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mercoledì 16 maggio 2012

Conversazioni nell'Universo Parallelo


“Ho deciso di abbassare la soglia di selettività, Tazio” – mi dice Milly infossata nel vecchio divano di pelle, con addosso la vestaglia di seta nera semiaperta – “e così ho ricontattato alcuni esclusi dell’anno scorso. Una parte erano quelli che c’erano qui stasera”
Mi informo su quali fossero i precedenti criteri di selezione.
“Non c’era un criterio matematico, si consideravano molti elementi, non ultimo quello della possibilità, per alcuni, di essere riconosciuto da altri che avrebbero potuto usare la notizia contro di loro. Veti dal consiglio, se vuoi.”
Capisco. Bisogna avere soldi e essere o innocui o amici degli amici degli amici.

Habana siede ai suoi piedi, sul tappeto, aggrappata al suo polpaccio, con addosso una camicia a quadri da uomo, molto, ma molto più ampia di lei. L’uomo se ne sarà andato e la camicia sarà restata, in assonanza con la vestaglia di Milly. I capelli le stanno ricrescendo, è stupenda in ogni modo.

“A che punto sei con la meditazione sulle feste Milly?” chiedo anche per organizzarmi.
“Buono. Anzi ottimo, direi. Ti aggiorno. Le feste non verranno fatte qui, ma in Villa […]. Ho ottenuto l’uso da uno dei soci benemeriti. Verrà fissato un giorno della settimana, che credo sarà il venerdì, che così anche se si fa mattina il giorno dopo è un sabato. Le feste saranno a pagamento, ma certo non per te Tazio. Ogni venerdì una festa, alcune a tema, altre semplici feste di gala danzanti con buffet”

Semplici feste di gala danzanti con buffet. Fatico a isolare il minimalismo dalla frase.
Grandiosa, però, l’idea delle feste in quella Villa. E’ enorme, dai miei ricordi. Ci sono entrato solo una volta, sei milioni di anni fa. Molte potenzialità, sì, molte.
Poi scende in dettagli economici. Prezzo per persona, persone potenziali. Un botto. A quel punto chiedo diretto quant’è la quota associativa annuale. Moltiplico per i soci, aggiungo le feste e rimango basito.
Mi guarda con un ghigno satanico.
“Vuoi sposarmi adesso, amore, vero?” e ride, portando la mano dietro la nuca di Habana, tirandola a sé, e la Bella d’Ebano capisce al volo, scivola sinuosa tra le gambe di Milly che si spalancano e comincia a leccarle le fica, mentre l’Imperatrice si accende una fetida Gauloise.
E geme lieve,  soffiando il fumo verso l’alto.

Adoro i post serata nella zona demilitarizzata degli appartamenti millyani.
“Hai una data di debutto?” le chiedo.
“Non ancora” - mormora palesemente distratta dalla lingua rosa che le guizza rapida tra i peli corvini – “ci sono alcuni lavori di completamento, imbiancature, tappezzerie, arredi che devono essere completati. Penso verso la fine del mese prossimo, approssimativamente” e poi aspira aria tra i denti, guardando il viso di Habana con un sorriso, carezzandole la testa ispida di capelli in crescita.

“Notizie di Inquieta?” – le chiedo assestandomi sulla seduta, perché alla Bella d’Ebano è scivolata la camicia scoprendo una spalla e quella pelle nera e quello slurpare rumoroso, zuppo e compulsivo me l’hanno fatto diventare durissimo ed avrei bisogno di tirarlo fuori per dargli sollievo.

“Quella vecchia troia. Sembra che…” – ed interrompe per mugolare a bocca aperta sorridendo alla vitellina leccante – “… sembra che voglia aprirsi un Circolo.. su…suo…” – e geme di nuovo scivolando sulla seduta per offrire di più la fica alla divinità nera – “… ma io me ne sbatto… tirerò fuori qualcosa di impe…di imperiale da qui… non la temo di cer..to” – ed ondeggia il bacino, arricciando le dita dei piedi. E io conosco bene quelle dita dei piedi e so che quando si arricciano Milly comincia ad essere vicina. Come non capirla, d’altra parte, con una vitellina così dedicata e devota che le slurpa salivosa la fica infilandole le dita in tutti i buchi dilatati.
“Ti sei chiavato la su…sua tro…ia?” mi chiede scomposta, con palese riferimento a Svetlana.
“No” rispondo godendo di vederla godere.
“Cosa aspetti? Fattela… vai a… a prend…derla…” mi dice abbandonandosi sullo schienale, oramai incapace di sostenere la conversazione. Subdola Milly, a questo punto si fa senza esclusione di colpi, vero?

