e trenta dove lei chiude che il giorno dopo c'ha da alzarsi all'alba, tu apri YouPorn, selezioni MILF, ne trovi una che ti dà un barlume di idea di Renata e sborri come un cavallo mettendoti anche due dita nel culo..
Alzi la mano chi è TOTALMENTE ESTRANEO (tecnica masturbatoria a parte) a questa cosa che ho appena scritto. La sindrome del "dobbiamo-porre-rimedio" coglie tutti, prima o poi.
"Oh, ma Renata, scoltamo, ma se io all'epoca ci avessi provato con te?" e di là "Ma tu non mi cagavi neanche" e qui un "luridatroiacazzodici che ti sbavavo sulle scarpe" ci sarebbe stato come un abitino della festa, ma no, si insiste, si ravana, si zappa e si ottiene quel sì. Sìsìsìsìsì. Perchè è ovvio: a quell'età tutti sarebbero stati con tutte e viceversa, che cazzo di scoperta. E poi l'idea che il ricordo ci renda ancora attizzanti, è irresistibile.
E allora si comincia a pianificare perifericamente l'action: "Ma passi mai per Taziopoli?" - "No Tazietto, ora sto a Renatopoli" - "Che peccato Renatina, ma magari, una sera, ci capito io a Renatopoli per un aperitivo" - "Magari Tazietto!!!!".
L'aperitivo.
Va disambiguato questo sostantivo. In questo caso non va inteso come una bevanda che solletica l'appetito culinario, ma come un checkpoint in cui si verifica se la Renata è appetibile a cul in aria. Ci si misura, ci si interroga, ci si fanno i film e più l'aperitvo è alcolico meglio è.
"Scusa Tazietto, che bello rivederti [blah blah] ma stasera [blah blah] e devo scappare…"
"Magari più tardi ci si becca su facebook Renatina"
"Non so, forse, vediamo…"
E passa la mezzanotte e ta-tac, la Renatina mi è online e allora vai, che non sono ancora in coma etilico e allora vai Taz dille che è figa da morire, dille ti avrei fatto questo e quello e quell'altro, gestisci i suoi silenzi lunghissimi, padroneggia i suoi ma dai Tazio, ma sì Renata, ma qui, ma su, ma giù, e intanto scava nei ricordi, Tazissimo, perchè la devi atterrare con un dettaglio di vent'anni fa, solo quell'insignificante dettaglio ti assicurerà la credibilità e un paio di caselle verso la sua fica frolla.
"Non mi dimenticherò mai l'effetto di quel vestito grigio [7 ore di dettagli], specie quando lo portavi senza reggiseno".
Victuar.
Vittoria.
Ma dai!, era il mio preferito!, mi faceva sentire così figa!, ma che roba che te lo ricordi!, tu sei figa Renatina, sapessi che tronco di sequoia che c'ho, ma Tazio!!!!!, ma Renata, t'avrei schiantata nel cesso mangiandoti la fica appoggiata al lavandino coi collant e le mutande arrotolati alle caviglie, Tazio che caldo, vedessi che cazzo mi sto menando Renatina, oddio Tazio ti prego non posso ho il mio nipotino da me stanotte, vorrei leccarti il culo Renatina, dio Tazio non posso AVERE VOGLIA stasera (esilarante).
Ore, ore, ore, ore, ore.
Ma scusate amici, ma soprattutto amiche.
Ma siam veramente convinti che l'andare a puttane sia così deprecabile?
Economicamente, fatti due conti, no.
Renata amore!!!!! Fammi leccare la Fossa delle Marianne!!!!!
No, dai, Tazio, no.
Ci becchiamo su facebbok dopo?
Non so, forse.
Massì, anche.
Poi, una sera che non ti sei ubriacato e fatto abbastanza, ti colleghi a facebook e la Renata è in linea, ma che bello, ti assesti sulla sedia da omarino e ti concentri e fai lo spiritoso con la chat e sono le undici di sera, la Renata ti dà corda e alle tre del mattino, con una ceppa di minchia marmorea di cui non hai esitato a dargliene notizia, sai tutto della Renata, divorzio, niente figli, storie sbagliate, si masturba, ha un vibratore, dai Tazio smettila e via fino alle tre e trenta dove lei chiude che il giorno dopo c'ha da alzarsi all'alba, tu apri YouPorn, selezioni MILF, ne trovi una che ti dà un barlume di idea di Renata e sborri come un cavallo mettendoti anche due dita nel culo..
