Eccoci qui, di fronte all'ultima notte a Casablanca.
Domani sera sarò in aeroporto e poi via, a Dakar, nel cuore della noche. Della mattina, veramente, che arrivo attorno alle due.
Avevo proposto a Massoud una cenetta romantica, ma il maschione ha degli impegni. Bah, peggio per lui. La sua puttana da domani non ci sarà più e lui rimpiangerà a morte il mio liscissimo e vorace culo sudamericano.
Oggi, così per scrupolo, ho acceso il parlàfono. E vi ho trovato dentro un messaggio della Milly, cosa davvero straordinaria. Inquieta è morta. Giovedì c'è il suo funerale, ma io sono un po' fuori mano, giovedì, per fortuna. Incredibile come la notizia non mi abbia mosso nessuna emozione. Mi fa piacere non avere avuto emozioni, non mi scompone che sia morta.
E su quest'onda di umanità profonda che mi ha travolto ho pensato che se anche morisse la Milly, probabilmente, non avrei emozioni. Ma forse sì. Ma non lo so.
Boh.
Parlando di cose veramente serie, invece: stasera folleggio con le prostitute, così per cambiare. E sono in forte imbarazzo: maschietti, giovani pulzelle o la collaudatissima e meritevole Dalila? Il buonsenso che mi guida costantemente dice che sarebbe cosa giusta assaggiare ciascuna di queste prelibatezze, che da domani Morocco stop, che vado nell'Africa Nera dalla fica nera.
Finalmente.
Pagine
Visualizzazione post con etichetta Madame Inquieta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Madame Inquieta. Mostra tutti i post
martedì 16 aprile 2013
domenica 6 maggio 2012
La riottosa Inquieta
“Come vedi, Tazio adorato, le tue
osservazioni godono di grande considerazione in questa Casa” e sorseggia
dello champagne guardandomi. E’ assolutamente vero. In un lampo le cose hanno
cominciato a cambiare. Le Musiciste, ad esempio, che ci sono anche questa sera.
La variante dell’illuminazione della casa con sole candele. La luce elettrica
il sabato sera è bandita, d’ora in poi, mi dice. Mi piace. Molto.
“Come l’ha presa Inquieta
relativamente all’esilio dal Salone Principale?” chiedo.
“Molto male. Non vedi? Nemmeno
questa sera è venuta. E’ arrabbiata con me.”
“Quella vecchia troia stronza mi fa incazzare”
sibila con gli occhi che fiammeggiano cattiveria.
“Beh, esiste sempre il libero
arbitrio, Milly. E poi, se il piacere derivava esclusivamente dal dominio
incontrastato del salone più grande della casa, può sempre affittare un hangar
da qualche parte.”
Sorride. Poi si fa seria.
“Ma se crea voci di disturbo in
giro, la cosa comincia a non piacermi”
La Vecchia parla male di Milly, quindi. Sobilla e fomenta. E’ proprio
incazzata, non c’è che dire.
“Vedrò cosa posso fare, Milly.
Magari le dono una giovane vogliosa di mani ossute che la perlustrino. Forse
quello potrebbe farle tornare il buonumore”
Milly sorride sozza.
“Anche il tuo cazzo nel culo le
farebbe tornare il buonumore” sussurra lenta a un millimetro dal mio
orecchio, strizzandomi la natica con vigore piacevole.
“Sono a disposizione”
aggiungo senza tentennamenti.
“Anche con le mani legate e
mascherato?” incalza allungando la mano lungo il solco delle mie natiche.
“Certo, se non vuoi che lei
sappia che sono io” aggiungo con incomprensibile coraggio.
“E sapresti tacere senza emettere
mai una nota vocale che possa farti riconoscere?”
“Sì”
“Ti stai sacrificando molto per
questa casa, Tazio… “ sussurra infida con un sorriso maligno.
“Entro i miei limiti, Milly, solo
entro i miei limiti che conosci bene” sottolineo memore del passato.
