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mercoledì 16 maggio 2012

Rinsanguamento, maschere e stile


E’ un po’ come quando si va a fare il militare, oppure si arriva in un villaggio turistico assieme ad altri: si tende ad aggregarsi con le persone che hanno la medesima sorte e, per questo, si socializza con quelli del tuo corso, oppure si diventa “amici” di quelli che si sono visti in aereo.
Questo per dirvi che ieri sera c’erano delle new entry alla Casa. New entry palesemente non digiune di simili ambienti e palesemente non amiche tra di loro. Considerata l’età giovane di alcuni, dicevo a Silvana, la Donna Bestia, che a mio avviso poteva trattarsi di giovani rampolli di qualche famiglia bene che avevano avuto, finalmente, accesso ai cordoni della borsa del Casato. Sangue e carne freschi, è una bella cosa.

Ma non solo giovani. C’era quella coppia con lui magro, alto e allampanato e lei formosetta abbronzatissima, con i capelli grigi a spazzola. Quelli non potevano essere rampolli, considerata l’età che si posizionava attorno ai classici 45, ma per certo avevano assoluta dimestichezza delle regole di comportamento. Milly, con una mossa che ho ritenuto sapiente, li ha fatti tutti accomodare nel Salone Principale, con le Musiche nude che riempivano l’aria di soavità da camera. Mossa utile per costituire una nuova generazione, che se si affrancherà, in seguito si mescolerà anche con noi che siamo il sedimento incrostato di questo stimabilissimo Circolo che comincia a riguadagnarsi gli antichi fasti.

Nel Salone Principale Milly si è comportata da perfetto anfitrione, suadente, sensuale, spiegando la Casa e le Regole, distribuendo un piccolo vademecum che risale alla campagna napoleonica, ma fa sempre il suo lavoro. Ha ricreato, in sostanza, una situazione di una serata tipo, con l’aiuto di Alcyator e Jezebel, che si sono accoppiati sul tappeto, sotto i loro occhi ingolositi.
Poco meno di una dozzina di persone, tutte eleganti, tutte rigorosamente mascherate, con stampato sul volto il sorriso livido della lussuria. Promettono bene.

Le maschere. Da ieri sera sono divenute obbligatorie per tutti. Sofia le distribuiva all’entrata: mascherine da Zorro, oppure fasce di organza per le signore che le ritenevano più eleganti, oppure maschere in stile veneziano con il bastoncino per chi porta gli occhiali. Stilizzazione decadente, debosciata, mi piace. Accentua quell’anonimato fittizio che agevola l’impianto di nuove leve e dormienti. Chissà mai perché mi viene naturale l’utilizzo di questo termine.

Una bella ripresa del controllo, devo ammetterlo.
Milly è una donna straordinaria.
Ed io sono il suo sextoy.
:-)

martedì 15 maggio 2012

Il superabile va superato


Pranzo con la Skizza, al bar Centrale.
Ha i jeans, grazie a Dio. In compenso c’ha le ballerine, che hanno tutto un loro perché, specialmente olfattivo/traspiratorio.
Mangiamo una quiche e beviamo un bicchiere di vino.
C’è il sole, anche se l’aria pizzica.
E’ un po’ scura, la Skizza. D’altra parte la Grande Artista Di Sta Ceppa rientra oggi e sarà di pessimo umore.
“Sei sicura che non vuoi che usciamo?” le chiedo.
“Sì, Taz, sicurissima. E’ una tassa che va pagata. Lei ritorna e io resto con lei, mi faccio insultare, rompere i coglioni, mi faccio dire che sono una fallita e una puttana, mi sorbisco gli esempi mirabolanti delle troie succhia cazzi delle figlie delle sue amiche succhia cazzi e strarotte in culo e, se resisto, da domani tutto si sistema, perché da domani comincerà a trafficare per andarsene via di nuovo per un po’. Funziona così.”
E se funziona così, con questa serenità, facciamolo funzionare così.
“Come sei messa con i lavori di casa?” chiedo nell’imbarazzo di non saper superare i suoi silenzi.
“Bah più o meno ci sono. Mi mancano una lavatrice e i bagni e ho finito” commenta ispezionando la quiche.
“A che ora arriva?”
“Verso le sei”
“Vabbeh dai Skizz, domani ti installi in campagna e ti abbrustolisci. Dicono che ci sia il sole come oggi, domani.”
“Domani devo andare a Domiziopoli con la Raffa che ha una visita.”
“Oh. Niente di grave spero”
“No, no”
Pausa interminabile.
“Che poi mi stragirano i coglioni perché da stasera sono anche a piedi del tutto, perché a lei la macchina ‘può servire all’improvviso’ e quindi non la si può prendere mai. Neanche fosse un agente della CIA porca merda. Quella di mio padre non si tocca che è una reliquia e così io sono a piedi” sbotta nera.
“C’hai la mia” dico per sgomberare il campo da problemi inesistenti.
“Sé la tua… grazie Taz del pensiero davvero… ma a te serve”
“Nah. Io prendo quella del Costa se ho bisogno di muovermi.”
“E vabbeh e il Costa?” mi chiede.
“Prenderà quella del Loca. E se il Loca ne ha bisogno prenderà quella di Zack, che se ne ha bisogno prenderà quella dell’Umbe, ma se anche l’Umbe ne ha bisogno vuol dire che in bottega a lavorare non c’è nessuno e quindi li licenzio, tanto la Fornero mi spedisce le sue mutandine usate se viene a saperlo” e finalmente ride.
“No, sul serio Skizza, tienila tu la macchina, a me non serve a un cazzo. Domattina vieni in ufficio che te la lecco e poi ti do le chiavi” e ride di nuovo e sono contento.

