Pagine

Visualizzazione post con etichetta design. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta design. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2015

L’ora che non si fece mai

L’antefatto
Mentre attendo la Sozza, il parlàfono vibra e recita Lidia a chiare lettere.
Come sei messo?, dormi?, disturbo?, è che non riesco a prendere sonno, ma Lidia stai tranquilla che capita anche a me, e tu cosa fai in quei casi?, cosa prendi?, ma io mi faccio un numero x di canne e poi mi masturbo e a volte serve, mi sono masturbata già anche io, Tazio, ma non serve e le canne sai che non sono il mio genere, sei nuda? (risata) ma che nuda, ho il pigiama, e tu sei nudo?, se non voglio che mi arrestino no, ma dove sei?, in macchina parcheggiato, ma aspetti qualcuno allora cazzo, dai che chiudo, ma che qualcuno Lidia!, vengo da te, ti va?, sì che mi va, ma non volevo scombinarti i piani, no, ma quali piani, anzi, sarei proprio felice di stare un po’ con te, allora dai, ti aspetto.
Barbara devi andare affanculo stasera, mi spiace.

Il fatto

“Era a Luchino che piaceva violento e, ok, anche a me piace sentire male, ma non ci vado pazza come ci andava lui che una volta mi ha trafitto un capezzolo con un ago da siringa e a momenti viene facendolo, ma a me piace anche farlo dolcemente, rilassatamente, lentamente…” – e mi bacia morbidissima sulle labbra mentre io siedo sul Busnelli rosso col cazzo di fuori e lei lo cavalca lentissima essendosi tolta solo i pantaloncini del pigiamino.
Si inarca dolcissima in avanti, poi all’indietro, poi ancheggia a destra e sinistra, ma ogni movimento è fatto quasi impercettibilmente e ci cerchiamo le mani e ci baciamo, morbidi, parlando sottovoce come se qualcuno ci potesse sentire, Bill Evans che suona (è il mio paradiso e lei lo sa), la luce bassa di un pallone di plexyglass e specchietti di Patrizia Volpato designer.

Poi la maglina del pigiama passa sopra la testa e resta nuda. E io, per un attimo intensissimo la amo con tutto me stesso, drogato di tanta acerba bellezza così rara in una donna della sua età. La abbraccio e le carezzo la schiena calda, liscia, solcata da quelle ossa tentatrici che ne compongono la spina dorsale e voglio togliermi la camicia e sentirla e lei mi aiuta e restiamo nudi sul Busnelli, abbracciati morbidamente e rispettosamente, muovendoci appena, con qualche stilema sessualstilistico di grande potenza, come il suo arretrare appoggiando le mani alle mie ginocchia, un po’ per mostrarsi, un po’ per sentire meglio di dentro, nella carne, la mia carne.

Poi si richiude in avanti come una conchiglia fatata, inarcandosi e sussurrandomi all’orecchio che le piace come non le era mai piaciuto con me, che le piace così tanto da dimenticare tutte le volte che le è piaciuto da pazzi con un uomo e io respiro forte, baciandola, accarezzandole le braccia, correndo sui glutei tesissimi per seguirne le forme affascinanti.

“Ti piace il mio sedere?” chiede con orgogliosa felicità osservandosi le terga da sopra la spalla e io rispondo di sì baciandola e lei aggiunge appena appena di labiale “diventa bellissimo quando faccio l’amore così” ed è vero, è proprio vero, è molto vero, è stupendo. Poi sale e fa sgusciare l’uccello e se lo punta nel culo, scendendo lentissima, guidandolo con la mano, impiegando moltissimo tempo a farlo entrare tutto, mugolando elegante, sino a dire “mi brucia, ma guarda che bello…tutto dentro…non è bellissimo da vedere?...” ed io resto senza fiato mentre quell’ancheggiare di classe riprende con pari dolcezza e da allora è un continuo cambiare da davanti a dietro, da dietro a davanti, mentre avverto che la carne si fa rovente e molle e la abbraccio, stringendola, mentre ci baciamo garbatamente, seppure profondamente. Poi sale, lo fa scivolare fuori dal culo, si inginocchia tra le mie gambe e lo prende in bocca, succhiandolo lentamente e mormorando “tu ci vai pazzo per queste cose, vero?.... tu ti butti via per queste cose…” e poi risale, riassestandoselo con maggior agio nell’ano.

