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domenica 6 agosto 2017
Varie ed avariate
“Sono a Borgoverde in ferie da sola e mi sono venute in mente mille cose belle. Sono malinconica.”
Per un attimo ho pensato di raggiungerla, di imbottirmi di Vicodin e Cialis e ridurle la fica e il culo come un chilo di macinato. Macinato doppio. Son due chili? Lasci.
E invece non ho nemmeno risposto al uozzappo.
Il Po è un fossatello in cui pescare i gò.
Le dimensioni delle spiagge porcone si sono dilatate in maniera impressionante ed il numero di porconi e porcone disponibili a rischiare l’ictus è ridotto come non mai.
Fortuna che nella rada e secca boscaglia, sopravvissuta agli atti vandalici, ci si ritrova tra amici di sempre, che tra di noi non si fanno distinzioni di ceto sociale o, tantomeno, di etnia.
Mi ha lusingato l’aver arrapato un ragazzo magrebino davvero molto sensuale, dal colore ambrato e dal cazzo svirgolato all’insù di non trascurabili dimensioni. Ci siamo divorati come due troie, abbracciati e puzzolenti davanti a un vecchietto che ha tentato invano di menarselo, senza successo.
Io e lui, invece, ci siamo schizzati sui cazzi, menandocelo a hot dog, reciprocamente.
Solo che il caldo è qualcosa di spaventoso e bisogna fare attenzione.
Dopo essersi fatta rimorchiare al Flamingo con facilità quasi deludente, la GILFona ben tenuta, dai sensuali piedi dalle eleganti dita lunghe e nodose, ha accettato di lasciare la macchina in parcheggio e venire con la mia a casa mia.
L’ho aiutata a far scendere la cerniera dell’abito e poi ho iniziato a spogliarmi.
Lei si è tolta tutto e per ultimi i sandali slingback dorati da suarè datata.
E quando è rimasta a piedi nudi sul pavimento ha sfregato le piante per terra come se stesse spegnendo una sigaretta, per asciugare il sudore che sentiva di avere.
Sono partito arrapato abbestia con l’impeto di stuprarla brutalmente e ho ben presto ripiegato su una performancina da patronato, a causa di tutti quei sorridenti veti e consigli e suggerimenti e direttive e manuali e vaffanculo checcoglioni cazzomerda.
Però la sega che mi sono piallato a casa, dopo averla riconsegnata al suo destino, è stata atomica.
Ho anche annusato il pavimento, ma non vi era traccia di odore.
Peccato.
Però ha ragione la Riccetta.
Che bei tempi quelli di Borgoverde.
Se penso che gira nuda in quella casa mi si edifica un gasdotto nelle mutande che se mi vede la Gazprom mi trivella il culo.
Che non è un pensiero malvagio nemmeno quello eh.
venerdì 7 ottobre 2016
lunedì 27 aprile 2015
Ideone
Tra le mille ideone che mi vengono in mente per rivedere i piedi della Maggie potrebbe esserci quella di andare a sbattere da qualche parte la Yaris a noleggio.
Buona, efficace, originale.
Però, forse, basterebbe invitarla a bere un caffè.
Ci penso e vi dico, ok?
sabato 11 aprile 2015
giovedì 29 marzo 2012
Mucho calòr
No, dico, il termometro della farmacia segnava trenta gradi. D’accordo,
lo dico prima che K me lo spieghi, sono al sole e si auto scaldano. Ma questo
era all’ombra e si auto scaldava e basta e quindi, se non saranno trenta, saran
ventotto, mica ci possono essere dieci
gradi di scarto no? Allora torno, sudaticcio, mi applico a Internet, perché mica
sarà normale.
E colleziono dati.
29 marzo 2011 -> 18°C
29 marzo 2010 -> 19°C
29 marzo 2009 -> 11°C
29 marzo 2008 -> 18°C
29 marzo 2000 -> 14,4°C
29 marzo 1990 -> 17°C
29 marzo 1973 -> 12°C
Cioè, capiamolo, i 26/28 non sono frequenti. Oh là.
Però questa estate farlocca ha dato i suoi frutti. Anche qui nella
lurida baracca.
Punto primo: nessuna ha le calze. Ah beh beh. Elenco calzature:
Pattydesigner Adidas, Greta ballerine, Giogia ballerine ma di quelle che quando
te le togli si arricciano a palletta, capito quali?, Bettona decolletè sling
back con taccazzo. Che signora, che classe.
