Ieri sera Taziocasalingo, full relax, full duplex, full resting.
Ho chiamato la Skizzetta che ieri ha ritirato le chiavi ed aveva già espugnato la magione e stava mettendo in ammollo le tegole, che mi immagino che razza di macello metterà in piedi, spero solo non si sciolgano i muri con tutto quello che userà. Siamo in un dilemma esistenziale in merito al weekend, poichè comincia a far freschino e lei c'ha poca roba da coprirsi e così sarebbe intelligente la sua discesa e la sua risalita con un paio di valige di roba pesante che là il tempo cambia con uno schiocco di dita, ma per poter fare tutto ciò occorrerebbe ottenere la concessione del boss a rientrare lunedì mattina, perchè coi voli siamo alla canna del gas.
Io penso che sia una richiesta accettabile, considerando che non ha mancato un colpo da mesi. E così oggi chiede.
Poi ci siamo salutati e io mi sono messo a guardare la tivvù e dopo dieci minuti ero tra le braccia di Morfeo, o Orfeo, come dice il dottissimo Costa.
Serata priva di thrilling, insomma.
Stamattina di buon'ora ero al mio posto, sereno come un cielo sahariano, sorseggiando il mio caffettino, quand'ecco affacciarsi alla mia mente un'impetuosa ed insolente, quantunque intrigante, immagine di donna bionda, alta, dal viso bellissimo, svedese, dagli occhi glaciali di un azzurro chiarissmo e, a detta del dottissimo Costa che ne è stato testimone oculare, un tronco di figa da nuda che si sente vacillare la fede.
La dianzi descritta immagine la chiameremo, per comodità, Emy.
Per cui son lì che trastullo la tazzulella e poi guardo l'orologio e mi dico "Tazio, amico di sempre, lascia che te lo dica con la crescente stima che provo per te: quella ti ha lasciato il numero, ha voluto il tuo, è singleissma, non fila l'ex moroso manco di pezza, vedi tu cosa vorrà dire. Pertanto chiamala. Con la emme, al momento".
E, per una volta, mi sono trovato d'accordo con me stesso ed ho atteso le ore diecizerozero per chiamarla, puntuale come la morte.
"Signorina buongiorno, qui è il Tazio che parla"
"Ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooo. Aspetta che mi sposto."
E quando la donna si sposta vuol dire che ti ha classificato alla voce "cazzi-miei-che-le-colleghe-non-devono-conoscere" e questo è già promettente.
Allo squillare di "Eccomi, scusami, ma che piacere, non pensavo mi telefonassi" ed io comprendo, perché viceversa dovremmo pensare di farlo fruttare 'sto business della chiaroveggenza, ebbene, a quello squillare mi produco in un fulgido turbine di cazzate che rotolano e saltellano e rimbalzano come le gioiosamente riottose acque di un montano ruscello e la Emy ride, ride, ride e mi dice che sono matto, cosa che mi trova concorde e non mi stupisce affatto.
E via, via, via, per mille doppi sensi pacati e signorili e lusinghieri riferimenti a quant'è figa e poi tranf, a secco, nella mollezza della rilassatezza ridanciana e del corteggiamento cicisbeo, schiocca l'invito a cena per stasera che la fa vacillare di sorpresa inaspettata, ma poi riprende quota, fa una battuta, ride ed accetta.
Osteria Quellanuova, ore ventietrenta.
Ho fatto bene a darmi retta.
Pagine
giovedì 4 ottobre 2012
mercoledì 3 ottobre 2012
La Bice
Ieri sera ho finito tardissimo, che erano quasi le nove. Mi sono auto dirottato alla Solita per ingoiare del cibo alla cipolla ascellata e in quel della Solita medesima vi ho incontrato il Ruggi, in solitaria alimentazione. Ohi ma se lo sapevo ti aspettavo, mi hai detto che eri via e non t'ho neanche chiamato, tranquillo, prendo una sedia e mi aggiungo.
E si discorre.
Si discorre e lui inizia a raccontarmi per filo e per segno tutti i cazzi del Luchino, poi tutti i cazzi del Peppino e della Giulina, nuovamente felicemente sposi.
Quelle vicende sono una droga per me, io starei venti ore ad ascoltare, chissà perchè. Forse per lo stesso arcano motivo per cui quando scoreggiamo la annusiamo subito, non so.
E si tira quell'ora, poi si beve un altro gocciolo e poi il Ruggione mi fa "Oh, ascolta qua, c'è una a Razzagalina che si chiama Bice e c'ha 'na bocca che fa delle pompe che non ci credi… cosa dici? Andiamo a sbattercela di brutto assieme?". Percepisco sin da subito l'odor del mercimonio e, nonostante l'antelucana ora di risveglio, aderisco senza pensarci, com'è ovvio.
Il Ruggi paga e telefona alla Bice contemporaneamente, col telefono tra testa e spalla e poi ottiene l'ok che ci aspetta e allora salgo sulla Panamera popolare e schizziamo come sperma a Razzagalina dalla mitica Bice Bocca di Lupa.
A puttane col Ruggi, ma che bella storia. Ci penso e glielo dico, mentre sfrecciamo a duecentosette chilometri orari sulla comunale di Razzagalina e lui ne conviene, fumando e guidando con una mano sola, come ogni bel ras dello zuccherificio della bassa che si rispetti.
E arriviamo dalla Bice. Un gran bel troione sui cinquanta, alta, capelli rosso rame, abbronzata come un Bacio Perugina con triangolature bianche da microcostume, forte somiglianza con la più bella Vanoni che io ricordi. Ci accoglie sulla soglia dell'appartamentino, in un condominietto nuovo di zecca, con addosso solo un negligé nero trasparente e un paio di slipper nere piumate ai piedi. Gran gran bei piedi e gran fisicata per l'età. Proprio una bella mignottona.
Fa la disinibita cordiale, ci offre da bere un cordiale e il Ruggi non va per il sottile e si spoglia in due secondi e, mentre io mi spoglio, mi decanta le doti oratorie della Bice spalpugnandosi la fava per portarla alla durezza di servizio. Al che io faccio uguale e la Bice si spoglia del nulla e si inginocchia e comincia a tirare un succhione al Ruggi e io mi avvicino, fianco a fianco al mio compagno di merende, per gioire dell'ugola della bella Vanoni. Che, va detto, tira delle pompe da segno della croce. Siam lì che godiamo e scherziamo, specie quando vedo scomparire totalmente nella golafiga della Bice la mia intera Nerchia Mannara, cosa che m'è capitata assai rare volte. Ma che bello, tutto nudo di fianco al Ruggi nudo a farmi fare un pompino con lui dalla zoccola stagionata, son momenti di pura poesia, momenti di arte, di tradizione, di cultura.
E mentre la succhiante succhia e i succhiati mugolano, mi corre l'impulso spensierato, ma forse è più corretto dire che mi corre direttamente la mano, sulle chiappe chiacchierate del mio compagno di merende.
Che non mi arresta, no, continua a mugolare di godimento golale della bella succhiadera ed io non mi esimo, non mi sottraggo, non mi nascondo e non mi esento e palpo, palpo felice, cerco mollezze tra le natiche ricoperte di biondastri peli morbidi, cerco e tocco e tutto ciò pare essere di una normalità quasi banale.
Poi si decide per la doppietta. Ah behbeh, la doppietta è un must nella puttanagione di coppia amicale.
La Bice, con enfatizzata voce e parlata troianica, esordisce con un mugolato "Venite miei tauri" e si adagia a gambe aperte sul letto.
Tauri. Io il Ruggi siamo una coppia di tauri. Che, presumo, siano animali assai più virili dei banali tori. Eh. Il toro è una checca in confronto al tauro.
E così mi stendo sul letto e la Bice indossa la Taurominchiataziale, mentre alle sue spalle si addressa la Taurominchiaruggerale, che non fatica a scivolarle nel retto, grazie all'abbondanza di lubrificante per tauri che la peripatetica aveva, previdente, cosparso sul suo sbrandellato ano agé.
E noi tauri ci guardiamo negli occhi, mentre la Bitch recita la sua parte e ci guardiamo intensi che sembra che manco ce la stiam cagando, che ognuno spinge del suo e guarda quell'altro perchè, anche se non ci avete mai fatto del caso, amici dediti alla doppiagione durante la puttanagione amicale, il godimento del tauro sta nel sentire la straminchia dell'altro esemplare di tauro che, inculando od inficando, la struscia, la sfrega, la accelera o la decelera, sopra quella paretina ficoanale sottile come la carta colorata di Art Attack, per goder del vostro Taurocazzo. La Bice è un pretesto, è solo un complicato sovrapreservativo a due posti, vivente e mugolante, talvolta purtroppamente parlante, ma la vera fazenda è fare a cazzo su cazzo e questo produce un frociamente orgoglioso piacere interessante, molto interessante, che diviene interessantissimo quando, come un sol tauro, riempiamo i nostri palloncini diafani di sborra diafana.
…
Si torna, nella notte fresca di ottobre, ad una velocità che porta il cofano della Panamera al calor bianco. Si parla, rilassati (parola grossa col Ruggi al volante), distanti dagli argomenti e dagli approfondimenti e dalle precisazioni in materia di "oh ma lo sai che te lo tirerei nel culo Ruggi?".
Perchè parlare non serve e non si deve.
Siamo uomini d'onore e d'azione.
Siamo maschi.
Siamo tauri, alla fine.
E i tauri, si sa, non parlano.
Agiscono.
E si discorre.
Si discorre e lui inizia a raccontarmi per filo e per segno tutti i cazzi del Luchino, poi tutti i cazzi del Peppino e della Giulina, nuovamente felicemente sposi.
Quelle vicende sono una droga per me, io starei venti ore ad ascoltare, chissà perchè. Forse per lo stesso arcano motivo per cui quando scoreggiamo la annusiamo subito, non so.
E si tira quell'ora, poi si beve un altro gocciolo e poi il Ruggione mi fa "Oh, ascolta qua, c'è una a Razzagalina che si chiama Bice e c'ha 'na bocca che fa delle pompe che non ci credi… cosa dici? Andiamo a sbattercela di brutto assieme?". Percepisco sin da subito l'odor del mercimonio e, nonostante l'antelucana ora di risveglio, aderisco senza pensarci, com'è ovvio.
Il Ruggi paga e telefona alla Bice contemporaneamente, col telefono tra testa e spalla e poi ottiene l'ok che ci aspetta e allora salgo sulla Panamera popolare e schizziamo come sperma a Razzagalina dalla mitica Bice Bocca di Lupa.
A puttane col Ruggi, ma che bella storia. Ci penso e glielo dico, mentre sfrecciamo a duecentosette chilometri orari sulla comunale di Razzagalina e lui ne conviene, fumando e guidando con una mano sola, come ogni bel ras dello zuccherificio della bassa che si rispetti.
E arriviamo dalla Bice. Un gran bel troione sui cinquanta, alta, capelli rosso rame, abbronzata come un Bacio Perugina con triangolature bianche da microcostume, forte somiglianza con la più bella Vanoni che io ricordi. Ci accoglie sulla soglia dell'appartamentino, in un condominietto nuovo di zecca, con addosso solo un negligé nero trasparente e un paio di slipper nere piumate ai piedi. Gran gran bei piedi e gran fisicata per l'età. Proprio una bella mignottona.
Fa la disinibita cordiale, ci offre da bere un cordiale e il Ruggi non va per il sottile e si spoglia in due secondi e, mentre io mi spoglio, mi decanta le doti oratorie della Bice spalpugnandosi la fava per portarla alla durezza di servizio. Al che io faccio uguale e la Bice si spoglia del nulla e si inginocchia e comincia a tirare un succhione al Ruggi e io mi avvicino, fianco a fianco al mio compagno di merende, per gioire dell'ugola della bella Vanoni. Che, va detto, tira delle pompe da segno della croce. Siam lì che godiamo e scherziamo, specie quando vedo scomparire totalmente nella golafiga della Bice la mia intera Nerchia Mannara, cosa che m'è capitata assai rare volte. Ma che bello, tutto nudo di fianco al Ruggi nudo a farmi fare un pompino con lui dalla zoccola stagionata, son momenti di pura poesia, momenti di arte, di tradizione, di cultura.
E mentre la succhiante succhia e i succhiati mugolano, mi corre l'impulso spensierato, ma forse è più corretto dire che mi corre direttamente la mano, sulle chiappe chiacchierate del mio compagno di merende.
Che non mi arresta, no, continua a mugolare di godimento golale della bella succhiadera ed io non mi esimo, non mi sottraggo, non mi nascondo e non mi esento e palpo, palpo felice, cerco mollezze tra le natiche ricoperte di biondastri peli morbidi, cerco e tocco e tutto ciò pare essere di una normalità quasi banale.
Poi si decide per la doppietta. Ah behbeh, la doppietta è un must nella puttanagione di coppia amicale.
La Bice, con enfatizzata voce e parlata troianica, esordisce con un mugolato "Venite miei tauri" e si adagia a gambe aperte sul letto.
