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martedì 30 agosto 2016

Trappole facili

E’ facile riuscirci se lo si decide, perché qui le cose non cambiano mai e poi mai e allora basta che te lo ricordi e ti attrezzi e tac, l’è bela che fata.
“Ohi Umbe!” –  “Tazio! At gnis, ma dove eri finito?” 

Dietro le finestre Umbe, che lo sai benissimo, che lo sapete tutti, ma mi evitate, perché io sono come la pellagra, lo scorbuto, la peste, che dove passo ungo, ammorbo, devio, degenero, ma anche decognato, desuocero e desudicio, vi schifo, vi indigno, ma poi vi roteo come clave, come palle, come arance quand’è stagione, vi acrobato e vi giocolo e voi ci cascate con tutte le scarpe, che va bè che con l’Umbe è come rubare in chiesa, ma in meno di un’ora so tutto, tutto di tutti, tutto al quadrato, al cubo, alla sfera e alla piramide, egizia e sarcazzia e allora con profilo basso e dimesso ravano, rimescolo, smanazzo, titillo e scappello, spalmo la formaggella sul glande come faceva mammina da piccola, quella troia uccellaia e gluc gluc, l’Umbe cola sugna gustosa da annusare per schifare in soddisfatta compagnia, come quando si scorreggia e si annusa per poi fare la faccia strizzata che dir che è buona non si può, è vietato.

In realtà non mi interessava sapere che del Costa notizie non se ne hanno, che il Loca vive a Varese e ha una morosa, che il Max è incupito da che si è sposato con quella maiala e non lo si vede più, che il Virus, che la mazza, che la strazza.

Io volevo sapere del Sa-aarti e dell’Anto.
Sono ancora assieme, benissimo.
Moltissimo benissimo.

La linfa melmosa risale per le tubature del mio corpo e mi sento travolgere da una voglia sozza che mi fa sentire nudo e sensuale come una puttanella che, per acerba sensualità prova, va dal fornaio senza mutandine sotto la gonna e si eccita fradicia, ecco sì che pensiero lurido e morbosamente attraente e cammino lento verso la mia ristrutturatissima magione, dopo aver abbracciato e promesso improbabili pranzi e cene all’Umbe e sento la minchia che pulsa, che preme l’orlo delle mutande sulla gamba perché vuole sgusciare, vuole uscire felice a gridare di gioia, sapendo che l’Umbe come carta carbone riporterà l’incontro, magari anche con l’Antonella presente, che saprà che riesisto, che pulso, che bramo un incontro in notturna sugli scalini dell’umore genitale dove potrò toccarle le nuda dita dei piedi e mi smanetto come un ossesso in cucina, schizzando come una seppia sul ripiano nobilitato in finto legno doussie e godo come una salamandra al sole, come la penna a forma di fiore nel culo della Skiz londinese, ebbro dell’aver svegliato la coda rattrappita del Taziosauro e percepisco la clinica necessità di chetarmi con la Chimicamica, pena la veglia, pena un cazzo, ma ho bisogno di farmi e di sballare e così stasera esagererò, cadendo nel letargo rinvigorito da quel sottile filo di lana che, d’incanto, mi rende sopportabile tutto, tutto, anche la Concia Concetta Fibbianzata a Strozzo che domani ritorna dalle terre natie.

Fiato di vita che mi alimenta la speranza che le cose così vadano.
E devo farmi un’altra sega, scusatemi.

sabato 23 maggio 2015

Che la noia possa renderti eunuco, o Tazio

 Venerdì sera solitario e carezzevole 

Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.

 Sabato: il risveglio 


Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.

 Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti 


Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.

"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"

L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.

Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.

 Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola 


Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”


Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.





lunedì 27 aprile 2015

Cazzo di qua, cazzo di là

Cazzo se piove. E fa anche freddo.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.

Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.

L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?

Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.

Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.

Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure  approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.

Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.

domenica 26 aprile 2015

Silvestri meriggi sulle ripe nascoste

Ah amisgi che numerossi mi seguite da cassa che è anche mi cassa, porchè mi cassa es tu cassa  e tu cassa es mi cassa, che bella meriggiata di primavera timida ho trascorso sulle silvestri ripe del fiume porcone che scorre lontano lontano, ma poi neanche così lontano che in meno di un’orata si è là.
Che bel ritrovarsi a casa, tra gli usi e gli (s)costumi che hanno formato la mia gioventù sino alla maturità totalmente immatura di oggi, che bello questo appianamento delle differenze in chiave socialista reale che conduce alla concretizzazione dell’utopico assioma che recita che ciò che è tuo è parecchiamente mio e la ultraminchia che è mia è sicuramente di tua moglie, ma anche un po’ tua se lo vuoa e se mi vuoa, sconosciuto amico dalle invidiabili corna barocche che siedi nudo con la tua femmina di pura Carne di Sozza Suina Viziosa in Calore nuda accanto, ambedue stagionati e sfrizzolati dal morbino del mostrare l’intimo osceno e questo è esattamente il fulcrum della maestosa filosofia superiore che trascende i paradigmi ottusi della società miope, rendendo assolutamente irresistibile l’età, l’imperfezione, la cellulite, il rilassamento dei tessuti, poiché ciò che è difetto per gli standardizzati cervelli morenti è esaltante pregio per noi Eletti Sacerdoti dell’Oscena Sozzura Deviante Amorale.

Senza parole compaio dalle frasche e siedo nudo sul plaid di verde tartan accanto alla Suina Stagionata che scosta le natiche ancora candide per accogliermi accanto a sé, calando l’asciugamano che grottescamente parava sulle spalle come supposta protezione agli sguardi, ben sapendo invece dell’accentratore risultato opposto,  ed io esibisco sfacciato il mio Gran Pezzo di Carne di Porco in tutta la sua scappellata dura magnificenza e un laido sorriso di lei dietro l’occhialone da sole è sintomo dell’inizio della manipolazione genitale alla quale mi dedico con vivacissima ed entusiastica passione, trafficando tra quelle molli cosce a ravanar il plissettato pube nudo, caldo e tenero, mentre il Ramificato Consorte traffica sul suo patetico pisellino rinsecchito e le danze anonime travolgono i sensi, con l’acqua porcona che gorgoglia, la ficona sudante che sciacquetta, la manina strizzante la minchiona ultraterrena e il maritone sbavante da ogni poro conosciuto e sconosciuto.

Bello, superbo e divino sentir l’anticata mano porca che fa appassionata sega esperta mentre il mio occhio cade sulle tozze ditina dei piedi e la mia bocca guadagna la suzione di quei ditali di carne induriti come marmo che svettano sui seni candidi e molli e il grugnir di blasfemi apprezzamenti reciproci al limite della bestemmia ci infoia e ci imbestia, conducendoci a un incollaggio epidermico sensuale, contrapposto dall’armeggiar veloce di duro cazzo e aperta fica, sotto gli occhi estasiati del Fortunato Cornuto che, superata la timidezza iniziale, allunga la pargoletta mano accanto a quella della Puttanissima Consorte per saggiare la consistenza di Mastro Tarello allo stato Ultrasolido.

Bello. Belli il veto e la regola dettati da Madame Sozzona: no lingua, no baci, no leccate di sessi, ma solo manipolazione epilettica e allora che manipolazione epilettica sia, mia Vacca Sozzissima, ancorché codesto armeggiar sguaiato e sapiente mi conduce allo schizzo sborrone di lì a poco, schizzo sborrone che irrora le sue cellulitiche e divine cosce e anche il ginocchio rinsecchito del Corneo Marito stabulante in posizione troppo vicina per evitarlo.

