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venerdì 11 novembre 2011

Sveltina giuliana


La guardo, struccata e spettinata, stropicciata di occhiaie, sensuale, seduta in cucina che fuma, mentre mi ribadisce brevemente le evoluzioni divorzistiche di cui mi aveva parlato a lungo ieri sera al telefono.
Ciabatte di panno blu, gambaletti velati grigi, jeans di fustagno color biscotto, maglioncino girocollo grigio antracite.
E’ una donna in lotta.

Ci sono momenti e dettagli che mi rendono pronto in pochissimi secondi.
Questa volta è stato il gioco di luce che il gambaletto ha impresso alla sua caviglia mentre si era alzata in piedi per preparare un caffè. In una frazione di secondo ho avvertito di essere solo con una mammifera fertile ed è stato sufficiente a farmi indurire l’uccello.

Ci sono momenti in cui la sveltina batte di gran lunga la scopata estesa e dettagliata.
La sveltina è la consacrazione del desiderio continuo che provano gli ipersessuali come me, che costantemente immaginano di trasformare ogni gesto quotidiano in una chiavata.
Il bottone dei jeans cede e apre, orlo delle mutandine, pelle calda, contatto tra i corpi, culo nudo, cerniera, cazzo, chiappe calde, le sue mani sul mobile della cucina, culo premuto, cappella strusciata, pressione, poi un buco, quello della figa che si è bagnata, calore, bollente, dentro, pelle e lana, niente reggiseno, scopare, fottere, forte, respiro, godimento, mugolii, sbattere, il suo canto di piacere, mi incita, accelero, comincio a venire, non smetto sinché non viene.

E in un secondo ci siamo ricomposti.
La sveltina va assolutamente rivalutata.
Ne conveniamo entrambi, sorseggiando il caffè, mentre io penso che sarei già pronto a farmela di nuovo.

Arrivato in ufficio sono andato a pisciare.
E dal cazzo si levava lieve e piacevole il profumo della sua figa.
Questo venerdì è iniziato davvero bene.


Consapevole prudente idiota


Non mi aspettavo di certo che ci fosse un contraddittorio, per carità. E’ talmente misurata nelle esternazioni che attendersi un’esposizione di pensiero sarebbe stato da ingenui. Io, di mio, le ho semplicemente manifestato la mia opinione attorno alla Casa e agli scopi di Miss Milly.

Le ho spiegato che una Sorella, alla fine, è una prostituta, anche se viene calata nel misticismo del libertinaggio in chiave D/S. Le ho anche spiegato che la Casa per mantenersi deve pur avere un sostentamento e che la bravura di Miss Milly è quella di vendere le perversioni a chi è ben lieto di comperarle, ma che da quel negozio la Sorella non ritrae alcun beneficio, ad eccezione di quello sessuale.
Le ho poi fatto un passaggio sulla dipendenza che quello stile di vita sessuale induce, sottolineando che, a differenza della più sbracata delle condotte sessuali normali, quella è di una voracità pari a quella data dal verme solitario.

Ho poi concluso dicendo che dal mio punto di vista non la manderò a fare la Sorella da Milly perché sono contrario, ma che rimane fermo il fatto che se lei vorrà comunque vivere questa esperienza le è nota la parola d’accesso e non avrà che da presentarsi e Milly farà tutto il resto.

Ho parlato un’ora e rotti, l’altra sera. Un monologo teatrale durante il quale la mia unica spettatrice non ha perso per un solo secondo l’attenzione. Al termine sono rimasto in silenzio e lei anche.
Dopo un po’ che io resistevo nel silenzio, senza offrirle l’opportunità di una domanda per parlare, la Frank mi ha chiesto se poteva chiedere una cosa. E la cosa era: “Significa che non ci andremo mai più?”.

E questo mi ha messo in difficoltà, perché io mi scopro democristiano in queste circostanze.
Vorrei andarci, ma con dei distinguo. Vorrei, ma non vorrei. Sì, ma no. E dovevo dire di no, secco, deciso, come sorretta conseguenza a quanto avevo sin lì teorizzato.
Ed invece ho esordito con un “Possiamo anche andarci, perché no, ma con consapevolezza e prudenza”.
E lei ha sorriso fino alle orecchie e non so se per la felicità di tornarci o per la mia idiotissima figura di tutore.

