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venerdì 20 aprile 2012

Concessioni pericolose


Si divorano accanto a me, sul divano del salotto rosso.
Lei mi guarda ammorbata, dimenandosi invasata in grembo a lui e mi mormora sozza che vorrebbe che ci fossi io, al posto del marito.
Non era esattamente questo lo scopo della visita alla Casa, devo dire la verità.
Però bisogna saper fare di necessità virtù, nella vita. Della Signora Bionda nessuna traccia. Assente anche Madame Inquieta e, quant’è peggio, anche Svetlana. Ho visto Sofia che passava. Non mi ha minimamente calcolato. Che corpo, accidenti. Magnifica. Perizoma trasparente e copri capezzoli di lattice, neri. Platform da pole dancer. Ne ha comperato uno stock Milly, mi sa. Vertiginose. Nere. Natiche impreziosite da colpi di verga in via di guarigione. Un’opera d’arte.

Milly era meravigliosa. Un negligee nero, lungo sino ai piedi, completamente trasparente, sotto cui spiccavano tre spot ipnotici: il suo irsuto pube ed i suoi capezzoli tinti di henné nero. Ai piedi slipper nere da camera, con piumino di struzzo. Capigliatura alla Rita Hayworth, ma corvina, trucco scurissimo, rossetto nero opaco, smalto nero, la collana di ossidiana che le ho regalato a Natale ed un lungo bocchino che reggeva la Gauloise fetida, tocco che inasprisce ed esalta l’insieme.
Divina. L’erotismo della cattiveria. Sconvolgente.

Lascio la Donna Bestia alle cure del Marito Bestia e la raggiungo.
Mi regala un sorriso affilato e poi mi invita a seguirla. Seguo quelle natiche ondeggianti sino alla sua camera da letto dove, in piedi e composta, staziona Habana.
Completamente e divinamente nuda, issata su quelle vertiginose platform in stock, in attesa di ordini, le mani dietro la schiena.
“Noti niente di strano dentro alla Casa Tazio? Ti sembra tutto nella normalità?” mi chiede e mentre lo fa si posiziona a gambe larghe in mezzo alla stanza, scostando il negligee aperto sul davanti. Gettando un severo cenno del capo ad Habana, che impugna il grosso pitale di ceramica bianca su cui vi erano decorati dei gigli ed accorre.

La bellissima silfide nera si accoscia sensuale e con una mano lo posiziona tra le gambe di Milly che si flette appena sulle ginocchia, mentre  con l’altra le scosta le labbra della fica. Rispondo che mi pare tutto regolare e le chiedo il perché della domanda, mentre un rumoroso e importante getto di piscia colpisce il fondo del pitale con pressione maschile.
“Perché non si è mai tranquilli” mi risponde divinamente oscena “e io avrei bisogno di mille occhi e ne ho solamente due. Tu sei un osservatore sopraffino, attento al quadro di insieme, oltre che ai dettagli. Per questo ti chiedo la tua opinione” e conclude l’erotica minzione con un breve peto dal suono acuto.

La silfide nera, sempre accosciata, appoggia il pitale per terra e sfrega la fica pelosa di Milly, asciugandola con la mano nuda, con tenera cura.
Poi si alza per andare a svuotarlo e Milly si stende languida sul triclinio ai piedi del letto.
Accendo una sigaretta e dico di un fiato “Voglio Svetlana” e Milly sorride guardandomi.
“Su, non ti accanire sulle proprietà di Inquieta. Ha già sorvolato su quella caduta di stile con Sofia, Tazio. Non è stato elegante trascinare fuori di qui quello che nasce qui, ne converrai”  mormora lieve mentre Habana torna alla sua posizione originaria.
Rimango stupito che lo sapesse. Ero convinto che fosse stata una cosa assolutamente segreta e glielo dico.

“Qui tutto ha occhi ed orecchie. Se Sofia cambiandosi fa una confidenza su di te alla sua cara amica puttana merdosa, che oggi non è più qui, il gioco è fatto” e rimango intimorito dall’innalzamento della voce e dall’inasprimento del tono su quel “sua cara amica puttana merdosa”.

Siedo in punta al triclinio e le accarezzo la pelle lasciata nuda dallo scomposto negligee, dicendole scherzoso “Questa casa mi tortura, Milly adorata, sono più le privazioni che i godimenti… niente Signora Bionda, niente Svetlana… è la casa del dolore…”. Sorride accarezzandomi il braccio, perché lei lo sa bene che quella può essere la casa del dolore, ma quello vero.

