Siedo al banco del pub mentre accanto a me uno sfigato da panico, imbevuto di acqua di colonia dozzinale (forse un dopobarba Mennen) e tirato come una scorreggia di campagna, chiacchiera con la sua troia maialazza ruspante e stagionata, altrettanto tirata come una scorreggia, ma evidentemente senza specchi a casa e sicuramente senza la consapevolezza della data di nascita stampata sulla carta di identità che ha in borsa.
Bevo un Jack Daniel's doppio mangiando una crêpe Nutella burro e banana e, mio malgrado, nonostante una domenica passata a tagliare e rimontare e a tagliare e rimontare sino alle 23:30, odo forzatamente i loro vacui e nauseabondi discorsi intrisi di diarrea purulenta.
I rumeni sono delle merde, gli albanesi dei ladri assassini, i "negri" tutti spacciatori, gli indiani e i pakistani delle bestie e lo dice anche la Lina che è "afferrata nel campo" perchè lavora in ospedale.
Afferrata nel campo.
La più afferrata a quel banco sembra lei, la letamaia ruspante con la cellulite che traborda da una gonna troppo corta anche per sua figlia, sempre auspicando con forza che la sozza ragade anale non si sia riprodotta.
Lo scroto che l'accompagna sorride beato e rincara la dose spiegando alla troia merdosa cosa farebbe ben lui a questa massa di scarti umani, snocciolando originalissime idee mai sentite prima, che vanno dal rimpatrio a bordo di carri bestiame, sino alla pena di morte, ma in questo caso con una variante fantasiosa, data dal rammarico che possano morire una volta sola.
E penso alla Lina afferrata nel campo e mi auguro che sia stata afferrata da quattro psicopatici di stirpe millenaria distribuita tra Brisighella e Faenza, che le facessero prendere un cagone della Madonna, ma senza farle del male, solo facendola cagare addosso anche il ponte provvisorio, tanto perchè questi razzisti di merda possano avere un punto di vista un po' più largo del loro (già assai largo, d'accordo) buco del culo, rallentando così la pressione sul cervello che pare, nel loro caso, risiedere negli immediati paraggi.
Pagine
lunedì 10 giugno 2013
sabato 8 giugno 2013
Perché
Chiappette bianche con una tonalità verdastra e in mezzo un triangolino grigio di sottili peli biondi che le incorniciano il piccolo e grazioso buchino del culo. Cavalca rovescia godendo, con la fica ingozzata del mio ipercazzo impermeablizzato senza alternative discutibili.
E io che volevo solamente mangiare qualcosa e far prua verso il letto, ma da solo.
A pranzo avevo fatto un progetto sensato: una domenica delle prossime parto e salgo a Parigi, saluto Hammed, ritiro il mio pacco di roba, lo srotolo e lo caccio in valigia, mi faccio fare i massaggi con la lingua da qualcuna di veramente porca e poi decollo verso sud e ritorno a Dakar.
Mi mette allegria questo pensiero, anche adesso.
Il venerdì sera quel posto è una bolgia infernale, gente dentro e gente fuori, ma è comodo che è vicino al luogo di tortura e allora ho pensato: mi rapisco un panozzo e mi schianto a letto a dormire che sono distrutto, ma poi quella bionda topo mi ha piantato addosso gli occhi azzurri da quando sono arrivato e mi ha tampinato stretto che era in evidente emergenza ficale.
Sto lavorando come forse non ho mai lavorato in vita mia, ma in compenso mi pagano veramente bene e questa è l'occasione sensata di rabboccare l'emorragia, quella che arriva sino ai margini consentiti perchè, sembrerà incredibile, ho stabilito le fasce A e B, cioè quelle che si toccano e si rabboccano e quelle che non si toccano per niente al mondo.
Piacere Antonella, piacere Tazio, la bionda topo ha i capelli corti corti e gli occhi azzurri azzurri, è priva di seni ed è piccolina, per nulla alla moda, per nulla una sbarbata che c'avrà la mia età se non qualcosa di più.
Pensare che, pur essendo ritornato, non riesco a vedere nessuno, nessuna cena alla Solita, nessun pranzo all'Osteriaquellanuova, che basterebbe una mezzorata di macchina per arrivare a Taziopoli, ma niente, non ho il tempo e poi nessuno mi reclama, in onesta verità.
Beviamo una birra che me la offre Antonella, poi mangiucchio un tostone, di che cosa ti occupi?, e tu?, mi guarda con l'aria sognante di chi ha una voglia cannibale tra le cosce ed è una terribile sfigata da vedere, ma una sfigata decisa, determinata e io c'ho voglia quanto lei, che non riesco nemmeno ad andare a puttanazze coi ritmi che reggo.
Non credo sia sostenibile una vita come quella che disegno di notte nei miei sogni, cioè con salite repentine in Europa a prender dei soldi quando capita e poi giù in Africa a spenderli e viverli, però il pensiero mi fa ringiovanire e quindi lo seguo.
Antonella si depila solo le gambe e poi ha: i piedi mal curati con le unghie gialle, i peli grigi sotto le ascelle e una bella marmottina sul pube, i capezzoli ipertrofici e i seni ipotrofici, un rotolino di grasso sulla pancia e un bel culo ben fatto.
E' single poichè mandata affanculo un paio di volte, per cui quando la fica le tira da far male si lancia, ma interpreta la trapanata forestiera in chiave terapeutica: prima si fa, prima si viene, prima ci si saluta, prima si ritorna alla normalità.
Ha la tecnica di un maniscalco in pensione, tira seghe ai limiti dello strappo del frenulo, veloci, dolorose, senza passione, quasi fosse una tappa a cronometro, poi non lo prende in bocca, sorrisino, scusami ma no, figurati Antonella, vorrei solo capire cosa ci facciamo a letto, poi sfila risoluta il goldone rosato dal cassettino vicino e vualà, ecco trasformato il cazzo taziale in una bella bologna di quelle da banco del supermercato e poi sale, dandomi la schiena, si lubrifica la ficazza a manate di saliva e si impala e si immola nella serata mensile del sesso straniero.
D'incanto avverto un'esigenza impellente le guardo quel buchino del culo nell'assoluta certezza che non lo perforerò mai e le dico "scusa un attimo Anto", perchè mi ha detto che la posso chiamare Anto, lei si spala dal palo, io mi sposto un momento e mi sgommo, lei mi guarda attonita ed incomprendente, mentre mi rimetto i vestiti e lei si fa coraggio e mi chiede "te ne vai?" che è una domanda un po' del cazzo, diciamocelo, così le faccio segno di sì con la testa e lei mi chiede perchè.
Perchè.
La domanda apre un mondo di miti risposte che spaziano dalla nonna malata, al malessere, alla cosa improvvisa che mi è venuta in mente, al sentimento rivissuto, alla serata no, insomma di balle da dire ce ne sarebbero state tremilaseicentosette, ma io vengo dall'Africa e sono pure un po' stanco e col cazzo rottino di puttanate a dirotto e le rispondo la sincera verità senza perifrasi e parafrasi e le dico "Perchè scopi di merda e mentre ti chiavo penso a quando devo fare il tagliando alla macchina".
Ecco perchè.
E io che volevo solamente mangiare qualcosa e far prua verso il letto, ma da solo.
A pranzo avevo fatto un progetto sensato: una domenica delle prossime parto e salgo a Parigi, saluto Hammed, ritiro il mio pacco di roba, lo srotolo e lo caccio in valigia, mi faccio fare i massaggi con la lingua da qualcuna di veramente porca e poi decollo verso sud e ritorno a Dakar.
Mi mette allegria questo pensiero, anche adesso.
Il venerdì sera quel posto è una bolgia infernale, gente dentro e gente fuori, ma è comodo che è vicino al luogo di tortura e allora ho pensato: mi rapisco un panozzo e mi schianto a letto a dormire che sono distrutto, ma poi quella bionda topo mi ha piantato addosso gli occhi azzurri da quando sono arrivato e mi ha tampinato stretto che era in evidente emergenza ficale.
Sto lavorando come forse non ho mai lavorato in vita mia, ma in compenso mi pagano veramente bene e questa è l'occasione sensata di rabboccare l'emorragia, quella che arriva sino ai margini consentiti perchè, sembrerà incredibile, ho stabilito le fasce A e B, cioè quelle che si toccano e si rabboccano e quelle che non si toccano per niente al mondo.
Piacere Antonella, piacere Tazio, la bionda topo ha i capelli corti corti e gli occhi azzurri azzurri, è priva di seni ed è piccolina, per nulla alla moda, per nulla una sbarbata che c'avrà la mia età se non qualcosa di più.
Pensare che, pur essendo ritornato, non riesco a vedere nessuno, nessuna cena alla Solita, nessun pranzo all'Osteriaquellanuova, che basterebbe una mezzorata di macchina per arrivare a Taziopoli, ma niente, non ho il tempo e poi nessuno mi reclama, in onesta verità.
Beviamo una birra che me la offre Antonella, poi mangiucchio un tostone, di che cosa ti occupi?, e tu?, mi guarda con l'aria sognante di chi ha una voglia cannibale tra le cosce ed è una terribile sfigata da vedere, ma una sfigata decisa, determinata e io c'ho voglia quanto lei, che non riesco nemmeno ad andare a puttanazze coi ritmi che reggo.
Non credo sia sostenibile una vita come quella che disegno di notte nei miei sogni, cioè con salite repentine in Europa a prender dei soldi quando capita e poi giù in Africa a spenderli e viverli, però il pensiero mi fa ringiovanire e quindi lo seguo.
Antonella si depila solo le gambe e poi ha: i piedi mal curati con le unghie gialle, i peli grigi sotto le ascelle e una bella marmottina sul pube, i capezzoli ipertrofici e i seni ipotrofici, un rotolino di grasso sulla pancia e un bel culo ben fatto.
E' single poichè mandata affanculo un paio di volte, per cui quando la fica le tira da far male si lancia, ma interpreta la trapanata forestiera in chiave terapeutica: prima si fa, prima si viene, prima ci si saluta, prima si ritorna alla normalità.
Ha la tecnica di un maniscalco in pensione, tira seghe ai limiti dello strappo del frenulo, veloci, dolorose, senza passione, quasi fosse una tappa a cronometro, poi non lo prende in bocca, sorrisino, scusami ma no, figurati Antonella, vorrei solo capire cosa ci facciamo a letto, poi sfila risoluta il goldone rosato dal cassettino vicino e vualà, ecco trasformato il cazzo taziale in una bella bologna di quelle da banco del supermercato e poi sale, dandomi la schiena, si lubrifica la ficazza a manate di saliva e si impala e si immola nella serata mensile del sesso straniero.
D'incanto avverto un'esigenza impellente le guardo quel buchino del culo nell'assoluta certezza che non lo perforerò mai e le dico "scusa un attimo Anto", perchè mi ha detto che la posso chiamare Anto, lei si spala dal palo, io mi sposto un momento e mi sgommo, lei mi guarda attonita ed incomprendente, mentre mi rimetto i vestiti e lei si fa coraggio e mi chiede "te ne vai?" che è una domanda un po' del cazzo, diciamocelo, così le faccio segno di sì con la testa e lei mi chiede perchè.
Perchè.
La domanda apre un mondo di miti risposte che spaziano dalla nonna malata, al malessere, alla cosa improvvisa che mi è venuta in mente, al sentimento rivissuto, alla serata no, insomma di balle da dire ce ne sarebbero state tremilaseicentosette, ma io vengo dall'Africa e sono pure un po' stanco e col cazzo rottino di puttanate a dirotto e le rispondo la sincera verità senza perifrasi e parafrasi e le dico "Perchè scopi di merda e mentre ti chiavo penso a quando devo fare il tagliando alla macchina".
Ecco perchè.
martedì 4 giugno 2013
Sulle note degli ex coniugi Bano
Bonjour, come va?, come va?, tutto ok?, tutto ok?
Ah, la saggezza delle parole di Cara terra mia degli ex coniugi Bano.
Come va. Eh, come va.
Va che lavoro come un animale, rivestendo il ruolo ingrato del direttore creativo senza account executive, ossia occupandomi della produzione e anche facendo da cuscinetto para colpi tra un cliente molto importante e molto impossibile ed una squadra sveglia e skillata, che alla ventiquattresima modifica richiesta comincia a dar di matto, non senza ragione.