Stasera passo dal Ladro Sorridente e vedo cosa c’ha di usatissimo.
Se trovo qualcosa che mi piace gliela regalo la Marzedes.
Non esiste che ci si inchiodi l’esistenza su un pezzo di ferro.
Il superabile va superato.
Tanto l’insuperabile arriva sempre.

Ammirazione


Un giacchino nero, corto. Un abitino bianco di stretch elastico. Le gambe nude. Ai piedi slipper color argento col tacco quadrato. Unghie smaltate di madreperla. Impeccabile caschetto nero lucidissimo di parrucchiere. Occhiali dall’ampia montatura. Sorriso sensuale, con quei denti non bianchissimi perchè fuma. Nodosa, talvolta appena grinzosa, dall’incarnato vagamente cadaverico di pallore invernale e carnagione non di certo olivastra.  Erotica, sensuale. Una brutta che strega per l’eternità. La adoro.
La Donna Bestia è di un’attrattiva magnetica, per me.
Sosta col Marito Bestia davanti al Salotto Verde, osservando assieme ad altri una Ospite Molto Bella che si divora Sofia. Non conosco la Ospite Molto Bella, ma conosco la Coppia Bestia, così lì saluto, ottenendo un caloroso e gentilissimo saluto da lui e una calorosissima ed oscena lingua in bocca da lei. La adoro.
La adoro al punto che mi rammarico di aver cassato i suoi piedi con “Piedi ordinari, unghie grosse, segnate, coperte di smalto rosso privo di qualsiasi appeal. Dozzinali.” perché oggi, invece, oggi che li guardo come parte dell’insieme e non una parte per il tutto, li trovo sensuali ed eccitanti.

Mi unisco all’osservazione di quella performance un tantino troppo tirata e un tantino troppo glamour per i miei gusti e ne approfitto per sollevare il bordo dell’abitino di stretch e denudarle il culo, palpandoglielo. Morbido culo da erotica femmina matura spudorata, flaccido il giusto, liscissimo, caldo, sudato nel solco delle natiche. Lo adoro. Si lascia palpare addossandosi a me come se io e lei fossimo la coppia ed il Marito un amico. Gioco col suo ano, saggiandone l'estroflessa carnosità, mentre Silvana (è questo il suo sublime nome, che mai più perfetto poteva essere) mi sorride lurida e divertita, guardandomi dal basso della sua altezza perfetta.

Penso che la Chiara dovrebbe conoscere questa donna. Al di là del fatto che favoleggio nella mia fantasia di un mucchietto a quattro nella bucolica atmosfera della Cauntriaus. Parlo proprio di conoscenza. Perché sono certo che Silvana La Donna Bestia sarebbe una mentore straordinaria per la Chiaretta. Perché sono convinto che l’apertura mentale della Coppia Bestia (che ritengo essere l’unica vera coppia degna di tale nome, là dentro) sia educativa e possa stimolare l’apertura di punti di vista insospettabili da una ragazza di ventiquattro anni, seppur intelligente come la Chiara.
Si chiama esperienza, non c’è nulla da fare.
E aiuta a crescere.

