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venerdì 8 maggio 2015

Il lunghissimo post del mattinale capovolgente che suggella l'imperiale immensità del Tazio Superstar

Olè, olè, olè e allora eccoti, Maggie delle mie seghe interminabili, eccoti che non mi deludi in questa tarda mattinata bella calda, eccoti vertiginosamente sandalata da minchiaiola scandalosa, unghie bianco perlato,  che esci dalla botteghetta e mi vieni incontro con la gonna al ginocchio carta da zucchero e la camicEtta bianca senza maniche sotto la quale si vede il reggiseno bianco importante di lavorazione, eccoti che mi sudi al bar sotto l’ombrellone e mi aloni appena di bagnato sensuale lo scollo sotto l’ascella ed eccoti che mi fai tirare anche il buco del culo al pensiero di leccarti sudata e di annusarti sotto le dita dei piedi.

“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.

E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.

Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la  bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.

E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi,  modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna  Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.

E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.

Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.






mercoledì 29 gennaio 2014

Risorse

L'aver risentito la Milly ha riacceso in me esigenze articolate, suddivise in categorie precise, categorie a loro volta strutturate in sottocategorie dettagliate, con dettagli catalogabili con criteri uno a uno o uno a molti e mentre ieri sera sotto la doccia  consideravo questo ordine di perfezione surreale, la minchia mi si è scappellata, pensando alla sua fagianona pelosa, ai suoi piedi, ai suoi occhi e così, a minchia randazza parallela al pavimento, ho rollato la rubri (a Milano si deve tagliare la parte finale delle paro) ho schiacciato il verdone e l'ho chiamata al cellu.

"Ciao Tazione!"
"Ciao Millona!"

E la rendo edotta delle condizioni del mio Supercazzofavazzorandazzo e lei mugola sorridente e mi strozzo la cappella pensando di allungarle il mio Femoredidinosauro nel culo e glielo dico pure e la sento respirare sozza, al che lei mi chiede Milano dove, Milano Milano Milano, rispondo solerte e poi dico e tu dove e lei mi dice Piacenza, al momento.

"Piacenza?" - "Eh sì, purtroppo"
"Ma cazzo, ma senti, stasera lavori? Hai clienti?" - "Uno alle dieci, un'ora."
"E uno alle undici esatte, che sono io!" - "Ma che te cliente, cazzooooo, ma davvero vieni?"

E da lì le battute si sono liquefatte luride, con tinte portuali e bestemmie e mi piace la Milly. Perchè la Milly è una risorsa, una potente risorsa. Si piega, ma non si spezza mai. Si cheta, ma poi riparte ruggendo. E' puttana da marciapiedi e signora del libertinaggio. E' tenera amante e spietata carnefice. Lurida topa di fogna e profumata orchidea del peccato.

***

Due e venti del mattino di oggi.
Nudi, in piedi, uno davanti all'altra, io con le mani legate dietro la schiena e la minchia dura come la kriptonite.
"Vuoi provarla una cosina 'forte'?" mi chiede con le occhiaie sudicie, bella come un delirio.
"Sì" rispondo senza chiedere.
"Allarga le gambe e non muoverti"
"Sì"

E lei porta indietro la tornita gamba di destra, sollevandola velocissima in un calcio a piede nudo sui miei coglioni.
Cado in ginocchio dal dolore.
Mi prende i capelli e mi sussurra "Piaciuto?" e non posso che rispondere un "Sì" sofferto, perchè era vero.
"Tocca a te adesso… prendimi a calci la figa" con un sorriso malato.
E mentre mi rialzo, barcollante, mentre lei è pronta davanti a me a gambe larghe, sibila: "Più forte che puoi".

E io la accontento, facendola accasciare sul pavimento in un rantolo di dolore.
La Milly è una risorsa.
Di sopravvivenza.
Assoluta.

sabato 17 novembre 2012

Delizia

Un'amica mi ha omaggiato di questa delizia e io la condivido con tutti e con lei.


martedì 30 ottobre 2012

Amore romantico e viaggi lungo le estremità

Fase uno: il regalo
Ed allora sediamo nell'elegante ristorante dell'elegante albergo e siamo eleganti, io total black, lei total black, vestitino al ginocchio, calze nere, che lo so che sono autoreggenti, scarpa tacco dodici, capelli raccolti, lo so che non c'ha niente sotto, sento l'odore della sua fica da qui.
Sediamo e brindiamo, la luce sul tavolo, calda, la musica bassa, l'ambiente raffinato, metto una mano in tasca ed estraggo un cubetto e lo metto sul tavolo, davanti al suo piatto, lei lo guarda e capisce, fa fare uno scatto, mezzo cubo si apre, due occhi si illuminano, un sorriso si arcua all'insù, poi la bocca si strizza, la luce oculare si bagna di umido, mi guarda e dice "è bellissimo" e scuote la testa, ti aiuto, aspetta e glielo infilo, l'anello, che mi rendo conto che se fosse stato appena più grande, il diamante, più grande di un qualsiasi grande più grande di quello che era, sarebbe stato meglio, ma lei si alza e mi balza in braccio baciandomi e stringendomi, affanculo il dress code e il ristorante elegante, non piangere Skiz che ti cola il mascara, è waterproof, Tazione, lo fanno per quelle come me che sono felici alle lacrime.
"Allora sono la tua fidanzata!!!" mi dice con un sorriso commosso che basta quello per aver avuto una ragione per essere stati al mondo e io rispondo di sì, sì, sì, sei la mia fidanzata e nemmeno ti dico cos'altro c'ho nella testa perchè per oggi è abbastanza così, beviamo, brindiamo, diamoci da fare, bisogna festeggiare, sono felice come non lo sono mai stato.

