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martedì 7 aprile 2015

Aggiornamenti di sistema

Ho finito adesso di prepararmi la valigia e ora mi dedico a voi, dato che devo riposare per bene che domani ho un lungo viaggio verso l’ospitale Bucarest (manco dovessi andarci in bici).
E vi scrivo per microparagrafi numerati, che è una cosa che mi diverte da matti.

.1 Venka e la carne

Ecco, l’argomento potrebbe essere bello che definito e finito così, pezzo completo. Serata piacevolissima, abbiamo mangiato molto bene (carne davvero ottima), bevuto del vino che parliamone, discusso e condiviso mille idee, ma poi io non ce l’ho fatta raga, scusatemi, ma non è colpa mia. E’ che non si è svegliato il Taziosaurus Fucks, niente urlo dalla caverna, niente femore di dinosauro, ma non perché lei non sia sozzamente attraente, ma perché io ero distratto. Bucarest, il Ruggi, il disastro che succederà giovedì sera, i pensieri sulla Milly, le folgorazioni su come ritrovarla, i uazzappi, casino insomma.
Signorile bacio guanciale della buona notte dopo il riaccompagno a casa in taxi e morta lì.
Artemisia, se in ogni caso tu volessi procedere a prescindere, io un bel pompino letterario da te lo gradirei eccome.

.2 Ruggi e Bucarest

Un messaggino mi avvisa di alcune cose: cosa a) il Ruggi ha prenotato la suite più suite delle suite dell’albergone lussuosissimo in centro pieno: piano base più soppalcato, due matrimoniali, salotto, tre bagni. Cosa b) il Ruggi ha già organizzato gli elementi della festicciola: io e lui e sei letamaie pronte a tutto, farina doppio zero, origano, digestivi Antonetto e numerosissime bottiglie di soluzioni medicinali a base alcolica annessi e connessi. Colgo l’occasione per salutarvi ora dicendovi che vi ho sempre amati, perché il rischio di non tornare più dalla festina c’è eccome.

.3 Rintracciare la Cattiva

Ieri, con l’occasione delle feste pasquali a cui io sono tanto devoto, mi è scappato da telefonare a Renè e alla Silvana (la Coppia Bestia, per chi se lo fosse dimenticato). Ma dai, ma sì, ma giù, ma che bello, ma come stai, ma come state, la madonna sin lì a Praga! e poi, dopo una mezz’ora buona di eiaculazioni involontarie di Renè dal piacere di sentirmi, riesco a circondare l’argomento La Casa, cogliendo l’occasione di dire che ho comperato la mia, di casa, a poche centinaia di metri dal Tempio dell’Ossessione. Ma tu pensa, ma sì, ma che bella la piazza, ahbehbeh, fatto bene Tazio, grazie Renè, ma senti Arrenè (Arrenais), della Milly hai notizie?
No, non le ha le notizie (merda), sa che per un periodo faceva la prostituta a Piacenza (lo so lo so) e poi zaff telefono irraggiungibile, utente inesistente. (Rimerda). Poi però il mio bel Renè chiappedichiffon riflette e dice che, in ogni caso, essendo rimasto in contatto con alcuni del giro, poteva provare a sondare il terreno e, nel caso, ad avvisarmi. Baci, se salgo a Praga ti chiama, sìsì certo, chiama chiama che vedrai che bene che ti troverai se ci incontriamo.
Vedremo.