Alzi la mano chi è TOTALMENTE ESTRANEO (tecnica masturbatoria a parte) a questa cosa che ho appena scritto. La sindrome del "dobbiamo-porre-rimedio" coglie tutti, prima o poi.
"Oh, ma Renata, scoltamo, ma se io all'epoca ci avessi provato con te?" e di là "Ma tu non mi cagavi neanche" e qui un "luridatroiacazzodici che ti sbavavo sulle scarpe" ci sarebbe stato come un abitino della festa, ma no, si insiste, si ravana, si zappa e si ottiene quel sì. Sìsìsìsìsì. Perchè è ovvio: a quell'età tutti sarebbero stati con tutte e viceversa, che cazzo di scoperta. E poi l'idea che il ricordo ci renda ancora attizzanti, è irresistibile.
E allora si comincia a pianificare perifericamente l'action: "Ma passi mai per Taziopoli?" - "No Tazietto, ora sto a Renatopoli" - "Che peccato Renatina, ma magari, una sera, ci capito io a Renatopoli per un aperitivo" - "Magari Tazietto!!!!".
L'aperitivo.
Va disambiguato questo sostantivo. In questo caso non va inteso come una bevanda che solletica l'appetito culinario, ma come un checkpoint in cui si verifica se la Renata è appetibile a cul in aria. Ci si misura, ci si interroga, ci si fanno i film e più l'aperitvo è alcolico meglio è.
"Scusa Tazietto, che bello rivederti [blah blah] ma stasera [blah blah] e devo scappare…"
"Magari più tardi ci si becca su facebook Renatina"
"Non so, forse, vediamo…"
E passa la mezzanotte e ta-tac, la Renatina mi è online e allora vai, che non sono ancora in coma etilico e allora vai Taz dille che è figa da morire, dille ti avrei fatto questo e quello e quell'altro, gestisci i suoi silenzi lunghissimi, padroneggia i suoi ma dai Tazio, ma sì Renata, ma qui, ma su, ma giù, e intanto scava nei ricordi, Tazissimo, perchè la devi atterrare con un dettaglio di vent'anni fa, solo quell'insignificante dettaglio ti assicurerà la credibilità e un paio di caselle verso la sua fica frolla.
"Non mi dimenticherò mai l'effetto di quel vestito grigio [7 ore di dettagli], specie quando lo portavi senza reggiseno".
Victuar.
Vittoria.
Ma dai!, era il mio preferito!, mi faceva sentire così figa!, ma che roba che te lo ricordi!, tu sei figa Renatina, sapessi che tronco di sequoia che c'ho, ma Tazio!!!!!, ma Renata, t'avrei schiantata nel cesso mangiandoti la fica appoggiata al lavandino coi collant e le mutande arrotolati alle caviglie, Tazio che caldo, vedessi che cazzo mi sto menando Renatina, oddio Tazio ti prego non posso ho il mio nipotino da me stanotte, vorrei leccarti il culo Renatina, dio Tazio non posso AVERE VOGLIA stasera (esilarante).
Ore, ore, ore, ore, ore.
Ma scusate amici, ma soprattutto amiche.
Ma siam veramente convinti che l'andare a puttane sia così deprecabile?
Economicamente, fatti due conti, no.
Renata amore!!!!! Fammi leccare la Fossa delle Marianne!!!!!
No, dai, Tazio, no.
Ci becchiamo su facebbok dopo?
Non so, forse.
Massì, anche.
mercoledì 4 dicembre 2013
I swear I won't tease you, won't tell you no lies
I swear I won't tease you
Won't tell you no lies
I don't need no bible
Just look in my eyes
I've waited so long baby
Out in the cold
I can't take much more time
I'm trying my goal
I want to use you…
Won't tell you no lies
I don't need no bible
Just look in my eyes
I've waited so long baby
Out in the cold
I can't take much more time
I'm trying my goal
I want to use you…
Tazio's production
Riflessioni professionali di un designer free lance consumato
Cazzo che giornate che van via eh?
Sole, freddo, ma bello.
