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mercoledì 5 ottobre 2016

Casa mia casa mia


Che poi, ok, ‘ste estiche c’hanno una fisicata che neanche la Barbie e un senso del pudore che nemmeno la mia tavoletta del cesso, va bene che ti incensano e idolatrano (ma d’altra parte gli paghi una camera come fosse un mutuo trentennale al 17% non negoziabile sulla Reggia di Caserta) va bene che si strafanno come le scimmie e tu ti diverti, ma tutto per un po’però, perché di inspiedare delle pollastre che fanno coccodè in una lingua che non cazzo conosci, dopo un pochettino ti cazzo fratturi il coglione, cazzo.

A Riga tutto bene, prendiamo anche il negozio accanto che chiude e allarghiamo la parte mono-autoriale che ne avevamo il di bisogno, ora che alcuni artisti russi ci adocchiano, l’albergo è sempre una magia spaziale del 1800, il Bergolettone sempre più un amico e la città sempre un mistero attraente. Lo chiamo Bergolettone perché Lettamasco mi pare brutto.

Ma poi torno al pollaio e la prima mattina che mi sveglio trovo la Nevenka al pezzo, ferro da stiro al calor bianco, caldaia che sbuffa come una kriegslokomotive BR 52 di uncinata memoria, toppino nero da banchetto di Rumènia, con reggiseno a fascione bianco ingrigito di cui si intravede un arruffato bordo, fuzò grigi di maglina effetto guardachemutandazzabiancachec’hoattornoallacellulitechemimascherailculo, ciabattazza da piscina blu con righe bianche, smalto rosa-perla-ammalata-di-tisi, tutta bella lucida di sudore sotto le clavicole ignude, che sbuffa dicendo, squillante come una chiarina di Raffaello Sanzio “Madù Tazio che caldu che fa ancora, ma inverno non venire mai? Io schioppo stirare cosgì sai?” che mi fa mixare lentamente la Repubblica Ceca e la Lettonia con un pizzico di Moldavia che, alla fine, sembra di stare in piazza a Sant’Agostino alla sagra del gnocco fritto, se solo ci fosse del peperoncino di Soverato.

Ma poi torno, dicevo, e la guardo e sento che qualcosa, qualcuno, qualchè mi suggerisce che saltarle addosso e ingropparla alla strazzona, affondando la minchia in quel cuscino di pelo compresso che sicuramente avrà nella mutandazza sanitaria, mi impirilla non poco.
E allora mi doccio e sego, con lei di là.

Perché un uomo nella vita deve decidere se una monta randazza della moldava porcazza, monta che al 99,9% riesce per un ventaglio di motivi vastissimo, vale il disagio di perdere poi l’operatrice di caldaia e di mille altre fazende e, amisgi no, nononononono, per cui sega selvaggia e morta lì.

Altri fatti di spessore come quelli sin qui citati?
Fatemi pensare.

Ah sì! A Riga, in un momento di depressione che manco i Lemmings, ho uazzappato alla Squinzy un messaggio che faceva più o meno così, aspettate che prendo la chitarra.
Do7: “Ci sono momenti in cui mi rendo conto del baratro che ho dentro e che sono riuscito a dimenticare solo quando c’eri tu e mai più. Mi vergogno a pensare ai baratri che avrò lasciato in te e del fastidio che sicuramente questo messaggio ti darà, ma la realtà è che mi manchi.
Insomma c’erano dei baratri qui e lì, una pennellata sulla fugacità della vita e uno stridor di denti dal rimorso e così e colà.
Risposte: zero.
Strano.

Insomma amisgi che numerossi mi seguita da cassa, credo che la vita vera sia anche non mancare mai l’occasione di apparire uno sterminato coglione, che i treni della coglionaggine è pur vero che passano ogni quattordici minuti, ma è anche vero che le carrozze di prima sono sempre piene.
Piene, come la madre del coglione.
Che anche lei viaggia in prima.








giovedì 7 maggio 2015

Felicità insana

E oggi sono contento.
E’ stata una ventiquattrore dimmerda, ma sono contento di essere riuscito a infilarmi sull’ultimo  volo della notte per Milano e di scrivervi adesso dalla mia provvisoria lussuosa magione del capoluogo di provincia taziale, seduto al tavolo della cucina, completamente nudo e anche un parecchiamente voglioso di porcherie adulte.

