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lunedì 14 novembre 2011

I tesori di Inquieta


Ieri sera sono tornato là.
Senza precisi disegni di azione, ma solo per il desiderio di deambulare in una casa dell’inizio del secolo scorso in cui l’odore della polvere si mischia con quello dell’acqua di colonia maschile e delle dolciastre eau de toilette femminili, con punte di sperma, feci, sudore di piedi e ascelle, a seconda della stanza che si frequenta.
Per il desiderio di deambulare in un luogo in cui morale e pudore vengono abortiti all’ingresso e l’aborto viene compiuto da chi, usualmente, si indigna pubblicamente in loro nome.

Lei ieri sera c’era. Me l’ha detto Milly appena ho varcato la soglia, dopo avermi baciato in bocca come benvenuto. E così ho chiesto udienza

Inquieta da sabato sera è in franchigia per una settimana.
Tenterò di spiegarvi questa cosa, rendendomi conto sin da subito che semplicissima non è.

domenica 13 novembre 2011

Scaricato


La Tamara mi ha scaricato. Cinque minuti fa, al telefono.
“E’ meglio che non ci vediamo più, lui è diventato sospettoso”
Sospettoso degli altri venti con cui chiavi, perché io t’ho chiavata solo due volte in una vita di tempo.
E così anche la Tamara mi ha scaricato.

Stasera vado a troie serie.

Permesso


L’ho chiamata alle sette e mezza, dicendole che il mio impegno serale era saltato. Mi sono anche scusato di richiamarla per quel motivo, perché mi rendevo conto che potesse già aver preso degli impegni, ma lei ha tagliato corto chiedendomi se avevo voglia. E io le ho detto che sì, che avevo voglia, che era tutto il giorno che avevo voglia e lei mi ha detto “anche io”.

E così alle otto e mezza ero a cena con la Frank alla Solita. Che ieri sera non era vestita da Valentina di Crepax, ma da Frank la Sudicia. E a me la Frank piace vestita in tutti i modi, anche se è svestita che la preferisco. Svestita e non lavata. E ieri sera mi ha accontentato, in merito a quest’ultima condizione.

Il suo odore mi stordisce, mi mette in uno stato di arrapamento compulsivo, non smetterei mai di annusarla. Va detto che ultimamente non raggiunge i livelli della prima volta che me la sono scopata, perché quella volta era veramente difficile affrontarla. Ultimamente ha solo dei sentori di sudore.
Che sono erotici a dismisura, per me.

Abbiamo passato la serata a chiavare come degli animali. Ho perso il conto di quante volte sono venuto ed è venuta. Mi piace troppo. Troppo. E’ figlia del maligno, indovina tutto quello che mi manda in bestia, come quando mi ha sputato in bocca. E’ un gesto di dominazione, ma lei non lo ha fatto in quel senso. Lo ha fatto perché era arrapata a bestia come ero arrapato a bestia io.

Alle due eravamo sbracati felicemente sul divano a succhiare un cannellone ripieno.
A un tratto mi dice:
“Taz, c’è un tipo che mi fila e a me fa sangue. Volevo chiederti il permesso di farmelo, domani sera”.
E’ sublime.
Il permesso di poter chiavare un tizio che le fa sangue.
E’ meraviglioso.
“Permesso accordato, ma dovrai raccontarmi tutti i dettagli”
Dettagli garantiti, ci mancherebbe.

Non so se sia follia collettiva, la nostra.
Sta di fatto che trovo tutto questo sublime.
Fantastica.

Febbrona


Alle sette di ieri sera, quando ero in fase preparatoria, arriva la telefonata della Giulia che Stronzolo c’ha la febbre alta che è appena andato via il medico che è un amico di famiglia che altrimenti bisognava portarlo all’ospedale. Chiedo quanto alta è e mi dice che adesso sta scendendo, ma che prima era a trentanove e mezzo, che mi pare una bella febbre, sì.
Le chiedo se vuole che vada lì a darle una mano, ma mi dice grazie che no, che c’ha tutto, medicine e tutto e adesso non c’è che da dargliele e fargli un pochettino di supporto morale e materiale.
E mi sembra giusto. Le garantisco la mia disponibilità per la qualunque e chiudiamo rimanendo che la richiamerò durante la serata.

