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venerdì 15 maggio 2015

Maestà aiutatemi

Chiamo il Ruggi dalla mia supercar made in USA col proposito di ottenere un consiglio esperto, un conforto, ma al primo micro accenno mi placca.
“Fermo lì” – mi dice perentorio – “io parlo solo di meteo e di figa al telefono, per qualsiasi altra cosa: vis-a-vis”.
E così la settimana prossima sento che, tanto per cambiare, prenderò un aereo.
Anche se, in realtà, sarà l’aereo a prendere a bordo me, ma non si può essere così pignoli nella vita.
O forse sì.
Nella mente mi passa un”gnegnegnegne” di antica memoria skizziana, due fotogrammi chiave culei e, a quel punto, la necessità improrogabile di farmi una sega sboccia come un fiore di campo.
Accosto a destra ed espleto con soddisfazione, forse visto da signore in bici con ombrello.
Raffinatezze.

giovedì 9 aprile 2015

Progettualità signorile

“Ma allora tu qui ci vieni spesso!” dico dopo averlo sentito parlare in rumeno nella hall dell’albergo-stazione-intergalattica-del-danaro al rientro.
“Beh sì è da parecchio. Diciamo che ci vengo il minimo indispensabile perché io odio la Romania, ma gli affari sono affari”
Eccerto.
E allora stamattina, giusto per immedesimarmi di più in quegli affari, senza fatica trovo QUESTO simpatico articoletto che mi ha tanto aiutato a capire gli immani sforzi imprenditoriali di un uomo con cittadinanza olandese. Paese in cui ha domiciliato molte delle sue società che si appoggiano tutte a banche del Lussemburgo che là, pare, il clima deteriori meno le banconote.
In Italia, il Ruggi, non c’ha neanche più i ricordi.
Direi che il pezzo sulle motivazioni del Ruggirumeno possa essere completo.

“Ma tu” mi chiede versando del J.D. single barrel a entrambi, sedendo comodamente nella suite imperialdivina “in queste lande sfigatissime cosa ci fai?”
“Beh, sono anche io qui per affari” dico con una certa serietà “da un po’ sono entrato in società con amici italiani e cechi nella gestione di un bordello con annesso hotel a Praga. E’ un’attività italians-driven, per la maggior parte del flusso di entrata.”
E invece di sortire ammirata condivisione tra colleghi, a momenti mi sputa il JD in faccia dal ridere. Mi fa giurare sedici volte che non lo stavo menando pel culo, poi si fa serio e inizia a delirare.

“La società spero non sia solo una e non sia domiciliate in cechia” mi sfuda con occhio mefistofelico, torbido e beffardo.
Dico che sì, che sono registrate a Praga e lui ride chiedendomi se sono coglione e, da lì, parte un pippone che mi dà il capogiro attorno allo scorporo della società in un’immobiliare ceca che detiene i muri (perché in cechia il settore immobiliare blah blah blah e snocciola percentuali) il cui asset è detenuto al 100% da una società lituana (perchè lì blah blah blah) che controlla il 90% della società slovacca (e non ceca caro Tazio, perchè blah blah blah) che gestisce l’albergo e il “night” e io sento il sonno che mi avvinghia come l’edera perché io di ‘ste cose non c’ho mai capito una mazza e mai ci capirò. Ciò che so è che non sono il socio di maggioranza e quindi non decido una minchia e che quelle buste gialle che ritiro ogni giorno contengono dai 3 ai 4 stipendi di un operaio e la cosa, da buon vetero comunista, un po’ mi mette anche a disagio, ma poi, da buon vetero comunista, mi passa subito.

“Domani sera se ci va di culo c’è anche la Divina” e me lo dice con un sorriso al neon e la notizia mi libera subito dall’edera. Sì, perché dovete sapere che da sempre il Ruggi è segretamente innamorato di Sandra Romain, la famosa pornostar rumena, che ora conosce grazie all’amico dell’amico e che costei, oramai ritirata dal porno, di tanto in tanto si concede come coordinatrice di festini come quello che il Ruggi ha organizzato per stasera in due e due quattro.
Staremo a vedere. Non mi spiacerebbe affatto assaggiarla, la Romain, vi dirò.

“Oh Tazietti senti qui  che progettino che mi ronza: io e te venerdì sera partiamo da questa mmerda con l’ultimo volo per Amsterdam. Ci piazziamo belli come il sole a casa mia e lì ci rintroniamo come dei paracarri con della roba seria, mica quella che trovi nei coffee-shop. Poi ti presento un paio di femminuzze che mi dirai grazie. Ma aspetta: domenica sera, max lunedì mattina prendiamo l’aereo e voliamo a Bordeaux, dove ti faccio vedere i vigneti, le cantine e la Maison d’Hote e conosci anche Ninì” e sorride.

Parliamone, che lunedì c’ho scuola.
Però l’idea di una calata nel Bordeaux mi mette allegria e mi stimola.
Vanno centellinate queste opportunità, nel mare magnum delle mie paranoie.

Cartapecora

Mancavano solo i monocoli.
Gozzano, Ossian e MacPherson, in un angolo, giocavano a scopone scientifico con la morte, ma credo si sia trattato di una visione mentre, tragicamente, le calze color carne a basso danaraggio con scarpa a basso taccaggio di vernice verde brillante non erano un’illusione, ma una solida realtà al pari, se non oltre, di quella dell’Immobildream di Roberto Carlino.
Sedere al tavolo dell’intellighenzia (è una parola russa, lo sapevate? Интеллигенция, và che frutti il mio studiare veh) della capitale rumena, tra professori universitari, medici, scrittori, boiardi, banchieri, faccendieri, funzionari della polizia e ufficiali dell’esercito, mi ha incartapecorito i coglioni che avevo voglia di bere dal water di un cesso pubblico per rifarmi la bocca.
Poi, finalmente, dopo alcuni piccoli e velocissimi conclavi all’interno dei quali, ovviamente, vi era anche il Ruggi con veste assai poco condottiera, ma al contrario assertiva ed auscultante, si scende e si va, che quelle cene intellighenti non si protraggono oltre le ventitre. Molto intellighente come usanza, grazie San Pietroburgo, santo degli esasperati.
E così via, a bordo della Mercedesazza nera con autista che il Ruggi a) non si fida dei taxisti di notte b) i soldi bisogna usarli anche per rimarcare le differenze di ceto.
Certo.
E noi giù duri col ceto malavita d'alto bordo. Ha!

martedì 7 aprile 2015

Aggiornamenti di sistema

Ho finito adesso di prepararmi la valigia e ora mi dedico a voi, dato che devo riposare per bene che domani ho un lungo viaggio verso l’ospitale Bucarest (manco dovessi andarci in bici).
E vi scrivo per microparagrafi numerati, che è una cosa che mi diverte da matti.

.1 Venka e la carne

Ecco, l’argomento potrebbe essere bello che definito e finito così, pezzo completo. Serata piacevolissima, abbiamo mangiato molto bene (carne davvero ottima), bevuto del vino che parliamone, discusso e condiviso mille idee, ma poi io non ce l’ho fatta raga, scusatemi, ma non è colpa mia. E’ che non si è svegliato il Taziosaurus Fucks, niente urlo dalla caverna, niente femore di dinosauro, ma non perché lei non sia sozzamente attraente, ma perché io ero distratto. Bucarest, il Ruggi, il disastro che succederà giovedì sera, i pensieri sulla Milly, le folgorazioni su come ritrovarla, i uazzappi, casino insomma.
Signorile bacio guanciale della buona notte dopo il riaccompagno a casa in taxi e morta lì.
Artemisia, se in ogni caso tu volessi procedere a prescindere, io un bel pompino letterario da te lo gradirei eccome.

