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Visualizzazione post con etichetta Madame Inquieta. Mostra tutti i post
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martedì 16 aprile 2013

Dernière nuit in Casa

Eccoci qui, di fronte all'ultima notte a Casablanca.
Domani sera sarò in aeroporto e poi via, a Dakar, nel cuore della noche. Della mattina, veramente, che arrivo attorno alle due.
Avevo proposto a Massoud una cenetta romantica, ma il maschione ha degli impegni. Bah, peggio per lui. La sua puttana da domani non ci sarà più e lui rimpiangerà a morte il mio liscissimo e vorace culo sudamericano.

Oggi, così per scrupolo, ho acceso il parlàfono. E vi ho trovato dentro un messaggio della Milly, cosa davvero straordinaria. Inquieta è morta. Giovedì c'è il suo funerale, ma io sono un po' fuori mano, giovedì, per fortuna. Incredibile come la notizia non mi abbia mosso nessuna emozione. Mi fa piacere non avere avuto emozioni, non mi scompone che sia morta.

E su quest'onda di umanità profonda che mi ha travolto ho pensato che se anche morisse la Milly, probabilmente, non avrei emozioni. Ma forse sì. Ma non lo so.
Boh.

Parlando di cose veramente serie, invece: stasera folleggio con le prostitute, così per cambiare. E sono in forte imbarazzo: maschietti, giovani pulzelle o la collaudatissima e meritevole Dalila? Il buonsenso che mi guida costantemente dice che sarebbe cosa  giusta assaggiare ciascuna di queste prelibatezze, che da domani Morocco stop, che vado nell'Africa Nera dalla fica nera.

Finalmente.

domenica 6 maggio 2012

La riottosa Inquieta


“Come vedi, Tazio adorato, le tue osservazioni godono di grande considerazione in questa Casa” e sorseggia dello champagne guardandomi. E’ assolutamente vero. In un lampo le cose hanno cominciato a cambiare. Le Musiciste, ad esempio, che ci sono anche questa sera. La variante dell’illuminazione della casa con sole candele. La luce elettrica il sabato sera è bandita, d’ora in poi, mi dice. Mi piace. Molto.
“Come l’ha presa Inquieta relativamente all’esilio dal Salone Principale?” chiedo.
“Molto male. Non vedi? Nemmeno questa sera è venuta. E’ arrabbiata con me.”
 “Quella vecchia troia stronza mi fa incazzare” sibila con gli occhi che fiammeggiano cattiveria.
“Beh, esiste sempre il libero arbitrio, Milly. E poi, se il piacere derivava esclusivamente dal dominio incontrastato del salone più grande della casa, può sempre affittare un hangar da qualche parte.”
Sorride. Poi si fa seria.
“Ma se crea voci di disturbo in giro, la cosa comincia a non piacermi”
La Vecchia parla male di Milly, quindi. Sobilla e fomenta. E’ proprio incazzata, non c’è che dire.
“Vedrò cosa posso fare, Milly. Magari le dono una giovane vogliosa di mani ossute che la perlustrino. Forse quello potrebbe farle tornare il buonumore”
Milly sorride sozza.
“Anche il tuo cazzo nel culo le farebbe tornare il buonumore” sussurra lenta a un millimetro dal mio orecchio, strizzandomi la natica con vigore piacevole.
“Sono a disposizione” aggiungo senza tentennamenti.
“Anche con le mani legate e mascherato?” incalza allungando la mano lungo il solco delle mie natiche.
“Certo, se non vuoi che lei sappia che sono io” aggiungo con incomprensibile coraggio.
“E sapresti tacere senza emettere mai una nota vocale che possa farti riconoscere?”
“Sì”
“Ti stai sacrificando molto per questa casa, Tazio… “ sussurra infida con un sorriso maligno.
“Entro i miei limiti, Milly, solo entro i miei limiti che conosci bene” sottolineo memore del passato.
 Mi accarezza la nuca e mi dice che sono bellissimo.
“Più tardi ti farò vedere una cosa che ti entusiasmerà” sussurra sorridente.
Sento odore di zolfo e caramello.

mercoledì 18 aprile 2012

Pelle russa


Scopro da subito, dalla stessa Milly, che la mia performance in onore delle Madame Agè della Casa è rimandata a data da destinarsi per assenza di buona parte delle Madame Agè stesse. Ne prendo atto confermando la mia disponibilità, purché sia di martedì. Milly riflette e indaga sulla possibilità di organizzare un matinée ed io rispondo che va programmato per tempo e che sì, sarei disponibile.
“Ci sarebbe più tranquillità e si sentirebbero tutte più a loro agio nell’esprimersi” mi soffia con un sorriso affilato. Visualizzo immediatamente un groviglio di corpi appassiti, alcuni Magic Wand ed io in azione.
Interessante.