Praga, porca troia.
All’aeroporto, l’altra notte, viene a prendermi la mia “assistente” con una macchina a  noleggio e, solerte come solo certe donne sanno essere (rumene o meno non conta un cazzo, vorrei sottolinearlo sette volte) mi comunica durante il tragitto (l’ottimizzazione dei tempi, anzitutto) che si licenzia e va a Brno da un’amica che lavora in un bordello dove cercano una barista e lei ci va. Per cui, seppur stanco dal viaggio, una volta a casa rilevo chiavi della medesima, chiavi dell’ufficio e una busta con i soldi calcolati come residuo del netto mensile depurato dalle ‘giornate’ lavorate. NON faccio il signore che sono e mi forzo a farmi restituire sino all’ultima corona, perché mi pare già un dono pagare quelle relative alle ‘giornate’ lavorate. Poi la vedo imbracciare una borsona e andarsene quasi senza un saluto.  Mi piacciono queste donne decise, puttanissima la grandissima troia, chissà che deragli il treno e muoia solo tu.

Trascorro una nottata disturbatissima dai rumori della strada e dal turbinio dei miei coglioni e mi sveglio all’alba, pronto per andare a “lavorare” alcuni dettagli all’Humble Brothel and Hotel.

***
Non sopporto più il Costa. Nella maniera più assoluta. La compagnia degli amici suoi gumba lo rende molesto, aggressivo, trasformato. Ma ve lo ricordate quel bambolotto di pezza di un tempo? Non c’è più e al suo posto deambula un piccolo ceffo sbruffone e peloso, sovente puzzolente di sudore d’ascella stantio, perfettamente amalgamato nel peggio del peggio, sguazzante senza rimorsi né sensibilità, burino allo schifo, predisposto alla violenza e al sopruso, novello mandriano di vacche umane, provvisto di standard di trattamento interpersonale assai al di sotto della media in circolazione nei bassifondi.

Per cui: rapido svolgimento delle operazioni, Internet, biglietto aereo per il terzultimo posto libero, restituzione auto dimmerda all’aeroporto dimmerda, ritorno a Milano. E vi dirò una cosa stravolgente: seppure Malpensa sia a Varese, l’idea di essere arrivato a Milano mi ha dato sollievo. Fatevi due conti attorno al mio stato d’animo.

E ora sono qui, al calduccio di un sole che Dio ha voluto far uscire dopo un periodo di piogge incessanti, a scappellarmi e rincappellarmi il cazzo mentre vi scrivo, pensando ad alcune necessità fondamentali della Uoma Tazioa che vive nel suo luogo col suo tempo e la performàns: una epilazione totale che mi renda un liscio giocattolo sessuale irresistibile ambosessi, una ricongiunzione con gli Amici della Sega sulle ripe odorose del fiume sozzone, con i quali godere nudi del primo sole sfregandoci i maschi sessi duri, grugnendo osceni sino a ricoprirci reciprocamente di delizioso sperma, contattare la Maggie per arpionarla con un invito a cena che vada aprendo (o chiudendo) il protocollo d’intesa, verificare l’avanzamento del trasloco, chiamare la Emy che è giovedì e lei non è più a Zena, rivedere la Lidia per affari personali e (perché no?) per violentarla come necessita, o forse anche qualcosina in più.

