E’ facile riuscirci se lo si decide, perché qui le cose non cambiano mai e poi mai e allora basta che te lo ricordi e ti attrezzi e tac, l’è bela che fata.
“Ohi Umbe!” – “Tazio! At gnis, ma dove eri finito?”
Dietro le finestre Umbe, che lo sai benissimo, che lo sapete tutti, ma mi evitate, perché io sono come la pellagra, lo scorbuto, la peste, che dove passo ungo, ammorbo, devio, degenero, ma anche decognato, desuocero e desudicio, vi schifo, vi indigno, ma poi vi roteo come clave, come palle, come arance quand’è stagione, vi acrobato e vi giocolo e voi ci cascate con tutte le scarpe, che va bè che con l’Umbe è come rubare in chiesa, ma in meno di un’ora so tutto, tutto di tutti, tutto al quadrato, al cubo, alla sfera e alla piramide, egizia e sarcazzia e allora con profilo basso e dimesso ravano, rimescolo, smanazzo, titillo e scappello, spalmo la formaggella sul glande come faceva mammina da piccola, quella troia uccellaia e gluc gluc, l’Umbe cola sugna gustosa da annusare per schifare in soddisfatta compagnia, come quando si scorreggia e si annusa per poi fare la faccia strizzata che dir che è buona non si può, è vietato.
In realtà non mi interessava sapere che del Costa notizie non se ne hanno, che il Loca vive a Varese e ha una morosa, che il Max è incupito da che si è sposato con quella maiala e non lo si vede più, che il Virus, che la mazza, che la strazza.
Io volevo sapere del Sa-aarti e dell’Anto.
Sono ancora assieme, benissimo.
Moltissimo benissimo.
La linfa melmosa risale per le tubature del mio corpo e mi sento travolgere da una voglia sozza che mi fa sentire nudo e sensuale come una puttanella che, per acerba sensualità prova, va dal fornaio senza mutandine sotto la gonna e si eccita fradicia, ecco sì che pensiero lurido e morbosamente attraente e cammino lento verso la mia ristrutturatissima magione, dopo aver abbracciato e promesso improbabili pranzi e cene all’Umbe e sento la minchia che pulsa, che preme l’orlo delle mutande sulla gamba perché vuole sgusciare, vuole uscire felice a gridare di gioia, sapendo che l’Umbe come carta carbone riporterà l’incontro, magari anche con l’Antonella presente, che saprà che riesisto, che pulso, che bramo un incontro in notturna sugli scalini dell’umore genitale dove potrò toccarle le nuda dita dei piedi e mi smanetto come un ossesso in cucina, schizzando come una seppia sul ripiano nobilitato in finto legno doussie e godo come una salamandra al sole, come la penna a forma di fiore nel culo della Skiz londinese, ebbro dell’aver svegliato la coda rattrappita del Taziosauro e percepisco la clinica necessità di chetarmi con la Chimicamica, pena la veglia, pena un cazzo, ma ho bisogno di farmi e di sballare e così stasera esagererò, cadendo nel letargo rinvigorito da quel sottile filo di lana che, d’incanto, mi rende sopportabile tutto, tutto, anche la Concia Concetta Fibbianzata a Strozzo che domani ritorna dalle terre natie.
Fiato di vita che mi alimenta la speranza che le cose così vadano.
E devo farmi un’altra sega, scusatemi.
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martedì 30 agosto 2016
sabato 23 maggio 2015
Che la noia possa renderti eunuco, o Tazio
Venerdì sera solitario e carezzevole
Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.
Sabato: il risveglio
Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.
Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti
Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.
"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"
L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.
Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.
Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola
Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”
Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.
Ieri sera mi sono mangiato un pacchetto di crackers con delle Sottilette e mi sono guardato Crozza, da solo. Ho riso quel che c’era da ridere, come sempre, poi ho uozzappato la Skizza dicendole che non l’avrei uozzappata mai più, rendendomi conto con chiarezza di essere un elemento di fastidio e/o di imbarazzo e che, quindi, la fazenda moriva lì come, negli effetti, pare volere lei.
Poi mi sono acceso un cannone ed è partito Bersaglio Mobile di Mentana dove c’era quella maschera di Carnevale tipica toscana, dai, come cazzo si chiama, dai, spetta, Fonzi, no… Denti, no... Renzi! Sì! Renzi! e poi la Sardoni e Gaia Tortora, la quale indossava zatteroni senza calze e in determinate inquadrature si vedeva abbastanza bene e poi la Tortora, ben assai dopo il piacermi a settemila come persona e giornalista, mi fa arrapare come un bonobo che è stato incarcerato per sette anni.
Le ho quindi dedicato un tributo manuale goloso e prolungato e sono andato a dormire.
Sabato: il risveglio
Un uozzappo si scusa per il lieve ritardo di dieci ore nella risposta e mi confessa che vedermi le produce del dolore sempre vivo e che non è in grado di sopportare, ora che ha tanto faticato per rifarsi una vita a Modena (!), trovando lavoro occhei non in un’agenzia da capogiro, ma pur sempre un lavoro e trovando anche una persona tranquilla che la fa stare bene e quindi, conseguentemente, è sollevata del fatto che io non insista ulteriormente nel volerla incontrare, ringraziandomi per il consueto acume e per la disponibilità di sempre. Ottimo colpo, devo dire. Popolarità a tremila. Grandissimo Tazio.
Sabato: happening prandiale a ranghi estremamente ridotti
Mi sistemo alla Solita, al solito tavolo, al solito posto, scoprendo ben presto di essere io, io e io, poichè il nubilato nubila nozzeo a LosMinques, Zack veleggia verso Venezia per un improvviso weekendone romantico con la Lestasandra, Virus lavora per coprire l’assenza del nubilato e poi arriva l’Umbe, già mangiato da mammà, che con aria funerea mi dà la ferale notizia drammatica: il Sa-aaarti ha mollato l’Anto, ieri.
"Oddio mio!", esclamo circumnavigando cauto il vasto checcazzomenefrega che racchiude il mostruoso dramma, prodigandomi ansioso, nel contempo, a carpire dall’Umbe le ragioni di un simile, atroce, assurdo, inconsulto, inatteso ed inimmaginabile gesto.
"Una così bella coppia affiatata, ma come mai, o Mite Umbe?"
L’Umbe resiste, si contorce, poi mi obbliga al giurin giuretto da Lupetto Culattone e mi rivela dolente che il misfatto è avvenuto in quanto il Sa-aaarti è venuto a sapere che l’Anto ha avuto una tresca con me.
Con me, capite?
Me, Tazio Tazietti.
Chiedo anche un paio di volte per sicurezza, ma pare l’abbia avuta proprio con me.
Mavaffanculo, merda.
Inutile resistere, spiegare, puntualizzare, tentare di convincere, tutto inutile e vano e poi io non ho più cazzi di nessuna natura di sopportare ‘sta gente e ’ste vaccate.