Raggiungo il Salone, dominio incontrastato di Madame Inquieta. Lei siede sul divano, vestita a lutto, accarezzando i capelli ad una Collare Nero nuda che, accoccolata, le poggia il capo sulle gambe. Sul tappeto, davanti ai suoi piedi, due Collare Rosso sono impegnate in un sessantanove non particolarmente pregevole. Alle spalle di Inquieta, in piedi, dietro al divano, Svetlana. Un’atmosfera molto concentrata.
Lungo il lato aperto dei tre divani disposti a ferro di cavallo sosta un signore distinto, che regge un bicchiere di scotch. Sul divano di destra una coppia mai vista. Su quello di sinistra il Vecchio Giudice si masturba.
Saluto con un inchino del capo Inquieta che risponde con un inchino.
Nell’aria il mugolare gaudente delle due frocette.

Raggiungo Svetlana e mi metto a fianco a lei, ma in posizione appena arretrata, molto vicino. Veste un abito al ginocchio, nero, senza maniche, accollato. Perché se Inquieta è a lutto, anche Svetlana è a lutto. Dal giromanica escono le spalle muscolose, rotonde. E poi i bicipiti, ben pronunciati. Bianchissima. Sul collo i capelli rasati, come incipit di quella capigliatura da maschio adolescente anni sessanta. Non muove un muscolo. Eppure le sono appena dietro. Mi avvicino e le annuso il collo, ottenendo come effetto una piega della testa in senso opposto al punto in cui il mio naso odora. Difficile interpretarlo. Può significare fastidio oppure una distensione che invita ad annusare.

Le mani di Inquieta percorrono lievissime la nudità della Collare Nero. Ne saggia i turgori attraverso i guanti di pizzo nero. La palpa lenta, la accarezza, la tocca. E la Collare Nero si muove appena, agevolando l’accesso ai luoghi su cui la mano di Inquieta si muove.
Poi un pianto animale spacca l’aria morta. Una delle due bestioline sul tappeto comincia a venire. E per simpatia, come negli esplosivi, nell’arco di qualche secondo anche la seconda viene. Ed intonano un pianto a cappella, breve, per poi scivolarsi addosso e baciarsi. Il Vecchio Giudice ne richiede una a sostegno orale della sua azione manuale. L’altra si inginocchia, indicando a quel modo di essere a disposizione di chiunque.

Il signore in piedi raggiunge la coppia sul divano e fa un cenno Kill Bill con la mano alla Sorella spaiata. Si abbassa la cerniera e alla ragazza è presto chiaro il suo compito. La coppia osserva la suzione di quel membro, già duro, senza emettere un fiato. Inquieta guida la Collare Nero a stendersi di schiena sulle sue gambe e ad abbandonarsi a gambe aperte al palpeggio intimo in guanti di pizzo.

Appoggio la mano sulle natiche di Svetlana, palpandola lento. Non un movimento, non una reazione. Si lascia toccare, strizzare, accarezzare. Un culo sodo come il marmo, muscoloso. Immagino che strette deliziose possa donare, tra quelle natiche tonde. Rimane dritta, le mani incrociare sul davanti, senza muovere un muscolo. Salgo con la mano, percorrendole la spina dorsale, per arrivare al collo e stringerglielo, da dietro. Poi, scendendo, trascino con me la cerniera, denudandole discreto la schiena, scoprendo che non indossa reggiseno. Entro nell’abito, saggiando la muscolatura della schiena e la morbidezza della pelle sottile. Indossa mutande anni cinquanta, a vita alta, polka dot, nere e trasparenti. Poi a un tratto, inaspettatamente, Inquieta dice a voce alta “Svetlana, ci ritiriamo”. Le chiudo immediatamente la cerniera.

“Buona notte Tazio” dice Inquieta senza voltarsi. “Buona notte Madame” rispondo, mentre incrocio lo sguardo torvo e attraente della mascolina russa che aiuta l’anziana madama ad alzarsi.
Penso in un lampo elettrico a cosa può succedere tra quelle due in privato e, guardandola accompagnare Inquieta alla porta, realizzo di avere bisogno di masturbarmi.

mercoledì 21 marzo 2012

Madame Inquieta e l’elaborazione del lutto


Il 10 di gennaio, senza nessuna avvisaglia precedente, è mancato l’Ammiraglio, Signor Marito di Madame Inquieta. Un infarto lo ha stroncato mentre leggeva il giornale sul divano di casa, al mattino. La morte che ciascuno dovrebbe meritare, credo. Mi spiace, non lo sapevo.
Inquieta era totalmente in nero, ieri sera. Allacciata dal mento alla punta delle scarpe.
Abbiamo sorseggiato dell’Armagnac ed abbiamo chiacchierato.

“Ne parlo estesamente con voi per la prima volta, Tazio. Trovo che la tragedia di perdere la persona con cui si sono condivisi tanti anni di vita sia resa ancor più insopportabile dal gracchiare fatuo di quegli oracoli che esortano ad ‘elaborare il lutto’. Provo orrore per questo concetto. Sia sotto il profilo linguistico, sia sotto il profilo concettuale. Pare quasi che il lutto sia un semi lavorato industriale che, se opportunamente smerigliato e lucidato, può divenire un oggetto accettabile, quando non diviene addirittura un oggetto gradevole. La trovo un’idiozia ottusa. Sgradevole.”