Niente dita a vista, purtroppo. Ma se tenesse altri cinque sei giorni
saremmo a cavallo. E' che si sa che non terrà.
Poi c’è l’argomento parte superiore. Pattydesigner t-shirt demenziale.
Greta Lacoste pisello. Betty Bettona camicia fantasia a mezza manica con
mammellario visibile dai due bottoni artatamente lasciati aperti, Giogia
canottierina blu con spalline.
Le spalle della Giogia.
Da quanto non le vedevo.
Gliele leccherei, ma non credo mi eleggerebbe man of the year, l’aristocratica Giogia. No. Meglio di no.
La Squinzy è partita da Torino. Torna. Il Mentore non aveva tempo oggi,
si sentono su Skype lunedì. Ottimo.
Torna Chiaretta, torna.
Che il Tazione c’ha un gonfiore strano e vorrebbe il tuo parere.
Torna, che ho la pisellite acuta.
martedì 27 marzo 2012
Memorie di carne primaverilestiva
Esorcizzo la lieve ansia da incontro di oggi cosniderando che è tutto l'inverno che, qua e là, pubblico delle foto con il tag "Memorie di carne estiva", tanto per tenere alto il morale della truppa e ricordare che l'inverno passa e la primavera arriva e la deliziosa masturbazione solitaria guidata da stimoli elettrici esterni, aumenterà. Per cui, nell'assolato dì di oggi, vorrei pubblicare una foto volta a rimarcare che ci siamo molto vicini. Ma molto. Prepariamoci.
![]() |
| Le future delizie del supermarchettato |
lunedì 27 febbraio 2012
Per un attimo
Per un attimo il 2012 primaveril estivo ha debuttato. Pensate, il 26
febbraio, grandissimi.
Eroi, vorrei dire.
Per un attimo, sul costosissimo deck di legno tropicale antistante
l’entrata della casa di campagna, che vorrei ribattezzare la AMICC, cioè Al
Momento Inutile Casa di Campagna, quattro stupendi corpi nudi, due di maschio e
due di femmina, hanno giaciuto su dozzinali asciugamani nella sessuale
esibizione delle loro carni intime, sotto il timidissimo sole.
Per un attimo.
Un attimo in cui le due mammifere, tenendosi per mano ad occhi chiusi,
hanno fatto “Aaaaah” e una mano dei due mammiferi maschi (la mia) è scivolata
tra le invitanti natiche nude dell’altro, accarezzando i coglioni e
scappellando il cazzo.
Sì.
La AMICC è foriera di promesse primaverili, di ammucchiate intontite,
di sportivo, lascivo, lussurioso, licenzioso, immorale, impudico, disinvolto e
sdrammatizzato sesso di gruppo, di oscena nudità ostentata, di esibizionismo e
voyeurismo dalle sfumature paradossali.
Sì.
La Ade, a tarda notte, quando siamo rimasti soli, mi dice.
Mi dice.
Mi dice: “Sai dove sbagli Cicci?
Sbagli a permettere a chi è sfigatodimmerda e ne avrebbe da pensare ai cazzi
suoi da qui alla morte, di giudicarti e insegnarti cosa devi fare. A quelli non
gliene sbatte un cazzo dimmerda di te, Cicci. Gli sfigati dimmerda cercano solo
qualche sfigato dimmerda più sfigato di loro. Dà un senso alle loro vite del
cazzo dimmerda. Tu non sei come loro. Non lasciarli fare. Dovrebbero baciarti
il culo tutti, me compresa, che mi piace tanto leccarti il culo” e ride.
Esposizione un po’ da banlieue, ma ok.
Ci penso due secondi e sì, ha ragione.
Specie qui: “[…]A quelli non
gliene sbatte un cazzo dimmerda di te, Cicci. Gli sfigati dimmerda cercano solo
qualche sfigato dimmerda più sfigato di loro. Dà un senso alle loro vite del
cazzo dimmerda. […]”
Abbiamo fatto debuttare la stagione primaveril estiva 2012.
Minchia, siamo eroi.
A domattina.
giovedì 23 febbraio 2012
Urge
Alle undici di questa mattina
una Figa Bionda Carnivora varca la soglia del mio rispettabile studio, dopo
essere appena uscita dall’estetista. Piumino viola lucido, sciarpona,
cappellino di lana, coda di cavalla, pantaloncini rosa del pigiama e ciabatte
infradito color fucsia. Perché oltre a essersi fatta i peli, si è fatta fare
anche i piedi, come testimonia l’eccitantissimo smalto Rouge Noir Chanel
numero 18 scelto in mio onore.
