Pagine

venerdì 6 marzo 2015

Piccoli appunti scritti in piccola punta di piccola penna dalla piccola sfera

.1 Possesso
Il possesso di un bene disegna, nell’immaginario dell’uomo comune incapace di accedervi, un beneficio assai superiore a quello che egli ritrarrà nel momento in cui sarà in grado di possederlo e lo possiederà, poiché in quel momento è intensamente possibile l’instaurarsi di un processo a metà tra il fastidio ed il rimpianto di esserne entrato in possesso.
Staziono ignudo davanti alla bella finestra del bell’appartamento ristrutturato a nuovo, arredato con un letto e basta, situato nella bella palazzina ristrutturata a nuovo che affaccia sulla bella piazza borghese del bel capoluogo di provincia taziale, dove bei giovani stabulano davanti al bar a suggere l’aperitivo e considero che il mutuo è venuto via a un cazzo e ne valeva davvero la pena, pur non essendo io minimamente interessato a tale acquisto, però il contesto riconduce alle radici originali, il bar, l’edicola, il tabaccaio, le maiale dalla figa cannibala e, alla fine, un uomo sano un posto in cui cagare con la porta aperta deve avercelo.

.2 Riproduzione riservata
Al parlàfono una giovine russa in lacrime si fa aiutare da un’amica, che parlicchia italiano, al fine di comunicarmi che ella (la giovine russa in lacrime) è gravida ed io rimango impassibile, seppur convenendo di non essermi mai sottratto dall’eiacularle nella vagina senza alcuna protezione, ma l’avvocato e detective che è in me mi suggerisce la considerazione che se l’ha fatto con me con così tanta facilità, chissà con che stuolo di marinai lebbrosi l’avrà fatto, ma tale teoria, seppur sorreggibile in mille altri casi, vacilla assai in questo e il suo istintivo vacillare mi produce fastidio, sia nel pensare in che tugurio ella vive con mio figlio nel grembo, sia nel dover affrontare, prima o poi, un tema la cui intimità mi induce un’orticaria fastidiosissima. Si vedrà.

.3 Dipende
La Repubblica Ceca che ho conosciuto io è una Mignottocrazia Matriarcale Dipendentista. Poi non so che altra Cechia esista, magari di sublime condotta morale e sopraffina cultura, non ho elementi per negarlo, ma nemmeno notizie per affermarlo. Sta di fatto che nella Cechia mignottocratica matriarcale nella quale mi sono mosso io, qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) cosa ha un prezzo. Tutto sta ad avere il tempo e la voglia di scoprirlo, ma tutto è in vendita, perché ciò che vige in ogni approccio, anche il più letamaio, è la parola “Dipende”. Dipende da quanto sganci, da quanti soldi hai, da quanti soldi sei disponibile a spendere in più di quanto prevedevi, dipende dalla tua voglia di rimanere con le tasche vuote senza nemmeno una briciolina di crackers. A quel punto, ma solo a quel punto, comincia la trattativa spesso incerta, spesso infastidita, spesso timida, spesso teatrale, ma assolutamente concludibile.
Perché dipende e se la dipendenza è gradita si fa. La bella ragazza bionda che siede al caffè bevendo un tè coi libri sul tavolino, si fa facilmente agganciare per testare il suo inglese scolastico e all’interminabile ed esasperante fine delle rocambolesche teatralità, accetta di farmi un pompino nel cesso per 2.500 CZK, pompino scoperto, lei mezza nuda, sborrata libera sulle tette botticellesche  e, cosa che le fa onore, esprime un piacevole e spontaneo stupore al cospetto della titanica mazza taziale. “It’s big”, ella squittisce con un sorriso compiaciuto, mentre le manine rapaci assaggiano la consistenza del palo della cuccagna ancora a riposo. Ragazza di gusto. Nonostante qui tutto dipenda, i fondamentali vengono sempre soddisfatti.

.4 Mix culturali: l'Europa! l'Europa!
E’ una soddisfazione infinita, come italiano, apprendere che il tuo italiano amico fratello Costa si sia accasato con altri italiani fratelli a costituire un business a luci rosse nella splendida Praga, luogo in cui egli, unitamente ai suddetti italici, gestisce un modesto postribolo la cui scuderia si compone di un nutrito mazzo di mignotte rumene, orientato specificamente alla clientela italiana in trasferta alla quale offre via Internet ogni comodità, dal transfer dall’aeroporto all’albergo, al ristorante con cucina italiana, ai pacchetti comitiva e agli sconti destinati ai long fuckers. Un sapore europeo pieno di mille sfumature che farebbe scappellare di gioia persino l’algido Olli Rehn, avido di startup dalla visione estesa.
Sono intensamente bramato, in quell’ambiente ricco di finezza, poiché in me questi Signori vedono la figura carismatica del Direttore, vuoi per il mio aspetto signorile, vuoi perché estremamente non abile nel parlare alcuna lingua dell’est europeo e di sortire, probabilmente per quello, risultati straordinari in termini di comprensione immediata e di azione conseguente. D’altra parte nemmeno i miei committenti italiani parlano alcuna lingua e la comunicazione tra noi è di squisita fattura.
Gonfio d’orgoglio salirò presto ad accettare la direzione di quel meraviglioso luogo intriso di afrori di ascelle, piedi, merda, piscia, cazzi, fiche e sborra, dove la nudità random la fa da padrona e il chiavare è garantito in ogni momento poiché, alla fine, io DIRIGO quello sciame di nutrie in calore e il perforarle a mio piacimento è un dovere, prima che un diritto.

