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lunedì 18 giugno 2012

Il giorno è oggi


Era ovvio, c’era da aspettarselo, era inevitabile, lo si sapeva, lo si sapeva che prima o poi quel giorno sarebbe arrivato, quel giorno sorretto dalla memoria per molti mesi, quel giorno che nella mia immaginazione si è concretizzato centinaia e centinaia di volte, generando centinaia e centinaia di violente masturbate nel cesso ed ora quel giorno è qui, è oggi, è stupendo ed io sono arrapato come un caribù del Nilo, perché oggi, oggi che è quel giorno, oggi la Betta è venuta in ufficio con quel vestitino di jeans sopra al ginocchio che le lascia scoperte le spalle facendo sbocciare in tutta la loro voluttuosa volumetria vigliacca le zinne mammellate e ai piedi ha,  troia irraggiungibile, quegli zoccoletti di legno che mi fanno scappellare solo a guardarli e (o Somma Maiala delle Galassie Sborraiole) e poi ha lo smalto rouge noir e (mammasantissimadalcuordisangue) la fottuta caviglierina sottile da Ipermegascrofa delle Paludi dei Cazzimartello.

Le sbaverei addosso dalle orecchie alle dita dei piedi, ma adesso no, no, non adesso, perché il top, la quinta essenza, il Nirvana Anemogamo, il Paradiso Perduto, la laguna Blu Notte e la Macarenarandazza sarebbe sbavarle addosso a fine giornata, cercando come un maiale da tartufo il suo odore da troia tra le pliche sudate, le mammellone spaziali, le dita dei piedi, le ascelle e l’appiccicoso ano scuro e peloso, sbocchinandole il grosso clitoride scappellato, finendo per ficcarle poi la Mazza Imperiale Trivella Tarella Rampazza nel buco sfondato della fica materna, pompandola come un mantice meccanico turbo assistito, facendole traballare quella sozza massa di carne sublime e arrapante sino a che la bella Morazzona Puttana Minchiofaga non sborra gridando che io e solo io sono il dio della Minchia Perforante e che mi adora e mi venera e mi brama.

Vado a farmi una sega.

Dormi?


Quando la conversazione è monopolizzata da una ventitreenne che vi trascina dinamicamente dentro una ventiquattrenne, il quarantaduenne si alza dal lettino, abbandona il giardino ed il sole e va a letto.
Si alza, sale di sopra, si fa una doccia, si asciuga e conquista totalmente il letto, dormendoci sopra in posizione di croce di sant’Andrea. E si assopisce nella fresca penombra, fiero dei suoi privilegi.
E passa del tempo senza tempo.

“Taaaazioooneee…” belano sottovoce le pecorine, entrando nella stanza in teatrale punta di piedi, tenendosi per mano, una nuda e l’altra con addosso solo sudore, crema solare e un perizoma color vinaccia.
“Taaaaazioooooneee… dooormi?” insistono belanti, avvicinandosi al letto, fermandosi ai piedi, con stampato sulla faccia un sorriso forse alcaloidico ed alcolico, ma sicuramente puttanico. Sollevo appena la testa, appena. Quel tanto che mi consente di assistere alla scena in cui la Raffa sosta immobile e sozzamente sorridente e la Chiara, da dietro, le strappa velocemente verso le caviglie il piccolo perizoma che rivela il segno dell’abbronzatura ed una nera cresta stretta di peli schiacciati.

“Taaaziooooneeee….” - insiste la Raffa alterata – “dooormiii?” e scivola sul letto accoccolandosi sul mio petto, succhiandomi un capezzolo mentre la Chiaretta, senza indugi, si dedica subito a succhiarmi il cazzo. Resto immobile, voglio essere preda, oggetto, giocattolo delle due ninfe in calore. E così va.
Mentre la Chiara mi tira un pompino di prim’ordine, la Raffa si siede sulla mia bocca, regalandomi il sapore e l’odore della sua fica pisciona saporita e puzzolente. Lecco avido stringendole le chiappette dure e tese mentre sento che il cazzo si ingrossa a dismisura in bocca alla mia puttana che ha, sin da tempo, progettato, guidato, spinto, speziato, modulato ed organizzato questo sozzo triangolo e godo.

