E fu Nespresso.
Dalla Betta.
Una deliziosa nota rassicurante, materna e casalinga, nel marasma dimmerde che mi sto prendendo e nella piattezza pneumatica dei miei pensieri e della mia volontà.
Caffè, nero e caldo, anche se ci sono mille gradi fuori.
“Aha lo descriveresti così?” ghignavano le mie troiocompagne del liceo, assodando che la mia descrizione del caffè fosse la descrizione di “ciò che mi piace nel sesso” e se lo dice Madonnamoderna ci mancherebbe, puttanamiche, certo che sì.
Nero e caldo. Anche adesso che ci sono mille gradi fuori.
Ma oggi aggiungo anche: muscoloso, sudato, duro, grosso e lungo e in tutti gli orifizi in cui riesce a infilarmelo.
Saggezza dell’età, lo so.
In fin dei conti, però, avevano ragione loro a credere ai test di Puttanamadonnamoderna.
Che l’ho capito bene dopo, nella vita, a botte di antidepressivi e colloqui dimmerda: in fin dei conti Troiadimmerdamoderna è migliore di tanti luminari e luminaresse.
Nespresso e una sfinge muta, riccia, dalle curve mozzafiato.
Il mio, di fiato.
Mozzato dapprima vedendola dal di dietro, con quel culo imperial coloniale, poi dal davanti, dove ci sono sì le mammelle matrondittatoriali, ma soprattutto gli occhi sporchi che ridono.
Perché la Betta ha lo sguardo lurido, non c’è niente da fare. Ce l’ha anche quando non vuole, immaginiamoci se vuole.
“Perché vieni qui Taz? Non mi rispondere ‘per bere il caffè’, sii serio un secondo.” – mi chiede d’improvvsio, placida, con gli occhi lerci.
“Per te, Betta, per vederti, per te insomma...” – rispondo planando dalle natiche al suolo.
“Per me.” – chiosa la femmina avvelenata, stingendo le labbra buccali, con un punto finale che dice più di cento manuali.
E poi incalza, innervosita, non più sorridente, ma con l’occhio cattivo.
“Cioè mi vuoi scopare.”
“Non ho detto questo.” – che i punti so metterli anche io.
“Ah. Perché siamo ‘amici’ quindi…” – e lì mi infastidisco io, con quel virgolettato fatto con le dita che odio, perché se ti sto sul culo non mi invitare, machiccazzo sei, chiccazzo ti conosce.
“Ok, ho capito, è ora di andare” – e mi alzo deciso, mezza tazzina irrisolta.
Lei non mi ferma e io sono gonfio di incazzatura come un cobra. E se anche fosse stato un “sì ti voglio scopare” che cazzo sono ‘sti atteggiamenti? Nell’albergo sotto la neve mi facevo le seghe o c’eri anche tu, cazzo di quella merdafrocia?
E in una manciata di nanosecondi, i due neuroni che non mi sono bruciato ancora fanno conti, rapidi, fulminei, che uno schiaffone glielo voglio dare, pesante, che faccia male, ma non son sicuro, eppure devo rischiare, non son sicuro, ma devo provare, lo devo a me stesso, lo devo alla salma dell’Immenserrimo TazioSuperstar ora defunto, scomparso, deceduto, certamente venuto meno.
Molto meno.
E me lo devo cazzomerda.
“Ventotto gennaio” – le dico girandomi secco e drammatico come si confaceva al compianto Tazionissimo UltraSuperStar.
“Cosa?” – chiede lei, secca, non capendo. Ed allora a tutto vapore, controfigura di un Uomo, fallo per TazioIlDivino, fallo per la sua memoria immemore stette la salma immobile orba di tanto spiro.
“Ventotto gennaio duemiladodici. La prima volta che ci siamo baciati. Non ricordo quella di quando ci siamo scopati, però.”
E poi via, senza girarmi.
Che i punti qui li metto solo io, cazzomerda.
E poi vaffanculo Betta.
Vacci di corsa.
Vaffanculo.
Tu e il tuo Nespresso dimmerda.
Ma avrà capito?
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venerdì 21 luglio 2017
mercoledì 21 giugno 2017
La corte del Nespresso
A volte l’età trasforma in qualcosa di nuovo, che diviene interessante per ciò che vale e allora ci si chiede se si invecchia o ci si trasforma, ma lascio a chi sa di filosofia la questione.
E’ stato per un puro caso che mi sono ritrovato nella cucina della Betta Bettina a sorseggiare un Nespresso, soppesando i silenzi e le parole.
Non nego di provare per lei ancora un’attrazione fisica intensissima, ma in un momento di rinsavimento ho pensato che questa doveva rimanere sullo sfondo, lasciando che uscisse il suo male di vivere, o almeno quelle poche gocce che lei lascia trafilare, perché il conflitto, la guerra sanguinosa che vive interiormente, è davvero sterminante.
Posto che non sono la persona più adatta, per fama e per passato, a dare consigli su cosa si deve fare, mi sono limitato ad ascoltarla per quel poco che ha detto e non sono mai intervenuto.
Abbiamo confortevolmente condiviso un silenzio molto lungo e poi le ho chiesto se, passando previa telefonata, sarei nuovamente stato omaggiato di un Nespresso.
Un sorriso caldo e triste dei suoi e un abbraccio penso volessero dire sì.
Con la Betta si fa i seri, raga.
E’ stato per un puro caso che mi sono ritrovato nella cucina della Betta Bettina a sorseggiare un Nespresso, soppesando i silenzi e le parole.
Non nego di provare per lei ancora un’attrazione fisica intensissima, ma in un momento di rinsavimento ho pensato che questa doveva rimanere sullo sfondo, lasciando che uscisse il suo male di vivere, o almeno quelle poche gocce che lei lascia trafilare, perché il conflitto, la guerra sanguinosa che vive interiormente, è davvero sterminante.
Posto che non sono la persona più adatta, per fama e per passato, a dare consigli su cosa si deve fare, mi sono limitato ad ascoltarla per quel poco che ha detto e non sono mai intervenuto.
Abbiamo confortevolmente condiviso un silenzio molto lungo e poi le ho chiesto se, passando previa telefonata, sarei nuovamente stato omaggiato di un Nespresso.
Un sorriso caldo e triste dei suoi e un abbraccio penso volessero dire sì.
Con la Betta si fa i seri, raga.
venerdì 8 maggio 2015
Il fandango finto della Minchia Bufalera
Oh Emy, Emy, Emy, Emy, mormoro mantrico mentre le tue manine zozze armeggiano con lo splendore zoologico della mia Minchia Bufalera che fa aria di bufera. Emy, Emy, Emy, Emy, vieni qui piccola stupenda perfetta troiona dalle silenti voglie che voglio allungarti nella fica, come ai tempi dorati, tutta la mazza marmorea che si intosta tornendosi di impressionanti vene gonfie mentre annuso la tua asettica pelle bianca di donna bianca sintetica bisognosa di cazzo venoso e cappella violacea e lascia che strusci, prema, strizzi e cerchi in quella improbabile posizione il buco della fica che d’improvviso infilzo, travolto dal bollore interno e la tua bocca fa “oh” come i bambini di quel deficiente di Povia, mentre chirurgico spingo lentamente la mia sonda maxi all’interno dei tuoi teneri genitali alla ricerca della pietra ficoscopàle.