Capisco perfettamente che il mio permanere qui, nella bassa velenosa, deve essere interrotto al più presto, in assoluto primis per medicarmi seriamente i coglioni e poi per dare luogo, tempo e modo a questemmmmerde dei Miei Migliori Amici di dimenticarmi e ricomporre il loro pseudoequilibrio tenuto assieme dalle sborrate forestiere che gocciolano dalle labbra delle loro sante compagne, equilibrio apparentemente reso squilibrato dall’asteroide Tazio che sembra essere il responabile di tutto, tutto, tutto, anche di ciò che non ha mai commesso e pur non avendo mai raggiunto la crosta terrestre.
Beviamo un caffè in silenzio, pago e rivelo, prima di sgommare.
"Mi sono chiavato anche la Kikka, giovedì sera mentre eravate al calcetto. Bella troia.", in un soffio serissimo, mentre il cuore di dentro ride come un pazzo. E l'Umbe va in tetania letargica.
Mavaffanculo anche tu pagliaccetto, che se rimanessi la prossima vorrei fosse la tua, con quelle tettine acerbe.
Evaporare necesse est.
Fanculo.
Sabato: post prandiale ricerca di una va(u)lvola
Rientro alla Tana del Porco e chiamo la Milly Fatale.
Le sintetizzo, nell’ambito del limitato tempo di sopportazione che la Padrona ha (e che io ben conosco), le ragioni per cui si renderebbe assai urgente una mia evaporazione dalle terre natie. Vengo duramente e volgarmente redarguito poichè, a ragion veduta, la deliziosa Mistress mi accusa di contattarla solo quando IO ho bisogno di lei per risolvere le mie sciatte vicenduole da mercato, temporeggiando, sottovalutando e non rendendomi IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE per le SUE già ben manifestate (ed assai più importanti, come ovvio) necessità. Mi insulta, mi bestemmia, mi mortifica e, mentre guadagno con rapidità un’inattesa erezione, mi propone qualcosa di molto interessante.
Ella, nella torva oscurità del suo fascinoso agire, non mi hai mai reso edotto di possedere un piccolo appartamento (il “buchino” come lo chiama lei ripetutamente e maliziosamente) in Parigi, che ben si attaglierebbe a divenire una base logistica comune, dalla quale dipanare mille interessanti esperienze luride e depravate rivolte a lenire i miei ed i suoi gonfi e doloranti genitali.
“Dimmi solo quando” - incalzo impaziente.
“Non so. Dovrei introdurre la novità all’ometto, ma solo se mi giuri che non farai la merda, perchè se mi fai un pacco ti ammazzo.”
“Lo giuro” - “Bada a come ti muovi Monsieur Tazio, ricordatelo. In tal caso potrei introdurre la novità di un mio “viaggio in Italia” già questa sera a cena, se gli umori saranno favorevoli.”
“Introduca, Padrona”
“Non tema, Monsieur, introdurrò con sottile piacere che manco si immagina. Lei si munisca di biglietto open, così come farò io e stiamo pronti a tutto.”
Parigi. Deneuve. Magnifique.
Si scappa di nuovo, finalmente.
giovedì 21 maggio 2015
Pedinato
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| Risvolti |
Sublime! Estraordinerio! Stupefacente più della mia ottima erbetta pazzesca pazzeschissima. E non smette, non gliene può fottere di meno di smettere, perchè tanto non ci capisce una mazza della discussione, ma garantisce senza parole di capirci di mazza e stasera la chiamo, con la emme e con la vù, che secondo me ci vien fuori del gran buono da ste cornazza che ci accingiamo a tornire all’ignaro Virus.
Và che son fortissime le fidanzate dei miei amichi eh.
Non tutte magari, ma una sì di sicuro.
mercoledì 20 maggio 2015
Siamo alla Solita
“Eh ma non importa” - aggiunge il Mite Umbe - “su certe cose non si scherza e quella è stata una porcata e il Max doveva puntarsi, pensando poi a che razza di regalo gli ha fatto il Tazio. E poi se è come dici te, da amico poteva parlargli prima, spiegando.”
Vero quest’ultimo passaggio, molto vero.
Ieri sera a cena, siamo alla Solita a ranghi ridotti: io, il Zack e l’Umbe.
Argomento, come avrete capito, il matriminchio.
Io taccio sempre, poi aggiungo solo un dettaglio essenziale a cui tengo: il regalo non deve essere considerato per nulla, quello non c’entra niente. Altrimenti sembra che io abbia fatto quel regalo per “acquistare” qualcosa, quando invece l’ho fatto col cuore dando per assodata l’amicizia che vorrei dare assodata ancora, seppure con qualche comprensibile remora, dato che per essere amici bisogna essere in due e io posso parlare solo per me.
Poi, se al tavolo “amici di sangue” si è preferito mettere la Maggie al mio posto, pazienza. Si vede che per qualcuno la Maggie era più importante e, su questo, io cosa posso dire, se non portare pazienza pur non comprendendo? Quello su cui, invece, non porto nessuna pazienza è che ci siano state (aggiunte sul prezzo) persino delle pretese di giudizio negativo e seccato sul fatto che me ne sia andato con la Sara a torta tagliata.
“MA STAI SCHERZANDO????? MA CHI E’ STATO IL COGLIONE????” - urla il coretto di semplicioni.
“Non importa, anche se lo sapeste non cambierebbe la sostanza”.
E il mugugno continua, perchè veramente i due guasconi avrebbero voluto che io fossi a quel tavolo.
E invece è ora che tutti prendiamo coscienza di una cosa.
L’amicizia è una cosa seria: non ha spazio e non ha tempo, va coltivata con dedizione, va alimentata con sincerità, a volte concimata col perdono, spesso innaffiata di sacrificio e comprensione.
Insomma, l’amicizia è una cosa troppo seria per lasciare che sia la propria donna a gestirla in nome e per conto nostro lungo la sua discutibile metrica distorta, pressochè sempre opaca per natura umana. Tutto qui, in termini generali. In termini specifici, invece, diciamo che le cose (si voglia o non si voglia) cambiano in funzione (o a causa) delle parole dette e, dal mio personale punto di vista, così come sono disponibilissimo a passare in gran cavalleria sulla vicenda col Max (a patto che due paroline me le dica, però), non ho più nessuna intenzione di intrattenere qualsiasi tipo di rapporto ravvicinato nè con la Nadia, nè con la Maggie, nè con l’Antonella, essendo costoro non amiche, ma morose di amici o amiche di morose di amici. E io le “conoscenti” me le coltivo per tutta un’altra serie di obiettivi. Fine della discussione e, ora, passiamo finalmente al gelato.
“E’ stata quella testa di cazzo dell’Antonella a dire quella puttanata sulla Sara, vero?” - mi chiede l’Umbe.
Non rispondo.