Tauri. Io il Ruggi siamo una coppia di tauri. Che, presumo, siano animali assai più virili dei banali tori. Eh. Il toro è una checca in confronto al tauro.
E così mi stendo sul letto e la Bice indossa la Taurominchiataziale, mentre alle sue spalle si addressa la Taurominchiaruggerale, che non fatica a scivolarle nel retto, grazie all'abbondanza di lubrificante per tauri che la peripatetica aveva, previdente, cosparso sul suo sbrandellato ano agé.
E noi tauri ci guardiamo negli occhi, mentre la Bitch recita la sua parte e ci guardiamo intensi che sembra che manco ce la stiam cagando, che ognuno spinge del suo e guarda quell'altro perchè, anche se non ci avete mai fatto del caso, amici dediti alla doppiagione durante la puttanagione amicale, il godimento del tauro sta nel sentire la straminchia dell'altro esemplare di tauro che, inculando od inficando, la struscia, la sfrega, la accelera o la decelera, sopra quella paretina ficoanale sottile come la carta colorata di Art Attack, per goder del vostro Taurocazzo. La Bice è un pretesto, è solo un complicato sovrapreservativo a due posti, vivente e mugolante, talvolta purtroppamente parlante, ma la vera fazenda è fare a cazzo su cazzo e questo produce un frociamente orgoglioso piacere interessante, molto interessante, che diviene interessantissimo quando, come un sol tauro, riempiamo i nostri palloncini diafani di sborra diafana.
…
Si torna, nella notte fresca di ottobre, ad una velocità che porta il cofano della Panamera al calor bianco. Si parla, rilassati (parola grossa col Ruggi al volante), distanti dagli argomenti e dagli approfondimenti e dalle precisazioni in materia di "oh ma lo sai che te lo tirerei nel culo Ruggi?".
Perchè parlare non serve e non si deve.
Siamo uomini d'onore e d'azione.
Siamo maschi.
Siamo tauri, alla fine.
E i tauri, si sa, non parlano.
Agiscono.
lunedì 1 ottobre 2012
Piccolo inciso
Adesso bisogna che dorma almeno un due orette, però prima vi volevo dire una cosa.
Ieri sera siamo andati a mangiare una pizza in un bel posto e la pizza era pure buona. E così, fatti piedino, confessati le solite sozzure indecenti e mi viene spontanea una domanda da farle.
Una domanda semplice, lineare, quasi banale.
"E i tuoi?" chiedo con tre parole apparentemente noiose.
I suoi. Già.
Beh, papino è a Shangai e chi lo porta indietro più, specie considerando la Troiamadre.
La quale si è stabilita a Roma, perché qui "è uno sfacelo deprimente". Mamy a Roma, Papy a Shangai, Bimby a Londra. Una famiglia in cloud, potremmo dire.
In cloud sì, ma con download natalizio, che la Troiamadre sta già pianificando una mega family reunion a Borgoverde, tutti presenti, non si accettano scuse, perchè Mamy se c'è una cosa che ci tiene è il Natale in famiglia. Di tutto il resto non gliene chiava un beneamato cazzo, ma il Natale non si tocca.
"Così mi stai dicendo che se hai qualche giorno di ferie a Natale te ne vai a Borgoverde?"
"Non ci ho ancora pensato, a dire la verità, ma mi farei strappare le ovaie piuttosto che andarci. Le falsità mi disgustano"
"Ma gliel'hai detto del rinnovo di tre mesi venerdì?"
"Sei pazzo? Vuoi che mi caghi il cazzo dicendomi che era ovvio che non mi avrebbero assunta e che invece che genio che è la figlia della Mariasole e minchiate simili? Sono cazzi miei, lei sta a Roma, io ho la mia vita."
"Quindi non sa nemmeno di noi"
"Assolutamente no, zero, nada, niet, nisba, nothing, non voglio commenti di alcun genere su di noi, anche se fossero una pioggia di felicità"
"Andiamo al caldo a Natale, allora"
Mi guarda. La guardo.
"Non c'ho una lira Taz"
"Ho detto andiamo al caldo a Natale, non ti ho chiesto se c'hai una lira."
E sull'onda entusiastica del pensiero di una vacanza caraibica al Club Orient di St. Martin le descrivo il piacere di essere tutti nudi sulla spiaggia la sera di Natale e le notti stellate e il pollo in diecimila maniere e io e lei e Gesù Bambino e che bello, ma lei sorride triste.
"Cosa c'è?" chiedo.
"C'è che mi sento in difficoltà Taz. E la macchina e la casa e la vacanza, io non mi sento a mio agio Taz, perchè è troppo"
E allora prendo un seria considerazione il suo punto di vista e le spiego.
Glielo spiego con chiarezza inequivocabile.
Io non ho comperato un'automobilina a una che aveva già un'auto, io non partecipo alle spese di affitto di una casa a Chelsea con una che già stava a Notting Hill, io non sto "regalando" a lei una vacanza. No.
Io voglio solo che lei raggiunga il minimo sindacale per puntare al massimo come farà prestissimo. L'automobilina serviva a muoversi, la casa a vivere, la vacanza servirebbe a tutti e due per prendere un po' di meritato fiato. Qui io non compro nessuno e lei non deve sentirsi in difficoltà, perché quel poco che faccio lo faccio col cuore e non mi va un cazzo di monetizzarlo, perché il vero costo lo pagherei a non farlo.
"Perchè mi ami Taz?"
"A saperlo. Però va che ti amo da impazzire" e le si imperlano gli occhi di lucido.
"Ok" dico "Natale a Londra, nella Casa dei Puffi, ma nudi." e faccio gli occhi da Psycho e lei ride.
Poi mi prende la mano e mi dice "Ovunque vuoi" e io mi sento sciogliere.
La felicità mi fa una paura porca, sappiatelo.
Ieri sera siamo andati a mangiare una pizza in un bel posto e la pizza era pure buona. E così, fatti piedino, confessati le solite sozzure indecenti e mi viene spontanea una domanda da farle.
Una domanda semplice, lineare, quasi banale.
"E i tuoi?" chiedo con tre parole apparentemente noiose.
I suoi. Già.
Beh, papino è a Shangai e chi lo porta indietro più, specie considerando la Troiamadre.
La quale si è stabilita a Roma, perché qui "è uno sfacelo deprimente". Mamy a Roma, Papy a Shangai, Bimby a Londra. Una famiglia in cloud, potremmo dire.
In cloud sì, ma con download natalizio, che la Troiamadre sta già pianificando una mega family reunion a Borgoverde, tutti presenti, non si accettano scuse, perchè Mamy se c'è una cosa che ci tiene è il Natale in famiglia. Di tutto il resto non gliene chiava un beneamato cazzo, ma il Natale non si tocca.
"Così mi stai dicendo che se hai qualche giorno di ferie a Natale te ne vai a Borgoverde?"
"Non ci ho ancora pensato, a dire la verità, ma mi farei strappare le ovaie piuttosto che andarci. Le falsità mi disgustano"
"Ma gliel'hai detto del rinnovo di tre mesi venerdì?"
"Sei pazzo? Vuoi che mi caghi il cazzo dicendomi che era ovvio che non mi avrebbero assunta e che invece che genio che è la figlia della Mariasole e minchiate simili? Sono cazzi miei, lei sta a Roma, io ho la mia vita."
"Quindi non sa nemmeno di noi"
"Assolutamente no, zero, nada, niet, nisba, nothing, non voglio commenti di alcun genere su di noi, anche se fossero una pioggia di felicità"
"Andiamo al caldo a Natale, allora"
Mi guarda. La guardo.
"Non c'ho una lira Taz"
"Ho detto andiamo al caldo a Natale, non ti ho chiesto se c'hai una lira."
E sull'onda entusiastica del pensiero di una vacanza caraibica al Club Orient di St. Martin le descrivo il piacere di essere tutti nudi sulla spiaggia la sera di Natale e le notti stellate e il pollo in diecimila maniere e io e lei e Gesù Bambino e che bello, ma lei sorride triste.
"Cosa c'è?" chiedo.
"C'è che mi sento in difficoltà Taz. E la macchina e la casa e la vacanza, io non mi sento a mio agio Taz, perchè è troppo"
E allora prendo un seria considerazione il suo punto di vista e le spiego.
Glielo spiego con chiarezza inequivocabile.
Io non ho comperato un'automobilina a una che aveva già un'auto, io non partecipo alle spese di affitto di una casa a Chelsea con una che già stava a Notting Hill, io non sto "regalando" a lei una vacanza. No.
Io voglio solo che lei raggiunga il minimo sindacale per puntare al massimo come farà prestissimo. L'automobilina serviva a muoversi, la casa a vivere, la vacanza servirebbe a tutti e due per prendere un po' di meritato fiato. Qui io non compro nessuno e lei non deve sentirsi in difficoltà, perché quel poco che faccio lo faccio col cuore e non mi va un cazzo di monetizzarlo, perché il vero costo lo pagherei a non farlo.
"Perchè mi ami Taz?"
"A saperlo. Però va che ti amo da impazzire" e le si imperlano gli occhi di lucido.
"Ok" dico "Natale a Londra, nella Casa dei Puffi, ma nudi." e faccio gli occhi da Psycho e lei ride.
Poi mi prende la mano e mi dice "Ovunque vuoi" e io mi sento sciogliere.
La felicità mi fa una paura porca, sappiatelo.
Monday
Fatto tutto, anche se mi sono fumato una mattina. Però è stato bellissimo perdersi sedicimila volte in questo dedalo infernale di strade senza un senso logico, davvero bellissimo. Anche perché capisci di esserti perso una mezz'ora dopo che hai sorpassato l'ultima opportunità di girare per la strada giusta.
Comunque non importa, la Skiz è ufficialmente l'affittuaria della Casa dei Puffi e fra un paio di giorni avrà le chiavi, a pulizie ultimate.
Inutilmente, perchè la Skizza farà bollire anche gli infissi prima di entrarci dentro.
Anycase, mission accomplished, Supertazio ha colpito ancora e la giustizia ha trionfato, perché è il bene che vince ed è il male che perde, amen e anche nanonano.
Fa un freddo burino oggi, stamattina c'erano nove gradi, magnifico cazzo. Io, che da spaiardino sono venuto su con il Barbour ventenne senza fodera, me la sono goduta proprio. Epppure, pensate amisgi, ho incontrato una tizia biondastro rossastra coi sandali e le ditina di fuori e la cosa mi ha riempito di sublime luce celestiale l'anima e di sangue l'uccello che, anche se non aveva dei gran piedi e aveva uno smalto tristezza color ciliegia perlato, una volta in albergo mi sono raspato una sega davvero gustosa.
Fatto tutto, tutto a posto, domattina alle sei e mezzo parte il mio aereo (cazzomerda, ma non c'erano chance) e ritorno all'ovile, dove nessuno, ma proprio nessuno sa della mia vita londinese e del mio amore pazzesco pazzeschissimo come l'erba spinella pazzesca pazzeschissima. Perchè nessuno sa? Perché sono cazzi miei, ecco perché.
Il prossimo week end si vedrà il da farsi, se scende lei o se salgo io, vedremo, ma sta di fatto che ci vedremo quant'è vero il Gesùccristosantissimodelsacroccuoredellamadonna.
Bene, bene, benissimo, cazzissimo di Giuda, moltissimo benissimo.
Io la amo a manetta, cazzo.
Comunque non importa, la Skiz è ufficialmente l'affittuaria della Casa dei Puffi e fra un paio di giorni avrà le chiavi, a pulizie ultimate.
Inutilmente, perchè la Skizza farà bollire anche gli infissi prima di entrarci dentro.
Anycase, mission accomplished, Supertazio ha colpito ancora e la giustizia ha trionfato, perché è il bene che vince ed è il male che perde, amen e anche nanonano.
Fa un freddo burino oggi, stamattina c'erano nove gradi, magnifico cazzo. Io, che da spaiardino sono venuto su con il Barbour ventenne senza fodera, me la sono goduta proprio. Epppure, pensate amisgi, ho incontrato una tizia biondastro rossastra coi sandali e le ditina di fuori e la cosa mi ha riempito di sublime luce celestiale l'anima e di sangue l'uccello che, anche se non aveva dei gran piedi e aveva uno smalto tristezza color ciliegia perlato, una volta in albergo mi sono raspato una sega davvero gustosa.
Fatto tutto, tutto a posto, domattina alle sei e mezzo parte il mio aereo (cazzomerda, ma non c'erano chance) e ritorno all'ovile, dove nessuno, ma proprio nessuno sa della mia vita londinese e del mio amore pazzesco pazzeschissimo come l'erba spinella pazzesca pazzeschissima. Perchè nessuno sa? Perché sono cazzi miei, ecco perché.
Il prossimo week end si vedrà il da farsi, se scende lei o se salgo io, vedremo, ma sta di fatto che ci vedremo quant'è vero il Gesùccristosantissimodelsacroccuoredellamadonna.
Bene, bene, benissimo, cazzissimo di Giuda, moltissimo benissimo.
Io la amo a manetta, cazzo.
