Bonjour.
Che ore travagliate. Ovviamente ieri sera non c’è stata nessuna Ale e nessuna Ade, come da copione. Ho mangiato una pizza da solo e poi ho camminato.
Sono passato sotto La Casa, che dista dalla mia casa poche centinaia di metri.
Buio totale, con addirittura il campanello schiacciato dentro sino ad affondare nella bottoniera. Evidentemente qualcuno s’è rotto le palle di un via vai carbonaro di nullo effetto. Per cui nessuna possibilità, nemmeno quella illusoria di potervi sussurrare l’Ex Corde Fortitudo nella speranza di sortire il “clack” della serratura, come un tempo.
E così i pensieri sono divenuti malinconici e sono andati aggrovigliandosi in ordine sparso: la Milly dov’è, la Frank dov’è, dov’è Alcyator, dove sono tutti. E da lì le “strategie di recupero”: potrei ricontattare la Coppia Bestia per avere delle notizie della Milly, forzare il Costa a scoprire dove si rintana la Frank a Milano, ma fortunatamente la mia parte razionale (seppur atrofizzata) mi blocca e mi dice: e poi?
Il passato è passato e di lui rimangono solo i ricordi, non c’è niente da fare. Questa discesa nei luoghi del paesello me lo sbatte in faccia ad ogni piè sospinto ed io, oramai, credo di aver ceduto ed essermene fatto una ragione. Nessun alloro per il ritorno del Taziol Prodigo, nessun vitello grasso da accoppare per magnarselo, nessuna festa, niente.
Certo, potrei andare a ravanare nel fondo del filtro melmoso dello scarico e andare a buttare una sarda marcia alla Siusiporno per vedere cosa succede; ma se non succede niente? E se anche lei mi assestasse un sonoro due di picche? Credo che a volte sia più saggio tenersi lontani dalle delusioni, ma poi mi insaggisco ancor di più e mi dico che può anche essere interessante saperle ridimensionare e ricollocare nel loro ruolo di ininfluenti illusioni. E lungo questa saggezza plutarchica si sviluppa il ricordo di quella cula dallo spacco giallastro che mi infoia e mi spinge ad andare a sorbire nel pomeriggio un caffettino al Paradiso del Vibrione Colerico e si vedrà.
Al telefono, prima, la Ade mi dice che “al 90%” sabato sera facciamo il seratone e io le comunico che il 90% non mi basta, al che lei si secca e mi dice che per lei, invece, assicurare il 90% è già uno sforzo notevole, sicché io la sgravio dallo “sforzo notevole” e la rilasso dicendo che che sabato sera ci riteniamo liberi, lei si incazza, io pure, nessuno dice niente e ci si saluta.
E allora metto in moto il cervello e considero che avendo in mano tutta la documentazione che attendevo ed essendo in possesso di una simpatica Yaris a noleggio, se per questi giorni non imbastisco una letamaiata satanica degna di tale nome faccio prua verso il Guglielmo Marconi e mi praghizzo.
Però stavolta faccio sul serio, non da cazzone.
D’accordo che vivo nel bordelletto, d’accordo che ne sarò socio, ma io devo mettermi in regola seria e costruttiva: voglio iscrivermi ad un corso per imparare bene sia il ceco che il russo, per essere così agevolato nel 70% dell’est europeo. Voglio integrarmi in Praga come dio comanda, pensando (perché no?) di aprirmi una piccola galleria d’arte moderna, riservata ai locali e ai turisti, nella quale (perché no?) ricominciare a dipingere e ad esporre (perché no?).
E tutto questo mi tranquillizza e mi energizza, senza nulla togliere ai progetti spermatici odierni di un caffettino al paesello e di uno spompinazzo alesco al palestrello e di una bella puttana stradale per il dopocena.
Mi pare di essere ben savio, o no?
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mercoledì 18 marzo 2015
mercoledì 17 ottobre 2012
La casa e la tenda
Mi ha telefonato la Silvana, la Donnabestia. Mi ha telefonato per sapere come mai non mi si vede più nella Casa e non mi si sente più da tempo.
Ha ragione, sono latitante, evaporato, distante. Imbastisco una frottola sul tanto lavoro e sulle frequenti trasferte a Londra e sbuffo, mi scuso con voce desolata, e completo la panatura di balle con "mi mancate, sapete, mi spiace, ma è un periodaccio". Sono una zoccola. Sì, lo so bene. Ma non avevo cazzi di spiegarle la realtà.