Adoro i post serata qui.
Taccio e le guardo. E penso che questo è un vero Universo Parallelo e che lei è veramente un’Imperatrice.
E dopo un certo tempo Milly si tira i capezzoli sino a deformarli, con l’acconciatura disfatta riversa all’indietro, squarciando l’aria con un urlo violento, sollevando i piedi da terra, con quelle belle dita arricciate.
Sì, è un meraviglioso Universo Parallelo.
E io ne faccio parte attiva.
Delizia.

mercoledì 9 maggio 2012

Tragedy


Inveisce contro tutti. Volgare, a tratti blasfema.
Habana siede sul tappeto quasi invisibile, appoggiata con la spalla al sedile del vecchio divano di pelle. I suoi piedi nudi mi distraggono dal monologo furioso. Sono dolente, Milly, ma mentre tu arringhi contro l’umanità io penso a fottermi la tua bella concubina di cioccolata.
 Sono fatto così, sono superficiale, sono svogliato, non mi impegno.
Cammina avanti e indietro nervosa come un animale in gabbia. La trovo bellissima. La vestaglia nera oversize ha lasciato il posto ad un pigiama di seta grigio perla, giacca e pantaloni. I pantaloni sono ampi, lunghi sino a sopra alla caviglia. La giacca aperta, adagiata sulle mammelle. Scalza.

La sintesi del Millymonologo iroso è, tutto sommato, semplice. L’umanità è costituita da pezzi di merda ingrati. Sono pezzi di merda ingrati gli amici degli amici degli amici che la spremono come un limone trattandola da puttana qualsiasi, usando la sua Casa e la sua influenza per i loro merdosi scopi. Sono pezzi di merda quelle troie di merda che guardano e ridono. E’ un pezzo di merda Inquieta che le sta scavando la terra sotto i piedi solo perché per una sera (una) il Salone Principale non è a sua totale e privatissima disposizione. I suoi ospiti sono tutti pezzi di merda, indistintamente, perché anziché venerarla per tenere aperto quel Tempio del Piacere, si lamentano di cose futili e si permettono di minacciarla dicendo che non rinnoveranno l’annata, mettendola nell’imbarazzo fastidioso di una serata di sciopero.

Io sono superficiale, svogliato e non mi impegno, ma le abbasserei i pantaloni del pigiama e glielo metterei nel culo a secco. Forse la aiuterebbe a sfogare il nervosone, ma credo sia meglio non proporglielo.
Mentre va a versarsi il dodicesimo scotch liscio, passo un dito sulle dita del piede sinistro di Habana, che mi guarda con gli occhioni e accenna ad un ventiseiesimo di sorriso. E penso che non l’ho mai vista ridere. E’ sempre così seria ed emotiva. Oppure lo fa apposta, chissà. Chissà che storia ha Habana.

Poi la furia torna. E, tragicamente, mi chiede cosa ne penso di quel boicottaggio.
Devo decidere in una frazione di secondo, devo agire veloce.
Ma non me ne dà il tempo e mi prende in un contropiede imbarazzante.
“Ma scusa, ma tu dov’eri quando quelle troie sono entrate a ghignare guardando gli inglesi e gli altri due?”
Eh. Dov’ero. Ero qui a inchiappettarmi la tua bella concubina nera. Ero qui dove non dovevo essere. Dove non dovevo permettermi di essere. Dove mi è vietato chiavare le tue concubine in tua assenza. Ero nel sedere della Bella d’Ebano e ce la stavamo anche godendo parecchio, perché io e Haby abbiamo un feeling carnale incredibile.

“Credo sia successo mentre mi stavo facendo la Bionda” rispondo con risolutezza “anche perché quando sono tornato di là si erano impossessate del Salotto Rosso e stavano chiacchierando fitto”. Andata alla grande. Mentre la Belva si gira e ci dà le spalle, misurando a grandi passi il salotto, Haby mi lancia uno sguardo e io le dico telepaticamente che è tutto a posto e lei telepaticamente si raccomanda che non esca nulla o la Macellaia Sadica la scuoia di frustate. Che poi, anche lì, vorrei proprio vedere.