Sono a casa, maestosa casa, sublime casa che mi disintossica di tante torbide pene d’oltre cortina, dove il sesso mercenario è zeppo di perfette forme, ma intriso soprattutto di sbiadite essenze e sono esaltato, compiaciuto, strabiliato da tanta crudeltà sessuale, carne frolla d’uso pubblico che saluto alzandomi senza nemmeno tante cerimonie, ritornando nel fittizio del boschizio per poi dileguarmi tra le gelide frasche che par che butti a piovere ed io ho una serata davanti a me, da condividere con amici porci e depravati nella blasonata Domiziopoli, patria del rotacismo erotico. Casa.

martedì 31 marzo 2015

Easter eggs

Domattina alle ore zeroquattropuntozerozero il Costa parte a bordo della sua economicissima GMC Yukon 32.000 a benzina per raggiungere il paesello natio. Appena 1900 chilometri in macchina, una sciocchezza, ma volete mettere la soddisfazione di varcare la soglia del villaggio sotto gli sguardi adoranti di tutta la tribù che lo osanna a bordo di quella monumentale GMC? Non ha prezzo, né in termini di fatica, né in termini di danaro. Penso lo faranno sindaco, anche.

Ieri sera una seria di uazzappi non partiti da me hanno dolentemente sintetizzato una situazione pasquale imperniata verso Roma a trovare mammà che si è trasferita colà da che papychina è morto a settembre, sentitissime condoglianze, un vuoto incolmabile per la Cina tutta.

Argomento complesso quello pasquale, lo so.
Sono nel regno del troianesimo ultraprofessionistico esercitato dalle donne caucasiche più belle del pianeta, talvolta così belle che mi si spegne il dizionario nel cerebro e mi va in blocco una valvola cardiaca, ma questo mica al cabaret o nella platea di Miss Repubblica Ceca, basta già un semplice supermercato per farmi trasudare sperma da dietro alle orecchie, perché le ceche sono le Turbostrafighe Turboassolute e anche piuttosto disinvoltelle nei costumi, ma io sono Mastrominchione e sogno una Pasqua in famiglia, come se avessi mai speso un piconanoerg per tendere ad averne una, nemmeno ora che PARE io ne abbia in cantiere una nell’algida Mosca, ma nonostante ciò mi struggo e mi intristisco di solitudine, pur guardandomi bene dall’andare lassù a verificare la mia paternità, anche se tale decisione non appare così assoluta da pormi al riparo dal desiderare di averne una, limitandomi persino a pensare (come stamattina) di prendermene una già fatta, di famiglia, come quella di Bara, che si è rivelata una MILF da Ascensione di Nostro Signore degli Anelli al Nirvana del Tuca Tuca, purtroppamente sposatissima e madrissima, ma la sua milfaggine indurente mi farebbe risultare accettabile anche la presenza del maritozzo (un culo di maschio non guasta mai) e delle figliozze che da cotanta madre potrebbero essere delle Lolite da crisi ecumenica.

Che fare, dunque?
Strambare e tentare di insinuarsi nelle mutande a vita alta con le cappette sui bordi di Venka, che ce la deve avere pelosa come una nutria e già il pensiero mi ingrifa come una Xalopendra Istrionata, oppure sciogliermi nell’inferno dell’Humble Brothel popolato da odiosi italiani sfigati e urlanti che per Pasqua vengono a disossidarsi la minchia triste oltre cortina, girando nudo e col cazzo costantemente dritto umiliandoli, infilando gratuitamente camere su camere fino a sborrare uno schizzo di sangue, oppure cosa?
Cosa eh?
Cosa?
Aiutatemi, maledetti  voi.

***
Ma il  Costa, la cuggina strabottana, se la trapanerà al paesello?
Pensiero sudicio e desiderio osceno di cose incestuose.
Vado a farmi una sega, và.

lunedì 30 marzo 2015

La Troja e la Bara

E allora arriva ‘sta orda di russi che invadono il mio bell’alberghetto perché son lì per affari e il Costa gli procura cena, dopocena, camera e copertine umane, indaffarato come un lacchè a correr dietro a questi esseri infami, chiudendo l’Humble Brothel solo per loro, catering italiano e leccate di culo e a me vien da sboccare, tant’è che faccio su due cose nello zaino e decido di dormire in un altro albergo a cazzo, possibilmente confortevole e silenzioso.

Schiodo approssimativamente alla volta delle diciassette e tredici, momento in cui anche Venka, la concierge del turno diurno lascia il lavoro e allora la accompagno per un pezzo di strada. Va detto subito che tra Venka e il concetto di figa c’è lo spazio che separa me da un chirurgo ortopedico, ma è una persona molto cordiale, sulla quarantina, che parla perfettamente inglese e due chiacchiere non mi guastavano affatto.

Al che io la butto lì, così, senza secondi fini, sciallo, isometrico e un po’ piezometrico e le chiedo se le va di mangiare un boccone e lei mi dice di sì senza sforzo (ah che belle le donne dell’est! No fa no e sì fa sì senza tante moine) e allo scopo di compiacermi mi porta in una pizzeria italiana che lei reputa il top, che italiana lo è come io sono ceco, ma apprezzo sperticandomi in lodi e ringraziamenti di farmi sentire a casa e mangiamo ‘sta strana cosa che chiamano pizza.

Si discorre, la Venka è divorziata, c’ha una figlia di ventidue anni sposata e bella che mamma, mi racconta, poi mi chiede, le racconto due frottole e poi una cosa vera: mi piacerebbe trovare un adeguato luogo in cui pensare di poter aprire una galleria d’arte, magari nella quale dipingere anche e ma che bello, ma sì, ma vero? ma ti giuro e allora lei mi fila la dritta: quando voglio, una mattina, devo raggiungere piazza Troja nella città vecchia (giuro, morissi qui, c’è una piazza Troja in cui devo ASSOLUTAMENTE trovare casa) e in una certa galleria d’arte contemporanea pubblica cercare una guida turistica sua amica, tale Bara (il nome non promette niente di allegro, ma amen) che pare potermi aiutare che è del settore.

Così domattina vado in Piazza Troja a incontrare la Bara, che stamattina c’ho avuto i miei cazzi da risolvere con noiose questioni di banca.
Bella serata, comunque, onesta e serena, terminata alle ventidue e trentuno, ora in cui ho fatto il check in in un albergone del centro dove riposare silenziosamente le mie stanche membra.

Nessun uozzappo mi ha chiesto se dormivo ed in cuor mio non me ne poteva sbattere di meno di sapere se qualcuno dormiva via uozzappo.
Ho solo pensato alla Venka e a come deve chiavare, me la sono immaginata che mi cavalcava tutta nuda ed eroticamente imperfetta e mi sono tirato una sega di non disprezzabile fattura.

Oh ma sapete che ‘sta Praga funziona?
Rimane il nodo Pasqua da sciogliere, ma ne parleremo diffusamente in un altro momento, che mica è roba che si liquida in due e due quattro.
Basgi, amisgi e amighe.

martedì 17 marzo 2015

Ho voglia di culo

Il suo. Le ficcherei dentro anche i coglioni.


Calzini blè per me, silvuplè.