Perché la realtà è che mi sento disturbato.
Da dopo il terremoto ho visto quelle liturgie libertine come una solenne sberla in faccia a chi, a pochi chilometri, ha perso un pezzo di vita.
Loro là nelle tende e noi qui a fare il Decamerone in veste post atomica con venature pre vittoriane, insomma mi stride come un'unghia sulla lavagna.
Non è che si deve diventare atarassici perchè altri hanno avuto una disgrazia, intendiamoci. I terremotati chiavano, mica hanno smesso (del tutto).
Il fatto che mi disturba è la contrapposizione di un costoso superfluo rinunciabile verso l'ineluttabilità di ground zero.
Non so se riesco a spiegarmi e ho il sospetto che, stavolta che sono serio, stiate ridendo di più di quando faccio il coglionazzo.
Ha ragione, sono latitante, evaporato, distante. Imbastisco una frottola sul tanto lavoro e sulle frequenti trasferte a Londra e sbuffo, mi scuso con voce desolata, e completo la panatura di balle con "mi mancate, sapete, mi spiace, ma è un periodaccio". Sono una zoccola. Sì, lo so bene. Ma non avevo cazzi di spiegarle la realtà.
Perché la realtà è che mi sento disturbato.
Da dopo il terremoto ho visto quelle liturgie libertine come una solenne sberla in faccia a chi, a pochi chilometri, ha perso un pezzo di vita.
Loro là nelle tende e noi qui a fare il Decamerone in veste post atomica con venature pre vittoriane, insomma mi stride come un'unghia sulla lavagna.
Non è che si deve diventare atarassici perchè altri hanno avuto una disgrazia, intendiamoci. I terremotati chiavano, mica hanno smesso (del tutto).
Il fatto che mi disturba è la contrapposizione di un costoso superfluo rinunciabile verso l'ineluttabilità di ground zero.
Non so se riesco a spiegarmi e ho il sospetto che, stavolta che sono serio, stiate ridendo di più di quando faccio il coglionazzo.
martedì 19 giugno 2012
Taziopensieri sparpagliati di fine giornata
L’appuntamento al Circolo
Milliano
E’ più di un mese che non metto piede là dentro. Anzi, per voler essere
pignolini gni gni gni, come dice la Chiaretta, da mercoledì 16 maggio, ossia da
trentaquattro giorni. Mi sembra di più, comunque. Con la Milly ci siamo sentiti
e strasentiti, ovviamente. E stasera si riappiccica questo tassello di
normalità, anche se qua la macarena non smette, perché anche se non trema un
cazzo noi sentiamo il tremone. E vabbè, passerà.
Spero ci sia un po’ di gente, stasera. La Coppia Bestia di sicuro, mi
hanno messaggiato prima. Poi ci sarà Habana, il fine serata, la Milly, insomma
ho proprio voglia di andarci.
Il terremoto abbatte quel che
stava in piedi per errore
E così anche per le persone. Questo terremoto ha abbattuto molte
sovrastrutture che venivano vestite da persone attorno a me. Il Ruggi è
cambiato, per esempio. Certo, ho avuto l’occasione di dargli giù le penne
imponendogli la riflessione, ma in lui secondo me qualcosa sta cambiando. Ha
abbandonato il suntuoso progetto della casa nel Bordeax e adesso sta qua a
trafficare per dare una mano, fare, aiutare. Gli farà bene. La Emi si è
riavvicinata al Loca. Niente lingua in bocca, ma si sentono e si vedono. Il
Costa che è un buonone ha subito chiamato la Siusy. Insomma, sono crollate
delle strutture ed è emerso quello che c’era sotto e questo, secondo me, non è
male.
La libertà che imprigiona
Sono trentaquattro giorni che io e la Skizza condividiamo lo stesso
letto e la stessa casa. Non sempre nello stesso posto, ma mai uno ha dormito
separato dall’altra. Come chiamare questa cosa? Chiamiamola la cosa più
sgangherata e strampalata del mondo, perfettamente in sintonia col mio stile. Convivo,
nessuno ha affrontato l’argomento, nessuno sta male e quindi bene così. Nemmeno
la Troiamadre si è accorta che la figlia non abita più là. D’altra parte se
nemmeno lei è in quella casa e se i rapporti viaggiano via 3G come fa la
Troiamadre a saperlo? La Chiara dice che vuol vedere quanto mette ad
accorgersene. Io dico che sto bene lo stesso anche se non se ne accorge, anzi.