Fase due: ogni tuo desiderio è un ordine, specie se ho anche io lo stesso desiderio
Ceniamo, signorili, leggeri, eleganti, poi a un tratto un piedino si insinua tra le mie gambe e io provo una scossa tra ano e coglioni, la guardo, mi guarda e senza parole mi chiede se c'è un dopo cena, che lo so che me lo chiede ed allora io metto una mano nella tasca interna e tiro fuori una chiave magnetica, la appoggio sul tavolo, pronuncio il numero 308 e sorseggio un altro po' di vino e lei la guarda e mi guarda con un abbozzo di sorriso, spostando a destra la mascella ed attende istruzioni, gioca con la chiave e poi non riesce a resistere e mi chiede "e?…" ed io rispondo misterioso "e dopo cena saliamo alla trezerootto" e sorseggio e lei incalza, con l'occhio che si insudicia e torna a chiedere, quasi timorosa, chiede abbassando la voce, guardandosi intorno "… giura… " e io annuisco col capo e lei ha un'espressione che meriterebbe una foto e poi incalza di nuovo, vuol sapere, ma io taccio, evado, eludo, siglo e sigillo con un "Ho fatto ciò che mi hai chiesto" e sorseggio e sento il mastichio sordo della sua fica e comincio a provare una blanda erezione e lei appoggia il tovagliolo e dice "andiamo".
E saliamo, col lift che c'accompagna, senza parlare, composti ed eleganti e camminiamo sulla moquette damascata e infilo la chiave e la stanza si apre ed entriamo e prendiamo visione del letto sul quale si materializzerà il desiderio sudicio della mia fidanzata, che nelle sue masturbate sogna di essere a letto con me e un altro uomo e sogna pure di guardarmi mentre io e il montone occasionale ci facciamo di tutto, infilandosi tra noi per coadiuvare gli accessi, riposizionare le uscite, contribuire al piacere totale.
"Voglio vedere come lo succhi, voglio vedere che lo prendi nel culo e che lo metti nel culo a lui, voglio leccarvi mentre vi inculate" furono le parole esatte, che divennero ordine, ordine facile da evadere in questa sudicia meravigliosa città dove ci sono agenzie per tutto.

Fase tre: la sorpresa
Ore ventidue e ventiquattro, la Skizza va in bagno a preparasi, in sei minuti il nostro ospite sarà qui, le dico di rimanere nel bagno sino a quando lui non sarà nella stanza e lei dice di sì, rossa ed eccitata, poi bussano alla porta, lo saluto, ci eravamo parlati al telefono, nessuna sorpresa, è esattamente come nelle foto dell'agenzia, porta un mazzetto di fiori, perchè sa che oggi è il compleanno della mia troia, è un signore, mi piacciono i suoi modi delicati.
Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando esce dal bagno, Oscar sosta in mezzo alla stanza, composto ed elegante, in attesa di conoscere la scrofa da montare e io busso due volte e la Chiara esce, autoreggenti e scarpe e null'altro e strabuzza gli occhi e la capisco, perchè Oscar è un inatteso ed inimmaginato pezzo di manzo di colore di un metro e novanta, completamente bald, un bellissimo sorriso bianco, una fisicata da atleta e io so, lo so solo io al momento, perché io ho visto le foto, che sotto c'ha una manichetta antincendio che deve usare un rocchetto per farla su e metterla nelle braghe e chiedo alla Skiz se le piace e lei lo tocca e mi dice raggiante che le fa un sesso pauroso ed allora mi accomodo sulla poltroncina, accendo una Marlboro e mi metto a guardare quel che succede tra i due.
Sublime spettacolo impagabile.