Godo del suo lerciume, godo al pensiero che la mia puttana si preoccupa del mio sollazzo lurido, procurandomi giovani prede da montare, prede che vogliono sperimentare, prede che sono in quell’età in cui dicono “mai fatto, devo provarlo”, prede troie che mugolano “è il più grosso che abbia mai preso”, inconsapevoli che, a breve, si sfascerà loro la fica e, seppure possano prenderne di più grossi del mio, la sensazione di pienezza stretta non sarà mai comparabile a quella prima volta del supercazzo taziale, prede che bramano fameliche di leccare quella fessura identica alla loro, godendone sguaiate e favorite dalle assunzioni di sostanze alteranti, prede che perdono il controllo e fanno qualsiasi cosa e io la amo, la mia puttana troia in calore.

Ficco serrato nella fica pelosetta della Raffa mugolante, leccandole le ascelle acide, mentre la Chiara fa a lingua in bocca con lei, facendosi scappare di tanto in tanto uno sguardo da grandissima puttana troia che cerca i miei occhi con quell’espressione adulta, adulta nel più deteriore e lurido dei significati, quell’espressione che dice “sei fiero della tua puttana troia che ti ha portato sull’altare del sacrificio fica puzzona fresca e vogliosa?” e questo mi induce a pensare che, oltre al sacrificio al Moloch, la Chiara si attenda, come gesto d’amore e riconoscenza, che io faccia lo stesso con lei, portando cazzo fresco e sconosciuto alla sua fica cannibale e lurida.

Si leccano, si strusciano, si sorridono molli e ammorbate, guardandomi, esibendosi, godendo oscene, toccandosi oscene, lesbichette ostentate che mi provocano sozze ed io le adoro e lascio che la Chiara giochi doppia, facendo credere alla Raffa di essere sua complice nel processo del mio annientamento sessuale, scambiando nel contempo con me quell’occhiata da puttana troia che ripassa i nostri accordi e le nostre certezze che hanno radici profonde e lontane ed io, che a tratti ho persino paura di tanta destrezza nel maneggiare le situazioni, mi gonfio di fierezza, di orgoglio, di amore porco per quella riccetta stralurida che ha portato nel letto comune la sozza gazzella in calore perché il leone la sbrani e non vedo l’ora di commentare con lei e solo con lei questo appetitoso pomeriggio assolato passato sul materasso ad annusare l’appiccicoso buco del culo alla sua amichetta puttana.

E cala la notte, il silenzio e le rane.
Ci teniamo per mano e lasciamo che il tempo scorra da solo.
La sua testa sulla mia spalla, il mio braccio che le cinge la schiena.
Tutto questo è stupendo.

sabato 16 giugno 2012

Rinfrancanti sozzure


Come comincia il banchetto carnivoro? Comincia con un passo stentato e poi si assesta massiccio su muscoli tesi e carni frementi che bramano il sudicio più di ogni altra cosa. Perché nel privato della Casabestia, dove la Donna Bestia ed il Marito Bestia vestono panni casalinghi, diversi da quelli pubblici che indossano nel Teatro Del Delirio di Milly, ebbene, in quel privato molto di più è concesso e Renè è assolutamente più propenso alla partecipazione disinibita.

Serata casuale, non in programma, la Skizza festeggia compleanni ed io mi unisco ai miei carissimi amici per un caffè dopocena e la Silvana indossa un leggero vestito a fiori e infradito e Renè pantaloncini kaki e polo e poi la linguona odorosa di vino di lei che si fa strada nella mia bocca e io la palpo mentre lui osserva seduto accanto e le faccio scendere le mutande alle caviglie e le strizzo la sorca bollente e lei sorride affilata con gli occhietti del lercio, guardando ora me, ora lui, elettrizzata dalla voglia di prender due cazzi e propone, mormorando, di andare tutti sul letto e si va.

Si va.
Si va, attorcigliati come un groppo di bisce, leccando, succhiando, annusando, mugolando, grugnendo e sudando, insignendoci di titoli: troia, frocio, porco, animale, con la consueta stima ed immutata ammirazione. Succhio il cazzo a Renè che nudo è bellissimo, ricoperto di una densa peluria corta da calvo, gli succhio il cazzo fino a sentirmelo in gola, mentre Silvana mi lecca il culo e le palle da dietro, mungendomi la minchia di ferro che mi svetta tra le gambe, ma io non mi faccio distrarre, perché è lui che voglio, è lui con quel bel cazzo odoroso e quei bei coglioni pelosi, così sexy, così maschio, così porco depravato che mi arrapo solo a guardarlo.