.4 Costato in stato avariato

Ieri pomeriggio, dalla ridente e rilassata Calabria mi chiama il Costa, che si stava fumando una cannetta nudo sul letto, mentre la Cuccina era in doccia a “lavassi la spurra che c’ho shkizzato” e io sono ghiotto di questi dettagli, sia per l’immagine raffinatissima che mi si materializza nella mente, sia per il godimento intimo che provo nel pensare che il dì di Pasquetta la Cuccina TP (Troia Parossistica) ha piantato a casa il Gornudazzo per andare a farsi montare dal verro di razza CostaBrave.
“Zend Tà, io ci ho penzat na cosa per il noshtro bisness.” – e sento pfffffff del fumo - “Dimmi”
“Lovvuoi sape cos ci mang annoi lacciù?” - che a dire il vero sarebbe “lassù” ma tirem innanz – “Dimmi”
“Ah nnoi ci mancano le necre, cazzomerda Tà”.
Eh beh.
Visto con occhio manageriale attento ed esperto è esattamente l’UNICO microdettaglio che ci manca, quello delle necre, ma per non fare la figura del provincialotto sfigato, ci do dentro del mio.
“E delle nane? Cosa ne dici?” – “Delle nane necre dici Tà?” – “Ma anche bianche Cos, ma soprattutto che ce ne siano alcune di mutilate” – “Che gi mang le camp o le pracc dici? Minghia Tà ma ti zei fumato il lucittotashcapp?” - “Sì, nero testa di necro, ottimo. Ma ne parliamo meglio quando torni, che ho delle idee anche su delle albine paralitiche. A proposito, CostanteMente, quando cazzo torni?”  - “Difficile a diss gumbà, che qua finghè ‘sta zoccola che c’ho guà sul lett bell e pulita ti toccia condinua a farmi gotere come uno stronz chi se ne sale chiù, è vvero mignottazza bottana sucaminghie di papà tuo, è vero?” e una risata grondante incesto fa da controcanto e io chiudo lì la conversazione, ma con una considerazione una.
Trascuro il “godere come uno stronzo” che è un concetto più grande della mia testa.
Vorrei concentrarmi solo su questa stuppendarrelazione.
Fosse amore, non avrei niente da dire, quello è cieco e vabbè. Ma è solo luridume e lordura e qui mi imbarazzo: a Costaaaaaaaa! c’hai un bordello pieno zeppo di mignotte fighe ultraterrene da Attacco degli UltracorpidelleUltrafighe che te ne farebbero della ogni gratis, sole od in gruppo o anche tutte quante assieme (visto che tu sei il Pappamanager) e ti incarognisci con la cugina irsuta, cessa, stronza e sposata? Costantinellobello, guarda che tu non sai leggere, ma i giornali sono pieni di episodi di morte violenta per cose di molto minor conto lì a casetta tua, perché tue te lo sei dimenticato, ma al calabrone cornuto ci viene un carattere dimmerda (e non è che gli do tutti ‘sti torti, in ogni caso)
Boh.

.5 Uozzappi live mentre diariavo

“Dormi?” – “No, ma fra poco sì che domani vado a Bucarest”
“A Bucarest?”
. Chissà che parte di “Bucarest” l’aveva posta nel dubbio di non aver capito.
“Io sono tornata ieri sera da Roma” e finalmente delle notizie interessanti, cazzo!, che non se ne può più delle solite guerre, crisi, pianeta morente e la CuccinaTP.
“Da Roma?” chiedo io dopo pausa interminabile, perché picchiettavo il post.
“Sì, non te l’avevo detto che ero a Roma?” – “Sì sì” – “E lo stupore da dove viene allora?” – “No è che magari venivi da Firenze” – “Da Firenze??” – “Vabbè, ci sei passata no?” – “Sì, ma di che cazzo stiamo parlando?” al che di dentro mi è venuto un “porella” e ho emoticato uno che fa le linguacce ridendo.
“Non ti chiedo nemmeno cosa vai a fare a Bucarest” – “Solito import delle troie, è il mio lavoro, che amo” – “Vabbè buonanotte, fatti vivo quando hai cazzi di parlarmi” – “Ok buonanotte”

.6 Perle di confusione

“Romilda, vado al tuo paese mercoledì” - “Al mio paese?”
“Sì vado a Bucarest”
– lei ride – “Bucarest è in Romania, io sono Moldava”
Sintesi finale: Gema la rumena è in realtà Romilda la moldava. Considerazione a margine della sintesi: il Costa è un vero coglione, non un attore.
Quando torno me la ingroppo, chissà che a furia di dai e dai non impari a chiavare.
Noi Bordel(r)manager lo chiamiamo training-on-the-(blow)job.

