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venerdì 8 marzo 2013

IntelligenTazio


Sono nella mia cameretta dell'alberghetto con le tre stellette.
Sono nudo, seduto allo scrittoio, sperando che qualcuno mi veda, dal palazzo dall'altra parte della strada.

Sullo scrittoio, accanto al mio portatile, giace un riquadro di carta colorata e bianca.
E' un biglietto.
E' un biglietto del treno.
E' un biglietto del treno TGV, partenza Parigi, arrivo Londra.
E' un biglietto del treno TGV, partenza Parigi Nord ore 16:13, arrivo Londra St-Pancras alle 17:39, prima classe, data 9 marzo 2013.

Dio quanto godo a stare nudo, mi tocco punti del corpo che adoro, mi scappello, mi strizzo il cazzo tra le cosce, gioco col buchino della cappella, col frenulo.

"Ciao sono io senti non parlare ascolta che io se tu mi dici di sì sto per entrare in una biglietteria e comperare un biglietto TGV per venire a Londra domani sera e portarti a cena da Ramsay e lo so che a questo punto della telefonata tu starai pensando 'questo è rincoglionito non è così che funzionano le cose' e io potrei anche in linea di massima essere d'accordo con te però credo anche che in qualche modo si debba cercare di farle funzionare cioè se nessuno ci prova e stiamo qui come due coglionazzi senza muovere una paglia è certo che non si muove niente non so se afferri il mio punto che è il punto per cui vorrei chiederti se ci vieni a cena da Ramsay con me se io domani sera sono a Londra che se non fossi a Londra come potremmo cenare assieme d'altra parte…"
"TAZ FERMATI!"
"Ok"
"Non attacca con me la manovra alla Woody Allen. Tu non sei agitato perchè stai parlando con me, tu non sei Woody Allen, per cui dacci un taglio."
"Ok"
"Bene. Quindi?"
"Niente, tranquilla. Anzi, scusami se ti ho seccata, ci sentiamo, ciao."
"Eh no, ciccio. Troppo comodo così. Troppo facile. Non funziona così Taz, cazzomerda."
"Cosa vuoi dire?"
"Mi hai invitata da Ramsay e io ci vengo, cazzomerda, puoi scordartelo che mi manco un'occasione del genere a scrocco. Ci vediamo là? Passi di qua? A che ora?"

Ho il cazzo mezzo duro e apro di tanto in tanto le tende, sperando di incrociare lo sguardo di qualcuno. Quanto ci godo ad esibirmi nudo.
Sento di avere fatto la cosa più intelligente degli ultimi tempi e mi sento molto eccitato.
Ramsay, olè.

giovedì 7 marzo 2013

Il talento del mungitore e i dubbi del munto

Nudo e durissimo, completamente cosparso d'olio, con l'anello che mi stringe la base del cazzo e i coglioni e l'anal plug che mi allarga il buco del culo se mai ve ne fosse dell'altro bisogno. Giro la sedia e mi siedo a gambe aperte, appoggiando il petto allo schienale, forzando il cazzo a piegarsi all'indietro, schiacciandolo tra me e il bordo del sedile e guardo lo specchio dove mi vedo così sensualmente osceno con quel gran pezzo di cazzo stupendo, viola, zeppo di vene gonfie che mi esce da dietro, sensuale come uno stallone sudato col cazzo che tira.
Impartisco ordini, pacati, trattenendo la voglia di sbragare e la mia ancella li esegue, precisa, bellissima, inginocchiata nuda dietro al mio culo, cosparsa d'olio come me. Con quelle mani calde mi munge lentamente, sussurrandomi seria che una vacca la sa mungere veramente e io la immagino nuda, nella stalla odorosa di feci animali, scalza, che munge la vacca e glielo dico e lei sospira, mungendomi e le dico anche che mi piacerebbe vederla mungere un cavallo maschio col cazzo duro e lei sospira di nuovo.

Che talento in quelle mani, che talento.
Il cazzo mi duole per la piegatura e lei mi dà un piacere lentissimo e lurido, cerebrale e fisico, con scosse elettriche che mi percorrono le gambe e la schiena sino a farmi rizzare i capelli. Le ordino di scorrere le unghie dal buttplug sino alla cappella, graffiandomi più dura che può e urlo di piacere e lei ha un'espressione estasiata e ripete, scorre, graffia, io bestemmio dal piacere mescolato al dolore e lei si eccita, la vedo, i capezzoli duri, gli occhi fissi sul cazzo color vinaccia.
"Trova cavallo e io mungo per te" mi sussurra laida e io sono una bestia dentro, vorrei incularla sino a farla sanguinare, ma mi trattengo, perchè lei mi ha insegnato che a volte è più bello tenersi la voglia.

Io gliel'ho spiegato alla Chiara.
Il problema è la disparità della fretta che ciascuno di noi ha, la percezione del tempo che è difficile sincronizzare due disponibilità di tempo diverse, date da due età diverse. E quando non si sincronizzano le velocità, nascono turbamenti, quesiti, incertezze. Senza mettere in dubbio i sentimenti.