Commessa carina che sei sulla quarantina, ma che sembri ancora la ragazzina fighina del liceino, ma dimmi ben bene, ma che cula perfetta c’hai? avvolta in quel pantalone color tortora che si abbina da dio alla clarchetta biscotto, con quella camiciola a fioretti pastello e il gillettino di lana punto minchiaafricana color marronglassè, che ti osservo e sei proprio fighina e quasi innocente, ma poi mi sorridi sussurrandomi “un attimo solo” e mi guardi con quegli occhi marcati dall’eyeliner scuro da cui sgocciola quel filo di troianesimo che mi impala la brocca e penso a quanti cazzi avrai visto con quelle pupille puttane che a momenti manco si vedono sotto la frangetta di quel taglio carrè fighino e ti immagino nuda, con la sorca rasata che ti tocchi guardandomi e sussurrandomi porcate blasfeme da portuale e il pilone si ingrossa che spero che tu lo veda, che mi imbullono dabbestia a pensare di affondare la faccia tra le tue chiappe odorose perché, commessa carina fighina, a quest’ora del giorno faresti godere come un cammello drogato il mio naso culattone se solo potesse infrattarsi nelle tue pliche calde  a scoprire cosa è uscito in giornata dai buchi di sotto del tuo esile corpo di porca e poi, diciamocelo, tra le dita dei piedi prigionieri di collant e clarchette, che viscido odorino paradisiaco c’avrai diodellecittàedellimmunità, minchia se sei figa, commessa carina, con quelle unghie delle mani curate che vorrei tanto mi graffiassero cattive il perineo indossando quella fede nuziale dorata, mentre ti lecchi la bocca gaudente osservando quanto godo, perché secondo me tu, commessa carina, c’hai delle porcherie luride da paura nella tua cameretta segreta delle vaccate che mi fasi tirare il boma così abbestia che se issassi la randa, anche ridotta di due mani di terzaroli, mi fermerei non prima di Sasso Marconi facendo la camionabile, strisciando la chiglia nelle scintille, che neanche Cino Ricci troverebbe le parole, puttana di quella gran troia, che mica lo sapevo che per un set di calzini mi sarei ingrifato da faticare a tenere a bada il Taziosaurus Rex, che mi manifesta insistente (con le parole sue) l’esigenza mostruosa di ano sudaticcio da rompere in due, che erano mesi, cazzodiquellamerdavigliacca, che non si svegliava così assassino e tu sculi, ignara, con quella cula da sogno e io mi sciolgo a pensare allo spacco delle tue chiappe  sudate e affanculo i calzini, ti faccio segno che torno dopo e mi rintano nel cesso dei maschi dell'Esselungaessepià a sbragagnarmi la fava sinchè non intonaco il muro di sborra, emettendo un urlo da alce garrotato e stasera, diocane, o ben che l’Ade o ben che l’Ale o ben che meglio che tutte e due, sporche e sudicie e pronte all’uso del Taziosaurus cannibale, che qui o si fa su la maiala o si muore.
Bonsuar.

domenica 15 marzo 2015

Considerando

Che io ormai l’ho capita ben che bene la fazenda con le mie due fidanzate eh, che una “c’ha da fare” tutto il giorno e anche tutte le sere con la sua “organizzazione eventi” che “cicci è il mio lavoro, ma ti presto la macchina se vuoi che me non mi serve” e quell’altra invece che ogni sera c’ha ‘na favola nuova da raccontarmi, ma che invece se di giorno mi presentassi alla palestra dell’ardimento in qualsiasi momento, si troverebbe ben che sempre quella mezz’oretta in cui farsi scanalare la cerbiatta pornopelosa nell’ufficetto chiuso a chiave.

C’è ben il suo bel poco da fare: il passato passa e solo gli stolti ignari presuntuosi come me pensano che, se lasciano e se ne vanno, quando tornano trovano la fila a leccargli i coglioni, perchè la vita è questa qui: il Max che si sposa mandandomi le partecipazioni, il Lumbe che c’ha un filarino fresco fresco su cui lavora solerte a piene mani inesperte, quello che se ne è andato, quella che cazzo ne so, facce nuove, bar rifatti, facce che non conosco che mi salutano, facce che conosco che non mi salutano, la vita è un fiume che si muove e tu o sei pesce di quel fiume oppure, se esci a fare il figo nel fiume di là, quando torni è un “vemò chi ghè, ciao ciao, come stai, è da una vita” e vaffanculo.

Tratto e negozio nella lurida notte con la puttana slovacca che batte laggiù e dò sfoggio di ceco che lei ride che s’ammazza, un po’ perchè essendo slovacca sarebbe la fighetta che parla un po’ diverso di suo che attizza i cechi, un po’ perchè le quattro cagate che dico devono averci la cadenza di Stanlio e, in un negoziato, Stanlio non è mica il più autorevole conduttore, ma alla fine lei ride, le sono simpatico e le piaccio e così ci troviamo la quadra e entriamo nel sedile di dietro, fameliche bestie, a ficcare tutti nudi come animali, senza preservativo, sulla bella pelle preziosa della macchina della Ade e ti devo dire, cara la mia SloVacca, che io son un gran bell’esperto di troie, e te mi puoi raccontare tutti i muggiti della vecchia fattoria per prendermi per il culo, ma se sbatti sul mio grembo rumorosa, cercandomi con le mani le mie mani e d’improvviso ti muovi sinuosa che sei uno spettacolo e mi bagni i coglioni beh, mia SloVacca, vuol dire che stai godendo maiala al midollo e se mentre ti sento godere ti slappo in bocca la lingua e mi vai in apnea con la tua serpentella che guizza nella mia, facendo blasfema e sacrilega eccezione al mandato sovrano della troia che dice “mai slinguare col cliente!”, vuol proprio dire che ‘sta tronca di minchia ti piace da pazzi così come il suo possessore e portatore sano e allora sudiamo e grugniamo, bella troia stradale, che ti faccio vibrare il bel corpicino pulitissimo liscio e inodore, inodore anche quando sudi lucida sui fianchi e bagnata sotto le braccia e dopo un’oretta che mi dedico e ti curo che di più non sono capace, ti sento che parti e dimeni il bacino sguaiata ed ipnotica, venendo in un urlo ansimato e io ti ci sborro di dentro a torrenti schizzanti, componendo con te un coretto animale che ci infoia abbestia selvaggia e mi sento ingrifato come un dio bestia cannibale e poi ci puliamo i liquidi sozzi e chiacchieriamo leggeri e ci baciamo dolcissimi da adolescenti al fioretto di maggio e poi me ne torno a casa a schiantarmi nudo sul futon, docciato e profumato e penso.

Penso che lunedì il commercialista e l’avvocato mi danno risposte e che se c’ho i documenti che aspetto monto al più presto sull’aeroplano e volo a Praga, che cazzo me ne frega. Torno a perfezionare il ceco e a rimirare sculettanti chiappe nude usufruibili senza permesso che mi deambulano a una spanna dal cazzo, nel piccolo bordello situato nella vecchia e romantica Praga infernale, bordelletto romantico popolato di troie rumene, moldave e ungheresi che fan finta di essere ceche per i polli italiani che, alla fine delle loro tristi monte, si proiettano rumorosi nel ristorante incorporato a mangiare i rigatoni al ragù e a dormire a grappolini nelle apposite camerette e la domenica sera ripartono felici per tornare a casa tronfi dell’aver annusato sorche esotiche, che così il lunedì mattina possono far la teatrinata al collega maritato, nell’ufficetto meschino, facendo i gran trombeur e la vita, vualà, chiude il cerchio del fiume anche per loro e a me resta solo l’amore del Costafrate, col quale ancora divido avventure d’affari sballate e col quale, ancora, è sensuale strusciarci puttane pornografiche,  leccandoci avidi i genitali rasati e l’intenso sudore da uomo, penetrandoci da veri maschi i corpi eccitati, in gran segreto, in una delle stanzetta del bordelletto umido ma onesto.