lunedì 14 maggio 2012

Diarietto del week end in brevi appunti ordinati


Venerdì. Primo pomeriggio.
Paradiso.
Arrivo alla Cauntriaus e vengo accolto dalla vista di una Riccetta nuda sull’asciugamano, accanto alla piscina. La raggiungo. Balza in piedi e mi bacia cinguettando sciocchezzine.
Accanto all’asciugamano, sull’erba, giace una borsa hippy con gli specchietti, svuotata, sulla qual sono assiepati: la crema solare, un libro, l’iPod, le sigarette, i Kleenex, il cellulare, le cartine ed il vibratore.
“Ti sei masturbata?” – “Sì, al sole è bellissimo”
Paradiso.
Mi spoglio nudo e mi tuffo in piscina, sotto gli occhi molli della Chiaretta.
Esco dall’acqua, vado a scrollarmi bagnato addosso a lei bollente dal sole, come di rito.
Ma lei si inginocchia di scatto, si aggrappa alle mie gambe e mi prende in bocca l’uccello.
Speriamo diventi un rito.
Paradiso.

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Venerdì. Pomeriggio di abbronzaggio ed annebbiaggio.
“Dove vai?” chiedo vedendo che si alza dall’asciugamano, annebbiata quanto me.
“A fare pipì” cinguetta soave. La blocco per una caviglia.
“Non andare, falla qui” bofonchio cotto dal sole.
“Qui?” ride.
“Sì, dai, non andare” ribofonchio parandomi gli occhi con una mano, trattenendola per la caviglietta sensuale.
“Ok” mormora lentamente, divertita. E si accuccia sull’erba. Mi giro sul fianco e mi gusto lo spettacolo sublime, toccandomi la cappella. Qualche secondo e sgorga lo zampillo dorato, gocciolante e sibilante. Poi mi scivola addosso, cercando i Kleenex, ma la precedo con la mano, la asciugo, la palpo, la masturbo.
“Che due sporcaccioni che siamo…” sussurra baciandomi sorridente.
“Sai cosa mi manderebbe giù di testa Skizza?...che ti pisciassi addosso… un vestitino leggero, niente mutande, Hawaianas ai piedi… vederti pisciare mentre cammini tra la gente… impazzirei… “
“Sei un lurido porco depravato maniaco…” sussurra leccandomi il collo.
“Questo vuol dire che non se ne fa nulla?” chiedo strizzandole le chiappette calde.
“E chi l’ha detto? Lo faccio eccome…” e sento il suo pube sul mio.

E’ sulle questioni importanti che si vede la solidità di una coppia.

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Venerdì. Dialettica.
“Tu non mi schizzi mai in faccia Taz” la testa appoggiata su un braccio, gli occhietti fumati.
“E’ la liturgia di derivazione porno americana che odio, Chiara. Cela in sé un’ostentata umiliazione della donna, grossolana, gretta, senza nessun erotismo, nessuna cerebralità. Schizzi accecanti, soffocanti, imbrattanti. Non c’è seduzione, non c’è niente, solo il ‘toro’ che, uh!uh!, schizza in faccia alla dea che tanta eccitazione gli ha dato e, per questo, va ‘punita’. Non mi affascina, insomma. Lo trovo anti evolutivo”
Pausa.
“A me eccita” sentenzia pensierosa.
“Vorrà dire che rinuncerò alla mia raffinata teoria sull’evoluzione. Uh!Uh!”
“E ci potresti rinunciare tipo, diciamo, subito Taz?” sussurra scorrendo l’indice sul mio avambraccio.
“Assolutamente sì” rispondo in un soffio, cominciando a menarmelo.

E’ dal non arroccarsi sulle proprie posizioni che si vede la solidità di una coppia.

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Sabato mattina. Supermercato.
Trentaquattro gradi e l’asfalto del parcheggio del supermercato odora di bitume.
Carrello, moneta. Mi perdo a guardarle le gambe. E non sono il solo a guardarle le gambe e i piedi.
Canotta blu corta sopra l’ombelico, micromini rosa, infradito con la suolona di gomma nera.
Spesa. Cassa. Parcheggio. Carico. Riporto il carrello. Ritorno.
Seduta sul bordo del bagagliaio, portellone ancora aperto, sigaretta.
Avanzo lento e attraverso per raggiungerla, immaginandomi come la può vedere un estraneo.
La mini diventa un cintura, da seduta.
Il cuore mi salta in gola.
La fica cruda, in primo sparatissimo piano.
Un tizio, con moglie e carrello, a momenti si ammazza per guardargliela.
La Skizza mi sorride divertita.
“Mi si vede?” mi chiede sottovoce, sorridente a mille denti.
“Non si vede altro in tutto il parcheggio” rispondo.
Ride.
“Ah sì?…” sussurra guardandosi in giro, allargando le gambe “distratta”, godendosi le facce.
“Sali in macchina prima che ti stuprino in duecento”
Ride.