“Tu sei convinto che le porcherie che ti piacciono le sappiano fare solo certe vuote donne relitto… e ti butti via con loro… senza niente in cambio…sciogliendoti nelle loro pozzanghere torbide” – e affonda i colpi più decisa, stringendo l’ano ritmicamente.

“E’ una dichiarazione?...” - chiedo sorridendo per stemperare l’aria e rallentare la voglia di venirle nel culo e lei mi risponde pericolosa – “se non c’è altro modo per farti capire le cose, bisogna dichiarartele o…op….pure mettertele per iscritto…” – e spinge fonda fino a schiacciarmi forte i coglioni e quel dolorino è un bacio vellutato.
Silenzio.
Sudore.
Respiro.

“Da quant’è che non suoni più il piano di notte nei locali, da solo?” – mi chiede facendomi sentire come uno dei Favolosi Baker – “da una vita, da quando non ho più una donna che si bagna ascoltandomi, appoggiata al pianoforte…” – “io voglio bagnarmi, voglio bagnarmi la fica, le cosce, fino alle dita dei piedi, voglio che suoni per me, voglio venire in mezzo a tutti senza toccarmi, mentre suoni" – e questo mi piace, molto, mi piace molto, mi piace, mi piace, mi fa salire l’eccitazione a mille.

“Non ti buttare via Tazio. Sei un animale troppo speciale e se ti e….e….sstingu…i…” – “se mi estinguo?” – “vengo…. spingi….vieni con me…vienimi dentro….” – e tutto diventa furia, chiusi in un abbraccio mortale, le anche che si disarticolano, velocissimi, il canto, il suo, il mio, strettissimi, fusi, venendo, mischiando i liquidi corporali in un gesto di infinito amore, di quell’amore che parte da quel malinconico buco nero che tutti conoscete, così fondo e così dolce e così struggente e così inesistente, ma essenziale per essere vivi almeno tre minuti.

***

“Dormi qui stanotte” – mi chiede stesa, scomposta, nuda sul Busnelli accanto a me, carezzandomi il viso.
Le carezze sul viso. Leggere, avvolgenti, calde lisce, con quelle piccole manine profumate di sesso e di amore e io come un coglione piango con gli occhi chiusi, facendo di sì con la testa.

Nessuno commenta le mie lacrime.
Nessuno.
Né Bill Evans, né la Volpato, né Busnelli.
Una bocca calda e sottile le bacia, asciugandole.

“Ricomincerò a suonare da solo il piano in giro per locali, di notte” – le dico pianissimo – “E io ti troverò” – “Nuda sotto l’abito da sera?” – chiedo sorridendo a occhi chiusi – “Compleamente… voglio che tu mi veda le dita dei piedi bagnate…” – e mi bacia sorridendo calda.

E poi si va a dormire nudi, abbracciati.
E poi il gallo canta.
Ma nessuno mi tradisce.
Non oggi, almeno.
No, oggi no.

mercoledì 18 marzo 2015

Considerazioni sane e ipotesi ben equilibrate

Bonjour.
Che ore travagliate. Ovviamente ieri sera non c’è stata nessuna Ale e nessuna Ade, come da copione. Ho mangiato una pizza da solo e poi ho camminato.
Sono passato sotto La Casa, che dista dalla mia casa poche centinaia di metri.
Buio totale, con addirittura il campanello schiacciato dentro sino ad affondare nella bottoniera. Evidentemente qualcuno s’è rotto le palle di un via vai carbonaro di nullo effetto. Per cui nessuna possibilità, nemmeno quella illusoria di potervi sussurrare l’Ex Corde Fortitudo nella speranza di sortire il “clack” della serratura, come un tempo.

E così i pensieri sono divenuti malinconici e sono andati aggrovigliandosi in ordine sparso: la Milly dov’è, la Frank dov’è, dov’è Alcyator, dove sono tutti. E da lì le “strategie di recupero”: potrei ricontattare la Coppia Bestia per avere delle notizie della Milly, forzare il Costa a scoprire dove si rintana la Frank a Milano, ma fortunatamente la mia parte razionale (seppur atrofizzata) mi blocca e mi dice: e poi?

