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martedì 4 febbraio 2014

Della pioggia, gli imbecilli e le baldracche.

Qui a PanetÜnia è un attimo che ti ritrovi davanti un ganassa che ti dà consigli e, rimpiangendo l'agio con cui ho smerdato K fanculandolo e sputtanandolo, questo me lo sono dovuto puppare, perchè il lavoro é il lavoro, si sa.

"Uè, ma tè mica puoi star qui così eh? Che la figa mica ti bussa alla porta eh. Tè devi far come ti dico io!" e mi abbassa l'avambraccio che vorrei spezzargli il collo "tè o ti iscrivi in palestra o a dei corsi di ballo. La là figa pullula, scolta mè, pullula. Altrimenti ti riduci a andar a annunci, che quelle ti mangian la piotta, no, no, scolta me. O palestra o ballo. Vedrai che lucido che te lo fanno, lo spingardino."

Io non lo so cos'è uno spingardino. Però già il fatto che finisca in "ino" mi lascia presagire che io non ce l'abbia, ma taccio, perchè il lavoro é lavoro, si sa.

"Uè, comunque, in ogni caso il Renato pone rimedi eh. Voglio dire" e fa la voce cospiratrice riabbassandomi l'avambraccio che voglio mangiargli il cuore "se 'na sera ti prende mmmmhheeee, capè?, il Renato c'ha sempre una destriera pronta ad essere montata dal suo cavaliere" e ride assestandomi una gran pacca sulla spalla che il cuore, prima di mangiarglielo, vorrei estrarglielo dalla cassa toracica con l'ausilio di una sola matita, per di più una volgare e merdosa Fila B2.

Perchè esistono questi?
Cui prodest?

Il Ruggi mi avvisa che la settimana prossima è a Milano per sistemare una certa cosa e che se sono su si cena assieme. Ma volentieri, perchè no?
Chiudo la telefonata al bar dove sto mangiando delle verdure artificiali e mi cade l'occhio sui piedi della mora stagionata che abita alle Lampados ed è a Milano per lo shopping.
Calzeless. Bella manza, sento un gonfiore e mi rendo consapevole di avere voglia di culo.

La voglia di culo è radicalmente diversa dalla voglia di fica.
La voglia di fica è fluida, scorre bene, rilassata, vorrei dire che certe volte passa sotto, come un brano di Al Jarreau.

La voglia di culo no.
Quando hai voglia di culo senti le budelle che si attorcigliano, che si annodano, senti dentro di te la voragine da cui esce la bestia dagli occhi rossi che ti ringhia di agire e  tu hai l'esigenza VITALE di sentire un buco del culo che ti strizza il cazzo e te lo ciuccia e guardare quella stagionata carcassa di donna, puntellata di cosmesi che la rende ancora trapanabile, mi spinge ad immaginare i muggiti che potrebbe emettere se le picchiassi il mio randello d'alabastro nel culo e mi ritrovo la minchia pietrificata, mentre ho in bocca un pezzo di radicchio di plastica, due semi di mais non biodegradabili e tre fili di carota transgenica.

Potrei chiamare il Renato.
E incularmelo a bestia.
Perchè l'ha detto lui che il Renato pone rimedi, mica io.
Eh.

domenica 2 febbraio 2014

Peperoni

Certo che oh, incredibile eh. Il passato mi torna su, come i peperoni ripieni di carne.
Prima la Milly, poi venerdì sera la Ale, poi ieri sera.

Sono al winebar a dragar fica frolla che mi sento due occhi di bragia nella nuca e mi giro a vedere le sembianze di Caron dimonio, trovandomi di fronte un paio di calze coprenti a righe orizzontali viola e nere, bebè scamosciate, mini svasata, piumino corto e stretto, capelli rosso malpelo e un bicchiere di rosso in mano.
"Ciao Tazio, come stai?" chiede seria la lolita un po' invecchiata, ma parecchio migliorata, transitata verso una fattezza più compiuta, nettamente non sfigata, seppur sempre un po' intristita, generalmente più aggraziata.

"Ciao SquawMarina, io bene e tu?"

Sono epoche.
C'è il giorno in cui vuoi essere sottomessa ed umiliata ed il giorno in cui ti sei cagata il cazzo di queste stronzate e dici a todo el mundo: son così se mi vuoi, se no va a straffanculo, che io 'sta fase e 'sta frase le stimo anche di più, per tutta una somma di svariate ed avariate ragioni, ma nel complesso esistenziale del letto chiavaiuolo, l'essere cavalcato nella luce fioca di un'abat-jour molto calda da questa rifiorita Marina non mi spiace per nulla, così come mi aggrada in modo insospettato palpare la sua ciccetta, trovando che lo stato di "grassottella" (nome che non rende giustizia al sublime), nella luce fioca di un'abat-jour molto calda, le conferisca una vena di seducente erotismo che ripercuote le sue vibrazioni bollenti sul mio epididimo ingrossato e, nel momento in cui la giovane Werther maneggia nel punto di giunzione dei nostri sessi, gemendo, inarcandosi deliziosa, dichiarando sintetica alla fine "questo è il culo Taz… ", avverto con palpitante ed entusiasmante sentimento puro che qualcosa cambia, là dove nulla sembra cambiare mai.

Bella bambola di carne burrosa, bianca, non grassa, ma formosa, carnosa, dal pube polposo, depilato alla perfezione, "da quando mi hai rasata tu non me li sono fatti crescere più", dai piedini bambini con le unghiette smaltate di nero, la palpo, la strizzo, lei geme, i duri capezzoli rosa increspati e le tettine sodissime, mi svetta la fava e la donzella si arrotola sensuale i capelli rossi sulla sommità del capo e mi sbocchina divinamente, mormoro sozzure, ipotizzo scenari a tre e lei mi segue, dicendo che non è impossibile infilare nel mio letto anche una sua amica a cui piacciono i cazzi grossi e maturi e le chiedo se assieme se la sono mai leccata e lei mi guarda e mi dice certo, un po' stupita del mio bizzarro quesito e le vengo in gola, provando un amore infinito verso la sua bollente accoglienza e intimità amorevolmente concessa.