“Skizza, stasera sono fuori a
cena e poi vado al Circolo”
“Ah, ok, allora io esco coi
ragazzi e mangio fuori”
Ecco, fine. Un’amica dice che è paracula e che mi dà esattamente ciò
che sa che voglio.
Se è come dice la mia amica, potrei anche sposarla.
Radio Elettra
La Betta è come un emettitore di onde radio. E’ sempre uguale in tutte
le situazioni, ma io quando comincia ad emettere la sento lontano un chilometro,
perché io sono un ricevitore di onde radio. La Betta mi comunica con le dita
dei piedi. Un giorno ve lo spiegherò meglio, ma posso preannunciarvi che ho la vibrante
sensazione che la sua passera voglia incontrare il mio fagiano in tempi brevi,
scopo incrocio di razze. L’incrocio è la salvezza delle popolazioni animali e
io mica voglio metterle in pericolo.
Non sono mica matto, io.
E no.
Diagnosi dolorose
Questo pomeriggio alle ore quindici, la retro della mia Marzedes non è
più entrata. Ricoverata d’urgenza presso il meccanico ufficiale, le è stato
diagnosticato un brutto male. Cioè lo è stato diagnosticato al mio già
emorragico portafogli, più che altro. Attendo nella mattinata di domani il
bollettino medico, ma sono già psicologicamente preparato al decesso. E’
incredibile, dopo soli sedici anni e soli due milioni di chilometri.
Le fanno che si rompono a comando secondo me.
Fine dei taziopensieri. Vi auguro una serata esplosiva e ci sentiamo
duman.
Basgi, amisgi.
mercoledì 16 maggio 2012
Conversazioni nell'Universo Parallelo
“Ho deciso di abbassare la soglia
di selettività, Tazio” – mi dice Milly infossata nel vecchio divano di pelle,
con addosso la vestaglia di seta nera semiaperta – “e così ho ricontattato alcuni esclusi dell’anno scorso. Una parte
erano quelli che c’erano qui stasera”
Mi informo su quali fossero i precedenti criteri di selezione.
“Non c’era un criterio
matematico, si consideravano molti elementi, non ultimo quello della
possibilità, per alcuni, di essere riconosciuto da altri che avrebbero potuto
usare la notizia contro di loro. Veti dal consiglio, se vuoi.”
Capisco. Bisogna avere soldi e essere o innocui o amici degli amici
degli amici.
Habana siede ai suoi piedi, sul tappeto, aggrappata al suo polpaccio,
con addosso una camicia a quadri da uomo, molto, ma molto più ampia di lei.
L’uomo se ne sarà andato e la camicia sarà restata, in assonanza con la
vestaglia di Milly. I capelli le stanno ricrescendo, è stupenda in ogni modo.
“A che punto sei con la
meditazione sulle feste Milly?” chiedo anche per organizzarmi.
“Buono. Anzi ottimo, direi. Ti
aggiorno. Le feste non verranno fatte qui, ma in Villa […]. Ho ottenuto l’uso
da uno dei soci benemeriti. Verrà fissato un giorno della settimana, che credo
sarà il venerdì, che così anche se si fa mattina il giorno dopo è un sabato. Le
feste saranno a pagamento, ma certo non per te Tazio. Ogni venerdì una festa,
alcune a tema, altre semplici feste di gala danzanti con buffet”
Semplici feste di gala danzanti
con buffet. Fatico a isolare il minimalismo dalla frase.
Grandiosa, però, l’idea delle feste in quella Villa. E’ enorme, dai
miei ricordi. Ci sono entrato solo una volta, sei milioni di anni fa. Molte
potenzialità, sì, molte.
Poi scende in dettagli economici. Prezzo per persona, persone
potenziali. Un botto. A quel punto chiedo diretto quant’è la quota associativa
annuale. Moltiplico per i soci, aggiungo le feste e rimango basito.
Mi guarda con un ghigno satanico.
“Vuoi sposarmi adesso, amore,
vero?” e ride, portando la mano dietro la nuca di Habana, tirandola a sé, e
la Bella d’Ebano capisce al volo, scivola sinuosa tra le gambe di Milly che si
spalancano e comincia a leccarle le fica, mentre l’Imperatrice si accende una
fetida Gauloise.
