Venerdì notte / Sabato mattina
Che bell’oggetto, l’iPhone. Mi ha consentito di bloccare l’utente Maggie e di percorrere in assoluta tranquillità la misera tratta stradale di meno di quaranta chilometri che separano il restorant de clas dalle Terme.
In fin dei conti, essendo terminata la cena della preconoscenza alle precoci ore ventidue e trentasette minuti, rimaneva del tempo per concedersi una piccola distrazione medicamentosa dalla seccatura dianzi vissuta.
E allora alle Terme, deciso, si va.
Le Terme, sublime luogo di mens sana in corpore sano per qualsiasi categoria di umano le frequenti: dall’ottuagenario alla ricerca di benefici alla prostata, all’appena più che quarantenne alla ricerca di benefici alla prostata, magari più immediati e magari anche parecchio dissociati dal complesso tema della termalità collinare oggi.
***
Al banco d’acciaio e pelle scamosciata marrone, mentre le lucine disco sfarfallano e Sylvester cinguetta You make me feel mighty real, si siede accanto a me la Femmina SeSuale, piaZere SCimona, piacere Tazio, ma che bell’accento italiano, amica bagascia ultra cinquantenne abbronzata come un Ringo al cioccolato e plissettata come un ippopotamo, col taglio frisè biondo platino tardi anni ottanta. Ah! sei di Lugo, ma accidenti che meraviglia! e dimmi, bagascia ultra cinquantenne di Lugo, come fai a sopravvivere con la concorrenza sovietica quasi prepuberale che riempie ogni spazio intermolecolare del circondario? Mo perché io sono italiana e ci so fare anche del gran bene e allora mi hai convinto, amica bagasciona, parliamo di soldi senza vergogna che non vedo l’ora di infilarti il naso nel buco del culo ricco di ghiandole ferormoniche e così ne parliamo, pattuiamo durata, richiesta, performance, no amica bagascia, non c’arrivo manco se rompo il maialino e allora dimmi tu Tazio e il Tazio dice: tutto scoperto, clistere, faccia, ingoio, piedi, primo e secondo canale, sport acquatici, overnight tranquillo in alberghetto a mio carico, mille pezzi secchi e poi procurami della botta che voglio che ci divertiamo abbestia e lei aggiunge due pezzi e accetta dicendomi che la botta ce l’ha già seco e allora via verso l’alberghetto lurido e disonesto.
Che bella suineria senza fronzoli, cazzommerda.
Dritti al dunque, ben infarinati e ben disinibiti, così mi piace, così mi voleva, amica bagascia di Lugo senza freni d’alcun genere, che delizioso risveglio familiare con te, vacca nuda che sembri morta spiaggiata di pancia e la filippina in camera che ci prega di rimuovere velocemente i culi dalla stanza.
Ore dieci.
Sgommare, amica bagascia, che ho un pranzo importante a cui non rinuncerei mai.
Sì, certo, lasciami il numero, certo.
Che tanto non ti richiamerò mai.
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lunedì 11 maggio 2015
domenica 12 gennaio 2014
Aggiornamenti ed auguri
Per me la Gianna è Miss Flamingo, un po' perchè l'ho rimorchiata lì, al geriatrico danzerino della bassa, un po' perchè non cerca l'amore, ma il cazzo. Certo, non è una diva di Hollywood, ma ha dei bei lineamenti del viso e un corpo carnoso, con la cellulite, le smagliature, la pancetta da vodka, due tette rimaste intatte nonostante i suoi sessantanni e poi è brava di bocca e di mano. E' abbronzatissima, ha i capelli tagliati corti e bianchi per "sputare in faccia alle troie che rifiutano la vecchiaia", è vedova, ha dei bei piedi e si spenna la passerona. Una porca sublime.
L'ho visitata a fondo anche ieri sera. Mi piace, mi arrapa a bisonte, mi fa godere quel suo respiro ansimante e la voce roca di cinquanta Marlboro rosse al giorno.
Appena posso ritornare la visito.
"Dottore mi dica, ho un bruciorino qui" e mi mostra la passerona pelata. La adoro.
Ritornare.
Il più bel ritorno, per me, sarebbe a Dakar. Tolto quello, un posto vale l'altro. Cazzo me ne frega, persino Milano va bene ed infatti va bene, poichè mi sparo giornate su giornate a Milano. K avrà una blanda ed illusoria erezione, GQ sorriderà sotto i baffi di plastica, massì amici, non ho più principi, sono una puttana totale, lavoro a Milano.
Poi c'è quella camerierina polacca nel grill lì sotto che mi piace un casino: seno piatto, capezzoli scuri, capelli neri, magrissima, piedi ossuti e odorosi, fica rasata a rasoio che mi piace sentire le punte dei peli che mi graffiano. Anche lei amante grossi calibri e, in questo, il Taziotroia può esprimere un pubblico parere.
La Gianna mi dice che con un'altra donna non c'è mai stata e io le dico "ma se ti organizzo ti andrebbe?" - "ho tempo a dir di no la seconda volta se c'ho i motivi" e la trovo saggerrima, ma poi mi punge la curiosità di sapere se in tre è mai successo "ero giovane, molto giovane, ma non ti credere chissà cosa eh?, gli ho fatto una sega per uno mentre facevo la carne nel panino…" e ride sguaiata, la adoro.
Lei sì che sarebbe una compagna adeguata da Canarie.
Gliene parlerò.
Qui è tutto successo in frettissima, non mi va di darvi i dettagli. Sappiate solo che sto aprendo un ufficio per qualcuno, una cosa pesante, costosa. Io ci guadagno dei bei soldi, una camera fissa in un albergo da cui vedo quello Stonehenge disgustoso di Unicredit, tutte le spese, sono pieno di bouns e mi è pure toccata una Mercedes B 220 cdi con ogni cazzo di diavoleria e targa Monaco, che oggi fa sempre la sua vacca figura.
E col Costa?
Il Costa mi ha chiesto scusa, ovviamente. Egli è un calamaro acefalo che attende che qualcuno gli fornisca le risposte che, non essendogli brillate, egli ritiene più intelligenti. Ciao Costantino, saluta Appraga.
Martedì scorso ho cenato con la Squinzy. Mi ha portato lei. Non mi ricordo manco il nome del posto. Mi piacerebbe vederla a letto con la camerierina polacca. Anche se non so se la camerierina è bisex. Ma quando sono giovani provano tutto, sì. Era senza calze, quella troia della Squinzy. Ho gradito al punto da segarmi in privato, in albergo.
Diciassette e ventitre e sono nella mia camera d'albergo di ultralusso anni settanta, con la felpa black block e nudo sotto, a scrivervi, perchè ve lo dovevo. Potevo venire su domattina, lo so, ma il traffico mi fa perdere il mio proverbiale equilibrio emotivo e io non voglio che nulla scalfisca l'immagine equilibrata che ciascuno di voi ha di me.
Più tardi andrò a mangiare da solo al grill e poi ciuccerò quei capezzoli di ferro su quelle tette inesistenti e proverò a ingravidarla un'altra volta, ma mi sa che prende la pillola, la camerierina polacca del grill.
Credo di avervi aggiornato in linea di massima.
Buon anno a tutti.
L'ho visitata a fondo anche ieri sera. Mi piace, mi arrapa a bisonte, mi fa godere quel suo respiro ansimante e la voce roca di cinquanta Marlboro rosse al giorno.
Appena posso ritornare la visito.
"Dottore mi dica, ho un bruciorino qui" e mi mostra la passerona pelata. La adoro.
Ritornare.
Il più bel ritorno, per me, sarebbe a Dakar. Tolto quello, un posto vale l'altro. Cazzo me ne frega, persino Milano va bene ed infatti va bene, poichè mi sparo giornate su giornate a Milano. K avrà una blanda ed illusoria erezione, GQ sorriderà sotto i baffi di plastica, massì amici, non ho più principi, sono una puttana totale, lavoro a Milano.
Poi c'è quella camerierina polacca nel grill lì sotto che mi piace un casino: seno piatto, capezzoli scuri, capelli neri, magrissima, piedi ossuti e odorosi, fica rasata a rasoio che mi piace sentire le punte dei peli che mi graffiano. Anche lei amante grossi calibri e, in questo, il Taziotroia può esprimere un pubblico parere.
La Gianna mi dice che con un'altra donna non c'è mai stata e io le dico "ma se ti organizzo ti andrebbe?" - "ho tempo a dir di no la seconda volta se c'ho i motivi" e la trovo saggerrima, ma poi mi punge la curiosità di sapere se in tre è mai successo "ero giovane, molto giovane, ma non ti credere chissà cosa eh?, gli ho fatto una sega per uno mentre facevo la carne nel panino…" e ride sguaiata, la adoro.