.2 Ruggi e Bucarest

Un messaggino mi avvisa di alcune cose: cosa a) il Ruggi ha prenotato la suite più suite delle suite dell’albergone lussuosissimo in centro pieno: piano base più soppalcato, due matrimoniali, salotto, tre bagni. Cosa b) il Ruggi ha già organizzato gli elementi della festicciola: io e lui e sei letamaie pronte a tutto, farina doppio zero, origano, digestivi Antonetto e numerosissime bottiglie di soluzioni medicinali a base alcolica annessi e connessi. Colgo l’occasione per salutarvi ora dicendovi che vi ho sempre amati, perché il rischio di non tornare più dalla festina c’è eccome.

.3 Rintracciare la Cattiva

Ieri, con l’occasione delle feste pasquali a cui io sono tanto devoto, mi è scappato da telefonare a Renè e alla Silvana (la Coppia Bestia, per chi se lo fosse dimenticato). Ma dai, ma sì, ma giù, ma che bello, ma come stai, ma come state, la madonna sin lì a Praga! e poi, dopo una mezz’ora buona di eiaculazioni involontarie di Renè dal piacere di sentirmi, riesco a circondare l’argomento La Casa, cogliendo l’occasione di dire che ho comperato la mia, di casa, a poche centinaia di metri dal Tempio dell’Ossessione. Ma tu pensa, ma sì, ma che bella la piazza, ahbehbeh, fatto bene Tazio, grazie Renè, ma senti Arrenè (Arrenais), della Milly hai notizie?
No, non le ha le notizie (merda), sa che per un periodo faceva la prostituta a Piacenza (lo so lo so) e poi zaff telefono irraggiungibile, utente inesistente. (Rimerda). Poi però il mio bel Renè chiappedichiffon riflette e dice che, in ogni caso, essendo rimasto in contatto con alcuni del giro, poteva provare a sondare il terreno e, nel caso, ad avvisarmi. Baci, se salgo a Praga ti chiama, sìsì certo, chiama chiama che vedrai che bene che ti troverai se ci incontriamo.
Vedremo.

.4 Costato in stato avariato

Ieri pomeriggio, dalla ridente e rilassata Calabria mi chiama il Costa, che si stava fumando una cannetta nudo sul letto, mentre la Cuccina era in doccia a “lavassi la spurra che c’ho shkizzato” e io sono ghiotto di questi dettagli, sia per l’immagine raffinatissima che mi si materializza nella mente, sia per il godimento intimo che provo nel pensare che il dì di Pasquetta la Cuccina TP (Troia Parossistica) ha piantato a casa il Gornudazzo per andare a farsi montare dal verro di razza CostaBrave.
“Zend Tà, io ci ho penzat na cosa per il noshtro bisness.” – e sento pfffffff del fumo - “Dimmi”
“Lovvuoi sape cos ci mang annoi lacciù?” - che a dire il vero sarebbe “lassù” ma tirem innanz – “Dimmi”
“Ah nnoi ci mancano le necre, cazzomerda Tà”.
Eh beh.
Visto con occhio manageriale attento ed esperto è esattamente l’UNICO microdettaglio che ci manca, quello delle necre, ma per non fare la figura del provincialotto sfigato, ci do dentro del mio.
“E delle nane? Cosa ne dici?” – “Delle nane necre dici Tà?” – “Ma anche bianche Cos, ma soprattutto che ce ne siano alcune di mutilate” – “Che gi mang le camp o le pracc dici? Minghia Tà ma ti zei fumato il lucittotashcapp?” - “Sì, nero testa di necro, ottimo. Ma ne parliamo meglio quando torni, che ho delle idee anche su delle albine paralitiche. A proposito, CostanteMente, quando cazzo torni?”  - “Difficile a diss gumbà, che qua finghè ‘sta zoccola che c’ho guà sul lett bell e pulita ti toccia condinua a farmi gotere come uno stronz chi se ne sale chiù, è vvero mignottazza bottana sucaminghie di papà tuo, è vero?” e una risata grondante incesto fa da controcanto e io chiudo lì la conversazione, ma con una considerazione una.
Trascuro il “godere come uno stronzo” che è un concetto più grande della mia testa.
Vorrei concentrarmi solo su questa stuppendarrelazione.
Fosse amore, non avrei niente da dire, quello è cieco e vabbè. Ma è solo luridume e lordura e qui mi imbarazzo: a Costaaaaaaaa! c’hai un bordello pieno zeppo di mignotte fighe ultraterrene da Attacco degli UltracorpidelleUltrafighe che te ne farebbero della ogni gratis, sole od in gruppo o anche tutte quante assieme (visto che tu sei il Pappamanager) e ti incarognisci con la cugina irsuta, cessa, stronza e sposata? Costantinellobello, guarda che tu non sai leggere, ma i giornali sono pieni di episodi di morte violenta per cose di molto minor conto lì a casetta tua, perché tue te lo sei dimenticato, ma al calabrone cornuto ci viene un carattere dimmerda (e non è che gli do tutti ‘sti torti, in ogni caso)
Boh.

.5 Uozzappi live mentre diariavo

“Dormi?” – “No, ma fra poco sì che domani vado a Bucarest”
“A Bucarest?”
. Chissà che parte di “Bucarest” l’aveva posta nel dubbio di non aver capito.
“Io sono tornata ieri sera da Roma” e finalmente delle notizie interessanti, cazzo!, che non se ne può più delle solite guerre, crisi, pianeta morente e la CuccinaTP.
“Da Roma?” chiedo io dopo pausa interminabile, perché picchiettavo il post.
“Sì, non te l’avevo detto che ero a Roma?” – “Sì sì” – “E lo stupore da dove viene allora?” – “No è che magari venivi da Firenze” – “Da Firenze??” – “Vabbè, ci sei passata no?” – “Sì, ma di che cazzo stiamo parlando?” al che di dentro mi è venuto un “porella” e ho emoticato uno che fa le linguacce ridendo.
“Non ti chiedo nemmeno cosa vai a fare a Bucarest” – “Solito import delle troie, è il mio lavoro, che amo” – “Vabbè buonanotte, fatti vivo quando hai cazzi di parlarmi” – “Ok buonanotte”

.6 Perle di confusione

“Romilda, vado al tuo paese mercoledì” - “Al mio paese?”
“Sì vado a Bucarest”
– lei ride – “Bucarest è in Romania, io sono Moldava”
Sintesi finale: Gema la rumena è in realtà Romilda la moldava. Considerazione a margine della sintesi: il Costa è un vero coglione, non un attore.
Quando torno me la ingroppo, chissà che a furia di dai e dai non impari a chiavare.
Noi Bordel(r)manager lo chiamiamo training-on-the-(blow)job.

A prestissimo gente adorata, a prestissimo.

domenica 5 aprile 2015

Matuppensa che bello

Notizione improvviso: auguri pasquali e tra le chiacchiere salta fuori che mercoledì il Ruggi è a Bucarest per affari. Non sapeva fossi a Praga, così propone un meeting, anzi lo impone. Mercoledì sera gli faccio da fidanzata a una cena "d’alto livello", giovedì lui se ne va per affari di giorno e alla sera sfasciante devastazione no limits full sex and drugs in suite micidiale. Mi piace.
Sto cercando aereo per Bucarest, ho voglia di vederlo.

lunedì 20 gennaio 2014

Tayra

Me la consiglia il Ruggi, mi esseemmeessa il cellu, fidati amico mio, massì, anche se son due parole che mi accaponano la pelle, "fidati" e "amico mio", dette da te Bocciolodirosavogliosa, ma alle ventidue e diciassette la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, ma poi verso le ventitre e zerodue comincio a cagarmi la minchia, ma poi mi risponde, Tayra, dammi la via, eccola, spè che arrivo, ti aspetto amore, sì, aspettami amore, non possiamo che amarci dopo tutta questa conoscenza.