Il banchetto carnivoro fa fluire nuova linfa in me, dopo tanto tempo passato a tremare di dentro e di fuori. Ora tremo di voglia per i miei stimatissimi compagni di sudiciume morale, godo di dentro e di fuori a vedere la bocca del bel Renè che si ingoia il mio cazzo che tira da far male, spompinandolo gran bene anche se è la prima volta, ma ha talento, si sente che gli piace il cazzo, si sente benissimo e Silvana è drogata di quella scena entusiasmante, lo insulta, lo chiama culattone di merda e lui si infoia come un bufalo, perché la sua dolce metà mentre lo insulta lo sega, lo sega chiedendogli, pleonasticamente, se gli piace il cazzo e lui mugola e sbocchina e questo è semplicemente divino.

Giaccio con il petto schiacciato sul letto succhiando i piedi odorosi di gomma e sudore di Silvana che, seduta a gambe aperte davanti a me, si lascia leccare masturbandosi, mentre Renè sulla mia schiena mi scopa il culo palpandomi con voracità maschile e questa immagine deliziosa mi rimarrà per sempre negli occhi.
Il delirio dei sudici porci si compie in maniera perfetta e corroborante, immutato nonostante lo spavento, più forte di prima, se mai si potesse. Lo sento mugolare e pulsare mentre mi schizza nel culo leccandomi la schiena e, come prova della loro unione perfetta, lei appena percepisce cosa succede dentro al mio culo comincia a venire grugnendo e strapazzandosi la fica con vigore scomposto.

Torno a casa rinato. Mi faccio una doccia e mi masturbo, aspettando che la Skizza ritorni.
La aspetto nudo sul letto e quando entra in camera le dico di abbassare le mutande e di farsi annusare la fica, perché voglio sentire se ha odore di cazzo o di sborra e questa rozza volgarità la eccita come una cagnolina puttana in calore e fottiamo come animali arrapati per ore.

Rifluisce la linfa, si ritorna normali, si pensa a dell’altro, al presente, al reale e non più solo a ciò che si è perso o che si rischia costantemente di perdere.
“Chiaretta ti amo”
“Tazietto ti amo”
E si spegne la luce e si dorme abbracciati, che domani c’è il sole.

mercoledì 13 giugno 2012

Lenti, ma poi nemmeno tanto

Bonjour, bonjour.
Innanzitutto grazie per la vostra amicizia che scalda il cuore.
Secondariamente, sono orgoglioso di annunciare che vi scrivo dal mio studio, dichiarato agibile dopo qualche lavoro di messa in sicurezza di una balaustra all'ultimo piano e l'abbattimento di un cornicione esterno. Per cui la Tazietti&Tazietti è on air da stamattina.
Per quanto riguarda la Cauntriaus, invece, la crepa che aveva preoccupato l'amico del Ruggi sembra non essere pericolosa. E' ovvio che nei primi momenti tutti preferiscono vietare anche quando, magari, ci sono dei margini.
Il Miramonti non se lo fila nessuno, ma i nonnini hanno deciso di ritornarci dentro e adesso sto premendo, sempre col Ruggi, per una verifica che dovrebbe essere fatta tra oggi e domani.
Insomma, tiren innanz.
Qui continua a ballare, ma bisogna farci il callo o decidere un profondo cambiamento di vita che, onestamente, in questo momento non riesco nemmeno a progettare.
La Skizza sta bene, siamo oramai una coppia di fatto e non so perchè, ma questa cosa non riesce a spaventarmi.
Vi voglio molto bene, spero tutto si normalizzi velocemente.
Buon mercoledì, bonjour.

lunedì 4 giugno 2012

Tris d'assi, fine della partita


Tris d’assi, oggi. Inagibile il Miramonti. Inagibile lo studio. Inagibile la Cauntriaus. Quest’ultima non a detta del Genio, ma a detta di un ingegnere amico del Ruggi.
Quindi, in sintesi estrema, è finita. Non ho una casa in cui andare a dormire, non ho un posto in cui lavorare, ho migliaia di euro di attrezzature bloccate in un posto in cui non posso entrare e dovrò aspettare il mio turno per poterlo sgomberare. Sperando che non gli crolli sopra la palazzina, che così perdo veramente tuttissimo. La casa della Chiara non pare avere danni, ma io appena lei si è tirata su più roba possibile (sono qui da lei in questo momento), giro il muso della macchina e torno in velocità a Borgoverde.
Fine del lunedì.