Che talento quelle manine, piccola scandinava troia.
Si guarda nello specchio, rossa in viso, godendosi come la godo io.
Le ordino pacatamente di togliermi il buttplug e lei tira e io stringo forte lo sfintere, perchè voglio sentire che si apre quella deliziosa voragine dolorosa e bruciante e godo e lei lo sfila, mentre sento chiudersi parzialmente l'ano.
"Mettitelo nel culo" chiedo a voce bassa e lei appoggia le tette sul pavimento, guardando lo specchio, cominciando a gemere di dolore e piacere, mentre io mi accarezzo la minchia di pietra da solo, guardandola che si infila quel cono nel culo.
 
Io non pongo nulla di definitivo, gliel'ho detto alla Chiara.
Le ho anche detto che non occorre che stabiliamo le regole di questo periodo, perchè non vi sarà mai nessuna regola che ci porrà al riparo dai rischi da lontanza che stiamo correndo. Nessuna regola, nessuna etichetta. Congeliamo e manteniamo la freschezza? Non lo so.

Chiedo alla Holga di mostrarmi il culo e farmi vedere quant'è bello col buttplug e lei esegue.
Cos'ha la Holga da darmi? Nulla.
Che sentimenti mi induce la Holga? Nessuno di particolare, al di là di quel "bene" generico che non si può non volerle.
Che futuro avrò con la Holga? Nessuno. Non so nemmeno se domani la rivedrò.

Rilassante prospettiva, fuga dalla realtà, incoronamento della coglioneria imperante, forse tutte queste cose assieme.
Guardo nello specchio e la vedo ansimare e guardo la sua manina lucida che munge e le sue ditina sottili che mi frugano nel culo e godo come un lurido vecchio porco schifoso che ha traviato la giovane vergine e questo pensiero mi esalta e mi piace farmi cullare da lui anche se la giovane vergine è una pornostar che è disponibile anche a prestazioni sessuali a pagamento e che bisognerebbe pagarla perchè tenesse chiuse le gambe e io non sto traviando proprio nessuno perchè la giovane vergine, con un'altissima probabilità, di questi deliziosi trattamenti proctologici ne avrà già fatti chissà quanti.

L'unica cosa certa è che sto diventando vecchio, ma d'altra parte ogni minuto tutti diventiamo più vecchi e continuare a farsene un cruccio forse non ha alcun senso o forse ce l'ha, perchè impedirebbe ai puttanieri come me di interessarsi alle ragazze, pornostar o meno, designer di talento o meno, bariste dell'est dalla fica emozionabile o meno, perdendo così meno tempo, distraendosi di meno, diventando finalmente adulti ed in grado di maneggiare le situazioni con un raziocinio più consono con la loro età, anzichè rimanere a culo aperto e cazzo nero di sangue a farsi masturbare sino a sborrare il cervello nel cesso, probabilmente assieme alle opportunità che la vita, sciocca puttana, gli ha nuovamente dato.

Godo, sento la sborrata che si muove di una lentezza devastante, con doloroso eccitante piacere, mentre lei mi munge, alitandomi sul perineo, baciandomi la pelle dei coglioni, in un tempo rallentato che mi fa urlare come un porco sgozzato e la cosa non solo non sembra affatto stupirla, ma mi sembra appagarla, in uno switch improvviso da me schiava a me mistress estasiante e mentre la vedo e la sento frugare con maligno godimento in fondo in fondo al mio retto mi scoppia il cazzo in una sborrata appiccicosa che la colpisce tra i seni perfetti, mentre sulle sua labbra sorge la luce fluorescente del sorriso soddisfatto di chi ha raggiunto lo scopo e allora mi alzo, brandendo la minchia nera davanti al suo viso e lei comincia a succhiare, sapendo che ora lei è la mia bestia e ora io sono il suo mandriano che la domerà col dolore.

Dai Holga, alza quelle chiappe maestose e sparisci a Praga a fare la porca, che io DEVO impormi una definizione dei volumi e dei confini e non posso perdermi tutto il giorno nei tuoi sacri buchi senza trovare appagamento, ma solo un desiderio crescente, bestiale, cannibale, ma non è colpa tua, no Holga, ho solo bisogno di un pretesto per stancarmi di essere evanescente e stonato come un'apparenza e farla finita, a quarantatre anni, di spruzzare cazzate come una ragazzina adolescente e capire, finalmente, che cazzo mi sta succedendo, su questa altalena suicida che mi porta dalla nostalgia struggente alla necessità di isolamento.