Pelle di cuoio, lucida e cioccolatosa, un culo superbo, due gambe lunghissime, di dove sei amore, Liberia, ma che bello, ecco le rose, tesoro che bello che sei e mi ciucci i capezzoli e io sotto ti ravano la fava barzotta, madonna dell'incipit che pezzo di tronco di cazzo di ebano c'hai, signora gentile, poi nudi sul letto, leccalecca amor mio, ti mangio io biscione e il bucone sfondato, le palle e il perineo e ti tira la fava, amore di sempre, mentre la mia ti scoppia in bocca e mi dici che vuoi il mio cazzone, ma non temere Tayra, ce lo tiriamo nel culo per tutto il tempo che ci vuole e io pago, cazzo me ne chiava, pago.

Tette di cioccolato fondente con coni capezzolari di cioccolato al latte, ungimi il culino amorina esotica e fottimi forte, fammi piangere di piacere, fammi sanguinare, c'hai una bestia impressionante e io smignotto da frocia, esaltando il tuo lato maschile, sei arrapata, mi inculi, io godo, cristosantissimo fin dove mi arrivi nelle budella e i tuoi coglioni sui miei e mi succhi la lingua e io ti esorto a stuprarmi e mi monti da bestia, come sei bella, sento il mio buco sfondarsi e non riesco a contrarlo e tu lo capisci e mi pompi chimamandomi troia con quella voce mezzo e mezzo che mi fa impazzire, pompami amore, pompami il culo che domani ogni volta che mi siedo voglio pensarti, sì amor d'ebano, che zoccola sei, certo che voglio che mi sborri in gola, voglio ingoiarti tutta, amore e mi esci dal culo in un lampo e sento il mio odore e ti sgommi e mi chiavi la bocca, dai, dai, dai, ti stringo le chiappe spingendoti in fondo e sborri piegata su di me, baciandomi i capelli.

Voltati, troia, dammi il gel, bagascia, un goldone e del gel, dai, muoviti, aiutami, girati, ecco, son dentro di te e pompo vigliacco, senza nessuna gentilezza e sento che la minchia, lenta, lenta, ti si imbarzottisce mentre, incollato alla tua schiena sudata, ti sfondo il budello e mi esorti a sborrare, sudata e odorosa, mentre ti palpo i coglioni e mi sgommo a mia volta e ti schizzo in gola felice.

Momenti di pace.
Carezze e una canna.
"Ti rivedo?"
"Puoi contarci."

Un bacio d'amore sintetico e la notte piovosa.
Devo andarmene da stammerda.

martedì 30 aprile 2013

Blue note

E allora ieri sera, così all'improvviso, ho sentito il bisogno di rompere quest'isolamento e ho chiamato colui che mai mi sarei sognato di chiamare in altri, ormai lontanissimi, tempi. E lui, che era a Milano ed era appena rientrato in albergo dalla cena, mi ha ascoltato senza fiatare per tutto il tempo che ci ho messo a sintetizzargli (ma neanche tanto) la situazione.
Poi, quando ho finito con il mio solito "ecco", dall'altra parte ho sentito una risatina e un sospiro profondissimo.

"Sai cosa mi ha sempre fatto girare i coglioni Tazio? Che rivendichi il diritto di avere la sindrome di Peter Pan, che sfanculi chiunque te la contesti, ma poi a cose sbollite sei sempre corso da qualcuno a cercare la benedizione, come si fa con un padre. Ma dico, ti rendi conto?"

Il Ruggi non è un fesso. Lo è quando vuole esserlo, quindi ne è cosciente, per cui non lo è affatto. E, infatti, non ha detto una cosa da fesso. Ha detto una verità. Io ho bisogno di conferme, a periodi variabili, quasi dei checkpoint nei quali qualcuno mi aiuti a fare la cernita delle cazzate dalle cose giuste. Una specie di correttore di rotta, possibilmente non della marca cara a Schettino.

"Cosa vuoi che ti dica Tazio? Magari c'hai ragione tu, che cazzo ne so. Magari l'hai infilata tu la cruna dell'ago e l'Africa è la soluzione migliore per tutti i mal di vivere. Stai lì, mangi bene, vivi bene e paghi un cazzo, ti trombi le nere che sono delle fighe scopaiole da paura, ma che cazzo di senso avrebbe pensare ad una soluzione qui. Qui poi, dove la democrazia cristiana è nuovamente al potere. Però non so, c'è qualcosa che mi sfugge, te lo dico con franchezza."

Sfugge a te e sfugge a me, amico mio, cosa credi? Solo che delle due l'una: o a causa di questo dettaglio misterioso, che rappresenta la nota strana, mollo tutto e torno a casa, o cerco di capire se quella nota strana è una blue note, me ne impadronisco e ci faccio sopra un incredibile blues.

"Se torni io e te ci mettiamo in affari Taz. Stavolta ti ci tiro fuori io dalla merda. I soldi non sono un cazzo in mano ai coglioni. Se tu hai soldi in mano ti costruisci il mondo che vuoi, fatto come lo vuoi tu e vedrai che non sarà necessario sacrificare gli amici, potranno avere un loro posto nel tuo mondo e tu diventerai sereno come ti meriti e ti dirò di più, io sono un egoista e siccome non so usarlo il danaro, vorrei che tu costruissi un mondo dove mi posso accomodare anche io."

Incredibile. E commovente. Lui una volta, ere geologiche fa, era questo. Brillante, capace, rapido, intellettualmente non banale, perchè questa arringa è intellettualmente fine, la apprezzo, mi commuove, capisco che la caduta dell'Impero ha fatto uscire dalla crosta di merda il Ruggi di un tempo antico.
Però il tempo passa, non siamo in Sim City, siamo nella nostra cazzo di vita.
Mi ruotano nelle orecchie nomi che, sino a poco tempo fa, mi mettevano un'euforica pelle d'oca: The Mill, Young&Rubicam, Saatchi, TBWA, Leo Burnett, McCANN.
E adesso mi rendo conto che non me ne frega più un cazzo, ho già dato.

Ho i piedi impolverati col segno delle infradito e mentre telefono Nina dorme nel mio letto.
Non so perchè mi sia rimasta appiccicata, ma mi fa piacere. Non glielo chiedo di certo. Forse crede che sia ricco e che la sposerò, ma tra un po' la sveglio e glielo dico, non voglio essere di ostacolo a una prostituta che cerca di sistemarsi, no, mai.

Chiudo col Ruggi che da lui erano le due, dicendogli che gli voglio bene e che rifletterò senz'altro sulle sue parole, perchè è vero.
Poi mi spoglio e raggiungo la schiena di seta nera di Nina, abbracciandola da dietro.
E l'agitatore fa molto Apocalypse now e forse ogni Apocalisse ha il suo agitatore da qualche parte e Nina si sveglia e mi guarda e mi sorride felice.
La tengo stretta e le carezzo il viso e in italiano le chiedo perchè non la amo e perchè non mi ama e lei mi stupisce, dicendomi felice l'unica cosa che sa in italiano "Ti amo Tassiò".

Che bello, Nina è calda, liscia, morbida. Si potrebbe morire dopo quello che ho sentito sul suo corpo. Varrebbe la pena di aver vissuto una vita intera solo l'averla tenuta a dormire sulla mia spalla, con quelle treccine e quel profumo meraviglioso e quel respiro così diverso e così meraviglioso.
Me la porto a Saint-Louis, ho deciso. E lei ci viene senza difficoltà, anzi, è contenta. Non è mai stata a Saint-Louis. E nemmeno io.