domenica 3 giugno 2012

Inselvatichimento terapeutico


Non ci sono luci forti, in nessuna stanza. Vecchie lampadine ad incandescenza, la cui potenza massima è 60W, ma la predilezione è per quelle da 40W.
Non ci siamo lavati e non ci siamo vestiti. Siamo rimasti sporchi, nudi e scalzi come eravamo ed abbiamo messo su l’acqua per la pasta, perché il buonsenso ci ha consigliato di non metterci alla guida. E poi non ne avevamo neanche voglia, onestamente. Aglio, olio e peperoncino. Ma a crudo, con l’olio buono e l’aglio e il peperoncino freschi. Una spolverata di prezzemolo fresco e una bella grattata di pecorino romano a completare l’opera magna. Verdicchio gelato. La cena degli dei.

“Che piani abbiamo Taz?” mi chiede mentre ci rilassiamo, svaccati sulle sedie, dopo aver trangugiato due etti di spaghetti a testa. Già. Che piani abbiamo? Le spiego che sto, dilettantisticamente e forse inutilmente, monitorando l’andamento delle scosse, tenendo nota dei bollettini sismici delle nove del mattino, relativi alle ventiquattro ore precedenti. Per capire che fa, se si placa, che massimi di magnitudo, eccetera.
Quindi non abbiamo un cazzo di piano, sostanzialmente. E quindi rimarremo qui ancora qualche giorno, sinché riuscirò a fare le cose online e non avrò un’insormontabile necessità di esserci di persona. Ed anche in quel caso, siccome ci sono solo duecentocinquanta chilometri, posso fare su e giù.

“Ti saturerai di avermi intorno e appena torniamo alla normalità mi molli” mi dice sorridendo molle e scherzosa, giocando lenta coi ricci salati, ma secondo me ci pensa davvero. Le rispondo che se trovo una che me lo ciuccia col culo meglio di lei, può essere. E mi becco, giustamente, dello stronzo.
Poi ci baciamo. Ed è bello.
Ci stiamo riducendo come due junkie e a noi questo piace. Era da una vita che non vivevo da freakettone, fatto e nudo e sporco e arrapato con al fianco una donna fatta e nuda e arrapata, sempre pronti a chiavare come cani dappertutto. E’ molto liberatorio. Molto.

“Ma quante ne hai girate oggi?” le chiedo mentre ne sta arricciando una.
“Boh. Un bel po’” mi risponde concentrata sull’arricciamento.
E poi accende e passa e io tiro e la guardo. Ha le piante dei piedi nere. E’ lercia. La adoro.
Passo l’indice nella sua fessura e la sento viscida. Mi annuso il dito e le dico che ha la fica che puzza di baccalà e rido. Lei passa il suo indice e lo annusa, mentre non riesco a smettere di ridere, causa fumigazioni, Verdicchio e vodka. Mi prende l’uccello, lo scappella e lo annusa e mi comunica che il mio baccalà, invece, si è sicuramente pisciato addosso e deve anche essersi venuto nelle mutande.
E ridiamo come due coglioni continentali. Che fa bene. Molto bene.

La notte è fresca, ma non ci va di sospendere la beatitudine per dedicarci a pratiche urbane di igiene personale e vestizioni. Laviamo solo i piatti, per evitarci lo sbocco di vomito al risveglio.

Oggi c’è un bel sole e fa caldo.
La Chiara dorme ancora e io non la sveglio di sicuro. Ho una gran voglia di pigrizia, credo che lascerò la scarpinata là dov’è, almeno per oggi. Tanto qui non manca niente e per pranzo raggiungiamo la bettola in cinque minuti. Mi sto lentamente rilassando, anche se non smetto di pensare che là, lontano, c’è un gran cazzo di casino. Aspetto con ansia il bollettino delle nove. Potrei mettermi a contare anche io, dall’altra pagina, ma mi trattengo. E aspetto il bollettino. Come se, avendolo in mano, cambiasse qualcosa.
Domattina briefing via Skype con il Costa, il Loca, Zack e Umbe. La Betta la sento più tardi, Matt l’ho sentito ieri sera e lui lunedì è al pezzo, da Sirmione dove ha dei parenti. Anche la Greta e la Patty rimangono esodate dove sono.

Ci vuole pazienza, calma e un briciolo minimo di positività.
Per forza.
Buona domenica.