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domenica 26 febbraio 2012

Che fine hanno fatto i dubbi?


Una volta sgomberato il campo dalle storture in merito alla mia colpevolezza ed alla necessità di un mio rimedio alla colpevolezza, i dubbi rimangono nella loro essenza reale.
La cena di ieri sera non ha avuto seguito orgiastico perché non era la serata giusta e non c’era la gente giusta, ma è stata una buona occasione per osservare con un filtro in più la situazione.

“Il giorno dopo”.
Ecco, questa frase è talmente piena di significato che non va relegata a semplice interlocuzione narrativa. E’, invece, la linea spartiacque tra un evento del giorno prima e la sua metabolizzazione il giorno dopo. E’ la cifra emozionale che comprende lo svolgersi di un evento inusuale, vissuto sull’onda dell’emotività, degli ormoni, dell’alcol e di altro e la reazione in merito a quell’evento nel momento in cui l’emotività viene abbassata ed i colori attenuati. E’ la cifra emotiva dell’attenuazione. E’ la razionalizzazione dell’istinto.
E’ la distillazione del concetto di limite.

Se “il giorno dopo” ci guardiamo in faccia come “il giorno prima” vuol dire che abbiamo incluso lo spazio di sconfinamento aggregandolo entro il limite, rendendo lecito, sostenibile e ripetibile  l’azzardo compiuto.
Che, a quel punto, non è più azzardo. Almeno sino a quel punto non lo è più.

E ieri sera col Costa e il Loca s’è fatto del gran ridere, si è tenuto banco di ricordi ed episodi, ci si è menati pel culo con assoluta rilassatezza e immutata amicizia, scherzando ed essendo i guasconi di sempre.
Quindi il limite è, palesemente, digerito. Fagocitato. Inglobato.
Perché nessuno, se è ferito nell’anima, riesce a scherzare con colui che (seppure nella piena liceità dei suoi atti) lo ha ferito.

E la Ade? La Ade ve la spiego così.
Eravamo in dodici ieri sera e non conoscevo le altre tre coppie. A un tratto la Ade mi scivola addosso per darmi un bacino e, complice la focalizzazione della conversazione all’altro capo della stanza, mi sussurra “Chi ti faresti di queste?” con un sorriso marcio.
“Tutte” le ho risposto senza indugi, anche perché era vero. E la Ade, con un gorgogliante riso cupo, ha aggiunto “Che voglia che mi viene al pensiero di guardare”. Limiti superati e accettati?
Direi di sì, mi sento discretamente sicuro. Che dite?

Il punto non è l’inclusione di ciò che ieri era un limite, no. Il punto è un altro.
Il quesito da porsi in maniera adulta, seria, sensata e consapevole è se il superamento di un limite, in una sera alcolica e ormonale, possa essere considerato un episodio sporadico di divertimento che nasce e muore con se stesso, oppure è solo l’inizio di quel gioco che si chiama “Scova il prossimo limite”.

Perché qui, in questo caso, il quadro si complica assai.
E per figure come me e la Ade è uno dei giochi più belli che ci siano, ma magari per altri non è sopportabile. Fino a che punto l’assenza di regole è sinonimo di espansione della percezione allo stesso modo per tutti?
Sino a che punto un comportamento lascivo, lussurioso, licenzioso, immorale, impudico, disinvolto e sdrammatizzato darà il medesimo viscerale godimento a tutti?
Non si sa.

Si sa però che, percorrendo l’esperienza con un moto lineare ed a velocità costante, arriverà il momento in cui si materializzerà d’improvviso una barriera e l’armonia andrà perdendosi e si ritornerà di corsa, sparpagliati, alla regolarità delle emozioni, smettendo di ricercare nuovi limiti, perché si è arrivati a quello estremo oltre il quale non c’è nulla. Oppure c’è la noia.

Rischioso eh?
Assolutamente sì, però anche molto piacevole.
Sicuramente più piacevole di vite condotte al di fuori dell’assunzione di qualsiasi rischio e, quindi noiose.
In partenza.
E senza piacere.
Alla fine.

Gran bei dubbi, mi piacciono.

16 commenti:

  1. questi pensieri sono anche i miei. e quelli, credo, del mio uomo. temo proprio questo. io sembro immobile perché se mi lasciassi andare sarei sempre alla ricerca di stimoli, che comunque comprendono lui in maniera assoluta. ma l'immensità, e forse la perdita in questa immensità, mi fa così paura che devo desistere. e da qui alla noia che potrei provocargli il passo è minimo.
    ma volendo anche solo andare un passetto oltre il rapporto fisico a due, per noi non è così semplice trovare complici o capitare in situazioni che possano avere un'evoluzione piacevole. e non siamo neppure così socialmente attivi da poter pescare agevolmente tra le conoscenze.
    vabbè, basta con le paranoie. buona giornata. verrò a leggerti spesso; mi piace questo blog.