.5 Amore
Ritornando dopo tanto tempo nel capoluogo di provincia taziale, ho avvertito sgorgarmi dal petto un vulcano di sentimenti inarrestabili, imponenti, veri, una pressione infinita di incontrare l’Amore Vero di Sempre, la Dea del Sentimento Sincero che ha fatto di Tazio la persona sensibile che egli oggi è, la persona migliore, la persona sana, la persona che non ha mai cessato di riempirsi la mente delle sue parole stupende e del suo volto soave: la Ade.
Novella Doriana Grigia essa non invecchia affatto e non cessa d’amarmi con l’intensità sincera di sempre, con la pulizia morale che l’ha sempre contraddistinta tra tutte, con la generosità straordinaria con cui mi liscia (non richiesti) mille euri in contanti per comperare un enorme specchio da mettere davanti al meraviglioso futon che arreda il mio minimalista appartamento.
La Ade, l’amore, la mia compagna, la mia fidanzata, la Donna Separata Dalle Mille Risorse che ha attratto all’amo un Pescione che la foraggia grassa al fine di assicurare a sé e ai suoi accoliti sordidi piaceri che la mia Dea, dall’ano slabbrato oltre ogni immaginazione, sa offrirgli.
Che gioia ritrovare la famiglia e gli affetti: la Ade, la Aledellapale, la Isa, la Cicci, la Dany, la Raffy, la Zozzy e la Smerdy, che manco cazzo so chi cazzo siano, ma che evidentemente oggi tingono di ravvivate sfumature questo lurido affresco, mai invecchiato, raffigurante il lurido puttanesimo di provincia insozzato di fresca politica e soldi grondanti, ma di ciò non mi curo poiché io ho l’amore, io l’amo ed ella m’ama e questo è ciò che conta.

E mentre tutto il resto del passato scompare e diviene nebbia dei ricordi dozzinali, la feccia sopravvive ed impera vigorosa ed io sono orgoglioso di farne parte ad ottimo titolo, puttaniere, puttana e puttanante europeo senza scrupoli e senza anima.
Ma con l’amore della Ade.

Bonjour dal Taziofeccia.
Vi amo.

domenica 22 febbraio 2015

Svolte sensate

Mille piegoline intarsiano il decolletè oramai archeologico della bella Walchiria ospite fissa di tutti gli  appuntamenti minchiani del fine settimana e – hoplàvoilà – ci sborro in bocca tra i gerontoapplausi del contorno di nude amiche dianzi soddisfatte, e ci sborro urlante come fossi un Calippo fuor di cella strizzato da Hulk Hogan, fuor di cella come vorrei lo fosse il bel Corona Innocente al quale farei qualsiasi cosa penale e anche, o soprattutto, anale che oramai ce le ha belle che chiacchierate quelle sublime chiappe e allora, orsù bel Fabrizione, discettiamo anche noi di sborra e cappelle anulate, bel manzetto tatuato del mio cuor.
Certo che qui nella Cechia si gioca alla Mosca, mentre nella Mosca gelata l’Alina piangente rimane a sperare il mio ritorno vincente, manco fossi un Tenente, che in realtà son prossimo a divenir un assai più pregiato Tenutario, ma qui la passeraggine cannibale è cosa diffusa ed è assai difficile persino agguantare le chiavi dal tavolino che esse sussurrano “sì chiavaci, bel tenebroso italiano dotato di mazza utlrasonica” e allora su, sempre più su,  dove la fica fiorisce a mazzi e dove no, la fretta no, non mi può sfiorare, pena che le tardone si rifiutino di pagare e orrore! no, tutto diventerebbe mestizia e tristizia e povertizia e io no, non lo posso sopportare. Ficco nelle teutoniche carni oramai prossime alla morte, discese dai valichi a placar la mai sopita fame di cazzo, come fossero imbellettate e ben tenute evolute Varane di Komodo dalle ficone slabbrate e poi mi disinfetto e mi rinfranco frequentando aree di sosta autostradali magiche, dove tecnologici bestioni dai lunghi tragitti riposano le stanche gomme e giovani puttane battono in attesa del miglior offerente ed eccomi qua a contrattar d’anatomia e denari e la bella sale e si denuda totalmente come non ci fosse un domani all’interno del mio signorile furgone di marca germanica, soddisfatta dell’affare monetario concluso e poi stupefatta dell’affare carnaceo che la aspetta già turgido e sì, mon amour, le Tazion ti vuol far venire con un bell’orgasmon e allora daje, ravana, ficca, suda lecca e annusa e sbava e pompa e succhia e capelli bagnati incollati alla fronte e begli occhi di cielo contornati da palpebre dipinte di sozzo desiderio e piedini e cosce e mani che strizzano coglioni e ditina che si infrattano nel mio sfondatissimo ano e l’urlo giunge sublime, tra Scania e Daf odorosi di olio e ascelle ruvide e bagnate di giovane troia che squilla l’orgasmo felice e poi baci zuppi di sborra e carezze, sudori incollati, fetori anali e biglietti su cui manine tremanti vergano numeri di telefono e indirizzi e vocine bambine sussurrano “stasera lavoro lì e magari dopo” e io annuisco bacio e prometto, talvolta giuro cantando d’amore, ma la campagna è vasta, si perde con l’occhio e la memoria con lei, che tra chi sei, che hai detto, che hai fatto il bulbo oculare si illumina di due chiappe marmoree che sbocciano da una biondina che si china al mercato e poi la scena si sposta all’interno e ciak azione, la bella biondina è a novanta nella pensioncina umida, ma onesta e stasera no, mio amore no, che c’ho da lavorare pure io che mi scende la coppia italiana con cui devo fingere di essere inglese e trapano a demolizione la lei vacca sozza mentre il lui cornuto imbecille filma e io, capiscimi biondina stupenda, tengo famiglia pur non sapendo dov’è.
E Alina mi aspetta infoiata e amorosa, scrivendomi ogni dì mail scritte in un russo perfetto a cui io rispondo in un ruspante dialetto emiliano ornato di caratteri cirillici, che qui all’Est la forma è tutto.
Un poco di pazienza e il mio sogno diviene realtà.
Alina, o come cazzo ti chiami, io ti amo perdutamente.
Vualà.

lunedì 1 dicembre 2014

Conchiglie innevate

Mercoledì sera.