E' l'alba quando lei si riveste ed io servo caffè odorosi, quando mi preme scusarmi per l'incontro precedente e lei mi guarda severa dicendo: "Con questo hai quasi rovinato tutto. Di cosa cazzo ti scusi? Ero qui per essere brutalizzata e tu lo hai fatto."
Beviamo il caffè nel diluvio universale che ci spaventa tutti.

"Baciami"
"No"
"Perchè no, Marina?"
"Perchè non ci amiamo."


Mi manca già.

mercoledì 29 gennaio 2014

Risorse

L'aver risentito la Milly ha riacceso in me esigenze articolate, suddivise in categorie precise, categorie a loro volta strutturate in sottocategorie dettagliate, con dettagli catalogabili con criteri uno a uno o uno a molti e mentre ieri sera sotto la doccia  consideravo questo ordine di perfezione surreale, la minchia mi si è scappellata, pensando alla sua fagianona pelosa, ai suoi piedi, ai suoi occhi e così, a minchia randazza parallela al pavimento, ho rollato la rubri (a Milano si deve tagliare la parte finale delle paro) ho schiacciato il verdone e l'ho chiamata al cellu.

"Ciao Tazione!"
"Ciao Millona!"

E la rendo edotta delle condizioni del mio Supercazzofavazzorandazzo e lei mugola sorridente e mi strozzo la cappella pensando di allungarle il mio Femoredidinosauro nel culo e glielo dico pure e la sento respirare sozza, al che lei mi chiede Milano dove, Milano Milano Milano, rispondo solerte e poi dico e tu dove e lei mi dice Piacenza, al momento.

"Piacenza?" - "Eh sì, purtroppo"
"Ma cazzo, ma senti, stasera lavori? Hai clienti?" - "Uno alle dieci, un'ora."
"E uno alle undici esatte, che sono io!" - "Ma che te cliente, cazzooooo, ma davvero vieni?"

E da lì le battute si sono liquefatte luride, con tinte portuali e bestemmie e mi piace la Milly. Perchè la Milly è una risorsa, una potente risorsa. Si piega, ma non si spezza mai. Si cheta, ma poi riparte ruggendo. E' puttana da marciapiedi e signora del libertinaggio. E' tenera amante e spietata carnefice. Lurida topa di fogna e profumata orchidea del peccato.

***

Due e venti del mattino di oggi.
Nudi, in piedi, uno davanti all'altra, io con le mani legate dietro la schiena e la minchia dura come la kriptonite.
"Vuoi provarla una cosina 'forte'?" mi chiede con le occhiaie sudicie, bella come un delirio.
"Sì" rispondo senza chiedere.
"Allarga le gambe e non muoverti"
"Sì"

E lei porta indietro la tornita gamba di destra, sollevandola velocissima in un calcio a piede nudo sui miei coglioni.
Cado in ginocchio dal dolore.
Mi prende i capelli e mi sussurra "Piaciuto?" e non posso che rispondere un "Sì" sofferto, perchè era vero.
"Tocca a te adesso… prendimi a calci la figa" con un sorriso malato.
E mentre mi rialzo, barcollante, mentre lei è pronta davanti a me a gambe larghe, sibila: "Più forte che puoi".

E io la accontento, facendola accasciare sul pavimento in un rantolo di dolore.
La Milly è una risorsa.
Di sopravvivenza.
Assoluta.

martedì 28 gennaio 2014

Sic transit

Cado sul letto del mio hotel superlusso 70s ieri sera alle dieci, quando d'improvviso il pArlàfono squilla e vibra, percorso da un sozzo piacere intestinale, lampeggiando sullo screen un nome che avevo dato per disperso dalle tremolanti notti dannunziane: Milly.

Rispondo.

Dall'altro capo una donna che ansima, in palese eccitazione sessuale, mi dice "Ciao… amore… come stai? … " e ansima, ansima, ansima. "Milly!" esordisco io, squillante "che piacere! Io sto bene, ma tu? Tutto ok?", con quella limpida idiozia allegra propria di Topolino e qualche altro citrullo.

"Tutto bene… il mio schiavo mi sta scopando alla pecora… è ingrifato come un toro… volevo mi sentissi godere… ", che è un pensiero delicato, se ci pensate.
"Ne sono onorato, Milly" ribatto con americana idiozia "spero tu ne goda moltissimo".
"Cazzo sì Tazio…" cupa e quasi al collasso bronchiario "vorrei il tuo cazzo nel culo… a secco… mentre lui mi scopa la figa… " e capisco che la situazione volge ad un'immantinete conclusione. Infatti, di lì a qualche secondo, Miss Milly comincia a ringhiare come una cagna, insultando lo schiavo che, pur non proferendo parola, grugnisce come un cinghiale maremmano, a imperituro segno della sua venuta.

Pausa.
Silenzio, ma non completo. Ordini secchi, mal percepibili dal telefono forse mollato rovescio sul materasso, ma poi dopo un po', ecco.
Click, flamm, sbuff. Sigaretta.

"Come stai Tazio?"
"Di merda, Milly. Pensa che per campare sono a Milano a fare il galoppino e vivo in albergo. E tu?"
"Di merda, Tazio. Pensa che per vivere faccio la puttana, ma il mercato è pigro."
"E lo schiavo?"
chiedo io, Topolino.
"Un hobby" dice lei, Crudelia.