Sunday
Mutandine a pantaloncino grigio mélange, canottierina color lampone, ricci sparpagliati sul cuscino, oggi è domenica, la prendiamo lenta, domani è lunedì ed io sarò ancora qui.
Leggiamo. Fuori piove e non piove.
"A me l'indiano il giorno dopo mi fa scoreggiare come una carrettiera e poi mi brucia il buco del culo a te no?"
"Skiz, amorella, hai messo sulla carne di montone (e ripeto, montone) una bilicata di salsa che mi bruciavano gli occhi solo a guardarla e prima ti eri fatta la zuppa di lenticchie piccante, che mi viene da dire di nuovo piccante e di chiederti se conosci questo termine della lingua italiana. Cazzo, ma hai scoreggiato? C'avrai mica una zia che si chiama Adele vero?"
Un fetore cadaverico e lei non si scompone, ma si gira e mi dice: "A me l'indiano il giorno dopo mi fa scoreggiare come una carrettiera, a te no? Rispondi, cazzo, invece di mandare il replay del menu"
"A me no, Skiz."
"E a me sì. E anche alla Sara."
"Chissà che bell'ambientino quando mangiate indiano tutte e due."
"Morte pura."
…
…
…
"Io mi masturbo" e molla la rivista per terra e infila la pargoletta mano nelle mutandine.
Da perfetto cavaliere le palpo una mammelletta, come icona simbolica di un sottinteso "chiaviamo".
"No.. voglio fare da sola e voglio che mi guardi se vuoi… e se vuoi puoi fare anche tu e io ti guardo se vuoi… " che le parole sono tutto nella vita.
E, per quel motivo, mentre si muove sinuosa come una biscetta erotica, la mia mente, malata e demolita, rianalizza la costruzione della sua frase e mi spinge a dire una cosa precisa, ma, forse e dico forse, un tantino fuori luogo.
"Skiz, ma lo sai che con una frase hai aperto ben otto opportunità? 1. Io non guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 2. Io non guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 3. Io guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 4. Io guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 5. Io mi masturbo e ti guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 6. Io mi masturbo e ti guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 7. Io mi masturbo e non ti guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 8. Io mi masturbo e non ti guardo e tu ti masturbi e mi guardi"
"Tu sei pazzo amoretto lo sai?" mormora ondeggiando il bacino in seguito all'azione delle dita della pargoletta mano.
"Da prima che mi conoscessi amorazza, non mi cadrai nell'ovvio, nevvero?"
"Leccami la figa così stai zitto dieci minuti e mi fai venire, amorillo"
La ragazza ha senso pratico, sì.
…
…
…
Dopo averle abbondantemente cosparso il culo di KY le premo la cappella nel fiorellino carnoso, che fuori era già buio.
Vuoi per gli estenuanti giochetti, vuoi per il lubrificante, scivolo dentro fino ai coglioni senza nessuna resistenza, sortendo un gemito gutturale.
"Il tuo cazzo mi debilita Taz….." mormora voluttuosa e sensuale, strizzando il buchino del culino.
"Ti debilita perchè è troppo grosso?" chiedo con una malcelata punta di maschile orguogliuo.
"No…" dice spingendo il sederino pasticcino verso il mio pube, chiavandosi il culo da sola.
"Spiegami allora…" dico ansimando, rapito dall'estasi sublime di rimanere fermo mentre mi spompina il cazzo con il viscido buchetto sfondato.
"Mi debilita se non lo prendo ogni due ore…." gorgoglia gaudente, col retto ripieno di minchia rampazza.
Io l'amo.
E non v'è null'altro da aggiungere.
Leggiamo. Fuori piove e non piove.
"A me l'indiano il giorno dopo mi fa scoreggiare come una carrettiera e poi mi brucia il buco del culo a te no?"
"Skiz, amorella, hai messo sulla carne di montone (e ripeto, montone) una bilicata di salsa che mi bruciavano gli occhi solo a guardarla e prima ti eri fatta la zuppa di lenticchie piccante, che mi viene da dire di nuovo piccante e di chiederti se conosci questo termine della lingua italiana. Cazzo, ma hai scoreggiato? C'avrai mica una zia che si chiama Adele vero?"
Un fetore cadaverico e lei non si scompone, ma si gira e mi dice: "A me l'indiano il giorno dopo mi fa scoreggiare come una carrettiera, a te no? Rispondi, cazzo, invece di mandare il replay del menu"
"A me no, Skiz."
"E a me sì. E anche alla Sara."
"Chissà che bell'ambientino quando mangiate indiano tutte e due."
"Morte pura."
…
…
…
"Io mi masturbo" e molla la rivista per terra e infila la pargoletta mano nelle mutandine.
Da perfetto cavaliere le palpo una mammelletta, come icona simbolica di un sottinteso "chiaviamo".
"No.. voglio fare da sola e voglio che mi guardi se vuoi… e se vuoi puoi fare anche tu e io ti guardo se vuoi… " che le parole sono tutto nella vita.
E, per quel motivo, mentre si muove sinuosa come una biscetta erotica, la mia mente, malata e demolita, rianalizza la costruzione della sua frase e mi spinge a dire una cosa precisa, ma, forse e dico forse, un tantino fuori luogo.
"Skiz, ma lo sai che con una frase hai aperto ben otto opportunità? 1. Io non guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 2. Io non guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 3. Io guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 4. Io guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 5. Io mi masturbo e ti guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 6. Io mi masturbo e ti guardo e tu ti masturbi e mi guardi; 7. Io mi masturbo e non ti guardo e tu ti masturbi e non mi guardi; 8. Io mi masturbo e non ti guardo e tu ti masturbi e mi guardi"
"Tu sei pazzo amoretto lo sai?" mormora ondeggiando il bacino in seguito all'azione delle dita della pargoletta mano.
"Da prima che mi conoscessi amorazza, non mi cadrai nell'ovvio, nevvero?"
"Leccami la figa così stai zitto dieci minuti e mi fai venire, amorillo"
La ragazza ha senso pratico, sì.
…
…
…
Dopo averle abbondantemente cosparso il culo di KY le premo la cappella nel fiorellino carnoso, che fuori era già buio.
Vuoi per gli estenuanti giochetti, vuoi per il lubrificante, scivolo dentro fino ai coglioni senza nessuna resistenza, sortendo un gemito gutturale.
"Il tuo cazzo mi debilita Taz….." mormora voluttuosa e sensuale, strizzando il buchino del culino.
"Ti debilita perchè è troppo grosso?" chiedo con una malcelata punta di maschile orguogliuo.
"No…" dice spingendo il sederino pasticcino verso il mio pube, chiavandosi il culo da sola.
"Spiegami allora…" dico ansimando, rapito dall'estasi sublime di rimanere fermo mentre mi spompina il cazzo con il viscido buchetto sfondato.
"Mi debilita se non lo prendo ogni due ore…." gorgoglia gaudente, col retto ripieno di minchia rampazza.
Io l'amo.
E non v'è null'altro da aggiungere.
domenica 30 settembre 2012
Saturday
Ho imparato una convenzione londinese.
La convenzione dice: se c'è la stazione della Tube, è Londra. Non importa se nella realtà sei a High Barnet, in culo alla luna a 20 miglia da Piccadilly Circus. Tu sei a Londra, perché in 40 minuti la Tube ti porta a Piccadilly.
Fortunatamente, la Casa dei Puffi non è a High Barnet, seppur sempre servita dalla Northern Line, la Black line.
E' in una stradina tranquilla, a senso unico, stretta, piena di alberi e casette tutte uguali con i mattoni faccia a vista. E' stretta e alta, su due piani e ha un seminterrato accessibile solo dall'interno.
Ha una scaletta di cinque scalini che conduce alla porta, che è un portoncino di legno che necessiterebbe di manutenzione. I muretti di contenimento della scala sono bianchi candidi, probabilmente tinteggiati di recente.
Se la si guarda dalla strada, la scaletta e il portoncino stanno a sinistra, mentre a destra c'è la finestra del soggiorno, anch'essa bordata di un profilo di muratura bianco candido, come le altre due finestre del piano superiore.
E' un po' un modo di dire "hey sembro vecchia e sporca, i mattoncini della facciata lo sono, ma sono in ordine, ben tenuta".
Accanto alla scalinatina principale, sulla destra, in basso, c'è un pozzetto di 4 metri per 2, fondo tre, che è il volume su cui affaccia la finestrina del seminterrato.
Alla sinistra della casa, che è la prima di una schiera di sei ininterrotte, un vicoletto angusto coi bidoni della spazzatura.
Non c'è posto auto, ma chi se ne frega, non ce l'abbiamo l'auto.
Una volta entrati si ha sulla sinistra la scala di legno che porta al piano superiore e, sul fianco destro, un corridoietto stretto che porta dritto alla cucina. Sul muro di destra del corridoietto, poco prima di arrivare alla cucina, ci sono due porte: la prima dà accesso al soggiorno e la seconda, pressochè attaccata, dà accesso alla scala che conduce al seminterrato, che dovrebbe fungere da lavanderia, ripostiglio, saletta da tortura bdsm, le solite cose inglesi.
La cucina è ampia. Ha un suo ripostiglio collocato sulla sinistra, con la sua bella porta, che si spinge sino al sottoscala. Quando si entra si ha davanti una finestra a scorrimento con sotto il lavandino incassato in un mobilio anni '60 giallo budino al limone. Dalla finestra si vede la pezza d'erba di cinque metri per quattro, circondata di ammuffiti muri alti tre metri, fatti di mattoncini faccia a vista muschiati.
Il mobile che contiene il lavandino, girando lo sguardo verso destra, si interrompe per lasciare spazio alla porta che dà sul giardino.
Giardino, parola grossa.
Poi continua lungo il muro con colonna coi forni, palesemente aggiunta di recenti, i piani dei fuochi, pensili, pentole, piano di lavoro e poi, all'angolo, il frigo e poi un altro mobile verticale e poi all'angolo della porta, tac, un bancone "all'americana", come si diceva nel bieco ventennio, che fa da tavola. Piastrelline color ocra con improbabili fiorami a terra e piastrelle gialline non in tonalità col mobilio sui muri, una bel lampadario semplice.
Poi vediamo il soggiorno.
Ampia finestra che dà sulla strada, caminetto finto Tudor che ospita un televisore LCD di marca Philips. "Funziona?" chiedo alla giunonica agente immobiliare, che si intacchinisce dicendomi piccata con gli occhi a uovo sodo "Certo!!" e prende il telecomando accendendo a manetta il primo canale, al che io dico, no madam, intendevo il camino e lei arrossisce dicendo che non sa, che forse va pulito.
Moquette color panna, pareti bianco ghiaccio, imponente divano spagnolesco, orrendo, di pelle color cacca, tavolo da quattro con sedie in stile, il loro, lampadario liberty orrido, nessun quadro, un ventaglio giapponese sul muro vicino alla tavola e, davanti alla TV, un tea table passabile per piantarci sopra i nostri erotici piedi fetidi, una volta tumulati di sotto gli oggetti gozzaniani che lo ricoprono.
Nessun bagno a piano terra.
Saliamo.
Sul ballatoio tre opzioni: andare dritti per andare a pisciare. Cessetto piccolo, con vasca/doccia, zero bidet e lavandino doppio. Piastrelle losangate blu scuro appaiate ad altre di un marmetto verde da macelleria del Testaccio anni cinquanta, davvero da panico.
Opzione due: porta della camera da letto matrimoniale, grandina, con vista sul giardino. Giardino per dire.
Armadi di palissandro neri che fanno molto morgue, moquettina beige a pelo un po' più lungo, quella da acari, sapete?, carta da parati rosa ton-sur-ton con righe e altri deliri grafici, letto con testiera rivestita di raso color cipria, grande, king size grazie a Dio.
Opzione tre: porta della camera da letto singola, con vista sulla strada.
Stesse cose ma con carta da parati e letto in tonalità dell'azzurro. Il figlio doveva essere maschio, si vede.
Scendiamo e scendiamo nell'interrato.
Lavatrice, congelatore, asse da stiro, scaffali, ben organizzato.
"Qui è dove ti legherò piantandoti aghi nel clitoride" dico alla Skiz in italiano e lei ghigna e l'agente ci guarda spaesata con un sorriso d'imbarazzo ed allora traduco, scusandomi, dicendole che le ho detto che se non fa la brava la metto qui giù in castigo ed allora tutti che si ride e alla fine la Skiz, mentre la seguiamo su per la scala l'agentona, mi mormora "coglione…" e io mi inorguogliuisco.
"Ti piace?" le chiedo in cucina.
"E' fighissimamente kitsch-trash" mi dice sorridente, sputandomi involontariamente.
"E' a cinque minuti a piedi dalla stazione del Tubo" dico e lei annuisce.
"E dalla stazione del Tubo quanto ci si mette, diciamo per Canary Wharf?" le chiedo.
"Non più di un quarto d'ora, penso" poi lo chiede all'agentona e pare che sì, 10-15 minuti.
