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lunedì 16 dicembre 2013
martedì 16 aprile 2013
Nelle sudicie pliche della Casablanca peccatrice
Due natiche monumentali, scure, che si inseriscono nella schiena creando due sensuali piege profonde che si dipanano lungo i fianchi, lasciando il depresso solco spinale a correre verso il collo piegato e inondato di mossi capelli nerissimi e lucidi.
La mia concubina occasionale ha più di quarant'anni e due occhi che da soli basterebbero a farsi una sega.
Adoro il contrasto tra il candore del mio cazzo incappucciato e la scurezza quasi nera del suo ano dilatato e teso a ciucciarmi la minchia. Adoro la sua carne di femmina, morbida, rotonda, le sue mammellone pesanti, piene, con quei capezzoli quasi neri che mi fanno perdere la testa. La sua bocca, perfetta, con quei denti candidi e gli occhi sozzi, luridi di lussuria, la pancia generosa e morbida, l'ombelico, la ficona pelosa, le sue ascelle calde e profumate, i suoi piedi asciutti, secchi, duri, callosi, eccitanti.
Otto giorni.
Sono otto giorni che sono qui. Ho superato la febbre egregiamente, mi sono introdotto nelle pliche anali viscide della Casablanca che fa godere, adoro le donne marocchine, mi eccitano da impazzire i maschi marocchini, il fumo è fantastico, l'idea che tutto è possibile è intrigante.
Ieri pomeriggio Massoud è salito nella mia camera. Aveva voglia del mio culo e io gliel'ho dato, come si conviene ad una puttana obbediente. Massoud ci sguazza in questa situazione in cui io aspetto da lui l'auto per andarmene. E mi fotte come la sua puttana e io ci godo anche. Però Massoud non mi conosce. Non sospetta minimamente che il mio programma si è già formato e che io scomparirò definitivamente dalla sua vita salendo su un aereo domani sera per raggiungere Dakar nel cuore della notte di dopodomani, in regola col mio librettino delle vaccinazioni, in regola con tutto quello che serve per corrompere e comperare.
La mia Puttanona marocchina è stata uno spettacolo. Bellissima ed economica. E la trattativa è stata eccitante al punto che me lo sentivo indurire mentre le parlavo, in strada. Chiedere il culo senza mezzi termini a questa signora insospettabile, sentirsi rispondere che non c'era problema e poi seguirla lungo quella scala buia e angusta e dopo averle cagato i 1.000, ritrovarmi aggrovigliato sulla sua pelle, in piedi, contro un muro della sua camera, nudi, scoprendo che sotto il suo vestitone nero era già tutta nuda, pronta a farsi palpare, frugare lurida, stupendo. Inginocchiato ai suoi piedi a leccare quella ficona grossa, carnosa, pelosa, odorosa, mentre le sue dita inanellate tendevano la carne per aprire l'ostrica e farmi spompinare il cazzetto duro e scappellato che sporgeva nel mezzo di quella foresta selvatica.
Lascio un po' il cuore a Casa, vi dico la verità.
Poi per uno metodico come me, rinunciare al certo per l'incerto è sempre una forzatura.
Ma questa volta va fatta. Assolutamente.
Certo, il culo di queste donne è un'esperienza mistica. Vedere come lo prendono, come se lo fanno mettere, come se lo infilano da sole nel culo è estasi pura.
Le Puttane marocchine sono stupefacenti. Potrei innamorarmi stregato di una di loro solo per come prende in bocca il cazzo, solo per la devozione che ci mette nel succhiare.
E domani sera volo via.
Volo nell'Africa Nera. Mi eccita da farmi una sega questo pensiero. Non vedo l'ora di scoparmi una gazelle. La voglio nera come il carbone, setosa, liscia. La voglia sudata, odorosa come piace a me. L'Africa Nera. La fica nera. E pink bright di dentro. Il massimo.
Che femmine le nordafricane. Calde, appassionate, sensuali, seducenti. Tutte. Hanno degli sguardi che mozzano il fiato, delle occhiate che ti fermano il cuore e con Dalila, la mia Puttana Matura, non è stato diverso di certo.
Le ho schizzato sulle tettone dopo avergliele chiavate e lei le strizzava offrendomi quelle falangi di carne dura che sono i suoi capezzoloni scuri. Che femmina, che femmina.
Penso che oggi tornerò a trovarla.
Non posso sopportare l'idea che qui le più gettonate siano le ragazzette e che monumenti di sesso e carne come Dalila non trovino molti sozzi porci maniaci appassionati come me.
E' un'ingiustizia che devo colmare.
Almeno sin che sono qui.
La mia concubina occasionale ha più di quarant'anni e due occhi che da soli basterebbero a farsi una sega.
Adoro il contrasto tra il candore del mio cazzo incappucciato e la scurezza quasi nera del suo ano dilatato e teso a ciucciarmi la minchia. Adoro la sua carne di femmina, morbida, rotonda, le sue mammellone pesanti, piene, con quei capezzoli quasi neri che mi fanno perdere la testa. La sua bocca, perfetta, con quei denti candidi e gli occhi sozzi, luridi di lussuria, la pancia generosa e morbida, l'ombelico, la ficona pelosa, le sue ascelle calde e profumate, i suoi piedi asciutti, secchi, duri, callosi, eccitanti.
Otto giorni.
Sono otto giorni che sono qui. Ho superato la febbre egregiamente, mi sono introdotto nelle pliche anali viscide della Casablanca che fa godere, adoro le donne marocchine, mi eccitano da impazzire i maschi marocchini, il fumo è fantastico, l'idea che tutto è possibile è intrigante.
Ieri pomeriggio Massoud è salito nella mia camera. Aveva voglia del mio culo e io gliel'ho dato, come si conviene ad una puttana obbediente. Massoud ci sguazza in questa situazione in cui io aspetto da lui l'auto per andarmene. E mi fotte come la sua puttana e io ci godo anche. Però Massoud non mi conosce. Non sospetta minimamente che il mio programma si è già formato e che io scomparirò definitivamente dalla sua vita salendo su un aereo domani sera per raggiungere Dakar nel cuore della notte di dopodomani, in regola col mio librettino delle vaccinazioni, in regola con tutto quello che serve per corrompere e comperare.
La mia Puttanona marocchina è stata uno spettacolo. Bellissima ed economica. E la trattativa è stata eccitante al punto che me lo sentivo indurire mentre le parlavo, in strada. Chiedere il culo senza mezzi termini a questa signora insospettabile, sentirsi rispondere che non c'era problema e poi seguirla lungo quella scala buia e angusta e dopo averle cagato i 1.000, ritrovarmi aggrovigliato sulla sua pelle, in piedi, contro un muro della sua camera, nudi, scoprendo che sotto il suo vestitone nero era già tutta nuda, pronta a farsi palpare, frugare lurida, stupendo. Inginocchiato ai suoi piedi a leccare quella ficona grossa, carnosa, pelosa, odorosa, mentre le sue dita inanellate tendevano la carne per aprire l'ostrica e farmi spompinare il cazzetto duro e scappellato che sporgeva nel mezzo di quella foresta selvatica.
Lascio un po' il cuore a Casa, vi dico la verità.
Poi per uno metodico come me, rinunciare al certo per l'incerto è sempre una forzatura.
Ma questa volta va fatta. Assolutamente.
Certo, il culo di queste donne è un'esperienza mistica. Vedere come lo prendono, come se lo fanno mettere, come se lo infilano da sole nel culo è estasi pura.
Le Puttane marocchine sono stupefacenti. Potrei innamorarmi stregato di una di loro solo per come prende in bocca il cazzo, solo per la devozione che ci mette nel succhiare.
E domani sera volo via.
Volo nell'Africa Nera. Mi eccita da farmi una sega questo pensiero. Non vedo l'ora di scoparmi una gazelle. La voglio nera come il carbone, setosa, liscia. La voglia sudata, odorosa come piace a me. L'Africa Nera. La fica nera. E pink bright di dentro. Il massimo.
Che femmine le nordafricane. Calde, appassionate, sensuali, seducenti. Tutte. Hanno degli sguardi che mozzano il fiato, delle occhiate che ti fermano il cuore e con Dalila, la mia Puttana Matura, non è stato diverso di certo.
Le ho schizzato sulle tettone dopo avergliele chiavate e lei le strizzava offrendomi quelle falangi di carne dura che sono i suoi capezzoloni scuri. Che femmina, che femmina.
Penso che oggi tornerò a trovarla.
Non posso sopportare l'idea che qui le più gettonate siano le ragazzette e che monumenti di sesso e carne come Dalila non trovino molti sozzi porci maniaci appassionati come me.
E' un'ingiustizia che devo colmare.
Almeno sin che sono qui.
domenica 14 aprile 2013
Massoud e l'auto
Mangiamo all'aperto, in una tajinerie che è evidentemente per marocchini e non per turisti, sperduti nel buco del culo di Casablanca, nei pressi del souk.
Spiego a Massoud i miei progetti e lui li ascolta con l'aria di chi dentro di sè dice: ma sarà coglione 'sto italiano? In meno di quattro ore potrebbe essere a Dakar, comodamente seduto in aereo e lui, invece, vuole fare Indiana Jones e andarci in macchina.
Vagliamo svariate ipotesi. L'affitto dell'auto impone di fare andata e ritorno per riconsegnarla e non è esattamente economico. C'è poi l'ipotesi dell'affitto auto con guida: appena in Senegal quello si gira e se ne torna a casa sua, ma questo è ancor meno economico.
Poi Massoud mi dice "Perchè non te la comperi una macchina con quei soldi? E poi la rivendi a Dakar." e io dico che non ho così tanti soldi da comperarmi una macchina seria.
E allora lui mi racconta una cosa che ha dell'incredibile.
Moltissimi italiani, che si sono comperati dei macchinoni tipo Porsche Cayenne, Range Rover, BMW, Mercedes, oggi non hanno più quattrini per mantenerle o per finire di pagarle. Tecnicamente, però, se la macchina NON è in leasing è di loro proprietà. Per cui cosa fanno, questi simpatici geni? Si fanno un viaggio: Italia, Francia, Spagna, Algecira, prendono il traghetto e raggiungono Ceuta (avamposto spagnolo in terra africana) e poi passano facili in Marocco. Una volta in Marocco, vendono l'auto coi documenti, per contanti. Ci sono officine marocchine pronte a clonare la chiave d'accensione e a pagare per contanti auto da 100.000 euro di un anno di vita anche diecimila euro, sapendo che la rivenderanno in Algeria o in Tunisia almeno al doppio.
L'italiano, in possesso delle sue chiavi, ritorna così in Spagna, dove fa denuncia di furto dell'auto in territorio europeo.
L'assicurazione gli liquiderà per contanti il valore tabellare dell'auto e lui si ritroverà in tasca i soldi dell'assicurazione, più quelli della vendita e quella somma, nel complesso, è sempre superiore al valore di mercato dell'auto e viene realizzata in tempi rapidissimi, contrariamente alla vendita.
Siamo dei professori, c'è poco da fare.
Massoud mi dice che per cercare un'auto seria a quattro soldi dovrei andare a Fnideq, che è il primo paese marocchino dopo la spagnola Ceuta, che si è specializzato in auto emossion pour italien farabuton. Ma figurati Massoud, tu sei fuori di testa. E lui ride. Poi mi dice di rifletterci: lì il traffico d'auto c'è e io, che non aspiro a una Ferrari o a una Porsche, ma ad un veicolo che mi possa garantire l'arrivo in Senegal, riuscirei a tirare via una Toyota o una KIA o una roba del genere con pochissimi soldi, liberando di roba non redditizia qualche meccanico della zona.
"Ok, allora trovamela" dico per tagliare corto il discorso.
"E io cosa ci guadagno?" mi dice di scatto.
"Me" gli dico facendogli piedino sotto il tavolo.
E lui mi sorride eccitato, masticando e mormorando "Poutain".
Quanto lo attizzo, il mio maschio Massoud.
Spiego a Massoud i miei progetti e lui li ascolta con l'aria di chi dentro di sè dice: ma sarà coglione 'sto italiano? In meno di quattro ore potrebbe essere a Dakar, comodamente seduto in aereo e lui, invece, vuole fare Indiana Jones e andarci in macchina.
Vagliamo svariate ipotesi. L'affitto dell'auto impone di fare andata e ritorno per riconsegnarla e non è esattamente economico. C'è poi l'ipotesi dell'affitto auto con guida: appena in Senegal quello si gira e se ne torna a casa sua, ma questo è ancor meno economico.
Poi Massoud mi dice "Perchè non te la comperi una macchina con quei soldi? E poi la rivendi a Dakar." e io dico che non ho così tanti soldi da comperarmi una macchina seria.
E allora lui mi racconta una cosa che ha dell'incredibile.