Per il resto è tutto brodo grasso. Come fringe benefits vivo in una palazzina ristrutturata di recente in pieno centro storico, in una mansarda molto fica arredata con scelte discutibili, ma comunque fica. Ho un cortile interno molto verde dove parcheggio la Fiat 500 blu metallizzato con interni di pelle grigia in dotazione. Due piani sotto ho anche una GILF single, sui sessantacinque, molto sexy, sulla quale faccio sogni erotici e mi tiro seghe furiose, anche un po' sulla scorta delle memorie sulla Marisozza.
[Mi corre l'obbligo di segnalarvi che non sono a Milano, ma nel capoluogo di provincia taziale, just to mention.]
La vita rimane distribuita in cloud tra uno scatolone a Parigi, alcune cose a Dakar e un ex ufficio-residenza-formale a Taziopoli, ma ho deciso di congelarla così com'è, nella speranza di ritornare ad essere Tazione l'Africano al più presto, non appena concluso questo incubo di lavoro molto ben pagato. Nelle sere in cui mi armo di take away cinese alle 23:30, appena uscito dall'agenzia, mi conforta baloccarmi con Internet e ipotizzare un viaggio di sola andata Milano - Dakar. Sì, mi conforta molto.
Sabato scorso, senza alcuna volontarietà, mi sono preso cura della mia vita sessuale.
Sono andato nell'ex bottega taziale, attualmente ridotta come una merda abbandonata, nella quale trova ricovero l'ammasso delle mie povere cose, obiettivo recupero abiti.
Al termine sono sceso e sono andato a salutare la Siusy, prendendo un caffè al Salmonella Bistrot di sua proprietà. Nel fotogramma successivo era sera, avevo mangiato una buona frittura e la Siusy cavalcava il mio Femore di Dinosauro che neanche John Wayne in Giubbe Rosse.
Mi ha fatto godere moltissimo, un po' che c'aveva una voglia di cazzo che era oltre il limite rosso del patologico, un po' perchè va detto che le africane sono passionali e sono ultrafiche, ma non sono mai troie. Sono natura che chiava, travolgenti, coinvolgenti, estasianti, ma se vuoi troiaggine distillata allo stato puro devi chiavarti una bianca, sozza e lurida come solo la Siusazza sa essere.
Ed allora ecco che diviene armonico ed appassionante come uno standard di jazz sgusciarle involontariamente dal buco del culo ed osservare che la maialona tutta pieghe, curve, mammelle e piedi da Nobel si gira di scatto come un Velociraptor, abboccandomi l'uccello per succhiarlo con voracità, incurante del tanfo di intestino che fluiva dal buco del culo ancora spalancato e, ragionevolmente, del sapore della sua merda sulla pelle del mio cazzo. Molto tecnica, molto seducente, specie considerando la volontarietà studiata dell'atto di cui, durante lo sbocchinamento sonoro, i suoi occhietti misuravano il grado di arrapamento generato in me. Il from-ass-to-mouth ha sempre il suo raffinato fascino. Brava Susazzona, dieci e lode.
Rieccomi in provincia, rieccomi nell'Emilia dalle ferite indelebili in fase di lentissima guarigione per automedicazione, dove risulta insopportabile che medici che non hanno prestato alcuna cura vengano ad autocelebrarsi addosso la perizia del loro inesistente ospedale.
Un tempo una di Varese, sghignazzando, mi chiese che cazzo mai ci fosse qui da me da rendere così ricchi alcuni ricchi, considerando che siamo "in mezzo alla campagna".
Spero abbia appreso dai telegiornali che PIL produciamo e che eccellenza industriale abbiamo.
E questo, vi dirò, è anche uno dei motivi per cui tiro notte fonda per dare il meglio di me a chi ha bisogno di qualcosa di veramente tosto per tirarsi in piedi di nuovo.
Baci.
Ah, la saggezza delle parole di Cara terra mia degli ex coniugi Bano.
Come va. Eh, come va.
Va che lavoro come un animale, rivestendo il ruolo ingrato del direttore creativo senza account executive, ossia occupandomi della produzione e anche facendo da cuscinetto para colpi tra un cliente molto importante e molto impossibile ed una squadra sveglia e skillata, che alla ventiquattresima modifica richiesta comincia a dar di matto, non senza ragione.
Per il resto è tutto brodo grasso. Come fringe benefits vivo in una palazzina ristrutturata di recente in pieno centro storico, in una mansarda molto fica arredata con scelte discutibili, ma comunque fica. Ho un cortile interno molto verde dove parcheggio la Fiat 500 blu metallizzato con interni di pelle grigia in dotazione. Due piani sotto ho anche una GILF single, sui sessantacinque, molto sexy, sulla quale faccio sogni erotici e mi tiro seghe furiose, anche un po' sulla scorta delle memorie sulla Marisozza.
[Mi corre l'obbligo di segnalarvi che non sono a Milano, ma nel capoluogo di provincia taziale, just to mention.]
La vita rimane distribuita in cloud tra uno scatolone a Parigi, alcune cose a Dakar e un ex ufficio-residenza-formale a Taziopoli, ma ho deciso di congelarla così com'è, nella speranza di ritornare ad essere Tazione l'Africano al più presto, non appena concluso questo incubo di lavoro molto ben pagato. Nelle sere in cui mi armo di take away cinese alle 23:30, appena uscito dall'agenzia, mi conforta baloccarmi con Internet e ipotizzare un viaggio di sola andata Milano - Dakar. Sì, mi conforta molto.
Sabato scorso, senza alcuna volontarietà, mi sono preso cura della mia vita sessuale.
Sono andato nell'ex bottega taziale, attualmente ridotta come una merda abbandonata, nella quale trova ricovero l'ammasso delle mie povere cose, obiettivo recupero abiti.
Al termine sono sceso e sono andato a salutare la Siusy, prendendo un caffè al Salmonella Bistrot di sua proprietà. Nel fotogramma successivo era sera, avevo mangiato una buona frittura e la Siusy cavalcava il mio Femore di Dinosauro che neanche John Wayne in Giubbe Rosse.
Mi ha fatto godere moltissimo, un po' che c'aveva una voglia di cazzo che era oltre il limite rosso del patologico, un po' perchè va detto che le africane sono passionali e sono ultrafiche, ma non sono mai troie. Sono natura che chiava, travolgenti, coinvolgenti, estasianti, ma se vuoi troiaggine distillata allo stato puro devi chiavarti una bianca, sozza e lurida come solo la Siusazza sa essere.
Ed allora ecco che diviene armonico ed appassionante come uno standard di jazz sgusciarle involontariamente dal buco del culo ed osservare che la maialona tutta pieghe, curve, mammelle e piedi da Nobel si gira di scatto come un Velociraptor, abboccandomi l'uccello per succhiarlo con voracità, incurante del tanfo di intestino che fluiva dal buco del culo ancora spalancato e, ragionevolmente, del sapore della sua merda sulla pelle del mio cazzo. Molto tecnica, molto seducente, specie considerando la volontarietà studiata dell'atto di cui, durante lo sbocchinamento sonoro, i suoi occhietti misuravano il grado di arrapamento generato in me. Il from-ass-to-mouth ha sempre il suo raffinato fascino. Brava Susazzona, dieci e lode.
Rieccomi in provincia, rieccomi nell'Emilia dalle ferite indelebili in fase di lentissima guarigione per automedicazione, dove risulta insopportabile che medici che non hanno prestato alcuna cura vengano ad autocelebrarsi addosso la perizia del loro inesistente ospedale.
Un tempo una di Varese, sghignazzando, mi chiese che cazzo mai ci fosse qui da me da rendere così ricchi alcuni ricchi, considerando che siamo "in mezzo alla campagna".
Spero abbia appreso dai telegiornali che PIL produciamo e che eccellenza industriale abbiamo.
E questo, vi dirò, è anche uno dei motivi per cui tiro notte fonda per dare il meglio di me a chi ha bisogno di qualcosa di veramente tosto per tirarsi in piedi di nuovo.
Baci.
venerdì 31 maggio 2013
Una vita esplosa
Bonjour.
Sintesi estrema: oh ciao Taz, ci sarebbe da fare 'sta roba e abbiam bisogno di te, no raga no grazie, 'scolta se vieni ti pago un bel tot, minchia son tanti, dai che ti aspetto, prendo la roba, saluto la cumpa dicendo poi torno, compro il biglietto, mi metto a volare, ritorno a Milano e mi gelo i coglioni che sembra novembre, un tipo mai visto c'ha in mano un cartello con scritto il mio nome, lo seguo, salgo e sparo il riscaldamento a cannone, lui guida e io dormo, mi porta nella mansarda arredata in stile design che non ti crede nessuno, poi chiude la porta e io mi rendo conto di aver fatto esplodere la vita: c'ho una macchina e una pistola a Dakar, uno scatolone di abiti invernali a Parigi, un mucchio di roba ammassata in un ex ufficio al paesello e adesso sono nel capoluogo di provincia taziale in bermuda e camicia, cotto dal sole e coi capelli che stanno crescendo che sembro un najone in licenza breve dopo il campo tiri in Puglia.
Sono tornato da quasi una settimana e non c'avevo cazzi di scriverlo, ma stamattina, che è la fine di maggio e ci sono quindici gradi e pioviggina, mi ha preso lo sconforto e l'ho scritto.
Ecco qua.
Sintesi estrema: oh ciao Taz, ci sarebbe da fare 'sta roba e abbiam bisogno di te, no raga no grazie, 'scolta se vieni ti pago un bel tot, minchia son tanti, dai che ti aspetto, prendo la roba, saluto la cumpa dicendo poi torno, compro il biglietto, mi metto a volare, ritorno a Milano e mi gelo i coglioni che sembra novembre, un tipo mai visto c'ha in mano un cartello con scritto il mio nome, lo seguo, salgo e sparo il riscaldamento a cannone, lui guida e io dormo, mi porta nella mansarda arredata in stile design che non ti crede nessuno, poi chiude la porta e io mi rendo conto di aver fatto esplodere la vita: c'ho una macchina e una pistola a Dakar, uno scatolone di abiti invernali a Parigi, un mucchio di roba ammassata in un ex ufficio al paesello e adesso sono nel capoluogo di provincia taziale in bermuda e camicia, cotto dal sole e coi capelli che stanno crescendo che sembro un najone in licenza breve dopo il campo tiri in Puglia.
Sono tornato da quasi una settimana e non c'avevo cazzi di scriverlo, ma stamattina, che è la fine di maggio e ci sono quindici gradi e pioviggina, mi ha preso lo sconforto e l'ho scritto.
Ecco qua.
mercoledì 22 maggio 2013
Acta non verba
Hellow.
Qui il problema è di una semplicità disarmante.
E' dal 9 di aprile che bighellono per il Continente Nero, anche se mi sembra ieri che partivo per Casablanca. Ergo sto raggranellando con rapidità i due mesi. Ergo sto spendendo danaro da due mesi. Ergo se non assumo un antiemorragico presto mi dissanguerò totalmente ed andrò a mendicare da qualche parte, cosa che non mi arrapa per nulla.
Per cui, ieri, con pazienza, metodo e applicazione, ho preparato un mio bel curriculum in formato spedibile via posta elettronica.
Perchè alla fine, amisgi, qui le cose bisogna dirsele. Parigi è evaporata come un bicchiere di brandy versato su una bistecchiera rovente, Londra è scivolata nel cesso come uno stronzo cagato in un water di porcellana finissima appena ripassata col Cif Ammoniacal, l'ipotesi Ruggi, per quanto ricca di mille risvolti allettanti, è anche ricca di mille svantaggi che, in questa fase della mia buffa esistenza, non sono disponibile a gestire.
Per cui curriculum.
Curriculum, Internet, indirizzi mail e via.
Ho spedito a dodici agenzie, molto famose e non, di: Johannesburg, Cape Town e Durban.
E' stata una decisione presa un po' così, tra il ci credo ma anche no, tra il sì dai ma anche no, perchè io, alla fine, qui ci sto da dio e l'idea di trasferirmi in Sudafrica un po' mi turba, ma qui ho imparato che prima del tempo non ci si preoccupa mai.
