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martedì 14 febbraio 2017
Lasagne al ragù di carne umana.
E li ho chiamati tutti io, li ho chiamati. Come direbbe il Saa-arti.
Sì, nel sabato taziale, al Centrale, seduto a tracannare americani come una fogna alcolizzata.
Prima il Max, poi Virus, poi Sarti, poi Umbe, poi Zac.
Titolo dell’sms: Tazio vuole gli sputi in faccia, alla Solita, ore 13:00, offre lui.
E l’Umbe mi risponde a scatto con un faccino emoticon che sorride e mi chiede se deve avvisare anche il Costa.
Il Costa??
Questa è troppo e allora lo chiamo, sì il Costa è qui, si fa una settimana ogni tre all’incirca, ma non lo sapevi? E come cazzo faccio a saperlo se nessuno mi caga, o Umbe della Malora, c’hai ragione è che è un casino, ma hai fatto bene sai a convocarci tutti, davvero sai?
Davvero, so?
E come cazzo faccio a saperlo che nessuno mi caga?
Speravo in un clima da OK corral, ma invece i guasconi erano grigi, né neri, né rossi.
Erano tesi, impauriti, silenti, quasi rassegnati. Però, mi son detto, se non c’avevano voglia, potevano non venire.
E ci sediamo.
Attacco la pappardella, che tanto c’ho in corpo sei americani, un prosecco e una canna e tutto mi viene fluido, fluido e scorrevole come il pus. O il catarro. Parlo, parlo, parlo, racconto, specifico, evito di parlare delle fregne che NON dovrei conoscere e parlo e parlo. Poi taccio e mi bevo un bicchierozzo di rosso. E aspetto. Perché ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Sempre.
E così, a turno, come fossimo all’ONU, ciascuno fa il punto.
E mentre tutti parlano, guardo il Costa, pieno di tatuaggi, la barba lunga da hipster, i capelli ciuffanti di sopra e rasati ai lati. Incrociamo gli sguardi, ma son sguardi miti, tranquilli.
E mi rincuora che non solo il Tazio vive le sfighe, ma anche il resto del mondo: il Max invischiato in un matrimonio terribile sull’orlo della separazione. Il Saaa-arti mollato da quella psicopatica che ha addirittura cambiato residenza, correndo dietro ai coioni di un mantovano (non volante) che non si capisce chicazzè. Zac che ha mollato la tipa e adesso sta con una russa figa ultraterrena, probabilmente mignotta da soldi anche dico io, che fa la bartender all Gar[b]age. Si salva l’Umbe che pare che tutto vada bene sentimentalmente, ma di merda lavorativamente, mentre il Costa.
Il Costa è un enigma.
Che fai a Praga Costantì?
Bah, nzomm, c’ho na società che gestisce cose, robe di spettacolo sai, poi facciamo ang i video seccapita, showbizn nzomm.
E come te la passi? E faccio il segno dei soldi, ma è ovvio che se la passa interessantemente, visto che viaggia con un Lincoln Navigator nero lungo 30 metri, che manco Trump.
Bah, nzomm, potrepp anch andare meglio.
Cioè? Arrivare alla Solita con un traghetto della Tirrenia? E si ride. E non si capisce che cazzo fa, si capisce solo che parla correttamente in ceco e in inglese (correttamente come l’italiano o veramente correttamente, sì che l’ominide sia passato da nessuna a lingua parlata a una balcanica? Bah) e misteriosamente pare che una settimana ogni tre torni in Italia con l’astronave e bazzichi Bologna e anche Milano, oltre che qui.
Non chiedo per pietà della Cuggina, anche perché non me ne fotte un totale cazzo, ma l’Umbe per prenderlo pel culo fa emergere che con quella vetturetta ecologica raggiunge anche la Calabria Saudita, a volte.
Non indago.
Mangio, sapori antichi, la Marghe non c’è, ma anche lì non indago, una roba alla volta.
Già sin qui non è stato poco.
No.
No, no.
sabato 23 maggio 2015
Che la noia possa renderti eunuco, o Tazio
Venerdì sera solitario e carezzevole
Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.
Sabato: il risveglio
Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.
Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti
Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.
"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"
L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.
Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.
Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola
Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”
Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.
Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.
Sabato: il risveglio
Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.
Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti
Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.
"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"
L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.
Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.
Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola
Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”
Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.
giovedì 21 maggio 2015
Pedinato
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| Risvolti |
Sublime! Estraordinerio! Stupefacente più della mia ottima erbetta pazzesca pazzeschissima. E non smette, non gliene può fottere di meno di smettere, perchè tanto non ci capisce una mazza della discussione, ma garantisce senza parole di capirci di mazza e stasera la chiamo, con la emme e con la vù, che secondo me ci vien fuori del gran buono da ste cornazza che ci accingiamo a tornire all’ignaro Virus.
Và che son fortissime le fidanzate dei miei amichi eh.
Non tutte magari, ma una sì di sicuro.
mercoledì 20 maggio 2015
Fidatevi, si può fare
Io sono obiettivo, lo sapete bene. Io adesso c’ho lo sturbazzo mammalucco per la Raffa, ma so bene a priori che sarà di una fattibilità molto prossima allo zero, se non sotto zero. Lo dico, lo ammetto, lo dichiaro, perché io sono il primo a sostenere convinto che certe cose si sentono a sangue e se non si sente niente di particolare a sangue vuole dire che niente di particolare può nascere.
Lo sapete.
Però la Barbara della Solita, con quel gesto del piede nudo che scivola fuori dalla Croc calzata a pelle mentre raccoglie le comande a me lo sturbazzo ipertrofico me lo mette eccome e poi c’ha anche la faccia della tizia che lavora sotto per bene e quelle occhiate io le conosco e lo so, lo sento, lo avverto che del sangue c’è e che se non si estrinseca più esplicito è per via della situazione, della circostanza, del rapporto cliente-cameriera, ma io lo so, come lo sa assai bene lei, che entrambi pensiamo alla materassagione inculaiola ogni volta che ci guardiamo negli occhi e questo è stimolante e esortante a provarci, con quella bella tacchinella polposa e sudiciona.
E poi, quando si chiamano Barbara è come se avessero un sigillo di garanzia assoluta.
Fidatevi.
Lo sapete.
Però la Barbara della Solita, con quel gesto del piede nudo che scivola fuori dalla Croc calzata a pelle mentre raccoglie le comande a me lo sturbazzo ipertrofico me lo mette eccome e poi c’ha anche la faccia della tizia che lavora sotto per bene e quelle occhiate io le conosco e lo so, lo sento, lo avverto che del sangue c’è e che se non si estrinseca più esplicito è per via della situazione, della circostanza, del rapporto cliente-cameriera, ma io lo so, come lo sa assai bene lei, che entrambi pensiamo alla materassagione inculaiola ogni volta che ci guardiamo negli occhi e questo è stimolante e esortante a provarci, con quella bella tacchinella polposa e sudiciona.
E poi, quando si chiamano Barbara è come se avessero un sigillo di garanzia assoluta.
Fidatevi.
Siamo alla Solita
“Eh ma non importa” - aggiunge il Mite Umbe - “su certe cose non si scherza e quella è stata una porcata e il Max doveva puntarsi, pensando poi a che razza di regalo gli ha fatto il Tazio. E poi se è come dici te, da amico poteva parlargli prima, spiegando.”
Vero quest’ultimo passaggio, molto vero.
Ieri sera a cena, siamo alla Solita a ranghi ridotti: io, il Zack e l’Umbe.
Argomento, come avrete capito, il matriminchio.
Io taccio sempre, poi aggiungo solo un dettaglio essenziale a cui tengo: il regalo non deve essere considerato per nulla, quello non c’entra niente. Altrimenti sembra che io abbia fatto quel regalo per “acquistare” qualcosa, quando invece l’ho fatto col cuore dando per assodata l’amicizia che vorrei dare assodata ancora, seppure con qualche comprensibile remora, dato che per essere amici bisogna essere in due e io posso parlare solo per me.
Poi, se al tavolo “amici di sangue” si è preferito mettere la Maggie al mio posto, pazienza. Si vede che per qualcuno la Maggie era più importante e, su questo, io cosa posso dire, se non portare pazienza pur non comprendendo? Quello su cui, invece, non porto nessuna pazienza è che ci siano state (aggiunte sul prezzo) persino delle pretese di giudizio negativo e seccato sul fatto che me ne sia andato con la Sara a torta tagliata.