E c'è quel coglione che esordisce con un disgustoso "Le russe sono le più troie di tutte" che in otto parole condensa la più devastante espressione razzista, da misero puttaniere di merda qual'è  e tutti i verri seduti al tavolo ghignano sotto le zanne e grugniscono dei "vero", mentre io trovo le ragazze dell'est (e consento il giocoso richiamo alla bella canzone di Baglioni) delle creature molto più sensibili e passionali delle cariatidi italiane, ad esempio. Sapendo bene di cosa parlo.

Va sottolineato, in ogni caso, che per le donne italiane della razza cougar, esiste una spiccata predisposizione criogenica fatta di "no, così non mi va, mi fai male, voglio salirti sopra perchè così non sento, fermati, aspetta, non mi piace, no, tiralo fuori, mettilo dentro, mettilo fuori e tirale dentro, ma cosa fai????????, NO MI MI FAI MALE, devi fare così, colà, cosù e cogiù e colò" che diventa esponenzialmente significante con l'aumentare dell'età, ma così significante che qualche sera fa ho mandato sonoramente affanculo La Signorapebbene con una tendenziale voglia di cazzo, che tanto ha fatto e tanto ha detto che è riuscita a rammollirmi il cazzo grazie a quella sequenza di dettami dimmerda. Muori carcassa putrefatta, che ti avrei chiavata più per te che per me.

D'altra parte va evidenziato che io, alla veneranda età che mi ritrovo, comincio a fare delle signore cileccazze, vuoi per chi mi ritrovo a letto, vuoi per un affinamento delle pretese che si fa via via sempre più affilato.
Per cui il coglione che dice "Le russe sono più troie di tutte" non sa che cazzo dice e mi fa stragirare i coglioni perchè io SO cosa vuole dire vedere Alina, l'angelo di 20 anni con cui non so cosa cazzo sto facendo, che in quel lurido buco di merda di micro appartamento disumano, vestita di una mia camicia e un sorriso commovente, arriva con in mano un vassoio e un caffè dimmerda, sedendosi accanto a me su quel materasso-letamaio e mi dice buongiorno in un italiano strano e sublime, facendo entrare una cascata di amorevole miele luminoso in tutta la stanza.

Ha la pelle candida e i capezzoli rosa, i capelli biondi mossi che manco la Venere del Botticelli, delle gambe perfette, un sederino perfetto, dei meravigliosi piedi da ex ballerina classica, delle piccolissime tettine e delle manine che quando mi accarezza lieve la pelle sento che il lurido buco dimmerda si trasforma in una conchiglia calda bollente che mi impedisce di uscire dal letto, anche se lei mi tira ridendo per farmi alzare, ma io sono grosso e tiro lei sotto le coperte baciandola a raffica e fuori piove e nevica neve marcia e fa un freddo del cazzo e lei mi mormora del russo arcano guardandomi le labbra e poi alza quei cristalli azzurri che mi seccano il fiato e in un inglese spettinato mi dice che deve andare a lavorare e io la tengo annusandole il collo e lei pronuncia il mio nome sorridendo in un gemito come mai l'ho sentito dire.

"Le russe sono più troie di tutte", dice quel saccodimmerda odoroso di sugna. Troie? Tutte? Anche Alina quindi? Ma lo sai che sono uno psicopatico pericoloso, cinghiale sozzo dalle chiappe chiacchierate?

"Perchè sarebbero le più troie di tutte?" chiedo con un'inusuale calma, fissando il sottobicchiere.
"Fanno certi servizietti di culo Tazio" e ride e la clac dei verri accompagna grugnendo.
"Ma tu ci sei mai stato in Russia?" chiedo ancora ad occhi bassi, ancora inusualmente calmo.
"Cazzo c'entra Tazio basta che ti giri la zona industriale"
"Per cercare quelle russe che FANNO le troie, giusto?"
"Cerchi la rogna stasera Tazio?"
"No Coso è che ti voglio spiegare una sottigliezza che il tuo glande di cervello magari non capisce nemmeno. Voglio spiegarti la differenza tra FARE la troia con talento e ESSERE una lurida troia annoiata e frigida oramai in disarmo. Nella prima categoria ci sono molte ragazze russe, non so quante siano, ma ci sono, così come le rumene, le cece, quelle dell'est insomma. Nella seconda c'è tua moglie che, mi riporta un carissimo amico fidato dalle spiccate attitudini ficcaiole con qualsiasi donna mammifera che ci stia, ha un neo carnoso vicino al buco della merda. Mi confermi?"


Mi sono rotto i coglioni, amici che numerosi mi seguite da cassa.
Ho voglia di luridi appartamenti puzzolenti di diciannove metri quadri e la luce di Alina.
Questa merda di Italia e di italiani mi fa vomitare.

Riparto.
Ritorno.
Magari ancora con la bocca sanguinante e nelle orecchie il verro sugnoso che grunisce lordure e minacce, ma riparto.
Giovedì sera sono a Mosca e porto Alina a cena al Café Pushkin, ma prima facciamo shopping che la voglio vedere ridere sognante in russo.
Questo voglio. La mia esistenza in declino lo vuole.