Ma poi neanche tanto freddo, dai.
Rinchiuso nella mia tana tettanea a disegnare con la mia batteria di fidi Mac a protezione da tutto, la musica, i piedi nudi sul pavimento tavolaceo di Maxacea gratitudine, tutto pulito, scarno, rifatto, tutta un'epoca che diventa contemporanea, ma che bello tirarsi dei cannoni di Navarone e produrre, produrre con serenità, qui, nella Tana Taziea, tirare linee e forme e pensare che mi voleva questo ritorno alla base, alle origini, alle cose semplici da trattare come enormi, come se fossero le cose del Primo Cliente Importante, ma che bello fare il free lance, ma che bello il mio uccellone che penzola libero sotto la felpa blackblock, ai limiti del corallo che copre (ma è la penna grafica che svela, Giulia amore perduto), ma che bello ricevere una mail da New York da un amico che dice cazzomerda Tatsioh, ma quando minchia vieni che ho aperto una gallery e possiamo fare cose turche nel Village e io guardo fuori, mentre furoreggia Tom Waits nell'aere perso e mi dico, con coscienziosa maturità, ma a me che cazzo me ne frega di tornare a New York che qua c'ho tutto, pure la vista guardona sul terrazzo di là, a settantanovevirgolatrentasette metri che mi comprerò un cannocchiale per spiare quella milf stagionata, la prossima estate, tirandomi seghe come un falegname cocainomane masochista e sadico?
Che bel cazzo che ho, con quella venona che si gonfia quando sta per diventarmi duro, con quella venona che non ha lasciato indifferente nessuna, ma che bel cazzo che c'ho.
E che bel buco del culo sensibile e gonfio di voglia di carne nera e di Africa puzzolente perchè sappi, amiconewyorkesegallerato, che se culo muovesi esso dirigesi verso continente nero, che il mio amico Maurice, che sento, mi manca un bel pò.
Certo, facendo così non startappo di sicuro, ma devo essere sagace come uno stercorario e pensare alla mia banale palletta di merda senza farmi traviare da potenzialmente appetitose pallone di merda altrui non desiderate dai proprietari e mi spiace per Hip, ma attualmente vorrei dedicarmi al mio benessere interiore, ergo a infilarmi nel culo cazzi gonfiabili finchè non piscio dall'eccitazione col cazzo duro e in questa nobile pratica non vedo spazio per pallone di merda altrui, me ne dolgo, ma non me ne pento.
La notte tinge il cielo provinciale.
Il lavoro fila liscio.
Sono fumato come un salmone norvegese, ma questo non obnubila la mia visuale.
Vualà, Simply Red, manco a farlo apposta.
Disegnare.
Sole, freddo, ma bello.
Ma poi neanche tanto freddo, dai.
Rinchiuso nella mia tana tettanea a disegnare con la mia batteria di fidi Mac a protezione da tutto, la musica, i piedi nudi sul pavimento tavolaceo di Maxacea gratitudine, tutto pulito, scarno, rifatto, tutta un'epoca che diventa contemporanea, ma che bello tirarsi dei cannoni di Navarone e produrre, produrre con serenità, qui, nella Tana Taziea, tirare linee e forme e pensare che mi voleva questo ritorno alla base, alle origini, alle cose semplici da trattare come enormi, come se fossero le cose del Primo Cliente Importante, ma che bello fare il free lance, ma che bello il mio uccellone che penzola libero sotto la felpa blackblock, ai limiti del corallo che copre (ma è la penna grafica che svela, Giulia amore perduto), ma che bello ricevere una mail da New York da un amico che dice cazzomerda Tatsioh, ma quando minchia vieni che ho aperto una gallery e possiamo fare cose turche nel Village e io guardo fuori, mentre furoreggia Tom Waits nell'aere perso e mi dico, con coscienziosa maturità, ma a me che cazzo me ne frega di tornare a New York che qua c'ho tutto, pure la vista guardona sul terrazzo di là, a settantanovevirgolatrentasette metri che mi comprerò un cannocchiale per spiare quella milf stagionata, la prossima estate, tirandomi seghe come un falegname cocainomane masochista e sadico?
Che bel cazzo che ho, con quella venona che si gonfia quando sta per diventarmi duro, con quella venona che non ha lasciato indifferente nessuna, ma che bel cazzo che c'ho.
