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lunedì 2 aprile 2012

Sparizioni (quasi) complete


Io non cerco nessuno, ma è anche vero che nessuno cerca me. E questo è un fatto assodato.
Che fine hanno fatto la Ade, la Giulia, la Alledellapale, la Ines, il Ruggi, Luchino, Peppemmerda e la Lidia?
Tutti scomparsi.
Tutti tranne una: la Nica. Che mi ha chiamato prima, rimproverandomi in tono scherzoso. Nessun processo, nessuna morale, nessuna picca. Mi ha semplicemente chiesto come stavo, che era da tanto che non ci si sentiva. Ma nessun accenno sulle motivazioni, sul perché del mio silenzio, niente.
E’ una donna da stimare, la Nica.
Ha stile.

domenica 19 febbraio 2012

Lucide visioni


E mi apre alcuni dei suoi pensieri.
Mi dice che al sesso ci si pensa in continuazione se si è pieni di problemi o se si è senza problemi.
Mi dice che lei pensa continuamente al cazzo.
Mi dice che la cosa che le piace fare di più in assoluto è scopare, sempre con uomini diversi.
Mi dice che lei e sua cugina Ivana molte sere escono per andare a farsi scopare.
Mi dice che andare a letto con un diciottenne è bello per lo sguardo inebetito e incredulo che ha.
Mi dice che un ventenne ce l’ha sempre duro ma soffre di crisi da prestazione, scopa violento e poi scappa.
Mi dice che un trentenne scopa con vigore e fisicità, ma dopo scompare perché una quarantenne single che si fa un trentenne puzza di grosso problema. E ride.
Mi dice che un quarantenne è un uomo che coltiva le sue perversioni ed è divertente ed appagante, ma spesso non gli tira, perché fuma e beve e spesso si droga.
Mi dice che non scopa mai due volte con lo stesso uomo.
Mi dice che io sono un eccezione perché sono malato di sesso come lei.

Mi masturbo ascoltandola e poi le chiedo di presentarmi sua cugina.
Mi guarda il cazzo e dice va bene.
Le dico che mi piacerebbe scoparla assieme a sua cugina.
Mi sale in grembo, se lo infila dentro e mi guarda.
“Lo sai che se non troviamo cazzi ci arrangiamo tra di noi?” e mi lecca la bocca, cavalcandomi piano.
Lo so perfettamente che non è vero.
E lei sa che io lo so.
Sa anche che so che non me la presenterà mai sua cugina.
“Sei una troia” le mormoro all’orecchio.
“Anche tu sei una troia” mi mormora all’orecchio aumentando la velocità.

E sento odore di incenso.

Malattia


Ah, Nica.
Se non ci fossi bisognerebbe inventarti.
Ti palpo le mammelline morbide sulla camicia di seta blu notte, che c’hai solo la canottierina di seta sexy scollatissima sotto e il diggei suona How deep is your love. Già, Nica, a proposito, how deep is your love? Ci slinguiamo come collegiali in calore, ma d’altronde lo scopo di venire qui a ballare era anche un po’ questo, parlo per me. Un piacere rivisitare i profumi dell’adolescenza con lo sguardo maligno dell’età adulta.
Ti palpo e ti singuo e non solo mi piace farlo in mezzo alla pista, non solo ti piace farlo in mezzo alla pista, ma pare pure che ai nostri compagni di revival piaccia che ci facciamo in mezzo alla pista.
Poi sul divanetto ti limono, sì, ti limono come si diceva nel giurassico e tu ti fai limonare, palpare e il bordo delle autoreggenti salta fuori dall’orlo della gonna assieme a uno spicchio di bianchissima carne della coscia.
Siamo speziatissimi, lo devo ammettere e forse è anche per questo che ti presti a un gioco che è più nelle mie corde che nelle tue. Ma quando sei speziata hai uno sguardo da assassina macellaia psicotica che mi fa arrapare come un caribù del Ghana meridionale.
Poi andiamo a casa tua a scopare, che c’hai le autoreggenti e le mutandine fatte di fili e un micro triangolo sporco di bianco nel mezzo e me lo fai leccare perché ha il tuo odore e io ti adoro, mamma.
E scopiamo ed è bellissimo fotterti la figa pelosa e sguazzarci dentro rumorosamente.
Poi vado a pisciare e vedo di fianco alla vasca un paio di ciabatte bianche che sembran Fly Flot.
E mi turbina un’esigenza che tu soddisfi.