Tante cose, tutte belle, tutte entusiasmanti, tutte di elevata matrice culturale, tutte mature e traccianti il profilo di elevata ed affidabile serietà che è la mia cifra distintiva di stupendo maschio pansessuale dagli appetiti voraci ed insaziabili, oscillante tra le necessità di donna intime nella erotica Tazia a quelle del maschio alfa Taziosaurus Cazzis, in un turbine ormonale piacevolmente tumultuoso che mi fa svettare la Minchia Randazza da sotto il tavolo, Minchia che mi parla attraverso le goccioline limpide che trasudano dal sensuale foro uretrale, implorandomi un masochistico “strozzami fino a farmi vomitare” ed io credo che sì, amisgi, credo che la accontenterò con furore belluino, non tanto per sedare la necessità istintiva, ma piuttosto per alimentarla a dismisura raffinandola lungo profili parossistici e sofisticatamente depravati, divenendo nuovamente il Gran Pezzo di Porco Duro e Crudo che la cupa Praga, debbo ammetterlo, ha temporaneamente depresso.

E ora, grandissima sega.




lunedì 27 aprile 2015

Cazzo di qua, cazzo di là

Cazzo se piove. E fa anche freddo.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.

Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.

L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?

Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.

Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.

Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure  approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.

Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.

domenica 26 aprile 2015

Silvestri meriggi sulle ripe nascoste

Ah amisgi che numerossi mi seguite da cassa che è anche mi cassa, porchè mi cassa es tu cassa  e tu cassa es mi cassa, che bella meriggiata di primavera timida ho trascorso sulle silvestri ripe del fiume porcone che scorre lontano lontano, ma poi neanche così lontano che in meno di un’orata si è là.
Che bel ritrovarsi a casa, tra gli usi e gli (s)costumi che hanno formato la mia gioventù sino alla maturità totalmente immatura di oggi, che bello questo appianamento delle differenze in chiave socialista reale che conduce alla concretizzazione dell’utopico assioma che recita che ciò che è tuo è parecchiamente mio e la ultraminchia che è mia è sicuramente di tua moglie, ma anche un po’ tua se lo vuoa e se mi vuoa, sconosciuto amico dalle invidiabili corna barocche che siedi nudo con la tua femmina di pura Carne di Sozza Suina Viziosa in Calore nuda accanto, ambedue stagionati e sfrizzolati dal morbino del mostrare l’intimo osceno e questo è esattamente il fulcrum della maestosa filosofia superiore che trascende i paradigmi ottusi della società miope, rendendo assolutamente irresistibile l’età, l’imperfezione, la cellulite, il rilassamento dei tessuti, poiché ciò che è difetto per gli standardizzati cervelli morenti è esaltante pregio per noi Eletti Sacerdoti dell’Oscena Sozzura Deviante Amorale.

Senza parole compaio dalle frasche e siedo nudo sul plaid di verde tartan accanto alla Suina Stagionata che scosta le natiche ancora candide per accogliermi accanto a sé, calando l’asciugamano che grottescamente parava sulle spalle come supposta protezione agli sguardi, ben sapendo invece dell’accentratore risultato opposto,  ed io esibisco sfacciato il mio Gran Pezzo di Carne di Porco in tutta la sua scappellata dura magnificenza e un laido sorriso di lei dietro l’occhialone da sole è sintomo dell’inizio della manipolazione genitale alla quale mi dedico con vivacissima ed entusiastica passione, trafficando tra quelle molli cosce a ravanar il plissettato pube nudo, caldo e tenero, mentre il Ramificato Consorte traffica sul suo patetico pisellino rinsecchito e le danze anonime travolgono i sensi, con l’acqua porcona che gorgoglia, la ficona sudante che sciacquetta, la manina strizzante la minchiona ultraterrena e il maritone sbavante da ogni poro conosciuto e sconosciuto.

Bello, superbo e divino sentir l’anticata mano porca che fa appassionata sega esperta mentre il mio occhio cade sulle tozze ditina dei piedi e la mia bocca guadagna la suzione di quei ditali di carne induriti come marmo che svettano sui seni candidi e molli e il grugnir di blasfemi apprezzamenti reciproci al limite della bestemmia ci infoia e ci imbestia, conducendoci a un incollaggio epidermico sensuale, contrapposto dall’armeggiar veloce di duro cazzo e aperta fica, sotto gli occhi estasiati del Fortunato Cornuto che, superata la timidezza iniziale, allunga la pargoletta mano accanto a quella della Puttanissima Consorte per saggiare la consistenza di Mastro Tarello allo stato Ultrasolido.