Va ammesso, amisgi che un tempo numerossi mi seguivate da cassa, che a tutto c’è una fine e un inizio nuovo e va detto, Viaggiatore, che vorrei anche io aver da scrivere (e forse ancor prima da vivere) stralci della provincia inzaccherata di marchese, piscia, sborra, merda e tortellini, ma temo che da quando l’ho lasciata, questa maiala di merda della provincia busona mi abbia cancellato, evolvendo (?) senza di me, offesa e stizzita dal mio osare di abbandonarla e allora mi accontento dei soldi che c’ho (e son tanti stavolta, ma tanti tanti e non resisto dal farci lo sborone dopo tanta miseria vigliacca) e col rimpianto di pelle negra africana sudata che difficilissimamente riuscirò a tornare a leccare (anche se quello è il mio sogno di vita) mi stabilirò per un pochino a est, dove il sesso consumabile la fa da padrone e mi consente di ficcare la minchia d'amblè in corpi anonimi, sfregando in mucose straniere la mia voglia patologica di fica e di orgasmo, perchè è così che va, non c’è niente da fare, mio bel Viaggiatore piemontese raffinato che mi mandi in delirio culattone solo a guardarti il solco della schiena.

Per un po’ sarò un pendolare d’affari con l’affare che pendola, che in bizclass si sposta da là a qua e da qua a là, grufolando suino tra i perizomi macchiati di erotica suga bianca sgocciolata dalle fiche di vacca delle giovani odalische campagnole che si danno per soldi in città, ma si danno anche anche per amor del cazzo e del chiavare (va detto per onestà, amisgi) e poi mi concentrerò ad approfondire se val proprio la pena di indagare su Alina e la mia pseudo paternità moscovita, che se ho proprio voglia di mettere al mondo dei piccoli Tazi o delle piccole Tazie c’ho la fila rumenomoldavaucrainarussacecaslovacca
 che non aspetta altro, perchè qui nel paese dei Farlocchi di tutto quello che non c’ho bisogno ce n’è da riempire i fossi e di quel che, invece, c’avrei bisogno non se ne vede traccia da mò e così io, Tazio Tazietti della famiglia Randelli Manganellati della Cappella, ho decretato solenne, stanotte, che la bottega è chiusa, stop, fine, cessata attività di ricerca del sentimento e dell’amore perchè mi sono sfracellato i coglioni dei miei sentimenti e delle mie attese che, amisgi, vengono regolarmente avvolti nel sacchettino e mollati civilmente nell’apposito cestino, perchè si prega la gentile clientela di non gettare nel cesso niente che non sia piscia o merda.

E così nei prossimi prendo appena posso e parto, vado nel clima più freddino, ma tanto nel bordelletto paradisiaco è caldo e le giovani puttanazze sculano nude e posso stare nudo anche io, che noi la primavera e l’estate ce la comperiamo o ce la facciamo in casa, così come l’amore, la pasta al ragù, le fidanzate e i fidanzati, che noi nel bordello non ci manca niente, nemmeno l’erbetta spinelluccia o robette più sofisticate, che di quel che voglio le sculanti schiavette non esitano a prodigarsi per darmi e vado a vivere nel limbo dei dannati, dannati e felici, capendo sempre più intensamente la Milly e mangiandomi il fegato ed il pancreas di non riuscire più a rintracciarla, perchè di tutto questo vomito assurdo quel che rimpiango di non aver approfondito di più (e per cui oggi mi ci mangerei il capitale che ammucchio come un criceto cocainomane) è lo stile, l’eleganza, la spietata crudeltà erotica di quella Donna Sublime che chissà dov’è e chissà che fa.

E scrivo e mi tira il cazzo, mi tira da far male, pensando alla Milly e ai suoi fetidi piedi divini, ai culi nudi che ondeggiano anche adesso a Praghemilia, all’odore di pelle nuda, al sapore del cazzo del Costa, al bruciore nel culo dopo essermi fatto sbattere da gruppi di anonimi maschi in una notte di meravigliosa orgia culattona sfogandomi come la troiona in calore che sono e mi chiedo, porcoddio, quanto cazzo vivrò ancora in questo mondo dimmerda, quanto tempo ancora dovrò sopravvivere a questa continua sollecitazione dell’incompiuto e dell’insoddisfatto, mischiando l’ansimare di godimento a quello della fatica di esistere senza dare nulla al mondo e senza variare di un millimetro il suo scorrere lento, che tanto scorrerebbe lento lo stesso e penso alla mia sempre amatissima ex moglie Vale e a quel suo modo troiesco di rientrare a casa togliendosi le mutande, accendendo una Marlboro e asciugandosi rapida un bourbon mentre si preparava la doccia, che chissà di quante sborrate secche era coperta, quella ninfomane maligna puttana e troia e divinamente crudele madonna dei cazzi, e a pensarla mi scappello e rincappello furioso, scrivendovi, con le mani bagnate di gocce limpide, voglioso di scoparvi tutti e tutte, ficcando, sbattendo, inculandovi fino a farvi schizzare piscia dalla pressione, immaginando poi le vostre mani che servono la cena e voi con quel dolorino nel retto che vi inarca appena la bocca in un sozzo sorriso al ricordo della Bestia Sovrana che vi ha montato con furia satanica, che non ne ha mai abbastanza, che non è mai appagato, che non è mai felice e che non è mai sazio, ma che rimane suo malgrado immutatamente Tazio.

Vi amo.   

venerdì 5 aprile 2013

Missed

Bonsgiur. Bel sole caldo, scrivo ignudo al mio Mac mentre continuo ad abbrustolirmi e a diventare di una bellezza ammutolente.
Questa mattina mi sono interrogato sul perchè, quando si è in ferie, la colazione diventa un momento di cloaca spaventosa: ma quando mai le mangio io le uova con le salsiccette e lo yoghurt con l'ananas dentro e il formaggio col prosciutto cotto? Mai. Eppure qui diventa essenziale, imprescindibile, quasi il DNA subisse un viraggio mitteleuropeo mai avuto in generazioni e generazioni di avi.

Fatti salienti pochi e questo è un bene. La pigrizia totale ieri mi ha impedito la dunagione, ma credo che nel pomeriggio andrò a darvi un assaggio. In compenso, ieri, ho stretto rapporti proficui con la sinistra morenita affascinante che mi rifà la camera. Lombroso è stato pienamente sconfessato, ma io leggo il lurido razzolante negli occhi delle persone con un solo sguardo. E così, allungandole una venti euri di mancia, le ho chiesto se per caso (per caso eh) avesse la possibilità di procurarmi dell'erba e lei ha chiuso la porta e mi ha chiesto quanta ne volessi. Ci siamo accordati su una quantità corposa più una pipetta e, con euri anticipati (un rischio, lo so), abbiamo stretto l'affare. Per cui, prima, rientrando dalla cloachea colazione, mi sono ritrovato la stanza fatta e un sacchettino del pane stropicciato con dentro un sacchetto di plastica pieno di roba verde marcio e una pipetta. Brava morenita. Faremo grandi affari io e te.
Hierba buena, tra l'altro.

Qui la compagnia è cordiale, ma suppongo che il genere di cordialità a cui aspiro non sia raggiungibile. Certo le soddisfazioni non mancano: ieri pomeriggio mi sono piacevolmente intrattenuto a conversare con Margareth, una elegante signora inglese ultrasessantenne con dei bellissimi piedi e delle belle tettone apparentemente ancora sode e, nel conversare e favellare del nulla, ho gradito avvertire la comparsa di una discreta erezione di cui ho fatto volgare e distratto sfoggio sotto i suoi scarsamente celati sguardi di compiacimento.
Son cose belle, per un maiale di razza come me.