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Sabato mattina. Dopo la spesa.
Al ritorno dal supermercato devio sulla provinciale, perché sono in riserva.
Mega distributore nel deserto del nulla, entro.
“Te lo faccio io il gasolio, ho dimestichezza con le pompe” e mi viene da ridere.
Azzero.
“Mi fa il pieno signorina per favore?”
“Solo se poi lei lo fa a me, signore” e mi viene da ridere.
Impugna la pistola e la ficca nel bocchettone. Mette il ferretto. Poi, coperta dalla pompa, si guarda intorno e solleva la microminifantasma e si massaggia la fica. Mi sale la pressione.
“Guardami…” sussurra con un sorriso esaltato.
Si gira, mi mostra il culo nudo, si china e si allarga le natiche per mostrarmi il buchino piccolo e la cavernetta rosa. E ride entusiasta ed eccitata.
Controllo tutto, isterico, macchine che arrivano, benzinai che stanno là verso il gabbione.
Si tocca, si tortura, guarda in giro. E colgo che vuole essere vista, vuole essere colta in flagrante.
Mentre, paradossalmente, quello nervoso sono io. E’ solo che sono terrorizzato di incrociare quattro balordi ubriachi che trasformano il giochino appetitoso in tragedia.
Le dò cento euro e le dico di andare a pagare. Non mi fido di lasciarla qui, è troppo presa.
Ritorna.
Una macchina si ferma dall’altra parte della pompa dove sono parcheggiato io.
Lei apre la porta, solleva completamente la parodia di gonnellina rosa e sale. E spalanca le gambe, mostrandomi la fessura bagnata, con un sorriso pornografico dietro agli occhialoni da sole.
Metto in moto e filo via in una nube di gasolio.
Mi manda in orbita.

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Sabato mattina. Ritorno alla cauntriaus, dopo il rifornimento.
Tetto aperto, finestrini aperti, caldo.
Si toglie le ciabattone e mette i piedi sul cruscotto. Io adoro le donne che mettono i piedi sul cruscotto.
Tra di loro, poi, venero quelle che mettono i piedi sul cruscotto affossandosi un po’ sul sedile per potersi toccare la fica. Tra queste ultime, poi, amo quella che all’improvviso mi dice “Posso farti un pompino mentre guidi?”.
“Resisti siamo arrivati” rispondo.
“Io odio resistere” e mi fa succhiare le dita aromatizzate alla fica bagnata, sudata e pisciata.
Anche io odio resistere. Fortuna che siamo a casa.

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Sabato pomeriggio. Deliranti mollezze annebbiate.
Stesi sotto le nuvole e il sole.
“Mi piace farmi le porre con te, Taz”
“Ah sì? E cos’ha di speciale farsi le porre con me?”
“Beh, intanto non diventi un fattone che parla con le zeta al posto delle esse per zegnalare alla zocietà tutta che lui è alternativo e zi è fatto nacanna. Primo. Secondo perché il cazzo non smette di tirarti come a certi soggetti sfigati che fanno tanto i fenomeni con la porra in bocca e poi ciao, chi si è visto si è visto, sai com’è, colpa delle porre, dovresti saperlo. E poi perché fumiamo nudi ed è sensuale farsi le porre nudi”
“Ho capito. Posso metterlo nel curriculum secondo te?”
“Io ce lo metterei, fossi in te, sì. Almeno, io nel mio ce lo metto: ‘Hobby: farsi le porre nuda con Taz’ ”
“Vedo un gran futuro per te, Skizza”
“Lo so, grazie Taz”

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Sabato notte. Inizio dei temporali.
“Andiamo a scopare sull’erba, fuori, sotto la pioggia?” sorridente ed esaltata.
“Skizza, fa un freddo porco, fuori sotto la pioggia” sentenzio dalla saggezza dei miei quarantadue.
“Ma vààààà” e parte e scende.
La seguo. Apre la porta e esce. Nuda. E va fuori dal portico. Poi si gira e rientra di corsa.
“Dimenticato qualcosa?” chiedo appena rientra.
“Freddadaffrigo” saltellando sulle punte e abbracciandosi da sola.
“Tè?”
“Vodka”
Brava ragazza.

