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mercoledì 28 marzo 2012

Transfert demenziale

L’uomo giace ad angolo retto, nudo, riverso di pancia, legato alla tavola imbottita.
Alle caviglie ha i ceppi fissati all’asta che lo obbliga a rimanere a gambe larghe.
Bendato e  gaggato.
Bianchissimo.
Accuratamente glabro ovunque, dalla testa ai piedi.
Ha il pene inturgidito ed il glande che fuoriesce dal prepuzio.
Ha l’ano rosato, increspato, piatto, quasi femminile.
Ha un bel sedere muscoloso, piccolo, solido.

Milly fuma accanto a me, sinistra e bellissima.
Accanto a Milly sosta una Sorella Collare Nero, dai capezzoli conici e plastici, nuda e composta.
“Ti piace?” mi chiede pericolosa Milly, scorrendo la punta delle dita tra l’ano e i testicoli dell’uomo, che sussulta.
“Molto” rispondo osservandole le dita.
“Lo vuoi?” mi chiede in un soffio sorridente a pochi centimetri dal mio viso.
“Tu vuoi che io lo voglia?” rispondo quasi baciandole le labbra rossissime e lucidissime.
“Sì” soffia quasi senza voce, con un guizzo esaltato negli occhi.

Comincio a spogliarmi.
Milly fa un cenno alla Sorella, che si avvicina e mi aiuta.
Una volta nudo, la Sorella si inginocchia e comincia a succhiarmi la verga per farmi raggiungere la durezza necessaria ad indossare il preservativo.
Bocca calda, esperta, sensuale. Milly osserva attenta.
Una mossa esperta ed il mio pene è ricoperto di lucida gomma trasparente e aderente.

Mi avvicino all’uomo.
La sorella versa alcune gelide gocce di gel sul suo ano e le spalma.
Appoggio la mano sinistra sulla sua natica sinistra, calda, liscia, muscolosa, mentre con la mano destra dirigo il glande verso il centro dell’ano rosato e piatto. E spingo, mentre l’uomo sussulta, si contorce e mugola incomprensibilmente a causa della gagball. Entro lentamente. Sento il muscolo rotondo cedere.
Milly si avvicina. E con un gesto congeda la Sorella.
E’ un piacere che vuol godere in privato, forte della mia discrezione tombale e forte del bendaggio del sottoposto.

Godo. Il sedere di quell’uomo è caldo e accogliente, il suo corpo mi piace. La sua pelle è erotica, i suoi muscoli sodi, il suo pene duro e pulsante. 
Le mani di Milly frugano ovunque, assieme alle mie.
La realtà non tarda a comparirmi: stiamo facendo del sesso io e Milly, quell’uomo non c’entra nulla, è solo un’icona, un simbolo, un mezzo, un’eventualità, un evidenziatore giallo, un esaltatore di sapidità, un burroso panino francese masticato assieme al protagonista foie gras. Non ha nemmeno più la dignità di dare piacere, non ha nemmeno da rivendicare un diritto, a fronte della totalità che sta offrendo.
Perché io e Milly, come serpenti carnivori, ci divoriamo di occhi e di bocca, mentre spingo con velocità isterica il mio pene nel suo retto, mentre ascolto il sozzo fraseggio della dea nefasta, che ipotizza e suppone.

“Vorresti fosse il mio? Dimmelo.”
“Sì vorrei fosse il tuo”
“E allora mostrami cosa mi faresti se fosse il mio”

Istigato lo afferro per le spalle e sbatto violentemente col bacino, svangando l’ano all’uomo che traballa epilettico, urlando soffocato, mentre Milly sbava di godimento, soffrendo di voglia di essere al suo posto, accarezzandomi la schiena e leccandomi le spalle.
Transfert demenziale, cattiveria accattivante, sordida delizia contro natura.

Dove con contro natura non intendo la sodomia, ma tutto il resto.

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