A prestissimo gente adorata, a prestissimo.

lunedì 14 ottobre 2013

Villeggiatura antiquaria

Bonjour bonsgiur.
E allora si stavano facendo le due del pomeriggio di venerdì quando il parlàfono rabbrividisce e io con lui, a lungo dibattuto se rispondere o meno, ma poi ho detto cazzossì rispondi coglione, non puoi essere così merda che è la sessantaquattresima volta che ti chiama e allora vai di verde.

Era Renè, il marito della Silvana, la coppia bestia formata dal marito bestia e dalla moglie bestia, ve li ricordate?
Beh che festona che mi fa, non mi cazzia affatto, io tento di scusarmi ma lui è un signore e chiosa dicendo che se non ho risposto avrò avuto i miei motivi e così si discorre.
Si discorre della Milly desaparecida, di Inquieta morta, del vecchio giro che si è dissolto nei rivoli dei mille privè fognari e via così, gli affari, la salute, la famiglia, l'amore, gli astri, i tarocchi e dopo quasi un'orata buona il bel Renè mi dice: "Oh ma mangiarci una pizza ignorante? Dici che sia sbagliato?" e io dico che no, che non è sbagliato e ci accordiamo per sabato sera.

Ah la Silvana, che sozza creatura tentatrice e meretrice, rivederla è stato un piacerone. Però io mi ero prefisso una cosa marmorea: si pizza, ma non si fotte. Perchè io mi ci devo riabituare alle persone, dopo tutto questo scollamento dalla realtà.
E loro, che sono persone intelligenti, non hanno forzato nulla e quando s'è fatta mezzanotte hanno aggiornato, così come ho fatto io.

Però a tavola, mentre accennavo sommariamente al mio percorso Italia-Inghilerra-Francia-Canarie-Marocco-Senegal-Italia la Silvana, che è persona di cultura (non scherzo, anche se non c'entra un cazzo a questo punto della sintesi) esordisce dicendo: "Certo che farci una bella settimanina alle Canarie che là ci sono ancora trenta gradi e i prezzi son crollati, non sarebbe male".
E quindi si attacca su quel fronte, che io lo so bene perchè la sozzona vuole andare alle Canarie, dico la mia su quel che so, dicono la loro su quel che sanno e poi il bel Renè mi dice "Dai che facciamo Tazio, sei dei nostri?"

Quindi mi si è prefigurato il seguente scenario: una coppia di tre si sistema in una camera da tre e tutti e tre si disperdono tra le dune sborraiole a cercar cazzi e fiche random aged and random random.
E vi giuro, per la prima volta dopo tanto tanto tempo, mi è venuto un pizzicorino al perineo che mi ha corroborato.
Per cui ho detto di sì, son dei loro.

Andiamo alle Cagnarie.
Un po' di vacanzina me la merito.
Ebeh.

sabato 16 giugno 2012

Rinfrancanti sozzure


Come comincia il banchetto carnivoro? Comincia con un passo stentato e poi si assesta massiccio su muscoli tesi e carni frementi che bramano il sudicio più di ogni altra cosa. Perché nel privato della Casabestia, dove la Donna Bestia ed il Marito Bestia vestono panni casalinghi, diversi da quelli pubblici che indossano nel Teatro Del Delirio di Milly, ebbene, in quel privato molto di più è concesso e Renè è assolutamente più propenso alla partecipazione disinibita.

Serata casuale, non in programma, la Skizza festeggia compleanni ed io mi unisco ai miei carissimi amici per un caffè dopocena e la Silvana indossa un leggero vestito a fiori e infradito e Renè pantaloncini kaki e polo e poi la linguona odorosa di vino di lei che si fa strada nella mia bocca e io la palpo mentre lui osserva seduto accanto e le faccio scendere le mutande alle caviglie e le strizzo la sorca bollente e lei sorride affilata con gli occhietti del lercio, guardando ora me, ora lui, elettrizzata dalla voglia di prender due cazzi e propone, mormorando, di andare tutti sul letto e si va.