Mi giro, guardo l'agentona, le dico che la prendo e iniziamo una trattativa noiosissima da suk de Marrakesh che ci succhia via un bel due ore di moduli e mi succhia anche due banconote viola di impegno che ratificherò lunedì mattina tra banca, bonifici telex, cambio in sterline, taxi per andare da lei e firmare e farmi fare l'espianto di rene per avere le chiavi e i cazzi e i mazzi dell'universo che 'ste robe le odio dal profondo dell'intestino tenue e anche un po' di quello crasso.
Poi esco e mi avvio a piedi con al fianco una che guarda dritta e sorride, sotto una cascata di ricci ballonzolanti.
Non diciamo niente per un bel dieci minuti e poi, arrivati alla stazione del tubo, mi salta al collo e mi dice che è felice da impazzire.
E che bello.
E anche io lo sono, eh.
Minchia sì, c'abbiamo la casa assieme a Londra, minghiaoh.
E in zona due, minghia.
"Skiz, c'ho fame" - "Anche io"
"Fish and chips?" - "Oki"
"Me lo fai un pompino col culo dopo?" - "Solo se poi mi pisci in bocca"
"Ti amo Chià" - "Ti amo anche io Tà"
Com'è tutto romantico, tra di noe.
Tradi, tradi, tradi, noe c'é.... ammmore.
La convenzione dice: se c'è la stazione della Tube, è Londra. Non importa se nella realtà sei a High Barnet, in culo alla luna a 20 miglia da Piccadilly Circus. Tu sei a Londra, perché in 40 minuti la Tube ti porta a Piccadilly.
Fortunatamente, la Casa dei Puffi non è a High Barnet, seppur sempre servita dalla Northern Line, la Black line.
E' in una stradina tranquilla, a senso unico, stretta, piena di alberi e casette tutte uguali con i mattoni faccia a vista. E' stretta e alta, su due piani e ha un seminterrato accessibile solo dall'interno.
Ha una scaletta di cinque scalini che conduce alla porta, che è un portoncino di legno che necessiterebbe di manutenzione. I muretti di contenimento della scala sono bianchi candidi, probabilmente tinteggiati di recente.
Se la si guarda dalla strada, la scaletta e il portoncino stanno a sinistra, mentre a destra c'è la finestra del soggiorno, anch'essa bordata di un profilo di muratura bianco candido, come le altre due finestre del piano superiore.
E' un po' un modo di dire "hey sembro vecchia e sporca, i mattoncini della facciata lo sono, ma sono in ordine, ben tenuta".
Accanto alla scalinatina principale, sulla destra, in basso, c'è un pozzetto di 4 metri per 2, fondo tre, che è il volume su cui affaccia la finestrina del seminterrato.
Alla sinistra della casa, che è la prima di una schiera di sei ininterrotte, un vicoletto angusto coi bidoni della spazzatura.
Non c'è posto auto, ma chi se ne frega, non ce l'abbiamo l'auto.
Una volta entrati si ha sulla sinistra la scala di legno che porta al piano superiore e, sul fianco destro, un corridoietto stretto che porta dritto alla cucina. Sul muro di destra del corridoietto, poco prima di arrivare alla cucina, ci sono due porte: la prima dà accesso al soggiorno e la seconda, pressochè attaccata, dà accesso alla scala che conduce al seminterrato, che dovrebbe fungere da lavanderia, ripostiglio, saletta da tortura bdsm, le solite cose inglesi.
La cucina è ampia. Ha un suo ripostiglio collocato sulla sinistra, con la sua bella porta, che si spinge sino al sottoscala. Quando si entra si ha davanti una finestra a scorrimento con sotto il lavandino incassato in un mobilio anni '60 giallo budino al limone. Dalla finestra si vede la pezza d'erba di cinque metri per quattro, circondata di ammuffiti muri alti tre metri, fatti di mattoncini faccia a vista muschiati.
Il mobile che contiene il lavandino, girando lo sguardo verso destra, si interrompe per lasciare spazio alla porta che dà sul giardino.
Giardino, parola grossa.
Poi continua lungo il muro con colonna coi forni, palesemente aggiunta di recenti, i piani dei fuochi, pensili, pentole, piano di lavoro e poi, all'angolo, il frigo e poi un altro mobile verticale e poi all'angolo della porta, tac, un bancone "all'americana", come si diceva nel bieco ventennio, che fa da tavola. Piastrelline color ocra con improbabili fiorami a terra e piastrelle gialline non in tonalità col mobilio sui muri, una bel lampadario semplice.
Poi vediamo il soggiorno.
Ampia finestra che dà sulla strada, caminetto finto Tudor che ospita un televisore LCD di marca Philips. "Funziona?" chiedo alla giunonica agente immobiliare, che si intacchinisce dicendomi piccata con gli occhi a uovo sodo "Certo!!" e prende il telecomando accendendo a manetta il primo canale, al che io dico, no madam, intendevo il camino e lei arrossisce dicendo che non sa, che forse va pulito.
Moquette color panna, pareti bianco ghiaccio, imponente divano spagnolesco, orrendo, di pelle color cacca, tavolo da quattro con sedie in stile, il loro, lampadario liberty orrido, nessun quadro, un ventaglio giapponese sul muro vicino alla tavola e, davanti alla TV, un tea table passabile per piantarci sopra i nostri erotici piedi fetidi, una volta tumulati di sotto gli oggetti gozzaniani che lo ricoprono.
Nessun bagno a piano terra.
Saliamo.
Sul ballatoio tre opzioni: andare dritti per andare a pisciare. Cessetto piccolo, con vasca/doccia, zero bidet e lavandino doppio. Piastrelle losangate blu scuro appaiate ad altre di un marmetto verde da macelleria del Testaccio anni cinquanta, davvero da panico.
Opzione due: porta della camera da letto matrimoniale, grandina, con vista sul giardino. Giardino per dire.
Armadi di palissandro neri che fanno molto morgue, moquettina beige a pelo un po' più lungo, quella da acari, sapete?, carta da parati rosa ton-sur-ton con righe e altri deliri grafici, letto con testiera rivestita di raso color cipria, grande, king size grazie a Dio.
Opzione tre: porta della camera da letto singola, con vista sulla strada.
Stesse cose ma con carta da parati e letto in tonalità dell'azzurro. Il figlio doveva essere maschio, si vede.
Scendiamo e scendiamo nell'interrato.
Lavatrice, congelatore, asse da stiro, scaffali, ben organizzato.
"Qui è dove ti legherò piantandoti aghi nel clitoride" dico alla Skiz in italiano e lei ghigna e l'agente ci guarda spaesata con un sorriso d'imbarazzo ed allora traduco, scusandomi, dicendole che le ho detto che se non fa la brava la metto qui giù in castigo ed allora tutti che si ride e alla fine la Skiz, mentre la seguiamo su per la scala l'agentona, mi mormora "coglione…" e io mi inorguogliuisco.
"Ti piace?" le chiedo in cucina.
"E' fighissimamente kitsch-trash" mi dice sorridente, sputandomi involontariamente.
"E' a cinque minuti a piedi dalla stazione del Tubo" dico e lei annuisce.
"E dalla stazione del Tubo quanto ci si mette, diciamo per Canary Wharf?" le chiedo.
"Non più di un quarto d'ora, penso" poi lo chiede all'agentona e pare che sì, 10-15 minuti.
Mi giro, guardo l'agentona, le dico che la prendo e iniziamo una trattativa noiosissima da suk de Marrakesh che ci succhia via un bel due ore di moduli e mi succhia anche due banconote viola di impegno che ratificherò lunedì mattina tra banca, bonifici telex, cambio in sterline, taxi per andare da lei e firmare e farmi fare l'espianto di rene per avere le chiavi e i cazzi e i mazzi dell'universo che 'ste robe le odio dal profondo dell'intestino tenue e anche un po' di quello crasso.
Poi esco e mi avvio a piedi con al fianco una che guarda dritta e sorride, sotto una cascata di ricci ballonzolanti.
Non diciamo niente per un bel dieci minuti e poi, arrivati alla stazione del tubo, mi salta al collo e mi dice che è felice da impazzire.
E che bello.
E anche io lo sono, eh.
Minchia sì, c'abbiamo la casa assieme a Londra, minghiaoh.
E in zona due, minghia.
"Skiz, c'ho fame" - "Anche io"
"Fish and chips?" - "Oki"
"Me lo fai un pompino col culo dopo?" - "Solo se poi mi pisci in bocca"
"Ti amo Chià" - "Ti amo anche io Tà"
Com'è tutto romantico, tra di noe.
Tradi, tradi, tradi, noe c'é.... ammmore.
Friday
Non è necessario aspettare lunedì, no. Il d.c. si è espresso venerdì alle 17:30. Com'è andata? Né bene né male, é andata che le ha esteso il contratto di altri tre mesi, fino alla fine dell'anno, a parità di trattamento economico, ma con alcune promesse, che qui quando le fanno le mantengono, altrimenti non le fanno. In primo luogo un bonus legato ai risultati, risultati chiari sin da subito, non fumose cazzate che poi ci si mettono due minuti a dire "ah ma io, ma tu, ma lui, la luna, mi è entrato Marte in Saturno e non Giove in Urano e quindi zero".
E anche l'entità del bonus è definita, quindi nessuna sorpresa sgradevole. Ed è un buon bonus.
In secondo luogo, con chiarezza encomiabile, le ha detto che lei è brava e si impegna moltissimo, ma che se entro gennaio non entra quella commessa forte, non solo lei, ma anche molti altri, non serviranno. Viceversa, se entra la commessa che sta bollendo in pentola, lui la riconfermerà per tutta la durata della lavorazione.
Come l'ha presa la Chiaretta?
Con lo scazzo, perchè il progetto Casa dei Puffi sfuma, quello sì. E la capisco, perché vivere con la Sara in venticinque metri quadri, dormendo a letto con lei, non è il massimo della vita e ci sta.
Poi, per la sostanza, l'ha presa con una iniziale delusione, perché ci sperava in qualcosa di più stabile, ma poi lentamente, ragionandoci assieme, abbiamo tirato fuori tutti gli aspetti positivi della cosa.
Primo: sei mesi di esperienza garantiti, in quel mostro di agenzia e su quel mostro di cliente, sono un assegno circolare valido in tutto il mondo.
Secondo: continua a restare a Londra, dove le cose girano. Può sempre cominciare a sparare bordate di curricula a destra e a manca che vai tu a sapere. Perché qui il punto è il seguente: se stai nell'agenzia mostruosa, quelli hanno bisogno di commesse mostruose e ingrassano e dimagriscono il team a seconda della ciccia che c'è. Chi vuole fare questo mestiere deve scegliere, almeno sinché non è un art director con diverse campagne forti a portfolio, che in quel caso può dettare le sue condizioni: assunzione o quota societaria. Chi come lei, invece, è partita domani con decorrenza dopodomani, deve scegliere tra rendere blu il proprio sangue creativo saltando di qua e di là per degli anni, oppure abbassare le aspettative e trovare un'agenzia buona e seria che lavora di continuo, una di quelle che oltre a mettere al forno grossi tonni, frigge anche molte sardine, non so se la fine metafora è chiara.
Poi affronto il punto numero tre, il più rognoso, cazzo. La Casa dei Puffi.
Le dico che la mattina successiva saremmo andati comunque a vederla, perchè la voglio prendere in affitto io. Apriti cielo. Non mi ha cavato gli occhi perché mi sono difeso brandendo una sedia ed un attizzatoio, ma nonostante quello c'era quasi riuscita, ma io con scatto felino sono riuscito a iniettarle nel cuore un dose massiccia di Valium e sodio amitale, riuscendo così ad avere la sua rilassata ed ayurvedica attenzione sulla mia geniale bozza di ragionamento.
"Allora ascoltami. La casa al mese costa questo. Se tu dai a me quello che dai alla Sara, rimane questo. Ora, supponendo una mia salita al mese di, diciamo, dodici notti? allora dodici per questo, che è quello che mi costa la camera d'albergo [panzana pura, ndr], fa di più di quello che spenderei nell'affitto al netto di quello che mi dai tu."
Un genio, lo so. Ora potete risedervi, grazie.
"Sì, ma Ciccio, puoi andare anche in alberghi che costano meno eh"
"Sì, ma Ciccia, io sono il Tazio intertazionale e quando mi muovo, mi muovo bene"
"Ma se non l'hai nemmeno vista, che cazzo ne sai che la casa è bene?"
"Ed infatti domattina si va, Cranio Velenoso"
"Cranio Velenoso" ripete e ride.
Sì, lo so. Avevo sempre detto che non volevo fare il papino che sistema tutto, lo so.
Però nella realtà non le sistemo niente: spende sempre uguale.
D'accordo, spende uguale, ma è messa meglio, quindi in un certo senso faccio il papino. E io avevo detto che non volevo fare il papino, lo so.
Però sapete che c'è?
C'è che non me ne frega un cazzo.
Di tutte le mie contraddizioni, questa è sicuramente la migliore.
E anche l'entità del bonus è definita, quindi nessuna sorpresa sgradevole. Ed è un buon bonus.