“Magari ritroviamo il Magrino” mi dice.
“Eh già, magari” rispondo pensando ancora alla minchiata verbale appena espressa.
“E’ stato arrapante a bestia vedere che te lo facevi in culo Tà” sussurra appena.

Già. Se lo incontriamo di nuovo tornerò a incularlo mentre gli pisci in bocca, Frank.
Ma con consapevolezza e prudenza, eh.



Venerdì


Bon jour, bon jour, oggi è venerdì e questo è il mio primo post dal blog nuovo.
Sono un po’ in apprensione, spero ci siate tutti ancora, spero mi diate un segno di vita, un ciao, un vaffanculo, un segno insomma.
Oggi è venerdì e stasera la Frank balla sul cubo.
Oggi è venerdì e a pomeriggio la bottega si svuoterà anzitempo, com’è consuetudine del venerdì.
Oggi è venerdì e a pranzo, o a cena, andrò a mangiare le seppie coi piselli, che ci vado pazzo.
Oggi è venerdì e il mio pisello è talmente pazzo che si infilerebbe anche in una seppia calda.
Oggi è venerdì e, tutto sommato, devo dire che sto abbastanza bene.

Aggiunta:
Oggi è S.Martino, primo giorno dell'annata agraria.
(Andava detto, sì)



mercoledì 9 novembre 2011

Irrefrenabile esigenza

La Betty Bettina oggi indossava ballerine senza calze. C’è poco da fare, io lo vedo subito il colore della pelle nuda. Lo vedo a cinquantasette metri virgola trentanove centimetri. E allora mi sono perso a pensare a quando potevo vederle quotidianamente le dita dei piedi e mi ha assalito lo sconforto, la tristezza.
Perché per tornare ad arrazzarmi come un porcospino maniaco ce ne vorrà molto.

martedì 8 novembre 2011

Decisione presa

Ho passato la giornata a pensare cosa voglio.
Non c’è che dire, questi ultimi giorni sono stati entusiasmanti sotto il profilo della scoperta, della tentazione. La Frank è un mondo inesplorato che offre la promessa del raggiungimento di livelli crescenti, è una giovane femmina piena di impulsi e potenzialità, ed è bellissimo osservarne gli embrioni.
E poi c’è stato quel magnifico flashback della Casa, l’odore della polvere, i suoni, le voci e i volti di un passato remoto, per quanto prossimo.

La Casa - Il Magrino

Siamo sbracati lì, sul divanetto del salotto blu, dopo aver performato sul letto per il godimento manuale di due sconosciuti. Ci stiamo prendendo il nostro relax, nudi, accarezzandoci. La Casa è bella anche per quello.
Ad un tratto fa capolino con la testa il Magrino.
Sui trentacinque, un’aria intellettuale, capelli arruffati, distinto, sfigato. Entra, saluta e poi, senza molti convenevoli, si inginocchia ai piedi del divano e accarezza i piedi di F. Con aria turbata e trasognata.
Alzando gli occhi mi chiede “Posso Monsieur?” ed io accordo il permesso con un cenno del capo.
E il Magrino inizia a leccare con minuzia, dovizia e scrupolo, sotto gli occhi divertiti di F che dopo un po’ interagisce col leccapiedi, premendogli, infilandogli e strusciandogli entrambi i piedi in faccia.

lunedì 7 novembre 2011

Mantenere vivi i ricordi

L'estate è passata, ma tornerà. Ricordiamocela.

Mix and match

Come diceva quel sant’uomo di Franco Trentalance, per avercelo sempre duro e pronto all’uso bisogna usarlo, sia chiavando che menandoselo moltissimo. E lui è uno che se lo mena moltissimo ed io pure glielo menerei moltissimo, così come me lo menerei e me lo farei menare da lui. Un gran menage, insomma.