Lei sì che sarebbe una compagna adeguata da Canarie.
Gliene parlerò.
Qui è tutto successo in frettissima, non mi va di darvi i dettagli. Sappiate solo che sto aprendo un ufficio per qualcuno, una cosa pesante, costosa. Io ci guadagno dei bei soldi, una camera fissa in un albergo da cui vedo quello Stonehenge disgustoso di Unicredit, tutte le spese, sono pieno di bouns e mi è pure toccata una Mercedes B 220 cdi con ogni cazzo di diavoleria e targa Monaco, che oggi fa sempre la sua vacca figura.
E col Costa?
Il Costa mi ha chiesto scusa, ovviamente. Egli è un calamaro acefalo che attende che qualcuno gli fornisca le risposte che, non essendogli brillate, egli ritiene più intelligenti. Ciao Costantino, saluta Appraga.
Martedì scorso ho cenato con la Squinzy. Mi ha portato lei. Non mi ricordo manco il nome del posto. Mi piacerebbe vederla a letto con la camerierina polacca. Anche se non so se la camerierina è bisex. Ma quando sono giovani provano tutto, sì. Era senza calze, quella troia della Squinzy. Ho gradito al punto da segarmi in privato, in albergo.
Diciassette e ventitre e sono nella mia camera d'albergo di ultralusso anni settanta, con la felpa black block e nudo sotto, a scrivervi, perchè ve lo dovevo. Potevo venire su domattina, lo so, ma il traffico mi fa perdere il mio proverbiale equilibrio emotivo e io non voglio che nulla scalfisca l'immagine equilibrata che ciascuno di voi ha di me.
Più tardi andrò a mangiare da solo al grill e poi ciuccerò quei capezzoli di ferro su quelle tette inesistenti e proverò a ingravidarla un'altra volta, ma mi sa che prende la pillola, la camerierina polacca del grill.
Credo di avervi aggiornato in linea di massima.
Buon anno a tutti.
martedì 4 giugno 2013
Sulle note degli ex coniugi Bano
Bonjour, come va?, come va?, tutto ok?, tutto ok?
Ah, la saggezza delle parole di Cara terra mia degli ex coniugi Bano.
Come va. Eh, come va.
Va che lavoro come un animale, rivestendo il ruolo ingrato del direttore creativo senza account executive, ossia occupandomi della produzione e anche facendo da cuscinetto para colpi tra un cliente molto importante e molto impossibile ed una squadra sveglia e skillata, che alla ventiquattresima modifica richiesta comincia a dar di matto, non senza ragione.
Per il resto è tutto brodo grasso. Come fringe benefits vivo in una palazzina ristrutturata di recente in pieno centro storico, in una mansarda molto fica arredata con scelte discutibili, ma comunque fica. Ho un cortile interno molto verde dove parcheggio la Fiat 500 blu metallizzato con interni di pelle grigia in dotazione. Due piani sotto ho anche una GILF single, sui sessantacinque, molto sexy, sulla quale faccio sogni erotici e mi tiro seghe furiose, anche un po' sulla scorta delle memorie sulla Marisozza.
[Mi corre l'obbligo di segnalarvi che non sono a Milano, ma nel capoluogo di provincia taziale, just to mention.]
La vita rimane distribuita in cloud tra uno scatolone a Parigi, alcune cose a Dakar e un ex ufficio-residenza-formale a Taziopoli, ma ho deciso di congelarla così com'è, nella speranza di ritornare ad essere Tazione l'Africano al più presto, non appena concluso questo incubo di lavoro molto ben pagato. Nelle sere in cui mi armo di take away cinese alle 23:30, appena uscito dall'agenzia, mi conforta baloccarmi con Internet e ipotizzare un viaggio di sola andata Milano - Dakar. Sì, mi conforta molto.
Sabato scorso, senza alcuna volontarietà, mi sono preso cura della mia vita sessuale.
Sono andato nell'ex bottega taziale, attualmente ridotta come una merda abbandonata, nella quale trova ricovero l'ammasso delle mie povere cose, obiettivo recupero abiti.
Al termine sono sceso e sono andato a salutare la Siusy, prendendo un caffè al Salmonella Bistrot di sua proprietà. Nel fotogramma successivo era sera, avevo mangiato una buona frittura e la Siusy cavalcava il mio Femore di Dinosauro che neanche John Wayne in Giubbe Rosse.
Mi ha fatto godere moltissimo, un po' che c'aveva una voglia di cazzo che era oltre il limite rosso del patologico, un po' perchè va detto che le africane sono passionali e sono ultrafiche, ma non sono mai troie. Sono natura che chiava, travolgenti, coinvolgenti, estasianti, ma se vuoi troiaggine distillata allo stato puro devi chiavarti una bianca, sozza e lurida come solo la Siusazza sa essere.
Ed allora ecco che diviene armonico ed appassionante come uno standard di jazz sgusciarle involontariamente dal buco del culo ed osservare che la maialona tutta pieghe, curve, mammelle e piedi da Nobel si gira di scatto come un Velociraptor, abboccandomi l'uccello per succhiarlo con voracità, incurante del tanfo di intestino che fluiva dal buco del culo ancora spalancato e, ragionevolmente, del sapore della sua merda sulla pelle del mio cazzo. Molto tecnica, molto seducente, specie considerando la volontarietà studiata dell'atto di cui, durante lo sbocchinamento sonoro, i suoi occhietti misuravano il grado di arrapamento generato in me. Il from-ass-to-mouth ha sempre il suo raffinato fascino. Brava Susazzona, dieci e lode.
Rieccomi in provincia, rieccomi nell'Emilia dalle ferite indelebili in fase di lentissima guarigione per automedicazione, dove risulta insopportabile che medici che non hanno prestato alcuna cura vengano ad autocelebrarsi addosso la perizia del loro inesistente ospedale.
Un tempo una di Varese, sghignazzando, mi chiese che cazzo mai ci fosse qui da me da rendere così ricchi alcuni ricchi, considerando che siamo "in mezzo alla campagna".
Spero abbia appreso dai telegiornali che PIL produciamo e che eccellenza industriale abbiamo.
E questo, vi dirò, è anche uno dei motivi per cui tiro notte fonda per dare il meglio di me a chi ha bisogno di qualcosa di veramente tosto per tirarsi in piedi di nuovo.
Baci.
Ah, la saggezza delle parole di Cara terra mia degli ex coniugi Bano.
Come va. Eh, come va.
Va che lavoro come un animale, rivestendo il ruolo ingrato del direttore creativo senza account executive, ossia occupandomi della produzione e anche facendo da cuscinetto para colpi tra un cliente molto importante e molto impossibile ed una squadra sveglia e skillata, che alla ventiquattresima modifica richiesta comincia a dar di matto, non senza ragione.
Per il resto è tutto brodo grasso. Come fringe benefits vivo in una palazzina ristrutturata di recente in pieno centro storico, in una mansarda molto fica arredata con scelte discutibili, ma comunque fica. Ho un cortile interno molto verde dove parcheggio la Fiat 500 blu metallizzato con interni di pelle grigia in dotazione. Due piani sotto ho anche una GILF single, sui sessantacinque, molto sexy, sulla quale faccio sogni erotici e mi tiro seghe furiose, anche un po' sulla scorta delle memorie sulla Marisozza.
[Mi corre l'obbligo di segnalarvi che non sono a Milano, ma nel capoluogo di provincia taziale, just to mention.]
La vita rimane distribuita in cloud tra uno scatolone a Parigi, alcune cose a Dakar e un ex ufficio-residenza-formale a Taziopoli, ma ho deciso di congelarla così com'è, nella speranza di ritornare ad essere Tazione l'Africano al più presto, non appena concluso questo incubo di lavoro molto ben pagato. Nelle sere in cui mi armo di take away cinese alle 23:30, appena uscito dall'agenzia, mi conforta baloccarmi con Internet e ipotizzare un viaggio di sola andata Milano - Dakar. Sì, mi conforta molto.
Sabato scorso, senza alcuna volontarietà, mi sono preso cura della mia vita sessuale.
Sono andato nell'ex bottega taziale, attualmente ridotta come una merda abbandonata, nella quale trova ricovero l'ammasso delle mie povere cose, obiettivo recupero abiti.
Al termine sono sceso e sono andato a salutare la Siusy, prendendo un caffè al Salmonella Bistrot di sua proprietà. Nel fotogramma successivo era sera, avevo mangiato una buona frittura e la Siusy cavalcava il mio Femore di Dinosauro che neanche John Wayne in Giubbe Rosse.
Mi ha fatto godere moltissimo, un po' che c'aveva una voglia di cazzo che era oltre il limite rosso del patologico, un po' perchè va detto che le africane sono passionali e sono ultrafiche, ma non sono mai troie. Sono natura che chiava, travolgenti, coinvolgenti, estasianti, ma se vuoi troiaggine distillata allo stato puro devi chiavarti una bianca, sozza e lurida come solo la Siusazza sa essere.