Il passato è passato e di lui rimangono solo i ricordi, non c’è niente da fare. Questa discesa nei luoghi del paesello me lo sbatte in faccia ad ogni piè sospinto ed io, oramai, credo di aver ceduto ed essermene fatto una ragione. Nessun alloro per il ritorno del Taziol Prodigo, nessun vitello grasso da accoppare per magnarselo, nessuna festa, niente.

Certo, potrei andare a ravanare nel fondo del filtro melmoso dello scarico e andare a buttare una sarda marcia alla Siusiporno per vedere cosa succede; ma se non succede niente? E se anche lei mi assestasse un sonoro due di picche? Credo che a volte sia più saggio tenersi lontani dalle delusioni, ma poi mi insaggisco ancor di più e mi dico che può anche essere interessante saperle ridimensionare e ricollocare nel loro ruolo di ininfluenti illusioni. E lungo questa saggezza plutarchica si sviluppa il ricordo di quella cula dallo spacco giallastro che mi infoia e mi spinge ad andare a sorbire nel pomeriggio un caffettino al Paradiso del Vibrione Colerico e si vedrà.

Al telefono, prima, la Ade mi dice che “al 90%” sabato sera facciamo il seratone e io le comunico che il 90% non mi basta, al che lei si secca e mi dice che per lei, invece, assicurare il 90% è già uno sforzo notevole, sicché io la sgravio dallo “sforzo notevole” e la rilasso dicendo che che sabato sera ci riteniamo liberi, lei si incazza, io pure, nessuno dice niente e ci si saluta.

E allora metto in moto il cervello e considero che avendo in mano tutta la documentazione che attendevo ed essendo in possesso di una simpatica Yaris a noleggio, se per questi giorni non imbastisco una letamaiata satanica degna di tale nome faccio prua verso il Guglielmo Marconi e mi praghizzo.

Però stavolta faccio sul serio, non da cazzone.
D’accordo che vivo nel bordelletto, d’accordo che ne sarò socio, ma io devo mettermi in regola seria e costruttiva: voglio iscrivermi ad un corso per imparare bene sia il ceco che il russo, per essere così agevolato nel 70% dell’est europeo. Voglio integrarmi in Praga come dio comanda, pensando (perché no?) di aprirmi una piccola galleria d’arte moderna, riservata ai locali e ai turisti, nella quale (perché no?) ricominciare a dipingere e ad esporre (perché no?).

E tutto questo mi tranquillizza e mi energizza, senza nulla togliere ai progetti spermatici odierni di un caffettino al paesello e di uno spompinazzo alesco al palestrello e di una bella puttana stradale per il dopocena.
Mi pare di essere ben savio, o no?

mercoledì 31 ottobre 2012

AAA Tazio vendesi

Stranissima giornata, ieri.
Ho trovato un bellissimo sito in cui vengono indicati, con precisione millimetrica adorabile, tutti i cessi londinesi in cui è presente un glory hole. E sin lì l'intenzione era tutta di andare a fare un tour di questi luoghi culturali, ma poi un flashback mi ha abbagliato la mente, riportandomi a New York, ultimo luogo in cui ho trovato gli ameni forellini nel muro e poi da New York sono passato alle facce e quindi a lui, che non sento da mesi perchè, lo Scozzese, da che ha cambiato lavoro non si fa più sentire in quanto, giustamente, non rappresento per lui un'opportunità di guadagno.

E allora l'ho chiamato, straconvinto che fosse in Italia, ma invece no, anche lui è a Londra. Coincidenze.
Abbiamo pranzato assieme da Gordon Ramsay, chiacchierando di mille cose, specialmente passate. In mezzo a una fiumana umana che mangiava senza sapere che cazzo ingollasse perchè, quel momento apparentemente di pausa, era il più intenso dei momenti di lavoro della giornata. Bello, se si vuole. Ma forse anche no.