lunedì 4 marzo 2013

Sereni pomeriggi parigini

Ne abbiamo viste tre di case oggi pomeriggio, tutte in zona. Una mi fa impazzire, la più grande. Non so neanche come si scriva la cifra dell'affitto, ma è fantastica. Ha anche un terrazzino che dà nel cortile interno, sul quale mostrarsi mentre ci si masturba deve essere meraviglioso.
Poi la Finny mi ha chiesto se vado a una festa con lei stasera, ma io ho declinato con garbo e cortesia.
Stasera ho altri progetti. Mangio qui sotto e poi devo fare una cosa.
Gliel'ho spiegato, lei non ha detto niente, cioè ha detto ok.
Poi l'ho portata in albergo e l'ho chiavata.
E l'ho fatta venire.
Era sudata.
Le ho leccato il sudore e mi piace.
Le ho chiesto se, per me, fosse disponibile a non lavarsi per un paio di giorni.
Ha riso.
Poi mi ha sussurato "Te ecita me sudata?" - "Sì"
E la conversazione si è conclusa. D'altra parte, cosa vi era da dire oltre l'essenziale? Nulla.
Poi si è alzata, in tutta la sua raggurdevole lunghezza e prima di andare nel cesso a pisciare mi ha confidato una cosa.
"Me piace tu fai me schiava" e poi si è sofficemente seduta sulla tazza tintinnando una pisciatina corta.
E' una bambina la mia Renna.
Ma tanto figa.
E tanto porca, pare.

Pensandoci, però, a chi non servirebbe una schiava figa e porca?
Ci rifletto Finny.

Lutèce

Bonsgiur.
Sono seduto all'aperto, dietro le vetrinette di un bistrot, suggendo caffè americano ed il fungo rovente mi sta cuocendo un orecchio. Accanto a me siede una pornostar finlandese, vestita come una pittrice francese, assorta nella lettura come una professoressa vallese. Che c'azzeca lei col porno lo sa il Buon Dio.
A pomeriggio andrò a vedere una casa, qui vicino, assieme alla pornopittriceprofessorale.
Per l'intanto sfanghiamo la mattinata come due turisti.

Alloggio all'Hotel Vaginesfondait, tre stelle, pulito, centrale, poco caro e pieno di turisti.
La Pornofinny non ha fatto una pince quando ha saputo che ieri sera mi sono sistemato in albergo e questo atteggiamento mi è piaciuto assai.
Fa un bel sole a Lutezia, anche se è un freddo artico e a me me ne frega zero che dicono che "ùh! mais mais mais sci sono tre gradì!", come per dire che sono figa io che non reggo il freddo.

La Finny parte la settimana prossima per Praga, dove interpreterà l'amante lesbica della protagonista, oltre a prendere tutti i cazzi e leccare tutte le fighe presenti. Le ho chiesto se è mai stata con una donna e mi ha risposto che a una festa, ai tempi della scuola, una tipa se l'è fatta e lei c'è stata, per provare.
Bilancio? Mh, so so.
Al che le chiedo se é mai stata con più di un manzo nella stessa volta e lì, invece, mi dice di sì con la testa, sorridendo pacatamente orgogliosa.
Bilancio? Un sorriso disegnato con Illustrator mi lascia intendere che il bilancio è stato positivo.

Siamo un gruppo di umani strani io e la Finny.
Non ci rompiamo i coglioni, parliamo poco, lei non mi chiede nulla, se le chiedo risponde sempre, se non le chiedo non parla mai di sè.
E' di una strafigaggine aliena. Va detto.
Per cui ecco la programescion: cercasi casa, ma neanche tanto disperatamente che qui è un A' LOUER dietro l'altro. Gli affitti sono cannibali, ma io me ne chiavo perchè pagano quelli. La casa con garage è una chimera altamente esilarante, però ci sono moltissimi garage a pagamento, per cui da qualche parte la macchina la metterò. Quale macchina?, chiederete voi? Un noleggio a lungo termine, vi risponderò io.
Per cui questa è la settimana della cerca e vorrei anche che fosse quella della trova.
Domattina la Finny ha un servizio fotografico, niente hardcore, semplici vestiti.
E quindi per ora va così: cerca, Pinot de Charentes, qualche sega tantrica e molta meditazione.

Mi fa bene l'aria della Ville Lumiere.
Mi stabilizza l'ansia.

domenica 3 marzo 2013

La e-mail

E' arrivata, stanotte alle quattro.
Molto ben strutturata, molto pacata, molto dettagliata.
"Ti scrivo non perchè non ho il coraggio di dirti ciò che sto per scriverti, ma perchè, impedendomi di parlarti al telefono, la mail è l'unico mezzo che ho per comunicare con te"
Mai una scivolata sul patetico, mai una striatura di vittimismo, una regolazione perfetta, che è sfuggita alle tentazioni della mail del dolore, senza diventare mai di quell'imposta impersonalità usata a vessillo del dolore accecante, di quel dolore da discorso funebre.
Davvero una gran bella mail di addio.
Soprattutto perchè la parola 'addio' non l'ha usata mai. Ha fatto convergere una serie di ben composti e validi ragionamenti, portandoli all'unica ovvia e sensata conclusione: l'addio. L'addio non come atto di uno verso l'altro, ma come stato di fatto.
Un addio non murato e blindato, di quelli che si confezionano per ripicca: "tu non mi vuoi, sicchè non farti mai più sentire", ma al contrario, un addio pieno di disponibilità al dialogo, "[…] qualora qualche forma di dialogo avesse ancora un senso per entrambi".