Ci sentiamo di sicuro amici, non scompaio.
Tazio non scompare mai.

mercoledì 7 maggio 2014

Spazzolini da denti turchi

Occhei, mi dice da dietro alla cassa del luridissimo bar di Rho, sono sette e cinquanta e io, con gli occhi nel portafogli, le sibilo che mi serve lo scontrino e lei squittisce un tantino isterica che me l'ha fatto e io dico no, zia, non mi hai fatto un cazzo e io ho bisogno dello scontrino per scaricare, anche se non è un cazzo vero, ma a me sta poltiglia di umanità dimmerda m'ha rotto il cazzo e allora alzo gli occhi e le dico negativo zia, provaci con un altro e arriva il coglione che fa le pizze, grosso, uno di quelli che "cinque" lo pronunciano "sciiiiingue" e mi chiede cosa cazzo c'è che non mi cimbra e io gli rispondo la tua faccia da cazzo zio e lei strilla, lui minaccia di uscire e io gli sbatto al volo dieci euri dicendogli che sono dei pezzenti con la mamma chiacchierata e me ne vado.

Ma me ne vado vado intendo.
Da Milano e dall'Italia.
Milano mi ha soffocato il cervello con la sua grettezza intellettuale e la sua inutilità economica. Ho sentito dire che questi fenomeni si stanno fottendo l'Expo e, se non fosse che Milano è in Italia, ne godrei a mille. Una figura dimmerda simile, da palloni gonfi di scorregge che dicono a ME che dovrei ringraziare l'entità milano (la minuscola è voluta) per avere la mia scodella di riso, è davvero epocale. Salutatemi il Formigoni, zii.
GQ sai che non parlo a te. K, pensaci.

E allora prendo un aereo e atterro a Parigi.
Frequento piccole gallerie che espongono opere impossibili ed improbabili, mangio da solo in bistrot abborracciati, dormo in pensioncine e mi scopo una spagnola dalle tette inesistenti, ma dalle doti oratorie assolutamente di rilievo.

La vuotezza impera, il torpore anche. Assumo droghe sintetiche in una sorta di soap house dove una vietnamita che si spaccia per giapponese mi allunga la qualunque, cazzo incluso.
Vuotezza, esaurimento, aridità.
Ecco dov'è finito il T.
A pulire le turche con lo spazzolino da denti.

I ♥ MilAno.
Grazie amici, ve lo dovevo.

martedì 18 marzo 2014

La nebbia is the keystone

Lunedì sera.
Nell'ovattato silenzio dell'ammiraglia intergalattica odorosa di cuoio di speci viventi non ancora classificate, una chioma nera lucidissima, curatissima, profumatissima, liscissima e drittissima si muove con andamento alternato emettendo suoni impetuosi di appassionata suzione salivosa ed ansimante.
E' la Aledellapale che, dopo cena, nel parcheggio, mi ripaga della mia decisione di non salire a Milano con uno dei più sofisticati ed elaborati pompini della storia della mia vita.
La Ale è estremamente dotata ed esperta e, forse, possiede l'apparato boccale succhiante leccante più all'avanguardia tecnologica del dipartimento femminile attualmente presente sulla superficie del globo terracqueo.
Le sue dita si fanno strada ovunque, senza sacrificare un moto per un altro, mantenendo un'indipendenza pari a quella delle mani del più virtuoso dei pianisti, generando uno spiazzamento emotivo e sensoriale che, in un tempo ragionevolmente breve, si materializza in un'odorosa sborra bollente che lei non si esime dall'ingoiare sino all'ultima stilla.

"Hai goduto?" ella sussurra mietendo gli attesi e ipotizzti elogi alla sua abilità.
"Mostruosamente" le confermo tra mille spasmi reali.

La notte avvolge tutto, rotta solo dalle lame di luce gelida dei lampioni del parcheggio che, però, mi consentono di gioire della perfezione delle sue mammellette aggraziate, coronate da ciliegine di capezzoli scuri che scompaiono rapidamente nella camicia mentre le sue soavi mani, odorose di cazzo, si affrettano a chiudere.

"La Ade si rifarà le tette" mi dice con gli occhi puntati ad asole e bottoni.
"Se lo fai anche tu ti recido le orecchie" le dico un tantino stanco, non sortendo risposte.

Uno sbadiglio di umanità non scontata suggella la sua immagine impenetrabile.

"Ale?"
"Eh"
"Ti manca tuo figlio?"

Pausa lenta, con stropiccìo di palpebre.

"Dammi una siga, amore"
"Non fumo più, tesora."


E partiamo, lenti, silenziosi, abbracciati dalla perfetta tecnologia anonima intergalatticammiragliale.

"Dormi da me stanotte Taz?"
"No bimba, domattina parto alle cinque. Venerdì sera dormiamo assieme."


Silenzio.
E una notte nebbiosa.
D'altra parte, come poteva essere?

sabato 8 marzo 2014

Dialoghi meschini in un interno di lusso

E mentre finisco di raccontarle della Habana, la Milly e la Casa, senza dispensare troppi indizi di riconoscimento, la Ale mi mormora "non smettere", si slaccia i jeans e si infila una mano dentro per coccolarsi la gatta.

Periferia di Reggio, un posto dimmerda da disperati, a bordo di una macchina da sciuri manco mia, con una vitellina stagionata che intona il puzzo gentile del suo sudore sensuale con i sentori della blasonata pelle degli interni e mi grugnisce "voglio che mi ci porti", alla soglia dell'orgasmo che ha, sin lì, frugato con vigore.