E geme lieve, soffiando il fumo
verso l’alto.
Adoro i post serata nella zona demilitarizzata degli appartamenti
millyani.
“Hai una data di debutto?” le
chiedo.
“Non ancora” - mormora
palesemente distratta dalla lingua rosa che le guizza rapida tra i peli corvini
– “ci sono alcuni lavori di completamento,
imbiancature, tappezzerie, arredi che devono essere completati. Penso verso la
fine del mese prossimo, approssimativamente” e poi aspira aria tra i denti,
guardando il viso di Habana con un sorriso, carezzandole la testa ispida di
capelli in crescita.
“Notizie di Inquieta?” – le
chiedo assestandomi sulla seduta, perché alla Bella d’Ebano è scivolata la
camicia scoprendo una spalla e quella pelle nera e quello slurpare rumoroso, zuppo
e compulsivo me l’hanno fatto diventare durissimo ed avrei bisogno di tirarlo fuori
per dargli sollievo.
“Quella vecchia troia. Sembra
che…” – ed interrompe per mugolare a bocca aperta sorridendo alla vitellina
leccante – “… sembra che voglia aprirsi
un Circolo.. su…suo…” – e geme di nuovo scivolando sulla seduta per offrire
di più la fica alla divinità nera – “… ma
io me ne sbatto… tirerò fuori qualcosa di impe…di imperiale da qui… non la temo
di cer..to” – ed ondeggia il bacino, arricciando le dita dei piedi. E io
conosco bene quelle dita dei piedi e so che quando si arricciano Milly comincia
ad essere vicina. Come non capirla, d’altra parte, con una vitellina così
dedicata e devota che le slurpa salivosa la fica infilandole le dita in tutti i
buchi dilatati.
“Ti sei chiavato la su…sua tro…ia?”
mi chiede scomposta, con palese riferimento a Svetlana.
“No” rispondo godendo di vederla godere.
“Cosa aspetti? Fattela… vai a… a
prend…derla…” mi dice abbandonandosi sullo schienale, oramai incapace di
sostenere la conversazione. Subdola Milly, a questo punto si fa senza
esclusione di colpi, vero?
Adoro i post serata qui.
Taccio e le guardo. E penso che questo è un vero Universo Parallelo e
che lei è veramente un’Imperatrice.
E dopo un certo tempo Milly si tira i capezzoli sino a deformarli, con
l’acconciatura disfatta riversa all’indietro, squarciando l’aria con un urlo
violento, sollevando i piedi da terra, con quelle belle dita arricciate.
Sì, è un meraviglioso Universo Parallelo.
E io ne faccio parte attiva.
Delizia.
Violini, cavalle, champagne e striscioline
Raphaèl transita dalla Sala del Tè al Salone Principale con in mano un
vassoio con tre bicchieri di champagne, destinati alle Musiciste in pausa. Lo
fermo e dico che lo porto io, come succede nella commedia americana anni
cinquanta. Ed entro con un motivo serio nel Salone Principale dove Milly sta
ancora mettendo a loro agio i Nuovi Arrivati.
Lo appoggio sul pianoforte, sorridente come si conviene ad uno stupendo
esemplare di maschio par mio.
Porgo i bicchieri a ciascuna delle Maestre e approfitto dell’occasione
per approcciare la Violinista.
Facile approfittarne, d’altro canto: le altre due, quando sono in
pausa, si barricano dietro al pianoforte, interponendolo tra gli occhi del Salone
e i loro corpi nudi.
Accenno a un brindisi, ricambiato. La Violinista ha il sorriso sozzo ed
anche lo sguardo, ma stasera quest’ultimo è di difficile individuazione,
considerata la benda di organza.
“E’ difficile suonare con
quella?” chiedo per rompere gli indugi.
“No. Ci si vede bene attraverso e
poi io riuscirei a suonare anche ad occhi chiusi” mi risponde lenta.
La guardo. Mi guarda che la guardo.
Mi incuriosisce quell’importante tatuaggio rotondo sotto l’ombelico,
con quei segni interni strani, diversi dallo stile dei classici tatuaggi.
“Bello quel disegno” – dico mentendo,
accennando con lo sguardo al cerchio – “ha
qualche significato preciso?”