Moltissimi italiani, che si sono comperati dei macchinoni tipo Porsche Cayenne, Range Rover, BMW, Mercedes, oggi non hanno più quattrini per mantenerle o per finire di pagarle. Tecnicamente, però, se la macchina NON è in leasing è di loro proprietà. Per cui cosa fanno, questi simpatici geni? Si fanno un viaggio: Italia, Francia, Spagna, Algecira, prendono il traghetto e raggiungono Ceuta (avamposto spagnolo in terra africana) e poi passano facili in Marocco. Una volta in Marocco, vendono l'auto coi documenti, per contanti. Ci sono officine marocchine pronte a clonare la chiave d'accensione e a pagare per contanti auto da 100.000 euro di un anno di vita anche diecimila euro, sapendo che la rivenderanno in Algeria o in Tunisia almeno al doppio.
L'italiano, in possesso delle sue chiavi, ritorna così in Spagna, dove fa denuncia di furto dell'auto in territorio europeo.
L'assicurazione gli liquiderà per contanti il valore tabellare dell'auto e lui si ritroverà in tasca i soldi dell'assicurazione, più quelli della vendita e quella somma, nel complesso, è sempre superiore al valore di mercato dell'auto e viene realizzata in tempi rapidissimi, contrariamente alla vendita.
Siamo dei professori, c'è poco da fare.
Massoud mi dice che per cercare un'auto seria a quattro soldi dovrei andare a Fnideq, che è il primo paese marocchino dopo la spagnola Ceuta, che si è specializzato in auto emossion pour italien farabuton. Ma figurati Massoud, tu sei fuori di testa. E lui ride. Poi mi dice di rifletterci: lì il traffico d'auto c'è e io, che non aspiro a una Ferrari o a una Porsche, ma ad un veicolo che mi possa garantire l'arrivo in Senegal, riuscirei a tirare via una Toyota o una KIA o una roba del genere con pochissimi soldi, liberando di roba non redditizia qualche meccanico della zona.
"Ok, allora trovamela" dico per tagliare corto il discorso.
"E io cosa ci guadagno?" mi dice di scatto.
"Me" gli dico facendogli piedino sotto il tavolo.
E lui mi sorride eccitato, masticando e mormorando "Poutain".
Quanto lo attizzo, il mio maschio Massoud.
Piacevoli sorprese
Verso le diciannove scendo nella opulenta hall per bere qualcosa prima di andare a cena e al banco c'è l'ottimo Massoud che sta chiudendo il turno.
"Ti vedo pensieroso, qualcosa non va?" mi chiede in maniera discreta, con tono ed espressione che rientrano nella cortesia ammessa, se non obbligatoria, verso un ospite di quel megastellato hotel.
"Niente di che, Massoud, solo il rammarico di non poter fare ciò che vorrei." rispondo enigmatico e Massoud non insiste e mi versa il bourbon che avevo chiesto.
Poi si sposta e serve dei francesi alla mia sinistra.
Poi torna.
"Se ti va ti porto a rilassarti in un hammam e poi andiamo a mangiare qualcosa e ne parliamo, magari ti aiuto a trovare la soluzione" mi sibila in un soffio. E a me mi va eccome. Perchè per certe cose basta uno sguardo.
L'hammam è un micro chiostro benedettino, con un colonnato perimetrico e al centro, in luogo del giardino benedettino, una piscina piastrellata.
E' sciolto nella medina vecchia, è piccolo, è caldo, è gay.
Nell'angolo opposto al nostro, sotto il colonnato, in pemnombra, due ragazzi nudi si attorcigliano per la lingua, palpandosi e segandosi sinuosi e sensuali.
Sediamo e abbandoniamo gli asciugamani. Massoud ha un bel corpo, appena peloso, magro, muscoloso. La vista dei due cerbiatti in calore mi eccita, ma non da erezione, non subito. Massoud guarda loro e guarda me. Mi guarda il cazzo, soprattutto. Poi mi dice, piacevolmente sorpreso, che non immaginava fossi tutto depilato. Gli chiedo se la cosa gli piace o meno e lui, senza mezzi termini, mi dice che lo eccita e mi accarezza il pube.
Gli pizzico un capezzolo, lui ride e ci infiliamo le lingue in bocca, toccandoci, accarezzandoci. E lì il mio Gigante svetta in pochi secondi.
Massoud non ha il cazzo grosso, ma ha un bel culo. Ci tocchiamo, ci seghiamo, poi lui si china e mi fa un pompino. Succhia bene, è un bravissimo pompinaro.
Faccio scorrere il mio dito tra le sue natiche toccandogli l'ano carnoso, poi gli accarezzo la schiena, poi la nuca, poi gli ispidi capelli ricci.
Delizioso.
Sublime.
Mi trovo di pancia sulla panca di pietra, con sotto di me gli asciugamani arruffati e Massoud sulla schiena che mi lecca il collo mentre mi sfrega il cazzo duro nello spacco del culo. Mi mormora che mi vuole inculare e io gli dico che mi sta bene, ma solo col preservativo e lui mi dice ok, si alza col cazzo duro e si dirige verso l'entrata, dalla quale ritorna in un secondo con una manciata di preservativi dalla confezione argentata e quadrata.
Ne strappa uno e mentre armeggia mi lecca il buco del culo. Piego il cazzo duro all'indietro e mi godo la sua lingua. Si fa strada con un dito insalivato, poi con due, poi sento la cappella e mi rilasso e mentre lui spinge in dentro, io spingo in fuori e lo sento entrare. Spingo il culo all'indietro, andandogli incontro mentre lui affonda e la cosa lo eccita. Mi sculaccia, mi fotte, mi chiama troia, mi piace. Mi tocca e mi lecca, poi sguscia fuori e mi fa girare di schiena. Apro le gambe, lui me le alza, mi mormora sensuale che ho un cazzo stupendo e, mentre me lo impugna, mi infila di nuovo il suo nel culo. I due cerbiatti si danno da fare, strapresi, manco si sono accorti di noi, secondo me. Uno siede in grembo all'altro, saldamente impalato sulla minchia dell'amichetto. Massoud mi sbatte forte, grugnendo. Gli mormoro sozzo che dopo glielo allungo io nel culo e lui mi dice di no con la testa, sottolineando che la troia sono io e lui è il mio maschio. E a dire questo si sovraeccita e mi viene dentro al culo e a me piace vedere come perde il controllo. Poi sguscia fuori e, sarà pure vero che io sono la troia e lui il mio maschio, ma si getta di bocca a spompinarmi finchè non gli svuoto i coglioni in gola. Ci facciamo una doccia e poi ci ammolliamo nella piscina.
Questo è il Marocco, monsieur.
E non è per niente male.
"Ti vedo pensieroso, qualcosa non va?" mi chiede in maniera discreta, con tono ed espressione che rientrano nella cortesia ammessa, se non obbligatoria, verso un ospite di quel megastellato hotel.
"Niente di che, Massoud, solo il rammarico di non poter fare ciò che vorrei." rispondo enigmatico e Massoud non insiste e mi versa il bourbon che avevo chiesto.
Poi si sposta e serve dei francesi alla mia sinistra.
Poi torna.
"Se ti va ti porto a rilassarti in un hammam e poi andiamo a mangiare qualcosa e ne parliamo, magari ti aiuto a trovare la soluzione" mi sibila in un soffio. E a me mi va eccome. Perchè per certe cose basta uno sguardo.
L'hammam è un micro chiostro benedettino, con un colonnato perimetrico e al centro, in luogo del giardino benedettino, una piscina piastrellata.
E' sciolto nella medina vecchia, è piccolo, è caldo, è gay.
Nell'angolo opposto al nostro, sotto il colonnato, in pemnombra, due ragazzi nudi si attorcigliano per la lingua, palpandosi e segandosi sinuosi e sensuali.
Sediamo e abbandoniamo gli asciugamani. Massoud ha un bel corpo, appena peloso, magro, muscoloso. La vista dei due cerbiatti in calore mi eccita, ma non da erezione, non subito. Massoud guarda loro e guarda me. Mi guarda il cazzo, soprattutto. Poi mi dice, piacevolmente sorpreso, che non immaginava fossi tutto depilato. Gli chiedo se la cosa gli piace o meno e lui, senza mezzi termini, mi dice che lo eccita e mi accarezza il pube.
Gli pizzico un capezzolo, lui ride e ci infiliamo le lingue in bocca, toccandoci, accarezzandoci. E lì il mio Gigante svetta in pochi secondi.
Massoud non ha il cazzo grosso, ma ha un bel culo. Ci tocchiamo, ci seghiamo, poi lui si china e mi fa un pompino. Succhia bene, è un bravissimo pompinaro.
Faccio scorrere il mio dito tra le sue natiche toccandogli l'ano carnoso, poi gli accarezzo la schiena, poi la nuca, poi gli ispidi capelli ricci.
Delizioso.
Sublime.
Mi trovo di pancia sulla panca di pietra, con sotto di me gli asciugamani arruffati e Massoud sulla schiena che mi lecca il collo mentre mi sfrega il cazzo duro nello spacco del culo. Mi mormora che mi vuole inculare e io gli dico che mi sta bene, ma solo col preservativo e lui mi dice ok, si alza col cazzo duro e si dirige verso l'entrata, dalla quale ritorna in un secondo con una manciata di preservativi dalla confezione argentata e quadrata.
Ne strappa uno e mentre armeggia mi lecca il buco del culo. Piego il cazzo duro all'indietro e mi godo la sua lingua. Si fa strada con un dito insalivato, poi con due, poi sento la cappella e mi rilasso e mentre lui spinge in dentro, io spingo in fuori e lo sento entrare. Spingo il culo all'indietro, andandogli incontro mentre lui affonda e la cosa lo eccita. Mi sculaccia, mi fotte, mi chiama troia, mi piace. Mi tocca e mi lecca, poi sguscia fuori e mi fa girare di schiena. Apro le gambe, lui me le alza, mi mormora sensuale che ho un cazzo stupendo e, mentre me lo impugna, mi infila di nuovo il suo nel culo. I due cerbiatti si danno da fare, strapresi, manco si sono accorti di noi, secondo me. Uno siede in grembo all'altro, saldamente impalato sulla minchia dell'amichetto. Massoud mi sbatte forte, grugnendo. Gli mormoro sozzo che dopo glielo allungo io nel culo e lui mi dice di no con la testa, sottolineando che la troia sono io e lui è il mio maschio. E a dire questo si sovraeccita e mi viene dentro al culo e a me piace vedere come perde il controllo. Poi sguscia fuori e, sarà pure vero che io sono la troia e lui il mio maschio, ma si getta di bocca a spompinarmi finchè non gli svuoto i coglioni in gola. Ci facciamo una doccia e poi ci ammolliamo nella piscina.
Questo è il Marocco, monsieur.
E non è per niente male.
mercoledì 10 aprile 2013
Lenti progressi e pensieri normali
Ho dormito tutto il pomeriggio. Ho sudato, anche, per cui penso che una botta di febbre mi sia venuta.
Però adesso mi sento bene, dopo la doccia.
Ho capito che il segreto è mangiare leggerissimo: mi sono fatto dare del riso scondito e ho mangiato un filet mignon appena scottato. Perfetto.
Certo che, adesso che sto bene, non riesco a dimenticare una frase dell'ottimo Massoud di ieri: ti consiglio questa maison che ci sono anche dei bei ragazzi giovani, se ti interessano.
Sono solo terrorizzato sul concetto di "ragazzo giovane" di Massoud, non vorrei che scivolassimo su un terreno che odio e che mi inorridisce.
Però se si trattasse di bei ragazzi marocchini di vent'anni, con quella bella pelle ambrata e i capelli rasatissimi, il discorso cambierebbe eccome. Con quei sederini tondi e sodi, magri, sarebbero assai interessanti.
E poi i marocchini hanno dei bei cazzi, magari non enormi, ma belli, coi peli neri ispidi.
I cazzi enormi li troverò in Senegal, invece.
Mi vengono i brividi solo a pensarci.
Devo portare pazienza e assaggerò il serpente nero, che non vedo l'ora di sentire sin dove me lo sento dentro.
Rimane fermo il fatto che sono a Casablanca, a quattro passi dalla medina e che il pensiero di giacere con un paio di bei ragazzi arrapati non mi lascia indifferente. Sono solo le diciotto, devo andare per gradi. Devo valutare come mi sentirò più tardi, perchè in ogni caso gli sbalzi termici ci sono.
Al massimo mi affiderò al famoso canale 133 e mi darò piacere da solo, come una vecchia dama inglese pervertita con il suo fallo di avorio.
Ad averne uno saprei già dove sarebbe saldamente conficcato.
Massoud, Massoud, tu mi ucciderai.
Meglio che faccia il sacco per la laundry, va là.
Però adesso mi sento bene, dopo la doccia.
Ho capito che il segreto è mangiare leggerissimo: mi sono fatto dare del riso scondito e ho mangiato un filet mignon appena scottato. Perfetto.
Certo che, adesso che sto bene, non riesco a dimenticare una frase dell'ottimo Massoud di ieri: ti consiglio questa maison che ci sono anche dei bei ragazzi giovani, se ti interessano.
Sono solo terrorizzato sul concetto di "ragazzo giovane" di Massoud, non vorrei che scivolassimo su un terreno che odio e che mi inorridisce.
Però se si trattasse di bei ragazzi marocchini di vent'anni, con quella bella pelle ambrata e i capelli rasatissimi, il discorso cambierebbe eccome. Con quei sederini tondi e sodi, magri, sarebbero assai interessanti.