"Non esiste più, Ale" - "Facciamone uno nostro" e viene dimenandosi, rumorosa, veramente bella.

La Casa non si può "fare".
Si può farne una bieca replica sintetica, assolutamente al di sotto delle aspettative, una cineseria, un puttanaio che manda a mare la classe, l'erotismo, la sensualità, ma non si riesce a rifare La Casa.

Accende una canna prerollata e mi chiede: "Perchè non mi ami?".
"Boh", rispondo io in deriva, coi motori in avaria, trascinato dalle correnti a sud delle Canarie, in vista Dakar.

"Sai perchè ti amo?" - "No" rispondo guardando fuori.
"Perchè sei sincero sino alla crudeltà mortale, perchè sei un lurido pezzo di merda".

Bello. Mi piace. Potrebbe indurmi, molto lentamente, ad amarti alla follia.

"Perchè non installiamo delle telecamere spia davanti ai tuoi lettini solari?" le chiedo.
"Si masturbano tutte sul lettino, sai che palle?"
Vero.

Silenzio eterno.

"Ci verresti in Africa con me?" chiedo esasperando le mie aspettative.
"Sì" risponde dando un tirone.
"E la pale?" chiedo mentre mi passa il cannino ormai morto.
"Cazzo me ne frega" risponde lenta sfilandosi i sandali e mettendo i piedi nudi sul cruscotto.

"Hai fame?" chiedo guardando l'ora che segna le quattro e sedici.
"Sì"
"Baracchino?"
"Aggiudicato"


Panino con salsiccia e cipolla, in sentore di spezie africane rinforzate da erotismo mitteleuropeo, accompagnato da mora latina in guazzetto di sudore, sesso e disperazione.

Perfetto.
E' casa.

Sì.

giovedì 27 febbraio 2014

Io, il Giargiana

Ieri.

"Ellamadonna, ma che cazzo ti è successo??" mi chiede appena ci incontriamo. Spiego fumosamente, un'aggressione da parte di alcuni balordi, blahblah.
"Figa, serio?" mi risponde il cerebroffeso.
No, scherzavo, mi sono truccato così per carnevale Grantestacciadicazzo.

Poi discutiamo di lavoro nel suo ufficio e mi dice che sono stato "una spada" nel sistemare alcune cose, poi tira fuori "la piotta" e mi dà un altro acconto e poi mi chiede "Uè allora ti spari il weekend lungo? Torni giù? Figa fai bene, tu che puoi, io c'ho degli sbattoni qua che non puoi capire. Seeeeenti, bisogna che mi lasci giù il B [la Mercedes classe B, ndr] che il Fritz mi torna a casa sabato, ma non ti mando mica indietro col treno come i barboni, ti do' il Thema del Sergio che tanto lui va in montagna col Range."

E dammi che cazzo vuoi, basta che vada avanti quando serve, indietro quando serve e si fermi quando serve. E mi dico: certo che 'sti ganassa dimmerda fanno tanto i fighi e poi per Milano girano in Thema che neanche i rumeni se la filano e poi vanno in montagna con la Range Rover.

"Figa, s'è fatta una certa, te lo mangi un boccone al volo con me? Ti porto in un posto dove fanno i migliori panini di Milano, nonchè del mondo" e la mia risposta è risultata inutile e allora andiamo.
"Andiamo dal De Santis in Magenta, ti verrà un orgasmo", ma anche no, per quello ho già la struttura a casa.
E andiamo in questo posto intasato da settemilacinquecento persone, carino, ovviamente sopra le righe (un paninaro col il dipartimento ricerca e sviluppo mi fa ridere il culo), panini buoni davvero, compagnia pessima.

"E alloooooora? Cosa ti aveva detto lo zio? Sono o non sono da segno della croce i panozzi? Figa guarda quella lì che culo che c'ha, una statua. Perchè vedi, Tazio, qui aMilaaano esistono solo due cose: la figa e il fatturato, tutto il resto son giargianate."
Giargianate. Atto compiuto dal Giargiana che è lo spregevole sfigato che non si fa l'aperitivo in Corso Como.
Una merda.
Io, insomma.

Poi schizziamo velocissimi perchè lui c'ha degli sbattoni in office e io vado al solito garage a ritirare 'sta cazzo di Thema, passando prima per l'albergo a raccogliere i miei poveri stracci.
E, una volta giunto nel garage, imparo una cosa nuova.

La Thema non è più quella del 1986 che manco i rumeni. No.
E' la macchina del Presidente della Galassia. Io la chiamavo Flavia, ma mi spiega il garagista che adesso chiamano Flavia la cabrio e Thema la berla.

Mi appropinquo alla guida e lascio questa città meravigliosa, questa gente meravigliosa, questo clima sublime e, grazie a questa Thema berla nera con gli interni di epidermide di scroto di caribù (la parte più liscia), nessuno si accorgerà che il Giargiana sta tornando nella sua lurida sfiga dimmerda.

Tutto ciò è stupendo e io sono davvero fortunato.


La Thema in uso dal Giargiana

lunedì 24 febbraio 2014

Back to my Shit

Bonsgiur.
Vi scrivo dalla mia Milano dalla quale, stamattina, non potevo proprio essere assente.