Che bella cenetta imbastita in due e due quattro, che bei temi sozzi, che bel piedino sulla mia pelle sotto il tavolo e cristissimo, Emiliana Gran Puttana, ma che voglia di grancazzo mi c’hai? Pari forse alla voglia che la mia Minchia Bufalera ha della tua fica di cera bianca? Nel parcheggio ci arrotoliamo come bisce nella macchina aziendale, la tua, che pare essere più comoda anche se più comoda non è, ma a noi checciffrega, noi siam elastici e arrapati e lecchiamo ciò che va leccato, piantiamo ciò che va piantato e denudiamo ciò che va denudato, cioè tutto e chiaviamo.
O Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, che splendore sei, nuda, mentre galoppi selvaggia sulla Extramazza che ti fa male quando preme di dentro in fondo, ma ti piace eccome quel malino sporcaccino, però io vis-a-vis un po’ di conversazione pornografica la voglio, che fa parte del mio background, del mio tempo, della mia performàns e scopro incredulo che non prendi il cazzo da Natale, scopro che le orgette casalinghe non sono (ahitè) più pervenute, scopro (sbattendotelo dentro come l’onda quando il cielo è scuro) che hai tanta voglia di farlo con una donna mulatta, scopro che l’idea del fiume porcone con alcuni sconosciuti porci nudi che se lo menano guardandoci chiavare ti piace da impazzire, scopro che nel culo al massimo un ditino e neanche sempre e scopro che, come già diffusamente detto, sei un bluff alimentato dalla tua lucida ultracoscienza di essere strafiga e, per questo, non ti dai nemmeno la pena sbattona di uscire da un qualche cliché standard (l’orgetta, la donna, l’esibizionismo) che detto nel momento in cui sei ripiena di cazzo come una faraona farcita di cazzo, assumono una valenza noiosa mortale, sopportabile solo poiché un corpo così si fatica a trovarlo a Hollywood e allora o ben che così o ben che un cazzo e io, che agisco sotto i comandi tirannici della Minchia Bufalera dico che ben venga la ultrafiga non talentuosa, che tanto è solo per stasera e del doman non v’è certezza.
Sborro ringhiando sui capezzolini duri e increspati, mentre dita perfettamente curate spalmano il nettare del dio cazzo su tutta la superficie della semisfera perfetta.
“Siamo due pazzi! Ma ti rendi conto che l’abbiamo fatto in macchina nel parcheggio?” gorgogli soddisfatta della tua “prodezza” da “pazza” (yawn) ed io mi affretto a puntualizzare che saremmo stati più pazzi se l’avessimo fatto in macchina in mezzo alla strada e tu ridi e ci rivestiamo, per poi dedicare quell’insopportabile mezz’ora ai baci e agli abbracci romantici che a me, scusate, fanno sboccare.
***
Torno a casa e uozzappo. Ma non alla Squinzy, alla Betta.
“Dormi?”.
No, non dorme. E’ sul divano in pigiama che non riesce a prendere sonno, brutto periodo, ma è stata felicissima di vedermi di sfuggita e di sapere che esisto ancora. Lavorare lavora a singhiozzo, l’hanno messa in cassa integrazione, il bimbone sta bene, va a scuola, è bravo, il cornuto è insopportabile, fatti forza Bettina, per forza Tazio.
“Pensi che ci incontreremo?” chiedo io speranzoso come uno scolaretto, ma un sorriso emoticons di modello base precede un “perché no, un caffè ce lo possiamo prendere” che suona tanto come “vediamoci pure, ma non credere di ricominciare da dove hai lasciato”.
E a furia di dai e dai, ‘sto concetto che mi arriva da più parti comincia ad avermi convinto.
Io il mio regno l’ho perso per sempre.
Mi rimangono solo degli anonimi villaggi di cui poco me ne fotte e poco me n'è sempre fottuto.
Va così.
Meglio farsene una ragione.
E riflettere.
Ci sta.
Che bella cenetta imbastita in due e due quattro, che bei temi sozzi, che bel piedino sulla mia pelle sotto il tavolo e cristissimo, Emiliana Gran Puttana, ma che voglia di grancazzo mi c’hai? Pari forse alla voglia che la mia Minchia Bufalera ha della tua fica di cera bianca? Nel parcheggio ci arrotoliamo come bisce nella macchina aziendale, la tua, che pare essere più comoda anche se più comoda non è, ma a noi checciffrega, noi siam elastici e arrapati e lecchiamo ciò che va leccato, piantiamo ciò che va piantato e denudiamo ciò che va denudato, cioè tutto e chiaviamo.
O Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, che splendore sei, nuda, mentre galoppi selvaggia sulla Extramazza che ti fa male quando preme di dentro in fondo, ma ti piace eccome quel malino sporcaccino, però io vis-a-vis un po’ di conversazione pornografica la voglio, che fa parte del mio background, del mio tempo, della mia performàns e scopro incredulo che non prendi il cazzo da Natale, scopro che le orgette casalinghe non sono (ahitè) più pervenute, scopro (sbattendotelo dentro come l’onda quando il cielo è scuro) che hai tanta voglia di farlo con una donna mulatta, scopro che l’idea del fiume porcone con alcuni sconosciuti porci nudi che se lo menano guardandoci chiavare ti piace da impazzire, scopro che nel culo al massimo un ditino e neanche sempre e scopro che, come già diffusamente detto, sei un bluff alimentato dalla tua lucida ultracoscienza di essere strafiga e, per questo, non ti dai nemmeno la pena sbattona di uscire da un qualche cliché standard (l’orgetta, la donna, l’esibizionismo) che detto nel momento in cui sei ripiena di cazzo come una faraona farcita di cazzo, assumono una valenza noiosa mortale, sopportabile solo poiché un corpo così si fatica a trovarlo a Hollywood e allora o ben che così o ben che un cazzo e io, che agisco sotto i comandi tirannici della Minchia Bufalera dico che ben venga la ultrafiga non talentuosa, che tanto è solo per stasera e del doman non v’è certezza.
Sborro ringhiando sui capezzolini duri e increspati, mentre dita perfettamente curate spalmano il nettare del dio cazzo su tutta la superficie della semisfera perfetta.
“Siamo due pazzi! Ma ti rendi conto che l’abbiamo fatto in macchina nel parcheggio?” gorgogli soddisfatta della tua “prodezza” da “pazza” (yawn) ed io mi affretto a puntualizzare che saremmo stati più pazzi se l’avessimo fatto in macchina in mezzo alla strada e tu ridi e ci rivestiamo, per poi dedicare quell’insopportabile mezz’ora ai baci e agli abbracci romantici che a me, scusate, fanno sboccare.
***
Torno a casa e uozzappo. Ma non alla Squinzy, alla Betta.
“Dormi?”.
No, non dorme. E’ sul divano in pigiama che non riesce a prendere sonno, brutto periodo, ma è stata felicissima di vedermi di sfuggita e di sapere che esisto ancora. Lavorare lavora a singhiozzo, l’hanno messa in cassa integrazione, il bimbone sta bene, va a scuola, è bravo, il cornuto è insopportabile, fatti forza Bettina, per forza Tazio.
“Pensi che ci incontreremo?” chiedo io speranzoso come uno scolaretto, ma un sorriso emoticons di modello base precede un “perché no, un caffè ce lo possiamo prendere” che suona tanto come “vediamoci pure, ma non credere di ricominciare da dove hai lasciato”.