“E chi cazzo altro volevi che dicesse una simile stronzata?” - gli chiede Zack pleonastico.
Malaga e cioccolata, per me, grazie.
E chiusa la circostanza per sempre.
domenica 26 aprile 2015
Serata tranquillante
Frizzante atmosfera casalinga con stappo selvaggio di spumanti e schiumanti, scoppiettii di legna guizzante rosse lingue di fuoco e fumi carnensi deliziosi, ma guarda chi c’è, ma Tazione, ma amore, ma su, ma giù, una valanga di simitoni e la Nadia c’ha due bombe allucinanti che non me le ricordavo proprio, l’Antonella Sa-aaarti è simpaticissima e condottiera, che altrimenti con quel somaro chissà dove andrebbe a finire, la Sandra di Zack sempre sul culo m’è stata e sempre sul culo me la ritrovo, mentre piacevole sorpresa la ragazzina dell’Umbe, che c’ha ventisei anni, papaboys-style, ma in gamba, carina e piacevole.
E poi il mio appioppo.
Quarantacinque anni, da corsa, magra e nervosa, pelle scura olivastra macchiettata (sapete cosa intendo no? Quelle macchiette chiare e scure…), nei carini, occhietti piccolissimi e azzurrissimi, occhiaia sensuale da fumatrice incallita, labbra sottili, capelli tinti di un nero Pantone al limite del paradosso, poco seno, un culo da Femmina a generosa chiappa lunga e poi allora ditelo, amici di ‘sta gran ceppa randazza germogliante, ditemelo che la signora non indossa collant, calza sandali slingback aperti davanti e veste una gonna nera al ginocchio. Smalto ciliegia perlato (la perfezione NON sempre è di questo mondo) che denota una stesa antica ed invernale, dato il presentarsi di una base dell’unghia chiara in crescita che tanto mi ricorda la ipereiaculata Lilli Carati che il Signore l’abbia sempre in gloria. Ditelo che volete che il Taziosaurus Rex esca con una ceppa di olivo secolare così dalla sua tana, ditelo. Belle ditina asciutte e lunghe. Paiono pronte per un C’è Fava Per Te con la mia umida e gonfia cappella violacea.
Maggie per gli amici, avvocatessa che ha un’agenzia infortunistica, reduce da mille rocambolesche avventure sentimentali delle quali, ahimè, mi ha reso edotto a puntate interminabili per tutta la serata, molto coglionriempitive. Però, adesso, al di là del fare il scemino e criticare, va detto con cristallina sincerità che metterò in campo OGNI mezzo per portarmela sul lurido futon e punirle gli orifizi del lurido piacere con la cattiveria sadica che so che ella anela, anche se ieri sera non vi sono stati né solidi elementi, né particolarmente laidi ammiccamenti e la circostanza cenale grigliale era ostile ad una prosecuzione genitale. Piacerle le piaccio, comunque. Ha ribadito che sono simpaticissimo (chiavabile quindi, nel dizionario Quarantacinquenne Femmina Single – Tazio Gran Porco Crudo con l’Osso) sessantasette volte, per cui possiamo dire che sui coglioni non le sto.
Bello riconviviare rilassatamente, bello che nessuno si sia preso la fottuta briga di analizzare nel dettaglio microscopico che cazzo faccio a Praga e dintorni, grazie amici, so che immaginate, ma non chiedete perché mi volete bene.
“Fino a quando resti giù?” - mi chiede la Nadia con le sue tette allegramente ipertrofiche.
“Almeno fino al vostro matrimonio” – esordisco felice di scoprirmi ad esordire, anche se so che qualche puntatina sul Baltico ci dovrà essere, ma ora è inutile ed ininfluente pensarci.
Bello riconviviare, cazzo cannibale.
Bello avvertire quel fremito animale nelle mutande che porta la mente a considerare che, alla fine della fiera, me le sarei chiavate tuttissime, a suggello che la mia suinità ruspante della bassa è rimasta immutata e per nulla indebolita, bello.
Bella serata.
E poi c’è ‘sta Maggie, che vedremo. Secondo me porta un quaranta e i piedi a fine giornata le suonano pure, ma vedremo. Speriamo di non sbagliarci. Indagare necesse est.
Bello.
Casa.
E poi il mio appioppo.
Quarantacinque anni, da corsa, magra e nervosa, pelle scura olivastra macchiettata (sapete cosa intendo no? Quelle macchiette chiare e scure…), nei carini, occhietti piccolissimi e azzurrissimi, occhiaia sensuale da fumatrice incallita, labbra sottili, capelli tinti di un nero Pantone al limite del paradosso, poco seno, un culo da Femmina a generosa chiappa lunga e poi allora ditelo, amici di ‘sta gran ceppa randazza germogliante, ditemelo che la signora non indossa collant, calza sandali slingback aperti davanti e veste una gonna nera al ginocchio. Smalto ciliegia perlato (la perfezione NON sempre è di questo mondo) che denota una stesa antica ed invernale, dato il presentarsi di una base dell’unghia chiara in crescita che tanto mi ricorda la ipereiaculata Lilli Carati che il Signore l’abbia sempre in gloria. Ditelo che volete che il Taziosaurus Rex esca con una ceppa di olivo secolare così dalla sua tana, ditelo. Belle ditina asciutte e lunghe. Paiono pronte per un C’è Fava Per Te con la mia umida e gonfia cappella violacea.
Maggie per gli amici, avvocatessa che ha un’agenzia infortunistica, reduce da mille rocambolesche avventure sentimentali delle quali, ahimè, mi ha reso edotto a puntate interminabili per tutta la serata, molto coglionriempitive. Però, adesso, al di là del fare il scemino e criticare, va detto con cristallina sincerità che metterò in campo OGNI mezzo per portarmela sul lurido futon e punirle gli orifizi del lurido piacere con la cattiveria sadica che so che ella anela, anche se ieri sera non vi sono stati né solidi elementi, né particolarmente laidi ammiccamenti e la circostanza cenale grigliale era ostile ad una prosecuzione genitale. Piacerle le piaccio, comunque. Ha ribadito che sono simpaticissimo (chiavabile quindi, nel dizionario Quarantacinquenne Femmina Single – Tazio Gran Porco Crudo con l’Osso) sessantasette volte, per cui possiamo dire che sui coglioni non le sto.
Bello riconviviare rilassatamente, bello che nessuno si sia preso la fottuta briga di analizzare nel dettaglio microscopico che cazzo faccio a Praga e dintorni, grazie amici, so che immaginate, ma non chiedete perché mi volete bene.
“Fino a quando resti giù?” - mi chiede la Nadia con le sue tette allegramente ipertrofiche.
“Almeno fino al vostro matrimonio” – esordisco felice di scoprirmi ad esordire, anche se so che qualche puntatina sul Baltico ci dovrà essere, ma ora è inutile ed ininfluente pensarci.