La signora con gli occhialoni, che staziona perennemente sulla sdraio davanti al mio bungalowino, pare se ne andrà domani, che è giorno di cambio. L'ho colto con fatica da una conversazione tetesca con un'amica. Peccato. Peccato perchè, con progressione lenta e di stile, sono arrivato alla sega lenta guardandola e lei non ha teso un muscolo. Certo, vi è l'ipotesi che dormisse, dietro a quegli occhialoni, ma non ne sono affatto certo. Vedremo cosa porterà il prossimo carico di geronti. Non mi scompongo manco se cade un meteorite.

C'è una biondona alta, sulla cinquantina, estremamente ben figa. Credo sia olandese. Anche su di lei temo la partenza, considerando il tono dell'abbronzatura. Quella, ve lo dico stupendovi, me la chiaverei proprio di brutto brutto brutto. Ma non mi scompongo affatto.

Fuori da qui c'è un mondo allucinante di locali allucinanti, la maggioranza gay. Devo ancora capire bene la mappatura, ma sono certo che con la morenita riuscirò ad avere dritte serie. E' importante avere un aggancio locale, importantissimo.

Dal mondo nessuna notizia. Ho mandato un text al Ruggi per dirgli che sono vivo e vegeto, ma per il resto pare che l'operazione Tazio Missed In Action stia funzionando alla stragrande. Bene.
Il sole è alto e caldo e adesso, quasi quasi, mi infilo le infradito, due straccetti e lo zainetto e mi inoltro nelle dune. Massì.
Ma non mi scompongo affatto.

martedì 19 marzo 2013

Nuove angolazioni e rotazioni dei punti di vista

Seduti ad un bistrot, all'aperto, in fondo alla veranda di gomma, un po' distanti dal fungo rovente, sorseggiamo svariati bicchieri di vino bianco e chiacchieriamo rammolliti e tu fumi una Stuyvesant dietro l'altra, che ti fanno la voce roca e sexy e meditiamo sbronzetti sulla vita e le opere, quando d'improvviso mi rendo conto che con te alle Canarie tra le dune sozzone sarebbe un incanto, ma ancora non so, non ti conosco, non è detto che sia un genere che gradisci ed allora, ordinando altri due vetri di bianco ti dico della mia situazione e della necessità di vacanza e tu mi dici a chi lo dici, ma lo sto dicendo a te Stephanie, detta Fanny, ribattezzata MILFanny e ti dico che mi piacerebbe andare con te alle Canarie e mi guardi e ridi morbida con la tossetta e mi dici "ahhhh… QUEL tipo di vacanza!" e io ti chiedo "Quel tipo quale?" e tu mi scivoli sulla spalla destra al fine di condurre la mano destra sotto il giaccone a lisciarmi il pacco e sussurri roca "…porcellone esibizionista…" e poi ri-ridi roca e io sento crescermi nei pantaloni un sommergibile nucleare classe Typhoon e ti chiedo, mi informo se la cosa ti piace e se hai già provato l'ebbrezza, ma tu mi dici di no, che sei al corrente, ma non hai praticato e sei molto divertita da questa conversazione e sento che, sotto il giaccone, le tue dita sbottonano e aprono e quando trovano subito la pelle del cazzo, essendo io senza mutande in tuo onore, vai in solluchero e mi incalzi di domande, sorridente e laida, mi chiedi di descriverti che progetti avrei con te alle Canarie e io non indugio e ti dico, ti dipingo, ti prefiguro, ti colloco, mentre cominci a strozzarmi la minchia sotto il tavolino, accoccolata come fossi la mia fidanzatina del cuore e mi confessi che il sole nuda lo prendi, che una volta con un fidanzato hai scopato all'aperto e c'era un guardone, ma che quelle cose un po' estreme delle Canarie no, mai fatte, ma io ri-incalzo, leggermente ansimante causa sega magistrale sotto il cappotto, ri-incalzo e chiedo se la cosa potrebbe interessarti e tu mi dici chissà, così su due piedi non saprei, mi ci dovrei trovare, ma mi confessi che le pitture, le prefigurazioni, le collocazioni che ti ho dianzi descritto ti hanno fatta bagnare, per cui vi è un ragionevolissimo abbondante margine di gradimento ex ante, fatto salvo che non intervengano fattori ex post che lo rendano sgradevole e mentre argomenti con una ragionevolezza encomiabile, scorri l'unghia dell'indice sul frenulo ed io godo come un porco, sia perchè hai preso una lodevolissima iniziativa in un luogo pubblico, seppur celata da tavolini, borse e cappotti, sia perchè potresti scrivere un trattato su come far tirare la minchia ad un maschio.

Canarie con la Fanny.
Mica mi suona male, sapete?  

sabato 12 gennaio 2013

Rilflessioni in palmo di mano

Bonjour dalla camera del Marriott Victoria and Albert di Manchester.
Fuori fa buio, dentro no, c'è la luce, fortunatamente. Che città dimmerda, mi sta sul cazzo oltre misura.
La Chiarissima è appena partita per raggiungere il suo supplizio, dal quale riemergerà alle 13:00, ora locale. Chissà se per quell'ora sarà sorto il sole.
Programma del pomeriggio: fottere parecchio di sicuro, poi si vedrà.

Scrivo nudo, seduto in pizzo alla sedia, col bordo del sedile che mi preme il perineo. In tal modo mi basta strizzare il buco del culo per far affluire sangue al cazzo, guadagnando lentamente l'erezione senza dovermi palpeggiare. Perchè vi dico ciò, mi chiederete ed io vi risponderò. Non mi sono mai fatto una sega a Manchester e quindi, al termine di questo inutile post, colmerò la lacuna. Inutile dire che adorerei l'entrata della cameriera mentre mi sgroppo la minchia, perchè le fantasie da film porno di serie B sono sempre le migliori.

Non vi ho totalmente reso edotti dei miei programmi, ieri, no.
Lunedì lascerò questa fogna dimmerda e anzichè ritornare a casa, mi fermerò a Londra.
Motivo? Beh, cominciamo con quello ufficiale: controllare che tutto sia a posto a Camden e dare un segno di vita alla Sheera. Passiamo a quello reale? Mi piacerebbe tanto ingropparmela, la Sheera, che le ragazze indiane hanno dei piedi stupendi. Poi, se non riuscirò ad ingropparmela, potrò sempre masturbarmi annusando e leccando con la sua biancheria intima sporca, che è sempre una signora attività.

Amenità a parte, ho qualche incontro che vorrei fare e non solo con estemporanei culattoni viziosi come me che adorano succhiare cazzi a sconosciuti nei cessi.
Insomma, voglio provare un po' a sbloccare la mia situazione personale e lavorativa, ecco.
(Per dovere di informazione vi dico che in questo momento, a furia di strizzare il buco del culo, ce l'ho quasi duro.)

La Chiaretta è visibilmente stanca e scazzata. Devo riflettere anche su questo, nel weekend. Il punto è che della roba che le ficcano nelle orecchie da mane a sera non gliene fotte autenticamente un cazzo e credo sia anche lecito che sia così.
Certo, aggiungere il nome di questo mostro di agenzia al curriculum aiuterebbe, mi dico.
Ma poi mi dico anche: ma a chi cazzo gliene fotte dei curriculum? Specie in questo Paese dove è buona norma che i curricula siano di una brevità didascalica perchè, alla fine, ciò che conta e quello che sai fare.