Miss Milly è caduta, come le dee.
Niente più Casa, niente più Madame Inquieta, niente più Habana, niente.
Modesta zoccola di provincia senza giro, specializzata in sozzure dolorose.
Malata di piacere, come me.

Non ho osato chiedere l'età dello "schiavo".
Ma mi sono immaginato un panzuto funzionario di banca pallido-verdastro,  dalla peluria grigiastra, con in testa un improbabile cappuccetto di scai con una cernierina Rìrì.

Sic transit.

mercoledì 22 gennaio 2014

Glande

Mi sono cotto il riso rosso.
Ah, io adoro il riso rosso. Ci vogliono i suoi bei quaranta / cinquanta minutoni, ma poi è una risorsa. Sta lì nel frigo, lo puoi inzuppare di salsa di soja e wasabi, oppure limone e olio, puoi metterci due gamberetti bolliti, una patata e worchester, oppure mangiarlo secco così.

Sono a casa.
Col cazzo di fuori e una bellissima felpa nuova che mi sono comperato a Milano. Una felpa nera, identica alla precedente, ma nuova, quindi morbidissima e profumata di felpa nuova.
Mi sono anche drogato, ma con grano salis. Poca erbetta, poca farinetta. Indosso un anello di metallo lucidissimo alla base della cappella, o della corona del glande, per gli appassionati di anatomia.

Riso rosso e un anello sotto la cappella.
Che sexy.
La Aledellapale non sa se viene, stasera.
Io sono sicuro che vengo, stasera.
Dio se stringe, l'anello.

lunedì 20 gennaio 2014

Tayra

Me la consiglia il Ruggi, mi esseemmeessa il cellu, fidati amico mio, massì, anche se son due parole che mi accaponano la pelle, "fidati" e "amico mio", dette da te Bocciolodirosavogliosa, ma alle ventidue e diciassette la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, la chiamo, ma poi verso le ventitre e zerodue comincio a cagarmi la minchia, ma poi mi risponde, Tayra, dammi la via, eccola, spè che arrivo, ti aspetto amore, sì, aspettami amore, non possiamo che amarci dopo tutta questa conoscenza.

Pelle di cuoio, lucida e cioccolatosa, un culo superbo, due gambe lunghissime, di dove sei amore, Liberia, ma che bello, ecco le rose, tesoro che bello che sei e mi ciucci i capezzoli e io sotto ti ravano la fava barzotta, madonna dell'incipit che pezzo di tronco di cazzo di ebano c'hai, signora gentile, poi nudi sul letto, leccalecca amor mio, ti mangio io biscione e il bucone sfondato, le palle e il perineo e ti tira la fava, amore di sempre, mentre la mia ti scoppia in bocca e mi dici che vuoi il mio cazzone, ma non temere Tayra, ce lo tiriamo nel culo per tutto il tempo che ci vuole e io pago, cazzo me ne chiava, pago.

Tette di cioccolato fondente con coni capezzolari di cioccolato al latte, ungimi il culino amorina esotica e fottimi forte, fammi piangere di piacere, fammi sanguinare, c'hai una bestia impressionante e io smignotto da frocia, esaltando il tuo lato maschile, sei arrapata, mi inculi, io godo, cristosantissimo fin dove mi arrivi nelle budella e i tuoi coglioni sui miei e mi succhi la lingua e io ti esorto a stuprarmi e mi monti da bestia, come sei bella, sento il mio buco sfondarsi e non riesco a contrarlo e tu lo capisci e mi pompi chimamandomi troia con quella voce mezzo e mezzo che mi fa impazzire, pompami amore, pompami il culo che domani ogni volta che mi siedo voglio pensarti, sì amor d'ebano, che zoccola sei, certo che voglio che mi sborri in gola, voglio ingoiarti tutta, amore e mi esci dal culo in un lampo e sento il mio odore e ti sgommi e mi chiavi la bocca, dai, dai, dai, ti stringo le chiappe spingendoti in fondo e sborri piegata su di me, baciandomi i capelli.

Voltati, troia, dammi il gel, bagascia, un goldone e del gel, dai, muoviti, aiutami, girati, ecco, son dentro di te e pompo vigliacco, senza nessuna gentilezza e sento che la minchia, lenta, lenta, ti si imbarzottisce mentre, incollato alla tua schiena sudata, ti sfondo il budello e mi esorti a sborrare, sudata e odorosa, mentre ti palpo i coglioni e mi sgommo a mia volta e ti schizzo in gola felice.

Momenti di pace.
Carezze e una canna.
"Ti rivedo?"
"Puoi contarci."

Un bacio d'amore sintetico e la notte piovosa.
Devo andarmene da stammerda.

domenica 19 gennaio 2014

Sfümatüre di gran classe

Eccomi qui, nella MIA Milano. Nel MIO albergo. Che figata raga. Sono al massimo, sono a Milano, sono realizzato, che figata, finalmente. Un bel weekend da provinciale alle spalle, ma che soddisfazione, veramente: un venerdì sera di classe, intellettualmente stimolante, bella gente, bel locale, bella musica, veramente top. E poi sabato. Cazzo sabato veramente toppissimo.