Mi sento meglio.
Qui il problema è di una semplicità disarmante.
E' dal 9 di aprile che bighellono per il Continente Nero, anche se mi sembra ieri che partivo per Casablanca. Ergo sto raggranellando con rapidità i due mesi. Ergo sto spendendo danaro da due mesi. Ergo se non assumo un antiemorragico presto mi dissanguerò totalmente ed andrò a mendicare da qualche parte, cosa che non mi arrapa per nulla.
Per cui, ieri, con pazienza, metodo e applicazione, ho preparato un mio bel curriculum in formato spedibile via posta elettronica.
Perchè alla fine, amisgi, qui le cose bisogna dirsele. Parigi è evaporata come un bicchiere di brandy versato su una bistecchiera rovente, Londra è scivolata nel cesso come uno stronzo cagato in un water di porcellana finissima appena ripassata col Cif Ammoniacal, l'ipotesi Ruggi, per quanto ricca di mille risvolti allettanti, è anche ricca di mille svantaggi che, in questa fase della mia buffa esistenza, non sono disponibile a gestire.
Per cui curriculum.
Curriculum, Internet, indirizzi mail e via.
Ho spedito a dodici agenzie, molto famose e non, di: Johannesburg, Cape Town e Durban.
E' stata una decisione presa un po' così, tra il ci credo ma anche no, tra il sì dai ma anche no, perchè io, alla fine, qui ci sto da dio e l'idea di trasferirmi in Sudafrica un po' mi turba, ma qui ho imparato che prima del tempo non ci si preoccupa mai.
Mi sento meglio.
lunedì 20 maggio 2013
Domenica notte d'ammore, carne marcia e Dab ghiacciata
Maurice intorta l'olandese cicciotta dai capelli castani e balla con lei strusciandosi nell'umida notte bollente e io sono strafatto, ma l'olandesona me la farei volentieri, che a furia di pelle nera una donna bianca fa drizzare la sbarra, poi con quei sandalini del cazzo sotto la gonnona, chissà se c'ha le mutande, con quelle tettone ballerine e la sua amica qua di fianco a me, che è una racchia di prim'ordine, ma me la farei eccome se me la farei, perchè due quarantenni che, per fame ficale, sollevano le chiappe dai mulini a vento per venire qui a prendere la favona di ebano a me mi ispirano stima e così fuma che ti rifuma, bevi che ti ribevi, ce le trasciniamo in un alberghetto del cazzo lì vicino, che Maurice conosce il tizio (ma che strano) saliamo e le spogliamo e ci schiantiamo in quattro sul letto, fatti come delle melanzane, sudati come dei bisonti e arrapati come delle alci bretoni.
Carne, ricrescita di peli, piedi, culi, puzza, sudore e alito alcolico, un grumo di corpi di porco che si ingroppano senza remore, senza niente, senza manco i gommini, si chiava, si fotte, si sbatte, si infilano culi, fiche, bocche e Maurice ce l'ha più piccolo del mio e questo mi delude, per quanto c'abbia un gran bel pezzo di cazzo e allora dai, montiamo le vacche frisone che han fatto tanta strada per raffreddare le fiche bollenti, senti come godono, grantroie sublimi, senti come sbuffano e mugolano e grugniscono e implorano e piangono e io trapano la racchia nel culo strarotto con la foga di un perforatore petrolifero, bella porca sozza, con le chiappe molli e le tette vuote che dondolano a mille mentre piange di commozione che San Tulipano l'ha ascoltata nelle sue preghiere e ora, finalmente, c'ha il culo pieno di grancazzo come sognava nelle tristi notti vibranti olandesi.
Poi via, cambio, al volo, cazzo nero nel buco di racchia e cazzo bianco nella fica cicciotta, prendi frisona da latte, prendi questo femore di Taziosaurus Rex nella ficona affamata, senti come ti punto nella cervice e gridi aggrappata alle lenzuola, la testa riversa all'indietro, con quelle mammelle bovine che dondolano che a momenti mi ipnotizzano, prendi, puttana maiala, fammi annusare tra le dita dei piedi e fammi muggire come un tauro quando sento il puzzo di zoccolo di vacca, girati che te lo tronco nel culo mentre Maurice ingravida la racchia con una sborrata rovente, vieni qui letamaia cicciotta, ti prendo la testa e te la sfrego nella sborrata del mio amico fraterno e tu lecchi, lecchi tutto, sborra, peli e fica della racchia che chissà quante volte ve la siete leccata sognando un cavallo nel vostro letto, tutto per voi.
***
Io e Maurice, una volta liberato il bestiame, beviamo una Dab ghiacciata da Artemìs, seduti in strada, che son quasi le cinque del mattino. Beviamo e ci godiamo il fresco, svuotati di tutto, persino del midollo.
Adoro toccare il fondo. E' meraviglioso sguazzare nella melma fetida del fondo sapendo che, una volta rialzati e fatta una bella doccia, non rimarrà nulla.
Bella chiavata, belle troie.
Grande Maurice amico mio.
Fantastica la Dab, la adoro.
Carne, ricrescita di peli, piedi, culi, puzza, sudore e alito alcolico, un grumo di corpi di porco che si ingroppano senza remore, senza niente, senza manco i gommini, si chiava, si fotte, si sbatte, si infilano culi, fiche, bocche e Maurice ce l'ha più piccolo del mio e questo mi delude, per quanto c'abbia un gran bel pezzo di cazzo e allora dai, montiamo le vacche frisone che han fatto tanta strada per raffreddare le fiche bollenti, senti come godono, grantroie sublimi, senti come sbuffano e mugolano e grugniscono e implorano e piangono e io trapano la racchia nel culo strarotto con la foga di un perforatore petrolifero, bella porca sozza, con le chiappe molli e le tette vuote che dondolano a mille mentre piange di commozione che San Tulipano l'ha ascoltata nelle sue preghiere e ora, finalmente, c'ha il culo pieno di grancazzo come sognava nelle tristi notti vibranti olandesi.
Poi via, cambio, al volo, cazzo nero nel buco di racchia e cazzo bianco nella fica cicciotta, prendi frisona da latte, prendi questo femore di Taziosaurus Rex nella ficona affamata, senti come ti punto nella cervice e gridi aggrappata alle lenzuola, la testa riversa all'indietro, con quelle mammelle bovine che dondolano che a momenti mi ipnotizzano, prendi, puttana maiala, fammi annusare tra le dita dei piedi e fammi muggire come un tauro quando sento il puzzo di zoccolo di vacca, girati che te lo tronco nel culo mentre Maurice ingravida la racchia con una sborrata rovente, vieni qui letamaia cicciotta, ti prendo la testa e te la sfrego nella sborrata del mio amico fraterno e tu lecchi, lecchi tutto, sborra, peli e fica della racchia che chissà quante volte ve la siete leccata sognando un cavallo nel vostro letto, tutto per voi.
***
Io e Maurice, una volta liberato il bestiame, beviamo una Dab ghiacciata da Artemìs, seduti in strada, che son quasi le cinque del mattino. Beviamo e ci godiamo il fresco, svuotati di tutto, persino del midollo.
Adoro toccare il fondo. E' meraviglioso sguazzare nella melma fetida del fondo sapendo che, una volta rialzati e fatta una bella doccia, non rimarrà nulla.
Bella chiavata, belle troie.
Grande Maurice amico mio.
Fantastica la Dab, la adoro.
giovedì 16 maggio 2013
Sold out
Ecco qui la sintesi dell'esperienza. Millesettecentosettanta chilometri a ridosso dei confini della Mauritania, del Mali, costeggiando il il Ghambia orientale, spingendomi a sud sino ai confini della Guiné-Bissau, risalendo per attraversane i confini del Ghambia, attraversandolo, per uscirne e rientrare in Sénégal, prolungando il tragitto per poi rientrare a Dakar, al Libellule.
Cos'ho visto? Cos'ho vissuto? Tante cose. Sicuramente troppe di inspiegabili.
A Saint Louis il nostro spaccino mi ha offerto ad un prezzaccio-solo-le-prime-dieci-telefonate una Tokarev TT-33 con cento colpi e due caricatori, che ho comperato. Per dire a Ninà fidati, sono un uomo vero e anche per lottare prima di morire, in caso occorresse.
Ho visto serpenti e foreste, deserto, aree umide, ho annusato odori mai annusati, ho dormito dentro a delle stalle, nella merda, nei letti, in un albergo, ho mangiato di tutto, senza chiedere, senza dare parola agli occhi preoccupati dell'africana pentita mia guida, mi è venuta la dissenteria, la febbre altissima, ho dovuto far guidare lei serrando la Tokarev vicina ai coglioni, provando paura, ma anche la voglia che l'evento serio, quello concreto, quello vero, quello definitivo, si verificasse.
E poi, attraversando il Ghambia, mi sono sentito meglio.
Dopo più di un migliaio di chilometri si è intonata al diapason la blue note. Molto meno entusiasmante di quanto mi attendessi, inutile a comporre un incredibile boogie, ma utile a capire una cosa certa e netta: la zavorra va lasciata a terra, poichè fa consumare inutilmente e rallenta.
Bravo Taz, finalmente, dirà qualcuno o qualcuna, ma anche no.
Certo, bravo, bella visione, ma quello che è sorprendente è che ho capito che la zavorra che va lasciata a terra non è quella che viene dal passato, ma quella che ci attendiamo venire dal futuro, credendo che sia salvifica e benefica per noi.
Tra Dioumbel e Thies, oramai a casa a Dakar, ho guardato Ninà che dormiva.
Gratitudine, necessità di sdebitarmi, pulsione di ringraziarla? No, thanks.
Ho deciso che l'avrei riportata dove l'ho presa, rimandola a dormire nel suo letto perchè io non le devo niente.
Semmai è lei che deve qualcosa a me, dato che le ho mostrato il paese del cazzo in cui vive, mantenendola ogni giorno.
Ma lei ha già dato, ed io ho ancora tratti umani, alla fine.
Venderò la Tokarev (insanguinata chissà dove) tramite Maurice e anche la macchina e riprenderò a girare in auto di gruppo, forse me ne andrò, prenderò un aereo verso sud, verso nord, verso est o verso ovest, ma comunque ed in ogni caso senza zavorra prenotata o ansiosa di prenotarsi, perchè il Tazio ha chiuso i portelli ed è al completo.
Per sempre.
Ed è cosa buona e giusta, a questo punto della mia vita.
giovedì 9 maggio 2013
African entertainment
Ingredienti: otto suonatori di sabar, il tamburo senegalese fatto come le congas, un villaggio a venti chilometri da Saint-Louis, un sacco di maschi e femmine senegalesi del villaggio, una senegalese di Dakar molto figa amica del Tazio, il Tazio, la notte nera e il caldo.
Cosa si fa con tutta questa roba? Una festa, ovviamente. E a una festa cosa si fa? Si balla. Si balla una danza che, mi spiega Ninà, sarebbe una danza tradizionale, ma oggi la si balla diversa. Diversa come, chiedo. E mi risponde sorridendo e accennando un passo di danza che mi fa capire che la si balla molto più yeah e getdown, ma anche un po' staycool con tinte spicy. Insomma, non ci ho capito la minchia.
E anzichè Sabar, dal nome del tamburo, la chiamano Leumbeul. Non chiedetemi il perchè.
La festa ha diverse fasi: nella prima i suonatori suonano 'sto cazzo di tamburo maledetto che alla fine sei rintronato come una scimmia e tutt'attorno, a delimitare uno spazio che sarà la pista da ballo, sosta l'umanità. D'improvviso, dall'umanità si staccano due o tre donne, perchè questa fase comporta la sola danza femminile. Alcune molto eleganti, con vestiti luccicanti, ben pettinate. Sono le matrone del villaggio. Altre meno eleganti, ma non per questo non chiavabili. La MILF senegalese ha il suo perchè.
Le donne cominciano a danzare al ritmo battente del tamburo, saltellando da un piede all'altro, ma soprattutto facendo ballare le chiappe in una maniera incredibile. Si crea una sorta di sfida-fraseggio-teasing tra ciascuna di loro e i suonatori di sabar. Il tamburiere batte un ritmo e le mammifere sculano a quel ritmo. Ogni tanto esce una tetta nuda, ma qui la tetta nuda maschile e femminile sono equipollenti, niente di che.