Siedo sul divano nudo, a gambe aperte. Tu accanto a me, con la canottierina di seta sexy scollatissima da cui esce una tettina. Le autoreggenti senza mutande ed ai piedi le Flyflot, come una puttana da squallido bordello. Con la sinistra mi lavori il cazzo alla tua sublime maniera, mentre nella destra reggi la sigarettina artigianale che fumi facendomi il servizietto.
Ti chiedo di dirmi porcate in russo, mentre me lo meni e tu, divertita, con gli occhi a fessura, torbidi, attacchi. Una litania sinistra, eccitante, pericolosa.
Come te.

Chanel Rouge Noir 18, sei perfetta, non sbagli un colpo.
Ti annuso tra le dita dei piedi, mentre giaci nuda di schiena sul letto e mi ciucci il cazzo col buco del culo.
“Siamo malati” mormori inzuppata di eccitazione.
“Sì lo so” ti rispondo godendo delle strette mortali che mi dai con quell’ano seducente.
“Mi piace essere malata” mi dici divertita aprendo a raggiera le dita perché io possa leccare nel mezzo.

Anche a me.
Non voglio guarire per niente.

lunedì 13 febbraio 2012

Delirio


Ed alle venti la decisione era presa, nessun mendicante si sarebbe affacciato ai loro inutilmente costosi cellulari, collezionando rifiuti o raccattando benevole concessioni. Non sarei stato io quel mendicante, perché per una volta, una schifosa maledetta volta, qualcuna di quelle troie avrebbe potuto premere il mio numero chiedendo dello stato di avanzamento della mia decomposizione indecorosa, proponendomi di accelerarla con la mollezza nociva della loro carne pubblica.

E invece no. E allora ho deciso io.

La Casa senza Milly è diventata un meschino bordello clandestino di provincia, ora che è retto pro tempore da quella puttana in disarmo di “Miss” Cora, riciclata dal marciapiede verso un qualcosa che non comprende, ma che avverte che può condurla ad una monetizzazione che i suoi quasi quarant’anni non potrebbero più garantirle, dovendo competere con diafane statuette perfette dell’est, disponibili a qualsiasi cosa.
Inquieta non c’era.
La Sofia non c’era.
La “vacanza” di Miss Milly abbassa le garanzie ed il meglio di quel posto attende l’operazione chirurgica al setto nasale per ricomparire. Che fine avrà fatto lo schiavo avariato? Lo avranno fatto ammazzare da albanesi ubriachi e strafatti di crack o gli avranno concesso l’indulto, nella considerazione dell’evidente concorso di colpa?

Mi accoglie una Sorella molto gentile e penso che la Squaw qui dentro avrebbe di che asciugare le bave superiori ed inferiori, coadiuvata da alcune lezioni di comportamento standard. Ma non ce la porterò mai, sono arcistufo di fare cose per gli altri, che si fotta la Squaw e le sue masturbate violente ispirate alla recisione del clitoride con un trinciapollo.

Per il resto, mera troiaggine di basso rango, sfogata in un contesto depenalizzante, il marito sta lì, guarda e ce l’ha duro e sdogana il coniugale appetito estemporaneo, in una domenica nevosa in cui quattro stalloni le trapanano ogni foro dilatabile con vigore sin troppo triviale. Lo stile è morto, Cora è una merda. Mi manca Inquieta. Mi manca molto. Avrei parecchio da discutere con lei, spaccandoci ambedue con il suo narghilè speziatissimo.

Uno stallone che conosco, Alcyator, spacca il culo a un ometto meschino mentre la moglie, una orrenda provincialotta, porcara, arricchita, coperta di ori come la Madonna di Loreto, in preda alla lebbra della libido lo incita a sfondarlo come una troia.
No, lo stile è morto, domani chiamerò Miss Milly, poiché deve sapere a che bassezza si è giunti.
Quel posto è la sua creatura e, come ogni opera dell’intelletto, deve essere salvaguardata.
Me ne vado, torno nella roba bianca scivolosa e gelata, me ne vado a casa.