Fase quattro: when you try it black you never come back
Parla. Parla ininterrottamente, coadiuvata dal cannone carico fatto nell'attesa di Oscar, parla, parla, parla a me, che sto seduto sulla poltroncina, vestito, nella penombra, fumando e sorseggiando un bourbon.
"Sono infoiata come una troia, non vedo l'ora di scopare davanti a te amore" e poi ancora "Voglio che mi guardi mentre prendo il cazzo nero, amore" e poi ancora, succhiando quel sublime pezzo di minchia di cioccolata "Guardami come ti faccio le corna, sei cornuto amore, ti eccitano le corna, vero amore?" e poi ancora, rivolta ad Oscar "Montami come una cagna, ho voglia di cazzo, ho bisogno del tuo grasso cazzo nero" e poi mi dimentica, facendosi fare di tutto da quella statua di ebano che suda ficcando senza pietà ed io sublimo nel guardarla, stravolta, che gode nell'anima a prendere il suo primo e, presumo per nulla ultimo, grosso cazzo nero. Gode, perduta negli umori e nella monta, puro fascio di sensazioni ed è bellissima, bianca, sotto il meraviglioso uomo nero che sbatte poderoso facendole sussultare le tettine, facendole gonfiare gli occhi e brillare di sudore il poco profondo Canale di Suez, la fica lucida e arrossata, gonfia di cazzo di cioccolato, fino a che viene, viene urlando, con Oscar che sbatte come l'onda sugli scogli, concentrandosi, perchè la mia troia è molto bella, è bellissima e fa venire voglia di sborrare. E la Chiara cade sul letto, gira la faccia gonfia e stravolta, mi guarda dalle fessurine e gorgoglia sozza "Spogliati, porco, e vieni qui che voglio anche il tuo cazzo, adesso".

Fase cinque: trattamento doppio per madame
Succhia, in ginocchio, impugnando salda le nostre minchie, la bianca e la nera, che se il mio è grosso, il suo non so cosa sia, succhia uno poi l'altro, se li sfrega sui capezzoli, sudata, spettinata, abbraccio Oscar, caldo, sudato, gli accarezzo il culo, lui fa lo stesso col mio, ma prima bisogna soddisfare la signora e la signora ha in mente solo una cosa, che è la doppia, uno nel culo e uno nella fica e così la lubrifichiamo, Oscar le scivola nella fica fino ai coglioni e io premo il mio cazzo nel buchino vorace, scivola, scappa, premo, entra e sento il pilone del mio amico Oscar e cominciamo a fottere la mia troia che grugnisce che ne vorrebbe altri due da succhiare, neri, duri, grossi e più blatera, in un ottimo inglese, più io e Oscar la sbattiamo senza pietà, godendo dello sfregamento delle reciproche minchie e del contatto di tanta pelle nuda e sudata ed è veramente difficile non scoppiare in una sborrata, che la Skizzolina è assatanata e dopo un po', un bel po', comincia a grugnire rabbiosa e schizza copiosa sui coglioni di Oscar, venendo in un tremito epilettico, mentre il dio nero le succhia i capezzoli, bordeaux dall'eccitazione animale.

Fase sei: stop and go
Calma, acqua, Oscar se vuoi farti la doccia nessun problema, grazie ne approfitto, sigaretta, baci convulsi, sorrisi, mi mostra l'anello, felice, raggiante, tiamotiamotiamotiamo, un'aberrazione sublime, poi ricomincia il calore "Voglio vederti  con lui, adesso" e Oscar ritorna, in una scia di bagnoschiuma caldo, mamma mia che pezzo di manzo stupendo, gli accenno con gli occhi e lui beve, appoggia il bicchiere e viene verso di me, ci abbracciamo, ci slinguiamo, ci palpiamo e in due secondi siam lì a menarcelo e ce l'abbiamo duro in un picosecondo e la Skizza sul letto si masturba sudicia e sorridente e mi inginocchio e gli tiro il pompino più appassionato dai tempi di Cromwell, gli succhio i coglioni, cerco il suo buco e spompino, ma non ce la faccio a prenderlo tutto in bocca, è enorme, gigantesco, poi saliamo sul letto e ci divoriamo e quel corpo è stupendo e la Skizza è un'oscena baldracca lercia che si tortura la fica guardando, dirige, chiede, eseguiamo, poi mi spinge a novante e mi lubrifica abbobdamente e guida Oscar ed è stata un'esperienza esaltante, quel ragazzo sa cosa vuole e ci sa fare da matti e mentre lui mi strapazza il culo come merito, la troia mi succhia la minchia, i coglioni, i coglioni di Oscar e il suo culo e ritorno ed è esaltante, sfrenato, osceno, amorale, magnifico.
Ci facciamo, ci inculiamo, per ore, cambiandoci, con la Skizza satanica che dispone e comanda e noi eseguiamo, al limite del sostenibile, con i cazzi che ci fanno male e poi io a un tratto, esasperato dalla voglia, mi tolgo la gomma e ordino secco alla Chiara di inginocchiarsi e lei capisce ed esegue, Oscar pure, che si sgomma rapido e giù, veloci, due seghe furiose e finale porno americano, schizzi violenti in faccia alla Chiara che mugola e geme, leccando, la lingua impastata di sborra, il mascara che cola, perchè è waterproof, ma non jizzproof e via sino all'ultima goccia e poi, finalmente, la tregua.