La mente mi corre ai doveri di padre divorziato ed alla Svizzera e considero che una donna che ce la fa da sola con un figlio è una donna con i coglioni di marmo.

Spettacolare

sabato 12 novembre 2011

Nostalgia


Nostalgia supermarchettara



Villa in campagna


Originariamente era una vecchia casetta di campagna. Poi è diventata la casetta di un tizio che faceva il meccanico agricolo che l’ha allargata per ricavare l’officina nel ricovero attrezzi sotto il fienile. Poi l’ha comperata uno che ha disfatto l’officina facendola diventare un pezzo di soggiorno e il garage in quel che rimaneva e poi è arrivata al Ruggi che l’ha sistemata, arredata e l’ha usata per alcune cose che doveva fare.
Non chiedo, perché non me ne frega un cazzo, ma la casina è bellissima. C’ha anche la pergola davanti, una figata. Ci vedo già gli agrumi in vaso, d’inverno. E mi vedo a guardare fuori da quel finestrone, mentre va il camino. E mi vedo nudo che in primavera lavoro nel giardino e poi mi vedo che chiavo là, sul pratino vicino a quella specie di magazzinetto e vedo troie nude che girano per casa e feste e orge e canne, che tanto non c’è nessuno nel giro di seimilasettecento chilometri.

“Te la vendo”
“Quanto vuoi?”
“Cinquecento. Tieni conto che hai mille metri di scoperto.”
“Non so nemmeno come si scrive cinquecentomila euro, Ruggi”
“Possiamo trovare la soluzione per prestarti il danaro”
“Troppo impegnativo, non me la sento. Affittamela, piuttosto”
“Si può fare. “

E si è fatto. L’ho affittata per un anno.
Ho aperto l’acqua,  alzato l’interruttore generale e acceso la caldaia.
Legna ce n’è.
Stasera mi infratto qui, con la Giulia, sì.

Son contento.

Sociamici

Per carità, gentili son stati gentili eh. Mi hanno parlato per un’ora dei cazzi loro, forti forse del fatto che a) non me ne può chiavare di meno b) non capisco esattamente tutto quello che dicono perché io sono più da finanza del salumaio. Però, pur essendomi sfuggiti moltissimi dettagli ho capito bene la sintesi.
La sintesi è che Ruggerino e Luchino si sono tirati in casa un quarto socio che ha dei capitali e hanno deciso di troncarlo sonoramente nel culo a Peppemmerda che, in questo preciso momento, si è volatilizzato in Svizzera a tentare delle controffensive che loro hanno già devitalizzato prima che lui ci pensasse.

Attendono che capitoli, lo liquideranno bene (a loro dire) e di Peppemmerda resterà solo il ricordo.
Viva l’amicizia vera e profonda. C’è da dire che lui ce ne ha messo a secchie rovesce del suo per essere fanculato, in ogni caso. Ha rubato, stornato, tramato, mai lavorato, molto volato e albergato e pranzato e cenato, senza alcun risultato. Ed ora lo sistemano. Ma bene eh.
Il socio neo entrato gli proporrà un lavoro in una società diversa con sede qui vicino. Vicinissimo. Perché così potrà assumersi le sue responsabilità di padre separato.
Trasalgo. Mi sconvolgo. Vengo mandato affanculo perché non ci crede nessuno che non so.
Ed era da immaginarselo, negli effetti.

Quindi Peppe verrà sistemato in un appartamento in centro della città vicina, appartamento di proprietà del Luchino, verrà liquidato bene e sistemato lavorativamente, in modo che a) si tolga dal cazzo b) onori i suoi doveri da separato con la Giulia, che il Ruggi c’ha gran stima della Giulia, ed io ricordo bene che fu proprio per stima che tentò di chiavarsela all’inizio dell’estate, ma taccio perché è meglio e questi sanno già troppo.