Nessuna numerazione dei giorni di assenza, nessuna petulante lamentela in merito a dove sono e cosa sto facendo, mai un riferimento ad altre donne. Una mail perfetta.

E sapete qual'è il fatto che, stamattina, mi fa stare malissimo?
Che leggendo e rileggendo la mail, ritrovo la Chiara dietro ad ogni sillaba e quella Chiara mi manca.
Credo di essere ancora innamorato di lei.
Ho bisogno di riflettere, molto.

sabato 2 marzo 2013

Un tranquillo sabato sera di paura

Bonsuar.
Stasera voglio una Puttana. Una Puttana stupenda e bravissima. Una Puttana costosa e non frettolosa. Una Puttana con dei piedi bellissimi. Una Puttana elegantissima. Una Puttana con il buco del culo così sfondato che potrei chiavarglielo col mio piedino n.43. Una Puttana senza limiti, una di quelle che ti piange il cuore sia ad andartene, sia a non essere una Puttana così Puttana anche tu. Una di quelle Puttane che nemmeno due Puttane sono meglio di lei. Una Puttana. Una Signora, Maestra, Puttana.

Domani torno a Parigi, devo trovare casa, non c'è storia, è tutt'oggi che ci penso.

Che ci penso e che tento di mettere in ordine le cose da fare:

1. Casa a Parigi
2. Vacanza
3. Chiudere con la Chiara
4. Cominciare col lavoro

Fino ad ora sono sembrate interessanti le sequenze:

1 3 2 4
3 2 1 4
4 1 3 2

ma la 4 1 3 2 è quella che mette in difficoltà l'andare in vacanza, non mi convince.
In ogni caso fuori dai coglioni da qui, dopo una superba chiavata a pagamento, la migliore.
Ho la depressione da Italia moribonda.
Voglio chiavare.
Voglio drogarmi.
Voglio ubriacarmi.
Non necessariamente in tappe separate.
Voglio volare via, sicuramente in un'unica soluzione.
Bonsuar.

Disintegration



Buon fine settimana.

venerdì 1 marzo 2013

Venerdì, al paro, finalmente

Mi assale una voglia di Finlandia e chiamo un numero strano. Mi risponde una voce strana, ma ridente. Oh, ma voi l'avreste mai pensato che alle finlandesi piace ridere? Io no, sinceramente, ma invece è così. Storpio per rendervi l'idea "Heyyyyyyy Tiiiiiii, ciao, come stai?" - "Molto bene Holga , mi manchi tantissimo, ti amo da morire" risata di gola, sonora e sexy come uno strumento jazz. Cosa c'è di più bello di una donna che vi piace che ride? Niente.
"Che novità ci sono Finny?"
"Grandi, T. A Xyzk in Belgio c'era produtore, produtore film capisci?"
"Sì, Finny, fin qui capisco"
"Lui dice me, bela, parlare, dami numero, tu interesata a hard core?"
"E tu?"
chiedo, sognando la risposta.
"Yes, io interesata eco mio numero. Lui poi chiama e mi dice tu problemi andare Praga se io do te biglieto?"
"E tu cosa hai risposto?"
"Ho risposto che io so prendere aereo se no come fare a esere qui da Finlandia?"
e ride.
Già. Se non sa prendere aereo lei non è qui di Finlandia, coso, dai.

---

Ok.
Sono molto felice per la Finny che possa entrare nel mondo del porno.
I miei programmi, però, sono rimodulati.
Alle isole Ficaderos ci andrò da solo, evidentemente.
Quindi, tra oggi e domani, urge programescion.
Urge migrescion, rapida.
Ges.

Giovedì sera

E vado al locale. Mi vede, mi abbranca, mi abbraccia, mi bacia, mi porta in trionfo tra il troiaio luccicante che siede al tavolo VIP, puttane, puttanieri, profumi, belletti, viscide creme e pelli seminude il volgare supera il crinale e diventa nido, tana, covo, maschere e mostri, la coca, ne vuoi?, no grazie, la musica altissima, le puttanelle minorenni che si dimenano per l'eccitazione sudata di luridi porci grassi che sbavano seduti e composti, la cravatta allacciata, il sudore che imperla, l'occhiale appannato, la Ade alterata, ultrafiga, taglio corto e drittissimo, il tizio che sembra sbarcato dal Portorico, con la giacca gessata e sotto nudo, il taglio con cresta, l'occhiale da sole, abbronzato che mastica, un clone di Corona e quella? quella è un clone della Moric e la Ade un clone di chi? ma pesca un numero e la fortuna ti aiuterà, mi sento soffocare, là fuori l'Italia affonda e si spacca, là fuori le menti brillanti faticano a finire la frase pane e salame e  voi nullità, qui dentro, siete nel pieno del baccanale notturno regolare, che va in onda ogni sera, che si nutre di merda ogni sera ed allora tipo, scusa, mi presti il cellu che il mio s'è scaricato? una telefonata breve, tranquillo chiama quanto cazzo vuoi e io chiamo, chiamo il 113 e dico che qui dento la coca gira a fiumi e che vengano a dare un'occhiata e poi restituisco e ringrazio il tipo che mi dice tranquillo ed esco e torno a casa e vado a dormire con settanta gocce di Mr.X.