Inutile che vi dica che mi sono
arrapato come un facocero a vederla in flip flop il 23 di febbraio, per di più
con quello smalto.
Che figa. Questa dall’estetista
ci va in pigiama senza nulla sotto. Perché la Ade è una donna pratica. Si
sveglia, si beve un caffè, fuma una paglia, fa la cacca, fa la doccia e si
rimette il pigiama.
“Tanto poi là sono nuda di nuovo”
E così infila le infradito e il
piumino e sale a bordo dell’automobilina che si ritrova e va a farsi i peli e si fa fare i piedi.
“Te li farei anche io i piedi” grugnisco dalla mia sedia strizzandomi il pacco.
“No! Non si può Cicci, almeno per altre tre ore che se no mi diventa una
merda lo smalto”
Una merda, cioè
impercettibilmente meno lucido della lucidità sovrannaturale che ha ora.
Mi rendo conto di essermi infilato in un tunnel di isolamento. Non ho
più sentito la Ale, non ho più chiamato la Nica, né la Ines, manco morto ho
chiamato la Nady nemmeno per la prima volta. L’unica che non frequento, ma ciò ha
un senso pratico preciso, poiché siamo stracarichi e non ce la fa a mollare, è
la Betta. E vi dirò che non c’ho neanche tanta voglia che si liberi.
Ma da domenica è stato solo Ade, Ade e
Ade. Lo so, questo è grave.
Ma poi, questo è davvero grave? Boh.
Le guardo quel nudissimo e liscissimo arco plantare e capisco che sono
infoiato come un capibara africano.
E la cosa che mi fa impalare ancora di più è che questa Sublime Troiona
l’ha fatto apposta a passare.
Perché me lo dice con chiarezza, sottovoce, dondolando la flip flop: “Sono venuta a farti tirare il cazzo Cicci
porcone maialone…”
E comunque c’è una cosa stranissima che ho rilevato. Adesso che il
Ruggi è lussemburghese, che ha la sua casetta, il suo macchinazzo, tutta la
libertà che vuole e anche la benedizione del marito consapevole, la Ade è di
gran lunga meno sessocannibale di quando invece aveva i doveri e il marito di
fianco.
“Ade, lo sai che ‘Venerdì 24 - Sabato 25 assaggio di primavera, 18°C su
Valpadana’ ?”
“Cazzoooo,
davvero? Figata. Dai Cicci che sabato andiamo a fare i nudi alla spiaggetta
porcona! Con 18 si sta nudi, no? Sì che si sta! No? Sì cazzo dai che si sta
cazzo. No?”
“Ade si
sta nudi con qualsiasi temperatura, anche a -10, per quello. E’ che temo che
18° siano ancora un tantino pochettini e che si sta nudi ci becchiamo la polmo”
“Io ho
voglia Cicci…” mi dice imbronciata da
bimbaminkia.
“E
anche io Ade, ma ho paura che picche. Primo fa freddo e non ci sarà nessuno,
secondo ci becchiamo, come dicevo, la polmo”
“Vabbè
stiamo a vedere. Oh Cicci ‘scolta”e si fa cospiratrice, scivolando sulla mia scrivania col
busto.
“Vuoi
che venerdì sera ti porto in un posto figata paura?” e ghigna lampeggiando gli occhi.
“Che
posto Ade?”
“Un
club scambisti da pauuuuura, una figata pazzesca”
Ma perché non si separa che la sposo?
Cazzo, mi ha messo una voglia che friggo.
Con quei piedi, poi.
Urge sega.
sabato 4 febbraio 2012
Scienza, non fantascienza
![]() |
| Piedi al bar |
In 25 giorni sarà finito febbraio.
In 31 giorni sarà finito marzo.
Se il clima si comporta come l’anno scorso, il 15 aprile si riesce a
prendere il sole nudi, seppure in luogo riparato dal vento. Se non c’è vento e
va come l’anno scorso, il 15 aprile si prende il sole nudi dove si vuole, come
è successo con la Vichi.
Quindi, su base 2011, in 71 giorni si può prendere il sole nudi. Ed è
un bel dato, visto così, perché al di fuori delle potenzialità che gli arditi andranno
a cogliere, conduce anche ad uno scoprimento delle carni pubbliche, data la
mite temperatura. Ci sarà più allegria andando a comperare il Bio Presto,
insomma.
Per i primi piedi, invece, bisognerà pazientare.