Bello. Belli il veto e la regola dettati da Madame Sozzona: no lingua, no baci, no leccate di sessi, ma solo manipolazione epilettica e allora che manipolazione epilettica sia, mia Vacca Sozzissima, ancorché codesto armeggiar sguaiato e sapiente mi conduce allo schizzo sborrone di lì a poco, schizzo sborrone che irrora le sue cellulitiche e divine cosce e anche il ginocchio rinsecchito del Corneo Marito stabulante in posizione troppo vicina per evitarlo.

Sono a casa, maestosa casa, sublime casa che mi disintossica di tante torbide pene d’oltre cortina, dove il sesso mercenario è zeppo di perfette forme, ma intriso soprattutto di sbiadite essenze e sono esaltato, compiaciuto, strabiliato da tanta crudeltà sessuale, carne frolla d’uso pubblico che saluto alzandomi senza nemmeno tante cerimonie, ritornando nel fittizio del boschizio per poi dileguarmi tra le gelide frasche che par che butti a piovere ed io ho una serata davanti a me, da condividere con amici porci e depravati nella blasonata Domiziopoli, patria del rotacismo erotico. Casa.

Serata tranquillante

Frizzante atmosfera casalinga con stappo selvaggio di spumanti e schiumanti, scoppiettii di legna guizzante rosse lingue di fuoco e fumi carnensi deliziosi, ma guarda chi c’è, ma Tazione, ma amore, ma su, ma giù, una valanga di simitoni e la Nadia c’ha due bombe allucinanti che non me le ricordavo proprio, l’Antonella Sa-aaarti è simpaticissima e condottiera, che altrimenti con quel somaro chissà dove andrebbe a finire,  la Sandra di Zack sempre sul culo m’è stata e sempre sul culo me la ritrovo, mentre piacevole sorpresa la ragazzina dell’Umbe, che c’ha ventisei anni, papaboys-style, ma in gamba, carina e piacevole.
E poi il mio appioppo.

Quarantacinque anni, da corsa, magra e nervosa, pelle scura olivastra macchiettata (sapete cosa intendo no? Quelle macchiette chiare e scure…), nei carini, occhietti piccolissimi e azzurrissimi, occhiaia sensuale da fumatrice incallita, labbra sottili, capelli tinti di un nero Pantone al limite del paradosso, poco seno, un culo da Femmina a generosa chiappa lunga e poi allora ditelo, amici di ‘sta gran ceppa randazza germogliante, ditemelo che la signora non indossa collant, calza sandali slingback aperti davanti e veste una gonna nera al ginocchio. Smalto ciliegia perlato (la perfezione NON sempre è di questo mondo) che denota una stesa antica ed invernale, dato il presentarsi di una base dell’unghia chiara in crescita che tanto mi ricorda la ipereiaculata Lilli Carati che il Signore l’abbia sempre in gloria. Ditelo che volete che il Taziosaurus Rex esca con una ceppa di olivo secolare così dalla sua tana, ditelo. Belle ditina asciutte e lunghe. Paiono pronte per un C’è Fava Per Te con la mia umida e gonfia cappella violacea.

Maggie per gli amici, avvocatessa che ha un’agenzia infortunistica, reduce da mille rocambolesche avventure sentimentali delle quali, ahimè, mi ha reso edotto a puntate interminabili per tutta la serata, molto coglionriempitive. Però, adesso, al di là del fare il scemino e criticare, va detto con cristallina sincerità che metterò in campo OGNI mezzo per portarmela sul lurido futon e punirle gli orifizi del lurido piacere con la cattiveria sadica che so che ella anela, anche se ieri sera non vi sono stati né solidi elementi, né particolarmente laidi ammiccamenti e la circostanza cenale grigliale era ostile ad una prosecuzione genitale. Piacerle le piaccio, comunque. Ha ribadito che sono simpaticissimo (chiavabile quindi, nel dizionario Quarantacinquenne Femmina Single – Tazio Gran Porco Crudo con l’Osso) sessantasette volte, per cui possiamo dire che sui coglioni non le sto.