“Concordo con voi Madame. D’altra parte, vi è dell’orrore anche nell’affermare crudo che ad un lutto si può sopravvivere solo con la rassegnazione e l’abitudine al mutato assetto. Credo che, da qualunque lato lo si osservi, un lutto conduca solo all’orrore. Però concordo: quel neologismo è orrendo sia nel conio che nella sua indiscriminata diffusione. In questo senso credo non vi chiederò come state, Madame, perché non vorrei aggiungere ulteriori stupidità a quelle che già avrete, sino ad ora, dovuto sopportare”

E mi sorride appena, da un angolo della bocca, guardandomi senza muovere la testa, solo girando gli occhi.
Mi trattengo a lungo. Chiacchieriamo molto. Le chiedo molti consigli ed informazioni, che Madame centellina con attenzione, dandomi l’indicazione da seguire per ottenere la risposta. Che regolarmente ho ricavato da solo, senza che lei la pronunciasse, assumendo che l’assenza di smentita ne fosse la conferma.
E’ l’arte del salotto. E’ l’arte del potere che deriva dalla conoscenza.

Ora Inquieta vive con Svetlana, una ragazza russa di ventisette anni, che ha accettato di farle da badante con estensioni speciali dell’incarico. Svetlana è una bella ragazza, sessualmente attraente, molto mascolina, dai corvini capelli cortissimi e dagli azzurrissimi occhi siberiani, atletica, muscolosa. Apprendo che pratica il kickboxing e ne trovo conferma negli sviluppatissimi bicipiti, visibili grazie all’assenza di maniche nel sobrio tubino nero che indossava. Per Svetlana è stato sicuramente interessante abbandonare il lavoro da cameriera ed alcune mansioni nella Casa per passare agli agi offerti dal trattamento economico e dalla sistemazione lussuosa a casa di Inquieta. Certo, vi sono quelle estensioni dell’incarico, ma pare che Svetlana non abbia ingombranti moralità con le quali fare i conti di fine giornata.

Mentre Madame Inquieta mi rende edotto dei dettagli che ho appena citato, Svetlana sosta in piedi accanto al divano.
“Ha dei bellissimi seni” mi dice Inquieta con voce trasognata, voltando il capo in direzione della ragazza.
Svetlana gira solamente gli occhi di ghiaccio verso Madame, abbozzando un micro sorriso.
Estensioni speciali dell’incarico.
Sento odore di zolfo e in bocca mi si materializza un intenso sapore di caramello appiccicoso.
No. Inquieta non ha bisogno di essere esortata ad elaborare il lutto.

sabato 10 dicembre 2011

Black Jessica e la crisi della Casa


Jessica Rabbit, ma in nero. Stupenda. Milly ha la capacità di trasformarsi in un concentrato di simbolismo erotico straordinario. Ma andiamo con ordine.

Ieri sera la Domi aveva, giustamente, un invito da parte di amici.
Sono rimasto a riflettere su alcune cose, perché non voglio che la stortura delle medesime divenga un problema. Lei ha degli amici, io ho degli amici. Ferma restando la immiscibilità delle due compagini amicali, risulta necessario che si aprano spazi nei quali ciascuno di noi coltivi la vita che c’era prima che ci fosse un noi. Poi ho pensato, per un solo dolcissimo fuggevole istante, alla Domi a letto con qualcun altro e sempre per tutta la durata di quel fuggevole istante ho provato un’eccitazione fortissima, magnifica.
La mia psichiatra diceva che quel desiderio, la sindrome del cornuto, è un meccanismo di autodifesa nei confronti di un dolore che non ho saputo gestire. Introdurre l’eventualità di essere traditi, o addirittura richiederlo, diviene il modo di razionalizzare, controllare, gestire un evento che di norma si svolge mentre il danneggiato ne è ignaro. Insomma, citando Sergio Caputo, inseguo le corna terapeutiche.

Ragionando sulla serata a meno della Domi, ho subito deciso che avrei lasciato che tutto il mondo mi credesse malato e così, ben coperto come si è raccomandata Mammadomi, sono andato a bere un whiskyino nella Casa. Forse anche un po’ sull’onda dei ricordi del post scritto a pomeriggio.

lunedì 14 novembre 2011

I tesori di Inquieta


Ieri sera sono tornato là.
Senza precisi disegni di azione, ma solo per il desiderio di deambulare in una casa dell’inizio del secolo scorso in cui l’odore della polvere si mischia con quello dell’acqua di colonia maschile e delle dolciastre eau de toilette femminili, con punte di sperma, feci, sudore di piedi e ascelle, a seconda della stanza che si frequenta.
Per il desiderio di deambulare in un luogo in cui morale e pudore vengono abortiti all’ingresso e l’aborto viene compiuto da chi, usualmente, si indigna pubblicamente in loro nome.

Lei ieri sera c’era. Me l’ha detto Milly appena ho varcato la soglia, dopo avermi baciato in bocca come benvenuto. E così ho chiesto udienza

Inquieta da sabato sera è in franchigia per una settimana.
Tenterò di spiegarvi questa cosa, rendendomi conto sin da subito che semplicissima non è.