Per diversi ordini di motivi, che vanno dal timore di improvvisi
abbassamenti della temperatura nell’arco del giorno, dal fatto che le Dee del Gineceo
escono al mattino per andare al lavoro ed è ancora freddo, sino al fatto che
molte non avranno fatto la pedicure, eliminando l’unghia gialla o il callo o la
suola. Ebbene, per questa somma di variegati motivi sarà l’orrida sneaker a far
da padrona per un po’, in luogo di qualche sandalino perfettamente sostenibile.
Sulla base della mia scientifica e documentabile esperienza, quindi, se
il 15 aprile consente il cazzo nudo in libertà, il piede nudo come standard
arriverà non prima del 7-8 maggio.
Quindi mancano ancora 94 giorni approssimativi.
E la notizia è già meno vivace.
Se poi la si confronta con un altro dato, essenziale nella
scientificità della proiezione, che è quello di quando è stato avvistato
l’ultimo temerario piede nudo, il quadro si tinge di tinte fosche.
Ho avvistato l’ultimo piede nudo oltre la metà di ottobre, che fissiamo
per comodità nel 16.
Quindi 107 giorni fa. Vero è che manca meno di quanto è passato, ma
altrettanto vero è che si è oggettivamente nel mezzo del guado. Per cui ecco un
documento che risveglia i ricordi e scalda il cuore.
E non solo.
sabato 14 gennaio 2012
Del
Donna Ignota che sosti sulla battigia e guardi mentre ti fotografo e sai che lo faccio perché necessito di materiale per la masturbazione solitaria e sguaiata e, nonostante ciò, oppure proprio per quello, posi assieme alla tua compare, posi ostentando, posi guardando in macchina e sfidandomi, posi poiché rientri in quella zona lecita in cui non fai nulla di male, poiché sei sulla spiaggia ed indossi un costume, così come previsto dalla regola che norma e regola la società civile di cui tu, Donna Ignota, fai parte a buon titolo, mica come me che, come è noto, vivo al margine poiché colleziono materiale per la masturbazione solitaria e sguaiata e non importa, non conta, se nel mio gesto fotografico vi è la più trasparente e sincera delle denunzie di intenzione, no, non conta, perché ciò che conta è la zona franca e l’adesione alla regola, prescindendo dal fatto che ostenti e mostri e poco conta che mistifichi e getti menzogna sulla vera intenzione, trincerandoti dietro l’alibi della zona franca e della norma regolata, poco conta, poiché tu sei civile, sei urbana, sei morale, mentre io, povero seghetto di periferia, così cristallino ed inequivocabile, io sono il porco, il segaiolo, il maiale, il depravato, il pervertito e tu la persona per bene, Donna Ignota.
Guardo e fotografo le carni che solo il tuo sposo dovrebbe vedere e mi sento talebano e la cosa mi ingalla, mi arrapa, mi infoia e mi arrazza, perché tanto più restringo la regola che norma la concessione morale a mostrare, tanto più invoco la censura verso i tuoi costumi, tanto più il guardarti ti spoglia più nuda del nudo che sei e questa è la chiave di volta del sudicio morbo, che la Chiesa la sa, la sa eccome e la incide, la stringe, la pialla e la blinda, cosicché il polpaccio della perpetua divenga carne da sesso esplosivo, cosicché quella spalla divenga giustificazione all’ingroppo, cosicchè tutto diventi colpa, peccato, sudiciume e infinito piacere proibito, il migliore.
E tu lo sai, Donna Ignota, lo sai bene come funziona il meccanismo del sudicio morbo e vi aderisci, sguazzando di umori nel perimetro concesso, erigendo paratie d’alibi e membri maschili, ma io non ci sto, non mi omologo, non mi piego e non mi spezzo, non accetto di guardarti fintamente distratto per stamparti nel cerebro e poi schizzare con le tue forme a memoria, io invoco il coraggio e la chiarezza e, per questo, dopo averti fotografata senza alcun mistero celato, ti faccio due gesti, di cui l’uno riferisce al dopo, al tempo futuro, roteando orizzontale l’indice della mano destra, mentre l’altro indica la macchina fotografica e mima il gesto della masturbazione maschile, a sancire che le mie foto servono proprio per quello, senza margine d’errore, senza mistificazione, senza orpelli verbali, due gesti che stampano nero su bianco il più onesto dei dopo mi faccio una sega guardando le tue foto, netto, preciso, sinottico.