Ed allora ecco che diviene armonico ed appassionante come uno standard di jazz sgusciarle involontariamente dal buco del culo ed osservare che la maialona tutta pieghe, curve, mammelle e piedi da Nobel si gira di scatto come un Velociraptor, abboccandomi l'uccello per succhiarlo con voracità, incurante del tanfo di intestino che fluiva dal buco del culo ancora spalancato e, ragionevolmente, del sapore della sua merda sulla pelle del mio cazzo. Molto tecnica, molto seducente, specie considerando la volontarietà studiata dell'atto di cui, durante lo sbocchinamento sonoro, i suoi occhietti misuravano il grado di arrapamento generato in me. Il from-ass-to-mouth ha sempre il suo raffinato fascino. Brava Susazzona, dieci e lode.
Rieccomi in provincia, rieccomi nell'Emilia dalle ferite indelebili in fase di lentissima guarigione per automedicazione, dove risulta insopportabile che medici che non hanno prestato alcuna cura vengano ad autocelebrarsi addosso la perizia del loro inesistente ospedale.
Un tempo una di Varese, sghignazzando, mi chiese che cazzo mai ci fosse qui da me da rendere così ricchi alcuni ricchi, considerando che siamo "in mezzo alla campagna".
Spero abbia appreso dai telegiornali che PIL produciamo e che eccellenza industriale abbiamo.
E questo, vi dirò, è anche uno dei motivi per cui tiro notte fonda per dare il meglio di me a chi ha bisogno di qualcosa di veramente tosto per tirarsi in piedi di nuovo.
Baci.
venerdì 3 maggio 2013
Chi ha avuto deve dare e chi ha dato deve avere: partita doppia perfetta
Che giornata allucinante ieri. Non smetto di sorridere da ieri pomeriggio.
Cominciamo dalla fine: accanto al mio MacBook giace attonita una patente internazionale Vienna 1968, falsa come una fotocopia di una banconota da ventidue euro. Ma è perfetta perchè, mi spiega Maurice, la suddetta patente serve solo a contenere delle banconote, che sono quelle la documentazione necessaria alle forze dell'ordine. A sua volta il documentello mi è costato tre cartoni da cento euro, ma in pratica zero e capirete poi il perchè.
Domani si parte per Saint-Louis a bordo di una Toyota Land Cruiser ritirata oggi, vecchia come mio nonno, ma in perfetto stato di funzionamento, a detta di Maurice che è il mio spacciatore preferito di Toyote Land Cruiser vecchie come mio nonno.
Ma andiamo disordinatamente ed illogicamente all'indietro nella giornata di ieri.
Ieri mattina ho cazzeggiato come al solito e poi ho preso una car rapide per andare in spiaggia a finire di cazzeggiare. Bene.
Munito di asciugamano terital misto aria, infraditato, bermudato e camiciato aperto (un dio greco in versione africana, insomma) cammino lungo la spiaggia cercando di allontanarmi dalla folla. Non è un problema grossissimo perchè la spiaggia di Dakar, quella dell'arrivo della Parigi-Dakar per intenderci, è lungo settecentonovantasei chilometri.
Non avvertendo l'esigenza di camminare quattordici ore, appena finita la parte lettinata e ombrellonata, calo il mio telo mare raffigurante una palma e la scritta HAWAII (logica schiacciante) e, denudatomi per quanto concesso, mi stampo, mi schianto, mi spiaggio e aderisco ad alma mater a prendere il sole d'Africa.
Fatta mezz'ora arriva una tizia, bianca, una cougar-mature-granny over 60, ex ultrafigone giovanile, coperta di oro come la Madonna di Loreto, abbronzatissima, occhialatissima, capello biondo ramato tirato col gel e strozzato in uno chignon scolpito .
Si impossessa di un lettino da mare, si denuda nei limiti e si mette a leggere.
Io mantengo basso il profilo e nessuno si fa male.
Nel giro di dieci minuti comincia l'assalto dei giovani marciatori neri, tutti musicisti, tutti suonatori di congas, tutti artisti, tutti puttani che si offrono (non senza insistenza) alle bianche che, di norma, una razzolata col tarello nero prima di ritornare nei continenti bianchi se la fanno dare. Anche perchè, se non se la facessero dare, non ci sarebbero tutti questi artisti bohemienne in spiaggia.
E nemmeno la cougar-mature-granny viene risparmiata, anche perchè il look della minchiaiola stagionata ce l'ha. Da quel primo approccio capisco di lei due cose: la prima è che è americana, la seconda che è una cougar-mature-granny piuttosto aggressive con quasi tutti, tranne che con qualcuno con cui si intrattiene in rilassate chiacchiere; insomma, secondo me, il troione qualcuno dei ficadores lo conosce perchè se lo è fatto mettere.
Poi, a un tratto, la cougarona giaguara comincia a puntarmi, forse ammaliata dalle dimensioni del mio pacco che, diciamocelo, pur essendo nel continente nero regge la partita. E il fissaggio non è per nulla mascherato. Anzi. Si siede per occhieggiarmi per bene e quindi mi saluta con la mano e mi invita ad avvicinarmi. Cazzo vuole questa, mi chiedo, ma raccatto le mie povere cose e mi avvicino.
Mi dà la mano e, in un francese assai più drammatico del mio, mi dice di chiamarsi Jane. Resisto dal dire piacere Tarzan o Tazian e le chiedo in inglese se è americana o anglosassone. Domanda pleonastica a una simile grezzona troionalooking: è texana, niente di meno, e si ingalla come una pitona affamata quando capisce che può fare a pezzi con la bocca l'inglese, che io la capisco e ne parlo uno assai più forbito e british che LEI talvolta non capisce.
Ottimo.
Resta il quesito: perchè cazzo mi hai chiamato? Quesito svelato in meno di dieci minuti, allorquando la cougarmaturegranny Jane mi rivela, senza tanti preamboli, che la "black meat" ha il solo pregio della dimensione, che i neri sono degli scopatori dimmerda e che non c'è gara tra un bianco ben dotato e un nero superdotato, che il bianco ben dotato una donna la fa felice per due giorni e il nero per due minuti, per cui, detto questo e considerato che sono su quella spiaggia, insomma, che tariffe ho?
Vi dico la verità, ci ho messo qualche secondo a realizzare che la CMG mi considerava un puttano e voleva sapere quanti quattrini volevo per fotterla.
Dura cazzo, molto dura da gestire, non sapendo quanto prendono i boys scuri qui. Ho iniziato a prenderla larga, dicendo che dipendeva molto da ciò che mi veniva richiesto, poichè l'intera nottata con cena aveva un prezzo, prestazioni più corte un altro, la gamma offerta nel corso della prestazione pure, insomma si fa presto a dire quanto vuoi eh.
Dipende.
La nonna non si scoraggia di certo: mi dice che serate e cene non se ne parla perchè suo marito rientra in albergo e quindi, guardando l'orologio, mi dice "diciamo un tre ore subito, in albergo da me, all inclusive". Che vuol dire infilamenlo ovunque riesci a spingerlo, borsetta inclusa.
Calcolo rapido, rapidissimo: sono bianco, merce rara, ce l'ho grosso, merce rara, una troia coi fiocchi si puppa 35.000 franchi, cioè 50 euro una svelta, quindi in tre ore di svelte se ne fanno, per cui tac, tac, è vecchia, mi piace, pum pum pum, le chiedo se vuole saperlo in dollari o in franchi e mentre lei ride rispondendomi che lo vuole sapere in Yen, faccio gli ultimi ritocchi e sparo la mia bordata: 600 dollari. E guardo l'orizzonte con lo sguardo di Pierce Brosnan, attendendo un comprensibile rifiuto, ma invece la texana mi accarezza un ginocchio e mi dice ok, andiamo, seguimi.
Minchia raga, ecco il sogno di una vita materializzato nel continente culla dell'uomo: mi sono prostituito con una sconosciuta. Sono un puttano.
Un cazzo di albergazzo da tremila e una notte, finalmente una doccia decente, finalmente del bourbon decente e poi vai Tazio, annichiliscila, falle toccare il cielo con un capezzolo, arala, fresala, sarchiala, concimala, sovesciala e poi seminala, ovunque, trivellala, estraila, intubala, perforala, gassificala, liquefala, o liquefacila anche, comprimila, condesnala e sublimala, poi torniscila e smussala, limala, sbiancala, impastala ed infornala, setacciala e flambala e poi attendi che ti dica basta, basta, basta, cosa che avviene allo scoccare del trentaduesimo minuto della terza ora.
Mi ama.
Sì.