Breve viaggio, molti pensieri, alcuni fotogrammi, è tardi, tardissimo.
All’ultimo momento, devio.
E le suono il campanello. Tarda a rispondere, dormiva, ma mi fa salire, stupita. Non c’è stato nessun uomo, solo la solitudine cercata, fatta di pizza a domicilio e televisione defaticante, niente e nessun altro.
Le apro la giacca da camera e lei mi guarda con gli occhi dell’assassina che mi stregano.
Non le dico nulla, non mi dice nulla. Sollevo la sua mano destra e porto le dita al mio naso. Chiedo solo se si è masturbata, mi risponde con un cenno assertivo del capo.

Il letto che odora di sonno e pelle e corpo e capelli e senza nessun preliminare, senza baci, senza carezze, senza permessi, le apro le gambe e infilo il cazzo in quella macchia di pelo, mentre i suoi occhi da assassina mi fissano senza perdermi di vista un secondo. E cominciamo a chiavare.
Senza enfasi, senza isterismo, senza parossismo.
Un normale ficcare uno sopra l’altra, ritmato, piacevole, denso di respiri, privo di parole, solo sguardi fissi e poi il suo orgasmo, accompagnato da un mio sbattere violento, durante in quale sono venuto al momento in cui dovevo venire senza forzarmi a virtuosismi eclettici. Le sono venuto dentro mentre veniva, normale, usuale, persino banale.

Poi la sua voce, ansimante.
“Sei venuto a usarmi?”
“Sì”
“Allora vuol dire che sono la tua puttana?”
“Sì, penso di sì”
“Fottimi ancora, allora”
E, non essendo mai uscito dalla sua figa, ricomincio lentamente, sinché non mi torna duro e fottiamo.

Maledetto ghiaccio, maledetta neve. Comincio a soffrire di claustrofobia.
E vengo con lei, ancora, leccandole le ascelle appena odorose, con i suoi piedi caldi sui polpacci.
Sono entrato nel delirio.
E mi ci trovo perfettamente a mio agio.

domenica 12 febbraio 2012

Effemeridi


Efelidi sulle spalle raccontano di sole e d’estate.
Seni a goccia, appena appassiti, increspati di scuri capezzoli irti, estrusi, calchi positivi, piccoli peli che sfuggono allo sguardo di chi cerca, banalmente e senza cultura di sapore, l’insieme noto. Ventre caldo, rotondo, globoso, a tratti molle, mamma mi prendi in braccio, il tuo ombelico è talvolta pubblico, la tua pancia è quasi sempre privata. Vello pubico denso, reciso sommariamente ai bordi per mere esigenza di contenimento canonico, ma non per volontà di comporre la bambola implume che ricalca stereotipi porno anonimi e altrui. Gambe tornite, la cui bellezza sensuale sfugge irridente al tempo che, cannibale, vorrebbe sterminare ogni traccia di sesso, che invece si amplifica, spicca di reni, si erige e scende sui tuoi piedi sconvolgenti di erotismo animale, memoria di sandali e sere e vuoti maschi affamati che tu hai irretito mostrando la parte per il tutto, la nudità delle dita che è nuda come saresti tutta tu se giacessi con loro, dettagli promettenti, campionario elegante, se tanto mi dà tanto, pensaci vuoto maschio da monta, pensa a ciò che stai perdendo, oppure a ciò che stai per avere, ma lasciami annusare, voglio il tuo sudore che non ha sesso, che è uguale su di me e su di te, ma su di te diventa ghiandola, secrezione, ormoni, intimità fisiologica, frattaglie sconvolgenti, sangue, sangue di donna singola ed irripetibile, che se tanta seducente beltà ci ha abituati a sillogismi che portano a profumi ed essenze, il tuo odore mi ricorda che tutto il tuo insieme prezioso, unico, entusiasmante, è fatto per l’accoppiamento animale, che non ha antipasti, né assaggi, né aromi distratti e dissimulanti, ma solo odore, di femmina in calore, di sudore, di sporcizia sfuggita allo sterminio chimico che il costume sociale impone, sporcizia superstite che diviene attrazione fatale ed in quel caso, in quel caso, io mi devo accoppiare con te, senza deroghe né indulti, né ragioni poetiche o spremute di sentimenti banali, perché devo entrare nel tuo corpo facendo aderire la parte di me che è fatta per compensare il vuoto che è in te e mi guardi e sorridi, come faresti al signore laggiù che ti chiede una cosa, ma tutto cambia e ti entro dentro annusandoti, cercando di leggere antiche mappe che solo tu e qualcun altro sapete leggere e sento che sei la porta di un mondo vastissimo di cui sono conscio di non voler sapere nulla, perché ne ho paura e tu sei schiva e restia a raccontarmi cosciente e diretta quale meschinità umana ti attanaglia e ti piega e fa di te la bestia uguale a me e io voglio fare altrettanto, voglio solo giacere con te mentre fuori il tempo promette prigioni di ghiaccio che ci limitano nelle scelte e nella libertà di vincere la claustrofobia dell’inferno che abbiamo di dentro ed allora scappiamo, scappiamo accoppiandoci e fumando droghe orientali che promettono scappatoie serene rimanendo seduti sul posto che ha incisa la nostra forma deforme e l’unica cosa banale, stupida, inutile che mi viene da dire è che sei bellissima e mi seduci disarmandomi.