E spezzo il meccanismo del sudicio morbo e ti impallo che non sai più cosa dire, resti lì, come una carogna ammuffita, delusa che il porco laggiù abbia segato lo spazio all’ipotesi, la chiacchiera laida mormorata all’amica del cuore, perché sei morta, sappilo Donna Ignota, non c’è più margine, non c'è più regola che norma la regola, ma solo la verità, che ti riduce a starter per una sborrata che potrò ripetere migliaia di volte, con te o con altre e questo svilisce, distilla ed evapora il gas con il quale ti sollevavi da terra nello spazio concesso dalla norma che regola, perché qui non ci son regole, ma solo il tempo che passa e dopo essermelo menato ed averti usata ti guardo e lo faccio, senza paura, senza dispiacere, leggero, lo faccio.
Ti cancello.
E mi piace.
Guardo e fotografo le carni che solo il tuo sposo dovrebbe vedere e mi sento talebano e la cosa mi ingalla, mi arrapa, mi infoia e mi arrazza, perché tanto più restringo la regola che norma la concessione morale a mostrare, tanto più invoco la censura verso i tuoi costumi, tanto più il guardarti ti spoglia più nuda del nudo che sei e questa è la chiave di volta del sudicio morbo, che la Chiesa la sa, la sa eccome e la incide, la stringe, la pialla e la blinda, cosicché il polpaccio della perpetua divenga carne da sesso esplosivo, cosicché quella spalla divenga giustificazione all’ingroppo, cosicchè tutto diventi colpa, peccato, sudiciume e infinito piacere proibito, il migliore.
E tu lo sai, Donna Ignota, lo sai bene come funziona il meccanismo del sudicio morbo e vi aderisci, sguazzando di umori nel perimetro concesso, erigendo paratie d’alibi e membri maschili, ma io non ci sto, non mi omologo, non mi piego e non mi spezzo, non accetto di guardarti fintamente distratto per stamparti nel cerebro e poi schizzare con le tue forme a memoria, io invoco il coraggio e la chiarezza e, per questo, dopo averti fotografata senza alcun mistero celato, ti faccio due gesti, di cui l’uno riferisce al dopo, al tempo futuro, roteando orizzontale l’indice della mano destra, mentre l’altro indica la macchina fotografica e mima il gesto della masturbazione maschile, a sancire che le mie foto servono proprio per quello, senza margine d’errore, senza mistificazione, senza orpelli verbali, due gesti che stampano nero su bianco il più onesto dei dopo mi faccio una sega guardando le tue foto, netto, preciso, sinottico.
E spezzo il meccanismo del sudicio morbo e ti impallo che non sai più cosa dire, resti lì, come una carogna ammuffita, delusa che il porco laggiù abbia segato lo spazio all’ipotesi, la chiacchiera laida mormorata all’amica del cuore, perché sei morta, sappilo Donna Ignota, non c’è più margine, non c'è più regola che norma la regola, ma solo la verità, che ti riduce a starter per una sborrata che potrò ripetere migliaia di volte, con te o con altre e questo svilisce, distilla ed evapora il gas con il quale ti sollevavi da terra nello spazio concesso dalla norma che regola, perché qui non ci son regole, ma solo il tempo che passa e dopo essermelo menato ed averti usata ti guardo e lo faccio, senza paura, senza dispiacere, leggero, lo faccio.
Ti cancello.
E mi piace.
mercoledì 4 gennaio 2012
Canarie mon amour
Canarie, Gran Canaria, spiaggia chiamata El Oasis, vicina a Mas Palomas e alla nota Playa del Inglès, sud dell’isola. In mezzo alle dune che potete ben riconoscere nella allegata mappa di Google (dio se son preciso su ‘ste cose) si verificano, con arcinota fama internazionale, simili delizie dell’esibizionismo e del voyeurismo.
Un paradiso per me e Viaggiatore, sì.
Per fortuna che c’è chi, seppur in ferie, lavora con la cam nascosta.
Rendiamogli grazie.
martedì 3 gennaio 2012
mercoledì 14 dicembre 2011
Intervallo
mercoledì 30 novembre 2011
Causa ed effetti
Oramai la giornata che era iniziata con benedettini principi è
precipitata alla solita maniera: un puttanaio.
Mi chiama la Domi per salutarmi che parte e io mi stringo in me stesso,
mi mordo il colon, mi addresso da lord e le auguro buon viaggio, buon corso e
buon ritorno, ma mentre lei mi dice che mi chiamerà, per avere una voce amica mentre è nella grande città
malvagia (mi prendeva pel culo perché sa come la penso) la mia mente
bollita ha focalizzato, per la prima volta, la Domi a novanta sul letto che
dondola il culetto mostrandomi i buchini arrossati e controllando le mie
reazioni da sopra la spalla con occhio porcale, scorrendo la lingua sulle
labbra della bocca-vagina e mi si è scatenata la Manichetta Antincendio nelle
mutande, che c’è mancato un soffio che non le dicessi che quando torna la
freso, smeriglio, perforo, decappo e zinco.