“Anche la Bionda mi ha fatto girare i coglioni eh. Mi ha trattata come la sua serva, mi ha dato i comandi: ‘Trovami subito un posto sicuro e mandami Tazio’. Ma stiamo scherzando? Ma io le strappo i capezzoli e poi glieli infilo nel culo a quella troia di merda!”
Sono incostante, sono incostante. Mi distraggo, sono svogliato. Haby cambia posizione, appoggia la schiena al sedile del vecchio divano, si abbraccia gli stinchi affiancando perfettamente i piedi. Che belli, cazzomerda. E io non sento più la litania funesta e guardo quelle dita nere su cui lo smalto nero lucido spicca in una gradazione di tinte scure e mi si imbarzottisce il Manganello.
Poi finalmente la Furia comincia a placarsi e cade sulla poltrona, a corpo morto, a gambe aperte, con le belle mammellone che si scoprono.

“Ho mal di testa, merda. Haby, vammi a preparare un Oki” dice massaggiandosi la tempia, con lo sguardo socchiuso.
“Dai, me ne vado, così ti riposi” dico alzandomi in piedi assieme alla Gazzella al Cacao.
“No. Siediti. Ho bisogno di idee” e se l’Imperatrice comanda, lo sapete, Tazio esegue.
Anche perché sono troppo incostante e svogliato per fare il contrario.

martedì 8 maggio 2012

Furia stupenda


Gasato, esaltato, isterico, non appena la Bionda esce, vado a cercare Habana, nudo, col cazzo scappellato, perché mi sento sensuale, erotico, porco, e voglio che mi veda così, ancora sporco e odoroso della fica e del culo della Signora che sa, perché l’ha sentita, che ho appena impalato.
Mi guarda, con gli occhi bianchissimi e teneri ed io mi do due strozzate davanti a lei, sfrontato, insolente, mentre il suo sguardo viene calamitato dal mio osceno strozzare. Le sussurro in inglese che mi fa tirare il cazzo con quei sabot di pitone e la Bella d’Ebano si alza dalla poltroncina su cui era seduta e con un gesto felino appoggia il piede sul tavolinetto da tè del salotto privato di Milly.
E io so cosa devo fare e mi inginocchio e comincio a leccare, lecco tutto, dita, tomaia, lati dell’altissima suola, mentre la composta Haby mi osserva dall’alto, tesa, compatta, slanciata, stupenda.
Lecco e mi scappello e mi incappello veloce, godo, mi fa godere la sua pelle, mi fa godere la posizione di sottomissione, il gesto di leccarle i piedi, inginocchiato per terra, nudo, nudo come un verme, ma un verme arrapato e la Minchia mi diventa ultradura e succhio, sbavo e lei mi osserva serissima dall’alto, senza dire nulla. Caviglia, polpaccio, coscia, mi abbarbico all’aliena creatura e infilo la testa nella tunica aperta sui lati e le mangio la sorca, mordo la carne nera e odorosa, punto la lingua nel rosa lucido e assaggio, succhio, sbavo e lei geme pianissimo, stringendomi la testa con entrambe le mani, ondeggiando il bacino con gli occhi socchiusi.
Veloce, furioso, è un segreto Haby, è un segreto tra noi, segreto, segreto, segreto e la stringo, l’Imperatrice non lo saprà mai, mai, mai, mai, mai, Haby, la stringo piangente di piacere mentre ficco come una bestia fuori controllo e la accarezzo, la coccolo, la rassicuro e lei geme, sciacquettando, abbracciandomi con le gambe sul vecchio divano di pelle, leccandomi lenta il collo, respirando sulla mia pelle e poi, senza un suono, comincia una crisi epilettica e si contorce stringendomi e le schizzo di dentro e mi piace, mi piace da impazzire e non riesco a smettere, ma poi lei mi ferma, mi dice basta, basta, basta, basta e ci stacchiamo e lei è sudata tra i seni ed è stupenda così.
Stupenda così.