E poi i marocchini hanno dei bei cazzi, magari non enormi, ma belli, coi peli neri ispidi.
I cazzi enormi li troverò in Senegal, invece.
Mi vengono i brividi solo a pensarci.
Devo portare pazienza e assaggerò il serpente nero, che non vedo l'ora di sentire sin dove me lo sento dentro.
Rimane fermo il fatto che sono a Casablanca, a quattro passi dalla medina e che il pensiero di giacere con un paio di bei ragazzi arrapati non mi lascia indifferente. Sono solo le diciotto, devo andare per gradi. Devo valutare come mi sentirò più tardi, perchè in ogni caso gli sbalzi termici ci sono.
Al massimo mi affiderò al famoso canale 133 e mi darò piacere da solo, come una vecchia dama inglese pervertita con il suo fallo di avorio.
Ad averne uno saprei già dove sarebbe saldamente conficcato.
Massoud, Massoud, tu mi ucciderai.
Meglio che faccia il sacco per la laundry, va là.
sabato 26 gennaio 2013
Sdoganata
Bonjour.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
venerdì 25 gennaio 2013
Suarè
Ceno col Costa alla Solita e lui mi illumina sullo scoppiettante umore del Loca che continua a dire a tutti che devono andarsene in blocco e tutti gli dicono che non capiscono dove sia il problema e l'Umbe che dice: io faccio il mio lavoro e non mi occupo di cazzi non miei.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
sabato 17 novembre 2012
Frà Cò e frà Tà
Venerdì sera rilassante, venerdì sera casalingo, venerdì sera informale col Costa in pantaloni della tuta blu di acetato semilucido, maglietta senza maniche nera, ciabatta di gomma da piscina e calzino corto antracite che mastica pizza seduto a gambe larghe nella sua vomitevole cucina e che mi dice che sua cugina, la zozza con la quale ha chiavato come un porco tutta l'estate, la zozza che è fidanzata e che si deve sposare, la zozza pelosa, la zozza troia minchiaiola ninfomane, prima di Natale viene su dalla mamma del Costa, che vive a Mantova. E mi bisbiglia cospiratore placcandomi l'avambraccio sul tavolo con la mano unta di pizza "Oh Tà tu sei un fratello pemmè e lo sai. Che ne digi se ge la ghiaviamo azzieme che guella una botta a due cazzi non l'ha mai presa Tà!, ge la vogliamo dare noiddue? Io ce ne ho ggià parlato al thelefhono e lei non-vede-l'ora, Tà". Minghiasì, Costantino, mi piace l'idea di infilare il cazzo dentro a tua cugina, quella gran troia dimmerda, dai, facciamolo.
"Oh Costa, a me puoi dirmelo, ma com'è quella troia di tua cugina? Una cessa? Và che a me mi tira il cazzo anche se è una cessa eh" e il blasonato Costantino mi guarda e mi dice "La vuoi vedere?" e ghigna e io gli dico che non ci posso credere che se l'è pure fotografata e lui mi dice "Emminimo Tà, mi ci volevo tirare le zeghe accasa" e poi si alza ciabattando e raggiunge, a bocca piena e masticante, lo splendore del 46" LG che in quella topaia stona, ma forse anche no.
E ci trasferiamo sul divano, trascinando i cartoni coi rimasugli di pizza e comincia lo show. Ta-dah cugina primo piano, ma è carina di viso cazzo, bella nera come il peccato, di capelli e di occhi, bella bocca, bei denti, però ce l'ha scritto in faccia che è troia, diciamocelo e il Costa annuisce con la bocca piena di pizza e poi tac, cugina in costume, ammazza che bocce, bella pancettina rotolina budellina, oh Costa c'hai niente di culo, minghiasì ashpetta Tà che arriva, cugina stesa, cugina in piedi, cugina girata che ride mostrando la cula abbondante, ma sai che mi ingrifa?, fianco largo, cula generosa, gambe mediterranee, che brava, proprio brava, bravissima e poi *zanf* cugina con occhiale da sole che succhia la fava al Costa superstar e avanti e avanti, minghiaoh Tà, non una barola ghe io di te miffido, tranquillo Cò, però io me lo devo menare un pochetto, pure io ed eccoci vestiti di sopra, in calzini, senza pantaloni e mutande a menarci la minchia guardando quella gran troia della cugina che se lo fa piantare in ogni buco e se lo fa piantare all'aperto, in una macchia vicina alla spiaggia, ma è bravissima tua cugina Cò, vero che è bottana Tà?, minchia se è bottana e poi le foto finiscono e si ritorna a riprenderne un po', Costa metti quella della pecora che si apre le chiappe, ok Tà eccola, minchia che bucio del culo che c'ha tua cugina Cò, e come le piage prenderselo nel gulo Tà aqquellattroia.
Che serata stupenda, rilassante, spensierata che abbiamo passato io e il mio amico Costa che è come un fratello e che mi farà chiavare sua cugina, che pensiero delicato, è sempre così pieno di attenzioni, un vero signore d'altri tempi. Che onore tirarmi una sega con lui guardando la ciornia irsuta e nera della troia di sua cugina che d'estate non si depila manco le ascelle, bravissima, veramente brava la nostra somara puttana da monta che se ieri sera fosse stata lì le avremmo stracciato i buchi da quant'eravamo infoiati come i montoni.
Che belle cose che sappiamo imbastire con nulla io e il Costa che è come un fratello per me.
E tra fratelli talvolta non occorre nemmeno parlare e così mi ritrovo a leccargli il culo e i coglioni mentre lui se lo mena e che profumo di maschio col culo in calore, vieni qui fratellone, o sorellona, non so, ma vieni qui che ti tiro una pompa che ti fai il segno della croce, minchia Tà come mi tira e lo so Costantino sentissi quaggiù che marmetto di Carrara che c'ho, fammelo succhiare Tà, ma certo Cò, che bella serata, tutti nudi sul divano a spompinarci da troie davanti alla cugina che succhia a sua volta, che spettacolo, che paradiso, che bel corpo che hai Cò, che bel culo che hai Tà, dai mangiamelo, sì girati, mettimelo dentro Cò, dolorino piacevole, fottimi duro che poi fotto io te e girati, mettiti, spostati, leccami, succhiami e poi sento lo schizzo in gola che adoro e frà Cò trema e grugnisce e poi si addressa in ginocchio perchè anche frà Tà deve schizzare e non una goccia, non una, non una sola s'è sprecata, perchè noi frati ci divertiamo con nulla nel rispetto dei doni del Signore.
Ah che bella serata, sì.
"Oh Costa, a me puoi dirmelo, ma com'è quella troia di tua cugina? Una cessa? Và che a me mi tira il cazzo anche se è una cessa eh" e il blasonato Costantino mi guarda e mi dice "La vuoi vedere?" e ghigna e io gli dico che non ci posso credere che se l'è pure fotografata e lui mi dice "Emminimo Tà, mi ci volevo tirare le zeghe accasa" e poi si alza ciabattando e raggiunge, a bocca piena e masticante, lo splendore del 46" LG che in quella topaia stona, ma forse anche no.
E ci trasferiamo sul divano, trascinando i cartoni coi rimasugli di pizza e comincia lo show. Ta-dah cugina primo piano, ma è carina di viso cazzo, bella nera come il peccato, di capelli e di occhi, bella bocca, bei denti, però ce l'ha scritto in faccia che è troia, diciamocelo e il Costa annuisce con la bocca piena di pizza e poi tac, cugina in costume, ammazza che bocce, bella pancettina rotolina budellina, oh Costa c'hai niente di culo, minghiasì ashpetta Tà che arriva, cugina stesa, cugina in piedi, cugina girata che ride mostrando la cula abbondante, ma sai che mi ingrifa?, fianco largo, cula generosa, gambe mediterranee, che brava, proprio brava, bravissima e poi *zanf* cugina con occhiale da sole che succhia la fava al Costa superstar e avanti e avanti, minghiaoh Tà, non una barola ghe io di te miffido, tranquillo Cò, però io me lo devo menare un pochetto, pure io ed eccoci vestiti di sopra, in calzini, senza pantaloni e mutande a menarci la minchia guardando quella gran troia della cugina che se lo fa piantare in ogni buco e se lo fa piantare all'aperto, in una macchia vicina alla spiaggia, ma è bravissima tua cugina Cò, vero che è bottana Tà?, minchia se è bottana e poi le foto finiscono e si ritorna a riprenderne un po', Costa metti quella della pecora che si apre le chiappe, ok Tà eccola, minchia che bucio del culo che c'ha tua cugina Cò, e come le piage prenderselo nel gulo Tà aqquellattroia.
Che serata stupenda, rilassante, spensierata che abbiamo passato io e il mio amico Costa che è come un fratello e che mi farà chiavare sua cugina, che pensiero delicato, è sempre così pieno di attenzioni, un vero signore d'altri tempi. Che onore tirarmi una sega con lui guardando la ciornia irsuta e nera della troia di sua cugina che d'estate non si depila manco le ascelle, bravissima, veramente brava la nostra somara puttana da monta che se ieri sera fosse stata lì le avremmo stracciato i buchi da quant'eravamo infoiati come i montoni.
Che belle cose che sappiamo imbastire con nulla io e il Costa che è come un fratello per me.
E tra fratelli talvolta non occorre nemmeno parlare e così mi ritrovo a leccargli il culo e i coglioni mentre lui se lo mena e che profumo di maschio col culo in calore, vieni qui fratellone, o sorellona, non so, ma vieni qui che ti tiro una pompa che ti fai il segno della croce, minchia Tà come mi tira e lo so Costantino sentissi quaggiù che marmetto di Carrara che c'ho, fammelo succhiare Tà, ma certo Cò, che bella serata, tutti nudi sul divano a spompinarci da troie davanti alla cugina che succhia a sua volta, che spettacolo, che paradiso, che bel corpo che hai Cò, che bel culo che hai Tà, dai mangiamelo, sì girati, mettimelo dentro Cò, dolorino piacevole, fottimi duro che poi fotto io te e girati, mettiti, spostati, leccami, succhiami e poi sento lo schizzo in gola che adoro e frà Cò trema e grugnisce e poi si addressa in ginocchio perchè anche frà Tà deve schizzare e non una goccia, non una, non una sola s'è sprecata, perchè noi frati ci divertiamo con nulla nel rispetto dei doni del Signore.
Ah che bella serata, sì.
mercoledì 31 ottobre 2012
Zipperless, senza cerniera
Oggi a pomeriggio mi è tornata alla mente Erica Jong ed il suo bestseller "Paura di volare". Mi è tornata alla mente per via di quel termine da lei coniato, zipperless fuck, la scopata senza cerniera. Ed allora, di ritorno a casa, ho cercato le sue precise parole, che vi incollo di seguito.
[...] La scopata senza cerniera è assolutamente pura. Non ha motivazioni recondite. Non ci sono giochi di potere. L'uomo non "prende" e la donna non "dà". Nessuno sta cercando di far cornuto un marito o di umiliare una moglie. Nessuno sta cercando di provare qualcosa o di ottenere qualcosa da qualcuno. [...]
La trovo di un'attualità sconcertante e la approvo con una pienezza totale. Zipperless. Che poi lei lo riferiva al rapporto più complesso, quello eterosessuale, perchè nei rapporti occasionali omosessuali la Zipperless Philosophy è un requisito base che viene col pacchetto, è built in. Mi chiederete: "Ma perchè cazzo ti è venuta in mente la Jong e 'sta pippa?" e io mi appropinquo a far sintesi del mio pomeriggio, che vi aiuterà assai a capire il perché.
Ricordate che ieri ero entrato in possesso di quel meraviglioso Book guide to the best gloryholes in London? Beh, oggi l'ho testato per vedere se corrispondeva al vero. Ne ho selezionati quattro, vicini, nel tentativo di non rendere vano lo spostamento: se non ne funziona uno, mi sono detto, scaltro come uno stercorario, a giro ce ne sono altri. Ed in effetti, nei bagni del primo non c'era nessun buco e così mi sono fatto una passeggiata sino ai bagni del secondo dove, invece, c'era eccome e anche bello largo, come piace a me.
Ho passato un pomeriggio delizioso, devo dirlo. Ho dovuto aspettare un pochino, all'inizio, chiuso nella cabina del cesso, ma ne ho approfittato per masturbarmi un po'. Poi è arrivato qualcuno. Un ragazzo giovane, jeans e giubbotto. Ha pisciato, ha tirato l'acqua e poi ha buttato un occhio bel buco. Io mi sono inginocchiato e lui ha iniziato a menarselo un po'. Un bel cazzo, bianco, con cortissima peluria rossa. Gli ho fatto segno col dito di metterlo detro e lui l'ha fatto. Gliel'ho fatto rizzare con le mani, una sega lenta e piacevole per entrambi, con quella bella pelle vellutata e la cappella piccola in cima all'asta grossa, rivolta all'insù.