E la causa di tutto ciò ha un nome ed un cognome e siede là, laggiù,
ancora ghignante per il pestone alla Totti che mi ha piantato nell’alluce
destro: si chiama Betty Bettina.
Sicché la raggiungo, per redarguirla in merito al suo deplorevole
atteggiamento provocatorio, ma quando la raggiungo, con aria sorniona e soriana
si appoggia allo schienale della sedia, palesemente assetata di sangue umano,
nello specifico del mio, e mi apostrofa con “Sei qui per lavoro o per diletto?”
e ruota sulla sedia girevole, con le gambe larghe e io sento che il reattore
quattro è fuori controllo, o lo raffreddo o sarà sindrome cinese, nel senso che
solo uno di quei massaggi che fa la I-fan potrebbero placare la spermazia
incontrollazia.
Ed è qui che il genio, il farabutto, il bastardissimo figlio di puttana
consumato, il guitto impagabile dà il massimo della resa.
“Per diletto un cazzo, Betty. Tirami fuori tutta la roba dei contratti
della XY quella che ti avevo chiesto l’altra volta. E anzi, fai una bella cosa,
la scannerizzi e me la metti nello share di rete. Fai una cartella ROBA DEI
CONTRATTI DELLA XY” e, apparentemente di malumore, ringraziando, torno in
ufficio.
Che ommemmerd.
Ma devo tenere in piedi gli assetti oh.
Qui devono lavorare, mica è la
bocciofila del dopolavoro ferroviario di Fecazzone.
Alle nove.
Minimarket Bacilieri.
Grandissima Giulia.
Che bella Porca.
Va detto
Va detto, amisgi che numerosi mi seguite da cassa.
Va detto che la Giulia mi fa un sangue della madonna perché, amisgi, trovatela
voi una che se un pazzo le telefona dicendole tira su il costume, un pareo e le
lerce infradito e fatti trovare tra mezz’ora da me ci viene. Quanti di voi ce
ne hanno una, eh?
No, ma aspettate amisgi, giriamo il quesito alle ragazze che numerosse
mi seguono da cassa.
Quante di voi mollerebbero casa, in un primo pomeriggio novembrino che
fa caldino dentro e freddo fuori, per andare a farsi chiavare in bikini e
infradito e pareo a casa di uno spostato che gli ha preso il trip del balneare?
E quante si dissocerebbero mentalmente rincarando la dose, servendogli su un
piatto d’argento il role play del bagnino e dei Bagni da Achille?
Magari tutte.
Comunque sia la Giulia mi accende il ciclotrone di brutto. E andava
detto.
Ci siamo fatti un due orette di spiaggia che ci voleva eh.
La fortuna di vivere nei posti caldi, che ci volete fare.
Certo che, oh, ‘sta storia delle mutande abbassate mica la sapevo. Ad
averla saputa! Pare che l’abbassarsi le mutande fino all’inizio dello spacco
ficale, lasciandole sbirole a penzolare in mezzo, le produca un arrazzo
magrebino. Ma che dico magrebino, ivoriano.
Ma tu pensa. Che mondo meraviglioso, inesplorato.
Mi chiede “Stasera che programmi hai?” e io tento, debole ed
incredibile di rendere bevibile la faccenda del libro, la musica lounge, la
coperta di cachemire e la tisana Zen.
“E se invece io uscissi dopo cena con una scusa e ci infilassimo in un
motel?” mi sussurra maliarda.
Eh.
Direi che non mi porterei dietro il libro.
“Ne hai uno di sicuro?” mi chiede.
“Ah beh” rispondo “di sicuro c’è casa mia, il motel che conosco è roba
da zoccole stradali”
E allora, scontata come una marmellata del Lidl, mi dice “va benissimo
quello allora…..”
Minchia oh.
Ma qui è la Caporetto delle virtù, cazzo.
Qui si demolisce quel che Tazio costruisce con tanta pazienza e sacrificio.
Ore ventuno appuntamento al parcheggio del minimarket Bacilieri.
E poi via, nella tre ore del peccato.
Qualcosa mi dice che devo porre attenzione alla sua mise.
Minchia oh.
Minchia.
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