Il concetto è assai semplice ed assai comodo, poichè sdogana piccole perversioni deliziose da infliggere e da subire, attraverso l'uso di uno starter kit di strumenti semplici, quali una sedia, una corda di cotone, un Magic Wand e uno scantinato non molto caldo, ai quali potranno aggiungersene altri, a mia discrezione, poichè io adesso devo sostenere la parte del cornuto inferocito che punisce la compagna puttana, abusando di lei.
E la copro di insulti masturbandola col Wand, nuda, legata alla sedia, infliggendole la pena degli orgasmi multipli e la faccio venire dieci, quindici volte, arrossandole e gonfiandole la fica, sputandole in faccia, dicendole che è una troia di merda e lei sostiene gli insulti, narrandomi quanto sia stupendo per lei mettermi le corna, quanto le piacciano i cazzi di perfetti sconosciuti e sbava, godendo, sputandomi addosso, insultandomi e io tra le gambe c'ho il cazzo duro letteralmente viola dalla voglia di incularla e lei sa che tanto più mi farà infuriare tanto più la violenterò con foga e questa parte è sublime, quando si decide il gioco in due tempi, davvero speciale, davvero autoalimentate, una spirale infinita, dosabile, interrompibile e le frusto le cosce con la cintura e lei ringhia dicendomi che a quel parco a prendere i cazzi di Brian e dei suoi amici ci và senza di me e io premo il Wand e lei scoppia nell'ennesimo orgasmo tremando e io la insignisco di onorifici titoli torcendole i capezzoli, mentre scoppia in una pisciata inondante, gonfia in faccia, coi capellini appiccicati e poi grugnisce un "Sfondami il culo, frocio… saprai farlo quello o no?".
Si chiama intesa. Così come nel canto, quando a due voci si improvvisa una canzone nota che narra di cose che non ci riguardano direttamente, anche qui si lecca il sublime recitando parti che non sono esattamente nostre, ma che ci donano un grandissimo piacere. Le entro nel culo in un unico viaggio a secco dalla cappella ai coglioni e lei grida, perchè è doloroso, ma poi diviene piacevole lo sfondamento insensibile, forte, animale, piegata sulla fredda lavatrice, tenendole la testa all'indietro per i capelli, ficcando in quel culo oramai rotto da troia albanese, sbattendo, pompandole fuori dal buco sfondato dei rivoletti di liquido giallo che le macchiano le natiche prima di correre giù per le cosce. E mentre io la inculo come fossi un galeotto che ha perso ogni forma di umanità, lei si vibra la fica col Wand schizzando e prendendo la minchia sino in gola e si va avanti così un bel po', godendo da porci assatanati, compiendo con diligente applicazione la fase due della serata in due tempi.
***
Solo più tardi, molto più tardi, nel cuore della notte, s'è fatto l'amore.
Chiudendo l'armadio degli orrori deliziosi, dandoci tregua e lasciando parlare il cuore.
E, a questo riguardo, lascerò cadere un velo di timida riservatezza.
Londra è ispiratrice, mi piace.
Pagine
sabato 9 febbraio 2013
Prima fase della serata in due tempi
Che casetta di merda, noi siamo veramente fortunati a stare dove stiamo, ma d'altra parte costa anche una fortuna e poi qui c'è quest'odore di cibo indescrivibile, di pomodoro bruciato, strinato, come si dice da noi e quella lampada lì fa così poca luce che non riuscirò a riprendere niente col telefonino.
Questo Brian è un fascio di muscoli, rasato, tatuato, con un culetto che glielo mangerei, ma Brian è straight, etero, a lui piace la fica e in questo momento gli piace tantissimo la fica della Skizza, che si fa montare come una cagna da Brian che la strafotte, col suo discreto cazzo storto a sinistra, avvolto nel guanto rosa shocking che è quel dettaglio squallido che mi fa impazzire.
Brian fa domande su di me a lei, guardandomi con un sorriso cattivo. "Gli piace guardare eh? Gli piace vedere che ti fai scopare eh?" ansimando, sbattendo nella fica della Skizza che gode come una porca, perchè le piace Brian, muscoloso, giovane, tatuato, depilato, con i piercing ai capezzoli, ruvido nei modi, violento, bulletto suburbano che frequenta certi bar giusto per questo e stasera gli è andata bene, perchè anzichè fottersi la solita tardona col marito impotente che si viene nelle mutande a cazzo mollo, si fotte la mia cagnetta, sua coetanea e mortalmente figa.