La cosa magnifica di quel posto è l'assenza totale di rumori. Nessuno dice una parola, persino i mugolii sono controllati e trattenuti. Si sentiva il lontano traffico della strada e la pioggia sui vetri. Ogni tanto il mio amico si ritirava e questo è il segnale convenzionale worldwide (io l'ho imparato all'America nfatt) che lui vuole che tu infili il tuo. E io l'ho infilato, sentendo una bocca calda e una lingua esperta che faceva con sapienza un pompino di elevatissimo livello. Poi mi sono ritirato e lui ha spinto dentro il suo. Il bello del buco largo e che hai accesso anche ai coglioni, con le dita. I suoi erano molto belli, increspati di rughe, glieli avrei presi in bocca volentieri. Invece mi sono accontentato di succhiargli il cazzo, lentamente, sentendolo respirare più forte.
Era molto eccitato, lo sentivo da come respirava, sentivo che si era indurito al massimo, segno che stava per schizzare e così mi sono alzato, sfregando il mio cazzo sul suo, impugnandoli entrambi, segandoli tutti e due e in breve lo schizzo caldo mi ha bagnato i coglioni, davvero eccitante. In fretta e furia, poi, se ne è andato, velocissimo. Ed io mi sono messo comodo, assumendo il dress code dei cessi gay: Doctor Marteen's ai piedi, camicia a quadri con le maniche rimboccate, aperta senza niente sotto e basta.
E mi sono nuovamente seduto sul water a menarmelo, ma non volendo venire.
Ho atteso un quarto d'ora, circa. Poi altri passi e l'umano è arrivato diretto al mio box, provando ad aprirlo, ma io mi ero, ovviamente, chiuso dentro. E', allora, passato immediatamente a quello a fianco, infilando un dito nel buco come per chiedere "ci sei?". E io mi sono alzato dal cesso e ho infilato il Tarello, duro da panico, nel buco. Ho sentito un "my God" sussurrato appena e poi la sua mano e poi la sua bocca. Un altro bocchinaro di assoluto pregio, devo dirlo. Mi strizzava la cappella con la gola, una goduria per le orecchie e per il cazzo.
Questo amico, però, non era per il mutuo sostegno. Lui è un succhiatore e basta. Non saprei definire l'età, di lui ho visto solo un dito per un secondo. Ma era un succhiatore serio, che mi ha lasciato venire in bocca, in un rantolo che ho tentato di soffocare. Sublime.
Zipperless fuck. Nessuno è bello o brutto, alto o basso, magro o grasso, ricco o povero, cattolico o anglicano, bianco o nero, gay o etero. Tutti si è lì per godere e per far godere, che è tutto quello che, alla fine, conta se si fa sesso random e non l'amore con la tua donna.
Zipperless fuck.
Stasera farò un dettagliato resoconto alla Skiz.
Obbligatorio e fondamentale.
[...] La scopata senza cerniera è assolutamente pura. Non ha motivazioni recondite. Non ci sono giochi di potere. L'uomo non "prende" e la donna non "dà". Nessuno sta cercando di far cornuto un marito o di umiliare una moglie. Nessuno sta cercando di provare qualcosa o di ottenere qualcosa da qualcuno. [...]
La trovo di un'attualità sconcertante e la approvo con una pienezza totale. Zipperless. Che poi lei lo riferiva al rapporto più complesso, quello eterosessuale, perchè nei rapporti occasionali omosessuali la Zipperless Philosophy è un requisito base che viene col pacchetto, è built in. Mi chiederete: "Ma perchè cazzo ti è venuta in mente la Jong e 'sta pippa?" e io mi appropinquo a far sintesi del mio pomeriggio, che vi aiuterà assai a capire il perché.
Ricordate che ieri ero entrato in possesso di quel meraviglioso Book guide to the best gloryholes in London? Beh, oggi l'ho testato per vedere se corrispondeva al vero. Ne ho selezionati quattro, vicini, nel tentativo di non rendere vano lo spostamento: se non ne funziona uno, mi sono detto, scaltro come uno stercorario, a giro ce ne sono altri. Ed in effetti, nei bagni del primo non c'era nessun buco e così mi sono fatto una passeggiata sino ai bagni del secondo dove, invece, c'era eccome e anche bello largo, come piace a me.
Ho passato un pomeriggio delizioso, devo dirlo. Ho dovuto aspettare un pochino, all'inizio, chiuso nella cabina del cesso, ma ne ho approfittato per masturbarmi un po'. Poi è arrivato qualcuno. Un ragazzo giovane, jeans e giubbotto. Ha pisciato, ha tirato l'acqua e poi ha buttato un occhio bel buco. Io mi sono inginocchiato e lui ha iniziato a menarselo un po'. Un bel cazzo, bianco, con cortissima peluria rossa. Gli ho fatto segno col dito di metterlo detro e lui l'ha fatto. Gliel'ho fatto rizzare con le mani, una sega lenta e piacevole per entrambi, con quella bella pelle vellutata e la cappella piccola in cima all'asta grossa, rivolta all'insù.
La cosa magnifica di quel posto è l'assenza totale di rumori. Nessuno dice una parola, persino i mugolii sono controllati e trattenuti. Si sentiva il lontano traffico della strada e la pioggia sui vetri. Ogni tanto il mio amico si ritirava e questo è il segnale convenzionale worldwide (io l'ho imparato all'America nfatt) che lui vuole che tu infili il tuo. E io l'ho infilato, sentendo una bocca calda e una lingua esperta che faceva con sapienza un pompino di elevatissimo livello. Poi mi sono ritirato e lui ha spinto dentro il suo. Il bello del buco largo e che hai accesso anche ai coglioni, con le dita. I suoi erano molto belli, increspati di rughe, glieli avrei presi in bocca volentieri. Invece mi sono accontentato di succhiargli il cazzo, lentamente, sentendolo respirare più forte.
Era molto eccitato, lo sentivo da come respirava, sentivo che si era indurito al massimo, segno che stava per schizzare e così mi sono alzato, sfregando il mio cazzo sul suo, impugnandoli entrambi, segandoli tutti e due e in breve lo schizzo caldo mi ha bagnato i coglioni, davvero eccitante. In fretta e furia, poi, se ne è andato, velocissimo. Ed io mi sono messo comodo, assumendo il dress code dei cessi gay: Doctor Marteen's ai piedi, camicia a quadri con le maniche rimboccate, aperta senza niente sotto e basta.
E mi sono nuovamente seduto sul water a menarmelo, ma non volendo venire.
Ho atteso un quarto d'ora, circa. Poi altri passi e l'umano è arrivato diretto al mio box, provando ad aprirlo, ma io mi ero, ovviamente, chiuso dentro. E', allora, passato immediatamente a quello a fianco, infilando un dito nel buco come per chiedere "ci sei?". E io mi sono alzato dal cesso e ho infilato il Tarello, duro da panico, nel buco. Ho sentito un "my God" sussurrato appena e poi la sua mano e poi la sua bocca. Un altro bocchinaro di assoluto pregio, devo dirlo. Mi strizzava la cappella con la gola, una goduria per le orecchie e per il cazzo.
Questo amico, però, non era per il mutuo sostegno. Lui è un succhiatore e basta. Non saprei definire l'età, di lui ho visto solo un dito per un secondo. Ma era un succhiatore serio, che mi ha lasciato venire in bocca, in un rantolo che ho tentato di soffocare. Sublime.
Zipperless fuck. Nessuno è bello o brutto, alto o basso, magro o grasso, ricco o povero, cattolico o anglicano, bianco o nero, gay o etero. Tutti si è lì per godere e per far godere, che è tutto quello che, alla fine, conta se si fa sesso random e non l'amore con la tua donna.
Zipperless fuck.
Stasera farò un dettagliato resoconto alla Skiz.
Obbligatorio e fondamentale.
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sozzure,
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turn on
Ubicazione:
Westminster, Londra, Regno Unito
martedì 30 ottobre 2012
Amore romantico e viaggi lungo le estremità
Fase uno: il regalo
Ed allora sediamo nell'elegante ristorante dell'elegante albergo e siamo eleganti, io total black, lei total black, vestitino al ginocchio, calze nere, che lo so che sono autoreggenti, scarpa tacco dodici, capelli raccolti, lo so che non c'ha niente sotto, sento l'odore della sua fica da qui.
Sediamo e brindiamo, la luce sul tavolo, calda, la musica bassa, l'ambiente raffinato, metto una mano in tasca ed estraggo un cubetto e lo metto sul tavolo, davanti al suo piatto, lei lo guarda e capisce, fa fare uno scatto, mezzo cubo si apre, due occhi si illuminano, un sorriso si arcua all'insù, poi la bocca si strizza, la luce oculare si bagna di umido, mi guarda e dice "è bellissimo" e scuote la testa, ti aiuto, aspetta e glielo infilo, l'anello, che mi rendo conto che se fosse stato appena più grande, il diamante, più grande di un qualsiasi grande più grande di quello che era, sarebbe stato meglio, ma lei si alza e mi balza in braccio baciandomi e stringendomi, affanculo il dress code e il ristorante elegante, non piangere Skiz che ti cola il mascara, è waterproof, Tazione, lo fanno per quelle come me che sono felici alle lacrime.
"Allora sono la tua fidanzata!!!" mi dice con un sorriso commosso che basta quello per aver avuto una ragione per essere stati al mondo e io rispondo di sì, sì, sì, sei la mia fidanzata e nemmeno ti dico cos'altro c'ho nella testa perchè per oggi è abbastanza così, beviamo, brindiamo, diamoci da fare, bisogna festeggiare, sono felice come non lo sono mai stato.
Fase due: ogni tuo desiderio è un ordine, specie se ho anche io lo stesso desiderio
Ceniamo, signorili, leggeri, eleganti, poi a un tratto un piedino si insinua tra le mie gambe e io provo una scossa tra ano e coglioni, la guardo, mi guarda e senza parole mi chiede se c'è un dopo cena, che lo so che me lo chiede ed allora io metto una mano nella tasca interna e tiro fuori una chiave magnetica, la appoggio sul tavolo, pronuncio il numero 308 e sorseggio un altro po' di vino e lei la guarda e mi guarda con un abbozzo di sorriso, spostando a destra la mascella ed attende istruzioni, gioca con la chiave e poi non riesce a resistere e mi chiede "e?…" ed io rispondo misterioso "e dopo cena saliamo alla trezerootto" e sorseggio e lei incalza, con l'occhio che si insudicia e torna a chiedere, quasi timorosa, chiede abbassando la voce, guardandosi intorno "… giura… " e io annuisco col capo e lei ha un'espressione che meriterebbe una foto e poi incalza di nuovo, vuol sapere, ma io taccio, evado, eludo, siglo e sigillo con un "Ho fatto ciò che mi hai chiesto" e sorseggio e sento il mastichio sordo della sua fica e comincio a provare una blanda erezione e lei appoggia il tovagliolo e dice "andiamo".
E saliamo, col lift che c'accompagna, senza parlare, composti ed eleganti e camminiamo sulla moquette damascata e infilo la chiave e la stanza si apre ed entriamo e prendiamo visione del letto sul quale si materializzerà il desiderio sudicio della mia fidanzata, che nelle sue masturbate sogna di essere a letto con me e un altro uomo e sogna pure di guardarmi mentre io e il montone occasionale ci facciamo di tutto, infilandosi tra noi per coadiuvare gli accessi, riposizionare le uscite, contribuire al piacere totale.
"Voglio vedere come lo succhi, voglio vedere che lo prendi nel culo e che lo metti nel culo a lui, voglio leccarvi mentre vi inculate" furono le parole esatte, che divennero ordine, ordine facile da evadere in questa sudicia meravigliosa città dove ci sono agenzie per tutto.
Fase tre: la sorpresa
Ore ventidue e ventiquattro, la Skizza va in bagno a preparasi, in sei minuti il nostro ospite sarà qui, le dico di rimanere nel bagno sino a quando lui non sarà nella stanza e lei dice di sì, rossa ed eccitata, poi bussano alla porta, lo saluto, ci eravamo parlati al telefono, nessuna sorpresa, è esattamente come nelle foto dell'agenzia, porta un mazzetto di fiori, perchè sa che oggi è il compleanno della mia troia, è un signore, mi piacciono i suoi modi delicati.
Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando esce dal bagno, Oscar sosta in mezzo alla stanza, composto ed elegante, in attesa di conoscere la scrofa da montare e io busso due volte e la Chiara esce, autoreggenti e scarpe e null'altro e strabuzza gli occhi e la capisco, perchè Oscar è un inatteso ed inimmaginato pezzo di manzo di colore di un metro e novanta, completamente bald, un bellissimo sorriso bianco, una fisicata da atleta e io so, lo so solo io al momento, perché io ho visto le foto, che sotto c'ha una manichetta antincendio che deve usare un rocchetto per farla su e metterla nelle braghe e chiedo alla Skiz se le piace e lei lo tocca e mi dice raggiante che le fa un sesso pauroso ed allora mi accomodo sulla poltroncina, accendo una Marlboro e mi metto a guardare quel che succede tra i due.
Sublime spettacolo impagabile.
Fase quattro: when you try it black you never come back
Parla. Parla ininterrottamente, coadiuvata dal cannone carico fatto nell'attesa di Oscar, parla, parla, parla a me, che sto seduto sulla poltroncina, vestito, nella penombra, fumando e sorseggiando un bourbon.