Bello riconviviare rilassatamente, bello che nessuno si sia preso la fottuta briga di analizzare nel dettaglio microscopico che cazzo faccio a Praga e dintorni, grazie amici, so che immaginate, ma non chiedete perché mi volete bene.

“Fino a quando resti giù?” - mi chiede la Nadia con le sue tette allegramente ipertrofiche.
“Almeno fino al vostro matrimonio” – esordisco felice di scoprirmi ad esordire, anche se so che qualche puntatina sul Baltico ci dovrà essere, ma ora è inutile ed ininfluente pensarci.
Bello riconviviare, cazzo cannibale.
Bello avvertire quel fremito animale nelle mutande che porta la mente a considerare che, alla fine della fiera, me le sarei chiavate tuttissime, a suggello che la mia suinità ruspante della bassa è rimasta immutata e per nulla indebolita, bello.
Bella serata.

E poi c’è ‘sta Maggie, che vedremo. Secondo me porta un quaranta e i piedi a fine giornata le suonano pure, ma vedremo. Speriamo di non sbagliarci. Indagare necesse est.
Bello.
Casa.

Pergole, Max, braci e rigatoni

 Bello, guardate, semplicemente bello.
Dopo una lunga chiacchierata che ha anche raggiunto delle note acute, io ed il mio carissimo amico Max abbiamo sepolto l’ascia di guerra. L’abbiamo sepolta sotto la pergola esterna anteriore (novità!) della Solita, mangiando i mitici rigatoni al ragù, un galletto allo spiedo e delle verdure cotte. E insomma, senza tanti preamboli e postamboli è tutto a posto, vado al matrimonio e ne sono estremamente felice, sì.
Devo farmi fare un vestito, però. Ma il tempo c’è, il Maximous si sposa il 16 Maggio.
“Viaggio di nozze?” - chiedo masticando – “Nessun viaggio, siamo secchi come il Sahara per via della casa”, mi risponde.
Peccato, però. Il viaggio di nozze va fatto subito se no poi non è la stessa cosa o finisce che non lo si fa più, peccato.
“Dove volevate andare, nel caso?” – insisto spolpando un’ala.
“Ah beh, ci eravamo innamorati di Los Roques, ma fa niente” – mi dice sorridente.
“Ma qualche giorno da qualche parte ve lo prendete vero?” – incalzo – “Sì, sì, quello sì, magari a Firenze.”

Poi verso le quindici e zeroquattro compare il Saaaaaaaaaarti che si siede a sedia rovescia, dopo avermi baciato e abbracciato come fossi stato una figa turbo.
“Oh, vado a prendere la ca-aaarne, adesso, Ma-aaax” esordisce il buonfigliolo e, a quel punto, il Max si illumina e squittisce “Cazzo che coglionazzo, me lo ero dimenticato! Taz stasera grigliatona da me, siamo io e la Nadia, lui con l’Antonella, l’Umbe con la Giulia, il Zack con la Sandra e forse dopocena un altro po’ di gente, vieni anche tu dai, che ci si fan due risate tutti assieme, che rivedi un po’ tutti!” e il Saarti aggiunge “Cazzo sì Taaaz, che porto anche l’amica dell’Antonella che te la trombi e la rilassi che è un periodo che scassa i coglioni che è un brutto lavoro” e si ride e accetto volentieri, ringraziando.

Casa.
Decido di accettare anche se tra una roba e l’altra ho messo piede in casa sabato mattina alle sei, maledetta la Hertz e quel testa di stracazzo, ma lasciamo stare. Decido di andare che ho voglia di umani che parlano con la cadenza sana che tanto mi piace.
E allora ennesima sambuchina col Sa-aaarti e poi via, a buttare la mia salma sul futon a dormire un poquito.