Mi accarezza la nuca e mi dice
che sono bellissimo.
“Più tardi ti farò vedere una
cosa che ti entusiasmerà” sussurra sorridente.
Sento odore di zolfo e caramello.
mercoledì 18 aprile 2012
Pelle russa
Scopro da subito, dalla stessa Milly, che la mia performance in onore
delle Madame Agè della Casa è rimandata a data da destinarsi per assenza di
buona parte delle Madame Agè stesse. Ne prendo atto confermando la mia
disponibilità, purché sia di martedì. Milly riflette e indaga sulla possibilità
di organizzare un matinée ed io rispondo che va programmato per tempo e che sì,
sarei disponibile.
“Ci sarebbe più tranquillità e si
sentirebbero tutte più a loro agio nell’esprimersi” mi soffia con un
sorriso affilato. Visualizzo immediatamente un groviglio di corpi appassiti,
alcuni Magic Wand ed io in azione.
Interessante.
Raggiungo il Salone, dominio incontrastato di Madame Inquieta. Lei
siede sul divano, vestita a lutto, accarezzando i capelli ad una Collare Nero
nuda che, accoccolata, le poggia il capo sulle gambe. Sul tappeto, davanti ai
suoi piedi, due Collare Rosso sono impegnate in un sessantanove non
particolarmente pregevole. Alle spalle di Inquieta, in piedi, dietro al divano,
Svetlana. Un’atmosfera molto concentrata.
Lungo il lato aperto dei tre divani disposti a ferro di cavallo sosta
un signore distinto, che regge un bicchiere di scotch. Sul divano di destra una
coppia mai vista. Su quello di sinistra il Vecchio Giudice si masturba.
Saluto con un inchino del capo Inquieta che risponde con un inchino.
Nell’aria il mugolare gaudente delle due frocette.
Raggiungo Svetlana e mi metto a fianco a lei, ma in posizione appena
arretrata, molto vicino. Veste un abito al ginocchio, nero, senza maniche,
accollato. Perché se Inquieta è a lutto, anche Svetlana è a lutto. Dal
giromanica escono le spalle muscolose, rotonde. E poi i bicipiti, ben
pronunciati. Bianchissima. Sul collo i capelli rasati, come incipit di quella
capigliatura da maschio adolescente anni sessanta. Non muove un muscolo. Eppure
le sono appena dietro. Mi avvicino e le annuso il collo, ottenendo come effetto
una piega della testa in senso opposto al punto in cui il mio naso odora.
Difficile interpretarlo. Può significare fastidio oppure una distensione che
invita ad annusare.
Le mani di Inquieta percorrono lievissime la nudità della Collare Nero.
Ne saggia i turgori attraverso i guanti di pizzo nero. La palpa lenta, la
accarezza, la tocca. E la Collare Nero si muove appena, agevolando l’accesso ai
luoghi su cui la mano di Inquieta si muove.
Poi un pianto animale spacca l’aria morta. Una delle due bestioline sul
tappeto comincia a venire. E per simpatia, come negli esplosivi, nell’arco di
qualche secondo anche la seconda viene. Ed intonano un pianto a cappella,
breve, per poi scivolarsi addosso e baciarsi. Il Vecchio Giudice ne richiede
una a sostegno orale della sua azione manuale. L’altra si inginocchia,
indicando a quel modo di essere a disposizione di chiunque.
Il signore in piedi raggiunge la coppia sul divano e fa un cenno Kill
Bill con la mano alla Sorella spaiata. Si abbassa la cerniera e alla ragazza è
presto chiaro il suo compito. La coppia osserva la suzione di quel membro, già
duro, senza emettere un fiato. Inquieta guida la Collare Nero a stendersi di
schiena sulle sue gambe e ad abbandonarsi a gambe aperte al palpeggio intimo in
guanti di pizzo.