Si va.
Si va, attorcigliati come un groppo di bisce, leccando, succhiando, annusando, mugolando, grugnendo e sudando, insignendoci di titoli: troia, frocio, porco, animale, con la consueta stima ed immutata ammirazione. Succhio il cazzo a Renè che nudo è bellissimo, ricoperto di una densa peluria corta da calvo, gli succhio il cazzo fino a sentirmelo in gola, mentre Silvana mi lecca il culo e le palle da dietro, mungendomi la minchia di ferro che mi svetta tra le gambe, ma io non mi faccio distrarre, perché è lui che voglio, è lui con quel bel cazzo odoroso e quei bei coglioni pelosi, così sexy, così maschio, così porco depravato che mi arrapo solo a guardarlo.

Il banchetto carnivoro fa fluire nuova linfa in me, dopo tanto tempo passato a tremare di dentro e di fuori. Ora tremo di voglia per i miei stimatissimi compagni di sudiciume morale, godo di dentro e di fuori a vedere la bocca del bel Renè che si ingoia il mio cazzo che tira da far male, spompinandolo gran bene anche se è la prima volta, ma ha talento, si sente che gli piace il cazzo, si sente benissimo e Silvana è drogata di quella scena entusiasmante, lo insulta, lo chiama culattone di merda e lui si infoia come un bufalo, perché la sua dolce metà mentre lo insulta lo sega, lo sega chiedendogli, pleonasticamente, se gli piace il cazzo e lui mugola e sbocchina e questo è semplicemente divino.

Giaccio con il petto schiacciato sul letto succhiando i piedi odorosi di gomma e sudore di Silvana che, seduta a gambe aperte davanti a me, si lascia leccare masturbandosi, mentre Renè sulla mia schiena mi scopa il culo palpandomi con voracità maschile e questa immagine deliziosa mi rimarrà per sempre negli occhi.
Il delirio dei sudici porci si compie in maniera perfetta e corroborante, immutato nonostante lo spavento, più forte di prima, se mai si potesse. Lo sento mugolare e pulsare mentre mi schizza nel culo leccandomi la schiena e, come prova della loro unione perfetta, lei appena percepisce cosa succede dentro al mio culo comincia a venire grugnendo e strapazzandosi la fica con vigore scomposto.

Torno a casa rinato. Mi faccio una doccia e mi masturbo, aspettando che la Skizza ritorni.
La aspetto nudo sul letto e quando entra in camera le dico di abbassare le mutande e di farsi annusare la fica, perché voglio sentire se ha odore di cazzo o di sborra e questa rozza volgarità la eccita come una cagnolina puttana in calore e fottiamo come animali arrapati per ore.

Rifluisce la linfa, si ritorna normali, si pensa a dell’altro, al presente, al reale e non più solo a ciò che si è perso o che si rischia costantemente di perdere.
“Chiaretta ti amo”
“Tazietto ti amo”
E si spegne la luce e si dorme abbracciati, che domani c’è il sole.

giovedì 24 maggio 2012

Lurido antiquariato colpevole


Termino la mia breve visita programmata e decido che, già che son qua, faccio una capatina nella bottega antiquaria dei miei stimatissimi amici Marito Bestia Renè e Donna Bestia Silvana, che tanto sono quattro passi.
Squisitamente cortesi come sempre, che piacere Tazio, che bella sorpresa, ieri sera un mortorio sai?, c’è ancora troppa paura, immagino di sì, ci vorrà un pochino ancora, almeno sino a quando le scosse forti non cessano, credo di sì, Silvana.