Urge riflessione.
Urgono molte riflessioni.
Ma adesso, soprattutto, urge una smanettata veloce, che il cazzo mi tira per bene.
A dopo. 

venerdì 11 gennaio 2013

Report zero

Nessuna novità di rilievo, amici. Nessuna.
Ieri sera mi sentivo erotico e triste. Triste perchè non avevo nessuno e nessuna da sedurre col mio erotismo. Ho girovagato per casa nudo, col cazzo scappellato, strusciandomi su quel muro freddo e ruvido e pensando al da farsi, che non è cosa semplice. Poi mi sono fatto questa foto e dopo ho iniziato a masturbarmi. Adesso l'ho sistemata nel mio stile e adesso ve la dono. Spero che a qualcuno e qualcuna venga voglia. E' bello avere voglia, secondo me. Sì.


mercoledì 28 novembre 2012

Il mercoledì tronfio del tacchino orgoglione

Bonjour, bonjour, bonjour.
La mia fidanzata appartiene ad un mostro sacro di fama mondiale da pelle d'oca ed io sono fiero come un tacchino gonfio di mangime che non sa che tra poco qualcuno sarà ancor più fiero di lui ed in un modo che non apprezzerà sino in fondo.
Bene, molto bene, molto, ma molto bene.
E già qui il pezzo sarebbe completo.

Parlando di minchiate, invece, vorrei confermarvi, come da premesse, che nemmeno ieri sera ho introdotto il mio regale augello in alcun sacro foro di quella fine dicitrice, di quella colta avvocatessa, di quel capolavoro di finezza attraente che risponde ai vari nomi di Bocca, Mietta e Gipsyqueen.
Sempre in tema di scontate affermazioni, vorrei confermarvi che la vista del suo collo del piede appena intarsiato di erotiche vene, nudo da calze e collant ed affogato in calzature di davvero pregevole fattura, mi ha portato con la mente nella giungla selvaggia dove puzzolenti oranghi inchiumano puzzolenti oranghesse, traendone piacevole sollazzo di cui non esitano a comunicare l'intensità attraverso sgraziati, quanto liberatori, urli sonori.

Rimane un quesito per nulla peregrino: ma perchè cazzo perdo il mio tempo a farmi arrapare dalla giumenta sozza, che mi fa solamente odorare i liquami del suo estro, senza consentire la monta che sarebbe naturale conseguenza del calore di entrambi? Mistero gaudioso, al quale non mi oppongo, animato dalla strenua speranza che una bella sera ella vada denudando le pudende pelose (perchè ce le ha nere e pelose, diciamocelo) indicando con l'elegante indice inanellato il luogo, peraltro noto, della giunzione genitale.
Sono un inguaribile romantico, lo so, lo so.

Bene, giornata di pioggia merdea anche oggi, ma assai più sopportabile, specie in vista del ritorno della mia polpetta di culo in calore che domani sera alle ventitre toccherà il patrio suolo a bordo di un velivolo di nazionalità britannica. Che bei momenti, che belle sensazioni, che bella sega lunga e lubrificata mi sono tirato ieri sera sotto la copertina di tenero pile, nudo solo sotto, dimenandomi in calore come una cheerleader dalle voglie sozzette nel culo, che meraviglia eiaculare copioso sull'interno coscia con negli occhi una televendita ucraina e nella mente un polittico di colli di piede, culi, mani nella fica, tettine appuntite e sandali a ragnetto.
Che bel momento erotico, passato tra me e me, scosciandomi e aprendomi come una consumata bagascia d'avanspettacolo, mentre fuori la pioggia picchiettava sui vetri e la luce calda del mio merdoso salottino diffondeva quella serenità avvolgente che solo l'onanista impenitente sa apprezzare e degustare con sapiente perizia.

Per me è già weekend, guardate che vi dico, un weekend fatto di amore carnale e sentimentale, un weekend di full immersion tra le ovaie bollenti della mia fidanzatina adorabile, che tante soddisfazioni mi dà, sotto tuttissimi i punti di vista.
Che bello.

Che piova, cazzomenefrega.
Anzi, meglio.

giovedì 8 novembre 2012

Ramage e la parte per il tutto

La commessa del negozietto aveva scarpe gialle con la zeppa e il taccone e un grande tatuaggio floreale sul collo del piede, scuro, esteso, eccitante. Ho comperato le mie cose e poi, approfittando della distanza dalle altre persone, le ho detto che il suo tatuaggio era bellissimo e che mi sarebbe piaciuto, qualora possibile, vederlo tutto senza scarpa e lei mi ha detto un 'certo' disinteressato dalla domanda e dalle sue motivazioni feticiste e onanistiche e si è tolta la scarpa, puntando il piede nudo sul pavimento sia per mostrarmi, sia per bilanciare l'assenza del taccone. Mi sono molto eccitato ed ho avuto la necessità di entrare da McDonald's per andare a masturbarmi nel bagno.

E' sempre così.
E' il gioco della parte per il tutto.
L'esibizione della nudità dei piedi è intima al pari dell'esibizione dei genitali.
E lei aveva delle dita molto belle, belle forse quanto la sua vagina. 
Oppure no, ma il dettaglio è assolutamente ininfluente.

lunedì 5 novembre 2012

The vibrating mare

E c'aveva ragione la Skiz, c'aveva.
Erano le quattordici e zerosette, forse zerootto, quando d'improvviso odo un rombo sordo provenire dalla casa di fianco. Minchiasì, mi dico entusiasta e comincio a correre per la casa per intuire da che punto la vibrazione si propagasse, poichè la nostra casa confina con la scala della sua, per cui delle due l'una: se lo sento così forte o si sta cavalcando il Sybian sul pianerottolo oppure dalla lavanderia interrata ed infatti era proprio così, la cavallona cavalcava proprio là sotto, che mano a mano che scendevo la scala il vooooooom del Sybian si faceva più nitido.
Ma pensa te che sublime meraviglia della natura: la cavallona mature, una volta che il suo hubby ha levato le tende per andare a Sarcazzo, si denuda e si fa una galoppatina, ma siamo sicuri che si denudi del tutto?, no, secondo me no, secondo me è vestita di sopra e nuda di sotto, con i piedi nudi sul pavimento di cemento, mh, difficile con 'sto freddo, ma allora è ancora meglio, ancora più splatter, è vestita sopra, nuda sotto, ma coi calzini e si fa perforare la figona elastica dal vibrante cazzone e mentre monto lo stage della cavallona porno che gode su quell'affare, mi spoglio veloce e comincio a menarmelo di brutto, eccitato come un calamaro dal fatto che entrambi ci stiamo masturbando macellari, separati solo da un muro. Me la chiaverei, oh sì, me la chiaverei tantissimo, tantissimissimo, con quella faccia da vecchia porca sozza e depravata, le lavorerei il culo fino ad anestetizzarglielo, glielo pianterei così fondo e così forte da farla scoppiare in spruzzi di piscia e mentre considero questi eleganti e romantici aspetti, dall'altra parte del muro viene ucciso un maiale, forse un sacrificio a Sidor, figlio di Khmer, fratello di Kmorr, ma no, non è un maiale che viene sgozzato, è la vibrocavalla che sborra e allora mi si imbirilla il capitone, mi si sguaina il Boa Imperiale e, ricordando le parole di Gaber, che libertà è partecipazione, partecipo alla sessione orgasmica, liberando l'urlo dell'Alce ulceroso, sborrando a fontana, mentre ancora la cavallona grugniva il suo orgasmo che, per pochi secondi, si è addressato perfettamente sul mio e tutto ciò è celtico, forse anche un po' panteista, sicuramente british, magari anche un po' furbish, visto che adesso io so che le sa che io so e sarà divino quando ci incroceremo e ci saluteremo con un sorriso polite sapendo che ciascuno sa che l'altro sa.
Ora vogliate perdonarmi, ma l'avervi messo a parte di questo scorcio di vita mi ha prodotto un'erezione impetuosa e insolente ed andrò a frugare tra la biancheria per trovare un paio di mutandine veraveramente sporche della Skizzer da leccare e annusare mentre mi smeriglio 'sta gran ceppa di minchia che vuole le coccole.
Besitos. 

mercoledì 31 ottobre 2012

Zipperless, senza cerniera

Oggi a pomeriggio mi è tornata alla mente Erica Jong ed il suo bestseller "Paura di volare". Mi è tornata alla mente per via di quel termine da lei coniato, zipperless fuck, la scopata senza cerniera. Ed allora, di ritorno a casa, ho cercato le sue precise parole, che vi incollo di seguito.