“MA STAI SCHERZANDO????? MA CHI E’ STATO IL COGLIONE????” - urla il coretto di semplicioni.
“Non importa, anche se lo sapeste non cambierebbe la sostanza”.
E il mugugno continua, perchè veramente i due guasconi avrebbero voluto che io fossi a quel tavolo.
E invece è ora che tutti prendiamo coscienza di una cosa.
L’amicizia è una cosa seria: non ha spazio e non ha tempo, va coltivata con dedizione, va alimentata con sincerità, a volte concimata col perdono, spesso innaffiata di sacrificio e comprensione.
Insomma, l’amicizia è una cosa troppo seria per lasciare che sia la propria donna a gestirla in nome e per conto nostro lungo la sua discutibile metrica distorta, pressochè sempre opaca per natura umana. Tutto qui, in termini generali. In termini specifici, invece, diciamo che le cose (si voglia o non si voglia) cambiano in funzione (o a causa) delle parole dette e, dal mio personale punto di vista, così come sono disponibilissimo a passare in gran cavalleria sulla vicenda col Max (a patto che due paroline me le dica, però), non ho più nessuna intenzione di intrattenere qualsiasi tipo di rapporto ravvicinato nè con la Nadia, nè con la Maggie, nè con l’Antonella, essendo costoro non amiche, ma morose di amici o amiche di morose di amici. E io le “conoscenti” me le coltivo per tutta un’altra serie di obiettivi. Fine della discussione e, ora, passiamo finalmente al gelato.
“E’ stata quella testa di cazzo dell’Antonella a dire quella puttanata sulla Sara, vero?” - mi chiede l’Umbe.
Non rispondo.
“E chi cazzo altro volevi che dicesse una simile stronzata?” - gli chiede Zack pleonastico.
Malaga e cioccolata, per me, grazie.
E chiusa la circostanza per sempre.
venerdì 8 maggio 2015
Il fandango finto della Minchia Bufalera
Oh Emy, Emy, Emy, Emy, mormoro mantrico mentre le tue manine zozze armeggiano con lo splendore zoologico della mia Minchia Bufalera che fa aria di bufera. Emy, Emy, Emy, Emy, vieni qui piccola stupenda perfetta troiona dalle silenti voglie che voglio allungarti nella fica, come ai tempi dorati, tutta la mazza marmorea che si intosta tornendosi di impressionanti vene gonfie mentre annuso la tua asettica pelle bianca di donna bianca sintetica bisognosa di cazzo venoso e cappella violacea e lascia che strusci, prema, strizzi e cerchi in quella improbabile posizione il buco della fica che d’improvviso infilzo, travolto dal bollore interno e la tua bocca fa “oh” come i bambini di quel deficiente di Povia, mentre chirurgico spingo lentamente la mia sonda maxi all’interno dei tuoi teneri genitali alla ricerca della pietra ficoscopàle.
Che bella cenetta imbastita in due e due quattro, che bei temi sozzi, che bel piedino sulla mia pelle sotto il tavolo e cristissimo, Emiliana Gran Puttana, ma che voglia di grancazzo mi c’hai? Pari forse alla voglia che la mia Minchia Bufalera ha della tua fica di cera bianca? Nel parcheggio ci arrotoliamo come bisce nella macchina aziendale, la tua, che pare essere più comoda anche se più comoda non è, ma a noi checciffrega, noi siam elastici e arrapati e lecchiamo ciò che va leccato, piantiamo ciò che va piantato e denudiamo ciò che va denudato, cioè tutto e chiaviamo.
O Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, che splendore sei, nuda, mentre galoppi selvaggia sulla Extramazza che ti fa male quando preme di dentro in fondo, ma ti piace eccome quel malino sporcaccino, però io vis-a-vis un po’ di conversazione pornografica la voglio, che fa parte del mio background, del mio tempo, della mia performàns e scopro incredulo che non prendi il cazzo da Natale, scopro che le orgette casalinghe non sono (ahitè) più pervenute, scopro (sbattendotelo dentro come l’onda quando il cielo è scuro) che hai tanta voglia di farlo con una donna mulatta, scopro che l’idea del fiume porcone con alcuni sconosciuti porci nudi che se lo menano guardandoci chiavare ti piace da impazzire, scopro che nel culo al massimo un ditino e neanche sempre e scopro che, come già diffusamente detto, sei un bluff alimentato dalla tua lucida ultracoscienza di essere strafiga e, per questo, non ti dai nemmeno la pena sbattona di uscire da un qualche cliché standard (l’orgetta, la donna, l’esibizionismo) che detto nel momento in cui sei ripiena di cazzo come una faraona farcita di cazzo, assumono una valenza noiosa mortale, sopportabile solo poiché un corpo così si fatica a trovarlo a Hollywood e allora o ben che così o ben che un cazzo e io, che agisco sotto i comandi tirannici della Minchia Bufalera dico che ben venga la ultrafiga non talentuosa, che tanto è solo per stasera e del doman non v’è certezza.
Sborro ringhiando sui capezzolini duri e increspati, mentre dita perfettamente curate spalmano il nettare del dio cazzo su tutta la superficie della semisfera perfetta.
“Siamo due pazzi! Ma ti rendi conto che l’abbiamo fatto in macchina nel parcheggio?” gorgogli soddisfatta della tua “prodezza” da “pazza” (yawn) ed io mi affretto a puntualizzare che saremmo stati più pazzi se l’avessimo fatto in macchina in mezzo alla strada e tu ridi e ci rivestiamo, per poi dedicare quell’insopportabile mezz’ora ai baci e agli abbracci romantici che a me, scusate, fanno sboccare.
***
Torno a casa e uozzappo. Ma non alla Squinzy, alla Betta.
“Dormi?”.
No, non dorme. E’ sul divano in pigiama che non riesce a prendere sonno, brutto periodo, ma è stata felicissima di vedermi di sfuggita e di sapere che esisto ancora. Lavorare lavora a singhiozzo, l’hanno messa in cassa integrazione, il bimbone sta bene, va a scuola, è bravo, il cornuto è insopportabile, fatti forza Bettina, per forza Tazio.
“Pensi che ci incontreremo?” chiedo io speranzoso come uno scolaretto, ma un sorriso emoticons di modello base precede un “perché no, un caffè ce lo possiamo prendere” che suona tanto come “vediamoci pure, ma non credere di ricominciare da dove hai lasciato”.
E a furia di dai e dai, ‘sto concetto che mi arriva da più parti comincia ad avermi convinto.
Io il mio regno l’ho perso per sempre.
Mi rimangono solo degli anonimi villaggi di cui poco me ne fotte e poco me n'è sempre fottuto.
Va così.
Meglio farsene una ragione.
E riflettere.
Ci sta.
Che bella cenetta imbastita in due e due quattro, che bei temi sozzi, che bel piedino sulla mia pelle sotto il tavolo e cristissimo, Emiliana Gran Puttana, ma che voglia di grancazzo mi c’hai? Pari forse alla voglia che la mia Minchia Bufalera ha della tua fica di cera bianca? Nel parcheggio ci arrotoliamo come bisce nella macchina aziendale, la tua, che pare essere più comoda anche se più comoda non è, ma a noi checciffrega, noi siam elastici e arrapati e lecchiamo ciò che va leccato, piantiamo ciò che va piantato e denudiamo ciò che va denudato, cioè tutto e chiaviamo.
O Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, che splendore sei, nuda, mentre galoppi selvaggia sulla Extramazza che ti fa male quando preme di dentro in fondo, ma ti piace eccome quel malino sporcaccino, però io vis-a-vis un po’ di conversazione pornografica la voglio, che fa parte del mio background, del mio tempo, della mia performàns e scopro incredulo che non prendi il cazzo da Natale, scopro che le orgette casalinghe non sono (ahitè) più pervenute, scopro (sbattendotelo dentro come l’onda quando il cielo è scuro) che hai tanta voglia di farlo con una donna mulatta, scopro che l’idea del fiume porcone con alcuni sconosciuti porci nudi che se lo menano guardandoci chiavare ti piace da impazzire, scopro che nel culo al massimo un ditino e neanche sempre e scopro che, come già diffusamente detto, sei un bluff alimentato dalla tua lucida ultracoscienza di essere strafiga e, per questo, non ti dai nemmeno la pena sbattona di uscire da un qualche cliché standard (l’orgetta, la donna, l’esibizionismo) che detto nel momento in cui sei ripiena di cazzo come una faraona farcita di cazzo, assumono una valenza noiosa mortale, sopportabile solo poiché un corpo così si fatica a trovarlo a Hollywood e allora o ben che così o ben che un cazzo e io, che agisco sotto i comandi tirannici della Minchia Bufalera dico che ben venga la ultrafiga non talentuosa, che tanto è solo per stasera e del doman non v’è certezza.
Sborro ringhiando sui capezzolini duri e increspati, mentre dita perfettamente curate spalmano il nettare del dio cazzo su tutta la superficie della semisfera perfetta.
“Siamo due pazzi! Ma ti rendi conto che l’abbiamo fatto in macchina nel parcheggio?” gorgogli soddisfatta della tua “prodezza” da “pazza” (yawn) ed io mi affretto a puntualizzare che saremmo stati più pazzi se l’avessimo fatto in macchina in mezzo alla strada e tu ridi e ci rivestiamo, per poi dedicare quell’insopportabile mezz’ora ai baci e agli abbracci romantici che a me, scusate, fanno sboccare.
***
Torno a casa e uozzappo. Ma non alla Squinzy, alla Betta.
“Dormi?”.
No, non dorme. E’ sul divano in pigiama che non riesce a prendere sonno, brutto periodo, ma è stata felicissima di vedermi di sfuggita e di sapere che esisto ancora. Lavorare lavora a singhiozzo, l’hanno messa in cassa integrazione, il bimbone sta bene, va a scuola, è bravo, il cornuto è insopportabile, fatti forza Bettina, per forza Tazio.
“Pensi che ci incontreremo?” chiedo io speranzoso come uno scolaretto, ma un sorriso emoticons di modello base precede un “perché no, un caffè ce lo possiamo prendere” che suona tanto come “vediamoci pure, ma non credere di ricominciare da dove hai lasciato”.
E a furia di dai e dai, ‘sto concetto che mi arriva da più parti comincia ad avermi convinto.
Io il mio regno l’ho perso per sempre.
Mi rimangono solo degli anonimi villaggi di cui poco me ne fotte e poco me n'è sempre fottuto.
Va così.
Meglio farsene una ragione.
E riflettere.
Ci sta.
domenica 26 aprile 2015
Pergole, Max, braci e rigatoni
Bello, guardate, semplicemente bello.
Dopo una lunga chiacchierata che ha anche raggiunto delle note acute, io ed il mio carissimo amico Max abbiamo sepolto l’ascia di guerra. L’abbiamo sepolta sotto la pergola esterna anteriore (novità!) della Solita, mangiando i mitici rigatoni al ragù, un galletto allo spiedo e delle verdure cotte. E insomma, senza tanti preamboli e postamboli è tutto a posto, vado al matrimonio e ne sono estremamente felice, sì.
Devo farmi fare un vestito, però. Ma il tempo c’è, il Maximous si sposa il 16 Maggio.
“Viaggio di nozze?” - chiedo masticando – “Nessun viaggio, siamo secchi come il Sahara per via della casa”, mi risponde.
Peccato, però. Il viaggio di nozze va fatto subito se no poi non è la stessa cosa o finisce che non lo si fa più, peccato.
“Dove volevate andare, nel caso?” – insisto spolpando un’ala.
“Ah beh, ci eravamo innamorati di Los Roques, ma fa niente” – mi dice sorridente.
“Ma qualche giorno da qualche parte ve lo prendete vero?” – incalzo – “Sì, sì, quello sì, magari a Firenze.”
Poi verso le quindici e zeroquattro compare il Saaaaaaaaaarti che si siede a sedia rovescia, dopo avermi baciato e abbracciato come fossi stato una figa turbo.