Qui è il culo quello che comanda. Che popolo.
La danza si snoda lungo unità crescenti della funzione iperbolica dell'osè, pur rimanendo sempre all'interno del vietato ai minori di anni 12 se non accompagnati dai genitali.
Poi si fa una certa e i tamburieri smettono di tamburare e bevono, tutti bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, qualcuno appiccia anche una porra che la sento da qui e poi l'euforia chiassosa infernale sale all'apice dei decibel, le risate si fanno alcolicoalcaloidiche e le MILF cedono il passo, alcune ritirandosi, altre sostando in chiacchericcio fittissimo con altre dignitarie del loro rango.
Ed è il momento della fase due: le ragazze da maritare e i futuri maritati delle ragazze maritande attaccano il ballo.
I tamburieri ritamburano a manetta, a cannonemartello e si scatena la lussuria. Perchè qui il ballo ha una leggera variante, di nullo peso se si vuole: viene mimato a ritmo di tamburo l'atto sessuale.
Atto sessuale.
Mi adorate quando sono così antropologicoscientifico, nevvero?
A prescindere, va detto che vi è solo una norma di fondo: la donna domina e il maschio esegue. Non esiste che il maschio pieghi la donna alla pecora per strusciarle la minchia nello spacco culeo, seppur coperto dagli indumenti. E' esattamente il contrario: è la donna che pianta lo spacco culeo contro la minchiagione del manzo erotico. Oppure è sempre la donna che gli balza in braccio sfregando la ficagione sulla minchiagione. A rigoroso ritmo di sabar.
Inutile dirvi che è una cosa eccitante a mille. Ninà mi spiega e mi dice che, certe volte, due si pigliano così tanto che vengono in mezzo a tutti gli assatanati. Perchè, invece, il gioco danzeo sarebbe che tutti strusciano la genitalagione umida e/o dura su tutte le altre genitalagioni. Così, per spirito di fratellanza cosmica e universale. Poi Ninà mi dice che, se mi eccita questo, devo assolutamente andare con lei a Dakar una sera in un quartieraccio malfamato vicino alla spiaggia. Lì si fa sul serio, nelle due varianti: quella asciutta e quella bagnata. In entrambe le donne sono praticamente nude e i maschi pure. Si arriva a dei vertici artistici che possono culminare nella chiavagione stradale senza alcuna remora. Purchè a ritmo di musica, che è la base.
Nella versione bagnata, invece, vale tutto quello che succede nella asciutta, con la differenza che i manzi si passano di mano in mano un tubo di gomma che lancia acqua come ci fosse un incendio. E io dico che cazzosì, questa non me la posso perdere. E lei mi scula sul cazzo lo spacco culeo e sorride dicendomi ok, mentre sento che la minchiagione mi si scappella in una sbarazzina scappellagione.
***
Affronto discretamente fumato i venti chilometri notturni inchostrati di nero, per tornare a Saint-Louis.
Qui il concetto di buio è depositato al Museo della Scienza e della Tecnica. Questo è il Buio Assoluto Campione, il BAC.
Ninà mi dice di tenere alti i fari e di non correre. Gli animali, di notte, trovano più comodo l'asfalto, per dormire. E l'asfalto si raffredda più lentamente del terreno e dell'aria. E io eseguo.
E la guardo, illuminata dalle lucine al led della radio che trasmette della musica inascoltabile.
Che figa che è e che figata che è qui.
Cosa si fa con tutta questa roba? Una festa, ovviamente. E a una festa cosa si fa? Si balla. Si balla una danza che, mi spiega Ninà, sarebbe una danza tradizionale, ma oggi la si balla diversa. Diversa come, chiedo. E mi risponde sorridendo e accennando un passo di danza che mi fa capire che la si balla molto più yeah e getdown, ma anche un po' staycool con tinte spicy. Insomma, non ci ho capito la minchia.
E anzichè Sabar, dal nome del tamburo, la chiamano Leumbeul. Non chiedetemi il perchè.
La festa ha diverse fasi: nella prima i suonatori suonano 'sto cazzo di tamburo maledetto che alla fine sei rintronato come una scimmia e tutt'attorno, a delimitare uno spazio che sarà la pista da ballo, sosta l'umanità. D'improvviso, dall'umanità si staccano due o tre donne, perchè questa fase comporta la sola danza femminile. Alcune molto eleganti, con vestiti luccicanti, ben pettinate. Sono le matrone del villaggio. Altre meno eleganti, ma non per questo non chiavabili. La MILF senegalese ha il suo perchè.
Le donne cominciano a danzare al ritmo battente del tamburo, saltellando da un piede all'altro, ma soprattutto facendo ballare le chiappe in una maniera incredibile. Si crea una sorta di sfida-fraseggio-teasing tra ciascuna di loro e i suonatori di sabar. Il tamburiere batte un ritmo e le mammifere sculano a quel ritmo. Ogni tanto esce una tetta nuda, ma qui la tetta nuda maschile e femminile sono equipollenti, niente di che.
Qui è il culo quello che comanda. Che popolo.
La danza si snoda lungo unità crescenti della funzione iperbolica dell'osè, pur rimanendo sempre all'interno del vietato ai minori di anni 12 se non accompagnati dai genitali.
Poi si fa una certa e i tamburieri smettono di tamburare e bevono, tutti bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, bevono, qualcuno appiccia anche una porra che la sento da qui e poi l'euforia chiassosa infernale sale all'apice dei decibel, le risate si fanno alcolicoalcaloidiche e le MILF cedono il passo, alcune ritirandosi, altre sostando in chiacchericcio fittissimo con altre dignitarie del loro rango.
Ed è il momento della fase due: le ragazze da maritare e i futuri maritati delle ragazze maritande attaccano il ballo.
I tamburieri ritamburano a manetta, a cannonemartello e si scatena la lussuria. Perchè qui il ballo ha una leggera variante, di nullo peso se si vuole: viene mimato a ritmo di tamburo l'atto sessuale.
Atto sessuale.
Mi adorate quando sono così antropologicoscientifico, nevvero?
A prescindere, va detto che vi è solo una norma di fondo: la donna domina e il maschio esegue. Non esiste che il maschio pieghi la donna alla pecora per strusciarle la minchia nello spacco culeo, seppur coperto dagli indumenti. E' esattamente il contrario: è la donna che pianta lo spacco culeo contro la minchiagione del manzo erotico. Oppure è sempre la donna che gli balza in braccio sfregando la ficagione sulla minchiagione. A rigoroso ritmo di sabar.
Inutile dirvi che è una cosa eccitante a mille. Ninà mi spiega e mi dice che, certe volte, due si pigliano così tanto che vengono in mezzo a tutti gli assatanati. Perchè, invece, il gioco danzeo sarebbe che tutti strusciano la genitalagione umida e/o dura su tutte le altre genitalagioni. Così, per spirito di fratellanza cosmica e universale. Poi Ninà mi dice che, se mi eccita questo, devo assolutamente andare con lei a Dakar una sera in un quartieraccio malfamato vicino alla spiaggia. Lì si fa sul serio, nelle due varianti: quella asciutta e quella bagnata. In entrambe le donne sono praticamente nude e i maschi pure. Si arriva a dei vertici artistici che possono culminare nella chiavagione stradale senza alcuna remora. Purchè a ritmo di musica, che è la base.
Nella versione bagnata, invece, vale tutto quello che succede nella asciutta, con la differenza che i manzi si passano di mano in mano un tubo di gomma che lancia acqua come ci fosse un incendio. E io dico che cazzosì, questa non me la posso perdere. E lei mi scula sul cazzo lo spacco culeo e sorride dicendomi ok, mentre sento che la minchiagione mi si scappella in una sbarazzina scappellagione.
***
Affronto discretamente fumato i venti chilometri notturni inchostrati di nero, per tornare a Saint-Louis.
Qui il concetto di buio è depositato al Museo della Scienza e della Tecnica. Questo è il Buio Assoluto Campione, il BAC.
Ninà mi dice di tenere alti i fari e di non correre. Gli animali, di notte, trovano più comodo l'asfalto, per dormire. E l'asfalto si raffredda più lentamente del terreno e dell'aria. E io eseguo.
E la guardo, illuminata dalle lucine al led della radio che trasmette della musica inascoltabile.
Che figa che è e che figata che è qui.
martedì 7 maggio 2013
Toeletta
La serenità dell'agglomerato umano, di tinta epidermica differente ed in sensuale contrasto, si snoda tra ciocchi di marocco così, rasserenante aria condizionata e cura della persona, di cui Ninà è una maniaca compulsiva. Musiche serene vengono diffuse dai sereni altoparlanti della serena televisione ed io mi dedico minuziosamente alla rasatura a velluto di pelle infantile della passera di cioccolato della mia concubina, così come lei ha fatto con il mio cazzo, coglioni e buco del culo.
Ah, che meraviglia gli agi dell'hotel coloniale in cui ti servono la cena in chambre mentre nelle orecchie mi ronza in francese un'incessante proposta di taglio di capelli e sfoltimento della barba e così, bevendo del vino di qualità giusto al limite della decenza, cedo.
Perchè le africane non ammettono rifiuti e si fanno aggressive, eh.
"Come li vuoi?" mi chiede con tanti di quei denti bianchi sorridenti che mi fa paura.
"Come ti fanno bagnare la gatta" e lei ride e dice ok e così, taci che ero duro come un coppertone, mi ritrovo con la stessa capigliatura di Bruce Willis, con la differenza che sono nero carbonizzato ovunque, tranne sulla sommità del cranio dove sono bianco verdino.
Il problema ulteriore è che, dopo aver subito il taglio Auschwitz primavera estate 2013, la barba mi faceva assomigliare a un talebano e così me la sono dovuta cospicuamente ridurre.
Le ho giurato che le avrei tagliato i capezzoli nel sonno e lei mi ha percosso sonoramente il culo con una sua infradito di titanio, chiedendomi aggressiva come avrei fatto, senza, dopo.
Giusto, sveglia la bambola.
Puliti, profumati, alcuni di noi scalpati, cotti e duri come il legno con cui fanno le bocce, abbiamo passato buona parte della notte a chiavare di gran lena e la cosa non mi basterebbe mai, ma mi rendo conto di non essere il solo.
"Domani devi metterti la crema" mi dice riuscendo a essere seria quasi sino alla fine della frase, la maledetta puttana di carbone.
Tento di strangolarla, ma poi una vocina gutturale mi supplica di desistere e mi sussurra che, quando il sole mi avrà ispessito la pelle, non mi pentirò di quel taglio, ma non vuole dirmi niente.
Ma figurati, Imperatrice delle Troie Puttane, ci mancherebbe che insistessi, sarebbe una scortesia impertinente, dopo sto popò di signor lavoretto che mi hai fatto.
Però mi piace passarmi la mano sulla pelatona.
E poi oggi abbiamo fatto mare selvaggio, in fondo alla lingua (quella di terra intendo, quella di ieri) dove non passa nessuno e mi sono abbronzato il cazzo e la testa di cazzo.
"Ma tu diventi più nera col sole" osservo con l'acume del bambino ritardato.
Si mette la mano sulla bocca, sparando in fuori le uova sode degli occhi sbarrati e mi dice "Veramente? Oddio…" e poi ride rotolandosi sul fianco e a me piace essere lo sterminato coglione che sono e come ride Ninà.
La crania è molto più rosso scuro, stasera. Ma la mia mistress dice uhm.
E vabbè, tanto domani torniamo a cuocerci la pelle col sole e il cervello con 'sto cazzo di fumo incredibile.
***
Le accarezzo molle la coscia mentre perdiamo i sensi sotto il cespuglione, meravigliosamente nudi. Mi sento totalmente sperduto nel nulla e la cosa mi piace, mi appaga, mi suggerisce degli spunti complessivi e globali, mai mentalmente percorsi, ancora fumosi, ma su cui non intendo lavorare perchè ho la certezza che verranno loro a trovarmi. Magari ritornando a Dakar, tra il nulla e i baobab.
Ma io, ci tornerò veramente a Dakar?
