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domenica 28 maggio 2017

Nella vecchia porcilaia


"
Nell’ex stalla dei maiali 

tre uomini gioviali
han legato sulla tola
la bella ragazola
con la benda nera agli occhi.

“Che fai e non la tocchi?” 

– somaro di un sandrone -
mosì che la strapazzo,
la scaldo e poi ci sguazzo
finendo senza meno
a ficcarle dentro il cazzo.
"

Che poesia, alla luce della lampadina di design minimalista, quell’opera che tutti abbiamo avuto una volta nella vita, “Legata a un filo” è il suo nome, ve la ricordate?
Ma che bell’odore di maschi sudati e di fica, di cazzi e di ascelle, di umido, essenze sublimi che ravvivano il vecchio odore di porco di quella casettina di mattoni e lamiera.

La porta aperta dà sulla campagna pregna di tanfo di liquame, parente stretto dello stesso liquame che ci tinge l’anima di merda pervertita.
“Sbattila” grugnisce il giovane tormentando quelle tettine irte  e gonfie, ed il bell’edile arrapato, peloso sul petto come un tappetino del cesso a pelo corto, affonda il cazzo nelle carni tremule della nuda ed oscenamente gaudente giovinetta ginecologica, che mugola dimenandosi, ben legata alla tavola sulla quale anni addietro si era adusi a confezionare salami, svuotare interiora calde, sgambare prosciutti, arrotolare pancette, sguazzare nel sangue che “el mazador di ninin” aveva inevitabilmente sparso.

Ma stanotte no, niente sangue, no. Solo manzi sudati, alcolizzati e fumati che condividono le loro verghe erette con la ninfetta porno che si dimena dal piacere, succhiando due cazzi, mentre il terzo la trapana nella oramai indecentemente esperta fichetta rasata.
“Nel culo no!”, eh no!, nel culo no giovine, cosa credi, che siam qui a truccar le scimmie? nel culo no, ‘mo nononono, ci mancherebbe contessina, scusateli, son ragazzi.

E il giovine la sbatte con forza e passione, mentre l’edile mi affianca, fraterno, e io lo cingo nel sudore intenso e viscoso, ghignando con lui su quanto sia elegante, colto, culturale, amichevole e persino pedagogico, trombare la troietta tutti nudi nella stalla e il contatto col suo corpo mi fa tirare il cazzo come un argano kazako e allora, dai, vieni, che le mettiamo in bocca ‘sti due tronchi di sequoia e la giovinetta sugge, rantolando da suina, che bella benda nera che c’hai troietta, adesso la macchiamo di un bianco un po’ opaco, tanto lo so chi siete, froci porci puttanieri, ah sì lo sai puttana? sì lo so, uno è Max e l’altro l’ho visto al bar ma non so il nome, succhia puttana, sfregaci le cappelle, stupendo Max, godo come una porca, mi ti farei maschione, lui ride di traverso, ombroso e virile, che due froci che siete, tu sfrega e fatti chiavare, zoccola ansimante, daimo Zack sfondala, tanto lo sa chi sei, grugniti sordi, scricchiolii di legno marcio, mani, dita, capezzoli durissimi, pelle d’oca sulle cosce, son Max, eccomi qui troia, ti chiavo, sì chiavami! ti voglio porco!, e il suino affonda nella fossa mentre Zack le spruzza in faccia il suo carico di sborra.

Ingloriosi bastardi di merda, intortatori di fogna, adulti insani con pruriti da cinghiali al Viagra, stolti distorsori della virtù giovanile, ma che sesso Max nudo col cazzo duro, lo abbraccio da dietro mente pompa la pupa e gli piazzo la minchia dura sullo spacco sudato del culo peloso e con la mano gli strozzo la base dell’umida minchia, onesta, né grande, né piccola, ma dura di marmo e lo abbraccio sudato mentre gode e pompa chino e lo incito osceno, seguendo il suo corpo maschio incollandogli il mio e niente lo ferma mentre fotte ad aratro esavomere, che la pupa gli piace, si piacciono, si pigliano da prima, in segreto, e sortisce il suo orgasmo, un altro gran troia!, ma quanto sborri stasera!, dai Max, sfondala, ma lui si sfila di brutto, scacciando la mia mano, per segarsi veloce e irrorarle una gamba, vai Taz, puniscila tu!, spaccala in due! dai spaccami bastardo! e io fotto la troia alcolizzata, fumata e giuliva, dal sorriso febbricitante per il  gioco da adulti malati e dopo un po’ di colpi profondi le schizzo il mio seme nell’ombelico pirsingato, ma che pozza, ma che bello amisgi luridi, l’hai fatta rivenire Taz!, mo che sporcacciona che sei, ma ti chiediam dei soldi vè e ridono scemi e sereni, la campagna liquamata, i maschi di merda, slegatemi maiali, tanto lo so chi siete, che mi scappa una pisciata da scoppiare, se no vi piscio addosso! che eventualità golosa e arrapante, ma i verri urlano fuori!, fuori a pisciare!, il buio, il corpo nudo, sudato, accucciato animale, lurido di sborra e sego umano che sibila la piscia senza pudore, schizzandosi un po’ i piedi, dopo dormi da me, sì e mi bacia slinguandomi e sa di cazzo e sborra, odore d’erbetta accesa, passa animale, tò, la giovine che ride oscena e picchia i pugni sul petto dell’edile che la limona aprendole le chiappe rosse di sfregamento sulla tavola e si ride, lo sapevo busone che eri tu, la voce la conoscevo, ‘sta minchia pure, ma anche quella Taz, mi brucia la paperina sai?, dopo ti schizzo dell’altra cremina, e mi lecchi la bua? e se la strizza oscena e sguaiata, sozza lolita troia amorale, drogata, alcolizzata e molto ben integrata, si ride e si bestemmia, anche lei, che sesso, tutti nudi, sgrullandoci, luridi, deviati, demoni corrotti, ma com’è che cominciata?, ma che cazzo ne so, son fuori di legno da stamattina, anch’io!, ma tutti!, ride, ride, ridiamo, ridiamo idioti, la vita è bella così, sì dai e si ride.

Che domani è domenica.


lunedì 22 maggio 2017

Domenica, coda.



Un sussulto, ma di stupore credo, poi il dialogo a voce bassa, che siamo nella barca ormeggiata e intorno c’è il mondo che passa è domenica, tutti al porto, “E’ come un dito…”, sì è come un dito, Tea, ti ho infilato quello di silicone, il più piccolo, perché vedi, Tea, il culo va addestrato, lentamente, con piacere, dilatato, reso elastico, pronto ad aprirsi…, ma la mia porno solennità  poetica viene spezzata da “Chefffffffigata questo, l’ho visto in un porno, ma quanti cazzi ne hai di ‘sti affari?” e ride agitando irriverente la coda di vero crine di cavallo (che saranno capelli birmani maschili, se va di culo).

Ne ho tanti, Tea, rispondo pacato come un serial killer e osservo quell’inserto dorato a cui è legata l’elegante coda e penso a quella troiadimmerda della Chiara, che era suo, era il segno di una mai dichiarata appartenenza e sottomissione al Gran Maestro di Quercia Tronchea e poi guardo le chiappette della Tea nuda, che è stesa sul letto di cabina di questammerda che non va più in moto.

Stesa erotica come fosse la Porneleonora Pornoduse e allora le tolgo il silicone taglia XXS e prendo un S, lo ungo, glielo infilo lentamente nell’iperlubrificato ano, mentre lei fissa un punto a cazzo della cabina con un semi sorriso a bocca aperta, poi fa un “ahh” sottovoce, lento, giusto quando è dentro tutto, tutto nel culo, anche se piccolino, ma tutto dentro.

“Questo lo sento mooolto di più”, mi sussurra aprendo le gambe per toccare l’estremità gommosa rimasta di fuori, mentre io mi ungo la Tronkazia che si scappella e comincia a tirare dabbrava e appena tira metto di schiena la Tea, generando un rollio anomalo nella barcammerda, poi le divarico le gambine, le sputo sulla fichetta, che si schiude rosata per accogliere lo Smataflone Aureo e le scivolo sopra, sudatissimo come lei, che ci saranno 220°C dentro, e approfondisco l’argomentocazzeo nella carne viva, annusandole le ascelle, ancora evocanti un antico deodorante della doccia del mattino e spingo dentro il cazzo, ma che belle ruvide e sudate, le lecco eccitato, poi avverto nettamente sulla cappella il ripieno che serba nel buco odoroso del Culo Vergine e lei sorride, guardandomi, sussurrando “Come fosse una doppia…” per poi perdere l’uso della pornoparola youtubbara, lasciando spazio al rantolo contenuto, che si intensifica ad ogni affondo di Minchia Bronzea.