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Sabato notte. Bilanciamenti degli sforzi.
Mi scivola addosso come una pitonessa. E mi lecca la faccia.
“Adesso ti porto nella legnaia, ti lego e abuso del tuo culo sino a domattina” le sussurro sibillino.
Sorride con la bocca aperta.
“E vuoi che ti chiami master mentre abusi del mio culo? O padrone?” gorgoglia sfregandosi su di me.
“Nessun scimmiottamento bdsm, ti prego, mi fa cagare.”
“E se a me facesse godere essere abusata nel culo? Sarei una scimmiottatrice del bdsm e cagheresti?”
“No amore. Tu sei solo una porno cerbiattina in calore che gode con tutto, non c’entri niente con il bdsm”
“Una cagna troia arrapata…” mormora con gli occhi sporchi graffiandomi i capezzoli.
“Esatto…” dico sorridendo a cotanta pantomima porno.
“Perché invece di andare nella legnaia che piove, fa freddo e stiamo scomodi non abusi del mio culo qui, su questo caldo e comodo lettone? Anche fino a mezzogiorno, se ti va.”

Quando piove l’edonismo ha più appeal del bdsm.
A parità di culo, ovviamente.

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Domenica mattina.
“Che merda di tempo” dice.
“Che tempo di merda” dico.
“Torniamo a letto e scopiamo ininterrottamente sino a domani” propone con saggia lungimiranza.
“Approvato”

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Domenica sera.
“Ci siamo messi in pari con le scopate  mancate, secondo te?” mi chiede.
“No” rispondo risoluto, mangiando una bruschetta al pomodoro, vestito di spugna corallo.
“Ah ecco” mi dice concentrata a sfregare l’aglio sulla fetta di pane, con la mia felpa da black block addosso.
Mangiamo e torniamo a letto a scopare. Concordi.

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Domenica notte e pragmatismo.
“Non puoi capire quanto sia contenta di stare qua e di non dovermi sorbire quel viaggio di andata a Londra allucinante e malinconico”
“Non me ne parlare, ne avevo le balle piene, veramente. Uno stillicidio.”
“Martedì mattina torna mia mamma. Domani faccio la servetta con la scopa nel culo e gli tiro la casa a lustro, così quella stronza non mi rompe il cazzo.”
“Porta pazienza” dico da saggio quarantuduenne quale sono.
“Onestamente non me ne frega un cazzo, il che comporta che non ho nemmeno pazienze da portare”
Pragmatica.

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Domenica notte goreana.
“Ah Taz. Domani sera avrei un invito a mangiare una pizza coi ragazzi, posso andarci?”
“Oh, ma Skizza, ma sei impazzita? Mi chiedi se puoi?”
“Mi piace che tu mi dia i permessi…” sorride e mugola molle succhiandomi un capezzolo.
“Ma che cazzo dici? Allora anche io devo chiederti il permesso per uscire martedì sera? Non mi pare sana ‘sta cosa sai?”
“Nooooooo, tu a me nooo i permessi. Sono solo io che li voglio, tu puoi fare tutto quello che vuoi” e mi guarda con gli occhietti luccicanti e io l’ho capita, eh se l’ho capita, l’ho capita da mò, ehbeh, ehbeh.
“La mia kajira, com’è brava la mia kajira…” le dico tanandola e lei sorride a seicento denti.
“Allora facciamo così, kajira, in tema di permessi: da domani potrai masturbarti, ma non hai il permesso di venire sinchè non te lo darò io. Ti piace così, kajira?” le dico accarezzandole la testa, memore di quella fantasia raccontata l’estate scorsa.
“Mi piace molto, Taz, moltissimo…grazie” e sorride.
“Bada che se le kajirae disobbediscono vengono punite” dico inseguendo i fumosi ricordi di Norman.
“Mh-mh, lo so” risponde guardandomi e prosegue “anzi, diciamo che vogliono essere punite”.