"Sono infoiata come una troia, non vedo l'ora di scopare davanti a te amore" e poi ancora "Voglio che mi guardi mentre prendo il cazzo nero, amore" e poi ancora, succhiando quel sublime pezzo di minchia di cioccolata "Guardami come ti faccio le corna, sei cornuto amore, ti eccitano le corna, vero amore?" e poi ancora, rivolta ad Oscar "Montami come una cagna, ho voglia di cazzo, ho bisogno del tuo grasso cazzo nero" e poi mi dimentica, facendosi fare di tutto da quella statua di ebano che suda ficcando senza pietà ed io sublimo nel guardarla, stravolta, che gode nell'anima a prendere il suo primo e, presumo per nulla ultimo, grosso cazzo nero. Gode, perduta negli umori e nella monta, puro fascio di sensazioni ed è bellissima, bianca, sotto il meraviglioso uomo nero che sbatte poderoso facendole sussultare le tettine, facendole gonfiare gli occhi e brillare di sudore il poco profondo Canale di Suez, la fica lucida e arrossata, gonfia di cazzo di cioccolato, fino a che viene, viene urlando, con Oscar che sbatte come l'onda sugli scogli, concentrandosi, perchè la mia troia è molto bella, è bellissima e fa venire voglia di sborrare. E la Chiara cade sul letto, gira la faccia gonfia e stravolta, mi guarda dalle fessurine e gorgoglia sozza "Spogliati, porco, e vieni qui che voglio anche il tuo cazzo, adesso".
Fase cinque: trattamento doppio per madame
Succhia, in ginocchio, impugnando salda le nostre minchie, la bianca e la nera, che se il mio è grosso, il suo non so cosa sia, succhia uno poi l'altro, se li sfrega sui capezzoli, sudata, spettinata, abbraccio Oscar, caldo, sudato, gli accarezzo il culo, lui fa lo stesso col mio, ma prima bisogna soddisfare la signora e la signora ha in mente solo una cosa, che è la doppia, uno nel culo e uno nella fica e così la lubrifichiamo, Oscar le scivola nella fica fino ai coglioni e io premo il mio cazzo nel buchino vorace, scivola, scappa, premo, entra e sento il pilone del mio amico Oscar e cominciamo a fottere la mia troia che grugnisce che ne vorrebbe altri due da succhiare, neri, duri, grossi e più blatera, in un ottimo inglese, più io e Oscar la sbattiamo senza pietà, godendo dello sfregamento delle reciproche minchie e del contatto di tanta pelle nuda e sudata ed è veramente difficile non scoppiare in una sborrata, che la Skizzolina è assatanata e dopo un po', un bel po', comincia a grugnire rabbiosa e schizza copiosa sui coglioni di Oscar, venendo in un tremito epilettico, mentre il dio nero le succhia i capezzoli, bordeaux dall'eccitazione animale.
Fase sei: stop and go
Calma, acqua, Oscar se vuoi farti la doccia nessun problema, grazie ne approfitto, sigaretta, baci convulsi, sorrisi, mi mostra l'anello, felice, raggiante, tiamotiamotiamotiamo, un'aberrazione sublime, poi ricomincia il calore "Voglio vederti con lui, adesso" e Oscar ritorna, in una scia di bagnoschiuma caldo, mamma mia che pezzo di manzo stupendo, gli accenno con gli occhi e lui beve, appoggia il bicchiere e viene verso di me, ci abbracciamo, ci slinguiamo, ci palpiamo e in due secondi siam lì a menarcelo e ce l'abbiamo duro in un picosecondo e la Skizza sul letto si masturba sudicia e sorridente e mi inginocchio e gli tiro il pompino più appassionato dai tempi di Cromwell, gli succhio i coglioni, cerco il suo buco e spompino, ma non ce la faccio a prenderlo tutto in bocca, è enorme, gigantesco, poi saliamo sul letto e ci divoriamo e quel corpo è stupendo e la Skizza è un'oscena baldracca lercia che si tortura la fica guardando, dirige, chiede, eseguiamo, poi mi spinge a novante e mi lubrifica abbobdamente e guida Oscar ed è stata un'esperienza esaltante, quel ragazzo sa cosa vuole e ci sa fare da matti e mentre lui mi strapazza il culo come merito, la troia mi succhia la minchia, i coglioni, i coglioni di Oscar e il suo culo e ritorno ed è esaltante, sfrenato, osceno, amorale, magnifico.
Ci facciamo, ci inculiamo, per ore, cambiandoci, con la Skizza satanica che dispone e comanda e noi eseguiamo, al limite del sostenibile, con i cazzi che ci fanno male e poi io a un tratto, esasperato dalla voglia, mi tolgo la gomma e ordino secco alla Chiara di inginocchiarsi e lei capisce ed esegue, Oscar pure, che si sgomma rapido e giù, veloci, due seghe furiose e finale porno americano, schizzi violenti in faccia alla Chiara che mugola e geme, leccando, la lingua impastata di sborra, il mascara che cola, perchè è waterproof, ma non jizzproof e via sino all'ultima goccia e poi, finalmente, la tregua.
Fase sette: a letto a casa
"Taz, mi hai davvero spiazzata, è stato il più bel momento della mia vita quando ho aperto lo scatolino e ho visto questo"
"Non te l'aspettavi?"
"No Tazio, sinceramente era distante anni luce dai miei pensieri, ma è una cosa stupenda"
"Dio Chiretta, è un simbolo più che altro, perchè lui, poverino, è piccolo, ma fin lì arrivavo"
"No, no, zitto, zitto, taci non rompermi le balle. E' una cosa meravigliosa sapere che tu…"
"Che io?"
"Insomma che tu fai le cose serie con me…" e ride guardandomi.
"Oh, bambén, rispetto eh, che se no mi riprendo l'anello e mi sfidanzo subito"
"Dovrai uccidermi"
"Era nei piani"
Silenzio.
Baci, buonanotte, spegnimento di luce.
"Taz?"
"Eh"
"Starai per sempre con me vero?"
"Ah, mi vuoi per sempre?"
"Sì"
"Vedrai come ti penti di questa frase, ah behbeh, vedrai" e mi giro.
"Cosa vuoi dire?"
"Niente. Siii-lenzio. Dooor-mire."
"Ti amo Tizio"
"Ti amo Caccola"
Tutto ciò è divino.
Tutto ciò è follia.
Tutto ciò è.
Ed allora sediamo nell'elegante ristorante dell'elegante albergo e siamo eleganti, io total black, lei total black, vestitino al ginocchio, calze nere, che lo so che sono autoreggenti, scarpa tacco dodici, capelli raccolti, lo so che non c'ha niente sotto, sento l'odore della sua fica da qui.
Sediamo e brindiamo, la luce sul tavolo, calda, la musica bassa, l'ambiente raffinato, metto una mano in tasca ed estraggo un cubetto e lo metto sul tavolo, davanti al suo piatto, lei lo guarda e capisce, fa fare uno scatto, mezzo cubo si apre, due occhi si illuminano, un sorriso si arcua all'insù, poi la bocca si strizza, la luce oculare si bagna di umido, mi guarda e dice "è bellissimo" e scuote la testa, ti aiuto, aspetta e glielo infilo, l'anello, che mi rendo conto che se fosse stato appena più grande, il diamante, più grande di un qualsiasi grande più grande di quello che era, sarebbe stato meglio, ma lei si alza e mi balza in braccio baciandomi e stringendomi, affanculo il dress code e il ristorante elegante, non piangere Skiz che ti cola il mascara, è waterproof, Tazione, lo fanno per quelle come me che sono felici alle lacrime.
"Allora sono la tua fidanzata!!!" mi dice con un sorriso commosso che basta quello per aver avuto una ragione per essere stati al mondo e io rispondo di sì, sì, sì, sei la mia fidanzata e nemmeno ti dico cos'altro c'ho nella testa perchè per oggi è abbastanza così, beviamo, brindiamo, diamoci da fare, bisogna festeggiare, sono felice come non lo sono mai stato.
Fase due: ogni tuo desiderio è un ordine, specie se ho anche io lo stesso desiderio
Ceniamo, signorili, leggeri, eleganti, poi a un tratto un piedino si insinua tra le mie gambe e io provo una scossa tra ano e coglioni, la guardo, mi guarda e senza parole mi chiede se c'è un dopo cena, che lo so che me lo chiede ed allora io metto una mano nella tasca interna e tiro fuori una chiave magnetica, la appoggio sul tavolo, pronuncio il numero 308 e sorseggio un altro po' di vino e lei la guarda e mi guarda con un abbozzo di sorriso, spostando a destra la mascella ed attende istruzioni, gioca con la chiave e poi non riesce a resistere e mi chiede "e?…" ed io rispondo misterioso "e dopo cena saliamo alla trezerootto" e sorseggio e lei incalza, con l'occhio che si insudicia e torna a chiedere, quasi timorosa, chiede abbassando la voce, guardandosi intorno "… giura… " e io annuisco col capo e lei ha un'espressione che meriterebbe una foto e poi incalza di nuovo, vuol sapere, ma io taccio, evado, eludo, siglo e sigillo con un "Ho fatto ciò che mi hai chiesto" e sorseggio e sento il mastichio sordo della sua fica e comincio a provare una blanda erezione e lei appoggia il tovagliolo e dice "andiamo".
E saliamo, col lift che c'accompagna, senza parlare, composti ed eleganti e camminiamo sulla moquette damascata e infilo la chiave e la stanza si apre ed entriamo e prendiamo visione del letto sul quale si materializzerà il desiderio sudicio della mia fidanzata, che nelle sue masturbate sogna di essere a letto con me e un altro uomo e sogna pure di guardarmi mentre io e il montone occasionale ci facciamo di tutto, infilandosi tra noi per coadiuvare gli accessi, riposizionare le uscite, contribuire al piacere totale.
"Voglio vedere come lo succhi, voglio vedere che lo prendi nel culo e che lo metti nel culo a lui, voglio leccarvi mentre vi inculate" furono le parole esatte, che divennero ordine, ordine facile da evadere in questa sudicia meravigliosa città dove ci sono agenzie per tutto.
Fase tre: la sorpresa
Ore ventidue e ventiquattro, la Skizza va in bagno a preparasi, in sei minuti il nostro ospite sarà qui, le dico di rimanere nel bagno sino a quando lui non sarà nella stanza e lei dice di sì, rossa ed eccitata, poi bussano alla porta, lo saluto, ci eravamo parlati al telefono, nessuna sorpresa, è esattamente come nelle foto dell'agenzia, porta un mazzetto di fiori, perchè sa che oggi è il compleanno della mia troia, è un signore, mi piacciono i suoi modi delicati.
Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando esce dal bagno, Oscar sosta in mezzo alla stanza, composto ed elegante, in attesa di conoscere la scrofa da montare e io busso due volte e la Chiara esce, autoreggenti e scarpe e null'altro e strabuzza gli occhi e la capisco, perchè Oscar è un inatteso ed inimmaginato pezzo di manzo di colore di un metro e novanta, completamente bald, un bellissimo sorriso bianco, una fisicata da atleta e io so, lo so solo io al momento, perché io ho visto le foto, che sotto c'ha una manichetta antincendio che deve usare un rocchetto per farla su e metterla nelle braghe e chiedo alla Skiz se le piace e lei lo tocca e mi dice raggiante che le fa un sesso pauroso ed allora mi accomodo sulla poltroncina, accendo una Marlboro e mi metto a guardare quel che succede tra i due.
Sublime spettacolo impagabile.
Fase quattro: when you try it black you never come back
Parla. Parla ininterrottamente, coadiuvata dal cannone carico fatto nell'attesa di Oscar, parla, parla, parla a me, che sto seduto sulla poltroncina, vestito, nella penombra, fumando e sorseggiando un bourbon.
"Sono infoiata come una troia, non vedo l'ora di scopare davanti a te amore" e poi ancora "Voglio che mi guardi mentre prendo il cazzo nero, amore" e poi ancora, succhiando quel sublime pezzo di minchia di cioccolata "Guardami come ti faccio le corna, sei cornuto amore, ti eccitano le corna, vero amore?" e poi ancora, rivolta ad Oscar "Montami come una cagna, ho voglia di cazzo, ho bisogno del tuo grasso cazzo nero" e poi mi dimentica, facendosi fare di tutto da quella statua di ebano che suda ficcando senza pietà ed io sublimo nel guardarla, stravolta, che gode nell'anima a prendere il suo primo e, presumo per nulla ultimo, grosso cazzo nero. Gode, perduta negli umori e nella monta, puro fascio di sensazioni ed è bellissima, bianca, sotto il meraviglioso uomo nero che sbatte poderoso facendole sussultare le tettine, facendole gonfiare gli occhi e brillare di sudore il poco profondo Canale di Suez, la fica lucida e arrossata, gonfia di cazzo di cioccolato, fino a che viene, viene urlando, con Oscar che sbatte come l'onda sugli scogli, concentrandosi, perchè la mia troia è molto bella, è bellissima e fa venire voglia di sborrare. E la Chiara cade sul letto, gira la faccia gonfia e stravolta, mi guarda dalle fessurine e gorgoglia sozza "Spogliati, porco, e vieni qui che voglio anche il tuo cazzo, adesso".