E così, alla fine, non so nemmeno io perchè, gli ho detto una cosa che nei termini non mi appartiene, anche se forse mi appartiene nella sostanza, non lo so, non sono abituato a certe cose.
"Sono sulla piazza, Andrea, tienilo in considerazione"
"Cioé, cioè? Chiudi baracca e burattini? Spiega please."
"No, non chiudo niente. Voglio aggiungere, semmai. E voglio aggiungere qui a Londra, che ho i miei motivi."
"Cosa cerchi?"
"Soldi"
e lui ride e aggiunge "Chi non li cerca?"

In termini tecnici si può dire che ho messo i ferri in acqua per trovarmi un lavoro a Londra, anche se sono assolutamente scettico al riguardo di una mia appetibilità in questo mondo che viene governato dal talento di ragazzi che hanno almeno quindici anni meno di me ed è pure giusto.
Intanto un passo l'ho fatto.

martedì 27 marzo 2012

Il bonjour triplo del dì di Marte


Bonjour, bonjour, bonjour.
E’ martedì, la temperatura è perfettamente godibile, la Chiaretta è all’aeroporto, io partirò tra poco per destinazioni assai più brevi, nessuna anomalia da registrare sul giornale di bordo.

E’ martedì e là, nella Landa del Piacere, qualcuno starà facendo delle fosse che non voglio nemmeno pensare, ma che voglio assolutamente vedere nel momento in cui saranno ripiene di piscine prefabbricate con legni di contorno e genitali femminili odorosi esposti senza pudore alcuno.

E’ martedì e Google mi ricorda che 126 anni fa nasceva Ludwig Mies van der Rohe, il Maestro del Design. Questo mi ricorda la necessità urgente di entrare in possesso della sedia per antonomasia.

E’ martedì e questa sera, come ogni gentiluomo di campagna, andrò al Circolo, al Club, alla Casa, alla ricerca di ciò che mi rende eroticamente inquieto e, quindi, creativo e vivo.

E’ martedì ed ho iniziato la giornata masturbandomi vigorosamente, senza un soggetto focalizzato, magari con molti soggetti focalizzati, da Diane Kruger all’arco plantare nudo che faceva capolino dalle decollete della Betta, dal pensiero di condividere con eccitazione dei feticci con B sino ai ricordi del weekend, ma più precisamente, tra questi stimoli, il vigore è derivato dal piacere di stringere la mia verga durissima nel pugno, accarezzandomi contemporaneamente il corpo con l’altra mano, alla ricerca di zone sensibili sulle quali assaporare il piacere dell’onanismo vigoroso.

E’ martedì e sono stranamente attivo.
Meglio.

lunedì 26 marzo 2012

Marta Penter

Seducenti trompe l'œil ad olio su tela o ad acquerello.
Marta Penter, brasiliana di Porto Alegre, classe 1957 è un'artista davvero interessante.


Since an early age she has been connected to the world of arts, having attended to several art schools and arts centers. She has currently dedicated herself to watercolor and oil on canvas. She has a contemporary realistic language which explores the domains of collective unconscious through images of personal antique objects and human figure through a time-space relationship. Such Icons, which derive from the strong influence of her background as a psychologist, acquire empowerment and expression through her works. Her usually large paintings feature the highlighting of light and shadow effects, thus creating a unique intimate atmosphere. In her last series she has been shedding a new light to man and his world, rescuing the feeling of intimacy which has been lost in a globalized and immediate world. 

 www.martapenter.com.br




 
 
 




martedì 17 gennaio 2012

Progetti quotidiani

Questa sera, col fido Max, visiteremo la casa nuova.
Gli indicherò il bi e il ba delle cose che vorrei e poi gli lascerò le chiavi, cosicchè egli possa stuprare.
Farò poi ritorno a Taziopoli, dove cenerò con l’infido N.
Credo mangeremo rigatoni al ragù e berremo mezzo di rosso alla Solita, come tradizione vuole.
Forse ci sarà anche il digestivo di carne di femmina umana frollata dal tempo, non so, ma non mi spiacerebbe.
Comincerò anche a inscatolonare.
Ci metterò poco, non ho quasi un cazzo qui.
Poi dovrò attivarmi per acquistare due cose essenziali, fondamentali, imprescindibili: un arco Flos e una Barcelona chair.
Perché è questo che fa veramente casa, nel Tazioworld.
Oltre alle mutandine sporche della Domi dimenticate sul pavimento, ovviamente.