E a furia di dai e dai, ‘sto concetto che mi arriva da più parti comincia ad avermi convinto.
Io il mio regno l’ho perso per sempre.
Mi rimangono solo degli anonimi villaggi di cui poco me ne fotte e poco me n'è sempre fottuto.
Va così.
Meglio farsene una ragione.
E riflettere.
Ci sta.
venerdì 9 novembre 2012
Preparazio e organizzazio
Hello, eccoci qui, giornata dedicata alle operazioni di imbarco e reintegro nella società italiana che mi brama e che mi vuole, che non può vivere senza di me, fatto salvo quando sono con lei, giacché spesso non vede l'ora che mi tolga dai coglioni per poi lamentare la mia assenza e questo è il segreto del moto perpetuo, poiché esso si manifesta sia nell'indole della società italiana con cui sto per ricongiungermi, sia nelle mie mutande calde e sensualmente odorose di maschio arrapato, dove i coglioni si torcono come fusilli e non mi donano lo stesso piacere che provo quando me li torce la Chiara, unico vero amore lurido della mia inutile esistenza.
Martedì sera toccherò il suolo italiano e poi salirò nella mia stimabile autovettura da uomo arrivato, arrivato all'aeroporto di partenza intendo, per poi poter procedere lungo quel capolavoro infrastrutturale che è la rete autostradale italiana, sino a giungere ai luoghi ameni del ristoro del corpo e dell'anima, cioè al Winebar o all'Osteria Quellanuova o, se necessiterò di un input per una sega post prandiale, alla Solita, dove le monumentali natiche emiliane della Marghe mi metteranno voglia di sozzo e di situazioni pecorecce nella stalla delle vacche.
Non ho una minchia secca di voglia di ritornare, ma capisco e realizzo che questa mia incerta situazione debba essere dipinta come certa, come disegno strategico, come gallata di dio alla mia ciurma, allo scopo di non farmi mortalmente cagare il cazzo e garantire il procedere della noia, utile solo a rimpinguare le mie esangui casse, violentate e stuprate dal costo della vita nella perfida Albione.
Ed ecco, quindi, che la giornata di oggi ben s'è prestata ad annunciare il mio ritorno, affinchè la mia Odalisca seSuale possa preparare tutto per il ritorno di Re Tazio.
"Betta, è il tuo Sire che parla, torno martedì sera, non lavarti più sino ad allora e fai uccidere il vitello grasso" e la Bettakruda ha risposto in automatico così "Ok, Sire, ma sappiate che il povero Umbe ci mancherà".
E poi chiudo con lei e mi chiedo cos'è.
Me lo chiedo.
Mi chiedo: cos'è, cos'è, che fa andare la filanda? E' chiara la faccenda: son quelli come me.
Mi viene da sboccare all'idea di tornare.
Ma, d'altra parte: non vivevate senza me, ahi l'amore!, ahi l'amore!, ed io so il perchè, ahi l'amore che cos'è.
Sto giù fino a giovedì e poi me ne torno qua.
Fanculo, cazzomerda.
Martedì sera toccherò il suolo italiano e poi salirò nella mia stimabile autovettura da uomo arrivato, arrivato all'aeroporto di partenza intendo, per poi poter procedere lungo quel capolavoro infrastrutturale che è la rete autostradale italiana, sino a giungere ai luoghi ameni del ristoro del corpo e dell'anima, cioè al Winebar o all'Osteria Quellanuova o, se necessiterò di un input per una sega post prandiale, alla Solita, dove le monumentali natiche emiliane della Marghe mi metteranno voglia di sozzo e di situazioni pecorecce nella stalla delle vacche.
Non ho una minchia secca di voglia di ritornare, ma capisco e realizzo che questa mia incerta situazione debba essere dipinta come certa, come disegno strategico, come gallata di dio alla mia ciurma, allo scopo di non farmi mortalmente cagare il cazzo e garantire il procedere della noia, utile solo a rimpinguare le mie esangui casse, violentate e stuprate dal costo della vita nella perfida Albione.
Ed ecco, quindi, che la giornata di oggi ben s'è prestata ad annunciare il mio ritorno, affinchè la mia Odalisca seSuale possa preparare tutto per il ritorno di Re Tazio.
"Betta, è il tuo Sire che parla, torno martedì sera, non lavarti più sino ad allora e fai uccidere il vitello grasso" e la Bettakruda ha risposto in automatico così "Ok, Sire, ma sappiate che il povero Umbe ci mancherà".
E poi chiudo con lei e mi chiedo cos'è.
Me lo chiedo.
Mi chiedo: cos'è, cos'è, che fa andare la filanda? E' chiara la faccenda: son quelli come me.
Mi viene da sboccare all'idea di tornare.
Ma, d'altra parte: non vivevate senza me, ahi l'amore!, ahi l'amore!, ed io so il perchè, ahi l'amore che cos'è.
Sto giù fino a giovedì e poi me ne torno qua.
Fanculo, cazzomerda.
lunedì 29 ottobre 2012
Skype dimmerda
Tanti auguri, tanti auguri, lo vuoi adesso il regalo? non se ne parla Tazione, me lo dai stasera e sorridi che già ti pregusti, com'è giusto che sia, la serata dei festeggiamenti e che bello. Poi parti zompettante verso il viaggio che ti aspetta e io allora mi ricompongo mi sistemo, mi addresso e lancio Skype verso l'inimitabile avventura di ritornare in bottega.
Bonjour Bettina, come va? como estas? todo bien? tres bien anche se è lunedì, Tazio, già, è lunedì anche qui sai? ma dai? ma sì, ma pensa.
Che tette che c'ha la Betta, anche su Skype.
Poi arriva il Loca, trafelato, preoccupato, cosa c'è? niente, solo un merdaio perchè bla e bla e bla e bla. Devo chiamare io? Se puoi mi faresti un favore, ok dopo lo chiamo e poi ti richiamo, ma senti, venerdì liberi tutti eh, ponticello che schifo non fa, non possiamo Tazio siamo nel marasma che oggi finiamo un girato e poi bla e bla e bla e bla, piuttosto, quand'è che ti rivediamo, che dobbiamo parlarti di cose che capitano di là e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e dico che credo che mi abbia detto tutto e lui mi dice di sì, allora dico che ci penso un attimo e lui riattacca, ok, ma quand'è che torni tu? io non torno più, dico scherzando e lui si agghiaccia, poi dico tranky scherzavo, ma non credo prima del 13. Silenzio di ghiaccio. Ma avevi detto il 5. Sì, ma adesso dico il 13, ma che problemi hai senza di me? Hai le redini del comando, sei in pista alla grande, ti manco sotto un profilo sessuale? Ti capisco sai? Vaccagare Tazio, no è che ti devo parlare di persona e non su Skype, devo preoccuparmi Loca? nononononononononono è solo che dobbiamo riorganizzare le cose perchè così diventa difficile, scusa Loca, questa conversazione ci stava dopo otto mesi che non ci vedevamo e sentivamo, ma invece sono solo otto giorni, cosa succede? Bisogna che parliamo Taz, con 'sto coso non ci riesco, ok, allora dopo il tredici, ok, dopo il tredici.
Che ansia.
Bonjour Bettina, come va? como estas? todo bien? tres bien anche se è lunedì, Tazio, già, è lunedì anche qui sai? ma dai? ma sì, ma pensa.
Che tette che c'ha la Betta, anche su Skype.