E mi confessa ansimante che nemmeno da giovane, mai, e sì che di cazzi dice di averne presi a mazzi di quadruple dozzine, ha mai trovato uno stallone scatenato e sublime come me.
E sono soddisfazioni, sapete, dopo aver tanto studiato le tecniche di marketing e comunicazione, dopo saper citare a memoria ogni passo del Nuovo Manuale di Tecniche Pubblicitarie di Marco Lombardi. Non c'è niente da fare, la cultura paga.
Seicento cartoni americani amici. Era destino che la patente dovesse costare zero, ha!
Saint-Louis aspettaci.
Io e Ninà arriviamo domani.
Cominciamo dalla fine: accanto al mio MacBook giace attonita una patente internazionale Vienna 1968, falsa come una fotocopia di una banconota da ventidue euro. Ma è perfetta perchè, mi spiega Maurice, la suddetta patente serve solo a contenere delle banconote, che sono quelle la documentazione necessaria alle forze dell'ordine. A sua volta il documentello mi è costato tre cartoni da cento euro, ma in pratica zero e capirete poi il perchè.
Domani si parte per Saint-Louis a bordo di una Toyota Land Cruiser ritirata oggi, vecchia come mio nonno, ma in perfetto stato di funzionamento, a detta di Maurice che è il mio spacciatore preferito di Toyote Land Cruiser vecchie come mio nonno.
Ma andiamo disordinatamente ed illogicamente all'indietro nella giornata di ieri.
Ieri mattina ho cazzeggiato come al solito e poi ho preso una car rapide per andare in spiaggia a finire di cazzeggiare. Bene.
Munito di asciugamano terital misto aria, infraditato, bermudato e camiciato aperto (un dio greco in versione africana, insomma) cammino lungo la spiaggia cercando di allontanarmi dalla folla. Non è un problema grossissimo perchè la spiaggia di Dakar, quella dell'arrivo della Parigi-Dakar per intenderci, è lungo settecentonovantasei chilometri.
Non avvertendo l'esigenza di camminare quattordici ore, appena finita la parte lettinata e ombrellonata, calo il mio telo mare raffigurante una palma e la scritta HAWAII (logica schiacciante) e, denudatomi per quanto concesso, mi stampo, mi schianto, mi spiaggio e aderisco ad alma mater a prendere il sole d'Africa.
Fatta mezz'ora arriva una tizia, bianca, una cougar-mature-granny over 60, ex ultrafigone giovanile, coperta di oro come la Madonna di Loreto, abbronzatissima, occhialatissima, capello biondo ramato tirato col gel e strozzato in uno chignon scolpito .
Si impossessa di un lettino da mare, si denuda nei limiti e si mette a leggere.
Io mantengo basso il profilo e nessuno si fa male.
Nel giro di dieci minuti comincia l'assalto dei giovani marciatori neri, tutti musicisti, tutti suonatori di congas, tutti artisti, tutti puttani che si offrono (non senza insistenza) alle bianche che, di norma, una razzolata col tarello nero prima di ritornare nei continenti bianchi se la fanno dare. Anche perchè, se non se la facessero dare, non ci sarebbero tutti questi artisti bohemienne in spiaggia.
E nemmeno la cougar-mature-granny viene risparmiata, anche perchè il look della minchiaiola stagionata ce l'ha. Da quel primo approccio capisco di lei due cose: la prima è che è americana, la seconda che è una cougar-mature-granny piuttosto aggressive con quasi tutti, tranne che con qualcuno con cui si intrattiene in rilassate chiacchiere; insomma, secondo me, il troione qualcuno dei ficadores lo conosce perchè se lo è fatto mettere.
Poi, a un tratto, la cougarona giaguara comincia a puntarmi, forse ammaliata dalle dimensioni del mio pacco che, diciamocelo, pur essendo nel continente nero regge la partita. E il fissaggio non è per nulla mascherato. Anzi. Si siede per occhieggiarmi per bene e quindi mi saluta con la mano e mi invita ad avvicinarmi. Cazzo vuole questa, mi chiedo, ma raccatto le mie povere cose e mi avvicino.
Mi dà la mano e, in un francese assai più drammatico del mio, mi dice di chiamarsi Jane. Resisto dal dire piacere Tarzan o Tazian e le chiedo in inglese se è americana o anglosassone. Domanda pleonastica a una simile grezzona troionalooking: è texana, niente di meno, e si ingalla come una pitona affamata quando capisce che può fare a pezzi con la bocca l'inglese, che io la capisco e ne parlo uno assai più forbito e british che LEI talvolta non capisce.
Ottimo.
Resta il quesito: perchè cazzo mi hai chiamato? Quesito svelato in meno di dieci minuti, allorquando la cougarmaturegranny Jane mi rivela, senza tanti preamboli, che la "black meat" ha il solo pregio della dimensione, che i neri sono degli scopatori dimmerda e che non c'è gara tra un bianco ben dotato e un nero superdotato, che il bianco ben dotato una donna la fa felice per due giorni e il nero per due minuti, per cui, detto questo e considerato che sono su quella spiaggia, insomma, che tariffe ho?
Vi dico la verità, ci ho messo qualche secondo a realizzare che la CMG mi considerava un puttano e voleva sapere quanti quattrini volevo per fotterla.
Dura cazzo, molto dura da gestire, non sapendo quanto prendono i boys scuri qui. Ho iniziato a prenderla larga, dicendo che dipendeva molto da ciò che mi veniva richiesto, poichè l'intera nottata con cena aveva un prezzo, prestazioni più corte un altro, la gamma offerta nel corso della prestazione pure, insomma si fa presto a dire quanto vuoi eh.
Dipende.
La nonna non si scoraggia di certo: mi dice che serate e cene non se ne parla perchè suo marito rientra in albergo e quindi, guardando l'orologio, mi dice "diciamo un tre ore subito, in albergo da me, all inclusive". Che vuol dire infilamenlo ovunque riesci a spingerlo, borsetta inclusa.
Calcolo rapido, rapidissimo: sono bianco, merce rara, ce l'ho grosso, merce rara, una troia coi fiocchi si puppa 35.000 franchi, cioè 50 euro una svelta, quindi in tre ore di svelte se ne fanno, per cui tac, tac, è vecchia, mi piace, pum pum pum, le chiedo se vuole saperlo in dollari o in franchi e mentre lei ride rispondendomi che lo vuole sapere in Yen, faccio gli ultimi ritocchi e sparo la mia bordata: 600 dollari. E guardo l'orizzonte con lo sguardo di Pierce Brosnan, attendendo un comprensibile rifiuto, ma invece la texana mi accarezza un ginocchio e mi dice ok, andiamo, seguimi.
Minchia raga, ecco il sogno di una vita materializzato nel continente culla dell'uomo: mi sono prostituito con una sconosciuta. Sono un puttano.
Un cazzo di albergazzo da tremila e una notte, finalmente una doccia decente, finalmente del bourbon decente e poi vai Tazio, annichiliscila, falle toccare il cielo con un capezzolo, arala, fresala, sarchiala, concimala, sovesciala e poi seminala, ovunque, trivellala, estraila, intubala, perforala, gassificala, liquefala, o liquefacila anche, comprimila, condesnala e sublimala, poi torniscila e smussala, limala, sbiancala, impastala ed infornala, setacciala e flambala e poi attendi che ti dica basta, basta, basta, cosa che avviene allo scoccare del trentaduesimo minuto della terza ora.
Mi ama.
Sì.
E mi confessa ansimante che nemmeno da giovane, mai, e sì che di cazzi dice di averne presi a mazzi di quadruple dozzine, ha mai trovato uno stallone scatenato e sublime come me.
E sono soddisfazioni, sapete, dopo aver tanto studiato le tecniche di marketing e comunicazione, dopo saper citare a memoria ogni passo del Nuovo Manuale di Tecniche Pubblicitarie di Marco Lombardi. Non c'è niente da fare, la cultura paga.
Seicento cartoni americani amici. Era destino che la patente dovesse costare zero, ha!
Saint-Louis aspettaci.
Io e Ninà arriviamo domani.
mercoledì 3 aprile 2013
Finalmente è Taz Palmas
Inondo di beltà sublime e divina la verandina del mio bungalow fronte piscina, mentre il tempo culattone vela il sole con nubi altalenanti, che qua già corre voce che domani pioverà ed io mi sento Fantozzi con l'omonima nuvoletta.
Francamente me ne sbatto il cazzo se domani pioverà o meno. Mi sento eccitato come un neurone dopo la sedia elettrica: nudo, scappellato, ad osservare uomini e donne nudi che deambulano dinnanzi a me, ridendo in idiomi germanici ed anglosassoni, poichè la fauna umana di questo resortino è prevalentemente nord europea. Inglesi, tedeschi, olandesi e belgi e, come autorevole rappresentante dell'italica arte, il Tazietti. Tazietti che gode della sua spaghettea singolarità, felice di non dovere scambiare parole con 'amiconi' italiani che divengono adesive applicazioni indissolubili sino al giorno della loro partenza.