Giovedì 28 febbraio

Chiamo la Aledellapale e gorgogliamo ammorbate sozzure sottovoce con risate eccitate. Ecco l'odore di suina che mi mancava, la bava, il muco, il sudore che imperla.
Di sera accoppiarci come bestie risulta molto difficile, ma di giorno e in particolare a una specifica fascia del giorno, che spazia da mezzogiorno alle tre, l'accoppiamento è sicuro come l'aria che si respira, perchè Testadiparacarro a quell'ora si fa fare i massaggi medici per le ernie e poi l'idromassaggio e poi e poi e poi e poi va con una trans, diciamocelo.

E anche io in quell'ora oggi, vado con una troia, la sua. Chiusi a chiave nello stanzino dei materassi, che a sua volta è accessibile dalla stanza principale dei bastoni anch'essa chiusa a chiave, mi chiavo questa abbronzatissima topa puttana che mi fa allargare persino il buco del culo da quanto mi fa tirare il cazzo. E qui è industria maialaria, maialificio, altro che tantra, qui è dialogo sozzo e colpi di maglio di cazzo nella fessura deforme, qui sono denti sfavillanti in sorrisi di godimento profondo, di delirante e divorante piacere NEL METTERE LE CORNA, ah che delizia. "Quanto godi, troia, a mettere le corna a quel coglione?" grugnisco aggressivo mentre mi saltella sul cazzo in tutto il suo splendore muscolare "DA MORIRE…" grufola strizzandosi le tettine e io incalzo con un catarroso "TROIA" a qui lei aggiunge unn "SIIIIIIIIIIIIIIIIIII'"  a mille 'i' e poi, appreso che il registro dona piacere, intarsia un delicato ricamo fatto di "Dai, porco, aiutami a farlo CORNUTO, aiutami a farlo BECCO!" e io l'aiuto sì, ci mancherebbe, sono un gentiluomo.

Poi mi si infiamma sul polso il marchio di Eros e nitrisco "IFIX TCEN TCEN" e la giro allungandoglielo nella merdolina calda e vellutata e lei morde il materasso sbavando e dichiarando solenne con voce da esorcizzanda che nessuno, ripete nessuno, la fa godere nel culo come la faccio godere io che sente la scossa sin in mezzo ai capelli.
Le sborro in faccia come da richiesta, ci ricomponiamo e andiamo di là dove TUTTE sanno che stavamo chiavando e anche questo sa un po' di deiezione suina e mi piace.

Ci accomodiamo al corner del relax, sorseggiando un caffettino e chiedo "Sera zero, quindi" e lei mi dice "Sì, zero, a meno che non è fuori città per lavoro. Te quanto resti?". Quanto resto, quanto resto, boh, non c'ho ancora pensato, molto dipende anche da quando la Holga torna a Parigi dal Belgio.
E così mi accommiato dalla gentildonna e penso che stasera, però, una capatina al locale della Adelicaona potrei pure farcela, sì.

Mercoledì 27 febbraio

La puzza in casa è devastante, fortuna che io sono forte di stomaco. Deposito la terza merda sulle due già presenti nel water, non tiro l'acqua, mi faccio una doccia e poi aspetto la coppia proprietaria, avendo cura di tirare lo sciacquone cinque minuti prima del loro arrivo.
Due idioti che d'improvviso si sono inventati immobiliaristi. Lei sulla quarantina, signoretta ammodo a cui la forma della mia bestia pitona che spingeva la braga della tuta le indeboliva l'attenzione. Il quesito di lui, Imbecille marcato CE è stato "Ma come mai c'è questa puzza?" e io ho risposto "Caro signore, questa era la mia domanda, ha letto male il copione. Mi spiegate come mai c'è tutta questa puzza nella VOSTRA casa di cui IO pago l'affitto e in cui IO vivo?"
Lei esordisce con un "Beh senta se vuole la può comperare ed apportare tutte le migliorie che vuole" - "Ah sì?" chiedo "e che idea avevate?" - "150" e io rido e gli dico di accomodarsi alla porta che non mi chiamo Idiozio, ma Tazio, al che lui tenta di mantenere viva la trattativa "No, no, aspetti, lei a quanto sarebbe disposto ad arrivare?" - "30" dico e lì lui ride e lei commette l'errore di togliere il freno a mano e di scalpellare via 50 sacchi secchi dall'offerta iniziale, portandola a 100, che se mi scalpelli via a crudo i 33,3% di quanto mi hai chiesto vuol dire che sei alla disperazione e allora io sorrido e dico "35" ed è un coro armonioso di "nooooonononono" e allora io pronuncio la parola magica "40 in contanti in 8 rate, spese notarili a vostro carico, ultima offerta".
Mi faranno sapere.
Intanto io ho aperto le finestre e ho versato due ettolitri di MisterMuscolo e la situazione pare stabilizzarsi.