Poi arriva il Loca, trafelato, preoccupato, cosa c'è? niente, solo un merdaio perchè bla e bla e bla e bla. Devo chiamare io? Se puoi mi faresti un favore, ok dopo lo chiamo e poi ti richiamo, ma senti, venerdì liberi tutti eh, ponticello che schifo non fa, non possiamo Tazio siamo nel marasma che oggi finiamo un girato e poi bla e bla e bla e bla, piuttosto, quand'è che ti rivediamo, che dobbiamo parlarti di cose che capitano di là e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e bla e dico che credo che mi abbia detto tutto e lui mi dice di sì, allora dico che ci penso un attimo e lui riattacca, ok, ma quand'è che torni tu? io non torno più, dico scherzando e lui si agghiaccia, poi dico tranky scherzavo, ma non credo prima del 13. Silenzio di ghiaccio. Ma avevi detto il 5. Sì, ma adesso dico il 13, ma che problemi hai senza di me? Hai le redini del comando, sei in pista alla grande, ti manco sotto un profilo sessuale? Ti capisco sai? Vaccagare Tazio, no è che ti devo parlare di persona e non su Skype, devo preoccuparmi Loca? nononononononononono è solo che dobbiamo riorganizzare le cose perchè così diventa difficile, scusa Loca, questa conversazione ci stava dopo otto mesi che non ci vedevamo e sentivamo, ma invece sono solo otto giorni, cosa succede? Bisogna che parliamo Taz, con 'sto coso non ci riesco, ok, allora dopo il tredici, ok, dopo il tredici.
Che ansia.
giovedì 25 ottobre 2012
Regolazioni
Alle otto e trenta, stamattina, ero su Skype con la Bettona che mi aggiornava sul noioso nulla avvenuto ieri.
Parlava di questo e di quello, di chi ha telefonato e di chi non ha telefonato, terminando poi con una mini indagine blitz sulla data del mio ritorno.
La risposta sarebbe stata, come già detto, "Mai".
Ma invece ho preso il calendario, sul serio stavolta e ho dato un'occhiata. Fino al 30 incluso di sicuro. Ma poi c'è il primo che è festa, il due è un venerdì, attacco il week end e rispondo "Non prima di lunedì 5", sortendo un tranquillo "Ok, è solo per regolarmi".
Massì, Betta, regolati in tutta serenità.
Tanto ho l'impressione che, quando ritornerò, non rimarrò incollato alla sedia per molto.
Perchè qui non è solo la questione delle fiumane di sesso, intendiamoci. Qui è una sensazione di opportunità davvero interessante. Non so come spiegarmi, ma qui si sente che qualcosa è vivo e brulicante, attivo, vigoroso.
Da noi è solo stridor di denti e schioccar di cinture.
E poi io, francamente, di fare quel che faccio mi sono rotto i coglioni.
Io credevo e volevo un'altra cosa, ci sto solamente perchè campo e bene, diciamocelo.
Ma non sempre basta.
Parlava di questo e di quello, di chi ha telefonato e di chi non ha telefonato, terminando poi con una mini indagine blitz sulla data del mio ritorno.
La risposta sarebbe stata, come già detto, "Mai".
Ma invece ho preso il calendario, sul serio stavolta e ho dato un'occhiata. Fino al 30 incluso di sicuro. Ma poi c'è il primo che è festa, il due è un venerdì, attacco il week end e rispondo "Non prima di lunedì 5", sortendo un tranquillo "Ok, è solo per regolarmi".
Massì, Betta, regolati in tutta serenità.
Tanto ho l'impressione che, quando ritornerò, non rimarrò incollato alla sedia per molto.
Perchè qui non è solo la questione delle fiumane di sesso, intendiamoci. Qui è una sensazione di opportunità davvero interessante. Non so come spiegarmi, ma qui si sente che qualcosa è vivo e brulicante, attivo, vigoroso.
Da noi è solo stridor di denti e schioccar di cinture.
E poi io, francamente, di fare quel che faccio mi sono rotto i coglioni.
Io credevo e volevo un'altra cosa, ci sto solamente perchè campo e bene, diciamocelo.
Ma non sempre basta.
mercoledì 26 settembre 2012
Dei culi
Entro in bottega, in puntuale ritardo, recando i plichi che il postino, incontrato sul portone, mi ha consegnato direttamente.
Entro spulciando le buste ed odo, dall'ufficio della Betta, un'accesa discussione sul culo di quella gran consigliera della Minetti e quello di quella gran puerpera della Fico, discussione accademica che coinvolge i più illustri esponenti dell'intellighenzia emiliana: Costa, Loca e Zack.
I chiarissimi professori sono assiepati sul Mac della Betta ed aprono incessantemente finestre su finestre, zoomando sul culo di questa e di quella, con rovente diatriba relativa a chi dovesse meritare il palmares della chiappa migliore.
Entro e appoggio la posta, mentre una cascata di "ciao" mi investe senza mollare la compulsiva ricerca di altre foto eloquenti.
"Intanto ciao un cazzo" dico solenne "oggi mi chiamerete tutti Sire o Maestà e vi rivolgerete a me dandomi del voi, che qui è ora di cambiare".
Il Loca alza gli occhi dallo schermo e mi dice "ma và a cagare" ed io mantengo il mio regale aplomb, ma dopo una pausa di alcuni secondi dico "Elisabetta, cortesemente, si annoti di chiamare il boia, che domattina questo marrano dev'essere decapitato" e la Betta, suddita perfetta, mi risponde "Sì Sire" ed io le rivolgo un grazioso sorriso di compiaciuto ringraziamento.
Poi apro gli occhi alla suburra.
"Siete una manica di imbecilli e parlate perché c'avete la bocca in mezzo alla fazza. Aprire immediatamente il sito dell'Ansa e cercare la manchette dedicata a Salma Hayek intitolata "Salma Hayek e la bellezza delle forme". Scorrere la fotogallery sino ai fotogrammi sei, sette e, soprattutto, otto. Perché quello è un culo, anzi, quello è IL culo, è il protoculo, è il culo disegnato da Dio in persona, è il culo di cui si dovrebbe fare copia perfetta e lo si dovrebbe conservare a Ginevra, accanto al metro campione, perché quello è il culo |assoluto| e tutto il resto sono chiacchiere e come certamente avrete sentito dire, le chiacchiere stanno a zero".
"Ma è una culona!!" esordisce Zack.
"E ma cazzo Taz fa provincia" rincara il Loca.
Guardo il Costa e gli dico "Pesa le parole, perché sei al momento l'unico di loro che ha ancora un lavoro".
"Me mi piace" dice il calabro saudita ed io non so se gli piace veramente o se gli piace lo stipendio.
"Elisabetta, cortesemente, chiami il commercialista per la pratica di licenziamento di Zaccagnini. Per Locatelli non se ne curi, tanto lo decapitiamo domattina. Ora signori, vi prego, andate a svagarvi lavorando, che qui avete profuso abbastanza, per oggi"
"No, ma Taz, a parte gli scherzi… fa provincia"
"TUTTI-FUORI-DAI-COGLIONI-TEMPOZZERO" urlo come il tenete dei parà che ero.