Bello riconviviare, cazzo cannibale.
Bello avvertire quel fremito animale nelle mutande che porta la mente a considerare che, alla fine della fiera, me le sarei chiavate tuttissime, a suggello che la mia suinità ruspante della bassa è rimasta immutata e per nulla indebolita, bello.
Bella serata.
E poi c’è ‘sta Maggie, che vedremo. Secondo me porta un quaranta e i piedi a fine giornata le suonano pure, ma vedremo. Speriamo di non sbagliarci. Indagare necesse est.
Bello.
Casa.
giovedì 15 novembre 2012
Scrittini tra loro slegati e, per questo, cuciti a mano nel post
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Ma pensa te.
Questa proprio mi ha lasciato di sasso. A mezzogiorno siamo andati a pranzo io, il Costa, l'Umbe e lo Zack, che il Loca era al doppiaggio a Bologna. Beh si chiacchiera, si sbraca, si fa e a un certo punto salta fuori che il Loca e la Emy si sono rimessi assieme.
Chiedo se va tutto bene e lui è contento e il Costa, fine osservatore dell'indole umana, mi dice "Tà te lo sai com'è guella, una shcassacazzi, miga ci credevamo che si era gambiata, però al Loca vabbene e allora pure ammè vabbene".
Certo.
Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio, ci mancherebbe. Su questioni di fica, poi, vale il doppio.
Però ci rimango, perchè quella io la conosco meglio di tutti loro, credo.
Entrepeneur
Il Ruggi è a Bordeaux. Pare che voglia concludere quella faccenda del bed and breakfast, ma secondo me vuole intubare il culo alla francese, che non mi ricordo come si chiama. Anche qui vale la regola del Costa: se al Ruggi vabbene, pure ammè vabbene.
Mietta
Ho chiamato la Gipsyqueen. Ah che piacere sentirla al telefono, davvero, quella donna è un portento.
"Oh mo zident, bentornato eh!, pensavo che non tornassi più, pensaavo"
"Ma no dai, sono stato via solo tre settimane"
"Diocanta! Solo! Solo tre!" e ride e ridiamo, che finezza, che intercalari ricercati, che donna interessante.
Sabato sera ci facciamo un pizzone ignorante assieme.
Speranza di entrare nei suoi sacri fori pari a zero.
Voglia pari a duemila, con scala 0-10.
Diarrhoea Queen
Scendo a prendere le sigarette al Vomit Paradise e la Siusy mi saluta molto calorosamente: in un vortice di capezzoli e mammelle bovine che dondolano si precipita a stringermi nell'abbraccio della sorellona zoccolona e io faccio scivolare la mano tra le sue gambe e le palpo la fica senza lasciare nulla all'immaginazione degli astanti. Lei non se ne cura, lascia lì la mano e poi chiude i festeggiamenti zoccolando come una vacca gravida dietro al bancone, luogo da cui mi chiede "Cosa ti faccio?" che suscita il ghigno segaiolo del pubblico pagante.
Considero rapido, come solo un ex ufficiale dei parà ultra addestrato come me sa fare, considero che ieri sera la Lorena non mi ha risposto al telefono e che mi sono dovuto arrangiare da solo, considero che con 'sta crisi personale, meno spendo e meglio è, considero che quella troia di merda mi fa stratirare il cazzo e chiudo la somma chiedendole cosa facesse stasera e lei mi guarda col sorriso da mutanda zuppa, ammesso che la portasse, rispondendomi che esce con me.
Molto bene.
Ma pensa te.
Questa proprio mi ha lasciato di sasso. A mezzogiorno siamo andati a pranzo io, il Costa, l'Umbe e lo Zack, che il Loca era al doppiaggio a Bologna. Beh si chiacchiera, si sbraca, si fa e a un certo punto salta fuori che il Loca e la Emy si sono rimessi assieme.
Chiedo se va tutto bene e lui è contento e il Costa, fine osservatore dell'indole umana, mi dice "Tà te lo sai com'è guella, una shcassacazzi, miga ci credevamo che si era gambiata, però al Loca vabbene e allora pure ammè vabbene".
Certo.
Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio, ci mancherebbe. Su questioni di fica, poi, vale il doppio.
Però ci rimango, perchè quella io la conosco meglio di tutti loro, credo.
Entrepeneur
Il Ruggi è a Bordeaux. Pare che voglia concludere quella faccenda del bed and breakfast, ma secondo me vuole intubare il culo alla francese, che non mi ricordo come si chiama. Anche qui vale la regola del Costa: se al Ruggi vabbene, pure ammè vabbene.
Mietta
Ho chiamato la Gipsyqueen. Ah che piacere sentirla al telefono, davvero, quella donna è un portento.
"Oh mo zident, bentornato eh!, pensavo che non tornassi più, pensaavo"
"Ma no dai, sono stato via solo tre settimane"
"Diocanta! Solo! Solo tre!" e ride e ridiamo, che finezza, che intercalari ricercati, che donna interessante.
Sabato sera ci facciamo un pizzone ignorante assieme.
Speranza di entrare nei suoi sacri fori pari a zero.
Voglia pari a duemila, con scala 0-10.
Diarrhoea Queen
Scendo a prendere le sigarette al Vomit Paradise e la Siusy mi saluta molto calorosamente: in un vortice di capezzoli e mammelle bovine che dondolano si precipita a stringermi nell'abbraccio della sorellona zoccolona e io faccio scivolare la mano tra le sue gambe e le palpo la fica senza lasciare nulla all'immaginazione degli astanti. Lei non se ne cura, lascia lì la mano e poi chiude i festeggiamenti zoccolando come una vacca gravida dietro al bancone, luogo da cui mi chiede "Cosa ti faccio?" che suscita il ghigno segaiolo del pubblico pagante.
Considero rapido, come solo un ex ufficiale dei parà ultra addestrato come me sa fare, considero che ieri sera la Lorena non mi ha risposto al telefono e che mi sono dovuto arrangiare da solo, considero che con 'sta crisi personale, meno spendo e meglio è, considero che quella troia di merda mi fa stratirare il cazzo e chiudo la somma chiedendole cosa facesse stasera e lei mi guarda col sorriso da mutanda zuppa, ammesso che la portasse, rispondendomi che esce con me.
Molto bene.
sabato 15 settembre 2012
Che classe
"Che cazzo è 'sta roba?" chiedo al Costa.
"Un pornazzo dei puffi"
Svaccato sul divano di casa sua, senza pantaloni, ma con la Lacoste, in slippone bianco sgambato con rigonfiamento della minchia, che guarda un porno con dei deficienti tinti di blu che fanno i puffi sozzi. Mi permetto di obiettare, spinto dalla deformazione professionale che dovrebbe avere anche lui: "Sì, ma che cagata, ma non vedi che mentre chiavano cazzi e fighe tornano rosa che gli va via la tinta e gli va via pure dove sudano? E' uno schifo".