Poi Renè si scusa, in eccesso, ma deve andare che lo aspettano a Bologna, ed allora dico che stavo andando anche io e ci abbracciamo e ci salutiamo e ci promettiamo di vederci la settimana prossima, settimana prossima assolutamentissimamente sì, una cena, una pizza, quel che si vuole, ma vediamoci, ed esco salutando festoso.
E faccio cinquanta metri e mi fermo al caffè. Siedo fuori, Resto del Carlino, leggo, fumo e penso a quei piedi ingiustamente trattati le cui dita smaltate di rosso perlato facevano capolino dai sandali slingback blu petrolio e la pelle bianca come la gonna al ginocchio e la blusa blu scuro rimborsata in cintura da una cinta di bigiotteria color argento e gli occhiali ampi e il sorriso ingiallito e il caschetto nero e sento la cappella sgusciare dalla pelle del cazzo e guardo l’orologio e la chiamo.

“Sei sola?” chiedo diretto senza nessun convenevole.
“Sì. Vieni.” diretta, senza alcun convenevole, a riprova di un’istintiva e reciproca intesa criminale che non ha bisogno di accordi preliminari espliciti, né note, né istruzioni.

E la targhetta sulla porta si gira sul “Chiuso” e la serratura scrocchia due giri e nell’aria polverosa di antiquariato erotico una Donna Bestia ed un Granporco, nudi, iniziano a divorarsi i sessi su una scrivania vittoriana di radica e cuoio, mugolando sguaiati in atteggiamento osceno.
Succhia, troia, che nuda così qui in mezzo mi fai schiudere il buco del culo dalla voglia da bestia, succhia tutto, prendilo fino in gola, fammi capire e sentire quanto t’è mancato il mio cazzo. E lei succhia, guardandomi lurida con gli occhietti sozzi e felici, mi succhia i coglioni, mi infila la lingua nel culo e mi smeriglia nel contempo una sega sublime, lecca, sbava, grugnisce, aspira e morde, da quant’è immensa la voglia di cazzo straniero che ha. Poi la piego a novanta e le mangio il culo e la fica, godendo della sua pelle di vacca e poi senza riguardo la inculo, sortendo un urletto sorridente ed una gran quantità d’aria aspirata tra i denti della bocca cannibale, mentre assertiva trema sotto i colpi che le infliggo nel retto, colpi che le impongono di far salda la presa all’antico mobile, con quelle manine adulte ed adultere che stringono i bordi, dita ornate di anelli di finissimo gusto, tra cui è piacevole scorgere la fede nuziale.

Ficco e fotto, dalla fica al culo e dal culo alla fica, mentre la signora scomposta mi intima di non smettere mai, ma la raccomandazione è superflua, poiché godo talmente tanto a chiavarla che non smetterei nemmeno se cadesse il soffitto. Mi è gradita l’occasione per insignirla di titoli al merito, poiché ci tengo, mentre affondo nei suoi usatissimi orifizi slabbrati, ci tengo che sappia quanto sono onorato di fottere duro una Troia Puttana del suo lignaggio, ci tengo che sappia che avevo una voglia maiala di infilarglielo nel culo e lei, da Nobildonna elegante qual è, non esita a manifestarmi il gioioso entusiasmo che prova nell’essere fottuta nel culo da un Porco Culattone Maiale Frocio Schifoso e più lei mi insignisce e più io divarico quelle morbidissime e tremolanti chiappette biancastre ficcando a martello nel buco del culo arrossato e sfondato.

Odore di feci, fica, sudore e cappella si mescolano alla polvere antica ed ai profumi dei legni, in un’atmosfera sinistramente eccitante e stimolante. Giaccio di schiena sul cuoio della scrivania, mentre lei mi cavalca furiosa sbavando e approcciando al più gutturale, roco ed urlato degli orgasmi e la trovo sublime, stupenda e perfetta, così mirabilmente collocata nei suoi quarantacinque anni d’esperienza estrema e immorale, irraggiungibile, e le sborro gioioso in mezzo alle svuotate tettine rugosamente capezzolute, godendo del suo sorriso affilato di lussuria e sporcizia morale.
La adoro.

Ripreso il fiato non ci curiamo di rivestirci per il rito della sigaretta post coitum e lo facciamo così come siamo, nudi, lordi di sesso, odorosi l’uno dell’altra, componendo un sublime cammeo di decadenza ed amoralità.