[...] La scopata senza cerniera è assolutamente pura. Non ha motivazioni recondite. Non ci sono giochi di potere. L'uomo non "prende" e la donna non "dà". Nessuno sta cercando di far cornuto un marito o di umiliare una moglie. Nessuno sta cercando di provare qualcosa o di ottenere qualcosa da qualcuno.  [...]

La trovo di un'attualità sconcertante e la approvo con una pienezza totale. Zipperless. Che poi lei lo riferiva al rapporto più complesso, quello eterosessuale, perchè nei rapporti occasionali omosessuali la Zipperless Philosophy è un requisito base che viene col pacchetto, è built in. Mi chiederete: "Ma perchè cazzo ti è venuta in mente la Jong e 'sta pippa?" e io mi appropinquo a far sintesi del mio pomeriggio, che vi aiuterà assai a capire il perché.

Ricordate che ieri ero entrato in possesso di quel meraviglioso Book guide to the best gloryholes in London? Beh, oggi l'ho testato per vedere se corrispondeva al vero. Ne ho selezionati quattro, vicini, nel tentativo di non rendere vano lo spostamento: se non ne funziona uno, mi sono detto, scaltro come uno stercorario, a giro ce ne sono altri. Ed in effetti, nei bagni del primo non c'era nessun buco e così mi sono fatto una passeggiata sino ai bagni del secondo dove, invece, c'era eccome e anche bello largo, come piace a me.

Ho passato un pomeriggio delizioso, devo dirlo. Ho dovuto aspettare un pochino, all'inizio, chiuso nella cabina del cesso, ma ne ho approfittato per masturbarmi un po'. Poi è arrivato qualcuno. Un ragazzo giovane, jeans e giubbotto. Ha pisciato, ha tirato l'acqua e poi ha buttato un occhio bel buco. Io mi sono inginocchiato e lui ha iniziato a menarselo un po'. Un bel cazzo, bianco, con cortissima peluria rossa. Gli ho fatto segno col dito di metterlo detro e lui l'ha fatto. Gliel'ho fatto rizzare con le mani, una sega lenta e piacevole per entrambi, con quella bella pelle vellutata e la cappella piccola in cima all'asta grossa, rivolta all'insù.

La cosa magnifica di quel posto è l'assenza totale di rumori. Nessuno dice una parola, persino i mugolii sono controllati e trattenuti. Si sentiva il lontano traffico della strada e la pioggia sui vetri. Ogni tanto il mio amico si ritirava e questo è il segnale convenzionale worldwide (io l'ho imparato all'America nfatt) che lui vuole che tu infili il tuo. E io l'ho infilato, sentendo una bocca calda e una lingua esperta che faceva con sapienza un pompino di elevatissimo livello. Poi mi sono ritirato e lui ha spinto dentro il suo. Il bello del buco largo e che hai accesso anche ai coglioni, con le dita. I suoi erano molto belli, increspati di rughe, glieli avrei presi in bocca volentieri. Invece mi sono accontentato di succhiargli il cazzo, lentamente, sentendolo respirare più forte.

Era molto eccitato, lo sentivo da come respirava, sentivo che si era indurito al massimo, segno che stava per schizzare e così mi sono alzato, sfregando il mio cazzo sul suo, impugnandoli entrambi, segandoli tutti e due e in breve lo schizzo caldo mi ha bagnato i coglioni, davvero eccitante. In fretta e furia, poi, se ne è andato, velocissimo. Ed io mi sono messo comodo, assumendo il dress code dei cessi gay: Doctor Marteen's ai piedi, camicia a quadri con le maniche rimboccate, aperta senza niente sotto e basta.
E mi sono nuovamente seduto sul water a menarmelo, ma non volendo venire.

Ho atteso un quarto d'ora, circa. Poi altri passi e l'umano è arrivato diretto al mio box, provando ad aprirlo, ma io mi ero, ovviamente, chiuso dentro. E', allora, passato immediatamente a quello a fianco, infilando un dito nel buco come per chiedere "ci sei?". E io mi sono alzato dal cesso e ho infilato il Tarello, duro da panico, nel buco. Ho sentito un "my God" sussurrato appena e poi la sua mano e poi la sua bocca. Un altro bocchinaro di assoluto pregio, devo dirlo. Mi strizzava la cappella con la gola, una goduria per le orecchie e per il cazzo. 
Questo amico, però, non era per il mutuo sostegno. Lui è un succhiatore e basta. Non saprei definire l'età, di lui ho visto solo un dito per un secondo. Ma era un succhiatore serio, che mi ha lasciato venire in bocca, in un rantolo che ho tentato di soffocare. Sublime.

Zipperless fuck. Nessuno è bello o brutto, alto o basso, magro o grasso, ricco o povero, cattolico o anglicano, bianco o nero, gay o etero. Tutti si è lì per godere e per far godere, che è tutto quello che, alla fine, conta se si fa sesso random e non l'amore con la tua donna.
Zipperless fuck.
Stasera farò un dettagliato resoconto alla Skiz.
Obbligatorio e fondamentale.

domenica 21 ottobre 2012

Le riflessioni del puttaniere

Ritorno a casa con le mani e la pelle che profumano intense di magnifica négritude, avvertendo che la stupenda statua di ebano, seppur prodigatasi in maniera estasiante ed encomiabile, più che commovente, a tratti esaltante, non è riuscita ad estinguere totalmente l'ancora ardente brace di voglia sozza e, così, giaccio sul Divindivano impugnando con fermezza la verga ceramica, strozzandola, scappellandola ed incappellandola, godendo del profumo d'Africa Divina, riflettendo su me stesso.

Sono un puttaniere.
Impersono la figura più disprezzata e derisa in qualsiasi comunità civile, sono un reietto, un porco, un essere zotico che alla sera si scioglie nei rivoli mefitici del liquame urbano per accompagnarsi con donne che fanno mercimonio del proprio corpo, accoppiandosi come una bestia con sconosciute che gli concedono, a pagamento modesto, l'accesso e l'uso delle loro sacre intimità.

E vengo con un piccolo urlo.
Deliziose riflessioni.

venerdì 19 ottobre 2012

Asia

Bonjour, è venerdì ed io non ho voglia di fare una mazza. Avrei voglia, tanta voglia, che qualcuno si facesse la mia mazza che è da domenica che il mio Pirellone non si insinua tra tenere pliche umide e calde, schizzando gioioso pulcherrime gocce di caldo e vischioso succo d'amore.

Stamane, guardando dalla finestra della mia merdosa cucina, ho intercettato, con le mie fosche pupille, un'asiatichina in mutande che si aggirava febbrile per la sua merdosa cucina. Orbene, seppur nella certezza che tale visione non avrebbe mosso sentimento alcuno in nessun altro esemplare di maschio al mio posto e dicocciò per una serie di semplici ragioni che vanno dalla mutanda che era proprio una mutanda mutanda, spingendosi sino al culo che, come di consueto, non è mai il cavallo di battaglia di un'asiatica, proseguendo poi lungo il tema del cavallo che, ahilei, la giovine ce l'ha basso, ma pur tuttavia, tale visione congiunta alla considerazione che, d'accordo i difetti, ma sotto quel sottile tessuto bianco son celati pur sempre i sacri fori odorosi del piacere, il Pirellone mi si è intostato di brutto, con piglio insolente, richiamandomi severo all'esigenza di una sega immediata, che è segno che siamo al limite della tenuta, siamo fuori dai parametri di Maastricht, siamo non conformi a Basilea 2, siamo non congrui agli studi di settore e quindi bisogna intervenire subito, per cui oggi, assolutamente ed inderogabilmente, devo andare a troie.