Ma tu lo sai già.
E a me non rimane che leccarti le lacrime.
Sconvolto dal pensiero che quelle lacrime escono da ghiandole interne al tuo corpo.
Come i nostri irrisolvibili dolori cronici.


domenica 29 gennaio 2012

Mamma Nica

Se vuoi essere incappucciato, se vuoi che ti vengano messe delle polsiere che ti bloccano le mani dietro la schiena, se vuoi una gagball in bocca e  vuoi restare nudo in mezzo ad una stanza con una donna crudele che ti frusta il cazzo e i coglioni, devi andare da Miss Milly. Lei ti farà tutto quello che vuoi e, soprattutto, tutto quello che non vuoi e che non avresti mai immaginato.

Con la mamma Nica tutto questo non puoi averlo, perché la mamma Nica non è una mistress.
Lei è la mamma.
E tu sei nudo, con le mani dietro alla nuca, immobile. Perché la mamma non ha bisogno di legarti e incappucciarti, perché tu sei il suo bambino e obbedisci alla mamma. La mamma non usa rotelle, quelle le usa per fare i ravioli. La mamma ha le unghie e i denti. Ma soprattutto le unghie, con le quali segna il bordo della tua cappella, il frenulo, il perineo, l’ano, il foro dell’uretra. E sbrodola il liquame pervertito delle sue fantasie incestuose con voce bassa, lenta, calma. La mamma ti gira intorno con addosso solo il reggiseno e le autoreggenti e ti chiede se ti sei toccato il pisello pensando alla mamma che si fa la doccia.

E tu nudo, con il cazzo di marmo che svetta, rosso e infiammato da quelle unghie durissime  dici di sì, sperando che la mamma si arrabbi. E la mamma si arrabbia e ti strizza la base dei coglioni tirandoli verso il basso, dicendo che non si fa, che non ci si tocca il pisello pensando alla mamma nuda sotto la doccia, perché Gesù piange. E poi scorre alternativamente  e con velocità e pressione l’unghia dell’indice sul frenulo, premendola e tu non hai che due alternative: o violenti la mamma, o godi di quel bruciore e taci.

La mamma si infila le mutandine dentro alla figa e poi te le strofina sulla faccia, sorridendo, chiedendoti se ti ricordi l’odore della mamma. Intenso, esotico, sudato, acre. La mamma ha un talento irraggiungibile. La mamma schizza un breve e trattenuto getto di piscia nel palmo della mano e poi si massaggia i peli del pube bagnandoli. E poi strofina la mano bagnata sulla tua faccia e te la lecca chiedendoti se ti piace il profumo della piscia della mamma. La mamma è un’autentica depravata. Una depravata di una bellezza stordente.
Una donna di quarant’anni è irresistibile per i suoi difetti, che fanno diventare maestoso il suo erotismo.