E rimango con la sublime Betta, dal vestito a taglio Chanel senza maniche di shantung di seta blu petrolio e le vertiginose peeptoe abbinate e le sussurro "Il più bel culo in assoluto è il tuo, ma non potevo dirlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Se lo dicevi ti tagliavo il pisello, Sire" ed io le sussurro "Forse non ti sarebbe convenuto, Elisabetta" e lei mi sussurra "Conosco un bravo imbalsamatore, Sire" e io le sussurro "Sei cattiva, Elisabetta" e lei mi sussurra "Sì, ma ho un gran bel culo, Sire" ed io le sussurro "Mi piacerebbe rivederlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Fuori dai coglioni in tempozzero, Sire".
E' mercoledì e domani vado a Londra.
Chissà se c'è anche Salma Hayek.
Entro spulciando le buste ed odo, dall'ufficio della Betta, un'accesa discussione sul culo di quella gran consigliera della Minetti e quello di quella gran puerpera della Fico, discussione accademica che coinvolge i più illustri esponenti dell'intellighenzia emiliana: Costa, Loca e Zack.
I chiarissimi professori sono assiepati sul Mac della Betta ed aprono incessantemente finestre su finestre, zoomando sul culo di questa e di quella, con rovente diatriba relativa a chi dovesse meritare il palmares della chiappa migliore.
Entro e appoggio la posta, mentre una cascata di "ciao" mi investe senza mollare la compulsiva ricerca di altre foto eloquenti.
"Intanto ciao un cazzo" dico solenne "oggi mi chiamerete tutti Sire o Maestà e vi rivolgerete a me dandomi del voi, che qui è ora di cambiare".
Il Loca alza gli occhi dallo schermo e mi dice "ma và a cagare" ed io mantengo il mio regale aplomb, ma dopo una pausa di alcuni secondi dico "Elisabetta, cortesemente, si annoti di chiamare il boia, che domattina questo marrano dev'essere decapitato" e la Betta, suddita perfetta, mi risponde "Sì Sire" ed io le rivolgo un grazioso sorriso di compiaciuto ringraziamento.
Poi apro gli occhi alla suburra.
"Siete una manica di imbecilli e parlate perché c'avete la bocca in mezzo alla fazza. Aprire immediatamente il sito dell'Ansa e cercare la manchette dedicata a Salma Hayek intitolata "Salma Hayek e la bellezza delle forme". Scorrere la fotogallery sino ai fotogrammi sei, sette e, soprattutto, otto. Perché quello è un culo, anzi, quello è IL culo, è il protoculo, è il culo disegnato da Dio in persona, è il culo di cui si dovrebbe fare copia perfetta e lo si dovrebbe conservare a Ginevra, accanto al metro campione, perché quello è il culo |assoluto| e tutto il resto sono chiacchiere e come certamente avrete sentito dire, le chiacchiere stanno a zero".
![]() |
| IL Culo |
"E ma cazzo Taz fa provincia" rincara il Loca.
Guardo il Costa e gli dico "Pesa le parole, perché sei al momento l'unico di loro che ha ancora un lavoro".
"Me mi piace" dice il calabro saudita ed io non so se gli piace veramente o se gli piace lo stipendio.
"Elisabetta, cortesemente, chiami il commercialista per la pratica di licenziamento di Zaccagnini. Per Locatelli non se ne curi, tanto lo decapitiamo domattina. Ora signori, vi prego, andate a svagarvi lavorando, che qui avete profuso abbastanza, per oggi"
"No, ma Taz, a parte gli scherzi… fa provincia"
"TUTTI-FUORI-DAI-COGLIONI-TEMPOZZERO" urlo come il tenete dei parà che ero.
E rimango con la sublime Betta, dal vestito a taglio Chanel senza maniche di shantung di seta blu petrolio e le vertiginose peeptoe abbinate e le sussurro "Il più bel culo in assoluto è il tuo, ma non potevo dirlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Se lo dicevi ti tagliavo il pisello, Sire" ed io le sussurro "Forse non ti sarebbe convenuto, Elisabetta" e lei mi sussurra "Conosco un bravo imbalsamatore, Sire" e io le sussurro "Sei cattiva, Elisabetta" e lei mi sussurra "Sì, ma ho un gran bel culo, Sire" ed io le sussurro "Mi piacerebbe rivederlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Fuori dai coglioni in tempozzero, Sire".
E' mercoledì e domani vado a Londra.
Chissà se c'è anche Salma Hayek.
venerdì 21 settembre 2012
Samba du Vomitao Paraiso
Bonjour!!! Bonjour!!! Bonjour!!!!
Che delizioso venerdì luminoso e fresco, dai colori sgargianti dell'autunno incipiente, che meravigliosa giornata stupenda ed incredibile, non trovate anche voi che sia uno dei giorni più assolutamente stupendi della storia dell'umanità?
Pensate, amisgi che numerosi mi seguite da cassa, che questa sera alle venti salirò a bordo della mia automobile e mi andrò a fare un giro fino all'aeroporto di Bergamo, così, in un impulso di turismo sessuale che male non fa eh.
E no e no e no.
Stamattina ho fatto colazione al Vomit Paradise dove era in atto una festa brasiliana selvaggia, con samba di capodanno a palla, che la Sonjasugna è ritornata dalle vacanze, bella abbronzata come una cacca ed euforica come una tossica di chetamina e mi sono permesso di chiedere cosa cazzo c'entrasse la samba, visto che è stata alle Canarie e la scienziata mi ha risposto piccata "Cazzo vuol dire? Là mettevano su sempre la samba".
Ed è giusto, stupido me che chiedo cose sciocchine.
Però l'offesa è durata un secondo e la bella baiadera di razza Duroc ha ricominciato le danze, scuotendo le mammelle assieme all'altra Large White mammellata, entrambe vestite di top sopramammellari che, birichini, (ma che seccatura!) necessitavano di continui richiami a salire e non a scendere come (ma che seccatura!) pareva fosse il loro istinto.
Poi sono salito al ritmo di Mi amigu Charlie Brown, Charlie Brown e ho incrociato la Betta, bella, seSuale, irraggiungibile e le ho chiesto se avesse dormito bene, con un sorriso sornione da gagà di periferia e la cosmica Betta mi ha freddato rispondendomi che aveva dormito "come una putta" e la cosa mi ha fatto sgorgare una risata dal cuore, brava, bella e bellebbrava e bravebbella e bravebbellaebellebbrava, che io oggi voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente, che questo incanto non costa niente.
Boooooonjoooourrrrrr!!!!!
Oggi è il venerdì della sgioia, amisgi, e sonu felisge, che vedo tutu belu e tutu è sgioia.
E' venerdì e oggi arriva la mia Skizoide adorata.
Skizu vola areoportu, ma fae vilosge ammmoreeee.
Bonsgiur.
Che delizioso venerdì luminoso e fresco, dai colori sgargianti dell'autunno incipiente, che meravigliosa giornata stupenda ed incredibile, non trovate anche voi che sia uno dei giorni più assolutamente stupendi della storia dell'umanità?
Pensate, amisgi che numerosi mi seguite da cassa, che questa sera alle venti salirò a bordo della mia automobile e mi andrò a fare un giro fino all'aeroporto di Bergamo, così, in un impulso di turismo sessuale che male non fa eh.
E no e no e no.
Stamattina ho fatto colazione al Vomit Paradise dove era in atto una festa brasiliana selvaggia, con samba di capodanno a palla, che la Sonjasugna è ritornata dalle vacanze, bella abbronzata come una cacca ed euforica come una tossica di chetamina e mi sono permesso di chiedere cosa cazzo c'entrasse la samba, visto che è stata alle Canarie e la scienziata mi ha risposto piccata "Cazzo vuol dire? Là mettevano su sempre la samba".