Non si scompone e mi dice "Me mi piglia lo stesso" e la conversazione è finita.
Allora vado in cucina, dove Max e il Loca si stanno girando un cannellone ripieno alle erbette pazzesche pazzeschissime.
Chiacchieriamo e sfumazziamo rimanendo in cucina, perché 'sto pornazzo dei puffi fa cagare a tutti.
Poi, alle dieci, arriva l'Umbe, suona e sale, sale recando in dono una bottiglia di vodka russa che guarda è una bomba e mi ricordo della bomba che c'aveva il Costa in congelatore che sono rimasto svenuto per due giorni.
Poi arriva l'uomo di Neanderthal che i puffi avevano finito, con la minchia mezza dura e si siede a rovescio su una sedia della cucina.
"Vero ominidi" dico puntando lui e l'Umbe "andate via domenica sera, sì? Che lunedì mattina comincia alle nove l'ambaradan." e loro annuiscono bovini.
Sì, perché dovete sapere che ho comperato un drone. No, non voglio attaccare la Libia, questo drone serve a portare in volo una telecamera per le riprese aeree.
E' un elicotterino radiocomandato del costo di diecimila euro che ho ribattezzato drene visto che, per l'appunto, ho dovuto vendere un rene per comperarlo.
E lunedì i due androidi vanno vicino a Trieste per una settimana di corso di formazione al volo.
"Minghiaoh io c'ho voglia, andiamo a troie" sentenzia didascalico il dotto Costascienziato palpandosi la minchia sopra le mutande.
"Ma sei ha chiavato come un toro per un mese! Cazzo rompi i coglioni!" esordisce Max con mani giunte e aria da "eddai".
Sì perché il calabro saudita è stato un mese intero giù in Carabia, dove ha pompato serrato e massiccio la cugina racchia. Racchia, ma porca come poche, a suo dire. La donzella, con la quale si unisce carnalmente dall'età di sedici anni, è fidanzata, ma ciò non le ha impedito di prendere tutto il giorno il tarello del nostro prode bardo, per poi congiungersi all'amato fidanzato e promesso sposo nella primavera dell'anno prossimo, nel dopo cena.
Un' organizzazione perfetta, debbo dire. Belle cose, anche, mi sento di dire.
"Ci potevi venirci pure te che te l'avevo addetto" risponde piccato. Perché la cugina racchia e porca ce n'ha per tutti eh. La proverbiale ospitalità meridionale.
"E' pelosa di sotto" chiedo all'infastidito Costa che si gira, mi mette una mano sul braccio e mi sussurra "dibbrutto Tà" e io annuisco con sacrale serietà, mentre il Max spara una risata schioccante battendo le mani e il Costa si solleva dalla sedia, con la minchia mezza dritta dicendo "Oh minghia ridi porcodd** mi stai facendo girare ai goglioni te stasera" ed io tento una mediazione immediata, appellandomi al fair play per cui siamo conosciuti worldwide e mi giunge in aiuto il Loca, che in tutto questo signorile dialogo ha incessantemente letto la Gazza, che a voce alta legge parole e nomi a me incomprensibili, ma che appaiono di un appeal irresistibile al branco di amadriadi, appeal così intenso da spostare l'obiettivo dalle irsute pudende della cugina racchia-ma-porca, alle sorti di qualche calciatore amato od odiato al punto di coinvolgerli tutti, ma tutti, in una lite sportiva che fa dimenticare il mondo, i Puffi, le troie, la Calabria e la cugina pelosa RMP.
E mentre assisto alla lite non capendo un cazzo di quello che dicono, penso.
Penso intensamente ai fatti miei, ai miei vuoti, alle mie nostalgie, alle mie paure, alle mie delusioni e mi alzo e saluto ed esco di casa, scendo, prendo la macchina, guido, guido, guido, guido e poi mi fermo per far salire Nadine che mi sorride fluorescente nella notte italiana.
Che venerdì sera di classe.
"Un pornazzo dei puffi"
Svaccato sul divano di casa sua, senza pantaloni, ma con la Lacoste, in slippone bianco sgambato con rigonfiamento della minchia, che guarda un porno con dei deficienti tinti di blu che fanno i puffi sozzi. Mi permetto di obiettare, spinto dalla deformazione professionale che dovrebbe avere anche lui: "Sì, ma che cagata, ma non vedi che mentre chiavano cazzi e fighe tornano rosa che gli va via la tinta e gli va via pure dove sudano? E' uno schifo".
Non si scompone e mi dice "Me mi piglia lo stesso" e la conversazione è finita.
Allora vado in cucina, dove Max e il Loca si stanno girando un cannellone ripieno alle erbette pazzesche pazzeschissime.
Chiacchieriamo e sfumazziamo rimanendo in cucina, perché 'sto pornazzo dei puffi fa cagare a tutti.
Poi, alle dieci, arriva l'Umbe, suona e sale, sale recando in dono una bottiglia di vodka russa che guarda è una bomba e mi ricordo della bomba che c'aveva il Costa in congelatore che sono rimasto svenuto per due giorni.
Poi arriva l'uomo di Neanderthal che i puffi avevano finito, con la minchia mezza dura e si siede a rovescio su una sedia della cucina.
"Vero ominidi" dico puntando lui e l'Umbe "andate via domenica sera, sì? Che lunedì mattina comincia alle nove l'ambaradan." e loro annuiscono bovini.
Sì, perché dovete sapere che ho comperato un drone. No, non voglio attaccare la Libia, questo drone serve a portare in volo una telecamera per le riprese aeree.
E' un elicotterino radiocomandato del costo di diecimila euro che ho ribattezzato drene visto che, per l'appunto, ho dovuto vendere un rene per comperarlo.
E lunedì i due androidi vanno vicino a Trieste per una settimana di corso di formazione al volo.
"Minghiaoh io c'ho voglia, andiamo a troie" sentenzia didascalico il dotto Costascienziato palpandosi la minchia sopra le mutande.
"Ma sei ha chiavato come un toro per un mese! Cazzo rompi i coglioni!" esordisce Max con mani giunte e aria da "eddai".
Sì perché il calabro saudita è stato un mese intero giù in Carabia, dove ha pompato serrato e massiccio la cugina racchia. Racchia, ma porca come poche, a suo dire. La donzella, con la quale si unisce carnalmente dall'età di sedici anni, è fidanzata, ma ciò non le ha impedito di prendere tutto il giorno il tarello del nostro prode bardo, per poi congiungersi all'amato fidanzato e promesso sposo nella primavera dell'anno prossimo, nel dopo cena.
Un' organizzazione perfetta, debbo dire. Belle cose, anche, mi sento di dire.
"Ci potevi venirci pure te che te l'avevo addetto" risponde piccato. Perché la cugina racchia e porca ce n'ha per tutti eh. La proverbiale ospitalità meridionale.