Fase sette: a letto a casa
"Taz, mi hai davvero spiazzata, è stato il più bel momento della mia vita quando ho aperto lo scatolino e ho visto questo"
"Non te l'aspettavi?"
"No Tazio, sinceramente era distante anni luce dai miei pensieri, ma è una cosa stupenda"
"Dio Chiretta, è un simbolo più che altro, perchè lui, poverino, è piccolo, ma fin lì arrivavo"
"No, no, zitto, zitto, taci non rompermi le balle. E' una cosa meravigliosa sapere che tu…"
"Che io?"
"Insomma che tu fai le cose serie con me…"
e ride guardandomi.
"Oh, bambén, rispetto eh, che se no mi riprendo l'anello e mi sfidanzo subito"
"Dovrai uccidermi"
"Era nei piani"

Silenzio.
Baci, buonanotte, spegnimento di luce.
"Taz?"
"Eh"
"Starai per sempre con me vero?"
"Ah, mi vuoi per sempre?"
"Sì"
"Vedrai come ti penti di questa frase, ah behbeh, vedrai" e mi giro.
"Cosa vuoi dire?"
"Niente. Siii-lenzio. Dooor-mire."
"Ti amo Tizio"
"Ti amo Caccola"


Tutto ciò è divino.
Tutto ciò è follia.
Tutto ciò è.

giovedì 24 maggio 2012

Lurido antiquariato colpevole


Termino la mia breve visita programmata e decido che, già che son qua, faccio una capatina nella bottega antiquaria dei miei stimatissimi amici Marito Bestia Renè e Donna Bestia Silvana, che tanto sono quattro passi.
Squisitamente cortesi come sempre, che piacere Tazio, che bella sorpresa, ieri sera un mortorio sai?, c’è ancora troppa paura, immagino di sì, ci vorrà un pochino ancora, almeno sino a quando le scosse forti non cessano, credo di sì, Silvana.

Poi Renè si scusa, in eccesso, ma deve andare che lo aspettano a Bologna, ed allora dico che stavo andando anche io e ci abbracciamo e ci salutiamo e ci promettiamo di vederci la settimana prossima, settimana prossima assolutamentissimamente sì, una cena, una pizza, quel che si vuole, ma vediamoci, ed esco salutando festoso.
E faccio cinquanta metri e mi fermo al caffè. Siedo fuori, Resto del Carlino, leggo, fumo e penso a quei piedi ingiustamente trattati le cui dita smaltate di rosso perlato facevano capolino dai sandali slingback blu petrolio e la pelle bianca come la gonna al ginocchio e la blusa blu scuro rimborsata in cintura da una cinta di bigiotteria color argento e gli occhiali ampi e il sorriso ingiallito e il caschetto nero e sento la cappella sgusciare dalla pelle del cazzo e guardo l’orologio e la chiamo.

“Sei sola?” chiedo diretto senza nessun convenevole.
“Sì. Vieni.” diretta, senza alcun convenevole, a riprova di un’istintiva e reciproca intesa criminale che non ha bisogno di accordi preliminari espliciti, né note, né istruzioni.

E la targhetta sulla porta si gira sul “Chiuso” e la serratura scrocchia due giri e nell’aria polverosa di antiquariato erotico una Donna Bestia ed un Granporco, nudi, iniziano a divorarsi i sessi su una scrivania vittoriana di radica e cuoio, mugolando sguaiati in atteggiamento osceno.
Succhia, troia, che nuda così qui in mezzo mi fai schiudere il buco del culo dalla voglia da bestia, succhia tutto, prendilo fino in gola, fammi capire e sentire quanto t’è mancato il mio cazzo. E lei succhia, guardandomi lurida con gli occhietti sozzi e felici, mi succhia i coglioni, mi infila la lingua nel culo e mi smeriglia nel contempo una sega sublime, lecca, sbava, grugnisce, aspira e morde, da quant’è immensa la voglia di cazzo straniero che ha. Poi la piego a novanta e le mangio il culo e la fica, godendo della sua pelle di vacca e poi senza riguardo la inculo, sortendo un urletto sorridente ed una gran quantità d’aria aspirata tra i denti della bocca cannibale, mentre assertiva trema sotto i colpi che le infliggo nel retto, colpi che le impongono di far salda la presa all’antico mobile, con quelle manine adulte ed adultere che stringono i bordi, dita ornate di anelli di finissimo gusto, tra cui è piacevole scorgere la fede nuziale.

Ficco e fotto, dalla fica al culo e dal culo alla fica, mentre la signora scomposta mi intima di non smettere mai, ma la raccomandazione è superflua, poiché godo talmente tanto a chiavarla che non smetterei nemmeno se cadesse il soffitto. Mi è gradita l’occasione per insignirla di titoli al merito, poiché ci tengo, mentre affondo nei suoi usatissimi orifizi slabbrati, ci tengo che sappia quanto sono onorato di fottere duro una Troia Puttana del suo lignaggio, ci tengo che sappia che avevo una voglia maiala di infilarglielo nel culo e lei, da Nobildonna elegante qual è, non esita a manifestarmi il gioioso entusiasmo che prova nell’essere fottuta nel culo da un Porco Culattone Maiale Frocio Schifoso e più lei mi insignisce e più io divarico quelle morbidissime e tremolanti chiappette biancastre ficcando a martello nel buco del culo arrossato e sfondato.