Cambiamento

E’ stata una fortuna la telefonata della Giulia di stamattina. Mi ha riportato nella dimensione umana, perché vi garantisco che ero estremamente tentato di tornare là, da solo. E’ questo il rischio. Ed il rischio è che la Frank mi pungoli per essere riportata a breve, mentre invece io voglio prendere la cosa a piccolissime dosi, perché ci sono già passato. E questo lei magari non lo capisce, ma è un bene soprattutto per lei.

Sciatta

La sciatteria mi seduce. E’ sempre stato così, da sempre.
Mi seducono le piante dei piedi sporche con le flip flop, mi seduce il sudore che bagna i capelli sul collo, gli abiti domestici, l’assenza di trucco, le ascelle con la ricrescita.
Come quelle della Giulia, che la ricrescita ce l’aveva anche sulla figa, perché “sono giorni convulsi e non trovo il tempo per farmi la cera”.
Ho trovato in un secondo il modo convincente per dirle che la trovavo seducente forse più di quando si dava la bodiloscion.
Mi eccita.

Casualmente

Eravamo stesi a letto, guardando che fuori pioveva.
Chiacchiere rilassate, rilassatissime. Accarezzandomi mi dice d’un fiato che giorni fa ha incontrato per caso il Costa. E sono finiti a farsi una sveltina, nel Vito del Costa, in campagna.
Non so il perché, ma all’inizio mi sono sentito messo da parte. Il Costa non mi ha detto niente.
Poi sono rientrato in me e mi sono chiesto perché mai il Costa avrebbe dovuto dirmelo.
Però non ho gradito come ho reagito d’impulso.
Devo smetterla di pretendere di avere il controllo su tutto.
Mi fa cattivo l’alito.

Durissima lezione di vita

Ho visto la Giulia, oggi.
Abbiamo preso un caffè in tarda mattinata, che è diventato un pranzo, che è diventato una camera d’albergo che è diventata una scopata furiosa.

Dipendenza

Quell’ambiente genera dipendenza.
Si arriva a un punto in cui lo si deve abbandonare e disintossicarsi. Ma poi, se per caso lo si torna a frequentare, non lo si prende a piccole dosi, ma a dosi massicce.
E’ un po’ come il fumatore che smette di fumare e poi ricomincia.
Lo fa in grande stile, da subito.

Questa mattina, ad esempio, mi ronza nella testa il pensiero di andare là, da solo. Perché alla mattina, una volta consegnati i rampolli alla scuola, le signore per bene vanno là a cercare sollazzo sconcio e segreto.
E io lo so bene poiché ci sono già stato molte volte, di mattina.

Poi penso che alla Giulia una mattinata lì le vorrebbe. O anche una meriggiata. Dipende dalla scelta: giovani stalloni o anche maturi pervertiti. Il maturo pervertito è più presente nel tardo pomeriggio.
La Adele non sarebbe per nulla adatta, invece.
A lei si confà maggiormente il club scambista, il privè, la gang-bang in discoteca.
Le evoluzioni prive di sottigliezze, quelle sode, roba vera.
E noiosa.

Poi mi faccio una carrellata di tutte e, onestamente, credo che nemmeno la Nica ci starebbe bene lì.
O forse, invece, sì.

domenica 6 novembre 2011

La Casa - L'arrivo

Ex corde Fortitudo” sussurrato al citofono dell’antico palazzo del centro storico della grande città ed il portone si apre con uno scatto che schiocca nel silenzio come una fucilata.
Entriamo nell’androne buio e umido, imboccando la scala di destra.
La Franca non dice una parola, osserva.
Scala bianca, di marmo, largo, ticchettio di tacchi bianchi e neri.
Ci avvitiamo attorno alla gabbia dell’ascensore per tre piani e, finalmente, arriviamo alla porta del Circolo.
Ci accoglie una ragazza vestita da geisha.

martedì 16 agosto 2011

Sexploitation

Bonjour.
Mi sa che non c’ho più il fisico io eh. C’ho la testa con dentro l’eco e una bocca di merda. Mi spiace, volevo essere un leone stamattina, che è il Sedici Di Agosto.
Spero di ripigliarmi in mattinata con una mezza dozzina di litri di caffè.