Antimateria


Gran pienone, ieri sera. C’eravamo proprio tutti, ma anche molti di più. L’Oscuro Personaggio, il Cornuto Renitente e la Signora Bionda si accompagnano ad un manipolo di viscidi e dubbi soggetti, ciascuno in compagnia della propria Puttana Stagionata coperta d’oro come la Madonna di Loreto. Un clima strano, di brindisi, di risa, di confidenze fatte a voce bassissima, in cerchio serrato, al termine delle quali, spesso, scoppia la risata fragorosa e violenta.  Milly è in loro compagnia ed è mozzafiato:  abito di lamè nero lungo sino ai piedi, con uno spacco laterale che termina a metà del fianco. Spacco destabilizzante che indica, come di consueto, l’assenza di mutande. Schiena vertiginosamente nuda sino al principio del solco delle natiche, che io adoro e che mi mette in crisi. Allacciato dietro al collo, senza bretelle, cade sul davanti adagiandosi mollemente sulle mammelle generose, aprendosi poi in una scollatura profonda sin quasi all’ombelico. Sottili fili argentati e ritorti, distanziati, tengono insieme i pezzi di tessuto che, altrimenti, in nessun modo avrebbero potuto essere un abito. Capelli raccolti in uno chignon plastico, trucco scurissimo, rossetto nero, sandali Silver di Casadei, una dea.

Li dribblo dissolvendomi come un’ombra nel Salotto Rosso. Non amo le confraternite, mi fanno paura. E nel Salotto Rosso ci sono i miei Amici Maiali: la Coppia Bestia, la Signora Inglese con Marito Inglese, la Signora dai Capelli Corti con Amante, il Vecchio Giudice con la Moglie Plissettata, la Coppia che Osserva, il Giovanotto Solitario e la Signora Cicciottella Sensuale con Marito Nasuto che non vedevo da un po’.
Alcyator mi mette in mano un bourbon e vado spedito a flirtare con la Donna Bestia e tutte le altre signore presenti. La conversazione, che era inizialmente politica, si rilassa in breve e mentre le Signore cominciano allegramente a favellar di cazzi, cappelle e coglioni, la mandria viscida, assieme a Milly, si rinchiude nella Sala del Tè, a segno che la cospirazione comincia.

Abbracciato alla Donna Bestia che mi accarezza il culo, comincio a confezionare alcune articolate idee sull’uso dei sensuali piccoli piedi squadrati della Signora Dai Capelli Corti, ma in quel mentre Raphaèl entra e mi fa cenno di avvicinarmi. Mi scuso con gli amici e vado a sentire cos’ha da dirmi il sensuale montone.
“La Signora dice di andare in camera sua, adesso”. Oh. Se la Signora, dalla stanza dei bottoni, si prende la briga di mandare un Messo Imperiale a comandarmi di recarmi nei suoi appartamenti regali, qualcosa di serio bolle in pentola. E se la Signora comanda, Tazio esegue. Senza esitazione.

E così busso tre volte alla porta e Haby mi apre. Svettante su pornografici sabot di pitone, con indosso la tunica nera con cappuccio indossato. Una monaca nera. Una templare. Una divinità. Una figa da svenimento. Mi richiude rapida la porta dietro la schiena e ci assaggiamo le lingue e le salive, toccandoci rapidi le parti del corpo che vorremmo leccarci, ma non è quello il momento, devo recarmi nella camera da letto, come la Signora comanda e anche Haby lo sa.

Entro in quel macello infernale che riflette la distorsione mentale della Creatura Unica che l’ha generato e mi accendo una sigaretta, attendendo. Ritenendo convintamente che da un istante all’altro sarebbe entrata Milly con privatissime cose da dirmi.
Potete immaginare il mio stupore quando la porta si è aperta ed è comparsa, in tutto il suo sensuale splendore, la Signora Bionda, alle cui spalle si stagliava la mitologica Habana, nera come il buio nel quale è scomparsa richiudendo la porta?

Chioma vaporosa, biondo-ramata, abito di estinto lurex argento al ginocchio, pochette argentata in pendant con i sandali a stringhe sottili con cinghietta. Smalto bianco madreperlato, pelle scura di sole artificiale, un’icona imperturbabile ed imperturbata degli anni novanta.