Casa.
Bello, cazzo.
Nota finale: la Marghe Margherita Marghera ha sempre quel panoramico culo in panavision che tante sozzerie mi suggerisce, ma il gelo della sua chiusura col sesso mi smorza.
Peccatone.

Casa lo stesso, comunque.

venerdì 24 aprile 2015

Quando mi passa? Mai.

Che fortuna!, che fortuna!
IL Costaminchia e le Faine hanno fissato per le ore sedici l’importante riunione del board del bordel a cui io per nessuna ragione al mondo vorrò mancare!
Che fortuna!
Meno male che non è saltata la reunion, amisgi che numerossi vi vengo a trovare accassa a uno a uno tra pochissimo, perché io sono un importante senior advisor del board del bordel. Eh.
E così tra poco prendo il trolley che trullallallà e mi reco nell’headquarter del bordell per l’importante riunione del board. Ehssì eh.

Ma quando mi passa a me? Mai.

Fino alle ventuno nel bordel con i members del board è troppo anche per Carminati.
Esiste però, eh-eh-eh, già-già-già, l’eventualità Galina che non l’ho mai provata e che le potrei chiavare la gola (che pare sia la sua cifra professionale, diciamo) sia per cultura generale, sia come passtime nel bordel come senior advisor in charge al board col trolley trullalallerotrullalalà.
Non mi passa più, lo so.
A domani, amisgi, che mi troverete accassa con reservation AtTheSame che mangio col Max e schiarisco le natiche.

Non mi passa più, lo so.

Riassunti e fermenti, ripassi e dolori, clima stabile e rigatoni vicini

Bonsgiur, bonsgiur, bonsgiur.
Che bella giornata che è oggi: dieci gradi e solicello, si sta bene. Praga è stesa laggiù, la Romi é stesa quaggiù, io bevo un caffettone americano qui giù, il trolley trolla là, Internet dice che a Milano al momento è come qua, che a Taziopoli domani la minima sarà di undici, la massima di ventitre e il cielo sarà parzialmente nuvoloso.

Dividerò questo bel post, raffinato, elegantemente tessuto tra le insidie della lingua italiana, in due parti. La prima, per aggiornarvi sugli sviluppi verificatisi dai tempi di Riga, la seconda per dare doverosa e sentita risposta agli amici che mi hanno posto dei quesiti che, un po’ per la fretta, un po’ per altri motivi, non ho soddisfatto pienamente.

Parte ordinaria

Ieri abbiamo visto non due, ma tre appartamenti, tutti situati in Praga 1 che, per chi non lo sapesse, è il distretto del centro storico della città. Anche se non è perfettamente esatto: diciamo che in Praga 1 c’è anche il centro storico della città vecchia. (Nota: andate a Praga perché è una cosa meravigliosa, credetemi).
Va detto, con doveroso inciso, che tutto ciò che abbiamo visto si è rivelato un’autentica mmerda, ma va anche detto, con pari precisione, che diviene insostenibile per le mie finanze continuare a vivere come Onassis all’Hotellone Lussuosone, poiché io di Onassis non ho nulla, nemmeno di profilo, essendo io di una bellezza assai rara per un uomo stupendamente appena over quaranta che sa vivere col suo tempo e con la performàns.

Per cui ho affittato il meno fecale degli appartamenti, con il beneplacito della Romi che già è in azione mentale al fine di renderlo una base operativa del Tazio: lavasgiu, asciugasgiu, stiransgi, cuscinansgi e dormansgi. Poi le ci vivrà stabilmente, ma IN ASSOLUTA SOLITARIA (eventuali grattatine di fica se la va a far dare altrove), mentre io deciderò il da farsi: voglio stabulare all’Humble Hotel & Brothel? Ok. Voglio l’Hotellone Lussuosone per dedicarmi alla wellness & fitness dura e spietata come facciamo noi le marines sederine pazze pazze? Ok. Voglio stare nella fechouse a riposare il buco del glande? Ok.