In secondo luogo, con chiarezza encomiabile, le ha detto che lei è brava e si impegna moltissimo, ma che se entro gennaio non entra quella commessa forte, non solo lei, ma anche molti altri, non serviranno. Viceversa, se entra la commessa che sta bollendo in pentola, lui la riconfermerà per tutta la durata della lavorazione.
Come l'ha presa la Chiaretta?
Con lo scazzo, perchè il progetto Casa dei Puffi sfuma, quello sì. E la capisco, perché vivere con la Sara in venticinque metri quadri, dormendo a letto con lei, non è il massimo della vita e ci sta.
Poi, per la sostanza, l'ha presa con una iniziale delusione, perché ci sperava in qualcosa di più stabile, ma poi lentamente, ragionandoci assieme, abbiamo tirato fuori tutti gli aspetti positivi della cosa.
Primo: sei mesi di esperienza garantiti, in quel mostro di agenzia e su quel mostro di cliente, sono un assegno circolare valido in tutto il mondo.
Secondo: continua a restare a Londra, dove le cose girano. Può sempre cominciare a sparare bordate di curricula a destra e a manca che vai tu a sapere. Perché qui il punto è il seguente: se stai nell'agenzia mostruosa, quelli hanno bisogno di commesse mostruose e ingrassano e dimagriscono il team a seconda della ciccia che c'è. Chi vuole fare questo mestiere deve scegliere, almeno sinché non è un art director con diverse campagne forti a portfolio, che in quel caso può dettare le sue condizioni: assunzione o quota societaria. Chi come lei, invece, è partita domani con decorrenza dopodomani, deve scegliere tra rendere blu il proprio sangue creativo saltando di qua e di là per degli anni, oppure abbassare le aspettative e trovare un'agenzia buona e seria che lavora di continuo, una di quelle che oltre a mettere al forno grossi tonni, frigge anche molte sardine, non so se la fine metafora è chiara.
Poi affronto il punto numero tre, il più rognoso, cazzo. La Casa dei Puffi.
Le dico che la mattina successiva saremmo andati comunque a vederla, perchè la voglio prendere in affitto io. Apriti cielo. Non mi ha cavato gli occhi perché mi sono difeso brandendo una sedia ed un attizzatoio, ma nonostante quello c'era quasi riuscita, ma io con scatto felino sono riuscito a iniettarle nel cuore un dose massiccia di Valium e sodio amitale, riuscendo così ad avere la sua rilassata ed ayurvedica attenzione sulla mia geniale bozza di ragionamento.
"Allora ascoltami. La casa al mese costa questo. Se tu dai a me quello che dai alla Sara, rimane questo. Ora, supponendo una mia salita al mese di, diciamo, dodici notti? allora dodici per questo, che è quello che mi costa la camera d'albergo [panzana pura, ndr], fa di più di quello che spenderei nell'affitto al netto di quello che mi dai tu."
Un genio, lo so. Ora potete risedervi, grazie.
"Sì, ma Ciccio, puoi andare anche in alberghi che costano meno eh"
"Sì, ma Ciccia, io sono il Tazio intertazionale e quando mi muovo, mi muovo bene"
"Ma se non l'hai nemmeno vista, che cazzo ne sai che la casa è bene?"
"Ed infatti domattina si va, Cranio Velenoso"
"Cranio Velenoso" ripete e ride.
Sì, lo so. Avevo sempre detto che non volevo fare il papino che sistema tutto, lo so.
Però nella realtà non le sistemo niente: spende sempre uguale.
D'accordo, spende uguale, ma è messa meglio, quindi in un certo senso faccio il papino. E io avevo detto che non volevo fare il papino, lo so.
Però sapete che c'è?
C'è che non me ne frega un cazzo.
Di tutte le mie contraddizioni, questa è sicuramente la migliore.
venerdì 28 settembre 2012
InterTazionale
Good morning, ladies and gents.
E' il vostro inviato da Londra che vi scrive, seppur decisamente meno british ed elegante dell'imbattibile ed enormerrimo Antonio Caprarica.
Sono nella mia stanza d'albergo, avvolto da un anonimo accappatoio bianco ed ho appena terminato una colazione che mi sono fatto servire in camera. Eggs and bacon, pane nero tostato, succo d'arancia e filtered coffee che, in verità, lasciava un tantino a desiderare, ma qui siamo nella perfida Albione, mica nella mitologica mela.
Spero di trovare un compromesso alimentare alle preste, perché tra la birra e cozze al Belgo Centraal di ieri sera e la pancetta fritta di stamattina, vorrei una pinta di Citrosodina con ghiaccio e cannuccia, come dessert.
La Skiz è evaporata prestissimo ed io sono qui che mi trastullo il volatile pensando a come investire la giornata di oggi, coadiuvato da un tomo intitolato "London - The greatest bookguide". The greatest, micacazzi voglio dire. Me l'ha lasciato in eredità la mia Sederina odorosa ed io lo custodirò anche a costo della vita.
Domattina ci spingeremo a nord ed andremo a vedere assieme la casetta dei Puffi che tanto mi ha descritto e poi cazzeggeremo e tromberemo e cazzeggeremo e tromberemo. Sono orgogliosissimo della mia Piedina, perché l'operazione ballerine senza calze per un giorno intero ha prodotto un aroma serale di assoluto rilievo che ho gradito in maniera animale. Se non è amore questo.
Mi sento rilassato e felice. C'è un'enorme città da più di sette milioni di abitanti laggiù e la probabilità di incrociarne uno che conosco è bassissima. Sicché ora mi vestirò ed andrò a diluirmi nella moltitudine, sciogliendomi come un cucchiaino di zucchero nel caffè, che non lo si vede più, ma esiste. Non c'è sensazione più bella di esistere, ma non esistere, di assorbire sensazioni senza fornirne. Mi ricorda molto New York. Mentre Parigi, invece, seppur enorme, ti lascia un'identità definita, ti fa sempre sentire che interagisci con qualcuno anche se non lo conosci. A Brisighella, invece, se vai a comperare il giornale tra la moltitudine, c'è sempre l'opportunità di uno che da dietro ti dice "Mo vè chi ghè!" che è una cosa che spesso guasta. Eh sì, guasta, guasta.
Certo che, oh, in un paragrafetto eh? Londra, New York, Parigi e Brisighella. Sono proprio interTazionale.
Sto considerando, invece, che non mi sono mai fatto una sega a Londra. Non ricordo al riguardo di Brisighella, ma quella è fattibile con facilità. Ma qui? Qui va fatta assolutamente. E allora adesso chiudo il Pro, apro l'accappatoio e me lo meno di brutto. Sono esperienze che poi quando le ricordi ti scappa la lacrimuccia.
Me lo meno e spero che entri la cameriera a ritirare il carrello della colazione.
Chissà come li fanno i pompini qui.
Con due fette di pancetta fritta, secondo me.
Alla prossima, dudes.
Domattina ci spingeremo a nord ed andremo a vedere assieme la casetta dei Puffi che tanto mi ha descritto e poi cazzeggeremo e tromberemo e cazzeggeremo e tromberemo. Sono orgogliosissimo della mia Piedina, perché l'operazione ballerine senza calze per un giorno intero ha prodotto un aroma serale di assoluto rilievo che ho gradito in maniera animale. Se non è amore questo.
Mi sento rilassato e felice. C'è un'enorme città da più di sette milioni di abitanti laggiù e la probabilità di incrociarne uno che conosco è bassissima. Sicché ora mi vestirò ed andrò a diluirmi nella moltitudine, sciogliendomi come un cucchiaino di zucchero nel caffè, che non lo si vede più, ma esiste. Non c'è sensazione più bella di esistere, ma non esistere, di assorbire sensazioni senza fornirne. Mi ricorda molto New York. Mentre Parigi, invece, seppur enorme, ti lascia un'identità definita, ti fa sempre sentire che interagisci con qualcuno anche se non lo conosci. A Brisighella, invece, se vai a comperare il giornale tra la moltitudine, c'è sempre l'opportunità di uno che da dietro ti dice "Mo vè chi ghè!" che è una cosa che spesso guasta. Eh sì, guasta, guasta.
Certo che, oh, in un paragrafetto eh? Londra, New York, Parigi e Brisighella. Sono proprio interTazionale.
Sto considerando, invece, che non mi sono mai fatto una sega a Londra. Non ricordo al riguardo di Brisighella, ma quella è fattibile con facilità. Ma qui? Qui va fatta assolutamente. E allora adesso chiudo il Pro, apro l'accappatoio e me lo meno di brutto. Sono esperienze che poi quando le ricordi ti scappa la lacrimuccia.
Me lo meno e spero che entri la cameriera a ritirare il carrello della colazione.
Chissà come li fanno i pompini qui.
Con due fette di pancetta fritta, secondo me.
Alla prossima, dudes.
giovedì 27 settembre 2012
La nana culona
Odio insistere e non me ne vorrai adorata B, ma io credo che 'sta nana culona c'abbia un suo gran bel perchè.
Perfidio
Ieri pomeriggio, verso le cinque, entrano nel mio ufficio il Loca e il Costa con i caffè. Bravi guaglioni.
Lo scopo, però, non era portarmi il caffè, ma rendermi edotto della straordinaria serata, di finissima classe, trascorsa con la Sognasugna superstar.
La scrofa ha fronteggiato, ponendoli anche in difficoltà, la bellezza di cinque cazzi di diverse dimensioni, in una gangbang di periferia degna dei film dell'indimenticabile Joe D'Amato, padre del pecoreccioporn all'italiana. Assatanata come una ninfomane che è stata in cella di isolamento per un anno e si ritrova all'improvviso in una cella di senegalesi a loro volta reduci da sei mesi di isolamento, la bella maialeradimerdolera a un certo punto ha addirittura esordito dicendo "Chiamate dei vostri amici che voglio più cazzi" e questo è davvero commovente e tenero e induce a pensare che stupenda moglie e mamma sarà.
Insomma, il Loca a un certo punto mi dice, con occhio da killer: "Ti sei perso un numero da paura Taz" al che io, anche un po' infastidito dal dovermi sentir dire dalla Banda Bassezze cosa fosse ottimo per me, lo colpisco con un dardo al curaro dicendogli "Mi sa invece che il numero da paura te lo sei perso tu, per tua fortuna, perché dopo due minuti che avete transumato verso la stalla del Costa, al wine bar è entrata la Emy, che se entrava due minuti prima e vi vedeva tutti a sbavare su quella merda di donna, te compreso, forse non avrebbe pensato che sì, che sei veramente l'uomo della sua vita" e sorseggio il caffè con un sorriso interiore, perché ho fatto scacco matto in una mossa.
"La Emy?". E la domanda è la più idiota del mondo. Cosa si può rispondere a una domanda così?
"E cosa ci faceva la Emy là?" incalza con una maschera di grigio sale foggiata a piega amara della tragedia.
"Tu non ci crederai, sono rimasto di sasso e incredulo anche io" incalzo perfido "ma era entrata a prendersi le sigarette. Pazzesco no?" e sorseggio guardandoli con l'occhio di Belzebù.
Ma ecco che arriva in aiuto quel fine pensatore, quell'esteta, quel filologo del Costa.
"Minghiaoh svegliati bello" esordisce spingendo la spalla dell'amico "quella è venuta là a fare la cosa delle cose per avere la scusa che ti incontrava minghia ma dove ciai il cervell?"
Ci metto un pochettino a realizzare, ma quando realizzo capisco che il Costa sta aprendo gli occhi al Loca e gli sta dicendo che la Emy gli va dietro. Mi si attorciglia la milza, ma lascio fare. Anzi coadiuvo satanicamente.
"Beh Loca" dico con aria serena "in fin dei conti può avere ragione il Costa, i rapporti non si stanno addolcendo? E poi pensa anche a un'altra cosa: a lei il wine bar non è mai piaciuto, ma sa che tu fai parte dell'arredamento, vorrà dire qualcosa, no?"
"Minghiaaaaaaaaaaa sentiatTà eddai goglione" schiamazza il Costa precipitandosi a pizzicargli il pacco all'urlo di "lo vogliamo oliare 'stu sventrapapere, lo vogliamo oliare eh? Eh?" e ride come il testicolo adorabile che è, mentre l'altro lo serra al collo mandandolo affanculo e dicendo di mollare la presa e poi si alzano ed il Loca dice con malcelata soddisfazione "Mah… forse…" e il Costa che mima la monta alla pecora urlando "Ecchiamala minghia che quella è cotta guagliò" e si allontanano ghignando, che bel team di professionisti, che gran persone, che orgoglio.
Eh già, la Emy è cotta a puntino, basta che il Loca alzi un dito e tac.
E tac che glielo recide.
Quando torno da Londra la chiamo, la Emy.
Perchè una cosa è certa: non si dà il numero di cellulare a uno se non si vuol essere chiamate.
Con la emme.
Ma forse anche con la vù.
Lo scopo, però, non era portarmi il caffè, ma rendermi edotto della straordinaria serata, di finissima classe, trascorsa con la Sognasugna superstar.