E che bel buco del culo sensibile e gonfio di voglia di carne nera e di Africa puzzolente perchè sappi, amiconewyorkesegallerato, che se culo muovesi esso dirigesi verso continente nero, che il mio amico Maurice, che sento, mi manca un bel pò.
Certo, facendo così non startappo di sicuro, ma devo essere sagace come uno stercorario e pensare alla mia banale palletta di merda senza farmi traviare da potenzialmente appetitose pallone di merda altrui non desiderate dai proprietari e mi spiace per Hip, ma attualmente vorrei dedicarmi al mio benessere interiore, ergo a infilarmi nel culo cazzi gonfiabili finchè non piscio dall'eccitazione col cazzo duro e in questa nobile pratica non vedo spazio per pallone di merda altrui, me ne dolgo, ma non me ne pento.
La notte tinge il cielo provinciale.
Il lavoro fila liscio.
Sono fumato come un salmone norvegese, ma questo non obnubila la mia visuale.
Vualà, Simply Red, manco a farlo apposta.
Disegnare.
venerdì 15 novembre 2013
Desaparecidos
E poi, a un tratto, torna Momi.
Ciao, ciao, ma tu pensa a 'sta gente, compreso Gumbàcostafrate, che stanno fuori di casa per giorni e poi tornano, cazzo faranno e mentre penso 'sta cosa, ficcanasando di fantasia su dove cazzo sia stato il Momi e su dove cazzo continua a essere il Costa e il Vosco e la Alina e il Mercatoneuno tutto, il magrebino si denuda per andare a fare una doccia e minchia raga, c'ha un culo da poesia, il cazzo circonciso con una bellissima cappella più chiara e si depila, ma non a pelle, a barba quindici. Che bel maschio, mi fa tirare la minchia, ma mica posso spogliarmi e andare in doccia con lui, anche se per i magrebini si sa, ciugust is megl che uan, spessissimo, ma sono troppo spina per allargarmi qui.
Certo che la situazione è in blocco, diciamocelo.
Pensavo di arrivare qui e fondermi nella fica bavosa e invece faccio la Penelope che dipana la pelle di minchia chiuso nella palazzina sovietica. Per l'amor di dio, nessuno mi ha chiuso dentro, ma con sto freddo e 'sta pioggia, di uscire per andare sarcazzo da solo non c'ho veramente i coglioni.
La Eva non porta le calze e calza delle calzature domestiche impossibili, parto della mente di un boiardo del KGB ubriaco di vodka, da quanto fanno cagare. Però mette lo smalto e cura le unguline e ciò è buonissima cosa. Peccato che per le estive Lo Smalto, quello con le maiuscole, sia un bianco perlato che mi fa tanto terapia della riabilitazione.
Però le glasserei volentieri l'interno dita, non fosse che sono troppo spina e non ho capito un cazzo degli equilibri e non mi muovo.
La Iza oggi è MIA, missed in action, o al massimo KIA, Killed in Action, desaparecida, forse indaffarata a suggere 1.000 euro a qualche italiano mandrillo idiota.
Chissà se la Eva sa che la Iza troieggia. Boh. Magari troieggia anche lei, chi lo sa.
In slip bianchi Momi è una scultura sulla quale ammazzarsi di seghe.
Mi chiede cosa faccio stasera, ma non per proporsi, per tentare uno straccio di conversazione. Il fatto è che non ne ho idea e lui dice ok, vedrai che tra un po' il Costa arriva, tranquillo. Ah beh, tranquillo son tranquillo, specie finchè non arriva il Costa.
Beh raga, ve lo dico. O qui si sblocca o scendo in garage, prendo il Merzedesone e taglio l'angolo. Mi sembra di essere qui da sei mesi. E continua a non sbloccarsi.
Ma dove cazzo sono tutti?