E poi dormiamo. Nella mia tenda, a Gor, abbracciato alla mia kajira Skizza.
Cosa può volere di più un Ubar?
Niente.

venerdì 11 maggio 2012

Costa confidential


Il Costa mi confida che Matt Matteo Matthew e la Pattydesigner si chiavavano in gran segreto. Gran segreto, ma non abbastanza gran, visto che la morosa di Matt Matteo Matthew è venuta a saperlo e ha frantumato con uno snap tra indice e medio la convivenza che da due anni aveva con il mitico art director.
Chiedo al Costa come cazzo fa a saperlo lui. Glielo ha detto Zack. E Zack come fa a saperlo? Perché la sorella del Zack è amica della oramai ex morosa del Matt. Chiedo se adesso il Matt e la Patty stanno assieme, ma il Costa mi dice di no, che erano solo trombamici. Chiedo come cazzo fa a saperlo e pare che anche questa info fosse nel pacchetto Exmorosa di Matt > Sorella di Zack > Zack > Costa > me.
Mi sfugge una cosa. Come fa la Exmorosa di Matt a sapere proprio specificamente della Pattydesigner?
Perché il Matt ha calato le brache e ha vuotato il sacco con tutti i dettagli. Quasi tutti, mi auguro.
Me ne sfugge un’altra: perché il Costa mi dice che erano trombamici? Perché quando la Exmorosa gli ha sgamato una mail porno della Patty nel pc (Matt sei un pirla) avevano già finito di trombamicare da un pezzo. Pare che abbiano trombamicato solo tre volte. Matt sei una minchia fritta, cazzo, lasciatelo dire dal Tazio. Non dico di essere come la Mitica Betta, ma nemmeno come te, come l’evidenza dei fatti suggerisce a chiunque. La Patty chiavaiola non me la vedevo. Poi mi dico che sono coglione a non vedermela: è single e c’ha ventisette anni, cosa deve fare, la monaca?

Poi guardo il bel calabrosaudita e gli chiedo come butta con la suina lebbrosa del bar.
Non si frequentano più. Gli chiedo come mai. Perché la suina lebbrosa ha accampato pretese di ufficializzazione della loro relazione. Ed il Costa è sgommato via con le colonne di fumo dai parafanghi del Vito. E la meravigliosa storia d’ammmore è finita. Che peccatone.
E la SonjaSugna? Chiedo. Quella è in pianta stabile col Max. Bene, dico, no? Il Costa fa spallucce e mi dice séssé. Quindi adesso sono tornati solo loro tre sfigati, Costa-Loca-Umbe? chiedo.
E Ringhio Costa mi dice di séssé e poi aggiunge una massima sull’amicizia che non ci ho capito un cazzo, ma non sono nemmeno interessato a capira. Penso ad un’elaborazione del concetto soli e accompagnati.
Il Loca con la Emy? Progressi nel riavvicinamento? Zero. Anzi, sotto zero. Bene, dico, no? Mica tanto, mi dice il Costa, perché il Loca soffre. Orpo, dico, soffre. Gli passerà, dico. Mi dice séssé.

“E ttu Tà? Come ti bbbuttttta?”
“Bene. Frequento molto un circolo privato, libertinaggio e sadomaso, hai presente? e poi mi sono messo assieme alla Squinzy che adesso è a casa mia in campagna a prendere il sole nuda, che tra l’altro adesso vado, anche.”
Ride e mi spinge una spalla.
“Eddaaaaai non fare il minghione! Daaai come sssthai?” e ride.
Rido.
“Bene dai, nessuna novità, scherzavo, periodo tranquillo, frequento una vedova”
“Ecche non c’avevo chapito che schezzzavi? Una vhedova eh… ma oh Tà è vvvero quello che si dice sulle vedove che c’hanno una fame che…”
Mi faccio serio.
“Assolutamente sì” gli dico sottovoce.
“Minghia ggrande Tà”

E ora vado veramente.

Grazia plena


Ore sei, mi sveglio, tu dormi, mi alzo, vado in bagno, prendo l’accappatoio, il dentifricio e lo spazzolino, scendo, esco, fa fresco, l’aria sulla pelle, sono nudo, cammino scalzo sull’erba bagnata, mollo tutto sul legno del bordo e poi mi lascio cadere nell’acqua gelata della piscina azzurra e mi sento un sultano, un imperatore, un dio, e nuoto, due bracciate, esco con la testa e sento il freddo, mi piace, mi si drizza l’uccello ed esco con la mia spada sfoderata, apro l’acqua della doccia e mi lavo i denti sotto la cascata di spilli gelati e penso a ieri sera.

Cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, è quasi mezzanotte e i grilli sono impazziti, tu mangi e sei un fiume in piena, mi racconti, mi chiedi pareri, sei entusiasta di tutto e ti ascolto, la tua voce mi riempie e mi dà un senso all’esistere, ti verso un bicchiere di vino, che buono che è Taz, continua Chiaretta, voglio che parli, che mi dici, che mi usi per prendere le misure delle cose, perché io ti amo e lo sai, quindi parla, racconta, mangiando, con le gambe accavallate sotto la tavola, con quel piedino che pende sensuale, qui, sotto il portico chic, in mezzo al nulla, cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, sembra d’essere in ferie Taz, sì, hai ragione, cri, cri, cri, cri, cri, poi sparo cazzate e tu ridi, squilli, saltelli sulla sedia inarcandoti come se qualcuno t’avesse fatto il solletico, strizzi gli occhi, ti porti la manina alla bocca, sbotti il riso ed i denti scintillano, la risata ti scoppia in bocca come pop corn al caramello, poi quasi scivoli sulla tavola e mi prendi la mano e mi dici che mai, mai, mai in vita tua sei stata tanto felice, energica, positiva da non sentir la fatica, e di fatica ne hai fatta, che mai nessuno ti ha tanto amata, mai tanto, mai così tanto, tanto di tutto, e ti stringo le dita e ti dico che sono felice a dismisura, ti dico che il mio bilancio emotivo totale di una vita è in attivo, grazie a te.

Cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, domani dormi e poi fai un raid a casa e recuperi roba estiva e non ti dico niente sul fatto che da sabato notte comincerà a nevicare, perché è inutile guastare il tuo stato di grazia ed anche il mio, cinguetti che mi prepari un pranzetto per quando ritorno e ti chiedo come sarai al mio ritorno e con la faccia da porca sorridente mi sussurri “tutta nuda” e mi piace quel “tutta nuda”, mi piace assai e mi alzo, ti giro con la sedia e ti apro le gambe e mi inginocchio e ti lecco la fica mentre mi accarezzi i capelli e mugoli sorridente, a gambe spalancate sotto l’accappatoio di sei taglie più grande di te, spingendo in fuori la fica ispida e sciatta e io la adoro e ti adoro e spero che non passi mai questo periodo di gioia totale e imbecille, perché solo quando si è gioiosamente imbecilli si è veramente felici, solo quando si deve ragionare per poter esprimere i motivi per cui si è felici lo si è veramente, solo quando si sussulta di seduzione immotivata per un ombelico schiacciato si è veramente felici e io sono felice, totalmente felice, felice di farti venire leccandoti rapito la fica, entusiasta di sentirti dire che hai una voglia mannara, orgoglioso di sentirti dire che hai voglia di fare la troia per farmi arrapare.

Cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, cri, ti addormenti serena e fuori la notte è blu e calda e io resto steso a guardarti, adorante, cri, cri, cri, cri, sei tornata e domani, cioè oggi, è venerdì e ci sarà il sole e ci sarai tu e ci sarò io, con te, cri, cri, cri, cri.

Arabesque


La pasta fredda con pomodorini, basilico, cipollotti, zucchine julienne sottilissime, feta, olive, olio d’oliva e un pizzico di peperoncino, mi faccio la doccia che è un caldo torrido, mi lavo, mi insapono, ti penso e mi tira, l’acqua mi masturba, mi infilo le dita nel culo, mi allargo, mi frugo, godo, ma non voglio venire, mi asciugo, i capelli arruffati, sono sexy, mi strofino, la spugna sulla cappella mi eccita, mi vesto, non metto mutande, bermuda e camicia e poi scendo, scalzo e sensuale, mi verso un whisky, fumo, ti aspetto, mi palpo e poi finalmente due fari nel viale, si spengono, scendi, ti rivedo, resto immobile, corri ridendo, mi baci, nessuna parola, solo lingua, mani fameliche, siamo nudi, ti lecco le ascelle sudate, mi succhi i capezzoli forte, mi piace, sei calda di dentro, la fica ti si squaglia, ti chiavo, ti fotto, ti scopo, ti sfondo, sorridi e sussulti, ti sbatto, ti trombo, ti monto, le gambe per aria, ti lecco le dita, puzzi, maiala, quando puzzi ti adoro, il tuo puzzo mi infoia da bestia carnivora, mi pianti le unghie nella carne e mi implori di sbatterti forte, ti schiaccio le guance frullandoti il cazzo nella sorca inzuppata, apri la bocca e ci sputo di dentro, mugoli persa e mi chiedi di farlo ancora e io sputo sulla tua lingua da troia e ingoi a occhi chiusi, ti dico che t’amo e mi dici che m’ami, entriamo entrambi con gli indici tra il cazzo e la fica squagliata e godiamo a sentire di dentro che liscia e che zuppa che è e poi cominci a cantare e mi schiacci i fianchi con le gambe e io accendo il turbo e ti sborro di dentro mentre urli e canti e godi graffiandomi le braccia e poi cadiamo disfatti sui lettini da sole sotto il portico chic e mi dici “ciao” e ti dico “ciao” e mi accarezzi e sorridi e sei qui, finalmente, mi sei mancata da matti, ti accarezzo la fica ispida e mi piace così sciatta e sorridi, mi baci, mi strizzi, mi seghi, non mi diventa molle, resta duro da prima, mi sali in grembo e te lo infili di dentro e lo rifacciamo e ti annuso e ti lecco e ti adoro e torniamo a venire assieme dopo un bel po’ in cui ci siamo goduti e sei tornata, sei tornata, sei tornata, sei qui, mi avvolgi, mi aspiri, mi lecchi, mi accarezzi di ricci sensuali e la tua schiena, la tua voce, i tuoi occhi, il profumo del tuo fiato, dei tuoi piedi, di te, di tutto, qualsiasi cosa, ma tua, tua, tua, tua, tua, mia per sempre, giuramelo, sì tua per sempre amore, ti amo, ti amo, sei qui, sono felice ed isterico, anche io e ridi e la notte è stellata ed è un momento che se anche campassi cent’anni non lo scorderò mai.