Sbatto dentro senza cura, alla cazzo, la sbatto perché voglio arrivarle alla cervice, voglio che gema di dolore e godimento e le tengo stretti i polsi sopra la testa, spingendo, strizzandola, palpandola senza stile e lei gode, abbandonando le sue gambine eleganti morte sul letto, mentre sbatto, sbatto, sbatto forte, la fotto spingendola al bordo del letto dal quale la testa le cade all’indietro e allora, senza richiesta, le tiro i capelli, fottendo come un cinghiale quella bianca creatura dal petto piatto e sbatto, pensando che è ora che la Coda del Divino Tazio cambi destinataria, vaffanculo la troiadimmerda e la Tea comincia a tremare come un vibratore e mi dice “Vengo..” solo di labiale.

Rimane a bocca aperta a tirar aria e grugnire il suo orgasmo, e io perforo, abbatto, sbatto, ruoto, freso e tornisco l’arrossata fica resa implume da un dozzinale rasoio, mentre la testa della Tea si solleva ad occhi rovesci ed io le sussurro “Voglio sborrarti in faccia…” cosa che, nell’evidenza, induce un inatteso protrarsi dell’orgasmo, rivelatosi solo in seguito, il secondo.


Attendo, attendo che l’onda si cheti per sgusciare dalla fica e presentarle un impiastricciato cazzo violaceo che lei succhia con non trascurabile devozione, succhia e sega, sbava, lecca, mentre io, col fiatone, ma con voce quasi immobile, sentenzio “La coda va guadagnata, Tea. Non è un plug qualsiasi.”
Lei sorride lurida, sudata, lucida, gonfia, torbida, molle, ad occhi socchiusi – “Bisogna farsi inculare, vero?” - chiede sozza con un filo di voce ansimante ed io scuoto la testa dissentendo, ma comincio a perdere il controllo e le stappo dal culo il plug e lo succhio, sa di culo, sa del suo Culo caldo e Vergine, accarezzo nemmeno tanto perifericamente l’ipotesi di troncarglielo nel retto senza tante liturgie, ma poi accantono, glielo spingo in gola sinché non sento stringere e non sento il conato sordo, poi arretro e poi mi distraggo perdendomi in quella nobile pratica della pompanza, quand’ecco che la mia ancella del Glande mi guarda negli occhi e mi mormora come uno Smiggle “Mi fa male…”, ostentando scellerata la coda delle Ancelle del Sacro Maestro, coda indossata senza permesso, mentre il Divino era assorto nella fottanza del cavo orale.



Brutta puttana che sei, almeno infilatela bene e ruoto senza cura sentendo il proiettile che viene deglutito dall’Ano Ancellare, gridolino, pecorina, aria succhiata tra i denti e esibizione, “Ho la coda…” sculando lenta a destra e manca, dovrei punirti maiala troia, sussurro a denti stretti – “Perché non lo fai?...” – mi provoca, culo all’aria e viso rosso nascosto dal braccio, la minchia sta per scoppiarmi, la sculaccio forte, lasciandole l’impronta della mano, senza toglierle il sorriso, cinque, sei, dieci, prendi puttana cagna, poi mi chino infoiato come un animale ad annusarle sotto le dita dei piedi e sì, sì porcoddio, delizia delle mie narici di porco, sudore di cagna troia lurida, intenso, dolciastro, mi stendo, cavalcami puttana, adesso sei mia, sei la mia ancella puttana e la Tea pompa, con quella coda che le esce dal culo e mi accarezza i coglioni, gemendo di dolore, ma pompa per farmi venire, “Voglio che vieni cazzo!” e inizia una cavalcata furiosa che la barca sbatte di poppa contro il moletto di merda e tin e tun e montami Tea troia.

Sbatti troia, che tanto il tono di voce controllato è andato vaffanculo, perché adesso si monta, si monta abbestia, come sculi cazzo di quella merda e lei sorride godendo come una pappagalla adultera, “Dai, vieni, vieni con me…”, sì ma prima dimmelo cosa sei, dimmelo – “Sono la tua schiava troia… vieni non toglierti… sono la tua troia…schiava…la tua puttana” e esplode come un ordigno deflagrante in un urlo roco di gola, stropicciandosi malamente i capezzoli e io contropompo le sue cavalcate e credo ci abbiano sentito nel giro di un chilometro, ma coi cazzi dei cavalli, amisgi, coi gran cazzi che le ho riempito la fica di sborra, coi cazzoni giganti e nodosi.
In faccia avevo detto ed in faccia ho perpretato, con suo sommo godimento, che di tale pratica pare ghiotta. E va ben, a ognuno il suo. A me, lo sapete, in faccia non piace.
Ma tutto il resto sì.




***
Quiete, riprendo i sensi.
“Alzati e mettiti in punta di piedi, spingendo in fuori il culo, che voglio guardarti”
Esegue, sorridendo da foto, tenendosi i nanoseni come se fossero quelli della Anderson.
Che arco, che profilo di culo con coda in controluce.
Sarà pure bruttina, sì. Ma che fisicata cazzo.

“Guarda che io non scherzavo: chi se la mette nel culo, questa coda, diventa la mia schiava”
“Ho capito sì” e lentamente, con un catalogo di facce del dolore che altro che emoj, si sfila dall’ano il Sacro Vessillo, carezzandosi il muscolo dolente con una faccia a bocca storta.
Poi indossa il suo slippino di cotone rosso e mi dice “Dai, vieni, sediamoci fuori che ci facciamo una birretta e prendiamo aria”.
Resto a osservarla ancora steso, che le vedo appena i piedi e le gambe.
Medito con nettezza ad una cosa. E quindi, sulla sua spinta, agisco.
Frugo farabutto nel suo zaino, che tanto col riflesso non mi vede.
Apro lo scarno portafogli, trovo i documenti.

Primofebbraiomillenovecentonovantanove.

Sollievo, è del secolo scorso.
Il mio stesso.
La mia Schiava è secolare.
La mia Birra è gelata.
La Barcammerda di Malavasi.
Per ora, l’unica inculata l’ho presa io, da Malavasi.
Ma cin Culatea, anche io ti lovvo.
 


mercoledì 17 maggio 2017

La ragazza omega



Obé obé obé, cara Tea, che ti togli le AllStar e i jeansuzzi e scivoli le tue gambine lisce sulle mie, per tormentarmi il pisellone che penzola scappucciato sotto il Corallo e profumi di doccia, di pelle, di comune crema supermercadora e sfreghi, e alzi e strusci e stringi e seghi e fresi l’adamantina durezza della Colonna che si erige in onore di Priapo, mentre il glande gioisce di talune asperità appena callose che ornano la pianta del tuo piede sinistro, ed apprendo dai fatti, dalla visione della t-shirt bi-chiodata, che non indossi nemmeno questa volta il reggiseno e trovo la cosa onesta, sincera, non ridicola, coerente, considerate le microtettine che hai ed i deliziosi macrocapezzoli che ti possono spuntare quando la mini fica ti trasuda una sozzura forse a te nuova, ma assolutamente gradita e così, mentre ti abbarbichi coi piedi sul Bananone, come farebbe Cheetah in “Tazzan e la Caverna Del Piacere” (un capolavoro), esprimo gradimento sul tuo inatteso ritorno e ti trovo schietta, immediata, fresca, sincera nel tuo divertito “avevo voglia di vederti”, così poco impegnativo, così umano, così cristallino e scivolo sul Divino per aprire le gambe ed esibirti ciò che forse non avevi percepito in barca, non così nettamente, non così brutalmente, non così mastodonticamente, e tu non dici un cazzo, ma non stacchi gli occhietti castani e fai scivolar la pargoletta mano nello slippino blu e ti tormenti la Labbruta, continuando la scimmiesca salita sul Tronco della GGiooia, siffosse esso albero della Cuccagna, da cui si scivola, ma se si raggiunge l’apice, si gode.

“Domenica ti porto alla spiaggia della Becca e facciamo sesso nudi davanti agli altri” grugnisco di quell’animalità canonica che voi conoscete bene in tutte le sue liturgie e la Giovinetta invece ignora, o almeno credo, massì credo di sì, al punto che ella sorride ammorbata e rossa dicendomi “Occorre andare fin là in fondo?” ed io dico no, non occorre, no, noo, nooooooo, posso chiavarti anche alla spiaggetta del Chicazzè e lei fa la spiritosa e dice “Andiamo in macchina, vero?” e io spacco il lucchetto della gabbia arrugginita e lascio uscire il Taziosaurus Rex che non vedevo da un po’, le sposto il bordo dello slip e le pianto nel corpo umano la Verga di Tazior, figlio di Mthor, fratello di Minchior, governatore della Fica da qui sino al regno di Mantovest, sortendo nella Putta un lamento gutturale e un riversamento del capo all’indietro.