Martedì 26 febbraio

Levata albea, gasoliazione e poi stradazione sino a Torino. Incontro il mio amico Mentore, discutiamo di tutto, mi snocciola pure un paio di pareri positivi sulla Skiz e poi una quattrina di pareri negativi e poi proseguiamo e io mi sento di raccontargli nel dettaglio tutti i miei cazzi e tutte le mie funamboliche evoluzioni perchè, onestamente, stimo i suoi pareri e quando mi dice che sono un coglione mi dà anche sempre gli estremi per arrivare a capire il perchè.

Egli mi guarda, con i suoi occhi azzurri che quasi son bianchi, la barba ispida corta e candida e mi scuote le mani a preghiera e mi dice "C'avrai mica il rimorso di aver mollato a un gonzo quella fallimentare baracca dimmerda? O sei in crisi perchè t'ha pagato poco?". Beh, un po' e un po', rispondo e lui ride.
Poi mi chiede che tipo di evoluzione sta subendo il mio rapporto con la Skiz e io glielo spiego e lui torna a ridere.
"Fammi capire" mi dice divertito con la sua erre moscia "l'hai mollata a Londra, sei rimasto a Parigi dopo aver fatto le riprese per me e adesso vivi a casa del vecchio porco che si scopa la modella del set e che adesso è in tour per il mondo e pure gliela chiavi?" e io dico di sì e lui batte le mani, schiocca una gran risata e mi dice che nessuno al mondo, nessuno sa fare cose più divertenti e geniali di me.
Che io lo so che quel complimento, se solo appena appena lo si accentua, si trasforma in un "grandissimo testa di cazzo", per cui ringrazio e resto al minimo.
"E tu vorresti che io ti trovassi un qualcosa da fare a Parigi, magari vicino a Saint Germain, che se ti sterza il cazzo corri a casa a fottere la finlandesina, ammesso che il nonno non le stia facendo delle ispezioni rettali" e ride, ride, ride e poi si fa serio.

E mi comunica in un soffio una cosa complessa che tento di rendervi non soporifera, ma non credo, perchè è interessante. In Francia esiste un'agenzia di sviluppo territoriale che si chiama Val de Marne - Paris Orly, che si prefigge di attrarre aziende estere nel distretto, fornendo loro ogni appoggio per la logistica, la finanza, le banche e le interconnessioni, ovvero stabilendo punti e momenti di contatto tra la domanda e l'offerta. La regione è idealmente suddivisa in aree di attività: medico, agroalimentare, ecologico, bancario e l'immagine. Il Mentore, in società con un francese, ha startuppato una casa di produzione colà, che comincia adesso a muovere i primissimi passi e a popolarsi di professionisti della produzione, della regia, della post eccetera.
"Cosa c'entrerei io?" chiedo con aria vagamente da ebete, che mi viene spesso naturale.
E lui mi propone di diventare il suo uomo all'Havana, con ruolo di consulente, quindi libero professionista esterno, ma in realtà un supervisore di produzione che zompa colà avendo il diritto di chiedere, di incamerare gli andamenti e poi di farne dettagliata sintesi a lui che, da Torino, non ha alcuna intenzione di muoversi.
"Certo non è a Saint Germain" mi dice ridendo.

Poi si fa serio, prende il blocchetto di Hemingway, la Montblanc cicciona e segna 3 punti della sua offerta: 1. la casa pagata 2. il cachet mensile 3. la tipologia di informazioni che vuole. Prendo la Montblanc e aggiungo un punto 4. Non obbligo di presenza da travet 5. Ok
Lui ride e dice "Cazzo me ne frega di quanto ci stai, io ti pago perchè tu mi dia quello che voglio" e a quel punto ci sputiamo sulla mano e facciamo che l'affare è fatto.
Rientro a tarda notte e mi smeriglio tre seghe con i porno HD fatti con la Domi.
Ho un lavoro.