Odore di feci, fica, sudore e cappella si mescolano alla polvere antica ed ai profumi dei legni, in un’atmosfera sinistramente eccitante e stimolante. Giaccio di schiena sul cuoio della scrivania, mentre lei mi cavalca furiosa sbavando e approcciando al più gutturale, roco ed urlato degli orgasmi e la trovo sublime, stupenda e perfetta, così mirabilmente collocata nei suoi quarantacinque anni d’esperienza estrema e immorale, irraggiungibile, e le sborro gioioso in mezzo alle svuotate tettine rugosamente capezzolute, godendo del suo sorriso affilato di lussuria e sporcizia morale.
La adoro.

Ripreso il fiato non ci curiamo di rivestirci per il rito della sigaretta post coitum e lo facciamo così come siamo, nudi, lordi di sesso, odorosi l’uno dell’altra, componendo un sublime cammeo di decadenza ed amoralità.

“L’hai tradito” le dico godendo di dentro. Soffia il fumo e mi guarda sorridente.
“E’ stato stupendo” sussurra udibile appena.
“Lo rifaremo” sussurro, tentando di uguagliare il volume.
“Ne ho bisogno non sai quanto” sibila sensuale baciandomi un capezzolo.

Non vi è nulla da dire.
Poche cose sono energeticamente rinfrancanti come un bagno di lordura morale.
Che carica che mi ha dato.

mercoledì 16 maggio 2012

Conversazioni nell'Universo Parallelo


“Ho deciso di abbassare la soglia di selettività, Tazio” – mi dice Milly infossata nel vecchio divano di pelle, con addosso la vestaglia di seta nera semiaperta – “e così ho ricontattato alcuni esclusi dell’anno scorso. Una parte erano quelli che c’erano qui stasera”
Mi informo su quali fossero i precedenti criteri di selezione.
“Non c’era un criterio matematico, si consideravano molti elementi, non ultimo quello della possibilità, per alcuni, di essere riconosciuto da altri che avrebbero potuto usare la notizia contro di loro. Veti dal consiglio, se vuoi.”
Capisco. Bisogna avere soldi e essere o innocui o amici degli amici degli amici.

Habana siede ai suoi piedi, sul tappeto, aggrappata al suo polpaccio, con addosso una camicia a quadri da uomo, molto, ma molto più ampia di lei. L’uomo se ne sarà andato e la camicia sarà restata, in assonanza con la vestaglia di Milly. I capelli le stanno ricrescendo, è stupenda in ogni modo.

“A che punto sei con la meditazione sulle feste Milly?” chiedo anche per organizzarmi.
“Buono. Anzi ottimo, direi. Ti aggiorno. Le feste non verranno fatte qui, ma in Villa […]. Ho ottenuto l’uso da uno dei soci benemeriti. Verrà fissato un giorno della settimana, che credo sarà il venerdì, che così anche se si fa mattina il giorno dopo è un sabato. Le feste saranno a pagamento, ma certo non per te Tazio. Ogni venerdì una festa, alcune a tema, altre semplici feste di gala danzanti con buffet”

Semplici feste di gala danzanti con buffet. Fatico a isolare il minimalismo dalla frase.
Grandiosa, però, l’idea delle feste in quella Villa. E’ enorme, dai miei ricordi. Ci sono entrato solo una volta, sei milioni di anni fa. Molte potenzialità, sì, molte.
Poi scende in dettagli economici. Prezzo per persona, persone potenziali. Un botto. A quel punto chiedo diretto quant’è la quota associativa annuale. Moltiplico per i soci, aggiungo le feste e rimango basito.
Mi guarda con un ghigno satanico.
“Vuoi sposarmi adesso, amore, vero?” e ride, portando la mano dietro la nuca di Habana, tirandola a sé, e la Bella d’Ebano capisce al volo, scivola sinuosa tra le gambe di Milly che si spalancano e comincia a leccarle le fica, mentre l’Imperatrice si accende una fetida Gauloise.
E geme lieve,  soffiando il fumo verso l’alto.

Adoro i post serata nella zona demilitarizzata degli appartamenti millyani.
“Hai una data di debutto?” le chiedo.
“Non ancora” - mormora palesemente distratta dalla lingua rosa che le guizza rapida tra i peli corvini – “ci sono alcuni lavori di completamento, imbiancature, tappezzerie, arredi che devono essere completati. Penso verso la fine del mese prossimo, approssimativamente” e poi aspira aria tra i denti, guardando il viso di Habana con un sorriso, carezzandole la testa ispida di capelli in crescita.

“Notizie di Inquieta?” – le chiedo assestandomi sulla seduta, perché alla Bella d’Ebano è scivolata la camicia scoprendo una spalla e quella pelle nera e quello slurpare rumoroso, zuppo e compulsivo me l’hanno fatto diventare durissimo ed avrei bisogno di tirarlo fuori per dargli sollievo.