Fase cinque: trattamento doppio per madame
Succhia, in ginocchio, impugnando salda le nostre minchie, la bianca e la nera, che se il mio è grosso, il suo non so cosa sia, succhia uno poi l'altro, se li sfrega sui capezzoli, sudata, spettinata, abbraccio Oscar, caldo, sudato, gli accarezzo il culo, lui fa lo stesso col mio, ma prima bisogna soddisfare la signora e la signora ha in mente solo una cosa, che è la doppia, uno nel culo e uno nella fica e così la lubrifichiamo, Oscar le scivola nella fica fino ai coglioni e io premo il mio cazzo nel buchino vorace, scivola, scappa, premo, entra e sento il pilone del mio amico Oscar e cominciamo a fottere la mia troia che grugnisce che ne vorrebbe altri due da succhiare, neri, duri, grossi e più blatera, in un ottimo inglese, più io e Oscar la sbattiamo senza pietà, godendo dello sfregamento delle reciproche minchie e del contatto di tanta pelle nuda e sudata ed è veramente difficile non scoppiare in una sborrata, che la Skizzolina è assatanata e dopo un po', un bel po', comincia a grugnire rabbiosa e schizza copiosa sui coglioni di Oscar, venendo in un tremito epilettico, mentre il dio nero le succhia i capezzoli, bordeaux dall'eccitazione animale.
Fase sei: stop and go
Calma, acqua, Oscar se vuoi farti la doccia nessun problema, grazie ne approfitto, sigaretta, baci convulsi, sorrisi, mi mostra l'anello, felice, raggiante, tiamotiamotiamotiamo, un'aberrazione sublime, poi ricomincia il calore "Voglio vederti con lui, adesso" e Oscar ritorna, in una scia di bagnoschiuma caldo, mamma mia che pezzo di manzo stupendo, gli accenno con gli occhi e lui beve, appoggia il bicchiere e viene verso di me, ci abbracciamo, ci slinguiamo, ci palpiamo e in due secondi siam lì a menarcelo e ce l'abbiamo duro in un picosecondo e la Skizza sul letto si masturba sudicia e sorridente e mi inginocchio e gli tiro il pompino più appassionato dai tempi di Cromwell, gli succhio i coglioni, cerco il suo buco e spompino, ma non ce la faccio a prenderlo tutto in bocca, è enorme, gigantesco, poi saliamo sul letto e ci divoriamo e quel corpo è stupendo e la Skizza è un'oscena baldracca lercia che si tortura la fica guardando, dirige, chiede, eseguiamo, poi mi spinge a novante e mi lubrifica abbobdamente e guida Oscar ed è stata un'esperienza esaltante, quel ragazzo sa cosa vuole e ci sa fare da matti e mentre lui mi strapazza il culo come merito, la troia mi succhia la minchia, i coglioni, i coglioni di Oscar e il suo culo e ritorno ed è esaltante, sfrenato, osceno, amorale, magnifico.
Ci facciamo, ci inculiamo, per ore, cambiandoci, con la Skizza satanica che dispone e comanda e noi eseguiamo, al limite del sostenibile, con i cazzi che ci fanno male e poi io a un tratto, esasperato dalla voglia, mi tolgo la gomma e ordino secco alla Chiara di inginocchiarsi e lei capisce ed esegue, Oscar pure, che si sgomma rapido e giù, veloci, due seghe furiose e finale porno americano, schizzi violenti in faccia alla Chiara che mugola e geme, leccando, la lingua impastata di sborra, il mascara che cola, perchè è waterproof, ma non jizzproof e via sino all'ultima goccia e poi, finalmente, la tregua.
Fase sette: a letto a casa
"Taz, mi hai davvero spiazzata, è stato il più bel momento della mia vita quando ho aperto lo scatolino e ho visto questo"
"Non te l'aspettavi?"
"No Tazio, sinceramente era distante anni luce dai miei pensieri, ma è una cosa stupenda"
"Dio Chiretta, è un simbolo più che altro, perchè lui, poverino, è piccolo, ma fin lì arrivavo"
"No, no, zitto, zitto, taci non rompermi le balle. E' una cosa meravigliosa sapere che tu…"
"Che io?"
"Insomma che tu fai le cose serie con me…" e ride guardandomi.
"Oh, bambén, rispetto eh, che se no mi riprendo l'anello e mi sfidanzo subito"
"Dovrai uccidermi"
"Era nei piani"
Silenzio.
Baci, buonanotte, spegnimento di luce.
"Taz?"
"Eh"
"Starai per sempre con me vero?"
"Ah, mi vuoi per sempre?"
"Sì"
"Vedrai come ti penti di questa frase, ah behbeh, vedrai" e mi giro.
"Cosa vuoi dire?"
"Niente. Siii-lenzio. Dooor-mire."
"Ti amo Tizio"
"Ti amo Caccola"
Tutto ciò è divino.
Tutto ciò è follia.
Tutto ciò è.
mercoledì 3 ottobre 2012
La Bice
Ieri sera ho finito tardissimo, che erano quasi le nove. Mi sono auto dirottato alla Solita per ingoiare del cibo alla cipolla ascellata e in quel della Solita medesima vi ho incontrato il Ruggi, in solitaria alimentazione. Ohi ma se lo sapevo ti aspettavo, mi hai detto che eri via e non t'ho neanche chiamato, tranquillo, prendo una sedia e mi aggiungo.
E si discorre.
Si discorre e lui inizia a raccontarmi per filo e per segno tutti i cazzi del Luchino, poi tutti i cazzi del Peppino e della Giulina, nuovamente felicemente sposi.
Quelle vicende sono una droga per me, io starei venti ore ad ascoltare, chissà perchè. Forse per lo stesso arcano motivo per cui quando scoreggiamo la annusiamo subito, non so.
E si tira quell'ora, poi si beve un altro gocciolo e poi il Ruggione mi fa "Oh, ascolta qua, c'è una a Razzagalina che si chiama Bice e c'ha 'na bocca che fa delle pompe che non ci credi… cosa dici? Andiamo a sbattercela di brutto assieme?". Percepisco sin da subito l'odor del mercimonio e, nonostante l'antelucana ora di risveglio, aderisco senza pensarci, com'è ovvio.
Il Ruggi paga e telefona alla Bice contemporaneamente, col telefono tra testa e spalla e poi ottiene l'ok che ci aspetta e allora salgo sulla Panamera popolare e schizziamo come sperma a Razzagalina dalla mitica Bice Bocca di Lupa.
A puttane col Ruggi, ma che bella storia. Ci penso e glielo dico, mentre sfrecciamo a duecentosette chilometri orari sulla comunale di Razzagalina e lui ne conviene, fumando e guidando con una mano sola, come ogni bel ras dello zuccherificio della bassa che si rispetti.
E arriviamo dalla Bice. Un gran bel troione sui cinquanta, alta, capelli rosso rame, abbronzata come un Bacio Perugina con triangolature bianche da microcostume, forte somiglianza con la più bella Vanoni che io ricordi. Ci accoglie sulla soglia dell'appartamentino, in un condominietto nuovo di zecca, con addosso solo un negligé nero trasparente e un paio di slipper nere piumate ai piedi. Gran gran bei piedi e gran fisicata per l'età. Proprio una bella mignottona.
Fa la disinibita cordiale, ci offre da bere un cordiale e il Ruggi non va per il sottile e si spoglia in due secondi e, mentre io mi spoglio, mi decanta le doti oratorie della Bice spalpugnandosi la fava per portarla alla durezza di servizio. Al che io faccio uguale e la Bice si spoglia del nulla e si inginocchia e comincia a tirare un succhione al Ruggi e io mi avvicino, fianco a fianco al mio compagno di merende, per gioire dell'ugola della bella Vanoni. Che, va detto, tira delle pompe da segno della croce. Siam lì che godiamo e scherziamo, specie quando vedo scomparire totalmente nella golafiga della Bice la mia intera Nerchia Mannara, cosa che m'è capitata assai rare volte. Ma che bello, tutto nudo di fianco al Ruggi nudo a farmi fare un pompino con lui dalla zoccola stagionata, son momenti di pura poesia, momenti di arte, di tradizione, di cultura.
E mentre la succhiante succhia e i succhiati mugolano, mi corre l'impulso spensierato, ma forse è più corretto dire che mi corre direttamente la mano, sulle chiappe chiacchierate del mio compagno di merende.
Che non mi arresta, no, continua a mugolare di godimento golale della bella succhiadera ed io non mi esimo, non mi sottraggo, non mi nascondo e non mi esento e palpo, palpo felice, cerco mollezze tra le natiche ricoperte di biondastri peli morbidi, cerco e tocco e tutto ciò pare essere di una normalità quasi banale.
Poi si decide per la doppietta. Ah behbeh, la doppietta è un must nella puttanagione di coppia amicale.
La Bice, con enfatizzata voce e parlata troianica, esordisce con un mugolato "Venite miei tauri" e si adagia a gambe aperte sul letto.
Tauri. Io il Ruggi siamo una coppia di tauri. Che, presumo, siano animali assai più virili dei banali tori. Eh. Il toro è una checca in confronto al tauro.
E così mi stendo sul letto e la Bice indossa la Taurominchiataziale, mentre alle sue spalle si addressa la Taurominchiaruggerale, che non fatica a scivolarle nel retto, grazie all'abbondanza di lubrificante per tauri che la peripatetica aveva, previdente, cosparso sul suo sbrandellato ano agé.
E noi tauri ci guardiamo negli occhi, mentre la Bitch recita la sua parte e ci guardiamo intensi che sembra che manco ce la stiam cagando, che ognuno spinge del suo e guarda quell'altro perchè, anche se non ci avete mai fatto del caso, amici dediti alla doppiagione durante la puttanagione amicale, il godimento del tauro sta nel sentire la straminchia dell'altro esemplare di tauro che, inculando od inficando, la struscia, la sfrega, la accelera o la decelera, sopra quella paretina ficoanale sottile come la carta colorata di Art Attack, per goder del vostro Taurocazzo. La Bice è un pretesto, è solo un complicato sovrapreservativo a due posti, vivente e mugolante, talvolta purtroppamente parlante, ma la vera fazenda è fare a cazzo su cazzo e questo produce un frociamente orgoglioso piacere interessante, molto interessante, che diviene interessantissimo quando, come un sol tauro, riempiamo i nostri palloncini diafani di sborra diafana.
…
Si torna, nella notte fresca di ottobre, ad una velocità che porta il cofano della Panamera al calor bianco. Si parla, rilassati (parola grossa col Ruggi al volante), distanti dagli argomenti e dagli approfondimenti e dalle precisazioni in materia di "oh ma lo sai che te lo tirerei nel culo Ruggi?".
Perchè parlare non serve e non si deve.
Siamo uomini d'onore e d'azione.
Siamo maschi.
Siamo tauri, alla fine.
E i tauri, si sa, non parlano.
Agiscono.
E si discorre.
Si discorre e lui inizia a raccontarmi per filo e per segno tutti i cazzi del Luchino, poi tutti i cazzi del Peppino e della Giulina, nuovamente felicemente sposi.
Quelle vicende sono una droga per me, io starei venti ore ad ascoltare, chissà perchè. Forse per lo stesso arcano motivo per cui quando scoreggiamo la annusiamo subito, non so.
E si tira quell'ora, poi si beve un altro gocciolo e poi il Ruggione mi fa "Oh, ascolta qua, c'è una a Razzagalina che si chiama Bice e c'ha 'na bocca che fa delle pompe che non ci credi… cosa dici? Andiamo a sbattercela di brutto assieme?". Percepisco sin da subito l'odor del mercimonio e, nonostante l'antelucana ora di risveglio, aderisco senza pensarci, com'è ovvio.
Il Ruggi paga e telefona alla Bice contemporaneamente, col telefono tra testa e spalla e poi ottiene l'ok che ci aspetta e allora salgo sulla Panamera popolare e schizziamo come sperma a Razzagalina dalla mitica Bice Bocca di Lupa.
A puttane col Ruggi, ma che bella storia. Ci penso e glielo dico, mentre sfrecciamo a duecentosette chilometri orari sulla comunale di Razzagalina e lui ne conviene, fumando e guidando con una mano sola, come ogni bel ras dello zuccherificio della bassa che si rispetti.
E arriviamo dalla Bice. Un gran bel troione sui cinquanta, alta, capelli rosso rame, abbronzata come un Bacio Perugina con triangolature bianche da microcostume, forte somiglianza con la più bella Vanoni che io ricordi. Ci accoglie sulla soglia dell'appartamentino, in un condominietto nuovo di zecca, con addosso solo un negligé nero trasparente e un paio di slipper nere piumate ai piedi. Gran gran bei piedi e gran fisicata per l'età. Proprio una bella mignottona.