La mamma si masturba davanti a me, con le gambe leggermente flesse e distanziate, frugandosi la figa pelosa con la mano sinistra ed accarezzando e tirando la base della natica destra con l’altra. Mi chiede se mi piace guardare la mamma che si tocca la cosina e io dico di sì. Poi le confesso di aver veramente visto la mia vera mamma nuda e di essermi toccato il pisello pensandola e di aver veramente sognato che facevo l’amore con lei e lei diventa bollita in viso, rossa, e si masturba più forte dicendomi di continuare. Ed io calco la mano, inventando dettagli, producendo il mio liquame per il suo piacere e questo schifo di merda è esattamente quello di cui abbiamo bisogno.

La mamma mi dice che quando sono a giocare a pallone lei invita a casa i miei amici di scuola e si fa toccare i seni nudi, la cosina e il sedere perchè le piace fargli diventare duri i piselli. Dico alla mamma che è una troia e le chiedo di ciucciarmi il cazzo, ma lei smette di masturbarsi e mi schiaffeggia la cappella, facendomi godere come un porco, spingendomi a dirle ancora che è troia per ricevere altre dolorose e goduriose sberle e poi la schianto sul divano e la fotto.
E sbrocchiamo, sbarelliamo fuori controllo, grugnendo e rantolando come animali passando ogni limite consentito, al punto di dissuadermi, per pudore, dallo scrivere i dettagli.

Questo schifo di merda è un anestetico potentissimo. Molto persistente, ma fotosensibile.
Quando fa giorno smette di funzionare e nella cucina di una casa perfetta, che dice ovunque di essere la casa di una donna precisa, la mamma se ne è andata e rimangono solo una bella quarantenne segnata e un quarantenne nudo e distrutto, che si fanno un caffè con la moka.
Non hanno niente da dirsi, perché non c’è niente da dire.
L’uomo guarda le sue belle dita dei piedi che sbucano dalle ciabatte di spugna e pensa che due sole cose può fare: o ricomincia a chiavarla senza saziarsi mai, o beve il caffè e ritorna a casa.

Sono a casa.
Bon jour.

venerdì 27 gennaio 2012

Ordine e disciplina

Questa mattina, nonostante una luna che levati, mi sono imposto di organizzarmi il week end che deve essere assolutamente molto, ma molto, genitale.
Ed allora ho chiamato la Nica, perché era la cosa più giusta da fare, anche perché la Nica è la più prossima figa di troia in cui infilare il naso. Sono stato cordiale, forzandomi, ho fatto scivolare tra le parole una “stanchezza lavorativa” che smussa le incertezze, una “necessità di evasione” che apre l’orizzonte ed ho poi premuto i due tre bottoni che so che danno una risposta positiva in quella donna meravigliosa e stupenda.
Ed è fatta: domani sera ci vediamo, entrambi non lavati come sudiciamente concordato con sozzi mormorii ghiotti, e non vediamo l’ora di vederci, come esplicitamente detto al termine della pornografica telefonata.
Ho una voglia insana di essere in balia della Nica sporca.
Non so cosa mi succederà, quando le metterò in mano la rotella dei ravioli.
Non so cosa le succederà, quando riuscirò a liberarmi dai legacci.
Sono a dir poco entusiasta.

sabato 21 gennaio 2012

Riassunto della salvezza

Quando due Bestie, entrambe in astinenza, si incontrano per far deflagrare i loro genitali cannibali, ciò che diviene per tutti oscena follia ripugnante, è per loro vitale poesia allo stato puro. E’ scomposizione recettiva e ricomposizione in una dimensione parallela, dove il massimo della perversione è ancora un minimo che non sazia e, per questo, genera isteriche dinamiche di ricerca di limiti invalicabili.