“L’hai tradito” le dico godendo di dentro. Soffia il fumo e mi guarda sorridente.
“E’ stato stupendo” sussurra udibile appena.
“Lo rifaremo” sussurro, tentando di uguagliare il volume.
“Ne ho bisogno non sai quanto” sibila sensuale baciandomi un capezzolo.

Non vi è nulla da dire.
Poche cose sono energeticamente rinfrancanti come un bagno di lordura morale.
Che carica che mi ha dato.

venerdì 18 maggio 2012

Lieta gradevolezza


Che serata gradevole.
Senza una scivolata, senza nemmeno una lontanissima ombra di sozzura, nulla. Non un’occhiata, nulla. Veramente gradevole. Che Chiaretta deliziosa che ho. Ne sono orgoglioso a dismisura.
Che bellezza, ogni tanto, essere umani. E chiacchierare di antiquariato con Renè e Silvana antiquari e di futuro e di aspettative con la giovane e intelligente Chiara e che bello quando mi si chiede, mi si fa parlare di questo e di quello e mi si porta, a sorpresa, a parlare di arte moderna e design.
Una splendida serata, con splendide persone.
Tutte e tre.

mercoledì 16 maggio 2012

Null'altro che una cena


Il Salotto Verde è dominio della Coppia Bestia e del Giovanotto Solitario.
Silvana, la Donna Bestia, lo cavalca lentamente, col vestito arrotolato sulla pancia.
Culo nudo, seni nudi, gambe nude, slipper argento ai piedi. Si accoppiano sul divanetto, lui seduto, i pantaloni e i boxer arrotolati alle caviglie, lei sopra, saldamente impalata sul cazzo.
Alle spalle di lei, sull’altro divanetto, siede Renè, il Marito Bestia. Che osserva quello scorrere lucido e quel culo ondeggiante. Che ascolta i gemiti e il rarefatto fraseggio osceno tra i due.
Mi siedo accanto a lui. E guardo assieme a lui.
D’istinto allungo la mano palpando il gonfiore duro nei suoi pantaloni.
Con un cenno degli occhi mi indica che non vuole.
E io ritiro immediatamente la mano, con la bocca che si asciuga dall’acquolina che l’aveva invasa.
Ma Renè non vuole che si sappia.
Non vuole essere visto.
Vuole mantenere intatta la sua rispettabile reputazione di Marito Bestia Cornuto Guardone.

“Scusami per prima Tazio” – mi dice in separata sede più tardi – “ma preferisco che certe cose rimangano in un più confortevole privato circoscritto, spero potrai capirmi”
“Certo, non preoccuparti minimamente” – lo rassicuro – “anzi, perdonami tu per l’impulsività. Quando vorrai aprirmi le porte al tuo confortevole privato circoscritto, ne sarò onorato”.
“Ma sono sempre aperte, Tazio, ci mancherebbe. Troviamoci al di fuori di qui, qualche volta. Sarebbe un grande piacere per noi se ci frequentassimo”

Che persone squisite, davvero. Ne approfitto per confidarmi con loro sul mio desiderio di presentargli la Skizza, sul cui piacere, però, nutro un’unica riserva relativa alla mia personale necessità di non far trapelare in alcun modo della Casa e del nostro passatempo, poiché vorrei mantenere quel posto un mio privato campo di gioco e Renè e la Silvana mi rassicurano, dicendosi onorati di conoscerla, rassicurandomi che in alcun modo verrà fatto cenno alla Casa, attestandomi piena comprensione in merito ai miei desideri di riservatezza.
Che persone squisite.