Ed è giusto, stupido me che chiedo cose sciocchine.
Però l'offesa è durata un secondo e la bella baiadera di razza Duroc ha ricominciato le danze, scuotendo le mammelle assieme all'altra Large White mammellata, entrambe vestite di top sopramammellari che, birichini, (ma che seccatura!) necessitavano di continui richiami a salire e non a scendere come (ma che seccatura!) pareva fosse il loro istinto.
Poi sono salito al ritmo di Mi amigu Charlie Brown, Charlie Brown e ho incrociato la Betta, bella, seSuale, irraggiungibile e le ho chiesto se avesse dormito bene, con un sorriso sornione da gagà di periferia e la cosmica Betta mi ha freddato rispondendomi che aveva dormito "come una putta" e la cosa mi ha fatto sgorgare una risata dal cuore, brava, bella e bellebbrava e bravebbella e bravebbellaebellebbrava, che io oggi voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente, che questo incanto non costa niente.
Boooooonjoooourrrrrr!!!!!
Oggi è il venerdì della sgioia, amisgi, e sonu felisge, che vedo tutu belu e tutu è sgioia.
E' venerdì e oggi arriva la mia Skizoide adorata.
Skizu vola areoportu, ma fae vilosge ammmoreeee.
Bonsgiur.
In un turbinio di tette la sera giunse, TazionoTazionoTaziono
E la sera comincia a tingere quando la Betta entra con quattro carte in mano che le devo firmare e, mentre vergo il mio nome in bella scrittura, mi faccio due conti e mi rendo conto che in bottega ci siamo solo io e lei poiché questo, quello e quell'altro sono in luoghi di non ritorno e mentre sono alla terza firma, che minio con svolazzi impreziosenti, faccio scivolare l'occhio di sotto e vedo il suo alluce, appaiato con l'illice, che fa bella mostra di sé dal buco dei sabot e dentro di me sento il risveglio della giungla, della tundra e della savana, sento la risaia in rivolta, la filanda in fiamme, la pineta che arde e la palude che bolle, sento il monito saggio del macellaio mannaro che mi esorta a non sprecare il bendiddio e godere di carne tremula e molle, di odori, di liquidi, di peli, di sudori mal sopiti e mi ereggo agguantandola, trapanandole la gola con uno slinguo degno della miglior razza bovina, slinguo che la coglie impreparata dapprima e competitiva dappoi e mentre odo un lamentoso "Tazio no, Tazio qui no, Tazio dai, Tazio fermo" scavo nella carne pancea trovando il malefico bottone del dermojeans epiteliale e, rompendomi un'unghia, lo faccio scivolare fuori dall'asola, al fine di scuoiarle di dosso pantaloni e mutandine, arrotolandoli alla caviglia, per tuffarmi a bocca aperta nella meravigliosa Foresta Nera ficale, cercando di rianimare l'ipertrofico cazzo che in breve svetta tra le mie labbra, scappellato, carnoso, elongato e turgido, miracolo della Natura Generosa che lascia a bocca aperta, esortando con le sue meraviglie a sbocchinare a più non posso.
"TazioTazioTazioTazionoTazioquino" ripeti l'incessante ed inutile mantra, ma intanto dimeni il bacino e, con le caviglie appaiate apri le gambe offrendomi la sorcona gonfia da leccare e sbocchinare, da annusare pisciona e odorosa ed è un attimo, un flash, una frazione infinitesimale dell'universo di Maxwell moltiplicato per la costante di Planck, fratto la variabile di Katz che sei a novanta aggrappata al bordo della mia scrivania che ti fai fottere alla pecora e io osservo, nella beatitudine dell'arte, fors'anche con un principio di sindrome di Stendhal, il mio Tarello Ultrasonico Turbo Randazzo Rampazzo che scivola dentro e fuori dalla tua ficona scura e gonfia, proprio in mezzo a quelle chiappe bagnate che valorizzano ed esaltano l'artistica bestialità ammutolente del tuo buco del culo peloso che si schiude ad ogni affondo fendente che la mia Spada di Roccia ti infligge.
"TazioTazioTazioTazionoTazioquinoTazio" e ansimi come un alce, come un caribù, come un facocero africano, come un'ornitorinca neozelandese troia ed io sbatto, svango, profano, trivello e caroto, mentre in multitasking ci liberiamo degli indumenti che non appartengono alla nostra civiltà, ai nostri costumi primitivi della valle di Neander e ignudi e selvaggi ci avviluppiamo sul divanetto guascone, fottendo come due assatanati, leccandoci come fossimo Calippi ed io godo, godo dell'amaro del deodorante sulle tue ascelle, mentre tu sollevi la mammella stile Impero dirigendola verso la bocca per succhiarti il capezzolone rugoso e mi prende lo sturbo ed accelero, sollevandoti le gambe sulle spalle, che è il modo in cui amo chiavare più di ogni altro al mondo, annusandoti i piedi mentre tu, pudica, arricci le dita nel timore che essi puzzino, ma è troppo tardi, mia cara, perché mentre frullo a percussione la tua sorca bollente, godo di quell'odore maschile, che è cosa che capita dopo un intero giorno nei sabot infernali ed è stupendo conoscerti, mia Betta adorata e lecco tra le dita e fotto e percuoto e tu ti seghi il cazzetto e poi emetti un suono gutturale simile al richiamo del mammut siberiano in calore e vieni urlando il mio nome e ciò mi rende orguogliuoso e poi mi diventi un ossesso e mi imponi, mi ordini, esigi senza remissioni della pena che io venga, subito, immediatamente e ti scivolo fuori levigando il pennone e ti chiedo scomposto dove avresti piacere che riversassi il contenuto del mio volatile e tu raggruppi le sporte carnose, abbandoni il capo all'indietro ed io schizzo grugnendo e sbattendo la cappella sulle sporte medesime, ben irrorate di sperma curativo.
***
Ritorni dal bagno, nuda, poiché ti sei precipitata a cancellare ogni traccia che nemmeno col Luminol troverebbero uno spermatozoo. Ti vesti compulsiva, veloce, non dici una parola, troppo intenta a ricomporti, mentre io fumo svaccato sulla sedia giocherellando col cazzo ancora turgido.
Poi ti alzi, ti sistemi i capelli e mi guardi con un sorrisetto suino. Ti avvicini, mormori che è tardi e che devi andare, ti chini a baciarmi e mi palpi l'uccello, mi baci e mi dici in un soffio "Finalmente sei tornato al mondo Taz".
Superbetta Ultracosmica.
Ai lov iu.
"TazioTazioTazioTazionoTazioquino" ripeti l'incessante ed inutile mantra, ma intanto dimeni il bacino e, con le caviglie appaiate apri le gambe offrendomi la sorcona gonfia da leccare e sbocchinare, da annusare pisciona e odorosa ed è un attimo, un flash, una frazione infinitesimale dell'universo di Maxwell moltiplicato per la costante di Planck, fratto la variabile di Katz che sei a novanta aggrappata al bordo della mia scrivania che ti fai fottere alla pecora e io osservo, nella beatitudine dell'arte, fors'anche con un principio di sindrome di Stendhal, il mio Tarello Ultrasonico Turbo Randazzo Rampazzo che scivola dentro e fuori dalla tua ficona scura e gonfia, proprio in mezzo a quelle chiappe bagnate che valorizzano ed esaltano l'artistica bestialità ammutolente del tuo buco del culo peloso che si schiude ad ogni affondo fendente che la mia Spada di Roccia ti infligge.