Ah, che meraviglia gli agi dell'hotel coloniale in cui ti servono la cena in chambre mentre nelle orecchie mi ronza in francese un'incessante proposta di taglio di capelli e sfoltimento della barba e così, bevendo del vino di qualità giusto al limite della decenza, cedo.
Perchè le africane non ammettono rifiuti e si fanno aggressive, eh.
"Come li vuoi?" mi chiede con tanti di quei denti bianchi sorridenti che mi fa paura.
"Come ti fanno bagnare la gatta" e lei ride e dice ok e così, taci che ero duro come un coppertone, mi ritrovo con la stessa capigliatura di Bruce Willis, con la differenza che sono nero carbonizzato ovunque, tranne sulla sommità del cranio dove sono bianco verdino.
Il problema ulteriore è che, dopo aver subito il taglio Auschwitz primavera estate 2013, la barba mi faceva assomigliare a un talebano e così me la sono dovuta cospicuamente ridurre.
Le ho giurato che le avrei tagliato i capezzoli nel sonno e lei mi ha percosso sonoramente il culo con una sua infradito di titanio, chiedendomi aggressiva come avrei fatto, senza, dopo.
Giusto, sveglia la bambola.
Puliti, profumati, alcuni di noi scalpati, cotti e duri come il legno con cui fanno le bocce, abbiamo passato buona parte della notte a chiavare di gran lena e la cosa non mi basterebbe mai, ma mi rendo conto di non essere il solo.
"Domani devi metterti la crema" mi dice riuscendo a essere seria quasi sino alla fine della frase, la maledetta puttana di carbone.
Tento di strangolarla, ma poi una vocina gutturale mi supplica di desistere e mi sussurra che, quando il sole mi avrà ispessito la pelle, non mi pentirò di quel taglio, ma non vuole dirmi niente.
Ma figurati, Imperatrice delle Troie Puttane, ci mancherebbe che insistessi, sarebbe una scortesia impertinente, dopo sto popò di signor lavoretto che mi hai fatto.
Però mi piace passarmi la mano sulla pelatona.
E poi oggi abbiamo fatto mare selvaggio, in fondo alla lingua (quella di terra intendo, quella di ieri) dove non passa nessuno e mi sono abbronzato il cazzo e la testa di cazzo.
"Ma tu diventi più nera col sole" osservo con l'acume del bambino ritardato.
Si mette la mano sulla bocca, sparando in fuori le uova sode degli occhi sbarrati e mi dice "Veramente? Oddio…" e poi ride rotolandosi sul fianco e a me piace essere lo sterminato coglione che sono e come ride Ninà.
La crania è molto più rosso scuro, stasera. Ma la mia mistress dice uhm.
E vabbè, tanto domani torniamo a cuocerci la pelle col sole e il cervello con 'sto cazzo di fumo incredibile.
***
Le accarezzo molle la coscia mentre perdiamo i sensi sotto il cespuglione, meravigliosamente nudi. Mi sento totalmente sperduto nel nulla e la cosa mi piace, mi appaga, mi suggerisce degli spunti complessivi e globali, mai mentalmente percorsi, ancora fumosi, ma su cui non intendo lavorare perchè ho la certezza che verranno loro a trovarmi. Magari ritornando a Dakar, tra il nulla e i baobab.
Ma io, ci tornerò veramente a Dakar?
lunedì 6 maggio 2013
Shock e arte
Partiamo dall'hotel e sono parecchio orgoglioso della mia africana stupenda, che veste vertiginosi hotpants di ciniglia turchesi, un top bianco, le infradito fucsia e i capelli treccinati raccolti in una codona e la cosa che mi rappacifica con l'umanità é che sotto non ha nulla, di sua sponte, senza che il vecchio satrapo le chiedesse alcunchè.
E allora, ringalluzzito a livello di glande, decido che oggi si va ad espertire e prendo il camion, guido un po', passo il ponte, ma non quello grande, ma quello piccolo che mi porta su quella sterminata lingua di sabbia in riva all'Oceano, che a nord è tagliata dal confine con la Mauritania, ma io voglio andare a sud, costeggiando il fiume, per vedere il villaggio dei pescatori, per vedere quel miliardo di piroghe e capire.
Capire.
Non si può capire. Ci si può solo angosciare.
Tanfo di putrefazione, pozzanghere di sangue fresco che stazionano su immense macchie di sangue secco, interiora di pesci, montagne di spazzatura, nuvole di mosche, fusti di carburante, odore di nafta, di pesce, di merda, le donne scalze nelle interiora sanguinanti di pesci grossi, uomini che scendono dalle piroghe con in testa ceste di pesce vivo che viene ribaltato così comè in cassoni di camion arrugginiti che poi partono ringhiando in una nube di nafta incombusta e olio bruciato.
L'inferno è un resort in confronto a questo posto.
Mi fermo e scendiamo e Ninà, appena scesa tira una vomitata immediata per il tanfo disgustoso e io, vedendola vomitare e annusando il tanfo, faccio lo stesso.
Risaliamo rapidi in macchina e mi metto a correre per chilometri, costeggiando quella latrina tossica ed infetta sinchè, finalmente, il paesaggio cambia, si impoverisce, si destruttura e a un certo punto la strada finisce, a ridosso dell'Hotel Mermoz.
Ma io continuo, lungo una strada bianca, che poi diventa pista di terra, poi diventa terra senza nemmeno la pista, poi diventa desolazione e poi sabbia, arbusti, acqua e vento e luce e sole e argento.
Siamo nel nulla.
Spengo il camion.
Le tocco i seni.
Mi bacia.
La spoglio.
La lecco e la amo con travolgente foga e godiamo l'uno dell'altra senza dire una parola.
***
Non c'è nulla, nulla al mondo che possa fermare il cuore più di lei nuda, in piedi sulla sabbia chiara che la fa ancora più nera e ancor più di seta pregiata, che inarca la schiena spingendo in fuori il sedere perfetto mentre solleva la codona di treccine guardando l'orizzonte, meditabonda.
Arte allo stato puro.
Arte.
Pura.
E allora, ringalluzzito a livello di glande, decido che oggi si va ad espertire e prendo il camion, guido un po', passo il ponte, ma non quello grande, ma quello piccolo che mi porta su quella sterminata lingua di sabbia in riva all'Oceano, che a nord è tagliata dal confine con la Mauritania, ma io voglio andare a sud, costeggiando il fiume, per vedere il villaggio dei pescatori, per vedere quel miliardo di piroghe e capire.
Capire.
Non si può capire. Ci si può solo angosciare.
Tanfo di putrefazione, pozzanghere di sangue fresco che stazionano su immense macchie di sangue secco, interiora di pesci, montagne di spazzatura, nuvole di mosche, fusti di carburante, odore di nafta, di pesce, di merda, le donne scalze nelle interiora sanguinanti di pesci grossi, uomini che scendono dalle piroghe con in testa ceste di pesce vivo che viene ribaltato così comè in cassoni di camion arrugginiti che poi partono ringhiando in una nube di nafta incombusta e olio bruciato.
L'inferno è un resort in confronto a questo posto.
Mi fermo e scendiamo e Ninà, appena scesa tira una vomitata immediata per il tanfo disgustoso e io, vedendola vomitare e annusando il tanfo, faccio lo stesso.
Risaliamo rapidi in macchina e mi metto a correre per chilometri, costeggiando quella latrina tossica ed infetta sinchè, finalmente, il paesaggio cambia, si impoverisce, si destruttura e a un certo punto la strada finisce, a ridosso dell'Hotel Mermoz.
Ma io continuo, lungo una strada bianca, che poi diventa pista di terra, poi diventa terra senza nemmeno la pista, poi diventa desolazione e poi sabbia, arbusti, acqua e vento e luce e sole e argento.
Siamo nel nulla.
Spengo il camion.
Le tocco i seni.
Mi bacia.
La spoglio.
La lecco e la amo con travolgente foga e godiamo l'uno dell'altra senza dire una parola.
***
Non c'è nulla, nulla al mondo che possa fermare il cuore più di lei nuda, in piedi sulla sabbia chiara che la fa ancora più nera e ancor più di seta pregiata, che inarca la schiena spingendo in fuori il sedere perfetto mentre solleva la codona di treccine guardando l'orizzonte, meditabonda.
Arte allo stato puro.
Arte.
Pura.
Acrobazie
Si stende di schiena e solleva i lombi con le mani, portando la punta dei piedini rosati accanto al viso, inarcata da circo, offrendomi i fori magnifici da leccare e io lecco, insinuo la lingua, esploro, fotto di bocca e odoro, godo, con la minchia di ferro che mi penzola tra le gambe e, dopo averle lucidato di saliva e di bava che sbavo la pelle di ebano, mi incastro di traverso nella "V" delle sue gambe aperte, cercando spazio per il mio piede, creando a mia volta una "V" a croce sulla sua, piegando all'ingiù il cazzo marmoreo ed enorme, premendo la cappella sullo sfintere che cede e sento il caldo umido del suo culo che si apre e mi entusiasma veder scomparire il mio cazzone bianco in quel buchino nero come la pece e accogliente come un guanto. E la inculo a cazzo piegato mentre la manina nera con le unghie chiare e curate si tormenta il cazzetto rosato e scappellato e le accarezzo le natiche di velluto e mi piace molto qui a Saint-Louis con lei.
sabato 4 maggio 2013
Serie considerazioni maturate in quattro ore di guida tra i baobab e il nulla
Un viaggio meraviglioso. Avventuroso. Sicuro.
Duecentoottanta chilometri d'Africa, con un'africana deliziosa, cosa si può volere di più?
Adesso l'africana dorme nuda e profumata di doccia nel lettone costoso del blasonato e storico hotel e io non ho sonno.
E allora faccio un po' d'ordine, sulla base dei ricordi di insiemistica delle elementari.
Allora.
Ero sposato con una donna che ha distrutto la mia vita e i miei sentimenti.
Sono impazzito (clinicamente) quando mi ha mandato affanculo e ho ritenuto sostenibile solo l'affrontare la vita a segmenti tratteggiati, dove il segmento più lungo durava sei ore. Ho sfruttato la mia impressionante bellezza e le mie doti genitali per fottere le donne puttane degli amici di merda che mi hanno lasciato nella medesima senza una parola. Ho chiavato e ravanato tutta la spazzatura umana a portata di mano, sborrando pensieri e solitudine come non fossero manco miei. Ho riattivato un'agenzia lanciandola in un modesto successo, modesto ma interessante al punto di venderla e di guadagnarci, investendo quattro baiocchi.
Ho finto rapporti, clandestini ed in chiaro, ammettendo implicitamente di non avere alcuna intenzione di farmi coinvolgere in alcun rapporto.
Sono arrivato all'orlo dell'ennesima crisi, dalla quale sono stato salvato da una donna giovane (la Skizza) che ho ritenuto di dover ripagare con un amore sintetico che, badate bene, corrisponde al 95% degli amori che ci sono in giro.
Lei è partita per Londra grazie al mio aiuto ed io sono rimasto qui, a tentare di farmi bastare quel po' che non mi è mai bastato, sino a un giorno in cui ho deciso l'uso di un "noi" indefinito e ho lasciato l'Italia, tentando di sistemare capra (io) e cavolo (lei) nella prospettiva di una rinascita congiunta e nella prospettiva di un abborracciamento di un rapporto fallito ab origine, non dissimile da quello del 95% della gente sulla crosta terrestre, voi amati lettori inclusi.
Sono salito in UK, ho tentato, ho esplorato, in nome di quel noi e poi, improvvisamente, mi sono reso conto che le sue scelte erano improntate all' "io", probabilmente anche senza viraggi repentini, probabilmente travisate dalla mia (inconsciamente bramata) cieca fiducia.
E così ho ritirato i remi, ponendomi nuovamente nell'ottica singola, singolare ed unitaria di Tazio.
Sono andato a Parigi, cogliendo l'offerta e l'opportunità utili all'io Tazio.
Esse sono fallite.
Ho allora deciso di andare alle Canarie, poichè lo desideravo e l'ho sempre subordinato alla realtà altrui.
Le Canarie mi hanno deluso e ho deciso di andare in Senegal, tappa Marocco per vaccinazioni, facendolo.