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  2. scusa, altra riflessione: "Il punto è un altro.
    Il quesito da porsi in maniera adulta, seria, sensata e consapevole è se il superamento di un limite possa essere considerato un episodio sporadico di divertimento che nasce e muore con se stesso". credo che tu non riesca più a far finta che non sia successo qualcosa di emozionante. ti accontenteresti di tornare alla tua seppur appagante routine? non mancherebbe sempre qualcosa? scusa se rimarco il concetto; forse dovrei farmi i cazzi miei e lasciar irrisolta la domanda.

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  3. Ciao Simo, benvenuta, mi fa piacere che il blog ti piaccia.
    Non devi farti i cazzi tuoi, fatti i miei (financo proprio il mio mio) io non scrivo per autocelebrarmi, ma per comunicare.
    E' vero ma anche no, quello che dici.
    E' una questione di carattere e di voglia sessuale.

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  4. Il moto in avanti per includere nuovi limiti e poi indietro per ritrarsi in una routine apparente mi sembra abbastanza tipico di chi non si accontenta della sessualità "ufficiale". Ma è un moto oscillatorio perpetuo, secondo me. Cioè non si ritorna alla "regolarità delle emozioni" una volta per tutte, al massimo con il tempo l'oscillazione si fa meno ampia e i limiti più abbordabili, meno rischiosi. Per il mio vissuto personale, oltre la barriera non vedo noia (una barriera suscita sempre curiosità: cazzo c'è oltre?), ma paura, timore: mi sembra che senza quella barriera uno si perderebbe definitivamente...

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  5. il mio modesto parere - e scusa se non sarò troppo breve - è che non è *solo* una questione di carattere e voglia. passo subito agli esempi concreti, così forse mi spiego al meglio: se dovesse accadere che la mia donna, in una situazione di sesso collettivo, dovesse godere più che con me, ci rimarrei sinceramente male; per il semplice motivo che le emozioni e le sensazioni che provo con lei non hanno eguali tra tutte quelle che ho provato finora nei miei rapporti, anche disinvolti, di coppia, e so che è lo stesso per lei, che pure ha avuto le sue esperienze. equivarrebbe a una sorta di "retrocessione", per cui la mia palma di "non plus ultra" verrebbe a decadere, mentre per me lei rimarrebbe in carica. e siccome, come ho detto da me (anzi, da noi), tutte le altre che ho conosciuto mi annoiano, la cosa potrebbe assumere contorni di autentico dramma. già, prima di conoscere lei, ero rassegnato all'idea che una donna come me la immaginavo non esistesse, figuriamoci se avrei voglia e fiducia di verificare se ne esista un'altra addirittura migliore.

    ma il problema nella realtà non si pone, perché le nostre reciproche valutazioni sull'altro sono molto serene e sostenute da argomenti solidissimi. il problema reale è quello che ha detto simo (se non si fosse capito, sono io il suo uomo): per quanto lo desideriamo, non è semplice per noi trovare persone con cui condividere il letto, perché non ci interessa aggiungere una tacca alla stecca dove annotiamo quelli che ci siamo portati a letto: ci piacerebbe che si creasse una corrente emozionale virtuosa che aiutasse a superare l'idea stessa della gelosia (che è figlia della competizione, mi pare innegabile).

    per quento riguarda i limiti, son d'accordo con milk: la loro esistenza è l'unica ragione per cui si debba superarli. porsi verso le esperienze pensando a priori di poterle padroneggiare è insensato e distruttivo: senza conquiste, quando tutto è dato per scontato, niente ha valore.

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    1. "[...] ma il problema nella realtà non si pone, perché le nostre reciproche valutazioni sull'altro sono molto serene e sostenute da argomenti solidissimi. [...]"

      Eh già.

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    2. Scusami, mi rendo conto di dover aggiungere qualcosa, per non sembrare criptico.
      Credo che il punto stia nella frase che ho riportato in grassetto, ma con un'estensione.
      E l'estensione è data dalla sfera sentimentale, il cui volume può generare uno spettro di comportamenti che vanno dal dissuadere dal mettere in pratica il sesso di gruppo, relegandolo al nobile ruolo di fantasia, sino a rendere ininfluente se la mia donna una sera gode con un altro più che con me, perchè la nostra unione è talmente profonda e totale che non potrà mai vacillare per una performance al di sopra della norma (molto utopico, lo so, ma mi serviva per definire il limite della funzione).