"E' pelosa di sotto" chiedo all'infastidito Costa che si gira, mi mette una mano sul braccio e mi sussurra "dibbrutto Tà" e io annuisco con sacrale serietà, mentre il Max spara una risata schioccante battendo le mani e il Costa si solleva dalla sedia, con la minchia mezza dritta dicendo "Oh minghia ridi porcodd** mi stai facendo girare ai goglioni te stasera" ed io tento una mediazione immediata, appellandomi al fair play per cui siamo conosciuti worldwide e mi giunge in aiuto il Loca, che in tutto questo signorile dialogo ha incessantemente letto la Gazza, che a voce alta legge parole e nomi a me incomprensibili, ma che appaiono di un appeal irresistibile al branco di amadriadi, appeal così intenso da spostare l'obiettivo dalle irsute pudende della cugina racchia-ma-porca, alle sorti di qualche calciatore amato od odiato al punto di coinvolgerli tutti, ma tutti, in una lite sportiva che fa dimenticare il mondo, i Puffi, le troie, la Calabria e la cugina pelosa RMP.
E mentre assisto alla lite non capendo un cazzo di quello che dicono, penso.
Penso intensamente ai fatti miei, ai miei vuoti, alle mie nostalgie, alle mie paure, alle mie delusioni e mi alzo e saluto ed esco di casa, scendo, prendo la macchina, guido, guido, guido, guido e poi mi fermo per far salire Nadine che mi sorride fluorescente nella notte italiana.
Che venerdì sera di classe.
domenica 22 aprile 2012
Normale
Sì lo so, sono una merda pure io, che dopo aver fatto dei pensieri
tanto pii sulle condizioni dell’Umbe puntualmente bistrattato ed abusato, sono
il primo che istiga la Squinzy a fare la troia davanti a lui.
Sarò franco e sincero, poi giudicherete come vi pare, ma la realtà
cruda e distorta dei fatti è che mi piacerebbe che la Squinzy si scopasse l’Umbe
davanti a me.
Che lo facesse godere intensamente, facendosi fare e facendogli di
tutto.
Per cui, quando ieri è uscita con questo costume addosso, ho sentito un
brivido che mi correva dalla nuca al buco del culo, perché un conto è
vederglielo addosso in casa, in un pomeriggio di pioggia e un conto è
vederglielo addosso alla luce del sole, davanti a qualcuno.
E lei non ha lesinato di certo le aperture di gambe.
E quando l’Umbe se ne è andato me la sono scopata sull’asciugamano sull’erba,
che cominciava a fare fresco e a rannuvolarsi.
“Si farà una sega a casa?” mi
chiede luridamente sorridente mentre tra le sue gambe ficco lento.
“Sicuramente” le rispondo
godendo di quella fica calda.
Siamo due merde, lo so, potevamo evitare. Ma mi fa impazzire la Squinzy
quando fa così.
“Vedrai quando farà caldo caldo…”
sorride leccandomi il collo.
“Cosa succederà?” chiedo
ansimando.
“Voglio che mi veda tutta nuda…”
aggiunge ansimando anche lei.
Impreco, perché quella cosa mi manda in estasi porno.
“Ti piacerebbe che lo facessimo
in tre con lui, vero maiale?” sussurra sorridente isterica.
Non controllo più e fotto come una locomotiva bielorussa.
Veniamo. Assieme, sotto le nuvole, nell’aria fresca, nudi sull’asciugamano
sull’erba.
***
“Non mi hai risposto prima”
mormora baciandomi i capezzoli.
Vuoto il sacco, non ho cazzi di fingere.
“Sì, mi piacerebbe, ma mi
piacerebbe anche solo guardare che te lo strafai tu, scusami, mi rendo conto,
ma è così” rispondo concitato e pronto a prendermi le conseguenze.
“Scusarti?” ride “E di che cosa? Che hai delle fantasie su di
me? E poi cosa credi, che non sia cosciente che sei un gran maiale? Lo so
benissimo, toc toc, c’è nessuno? Io sono la Squinzy, quella dell’anno scorso”
e ride. “Non è mica che crederai che mi
sia messa in testa di ‘cambiarti’ o che con me ‘sarà diverso’ ? Dai Taz,
rilassati. Non sono mica nata sotto un cavolo. Tu sei tu e io ti voglio
esattamente così. Già, sono scema…”
Le accarezzo la schiena mentre si accende una sigaretta.
Si riaccoccola sorridendo.
Mi guarda.
“A me piacerebbe vedere che ti
scopi la Sara” e sorride aspirando.
“Te la faresti la Sara?”
chiedo interessato.
“Non è il mio tipo, ma mi
piacerebbe vedere che te la fai. Non so il perché. Credo sia normale, o no?”
Già, è normale.
Chissà se anche l’Umbe sarebbe d’accordo.
giovedì 19 aprile 2012
L'umanità dell'Umbe narrante
![]() |
L’Umbe è proprio un bambinone. Ha 31 anni e assomiglia a Gianni Fantoni,
grassottello, peloso, stempiato, abbastanza sfigato con le femmine devo dire.
Non so il perché, ma l’Umbe stimola le donne a diventare assassine. La Frank lo
demolì una sera alla Solita, mimandogli davanti agli occhi un pompino ad una
zucchina. Ma molte altre lo hanno strapazzato pesantemente, compresa quella racchia
rancida della sua ex fidanzata.
Sì, perché l’Umbe può apparire sfigato esteticamente, o meglio, non appare
certo il figo da rimorchio a cui stramazzano tutte ai piedi, ma non è certo uno
sfigato come persona. Tutt’altro.E’ un ragazzo cordialissimo, intelligente, pieno di interessi, molto
disponibile verso gli altri. Buono.
E’ che è un po’ nerd in certi casi e un po’ troppo geek in altri.
Sarà quello che stimola la femmina a morderlo?
Perché a pensarci bene, anche Sua Santità la Squinzy lo ha preso nel
mirino subito eh.
Fargli vedere la fica senza censura può essere un bene, ma anche un
male se di fica ne vedi poca di tuo.
Perché ti chiedi: ma cazzo, ma con tutte le Troie che ci sono in giro,
io sono proprio una minchia bollita che non me la dà nessuna.
E da qui la verifica al famoso distinguo tra puttana e troia, che una
la dà a tutti e l’altra la dà a tutti meno che a me.
Comunque, ieri sera spolverone di gran classe eh.
Me lo ha raccontato dopo pranzo, che solo a raccontarlo gli è venuto
duro il pisello che si vedeva a tre miglia.
Perché a me l’Umbe dice tutto. Mentre non dice niente a Bibì e Bibò,
che quando sono in due fanno già branco. Fa bene. Quelli bisogna prenderli a
nerbate sulle cosce, altro che.
Pare che, una volta a casa Costa, dopo le prime due vodke la Signora
Siusy fosse già in tanga e camicia.