Ho lasciato a Taziopoli i miei affetti più cari e anche molte perle di saggezza.
La mia ragazza, la Aledellapale, ieri pomeriggio mi ha rivelato una grande verità. Mi ha detto che il cazzo è cazzo sino dove lo si sente duro, quindi sino alla periferia del buco del culo. Mi ha spiegato che i coglioni non delimitano alcunchè, ma sono appesi a un certo punto del cazzo. E mentre mi rendeva edotto di questi dettagli morfofunzionali, con la mano destra mi segava l'asta rampazza e con la sinistra, in controtempo, quella parte dura del cazzo che arriva sino alla periferia suburbana del buco del culo.
La classe, amici, non è affatto acqua.

Il viola intenso del mio incarnato dolente sta virando verso un giallo itterico e la faccia si sta riappropriando dei lineamenti di sempre. Che fortuna che mi abbiano fracassato la faccia e anche molte altre parti del corpo: ho avuto l'opportunità di cadere in piedi e di essere accudito, cosa posso volere di più, specie in cambio di una stupida massacrata?

Questa merda di città la odio con il cuore, la milza, il fegato e anche l'appendicite. E' un budello do merda privo di stimoli, assolutamente non all'altezza di capitali europee in evoluzione, vedi Berlino. E' la passarella dei rincoglioniti che continuano a comportarsi come se fossero nella Milanodabere e invece sono nella Milanodatumulare, con quartieri disastrati manco fossimo a Beirut, con un'economia inesistente e un pacco di vuoti spacconi farabutti. Invecchiando divento sentimentale, lo so.

Se le cose vanno per il verso giusto, stasera torno a casa.
Credo, obiettivamente, di avere al massimo altri due giorni di lavoro effettivo e poi posso riportare le mie regali terga là, dove una sozza ancella sa riservar loro luridi piaceri.

Mi sono proprio rotto i coglioni, amisgi. Proprio.
Buona settimana a todos.

martedì 18 febbraio 2014

Sei considerazioni periferiche di un convalescente

1. Essenza della vita

Quand'ero bambino mi portavano in montagna. C'era un parco con un piccolo Fort Apache. Le giornate di pioggia mi impedivano di frequentarlo, ma poi un giorno venne il sole. E così, finalmente, andai a Fort Apache. Salii entusiasta la scaletta, arrivando sopra il fortino e fui accolto da uno sciame di mosche. Qualcuno era andato a cagare là sopra e la merda era ancora lì. Metafora standard, one size fits all.

2. Depressione

Ero ragazzo e quella bella signora trentenne in bikini in spiaggia litigava astiosamente col marito/fidanzato/compagno. Se c'è una cosa che non si può vedere è una litigata tra due in costume, in spiaggia. Se devi litigare, stai a casa. Non c'è motivo di fare vacanza. E non c'è motivo di essere deprimenti.

3. Stupore

Domenica, unico suo giorno libero, la Aledellapale mi ha fatto le pulizie di casa. Delle due l'una: o la casa era una merda invivibile, o la Ale si sente tanto sola. Propendo per la numero due.

4. Salute

"Va molto bene sa, non si deve preoccupare." mi dice il dottorino. Ma mi chiedo: davvero gli sembravo preoccupato? Volevo chiedergli se potevo sniffare la bamba, ma mi pareva fuori luogo.

5. Offerte

E' arrivata la prima offerta di transazione. A me pareva buona, ma la Ade dice che non se ne parla. "Cominceremo con qualche piccolo incidente per chiarire la situazione" mi dice. Voglio essere oceanico pacifico e non dare peso alla sbruffonata. La Ade è una gran figa, nota a margine.

6. Previsioni

"Ma tu" chiedo alla Ale "se volessi prenderti un periodo di vacanza, come faresti?"
"Beh" mi risponde "una delle ragazze mi sostituisce. Calcola che io sono aperta 365". Che mi era venuto da pensare ai gradi, ma invece erano i giorni.
Vorrei portarmi la Ale da qualche parte, sì.
Vorrei molto portarmela.

venerdì 14 febbraio 2014

I'll fly with you


La mia famiglia

Và che bella giornata. Certo che col sole il mio sottotetto da clochard prende tutta un'altra aria eh. Bello cazzo. Mi vedo già a bighellonare con il bigolone bighellone begone randazzo rampazzo, magari in compagnia di una dama dissoluta, ma che bello.

La Ale vive qui.
"Finchè non ti rimetti resto con te", ma che amore. D'altra parte non ci siamo mai mollati, quindi formalmente è ancora la mia ragazza. La Ade non so, ma dopo la chiamo e chiarisco. Eventualmente ci mettiamo assieme per telefono.

Ieri sera grande festa: sono riuscito a mangiare quelle palline in brodo sapete? Un grande traguardo. La Ale mi ci ha sciolto dentro un formaggino Mio, momenti indimenticabili. Però significa che la cosa migliora. L'occhio, seppur nero e gonfio e con un travaso di sangue interno che mi conferisce quell'aria rassicurante alla Freddy Krueger, è totalmente aperto e, credetemi, all'essere umano servono proprio DUE occhi. Ogni giorno mi sboccia un ematoma nuovo e questo mi mette in un mood molto primaverile.

Eravamo davanti alla tv che guardavamo che cazzo ne so, tutti e due in pigiama, quando d'improvviso la Ale si è chinata sul mio grembo, ha fatto sgusciare la minchia all'aperto e mi ha tirato un fantastico pompino con ingoio totale, mentre contemporaneamente si tormentava la passerina implume.
"Ne avevi tanta tanta…" ha commentato sozza, leccandosi le labbra al termine. Poi, scalza che mi fa tirare il carro, è andata in cucina, ha recuperato un rotolone, mi ha pulito per benino e ha rimesso via la minchia.