La scrofa ha fronteggiato, ponendoli anche in difficoltà, la bellezza di cinque cazzi di diverse dimensioni, in una gangbang di periferia degna dei film dell'indimenticabile Joe D'Amato, padre del pecoreccioporn all'italiana. Assatanata come una ninfomane che è stata in cella di isolamento per un anno e si ritrova all'improvviso in una cella di senegalesi a loro volta reduci da sei mesi di isolamento, la bella maialeradimerdolera a un certo punto ha addirittura esordito dicendo "Chiamate dei vostri amici che voglio più cazzi" e questo è davvero commovente e tenero e induce a pensare che stupenda moglie e mamma sarà.
Insomma, il Loca a un certo punto mi dice, con occhio da killer: "Ti sei perso un numero da paura Taz" al che io, anche un po' infastidito dal dovermi sentir dire dalla Banda Bassezze cosa fosse ottimo per me, lo colpisco con un dardo al curaro dicendogli "Mi sa invece che il numero da paura te lo sei perso tu, per tua fortuna, perché dopo due minuti che avete transumato verso la stalla del Costa, al wine bar è entrata la Emy, che se entrava due minuti prima e vi vedeva tutti a sbavare su quella merda di donna, te compreso, forse non avrebbe pensato che sì, che sei veramente l'uomo della sua vita" e sorseggio il caffè con un sorriso interiore, perché ho fatto scacco matto in una mossa.
"La Emy?". E la domanda è la più idiota del mondo. Cosa si può rispondere a una domanda così?
"E cosa ci faceva la Emy là?" incalza con una maschera di grigio sale foggiata a piega amara della tragedia.
"Tu non ci crederai, sono rimasto di sasso e incredulo anche io" incalzo perfido "ma era entrata a prendersi le sigarette. Pazzesco no?" e sorseggio guardandoli con l'occhio di Belzebù.
Ma ecco che arriva in aiuto quel fine pensatore, quell'esteta, quel filologo del Costa.
"Minghiaoh svegliati bello" esordisce spingendo la spalla dell'amico "quella è venuta là a fare la cosa delle cose per avere la scusa che ti incontrava minghia ma dove ciai il cervell?"
Ci metto un pochettino a realizzare, ma quando realizzo capisco che il Costa sta aprendo gli occhi al Loca e gli sta dicendo che la Emy gli va dietro. Mi si attorciglia la milza, ma lascio fare. Anzi coadiuvo satanicamente.
"Beh Loca" dico con aria serena "in fin dei conti può avere ragione il Costa, i rapporti non si stanno addolcendo? E poi pensa anche a un'altra cosa: a lei il wine bar non è mai piaciuto, ma sa che tu fai parte dell'arredamento, vorrà dire qualcosa, no?"
"Minghiaaaaaaaaaaa sentiatTà eddai goglione" schiamazza il Costa precipitandosi a pizzicargli il pacco all'urlo di "lo vogliamo oliare 'stu sventrapapere, lo vogliamo oliare eh? Eh?" e ride come il testicolo adorabile che è, mentre l'altro lo serra al collo mandandolo affanculo e dicendo di mollare la presa e poi si alzano ed il Loca dice con malcelata soddisfazione "Mah… forse…" e il Costa che mima la monta alla pecora urlando "Ecchiamala minghia che quella è cotta guagliò" e si allontanano ghignando, che bel team di professionisti, che gran persone, che orgoglio.
Eh già, la Emy è cotta a puntino, basta che il Loca alzi un dito e tac.
E tac che glielo recide.
Quando torno da Londra la chiamo, la Emy.
Perchè una cosa è certa: non si dà il numero di cellulare a uno se non si vuol essere chiamate.
Con la emme.
Ma forse anche con la vù.
Le basi mature
Ore 7:30 italiane, chiamo la Skizza, anche se ieri sera l'avevo già sentita.
Indugiamo, è gonfia di sonno, è tanto carina. Che fai oggi e mi racconta, mi accenna, poi la blocco e le dico "Ceniamo assieme stasera?" e lei mi risponde "Hehe magari…" al che le chiedo se ha già impegni e lei mi dice di no, allora ta-dah, sparo il cartuccione che ho fatto tanta fatica a tenere inesploso da che ho tutte le prenotazioni e con la mia classica aria da coglione indifferente le dico "Beh se non hai impegni e ti va, quando esci prendi un taxi e vieni all'Hotel dell'altra volta che ti aspetto nella hall, sarò riconoscibile perchè indosserò un cappello di feltro fucsia con lunghe penne di fagiano" e dall'altra parte sento il silenzio e indago se va tutto bene e lei mi risponde "Mi prendi per il culo vero?" che ritengo essere domanda lecita in una conversazione con me e allora snocciolo i dati come Berlusconi, solo che i miei sono veri, orario di partenza, orario di arrivo, percorso in taxi, albergo, camera, orario finale e dall'altra parte cominciano dei vocalizzi che estendono la "i" in tutte le crome, le biscrome, le minime e le semiminime e poi mi dice che sono una bestia che non le ho detto niente, che lei credeva arrivassi sabato e poi infila la corsia di sorpasso a settecento chilometri orari dicendomi che mi porta qua e là e lì e lù e mi ribadisce scomposta di qua e di là che è tanto felice e che mi ama, mi ama, mi ama e io le rispondo che la amo anche io, che la amo tantissimo e che non vi è altra spiegazione per i miei atteggiamenti indecorosi e lei ne conviene.
"Ho voglia di annusarti i piedi, Skiz" le mormoro da maniaco sessuale consumato.
"Allora non mi faccio la doccia adesso e mi metto le ballerine senza calze" mormora da maniaca sessuale consumata.
Ecco le mature e solide basi di un sano rapporto di coppia.
Indugiamo, è gonfia di sonno, è tanto carina. Che fai oggi e mi racconta, mi accenna, poi la blocco e le dico "Ceniamo assieme stasera?" e lei mi risponde "Hehe magari…" al che le chiedo se ha già impegni e lei mi dice di no, allora ta-dah, sparo il cartuccione che ho fatto tanta fatica a tenere inesploso da che ho tutte le prenotazioni e con la mia classica aria da coglione indifferente le dico "Beh se non hai impegni e ti va, quando esci prendi un taxi e vieni all'Hotel dell'altra volta che ti aspetto nella hall, sarò riconoscibile perchè indosserò un cappello di feltro fucsia con lunghe penne di fagiano" e dall'altra parte sento il silenzio e indago se va tutto bene e lei mi risponde "Mi prendi per il culo vero?" che ritengo essere domanda lecita in una conversazione con me e allora snocciolo i dati come Berlusconi, solo che i miei sono veri, orario di partenza, orario di arrivo, percorso in taxi, albergo, camera, orario finale e dall'altra parte cominciano dei vocalizzi che estendono la "i" in tutte le crome, le biscrome, le minime e le semiminime e poi mi dice che sono una bestia che non le ho detto niente, che lei credeva arrivassi sabato e poi infila la corsia di sorpasso a settecento chilometri orari dicendomi che mi porta qua e là e lì e lù e mi ribadisce scomposta di qua e di là che è tanto felice e che mi ama, mi ama, mi ama e io le rispondo che la amo anche io, che la amo tantissimo e che non vi è altra spiegazione per i miei atteggiamenti indecorosi e lei ne conviene.
"Ho voglia di annusarti i piedi, Skiz" le mormoro da maniaco sessuale consumato.
"Allora non mi faccio la doccia adesso e mi metto le ballerine senza calze" mormora da maniaca sessuale consumata.
Ecco le mature e solide basi di un sano rapporto di coppia.
mercoledì 26 settembre 2012
Dei culi
Entro in bottega, in puntuale ritardo, recando i plichi che il postino, incontrato sul portone, mi ha consegnato direttamente.
Entro spulciando le buste ed odo, dall'ufficio della Betta, un'accesa discussione sul culo di quella gran consigliera della Minetti e quello di quella gran puerpera della Fico, discussione accademica che coinvolge i più illustri esponenti dell'intellighenzia emiliana: Costa, Loca e Zack.
I chiarissimi professori sono assiepati sul Mac della Betta ed aprono incessantemente finestre su finestre, zoomando sul culo di questa e di quella, con rovente diatriba relativa a chi dovesse meritare il palmares della chiappa migliore.
Entro e appoggio la posta, mentre una cascata di "ciao" mi investe senza mollare la compulsiva ricerca di altre foto eloquenti.
"Intanto ciao un cazzo" dico solenne "oggi mi chiamerete tutti Sire o Maestà e vi rivolgerete a me dandomi del voi, che qui è ora di cambiare".
Il Loca alza gli occhi dallo schermo e mi dice "ma và a cagare" ed io mantengo il mio regale aplomb, ma dopo una pausa di alcuni secondi dico "Elisabetta, cortesemente, si annoti di chiamare il boia, che domattina questo marrano dev'essere decapitato" e la Betta, suddita perfetta, mi risponde "Sì Sire" ed io le rivolgo un grazioso sorriso di compiaciuto ringraziamento.
Poi apro gli occhi alla suburra.
"Siete una manica di imbecilli e parlate perché c'avete la bocca in mezzo alla fazza. Aprire immediatamente il sito dell'Ansa e cercare la manchette dedicata a Salma Hayek intitolata "Salma Hayek e la bellezza delle forme". Scorrere la fotogallery sino ai fotogrammi sei, sette e, soprattutto, otto. Perché quello è un culo, anzi, quello è IL culo, è il protoculo, è il culo disegnato da Dio in persona, è il culo di cui si dovrebbe fare copia perfetta e lo si dovrebbe conservare a Ginevra, accanto al metro campione, perché quello è il culo |assoluto| e tutto il resto sono chiacchiere e come certamente avrete sentito dire, le chiacchiere stanno a zero".
"Ma è una culona!!" esordisce Zack.
"E ma cazzo Taz fa provincia" rincara il Loca.
Guardo il Costa e gli dico "Pesa le parole, perché sei al momento l'unico di loro che ha ancora un lavoro".
"Me mi piace" dice il calabro saudita ed io non so se gli piace veramente o se gli piace lo stipendio.
"Elisabetta, cortesemente, chiami il commercialista per la pratica di licenziamento di Zaccagnini. Per Locatelli non se ne curi, tanto lo decapitiamo domattina. Ora signori, vi prego, andate a svagarvi lavorando, che qui avete profuso abbastanza, per oggi"
"No, ma Taz, a parte gli scherzi… fa provincia"
"TUTTI-FUORI-DAI-COGLIONI-TEMPOZZERO" urlo come il tenete dei parà che ero.
E rimango con la sublime Betta, dal vestito a taglio Chanel senza maniche di shantung di seta blu petrolio e le vertiginose peeptoe abbinate e le sussurro "Il più bel culo in assoluto è il tuo, ma non potevo dirlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Se lo dicevi ti tagliavo il pisello, Sire" ed io le sussurro "Forse non ti sarebbe convenuto, Elisabetta" e lei mi sussurra "Conosco un bravo imbalsamatore, Sire" e io le sussurro "Sei cattiva, Elisabetta" e lei mi sussurra "Sì, ma ho un gran bel culo, Sire" ed io le sussurro "Mi piacerebbe rivederlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Fuori dai coglioni in tempozzero, Sire".
E' mercoledì e domani vado a Londra.
Chissà se c'è anche Salma Hayek.
Entro spulciando le buste ed odo, dall'ufficio della Betta, un'accesa discussione sul culo di quella gran consigliera della Minetti e quello di quella gran puerpera della Fico, discussione accademica che coinvolge i più illustri esponenti dell'intellighenzia emiliana: Costa, Loca e Zack.
I chiarissimi professori sono assiepati sul Mac della Betta ed aprono incessantemente finestre su finestre, zoomando sul culo di questa e di quella, con rovente diatriba relativa a chi dovesse meritare il palmares della chiappa migliore.
Entro e appoggio la posta, mentre una cascata di "ciao" mi investe senza mollare la compulsiva ricerca di altre foto eloquenti.
"Intanto ciao un cazzo" dico solenne "oggi mi chiamerete tutti Sire o Maestà e vi rivolgerete a me dandomi del voi, che qui è ora di cambiare".
Il Loca alza gli occhi dallo schermo e mi dice "ma và a cagare" ed io mantengo il mio regale aplomb, ma dopo una pausa di alcuni secondi dico "Elisabetta, cortesemente, si annoti di chiamare il boia, che domattina questo marrano dev'essere decapitato" e la Betta, suddita perfetta, mi risponde "Sì Sire" ed io le rivolgo un grazioso sorriso di compiaciuto ringraziamento.
Poi apro gli occhi alla suburra.
"Siete una manica di imbecilli e parlate perché c'avete la bocca in mezzo alla fazza. Aprire immediatamente il sito dell'Ansa e cercare la manchette dedicata a Salma Hayek intitolata "Salma Hayek e la bellezza delle forme". Scorrere la fotogallery sino ai fotogrammi sei, sette e, soprattutto, otto. Perché quello è un culo, anzi, quello è IL culo, è il protoculo, è il culo disegnato da Dio in persona, è il culo di cui si dovrebbe fare copia perfetta e lo si dovrebbe conservare a Ginevra, accanto al metro campione, perché quello è il culo |assoluto| e tutto il resto sono chiacchiere e come certamente avrete sentito dire, le chiacchiere stanno a zero".