Guardo. Cazzo sì, mi piace guardare, mi piace vedere come la Skiz perde il controllo, come a tratti si dimentica che sto lì seduto a guardare e si fa divorare da Brian, godendo infinitamente di questa anomalia dei nostri cervelli che accetta e ricerca e gode di una situazione che terrorizza tutte le coppie e che invece a noi ci manda a mille, perchè a noi piace scopare con altri e guardarci e seminare piccole crudeltà che accendono i sensi, come quando Brian le chiede quanto bisogno avesse di un giovane stallone come lui e lei risponde che aveva tanta voglia di lui che si sarebbe fatta chiavare anche sul bancone del bar e poi mi guardano entrambi luridi e poi lei, sempre guardandomi, gli infila tutta la lingua in bocca e lui accelera e questa crudeltà inflitta è eccitante, questa assenza di confini porta alla vertigine ed è meraviglioso non capire dove finisce il gioco e comincia la realtà, dove questa sorta di role play diventa verità, perchè Brian è uno strumento, ma a tratti diventa proprio una scopata da corna e passione ed è lì che arriva quello spillone nel cervello che dà quel dolore così piacevole, così intenso, così distorto e sublime.
C'ho il cazzo che scoppia nei jeans, ma non voglio segarmi, no, voglio essere il marito che gode a farsi mettere le corna dalla giovanissima moglie troia e la Skiz rivela a Brian di avere sempre voglia di cazzo al punto che certe volte si fa fottere da sconosciuti e mi guarda e Brian diventa un bufalo, pora stella, richiede dettagli di dove la può nuovamente incontrare, che la vuol far chiavare anche dai suoi amici e mi guarda e lei mi guarda e gli sussurra il nome di un piccolo parco e gli dice che spesso lei va lì a cercar maschi e Brian sbatte come un maglio e io adoro questo lurido fraseggio e quell'occhiata demoniaca che la Skiz mi lancia, rossa e sudata, giusto un secondo prima di venire con un urlo che trascina Brian nell'esplosione e poi crollano.
Sudati, abbracciati, odore di ascelle, soffritto, pomodoro bruciato, la Skiz che si alza e dice di andare a pisciare e va a pisciare con la porta aperta e Brian si sfila il goldone pieno di sborra e armeggia con improbabili salviettine imbevute e la cosa incredibile, la cosa buffa e curiosa è che lui è in imbarazzo, non mi guarda, non mi parla, getta solo delle occhiate impazienti verso il cesso in attesa che la sua concubina ritorni, traendolo fuori dall'imbarazzo e dall'impaccio e io non dico una parola e non contraggo un muscolo e lo fisso, pensando cosa potrei fare di veramente cattivo al suo bel culo bianco, ma non incrocio mai, dico mai, i suoi occhi e poi finalmente la Skiz ritorna ed ora è lei a non guardarlo più in faccia, perchè viene diretta da me e mi sale in grembo sussurrando, chiedendomi in italiano se mi sono eccitato e se voglio scoparla davanti a Brian o assieme a lui e io dico di no, che è perfetto così, che non voglio aggiungere nulla, che possiamo andare e le dico che uscirò lasciandola salutare Brian come vuole e lei dice che non gliene frega un cazzo di Brian e comincia a vestirsi e poi usciamo e andiamo, distanti, da Brian, il soffritto, la serata iniziata con quel progetto da casa, ma non ancora finita.
Perchè ora, dopo questa prima fase, c'è la seconda: la punizione.
Questo Brian è un fascio di muscoli, rasato, tatuato, con un culetto che glielo mangerei, ma Brian è straight, etero, a lui piace la fica e in questo momento gli piace tantissimo la fica della Skizza, che si fa montare come una cagna da Brian che la strafotte, col suo discreto cazzo storto a sinistra, avvolto nel guanto rosa shocking che è quel dettaglio squallido che mi fa impazzire.
Brian fa domande su di me a lei, guardandomi con un sorriso cattivo. "Gli piace guardare eh? Gli piace vedere che ti fai scopare eh?" ansimando, sbattendo nella fica della Skizza che gode come una porca, perchè le piace Brian, muscoloso, giovane, tatuato, depilato, con i piercing ai capezzoli, ruvido nei modi, violento, bulletto suburbano che frequenta certi bar giusto per questo e stasera gli è andata bene, perchè anzichè fottersi la solita tardona col marito impotente che si viene nelle mutande a cazzo mollo, si fotte la mia cagnetta, sua coetanea e mortalmente figa.
Guardo. Cazzo sì, mi piace guardare, mi piace vedere come la Skiz perde il controllo, come a tratti si dimentica che sto lì seduto a guardare e si fa divorare da Brian, godendo infinitamente di questa anomalia dei nostri cervelli che accetta e ricerca e gode di una situazione che terrorizza tutte le coppie e che invece a noi ci manda a mille, perchè a noi piace scopare con altri e guardarci e seminare piccole crudeltà che accendono i sensi, come quando Brian le chiede quanto bisogno avesse di un giovane stallone come lui e lei risponde che aveva tanta voglia di lui che si sarebbe fatta chiavare anche sul bancone del bar e poi mi guardano entrambi luridi e poi lei, sempre guardandomi, gli infila tutta la lingua in bocca e lui accelera e questa crudeltà inflitta è eccitante, questa assenza di confini porta alla vertigine ed è meraviglioso non capire dove finisce il gioco e comincia la realtà, dove questa sorta di role play diventa verità, perchè Brian è uno strumento, ma a tratti diventa proprio una scopata da corna e passione ed è lì che arriva quello spillone nel cervello che dà quel dolore così piacevole, così intenso, così distorto e sublime.