“Tirami i capelli” dice la voce dell’Innocenza nel pieno della chiavanza sbattona ed io eseguo, perché quando mi si dice tira io tiro e tira di qua che mi tira di là, affondo la Bietola Turbo come coltello rovente nel burro di arachidi e la Piccinina spalanca le gambe, alternando dei “sì” assertivi e dei decadentisti “ahi” e “sì” e “ahi” e la mi viene che non ne ero preparato a cotanta repentina reattività e così reagisco pure io, permaloso e stizzito, inserendo la prima bombola di protossido come Vin Diesel in “Fuck Her Furiously”, scatenando il Glande Rotante come Dick Robot d’Acciaio, l’Asta Spaziale come Taizan III e mentre la principessa Godiva godeva come una Barbie nel suo camper rosammerda, mentre si vibrava passera e culo guardando quel culattone di Ken che lo succhiava a Krissy, che era una trans di nome Cristopher e lo si sapeva.

Molla il cazzo e tira fuori le palle, mi dice l’amatissimo e stimatissimo Viaggiatore, maschio magnifico che mi strafarei in tutte le posizioni e le preposizioni, semplici ed articolate, suggerendomi di andarmi a trovare una donna alfa che mi tiri fuori dalla merda.
Resto un po’ colpito, non ci avevo mai pensato, alla donna alfa.
E mixo, con l’abilità di un regista consumato e inquadro la Tea, sull’angolo del Divin Divano, che rolla un cannellone ripieno.
E’ ancora lucida di sborra sotto la clavicola di destra, zona sfuggita all’asciugamanatura post chiavale.
Ha due perfette gocce di carne sodissima che offrono agli dei piccole areole molto cazzute.
Non ha belle unghie dei piedi perché le taglia male, ma le dita sono nodose e c’è del potenziale.
Ha un culetto rotondo e generoso per il suo esile fisico dalle gambe snellissime.

“Allora domenica andiamo?” – chiedo abboccando molto fumo estasiante.
“Ok, andiamo.” – mi risponde socchiudendo un occhio e tirando.
“Mai fatto prima? Nuda in spiaggia, sesso in pubblico e via così?” – chiedo per segnarmi le features.
“No, zero. Topless una volta e scopato di notte in spiaggia un paio.”
“Spaventata dall'idea di domenica?”
“E deche? Di spogliarmi nuda? Non me ne frega un cazzo...” – incosciente, sorridente, avida di minchiate, ignara dei segaioli nudi che la godranno, che meraviglia.

Ma cosa me ne faccio di una donna alfa, quando posso sciacquettare merda con una ragazza omega?
Ci penserò.



lunedì 1 giugno 2015

Anche i piedi delle signore di classe puzzano nel sabato primomeriggiale taziale

 Sabato postprandiale 

Sotto l’alberone vicino al bivio del cavo maestro del canale che irriga la fiorente ed operosa agricoltura della bassa, una VW Touareg grigio metalizzata porge le terga alla campagna ed il volto alla strada.

Il portellone è aperto ed all’interno del piano di carico, seduti, sostano un uomo ed una donna. Ella è scalza e porge le sue estremità inferiori ad ello che è totalmente nudo, cosa che manda in sollucchero ella, che preme un piedino sulla Randa Impazzita Rampazza Pietraia Birilla di ello, mentre dilata le ditina dell’altro piedino affinchè ello abbia di che imbufalirsi annusandone il suo pacato odore di sudore dei piedi, aggressivo nelle note, maschile nell’impianto, eccitante da manicomio nella sostanza.

Ella, col piede libero e l’ausilio di una manina, conduce una masturbazione acrobatica al femore di dinosauro di ello, mentre costui lecca, succhia, infratta la lingua e gioisce del salato nettare che alberga tra quelle dita bambine.
La performance bizzarra si protrae per poco tempo, sinché ella, stanca di cotanta acrobazia che non fa che alimentare il suo belluino desiderio sessuale, non decide di liberarsi del pantalone stretto a tubo blu notte con bordo arrotolato e delle culottine blu pervinca con piccoli fiori azzurri, per porsi a giacere di schiena con le gambe e la glabra fica spalancate, a palese invito alla copula agreste nei confronti di ello, già ben pronto alla monta taurina.

Ed i due chiavano, sbattendo proletari, scomposti.
La camicetta di ella, ampia a righe bianche su fondo bluette, una volta sbottonata rivela l’assenza di reggiseno, con effetto trasfigurante in ello che sa cogliere la simbologia puttanesca di tale assenza, mentre ella va godendo divertita della reazione di ello conseguente alla scoperta, ma soprattutto va godendo del sentirsi ripiena di tanta Suina Carne di Rigidissimo Cazzo di Porco Crudo di razza Durissimock che stantuffa, senza lesinare le forze, nella fragrante ed umida fichetta bambina e signorile di lei.

E poi ella canta, agreste, con note a tratti rabbiose e vene del collo pronunciate e ello, al termine dell’epilessia di ella, porta nuovamente il piedino odoroso al naso e schizza scomposto il suo seme sul corpo nudo di ella che, previdente e saggia, spalma con ambo le mani lasciando tramontare gli ultimi grugniti suini e moderatamente blasfemi sulle sue eleganti labbra di signora di classe.

Che bel sabato taziale, così diverso, ma così intenso di emozioni.
Penso agli amici della Solita ed una punta di curiosità culattona mi titilla il perineo.
Ma preferisco annusare.
A fondo.
Mentre ella ride sguaiata e dice “bastaaaaa pervertitooooooo!!”.
Che bel sabato taziale.
Che afrore seducente ed irrinunciabile.
Che femmina.
Ha!

martedì 19 maggio 2015

Ah, la Raffa

Ah, la Raffa!
La spio da dietro alle imposte a gelosia dalle quali mi appare a righe la piazza maestra con lei operosa  che serve ai pochi tavoli pigri, vestita degli stessi shortissimi shorts di ieri e della stessa maglietta azzurra senza maniche di ieri e delle stesse nere infraditone dalla suolona grossa di ieri e io sono eroticamente nudo che spio, tormentandomi sensualmente il cazzo che scappello e incappello dilatando con la punta dell’unghia il buco del glande.

Ah, la Raffa!
Mi dimeno pensando di annusarle l’ano appiccicoso e sudato tra quelle muscolose natiche porno e di leccare quelle ascelle carnose che immagino, a mio uso e consumo, ruvide di peli in ricrescita e odorose di sudore di femmina ormonica e sporca, sentendo ben presto il freddo del muro sulla cappella, data l’elongazione erettile rapidissima della mia Règia Minchia Randagia, sulla quale campeggia ancora il rossore doloroso del piacevole morso donatomi ieri sera dalla mia commercialista cannibale e pervertita, ed il ruvido muro sul frenulo mi masturba senza grazia facendomi sentire troia e depravata.

Ah, la Raffa!
Godo suino delle immagini vere e di quelle della fantasia, pensando di fare la lotta cattiva con lei, mascolina e arrapante, che mi sopraffà fisicamente chiamandomi ‘schifosa troia frocia’ e premo il cazzo forte cosicché il ruvido del muro mi bruci di più, piacevole, eccitante, piccolo dolore stimolante che ben s’accoppia al pensiero di sodomizzarla senza pietà mentre mi succhia vorace il cazzo col buco del culo, così come ho insegnato ieri sera a quella deviata violenta ossessiva della Lidia urlante, schiaffeggiandole sonoramente le mammellette appuntite di voglia, arrossandole a dismisura e rendendole sensibili al soffio prima che al tatto.

Ah, la Raffa!
Prima avrei voluto dire alla Anto che, giacché era qui per lamentarsi di miei comportamenti, che si spogliasse e mi desse il culo pieno di merda per farselo chiavare e sturare a fondo, legittimando così il suo ruolo di lamentante, ma il rischio che me lo desse per davvero era troppo elevato, maledetta troia inespressa e repressa che fa della sua nullità una virtù, ma che se solo fosse una figa pari alla metà della odiata (odiata, ma tu pensa) Emy, la fica la spammerebbe via email per farsela chiavare dal mondo, puttana dimmerda.