Ciao, ciao, ma tu pensa a 'sta gente, compreso Gumbàcostafrate, che stanno fuori di casa per giorni e poi tornano, cazzo faranno e mentre penso 'sta cosa, ficcanasando di fantasia su dove cazzo sia stato il Momi e su dove cazzo continua a essere il Costa e il Vosco e la Alina e il Mercatoneuno tutto, il magrebino si denuda per andare a fare una doccia e minchia raga, c'ha un culo da poesia, il cazzo circonciso con una bellissima cappella più chiara e si depila, ma non a pelle, a barba quindici. Che bel maschio, mi fa tirare la minchia, ma mica posso spogliarmi e andare in doccia con lui, anche se per i magrebini si sa, ciugust is megl che uan, spessissimo, ma sono troppo spina per allargarmi qui.
Certo che la situazione è in blocco, diciamocelo.
Pensavo di arrivare qui e fondermi nella fica bavosa e invece faccio la Penelope che dipana la pelle di minchia chiuso nella palazzina sovietica. Per l'amor di dio, nessuno mi ha chiuso dentro, ma con sto freddo e 'sta pioggia, di uscire per andare sarcazzo da solo non c'ho veramente i coglioni.
La Eva non porta le calze e calza delle calzature domestiche impossibili, parto della mente di un boiardo del KGB ubriaco di vodka, da quanto fanno cagare. Però mette lo smalto e cura le unguline e ciò è buonissima cosa. Peccato che per le estive Lo Smalto, quello con le maiuscole, sia un bianco perlato che mi fa tanto terapia della riabilitazione.
Però le glasserei volentieri l'interno dita, non fosse che sono troppo spina e non ho capito un cazzo degli equilibri e non mi muovo.
La Iza oggi è MIA, missed in action, o al massimo KIA, Killed in Action, desaparecida, forse indaffarata a suggere 1.000 euro a qualche italiano mandrillo idiota.
Chissà se la Eva sa che la Iza troieggia. Boh. Magari troieggia anche lei, chi lo sa.
In slip bianchi Momi è una scultura sulla quale ammazzarsi di seghe.
Mi chiede cosa faccio stasera, ma non per proporsi, per tentare uno straccio di conversazione. Il fatto è che non ne ho idea e lui dice ok, vedrai che tra un po' il Costa arriva, tranquillo. Ah beh, tranquillo son tranquillo, specie finchè non arriva il Costa.
Beh raga, ve lo dico. O qui si sblocca o scendo in garage, prendo il Merzedesone e taglio l'angolo. Mi sembra di essere qui da sei mesi. E continua a non sbloccarsi.
Ma dove cazzo sono tutti?
mercoledì 24 luglio 2013
La fabbrica delle ideone
E lui sta là, con le ciabattazze di gomma, la mutanda col pacco barzotto, a torso nudo, seduto a rovescio sulla sedia, sbevazzando una Moretti Baffo D'Oro, declamando la sua versione di latino.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"
Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.
"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore" dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"
E, in effetti, non posso dissentire.
"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"
In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.
"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"
Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"
Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.
E parla a cannone, forse anche per via del medesimo dianzi fumato.
"Minghiaoh Taz te ci devi penzare a 'stu fatt chettoddett perchè quell stanno alla canna del gaz che c'hanno segueshtrato tutt e allora io e te, bell bell, ce ne partiamo e andiamo a Praca ci facciamo il servizietto che ci dobbiamo fare, intashchiamo la paglia e bell bell ce ne torniamo a cas, ascolta a mme Taz"
Il bel Costa mi sta proponendo una cosetta da niente, una cosa legalissima soprattutto, ma non so se più legale che qualitativamente illustre, allo stato attuale della mia carriera martoriata. Mi sta proponendo di andare in subappalto ad una "casa di produzione" italiana che fa, ovviamente, film porno in Repubblica Ceca, alla quale per una serie di sciagurate circostanze che non ho capito e non voglio nemmeno capire, la Polizia Ceca gli ha sequestrato tutto l'armamentario e loro devono andare in consegna e mi par di capire che il cliente non sia Papa Francesco.
"Minghiaohtazz! Sò soldi buuoni e ci pagano cash appena finitooo!"
"Eh no amore" dico io a quel punto "quelli semmai (e dico semmai) ci pagano cash il 70% all'ingaggio e il 30% alla chiusura, mica sono Taddeo il papero babbeo Costaz"
"E vabbeh vabbeh ci si metteva d'accordo che quell c'hanno l'acqua al culo"
"Alla gola, non al culo. Hanno la cacca al culo e l'acqua alla gola"
"Noh Tazz, quelli c'hanno la cacca alla gola"
E, in effetti, non posso dissentire.