Quante novità. Tante eh. Il Ruggi, ad esempio, dal primo di gennaio si sposterà fisso in Lussemburgo (curiosa come scelta no?) poiché con il nuovo socio si è deciso di chiudere la sede romana della società che fa solo dio sa cosa. Sicchè niente più voli casa Roma - Roma casa, ma voli casa Lussemburgo e, ogni tanto, Lussemburgo casa, perché si è rotto le balle di fare il pendolare. Chiedo, pentendomene mentre pronunciavo le ultime lettere, se la Ade è contenta di trasferirsi in Lussemburgo e il Ruggi mi guarda e mi dice “Stiamo parlando della Ade mia moglie?” e io dico di sì e lui mi dice “Taz, ma che cazzo dici, ma che minchia di domande mi fai, vuoi farmi incazzare?” al che io chiedo scusa e capisco che no, che la Ade non va a Lussemburgo.

Poi parliamo di case e mi chiedono se è poi andato in porto quel mio affare e dico di no, che era da perdere e non da prendere. Dico che non mi sono rassegnato e che cerco ancora, cerco o una casa con una terrazza ampia e isolata o una casa isolata anche senza terrazza, scopo nudità permanente e agrumi in vaso. Al che il Luchino dice al Ruggi “Vendigli quella tua là” e il Ruggi ride e Luchino ride e io bestemmio e chiedo di essere messo al corrente anche io, se non gli fa schifo.

E il Ruggi dice: “Farò di meglio, ti ci porto” e paga gli aperitivi e partiamo.
A bordo della lucidissima Panamera rombante.
Che amici fichissimi che ho.

Sabato taziale


Bon jour, bon jour, good morning, olà.
E’ sabato e c’è il sole, l’aria si è rinfrescata e io sono uno tra i più sensuali e seducenti maschi seminudi del nord Italia, se non addirittura il più sensuale e seducente.
Ho trascorso una serata eccitante, di cui ho dato resoconto nel precedente post, seppur non soddisfacente al cento per cento. Non chiedetemi il perché, ma una volta ritornato a casa mi sono fatto una sega.
E me ne sono fatta una anche appena sveglio, ma mentirei se dicessi che la voglia si è attenuata.
Mentirei anche se dicessi che le ultime seghe sono sbocciate nel ricordo della situazione, perché in realtà di tutto quel sudiciume non mi è rimasto molto (tantomeno il numero di telefono che non ho nemmeno ascoltato). Mentirei se non dicessi che in realtà di quella situazione solo un dettaglio mi è rimasto assai impresso nella memoria al punto di indurre la sega di questa mattina.

Ed il dettaglio è il seguente: l’interno delle sue scarpe decollete nere, in cui era stampata l’impronta di sudore del piede, a segno che la calzatura viene indossata anche in primavera o d’estate o comunque senza calze. Per alcuni il dettaglio potrà scatenare ilarità, per me feticista impenitente scatena una poderosa erezione.

Bon jour, è sabato e questa sera uscirò con la Giulia. Stronzolo raggiunge il cugino e rimane a dormire là e, probabilmente, lo fa anche con una consapevolezza diversa, stavolta. O forse no.
Ma non importa, non sono cazzi miei.
Vedo la Giulia volentieri, sapete? Mi darò da fare per produrle la serata di sfogo che merita. E che merito anche io, perché no?

Più tardi uscirò e andrò al Centrale dove di sicuro berrò un Americano col sensuale Luchino Redford che mi scroccherà un Marlborino perché tanto lui ormai ha smesso e non le compra più. Ha smesso di comprarle, intanto. Poi, forse, smetterà anche di fumarle.
E’ una bella giornata, sì.

Davanti agli occhi


Sì, ci sono andato da solo.Perché genera dipendenza.

Appena sono entrato nel salottino, per guardare una Sorella che era affaccendata a farsi frugare da un canuto settantenne accompagnato da un amico anch’egli esplorante, lei si è alzata invitandomi a ballare.
La donna qualunque, la donna anonima.
Assai gradevole di fattezze, pacatamente elegante, oltre la quarantina. Sorridente, trasognata, come se vedesse in me lo sfolgorante amore della sua vita. Il quale amore della sua vita, invece, sedeva sul divanetto guardandoci ballare.