"TazioTazioTazioTazionoTazioquinoTazio" e ansimi come un alce, come un caribù, come un facocero africano, come un'ornitorinca neozelandese troia ed io sbatto, svango, profano, trivello e caroto, mentre in multitasking ci liberiamo degli indumenti che non appartengono alla nostra civiltà, ai nostri costumi primitivi della valle di Neander e ignudi e selvaggi ci avviluppiamo sul divanetto guascone, fottendo come due assatanati, leccandoci come fossimo Calippi ed io godo, godo dell'amaro del deodorante sulle tue ascelle, mentre tu sollevi la mammella stile Impero dirigendola verso la bocca per succhiarti il capezzolone rugoso e mi prende lo sturbo ed accelero, sollevandoti le gambe sulle spalle, che è il modo in cui amo chiavare più di ogni altro al mondo, annusandoti i piedi mentre tu, pudica, arricci le dita nel timore che essi puzzino, ma è troppo tardi, mia cara, perché mentre frullo a percussione la tua sorca bollente, godo di quell'odore maschile, che è cosa che capita dopo un intero giorno nei sabot infernali ed è stupendo conoscerti, mia Betta adorata e lecco tra le dita e fotto e percuoto e tu ti seghi il cazzetto e poi emetti un suono gutturale simile al richiamo del mammut siberiano in calore e vieni urlando il mio nome e ciò mi rende orguogliuoso e poi mi diventi un ossesso e mi imponi, mi ordini, esigi senza remissioni della pena che io venga, subito, immediatamente e ti scivolo fuori levigando il pennone e ti chiedo scomposto dove avresti piacere che riversassi il contenuto del mio volatile e tu raggruppi le sporte carnose, abbandoni il capo all'indietro ed io schizzo grugnendo e sbattendo la cappella sulle sporte medesime, ben irrorate di sperma curativo.
***
Ritorni dal bagno, nuda, poiché ti sei precipitata a cancellare ogni traccia che nemmeno col Luminol troverebbero uno spermatozoo. Ti vesti compulsiva, veloce, non dici una parola, troppo intenta a ricomporti, mentre io fumo svaccato sulla sedia giocherellando col cazzo ancora turgido.
Poi ti alzi, ti sistemi i capelli e mi guardi con un sorrisetto suino. Ti avvicini, mormori che è tardi e che devi andare, ti chini a baciarmi e mi palpi l'uccello, mi baci e mi dici in un soffio "Finalmente sei tornato al mondo Taz".
Superbetta Ultracosmica.
Ai lov iu.
martedì 19 giugno 2012
Taziopensieri sparpagliati di fine giornata
L’appuntamento al Circolo
Milliano
E’ più di un mese che non metto piede là dentro. Anzi, per voler essere
pignolini gni gni gni, come dice la Chiaretta, da mercoledì 16 maggio, ossia da
trentaquattro giorni. Mi sembra di più, comunque. Con la Milly ci siamo sentiti
e strasentiti, ovviamente. E stasera si riappiccica questo tassello di
normalità, anche se qua la macarena non smette, perché anche se non trema un
cazzo noi sentiamo il tremone. E vabbè, passerà.
Spero ci sia un po’ di gente, stasera. La Coppia Bestia di sicuro, mi
hanno messaggiato prima. Poi ci sarà Habana, il fine serata, la Milly, insomma
ho proprio voglia di andarci.
Il terremoto abbatte quel che
stava in piedi per errore
E così anche per le persone. Questo terremoto ha abbattuto molte
sovrastrutture che venivano vestite da persone attorno a me. Il Ruggi è
cambiato, per esempio. Certo, ho avuto l’occasione di dargli giù le penne
imponendogli la riflessione, ma in lui secondo me qualcosa sta cambiando. Ha
abbandonato il suntuoso progetto della casa nel Bordeax e adesso sta qua a
trafficare per dare una mano, fare, aiutare. Gli farà bene. La Emi si è
riavvicinata al Loca. Niente lingua in bocca, ma si sentono e si vedono. Il
Costa che è un buonone ha subito chiamato la Siusy. Insomma, sono crollate
delle strutture ed è emerso quello che c’era sotto e questo, secondo me, non è
male.
La libertà che imprigiona
Sono trentaquattro giorni che io e la Skizza condividiamo lo stesso
letto e la stessa casa. Non sempre nello stesso posto, ma mai uno ha dormito
separato dall’altra. Come chiamare questa cosa? Chiamiamola la cosa più
sgangherata e strampalata del mondo, perfettamente in sintonia col mio stile. Convivo,
nessuno ha affrontato l’argomento, nessuno sta male e quindi bene così. Nemmeno
la Troiamadre si è accorta che la figlia non abita più là. D’altra parte se
nemmeno lei è in quella casa e se i rapporti viaggiano via 3G come fa la
Troiamadre a saperlo? La Chiara dice che vuol vedere quanto mette ad
accorgersene. Io dico che sto bene lo stesso anche se non se ne accorge, anzi.
“Skizza, stasera sono fuori a
cena e poi vado al Circolo”
“Ah, ok, allora io esco coi
ragazzi e mangio fuori”
Ecco, fine. Un’amica dice che è paracula e che mi dà esattamente ciò
che sa che voglio.
Se è come dice la mia amica, potrei anche sposarla.
Radio Elettra
La Betta è come un emettitore di onde radio. E’ sempre uguale in tutte
le situazioni, ma io quando comincia ad emettere la sento lontano un chilometro,
perché io sono un ricevitore di onde radio. La Betta mi comunica con le dita
dei piedi. Un giorno ve lo spiegherò meglio, ma posso preannunciarvi che ho la vibrante
sensazione che la sua passera voglia incontrare il mio fagiano in tempi brevi,
scopo incrocio di razze. L’incrocio è la salvezza delle popolazioni animali e
io mica voglio metterle in pericolo.
Non sono mica matto, io.
E no.
Diagnosi dolorose
Questo pomeriggio alle ore quindici, la retro della mia Marzedes non è
più entrata. Ricoverata d’urgenza presso il meccanico ufficiale, le è stato
diagnosticato un brutto male. Cioè lo è stato diagnosticato al mio già
emorragico portafogli, più che altro. Attendo nella mattinata di domani il
bollettino medico, ma sono già psicologicamente preparato al decesso. E’
incredibile, dopo soli sedici anni e soli due milioni di chilometri.
Le fanno che si rompono a comando secondo me.
Fine dei taziopensieri. Vi auguro una serata esplosiva e ci sentiamo
duman.