Si accarezza la pancia nel punto in cui è tatuata, la massaggia, la
strizza appena e mi risponde.
“E’ un simbolo azteco
propiziatorio della fertilità femminile” mi risponde massaggiandosi erotica,
con la bocca appena piegata a sorrisino lercio.
E io mi distraggo solo una frazione di secondo, frazione in cui resto
stupefatto a considerare l’immane quantità di troiate che dicono i tatuatori,
che per quante mila ne dicano, tanti mila più uno che se le bevono ne trovano.
“Propiziatorio della fertilità…”
- ripeto, avvertendo un fremito al frenulo – “…e tu sei molto fertile quindi?” - insisto, indagando su quel tema per
me molto erotico.
Beve un sorso di champagne, sorride e poi sussurra lenta, alzando il
mento equino a segno non verbale di essere perfettamente in grado di reggere il
flirt.
“Molto fertile… sono anche in piena
ovulazione, ora …“ e trovo la conversazione sublime.
Mi avvicino al suo orecchio. Voglio non lasciare alcun dubbio su di me.
“Sei molto bella… molto sexy…”
– inizio con un filo di voce nell’orecchio destro che lei mi porge come fosse
una scodella nella quale dovessero gocciolare le mie parole – “…i tuoi piedi sono stupendi e mi seducono…” – informazione che ritengo essenziale fornire sin da subito per
non generare confusione - “…però, se mi è
consentito e vorrai accettare un mio consiglio, io questa” – ed alla parola
‘questa’ scorro il dito sulla strisciolina di peli neri del pube, scorrimento
che la induce istintivamente a spingere appena indietro il sedere per sottrarsi
allo scorrimento medesimo – “…la eliminerei.
Ce l’hai bella, perché distrarre gli sguardi con ornamenti inutili?”
Bagliore di denti bianchi
scoperti dal sorriso debosciato. Mi guarda riprendere la posizione frontale che
avevo abbandonato per far gocciolare le mie parole nella scodella auricolare.
“Dobbiamo ricominciare ora…” dice
prendendo archetto e strumento, senza perdere la piega sozza della bocca.
“Ti tengo d’occhio…” le dico
sorridente, arretrando di un passo con la mano sinistra in tasca, mentre con l’indice
e il medio della destra indico i miei occhi e poi, con il solo indice, punto lei,
con un piglio molto Bruce Willis, che sdrammatizza col ridicolo, fa ridere e
pensare “che simpatico figlio di puttana
porco laido puttaniere che mi vuole scopare” che quando una donna lo pensa di
te, tu sei già col naso a dieci centimetri dal suo sacro buco.
E lei ride, ottimo segno, e porta alla spalla il violino, continuando a
guardarmi laidamente sorridente.
Che bel flirt.
Non mi rimane che tenerla d’occhio, a questo punto.
Me lo dico come se ce ne fosse bisogno.
Cavalla erotica.
Già.
Rinsanguamento, maschere e stile
E’ un po’ come quando si va a fare il militare, oppure si arriva in un
villaggio turistico assieme ad altri: si tende ad aggregarsi con le persone che
hanno la medesima sorte e, per questo, si socializza con quelli del tuo
corso, oppure si diventa “amici” di quelli che si sono visti in aereo.
Questo per dirvi che ieri sera c’erano delle new entry alla Casa. New
entry palesemente non digiune di simili ambienti e palesemente non amiche tra
di loro. Considerata l’età giovane di alcuni, dicevo a Silvana, la Donna
Bestia, che a mio avviso poteva trattarsi di giovani rampolli di qualche
famiglia bene che avevano avuto, finalmente, accesso ai cordoni della borsa del
Casato. Sangue e carne freschi, è una bella cosa.
Ma non solo giovani. C’era quella coppia con lui magro, alto e
allampanato e lei formosetta abbronzatissima, con i capelli grigi a spazzola.
Quelli non potevano essere rampolli, considerata l’età che si posizionava
attorno ai classici 45, ma per certo avevano assoluta dimestichezza delle
regole di comportamento. Milly, con una mossa che ho ritenuto sapiente, li ha
fatti tutti accomodare nel Salone Principale, con le Musiche nude che
riempivano l’aria di soavità da camera. Mossa utile per costituire una nuova
generazione, che se si affrancherà, in seguito si mescolerà anche con noi che
siamo il sedimento incrostato di questo stimabilissimo Circolo che comincia a
riguadagnarsi gli antichi fasti.