Alla mattina ho ronfato un pochetto, poi mi sono svegliato, cannetta, scritto il post, mangiato al Centrale, quiche e tre Campari orange, cannetta ricca con la Aledellapale alle due in macchina in piazza che poi lei tornava alla pale, che sesso che mi fa con quelle leggins, poi via, in macchina, argine, pioggia, pedale a canna, vai, fittizio del boschizio arginizio pre alluvione, eccola lì, FIAT Stilo berlina rossa, gente intorno, distanti, c'è movement, c'è movida, c'è sozzida, che la notte arriva alle tre nella bassa e allora vai, Tazietti, ispeziona, toccati il cazzo dalla tasca dei jeans che così si imbarzottisce, plic-plic sul cappuccio di plastica, ciaf-ciaf sotto le suole di gomma, eccola lì la maiala, mezza nuda che se la mena lato passeggero e il cornuto è in mezzo a sta orda di merde e non si sa chi è, che bella troiona, occhiali da sole, abbondante, tra i cinquantacinque e i sessanta, la fica rasata, le autoreggie, lo stivale, bionda tinta o parruccata, che meloni fracassati sulle pieghe di lardo della panza, la lingua guizzante, ma aprilo quel cazzo di finestrino che il tuo cornuto è qua che sbava per vederti succhiare le minchie straniere, flash-flash-flash, i maiali fotografano, io riprendo con l'aIfon e la minchia che tira, sega di gruppo, ma che culo c'ha sto cornuto?, bei cazzi, guarda lì il maruchen che bel cazzo che c'ha, dai Tazietti, sfodera la sciabola che quella apre, giù di polso a sei centimetri dal finestrino, dai troia apri, grugnisco maniaco e lei apre, cazzomerda e succhia a pelle me, il maruchen, il pallidone, palladilardo e palladipelo, ma io voglio chiavarla e faccio il prepotente, "scopare no" sbava la scrofa stizzita, ci mancherebbe madame, certamente, "sborrami sulle tette", mavaffanculo sacco di merda putrefatta, fatti pisciare dal tuo cornuto e, per dispetto, sborro da solo dandole le spalle, sulle foglie marce.
Toh maiala, questo è per il tuo "scopare no".
Piscio dove mi trovo, incrociando il suo sguardo e mi spiace che non mi scappi da cagare.

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Righe, righe, righe, righe, righe, il tavolino sembra un gessato, Ale amore, ma che storia sta bamba, ma taci Tazione che c'ho preso un gustone che non te lo immaginone.
Me lo dai il culino?, amore lo sai che mi sanguina facile, ma ti piace amorella?, mi piacerebbe come sensazione se poi non mi bruciasse infiammato sei mesi, ma amorella, ma fuori piove? ma guarda te fuori, che io mi pippo sta polistil un attimino.
E allora galoppami, Ale diverrima, che voglio urtarti la cervice senza ritegno, ma certo Tazione, questo sì, è un male bellissimo che me lo fai solo tu, mi ami Alina?, ma certo Tazino, quella stronza bagascia sull'argine non può capire quanto c'ha perso a non darti la figa amorone, ma senti Alina, ma i tuoi piedi puzzerebbero se non te li lavassi con quelle sette industrie chimiche che usi?, movè sì amore, a chi non puzzano i piedi?

Ai falsi, Ale.
Solo ai falsi farabutti.

Sborrami dentro Tazio.
Sì, amore.

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E da domani, tutta vita. Non vedo l'ora. Che bel momento della mia vita dimmerda.

sabato 18 gennaio 2014

Fancy salamazzo

"Scoltamo, ma è vero quel che dice il Max che te c'hai uno smataflone lungo così?" mi chiede la dotta bolognese, posando l'indice destro sul polposo avambraccio sinistro. Grassa risata alcolicoalcaloidica di tutti e io mi alzo dicendo "Tienimo lì la misura che vediamo…" e mi sbottono le braghe facendo sgusciare la minchia scappellata, generando un isterico ridere di tutta la corte dei miracoli, tutti sudati, maialimannari, con le scrofe imputtanate per la serata, speranzose di prendere susiza ad ninen(1) a più non posso.

Bello.
Un'ondata di genuino verismo con un legame a Verga strettissimo, stretto assai più di quanto egli stesso avesse potuto auspicare, sant'uomo (finissima questa). La bologna non esita a prendermelo in bocca e poi si assiepano le amiche, fameliche, mentre Virus ride sbronzo come un maiale e il Max mantiene il sorridente controllo della situazione, che lui è Gringo che sa che quaggiù nel Montana la vacca è in calore e la ficcata di gruppo è questione di ore e ha ragione il gran Gringo, che in pochi minuti son già lì che spingo.

Mi mancava di far su il maiale con Max (perchè Virus era out of order dalle nove) e mi mancava di chiavare alla bersagliera tre vacche stupende, tre Vacche meravigliose che se ne sbattono i clitoridi se sono fighe-da-protocollo o meno, che se ne chiavano della morale, che pisciano serene sui canoni della società e godono, godono, godono, godono.

Ah, che serata fancy.
Mi ha rimesso al mondo.

(1) Salsiccia di maiale.

venerdì 17 gennaio 2014

Back home

Certo che mi sento proprio milanese ormai eh. Non riesco a resistere dal dirvi che sono partito da Piazza Gae Aulenti alle undici punto zerosette e sono uscito al casello di Reggio a mezzogiorno e diciannove, cioè, dico, michelin e maps mi dicono che sono ancora per strada e invece il Tazietti c'ha già le gambe sotto la tavola ed è li che ghigna, mai mollato il pedale, sempre a tappeto, quattro colpi di freno in tutto, m'avran fatto il book fotografico secondo voi? ma chissenefrega, dico io, la macchina non è mia e c'ha la targa crucca, ma allora vai, vai, vai.

Fine del delirio.
Ritorno all'umanità.

Ho dato una veste molto minimal al blog. Spero vi piaccia. Se non vi piace ditemelo. Certamente questo non produrrà alcun cambiamento, ma è giusto poterle dire le cose.
Siamo in democrazia, no? No? Mi sa anche a me.