Aveva caldo, si vede. Si strusciava addosso a tutti ridendo e facendo
l’ubriaca, ma l’Umbe mica è fesso e sottolinea che faceva l’ubriaca, mentre in
realtà era ben sobria. Grande Umbe, bell’occhio.
Insomma tutti giù a cacciarle dei palponi che non ci voleva mica il RIS
di Parma per rilevare le impronte, che si vedevano anche a occhio nudo. Poi
scatta il momento strip tease senza musica (mi viene la depressione a pensarci)
e finalmente le sporte compaiono in tutta la loro abnormità seSuale. E lì è il
momento in cui gli diventa duro il pisello, perché l’Umbe è pro tette e là di
tetta ce n’è, va detto. Beh, dai che ti ridai, vieni qua, tocca qui, su e giù,
la Signora Siusy si faceva palpare sul sozzo divanetto stipato di manzi che la
tenevano stesa sulle ginocchia, ma assestava anche dei gran palponi ai cazzi,
qualora a qualcuno fosse sfuggito che è Troja e anche in calore costante. Che stile.
Poi attaccano il “dai, via le
mutande”, ma lei non ci sente che è signora e allora, in un momento che era
girata di panza sulle gambe dei manzi e faceva lingua in bocca col Max (per scherzo eh, ci ha tenuto a
sottolinearlo, perché lei fa lingua in bocca per scherzo) il Cecio tira fuori un coltellino di quelli da Rambo in
miniatura che tagliano anche il filo spinato e *zac* recide il vertice della
ipsilon del tanga nero che diventa inservibile e denuda la rivendicata fica del
popolo. La Signora Siusy si incazza, ma si incazza a morte, che tira giù il
paradiso di moccoli, ma che strano, avrei detto il contrario, mandria di
animali. Vi adoro.
Poi il Costa, per stemperare le animosità, accende il bong e lì la
fine.
Anche perché fuma solo lei. Cioè, tutti fan finta e se lo passano senza
tirare (tranne il Costa, ovviamente), mentre lei ci dà dei tironi da aver paura
che col risucchio si stacchino le piastrelle del pavimento. Il Cecio aggiorna,
coi coglioni visibilmente girati per la piazzata sul tanga, caccia cento euro
sul tavolo e dice forte “quando la
stordita si ripiglia ditele che son per quelle mutande dimmerda” che è un
gesto signorile, come pure le parole che lo accompagnano. Ma, incredibilmente
(!), lei si incazza e gli urla di andare affanculo e gli brasa anche due
madonne sul collo dalla porta di casa, che quell’altro era già giù per le
scale. Donna nuda sul pianerottolo che scalpella due bestemmie nella tromba
delle scale all’una di notte.
Voglio che sia la madre dei miei figli, guarda.
Al rientro fanno tutti comitato d’accoglienza: Max la slingua, il Costa
la ingroppa da dietro, il Loca la ingroppa da di fianco.
“E tu?” gli chiedo
curiosissimo. Lui sorride e fa la faccia del timido e risponde “Io guardavo, dai” che mi ha aperto il
cuore.
Insomma, per abbreviarla, la Signora Siusy si fa prendere dallo sturbo
per il Max e la capisco, perché il Max a torso nudo fa prendere dallo sturbo
anche me. Il Loca regista compone la scena porno, premendo tutti ad addressarsi
per farle un bukkake. Il Max sfila la biscia e la manda in ginocchio, poi il
Costa, poi il Loca e la Siusy attacca la pompa a partire dal Max, che secondo
me, e anche secondo l’Umbe, era l’unico a cui voleva farla di sangue.
“E tu?” chiedo nuovamente. “E io… e niente… io guardavo…”. Ci vuole
tanta pazienza e non dico niente.
Succhia e ciuccia, ciuccia e succhia, a un certo momento la Signora
Siusy si rende conto che l’Umbe è seduto e si strabilia e si mirabilia.
“Ben mo cosa ci fai te seduto là
da solo? Vieni mo qua… sarai mica busone… vemo che se sei anche busone qua ci
son tre bei cazzi eh?” e ride sguaiata.
L’Umbe chiosa la frase dicendo sottovoce con il capo scosso “Che gran schifosa…” e concordo anche su
questo.
“Sei andato allora?” chiedo.
“Mi stavan scoppiando le braghe,
son andato, son andato…”
“Ciuccia bene?” chiedo.
“Mo sai Taz, a quel punto in cui
ero mi bastava anche appoggiarci sopra un Kleenex per venire, mi bastava”
“E sei venuto subito?”
“Subito subito no, ma ‘bastanza prestino,
diciamo…”
“In faccia?”
“Eh sì, in faccia, come tutti
alla fine, che era inzaccherata come un vitello” ed ho apprezzato il
paragone al redo post partum, rendeva.
Che perdita l’essere andato via. Mh.
“Senti Umbe, vediamoci qualche
sera, che ci tiriam ‘na sega con un porno in compagnia” propongo, sull’onda
elegante della narrazione sin lì ascoltata.
“Ah beh quando vuoi, che io son
di mano tutte le sere su quell’argomento lì…” e ride. E rido.
Poi si ferma a riflettere e dice una cosa, quasi tra sé e sé.
“Te adesso mi dirai che son
coglione, Taz, ma lo sai che ci sto male per lei a veder che una ragazza si riduce
così?”
“Sei una brava persona, Umbe, non
un coglione. Ho capito perfettamente il tuo punto di vista.”
Povero Umbe.
Ma perché tutti lo mortificano?
Che umanità dimmerda.
Sono eccitato come un ornitorinco, comunque.
Ha!
Trashabbestia
Meeting davanti alla Solita, ci siam tutti, poi arriva anche il Costa
con la Siusy e vabbè, cazzo c’entra dico io, ma oramai siam qua e si va.
Entriamo e la Marghe ci prepara il tavolone là in fondo, serata tranquilla, ci
si siede, vino, acqua e via pedalare. Siam lì che aspettiamo che dalla porta
vediamo entrare il Max col Cecio, padri effettivi della ristrutturazione della
grossa realtà che è il mio stimabilissimo studio. Saluti, saluti, saluti, oh raga prendete due sedie che ci stringiamo,
ma no, dice la Marghe, dai che aggiungiamo un tavolo, tanto non è che c’è
ressa, dai raga sedetevi, quando ricapita, ok.
Si comincia a mangiare del pane e a bere del vino, si ride, la troja
imbecille attira le luci della ribalta su di sé e le battute si sprecano sin
dall’inizio, i doppi sensi fioccano grevi e gretti e lei se ne bea, primo tra
tutti quello della Marghe, a cui la Siusy deve stare sul culo un bel po’, che
quando chiede “qualcuno vuole un
contorno?” ed elenca quel che c’ha e la Siusy la guarda e dice “per me piselli”, con l’aria da porca
arrapata, e la Marghe prende il blocchetto e scrive declamando distratta “altri piselli per la signora,
speriamo che ce ne abbiamo abbastanza” ed è stato il boato e la stura ad
ogni sorta di sozzeria avente come soggetto primario la Siusy-La-Barista-Troja.