"Cerchiamo una blue note, laggiù, Nina" e lei mi guarda con quegli occhioni e il sorriso bambino di chi non capisce, ma non chiede perchè fa lo stesso.
La bellezza salverà il mondo.
Forse è proprio vero.
Forse sì.

giovedì 28 marzo 2013

Travelazio

Nel seppur controverso e dibattuto rapporto che ci lega, il Ruggi è un amico.
Ieri sera mi è stato amico non per chissà quali sacrifici da libro Cuore, ma perché, conoscendomi, ha saputo lungo quale profilo mi andavano fatte vedere le cose.
Pochi punti essenziali:

  1. Il Mentore non è un cretino nè un boccalone, se mi ha proposto a suo tempo la direzione è perchè a) la vuole b) ha stima.
  2. Non sempre gli equilibri tra i soci di una società di capitale sono lineari al 100%.
  3. Se mi ha chiesto quindici giorni devo darglieli. Quindici giorni non sono un cazzo, nell'economia della vita.
  4. Ha ragione lui, mi devo fare una vacanza, che i quindici passano prima.
  5. Non devo smantellare nulla a Parigi sinché qualcuno non mi dice che non c'è posto per me.
  6. Tutto e subito piacerebbe a tutti, ma si è smesso di averlo con la promozione in quarta elementare.

Poi mi dice: "Cazzo fai per Pasqua? Rimarrai mica lì a ghiacciarti i maroni eh?" e io rispondo che, grossomodo, il programma era quello.
"Mo nden Tazietti, scolta qua, io domani (oggi) parto e vado a Marbella che io c'ho la disponibilità di un villone in riva al mare con la piscina riscaldata e tutti i barachini che servono a godere della vita e ho impalcato su un giro di pochi amici e quattro cinque maialazze di quelle che fan buon brodo" e ride di gola "che ce la spassiamo un tre giorni a paella, aragosta e champagne. Oh, c'abbiamo il cuoco e tutto veh, mica dobbiam lavare i piatti" e ride di gola "e alora te adesso te fai una bella robina, ti prenoti un bel biglietone aereo per Malaga e poi mi dici quando arivi che ti vengo a prendere. Fatta?"

Ma a Pasqua non c'andava l'agnello?
Qua mi ci va il maiale pecoreccio con contorno di paella aragostata innaffiata di Sciampagn.
Speriamo che non mi rimanga sullo stomaco.

"Fatta, Ruggi."
"Ohhh vemò, son proprio contento"

sabato 26 gennaio 2013

Sdoganata

Bonjour.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.

Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.

La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.

Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.

***

Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.

Sdoganata.
E per me è questo che conta.

domenica 20 gennaio 2013

La soluzione del risolutore

Bonjour.
Oggi piovenevischianevicapiovenevischia, ma continua a fare un freddo carogna.
E' praticamente sempre notte, ma questo è un dettaglio che da domattina non mi interesserà più. Questa sera prendo il volo delle otto e torno a casa.
Come mai, vi chiederete voi. E io vi risponderò con sintesi asciutta, ma non imprecisa di dettagli.
Ieri pomeriggio, nel pieno di una crisi di sconforto, dopo aver sentito la Chiara a lungo al telefono, dopo aver ricevuto il due di picche dalla Sara, avevo bisogno di un confronto umano che mi desse un po' di carica ed allora, non chiedetemi il come mai, ho chiamato il Ruggi.
Che mi ha ascoltato per un'ora e poi, alla fine, ha prodotto la soluzione. Senza pensarci nemmeno tanto.
Ha approntato un piano davvero coi fiocchi, che mi trova assolutamente senza nessuna remora ad attuarlo.
Io domattina mi ripulisco e faccio ingresso in bottega con lui. Indico una riunione d'urgenza con il Loca e i guasconi e spiego loro che il Ruggi è interessato a rilevare la quota di maggioranza dell'agenzia, poichè io la libero causa impegni internazionali. Sì, lo so, questa è la parte comica.
Il Ruggi si affretterà a dire che non debbono temere per il loro posto, ma che al contrario, lui è disponibile a suddividere la sua quota facendoli entrare in società. Quindi che scenario? Io mantengo il 20% della società e il Ruggi assorbe l'80%. Ne mette poi in gioco un 30% libero su opzione da parte loro, cosa che gli consente di mantenere la maggioranza assoluta anche qualora io e loro ci coalizzassimo.
E a me sta bene. Ma a che valore tutto ciò? Il Ruggi propone una cifra davvero interessante e, soprattutto, immediata.
Per quanto riguarda i muri, beh, quelli rimangono miei e la società mi pagherà l'affitto. Per cui ecco allontanato il pericolo di un Loca capetto che decide, come prima operazione, di traslocare per non pagarmi l'affitto.
E a me sta bene.
Chiedo al Ruggi perchè stia facendo tutto questo.
Mi risponde che lo fa per pagare un debito morale nei miei confronti, perchè io sono l'unico amico che ha.
E a questo punto, non mi pongo domande e gli credo, ringraziandolo.
Gli chiedo solo che si faccia presto. E lui me lo garantisce, si farà prestissimo.
Bene.
Stasera ritorno.
Fine degli scrupoli.

mercoledì 9 gennaio 2013

L'Amleto, il Ruggi, il business e la migrazione

Adesso, qua, è inutile che ci mettiamo a fare i fenomeni ulraterreni che vivono nel Cosmo Delta Diciassette.
Io c'ho dei problemi economici non indifferenti in questo periodo, tra stronzi che non pagano un pacco di grana, clienti che non entrano e una lievitazione bertoliniana delle mie spese personali causa amore distribuito ed in cloud europeo.
Insomma c'ho i miei cazzi e ci sto rimuginando sopra a cannone da un bel po', ma poi ieri, non so sotto  l'influenza di quale astro amico, decido che anzichè continuare a parlare col commercialista che, come soluzione ai miei problemi mi suggerisce i problemi medesimi, prendo un consulto col Ruggi, ma mica per chiedergli dei soldi, eh, ma solo per sentire cosa cazzo farebbe lui al mio posto.

Gli racconto tutto, per filo e per segno, gli racconto anche di che colore c'ho le mutande e di che colore ce le avevo il sette settembre e lui prende nota su un blocchetto con la sua Montblanc nera cicciona che è la mia preferita. Poi alza le spalle con la bocca ricurva e io temo che il verdetto sia di cassazione, mentre invece lo squalo diventato buono esordisce con un "Io non ci perderei il sonno Taz, la situazione è assolutamente risolvibile in più di una maniera".
E questo me lo fa piacere già parecchio, il vecchio Ruggi drago del business.
"Immagino tu sarai propenso verso le ipotesi a comportamento corretto" mi dice guardandomi da sopra gli occhiali e io dico seccamente di sì.

E allora egli formula.
Aprire opzioni di acquisizione di quote della società ai guasconi, tirandoli dentro e incassando la liquidazone della mia parte. Rimanere proprietario dei muri perchè il capitale non si aliena mai e incassare un affitto commisurato e ragionevole dalla neoassettata società. Passare la delega di amministrazione e di direzione creativa al Loca e fissare un mio emulomento mensile basso, basso al punto che affitto più emolumento non superino quello che guadagno oggi. Nessuna partita IVA italiana, libera professione esercitata in territorio britannico, per il quale sono già regolarizzato.
Ottimo, dico, ma quelli i quattrini non ce li hanno.
Beh sai, mi dice, tu devi essere un po' robusto nel fargli piacere l'idea, anzitutto. Chiedo come e mi risponde: tutto deve partire dicendo che tu vuoi chiudere tutto, con dispiacere immenso, ma che esiste questa ipotesi alla chiusura. E siccome sai che loro non navigano nell'oro avresti anche pensato a come potrebbero reperire i fondi e quel modo sono io, il Ruggi. Ma non si chiama ricatto? No, Taz, si chiama opportunità di business.
Li vuoi spennare?, chiedo, ma lui mi risponde che solo un pazzo spennerebbe dei beginners. Lui vuole solo collocare denaro ed entrare como socio di capitale.
Non indago, ma mi pare fili come un canotto sull'olio.
Sì, perchè in questo modo potrei ridurre il tempo da dedicare alla società qui e muovermi libero verso l'Inghilterra. E lui aggiunge: non solo. Potresti pure aprire una filiale del tuo studio inglese a Milano. Ma io non ce li ho i soldi, Ruggi. Lo so, mi dice, ma io ho un ufficio a Milano e una stanza te la calo a costo zero. Metti la targa sulla porta ed il giuoco è fatto.