L'età media della carne si attesta dai quarantacinque-quarantasei sino ai settanta o più. Promettente range che ben si attaglia alle note prodezze duniere, anche se è presto per dirlo. Ci sono alcune mammifere stagionate che mi mettono dei pensierini sozzoni che non vi dico.
Godo.
Godo nel sedere nudo qui fuori a picchiettare sul mio MacBook, con una banda wireless di prim'ordine. Godo nel sorseggiare il terzo Margarita, godo nel toccarmi il cazzo senza remore, ben visibile e ben visto, talvolta proprio osservato, come da quella signora agè che giace di pancia col volto rivolto verso il mio generoso Tarello ancora a riposo. Godo nel fissarle gli occhialoni da sole mentre scorro la mano sulla Canna, attardandomi sul bordo della cappella prima di ricominciare a scrivere.
L'aria dell'isola mi ha fatto bene sin dalla scaletta dell'aereo. Viaggio veloce, tranquillo, comodo. Rapido al carousel, viaggio in taxi liscio come l'olio, calorosa accoglienza, bella sistemazione, tanta carne umana nuda che mi eccita come un porco.
Questa sera cenerò qui e poi vedrò come si evolve la situazione. Se c'è del movimento resto, altrimenti andrò a bere qualcosa in uno dei settemiladuecentododici bar gay che ci sono qua attorno. Mi sto rilassando i nervi e tendendo la minchia.
Mi sento già smarrito e sperduto nel dimenticatoio del mondo, mi rilasso immaginando il febbrile affannarsi di chi mi conosce (o mi conosceva) e visualizzo il nulla orientato al sesso che mi attende nei prossimi giorni. Quanti? Chi può dirlo. Dieci, venti, trenta, non lo so proprio.
Ma per schiodare il mio eccitante culo brasiliano da qui ci vorrà qualcosa che valga veramente la pena. Ergo non promesse, non "vediamo", non "parliamone", non "forse", ma solide realtà come quelle di Roberto Carlino, che lui mica vende sogni, cazzomerda.
Mammelle grosse e dondolanti si spatasciano su pance carnose e nere dal sole, segno che non le vedrò ancora per molto e che la loro permanenza volge al termine. In effetti io sono l'unico viso pallido in mezzo a questo erotico pugno di abbrustoliti geronti eccitanti.
Ma se solo potesse uscire il sole per un giorno, li recupererei all'istante, perchè io sono italiano, terrone, arabo, montone, stallone africano.
Staserà studierò il grado di penetrabilità sociale di questa ridotta ciurma. Devo capire se posso trovarmi fica sozza qua dentro o se devo addentrarmi tra le dune. Per l'amor di dio, eh, tra le dune mi ci ficco eccome. E anche al faro, dove dicono vi sia una nutrita concentrazione di bei cazzi giocherelloni.
Forse sarà il caso di affittare una macchinetta, anche. Vedremo domani. Domani. Che bella parola.
La mia osservatrice si è eretta, indossando un'improbabile camicia di cretonne di seta bianca trasparente, perchè il sole langue. Bella maialona over cinquanta tutta depilata, quanto fondo te lo ficcherei. Nel culo. Sì, nel buco del culo. Fondo fino alle palle, mentre quel frocio cornuto di tuo marito si spalpugna la ridicola minchietta.
Ha! Che posto delizioso. Che sentimenti pacifici e romantici mi ispira.
Rilassa i nervi e tende la minchia.
Ora vado al bar e mi faccio un altro Margarita.
Me lo merito.
Come minimo.
A domani brava gente.
Francamente me ne sbatto il cazzo se domani pioverà o meno. Mi sento eccitato come un neurone dopo la sedia elettrica: nudo, scappellato, ad osservare uomini e donne nudi che deambulano dinnanzi a me, ridendo in idiomi germanici ed anglosassoni, poichè la fauna umana di questo resortino è prevalentemente nord europea. Inglesi, tedeschi, olandesi e belgi e, come autorevole rappresentante dell'italica arte, il Tazietti. Tazietti che gode della sua spaghettea singolarità, felice di non dovere scambiare parole con 'amiconi' italiani che divengono adesive applicazioni indissolubili sino al giorno della loro partenza.
L'età media della carne si attesta dai quarantacinque-quarantasei sino ai settanta o più. Promettente range che ben si attaglia alle note prodezze duniere, anche se è presto per dirlo. Ci sono alcune mammifere stagionate che mi mettono dei pensierini sozzoni che non vi dico.
Godo.
Godo nel sedere nudo qui fuori a picchiettare sul mio MacBook, con una banda wireless di prim'ordine. Godo nel sorseggiare il terzo Margarita, godo nel toccarmi il cazzo senza remore, ben visibile e ben visto, talvolta proprio osservato, come da quella signora agè che giace di pancia col volto rivolto verso il mio generoso Tarello ancora a riposo. Godo nel fissarle gli occhialoni da sole mentre scorro la mano sulla Canna, attardandomi sul bordo della cappella prima di ricominciare a scrivere.
L'aria dell'isola mi ha fatto bene sin dalla scaletta dell'aereo. Viaggio veloce, tranquillo, comodo. Rapido al carousel, viaggio in taxi liscio come l'olio, calorosa accoglienza, bella sistemazione, tanta carne umana nuda che mi eccita come un porco.
Questa sera cenerò qui e poi vedrò come si evolve la situazione. Se c'è del movimento resto, altrimenti andrò a bere qualcosa in uno dei settemiladuecentododici bar gay che ci sono qua attorno. Mi sto rilassando i nervi e tendendo la minchia.
Mi sento già smarrito e sperduto nel dimenticatoio del mondo, mi rilasso immaginando il febbrile affannarsi di chi mi conosce (o mi conosceva) e visualizzo il nulla orientato al sesso che mi attende nei prossimi giorni. Quanti? Chi può dirlo. Dieci, venti, trenta, non lo so proprio.
Ma per schiodare il mio eccitante culo brasiliano da qui ci vorrà qualcosa che valga veramente la pena. Ergo non promesse, non "vediamo", non "parliamone", non "forse", ma solide realtà come quelle di Roberto Carlino, che lui mica vende sogni, cazzomerda.
Mammelle grosse e dondolanti si spatasciano su pance carnose e nere dal sole, segno che non le vedrò ancora per molto e che la loro permanenza volge al termine. In effetti io sono l'unico viso pallido in mezzo a questo erotico pugno di abbrustoliti geronti eccitanti.
Ma se solo potesse uscire il sole per un giorno, li recupererei all'istante, perchè io sono italiano, terrone, arabo, montone, stallone africano.
Staserà studierò il grado di penetrabilità sociale di questa ridotta ciurma. Devo capire se posso trovarmi fica sozza qua dentro o se devo addentrarmi tra le dune. Per l'amor di dio, eh, tra le dune mi ci ficco eccome. E anche al faro, dove dicono vi sia una nutrita concentrazione di bei cazzi giocherelloni.
Forse sarà il caso di affittare una macchinetta, anche. Vedremo domani. Domani. Che bella parola.
La mia osservatrice si è eretta, indossando un'improbabile camicia di cretonne di seta bianca trasparente, perchè il sole langue. Bella maialona over cinquanta tutta depilata, quanto fondo te lo ficcherei. Nel culo. Sì, nel buco del culo. Fondo fino alle palle, mentre quel frocio cornuto di tuo marito si spalpugna la ridicola minchietta.
Ha! Che posto delizioso. Che sentimenti pacifici e romantici mi ispira.
Rilassa i nervi e tende la minchia.
Ora vado al bar e mi faccio un altro Margarita.
Me lo merito.
Come minimo.
A domani brava gente.
sabato 26 gennaio 2013
Sdoganata
Bonjour.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
venerdì 25 gennaio 2013
I piedi di Barbara d'Urso e anche il resto
Ora qui io lo so che vorrete lapidarmi, espormi al pubblico ludibrio, gognarmi, staffilarmi e cremarmi, ma io sono sincero e dichiaro con orgoglio che a questa signora non solo straglasserei i piedi che mi fanno tirare la minchia come un rimorchiatore kazako, che sono anche arciconvinto che se posti nelle giuste condizioni possono donare un bouquet ben intenso e mediterraneo, ma le glasserei anche ogni orifizio penetrabile ed anche impenetrable, la leccherei e la succhierei come un Chupa Chup's.
Che femmina, che zinne, che piedi, che pelo, che tutto.
