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giovedì 8 dicembre 2011

La Domi sotto l'albero


C’è aria natalizia, sì. E a me l’aria natalizia evoca ricordi e penso che l’aria natalizia sia fatta anche un po’ per quello. Però, quest’anno, i ricordi saltano un sacco di anni e vanno là dove ero veramente giovane e, pur non rendendomene conto, ero felice. Forse anche oggi lo sono senza rendermene conto e tra vent’anni dirò la stessa cosa di oggi, ma questo è un altro argomento.

E c’erano le cene e i ritrovi familiari e amicali e luci e decorazioni e profumo di dolci al forno, ma poi anche di carne fatta in tutti i modi più pesanti, perché a Natale si mangia pesante, poi cosce, autoreggenti, ma che stupore, chi l’avrebbe detto che la Nina se le mettesse e fuori è tutto gelato, ma noi parcheggiamo là, che tanto è Santo Stefano chi vuoi che ci sia in giro e le strade erano davvero vuote e noi scopavamo come due alci in macchina che faceva freddo bestia, ma lì in mezzo c’era un caldino fantastico e poi in
camera, da solo, mi annusavo le dita benedette di figa e mi scioglievo in mille fantasie e location e situation e penetration con lei come protagonista e poi l’ultimo dell’anno ce la facciamo tra di noi la festa e capitò anche che lo festeggiammo alle due, ma quando la festa ti prende bene mica puoi batterti da solo sul microfono dicendo “signori un momento di attenzione”.

E poi c’era quel senso felice di nuova festa imminente, che eri all’Antivigilia e eri felice e pensavi al domani ed eri felice perché era la Vigilia e poi c’era Natale e poi Santo Stefano e poi, finalmente, vacanza normale, vacanza felice e poi San Silvestro e poi il primo dell’anno che bello girare che non c’è nessuno, ma la cosa più bella era pensare che era festa per tutti e questo un po’ ti scaldava il cuore.

Poi ci sono stati anni duri, dove il Natale era diventato un Calvario che andava monitorato real time sperando che passasse velocissimo e poi ieri sera quel profumo leggero di fiori che aveva lungo il collo e le mani calde e come due ventenni ad esplorarci i luoghi proibiti, ma con la spregiudicatezza dell’età adulta che non ti rende timido a dirle che hai una voglia di lei che ti arrampichi sui lampadari e lei ti strozza la mazza dura dicendoti che anche lei ha una voglia di te che si arrampica sui cornicioni, ma che purtroppo è più forte di lei, che quando ha il marchese non ci riesce e allora le accarezzo una natica nuda che fa capolino dai jeans sbottonati e abbassati e le dico che, volendo, esistono strade alternative e mi viene da ridere da solo e ride anche lei e mi guarda divertita, ma con l’occhio ammonitore mi dice che certe strade vanno prese con calma e con tutto il tempo necessario, perché il mezzo con cui le si percorrono è decisamente fuori sagoma ed io obietto, dicendo che chiamarlo mezzo mi sembra una contraddizione nei termini e lei lo guarda e dice che in effetti torto non ho, che lo si può come minimo chiamare doppio anziché mezzo, financo triplo se paragonato a certe mestizie, poi, meditabonda si interroga con un sussurrato “non mi entrerà mai di dietro…” ed io la rassicuro, le dico di non disperare, che sono manovratore esperto, paziente e accessoriato e lei ride per il termine e un po’ spaventata mi chiede degli accessori a cui riferisco e si rilassa quando apprende che il riferimento era a lubrificanti di varia natura.

E io tutto questo niente lo adoro, davvero, adoro i sommessi dialoghetti sozzi, ma adoro anche il senso imminente di un qualcosa che mi farà, ancora, star bene e mi dice che è soddisfatta del livello di guarigione che è riuscita ad infondermi attraverso le sue cure e io ne convengo, grato e adorante, ma lei sdrammatizza e dice che l’ha fatto per puro  egoismo e la sua mano non smette mai di scorrere su e giù lenta sull’asta di carne nodosa e siamo abbracciati e mezzi spogliati e parliamo e la tocco, la esploro e lei mi accarezza la minchia con quelle mani bollenti e tentiamo persino di programmare la giornata di oggi ma le dita sono lisce e io le dico che se continua le sborro in mano e lei mi sorride con un guizzo negli occhi e allora le sussurro che ne ho davvero tanta da spruzzare e lei si morde il labbro inferiore con un sorrisino e le propongo un bagnetto diffuso, domani, mentre percorriamo nuove strade alternative  e lei stupita mi dice “non vuoi venire adesso?” e le dico di no, che la voglio inondare domani e lei accetta eccitata e l’Avvento comincia così, con un po’ di piacevolissimo sacrificio in attesa della Grande Venuta, copiosa, odorosa, dolcissima Grande Venuta e mi sussurra che non vede l’ora che arrivi domani, che è oggi, che io sono a cazzo dritto da quando ho cominciato a scrivere questo post e vi rimarrò fino a sera e ne sono felice, perché mi piacciono sia la Domi che il Natale e non ho voglia di chiedermi il perché e credo di essere davvero felice, sì.
Buon Albero di Natale a tutti.

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