Stupefacente. Mentre il Cornuto Renitente siede nella stanza con gli altri reverendi, lei attiva in un baleno la macchina del serpeggiare sotterraneo della Casa e sgaiattola nella zona demilitarizzata dove le orecchie non sentono, gli occhi non vedono e nessuno può entrare. Stupendo.
Per la prima volta in vita ho avuto la percezione esatta di cosa sia l’antimateria.

Io e lei lì dentro, siamo l’antimateria.

domenica 6 maggio 2012

La donna da bere


Habana con quegli zatteroni da mignotta mi lascia senza fiato. E’ ancora più alta. E’ancora più figa.
Milly siede accanto al tavolinetto da tè e fuma. La serata di là procede ancora.
Ci siamo semplicemente presi una pausa per vedere la cosa.
Sul tavolinetto da tè ci sono una caraffa liscia di vetro bianco, un bicchiere ed un cilindretto di plastica verde lungo una quindicina di centimetri, su cui sono stampate delle scritte bianche. SpeedCath.
Habana si toglie la tunica nera col cappuccio e siede accanto a noi, nuda.
Prende il cilindretto e svita quello che appare essere un tappino che copre la sommità superiore.
Poi svita il corpo del cilindretto che si separa in due parti, come una stilografica.
Rimuovendo la parte inferiore fuoriesce un tubicino di plastica trasparente, solidale con l’altra metà del cilindretto. Credo di cominciare a capire.
Milly sorride lenta, fumando.
Habana guarda a turno, me e poi Milly, con gli occhi da pantera emozionata.
Poi mette la caraffa sul pavimento, sedendo in pizzo alla sedia, aprendo le gambe.
Con la mano destra regge quell’oggetto, e con la mano sinistra schiude le labbra della fica.
E lì ho la certezza di avere capito.
Dirige il tubicino trasparente tra la labbra, cercando il foro uretrale.
E nemmeno tanto lentamente, una volta individuato il foro, il tubicino scompare dentro alla sua uretra, sino a quando solo il mezzo cilindro verde rimane all’esterno.
E d’improvviso cominicia a gocciolare copiosamente della bionda ambrosia, che cade nella caraffa.
Un catetere. Un catetere da auto cateterismo, monouso.
Lenta caduta di bionde gocce.
Le dita della mano destra dirigono in cilindretto verde, come fosse un pene.
Le dita della mano sinistra, foggiate a V rovesciata, massaggiano le labbra.
“Non è stupenda?” mormora roca Milly.
Sì. E’ stupenda, sovrannaturale.
La caraffa si riempie a metà, dal cilindretto non gocciola più niente.
Habana lo sfila, guardando in basso, la bocca schiusa di concentrazione.
Poi appoggia la caraffa sul tavolo.
E versa nel bicchiere.
Ho il cuore in gola.
Prende il bicchiere.
Beve.
Depravazione.
Erotica.
Mozzafiato.
Si inginocchia a miei piedi, porgendomi il bicchiere.
Caldo.
Lo porto alle labbra.
Bevo, mentre i suoi occhi esprimono un sofferto piacere che la indebolisce di mollezza erotica.
Delizioso nettare.
Lo sento scorrere in gola, salato, caldo, carnale, umano.
Mi sbottona i pantaloni, mentre reggo ancora in mano quel bicchiere dorato.
Succhia, con la bocca rovente.
Bevo e ingoio godendo due volte.
Milly mi accarezza il braccio, ispezionando ogni mio millimetro del volto, con gli occhi indemoniati.
“Quell’oggettino trasforma un corpo femminile in una lattina di bevanda calda… non è interessante Tazio? Si può bere una donna senza sprecarne nemmeno una goccia… la si può bere ovunque… basta infilarle dentro  una cannuccia morbida… come fosse un cartoncino di succo di frutta… succo di donna… non trovi sia estremamente interessante? Io ne sono entusiasta… “ e sento il cazzo scoppiare in bocca ad Habana che controlla le mie reazioni con i globosi occhi bianchi e lucidi.

Scoppio.
E mentre scoppio in quella vorace ventosa di carne che mi succhia a depressione, penso a quanto mi piacerebbe infilare una morbida cannuccia dentro a quel cartoncino di succo di donna che ora è oltre manica e a quanto mi piacerebbe berla direttamente dalla cannuccia, succhiandole l’ambrosia dorata e calda e a quel pensiero vengo colto da un tremito epilettico ed Habana mi stringe i coglioni con graziosa fermezza, quasi a spremermi sino all’ultima goccia.