Nel Salone Principale Milly si è comportata da perfetto anfitrione, suadente,
sensuale, spiegando la Casa e le Regole, distribuendo un piccolo vademecum che
risale alla campagna napoleonica, ma fa sempre il suo lavoro. Ha ricreato, in
sostanza, una situazione di una serata tipo, con l’aiuto di Alcyator e Jezebel,
che si sono accoppiati sul tappeto, sotto i loro occhi ingolositi.
Poco meno di una dozzina di persone, tutte eleganti, tutte
rigorosamente mascherate, con stampato sul volto il sorriso livido della
lussuria. Promettono bene.
Le maschere. Da ieri sera sono divenute obbligatorie per tutti. Sofia
le distribuiva all’entrata: mascherine da Zorro, oppure fasce di organza per le
signore che le ritenevano più eleganti, oppure maschere in stile veneziano con
il bastoncino per chi porta gli occhiali. Stilizzazione decadente, debosciata,
mi piace. Accentua quell’anonimato fittizio che agevola l’impianto di nuove
leve e dormienti. Chissà mai perché mi viene naturale l’utilizzo di questo
termine.
Una bella ripresa del controllo, devo ammetterlo.
Milly è una donna straordinaria.
Ed io sono il suo sextoy.
:-)
martedì 15 maggio 2012
Ammirazione
Un giacchino nero, corto. Un abitino bianco di stretch elastico. Le
gambe nude. Ai piedi slipper color argento col tacco quadrato. Unghie smaltate
di madreperla. Impeccabile caschetto nero lucidissimo di parrucchiere. Occhiali
dall’ampia montatura. Sorriso sensuale, con quei denti non bianchissimi perchè
fuma. Nodosa, talvolta appena grinzosa, dall’incarnato vagamente cadaverico di
pallore invernale e carnagione non di certo olivastra. Erotica, sensuale. Una brutta che strega per l’eternità.
La adoro.
La Donna Bestia è di un’attrattiva magnetica, per me.
Sosta col Marito Bestia davanti al Salotto Verde, osservando assieme ad
altri una Ospite Molto Bella che si divora Sofia. Non conosco la Ospite Molto
Bella, ma conosco la Coppia Bestia, così lì saluto, ottenendo un caloroso e
gentilissimo saluto da lui e una calorosissima ed oscena lingua in bocca da
lei. La adoro.
La adoro al punto che mi rammarico di aver cassato i suoi piedi con “Piedi ordinari, unghie grosse, segnate,
coperte di smalto rosso privo di qualsiasi appeal. Dozzinali.” perché oggi,
invece, oggi che li guardo come parte dell’insieme e non una parte per il
tutto, li trovo sensuali ed eccitanti.
Mi unisco all’osservazione di quella performance un tantino troppo
tirata e un tantino troppo glamour per i miei gusti e ne approfitto per
sollevare il bordo dell’abitino di stretch e denudarle il culo, palpandoglielo.
Morbido culo da erotica femmina matura spudorata, flaccido il giusto,
liscissimo, caldo, sudato nel solco delle natiche. Lo adoro. Si lascia palpare
addossandosi a me come se io e lei fossimo la coppia ed il Marito un amico.
Gioco col suo ano, saggiandone l'estroflessa carnosità, mentre Silvana (è questo il suo
sublime nome, che mai più perfetto poteva essere) mi sorride lurida e
divertita, guardandomi dal basso della sua altezza perfetta.
Penso che la Chiara dovrebbe conoscere questa donna. Al di là del fatto
che favoleggio nella mia fantasia di un mucchietto a quattro nella bucolica
atmosfera della Cauntriaus. Parlo proprio di conoscenza. Perché sono certo che
Silvana La Donna Bestia sarebbe una mentore straordinaria per la Chiaretta. Perché
sono convinto che l’apertura mentale della Coppia Bestia (che ritengo essere l’unica
vera coppia degna di tale nome, là dentro) sia educativa e possa stimolare l’apertura
di punti di vista insospettabili da una ragazza di ventiquattro anni, seppur
intelligente come la Chiara.
Si chiama esperienza, non c’è nulla da fare.
E aiuta a crescere.
giovedì 10 maggio 2012
Coup de théâtre
Una
serata di maggior presenza della sera precedente. Chiacchiero nel Salone Principale
con la Coppia Bestia, la Signora Dai Capelli Corti e l’Amante. Le Musiciste
suonano, la Violinista è lì.