La Nica è un essere alieno di razza superiore. E’ una Bestia di un talento siderale, perfetta in qualsiasi situazione, sublime idolo da adorare avvertendo il vuoto interiore che solo la bellezza dell’irraggiungibilità assoluta sa generare. E’ una vetta estrema, è vocazione, è follia, è luce.
Sopra un letto ricoperto da una montagna di asciugamani febbrilmente raccattati abbiamo dato sfogo a qualsiasi cosa. Qualsiasi. Abbiamo bevuto le nostre urine, schizzandocele in bocca e addosso con godimento isterico, ci siamo imbrattati di sperma, abbiamo penetrato i nostri fori con qualsiasi cosa, ci siamo accarezzati gli epiteli interni sbavando, provando, sperimentando dilatazioni apparentemente impossibili, grugnendo come folli depravati che hanno abbandonato il pianeta della ragione e navigano alla deriva della galassia delle sensazioni basiche, pure, elettriche, crude, bestiali.

Nessuna liturgia elegante, nessuno sofisticato stimolo di aree cerebrali sensibili, nessun lessico innescante, ma solo bestialità affamata allo stato puro. Carnivori. Sudore, urina, sperma, umori, feci, sangue, sputi. Ecco gli ingredienti nei quali ci siamo rotolati scopando animali. Godendo come necessitavamo. Senza parole, colmando la voragine di desiderio che stava per risucchiare entrambi.
Ci siamo salvati la vita stanotte.
Meraviglioso.

venerdì 20 gennaio 2012

Rivedere e correggere

A parte che sono sempre l’Extratazio di sempre e lo sarò sempre perché, cazzomerda, dopo due mesi di idiotissima asocialità ficcaiola su tutta la linea, fedeltà dedicate con sacrificio masochista, forzature e costrizioni, in meno di due ore mi sono pianificato bello liscio la chiavata ultraporcamegasozza di stasera e anche di domani sera e questo è, diciamocelo tutti in coro, da campioni del mondo.

A parte questo, cazzo, c’è da dire che vanno rivisti alcuni concetti di base, perché a me mi sa che qui non ho mica capito bene quello che sta succedendo. Non è tollerabile, né ammissibile in alcuna maniera, che IO l’Extratazio nazionale, mi ritrovi con una ridicola listina di 11 nomi da monta in cui sono presenti 3 prostitute, un’Orgy Club e un’alcolizzata marcia. E le sei rimanenti è tutta roba vecchia, esausta, consunta.
Può il Grande Tazio avere una lista delle riserve composta in questo modo? Può?
Direi di no.

E poi ancora, in merito al concetto di inadeguatezza latente formulato lunedì nei riguardi della Domi, perché la Domi poverina, la Domi è vittima della mia ipersessualità, poverina la Domi, vogliamo dirlo che alla luce di questa particina di merda che mi ha riservato, un minimo di inadeguatezza latente la soffro pure io, cazzo? Vogliamo dire che la Domi sarà pure poverina che deve prendere tutto quel brutto cazzaccio duro che le do, che lei invece farebbe anche con un terzo, ma pure Extratazio è poverino, perché ficca il suo brutto cazzaccio almeno al 40% di quello che potrebbe ficcare e deve pure stare casto e fedele per rinunciare al 60% e, alla fine, si sente inadeguato a costumi sessuali bolliti.
Diciamocelo, perché se no siamo dei begli ingiusti secondo me.
Eh.

C’è anche poi dell’altro, che esula dal gran carico di sborra che mi ritrovo, ma che lo affronterò da rilassato, dopo il Trattamento Nica. E anche dopo il digestivo Sami, perché cazzomerda se penso che è tutta la settimana che mi tengo in monacale costrizione mi gira il cazzo a mille e stasera voglio chiavare come un montone, come una bestia degli inferi, come Silvio B e quindi, una volta squassata la bianca, prendo la macchina e vado a squassare la nera.
Perché qua, diciamocelo con chiarezza, mica c’è solo la faccenda cazzo-figa eh. C’è dell’altro bel comportamento che chiaramente dice da solo di essere un comportamento di merda.
Ma non stasera, no.
Stasera la bianca e la nera.
E domani sera, perché no, Tazio provaci, due bianche e poi di nuovo la nera.

E poi si può ragionare.
Cazzomerda.

Mai più lasciare le liste ad invecchiare, mai più.
Giuro.