Che femmina, che zinne, che piedi, che pelo, che tutto.
lunedì 8 ottobre 2012
Sabato porcheriggio
Ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma sarà mica ottobre questo qui?, ma che caldo che fa, ma che caldo che fa, ma l'anno scorso a quest'ora faceva così caldo?, ma non mi ricordo, ma che caldo, ma che caldo, ma che caldo e prendiamo la smartina scappellata e filiamo leggiadri alla spiaggetta porcona del fiume lontano lontano.
Ma che bella che sei tutta nuda Skizzetta, ma mi piace tanto sai?, ma lo so Tazione Porcone e mi piace anche a me, ma vieni qui che ti do due leccatine alla passera, ma sì che ti dò una ciucciata al bastone, pin, pun, panf, ci caliamo una bella chiavata bucolico agreste, con le mosche birichine che ci si posano addosso e che bella meraviglia lo scopazzo all'aperto, ma mi viene da piangere a pensare che ci siamo bruciati un'estate sozzissima qui che è bellissimo, ma dillo a me Skiz, ma lo dico a te sì, quanti altri vedi qua attorno.
Ripulita e poi porra, super porra randazza pazzesca pazzeschissima, ma vieni, ma senti qua, caldo il giusto, ma è stupendo, ma 'scoltamo Taz, ma quello lì che viene avanti nudo non è mica il tuo amico?, ma sì che è lui e mi alzo e saluto e lui saluta ed arriva. Grande Dante, baluardo inespugnabile della sporcaccioneria senile, monumento vivente, sentinella instancabile del tratto di fiume seSuale, Sindaco Emerito della spiaggetta porcona del fiume sozzone, Gran Maestro della Loggia delle Seghe spontanee. E si chiacchiera. E com'è, e come non è, mi fa sintesi dell'estate che ci siam persi, e stiam lì tutti e tre in piedi, che sembra un incontro in spiaggia a Pinarella e invece siam nudi e sulla riva di un fiume. Poi la Skiz abbandona il consesso e si stende a prendere il sole e a me mi vien da sentire dell'odore di zolfo e infatti il sole lo prende sì, di schiena, con le braccia lunghe distese sopra alla testa e le gambe spalancate, che Dante comincia ad averci delle difficoltà sintattiche ed anche narrative, ma riesce comunque a esprimere i suoi sentimenti spalpugnandosi sporadicamente il cazzo con una nonchalance che è da premio Nobel, mentre la Skizza é in evidente attesa della sua ginecologa che, senza alcun dubbio, le doveva aver promesso di visitarla attorno a quell'ora, lì sul fiume e lei si faceva trovare pronta.
La piccola zoccola (su quel 'piccola' vi sarebbe da discutere assai, lo so bene) a un tratto gira il capino strizzando un occhio accecato dal sole, ma fessurando l'altro per controllare cosa stesse accadendo, cogliendo perfettamente la scena del geronte arrapato e del suo porco compagno imbarzottito dalla situazione e, con naturalezza giovanile e puttanaggine consumata (che va detto), abbozza ad un sorriso e dice, con la manina parasole tesa sulla fronte "Non venite a sedervi?" che diobono, la mia amica B dirà anche che fa di tutto per compiacermi, ma secondo me è proprio puttana di dentro e io questo lo amo al pari della puzza dei suoi piedi.
E così sediamo sulle spugne dozzinali e consunte, radunati come il gran consiglio del villaggio Sioux, solo che il Gran Capo Anziano al calumet preferirebbe la pippa.
Provochiamolo, 'sto Dante, apriamo le gambe sbattendogli in faccia la fica cerata di fresco al mattino, bella arrossata e gonfia, apriamo le alette della farfallina con due dita per fargli vedere quant'è rosa e bagnata di dentro, facciamoglielo diventare duro a 'sto Dante, magari sussurrandogli qualche porno sozzura del tipo "Dai, Dante, menatelo che mi piace guardarti…" massaggiando la passera carnivora, infiliamoci un dito di dentro e poi mettiamolo in bocca al povero Dante che c'aveva la minima a duecentoquaranta, giochiamo con l'alluce fresco di smalto scarlatto sui suoi coglioni, mentre il Gran Capo degli Arrapaho siede in ginocchio tirandosi la madre di tutte le raspe, arriviamo sino al punto di chiedergli "Sono troppo troia?" avvitandosi su un concetto filosofico su cui io e Dante la pensiamo allo stesso modo: nessuna donna è MAI troppo troia, esortiamolo a osare, con richieste puntuali "Sborrami il piede Dante che mi eccita", culminiamo col capolavoro della richiesta di permesso "Taz glielo posso menare un pochetto?", permesso accordato e allora inginocchiamoci davanti a lui, tirandogli una sega con quelle manine sante dell'arte, mentre Dante agguanta le chiappe e, in meno di un secondo dalla presa innocente grugnisce e sbuffa e sborra, con la Skizza che mi guarda satanica con un sorriso malato e marcio, per poi abbandonare la preda inutilizzabile e scivolarmi tra le gambe approcciando una pompa vorace, invitando Dante a stendersi e a guardare, a guardare con che plateale tecnica sugge la minchia e, successivamente, con che leggiadra naturalezza la cavalca.
***
"Và che se muore d'infarto son cazzi eh" le dico a bordo della smartina scappellata che ci riporta all'ovile.
Rolla un cannellone ripieno dicendo un "Ma va là" sdrammatizzante.
Poi accende e mi dice "Ma secondo te, quanti cazzi sarebbero?" con l'occhio stretto da mignotta e il sorriso da troia.
Londra apre la mente, per carità, non discuto.
Ma la bassa sugnosa farebbe del gran bene a molti inglesi.
Ma che bella che sei tutta nuda Skizzetta, ma mi piace tanto sai?, ma lo so Tazione Porcone e mi piace anche a me, ma vieni qui che ti do due leccatine alla passera, ma sì che ti dò una ciucciata al bastone, pin, pun, panf, ci caliamo una bella chiavata bucolico agreste, con le mosche birichine che ci si posano addosso e che bella meraviglia lo scopazzo all'aperto, ma mi viene da piangere a pensare che ci siamo bruciati un'estate sozzissima qui che è bellissimo, ma dillo a me Skiz, ma lo dico a te sì, quanti altri vedi qua attorno.
Ripulita e poi porra, super porra randazza pazzesca pazzeschissima, ma vieni, ma senti qua, caldo il giusto, ma è stupendo, ma 'scoltamo Taz, ma quello lì che viene avanti nudo non è mica il tuo amico?, ma sì che è lui e mi alzo e saluto e lui saluta ed arriva. Grande Dante, baluardo inespugnabile della sporcaccioneria senile, monumento vivente, sentinella instancabile del tratto di fiume seSuale, Sindaco Emerito della spiaggetta porcona del fiume sozzone, Gran Maestro della Loggia delle Seghe spontanee. E si chiacchiera. E com'è, e come non è, mi fa sintesi dell'estate che ci siam persi, e stiam lì tutti e tre in piedi, che sembra un incontro in spiaggia a Pinarella e invece siam nudi e sulla riva di un fiume. Poi la Skiz abbandona il consesso e si stende a prendere il sole e a me mi vien da sentire dell'odore di zolfo e infatti il sole lo prende sì, di schiena, con le braccia lunghe distese sopra alla testa e le gambe spalancate, che Dante comincia ad averci delle difficoltà sintattiche ed anche narrative, ma riesce comunque a esprimere i suoi sentimenti spalpugnandosi sporadicamente il cazzo con una nonchalance che è da premio Nobel, mentre la Skizza é in evidente attesa della sua ginecologa che, senza alcun dubbio, le doveva aver promesso di visitarla attorno a quell'ora, lì sul fiume e lei si faceva trovare pronta.
La piccola zoccola (su quel 'piccola' vi sarebbe da discutere assai, lo so bene) a un tratto gira il capino strizzando un occhio accecato dal sole, ma fessurando l'altro per controllare cosa stesse accadendo, cogliendo perfettamente la scena del geronte arrapato e del suo porco compagno imbarzottito dalla situazione e, con naturalezza giovanile e puttanaggine consumata (che va detto), abbozza ad un sorriso e dice, con la manina parasole tesa sulla fronte "Non venite a sedervi?" che diobono, la mia amica B dirà anche che fa di tutto per compiacermi, ma secondo me è proprio puttana di dentro e io questo lo amo al pari della puzza dei suoi piedi.
E così sediamo sulle spugne dozzinali e consunte, radunati come il gran consiglio del villaggio Sioux, solo che il Gran Capo Anziano al calumet preferirebbe la pippa.