Mangiamo, beviamo, beviamo, beviamo, poi il Loca le dice “oh Siusy non ti spaventare se ti gira la
testa, è il testosterone, che qui ce n’è a fiumi” e lei, facendo
ballonzolare a destra e a sinistra quelle sporte nude sotto la camicia, replica
grugnendo “c’ho tutti gli ormoni in subuglio
anche io con tutti questi maschioni” e procediamo sozzamente nella cena
trashabbestia che a voler ben vedere è proprio divertente, oh beh se lo è.
Due giri di Sambuca, pago il conto, mi attiro gli insulti di tutti che
non dovevo pagarlo, poi il Costa sapiente dice “oh raga il digestivo ce lo metto io a caza mia” e in molti
capiamo, anche se non in tutti, c’è qualche resistenza, ma viene dissuasa dal
cedere e cede.
La Siusy è elettrica, sorridente e maiala, si para nella mia mente
l’opportunità di una gangbang appiccicosa e sudata, a chi non si è parata,
diciamocelo. Però io declino l’invito. Sono le undici e va bene così. Mi attiro
altri insulti, ma no raga, un’altra volta, dai, sono stanchissimo. E li lascio
andare nella notte promettente porno dal vivo.
***
Mi stendo sul divano, nudo.
Mi prendo in mano l’uccello e comincio a strozzarlo. E penso. Penso a
ieri sera, mi tempesto di mille frammenti, la schiena della russa sinistra, lo
spacco del culo della Milly, la Donnabestia che gode col Wand, le sporte
dondolanti della Siusy uccellaia, la Betta sulla credenza e ce l’ho duro di
marmo.
Me lo meno lentamente e penso.
Penso al culo della Squinzy mentre indossa quell’erotico buttplug e
penso alla Squinzy in generale, alle sue tettine, alla fica, ai piedini, al suo
odore di sudore e di fica e di culo, al camerino, ai costumi e poi alla sua
bocca e poi ancora al suo buco del culo gonfio, palpitante e svangato, quando
si toglie il buttplug.
E vengo.
Mi schizzo sulla pancia, senza un fiato, senza un rumore, sedotto
dall’impugnare il mio cazzo durissimo, sentendomi erotico, felice, arrapato e
appagato.
Che magnifica serata.
E oggi è già giovedì.
mercoledì 18 aprile 2012
Contaminazioni trash
Eccoci qua. Imbastita la serata. Perché il mercoledì sera è Costa. O,
almeno, deve esserci anche lui.
Prima sono entrati nel mio ufficio lui e il Loca. Abbiamo parlato di un
paio di cose e poi il Costa fa “Oh raga,
mappocchè stasera non zi mancia quaccheccosa tuttassieme?” e a me è parsa
una buona idea e al Loca anche.
“Ce lo diciamo anghe all’Umpe e a Zacche che stannottelà?” ma certo diciamocelo anche a loro, vai Costa.
Zack non può e così io, il Costa, il Loca e l’Umbe ceniamo alla Solita. E vai.
“Ce lo diciamo anghe all’Umpe e a Zacche che stannottelà?” ma certo diciamocelo anche a loro, vai Costa.
Zack non può e così io, il Costa, il Loca e l’Umbe ceniamo alla Solita. E vai.
Dopo tutte quelle sofisticatezze ultra chic della Casa, un po’ di trash mi ci vuole.
Mi rende la stupenda persona completa ed equilibrata che sono.
Eh.
No?
No?
sabato 24 marzo 2012
Esaltante
Ore 12:30, suona il parlàfono.
“Chiarina infilati uno straccio
che arriva l’Umbe che mi deve dire due cose”
Si alza mollissima e dirige in casa. Mi infilo i boxer e mi siedo di
nuovo. Esce con una canotta nera lunga (corta) e si siede e si aspetta l’Umbe.
E arriva l’Umbe. Chiara ti ricordi l'Umbe, sì certo, ciao Umbe ciao Chiara, è passato un pochino, eh già.
“Volete una birra?” chiede la
riccia pischella. Perché no, vado io, no te stai lì che vado io.
E l’Umbe attacca i motivi della visita a palazzo e lo ascolto, poi
arrivan le birre.
“Se volete vi lascio soli”
dice la donnina a modino.
“Ma scherzi, resta, non è certo
un segreto, solo due dritte e un consiglio e poi schiodo, che lunedì non lo
vedo e volevo fossimo allineati” si affanna l’ottimo Umbe.
Sediamo, io a capo tavola, Umbe alla mia sinsitra, la Squinzietta alla
mia destra, appena distante dal tavolo che prende il sole in viso.
L’Umbe espone, io ascolto ed intervengo, la Squinzy tace.
Poi mi giro e la guardo e mi rendo conto, mi consapevolizzo, mi
imbizzarrisco e mi distraggo, poiché la Riccia Sciagura siede a gambe schiuse,
leggermente scivolata in avanti per appoggiare la testa allo schienale e là in
mezzo, nell’incrocio delle meraviglie è visibile, senza alcuna tema di smentita,
o dubbio, l’inequivocabile Fregna, la Sorca, la Fica, la Spacca, la Passera
pelosa e perdo il contatto coi messaggi dell’Umbe perché prendo a chiedermi se
tutto ciò è frutto di distrazione o di premeditata provocazione e mentre
rispondo un po’ a fatica al povero tecnico, mi impegno a capire se anche lui è
a parte di simile visione celeste e ho il sospetto che sì, che ne è a parte, a
giudicare dal guizzare degli occhi verso la Riccia Agitprop che ad occhi chiusi
si fa baciare dei raggi del sole, mentre noi baceremmo qualcos’altro di
altrettanto splendente, ma assai più terreno e terrestre.
E si giunge all’epilogo, il buon Umbe saluta, è stato un piacere,
scusate, ma figurati Umbe, piacere mio ciao e risale sull’antico fuoristrada e
scompare tra la polvere del vialetto a doppia esse.
La polvere ancora aleggiava nell’aria, che quella canotta era già esanime
sulla sedia e la Riccia Distratta si avviava a sdraiarsi dove, sin poco prima,
era sdraiata.
“Chiarina, ma dimmi bene, ma l’hai
fatto apposta a far vedere la figa all’Umbe?”
Si fa ombra sugli occhi con una mano, sorride e risponde.
“Ma io non ho fatto vedere la
figa all’Umbe. Io ti ho fatto vedere me che faccio vedere la figa a un maschio,
visto per la prima volta, davanti a te.”
E mi bacia.
E io resto stordito. E ci penso un pochino.
E trovo questa processo logico assolutamente esaltante.
Esaltante.
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