“Quella vecchia troia. Sembra che…” – ed interrompe per mugolare a bocca aperta sorridendo alla vitellina leccante – “… sembra che voglia aprirsi un Circolo.. su…suo…” – e geme di nuovo scivolando sulla seduta per offrire di più la fica alla divinità nera – “… ma io me ne sbatto… tirerò fuori qualcosa di impe…di imperiale da qui… non la temo di cer..to” – ed ondeggia il bacino, arricciando le dita dei piedi. E io conosco bene quelle dita dei piedi e so che quando si arricciano Milly comincia ad essere vicina. Come non capirla, d’altra parte, con una vitellina così dedicata e devota che le slurpa salivosa la fica infilandole le dita in tutti i buchi dilatati.
“Ti sei chiavato la su…sua tro…ia?” mi chiede scomposta, con palese riferimento a Svetlana.
“No” rispondo godendo di vederla godere.
“Cosa aspetti? Fattela… vai a… a prend…derla…” mi dice abbandonandosi sullo schienale, oramai incapace di sostenere la conversazione. Subdola Milly, a questo punto si fa senza esclusione di colpi, vero?

Adoro i post serata qui.
Taccio e le guardo. E penso che questo è un vero Universo Parallelo e che lei è veramente un’Imperatrice.
E dopo un certo tempo Milly si tira i capezzoli sino a deformarli, con l’acconciatura disfatta riversa all’indietro, squarciando l’aria con un urlo violento, sollevando i piedi da terra, con quelle belle dita arricciate.
Sì, è un meraviglioso Universo Parallelo.
E io ne faccio parte attiva.
Delizia.

Violini, cavalle, champagne e striscioline


Raphaèl transita dalla Sala del Tè al Salone Principale con in mano un vassoio con tre bicchieri di champagne, destinati alle Musiciste in pausa. Lo fermo e dico che lo porto io, come succede nella commedia americana anni cinquanta. Ed entro con un motivo serio nel Salone Principale dove Milly sta ancora mettendo a loro agio i Nuovi Arrivati.
Lo appoggio sul pianoforte, sorridente come si conviene ad uno stupendo esemplare di maschio par mio.
Porgo i bicchieri a ciascuna delle Maestre e approfitto dell’occasione per approcciare la Violinista.
Facile approfittarne, d’altro canto: le altre due, quando sono in pausa, si barricano dietro al pianoforte, interponendolo tra gli occhi del Salone e i loro corpi nudi.

Accenno a un brindisi, ricambiato. La Violinista ha il sorriso sozzo ed anche lo sguardo, ma stasera quest’ultimo è di difficile individuazione, considerata la benda di organza.
“E’ difficile suonare con quella?” chiedo per rompere gli indugi.
“No. Ci si vede bene attraverso e poi io riuscirei a suonare anche ad occhi chiusi” mi risponde lenta.
La guardo. Mi guarda che la guardo.
Mi incuriosisce quell’importante tatuaggio rotondo sotto l’ombelico, con quei segni interni strani, diversi dallo stile dei classici tatuaggi.
“Bello quel disegno” – dico mentendo, accennando con lo sguardo al cerchio – “ha qualche significato preciso?”
Si accarezza la pancia nel punto in cui è tatuata, la massaggia, la strizza appena e mi risponde.
“E’ un simbolo azteco propiziatorio della fertilità femminile” mi risponde massaggiandosi erotica, con la bocca appena piegata a sorrisino lercio.

E io mi distraggo solo una frazione di secondo, frazione in cui resto stupefatto a considerare l’immane quantità di troiate che dicono i tatuatori, che per quante mila ne dicano, tanti mila più uno che se le bevono ne trovano.

“Propiziatorio della fertilità…” - ripeto, avvertendo un fremito al frenulo – “…e tu sei molto fertile quindi?” - insisto, indagando su quel tema per me molto erotico.
Beve un sorso di champagne, sorride e poi sussurra lenta, alzando il mento equino a segno non verbale di essere perfettamente in grado di reggere il flirt.
“Molto fertile… sono anche in piena ovulazione, ora …“ e trovo la conversazione sublime.
Mi avvicino al suo orecchio. Voglio non lasciare alcun dubbio su di me.

“Sei molto bella… molto sexy…” – inizio con un filo di voce nell’orecchio destro che lei mi porge come fosse una scodella nella quale dovessero gocciolare le mie parole – “…i tuoi piedi sono stupendi e mi seducono…” – informazione che ritengo essenziale fornire sin da subito per non generare confusione - “…però, se mi è consentito e vorrai accettare un mio consiglio, io questa” – ed alla parola ‘questa’ scorro il dito sulla strisciolina di peli neri del pube, scorrimento che la induce istintivamente a spingere appena indietro il sedere per sottrarsi allo scorrimento medesimo – “…la eliminerei. Ce l’hai bella, perché distrarre gli sguardi con ornamenti inutili?”