![]() |
| IL Culo |
"E ma cazzo Taz fa provincia" rincara il Loca.
Guardo il Costa e gli dico "Pesa le parole, perché sei al momento l'unico di loro che ha ancora un lavoro".
"Me mi piace" dice il calabro saudita ed io non so se gli piace veramente o se gli piace lo stipendio.
"Elisabetta, cortesemente, chiami il commercialista per la pratica di licenziamento di Zaccagnini. Per Locatelli non se ne curi, tanto lo decapitiamo domattina. Ora signori, vi prego, andate a svagarvi lavorando, che qui avete profuso abbastanza, per oggi"
"No, ma Taz, a parte gli scherzi… fa provincia"
"TUTTI-FUORI-DAI-COGLIONI-TEMPOZZERO" urlo come il tenete dei parà che ero.
E rimango con la sublime Betta, dal vestito a taglio Chanel senza maniche di shantung di seta blu petrolio e le vertiginose peeptoe abbinate e le sussurro "Il più bel culo in assoluto è il tuo, ma non potevo dirlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Se lo dicevi ti tagliavo il pisello, Sire" ed io le sussurro "Forse non ti sarebbe convenuto, Elisabetta" e lei mi sussurra "Conosco un bravo imbalsamatore, Sire" e io le sussurro "Sei cattiva, Elisabetta" e lei mi sussurra "Sì, ma ho un gran bel culo, Sire" ed io le sussurro "Mi piacerebbe rivederlo, Elisabetta" e lei mi sussurra "Fuori dai coglioni in tempozzero, Sire".
E' mercoledì e domani vado a Londra.
Chissà se c'è anche Salma Hayek.
Le stategiche manovre di riavvicinamento di quel mago del Loca
Pomeriggio proficuo, quello di ieri. Prenotato tutto, domani sono a Londra, albergo e volo, ritorno boh.
Poi cena alla Solita, la Marghe Marghera culata come sempre, culata oversize, culata paradise, che mi si intosta il pistone martello pensandola nuda e alla pecora. I soliti pensieri che mi vengono alla Solita, mangiando il solito.
Poi raggiungo il wine bar dove trovo quel manipolo di ominidi a cui passo lo stipendio mensile che si sollazzano con la Sognasugna, poiché se è pur vero che i rapporti con la Siusy si sono congelati, quelli con la Sognasugna rimangono belli vivaci. E così mi unisco al tavolo spermatozoicovulazionale e offro un giro.
Attori: Costa, Loca, Zack, Max, il Sa-arti e la regina della samba canarina. Livello della conversazione a meno sette, drammatico, la porca fa la porca ad ogni occasione e i montoni scalpitano e insufflano ormoni e sudore inguinale, grugnendo parole senza senso.
Alle undici, dopo abbondante bevigione interrotta da sporadica spinellagione, scatta la fase operativa del piano X21-Mount e come un sol uomo tutti si alzano, direzione casa del Costa, regola di ingaggio fottere in gruppo la bella maialera.
Oh Taz, dai cazzo, ci sta, che la facciamo, cazzo Taz dai, dai cazzo Taz, dai Tazzo caz, daz Cai Taz e mi avete rotto i coglioni, non ci vengo per una somma estesa di ragioni, prima tra tutte perché la bisteccona mi sta sul cazzo in maniera insopportabile e poi voi nudi coi vostri insulsi cazzetti mi deprimete, fanculo Taz, fanculo voi, chiavatevela e non infastiditemi la genitalia.
E così il set porno di quarta categoria parte e va, con la bella letamaiera che schiamazza risate attorniata dai verri in calore e io rimango a leggermi Repubblica sorseggiando in pace sublime un bel bicchiere di Chardo. Che meraviglia.
La Malika mi fa gli occhi e i sorrisi da dietro al banco e io rispondo facendole gli occhi e i sorrisi e mi sa che va a finire che una botta gliela dò perché é tanto carina e bellina e chissà come saranno i suoi piedini e mentre sento Mastro Rampazzo che sostiene entusiasta i miei progetti, entra dentro una stanga di bionda alta tre metri, capelli corti, vestito champagne al ginocchio, coprispalla di makramè color corda e due sandali fottimifottimi da prima pagina sul Carlino di oggi. Compra le sigarette, poi si gira e mi guarda con un sorriso Colgate anni settanta e mi alzo e ci baciamo sulle guance, ma guardati sei splendida, anche tu, ha-ha-ha, come stai?, bene e tu?, sto benone, dai siediti che ci facciamo un bicchiere, sì ma sto pochissimo che domattina devo essere in piedi all'alba, va benissimo, prego.
La Emy. Sì la Emy ex morosa del Loca, in ex odore di matrimonio, la Emy che faceva i festini, ma rimanendo sul suo, cioè chiavandosi solo il Loca, la Emy che pare che il terremoto abbia contribuito ad un riavvicinamento col Loca, la Emy che quando viene citata tutti giungono le mani e alzano, devoti, gli occhi al cielo come se si parlasse di Bernadetta Soubirous o direttamente dell'Immacolata Beata Vergine Maria Santissima Dal Ciel Mandata. Perchè la Emy è una figona cosmica, va detto, sottoscritto, ribadito e inciso nella roccia.
E' veramente un tronco di gnocca mai visto.
E chiacchieriamo. Di tutto. Persino del Loca affair e mi sorprende l'apprendere che la Mistica Emy manco per la capocchia di cazzo del formichino pensa di rimettersi con lui e, anzi, è pure parecchio contenta della sua singletudine e allora io, mentre lei parla, penso a quel branco di dissociati che, invece, favoleggiano riavvicinamenti che sulle medie distanze porteranno a un rinsaldamento e mi dico che l'uomo maschio è davvero un coglione miope, ipermetrope, diplopico, strabico e presbite.
Poi parliamo di lavoro, di famiglia, anche di politica e poi lei mi dice "Taz non sai quanto mi dispiace, ma devo andare che domattina alle nove devo essere a Bologna" e io mi alzo con lei e poi lei si ferma e mi dice "Ce l'hai il mio numero di cellulare?" e io rispondo di no, che non sta bene avere i numeri di cellulare delle morose degli altri, lei mi dice scemo ridendo e comincia a dettarmelo e io scrivo diligente e poi lei mi dice telefonami subito che così c'ho il tuo e io eseguo, ma che bel quadretto di amici carissimi, che figa da ischemia, anche una sua narice è sensuale.
Poi lei va, io pago, flirto con gli occhi con la Malika e esco, esco pensando se solo solo la Emy fosse entrata un dieci minuti prima quanto sarebbe stata orgogliosa di quel tavolinetto di amici e come si sarebbe precipitata a salutare la Sognasugna, così vicina come stile e classe e bellezza a lei e se fosse solo entrata quel dieci minuti prima, la manovra di riavvicinamento col Loca, seppur in palese dirittura d'arrivo, avrebbe subito un'accelerazione decisa, credo, no?
Ma che rincoglioniti.
Poi cena alla Solita, la Marghe Marghera culata come sempre, culata oversize, culata paradise, che mi si intosta il pistone martello pensandola nuda e alla pecora. I soliti pensieri che mi vengono alla Solita, mangiando il solito.
Poi raggiungo il wine bar dove trovo quel manipolo di ominidi a cui passo lo stipendio mensile che si sollazzano con la Sognasugna, poiché se è pur vero che i rapporti con la Siusy si sono congelati, quelli con la Sognasugna rimangono belli vivaci. E così mi unisco al tavolo spermatozoicovulazionale e offro un giro.
Attori: Costa, Loca, Zack, Max, il Sa-arti e la regina della samba canarina. Livello della conversazione a meno sette, drammatico, la porca fa la porca ad ogni occasione e i montoni scalpitano e insufflano ormoni e sudore inguinale, grugnendo parole senza senso.
Alle undici, dopo abbondante bevigione interrotta da sporadica spinellagione, scatta la fase operativa del piano X21-Mount e come un sol uomo tutti si alzano, direzione casa del Costa, regola di ingaggio fottere in gruppo la bella maialera.
Oh Taz, dai cazzo, ci sta, che la facciamo, cazzo Taz dai, dai cazzo Taz, dai Tazzo caz, daz Cai Taz e mi avete rotto i coglioni, non ci vengo per una somma estesa di ragioni, prima tra tutte perché la bisteccona mi sta sul cazzo in maniera insopportabile e poi voi nudi coi vostri insulsi cazzetti mi deprimete, fanculo Taz, fanculo voi, chiavatevela e non infastiditemi la genitalia.
E così il set porno di quarta categoria parte e va, con la bella letamaiera che schiamazza risate attorniata dai verri in calore e io rimango a leggermi Repubblica sorseggiando in pace sublime un bel bicchiere di Chardo. Che meraviglia.
La Malika mi fa gli occhi e i sorrisi da dietro al banco e io rispondo facendole gli occhi e i sorrisi e mi sa che va a finire che una botta gliela dò perché é tanto carina e bellina e chissà come saranno i suoi piedini e mentre sento Mastro Rampazzo che sostiene entusiasta i miei progetti, entra dentro una stanga di bionda alta tre metri, capelli corti, vestito champagne al ginocchio, coprispalla di makramè color corda e due sandali fottimifottimi da prima pagina sul Carlino di oggi. Compra le sigarette, poi si gira e mi guarda con un sorriso Colgate anni settanta e mi alzo e ci baciamo sulle guance, ma guardati sei splendida, anche tu, ha-ha-ha, come stai?, bene e tu?, sto benone, dai siediti che ci facciamo un bicchiere, sì ma sto pochissimo che domattina devo essere in piedi all'alba, va benissimo, prego.
La Emy. Sì la Emy ex morosa del Loca, in ex odore di matrimonio, la Emy che faceva i festini, ma rimanendo sul suo, cioè chiavandosi solo il Loca, la Emy che pare che il terremoto abbia contribuito ad un riavvicinamento col Loca, la Emy che quando viene citata tutti giungono le mani e alzano, devoti, gli occhi al cielo come se si parlasse di Bernadetta Soubirous o direttamente dell'Immacolata Beata Vergine Maria Santissima Dal Ciel Mandata. Perchè la Emy è una figona cosmica, va detto, sottoscritto, ribadito e inciso nella roccia.
E' veramente un tronco di gnocca mai visto.
E chiacchieriamo. Di tutto. Persino del Loca affair e mi sorprende l'apprendere che la Mistica Emy manco per la capocchia di cazzo del formichino pensa di rimettersi con lui e, anzi, è pure parecchio contenta della sua singletudine e allora io, mentre lei parla, penso a quel branco di dissociati che, invece, favoleggiano riavvicinamenti che sulle medie distanze porteranno a un rinsaldamento e mi dico che l'uomo maschio è davvero un coglione miope, ipermetrope, diplopico, strabico e presbite.
Poi parliamo di lavoro, di famiglia, anche di politica e poi lei mi dice "Taz non sai quanto mi dispiace, ma devo andare che domattina alle nove devo essere a Bologna" e io mi alzo con lei e poi lei si ferma e mi dice "Ce l'hai il mio numero di cellulare?" e io rispondo di no, che non sta bene avere i numeri di cellulare delle morose degli altri, lei mi dice scemo ridendo e comincia a dettarmelo e io scrivo diligente e poi lei mi dice telefonami subito che così c'ho il tuo e io eseguo, ma che bel quadretto di amici carissimi, che figa da ischemia, anche una sua narice è sensuale.
Poi lei va, io pago, flirto con gli occhi con la Malika e esco, esco pensando se solo solo la Emy fosse entrata un dieci minuti prima quanto sarebbe stata orgogliosa di quel tavolinetto di amici e come si sarebbe precipitata a salutare la Sognasugna, così vicina come stile e classe e bellezza a lei e se fosse solo entrata quel dieci minuti prima, la manovra di riavvicinamento col Loca, seppur in palese dirittura d'arrivo, avrebbe subito un'accelerazione decisa, credo, no?
Ma che rincoglioniti.
martedì 25 settembre 2012
Tazio transfrontaliero?
"Dobbiamo farlo tantissimo Taz, tantissimissimo, perché io devo fare il pieno di te per resistere quindici giorni” e sorridendo mi sega e mi bacia e io la freddo e congelo, ma freddo e congelo anche me stesso per l’aver esordito con una frase d’impulso, non ragionata, non soppesata, sgorgata dal cuore con la leggerezza positiva che sempre si dovrebbe avere e giocondo e rubizzo le dico “Una settimana Skiz, solo una settimana, perché non so quando ma vengo su col primo volo” e lei solleva la testa, rallenta la sega e mi dice “Davvero?” con un sorriso fosforescente luminoso e forse anche al led e io, non pago del mio ardire, incalzo e rincaro motivando “Sì e resto fino a che quelli non hanno sciolto ufficialmente il riserbo perché voglio che festeggiamo assieme” e poi da lì si fa felice bacio commosso e sega più veloce e bella scopata, oppure sarebbe più onesto dire che abbiamo intensissimamente fatto l’amore.