Supponiamo che tutto ciò sia ok, dico, ma che stima dò alla società? Mica gliela devi dare tu, mi dice, gliela dà una società di revisione dei conti, magari di loro scelta. Che così rimani nel giusto che più giusto non si può. Dei dettagli me ne occupo io.
Minchia, dico. Con due mosse guadagno come prima, se non di più, mi ritrovo reidratato di liquidità, lavoro un sedicesimo qui, ho tempo di muovermi verso l'Inghilterra, mi tolgo dai coglioni le peste e c'ho pura la filiale italiana del mio studio londinese. Mi piace tantissimo.
A parte un lieve sentore di zolfo diffuso, di cui chiedo se anche lui ne ha sensazione.

"Taz, sei tu che sei venuto da me con un problema. Io ti sto indicando la più parrocchiale delle risoluzioni. Se vuoi puoi rimanere coi tuo casini."
Già.

giovedì 15 novembre 2012

Scrittini tra loro slegati e, per questo, cuciti a mano nel post

Back
Ma pensa te.
Questa proprio mi ha lasciato di sasso. A mezzogiorno siamo andati a pranzo io, il Costa, l'Umbe e lo Zack, che il Loca era al doppiaggio a Bologna. Beh si chiacchiera, si sbraca, si fa e a un certo punto salta fuori che il Loca e la Emy si sono rimessi assieme.
Chiedo se va tutto bene e lui è contento e il Costa, fine osservatore dell'indole umana, mi dice "Tà te lo sai com'è guella, una shcassacazzi, miga ci credevamo che si era gambiata, però al Loca vabbene e allora pure ammè vabbene".
Certo.
Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio, ci mancherebbe. Su questioni di fica, poi, vale il doppio.
Però ci rimango, perchè quella io la conosco meglio di tutti loro, credo.

Entrepeneur
Il Ruggi è a Bordeaux. Pare che voglia concludere quella faccenda del bed and breakfast, ma secondo me vuole intubare il culo alla francese, che non mi ricordo come si chiama. Anche qui vale la regola del Costa: se al Ruggi vabbene, pure ammè vabbene.

Mietta
Ho chiamato la Gipsyqueen. Ah che piacere sentirla al telefono, davvero, quella donna è un portento.
"Oh mo zident, bentornato eh!, pensavo che non tornassi più, pensaavo"
"Ma no dai, sono stato via solo tre settimane"
"Diocanta! Solo! Solo tre!"
e ride e ridiamo, che finezza, che intercalari ricercati, che donna interessante.
Sabato sera ci facciamo un pizzone ignorante assieme.
Speranza di entrare nei suoi sacri fori pari a zero.
Voglia pari a duemila, con scala 0-10. 

Diarrhoea Queen
Scendo a prendere le sigarette al Vomit Paradise e la Siusy mi saluta molto calorosamente: in un vortice di capezzoli e mammelle bovine che dondolano si precipita a stringermi nell'abbraccio della sorellona zoccolona e io faccio scivolare la mano tra le sue gambe e le palpo la fica senza lasciare nulla all'immaginazione degli astanti. Lei non se ne cura, lascia lì la mano e poi chiude i festeggiamenti zoccolando come una vacca gravida dietro al bancone, luogo da cui mi chiede "Cosa ti faccio?" che suscita il ghigno segaiolo del pubblico pagante.
Considero rapido, come solo un ex ufficiale dei parà ultra addestrato come me sa fare, considero che ieri sera la Lorena non mi ha risposto al telefono e che mi sono dovuto arrangiare da solo, considero che con 'sta crisi personale, meno spendo e meglio è, considero che quella troia di merda mi fa stratirare il cazzo e chiudo la somma chiedendole cosa facesse stasera e lei mi guarda col sorriso da mutanda zuppa, ammesso che la portasse, rispondendomi che esce con me.
Molto bene.

giovedì 18 ottobre 2012

La cena delle merde

"Che fine ha fatto la Nica?" mi chiede il Ruggi arpionando a ripetizione la lattuga nella terrina di vetro dozzinale della Solita.
"Più vista e più sentita" rispondo a bocca piena.
"Bella figa" sentenzia tagliando un pezzo di costata.
"Decisamente" rispondo.
Poi, dopo un po', non resisto alla tentazione.
"Ma tu te la sei chiavata?"
Alza gli occhi, mi guarda dritto e mi dice "Certo che me la sono chiavata. Tu ti chiavavi la Ade…"
E' giusto, inutile nasconderci. Ci tocchiamo gli ani andando a baldracche e poi ci mentiamo sull'evidenza?
"Beh, mi sono chiavato anche tua sorella se è per quello" rispondo riportando il risultato due a uno.
"Non abbastanza, evidentemente" mi risponde cupo, senza fare una pens, riferendosi all'indole fastidiosa della Personaggia.
"Rotture di cazzo?" chiedo telegrafico.
"Sempre peggio. Anzi, Taz, se ti andasse di ricominciare a chiavartela te ne sarei grato, che la ornitocarenza là sta facendo dei danni micidiali."
Ornitocarenza, mi piace il Ruggi, ogni tanto.
"Ti manca la Ade?" chiedo dopo un po'.
Respira a fondo, guardando a destra, la bocca piegata all'ingiù, poi risponde secco: "E' compolessa la cosa" e inforna una forchettata di insalata.
"Il rammarico è di aver sbagliato tutto, di non aver gestito il rapporto in modo che lei diventasse migliore, non so se mi spiego. Ma la Ade degli ultimi anni non mi manca, no."
Triste considerazione la sua. A volte sarebbe meglio che chi se ne va ti mancasse. A quel modo il passato avrebbe una dignità, ma anche qui la cosa è complessa.
"E la Lidia? L'hai più sentita-barra-trombata?" e lui scoppia in una risata a bocca piena.
"Te l'aveva detto la Ade?"
"Yes"
"No, zero, più vista e sentita."

Faccio una pausa, raccolgo la palla, mi pianto a centro campo, stoppo e tiro il mio terzo goal.
"Le piace violento…" e attendo la reazione del mio avversario, che scoppia in una risata e mi dice che era sicuro che fossi andato a tocciare anche là.
Rimessa in gioco, scarto secco, palla al piede e tiro di nuovo.
"Alla Giulia, invece, piacciono altre cose…" e qui parte Tardelli, Tardelli, Tardelli, gooooooooooooool, campione del mondo, campione del mondo.
Mi guarda senza dire niente, le mani sul tavolo con in mano forchetta e coltello. Espressione azzerata che lentamente effettua un morphing verso la faccia cattiva del Ruggi, che quando fa la faccia cattiva sembra proprio cattivo, perchè il Ruggi E' cattivo quando decide di essere cattivo. E poi sibila.
"Troia bastarda… e a me mi infarciva di no piagnucolando che era sposata e intanto si faceva montare da te… son tutte troie p*****o" e io ghigno, fiero delle mie prodezze.
Verso del rosso a tutti e due e continuiamo a cenare, dopo aver dipinto lo sfacelo e lo sfracello di ogni cosa ad opera nostra.
"Siamo stati dei pezzi di merda, Ruggi." dichiaro. E attendo.
"Eh già" borbotta guardando il pavimento, con espirazione sibilante, la mente attraversata da chissà quali pensieri mostruosi.