“Soddisfa Inquieta ed avrai Svetlana” mi sussurra appena.
“Come posso soddisfare Inquieta?” chiedo interessato.
“Prima di sapere come, é importante che tu mi dica se sei disposto a soddisfarla” ed io so che le uniche risposte ammissibili sono “sì” o “no” e che nessun razionale “dipende” è ammissibile in quel mondo così strano. Si tocca viziosamente la fica aspettando la mia risposta.
“Sì” rispondo guardando le dita sensuali che scompaiono tra i peli animali.
“Bene” mi risponde sorridendo illuminata di furiosa perversione, portando le dita al mio naso e poi alla mia bocca. Succhio eccitato mentre Milly, osservando la mia bocca, bisbiglia lenta “Allora ti farò sapere prestissimo cosa dovrai fare per lei” ed io ho la sensazione di essermi ficcato in un sacco di guai.
Pericolosamente delizioso.

sabato 10 dicembre 2011

Black Jessica e la crisi della Casa


Jessica Rabbit, ma in nero. Stupenda. Milly ha la capacità di trasformarsi in un concentrato di simbolismo erotico straordinario. Ma andiamo con ordine.

Ieri sera la Domi aveva, giustamente, un invito da parte di amici.
Sono rimasto a riflettere su alcune cose, perché non voglio che la stortura delle medesime divenga un problema. Lei ha degli amici, io ho degli amici. Ferma restando la immiscibilità delle due compagini amicali, risulta necessario che si aprano spazi nei quali ciascuno di noi coltivi la vita che c’era prima che ci fosse un noi. Poi ho pensato, per un solo dolcissimo fuggevole istante, alla Domi a letto con qualcun altro e sempre per tutta la durata di quel fuggevole istante ho provato un’eccitazione fortissima, magnifica.
La mia psichiatra diceva che quel desiderio, la sindrome del cornuto, è un meccanismo di autodifesa nei confronti di un dolore che non ho saputo gestire. Introdurre l’eventualità di essere traditi, o addirittura richiederlo, diviene il modo di razionalizzare, controllare, gestire un evento che di norma si svolge mentre il danneggiato ne è ignaro. Insomma, citando Sergio Caputo, inseguo le corna terapeutiche.

Ragionando sulla serata a meno della Domi, ho subito deciso che avrei lasciato che tutto il mondo mi credesse malato e così, ben coperto come si è raccomandata Mammadomi, sono andato a bere un whiskyino nella Casa. Forse anche un po’ sull’onda dei ricordi del post scritto a pomeriggio.

mercoledì 16 novembre 2011

Perplesso


Una serata di sintesi. Nel senso chimico. Mi spiego meglio.
L’altra sera, quella in cui ci siamo infilati nel bar e poi ci siamo infilati la lingua nelle rispettive gole, ci sono stati alcuni momenti di complicità: le occhiate davanti a Inquieta, l’appuntamento di sotto sussurrato, le chiacchiere al bar, la slinguata alla macchina. Bene, ieri sera era come se i convenevoli li avessimo superati e fossimo lì giusto per ficcare punto e fine. Per l’amor di iddio, non è che me la voglio sposare e cerco la serata romantica, ma paradossalmente siamo stati più intimi l’altra sera di ieri sera.

E’ stato come se la Sofia bramasse di giungere al dunque per potersi nascondere dietro a quello, nascondendo la Sofia umana. Ammesso che ne esista una. E’ stato come se la sera del primo contatto per lei fosse stata più trasgressiva, con tutte quelle informazioni, tutte quelle parole. Quasi imbarazzante.
Ieri sera ci siamo trovati nella hall dell’albergo in cui le avevo dato appuntamento, ci siamo salutati, ho ritirato la chiave, siamo saliti in ascensore e da lì abbiamo cominciato a farci.
Alienando così chiacchiere, dettagli, motivi e indizi.

martedì 15 novembre 2011

Partenza per Sofia


Molto bene. La Betta è andata, io c’ho la roba dietro, mi faccio un bel doccione qui in ufficio e poi parto verso il luogo x da raggiungere all’ora x, ora in cui Sofia mi aspetta per il nostro incontro ultra clandestino.
La Sofia mi fa davvero sangue, come dice la astinente Franca. Sarà perché è bellissima, sarà perché è porca, sarà perché è una bellissima porca, sarà perché è giovanissima, sarà perché è una giovanissima porca bellissima. Trovo che in quest’ultima combinazione ci siano gli estremi per farsi fare sangue.

lunedì 14 novembre 2011

Sofia


Non le telefono. Le invio un esseemmeesse.
Nell’esseemmeesse c’è un comunicato di data, ora e luogo.
Mi risponde in dieci secondi.
“Tutto bene, ma domani. Stasera impegno.”
Rispondo con “D’accordo domani sera, stessa ora, stesso posto”
Risponde “Perfetto”.
Non vedo l’ora.