“Ventiquattro anni, Tazio, immagino che splendore sarà” dice Silvana con aria di congratulazione.
“E’ deliziosa, davvero” rispondo con eccitazione.
“Ha mai ‘giocato’? Sai se le potrebbe piacere?” mi chiede Silvana ed io sento il masticare delle sue piccole labbra.
“Ha giocato, con me e con altri l’anno scorso, ma ne serba un ricordo sgradevole” rispondo veritiero.
“Non è obbligatorio ‘giocare’, in ogni caso.” aggiunge lei guardandomi negli occhi.
“No, non lo è, effettivamente”

Domani sera, ci confermiamo in giornata.
Una cena in zona neutra.
Mica è obbligatorio giocare, no.
E’ solo una cena.

martedì 15 maggio 2012

Ammirazione


Un giacchino nero, corto. Un abitino bianco di stretch elastico. Le gambe nude. Ai piedi slipper color argento col tacco quadrato. Unghie smaltate di madreperla. Impeccabile caschetto nero lucidissimo di parrucchiere. Occhiali dall’ampia montatura. Sorriso sensuale, con quei denti non bianchissimi perchè fuma. Nodosa, talvolta appena grinzosa, dall’incarnato vagamente cadaverico di pallore invernale e carnagione non di certo olivastra.  Erotica, sensuale. Una brutta che strega per l’eternità. La adoro.
La Donna Bestia è di un’attrattiva magnetica, per me.
Sosta col Marito Bestia davanti al Salotto Verde, osservando assieme ad altri una Ospite Molto Bella che si divora Sofia. Non conosco la Ospite Molto Bella, ma conosco la Coppia Bestia, così lì saluto, ottenendo un caloroso e gentilissimo saluto da lui e una calorosissima ed oscena lingua in bocca da lei. La adoro.
La adoro al punto che mi rammarico di aver cassato i suoi piedi con “Piedi ordinari, unghie grosse, segnate, coperte di smalto rosso privo di qualsiasi appeal. Dozzinali.” perché oggi, invece, oggi che li guardo come parte dell’insieme e non una parte per il tutto, li trovo sensuali ed eccitanti.

Mi unisco all’osservazione di quella performance un tantino troppo tirata e un tantino troppo glamour per i miei gusti e ne approfitto per sollevare il bordo dell’abitino di stretch e denudarle il culo, palpandoglielo. Morbido culo da erotica femmina matura spudorata, flaccido il giusto, liscissimo, caldo, sudato nel solco delle natiche. Lo adoro. Si lascia palpare addossandosi a me come se io e lei fossimo la coppia ed il Marito un amico. Gioco col suo ano, saggiandone l'estroflessa carnosità, mentre Silvana (è questo il suo sublime nome, che mai più perfetto poteva essere) mi sorride lurida e divertita, guardandomi dal basso della sua altezza perfetta.

Penso che la Chiara dovrebbe conoscere questa donna. Al di là del fatto che favoleggio nella mia fantasia di un mucchietto a quattro nella bucolica atmosfera della Cauntriaus. Parlo proprio di conoscenza. Perché sono certo che Silvana La Donna Bestia sarebbe una mentore straordinaria per la Chiaretta. Perché sono convinto che l’apertura mentale della Coppia Bestia (che ritengo essere l’unica vera coppia degna di tale nome, là dentro) sia educativa e possa stimolare l’apertura di punti di vista insospettabili da una ragazza di ventiquattro anni, seppur intelligente come la Chiara.
Si chiama esperienza, non c’è nulla da fare.
E aiuta a crescere.

mercoledì 9 maggio 2012

Il Morbo collettivo


L’occasione è gradita. L’occasione è ghiotta. Sulle note dell’Adagio di Albinoni.
L’occasione è perfetta per fare sfoggio del mio corpo nudo davanti alla Violinista.
L’occasione è utile per mostrarle il Raro Pezzo di Cazzo che ho in mezzo alle gambe.
Io e la Donna Bestia siamo totalmente nudi. E totalmente infoiati. Perché anche lei percepisce la straordinarietà dell’occasione, la centralità della nostra performance, che non è una delle tante, ma l’unica.
Anche il Marito Bestia suda di più. Perché non c’è deroga o sconto o margine di dubbio per nessuno: quella maiala ninfomane che succhia come un’idrovora il cazzo a quel Tizio Tazio, è sua moglie.
Ed è nuda. Pubblica. Troia.
Godo. Godo ad accarezzare la schiena di pelle alla Donna Bestia Sozza china sulla mia Minchia, impegnata a prenderne in bocca più che può, mentre mantengo fissi gli occhi negli occhi della Violinista.
Ne sono certo, è eccitata. E io godo a farmi fare un pompino, nudo e bellissimo, guardandole senza pietà le parti del corpo che mi eccitano.
Come sbocchina la Donna, è bravissima. Le accarezzo l’inizio del solco delle natiche e poi scivolo giù, cercandole l’ano polposo e la Violinista segue con gli occhi dove scivola la mia mano.
E sento che, per un riflesso di condivisione fraterna, la Donna cerca il mio, di ano.