E a me rosica un dubbio. Una nota debole. Ho usato la forma "Siamo stati", quasi in via d'assoluzione.
Ma, probabilmente, dovremmo dirci che lo siamo ancora dei pezzi di merda.
Bastardi senza senso.

mercoledì 3 ottobre 2012

La Bice

Ieri sera ho finito tardissimo, che erano quasi le nove. Mi sono auto dirottato alla Solita per ingoiare del cibo alla cipolla ascellata e in quel della Solita medesima vi ho incontrato il Ruggi, in solitaria alimentazione. Ohi ma se lo sapevo ti aspettavo, mi hai detto che eri via e non t'ho neanche chiamato, tranquillo, prendo una sedia e mi aggiungo.
E si discorre.
Si discorre e lui inizia a raccontarmi per filo e per segno tutti i cazzi del Luchino, poi tutti i cazzi del Peppino e della Giulina, nuovamente felicemente sposi.
Quelle vicende sono una droga per me, io starei venti ore ad ascoltare, chissà perchè. Forse per lo stesso arcano motivo per cui quando scoreggiamo la annusiamo subito, non so.

E si tira quell'ora, poi si beve un altro gocciolo e poi il Ruggione mi fa "Oh, ascolta qua, c'è una a Razzagalina che si chiama Bice e c'ha 'na bocca che fa delle pompe che non ci credi… cosa dici? Andiamo a sbattercela di brutto assieme?". Percepisco sin da subito l'odor del mercimonio e, nonostante l'antelucana ora di risveglio, aderisco senza pensarci, com'è ovvio.
Il Ruggi paga e telefona alla Bice contemporaneamente, col telefono tra testa e spalla e poi ottiene l'ok che ci aspetta e allora salgo sulla Panamera popolare e schizziamo come sperma a Razzagalina dalla mitica Bice Bocca di Lupa.

A puttane col Ruggi, ma che bella storia. Ci penso e glielo dico, mentre sfrecciamo a duecentosette chilometri orari sulla comunale di Razzagalina e lui ne conviene, fumando e guidando con una mano sola, come ogni bel ras dello zuccherificio della bassa che si rispetti.
E arriviamo dalla Bice. Un gran bel troione sui cinquanta, alta, capelli rosso rame, abbronzata come un Bacio Perugina con triangolature bianche da microcostume, forte somiglianza con la più bella Vanoni che io ricordi. Ci accoglie sulla soglia dell'appartamentino, in un condominietto nuovo di zecca, con addosso solo un negligé nero trasparente e un paio di slipper nere piumate ai piedi. Gran gran bei piedi e gran fisicata per l'età. Proprio una bella mignottona.

Fa la disinibita cordiale, ci offre da bere un cordiale e il Ruggi non va per il sottile e si spoglia in due secondi e, mentre io mi spoglio, mi decanta le doti oratorie della Bice spalpugnandosi la fava per portarla alla durezza di servizio. Al che io faccio uguale e la Bice si spoglia del nulla e si inginocchia e comincia a tirare un succhione al Ruggi e io mi avvicino, fianco a fianco al mio compagno di merende, per gioire dell'ugola della bella Vanoni. Che, va detto, tira delle pompe da segno della croce. Siam lì che godiamo e scherziamo, specie quando vedo scomparire totalmente nella golafiga della Bice la mia intera Nerchia Mannara, cosa che m'è capitata assai rare volte. Ma che bello, tutto nudo di fianco al Ruggi nudo a farmi fare un pompino con lui dalla zoccola stagionata, son momenti di pura poesia, momenti di arte, di tradizione, di cultura.

E mentre la succhiante succhia e i succhiati mugolano, mi corre l'impulso spensierato, ma forse è più corretto dire che mi corre direttamente la mano, sulle chiappe chiacchierate del mio compagno di merende. 
Che non mi arresta, no, continua a mugolare di godimento golale della bella succhiadera ed io non mi esimo, non mi sottraggo, non mi nascondo e non mi esento e palpo,  palpo felice, cerco mollezze tra le natiche ricoperte di biondastri peli morbidi, cerco e tocco e tutto ciò pare essere di una normalità quasi banale.
Poi si decide per la doppietta. Ah behbeh, la doppietta è un must nella puttanagione di coppia amicale.

La Bice, con enfatizzata voce e parlata troianica, esordisce con un mugolato "Venite miei tauri" e si adagia a gambe aperte sul letto.
Tauri. Io il Ruggi siamo una coppia di tauri. Che, presumo, siano animali assai più virili dei banali tori. Eh. Il toro è una checca in confronto al tauro.
E così mi stendo sul letto e la Bice indossa la Taurominchiataziale, mentre alle sue spalle si addressa la Taurominchiaruggerale, che non fatica a scivolarle nel retto, grazie all'abbondanza di lubrificante per tauri che la peripatetica aveva, previdente, cosparso sul suo sbrandellato ano agé.

E noi tauri ci guardiamo negli occhi, mentre la Bitch recita la sua parte e ci guardiamo intensi che sembra che manco ce la stiam cagando, che ognuno spinge del suo e guarda quell'altro perchè, anche se non ci avete mai fatto del caso, amici dediti alla doppiagione durante la puttanagione amicale, il godimento del tauro sta nel sentire la straminchia dell'altro esemplare di tauro che, inculando od inficando, la struscia, la sfrega, la accelera o la decelera, sopra quella paretina ficoanale sottile come la carta colorata di Art Attack, per goder del vostro Taurocazzo. La Bice è un pretesto, è solo un complicato sovrapreservativo a due posti, vivente e mugolante, talvolta purtroppamente parlante, ma la vera fazenda è fare a cazzo su cazzo e questo produce un frociamente orgoglioso piacere interessante, molto interessante, che diviene interessantissimo quando, come un sol tauro, riempiamo i nostri palloncini diafani di sborra diafana.



Si torna, nella notte fresca di ottobre, ad una velocità che porta il cofano della Panamera al calor bianco. Si parla, rilassati (parola grossa col Ruggi al volante), distanti dagli argomenti e dagli approfondimenti e dalle precisazioni in materia di "oh ma lo sai che te lo tirerei nel culo Ruggi?".

Perchè parlare non serve e non si deve.
Siamo uomini d'onore e d'azione.
Siamo maschi.
Siamo tauri, alla fine.
E i tauri, si sa, non parlano.
Agiscono.

giovedì 13 settembre 2012

Il valore aggiunto e le confessioni invitanti

Stavo ritornando da una lunga giornata fuori quando il parlàfono mi avvisa che il Ruggi vuole parlarmi e dico occhei. E' allegro e spiritato e mi dice alle nove, non fare stronzate, devi venirci, Taz fidati e allora d'accordo, va bene, ci vengo, alle nove da te. Sicché location ex appartamento Ade, suono, salgo, mi accoglie in vestaglia di seta che mi sembra Soprano, electrojazz, luci giuste, whisky, entro e sul divano c'è seduta una sventola sudamericana che mi fa dire di dentro un "minchia" sonoro, mi presento e si presenta e mi dice di chiamarsi Ruberta piascere, e lì capisco che c'è del valore aggiunto nella ragazza e anche gli occhietti spiritati del Ruggi me lo confermano e poi guardo sul tavolinetto e vedo del borotalco e una carta di credito sopra un vassoietto e capisco che quel dopo cena è molto borghese, forse troppo per me che c'ho l'accento nigeriano, però Ruberta c'ha due gambe infinite e dei bei piedi e mi assillo chiedendomi quanto valore aggiunto c'avrà.