Le due licaone sono la mia famiglia.
Io le amo.

mercoledì 12 febbraio 2014

Convalescenza amorevole

Ma che bellezza essere a casa spaccato come un pezzo di marmo di Carrara.
Gli amici ti telefonano, vengono a trovarti, recano doni, fiori, disegni e letterine e la Ale mi porta la SUA centrifuga, che mi ha preparato una dieta liquida che vado di corpo ogni sei minuti (però dato che non posso masticare, viva la centrifuga), la Ade che ieri sera piomba in pompa magna (locuzione che nel suo caso assume una valenza assai particolare) e riempie di effluvi costosissimi il mio povero attico da clochard e c'è la Ale che mi fa il letto e i ragazzi sul Divindivano e sono coccolato come se fossi un malato terminale, un malato di testadicazzaggine terminale metastatica, per l'appunto.

Poi, quando il Max, Umbe e Zack se ne vanno, all'orario degli operai, la Marchesa Cobressa Imperiosa Adele mi parla, in presenza della sua ancella Aledellapale.
"Cicci, parliamo adesso." e io faccio di sì con la testa e così così con la mano.
"Chi sono questi morti che camminano?" e io tento di dire, ma dai, ma no, ma che c'entra, ma è inutile.
"Dammi i loro nomi, il nome della troia e il nome del loro avvocato, che domattina lo chiamo e gli spiego bene come funziona."
"Ade, grazie, ma no. Ho fatto denuncia e…" - "HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH, dai Cicci fa il serio."
e si accende una sigaretta che un pochetto mi dà fastidio, ma pace.
"Cento zucche sull'unghia cash, ritiro della denuncia all'incasso, eliminazione dell'ipotesi di ritorsione."
"Ritorsione?????"
"Sì"
dice lei sensuale come una vipera, incrociando gli occhi dell'ancella "la MIA furiosa ritorsione. E sai che sono pericolosa."

Mi pare di vivere in piadina connection, congedo le bella baiadera e vado a letto.
E dormo, ben sedato, assieme alla Ale vigilantes, incaricata di servizio dalla Adeterminator.

***

Stamattina l'occhio destro si è aperto, il dottore all'ospedale ha detto che miglioro, anche se le botte saltano fuori piano piano, prelevo il referto e la Ale lo faxa al mio (loro) avvocato.

***

Mi credete che Milano mi manca un casino?

lunedì 10 febbraio 2014

Sabato sera davvero bizzarro

Che ci son 'ste puttannone agghindate da puttanine che a cento metri ti ingannano ma a venti centimetri no e no e no, te non sei 'ina' in niente, sei una puttanona che agisce da puttanona e se per caso uno come me ti tratta come la puttanona che sembri ti incazzi, ti offendi, ma come ti permetti, ma con chi credi di avere a che fare, ma con una gran puttanona cherie, penserai mica d'averci l'aria da scienziata vero?, che da lì scoppia il tafferruglio e compaiono gli energumeni trentenni (adusi a copulare con te, quarantenne puttanona) che si assiepano attorno alla mia persona invitandomi ad uscire con loro, privi di senso dell'umorismo, incapaci di ridere al mio "no ragazze pazze, uscite tra di voi tesore" e poi quel coglione mi assesta un ceffone doloroso e, a quel punto, mi vedo costretto ad assestargli una testata sul setto nasale che lo atterra, venendo privato del piacere di percuotergli i testicoli a calci, causa gli energumeni pazze che non hanno visto l'ora di abbracciarmi per palparmi in un modo un tantino sado e me ne sono scrollato solo uno di dosso, ficcandogli due dita negli occhi e poi casino, rumore, male mio, urla mie, sangue mio, le forze dell'ordine!, ci voleva dopo tanto disordine.

Difficile, ragazze pazze energumene, sostenere la tesi che io abbia picchiato voi, visto come mi avete ridotto la faccia, sapete. Lì ce n'è solo una col naso gonfio, ma voi pezzi dimmerda bulli siete tutti sani.
"Vuole sporgere denuncia?" mi chiede la forza dell'ordine.
"Certo" rispondo senza dubbi.
Mi sono giocato il winebar, ma checcazzomenefrega.
 
Oggi la Ale mi telefona, le racconto.
"Ho visto tutto, Tazio, posso testimoniare" anche se era a Madonna di Campiglio per il week end.
"Chi sono questi sacchidimmerda?" mi chiede.
"Dei tizi" rispondo.
"Li faccio sistemare se mi dici chi sono"
No, dai Ale Capona, facciamo che finisce qua.

Ora me ne sto un po' qui con del ghiaccio e dell'Aulin e vaffanculo.
Milano mia, perdonami.
Ci vedremo nei prossimi, cerca di star bene.
Farò lo stesso.

martedì 4 febbraio 2014

Della pioggia, gli imbecilli e le baldracche.

Qui a PanetÜnia è un attimo che ti ritrovi davanti un ganassa che ti dà consigli e, rimpiangendo l'agio con cui ho smerdato K fanculandolo e sputtanandolo, questo me lo sono dovuto puppare, perchè il lavoro é il lavoro, si sa.

"Uè, ma tè mica puoi star qui così eh? Che la figa mica ti bussa alla porta eh. Tè devi far come ti dico io!" e mi abbassa l'avambraccio che vorrei spezzargli il collo "tè o ti iscrivi in palestra o a dei corsi di ballo. La là figa pullula, scolta mè, pullula. Altrimenti ti riduci a andar a annunci, che quelle ti mangian la piotta, no, no, scolta me. O palestra o ballo. Vedrai che lucido che te lo fanno, lo spingardino."

Io non lo so cos'è uno spingardino. Però già il fatto che finisca in "ino" mi lascia presagire che io non ce l'abbia, ma taccio, perchè il lavoro é lavoro, si sa.