Sono pazzo di lei. Letteralmente pazzo. O forse sono solo pazzo.
A un tratto della rilassata domenica che si é srotolata senza tristezze perché forse già venerdì saremo assieme di nuovo, mi sono imposto una lievitazione extracorporea ed ho osservato la coppia sul Divindivano ed ho ascoltato i loro discorsi e, da bravo giornalista, ho annotato che parlavano di futuro.
Di futuro.
Di sviluppi.
Di azioni e reazioni future.
Passare effettiva nel team comporterebbe un aumento di stipendio sostanziale ed allora ci sarebbe quella strana casetta a London North, in zona due o tre, che non ci capisco un cazzo, bella, coccola, stretta, su due piani e dietro c’è anche una pezza d’erba, ma che figata, speriamo che non la affittino, speriamolo, ma se resti te la mostro, certo la voglio vedere assolutamente, ma senti e se la caparrassi io per bloccarla? Non se ne parla nemmeno, fatti i cazzi tuoi Taz, ok Skiz, ma sai che c’è un soggiornino anche? Potresti metterti lì a lavorare per qualche giorno alla settimana o anche per delle settimane, tanto quello che fai da qui, telefonare e internettare, lo puoi anche fare da lì a meno che tu non abbia appuntamenti fisici, che allora il discorso cambia.
Tazio transfrontaliero, europeo, apolide, condiviso tra la bassa porcona disastrata e la Londra smagliante, ma lo sapete che quest’idea mi titilla, mi sfrizzola e mi solletica il glande?
C’è l’embrione spontaneo di un “noi” futuro, non piegato all’ineluttabilità della circostanza, ma plasmato dal desiderio di provare a vedere cosa succede a mettere in pista un “noi” proattivo che sostituisca quel “noi” passivo dovuto a una condivisa esistenza fisica nel medesimo luogo, un “noi” che comporti anche la costruzione dell’ambiente in cui lo stesso “noi” può continuare e questa positività, questa proattività, compensa con nuova energia la perdita del mio ruolo creativo nel mio lavoro e mi rende nuovamente vivace intellettualmente e curioso e ansioso, ansioso di quella trepidazione oramai appiattita da una situazione lavorativa in cui, per circostanze naturali ed economiche, dell’antico ambizioso progetto di avere una produzione pubblicitaria di rilievo non vi è più traccia, dato che al momento facciamo solo produzioni di rubriche televisive per emittenti locali ed il key man non sono più io, per ovvie ragioni, ma il grande Loca e la banda dei Guasconi.
Ho bisogno di tutto questo e ho bisogno di lei.
Ne ho bisogno e lo voglio fortissimamente.
E lo avrò.
Sono pazzo di lei. Letteralmente pazzo. O forse sono solo pazzo.
A un tratto della rilassata domenica che si é srotolata senza tristezze perché forse già venerdì saremo assieme di nuovo, mi sono imposto una lievitazione extracorporea ed ho osservato la coppia sul Divindivano ed ho ascoltato i loro discorsi e, da bravo giornalista, ho annotato che parlavano di futuro.
Di futuro.
Di sviluppi.
Di azioni e reazioni future.
Passare effettiva nel team comporterebbe un aumento di stipendio sostanziale ed allora ci sarebbe quella strana casetta a London North, in zona due o tre, che non ci capisco un cazzo, bella, coccola, stretta, su due piani e dietro c’è anche una pezza d’erba, ma che figata, speriamo che non la affittino, speriamolo, ma se resti te la mostro, certo la voglio vedere assolutamente, ma senti e se la caparrassi io per bloccarla? Non se ne parla nemmeno, fatti i cazzi tuoi Taz, ok Skiz, ma sai che c’è un soggiornino anche? Potresti metterti lì a lavorare per qualche giorno alla settimana o anche per delle settimane, tanto quello che fai da qui, telefonare e internettare, lo puoi anche fare da lì a meno che tu non abbia appuntamenti fisici, che allora il discorso cambia.
Tazio transfrontaliero, europeo, apolide, condiviso tra la bassa porcona disastrata e la Londra smagliante, ma lo sapete che quest’idea mi titilla, mi sfrizzola e mi solletica il glande?
C’è l’embrione spontaneo di un “noi” futuro, non piegato all’ineluttabilità della circostanza, ma plasmato dal desiderio di provare a vedere cosa succede a mettere in pista un “noi” proattivo che sostituisca quel “noi” passivo dovuto a una condivisa esistenza fisica nel medesimo luogo, un “noi” che comporti anche la costruzione dell’ambiente in cui lo stesso “noi” può continuare e questa positività, questa proattività, compensa con nuova energia la perdita del mio ruolo creativo nel mio lavoro e mi rende nuovamente vivace intellettualmente e curioso e ansioso, ansioso di quella trepidazione oramai appiattita da una situazione lavorativa in cui, per circostanze naturali ed economiche, dell’antico ambizioso progetto di avere una produzione pubblicitaria di rilievo non vi è più traccia, dato che al momento facciamo solo produzioni di rubriche televisive per emittenti locali ed il key man non sono più io, per ovvie ragioni, ma il grande Loca e la banda dei Guasconi.
Ho bisogno di tutto questo e ho bisogno di lei.
Ne ho bisogno e lo voglio fortissimamente.
E lo avrò.
Trickle
E allora io mi sto lavando
i denti e lei si sta asciugando che si è appena fatta la doccia e sì, eravamo
in uno stato di fumosa alterazione positiva, poi lei mi abbraccia da dietro e
io sento le tettine dure che mi premono sulla schiena e sì, sì, è una cosa che
mi piace moltissimo e mentre spazzolo sento che schiaccia il pube, con quella
ricrescita ispida che adoro, lo sfrega sul mio culo e ho la bocca piena di
schiuma e la spingo indietro per andare a sciacquarmi sotto il rubinetto e
mentre mi piego lei si inginocchia e comincia a leccarmi il culo, il perineo e
i coglioni e io assecondo, piegato a novanta con lo spazzolino in mano e la mia
ancella che mi preme la lingua nel buco del culo mungendomi ed è subito fava
martella mannara, che la piccola troia lo sa che mi fa uscire di teschio ‘sta
cosa.
E poi mi ritrovo seduto sul water a gambe aperte con lei inginocchiata che mi tira un pompino cannibale e la situazione mi garba assai, poiché la seduta sul water è perfetta per consentire a quelle manine l’accesso sozzo ai miei coglioni penzolanti e al buco del culo e godo, godo come un cammello, mentre lei succhia come una vitellina la minchia venata scarlatta e ceramica.
Poi, d’un tratto, si alza e si pone a cavalcioni su di me e io penso ad una sopravvenuta necessità di auto impalarsi e invece no, invece rimane sollevata, schiudendo le labbrine ficali bagnate, guardandomi con l’occhio della cugina di Satana e aspira l’aria tra i denti e io comincio a realizzare, ma la realtà mi batte sul filo di lana e sento lo zampillo bollente che mi irrora il serpente, lo sento che gocciola, prima poco, poi tanto, tantissimo, mi inzuppa la minchia, poi smette, poi gocciola, poi riparte ingrossato e lei sorride a bocca aperta, prognata, guardandomi, poi guardando in basso aspirando aria di nuovo tra i denti “fsfsfsshhhhhhh” e si muove scomposta e mi irrora la pancia e io sento che la pisciata mi gronda lungo i coglioni e corre al buco del culo e poi finisce e lei torna ad inginocchiarsi per terra, in mezzo alle mie gambe ed impugna la fava randazza pisciata e la lecca, la succhia, respira forte, eccitata e mormora lenta e sensuale “Che buona… che buona…” che detta così magari fa ridere, ma vi assicuro che al momento mi ha prodotto un effetto trombosi per cui ho smesso di vederci dall’occhio di destra e non paga, la piccola troia accademica, sospendendo il succhione magistrale mi sussurra lenta “Voglio che mi pisci addosso dopo…dopo che mi hai sborrato in bocca….” ed io mi son detto come faccio a dirle di no, porella, che è venuta dall’Inghilterra a trovarmi?
E dopo un po’ vengo, sussultando sulla tazza, perché mentre vengo risucchia, a labbra serrate e guance depresse, grugnendo e dimenandosi per non farsi scappare la minchia dalla bocca e appena sente che smetto si alza, masturbandosi, entra nella vasca e mi dice con un sorriso lurido “Vieni… voglio che mi pisci… vieni” e io mi alzo e la seguo con la minchia ancora in tiro che mi devo concentrare per rilassarmi di dentro altrimenti non piscerò mai e lei si accoccola in ginocchio, senza smettere di tormentarsi la passera mannara, e io mi rilasso, mi rilasso e poi, finalmente, un gettino le colpisce le mammellette e lei sorride radiosa e mormora “Che calda…” ed il getto si fa più impetuoso, la irrigo, la adacquo, la irroro, mentre lei si muove per farsi bagnare ovunque, poi apre la bocca ed io dirigo là il getto e quando la boccata è piena lei chiude ed ingoia, bagnandosi la faccia, riemergendo con un sorriso e un “Che buona la tua piscia….” che mi manda ai matti e poi ancora, altra boccata, altra ingoiata e appena finisco si precipita a tirarmi un altro succhione che ci mette un minuto a ridonarmi l’allegra durezza spensierata, utile a chiavarla nella vasca, ancora bagnata di piscia e deliziosamente folle di voglia.
E’ proprio vero.
Un’esperienza all’estero aiuta ad aprire la mente.
Eh, se aiuta.
Cristo.
E poi mi ritrovo seduto sul water a gambe aperte con lei inginocchiata che mi tira un pompino cannibale e la situazione mi garba assai, poiché la seduta sul water è perfetta per consentire a quelle manine l’accesso sozzo ai miei coglioni penzolanti e al buco del culo e godo, godo come un cammello, mentre lei succhia come una vitellina la minchia venata scarlatta e ceramica.
Poi, d’un tratto, si alza e si pone a cavalcioni su di me e io penso ad una sopravvenuta necessità di auto impalarsi e invece no, invece rimane sollevata, schiudendo le labbrine ficali bagnate, guardandomi con l’occhio della cugina di Satana e aspira l’aria tra i denti e io comincio a realizzare, ma la realtà mi batte sul filo di lana e sento lo zampillo bollente che mi irrora il serpente, lo sento che gocciola, prima poco, poi tanto, tantissimo, mi inzuppa la minchia, poi smette, poi gocciola, poi riparte ingrossato e lei sorride a bocca aperta, prognata, guardandomi, poi guardando in basso aspirando aria di nuovo tra i denti “fsfsfsshhhhhhh” e si muove scomposta e mi irrora la pancia e io sento che la pisciata mi gronda lungo i coglioni e corre al buco del culo e poi finisce e lei torna ad inginocchiarsi per terra, in mezzo alle mie gambe ed impugna la fava randazza pisciata e la lecca, la succhia, respira forte, eccitata e mormora lenta e sensuale “Che buona… che buona…” che detta così magari fa ridere, ma vi assicuro che al momento mi ha prodotto un effetto trombosi per cui ho smesso di vederci dall’occhio di destra e non paga, la piccola troia accademica, sospendendo il succhione magistrale mi sussurra lenta “Voglio che mi pisci addosso dopo…dopo che mi hai sborrato in bocca….” ed io mi son detto come faccio a dirle di no, porella, che è venuta dall’Inghilterra a trovarmi?
E dopo un po’ vengo, sussultando sulla tazza, perché mentre vengo risucchia, a labbra serrate e guance depresse, grugnendo e dimenandosi per non farsi scappare la minchia dalla bocca e appena sente che smetto si alza, masturbandosi, entra nella vasca e mi dice con un sorriso lurido “Vieni… voglio che mi pisci… vieni” e io mi alzo e la seguo con la minchia ancora in tiro che mi devo concentrare per rilassarmi di dentro altrimenti non piscerò mai e lei si accoccola in ginocchio, senza smettere di tormentarsi la passera mannara, e io mi rilasso, mi rilasso e poi, finalmente, un gettino le colpisce le mammellette e lei sorride radiosa e mormora “Che calda…” ed il getto si fa più impetuoso, la irrigo, la adacquo, la irroro, mentre lei si muove per farsi bagnare ovunque, poi apre la bocca ed io dirigo là il getto e quando la boccata è piena lei chiude ed ingoia, bagnandosi la faccia, riemergendo con un sorriso e un “Che buona la tua piscia….” che mi manda ai matti e poi ancora, altra boccata, altra ingoiata e appena finisco si precipita a tirarmi un altro succhione che ci mette un minuto a ridonarmi l’allegra durezza spensierata, utile a chiavarla nella vasca, ancora bagnata di piscia e deliziosamente folle di voglia.
E’ proprio vero.
Un’esperienza all’estero aiuta ad aprire la mente.
Eh, se aiuta.
Cristo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