Comunque sono contento, molto contento.
Sono finalmente realizzato al zentparzent, faccio da galoppino-vigilante-tuttofare per della gente che mi paga molto bene, lavoro (finalmente!!!, finalmente!!!!) a Milano, la MIA Milano, ho inforcato una zoccolona meravigliosa, la Valentina (ma tu guarda che le troiazze si chiamano tutte Valentina eh?) con la quale mi sono cacciato una gran ficcata anche ieri sera, poi nel uichend me ne torno al paesello della salamella, dove il maschissimo Max ha organizzato una seratona ruspante di quelle che nella telefonata cominciano con "stasera si ammazza il maiale a casa mia".

Grande Max.
Ho un brivido di terrore pensando a quel che succederà stasera. Non chiedo info, dico solo sì, qualsiasi cosa mi va bene.

Ho telefonato alla Aledellapale, ci facciamo un americano o nove assieme, stasera alle otto e poi ciascuno al suo destino, anche se le ho chiesto un po' di quel Vicks Sinex che usa lei che stasera vorrei essere al top e lei ha riso, dicendomi sì amore, che chissà che cazzo s'era già presa.

Comunque sono contento, molto contento.
La Lola mi chiede cosa vuole la Squinzy e io non ne ho idea, ma il fatto è che ho proprio un'idiosincrasia al pensiero di approfondire le sue motivazioni, ma nel contempo, avrei una voglia matta di incularla. Ma sono un uomo maturo, pieno di buonsenso e così mi limito a infarinarmi e a smaialare con Max, l'amico di sempre.

Comunque una precisazione doverosa va fatta.
Non tutte quelle che si chiamano Valentina sono troie. Ma un sacco di troie si chiamano Valentina.
Ecco.

Baci, miei tauri e mie taure.

giovedì 16 gennaio 2014

Perdere l'amore

Che dueccoglioni, speravo di schiodare oggi pomeriggio e invece no, mi tocca stare qui anche domani. Vorrà dire che più tardi sfoglierò ancora quel grazioso forum e mi farò raggiungere da una professionista anche stasera.

Ieri sera la CamPol (camerierina polacca) mi arriva in camera, che lei si fa ascensori di servizio e scale perchè dice che se la tanano la licenziano, insomma mi arriva in camera di soppiatto, entra, la invito ad accomodarsi, mi dice che resta in piedi e poi, con un italiano più che dignitoso, mi spiega che tra noi tutto è finito e ciao.
E ciao, cazzo devo fare?

La Squinzy mi esseemmeessa chiedendomi se sono a Milano nel weekend e io rispondo di no, ma chiedo anche il perchè e lei mi risponde che una sua amica "vernicia" una galleria d'arte e voleva ci andassimo assieme e io penso "diobono se siamo figazzi e ultrakewl", ma no grazie, torno a casa nella bassa a mangiare la salamella in mutande e calzini, che sotto la tavola mi voglio sgrullare anche il campanazzo mentre rutto le patate fritte guardando La Soldatessa alle Grandi Manovre.

Ma poi, 'sta Squinzy, chi cazzo è? Boh.

La settimana prossima, se il Ruggi sale a Parigi, quasi quasi lo raggiungo. Farà un freddo siderale, ma almeno si va a troie assieme, oltre a toglierci qualche fraterno sfizietto quando saremo ben carburati.

Chedueccoglioni. C'ho Miss Flamingo da soddisfare e poi anche l'Aledellapale, insomma, non posso essere troppo enucleato dai miei affetti solidi e certi. Eh.
Specie adesso che la mia fidanzata pol(v)acca mi ha dato il benservito.

Adesso mi cerco una spalla su cui sbavare stasera.

martedì 14 gennaio 2014

Scorci della MIA Milano

Piove. Ahhh che meraviglia, io adoro la MIA Milano con la pioggia. Anche perchè la pioggia valorizza e enfatizza la già gioiosa ed estroversa simpatia dei MIEI milanesi in una maniera che non vi dico. Ahhh la MIA Milano mi dà sempre tantissime soddisfazioni.

Oh, per rimanere in tema come di consueto, ma quanto cazzo costano le pareti attrezzate? Ma di che cosa le fanno? Oro e fumo? Platino e coca? 'Sti grancazzi, ci sono rimasto dimmerda. Sono proprio un provincialotto fuori dal mondo, speriamo che la MIA Milano mi evolva un po'.

Ieri sera mi ha raggiunto nella mia camera d'albergo, ultralusso anni settanta, una professionista del sesso che avevo contattato nel meriggio grazie ad un forum specializzato. I servizi che offre la MIA Milano sono superbi. Provate a scrivere in Gugol "Escort Milano" e godetevi le settemila pagine di vetrine del sesso. Poi provate a scrivere "Escort Eboli" e godetevi il primo annuncio di uno sfigato come il male che tenta di vendere la sua Ford.

Un gran bel mignottone di quarantatre anni, capelli biondi corti, due chiappe monumentali, belle gambe, piedi da sindrome di Stendhal, due zinne così e poi, sopra ogni cosa, italiana.
Mica è facile eh. Il vento dell'est spira anche qui nella MIA Milano, ma non ha senso che io paghi carne dell'est quando posso attingere tra il personale del grill qua sotto e materassarmi la camerierina polacca, turni permettendo.

Beh, insomma, la mammifera si spoglia ed è ricca di barocche bardature ippiche: calze con la riga e reggicalze, scarpe pump tacco 39, guepiere, bustier, brassiere, jeanpierre e parterre.
"Senti" le dico garbato "Ti pregherei di non offenderti, ma se tu fossi totalmente nuda io ne gioirei a mille" e lei ha acconsentito ed io ho aiutato, come si addice a gentiluomini del mio lignaggio.