Poi salta fuori il cd di cui è corredata Ruberta, bossa nova e lei balla e il Ruggi la guarda come la Madonna del Rosario e lei balla birichina che sotto la mini le dondola la fava scappellata e mi dico che 'sta brasilianina minuta, dai lineamenti disegnati in Autocad, perfetti, dai seni minuti e dal culo surreale, può, effettivamente, avere del gran valore aggiunto, se posta nelle condizioni di esprimerlo e di lì comincia lo svacco, col Ruggi spiaggiato sul divano che regge un bel bicchiere pieno di whisky, la vestaglia aperta e il petto villoso con catenina d'oro e croce d'ordinanza, sul viso stampato il sorriso beato di chi ha attraversato il deserto a piedi e, finalmente, trova una birreria bavarese e Ruberta succhia con classe, guardandolo e guardandomi con gli occhi da porno cerbiatta puttana, inginocchiata con la mini tirata su, il culo all'infuori e la fava rampazza che le penzola assieme ai coglioni, sfortunatamente sgonfi, come in tutte le trans.

Ed è nudità di gruppo di tre e la sudamericanina si alterna, suggente e leccante, dalla mia minchia di marmo a quella del Ruggi che gode come un porcospino in calore e lo vedo, lo vedo bene, che mi guarda la minchia stropicciandosi la sua mentre Ruberta si sforza di ficcarsela in gola, lo vedo che me la guarda e di dentro assolve la Ade perché, in effetti, con questo pezzo di carne di porco cruda, qualche tentazione la si può avere e credo che, forse, i suoi pensieri non fossero tanto rivolti alla Ade, ma a qualche utilitaristico sollazzo privato e ne possiamo sempre parlare, siam galantuomini, siam persone per bene e poi la brasilianina porchetta sferra l'attacco a sorpresa sul povero Ruggi che, con due dita nel culo le svuota in bocca i coglioni senza se e senza ma e poi lei si getta su di me segandomi e chiedendomi se glielo voglio metere ne cuulu e io declino elegantemente l'invito e lei attacca la sua orazione selvaggia su di me, succhiando come l'idrovora delle Mondine, mentre il Ruggi le si inginocchia di dietro col signorile intento di restituirle il piacere.

Piano Ruggi, capisco l'entusiasmo, ma così glielo stacchi e ti va di traverso, cazzo che bocca che c'hai, non l'avrei mai sospettato che il Randellao Brasileiro ti facesse 'sto effetto e la Ruberta ansima col valore aggiunto impennato, continuando nell'impresa di creare il vuoto pneumatico dentro di me e, devo dirlo, tira dei golini da premio Nobel, ma anche il Ruggi non scherza che glielo ha pietrificato con quei succhioni che tira. Che bel momento elegante, nella casa elegante, tra il design e il borotalco, la bossa nova e i grugniti latini. E lascio il giocattolo al Ruggi, che alla fine l'ha pagato di tasca e guardo il quadretto bevendo dell'acqua, col Ruggi alla pecora che sbocchina Ruberta che sul divano mugola in brasiliano e si strizza le tettine guardandomi e penso che potrei montare sulla schiena del Ruggi e incularmelo a secco, tanto per fargli tirare un urletto e poi massaggiargli la prostata a colpi di cazzo di marmo facendogli fare lo schizzone denso, ma poi mi dico che no, che il piacere va centellinato e se me lo inculassi sarebbe per lui una festa di compleanno, la festa dei diciotto anni, mentre stasera s'è comperato Ruberta e per lui va bene così.

"Ha fatto dei porno in Brasile eh" mi dice nudo porgendomi un bicchiere di whisky appena l'autista l'ha prelevata alla porta.
"Minchia" dico per dargli soddisfazione, facendo gli occhi dello stupefatto, mentre in realtà non me ne chiava un cazzo assoluto.
"L'hai mai provato nel culo?" gli chiedo subdolo sapendo tutti i dettagli dei retroscena Adeliani.
"Sì" mi dice sincero bevendo un sorso per vincere l'imbarazzo.
"Tu?" rimbalzando la palla nel campo avversario.
"Sì" rispondo con tattica, studiando l'avversario, lasciando che la pausa gelida riempia la stanza.
"Chi non l'ha preso si è perso una puntata importante" aggiungo offrendogli il destro e lui sorride sollevato, sorride senza malizia, guarda nel bicchiere e mormora "puoi dirlo", poi mi guarda e mi dice "certo che prendere il tuo non è mica semplice" e ridiamo e beviamo e mi vesto, lo saluto e me ne vado a casa, dove mi metto a ripensare alla strana serata e mi tiro una sega pensando al culo del Ruggi, pentendomi di aver rinunciato a quella ghiotta opportunità, ma pazienza, vi sarà tempo e luogo di sicuro.
Di sicuro, me lo sento.

martedì 19 giugno 2012

Taziopensieri sparpagliati di fine giornata


L’appuntamento al Circolo Milliano
E’ più di un mese che non metto piede là dentro. Anzi, per voler essere pignolini gni gni gni, come dice la Chiaretta, da mercoledì 16 maggio, ossia da trentaquattro giorni. Mi sembra di più, comunque. Con la Milly ci siamo sentiti e strasentiti, ovviamente. E stasera si riappiccica questo tassello di normalità, anche se qua la macarena non smette, perché anche se non trema un cazzo noi sentiamo il tremone. E vabbè, passerà.
Spero ci sia un po’ di gente, stasera. La Coppia Bestia di sicuro, mi hanno messaggiato prima. Poi ci sarà Habana, il fine serata, la Milly, insomma ho proprio voglia di andarci.

Il terremoto abbatte quel che stava in piedi per errore
E così anche per le persone. Questo terremoto ha abbattuto molte sovrastrutture che venivano vestite da persone attorno a me. Il Ruggi è cambiato, per esempio. Certo, ho avuto l’occasione di dargli giù le penne imponendogli la riflessione, ma in lui secondo me qualcosa sta cambiando. Ha abbandonato il suntuoso progetto della casa nel Bordeax e adesso sta qua a trafficare per dare una mano, fare, aiutare. Gli farà bene. La Emi si è riavvicinata al Loca. Niente lingua in bocca, ma si sentono e si vedono. Il Costa che è un buonone ha subito chiamato la Siusy. Insomma, sono crollate delle strutture ed è emerso quello che c’era sotto e questo, secondo me, non è male.

La libertà che imprigiona
Sono trentaquattro giorni che io e la Skizza condividiamo lo stesso letto e la stessa casa. Non sempre nello stesso posto, ma mai uno ha dormito separato dall’altra. Come chiamare questa cosa? Chiamiamola la cosa più sgangherata e strampalata del mondo, perfettamente in sintonia col mio stile. Convivo, nessuno ha affrontato l’argomento, nessuno sta male e quindi bene così. Nemmeno la Troiamadre si è accorta che la figlia non abita più là. D’altra parte se nemmeno lei è in quella casa e se i rapporti viaggiano via 3G come fa la Troiamadre a saperlo? La Chiara dice che vuol vedere quanto mette ad accorgersene. Io dico che sto bene lo stesso anche se non se ne accorge, anzi.
“Skizza, stasera sono fuori a cena e poi vado al Circolo”
“Ah, ok, allora io esco coi ragazzi e mangio fuori”
Ecco, fine. Un’amica dice che è paracula e che mi dà esattamente ciò che sa che voglio.
Se è come dice la mia amica, potrei anche sposarla.