Lunedì 25 febbraio

Rientro in bottega, c'è il Ruggi e poi Alex che sarebbe il nuovo d.c., un ragazzo carino, bel sederino, sediamo in sala riunioni ed io cedo la saggezza dell'identikit sia del personale, sia dei clienti, tempo totale l'intera mattina. Poi il Ruggi schizza come sperma bollente verso Milano e io vado a mangiare all'Osteria Quellanuova che alle due e mezzo devo andare in banca e alle quattro e mezzo dal commercialista.
La tipica giornata che mi mette di buon umore insomma: gente che conosci da una vita che dopo un mese ti saluta con "uè", riunioni fiume, pranzare da solo, banca, firme, commercialista, una figata vera.
Poi, sul far della sera compongo il numero della mia Regina d'Africa, perchè ho bisogno di sapori ed odori forti.
Ma un laconico messaggio mi dice che il numero da me numerato è disattivato. Ohibò, mi dico. Perdinci, mi ripeto. Dovrò ricorrere alle prestazioni occasionali di un'altra performer, poffarre. Ed in quella mi viene da chiamare il Costa, che ha il patentino di Puttaniere UE e sicuramente mi sarà d'aiuto nel risolvere questo piccolo contrattuempuo. Ma il Costa non risponde al telefono. Dopo sei volte che non risponde sino a caduta linea le opzioni divengono due: o non c'ha cazzi di cagarmi o sta chiavando come un muflone degli Urali. Per cui, cesso. Nel senso che smetto di telefonarlo.
E telefono alla Bice. Che la Bicevanoni non è nera, non odora d'Africa, ma c'ha dei gran bei piedi e parla un italiano ricercato, che l'esser suo tauro ancor mi riempie d'orguogliuo l'animo. Ma la segreteria dice che la Bice di lunedice non ricevice.
Mi scoppia un coglione e vado a casa a menarmelo di brutto coi video porno fatti con la Domi. Minchia che figa che era la Domi e minchia quante seghe mi sono smerigliato a guardare e riguardare quei piccoli capolavori cinematografici in Full HD 1080i che pensandoci mentre scrivo ne metterei su un pezzettino tanto per accompagnare la sega del mattino.

Mettiamoci in paro

Bonjour, il tempo è discreto, ho abbondantemente pisciato, mi si è nuovamente rizzato, l'acqua è sul fuoco e io sono pronto a ragguagliarvi su tutte le cose che sono successe in questi pochi, ma intensissimi giorni italiani.

domenica 24 febbraio 2013

Flash back and flash forward

Rieccomi a casa, dentro casa.
Ho votato PD e sono entrato nel mio buco dimmerda, dove l'odore di fogna e di tubo di scarico secco la fan da padrone.
Non resisto dal collegare le due cose, tanfo e voto, no.
Mi verso un bourbon che, grazie a dio, s'è mantenuto intatto.
E penso.
O meglio, ripenso a ieri sera.

***

Ripenso a come, in una sorta di sacrale silenzio e di palpabile tensione erotico-esoterica, Holga mi fa aprire le gambe con una delicatezza estrema ed io lentamente le apro. Sono steso su un lettino da massaggio di pelle bianca che il sessantenne puttaniere deve avere comperato proprio per generare simili situazioni ed io lo stimo, perchè ha messo a frutto danaro ed esperienza per produrre cose belle.

Siamo entrambi nudi e silenti e nella stanza si avverte appena il rumore della strada e la Holga mi guarda con i suoi finnici laghi azzurrissimi, seria, ungendosi le mani di olio per bambini e poi comincia a massaggiarmi. E vuole che stia a gambe aperte ed io mi sento puttana e non potrei farne a meno.
Massaggio, mani calde, mani grandi, mani senza fine, bravissima, scorre lungo gli inguini, schiaccia lo scroto, lo solleva, strizza il perineo lenta, lentissima.
Storpierò l'italiano per rendere l'effetto devastante che fa il suo inglese abborracciato.
"E' masagio tantrico insegnato mia amica" sussurra.

Non lo so se è masagio tantrico e assai poco me ne chiava, so solo che mi fa godere in una maniera bruciante.
La Holga sa come si tocca un cazzo, non c'è che dire. Sarà pure stata la sua amica ad insegnarglielo, ma lei è stata davvero bravissima ad apprendere.
Mi ritrovo completamente unto d'olio, con il cazzo che tira come un rimorchiatore finlandese ed una paralizzante bellezza finlandese che me lo strizza come si strizzerebbe uno straccio inzuppato ed io godo ad occhi semichiusi.

"Ha mai fato atore porno?" mi chiede sussurrando lenta mentre preme la punta dell'indice lungo il frenulo.
"No" le rispondo "solo roba casalinga, personale" e lei alza gli occhi dalla cappella e mi guarda intensa e poi si ridedica ad allargarmi il foro uretrale con la massima delicatezza. Poi scende lungo l'asta facendomi sentire appena la punta delle unghie, arrivando alla scroto, strizzandolo con una mano e carezzandolo con l'altra. Il piacere si stabilizza, ritorno in controllo.
"E tu, hai fatto l'attrice porno?" le chiedo in un soffio.
Mi guarda, svitandomi la cappella con una mano e segandomi il perineo con l'altra. "Sì".
Senza aggiungere altro, continuando devota a dedicarsi a quella che posso eleggere come la miglior sega ricevuta in vita mia.
Minimizzando, non sapendo ancora il seguito.