"Uè, comunque, in ogni caso il Renato pone rimedi eh. Voglio dire" e fa la voce cospiratrice riabbassandomi l'avambraccio che voglio mangiargli il cuore "se 'na sera ti prende mmmmhheeee, capè?, il Renato c'ha sempre una destriera pronta ad essere montata dal suo cavaliere" e ride assestandomi una gran pacca sulla spalla che il cuore, prima di mangiarglielo, vorrei estrarglielo dalla cassa toracica con l'ausilio di una sola matita, per di più una volgare e merdosa Fila B2.

Perchè esistono questi?
Cui prodest?

Il Ruggi mi avvisa che la settimana prossima è a Milano per sistemare una certa cosa e che se sono su si cena assieme. Ma volentieri, perchè no?
Chiudo la telefonata al bar dove sto mangiando delle verdure artificiali e mi cade l'occhio sui piedi della mora stagionata che abita alle Lampados ed è a Milano per lo shopping.
Calzeless. Bella manza, sento un gonfiore e mi rendo consapevole di avere voglia di culo.

La voglia di culo è radicalmente diversa dalla voglia di fica.
La voglia di fica è fluida, scorre bene, rilassata, vorrei dire che certe volte passa sotto, come un brano di Al Jarreau.

La voglia di culo no.
Quando hai voglia di culo senti le budelle che si attorcigliano, che si annodano, senti dentro di te la voragine da cui esce la bestia dagli occhi rossi che ti ringhia di agire e  tu hai l'esigenza VITALE di sentire un buco del culo che ti strizza il cazzo e te lo ciuccia e guardare quella stagionata carcassa di donna, puntellata di cosmesi che la rende ancora trapanabile, mi spinge ad immaginare i muggiti che potrebbe emettere se le picchiassi il mio randello d'alabastro nel culo e mi ritrovo la minchia pietrificata, mentre ho in bocca un pezzo di radicchio di plastica, due semi di mais non biodegradabili e tre fili di carota transgenica.

Potrei chiamare il Renato.
E incularmelo a bestia.
Perchè l'ha detto lui che il Renato pone rimedi, mica io.
Eh.

domenica 2 febbraio 2014

Peperoni

Certo che oh, incredibile eh. Il passato mi torna su, come i peperoni ripieni di carne.
Prima la Milly, poi venerdì sera la Ale, poi ieri sera.

Sono al winebar a dragar fica frolla che mi sento due occhi di bragia nella nuca e mi giro a vedere le sembianze di Caron dimonio, trovandomi di fronte un paio di calze coprenti a righe orizzontali viola e nere, bebè scamosciate, mini svasata, piumino corto e stretto, capelli rosso malpelo e un bicchiere di rosso in mano.
"Ciao Tazio, come stai?" chiede seria la lolita un po' invecchiata, ma parecchio migliorata, transitata verso una fattezza più compiuta, nettamente non sfigata, seppur sempre un po' intristita, generalmente più aggraziata.

"Ciao SquawMarina, io bene e tu?"

Sono epoche.
C'è il giorno in cui vuoi essere sottomessa ed umiliata ed il giorno in cui ti sei cagata il cazzo di queste stronzate e dici a todo el mundo: son così se mi vuoi, se no va a straffanculo, che io 'sta fase e 'sta frase le stimo anche di più, per tutta una somma di svariate ed avariate ragioni, ma nel complesso esistenziale del letto chiavaiuolo, l'essere cavalcato nella luce fioca di un'abat-jour molto calda da questa rifiorita Marina non mi spiace per nulla, così come mi aggrada in modo insospettato palpare la sua ciccetta, trovando che lo stato di "grassottella" (nome che non rende giustizia al sublime), nella luce fioca di un'abat-jour molto calda, le conferisca una vena di seducente erotismo che ripercuote le sue vibrazioni bollenti sul mio epididimo ingrossato e, nel momento in cui la giovane Werther maneggia nel punto di giunzione dei nostri sessi, gemendo, inarcandosi deliziosa, dichiarando sintetica alla fine "questo è il culo Taz… ", avverto con palpitante ed entusiasmante sentimento puro che qualcosa cambia, là dove nulla sembra cambiare mai.

Bella bambola di carne burrosa, bianca, non grassa, ma formosa, carnosa, dal pube polposo, depilato alla perfezione, "da quando mi hai rasata tu non me li sono fatti crescere più", dai piedini bambini con le unghiette smaltate di nero, la palpo, la strizzo, lei geme, i duri capezzoli rosa increspati e le tettine sodissime, mi svetta la fava e la donzella si arrotola sensuale i capelli rossi sulla sommità del capo e mi sbocchina divinamente, mormoro sozzure, ipotizzo scenari a tre e lei mi segue, dicendo che non è impossibile infilare nel mio letto anche una sua amica a cui piacciono i cazzi grossi e maturi e le chiedo se assieme se la sono mai leccata e lei mi guarda e mi dice certo, un po' stupita del mio bizzarro quesito e le vengo in gola, provando un amore infinito verso la sua bollente accoglienza e intimità amorevolmente concessa.

E' l'alba quando lei si riveste ed io servo caffè odorosi, quando mi preme scusarmi per l'incontro precedente e lei mi guarda severa dicendo: "Con questo hai quasi rovinato tutto. Di cosa cazzo ti scusi? Ero qui per essere brutalizzata e tu lo hai fatto."
Beviamo il caffè nel diluvio universale che ci spaventa tutti.

"Baciami"
"No"
"Perchè no, Marina?"
"Perchè non ci amiamo."


Mi manca già.