Ah, la Raffa!
Che afrore sublime deve avere sotto quelle lunghe dita dei piedi sudate di gomma ed erotiche e, perché no, anche in mezzo alle lunghe e muscolose gambe da porca e mi fa buon gioco ritenere che, assieme a shorts, maglietta e flip flop, essa indossi anche le stesse mutande di ieri o ieri l’altro, inspessite di dolce muco bianco e umide tracce di urina odorosa e, al pensiero di queste delizie da veri intenditori raffinati, mi aggrappo saldo come un orango alla cornice della finestra e spingo sul muro, grugnendo rabbioso un orgasmo bestiale  prodotto col solo movimento del bacino.

Ah, la Raffa!
Come mi urge, come mi urge, come mi urge, come mi urge.
Come fare, come fare, come fare, mio Dio come fare.

Ah, la Raffa.
Già, proprio lei.

giovedì 7 maggio 2015

Felicità insana

E oggi sono contento.
E’ stata una ventiquattrore dimmerda, ma sono contento di essere riuscito a infilarmi sull’ultimo  volo della notte per Milano e di scrivervi adesso dalla mia provvisoria lussuosa magione del capoluogo di provincia taziale, seduto al tavolo della cucina, completamente nudo e anche un parecchiamente voglioso di porcherie adulte.

Praga, porca troia.
All’aeroporto, l’altra notte, viene a prendermi la mia “assistente” con una macchina a  noleggio e, solerte come solo certe donne sanno essere (rumene o meno non conta un cazzo, vorrei sottolinearlo sette volte) mi comunica durante il tragitto (l’ottimizzazione dei tempi, anzitutto) che si licenzia e va a Brno da un’amica che lavora in un bordello dove cercano una barista e lei ci va. Per cui, seppur stanco dal viaggio, una volta a casa rilevo chiavi della medesima, chiavi dell’ufficio e una busta con i soldi calcolati come residuo del netto mensile depurato dalle ‘giornate’ lavorate. NON faccio il signore che sono e mi forzo a farmi restituire sino all’ultima corona, perché mi pare già un dono pagare quelle relative alle ‘giornate’ lavorate. Poi la vedo imbracciare una borsona e andarsene quasi senza un saluto.  Mi piacciono queste donne decise, puttanissima la grandissima troia, chissà che deragli il treno e muoia solo tu.

Trascorro una nottata disturbatissima dai rumori della strada e dal turbinio dei miei coglioni e mi sveglio all’alba, pronto per andare a “lavorare” alcuni dettagli all’Humble Brothel and Hotel.

***
Non sopporto più il Costa. Nella maniera più assoluta. La compagnia degli amici suoi gumba lo rende molesto, aggressivo, trasformato. Ma ve lo ricordate quel bambolotto di pezza di un tempo? Non c’è più e al suo posto deambula un piccolo ceffo sbruffone e peloso, sovente puzzolente di sudore d’ascella stantio, perfettamente amalgamato nel peggio del peggio, sguazzante senza rimorsi né sensibilità, burino allo schifo, predisposto alla violenza e al sopruso, novello mandriano di vacche umane, provvisto di standard di trattamento interpersonale assai al di sotto della media in circolazione nei bassifondi.

Per cui: rapido svolgimento delle operazioni, Internet, biglietto aereo per il terzultimo posto libero, restituzione auto dimmerda all’aeroporto dimmerda, ritorno a Milano. E vi dirò una cosa stravolgente: seppure Malpensa sia a Varese, l’idea di essere arrivato a Milano mi ha dato sollievo. Fatevi due conti attorno al mio stato d’animo.

E ora sono qui, al calduccio di un sole che Dio ha voluto far uscire dopo un periodo di piogge incessanti, a scappellarmi e rincappellarmi il cazzo mentre vi scrivo, pensando ad alcune necessità fondamentali della Uoma Tazioa che vive nel suo luogo col suo tempo e la performàns: una epilazione totale che mi renda un liscio giocattolo sessuale irresistibile ambosessi, una ricongiunzione con gli Amici della Sega sulle ripe odorose del fiume sozzone, con i quali godere nudi del primo sole sfregandoci i maschi sessi duri, grugnendo osceni sino a ricoprirci reciprocamente di delizioso sperma, contattare la Maggie per arpionarla con un invito a cena che vada aprendo (o chiudendo) il protocollo d’intesa, verificare l’avanzamento del trasloco, chiamare la Emy che è giovedì e lei non è più a Zena, rivedere la Lidia per affari personali e (perché no?) per violentarla come necessita, o forse anche qualcosina in più.

Tante cose, tutte belle, tutte entusiasmanti, tutte di elevata matrice culturale, tutte mature e traccianti il profilo di elevata ed affidabile serietà che è la mia cifra distintiva di stupendo maschio pansessuale dagli appetiti voraci ed insaziabili, oscillante tra le necessità di donna intime nella erotica Tazia a quelle del maschio alfa Taziosaurus Cazzis, in un turbine ormonale piacevolmente tumultuoso che mi fa svettare la Minchia Randazza da sotto il tavolo, Minchia che mi parla attraverso le goccioline limpide che trasudano dal sensuale foro uretrale, implorandomi un masochistico “strozzami fino a farmi vomitare” ed io credo che sì, amisgi, credo che la accontenterò con furore belluino, non tanto per sedare la necessità istintiva, ma piuttosto per alimentarla a dismisura raffinandola lungo profili parossistici e sofisticatamente depravati, divenendo nuovamente il Gran Pezzo di Porco Duro e Crudo che la cupa Praga, debbo ammetterlo, ha temporaneamente depresso.

E ora, grandissima sega.




venerdì 17 aprile 2015

Culo, skyline

[Oggi pomeriggio, suitona lussuosona dell’albergone lussuosone.]

Quei jeans stretch blu grigi le fanno un culo da capitello della venerazione ad ogni crocevia.
Cammina con le ciabattine di spugna dell’albergo, senza calze, un maglione verde sottobosco scollato a barchetta, i lucidi capelli corvini raccolti in una coda.
Reggiseno e perizoma di cotone nero, brava la mia Romi.

Mi piace stare qui a scrivere al Mac con l’occhio che va dal suo stupendo culo allo skyline di Praga, sapendo benissimo che al termine delle mie memorie le salterò addosso per scoparla come se non avessi scopato mai. E questo è bello, come pensiero, mentre l’occhio va dal suo stupendo culo allo skyline.

Culo, skyline.
Lei cerca casa come da mansioni affidatele, diligente assistente dalle piccolissime poppette chiodate, mentre io mi godo la coda di balena del perizoma nero che le esce dai jeans e, tra me e me, considero che la vita della puttana non faceva per lei semplicemente perché lei NON è una puttana. Non ha il mood, la propensione, né l’avida attitudine della puttana da bordello.
Forse, boh, non so. Sta di fatto che chiavare con me le piace eccomeddiolosa che le piace, che se avesse chiavato con i clienti come chiava con me, altro che Galina. Ed è in progress, eh. C’ha anche venticinque anni, è giusto che sia in progress.

Culo, skyline.
Che tranquillità assoluta, che piacere. L’aroma dell’ottima maria si diffonde grosso per tutta la suite, il cielo si addensa promettendo forse pioggia, la temperatura è caldina, culo, skyline, che bello. Questa sera ristorante italiano, sì, deciso. Ce n’è uno toscano qui vicino che promette delle belle fiorentine, vedremo. La carne qui, comunque, è fantastica.  Ho un bel po’ di voglia di Italia a tavola, ma la voglia a letto è sozzamente moldava. Per il momento, almeno.

Culo, skyline.
Domenica bisogna fare le valige e domani dobbiamo controllare cosa ci manca e andare a comperarlo, perché a Riga fa tanto, ma tanto, freddo. Sono emozionato dal pensiero di poter andare a camminare in riva al Baltico. Bello.
Poi il tutto potrà essere ancora più bello se certe cose andranno in porto, lassù.
Sarà difficile a dirsi sul subito, ma i negoziati devono sempre avere un inizio.

Culo, skyline.
“Ne ho segnati due tre che bisogna andare a vedere” dichiara all’improvviso con voce concentrata. Poi si alza, ciabatta in camera e torna con l’acetone e lo smalto bianco perlato. Comincia a sverniciarsi le mani e so che lo farà anche sui piedi. “Fai a meno di metterlo, dopo. Anche sui piedi”. Alza gli occhi con la faccia ridente stupita e mi chiede se sono davvero serio e dico di sì, dico che non ho mai visto le sue unghie al naturale e lei risponde ‘ok’ continuando l’operazione con un sorriso pacifico.
“Mi piacerebbe vederti la fica pelosa anche” aggiungo trasognato pensando al bel triangolo nero che deve avere.
“Ehhh? No caro, mi spiace, mi fa schifo. Questo devo dire il no. Tropo abituata”
E allora che il no vada detto e sia, va benissimo Romi.