Appoggio la mano sulle natiche di Svetlana, palpandola lento. Non un
movimento, non una reazione. Si lascia toccare, strizzare, accarezzare. Un culo
sodo come il marmo, muscoloso. Immagino che strette deliziose possa donare, tra
quelle natiche tonde. Rimane dritta, le mani incrociare sul davanti, senza
muovere un muscolo. Salgo con la mano, percorrendole la spina dorsale, per
arrivare al collo e stringerglielo, da dietro. Poi, scendendo, trascino con me
la cerniera, denudandole discreto la schiena, scoprendo che non indossa
reggiseno. Entro nell’abito, saggiando la muscolatura della schiena e la
morbidezza della pelle sottile. Indossa mutande anni cinquanta, a vita alta,
polka dot, nere e trasparenti. Poi a un tratto, inaspettatamente, Inquieta dice
a voce alta “Svetlana, ci ritiriamo”.
Le chiudo immediatamente la cerniera.
“Buona notte Tazio” dice
Inquieta senza voltarsi. “Buona notte
Madame” rispondo, mentre incrocio lo sguardo torvo e attraente della
mascolina russa che aiuta l’anziana madama ad alzarsi.
Penso in un lampo elettrico a cosa può succedere tra quelle due in
privato e, guardandola accompagnare Inquieta alla porta, realizzo di avere
bisogno di masturbarmi.
mercoledì 21 marzo 2012
Madame Inquieta e l’elaborazione del lutto
Il 10 di gennaio, senza nessuna avvisaglia precedente, è mancato l’Ammiraglio,
Signor Marito di Madame Inquieta. Un infarto lo ha stroncato mentre leggeva il
giornale sul divano di casa, al mattino. La morte che ciascuno dovrebbe
meritare, credo. Mi spiace, non lo sapevo.
Inquieta era totalmente in nero, ieri sera. Allacciata dal mento alla
punta delle scarpe.
Abbiamo sorseggiato dell’Armagnac ed abbiamo chiacchierato.
“Ne parlo estesamente con voi per
la prima volta, Tazio. Trovo che la tragedia di perdere la persona con cui si
sono condivisi tanti anni di vita sia resa ancor più insopportabile dal
gracchiare fatuo di quegli oracoli che esortano ad ‘elaborare il lutto’. Provo
orrore per questo concetto. Sia sotto il profilo linguistico, sia sotto il
profilo concettuale. Pare quasi che il lutto sia un semi lavorato industriale
che, se opportunamente smerigliato e lucidato, può divenire un oggetto
accettabile, quando non diviene addirittura un oggetto gradevole. La trovo un’idiozia
ottusa. Sgradevole.”
“Concordo con voi Madame. D’altra
parte, vi è dell’orrore anche nell’affermare crudo che ad un lutto si può
sopravvivere solo con la rassegnazione e l’abitudine al mutato assetto. Credo
che, da qualunque lato lo si osservi, un lutto conduca solo all’orrore. Però
concordo: quel neologismo è orrendo sia nel conio che nella sua indiscriminata
diffusione. In questo senso credo non vi chiederò come state, Madame, perché non
vorrei aggiungere ulteriori stupidità a quelle che già avrete, sino ad ora,
dovuto sopportare”
E mi sorride appena, da un angolo della bocca, guardandomi senza
muovere la testa, solo girando gli occhi.
Mi trattengo a lungo. Chiacchieriamo molto. Le chiedo molti consigli ed
informazioni, che Madame centellina con attenzione, dandomi l’indicazione da
seguire per ottenere la risposta. Che regolarmente ho ricavato da solo, senza
che lei la pronunciasse, assumendo che l’assenza di smentita ne fosse la conferma.
E’ l’arte del salotto. E’ l’arte del potere che deriva dalla
conoscenza.
Ora Inquieta vive con Svetlana, una ragazza russa di ventisette anni,
che ha accettato di farle da badante
con estensioni speciali dell’incarico.