Bella manza da tutta nuda eh. Tira dei pompini scoperti di discreta fattura, è gioviale, simpatica, sorridente, si fa mangiare la brogna ornata da un ciuffetto di peli, si fa mangiare anche il bocciuolo di rosa, ma non lo dà a nessuno e per nessuna cifra.
Sa usare i piedi in maniera eccellente. Dopo essere stato vestito di gomma, gliel'ho allungato tutto dentro e ci ho messo tanto di quel mio che non ve lo so dire e lei pareva godere, pareva venire, poi a un tratto m'è parso di cominciare a venire e lei (propositiva e servizievole) m'ha proposto di "terminarmi" coi suoi piedi, cosa che è riuscita gran gran bene.

"Sei bravo sai?" mi dice giunoicamente adagiata su un carnoso e sensuale fianco.
"Lo dirai a tutti" smignotteggio smorfioso.
"A tutti quelli che mi fanno venire" e questa versione mi è piaciuta, vera o falsa che fosse, non ha nessuna importanza.

Dopo un'ora esatta nella mia camera regnava la pace aromatizzata di un dolce profumo femminile che non saprei dir qual'è.
Mi stendo ignudo sul letto sorseggiando un wodkone famiglia e chiamo la Gianna Miss Flamingo per renderla edotta di questa suarè e da dettaglio nasce dettaglio, la Miss è curiosa, io sono una troia e s'è finiti a far sesso al telefono come due suini di razza Durock.

La MIA Milano mi coccola.
Cosa potrei desiderare di più dalla vita?
A parte un muscoloso e peloso agricoltore lucano con le voglie sporcaccione nel sederino, direi niente.


*****
Foto tratte dal suo sito.


domenica 12 gennaio 2014

Aggiornamenti ed auguri

Per me la Gianna è Miss Flamingo, un po' perchè l'ho rimorchiata lì, al geriatrico danzerino della bassa, un po' perchè non cerca l'amore, ma il cazzo. Certo, non è una diva di Hollywood, ma ha dei bei lineamenti del viso e un corpo carnoso, con la cellulite, le smagliature, la pancetta da vodka, due tette rimaste intatte nonostante i suoi sessantanni e poi è brava di bocca e di mano. E' abbronzatissima, ha i capelli tagliati corti e bianchi per "sputare in faccia alle troie che rifiutano la vecchiaia", è vedova, ha dei bei piedi e si spenna la passerona. Una porca sublime.

L'ho visitata a fondo anche ieri sera. Mi piace, mi arrapa a bisonte, mi fa godere quel suo respiro ansimante e la voce roca di cinquanta Marlboro rosse al giorno.
Appena posso ritornare la visito.
"Dottore mi dica, ho un bruciorino qui" e mi mostra la passerona pelata. La adoro.

Ritornare.
Il più bel ritorno, per me, sarebbe a Dakar. Tolto quello, un posto vale l'altro. Cazzo me ne frega, persino Milano va bene ed infatti va bene, poichè mi sparo giornate su giornate a Milano. K avrà una blanda ed illusoria erezione, GQ sorriderà sotto i baffi di plastica, massì amici, non ho più principi, sono una puttana totale, lavoro a Milano.

Poi c'è quella camerierina polacca nel grill lì sotto che mi piace un casino: seno piatto, capezzoli scuri, capelli neri, magrissima, piedi ossuti e odorosi, fica rasata a rasoio che mi piace sentire le punte dei peli che mi graffiano. Anche lei amante grossi calibri e, in questo, il Taziotroia può esprimere un pubblico parere.

La Gianna mi dice che con un'altra donna non c'è mai stata e io le dico "ma se ti organizzo ti andrebbe?" - "ho tempo a dir di no la seconda volta se c'ho i motivi" e la trovo saggerrima, ma poi mi punge la curiosità di sapere se in tre è mai successo "ero giovane, molto giovane, ma non ti credere chissà cosa eh?, gli ho fatto una sega per uno mentre facevo la carne nel panino…" e ride sguaiata, la adoro.
Lei sì che sarebbe una compagna adeguata da Canarie.

Gliene parlerò.

Qui è tutto successo in frettissima, non mi va di darvi i dettagli. Sappiate solo che sto aprendo un ufficio per qualcuno, una cosa pesante, costosa. Io ci guadagno dei bei soldi, una camera fissa in un albergo da cui vedo quello Stonehenge disgustoso di Unicredit, tutte le spese, sono pieno di bouns e mi è pure toccata una Mercedes B 220 cdi con ogni cazzo di diavoleria e targa Monaco, che oggi fa sempre la sua vacca figura.

E col Costa?
Il Costa mi ha chiesto scusa, ovviamente. Egli è un calamaro acefalo che attende che qualcuno gli fornisca le risposte che, non essendogli brillate, egli ritiene più intelligenti. Ciao Costantino, saluta Appraga.

Martedì scorso ho cenato con la Squinzy. Mi ha portato lei. Non mi ricordo manco il nome del posto. Mi piacerebbe vederla a letto con la camerierina polacca. Anche se non so se la camerierina è bisex. Ma quando sono giovani provano tutto, sì. Era senza calze, quella troia della Squinzy. Ho gradito al punto da segarmi in privato, in albergo.

Diciassette e ventitre e sono nella mia camera d'albergo di ultralusso anni settanta, con la felpa black block e nudo sotto, a scrivervi, perchè ve lo dovevo. Potevo venire su domattina, lo so, ma il traffico mi fa perdere il mio proverbiale equilibrio emotivo e io non voglio che nulla scalfisca l'immagine equilibrata che ciascuno di voi ha di me.

Più tardi andrò a mangiare da solo al grill e poi ciuccerò quei capezzoli di ferro su quelle tette inesistenti e proverò a ingravidarla un'altra volta, ma mi sa che prende la pillola, la camerierina polacca del grill.