Mia cara Violinista, avrebbero dovuto avvisarti. Avrebbero dovuto dirti che, se nelle tue fantasie erotiche alberga qualche situazione simile a quella che stai osservando nella realtà, questo lavoro avrebbe avuto degli effetti collaterali. Perché la Casa scatena il morbo che alcuni mantengono latente e privo di effetti concreti per anni. Tanto da credere di non esserne affetti. Ma poi basta respirare quell’aria, quella lascivia, quella magnetica sporcizia morale per sentire i primi sintomi, se si è ammorbati. E tu lo sei, lo leggo nel tuo sguardo lurido, perché tra di noi ci si riconosce subito, si sente subito lo sguardo che morde come se gli occhi avessero i denti. Per ora ti masturberai forsennatamente pensando a ciò che vedi, ma poi un giorno capiterà che vorrai provare e, a quel punto, non avrai più scampo.
Il morbo ti inseguirà ovunque, ti ricorderà in continuazione che farlo col tuo uomo è sì bellissimo, perché lui è lui, ma farlo con un numero imprecisato di sconosciuti, sotto gli occhi di altri che ti divorano famelici è mostruosamente appagante e stimolante la creatività e poi, un giorno, realizzerai che se tra quegli occhi famelici vi fossero anche quelli del tuo lui, diverrebbe follemente esaltante.

Ti piacerà lavorare qui, mia cara Violinista.
Vedrai, avrai piacevolissime sorprese.
Parola di un ammorbato cronico.

martedì 8 maggio 2012

Martedì sera


Che intuito geniale l’aver previsto un bagno in piena regola, quando ho ristrutturato qui.
Mi sono appena fatto una doccia e cambiato e sono pronto a partire tra meno di mezz’ora, senza passare dal via. Che ad arrivare laggiù una mezz’ora mi vuole, grosso modo. Che genio, che testa, che mente.
E così mi appropinquo a cenare con quella deliziosa Coppia Bestia. Li trovo simpatici, educatissimi, con uno stile e una classe differenti, intelligenti e piacevoli.
Oltre al fatto che lei mi smotta tutti gli ormoni che ho e anche quelli che non ho.
Ma non si vive di sola chiavagione! Ci vogliono anche i rapporti umani!
Ed io medito, con simpatica positività, sull’opportunità di organizzare qualcosa anche da me nella cauntriaus, anziché blindarci sempre al chiuso, che qui mi scoppia l’estate, mi scoppia. Eh.

Giovedì mi ritorna la mia polpetta di carne di culo e io sono entusiasta.
Ho voglia di sentirla ridere. Quando ride mi si apre il cuore. E’ delizioso sentirla ridere, sì.
E anche ciarlare incessantemente. Sì. Mi piace la sua vocina. Sì.
Mi è mancata un botto, anche se so che la considerazione farà storcere la bocca a tanti e farà fare dei sorrisini a tanti altri, ma non so cosa farci, io funziono così. Male? Bene? Boh.
Qualsiasi giudizio è accettato a priori.

Sono stanchissimo, ma contento. Certo che se evitassi di andare a letto alle tre tutte le mattine, alzandomi regolarmente alle cinque e mezzo sei, sarebbe diverso. Ma chi se ne frega, amisgi, alla fine.
Il molle libertinaggio richiede dei sacrifici, si sa.
Bene, detta questa grande verità profonda, vi saluto augurandovi ogni bene ed una serata ottima.
Ci si vede domattina, sul fare dell’alba.
Besitos.