Culo, skyline.
Avrei mille e mille richieste pervertite da fare a quella bella moldavina dalle minuscole poppette chiodate e perfette, ma mi trattengo.

Che fretta c’è?
Lunedì andiamo a Riga e sai mai cosa può succedere di notte laggiù.
E adesso aspetto che finisca di sverniciarsi per poi andare a infilarle tutta la lingue nel buco del culo, sotto gli occhi della stupenda skyline.


martedì 31 marzo 2015

Easter eggs

Domattina alle ore zeroquattropuntozerozero il Costa parte a bordo della sua economicissima GMC Yukon 32.000 a benzina per raggiungere il paesello natio. Appena 1900 chilometri in macchina, una sciocchezza, ma volete mettere la soddisfazione di varcare la soglia del villaggio sotto gli sguardi adoranti di tutta la tribù che lo osanna a bordo di quella monumentale GMC? Non ha prezzo, né in termini di fatica, né in termini di danaro. Penso lo faranno sindaco, anche.

Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.

Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.

Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti  voi.

***
Ma il  Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.

domenica 29 marzo 2015

Praga e l'inchiostro onirico

Laddove la sensuale, sfacciata e oscena Praga vada inducendo ricordi nitidi di inchiostrati passati che nemmeno il buco del culo arrossato e sfondato della giovane candida troia che ha dianzi accettato d’essere sbattuta con furore belluino nel cesso del bar Rocket dove ha ceduto il suo bel corpo di non professionista in cambio di centosei vodke e 25.000 corone, orbene, in tale condizione risulta ancor lecito e sensato, al puttaniere italico dal cazzo di enorme dimensione, valutare l’ipotesi di cercare quella arabescata puttana sublime che tanto sollazzo gli diede e che ora compare insolente nella sua mente offuscata dalle tre fumate di eroina in compagnia della suddetta candida troia, oppure appare più sensato il godere del risultato ottenuto con un’emerita sconosciuta bramosa di farsi sodomizzare, totalmente nuda, appoggiando le mani ai sozzi orinali a muro di quel lurido bar dimmerda?

Ah che quesiti atroci, appena leniti dall’osservare quelle ditina dei piedi separarsi dalla pressione del corpo su quelle piastrelle bianche e nere impreziosite di strappi di carta igienica zuppi di piscia maschile.

Nessuna parola mia ella intende e nessuna sua intendo io, ma il linguaggio del danaro, dell’alcol, della droga e del sozzo superano ogni barriera linguistica e così Fioccodineve mi da il suo arrossato e svangato buco del culo da fottere a pelle sinchè sborra non ci interrompa, mentre io presso come un maglio sognando il buco del culo merdoso di quella stupenda creatura tatuata che il mio dissennato agire ha lasciato dissolvere nel limbo degli archetipi.

Che buco rosso e dilatato, che arte, che artisti, quel budello di merda mi ammalia con le sue ombre e i suoi afrori bestiali quando scivolo artatamente fuori per osservare il progredire dei lavori e, signori, quelle ditina candide che tormentano la vagina che donerà la vita al figlio di un operaio che ella sposerà innocente, sono camei di finissima fattezza.

Vieni Fioccodineve, girati e inginocchiati, che al Tazio internazionale gli prende un morso all’anima che gli procura dolore atroce, vieni e inginocchiati nella piscia, così, bella, tutta nuda e bianca, con quella faccia da drogata troia, vieni e prendi in bocca il cazzone ancora aromatizzato del tuo bell’intestino umido e succhia, succhia forte, succhia e ingoia, pulisci e strizza, sega, lecca, lasciati riempire la bocca di sborra ed ingoia, mentre io socchiudo gli occhi e penso a fotogrammi sbiaditi che mi graffiano e mi fanno godere di affilato dolore.

Bella Praga.

venerdì 20 marzo 2015

Premiazioni

Ti premio.
Ci sei stata come se non fosse passato un giorno e io ti premio, mia Vacca.
Ti premio indossando i Paramenti Sacri della Premiazione, mentre ti tormenti allupata e sbavante la Gran Sorca Sozzissima, osservando e mormorando “oddio”: indosso l’anello sotto la cappella, poi indosso il triplo anello che mi strozza la base del cazzo e mi gonfia i coglioni, mi ungo d’olio il Bastone Imperiale mentre esso comincia a divenire scurissimo, viola e intarsiato di vene sublimi, perché il premio prevede che tu sia battezzata dalla mia bestia in veste devastatrice e disumanamente devastante.
Ti premio, quindi, ficcandoti quell’arma letale di carne da sesso nei tuoi buchi slabbrati.
Assegnandoti il premio a prescindere dalle tue urla di dolore, perché vai premiata ovunque.
E il premio ti va assegnato selvaggiamente, come se fossi sordo e cieco, esattamente come lo hai sognato tu, Regina della Stalla e io, Gran Fattore Imperiale delle Vacche Sozze.
Ti premio per ore, orgoglioso di glassarti la faccia di sborra urlando blasfemo, rimanendo comunque mostruosamente  duro e sensualmente deforme, pronto per rientrarti nel culo ferito e assegnarti premi minori, inzaccherandomi di liquide feci del piacere.
Ti premio sudando, godendo della tua fetida sporcizia animale.
Ti premio sino ad esalare l’ultimo rantolo di piacere, a quel punto, abbracciato al tuo untuoso corpo lurido, lasciando che lentamente il fenomeno ultratererreno riassuma fogge umane.
E a conclusione della premiazione brindiamo, dapprima urinandoti in bocca io, gioendo di come ingoi il Millesimato di Gran Vescica Imperiale che ho riservato per te, Vacca delle Vacche, Regina della Fiera della Bovina della Sborra, secondariamente bevendo avido i diversi schizzi di piscia rovente che mi spari in gola tenendo aperta la tua carnosa farfalla odorosa.

***
Torni dal cesso, mentre io giaccio sublime sulle tue coltri, fumando.
“Mi fa sangue il buco del culo” mormori assestandoti due pieghe di carta igienica tra le chiappe.
“Vieni qui” dico io, Padre e Padrone, Toro Loco e Montone, accogliendoti sotto il mio braccio, consentendoti di accoccolarti.
“Come mai niente smalto?” chiedo placido osservando quelle dita dei piedi sublimi da cui sorgono cresciute unghie giallastre, non per questo senza il loro fascino sensuale da favelas merdosa, anzi.
Fra poco Taz, fra poco che arriva la primavera. Ma se te resti anche domani!...” e ridi.

Resto?
Non lo so se resto Siusibestia, è complicato, ma sii certa che se resto tu lo saprai.
Sei la Regina, la Premiata, la Bovina Campionessa, per cui sì, mettiti lo smalto.
E mi rilasso inalando l’acre profumo di ascelle, sessi, piscia, sborra e merda, beato di beatitudine, commosso di accoglienza.
E un po’ in colpa di aver, nel passato, tanto bistrattato quella Donna che, alla fine, si è dimostrata l’unica persona che tiene a me.
E io non posso che ricambiarla con tanto, tanto, tanto amore.
La Susy.
Ha!

martedì 17 marzo 2015

Ho voglia di culo

Il suo. Le ficcherei dentro anche i coglioni.


Calzini blè per me, silvuplè.