Mi sono plasmato su Dakar, quella vera.
Ho acquisito un amico e un'amante.
Mi sono spostato, oggi, al nord del paese con lei.
Sono felice? Ovviamente no, così come ero infelice quando taggavo i post "felice" e "Squinzy".
Sono curioso, stupefatto, orgoglioso e solo. Come sempre.
Vi è l'eventualità che in questo fai-da-te-no-alpitour-ahi-ahi-ahi io ci lasci accidentalmente le penne.
Perchè qui non è mica Rubattino, questa è l'Africa.
Beh.
Sapete che vi dico?
Secondo me la morte non è il peggiore dei mali. La morte è incredibilmente sopravvalutata, così come l'amore, i soldi e la carriera.
Mi ammazzeranno? E va ben, tanto sarei morto comunque, un giorno.
Non mi ammazzeranno? E va ben, vuol dire che non era ora, ma che questa comunque arriverà. Facìle.
Stasera cena a La Louisienne, che io adoro l'aragosta e qui non costa un cazzo.
Io e l'africana, qui, all'inferno.
Duecentoottanta chilometri d'Africa, con un'africana deliziosa, cosa si può volere di più?
Adesso l'africana dorme nuda e profumata di doccia nel lettone costoso del blasonato e storico hotel e io non ho sonno.
E allora faccio un po' d'ordine, sulla base dei ricordi di insiemistica delle elementari.
Allora.
Ero sposato con una donna che ha distrutto la mia vita e i miei sentimenti.
Sono impazzito (clinicamente) quando mi ha mandato affanculo e ho ritenuto sostenibile solo l'affrontare la vita a segmenti tratteggiati, dove il segmento più lungo durava sei ore. Ho sfruttato la mia impressionante bellezza e le mie doti genitali per fottere le donne puttane degli amici di merda che mi hanno lasciato nella medesima senza una parola. Ho chiavato e ravanato tutta la spazzatura umana a portata di mano, sborrando pensieri e solitudine come non fossero manco miei. Ho riattivato un'agenzia lanciandola in un modesto successo, modesto ma interessante al punto di venderla e di guadagnarci, investendo quattro baiocchi.
Ho finto rapporti, clandestini ed in chiaro, ammettendo implicitamente di non avere alcuna intenzione di farmi coinvolgere in alcun rapporto.
Sono arrivato all'orlo dell'ennesima crisi, dalla quale sono stato salvato da una donna giovane (la Skizza) che ho ritenuto di dover ripagare con un amore sintetico che, badate bene, corrisponde al 95% degli amori che ci sono in giro.
Lei è partita per Londra grazie al mio aiuto ed io sono rimasto qui, a tentare di farmi bastare quel po' che non mi è mai bastato, sino a un giorno in cui ho deciso l'uso di un "noi" indefinito e ho lasciato l'Italia, tentando di sistemare capra (io) e cavolo (lei) nella prospettiva di una rinascita congiunta e nella prospettiva di un abborracciamento di un rapporto fallito ab origine, non dissimile da quello del 95% della gente sulla crosta terrestre, voi amati lettori inclusi.
Sono salito in UK, ho tentato, ho esplorato, in nome di quel noi e poi, improvvisamente, mi sono reso conto che le sue scelte erano improntate all' "io", probabilmente anche senza viraggi repentini, probabilmente travisate dalla mia (inconsciamente bramata) cieca fiducia.
E così ho ritirato i remi, ponendomi nuovamente nell'ottica singola, singolare ed unitaria di Tazio.
Sono andato a Parigi, cogliendo l'offerta e l'opportunità utili all'io Tazio.
Esse sono fallite.
Ho allora deciso di andare alle Canarie, poichè lo desideravo e l'ho sempre subordinato alla realtà altrui.
Le Canarie mi hanno deluso e ho deciso di andare in Senegal, tappa Marocco per vaccinazioni, facendolo.
Mi sono plasmato su Dakar, quella vera.
Ho acquisito un amico e un'amante.
Mi sono spostato, oggi, al nord del paese con lei.
Sono felice? Ovviamente no, così come ero infelice quando taggavo i post "felice" e "Squinzy".
Sono curioso, stupefatto, orgoglioso e solo. Come sempre.
Vi è l'eventualità che in questo fai-da-te-no-alpitour-ahi-ahi-ahi io ci lasci accidentalmente le penne.
Perchè qui non è mica Rubattino, questa è l'Africa.
Beh.
Sapete che vi dico?
Secondo me la morte non è il peggiore dei mali. La morte è incredibilmente sopravvalutata, così come l'amore, i soldi e la carriera.
Mi ammazzeranno? E va ben, tanto sarei morto comunque, un giorno.
Non mi ammazzeranno? E va ben, vuol dire che non era ora, ma che questa comunque arriverà. Facìle.
Stasera cena a La Louisienne, che io adoro l'aragosta e qui non costa un cazzo.
Io e l'africana, qui, all'inferno.
venerdì 3 maggio 2013
Vaffanculo Bonolis dimmerda
Sono molto emozionato, non posso nasconderlo. Anche il fatto di viaggiare con Ninà mi piace, davvero. Maurice dice che in quattro ore, quattro ore e mezza sono su. Mi dice di fare attenzione agli animali, specie quando mi avvicino ai centri abitati. Capre, cani e somari attraversano fottendosene di tutti, giustamente d'altronde.
La Toyota è del 1988, motore a benzina 6 cilindri 4.2 litri.
Sarà assetata come un traghetto della Tirrenia, ma pazienza.
Certo che la benza qui non te la tirano mica dietro eh. Al cambio costa 1 euro e 20 centesimi. C'avranno anche loro le accise sulla guerra d'Eritrea come noi? Bah.
Comunque, figata.
Ho già prenotato la nostra camerella all'Hotel de La Poste. Favoloso.
Vorrei partire presto, ma Ninà mi sarà d'ostacolo, perchè a svegliarla, quella, ci vuole un Raudo nel culo. Però mi è tanto, ma tanto, simpatica. Perchè ride, mette allegria, è contagiosa, elegantissima, atletica. Speriamo sia contagiosa solo per l'allegria.
Certo che, oh, raga, a me dei motori non me ne fotte un beato cazzo, ma quando metti in moto un 4.2 a benza, minchia se ronfa. Fosse un V8 sarebbe perfetto. Po-po-plom-po-po-plom-po-po-plom. In America avevo un amico che girava con un Dodge Ramcharger con motore 5.9 a benza. Ti faceva paura. Ma era musica sacra, in un certo senso.
Ma anche il mio Land Cruiser è una bomba.
E poi, per l'equivalente di 5.000,00 euro cosa cazzo mi compravo? Una Honda Civic?
Si parte, si va.
Cazzo c'ho l'adrenalina a mille. Maurice mi dice "Occhio toubab, che Saint-Louis non è un centro vacanze…" e mi guarda con quelle uova sode ammonitrici che si stagliano nell'ebano del resto. Non importa, voglio vedere, voglio capire, voglio imparare. Cosa credi Maurice, che la decadenza melmosa e liquamosa dell'Europa dimmerda sia un'elevazione qualitativa?
Ma tanto c'abbiamo discusso centinaia di litri di birra su 'sta faccenda, è inutile, è un fottuto testone.
Stasera, qui al Libellule, grande cena d'arrivederci. Ho messo duecentomila franchi sulla tavola di Sara prima, perchè voglio che cucini il paradiso per me e per i miei amici: Maurice, Ibra, lei e Ninà. Lei si è stranita e mi ha detto: è un addio? Manco morto. E' un regalo. E tu sai come usare il danaro Sara. Lei sorride e dice: vi faccio il thièboudienne. Perfetto. E vino, birra, quello che vuoi.
In Africa ti germogliano i piedi, sapete? Germogliano velocissimi, approfondiscono, si legano alla terra, scendono, scavano e quando tu vuoi andartene le tue radici, d'improvviso stanno là. Lo chiamano "mal d'Africa" ma è sbagliato, totalmente sbagliato.
Non è un male.
E' un bene.
Queste persone sono TUTTE buone, pacifiche, accoglienti, comprensive, SENZA PREGIUDIZI, dio che scuola di vita incredibile.
Domani io e la mia compagna di viaggio partiamo.
E andiamo in un posto che non abbiamo mai visto.
E che ci segnerà.
Forse è questo il senso della vita.
Vaffanculo Bonolis democristiano miliardario.
Hai sporcato una frase epocale.
D'altronde, sei molto più toubab di me.
Vaffanculo.
La Toyota è del 1988, motore a benzina 6 cilindri 4.2 litri.
Sarà assetata come un traghetto della Tirrenia, ma pazienza.
Certo che la benza qui non te la tirano mica dietro eh. Al cambio costa 1 euro e 20 centesimi. C'avranno anche loro le accise sulla guerra d'Eritrea come noi? Bah.
Comunque, figata.
Ho già prenotato la nostra camerella all'Hotel de La Poste. Favoloso.
Vorrei partire presto, ma Ninà mi sarà d'ostacolo, perchè a svegliarla, quella, ci vuole un Raudo nel culo. Però mi è tanto, ma tanto, simpatica. Perchè ride, mette allegria, è contagiosa, elegantissima, atletica. Speriamo sia contagiosa solo per l'allegria.
Certo che, oh, raga, a me dei motori non me ne fotte un beato cazzo, ma quando metti in moto un 4.2 a benza, minchia se ronfa. Fosse un V8 sarebbe perfetto. Po-po-plom-po-po-plom-po-po-plom. In America avevo un amico che girava con un Dodge Ramcharger con motore 5.9 a benza. Ti faceva paura. Ma era musica sacra, in un certo senso.
Ma anche il mio Land Cruiser è una bomba.
E poi, per l'equivalente di 5.000,00 euro cosa cazzo mi compravo? Una Honda Civic?
Si parte, si va.
Cazzo c'ho l'adrenalina a mille. Maurice mi dice "Occhio toubab, che Saint-Louis non è un centro vacanze…" e mi guarda con quelle uova sode ammonitrici che si stagliano nell'ebano del resto. Non importa, voglio vedere, voglio capire, voglio imparare. Cosa credi Maurice, che la decadenza melmosa e liquamosa dell'Europa dimmerda sia un'elevazione qualitativa?
Ma tanto c'abbiamo discusso centinaia di litri di birra su 'sta faccenda, è inutile, è un fottuto testone.
Stasera, qui al Libellule, grande cena d'arrivederci. Ho messo duecentomila franchi sulla tavola di Sara prima, perchè voglio che cucini il paradiso per me e per i miei amici: Maurice, Ibra, lei e Ninà. Lei si è stranita e mi ha detto: è un addio? Manco morto. E' un regalo. E tu sai come usare il danaro Sara. Lei sorride e dice: vi faccio il thièboudienne. Perfetto. E vino, birra, quello che vuoi.
In Africa ti germogliano i piedi, sapete? Germogliano velocissimi, approfondiscono, si legano alla terra, scendono, scavano e quando tu vuoi andartene le tue radici, d'improvviso stanno là. Lo chiamano "mal d'Africa" ma è sbagliato, totalmente sbagliato.
Non è un male.
E' un bene.
Queste persone sono TUTTE buone, pacifiche, accoglienti, comprensive, SENZA PREGIUDIZI, dio che scuola di vita incredibile.
Domani io e la mia compagna di viaggio partiamo.
E andiamo in un posto che non abbiamo mai visto.
E che ci segnerà.
Forse è questo il senso della vita.
Vaffanculo Bonolis democristiano miliardario.
Hai sporcato una frase epocale.
D'altronde, sei molto più toubab di me.
Vaffanculo.
Chi ha avuto deve dare e chi ha dato deve avere: partita doppia perfetta
Che giornata allucinante ieri. Non smetto di sorridere da ieri pomeriggio.
Cominciamo dalla fine: accanto al mio MacBook giace attonita una patente internazionale Vienna 1968, falsa come una fotocopia di una banconota da ventidue euro. Ma è perfetta perchè, mi spiega Maurice, la suddetta patente serve solo a contenere delle banconote, che sono quelle la documentazione necessaria alle forze dell'ordine. A sua volta il documentello mi è costato tre cartoni da cento euro, ma in pratica zero e capirete poi il perchè.