Voi mi direte, cari amisgi che numerossi mi seguite da cassa, ma perchè invece di andare a troie non chiami la Fulvia, oppure la Mietta, oppure ti impegni quel tanto e chiami la Malika, poverina, che c'ha pure del bisogno forse, oppure rolli la rubrica e chiami quella laida depravata dimmerda della SquawMarina, oppure dai un appuntamento alla Siusy che con lei basta la parola, perchè Tazio?, perchè con tutta 'sta roba in frigo vai a fare ancora la spesa?

Vi ringrazio della domanda, mi date l'occasione di affrontare un argomento a me assai caro: la pigrizia. Coltivo la pigrizia con soddisfazione, perchè la pigrizia mi fa acuire l'intuito, mi fa trovare le soluzioni al minor sforzo e l'andare a puttane è una soluzione eccellente: guidi, vedi, chiedi, carichi, fai e scarichi. Talvolta, nelle situazioni più fortunate non devi nemmeno caricare e scaricare, perchè la monta si tiene nella vettura, magari lasciata accesa perchè non ha senso spegnerla per poi doverla riaccendere.

Per cui sì Fulvia, Mietta, Malika, Squaw, Siusy, ma attenzione, che alcune sono già lavorate ed altre in lavorazione. Per cui ecco che il previdente pigro dice: se domani sera sei fuori in lavorazione, stasera prenditi una troia che ti rilassi.

E poi oggi c'ho una voglia d'oriente, bella evidente, qui sul grosso clitoride.
Vi amo.

lunedì 8 ottobre 2012

Sabato porcheriggio

Ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma sarà mica ottobre questo qui?, ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma l'anno scorso a quest'ora faceva così caldo?, ma non mi ricordo, ma che caldo, ma che caldo, ma che caldo e prendiamo la smartina scappellata e filiamo leggiadri alla spiaggetta porcona del fiume lontano lontano.
Ma che bella che sei tutta nuda Skizzetta, ma mi piace tanto sai?, ma lo so Tazione Porcone e mi piace anche a me, ma vieni qui che ti do due leccatine alla passera, ma sì che ti dò una ciucciata al bastone, pin, pun, panf, ci caliamo una bella chiavata bucolico agreste, con le mosche birichine che ci si posano addosso e che bella meraviglia lo scopazzo all'aperto, ma mi viene da piangere a pensare che ci siamo bruciati un'estate sozzissima qui che è bellissimo, ma dillo a me Skiz, ma lo dico a te sì, quanti altri vedi qua attorno.

Ripulita e poi porra, super porra randazza pazzesca pazzeschissima, ma vieni, ma senti qua, caldo il giusto, ma è stupendo, ma 'scoltamo Taz, ma quello lì che viene avanti nudo non è mica il tuo amico?, ma sì che è lui e mi alzo e saluto e lui saluta ed arriva. Grande Dante, baluardo inespugnabile della sporcaccioneria senile, monumento vivente, sentinella instancabile del tratto di fiume seSuale, Sindaco Emerito della spiaggetta porcona del fiume sozzone, Gran Maestro della Loggia delle Seghe spontanee. E si chiacchiera. E com'è, e come non è, mi fa sintesi dell'estate che ci siam persi, e stiam lì tutti e tre in piedi, che sembra un incontro in spiaggia a Pinarella e invece siam nudi e sulla riva di un fiume. Poi la Skiz abbandona il consesso e si stende a prendere il sole e a me mi vien da sentire dell'odore di zolfo e infatti il sole lo prende sì, di schiena, con le braccia lunghe distese sopra alla testa e le gambe spalancate, che Dante comincia ad averci delle difficoltà sintattiche ed anche narrative, ma riesce comunque a esprimere i suoi sentimenti spalpugnandosi sporadicamente il cazzo con una nonchalance che è da premio Nobel, mentre la Skizza é in evidente attesa della sua ginecologa che, senza alcun dubbio, le doveva aver promesso di visitarla attorno a quell'ora, lì sul fiume e lei si faceva trovare pronta.

La piccola zoccola (su quel 'piccola' vi sarebbe da discutere assai, lo so bene) a un tratto gira il capino strizzando un occhio accecato dal sole, ma fessurando l'altro per controllare cosa stesse accadendo, cogliendo perfettamente la scena del geronte arrapato e del suo porco compagno imbarzottito dalla situazione e, con naturalezza giovanile e puttanaggine consumata (che va detto), abbozza ad un sorriso e dice, con la manina parasole tesa sulla fronte "Non venite a sedervi?" che diobono, la mia amica B dirà anche che fa di tutto per compiacermi, ma secondo me è proprio puttana di dentro e io questo lo amo al pari della puzza dei suoi piedi.
E così sediamo sulle spugne dozzinali e consunte, radunati come il gran consiglio del villaggio Sioux, solo che il Gran Capo Anziano al calumet preferirebbe la pippa.

Provochiamolo, 'sto Dante, apriamo le gambe sbattendogli in faccia la fica cerata di fresco al mattino, bella arrossata e gonfia, apriamo le alette della farfallina con due dita per fargli vedere quant'è rosa e bagnata di dentro, facciamoglielo diventare duro a 'sto Dante, magari sussurrandogli qualche porno sozzura del tipo "Dai, Dante, menatelo che mi piace guardarti…" massaggiando la passera carnivora, infiliamoci un dito di dentro e poi mettiamolo in bocca al povero Dante che c'aveva la minima a duecentoquaranta, giochiamo con l'alluce fresco di smalto scarlatto sui suoi coglioni, mentre il Gran Capo degli Arrapaho siede in ginocchio tirandosi la madre di tutte le raspe, arriviamo sino al punto di chiedergli "Sono troppo troia?" avvitandosi su un concetto filosofico su cui io e Dante la pensiamo allo stesso modo: nessuna donna è MAI troppo troia, esortiamolo a osare, con richieste puntuali "Sborrami il piede Dante che mi eccita", culminiamo col capolavoro della richiesta di permesso "Taz glielo posso menare un pochetto?", permesso accordato e allora inginocchiamoci davanti a lui, tirandogli una sega con quelle manine sante dell'arte, mentre Dante agguanta le chiappe e, in meno di un secondo dalla presa innocente grugnisce e sbuffa e sborra, con la Skizza che mi guarda satanica con un sorriso malato e marcio, per poi abbandonare la preda inutilizzabile e scivolarmi tra le gambe approcciando una pompa vorace, invitando Dante a stendersi e a guardare, a guardare con che plateale tecnica sugge la minchia e, successivamente, con che leggiadra naturalezza la cavalca.  

***

"Và che se muore d'infarto son cazzi eh" le dico a bordo della smartina scappellata che ci riporta all'ovile.
Rolla un cannellone ripieno dicendo un "Ma va là" sdrammatizzante.
Poi accende e mi dice "Ma secondo te, quanti cazzi sarebbero?" con l'occhio stretto da mignotta e il sorriso da troia.

Londra apre la mente, per carità, non discuto.
Ma la bassa sugnosa farebbe del gran bene a molti inglesi.