      Sicchè, pian pianino, introduciamo elementi che ci umanizzano, ci personalizzano, ci rendono sensibili, riflessivi, emotivi e sentimentali. E qui c'è da riflettere eh. Perchè la parola "mucchio" va d'accordo con la parola "selvaggio" e il mucchio selvaggio lo si fa in preda al comando genitale, lo si fa per godere come animali.
      E se dopo l'orgasmone ci si mette a meditare, beh ... bisognava farlo prima, credo.
      Ma forse sbaglio.

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    3. Minchia sono un diesel Perkins stamattina.
      Non si capirà un cazzo, ma ci provo.
      Quel che volevo dire + che questi dubbi sono assurdi se li ha chi ama la propria donna e la sbatte nel mucchio, perchè non deve farlo.
      Tutti gli altri che ci pensino prima e, se capiscono di no reggere per personalismi, abbandonino.
      Oppure giochino, ma senza seghe mentali dopo.

      (Oh là, cazzo, sembra che con due neuroni io ce l'abbia fatta)

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    4. molto più chiaro, sì, e condivido: se non reggi il gioco, non giocare, mi pare la regola zero di qualsiasi gioco. ma l'esperienza dice che non c'è godimento che equivalga quello in cui ci si investe anche a livello perlomeno emozionale, quindi bisognerebbe esser pronti non solo al fatto che sia possibile che il partner goda *fisicamente* di più che con noi ma che possa anche essere in qualche modo cerebralmente coinvolto. e per accettare questo c'è da scardinare un sistema di gelosie e competizione per rendere possibile una concezione di amore "allargato". altrimenti, occhei, bene il mucchio con tutti i suoi vantaggi e i suoi limiti.

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    5. [...] e per accettare questo c'è da scardinare un sistema [...]

      Non sono convinto che si possa "scardinare" in questo senso. No. O ce l'hai o non ce l'hai. Ti faccio il mio esempio: con la Ade siamo molto, ma molto, rodati ed accettiamo che l'altro si invaghisca, che scompaia e il dì in cui tornerà allargheremo le braccia e lo stringeremo dicendo "bentornato/a".
      Vado ancora in là: vi sono tratti in cui sapere che lei va a letto con qualcuno mi eccita. Vado ancora un pochinino più in là: mi eccita da impazzire guardarla mentre gode a mille con un altro.
      E rimaere seduto a guardare è come una droga che mi spappola i neuroni.

      Ma quando ero innamorato come gli umani ed ero assieme alla Vale, arrivavo al massimo ad infilarmi dentro a situazioni di esibizionismo e voyeurismo, ma l'idea di condividerla mi agghiacciava.
      O ce l'hai o non ce l'hai e quel che hai è relativo alla singola donna.
      Per me.

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    6. confermi quello che in cuor mio pensavo ma non insinuavo, per rispetto di chi non conosco personalmente: la tua/vostra disinvoltura si poggia sul fatto che non siete innamorati, o perlomeno "non come gli umani". io e simo siamo innamorati come e più degli umani, ma questo non ci impedisce di immaginare momenti di "pluralità condivisa" (ti piace la perifrasi?). e se li immaginiamo, vuol dire che ci farebbe piacere provare. ma poniamo condizioni, prima fra tutte che l'altra coppia ci somigli sotto questo aspetto. non è facile, lo sappiamo bene...
      (ganfione con il nick collettivo)

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    7. Sì confermo e vi dissuado dall’intrapresa, perché il regolamento è assai improbabile e dubbio.
      Vi consiglio di gettarvi in un’ammucchiata solo così: fatevi e fatevi fare durante le ferie, al mare, da stranieri con i quali siete obbligati ad usare una lingua non vostra, meglio ancora se l’unica lingua che potete usare è quella che avete in bocca. La temporaneità della vacanza e la barriera linguistica ve li faranno apparire alieni e, quindi, innocui.

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    8. grazie per il consiglio. ma credo che preferiamo accettare il rischio, piuttosto che rimanere con la curiosità.

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  6. A me, questi dubbi, sembrano cazzate. Anzi, no: mi sembrano autocompiacimento.
    Forse sbaglio.

    B

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    1. Per dirti se sbagli ci vorrebbe qualche dettaglio in più. Sii meno terital, meno sintetica.

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