Domani si parte per Saint-Louis a bordo di una Toyota Land Cruiser ritirata oggi, vecchia come mio nonno, ma in perfetto stato di funzionamento, a detta di Maurice che è il mio spacciatore preferito di Toyote Land Cruiser vecchie come mio nonno.
Ma andiamo disordinatamente ed illogicamente all'indietro nella giornata di ieri.
Ieri mattina ho cazzeggiato come al solito e poi ho preso una car rapide per andare in spiaggia a finire di cazzeggiare. Bene.
Munito di asciugamano terital misto aria, infraditato, bermudato e camiciato aperto (un dio greco in versione africana, insomma) cammino lungo la spiaggia cercando di allontanarmi dalla folla. Non è un problema grossissimo perchè la spiaggia di Dakar, quella dell'arrivo della Parigi-Dakar per intenderci, è lungo settecentonovantasei chilometri.
Non avvertendo l'esigenza di camminare quattordici ore, appena finita la parte lettinata e ombrellonata, calo il mio telo mare raffigurante una palma e la scritta HAWAII (logica schiacciante) e, denudatomi per quanto concesso, mi stampo, mi schianto, mi spiaggio e aderisco ad alma mater a prendere il sole d'Africa.
Fatta mezz'ora arriva una tizia, bianca, una cougar-mature-granny over 60, ex ultrafigone giovanile, coperta di oro come la Madonna di Loreto, abbronzatissima, occhialatissima, capello biondo ramato tirato col gel e strozzato in uno chignon scolpito .
Si impossessa di un lettino da mare, si denuda nei limiti e si mette a leggere.
Io mantengo basso il profilo e nessuno si fa male.
Nel giro di dieci minuti comincia l'assalto dei giovani marciatori neri, tutti musicisti, tutti suonatori di congas, tutti artisti, tutti puttani che si offrono (non senza insistenza) alle bianche che, di norma, una razzolata col tarello nero prima di ritornare nei continenti bianchi se la fanno dare. Anche perchè, se non se la facessero dare, non ci sarebbero tutti questi artisti bohemienne in spiaggia.
E nemmeno la cougar-mature-granny viene risparmiata, anche perchè il look della minchiaiola stagionata ce l'ha. Da quel primo approccio capisco di lei due cose: la prima è che è americana, la seconda che è una cougar-mature-granny piuttosto aggressive con quasi tutti, tranne che con qualcuno con cui si intrattiene in rilassate chiacchiere; insomma, secondo me, il troione qualcuno dei ficadores lo conosce perchè se lo è fatto mettere.
Poi, a un tratto, la cougarona giaguara comincia a puntarmi, forse ammaliata dalle dimensioni del mio pacco che, diciamocelo, pur essendo nel continente nero regge la partita. E il fissaggio non è per nulla mascherato. Anzi. Si siede per occhieggiarmi per bene e quindi mi saluta con la mano e mi invita ad avvicinarmi. Cazzo vuole questa, mi chiedo, ma raccatto le mie povere cose e mi avvicino.
Mi dà la mano e, in un francese assai più drammatico del mio, mi dice di chiamarsi Jane. Resisto dal dire piacere Tarzan o Tazian e le chiedo in inglese se è americana o anglosassone. Domanda pleonastica a una simile grezzona troionalooking: è texana, niente di meno, e si ingalla come una pitona affamata quando capisce che può fare a pezzi con la bocca l'inglese, che io la capisco e ne parlo uno assai più forbito e british che LEI talvolta non capisce.
Ottimo.
Resta il quesito: perchè cazzo mi hai chiamato? Quesito svelato in meno di dieci minuti, allorquando la cougarmaturegranny Jane mi rivela, senza tanti preamboli, che la "black meat" ha il solo pregio della dimensione, che i neri sono degli scopatori dimmerda e che non c'è gara tra un bianco ben dotato e un nero superdotato, che il bianco ben dotato una donna la fa felice per due giorni e il nero per due minuti, per cui, detto questo e considerato che sono su quella spiaggia, insomma, che tariffe ho?
Vi dico la verità, ci ho messo qualche secondo a realizzare che la CMG mi considerava un puttano e voleva sapere quanti quattrini volevo per fotterla.
Dura cazzo, molto dura da gestire, non sapendo quanto prendono i boys scuri qui. Ho iniziato a prenderla larga, dicendo che dipendeva molto da ciò che mi veniva richiesto, poichè l'intera nottata con cena aveva un prezzo, prestazioni più corte un altro, la gamma offerta nel corso della prestazione pure, insomma si fa presto a dire quanto vuoi eh.
Dipende.
La nonna non si scoraggia di certo: mi dice che serate e cene non se ne parla perchè suo marito rientra in albergo e quindi, guardando l'orologio, mi dice "diciamo un tre ore subito, in albergo da me, all inclusive". Che vuol dire infilamenlo ovunque riesci a spingerlo, borsetta inclusa.
Calcolo rapido, rapidissimo: sono bianco, merce rara, ce l'ho grosso, merce rara, una troia coi fiocchi si puppa 35.000 franchi, cioè 50 euro una svelta, quindi in tre ore di svelte se ne fanno, per cui tac, tac, è vecchia, mi piace, pum pum pum, le chiedo se vuole saperlo in dollari o in franchi e mentre lei ride rispondendomi che lo vuole sapere in Yen, faccio gli ultimi ritocchi e sparo la mia bordata: 600 dollari. E guardo l'orizzonte con lo sguardo di Pierce Brosnan, attendendo un comprensibile rifiuto, ma invece la texana mi accarezza un ginocchio e mi dice ok, andiamo, seguimi.
Minchia raga, ecco il sogno di una vita materializzato nel continente culla dell'uomo: mi sono prostituito con una sconosciuta. Sono un puttano.
Un cazzo di albergazzo da tremila e una notte, finalmente una doccia decente, finalmente del bourbon decente e poi vai Tazio, annichiliscila, falle toccare il cielo con un capezzolo, arala, fresala, sarchiala, concimala, sovesciala e poi seminala, ovunque, trivellala, estraila, intubala, perforala, gassificala, liquefala, o liquefacila anche, comprimila, condesnala e sublimala, poi torniscila e smussala, limala, sbiancala, impastala ed infornala, setacciala e flambala e poi attendi che ti dica basta, basta, basta, cosa che avviene allo scoccare del trentaduesimo minuto della terza ora.
Mi ama.
Sì.
E mi confessa ansimante che nemmeno da giovane, mai, e sì che di cazzi dice di averne presi a mazzi di quadruple dozzine, ha mai trovato uno stallone scatenato e sublime come me.
E sono soddisfazioni, sapete, dopo aver tanto studiato le tecniche di marketing e comunicazione, dopo saper citare a memoria ogni passo del Nuovo Manuale di Tecniche Pubblicitarie di Marco Lombardi. Non c'è niente da fare, la cultura paga.
Seicento cartoni americani amici. Era destino che la patente dovesse costare zero, ha!
Saint-Louis aspettaci.
Io e Ninà arriviamo domani.
Cominciamo dalla fine: accanto al mio MacBook giace attonita una patente internazionale Vienna 1968, falsa come una fotocopia di una banconota da ventidue euro. Ma è perfetta perchè, mi spiega Maurice, la suddetta patente serve solo a contenere delle banconote, che sono quelle la documentazione necessaria alle forze dell'ordine. A sua volta il documentello mi è costato tre cartoni da cento euro, ma in pratica zero e capirete poi il perchè.
Domani si parte per Saint-Louis a bordo di una Toyota Land Cruiser ritirata oggi, vecchia come mio nonno, ma in perfetto stato di funzionamento, a detta di Maurice che è il mio spacciatore preferito di Toyote Land Cruiser vecchie come mio nonno.
Ma andiamo disordinatamente ed illogicamente all'indietro nella giornata di ieri.
Ieri mattina ho cazzeggiato come al solito e poi ho preso una car rapide per andare in spiaggia a finire di cazzeggiare. Bene.
Munito di asciugamano terital misto aria, infraditato, bermudato e camiciato aperto (un dio greco in versione africana, insomma) cammino lungo la spiaggia cercando di allontanarmi dalla folla. Non è un problema grossissimo perchè la spiaggia di Dakar, quella dell'arrivo della Parigi-Dakar per intenderci, è lungo settecentonovantasei chilometri.
Non avvertendo l'esigenza di camminare quattordici ore, appena finita la parte lettinata e ombrellonata, calo il mio telo mare raffigurante una palma e la scritta HAWAII (logica schiacciante) e, denudatomi per quanto concesso, mi stampo, mi schianto, mi spiaggio e aderisco ad alma mater a prendere il sole d'Africa.
Fatta mezz'ora arriva una tizia, bianca, una cougar-mature-granny over 60, ex ultrafigone giovanile, coperta di oro come la Madonna di Loreto, abbronzatissima, occhialatissima, capello biondo ramato tirato col gel e strozzato in uno chignon scolpito .
Si impossessa di un lettino da mare, si denuda nei limiti e si mette a leggere.
Io mantengo basso il profilo e nessuno si fa male.
Nel giro di dieci minuti comincia l'assalto dei giovani marciatori neri, tutti musicisti, tutti suonatori di congas, tutti artisti, tutti puttani che si offrono (non senza insistenza) alle bianche che, di norma, una razzolata col tarello nero prima di ritornare nei continenti bianchi se la fanno dare. Anche perchè, se non se la facessero dare, non ci sarebbero tutti questi artisti bohemienne in spiaggia.
E nemmeno la cougar-mature-granny viene risparmiata, anche perchè il look della minchiaiola stagionata ce l'ha. Da quel primo approccio capisco di lei due cose: la prima è che è americana, la seconda che è una cougar-mature-granny piuttosto aggressive con quasi tutti, tranne che con qualcuno con cui si intrattiene in rilassate chiacchiere; insomma, secondo me, il troione qualcuno dei ficadores lo conosce perchè se lo è fatto mettere.
Poi, a un tratto, la cougarona giaguara comincia a puntarmi, forse ammaliata dalle dimensioni del mio pacco che, diciamocelo, pur essendo nel continente nero regge la partita. E il fissaggio non è per nulla mascherato. Anzi. Si siede per occhieggiarmi per bene e quindi mi saluta con la mano e mi invita ad avvicinarmi. Cazzo vuole questa, mi chiedo, ma raccatto le mie povere cose e mi avvicino.
Mi dà la mano e, in un francese assai più drammatico del mio, mi dice di chiamarsi Jane. Resisto dal dire piacere Tarzan o Tazian e le chiedo in inglese se è americana o anglosassone. Domanda pleonastica a una simile grezzona troionalooking: è texana, niente di meno, e si ingalla come una pitona affamata quando capisce che può fare a pezzi con la bocca l'inglese, che io la capisco e ne parlo uno assai più forbito e british che LEI talvolta non capisce.
Ottimo.
Resta il quesito: perchè cazzo mi hai chiamato? Quesito svelato in meno di dieci minuti, allorquando la cougarmaturegranny Jane mi rivela, senza tanti preamboli, che la "black meat" ha il solo pregio della dimensione, che i neri sono degli scopatori dimmerda e che non c'è gara tra un bianco ben dotato e un nero superdotato, che il bianco ben dotato una donna la fa felice per due giorni e il nero per due minuti, per cui, detto questo e considerato che sono su quella spiaggia, insomma, che tariffe ho?
Vi dico la verità, ci ho messo qualche secondo a realizzare che la CMG mi considerava un puttano e voleva sapere quanti quattrini volevo per fotterla.
Dura cazzo, molto dura da gestire, non sapendo quanto prendono i boys scuri qui. Ho iniziato a prenderla larga, dicendo che dipendeva molto da ciò che mi veniva richiesto, poichè l'intera nottata con cena aveva un prezzo, prestazioni più corte un altro, la gamma offerta nel corso della prestazione pure, insomma si fa presto a dire quanto vuoi eh.
Dipende.
La nonna non si scoraggia di certo: mi dice che serate e cene non se ne parla perchè suo marito rientra in albergo e quindi, guardando l'orologio, mi dice "diciamo un tre ore subito, in albergo da me, all inclusive". Che vuol dire infilamenlo ovunque riesci a spingerlo, borsetta inclusa.