"E cosa conteresti di portare là?" chiedo, incuriosito del sopraffino livello di pianificazione.
"Ci portavo la Sony e la 5d con lo stabilizzatore toracico, tre banchi luce, un paio di direzionali e il minitraccher con un mic cuffiato in camera"
"Sti cazzi, Costaz. A parte che lo stabilizzatore è addominale e non toracico, che mica siamo cardiologi, ma poi puttanazzozza mi dici che cazzo di imballo dobbiamo fare? Quelli in aereo ci sfasciano tutto eh"
"Ma guale aerio aTtazz, ci andiamo con la macchina! E mica sono sgemo"
In macchina. A Praga. In agosto. Con 30.000 euro di roba non nostra che il Costa prenderebbe "a prestito" dall'agenzia di cui io, per pura coincidenza, sarei pure uno dei soci. A girare un pornazzo per dei delinquenti trattenuti in loco che lo devono consegnare a dei delinquenti ancor più delinquenti di loro. Mi pare che sia la madre di tutte le idee.
"Eppoi Taz, una vaganzina non ge la vogliamo meritare?"
"In galera dici?"
"Ma ghe galera Taz, in Cegoshlovacchia il porno è pubblico!!! E c'è fica a fottere cazzommerd"
"Legale, non pubblico. Ciò che è meno legale di sicuro è quello che hanno fatto gli amichetti tuoi, visto che li hanno messi in armadio"
"Ma è un disquito, vedevi che ci si accordano di chiarimenti"
Un piano entusiasmante.
"Ma senti Neanderthal, le "attrici" sono maggiorenni vero?"
"Minghia nesò Taz"
"Ecco Coccobbello: è bene che di minchie ne vieni a sapere, perchè io a lavare cessi nelle patrie galere dei prussiani non ci penso nemmeno"
"E mi ci informo, mi ci informo, tuttappost Taz"
Costa è come un fratello per me.
Quello scemo, magari, ma pur sempre un fratello.
In ogni caso sono soldi, raga. Rapidi e puliti. Un lavoretto da due giorni max.
Sempre che non ci arrestino, ovviamente.
O ci uccidano, anche.
Eh.
mercoledì 22 maggio 2013
Acta non verba
Hellow.
Qui il problema è di una semplicità disarmante.
E' dal 9 di aprile che bighellono per il Continente Nero, anche se mi sembra ieri che partivo per Casablanca. Ergo sto raggranellando con rapidità i due mesi. Ergo sto spendendo danaro da due mesi. Ergo se non assumo un antiemorragico presto mi dissanguerò totalmente ed andrò a mendicare da qualche parte, cosa che non mi arrapa per nulla.
Per cui, ieri, con pazienza, metodo e applicazione, ho preparato un mio bel curriculum in formato spedibile via posta elettronica.
Perchè alla fine, amisgi, qui le cose bisogna dirsele. Parigi è evaporata come un bicchiere di brandy versato su una bistecchiera rovente, Londra è scivolata nel cesso come uno stronzo cagato in un water di porcellana finissima appena ripassata col Cif Ammoniacal, l'ipotesi Ruggi, per quanto ricca di mille risvolti allettanti, è anche ricca di mille svantaggi che, in questa fase della mia buffa esistenza, non sono disponibile a gestire.
Per cui curriculum.
Curriculum, Internet, indirizzi mail e via.
Ho spedito a dodici agenzie, molto famose e non, di: Johannesburg, Cape Town e Durban.
E' stata una decisione presa un po' così, tra il ci credo ma anche no, tra il sì dai ma anche no, perchè io, alla fine, qui ci sto da dio e l'idea di trasferirmi in Sudafrica un po' mi turba, ma qui ho imparato che prima del tempo non ci si preoccupa mai.
Mi sento meglio.
Qui il problema è di una semplicità disarmante.
E' dal 9 di aprile che bighellono per il Continente Nero, anche se mi sembra ieri che partivo per Casablanca. Ergo sto raggranellando con rapidità i due mesi. Ergo sto spendendo danaro da due mesi. Ergo se non assumo un antiemorragico presto mi dissanguerò totalmente ed andrò a mendicare da qualche parte, cosa che non mi arrapa per nulla.