Commessa carina che sei sulla quarantina, ma che sembri ancora la ragazzina fighina del liceino, ma dimmi ben bene, ma che cula perfetta c’hai? avvolta in quel pantalone color tortora che si abbina da dio alla clarchetta biscotto, con quella camiciola a fioretti pastello e il gillettino di lana punto minchiaafricana color marronglassè, che ti osservo e sei proprio fighina e quasi innocente, ma poi mi sorridi sussurrandomi “un attimo solo” e mi guardi con quegli occhi marcati dall’eyeliner scuro da cui sgocciola quel filo di troianesimo che mi impala la brocca e penso a quanti cazzi avrai visto con quelle pupille puttane che a momenti manco si vedono sotto la frangetta di quel taglio carrè fighino e ti immagino nuda, con la sorca rasata che ti tocchi guardandomi e sussurrandomi porcate blasfeme da portuale e il pilone si ingrossa che spero che tu lo veda, che mi imbullono dabbestia a pensare di affondare la faccia tra le tue chiappe odorose perché, commessa carina fighina, a quest’ora del giorno faresti godere come un cammello drogato il mio naso culattone se solo potesse infrattarsi nelle tue pliche calde  a scoprire cosa è uscito in giornata dai buchi di sotto del tuo esile corpo di porca e poi, diciamocelo, tra le dita dei piedi prigionieri di collant e clarchette, che viscido odorino paradisiaco c’avrai diodellecittàedellimmunità, minchia se sei figa, commessa carina, con quelle unghie delle mani curate che vorrei tanto mi graffiassero cattive il perineo indossando quella fede nuziale dorata, mentre ti lecchi la bocca gaudente osservando quanto godo, perché secondo me tu, commessa carina, c’hai delle porcherie luride da paura nella tua cameretta segreta delle vaccate che mi fasi tirare il boma così abbestia che se issassi la randa, anche ridotta di due mani di terzaroli, mi fermerei non prima di Sasso Marconi facendo la camionabile, strisciando la chiglia nelle scintille, che neanche Cino Ricci troverebbe le parole, puttana di quella gran troia, che mica lo sapevo che per un set di calzini mi sarei ingrifato da faticare a tenere a bada il Taziosaurus Rex, che mi manifesta insistente (con le parole sue) l’esigenza mostruosa di ano sudaticcio da rompere in due, che erano mesi, cazzodiquellamerdavigliacca, che non si svegliava così assassino e tu sculi, ignara, con quella cula da sogno e io mi sciolgo a pensare allo spacco delle tue chiappe  sudate e affanculo i calzini, ti faccio segno che torno dopo e mi rintano nel cesso dei maschi dell'Esselungaessepià a sbragagnarmi la fava sinchè non intonaco il muro di sborra, emettendo un urlo da alce garrotato e stasera, diocane, o ben che l’Ade o ben che l’Ale o ben che meglio che tutte e due, sporche e sudicie e pronte all’uso del Taziosaurus cannibale, che qui o si fa su la maiala o si muore.
Bonsuar.

domenica 15 marzo 2015

Considerando

Che io ormai l’ho capita ben che bene la fazenda con le mie due fidanzate eh, che una “c’ha da fare” tutto il giorno e anche tutte le sere con la sua “organizzazione eventi” che “cicci è il mio lavoro, ma ti presto la macchina se vuoi che me non mi serve” e quell’altra invece che ogni sera c’ha ‘na favola nuova da raccontarmi, ma che invece se di giorno mi presentassi alla palestra dell’ardimento in qualsiasi momento, si troverebbe ben che sempre quella mezz’oretta in cui farsi scanalare la cerbiatta pornopelosa nell’ufficetto chiuso a chiave.

C’è ben il suo bel poco da fare: il passato passa e solo gli stolti ignari presuntuosi come me pensano che, se lasciano e se ne vanno, quando tornano trovano la fila a leccargli i coglioni, perchè la vita è questa qui: il Max che si sposa mandandomi le partecipazioni, il Lumbe che c’ha un filarino fresco fresco su cui lavora solerte a piene mani inesperte, quello che se ne è andato, quella che cazzo ne so, facce nuove, bar rifatti, facce che non conosco che mi salutano, facce che conosco che non mi salutano, la vita è un fiume che si muove e tu o sei pesce di quel fiume oppure, se esci a fare il figo nel fiume di là, quando torni è un “vemò chi ghè, ciao ciao, come stai, è da una vita” e vaffanculo.

Tratto e negozio nella lurida notte con la puttana slovacca che batte laggiù e dò sfoggio di ceco che lei ride che s’ammazza, un po’ perchè essendo slovacca sarebbe la fighetta che parla un po’ diverso di suo che attizza i cechi, un po’ perchè le quattro cagate che dico devono averci la cadenza di Stanlio e, in un negoziato, Stanlio non è mica il più autorevole conduttore, ma alla fine lei ride, le sono simpatico e le piaccio e così ci troviamo la quadra e entriamo nel sedile di dietro, fameliche bestie, a ficcare tutti nudi come animali, senza preservativo, sulla bella pelle preziosa della macchina della Ade e ti devo dire, cara la mia SloVacca, che io son un gran bell’esperto di troie, e te mi puoi raccontare tutti i muggiti della vecchia fattoria per prendermi per il culo, ma se sbatti sul mio grembo rumorosa, cercandomi con le mani le mie mani e d’improvviso ti muovi sinuosa che sei uno spettacolo e mi bagni i coglioni beh, mia SloVacca, vuol dire che stai godendo maiala al midollo e se mentre ti sento godere ti slappo in bocca la lingua e mi vai in apnea con la tua serpentella che guizza nella mia, facendo blasfema e sacrilega eccezione al mandato sovrano della troia che dice “mai slinguare col cliente!”, vuol proprio dire che ‘sta tronca di minchia ti piace da pazzi così come il suo possessore e portatore sano e allora sudiamo e grugniamo, bella troia stradale, che ti faccio vibrare il bel corpicino pulitissimo liscio e inodore, inodore anche quando sudi lucida sui fianchi e bagnata sotto le braccia e dopo un’oretta che mi dedico e ti curo che di più non sono capace, ti sento che parti e dimeni il bacino sguaiata ed ipnotica, venendo in un urlo ansimato e io ti ci sborro di dentro a torrenti schizzanti, componendo con te un coretto animale che ci infoia abbestia selvaggia e mi sento ingrifato come un dio bestia cannibale e poi ci puliamo i liquidi sozzi e chiacchieriamo leggeri e ci baciamo dolcissimi da adolescenti al fioretto di maggio e poi me ne torno a casa a schiantarmi nudo sul futon, docciato e profumato e penso.

Penso che lunedì il commercialista e l’avvocato mi danno risposte e che se c’ho i documenti che aspetto monto al più presto sull’aeroplano e volo a Praga, che cazzo me ne frega. Torno a perfezionare il ceco e a rimirare sculettanti chiappe nude usufruibili senza permesso che mi deambulano a una spanna dal cazzo, nel piccolo bordello situato nella vecchia e romantica Praga infernale, bordelletto romantico popolato di troie rumene, moldave e ungheresi che fan finta di essere ceche per i polli italiani che, alla fine delle loro tristi monte, si proiettano rumorosi nel ristorante incorporato a mangiare i rigatoni al ragù e a dormire a grappolini nelle apposite camerette e la domenica sera ripartono felici per tornare a casa tronfi dell’aver annusato sorche esotiche, che così il lunedì mattina possono far la teatrinata al collega maritato, nell’ufficetto meschino, facendo i gran trombeur e la vita, vualà, chiude il cerchio del fiume anche per loro e a me resta solo l’amore del Costafrate, col quale ancora divido avventure d’affari sballate e col quale, ancora, è sensuale strusciarci puttane pornografiche,  leccandoci avidi i genitali rasati e l’intenso sudore da uomo, penetrandoci da veri maschi i corpi eccitati, in gran segreto, in una delle stanzetta del bordelletto umido ma onesto.

Va ammesso, amisgi che un tempo numerossi mi seguivate da cassa, che a tutto c’è una fine e un inizio nuovo e va detto, Viaggiatore, che vorrei anche io aver da scrivere (e forse ancor prima da vivere) stralci della provincia inzaccherata di marchese, piscia, sborra, merda e tortellini, ma temo che da quando l’ho lasciata, questa maiala di merda della provincia busona mi abbia cancellato, evolvendo (?) senza di me, offesa e stizzita dal mio osare di abbandonarla e allora mi accontento dei soldi che c’ho (e son tanti stavolta, ma tanti tanti e non resisto dal farci lo sborone dopo tanta miseria vigliacca) e col rimpianto di pelle negra africana sudata che difficilissimamente riuscirò a tornare a leccare (anche se quello è il mio sogno di vita) mi stabilirò per un pochino a est, dove il sesso consumabile la fa da padrone e mi consente di ficcare la minchia d'amblè in corpi anonimi, sfregando in mucose straniere la mia voglia patologica di fica e di orgasmo, perchè è così che va, non c’è niente da fare, mio bel Viaggiatore piemontese raffinato che mi mandi in delirio culattone solo a guardarti il solco della schiena.