Calcolo rapido, rapidissimo: sono bianco, merce rara, ce l'ho grosso, merce rara, una troia coi fiocchi si puppa 35.000 franchi, cioè 50 euro una svelta, quindi in tre ore di svelte se ne fanno, per cui tac, tac, è vecchia, mi piace, pum pum pum, le chiedo se vuole saperlo in dollari o in franchi e mentre lei ride rispondendomi che lo vuole sapere in Yen, faccio gli ultimi ritocchi e sparo la mia bordata: 600 dollari. E guardo l'orizzonte con lo sguardo di Pierce Brosnan, attendendo un comprensibile rifiuto, ma invece la texana mi accarezza un ginocchio e mi dice ok, andiamo, seguimi.
Minchia raga, ecco il sogno di una vita materializzato nel continente culla dell'uomo: mi sono prostituito con una sconosciuta. Sono un puttano.
Un cazzo di albergazzo da tremila e una notte, finalmente una doccia decente, finalmente del bourbon decente e poi vai Tazio, annichiliscila, falle toccare il cielo con un capezzolo, arala, fresala, sarchiala, concimala, sovesciala e poi seminala, ovunque, trivellala, estraila, intubala, perforala, gassificala, liquefala, o liquefacila anche, comprimila, condesnala e sublimala, poi torniscila e smussala, limala, sbiancala, impastala ed infornala, setacciala e flambala e poi attendi che ti dica basta, basta, basta, cosa che avviene allo scoccare del trentaduesimo minuto della terza ora.
Mi ama.
Sì.
E mi confessa ansimante che nemmeno da giovane, mai, e sì che di cazzi dice di averne presi a mazzi di quadruple dozzine, ha mai trovato uno stallone scatenato e sublime come me.
E sono soddisfazioni, sapete, dopo aver tanto studiato le tecniche di marketing e comunicazione, dopo saper citare a memoria ogni passo del Nuovo Manuale di Tecniche Pubblicitarie di Marco Lombardi. Non c'è niente da fare, la cultura paga.
Seicento cartoni americani amici. Era destino che la patente dovesse costare zero, ha!
Saint-Louis aspettaci.
Io e Ninà arriviamo domani.
martedì 30 aprile 2013
Blue note
E allora ieri sera, così all'improvviso, ho sentito il bisogno di rompere quest'isolamento e ho chiamato colui che mai mi sarei sognato di chiamare in altri, ormai lontanissimi, tempi. E lui, che era a Milano ed era appena rientrato in albergo dalla cena, mi ha ascoltato senza fiatare per tutto il tempo che ci ho messo a sintetizzargli (ma neanche tanto) la situazione.
Poi, quando ho finito con il mio solito "ecco", dall'altra parte ho sentito una risatina e un sospiro profondissimo.
"Sai cosa mi ha sempre fatto girare i coglioni Tazio? Che rivendichi il diritto di avere la sindrome di Peter Pan, che sfanculi chiunque te la contesti, ma poi a cose sbollite sei sempre corso da qualcuno a cercare la benedizione, come si fa con un padre. Ma dico, ti rendi conto?"
Il Ruggi non è un fesso. Lo è quando vuole esserlo, quindi ne è cosciente, per cui non lo è affatto. E, infatti, non ha detto una cosa da fesso. Ha detto una verità. Io ho bisogno di conferme, a periodi variabili, quasi dei checkpoint nei quali qualcuno mi aiuti a fare la cernita delle cazzate dalle cose giuste. Una specie di correttore di rotta, possibilmente non della marca cara a Schettino.
"Cosa vuoi che ti dica Tazio? Magari c'hai ragione tu, che cazzo ne so. Magari l'hai infilata tu la cruna dell'ago e l'Africa è la soluzione migliore per tutti i mal di vivere. Stai lì, mangi bene, vivi bene e paghi un cazzo, ti trombi le nere che sono delle fighe scopaiole da paura, ma che cazzo di senso avrebbe pensare ad una soluzione qui. Qui poi, dove la democrazia cristiana è nuovamente al potere. Però non so, c'è qualcosa che mi sfugge, te lo dico con franchezza."
Sfugge a te e sfugge a me, amico mio, cosa credi? Solo che delle due l'una: o a causa di questo dettaglio misterioso, che rappresenta la nota strana, mollo tutto e torno a casa, o cerco di capire se quella nota strana è una blue note, me ne impadronisco e ci faccio sopra un incredibile blues.
"Se torni io e te ci mettiamo in affari Taz. Stavolta ti ci tiro fuori io dalla merda. I soldi non sono un cazzo in mano ai coglioni. Se tu hai soldi in mano ti costruisci il mondo che vuoi, fatto come lo vuoi tu e vedrai che non sarà necessario sacrificare gli amici, potranno avere un loro posto nel tuo mondo e tu diventerai sereno come ti meriti e ti dirò di più, io sono un egoista e siccome non so usarlo il danaro, vorrei che tu costruissi un mondo dove mi posso accomodare anche io."
Incredibile. E commovente. Lui una volta, ere geologiche fa, era questo. Brillante, capace, rapido, intellettualmente non banale, perchè questa arringa è intellettualmente fine, la apprezzo, mi commuove, capisco che la caduta dell'Impero ha fatto uscire dalla crosta di merda il Ruggi di un tempo antico.
Però il tempo passa, non siamo in Sim City, siamo nella nostra cazzo di vita.
Mi ruotano nelle orecchie nomi che, sino a poco tempo fa, mi mettevano un'euforica pelle d'oca: The Mill, Young&Rubicam, Saatchi, TBWA, Leo Burnett, McCANN.
E adesso mi rendo conto che non me ne frega più un cazzo, ho già dato.
Ho i piedi impolverati col segno delle infradito e mentre telefono Nina dorme nel mio letto.
Non so perchè mi sia rimasta appiccicata, ma mi fa piacere. Non glielo chiedo di certo. Forse crede che sia ricco e che la sposerò, ma tra un po' la sveglio e glielo dico, non voglio essere di ostacolo a una prostituta che cerca di sistemarsi, no, mai.
Chiudo col Ruggi che da lui erano le due, dicendogli che gli voglio bene e che rifletterò senz'altro sulle sue parole, perchè è vero.
Poi mi spoglio e raggiungo la schiena di seta nera di Nina, abbracciandola da dietro.
E l'agitatore fa molto Apocalypse now e forse ogni Apocalisse ha il suo agitatore da qualche parte e Nina si sveglia e mi guarda e mi sorride felice.
La tengo stretta e le carezzo il viso e in italiano le chiedo perchè non la amo e perchè non mi ama e lei mi stupisce, dicendomi felice l'unica cosa che sa in italiano "Ti amo Tassiò".
Che bello, Nina è calda, liscia, morbida. Si potrebbe morire dopo quello che ho sentito sul suo corpo. Varrebbe la pena di aver vissuto una vita intera solo l'averla tenuta a dormire sulla mia spalla, con quelle treccine e quel profumo meraviglioso e quel respiro così diverso e così meraviglioso.
Me la porto a Saint-Louis, ho deciso. E lei ci viene senza difficoltà, anzi, è contenta. Non è mai stata a Saint-Louis. E nemmeno io.
"Cerchiamo una blue note, laggiù, Nina" e lei mi guarda con quegli occhioni e il sorriso bambino di chi non capisce, ma non chiede perchè fa lo stesso.
La bellezza salverà il mondo.
Forse è proprio vero.
Forse sì.
Poi, quando ho finito con il mio solito "ecco", dall'altra parte ho sentito una risatina e un sospiro profondissimo.
"Sai cosa mi ha sempre fatto girare i coglioni Tazio? Che rivendichi il diritto di avere la sindrome di Peter Pan, che sfanculi chiunque te la contesti, ma poi a cose sbollite sei sempre corso da qualcuno a cercare la benedizione, come si fa con un padre. Ma dico, ti rendi conto?"
Il Ruggi non è un fesso. Lo è quando vuole esserlo, quindi ne è cosciente, per cui non lo è affatto. E, infatti, non ha detto una cosa da fesso. Ha detto una verità. Io ho bisogno di conferme, a periodi variabili, quasi dei checkpoint nei quali qualcuno mi aiuti a fare la cernita delle cazzate dalle cose giuste. Una specie di correttore di rotta, possibilmente non della marca cara a Schettino.
"Cosa vuoi che ti dica Tazio? Magari c'hai ragione tu, che cazzo ne so. Magari l'hai infilata tu la cruna dell'ago e l'Africa è la soluzione migliore per tutti i mal di vivere. Stai lì, mangi bene, vivi bene e paghi un cazzo, ti trombi le nere che sono delle fighe scopaiole da paura, ma che cazzo di senso avrebbe pensare ad una soluzione qui. Qui poi, dove la democrazia cristiana è nuovamente al potere. Però non so, c'è qualcosa che mi sfugge, te lo dico con franchezza."
Sfugge a te e sfugge a me, amico mio, cosa credi? Solo che delle due l'una: o a causa di questo dettaglio misterioso, che rappresenta la nota strana, mollo tutto e torno a casa, o cerco di capire se quella nota strana è una blue note, me ne impadronisco e ci faccio sopra un incredibile blues.
"Se torni io e te ci mettiamo in affari Taz. Stavolta ti ci tiro fuori io dalla merda. I soldi non sono un cazzo in mano ai coglioni. Se tu hai soldi in mano ti costruisci il mondo che vuoi, fatto come lo vuoi tu e vedrai che non sarà necessario sacrificare gli amici, potranno avere un loro posto nel tuo mondo e tu diventerai sereno come ti meriti e ti dirò di più, io sono un egoista e siccome non so usarlo il danaro, vorrei che tu costruissi un mondo dove mi posso accomodare anche io."
Incredibile. E commovente. Lui una volta, ere geologiche fa, era questo. Brillante, capace, rapido, intellettualmente non banale, perchè questa arringa è intellettualmente fine, la apprezzo, mi commuove, capisco che la caduta dell'Impero ha fatto uscire dalla crosta di merda il Ruggi di un tempo antico.
Però il tempo passa, non siamo in Sim City, siamo nella nostra cazzo di vita.
Mi ruotano nelle orecchie nomi che, sino a poco tempo fa, mi mettevano un'euforica pelle d'oca: The Mill, Young&Rubicam, Saatchi, TBWA, Leo Burnett, McCANN.
E adesso mi rendo conto che non me ne frega più un cazzo, ho già dato.
Ho i piedi impolverati col segno delle infradito e mentre telefono Nina dorme nel mio letto.
Non so perchè mi sia rimasta appiccicata, ma mi fa piacere. Non glielo chiedo di certo. Forse crede che sia ricco e che la sposerò, ma tra un po' la sveglio e glielo dico, non voglio essere di ostacolo a una prostituta che cerca di sistemarsi, no, mai.
Chiudo col Ruggi che da lui erano le due, dicendogli che gli voglio bene e che rifletterò senz'altro sulle sue parole, perchè è vero.
Poi mi spoglio e raggiungo la schiena di seta nera di Nina, abbracciandola da dietro.
E l'agitatore fa molto Apocalypse now e forse ogni Apocalisse ha il suo agitatore da qualche parte e Nina si sveglia e mi guarda e mi sorride felice.
La tengo stretta e le carezzo il viso e in italiano le chiedo perchè non la amo e perchè non mi ama e lei mi stupisce, dicendomi felice l'unica cosa che sa in italiano "Ti amo Tassiò".
Che bello, Nina è calda, liscia, morbida. Si potrebbe morire dopo quello che ho sentito sul suo corpo. Varrebbe la pena di aver vissuto una vita intera solo l'averla tenuta a dormire sulla mia spalla, con quelle treccine e quel profumo meraviglioso e quel respiro così diverso e così meraviglioso.
Me la porto a Saint-Louis, ho deciso. E lei ci viene senza difficoltà, anzi, è contenta. Non è mai stata a Saint-Louis. E nemmeno io.
"Cerchiamo una blue note, laggiù, Nina" e lei mi guarda con quegli occhioni e il sorriso bambino di chi non capisce, ma non chiede perchè fa lo stesso.
La bellezza salverà il mondo.
Forse è proprio vero.
Forse sì.
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