E fin qui, quindi, tutto a posto. Di automobili non se ne parla, c’è un rental a quattro passi aperto h24 per cui, semmai dovesse servire, si va lì e tac-taratac-tac la si noleggia.

Bene.
Oggi pomeriggio, ad un orario non ancora definito dal Costafrate e dalle Faine, ci sarà una bella e pulita riunione all’Humble Brothel con un già noto Ordine del Giorno. Ecco, Ordine del Giorno risulta già una contraddizione nei termini, in quanto Disordine del Pomeriggio meglio si attaglierebbe ai deliri che verranno posti sul tappeto: reclutamento di due ragazze di cioccolata (mai viste) provenienti da un altro localino ammodo per coronare il Procett delle Necre che il Costa da tempo affina con magistrale visione da condottiero; allontanamento di una ragazza moldava trovata stesa nel cesso con una siringa nel braccio. Che  vada a morire altrove, merda umana; progettazione di una formula Premium attraverso la quale il cliente paga un tot (un bel tot) e per la durata di dodici ore di erogazione del servizio trapana tutte quelle che può e vuole. Cose belle, insomma.
Voterò entusiasticamente sì a tutto, preleverò del contante e poi mi trasferirò al Praga Ruzyne in attesa dell’aeromobile che mi riporterà a casa.

“Tà so conthent chettenevvai accass per un pog, vedi che tantevvholt ti ripos”.
E vedi che tante volte sarà così Costabirillo delle mie palle glabre.
Per cui, sorvolando sulla parte servizi sessuali erogati on my demand dalla Romi (no, niente da fare raga, la figliola non c’ha il quid, non c’ha) direi che la prima parte del post è esaurita e bella che completa.

Parte speciale

@Lolita: non mi fare così, lo sai che sono sempre contentissimo di leggerti, specialmente quando mi dici che hai riletto tuuuuuuuuuttto quello che ho scritto e mi fai i complimenti. Tu sei la mia fidanzatina porcona, come faccio a non volerti bene amo? Bacini, bacini, bacini. Ti chiedo scusa se non ti ho risposto come dio comanda. Ci farò più attenzione.

@Hip:
lo spiegone. Non è molto facile fare lo spiegone e devo anche ammettere di non aver (inconsciamente, volutamente, boh) approfondito un argomento dalle tante sfaccettature complesse. Posso fare una sintesi, autocritica e spietata: io sono unammerda in certe situazioni. Segnatamente, sono una mmerda in quelle situazioni in cui sarei chiamato a spendermi e ad assumermi terrene responsabilità verso qualcuno. In tal caso io divento l’uomo che fugge, che starebbe anche molto bene come sottotitolo al blog. Quando qualcosa non va lungo l’assoluta traccia che io ho magistralmente dipinto nella mia testa e quando una persona mi ricorda di essere umana e mi chiede umanità e sacrificio e dedizione, magari a fronte del sacrificio, della disponibilità e dell’umanità che già mi ha dato a piene e generose mani, io fuggo. In Africa, in Marocco, in Belize, anche in Belin a volte, ma fuggo.
Un tempo, una donna crudele, che mi ha fatto uscire di testa sterminandomi di dentro, mi disse una verità inossidabile: “Le persone che ti vogliono bene non riusciranno mai a farsi bastare semplicemente che tu sia IL Tazio e questo è il motivo per cui rimarrai solo, per sempre. Rimarrai solo sinché sarai convinto che essere IL Tazio sia una manna per chi ti sta accanto e spero che tu ci creda davvero a questo delirio, perché non ti rimarrà che fartelo bastare quando attorno avrai il vuoto”.

Ecco. Non mi sono affatto divertito a scriverlo, ma te (ve) lo dovevo.
Vi voglio bene, anche se so che dopo la citazione della Donna Crudele, ogni mia affermazione sentimentale risulta dubbia.