Radio Elettra
La Betta è come un emettitore di onde radio. E’ sempre uguale in tutte le situazioni, ma io quando comincia ad emettere la sento lontano un chilometro, perché io sono un ricevitore di onde radio. La Betta mi comunica con le dita dei piedi. Un giorno ve lo spiegherò meglio, ma posso preannunciarvi che ho la vibrante sensazione che la sua passera voglia incontrare il mio fagiano in tempi brevi, scopo incrocio di razze. L’incrocio è la salvezza delle popolazioni animali e io mica voglio metterle in pericolo.
Non sono mica matto, io.
E no.

Diagnosi dolorose
Questo pomeriggio alle ore quindici, la retro della mia Marzedes non è più entrata. Ricoverata d’urgenza presso il meccanico ufficiale, le è stato diagnosticato un brutto male. Cioè lo è stato diagnosticato al mio già emorragico portafogli, più che altro. Attendo nella mattinata di domani il bollettino medico, ma sono già psicologicamente preparato al decesso. E’ incredibile, dopo soli sedici anni e soli due milioni di chilometri.
Le fanno che si rompono a comando secondo me.

Fine dei taziopensieri. Vi auguro una serata esplosiva e ci sentiamo duman.
Basgi, amisgi.

giovedì 17 maggio 2012

La solitudine del Ruggi


Inattesa, a mezzogiorno, arriva la telefonata del Ruggi. Rimango stupito di saperlo in zona, lo facevo ad Acapulco con un mojito in mano. Mi chiede se pranzo con lui, una cosa alla buona, al tennisclebb, che ce la raccontiamo un pochino. Accetto e vado.

Sarò sintetico.
Il Ruggi e la Ade hanno chiuso, per sempre. Lui è qui perché questa mattina è andato dall’avvocato della Ade a firmare la separazione. Quella vera, stavolta. Vera senza possibilità di recupero, perché nessuno dei due è interessato a un recupero. Lei non c’era dall’avvocato, stamattina. Ha firmato ieri l’altro. Separazione consensuale, senza drammi e senza urli. Si sono accordati, lui ha sganciato, adesso aspettano l’udienza.

“Sai cosa costa il giocattolo Ade all’anno, escluse le macchine? Non bastano centocinquantamila. Di vestiti, scarpe, profumi, estetista, parrucchiera, palestra, droga, gigolò professionisti, cene, pranzi e regalie, perché la Adelina con i miei soldi ha anche fatto la benefattrice verso spiantati che se la chiavavano” mi dice insaccato nelle spalle, ruotando con due dita lo stelo del calice di vino.
Lo so bene, lo so. Sono stato uno di loro, ho goduto della beneficenza, sono venuto qui a pranzo oggi a bordo di quella beneficienza. E’ che io mi sono limitato a una Marzedes del 1998 del valore di duemila euro. Bazzecole.

E rimango lì ad ascoltarlo, intervenendo giusto per fargli capire che lo ascolto. Non lo definirei disperato d’amore spezzato, non lo definirei incazzato, né distrutto. Lo definirei amareggiato. L’amarezza di sapere che, stante che l’amore non c’era più (ammesso che vi sia mai stato, aggiungo) e stante che stava tutto assieme perché foderato di banconote, vederla andare via ha persino svilito il denaro che lui poteva spendere.

“Nemmeno i miei soldi andavano bene, alla fine. Le mie cartone da 500 euro valevano meno di quelle del tizio che la mantiene adesso” commenta con un sorriso, per l’appunto, amaro. D’istinto impongo al mio cervello di non chiedersi e di non chiedere. La Ade ha mollato tutti, alla fine. Me compreso.

Poi cambia repentinamente, tanto per non perdere la fama di eclettico uomo che padroneggia tutto, sia che la sorte sia buona, sia che la sorte sia cattiva.
“Alura, Tazietti, come vanno le cose? E la casa? Ti trovi? Ti piace? Ti sei trasferito finalmente?” stringendomi l’avambraccio e scuotendomi. Ne approfitto per esporre il mio disagio. La casa non è mia, vale una fortuna che non ho, non c’è un cazzo di straccio di contratto d’affitto e suggerisco di sistemare bene le cose, perché per trasferirmi vorrei che le cose fossero in ordine per entrambi.
Ci pensa, mi chiede una sigaretta e poi china la testa, come se fosse schiacciato da un peso enorme.

“Tazio, non ti devi preoccupare. Facciamo come ti fa sentire meglio. Certo che per me pagare l’IMU anche su quella casa è una bella rottura di cazzo. Venderla non la venderò MAI se non a te, perché chi è il pazzo scatenato che spende quel che sarebbe giusto chiedere là in mezzo al niente? Per me alla fine è solo una rottura di coglioni e un costo. Calcola che io sto qui un po’ per sistemare delle cose per quell’avventura deficiente del Relais Resort Relax, che con un colpo di mano incredibile sono riuscito a piazzare a… vabbè non importa a chi e come, volevo solo dire che sono qua per un po’ e se ti va ci possiamo rivedere e io ci penso a come fare. Perché io, Tazietti, quando ho sistemato un po’ di cose, non tutte perché tutte non le sistemerò MAI, io evaporo, puf, via, andato. Me ne vado nel Bordeaux, mi compro una casa lì e ci rimango”

Una volta si apriva un bar ai Caraibi. Adesso si va nel Bordeaux. Dopo aver smantellato e svenduto le fortune accumulate sino ad oggi.

Massì Ruggi, vediamoci, ci mancherebbe. Sarà gradita l’occasione per dirti quanto pezzo di merda sei stato con me nel passato, sarà gradita l’occasione per spaccarti la faccia a pugni e sarà gradita l’occasione per metterci, dopo, una pietra di sopra e tornare, forse, ad essere gli amici dei vecchi tempi sani.
Perché, che tu ci creda o no, a me, contrariamente a quanto hai fatto tu, di saperti solo e mandato costosamente affanculo, mi fa stare male.
Per cui ok, vediamoci quando vuoi.

martedì 10 aprile 2012

Adeliadi inconsuete e spiazzanti


Ciao cicci come stai, ciao Adelina come stai, dove sei, cosa fai.
E’ a Montecarlo, ma con oggi finisce la vacanza del Ruggi a Montecarlo. Ma allora era in vacanza, ma allora ditelo. Ma poi anche piove, capirai che senso ha rimanere, ma certo, ma ci mancherebbe, scherzi.
Dove migrate adesso Adelizia? Ma in Lussemburgo, ovviamente. E poi da lì chissà, forse si fanno una vacanzina assieme, che sono stanchissimi.
Eccerto, riguardatevi, vacanzate, certo. Cicci ti passo il Ruggi che ti voleva salutare.
Oh bella. Sono confusissimo. Ma passamelo, ti supplico.
“Ciao bella figa” esordisce il confuso pluri analizzato da consorte e trans di passaggio.
“Ciao maschione, come stai?” dico io facendo il simpa della cumpa che non so neanche il perché.
Sta bene, bene, che a lui chi l’ammazza, ah-ah-ah, forse un sicario della mafia? chiedo irriverente, poi si fa ah-ah-ah per qualche secondo e poi si viene al dunque.

“Quand’è che vieni su?” mi dice serio.
“Non lo so non ci ho mai pensato” rispondo.
“C’hai qualche cavallo buono che sa scrivere in francese business?” incalza.
“Non al momento, dovrei cercare” dico.
“E allora ti chiamo presto perchè dobbiamo vederci che c’ho delle idee”

C’ha delle idee.
E vediamole.

Poi mi fermo e realizzo.
Oh, ma sti due qua fanno marito e moglie per davvero.
Pazzesco.