Poi
Alcyator e Raphaèl entrano, prendendo una dormeuse e la posizionano al centro.
Stazionandovi accanto, composti, quasi sull’attenti.
E
di lì ad un minuto arriva lei, la Padrona. Con addosso solo quella tunica nera
col cappuccio che vedo spesso addosso ad Habana, ed un vertiginoso paio di
platform, che so essere sempre di Habana. Che però, questa sera, non ha bisogno
di niente di tutto questo, perché è completamente nuda, con la mascherina nera,
il collare e il guinzaglio tenuto dalla Padrona, le cavigliere e le polsiere di
cuoio allacciate dietro la schiena, scalza. La Padrona e la sua Schiava di
Ebano.
Habana
sosta in piedi, eretta, nudissima, col guinzaglio che le pende in mezzo ai
seni. E
tutti la guardiamo, bellissima, aliena, statuaria.
Miss
Milly le libera i polsi e le sussurra all’orecchio, e lei scatta a sfilarle la
tunica da sopra la testa, rapidissima. E Milly, per la prima volta da non so
quanto tempo, compare completamente nuda a tutti gli ospiti. Si lecca la mano
destra ed inizia a masturbarsi delicatamente, passando in rassegna davanti a
tutti, issata su quelle vertigini nere, lasciandoci ammutoliti, seduti,
immobili. Poi, una volta davanti a me, alza il dito indice della mano destra,
indicandomi, e poi ritorna al centro.
Ed
Habana viene felina da me a prendermi per mano per condurmi dalla Padrona, nel
centro della stanza.
“Fammi godere. Ora.” dice Miss
Milly con voce fredda e stentorea, distinguibile da tutti.
“Fammi godere”, non “Scopami”. Perfetta scelta della frase,
perfetta.
Ed
Alcyator, Raphaèl ed Habana mi spogliano, mentre la Padrona, seduta sulla
dormeuse a gambe aperte, ostenta un’oscena masturbazione.
Davanti
a tutti.
Una
Maestra.
Un
evento estemporaneo, inatteso, forte.
Una
cosa che rimbalzerà tra i telefonini di tutti, domani.
La
Padrona ha eletto un prescelto e lo ha scopato, davanti a tutti.
Mi
sono fatto cavalcare furiosamente, rumorosamente, violentemente, bestialmente.
Nessun
rapporto orale, Milly non succhia nessuno. Lei è la Padrona. Lei si fa leccare,
ma non succhia.
Lei
cavalca, ordina, secca, a voce altissima, assume la posizione, si attende
impegno, performance, durezza, resistenza, brutalità scomposta, assenza di
sentimentalismi. Ed io le ho dato tutto questo, sentendola godere veramente,
perché io conosco come gode veramente Milly. Ed io ho goduto visceralmente a
performare duro davanti a tutti. Mi sono sentito un dio, ho finito per crederci
di essere stato veramente il prescelto, pur sapendo benissimo che al mio posto
non ci sarebbe stato nessun altro, perché Milly è schizzinosa e selettiva. Ma
quella era l’unica finzione. Il resto era tutto vero. E tutti sono finiti per
credere veramente che, la prossima volta, pur non sapendo quando sarà, al mio
posto potrebbe esserci uno di loro.
“Adesso voglio vederti sborrare. Sega!” ordina ed
io eseguo. Mi masturbo furioso, a gambe larghe, semi steso, davanti a lei. Mi
schizzo sulla pancia non appena appoggia il piede nudo sulla mia coscia,
tormentandosi la passera pelosa, simulando un orgasmo rabbioso e compresso.
Che
so essere finto. Ma lo so solo io.
Pausa
di sospensione, rimango ansimante. Tutti sospesi.
L’Amante
scatta in piedi e lancia l’applauso. Entusiasta. Viene seguito da tutti i
presenti, che si alzano in piedi. Standing ovation. Milly sorridente si fa
rimettere la tunica da Habana. Jezebel, arrivata dopo, mi passa un asciugamano.
Le Musiciste suonano Vivaldi. E’ il delirio collettivo.
Miss Milly c’è.