Provochiamolo, 'sto Dante, apriamo le gambe sbattendogli in faccia la fica cerata di fresco al mattino, bella arrossata e gonfia, apriamo le alette della farfallina con due dita per fargli vedere quant'è rosa e bagnata di dentro, facciamoglielo diventare duro a 'sto Dante, magari sussurrandogli qualche porno sozzura del tipo "Dai, Dante, menatelo che mi piace guardarti…" massaggiando la passera carnivora, infiliamoci un dito di dentro e poi mettiamolo in bocca al povero Dante che c'aveva la minima a duecentoquaranta, giochiamo con l'alluce fresco di smalto scarlatto sui suoi coglioni, mentre il Gran Capo degli Arrapaho siede in ginocchio tirandosi la madre di tutte le raspe, arriviamo sino al punto di chiedergli "Sono troppo troia?" avvitandosi su un concetto filosofico su cui io e Dante la pensiamo allo stesso modo: nessuna donna è MAI troppo troia, esortiamolo a osare, con richieste puntuali "Sborrami il piede Dante che mi eccita", culminiamo col capolavoro della richiesta di permesso "Taz glielo posso menare un pochetto?", permesso accordato e allora inginocchiamoci davanti a lui, tirandogli una sega con quelle manine sante dell'arte, mentre Dante agguanta le chiappe e, in meno di un secondo dalla presa innocente grugnisce e sbuffa e sborra, con la Skizza che mi guarda satanica con un sorriso malato e marcio, per poi abbandonare la preda inutilizzabile e scivolarmi tra le gambe approcciando una pompa vorace, invitando Dante a stendersi e a guardare, a guardare con che plateale tecnica sugge la minchia e, successivamente, con che leggiadra naturalezza la cavalca.
***
"Và che se muore d'infarto son cazzi eh" le dico a bordo della smartina scappellata che ci riporta all'ovile.
Rolla un cannellone ripieno dicendo un "Ma va là" sdrammatizzante.
Poi accende e mi dice "Ma secondo te, quanti cazzi sarebbero?" con l'occhio stretto da mignotta e il sorriso da troia.
Londra apre la mente, per carità, non discuto.
Ma la bassa sugnosa farebbe del gran bene a molti inglesi.
domenica 16 settembre 2012
Serata di merda
Mi deprimo e alle nove vado a letto che mi dico che è meglio così e mi addormento e dormo, dormo, dormo, dormo, dormo, poi mi sveglio per andare a pisciare ed apprendo la notizia ferale: sono sveglio come un grillo e l'orologio mi dice che sono le due del mattino ed allora mi incazzo, ma mi incazzo di brutto, mando tutto affanculo e mi vesto e poi esco che ho voglia di bere qualcosa, ma tutto è già chiuso ed allora mi chiedo cosa possa essere aperto e mi rispondo il Flamingo, la balera, il geriatrico, la lunga degenza della gioventù dispersa e ci vado, deciso, voglio bere qualcosa e guardare i geronti, parcheggio, pago, entro e mi fiondo al banco del bar ed è lì che la vedo, che aspetta di farsi servire da bere ed è strana, coi capelli da maschio, ma rossi, il neo carnoso sotto l'angolo destro della bocca, gli occhiali, le scarpe di Minnie ed il vestito stampato a disegni ottici nelle tinte del viola, lilla e vinaccia, magra, snella, elegante, piccola, brutta ma bella, mi affianco, ci scherzo, mi scherza, beviamo, parliamo, sorridiamo, poi balliamo un ballo, poi due, poi tre e alla fine provo a metterle in bocca la lingua nell'agognato desiderio di essere mandato affanculo, ma lei mi blocca per dirmi "non qui", che non è una negazione, ma solo una traslazione e mi dice possiamo andare da me se ti va e mi dico cazzo, la cinquantenne singola di bella presenza va svelta e dico di sì, perché a quel punto, disperso nel mare dell'assurdo non rimaneva che andare a naufragare su qualche scoglio aguzzo e la seguo, lei in macchina, io in macchina, poi si parcheggia e si sale e lei sorride e ciarla cinguettante e beviamo due bei whiskoni che fan da lubrificante sociale e poi via e devo dire che nuda c'ha il suo perché, con la pelle abbronzata interrotta solo da 2 righine a V che si dipanano dallo spacco del culo e si congiungono al triangolo bianco davanti che incornicia una pezza di pelo a rettangolo, ben curata, corta, rada e mi spiace solo per quelle unghiette dei piedi così piccole, perché le dita e l'arco ce li avrebbe anche belli, così come belle sono le gambe, le cosce il culo e la schiena e quei piccoli seni inesistenti da cui spuntano due cazzetti di carne turgida, appena più piccoli delle piccolissime areole e mi seducono le smagliature lucenti sul ventre e la lecco e lei mugola e mi sega e me lo ciucca e poi svelta mi chiede se ce l'ho ed io rispondo che no, non ce l'ho e si torce a ravanare nel cassetto ed estrae la bustina blu scuro e la strappa e mi veste di gomma la minchia, poi spalanca le gambe, distende le ali alla farfalla e io ci scivolo dentro e la scopo mentre mi abbraccia la schiena con le gambe e mi accarezza e a me prende lo sturbo rampazzo randazzo, ma lei mi ghiaccia dicendo fai piano che mi fai male ed eseguo, cercando di raggiungere un ritmo condiviso decente e dopo un po' si imbizzarrisce e mi esorta a venire e io vengo, convinto che l'esortazione giungesse in prossimità della sua imminente venuta e invece no, mi ritrovo da solo a schizzare nella gomma ostile e non appena l'ultimo sussulto si è spento lei scivola anguilla e si torce verso il cassetto ed estrae un vibratore dorato e mi chiede ti spiace? vengo solo così, ma ti immagini, se vuoi faccio io, no, devo fare da sola, ok e la osservo a gambe aperte che si vibra la farfalla arrossata e ritengo di far cosa gradita massaggiandole il bell'ano carnoso, ma lei mi blocca con un sorriso infastidito dicendo scusa, ma mi da fastidio lì e io mi ritiro in bell'ordine a guardare la rossa maschietta che respira veloce ad occhi chiusi e a gambe aperte, ma l'operazione non è breve e rimando steso su un fianco a studiare la stanza, i colori, quel quadro repellente e i vestiti inanimati sulla sedia e mi rompo i coglioni in una maniera indecente, ma poi, dopo sedici ore, comincia a venire e viene per sette secondi e poi ripone il cazzo dorato nel suo cassettino, si alza dandomi indicazioni per il bagno, che raggiungo non appena ritorna porgendomi un rotolone di carta da cucina, mi lavo, mi asciugo, sbircio gli oggetti del bagno, torno e mi vesto e lei mi guarda in vestaglia e ciabatte fumando una Merit, incrociamo quattro parole, tanto da ricordarci di essere umani, mi accompagna, le bacio la fronte e mi saluta dicendomi che ci sentiamo e io dico certo, poi scendo e mi chiedo, quand'anche fossi un pazzo scriteriato che la volesse sentire, come cazzo faccio che non ci siamo nemmeno scambiati i numeri di telefono, ma poi continuo con un sonoro sbattimento di coglioni e salgo in macchina che sono le sei del mattino, è domenica, pare non sarà bello, ma va bene lo stesso, che l'importante è che sia finita questa serata di merda in cui ho capito come si deve sentire una puttana.
mercoledì 11 aprile 2012
CFNM
“Tazio scusami, ti volevo
chiedere un favore” mi dice Milly stoppandomi sulla porta.
“Certo, dimmi pure” rispondo.
“Vorrei organizzare un CFNM per
alcune signore agè ed Inquieta, come omaggio. Saresti disponibile?”
CFNM. Che mix sta diventando questo posto? Clothed Females and Naked Males. Porno puro. Le signore, vestite, giocano coi cazzi dei
maschi nudi e in tiro, masturbano, succhiano, infilano dita.
Un tè con la contessa un
pochetto rivisitato.
Chiedo in quanti maschi saremo.
Mi risponde che potrò essere anche solo, se voglio.
Chiedo che sconfinamento è ammesso. Mi risponde che ho carta bianca
sulla regia.
Accetto, ponendo come unico vincolo che sia di martedì.
Abitudini da conservare.
venerdì 24 febbraio 2012
Strass e paillettes
“Cosa bevi?” mi sento dire da
dietro mentre siedo allo sgabello del bar osservando il gerontocomio
ringalluzzito che si dimena nel pieno della tecnica sudamericana.
Gli abiti da ballo latino americano sono imbarazzanti, devo dirlo.
Inserti di lycra color carne simulano parti di corpo scoperte che neanche a
vent’anni te le permetteresti, poi triangoli di strass e paillettes, poi frange
e spalline e disposizioni della stoffa che, se non ci fosse la base tinta
carne, o le incolli col Bostik o la dama sarebbe nuda in due secondi.