E’ un momento che vale la fatica insopportabile di essere sopravvissuti.
Te lo dico, mi guardi, sorridi commossa e mi abbracci e mi inondi di capelli e ti amo.
Tutto qui.

giovedì 10 maggio 2012

Milagro!


Credevo sarebbe stato un Calvario ed invece una telefonata di cinque minuti fa ha fatto volare le rondini in ufficio. E’ partita. E’ per strada. Il che significa che arriverà alla Cauntriaus per le ventuno e trenta circa. Meraviglioso. Adesso andrò dal verduraio, comprerò fresche verdurine di stagione e non e preparerò amorevole una pasta fredda da consumarsi pre o post coitum. La mia polpetta di carne di culo ritorna e stanotte dorme nel letto del suo Tazione preferito e questo è a dir poco sublime.
La accoglierò con un mojito gigante e poi, così bella sudata e odorosa, le farò sentire quanto grosso e duro è l’amore che provo per lei, piccola cucciola dalle natiche voraci.
Ah, come sono contento, come sono felice, che scenari di passione mi si parano dinnanzi allo stanco sguardo che ho.
Se solo non fosse che domattina, cazzodipurissimamerda, devo inderogabilmente venire in questo luogo di sofferenza e di noioso lavoro! Ma domani nel primissimo pomeriggio Lord Tazionhart si sbraca alla sua Cauntriaus in compagnia della sua Odalisca peccaminosa, come si conviene a dignitari del suo rango.
Ha!
Mojito e hierba buena! A valanga!


(Dove per hierba buena non debbasi intendere la menta cubana, ma era un’ovvietà che ci stava, ci stava.)

Scuoiare


La Skizza cinguetta come una cardellina felice, a bordo della sua automobilina in direzione Taurus.
E’ felice perché qui, in Italy, ci sono 25 gradi, mentre lì, nella Perfida Albione, ce n’erano 11.
Cinguetta come una passera felice, perché stasera torna tra le braccia accoglienti del Tazione Superstar, che non ne poteva più di questa separazione forzata. E nemmeno il Tazione Pornostar, a dire il vero.
Ride euforica perché s’è levata dei sassolini dalla scarpa ieri, con tutti.
Ha detto a tutti, boriosa e puttana, che secondo lei tutti quanti dovrebbero andare a lavorare in un’agenzia e fare gavetta, perché robe del genere non si vedono nemmeno nella savana.
Il direttore creativo l’ha presa in ridere, ma le due zoccole si sono offese, che era lo scopo della giovane Chiara.

Che bello.
Non vedo l’ora.
Non vedo l’ora di alternare ritmicamente la chiavagione con la conversazione ridanciana.
Le ho detto che là nella Cauntriaus tutto è pronto, tutto è rasato, tutto è pulito. Le ho prospettato la giornata solatia di domani e la sua abbronzatura bordo piscina alla quale mi unirò anche io, nel pomeriggio.
E’ stato tutto un “sì”, una cosa commovente.

“A proposito di rasature, bisogna che prenoti dalla tipa per andare a farmi scuoiare la topa”
Mi pace la SkizzaSplatter.
Scuoiare la topa è veramente kewl.