Svetlana è una bella ragazza, sessualmente attraente, molto mascolina, dai
corvini capelli cortissimi e dagli azzurrissimi occhi siberiani, atletica,
muscolosa. Apprendo che pratica il kickboxing e ne trovo conferma negli
sviluppatissimi bicipiti, visibili grazie all’assenza di maniche nel sobrio
tubino nero che indossava. Per Svetlana è stato sicuramente interessante abbandonare
il lavoro da cameriera ed alcune mansioni nella Casa per passare agli agi offerti
dal trattamento economico e dalla sistemazione lussuosa a casa di Inquieta.
Certo, vi sono quelle estensioni dell’incarico,
ma pare che Svetlana non abbia ingombranti moralità con le quali fare i conti
di fine giornata.
Mentre Madame Inquieta mi rende edotto dei dettagli che ho appena
citato, Svetlana sosta in piedi accanto al divano.
“Ha dei bellissimi seni” mi
dice Inquieta con voce trasognata, voltando il capo in direzione della ragazza.
Svetlana gira solamente gli occhi di ghiaccio verso Madame, abbozzando
un micro sorriso.
Estensioni speciali dell’incarico.
Sento odore di zolfo e in bocca mi si materializza un intenso sapore di
caramello appiccicoso.
No. Inquieta non ha bisogno di essere esortata ad elaborare il lutto.
sabato 10 dicembre 2011
Black Jessica e la crisi della Casa
Jessica Rabbit, ma in nero. Stupenda. Milly ha la capacità di
trasformarsi in un concentrato di simbolismo erotico straordinario. Ma andiamo
con ordine.
Ieri sera la Domi aveva, giustamente, un invito da parte di amici.
Sono rimasto a riflettere su alcune cose, perché non voglio che la
stortura delle medesime divenga un problema. Lei ha degli amici, io ho degli
amici. Ferma restando la immiscibilità delle due compagini amicali, risulta
necessario che si aprano spazi nei quali ciascuno di noi coltivi la vita che c’era
prima che ci fosse un noi. Poi ho pensato, per un solo dolcissimo fuggevole
istante, alla Domi a letto con qualcun altro e sempre per tutta la durata di
quel fuggevole istante ho provato un’eccitazione fortissima, magnifica.
La mia psichiatra diceva che quel desiderio, la sindrome del cornuto, è
un meccanismo di autodifesa nei confronti di un dolore che non ho saputo
gestire. Introdurre l’eventualità di essere traditi, o addirittura richiederlo,
diviene il modo di razionalizzare, controllare, gestire un evento che di norma
si svolge mentre il danneggiato ne è ignaro. Insomma, citando Sergio Caputo, inseguo
le corna terapeutiche.
Ragionando sulla serata a meno della Domi, ho subito deciso che avrei
lasciato che tutto il mondo mi credesse malato e così, ben coperto come si è
raccomandata Mammadomi, sono andato a bere un whiskyino nella Casa. Forse anche
un po’ sull’onda dei ricordi del post scritto a pomeriggio.
lunedì 14 novembre 2011
I tesori di Inquieta
Ieri sera sono tornato là.
Senza precisi disegni di azione, ma solo per il desiderio di deambulare
in una casa dell’inizio del secolo scorso in cui l’odore della polvere si
mischia con quello dell’acqua di colonia maschile e delle dolciastre eau de
toilette femminili, con punte di sperma, feci, sudore di piedi e ascelle, a
seconda della stanza che si frequenta.
Per il desiderio di deambulare in un luogo in cui morale e pudore
vengono abortiti all’ingresso e l’aborto viene compiuto da chi, usualmente, si indigna pubblicamente in loro nome.
Lei ieri sera c’era. Me l’ha
detto Milly appena ho varcato la soglia, dopo avermi baciato in bocca come
benvenuto. E così ho chiesto udienza
Inquieta da sabato sera è in franchigia
per una settimana.
Tenterò di spiegarvi questa cosa, rendendomi conto sin da subito che
semplicissima non è.
Iscriviti a:
Post (Atom)