Credo di avervi aggiornato in linea di massima.
Buon anno a tutti.

giovedì 26 dicembre 2013

Natale stupefacente

Allora, facciamo ordine.
La mia fidanzata venezuelana il ventiquattro pomeriggio alle cinque è evaporata direzione Berghèm dove pare abbia una schiera di parenti sudamericani con i quali, come usanza celebrativa, si andava ad ammazzare di picagnagrancagna e churrasco per festeggiare sangesùcristo ed io, ovviamente, ho rotto il fidanzamento senza dirle nulla, nello stesso perfetto stile in cui ci siamo fidanzati.
Per cui, essendo sera di vigilia di sangesùcristo in solitaria, si rendeva obbligatorio il reperimento di molto alcol a qualsiasi somma e un pò di origano o del pongo,  perchè é gran festa e non mi metto a fare certo il taccagno o lo schizzinoso.
Una volta reperito l’abbondantissimo alcol con quattro danari, che facevan quasi le ventuno, mi sono mangiato un paio di hamburger da McDonald’s e con le mani ancora appiccicose di salsa barbeque e un’ascella decisamente importante, mi ritiro nel furgone con riscaldamento anche da fermo e mi applico oralmente al collo della bottiglia di vodka, riflettendo su dove reperire le spezie per festeggiare la stupefacente vigilia di sangesùcristo. Giro  e rigiro e rimedio solo dell’origano scarso già ad occhio nudo, per cui, alla volta delle ventidueetrentadue faccio prua verso il locale per cui sono stato pagato per esprimere idee e logiche utili ad essere ignorate o come bussola per individuare sentieri opposti, nella speranza che la Ade potesse aiutarmi, ma la Ade era a Saint Moritz fino al sette, mi dice la checca dietro il banco e allora mi ordino una vodka doppia e giro il capo a destra, attratto da uno stacco di coscia che se la vede il mio macellaio non so cosa succede, due piedi a pelle da sborrarsi nelle mutande, un abitino di lamè rosso, capelli neri mossi alla madonna (per rimanere in tema), abbronzatura biscottata, una catenina d’oro sottilissima alla caviglia di sinistra e un viso identico, ma assolutamente identico in tutto, a quello della Aledellapale. Che quando il mio occhio alcolico incrocia il suo occhio alcolico, beh amisgi, la più bella vigilia di sangesùcristo della mia vita, credetemi. Sbronza come me mi riempie di coccole e feste che manco un Labrador, lingua come se fossimo formichieri, mani che corrono ovunque, manco fossero in gara, poi beviamo (che idea originale) e mi riempie subito lo scroto di sfighe: ex marito molto duro, separazione a zero lire, bambino con lui, affidamento congiunto saltato per via di una denuncia beccata per via di un festino in cui girava della bamba, ma adesso lei ricorre, la pale non va male, ma il pappaporcone l’ha mollata, che felice che sono di vederti Tazamore, Aleamore ce le hai le mutande?, sì amore, ma se vuoi vado a togliermi tutto nel bagno, no amore, tieni tutto, ma procura dell’erba da fumare assieme scopando, ti va? sorriso ammorbato e occhio fuso, lingua che liscia le labbra, mi va eccome amore ma oggi è la vigilia di sangesùcristo e ti voglio far provare una cosetta, ma che bella che è la Ale e poi parte di ricetta perchè innanzitutto bisogna che ci “scrolliamo ‘sta scimmia di dosso” e poi si può passare a cose divertenti ok? ok Ale, fai tu che ti vedo inserita, mi chiede dei soldi, le rifilo quel che c’ho che non c’ho cazzi di contare, lei parte sculando e ritorna e via!, via più veloci della luce!, via nella tana del Tazio, dove mi pareva che i Doors ci stessero da dio, mi spoglio e mi annuso, Ale senti mi faccio una doccia che puzzo come un camallo, mi inchioda al muro, mi annusa le ascelle e mi dice che so di maschio e mi vuole così, poi si denuda totalmente, si china sul titeibol e prepara sei rigotte di bamba che servivano ad uccidere la scimmia e in effetti, cazzo, dopo tre belle pippate sei lucido come una sfera d’acciaio e dell’alcol manco un ricordo, poi mi passa due ‘paste’, una di MDMA che me lo ricordo il nome e un’altra con una sigla che non mi ricorderò mai, MIR, MIT, cazzo ne so, so solo che mentre aspettiamo che ‘sta roba monti, la Ale assatanata arriccia una cannetta e io la palpo e la lecco che sa di sudore buono e poi boom, il cocktail sale a razzo e io mi sento sensibile come una gigantesca cappella, che ovunque lei mi baciasse era come un pompino e poi tra le gambe un menhir così e attacchiamo a chiavare e poi le luci bianche a flash anche con gli occhi chiusi, la sua voce lontana, l’immagine sfuocata, ma cazzo godevo dappertutto come se fossi stato ricoperto di pelle di cazzo arrapata ovunque e poi dopo un po’ basta effetti amplificati, ma di smettere di chiavare manco morti, ero come un Frecciarossa lungo quei sei chilometri di alta velocità, cavallo d’acciaio, cazzo d’acciaio di cavallo d’acciaio e poi dopo un po’ quella roba rimonta, minchia che botta, torno a essere Cazman, SuperCazzioMan, mi tocca un braccio e godo, interferenze, cuore a centomila e poi stop e avanti nature e poi torna e sborro ma la minchia resta dura anche dopo tre quattro, cazzo ne so quante volte, una pacca di sborrate da conto perso e poi, improvvisamente e velocemente il down, che è una vertigine, un’angoscia, una roba brutta e allora la Ale mi sgancia una MD e nel frattempo, che a lei “stava ancora su” si siede sul mio menhir che non dava segni di sgretolamento e se lo chiava, pesante, sbattendoselo dentro, godendo e venendo a martello mentre io sentivo che il down si calmava mentre mi montava la MD e continuiamo a fottere come animali che il giorno era bello che fatto e che io avevo battuto il mio record di permanenza ininterrotta in una fica col cazzo costantemente duro: undici ore.