Vieni spesso qui?” le chiedo, tanto per umanizzare una situazione assai prevedibile.
Un paio di volte alla settimana, sì” mi risponde senza mutare lo sguardo adorante.
A lui piace guardare” aggiunge in fretta, tanto per chiarire la situazione, se mai ce ne fosse stato bisogno.
E a te piace farti scopare davanti a lui” puntualizzo oziosamente, piazzandole una mano sul culo mentre lei annuisce con un sorriso a bocca aperta dalla quale spunta una linguona che tocca l’angolo di destra.
Di tanto in tanto il suo sguardo guizza verso il divanetto, quasi ad assicurarsi che l’amoresuobellissimo fosse conscio che stava per cominciare ciò che entrambi volevano. O almeno così pareva.

venerdì 11 novembre 2011

Il fesso e la troia


Lo so, un uomo in calore non dovrebbe mai e ribadisco mai prendere delle iniziative. Dovrebbe solo smanettarsi fino allo sfinimento e, dopo, prendere delle iniziative volte a produrre circostanze che culminino nella monta di una femmina della propria razza o, qualora ne esistano le condizioni, di una razza prossima, quale quella degli Ominidi.

Io invece, da sterminato coglione, dopo essermi amato con passione davanti allo specchio del bagno della bottega, ne sono uscito come di consueto ancora più in calore e mi sono lasciato abbindolare dall’idea di essere in grado di gestire un’iniziativa, beandomi addirittura di averla progettata intelligentemente.
Insomma, per farla breve, sono andato a mangiare un tramezzino tossico dalla Nica.

Compagno di sempre


Sarà l’aria nuova del nuovo blog, sarà l’autunno freschino, sarà la crisi economica, ma mi tira con un nonnulla e così sono andato in bagno che ce l’avevo barzotto.
Che delizia sbottonarsi e farlo uscire, gingillarlo, scappellarlo, sentirlo crescere caldo e duro, mentre di là la voce della Bettina al telefono ordina del toner.
Se solo sapesse che meraviglia ho in mano, se solo potesse vedere questa bella cappella lucida e tesa, questo tenerissimo frenulo, se solo sapesse quanto potrebbe farmi godere se vi puntasse la nocca dell’indice contro compiendo brevi movimenti rotatori di sfregamento.
Dritto, duro, con queste belle vene gonfie di sangue, la pelle che si assotiglia e poi i coglioni duri, coperti di mille piegoline, deliziose da accarezzare, magnifici da strizzare e soppesare, da strozzare alla base del cazzo sinchè la pelle diviene lucida.
Mi annuso la mano e sento odore di figa e di sborra ed è un odore delizioso, sublime. Leggermente acidulo, ma pieno, carnale, sudato, odore di Giulia sozza, di Giulia sporca e magnifica. Mi guardo allo specchio e mi do soddisfazione, con questo Tronco di Marmo di Palma di Cazzo, mi guardo e mi dico che, cazzo sì, se vedessi per la prima volta un maschio di bellezza sublime con una simile verga me ne innamorerei perdutamente, poi comincio a segarmi e mi guardo e mi dico che, cazzo sì, se vedessi sulla spiaggia porcona un pezzo di carne di porco che si massaggia la minchia a quel modo sentirei di sicuro il buco del culo che si schiude voglioso di prendere quel cazzo sino alla gola.
Sono in calore, sono arrapato, sono così troia che mi farei chiunque ed è stupendo godere nel bagno pensando che in mezzo alle gambe della Betta e della Giogia pulsa una figa odorosa che si scioglierebbe in miele gustoso se questo Palo Rampazzo di Tronco di Palma di Cazzo ci scivolasse dentro e vengo, vengo con negli occhi immagini di culi piccini e generosi, capezzoli, pance e pelle e sborro felice, solo, io col mio Cazzo Rampazzo, fedele compagno di sempre.
Ora posso andare a pranzo.