Basgi, amisgi.
lunedì 18 giugno 2012
Il giorno è oggi
Era ovvio, c’era da aspettarselo, era inevitabile, lo si sapeva, lo si
sapeva che prima o poi quel giorno sarebbe arrivato, quel giorno sorretto dalla
memoria per molti mesi, quel giorno che nella mia immaginazione si è
concretizzato centinaia e centinaia di volte, generando centinaia e centinaia
di violente masturbate nel cesso ed ora quel giorno è qui, è oggi, è stupendo
ed io sono arrapato come un caribù del Nilo, perché oggi, oggi che è quel
giorno, oggi la Betta è venuta in ufficio con quel vestitino di jeans sopra al
ginocchio che le lascia scoperte le spalle facendo sbocciare in tutta la loro
voluttuosa volumetria vigliacca le zinne mammellate e ai piedi ha, troia irraggiungibile, quegli zoccoletti di
legno che mi fanno scappellare solo a guardarli e (o Somma Maiala delle
Galassie Sborraiole) e poi ha lo smalto rouge noir e
(mammasantissimadalcuordisangue) la fottuta caviglierina sottile da
Ipermegascrofa delle Paludi dei Cazzimartello.
Le sbaverei addosso dalle orecchie alle dita dei piedi, ma adesso no,
no, non adesso, perché il top, la quinta essenza, il Nirvana Anemogamo, il
Paradiso Perduto, la laguna Blu Notte e la Macarenarandazza sarebbe sbavarle
addosso a fine giornata, cercando come un maiale da tartufo il suo odore da
troia tra le pliche sudate, le mammellone spaziali, le dita dei piedi, le
ascelle e l’appiccicoso ano scuro e peloso, sbocchinandole il grosso clitoride
scappellato, finendo per ficcarle poi la Mazza Imperiale Trivella Tarella
Rampazza nel buco sfondato della fica materna, pompandola come un mantice
meccanico turbo assistito, facendole traballare quella sozza massa di carne
sublime e arrapante sino a che la bella Morazzona Puttana Minchiofaga non
sborra gridando che io e solo io sono il dio della Minchia Perforante e che mi
adora e mi venera e mi brama.
Vado a farmi una sega.
martedì 22 maggio 2012
Verifica scientifica delle lesioni
“Betta scusa, ma l’altra notte ti
son ballate anche le poppe?”
“A non so, è ballato tutto, altro
che le poppe”
“No, non scherzare, cerca di
ricordarti bene. Perché se ti sembra di sì sarei più tranquillo se potessi dare
un’occhiata per verificare che non ci siano lesioni strutturali”
“Un’occhiata eh? Solo un’occhiata?
E se trovi le lesioni cosa fai? Le sfolli?”
“No, intervengo spruzzando un
liquido che rinsalda le eventuali fratture”
“Mo sarai siocco…”
“Mo sé”
mercoledì 2 maggio 2012
La Sfinge falegnama
Mh, mh, mh.
Il mercoledì volge al termine. Pesante, ma proficuo. Siamo già a
giovedì, insomma. Bene, molto bene.
Sono freddamente calmo. Osservo mantenendomi calmo, calmissimo.
Osservo. Muovo appena gli occhi, con l’espressione impenetrabile. Una Sfinge,
ma una Sfinge calma. Calmissima.
Tempo serenissimo, oggi. Primavera in piena regola. Mh, mh, mh.
Temperatura gradevolissima, mh, mh, mh.
E mi mantengo calmo, calmissimo, le funzioni vitali ai regimi minimi.
Sento le energie risparmiarsi e dissiparsi solo nel movimento degli occhi,
perché è così che fa una Sfinge calma dall’espressione impenetrabile: muove
solo i bulbi oculari e non consuma nemmeno un erg inutile, perché è una Sfinge
e la Sfinge, si sa, non suda.
E già, se si mettesse pure a sudare, la Sfinge, sarebbe fritta.
E così io.
Immobile.
Tutto sotto controllo, tutto in mio potere, il potere della calma Sfingea
dall’espressione impenetrabile.
Il potere della mente è eccelso: ogni emozione, ogni cosa può essere
controllata col potere della mente, ogni. E così faccio io, impenetrabile Sfinge
che non suda e muove appena i bulbi oculari.
Controllo, domino, quasi al limite di un’esperienza extracorporea nella
quale mi vedo seduto alla scrivania immobile, imperturbabile, calmissimo, Sfingeo.
E’ incredibile come il potere della mia mente riesca ad andare oltre, a
superare, a controllare la situazione.
Percepisco che la realtà non è che fatta di oggetti e gli oggetti non
devono turbare la mia mente Sfingea, imperturbabile, calma, quasi letargica.
Guardo il tavolo riunioni del mio studio e penso che si tratta di
oggetti e gli oggetti non sono cibo per la mente, ma solo strumenti. E quelli
ai piedi della Betta, che spulcia carte seduta al tavolo riunioni del mio
studio, che da oggi sarà lo Studio della Sfinge Calma ed Imperturbabile, sono
semplici sandali a due stringhe larghe di camoscio nero che incrociano sulle
nudissime dita dei piedi decorate con uno smalto che (non vorrei sbagliarmi) mi
pare proprio un Rouge Noir Chanel. Sling back, leggero plateau e tacco
cilindrico, begli oggetti, ma semplici oggetti che non devono interessare la Sfinge
che per nessun motivo deve azzardarsi a pensare che delizia, a questo punto
della calda giornata, può essere scalzare quei sandali oggetto da quei piedi
oggetto e piantare il naso oggetto sotto le dita oggetto aspirando con quanta
forza la Sfinge calma riesce ad avere.
Benedetta maledetta primavera.
Riesce a far tirare il cazzo anche alla Sfinge Calma ed Imperturbabile.
Un tronco di cazzo di tufo così.
Urge un momento di falegnameria.
Urge.
mercoledì 25 aprile 2012
Vualà
Ecco fatto, vualà, olé.
Dopo mesi di sofferenza, la suocera della Betta è morta. Fine, finita.
Finalmente.
Cinico? Sadico? Bastardo? Forse, ma parliamone.
E’ cinismo aberrante dire “finita,
finalmente” per quella Sconosciuta Signora, o è assurdo cinismo aberrante
sperare, come medievali templari preistorici, nella guarigione dal cancro
terminale?
No, dico, parliamone. Perché io mica ci sto a questi rigurgiti del
cazzo benpensanti e paracristiani, eh.
Buon viaggio, Sconosciuta Signora. Se la meritava prima, ‘sta cazzo di
gita.
Ben prima che le togliessero la dignità in nome della scienza, creda a
me.
Sia felice come merita. Ci vuole poco, adesso.
Sono nella mia cauntriaus, ora. Da solo. E nudo. E al sole.
Dovreste vedermi, sono irresistibilmente sessuale. Peggio per voi che
non mi vedete.
Sono qui, sotto il cielo nuvoloso a tratti, a considerare che io la
vorrei eccome una moglie come la Betta.
Chissenesbatte se si fa le sveltine? Chi?
Quand’è stato il momento, questa donna deprecabile, è stata al 300%
accanto al marito a fare ben più di quel che avrebbe dovuto fare. Come
la chiamiamo? Puttana ancora? Sì, va bene, puttana. E sulle cose serie,
consistenti, solide, come vogliamo chiamarla?
Mi dice che il due è in ufficio.
Le dico che non me ne frega un cazzo di quando sarà in ufficio. Le
ribadisco che voglio essere in prima linea, con lei, per lei. Similmente a
quello che fanno quelle vere come lei.
Sapendo di essere solo un’imitazione.
E lei piange.
E io ci sto male.
Grazie Tazio, davvero.
Grazie un cazzo, Bettina.
Mi fai incazzare perché io non so essere enorme come te, così, a
freddo.
E lei piange.
E io mi sento vuoto.
Bourbon, ragazzo.
Che poi sono io.
Non c'è nessuno, qui.
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