Sto vivendo un delirio esaltante.
Tutto questo è delirante ed esaltante.
Succo di donna.

sabato 5 maggio 2012

Il lungo post dei lunghi piaceri


La serata al Circolo volge al termine.
Un venerdì pigro, come ogni venerdì. Milly sosta in corridoio, chiacchierando col Giovanotto Solitario.
La raggiungo e la saluto. Mi accarezza sorridente il viso, dicendomi che non sperava di vedermi e che è contenta della sorpresa.

Mi prende sottobraccio e camminiamo sino al Salone Principale.  Inquieta non c’è, è già andata via. Me lo dice con un guizzo negli occhi. Le verso da bere, mi chiede come sto. Come sto. Già. Come sto?
Le accarezzo le natiche sopra il vestito nero di organza di seta. Credo sia una risposta esaustiva.
Mi avvicino al suo orecchio e le sussurro, in una tirata sintetica senza pause, la mia visione della scena mai vissuta, di lei non lavata e discinta come una vacca da postribolo decadente, delle sue sudice infradito e dei suoi piedi da leccare, del pavimento della sua cucina, di Habana dietro di me nudo, carponi, che le offro culo, coglioni e cazzo da mungere.

Occhi sozzi, sorriso affilato, sopracciglia che si sollevano e si riabbassano in un guizzo maligno.
“Vai di là e fatti dare da Haby un accappatoio e aspettatemi… ne avrò per poco… cercate di resistervi… non vorrei dovervi punire entrambi se vi colgo a copulare…” sibilato a un millimetro dalla mia bocca. Profumo di whisky e nicotina mescolati a un parfum dolce, sensuale e lascivo.

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Lecco. Nudo, oscenamente inginocchiato su quel deprimente pavimento fatto di piastrelline dal colore ospedaliero. Lecco le stringhe di gomma dozzinali, con la lingua piatta, sentendo la pelle nuda ai bordi. Succhio le dita della Padrona, godendo del profumo della sua pelle sudata che muta tonalità allo spargere della mia saliva. Lecco e succhio. Succhio le dita una ad una, lecco la suola della ciabattina estiva impressa dell’impronta scura del suo sudore mischiato alla polvere e allo sporco. Strofino la faccia bagnandomi le guance. Spingo all’infuori il culo come una puttana, offrendo alle sapienti cure di Habana il mio buco del culo ed i miei genitali.
Milly fuma, lenta, compiaciuta, puzzolente tanfo di sigaretta popolare francese che mi eccita.
Sollevo lo sguardo, di tanto in tanto, per cogliere il suo piacere.
Le dita di Habana si fanno strada dentro di me, la sua mano impugna gentile il cazzo, mungendo, tirandolo verso il basso, piegandolo all’indietro. Unghie che graffiano appena, strozzature esaltanti, lingua leggera, dita che allargano, due, tre, quattro.
Mi deformo la bocca accogliendo tutte le dita di Milly, che si muovono sensuali sulla mia lingua ed il mio palato. Olfatto, gusto, vista, tatto e udito.

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Mentre dedico tutto me stesso a leccare la fica pelosa di Milly, Habana indossa quello strapon nero. Talmente grosso da fare paura e gola allo stesso tempo. Milly me lo fa sbocchinare e la cosa mi eccita. Mi chiama lurida troia, perché lo sa bene che godo ad essere chiamato così. I capezzoli di Haby sono stretti, duri, sporgenti. Succhio, sono la loro lurida troia. Non voglio altro.

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La Dea Nera mi agguanta saldamente per i fianchi mentre ficca veloce nel mio culo. E’ delizioso, sono in delirio, in coma, in estasi. La sento ansimare dall’eccitazione. Milly mi graffia la schiena, mormorando che adora vedermi sotto. Sotto. Sì, voglio stare sotto come una lurida troia in calore. Mi tira per i capelli guidando la mia bocca verso la sua fica. Milly adora che le si lecchi la fica. La fica e il culo. Incita Haby a sbattermi più forte e io sento il mio buco teso bruciare caldo come poche volte l’ho sentito in vita.