Che fracassata da bestie. Un po’ c’era anche da immaginarselo, credo. Magari un po’ meno, questo sì, però che finisse a sfascio era nelle regole di ingaggio.
Però bello. Nel senso che l’abuso dell’istinto sessuale primario è terapeutico, in alcuni casi. In altri è espressione artistica. In ogni caso l’istinto sessuale primario ha un significato positivo, mai negativo. La negatività è sempre frutto dell’elaborazione complessa del pensiero. Cioè, le cose diventano negative solo quando ci mettiamo dentro del nostro, quando le miglioriamo con il nostro raffinato pensiero.

Voglio vedere cosa succede oggi. Voglio vedere come si comporterà la Chiaretta. Se oggi, dopo essersi fatta fottere da tre uomini e due donne, si sentirà normale, rilassata e senza pentimenti, avrà fatto Esperienza. Lo spero tantissimo. Viceversa, se avvertirà disagio, timore di giudizi, pentimenti, rimorsi ed altri demoni, avrà semplicemente fatto una esperienza. Tra le tante.

Certo che rispetto alle gita sul litorale con Mamy, Papy, il Porco Ganassa e la Lurida Bolkan, ce la siamo passata meglio. Decisamente. Dal mio punto di vista, non ho dubbi.
C’è stato un momento in cui la guardavo. Seduta sulla faccia del Costa, con in bocca il cazzo del Loca, mentre la Lercia che stava cavalcando il Costa le ciucciava i capezzoli. Ecco, quel momento era da immortalare e spedire via MMS alla Mamy che le ha frantumato ininterrottamente i coglioni ogni fottuto giorno dell’ultima settimana.
Messaggio di accompagnamento: “Come vedi, avevo davvero da fare.”

La Lercia ha una piccola ossessione per la Chiara. E alla Chiara piace, molto visibilmente, la Lercia. Poi, oh, tutte ‘ste cose vanno viste in un’ottica molto, ma molto, fumosa. E questo accentua le tinte, va detto. Però la Lercia non l’ha mollata un attimo. Sono carine assieme, sorridentissime, felici, fameliche, due adorabili lesbichette. Poi quando il piccolo segreto spruzzatorio della Chiara è emerso in tutta la sua pirotecnica natura, sia la Lercia che la Sudicia ci hanno giocato mica poco. Una bambolina porno in balia delle selvagge. Oppure tre selvagge porno in balia di loro stesse.

Il Costa e il Loca, invece, sono come quelle macchine truccate col protossido d’azoto. Spaventose, sinché la bombola di protossido è piena. Finito il gas, finita la corsa, finito l’interesse per le corse.
Ci mancava solo che si attaccassero alla Playstation, come due nerd. Fortunatamente non l’hanno fatto, ma sono certo che ci hanno pensato.

Perché anche in un’orgetta, ci vuole un’etica. Non si può mettere in moto la voglia cannibale delle signore e poi contare sul fatto che, anche se si sborra, loro si arrangeranno da sole e continueranno per tutta la durata necessaria. No. Questa è maleducazione. Le hai messe in moto? E adesso devi darti da fare per spegnerle con tutta l’abilità di cui sei capace.
Fortuna che, mentre i Guasconi continuavano ininterrottamente ad arricciare, io mi sono dedicato alle tre signore. Facendole venire sinché ne avevo, una alla volta, ripetutamente, tutte aggrovigliate addosso a me, perché io un’etica ce l’ho, l’educazione pure e il sentimento anche. E ho anche il desiderio incontenibile di essere adorato. E le tre somarelle in calore mi adorano.
E’ questo lo spirito orgiastico puro. Volere bene e farsi volere bene.

Sono rivoltato. E rivoltante, anche. Troppo, troppo. Fumato troppo, alcolizzato troppo, sono screpolato.
Ma lo abbiamo accoppato quel Ferragosto di merda. O forse ci ha accoppati lui, non sono in grado di capire.
Però bello, liberatorio. E istruttivo.
Perché quando tutti sono di tutti, ciascuno è di nessuno.
E quello che resta, alienati i certificati di proprietà, è vita vera.