Fa la disinibita cordiale, ci offre da bere un cordiale e il Ruggi non va per il sottile e si spoglia in due secondi e, mentre io mi spoglio, mi decanta le doti oratorie della Bice spalpugnandosi la fava per portarla alla durezza di servizio. Al che io faccio uguale e la Bice si spoglia del nulla e si inginocchia e comincia a tirare un succhione al Ruggi e io mi avvicino, fianco a fianco al mio compagno di merende, per gioire dell'ugola della bella Vanoni. Che, va detto, tira delle pompe da segno della croce. Siam lì che godiamo e scherziamo, specie quando vedo scomparire totalmente nella golafiga della Bice la mia intera Nerchia Mannara, cosa che m'è capitata assai rare volte. Ma che bello, tutto nudo di fianco al Ruggi nudo a farmi fare un pompino con lui dalla zoccola stagionata, son momenti di pura poesia, momenti di arte, di tradizione, di cultura.
E mentre la succhiante succhia e i succhiati mugolano, mi corre l'impulso spensierato, ma forse è più corretto dire che mi corre direttamente la mano, sulle chiappe chiacchierate del mio compagno di merende.
Che non mi arresta, no, continua a mugolare di godimento golale della bella succhiadera ed io non mi esimo, non mi sottraggo, non mi nascondo e non mi esento e palpo, palpo felice, cerco mollezze tra le natiche ricoperte di biondastri peli morbidi, cerco e tocco e tutto ciò pare essere di una normalità quasi banale.
Poi si decide per la doppietta. Ah behbeh, la doppietta è un must nella puttanagione di coppia amicale.
La Bice, con enfatizzata voce e parlata troianica, esordisce con un mugolato "Venite miei tauri" e si adagia a gambe aperte sul letto.
Tauri. Io il Ruggi siamo una coppia di tauri. Che, presumo, siano animali assai più virili dei banali tori. Eh. Il toro è una checca in confronto al tauro.
E così mi stendo sul letto e la Bice indossa la Taurominchiataziale, mentre alle sue spalle si addressa la Taurominchiaruggerale, che non fatica a scivolarle nel retto, grazie all'abbondanza di lubrificante per tauri che la peripatetica aveva, previdente, cosparso sul suo sbrandellato ano agé.
E noi tauri ci guardiamo negli occhi, mentre la Bitch recita la sua parte e ci guardiamo intensi che sembra che manco ce la stiam cagando, che ognuno spinge del suo e guarda quell'altro perchè, anche se non ci avete mai fatto del caso, amici dediti alla doppiagione durante la puttanagione amicale, il godimento del tauro sta nel sentire la straminchia dell'altro esemplare di tauro che, inculando od inficando, la struscia, la sfrega, la accelera o la decelera, sopra quella paretina ficoanale sottile come la carta colorata di Art Attack, per goder del vostro Taurocazzo. La Bice è un pretesto, è solo un complicato sovrapreservativo a due posti, vivente e mugolante, talvolta purtroppamente parlante, ma la vera fazenda è fare a cazzo su cazzo e questo produce un frociamente orgoglioso piacere interessante, molto interessante, che diviene interessantissimo quando, come un sol tauro, riempiamo i nostri palloncini diafani di sborra diafana.
…
Si torna, nella notte fresca di ottobre, ad una velocità che porta il cofano della Panamera al calor bianco. Si parla, rilassati (parola grossa col Ruggi al volante), distanti dagli argomenti e dagli approfondimenti e dalle precisazioni in materia di "oh ma lo sai che te lo tirerei nel culo Ruggi?".
Perchè parlare non serve e non si deve.
Siamo uomini d'onore e d'azione.
Siamo maschi.
Siamo tauri, alla fine.
E i tauri, si sa, non parlano.
Agiscono.
giovedì 13 settembre 2012
Il valore aggiunto e le confessioni invitanti
Stavo ritornando da una lunga giornata fuori quando il parlàfono mi avvisa che il Ruggi vuole parlarmi e dico occhei. E' allegro e spiritato e mi dice alle nove, non fare stronzate, devi venirci, Taz fidati e allora d'accordo, va bene, ci vengo, alle nove da te. Sicché location ex appartamento Ade, suono, salgo, mi accoglie in vestaglia di seta che mi sembra Soprano, electrojazz, luci giuste, whisky, entro e sul divano c'è seduta una sventola sudamericana che mi fa dire di dentro un "minchia" sonoro, mi presento e si presenta e mi dice di chiamarsi Ruberta piascere, e lì capisco che c'è del valore aggiunto nella ragazza e anche gli occhietti spiritati del Ruggi me lo confermano e poi guardo sul tavolinetto e vedo del borotalco e una carta di credito sopra un vassoietto e capisco che quel dopo cena è molto borghese, forse troppo per me che c'ho l'accento nigeriano, però Ruberta c'ha due gambe infinite e dei bei piedi e mi assillo chiedendomi quanto valore aggiunto c'avrà.
Poi salta fuori il cd di cui è corredata Ruberta, bossa nova e lei balla e il Ruggi la guarda come la Madonna del Rosario e lei balla birichina che sotto la mini le dondola la fava scappellata e mi dico che 'sta brasilianina minuta, dai lineamenti disegnati in Autocad, perfetti, dai seni minuti e dal culo surreale, può, effettivamente, avere del gran valore aggiunto, se posta nelle condizioni di esprimerlo e di lì comincia lo svacco, col Ruggi spiaggiato sul divano che regge un bel bicchiere pieno di whisky, la vestaglia aperta e il petto villoso con catenina d'oro e croce d'ordinanza, sul viso stampato il sorriso beato di chi ha attraversato il deserto a piedi e, finalmente, trova una birreria bavarese e Ruberta succhia con classe, guardandolo e guardandomi con gli occhi da porno cerbiatta puttana, inginocchiata con la mini tirata su, il culo all'infuori e la fava rampazza che le penzola assieme ai coglioni, sfortunatamente sgonfi, come in tutte le trans.
Ed è nudità di gruppo di tre e la sudamericanina si alterna, suggente e leccante, dalla mia minchia di marmo a quella del Ruggi che gode come un porcospino in calore e lo vedo, lo vedo bene, che mi guarda la minchia stropicciandosi la sua mentre Ruberta si sforza di ficcarsela in gola, lo vedo che me la guarda e di dentro assolve la Ade perché, in effetti, con questo pezzo di carne di porco cruda, qualche tentazione la si può avere e credo che, forse, i suoi pensieri non fossero tanto rivolti alla Ade, ma a qualche utilitaristico sollazzo privato e ne possiamo sempre parlare, siam galantuomini, siam persone per bene e poi la brasilianina porchetta sferra l'attacco a sorpresa sul povero Ruggi che, con due dita nel culo le svuota in bocca i coglioni senza se e senza ma e poi lei si getta su di me segandomi e chiedendomi se glielo voglio metere ne cuulu e io declino elegantemente l'invito e lei attacca la sua orazione selvaggia su di me, succhiando come l'idrovora delle Mondine, mentre il Ruggi le si inginocchia di dietro col signorile intento di restituirle il piacere.
Piano Ruggi, capisco l'entusiasmo, ma così glielo stacchi e ti va di traverso, cazzo che bocca che c'hai, non l'avrei mai sospettato che il Randellao Brasileiro ti facesse 'sto effetto e la Ruberta ansima col valore aggiunto impennato, continuando nell'impresa di creare il vuoto pneumatico dentro di me e, devo dirlo, tira dei golini da premio Nobel, ma anche il Ruggi non scherza che glielo ha pietrificato con quei succhioni che tira. Che bel momento elegante, nella casa elegante, tra il design e il borotalco, la bossa nova e i grugniti latini. E lascio il giocattolo al Ruggi, che alla fine l'ha pagato di tasca e guardo il quadretto bevendo dell'acqua, col Ruggi alla pecora che sbocchina Ruberta che sul divano mugola in brasiliano e si strizza le tettine guardandomi e penso che potrei montare sulla schiena del Ruggi e incularmelo a secco, tanto per fargli tirare un urletto e poi massaggiargli la prostata a colpi di cazzo di marmo facendogli fare lo schizzone denso, ma poi mi dico che no, che il piacere va centellinato e se me lo inculassi sarebbe per lui una festa di compleanno, la festa dei diciotto anni, mentre stasera s'è comperato Ruberta e per lui va bene così.
"Ha fatto dei porno in Brasile eh" mi dice nudo porgendomi un bicchiere di whisky appena l'autista l'ha prelevata alla porta.
"Minchia" dico per dargli soddisfazione, facendo gli occhi dello stupefatto, mentre in realtà non me ne chiava un cazzo assoluto.
"L'hai mai provato nel culo?" gli chiedo subdolo sapendo tutti i dettagli dei retroscena Adeliani.
"Sì" mi dice sincero bevendo un sorso per vincere l'imbarazzo.
"Tu?" rimbalzando la palla nel campo avversario.
"Sì" rispondo con tattica, studiando l'avversario, lasciando che la pausa gelida riempia la stanza.
"Chi non l'ha preso si è perso una puntata importante" aggiungo offrendogli il destro e lui sorride sollevato, sorride senza malizia, guarda nel bicchiere e mormora "puoi dirlo", poi mi guarda e mi dice "certo che prendere il tuo non è mica semplice" e ridiamo e beviamo e mi vesto, lo saluto e me ne vado a casa, dove mi metto a ripensare alla strana serata e mi tiro una sega pensando al culo del Ruggi, pentendomi di aver rinunciato a quella ghiotta opportunità, ma pazienza, vi sarà tempo e luogo di sicuro.
Di sicuro, me lo sento.
Poi salta fuori il cd di cui è corredata Ruberta, bossa nova e lei balla e il Ruggi la guarda come la Madonna del Rosario e lei balla birichina che sotto la mini le dondola la fava scappellata e mi dico che 'sta brasilianina minuta, dai lineamenti disegnati in Autocad, perfetti, dai seni minuti e dal culo surreale, può, effettivamente, avere del gran valore aggiunto, se posta nelle condizioni di esprimerlo e di lì comincia lo svacco, col Ruggi spiaggiato sul divano che regge un bel bicchiere pieno di whisky, la vestaglia aperta e il petto villoso con catenina d'oro e croce d'ordinanza, sul viso stampato il sorriso beato di chi ha attraversato il deserto a piedi e, finalmente, trova una birreria bavarese e Ruberta succhia con classe, guardandolo e guardandomi con gli occhi da porno cerbiatta puttana, inginocchiata con la mini tirata su, il culo all'infuori e la fava rampazza che le penzola assieme ai coglioni, sfortunatamente sgonfi, come in tutte le trans.
Ed è nudità di gruppo di tre e la sudamericanina si alterna, suggente e leccante, dalla mia minchia di marmo a quella del Ruggi che gode come un porcospino in calore e lo vedo, lo vedo bene, che mi guarda la minchia stropicciandosi la sua mentre Ruberta si sforza di ficcarsela in gola, lo vedo che me la guarda e di dentro assolve la Ade perché, in effetti, con questo pezzo di carne di porco cruda, qualche tentazione la si può avere e credo che, forse, i suoi pensieri non fossero tanto rivolti alla Ade, ma a qualche utilitaristico sollazzo privato e ne possiamo sempre parlare, siam galantuomini, siam persone per bene e poi la brasilianina porchetta sferra l'attacco a sorpresa sul povero Ruggi che, con due dita nel culo le svuota in bocca i coglioni senza se e senza ma e poi lei si getta su di me segandomi e chiedendomi se glielo voglio metere ne cuulu e io declino elegantemente l'invito e lei attacca la sua orazione selvaggia su di me, succhiando come l'idrovora delle Mondine, mentre il Ruggi le si inginocchia di dietro col signorile intento di restituirle il piacere.
Piano Ruggi, capisco l'entusiasmo, ma così glielo stacchi e ti va di traverso, cazzo che bocca che c'hai, non l'avrei mai sospettato che il Randellao Brasileiro ti facesse 'sto effetto e la Ruberta ansima col valore aggiunto impennato, continuando nell'impresa di creare il vuoto pneumatico dentro di me e, devo dirlo, tira dei golini da premio Nobel, ma anche il Ruggi non scherza che glielo ha pietrificato con quei succhioni che tira. Che bel momento elegante, nella casa elegante, tra il design e il borotalco, la bossa nova e i grugniti latini. E lascio il giocattolo al Ruggi, che alla fine l'ha pagato di tasca e guardo il quadretto bevendo dell'acqua, col Ruggi alla pecora che sbocchina Ruberta che sul divano mugola in brasiliano e si strizza le tettine guardandomi e penso che potrei montare sulla schiena del Ruggi e incularmelo a secco, tanto per fargli tirare un urletto e poi massaggiargli la prostata a colpi di cazzo di marmo facendogli fare lo schizzone denso, ma poi mi dico che no, che il piacere va centellinato e se me lo inculassi sarebbe per lui una festa di compleanno, la festa dei diciotto anni, mentre stasera s'è comperato Ruberta e per lui va bene così.
"Ha fatto dei porno in Brasile eh" mi dice nudo porgendomi un bicchiere di whisky appena l'autista l'ha prelevata alla porta.
"Minchia" dico per dargli soddisfazione, facendo gli occhi dello stupefatto, mentre in realtà non me ne chiava un cazzo assoluto.
"L'hai mai provato nel culo?" gli chiedo subdolo sapendo tutti i dettagli dei retroscena Adeliani.