Per cui, ieri, con pazienza, metodo e applicazione, ho preparato un mio bel curriculum in formato spedibile via posta elettronica.
Perchè alla fine, amisgi, qui le cose bisogna dirsele. Parigi è evaporata come un bicchiere di brandy versato su una bistecchiera rovente, Londra è scivolata nel cesso come uno stronzo cagato in un water di porcellana finissima appena ripassata col Cif Ammoniacal, l'ipotesi Ruggi, per quanto ricca di mille risvolti allettanti, è anche ricca di mille svantaggi che, in questa fase della mia buffa esistenza, non sono disponibile a gestire.
Per cui curriculum.
Curriculum, Internet, indirizzi mail e via.
Ho spedito a dodici agenzie, molto famose e non, di: Johannesburg, Cape Town e Durban.
E' stata una decisione presa un po' così, tra il ci credo ma anche no, tra il sì dai ma anche no, perchè io, alla fine, qui ci sto da dio e l'idea di trasferirmi in Sudafrica un po' mi turba, ma qui ho imparato che prima del tempo non ci si preoccupa mai.
Mi sento meglio.
giovedì 16 maggio 2013
Sold out
Ecco qui la sintesi dell'esperienza. Millesettecentosettanta chilometri a ridosso dei confini della Mauritania, del Mali, costeggiando il il Ghambia orientale, spingendomi a sud sino ai confini della Guiné-Bissau, risalendo per attraversane i confini del Ghambia, attraversandolo, per uscirne e rientrare in Sénégal, prolungando il tragitto per poi rientrare a Dakar, al Libellule.
Cos'ho visto? Cos'ho vissuto? Tante cose. Sicuramente troppe di inspiegabili.
A Saint Louis il nostro spaccino mi ha offerto ad un prezzaccio-solo-le-prime-dieci-telefonate una Tokarev TT-33 con cento colpi e due caricatori, che ho comperato. Per dire a Ninà fidati, sono un uomo vero e anche per lottare prima di morire, in caso occorresse.
Ho visto serpenti e foreste, deserto, aree umide, ho annusato odori mai annusati, ho dormito dentro a delle stalle, nella merda, nei letti, in un albergo, ho mangiato di tutto, senza chiedere, senza dare parola agli occhi preoccupati dell'africana pentita mia guida, mi è venuta la dissenteria, la febbre altissima, ho dovuto far guidare lei serrando la Tokarev vicina ai coglioni, provando paura, ma anche la voglia che l'evento serio, quello concreto, quello vero, quello definitivo, si verificasse.
E poi, attraversando il Ghambia, mi sono sentito meglio.
Dopo più di un migliaio di chilometri si è intonata al diapason la blue note. Molto meno entusiasmante di quanto mi attendessi, inutile a comporre un incredibile boogie, ma utile a capire una cosa certa e netta: la zavorra va lasciata a terra, poichè fa consumare inutilmente e rallenta.
Bravo Taz, finalmente, dirà qualcuno o qualcuna, ma anche no.
Certo, bravo, bella visione, ma quello che è sorprendente è che ho capito che la zavorra che va lasciata a terra non è quella che viene dal passato, ma quella che ci attendiamo venire dal futuro, credendo che sia salvifica e benefica per noi.
Tra Dioumbel e Thies, oramai a casa a Dakar, ho guardato Ninà che dormiva.
Gratitudine, necessità di sdebitarmi, pulsione di ringraziarla? No, thanks.
Ho deciso che l'avrei riportata dove l'ho presa, rimandola a dormire nel suo letto perchè io non le devo niente.
Semmai è lei che deve qualcosa a me, dato che le ho mostrato il paese del cazzo in cui vive, mantenendola ogni giorno.
Ma lei ha già dato, ed io ho ancora tratti umani, alla fine.
Venderò la Tokarev (insanguinata chissà dove) tramite Maurice e anche la macchina e riprenderò a girare in auto di gruppo, forse me ne andrò, prenderò un aereo verso sud, verso nord, verso est o verso ovest, ma comunque ed in ogni caso senza zavorra prenotata o ansiosa di prenotarsi, perchè il Tazio ha chiuso i portelli ed è al completo.
Per sempre.
Ed è cosa buona e giusta, a questo punto della mia vita.
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