 Bagliore di denti bianchi scoperti dal sorriso debosciato. Mi guarda riprendere la posizione frontale che avevo abbandonato per far gocciolare le mie parole nella scodella auricolare.
“Dobbiamo ricominciare ora…” dice prendendo archetto e strumento, senza perdere la piega sozza della bocca.
“Ti tengo d’occhio…” le dico sorridente, arretrando di un passo con la mano sinistra in tasca, mentre con l’indice e il medio della destra indico i miei occhi e poi, con il solo indice, punto lei, con un piglio molto Bruce Willis, che sdrammatizza col ridicolo, fa ridere e pensare “che simpatico figlio di puttana porco laido puttaniere che mi vuole scopare” che quando una donna lo pensa di te, tu sei già col naso a dieci centimetri dal suo sacro buco.

E lei ride, ottimo segno, e porta alla spalla il violino, continuando a guardarmi laidamente sorridente.

Che bel flirt.
Non mi rimane che tenerla d’occhio, a questo punto.
Me lo dico come se ce ne fosse bisogno.
Cavalla erotica.
Già.

giovedì 10 maggio 2012

Coup de théâtre


Una serata di maggior presenza della sera precedente. Chiacchiero nel Salone Principale con la Coppia Bestia, la Signora Dai Capelli Corti e l’Amante. Le Musiciste suonano, la Violinista è lì.
Poi Alcyator e Raphaèl entrano, prendendo una dormeuse e la posizionano al centro. Stazionandovi accanto, composti, quasi sull’attenti.

E di lì ad un minuto arriva lei, la Padrona. Con addosso solo quella tunica nera col cappuccio che vedo spesso addosso ad Habana, ed un vertiginoso paio di platform, che so essere sempre di Habana. Che però, questa sera, non ha bisogno di niente di tutto questo, perché è completamente nuda, con la mascherina nera, il collare e il guinzaglio tenuto dalla Padrona, le cavigliere e le polsiere di cuoio allacciate dietro la schiena, scalza. La Padrona e la sua Schiava di Ebano.

Habana sosta in piedi, eretta, nudissima, col guinzaglio che le pende in mezzo ai seni. E tutti la guardiamo, bellissima, aliena, statuaria.
Miss Milly le libera i polsi e le sussurra all’orecchio, e lei scatta a sfilarle la tunica da sopra la testa, rapidissima. E Milly, per la prima volta da non so quanto tempo, compare completamente nuda a tutti gli ospiti. Si lecca la mano destra ed inizia a masturbarsi delicatamente, passando in rassegna davanti a tutti, issata su quelle vertigini nere, lasciandoci ammutoliti, seduti, immobili. Poi, una volta davanti a me, alza il dito indice della mano destra, indicandomi, e poi ritorna al centro.
Ed Habana viene felina da me a prendermi per mano per condurmi dalla Padrona, nel centro della stanza.

“Fammi godere. Ora.” dice Miss Milly con voce fredda e stentorea, distinguibile da tutti.
“Fammi godere”, non “Scopami”. Perfetta scelta della frase, perfetta.
Ed Alcyator, Raphaèl ed Habana mi spogliano, mentre la Padrona, seduta sulla dormeuse a gambe aperte, ostenta un’oscena masturbazione.

Davanti a tutti.
Una Maestra.
Un evento estemporaneo, inatteso, forte.
Una cosa che rimbalzerà tra i telefonini di tutti, domani.
La Padrona ha eletto un prescelto e lo ha scopato, davanti a tutti.

Mi sono fatto cavalcare furiosamente, rumorosamente, violentemente, bestialmente.
Nessun rapporto orale, Milly non succhia nessuno. Lei è la Padrona. Lei si fa leccare, ma non succhia.
Lei cavalca, ordina, secca, a voce altissima, assume la posizione, si attende impegno, performance, durezza, resistenza, brutalità scomposta, assenza di sentimentalismi. Ed io le ho dato tutto questo, sentendola godere veramente, perché io conosco come gode veramente Milly. Ed io ho goduto visceralmente a performare duro davanti a tutti. Mi sono sentito un dio, ho finito per crederci di essere stato veramente il prescelto, pur sapendo benissimo che al mio posto non ci sarebbe stato nessun altro, perché Milly è schizzinosa e selettiva. Ma quella era l’unica finzione. Il resto era tutto vero. E tutti sono finiti per credere veramente che, la prossima volta, pur non sapendo quando sarà, al mio posto potrebbe esserci uno di loro.

“Adesso voglio vederti sborrare. Sega!” ordina ed io eseguo. Mi masturbo furioso, a gambe larghe, semi steso, davanti a lei. Mi schizzo sulla pancia non appena appoggia il piede nudo sulla mia coscia, tormentandosi la passera pelosa, simulando un orgasmo rabbioso e compresso.
Che so essere finto. Ma lo so solo io.
Pausa di sospensione, rimango ansimante. Tutti sospesi.