"Sì" mi dice sincero bevendo un sorso per vincere l'imbarazzo.
"Tu?" rimbalzando la palla nel campo avversario.
"Sì" rispondo con tattica, studiando l'avversario, lasciando che la pausa gelida riempia la stanza.
"Chi non l'ha preso si è perso una puntata importante" aggiungo offrendogli il destro e lui sorride sollevato, sorride senza malizia, guarda nel bicchiere e mormora "puoi dirlo", poi mi guarda e mi dice "certo che prendere il tuo non è mica semplice" e ridiamo e beviamo e mi vesto, lo saluto e me ne vado a casa, dove mi metto a ripensare alla strana serata e mi tiro una sega pensando al culo del Ruggi, pentendomi di aver rinunciato a quella ghiotta opportunità, ma pazienza, vi sarà tempo e luogo di sicuro.
Di sicuro, me lo sento.
sabato 16 giugno 2012
Rinfrancanti sozzure
Come comincia il banchetto carnivoro? Comincia con un passo stentato e
poi si assesta massiccio su muscoli tesi e carni frementi che bramano il
sudicio più di ogni altra cosa. Perché nel privato della Casabestia, dove la
Donna Bestia ed il Marito Bestia vestono panni casalinghi, diversi da quelli pubblici
che indossano nel Teatro Del Delirio di Milly, ebbene, in quel privato molto di
più è concesso e Renè è assolutamente più propenso alla partecipazione
disinibita.
Serata casuale, non in programma, la Skizza festeggia compleanni ed io
mi unisco ai miei carissimi amici per un caffè dopocena e la Silvana indossa un
leggero vestito a fiori e infradito e Renè pantaloncini kaki e polo e poi la
linguona odorosa di vino di lei che si fa strada nella mia bocca e io la palpo
mentre lui osserva seduto accanto e le faccio scendere le mutande alle caviglie
e le strizzo la sorca bollente e lei sorride affilata con gli occhietti del
lercio, guardando ora me, ora lui, elettrizzata dalla voglia di prender due cazzi
e propone, mormorando, di andare tutti sul letto e si va.
Si va.
Si va, attorcigliati come un groppo di bisce, leccando, succhiando,
annusando, mugolando, grugnendo e sudando, insignendoci di titoli: troia,
frocio, porco, animale, con la consueta stima ed immutata ammirazione. Succhio
il cazzo a Renè che nudo è bellissimo, ricoperto di una densa peluria corta da
calvo, gli succhio il cazzo fino a sentirmelo in gola, mentre Silvana mi lecca
il culo e le palle da dietro, mungendomi la minchia di ferro che mi svetta tra
le gambe, ma io non mi faccio distrarre, perché è lui che voglio, è lui con
quel bel cazzo odoroso e quei bei coglioni pelosi, così sexy, così maschio,
così porco depravato che mi arrapo solo a guardarlo.
Il banchetto carnivoro fa fluire nuova linfa in me, dopo tanto tempo
passato a tremare di dentro e di fuori. Ora tremo di voglia per i miei
stimatissimi compagni di sudiciume morale, godo di dentro e di fuori a vedere
la bocca del bel Renè che si ingoia il mio cazzo che tira da far male, spompinandolo
gran bene anche se è la prima volta, ma ha talento, si sente che gli piace il
cazzo, si sente benissimo e Silvana è drogata di quella scena entusiasmante, lo
insulta, lo chiama culattone di merda e lui si infoia come un bufalo, perché la
sua dolce metà mentre lo insulta lo sega, lo sega chiedendogli,
pleonasticamente, se gli piace il cazzo e lui mugola e sbocchina e questo è
semplicemente divino.
Giaccio con il petto schiacciato sul letto succhiando i piedi odorosi
di gomma e sudore di Silvana che, seduta a gambe aperte davanti a me, si lascia
leccare masturbandosi, mentre Renè sulla mia schiena mi scopa il culo
palpandomi con voracità maschile e questa immagine deliziosa mi rimarrà per
sempre negli occhi.
Il delirio dei sudici porci si compie in maniera perfetta e
corroborante, immutato nonostante lo spavento, più forte di prima, se mai si
potesse. Lo sento mugolare e pulsare mentre mi schizza nel culo leccandomi la
schiena e, come prova della loro unione perfetta, lei appena percepisce cosa succede
dentro al mio culo comincia a venire grugnendo e strapazzandosi la fica con
vigore scomposto.
Torno a casa rinato. Mi faccio una doccia e mi masturbo, aspettando che
la Skizza ritorni.
La aspetto nudo sul letto e quando entra in camera le dico di abbassare
le mutande e di farsi annusare la fica, perché voglio sentire se ha odore di
cazzo o di sborra e questa rozza volgarità la eccita come una cagnolina puttana
in calore e fottiamo come animali arrapati per ore.
Rifluisce la linfa, si ritorna normali, si pensa a dell’altro, al
presente, al reale e non più solo a ciò che si è perso o che si rischia
costantemente di perdere.
“Chiaretta ti amo”
“Tazietto ti amo”
E si spegne la luce e si dorme abbracciati, che domani c’è il sole.
venerdì 27 aprile 2012
Droga
Un’evoluzione? Un segno di cambiamento? Una forzatura a cui lui ha
ceduto ob torto collo?
Non mi importa. La trovo divinamente lurida, con quella camicetta nera
trasparente, allacciata sino al collo, sotto la quale si stagliano due bei
capezzoli ovali induriti dall’eccitazione di mostrare e essere guardata. La
Signora Bionda siede accanto al marito a quel modo e lui appare nervoso. Gonna
a vita alta, nera, calze con la riga, décolleté importanti, molto eleganti, che
le sfilano il già magro piede sensuale.
Vorrei masturbarmi guardandola e lei apprezzerebbe. Ma non voglio
sbilanciare il già precario equilibrio, meglio non creare situazioni di
collegamento palese.
Mi piace pensare, però, che quella trasparenza sia un omaggio a me.
Illusione?
Probabilmente.
Vorrei avere in bocca il suo piede velato da quella calza sudata. Mi
eccito. Visibilmente. Terribilmente.
Appoggio il bicchiere e lascio il salotto ed il camminare peggiora
l’erezione impetuosa.
Penso a quanto mi piacerebbe schizzarle sui seni senza farle togliere
la camicetta trasparente.
E il pensiero mi eccita irreversibilmente.
Il Vecchio Giudice siede coi pantaloni sbottonati e Cora gli succhia il
gigantesco cazzone gonfio di Viagra, sotto gli occhi dell’attempata e plissettata consorte che
osserva da vicino accarezzandogli l’interno coscia, rapita dall’osservazione
della bocca dell’esperta Puttana.
Che coppia deliziosa.
Vorrei essere al posto di Cora. Quel tozzo cazzone mi attira.
Indugio errante, di qua e di là. Serata pigra, come molte da un po’.
Poi l’evento. Rapido. Inatteso.
Nella penombra del corridoio la Donna Bestia ed il Marito Bestia si
addossano a me, stretti, premuti, eccitati, ubriachi, vogliosi. Tutti palpano
tutto, le lingue si intrecciano, là nella penombra del nulla. La Donna si
masturba, sollevando il vestito sotto il quale non ha altro che calze, reggicalze,
culo e fica, sbottono la camicia al Marito, scoprendo il torace peloso, scuro, eccitante,
sensuale, gli succhio i capezzoli, lei diviene Bestia e ci insulta, mentre io
allungo la lingua nella bocca di lui e gli strozzo il cazzo durissimo sopra i
pantaloni di preziosa lana Tasmania. Mani che mi strizzano i coglioni, l’Assatanata
ci chiama froci di merda e tocca, pantaloni che scendono, cazzi che sfregano,
lui mi piace più di lei e mi inginocchio
a succhiargli la minchia calda e di marmo, che bel cazzo, che bella cappella
gonfia, che bell’odore di cazzo eccitato, scopami la bocca, coi pantaloni
calati per terra e la camicia sbottonata, senti che bocca che ho, sono meglio
di questa troia e di tutte le troie che te l’hanno ciucciato sino ad ora, sii
sincero, premimelo in gola, così, scopami la gola forte, ti voglio strizzare la
cappella coi muscoli del collo, chiavami in bocca, mentre tu, Vacca, segami
sotto, fammi godere, con quel sorriso alienato da porca in calore, così, adesso
leccami il culo, che me lo apro e mi appoggio a quel muro, lecca bagascia che
voglio prendere il cazzo del tuo uomo nel culo, leccami, dilatami, che lui c’ha
voglia, non vedi come si sega? poi mettigli il guanto che lo voglio di dentro
mentre mi succhi l’uccello e un dolore eccitante mi colpisce nell’ano, le sue
mani sui fianchi, preme, entra, mi scopa e gode, fottimi Granmaiale, fottimi il
culo e tu succhiami il cazzo, così, fatemi godere come un lurido porco, che ho
la voglia di maschio nel culo che pulsa, dai, sbatti, più in fondo, ti incito,
mi chiami troia e questo mi eccita al punto di aver voglia di schizzare in
bocca alla tua, di troia, ma poi comincio a strizzare e aderisci alla mia
schiena sbavando, che ti faccio godere, ti sento vibrare, pulsare, ansimare e
la tua donna si strappa la fica da quant’è eccitata e succhia come una vitella
e tu cominci a venire e io schianto nella sua bocca tutta la sborra che ho e c’è
gente silente che guarda, la Moretta dai Capellicorti, il Giovanotto Solitario,
vieni cane, vienimi nel culo, poi scivoli fuori e restiamo impalcati a quel
modo, gli uni sugli altri, ansimanti, svuotati, mezzi nudi, lei sorride
alienata con il fiato che odora di sborra e ci bacia tutti e due e ci tiriamo
su i pantaloni, mentre il pubblico muto si allontana discreto e la tua Troia ci
spinge a darci l’ultimo bacio profondo e le tue mani corrono sulla mia pelle e
io lo so che lo vorresti nel culo, ma non hai il coraggio di chiedermelo, ma lo
troverai, dammi retta, lo troverai.
E’ una droga, è una droga stupenda.
venerdì 13 aprile 2012
Il tuo futuro marito è simpaticissimo sai?
E allora decido che mi bevo qualcosa e poi vado a nanna e vado in quel
locale che mi sta pure bene perché è parecchio fuori mano e so di non
incontrare nessuno, che conosco il barman che una volta lavorava al winebar e
adesso lavora lì. Due chiacchiere al banco, lui è simpatico e pure carino,
l’ambiente è fighetto, un po’ night e un po’ no, che si capisce da subito che è
un circolo gay. Staziono al bancone con in mano un J.D. e quando sono
all’ultimo sorso, che psicologicamente già sto guidando verso la branda, il
barman Nicola mi mette davanti un altro J.D. che gli dico che io non l’ho
ordinato e lui mi dice che lo sa, ma che me lo offre quel tipo laggiù.
Cazzo, che approccio, mi dico, degno della Hollywood degli anni
cinquanta, poi alzo lo sguardo col bicchiere in mano e vedo che un altro c’ha
il bicchiere in mano e alzo e gli brindo e alza e mi brinda. Che bel pezzo di
manzo muscoloso, mi dico, poi si alza e mi raggiunge, ciao sono Tazio, ciao
sono Giovanni, ma chiamami Giò.
Quanta lingua in quel bagno che è piccolissimo e non consente di andare
sin dove vorremmo andare e, mentre mi succhia i capezzoli, lavorandomi sotto
con sapiente bravura, considero lieve che se a qualcuno scappa da pisciare davvero
è rovinato, in quel posto, che tutti e quattro i box cesso sono pieni di sozzi
che si fanno le cose ed è un gusto sentire l’audio maschile che gode, là
dentro. Ma che bella bocca che c’hai mio bel Giò, va a finire che vengo se mi
succhi così e, infatti, vengo godendo rumoroso come tutti là dentro.
Poi usciamo e fumiamo una siga prima di andare alla branda e ci
scambiamo i numerini, ma dimmi sei bi?, sì sono fidanzatissimo e a giugno mi
sposo, e tu?, diciamo che sto con una ragazza che mi piace davvero, benissimo,
dice, io lavoro alla Banca Rapinaselvaggia di Strazzamazza, ma son di Ravenna,
sicché tutta la settimana son qua, capisco, ma senti Tazio, non ci vieni mai
alle Terme Imperiali?, no Giò, meritano?, meritano eccome, anche solo per farsi
gli occhi, che ci son certi culi che ti lasciano
senza fiato.
Ecco Giò, volevo dirti, che a me il concetto che ci sia un culo che mi lascia senza fiato mi spinge a pensare a qualcosa che non è propriamente erotico,
in un maschio. Magari in una femmina è sicuramente diverso, ma da un manzo mi
spiace, mi lascia interdetto. E lui ride.
Senti in settimana ti chiamo, ma sì chiamami Giò, che ci facciamo due
spaghi e continuiamo con calma quel che lì dentro non siamo riusciti a farci e
sorridi, mi slingui palpandomi il pacco e scompari a bordo della tua Audi A4 Avant
bianca ultrawow.
Che simpatica conoscenza.
Chissà se la sua futura moglie sa quant’è simpatico ai maschietti il
suo Giò.
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