Per un po’ sarò un pendolare d’affari con l’affare che pendola, che in bizclass si sposta da là a qua e da qua a là, grufolando suino tra i perizomi macchiati di erotica suga bianca sgocciolata dalle fiche di vacca delle giovani odalische campagnole che si danno per soldi in città, ma si danno anche anche per amor del cazzo e del chiavare (va detto per onestà, amisgi) e poi mi concentrerò ad approfondire se val proprio la pena di indagare su Alina e la mia pseudo paternità moscovita, che se ho proprio voglia di mettere al mondo dei piccoli Tazi o delle piccole Tazie c’ho la fila rumenomoldavaucrainarussacecaslovacca
 che non aspetta altro, perchè qui nel paese dei Farlocchi di tutto quello che non c’ho bisogno ce n’è da riempire i fossi e di quel che, invece, c’avrei bisogno non se ne vede traccia da mò e così io, Tazio Tazietti della famiglia Randelli Manganellati della Cappella, ho decretato solenne, stanotte, che la bottega è chiusa, stop, fine, cessata attività di ricerca del sentimento e dell’amore perchè mi sono sfracellato i coglioni dei miei sentimenti e delle mie attese che, amisgi, vengono regolarmente avvolti nel sacchettino e mollati civilmente nell’apposito cestino, perchè si prega la gentile clientela di non gettare nel cesso niente che non sia piscia o merda.

E così nei prossimi prendo appena posso e parto, vado nel clima più freddino, ma tanto nel bordelletto paradisiaco è caldo e le giovani puttanazze sculano nude e posso stare nudo anche io, che noi la primavera e l’estate ce la comperiamo o ce la facciamo in casa, così come l’amore, la pasta al ragù, le fidanzate e i fidanzati, che noi nel bordello non ci manca niente, nemmeno l’erbetta spinelluccia o robette più sofisticate, che di quel che voglio le sculanti schiavette non esitano a prodigarsi per darmi e vado a vivere nel limbo dei dannati, dannati e felici, capendo sempre più intensamente la Milly e mangiandomi il fegato ed il pancreas di non riuscire più a rintracciarla, perchè di tutto questo vomito assurdo quel che rimpiango di non aver approfondito di più (e per cui oggi mi ci mangerei il capitale che ammucchio come un criceto cocainomane) è lo stile, l’eleganza, la spietata crudeltà erotica di quella Donna Sublime che chissà dov’è e chissà che fa.

E scrivo e mi tira il cazzo, mi tira da far male, pensando alla Milly e ai suoi fetidi piedi divini, ai culi nudi che ondeggiano anche adesso a Praghemilia, all’odore di pelle nuda, al sapore del cazzo del Costa, al bruciore nel culo dopo essermi fatto sbattere da gruppi di anonimi maschi in una notte di meravigliosa orgia culattona sfogandomi come la troiona in calore che sono e mi chiedo, porcoddio, quanto cazzo vivrò ancora in questo mondo dimmerda, quanto tempo ancora dovrò sopravvivere a questa continua sollecitazione dell’incompiuto e dell’insoddisfatto, mischiando l’ansimare di godimento a quello della fatica di esistere senza dare nulla al mondo e senza variare di un millimetro il suo scorrere lento, che tanto scorrerebbe lento lo stesso e penso alla mia sempre amatissima ex moglie Vale e a quel suo modo troiesco di rientrare a casa togliendosi le mutande, accendendo una Marlboro e asciugandosi rapida un bourbon mentre si preparava la doccia, che chissà di quante sborrate secche era coperta, quella ninfomane maligna puttana e troia e divinamente crudele madonna dei cazzi, e a pensarla mi scappello e rincappello furioso, scrivendovi, con le mani bagnate di gocce limpide, voglioso di scoparvi tutti e tutte, ficcando, sbattendo, inculandovi fino a farvi schizzare piscia dalla pressione, immaginando poi le vostre mani che servono la cena e voi con quel dolorino nel retto che vi inarca appena la bocca in un sozzo sorriso al ricordo della Bestia Sovrana che vi ha montato con furia satanica, che non ne ha mai abbastanza, che non è mai appagato, che non è mai felice e che non è mai sazio, ma che rimane suo malgrado immutatamente Tazio.

Vi amo.   

lunedì 20 gennaio 2014

Tayra

Me la consiglia il Ruggi, mi esseemmeessa il cellu, fidati amico mio, massì, anche se son due parole che mi accaponano la pelle, "fidati" e "amico mio", dette da te Bocciolodirosavogliosa, ma alle ventidue e diciassette la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, ma poi verso le ventitre e zerodue comincio a cagarmi la minchia, ma poi mi risponde, Tayra, dammi la via, eccola, spè che arrivo, ti aspetto amore, sì, aspettami amore, non possiamo che amarci dopo tutta questa conoscenza.

Pelle di cuoio, lucida e cioccolatosa, un culo superbo, due gambe lunghissime, di dove sei amore, Liberia, ma che bello, ecco le rose, tesoro che bello che sei e mi ciucci i capezzoli e io sotto ti ravano la fava barzotta, madonna dell'incipit che pezzo di tronco di cazzo di ebano c'hai, signora gentile, poi nudi sul letto, leccalecca amor mio, ti mangio io biscione e il bucone sfondato, le palle e il perineo e ti tira la fava, amore di sempre, mentre la mia ti scoppia in bocca e mi dici che vuoi il mio cazzone, ma non temere Tayra, ce lo tiriamo nel culo per tutto il tempo che ci vuole e io pago, cazzo me ne chiava, pago.

Tette di cioccolato fondente con coni capezzolari di cioccolato al latte, ungimi il culino amorina esotica e fottimi forte, fammi piangere di piacere, fammi sanguinare, c'hai una bestia impressionante e io smignotto da frocia, esaltando il tuo lato maschile, sei arrapata, mi inculi, io godo, cristosantissimo fin dove mi arrivi nelle budella e i tuoi coglioni sui miei e mi succhi la lingua e io ti esorto a stuprarmi e mi monti da bestia, come sei bella, sento il mio buco sfondarsi e non riesco a contrarlo e tu lo capisci e mi pompi chimamandomi troia con quella voce mezzo e mezzo che mi fa impazzire, pompami amore, pompami il culo che domani ogni volta che mi siedo voglio pensarti, sì amor d'ebano, che zoccola sei, certo che voglio che mi sborri in gola, voglio ingoiarti tutta, amore e mi esci dal culo in un lampo e sento il mio odore e ti sgommi e mi chiavi la bocca, dai, dai, dai, ti stringo le chiappe spingendoti in fondo e sborri piegata su di me, baciandomi i capelli.

Voltati, troia, dammi il gel, bagascia, un goldone e del gel, dai, muoviti, aiutami, girati, ecco, son dentro di te e pompo vigliacco, senza nessuna gentilezza e sento che la minchia, lenta, lenta, ti si imbarzottisce mentre, incollato alla tua schiena sudata, ti sfondo il budello e mi esorti a sborrare, sudata e odorosa, mentre ti palpo i coglioni e mi sgommo a mia volta e ti schizzo in gola felice.

Momenti di pace.
Carezze e una canna.
"Ti rivedo?"
"Puoi contarci."

Un bacio d'amore sintetico e la notte piovosa.
Devo andarmene da stammerda.

sabato 30 novembre 2013

Santa Sebastiana



Voglio trafiggerti i glutei con aghi lunghissimi e scintillanti
e freddi,
affinchè tu possa recitare con compassionevole verità il tuo atto di dolore.
Voglio forare i tuoi seni e le tue areole con sottili spade,
Santa Sebastiana,
udendo il tuo desiderio di mentire per amore della pena.
Voglio suturare lentamente i tuoi genitali,
con ago curvo e refe robusto, 
così da non udire più il canto ingannevole del tuo desiderio.
 

lunedì 4 marzo 2013

Sereni pomeriggi parigini

Ne abbiamo viste tre di case oggi pomeriggio, tutte in zona. Una mi fa impazzire, la più grande. Non so neanche come si scriva la cifra dell'affitto, ma è fantastica. Ha anche un terrazzino che dà nel cortile interno, sul quale mostrarsi mentre ci si masturba deve essere meraviglioso.
Poi la Finny mi ha chiesto se vado a una festa con lei stasera, ma io ho declinato con garbo e cortesia.
Stasera ho altri progetti. Mangio qui sotto e poi devo fare una cosa.
Gliel'ho spiegato, lei non ha detto niente, cioè ha detto ok.
Poi l'ho portata in albergo e l'ho chiavata.
E l'ho fatta venire.
Era sudata.
Le ho leccato il sudore e mi piace.
Le ho chiesto se, per me, fosse disponibile a non lavarsi per un paio di giorni.
Ha riso.
Poi mi ha sussurato "Te ecita me sudata?" - "Sì"
E la conversazione si è conclusa. D'altra parte, cosa vi era da dire oltre l'essenziale? Nulla.
Poi si è alzata, in tutta la sua raggurdevole lunghezza e prima di andare nel cesso a pisciare mi ha confidato una cosa.
"Me piace tu fai me schiava" e poi si è sofficemente seduta sulla tazza tintinnando una pisciatina corta.
E' una bambina la mia Renna.
Ma tanto figa.
E tanto porca, pare.