“Oh, vado a prendere la ca-aaarne, adesso, Ma-aaax” esordisce il buonfigliolo e, a quel punto, il Max si illumina e squittisce “Cazzo che coglionazzo, me lo ero dimenticato! Taz stasera grigliatona da me, siamo io e la Nadia, lui con l’Antonella, l’Umbe con la Giulia, il Zack con la Sandra e forse dopocena un altro po’ di gente, vieni anche tu dai, che ci si fan due risate tutti assieme, che rivedi un po’ tutti!” e il Saarti aggiunge “Cazzo sì Taaaz, che porto anche l’amica dell’Antonella che te la trombi e la rilassi che è un periodo che scassa i coglioni che è un brutto lavoro” e si ride e accetto volentieri, ringraziando.
Casa.
Decido di accettare anche se tra una roba e l’altra ho messo piede in casa sabato mattina alle sei, maledetta la Hertz e quel testa di stracazzo, ma lasciamo stare. Decido di andare che ho voglia di umani che parlano con la cadenza sana che tanto mi piace.
E allora ennesima sambuchina col Sa-aaarti e poi via, a buttare la mia salma sul futon a dormire un poquito.
Casa.
Bello, cazzo.
Nota finale: la Marghe Margherita Marghera ha sempre quel panoramico culo in panavision che tante sozzerie mi suggerisce, ma il gelo della sua chiusura col sesso mi smorza.
Peccatone.
Casa lo stesso, comunque.
Dopo una lunga chiacchierata che ha anche raggiunto delle note acute, io ed il mio carissimo amico Max abbiamo sepolto l’ascia di guerra. L’abbiamo sepolta sotto la pergola esterna anteriore (novità!) della Solita, mangiando i mitici rigatoni al ragù, un galletto allo spiedo e delle verdure cotte. E insomma, senza tanti preamboli e postamboli è tutto a posto, vado al matrimonio e ne sono estremamente felice, sì.
Devo farmi fare un vestito, però. Ma il tempo c’è, il Maximous si sposa il 16 Maggio.
“Viaggio di nozze?” - chiedo masticando – “Nessun viaggio, siamo secchi come il Sahara per via della casa”, mi risponde.
Peccato, però. Il viaggio di nozze va fatto subito se no poi non è la stessa cosa o finisce che non lo si fa più, peccato.
“Dove volevate andare, nel caso?” – insisto spolpando un’ala.
“Ah beh, ci eravamo innamorati di Los Roques, ma fa niente” – mi dice sorridente.
“Ma qualche giorno da qualche parte ve lo prendete vero?” – incalzo – “Sì, sì, quello sì, magari a Firenze.”
Poi verso le quindici e zeroquattro compare il Saaaaaaaaaarti che si siede a sedia rovescia, dopo avermi baciato e abbracciato come fossi stato una figa turbo.
“Oh, vado a prendere la ca-aaarne, adesso, Ma-aaax” esordisce il buonfigliolo e, a quel punto, il Max si illumina e squittisce “Cazzo che coglionazzo, me lo ero dimenticato! Taz stasera grigliatona da me, siamo io e la Nadia, lui con l’Antonella, l’Umbe con la Giulia, il Zack con la Sandra e forse dopocena un altro po’ di gente, vieni anche tu dai, che ci si fan due risate tutti assieme, che rivedi un po’ tutti!” e il Saarti aggiunge “Cazzo sì Taaaz, che porto anche l’amica dell’Antonella che te la trombi e la rilassi che è un periodo che scassa i coglioni che è un brutto lavoro” e si ride e accetto volentieri, ringraziando.
Casa.
Decido di accettare anche se tra una roba e l’altra ho messo piede in casa sabato mattina alle sei, maledetta la Hertz e quel testa di stracazzo, ma lasciamo stare. Decido di andare che ho voglia di umani che parlano con la cadenza sana che tanto mi piace.
E allora ennesima sambuchina col Sa-aaarti e poi via, a buttare la mia salma sul futon a dormire un poquito.
Casa.
Bello, cazzo.
Nota finale: la Marghe Margherita Marghera ha sempre quel panoramico culo in panavision che tante sozzerie mi suggerisce, ma il gelo della sua chiusura col sesso mi smorza.
Peccatone.
Casa lo stesso, comunque.
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