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Una macchia di lucido sudore tra i seni di Haby la rende ancor più irresistibile. Mi ricopro di gel lubrificante il cazzo, mentre Milly sale su Haby impalandosi la fica con quel cazzo finto gigante. Resta curva su di lei, aspettandomi. Mi sistemo e le entro nel culo. E sincronizziamo il movimento, l’onda, l’andatura. La carne nel panino. Mi lampeggia nella mente quella frase della Ade. Sudiamo tutti e tre, godendo, faticando intensamente per dare alla Padrona il piacere che merita. Odoriamo di umanità sudata, lurida.
Godiamo senza freni.
Mordo la spalla di Milly che laida bestemmia dio sotto voce, gradendo, incitandomi a morderla ancora.
Le mordo la nuca, inculandola forte. Come un leone fa con la leonessa e Milly sbava di godimento.

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Un urlo nella notte, un rantolo osceno, turpiloquio irripetibile, blasfemia che mette in imbarazzo anche me.
Poi carezze, capelli sudati appiccicati alla faccia macchiata di trucco sbavato, denti felini che sorridono la soddisfazione, baci, saliva, fiatone. La Padrona è venuta ed ora si scioglie nell’umano degrado molle del dopo. Rimaniamo io e Habana, serpi arrapate, fedeli servitori dei piaceri carnali della Bestia, a guardarci, a sperare in un segno indulgente della Miss appagata.
Milly sorseggia dell’acqua, nuda, in piedi, accanto al letto su cui giaciamo io e la Bella d’Ebano, incapaci di non tormentarci ciascuno i propri genitali, pendendo dalle labbra della Belva.
“Sbranatevi” impartisce secca, dopo aver acceso una fetida Gauloise.

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La lingua nel culo. Gliela spingo divaricandole le natiche, assaggiando i sapori amari esotici ed erotici di quella Bambola di Carne Nera. La voglio ripagare del godimento anale che mi ha regalato e la inculo. Forte, sentendo il cazzo che brucia mentre le violo il buco scuro, godendo del suo urlo di piacere. Ficco nell’intestino bollente, estasiato dalla sensualità della sua schiena e della sua testa nuda. Lecco pieghe tenerissime, sudore salato, pelle del cranio unta e lucida. La abbraccio sbattendole il cazzo nel culo, cercando di generare tenerezza nell’abbraccio al suo corpo e violenza deliziosa negli affondi isterici. Mi piace, mi fa impazzire, sento le sue mani lievi che mi carezzano la pelle mentre abuso, svangandolo, del suo ano.

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La Miss giace accanto a noi, fumando, godendo sgualcita della bestialità di quell’amplesso furioso. Non smetterei mai di scoparla, è una Divinità Nera, sovrannaturale, stupenda. La lecco ovunque, la assaporo ovunque, mi sciolgo nei suoi occhi scuri che mi raccontano quanto le stia piacendo essere trafitta a quel modo. Sudata, lucida, odorosa, saporita. Le lecco la sommità del cranio, non riesco a resistere e lei mugola di tenero piacere quando la mia lingua lascia una scia bagnata sulla sua pelle. La faccio urlare battendo i pugni due, tre, quattro volte, resistendo, sentendo una voragine gonfia aprirsi dentro al cazzo, ma non smetto, ficcandomi in bocca i suoi piedi, fino al momento in cui non posso più non cedere.

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Esco impugnando il cazzo e la Bella di Ebano scatta felina e si accoccola ai miei piedi, chinando il capo ad indicarmi dove vuole essere colpita dal mio seme rovente. Strofino la cappella su quel cranio sensuale e poi strozzo veloce e macchio di lattiginose gocce abbondanti il suo capo, con lei che mugola piacere sottile  e Milly sorride mormorando un “aaah” gutturale di stupito piacere. Le dita di Milly spalmano lente, mentre io mi chino ad abbracciare la Dea Nera, leccandole via dal cranio ciò che le ho spruzzato. Le sue dita mi accarezzano lievi e i suoi occhi sono chiusi. La bacio. Guardo Milly. Stringo Haby. La annuso. Accarezzo Milly che si avvicina all’abbraccio mormorando in inglese, per essere sicura che Haby comprenda, che sarò l’unico Maschio con cui avrà facoltà di accoppiarsi. Un regalo sublime, la ringrazio baciandola.

Superba serata. Superba.