"Di tuo cazo mi piace vene grose, mi piaciono cazi con vene grose" e io sento davvero il sangue che me lo fa tirare da sentire male.
Me lo piega, me lo gira, me lo torce, lo sfrega a due mani come se dovesse accendere un fuoco al campeggio, uno di quei fuochi che nessuno al mondo è mai riuscito ad accendere, ma lei, in compenso, mi accende una voglia che mi divora il sistema nervoso.
Non mi chiede mai se mi piace, perchè è ovvio che mi piace e questa è una donna che viene dal freddo, viene da dove l'ovvio, se è tale, non merita sforzo d'esegesi, così come le parole inutili, ovvie o meno, ed è semplicemente ammutolente quello che mi sta facendo.

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Il tanfo qui dentro è orrendo, ma non aprirò mai le finestre, no. Voglio rendere agevole agli eredi del de cuius il chiedermi di comperare questo buco dimmerda a carissimo prezzo, voglio vedere i loro occhi dimmerda mentre mi propongono il loro affare dimmerda, per cui credo che cagherò per due giorni senza tirare l'acqua, lasciando aperta la porta del bagno e tirandola solo quando suoneranno il mio fottuto campanello per salire a tentare di estorcermi del danaro, perchè il business è il business, signori. E spesso puzza dimmerda. Umana.

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La sua mano parte velocissima, masturbandomi in senso inverso, ovvero coprendomi il glande col prepuzio e non scoprelndolo scappellandomi. Afferra la pelle alla base dell'asta e la porta su, veloce, la molla, la va a riprendere sotto e la riporta su, velocissima e io mi contraggo, sussulto, mi aggrappo ed è divino.
Mi corre la necessità lurida di sapere cosa le chiede di fare il sessantenne, ma non ho la forza di proferire parola e lei sorride appena, quasi mi avesse letto nel pensiero. Poi, basta. Mi afferra la cappella al di sotto del bordo, serrandola tra indice e pollice e inizia a svitare, come fosse un tappo, stringendo forte come se fosse un tappo che resiste, sforzando, producendomi un piacevolissimo dolore che mi fa inarcare la schiena e affondare le unghie nella candida pelle del lettino.
"Vieni qui voglio fotterti" grugnisco in un angolo morto di piacere che mi consente di riumanizzarmi.
"No. Voglio tenermi la voglia" mi risponde veloce con un bagliore lucente dal fondo dei suoi laghi finnici e questo mi fa schiantare di schiena sul materassino di pelle, a sudare, a strabiliare estasiato, perchè in quel momento la Holga ha tracciato un assioma perfetto, una teoria che si può esprimere con settantamilioni di parole senza averla chiarita, ma non la si può esprimere così chiaramente con appena quattro vocaboli.

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Guardo il letto polveroso almeno di un mese e mi ricordo la Ade. Le sue fughe carbonare, il caffettino prima della palestra, la tutina culea, il sabato annoiato, il mercoledì delle inculate alla merda liquida e le fughe e i soldi con cui mi ha mantenuto e il piacere demoniaco che provava col buco del culo e realizzo, per la prima volta in vita, che la Ade era un gigantesco magazzino di ottima materia prima grezza non lavorata che, saltuariamente, mi induceva ad abbozzare l'idea affascinante di un probabile sublime prodotto finito, il cui incompiuto spingeva a perpetrare gli efferati incastri, mentre la Holga, invece, è una miniera di pochi preziosi minerali che non necessitano di alcuna lavorazione per essere perfetti ancor quando, semmai, è la perizia dell'estimatore che deve aggiornarsi, evolversi, raffinarsi, allargarsi, per cogliere tutte le celestiali sfumature di cui tali minerali si compongono.

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Le schizzo in mano d'improvviso. No, stupidaggine. Io sono convinto di schizzarle in mano all'improvviso, mentre la vichinga dea bionda sapeva perfettamente l'esatto istante in cui il mio latte bianco sarebbe gocciolato dal buco del glande scuro di abbondante afflusso sanguigno. Godo senza un solo rumore, osservandola tra le palpebre semichiuse, serrando i denti, godendo del suo agire, del suo appena accennato sorriso di soddisfazione mentre, con l'unghia dell'indice, gioca col mio foro uretrale che vomita sperma, donandomi la più alta vetta del piacere degli ultimi quarant'anni.

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In questo soggiorno grigio, ma non grigio per sineddoche, ma proprio grigio perchè l'ho colorato io personalmente di grigio, si sono avvicendate solo alcune delle faccende più importanti della mia vita. Beh, lasciatemelo dire. Voglio buttare via tutto, il Divindivano, la libreria, i libri, lo stereo esoterico, il televisore, tutto. Voglio solo tenere la musica e i video.
Questi ultimi perchè potrebbero anche salvarmi la vita.
La prima, perchè è un tatuaggio dell'anima che non si può mai sopprimere, nemmeno coi cambiamenti più radicali e profondi.
E la vita, alla fine, è solo la capacità di tatuarsi l'anima, in un modo o nell'altro.

Stasera dormirò sul Divindivano, per una delle ultime volte.
Ma lo farò col sorriso.
Sì, col sorriso.
Ed il cappotto addosso.
Buonanotte.