“Un Jack Daniel’s liscio”
rispondo osservandola con un sorriso, perché veramente stento a credere a
quello che sto vedendo. L’acconciatura deve avergliela fatta il parrucchiere di
bordo di Love Boat. Ma anche quella (e lo capisco guardandomi attorno) fa parte
della mise della ballerina di latino americano. Tutto un lavoro di forcine e il
fiore di seta color scarlatto come il vestito e il gel e tira su e metti giù.
Vinco la distrazione di questi duemila dettagli che urlano “GUARDAMI” e
plano sui piedi, perché si sa, è lì dove voglio planare. E no che c’ha delle
scarpette da ballo (non saprei descriverle con meno di 570.000 battute) da cui
esce a malapena l’unghia dell’alluce avvolta in quei terribili collant di
microfibra color carne.
Delusione.
“C’eri mai stato qua?” mi
chiede sensualona e le rispondo di sì, che c’ero stato, ma nel paleolitico,
quando c’aveva un altro nome. E lei mi guarda e mi dice “Odissea” anche se la pronuncia era più tipo “OdiSCea” e l’espressione comprendeva una stretta degli occhi come
si parlasse di qualcosa di peccaminoso e uno spostamento del mento in fuori
sulla pronuncia della ‘sc’ di Odiscea. Un po’ groarrr diciamo.
Sosteniamo un abbozzo di conversazione piuttosto sofferente. Io che
cazzo c’ho da dire alla Giuliana, diciamocelo. C’ho da dirle che vorrei darle
il cazzo, ma mi sembrava onestamente un tantino affrettato. E forse, invece,
lei se lo aspettava e avrà detto “Ma tu
guarda ‘sto salame che non passa ai fatti”. Non so, certe volte mi sento un
matusa.
“Cosa balli te?” mi chiede a
un certo punto della sofferenza.
“I lenti delle festine”
rispondo io che non c’avevo certo cazzi di ballare. Lei ride e incomincia a
elencarmi settemila balli e discipline a cui io devo rispondere regolarmente di
no e lei deve deprecare la mia lacuna.
“E va beh. Allora andiamo a
ballare ‘sti balli delle festine” e ride e mi prende per mano e mi trascina
giù per le scale dove c’è il reparto revival. Suddiviso in due ambulatori: il
revival disco club anni ’70 – ’80 e l’ambulatorio ballo lento anni ’70 – ’80. E
io che credevo di essermela cavata.
Che momento meraviglioso. Sapete quando avviene quel fenomeno di
visione extracorporea in cui tu ti vedi da fuori e ti commenti? E senti la voce
fuori campo che ti doppia e che sei tu che ti parli.
E ti rendi conto che hai passato i quarant’anni sei ancora lì che
ravani come se fosse il primo giorno di lavoro e stai ballando al Flamingo, ex
Odiscea, con la cassiera del
supermercato, signora Giuliana, ruspante cougar seSuale quarantasettenne
sposata, che pianta a casa il marito perché “è
un morto”, si veste da Saturday Night Fever, acconciata da Love Boat e va a
ballare il latino americano. La stringi nel ballo lento da festina e apprezzi
tutta la dotazione di sensualissima adipe femmina e senti che ti sta tirando il
cazzo che, si sa, vive di vita propria e non soccombe a nessuna tua decisione
volontaria. La voce fuori campo chiede retorica se si può dire che la vita di
Tazio abbia un senso e dopo un turno di Jimmy Jib che mi fa il piano alto e poi
scende a fare un campo stretto sui nostri due volti vicini nel ballo, la
sequenza si blocca e la voce fuori campo dice, perentoria, “No.” e si va al nero. Titoli, fine.
“Mo lo sciai che scei praprio
bello?” mi dice seSuale con un sorriso affilato.
“Anche tu Giuliana, davvero tanto”
rispondo, assolutamente non in possesso della situazione.
“Ehhhhhhh adulatore, una volta
magari” mi dice chiedendomi di insistere coi complimenti.
“Anche adesso, Giu-liana, credimi”
le dico con la sensazione di terrore pari a quella che deve provare uno quando
si stacca la carrozza dalle montagne russe.
“Ma va là, va là” insiste
chiedendo la prosecuzione del mesto siparietto.
“Vuoi che ti dimostri che sono
sincero?” dico farabutto.
“Sentiamo” mi dice sulle note
di If you leave me now degli
indimenticabili Chicago.
E allora la stringo. E lei, un tantino esterrefatta, ma piacevolmente
esterrefatta, capisce che non mento.
Cioè, in realtà io mento, ma è talmente complicata la cosa che è pressoché
impossibile da scoprire.
“Uhhh che caldo che m’è venuto
tutto a un tratto” dice ridendo, ma senza distanziarsi di un millimetro,
schiacciando la morbida pancia sulla mia durissima patta.
Festina, lento, erezione, pressione, parliamone.
O no Giuliana?
sabato 14 gennaio 2012
Amorazzi estivi
La signora Maccari, vedova di anni sessantasette, balnea al Bagno da Cesare dal 1960.
La signora Maccari arriva in spiaggia e si siede di fianco a Tazio, di anni ventotto.
La signora Maccari veste un casto costume intero stampato fleur ed è, ovviamente, scalza.
La signora Maccari ha una vaga somiglianza con Barbara Bush.
La signora Maccari, accavallando le gambe, inavvertitamente tocca col piede sinistro la gamba di Tazio.
La signora Maccari inizia a parlare del nulla con una perizia imbattibile.
Tazio non riesce ad andare oltre a quel contatto, deformando la realtà a suo uso e consumo.
Tazio pensa che quel contatto è lo stesso che potrebbe provare nell’intimità sessuale con la signora Maccari.
Tazio pensa che vorrebbe intensamente un’intimità sessuale con la signora Maccari, sin da quand’era adolescente.
Tazio le osserva le dita dei piedi e l’arco plantare ed in pochi secondi raggiunge una poderosa erezione.
La signora Maccari nota l’erezione di Tazio e ne risulta visibilmente imbarazzata.
Non eccitata, ma imbarazzata.
“Mi scusi, signora, non ho modo di evitarla”
“Non ti preoccupare, Tazio, è la gioventù. Succede.”
“Lei ha dei piedi molto eccitanti, signora Maccari.”
…
“Vado a vedere se mia figlia ha bisogno.”
“Arrivederci signora”
Tazio, in modo discreto, con un dito esercita una pressione intermittente sulla parte inferiore del glande, sino ad eiaculare nel costume da bagno.
Tazio adora eiaculare a quel modo, circondato da donne la cui nudità è celata solo da pochi centimetri quadrati di tessuto variopinto.
Tazio, dopo aver eiaculato all’interno del proprio costume, seppur ancora abbondantemente eretto, si reca nell’acqua del mare per una nuotata.
Tazio vorrebbe fidanzarsi coi piedi della signora Maccari e, per questo, sarebbe disponibile a fidanzarsi anche con tutto il resto della signora Maccari.
Amorazzi estivi del 1999.
La signora Maccari arriva in spiaggia e si siede di fianco a Tazio, di anni ventotto.
La signora Maccari veste un casto costume intero stampato fleur ed è, ovviamente, scalza.
La signora Maccari ha una vaga somiglianza con Barbara Bush.
La signora Maccari, accavallando le gambe, inavvertitamente tocca col piede sinistro la gamba di Tazio.
La signora Maccari inizia a parlare del nulla con una perizia imbattibile.
Tazio non riesce ad andare oltre a quel contatto, deformando la realtà a suo uso e consumo.
Tazio pensa che quel contatto è lo stesso che potrebbe provare nell’intimità sessuale con la signora Maccari.
Tazio pensa che vorrebbe intensamente un’intimità sessuale con la signora Maccari, sin da quand’era adolescente.
Tazio le osserva le dita dei piedi e l’arco plantare ed in pochi secondi raggiunge una poderosa erezione.
La signora Maccari nota l’erezione di Tazio e ne risulta visibilmente imbarazzata.
Non eccitata, ma imbarazzata.
“Mi scusi, signora, non ho modo di evitarla”
“Non ti preoccupare, Tazio, è la gioventù. Succede.”
“Lei ha dei piedi molto eccitanti, signora Maccari.”
…
“Vado a vedere se mia figlia ha bisogno.”
“Arrivederci signora”
Tazio, in modo discreto, con un dito esercita una pressione intermittente sulla parte inferiore del glande, sino ad eiaculare nel costume da bagno.
Tazio adora eiaculare a quel modo, circondato da donne la cui nudità è celata solo da pochi centimetri quadrati di tessuto variopinto.
Tazio, dopo aver eiaculato all’interno del proprio costume, seppur ancora abbondantemente eretto, si reca nell’acqua del mare per una nuotata.
Tazio vorrebbe fidanzarsi coi piedi della signora Maccari e, per questo, sarebbe disponibile a fidanzarsi anche con tutto il resto della signora Maccari.
Amorazzi estivi del 1999.
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