Poi si crolla come castelli di sabbia senza additivo e ci si sveglia alle venti e quattordici. Un fisico mozzafiato sta armeggiando con la macchinetta del caffè e la raggiungo e ci baciamo in gola, nudi e abbracciati a polipo, che fuori è notte di nuovo. Sono spezzettato, come effetto collaterale numero sedicimilaventiquattro e nessun bloodymary ci potrebbe fare qualcosa. La Ale ha una faccia che sembra riportare la frenata di un camion e in una zaffata d’alito aromatizzato alla pantegana putrefatta mi comunica molle e laconica “c’ho la fica sfasciata”.
Ordiniamo cinese e lei va a prelevare la merce e a pagare completamente nuda.
La ringrazio della scenetta e lei ride, dicendo che non se ne era accorta di essere nuda.
Ridiamo come babbuini, poi dopo cena lei mi comunica professionalmente che se vogliamo spazzare via rapidi “i titoli di coda” basta che ci pippiamo una pistina e così facciamo e, in effetti, sembra andare meglio.

A mezzanotte e sedici arriva il suo taxi.
“Senti Aleamore, ci rivediamo? Anche senza sbatterci in ’sta maniera?” - chiedo.
“Certo Taziamore che ci rivediamo. Ma perchè dici? Non ti è piaciuto?”

Mi è piaciuto?
Oggi è il ventisei dicembre e, in un certo senso, manco dal ventiquattro.
Non ho la più pallida idea se mi sia piaciuto.
A sensazione direi di sì, ma sono incerto.

lunedì 23 dicembre 2013

I saggi rimedi della nonna

“Raccontami di quando battevi, raccontamelo ancora…” affondando colpi di minchia in quella fica di cioccolata al latte, mentre con gli occhietti piccoli e la bocca ansimante mi stringe come se dovessi scappare via. “Sei un porco malato” e io giù a premere la cappella sulla cervice facendola mugugnare di male e piacere “ti fa godere che ero puttana” e io sbatto da porno “sì mi fa impazzire” - “porco bastardo malato” e mi mette di schiena cavalcando il Mastertube, dondolando quelle tette morbide segnate dal costume da bagno, con quei capezzoli increspati, quasi neri, “sì sono un porco malato ma tu i cazzi li meni anche oggi” e la schianto di schiena, le gambe sulle mie spalle, mulinellando la minchia nella fregna svangata “sì ma non faccio più la puttana, decido di farli venire se mi va e se mi pagano come dico io e solo con le ma…….aaaaaani…” e lo sciacquettio di quella fica sudamericana si fa intenso e sonoro e io incalzo sussurrando “non ti lavare le mani la prossima volta, voglio leccare la mano con cui l’hai fatto sborrare” - “maricòn ti piace il cazzo eh?” grugnisce maligna e invasata - “perchè a te non piace la fica?” e sorride di denti bianchissimi e la torco la giro a la infilzo alla pecora che c’ha una schiena ed un culo che fanno storia dell’arte e la cingo, la assedio, la lecco e la monto, sospendendo i dialoghi in nome del godere puro e la locomotiva parte e stantuffa, solo vapore e carbone e calore e non occorre parlare per cominciare a venire, tremanti, allo stesso momento, per poi cadere come marionette a cui son stati recisi i fili.

“Ti amo Tàtà”
“Ti amo Làlà”


E poi TRRRRRRRRRRRRRRZZZZZZZZZZZZZZZZZZ e mi sveglio da incubo con la sveglia che perfora il cervello alle setteetrenta che la Laura deve vestirsi per andare al lavoro e io mi preparo il primo Bloody Mary “del giorno dopo” mentre lei è in doccia e il secondo mentre sorseggia il Nespresso che le ho fatto con le mie manine prima che si involasse solare e rassicurante.

Tempo di merda fuori.
Torno a letto, son già nudo, fatica zero.
E’ stupendo tutto questo.

domenica 22 dicembre 2013

Fidanzato

Salve a tutti babbinatali e babbenatale del mio cuore, finalmente posso scrivervi un post zeppo di amore del cuore e di sentimento dilagante e gocciolante zucchero.
Ebbene sì, amisgi che numerossi mi secuite da cassa, mi sono fidanzato.
Dopo tanto tempo il mio cuore alla deriva ha trovato un solido ormeggio ed io sprizzo da ogni poro felicità.

Si chiama Laura.
Ha trentasei anni.
E’ una venezuelana mulatta che ho conosciuto in un centro massaggi totali consigliatomi dal Max. E’ in Italia da quindici anni, ha fatto la prostituta per un po’ (comprensibile), ma poi si è evoluta ambiziosamente e ora fa la massaggiatrice in modalità basic o enhanced.

E’ bellissima, specie quando sorride.
Ha un corpo che mi manda in visibilio.
Ha una serenità e una felicità interiore che mi fanno invidia.

Ride, capite?
Ride a crepapelle se dico una cazzata seria. Ha un senso dell’umorismo favoloso.
Ha bellissimi piedi e un’odore corporale travolgente.
La amo.
Perchè lei semplifica con saggezza le mie pippe. La amo davvero. E’ sveglia, witty, rapida, pronta, scattante, ha un cervello seducente.
E lei mi ama.
Perchè amplifico con serietà i suoi desideri che tutti deridono. Perchè son desideri sentimentali meravigliosi.

E’ una grandissima cuoca.
E’ un’insaziabile cannaiola e drogaiola.
E’ una porca devastante a letto.
Io, la Laura, se lei vuole, me la sposo.

Oh sì.
Oh sì, sì.
Sì.

Sono felice.
Davvero.