Pensandoci, però, a chi non servirebbe una schiava figa e porca?
Ci rifletto Finny.

mercoledì 13 febbraio 2013

Ma che bella festicciola

Ma che bella festicciola, mi sa che non ce la perdiamo... :D
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PisSoir - On Friday, February 22nd 2013

* FREE DRINKS !!!
* MALES, FEMALES, TV/TS
* STRAIGHT, GAY, BISEXUAL
* FULL-ON PLAY ORGY
* WET ROOM
* RESIDENT DOMINATRIX
* FEMALE STEWARDS
* GREAT MUSIC
* OPEN-MINDED, INTELLIGENT CROWD

This adult sex party is for PISS and WATERSPORTS fetishists. You may be 'giving' or 'receiving' (or both). You may be Male or Female, Single or a Couple, TV/TG/TS or Gender-Fluid, Straight, Bi or Gay... Everybody is welcome!

If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent piss & watersports play-mates then this is the party for you!This adult sex party is for bi-sexual or bi-curious kinky fetishists another bizarre event with the same open-minded and creative approach to sex as a base line.

PisSoir is explicitly for bi-sexual males and females as well as TV/TG/TS or gender-fluid people and those of any other gender-identity. We welcome single males and single females as well as couples and poly-groups of any configuration.

This party is a full-on sex orgy. M/M, F/F, M/M/F, F/F/M etc. activity is explicitly welcome!

We welcome experienced players as well as newbies and those of you who are bi-curious and like to experience your fantasies in real life, in a safe, sane and sexy environment.

If you are looking for respectful, free-spirited, open-minded, sexually intelligent bi-sexual play-mates then this is the party for you!

READ REVIEWS & FEEDBACK HERE: http://www.bizarre-events.com/#!reviews/c2xz


TICKETS

Tickets and memberships will be sold on the DOOR ONLY for this event. Membership IS REQUIRED because these are exclusively PRIVATE events. We have tried to make the prices as fair as possible for everyone, no matter whether you are male, female or 'anything' else.

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PLEASE RSVP HERE : http://www.bizarre-events.com/#!pissoir/c5tz
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THE VENUE

The Flying Dutchman, 156 Wells Way, SE5 7SY London. Our 110 sqm venue consists of an immaculately clean, exquisitely well appointed (heated & airconditioned) BDSM themed play-space. We set the mood with dimmed lights and exciting, creative music.

Rooms & Facilities

* Large BDSM / Play Room / Social Space, 2 sofas
* Boudoir / Dark Room with a large bed and 2 sofas
* Wet Room / Shower for piss play (and to clean up afterwards)
* Cloakroom area (secure, staffed)
* Changing area (unisex)
* Fridge (if you want to bring your own drinks)
* Fresh Towels & Toiletries
* Free condoms and lube

Features & Furniture

* Slings
* Swing
* Fisting Chair
* St Andrews Cross
* Whipping Bench
* Steel Cage
* Medical Bed
* Suspension Points

There are photographs of our venue on our website: http://www.bizarre-events.com/#!pissoir/c5tz


WHO SHOULD GO

All of our adult parties are explicitly Pan-Sexual. Everyone is welcome! That means that literally anyone is genuinely welcome, whether you are straight, bi, gay, male, fermale, transgender, transsexual, a crossdresser or a voyeur.

Single males, single females, couples (MM, MF, FF) are all welcome. Anything goes... The only thing that matters is that you are open-minded, respectful and very, very sexual.


FREE DRINKS

There will be a limited amount of drinks available (soft drinks, beer & wine). But please do bring your own favourite drinks as well if you like. Glasses will be provided and there is a fridge.


FREE CLOAKROOM

We have a staffed, secure cloakroom where you can check in your clothes and belongings. Our cloakroom is free of charge.


FEMALE STEWARDS

Our events are always supervised by female Stewards / DMs who are available to answer any questions you might have, and to make sure everyone has a good time. They are also responsible to enforce our Event & Club Rules.


RESIDENT DOMINATRIX

Angel Pain is an exceptionally beautiful, demanding, controlling and intimidating Domme. Her celestial appearance pays tribute to Her name, but make no mistake, She is one of the cruelest sadists when called upon (or crossed).

She may, at her discretion and solely for her own personal pleasure, decide to dispense Her purifying corporal punishment and humiliation to those yet uninitiated. Or perhaps you are already experienced but yet uncorrected..?


SIA LICENCED SECURITY

All of our events are protected by SIA licenced door & security staff.


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PLEASE RSVP HERE : http://www.bizarre-events.com/#!pissoir/c5tz
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Lots of Love,

Nina & Aidan xXx
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BiZarre Events - London's Most Extreme Fetish Sex Parties!
Web: http://www.bizarre-events.com/
Email: http://bizarreeventslondon@gmail.com

Eccessi infernali

Tutto ci dice "Benvenuti all'inferno", a partire dalla musica altissima, rappaccio suburbano, martellante, distorto, poi la bolgia, il carnaio, la gente che urla, sudata, pressata, odore di canna, duemila pusher che strattonano, caldo, umido, caldissimo, le luci, i gruppi dalle facce indemoniate che si uniscono in grida bestiali che non riesco a capire, trascino la Skizza, voglio andare al banco a bere, mani, braccia, corpi, sudati, umidi, due vodke, pago cash, in tasca c'ho solo i soldi e nient'altro, niente anelli, catenine, niente, dò la vodka alla Skiz, tracanniamo, ti piace?, figata!, mi urla a bocca aperta e poi si mette a ballare nei suoi venti centimetri quadrati di spazio e io ordino altre due vodke, cheers, tracannate, poi le tipe strafatte si inerpicano sul bancone, scalze, che qui tutto è viscido e cominciano a ballare tra le urla bestiali degli amici della parrocchia del Sacro Cuore di sicuro, comincia la gara a inzupparle di birra e queste si spogliano e in cinque minuti ce ne sono altre due nude sul banco che ballano, oddio ballano, traballano sarebbe più corretto e sudiamo come maiali e tracanniamo vodka a cannone, poi ci spostiamo, c'è un'altra saletta di là, dove c'è un capannello urlante e capiamo che in mezzo al capannello sta succedendo qualcosa e allora ci accapanelliamo anche noi e tra le fessure del capannello vediamo che un pezzo di manzo di colore lo sta allungando di brutto a una tizia bruttina che gode come una bestia, prendendolo a ritmo di musica, col capannello che incita, che è quasi meglio di andare allo stadio, peccato non avere una prima fila, ma pazienza, poi giriamo un pochino, strusciandoci addosso a quell'umanità bestiale di cui noi facciamo parte in piena regola e con pieni requisiti, la Skizza mi urla ridendo che la palpano a cannone e poi vediamo che là c'è una scala che porta di sotto, scendiamo, mica facile, che ci son due fiumane che transumano una verso il basso e una verso l'alto e di sotto non c'è un cazzo, è l'anticesso, dal puzzo di piscia intenso e un caldo infernale che ricorda una stalla, c'è una tizia appoggiata al muro che si spara una spada nel braccio, chiavandosene di tutto, mentre dentro alle cabine dei cessi qualcuno si fa e qualcuno si incula o si sbocchina, c'è chi sniffa sui bordi dei lavandini, sull'orlo della tazza del cesso, c'è un nero enorme che vende a mulino e a noi viene una voglia bastarda di farci e chiedo alla Skiz cosa vuole provare e lei mi dice la coca e io compro dal nero, poi ci troviamo un lurido millimetro tutto nostro e compiamo la liturgia e ci infariniamo ed è un bel botto, il nerone ce l'ha buona, la Skiz si esalta e torniamo di sopra a ballare, impallati come fanali, balliamo e ci slinguiamo e lei mi dice che ha voglia di chiavare, qui, ora, trova un posto Taz, la tiro, la porto, contro il muro, sbottono la masturbo mi tira fuori l'uccello e la gente è ovunque e tutto si amplifica e la giro e la premo sul muro, sudati come se ci fossimo fatti i gavettoni, le abbasso i jeans quel tanto e glielo infilo nella fica e di fianco c'è un tizia così piena che manco capisce che me la sto chiavando, oppure capisce e non le fa sega e credo per la prima volta in vita mia di averle schizzato di dentro appena ho sentito il caldo del suo buco bagnato, ma nonostante lo schizzo ho continuato a chiavarla finchè non ho sentito che veniva anche lei.  

Che serata meravigliosa.