L’Amante scatta in piedi e lancia l’applauso. Entusiasta. Viene seguito da tutti i presenti, che si alzano in piedi. Standing ovation. Milly sorridente si fa rimettere la tunica da Habana. Jezebel, arrivata dopo, mi passa un asciugamano. Le Musiciste suonano Vivaldi. E’ il delirio collettivo.

Miss Milly c’è.
Eccome se c’è.

martedì 8 maggio 2012

Antimateria


Gran pienone, ieri sera. C’eravamo proprio tutti, ma anche molti di più. L’Oscuro Personaggio, il Cornuto Renitente e la Signora Bionda si accompagnano ad un manipolo di viscidi e dubbi soggetti, ciascuno in compagnia della propria Puttana Stagionata coperta d’oro come la Madonna di Loreto. Un clima strano, di brindisi, di risa, di confidenze fatte a voce bassissima, in cerchio serrato, al termine delle quali, spesso, scoppia la risata fragorosa e violenta.  Milly è in loro compagnia ed è mozzafiato:  abito di lamè nero lungo sino ai piedi, con uno spacco laterale che termina a metà del fianco. Spacco destabilizzante che indica, come di consueto, l’assenza di mutande. Schiena vertiginosamente nuda sino al principio del solco delle natiche, che io adoro e che mi mette in crisi. Allacciato dietro al collo, senza bretelle, cade sul davanti adagiandosi mollemente sulle mammelle generose, aprendosi poi in una scollatura profonda sin quasi all’ombelico. Sottili fili argentati e ritorti, distanziati, tengono insieme i pezzi di tessuto che, altrimenti, in nessun modo avrebbero potuto essere un abito. Capelli raccolti in uno chignon plastico, trucco scurissimo, rossetto nero, sandali Silver di Casadei, una dea.

Li dribblo dissolvendomi come un’ombra nel Salotto Rosso. Non amo le confraternite, mi fanno paura. E nel Salotto Rosso ci sono i miei Amici Maiali: la Coppia Bestia, la Signora Inglese con Marito Inglese, la Signora dai Capelli Corti con Amante, il Vecchio Giudice con la Moglie Plissettata, la Coppia che Osserva, il Giovanotto Solitario e la Signora Cicciottella Sensuale con Marito Nasuto che non vedevo da un po’.
Alcyator mi mette in mano un bourbon e vado spedito a flirtare con la Donna Bestia e tutte le altre signore presenti. La conversazione, che era inizialmente politica, si rilassa in breve e mentre le Signore cominciano allegramente a favellar di cazzi, cappelle e coglioni, la mandria viscida, assieme a Milly, si rinchiude nella Sala del Tè, a segno che la cospirazione comincia.

Abbracciato alla Donna Bestia che mi accarezza il culo, comincio a confezionare alcune articolate idee sull’uso dei sensuali piccoli piedi squadrati della Signora Dai Capelli Corti, ma in quel mentre Raphaèl entra e mi fa cenno di avvicinarmi. Mi scuso con gli amici e vado a sentire cos’ha da dirmi il sensuale montone.
“La Signora dice di andare in camera sua, adesso”. Oh. Se la Signora, dalla stanza dei bottoni, si prende la briga di mandare un Messo Imperiale a comandarmi di recarmi nei suoi appartamenti regali, qualcosa di serio bolle in pentola. E se la Signora comanda, Tazio esegue. Senza esitazione.

E così busso tre volte alla porta e Haby mi apre. Svettante su pornografici sabot di pitone, con indosso la tunica nera con cappuccio indossato. Una monaca nera. Una templare. Una divinità. Una figa da svenimento. Mi richiude rapida la porta dietro la schiena e ci assaggiamo le lingue e le salive, toccandoci rapidi le parti del corpo che vorremmo leccarci, ma non è quello il momento, devo recarmi nella camera da letto, come la Signora comanda e anche Haby lo sa.

Entro in quel macello infernale che riflette la distorsione mentale della Creatura Unica che l’ha generato e mi accendo una sigaretta, attendendo. Ritenendo convintamente che da un istante all’altro sarebbe entrata Milly con privatissime cose da dirmi.
Potete immaginare il mio stupore quando la porta si è aperta ed è comparsa, in tutto il suo sensuale splendore, la Signora Bionda, alle cui spalle si stagliava la mitologica Habana, nera come il buio nel quale è scomparsa richiudendo la porta?

Chioma vaporosa, biondo-ramata, abito di estinto lurex argento al ginocchio, pochette argentata in pendant con i sandali a stringhe sottili con cinghietta. Smalto bianco madreperlato, pelle scura di sole artificiale, un’icona imperturbabile ed imperturbata degli anni novanta.

Stupefacente. Mentre il Cornuto Renitente siede nella stanza con gli altri reverendi, lei attiva in un baleno la macchina del serpeggiare sotterraneo della Casa e sgaiattola nella zona demilitarizzata dove le orecchie non sentono, gli occhi non vedono e nessuno può entrare. Stupendo.
Per la prima volta in vita ho avuto la percezione esatta di cosa sia l’antimateria.

Io e lei lì dentro, siamo l’antimateria.