Eccome se c’è.
mercoledì 9 maggio 2012
Consulenze notturne
Sono
oramai le due e io sono stanco, mi brucia un po’ la cappella e avrei voglia di
farmi una sega annusando i piedi di Haby. Invece devo chiamare a raccolta i
miei due neuroni e partorire delle idee utili a rinnovare la passione nei suoi
clienti abituali, ad invogliare i dormienti e ad accalappiarne dei nuovi.
E
allora se deve essere sia.
Le
faccio presente, innanzitutto, che la Casa va rinnovata e rinfrescata. Ci sono
pezzi di carta da parati scollati, la corsia rossa è lisa, il salotto verde
richiede di essere tappezzato con della pelle nuova. E lei mi dice che è già in
programma e di proseguire.
E
io proseguo.
Proseguo
e dico che l’unica via per aprire a nuovi, solleticare i dormienti e
riappassionare gli abituali è cominciare a dare delle feste. Feste a tema, ben
organizzate sia nella coreografia, sia nella promozione. Le faccio un esempio.
Pensiamo ad una festa mascherata. La maschera garantisce l’anonimato per i
nuovi ed è anche un grazioso giochetto alla Eyes Wide Shut per abituali e
dormienti. Ci vuole anche una cena a buffet, nella sala del tè. Ci vuole
musica, cameriere e camerieri sexy. Le stanze dovranno essere aperte tutte, non
come adesso che tre sono chiuse a chiave. Ci vorrebbe anche una cantante ed un
pianista. Ci vuole un dress code: gentiluomini in tuxedo obbligatorio e dame in
trasparenze obbligatorie, ad esempio.
Poi
da cosa nasce cosa. Si attrezza una stanza discreta in cui i più esibizionisti
possano esprimersi.
E
lei deve essere mozzafiato, deve essere l’ospite perfetta, che gestisce e
pilota.
Le
feste sono, a mio avviso, il veicolo del cambiamento. E anche dello
svecchiamento. Perché l’età si sta sempre più alzando e il nemico numero uno
dei suoi libri sociali è la prostata.
I
temi possono essere diversi: mascherata, exotic and erotic, bdsm, veneziana con
le Musiciste che fanno Vivaldi, fantasy con dei bodypainter. In quel caso la
festa comincia a mezzanotte e dalle venti a mezzanotte tutti sotto a farsi
dipingere.
Io
mi occuperò di produrre degli inviti accattivanti, con una body copy ben
costruita ed immagini stimolanti. Porto lì due o tre modelle a cui aggiungiamo
Habana, che risulta imprescindibile. Lei è The Body, la Pantera, la Schiava.
Nudo con stile, con gusto. Erotismo. Decadenza. Le dico che anche lei dovrebbe
posare molto svestita per quei leaflet, perché deve personalizzare, perché la
Casa è Miss Milly.
E
alla fine sono esausto.
E
mi accendo una sigaretta attendendo l’ira funesta.
“Cena a buffet, camerieri,
rinnovamento, bodypainter, pulizie, soldi, soldi, soldi, soldi” dice
stanca “soldi e fatica da somari, perché
io le ho fatte le feste e lo so che sono distruttive. Però forse hai ragione, è
un modo per andarseli a prendere tutti”
“Parti con una cosa semplice, non
complicata. Parti e vedi che risposta dà questa novità. Lamentano tutti che
l’offerta è bassa.”
“Pezzi di merda”
“Sì, ok, ma se se ne vanno tu sei per
cartoni.”
“Bastardi”
Inginocchiata
per terra, Haby le massaggia i piedi mentre lei si massaggia la tempia
aspettando che l’Oki le faccia effetto. Segue una lunga pausa.
“In quanto tempo potrebbero essere
pronti gli inviti fighi?” mi chiede spossata.
“Mezza giornata per il servizio, un
giorno per l’impaginazione, tre giorni per la stampa. Di quanti inviti
parliamo?” chiedo.
“Un centinaio” mi
risponde senza esitazione.
“In una settimana hai tutto, li
facciamo in digitale”
“Con che tema partiresti?” mi chiede.
“Maschere. E’ il più elastico. E poi
potresti inviare le maschere a tutti, attaccate all’invito, sarebbe fico”
Sorride
fiacca e sussurra “carino”. Segue
pausa. Si accende la fetida Gauloise e emette il verdetto.
“Facciamo questo tentativo allora”
Facciamolo.
Quando
l’Imperatrice chiama, Tazio risponde.
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