C'ho il cazzo che scoppia nei jeans, ma non voglio segarmi, no, voglio essere il marito che gode a farsi mettere le corna dalla giovanissima moglie troia e la Skiz rivela a Brian di avere sempre voglia di cazzo al punto che certe volte si fa fottere da sconosciuti e mi guarda e Brian diventa un bufalo, pora stella, richiede dettagli di dove la può nuovamente incontrare, che la vuol far chiavare anche dai suoi amici e mi guarda e lei mi guarda e gli sussurra il nome di un piccolo parco e gli dice che spesso lei va lì a cercar maschi e Brian sbatte come un maglio e io adoro questo lurido fraseggio e quell'occhiata demoniaca che la Skiz mi lancia, rossa e sudata, giusto un secondo prima di venire con un urlo che trascina Brian nell'esplosione e poi crollano.
Sudati, abbracciati, odore di ascelle, soffritto, pomodoro bruciato, la Skiz che si alza e dice di andare a pisciare e va a pisciare con la porta aperta e Brian si sfila il goldone pieno di sborra e armeggia con improbabili salviettine imbevute e la cosa incredibile, la cosa buffa e curiosa è che lui è in imbarazzo, non mi guarda, non mi parla, getta solo delle occhiate impazienti verso il cesso in attesa che la sua concubina ritorni, traendolo fuori dall'imbarazzo e dall'impaccio e io non dico una parola e non contraggo un muscolo e lo fisso, pensando cosa potrei fare di veramente cattivo al suo bel culo bianco, ma non incrocio mai, dico mai, i suoi occhi e poi finalmente la Skiz ritorna ed ora è lei a non guardarlo più in faccia, perchè viene diretta da me e mi sale in grembo sussurrando, chiedendomi in italiano se mi sono eccitato e se voglio scoparla davanti a Brian o assieme a lui e io dico di no, che è perfetto così, che non voglio aggiungere nulla, che possiamo andare e le dico che uscirò lasciandola salutare Brian come vuole e lei dice che non gliene frega un cazzo di Brian e comincia a vestirsi e poi usciamo e andiamo, distanti, da Brian, il soffritto, la serata iniziata con quel progetto da casa, ma non ancora finita.
Perchè ora, dopo questa prima fase, c'è la seconda: la punizione.
venerdì 8 febbraio 2013
Brevissime da Camden
Bonjour, bonjour, bonjour.
C'è un solicello di febbraio che sorride lieve lieve sulle siepi e sulle case, già si liquefa la neve.
Da quando la Skiz è tornata da Manchester in casa si respira tutta un'altra aria, quasi esotica, sarà una sensazione, sarà quel mezzo chilo di maria che ci fumiamo tutti giorni, sarà che lei gira scalza con le piante dei piedi nere e a culo nudo con il pile da montagna di sopra, sarà che ci laviamo pochissimo, sarà quello, sarà quell'altro, ma la condizione di disoccupazione, al momento, è davvero gradevole.
Ieri pomeriggio ho maturato una convinzione difficilmente contrastabile: considerata la densità di cose che abbiamo da fare in questo momento, considerato che quest'estate ce la siamo parecchio stipata nel sedere, considerato che siamo stanchi in due, considerato che due soldini ce li ho, quel che ci vorrebbe sarebbe una vacanzina al caldo.
E si fa presto a dire caldo, in questo momento dell'anno.
Caldo caldo uguale Kenya. Kenya uguale niente topless in spiaggia, niente tolleranza verso i maniaci sessuali, quindi escludesi.
Canarie sozzone adorate uguale ancora freschettino: minima a sedici e massima a diciannove, venti. Troppo poco.
Capo Verde non ci vado pazzo e allora bisogna andare a Cuba, ma l'idea della trasvolata oceanica mi fa desistere, non so.
La Skiz svaccata sulla sedia a gambe aperte mi dice molliccia: basta aspettare e viene caldo. E quando è così filosofa io la adoro, perchè mi rasserena e mi tira su di morale.
Poi scivola in ginocchio e mi tira fuori il cazzo succhiandolo e io la adoro ancora di più, poichè vedo un simbolismo in questo sublime pompino, uno sprazzo di speranza, un ben confezionato "dai amore, il caldo verrà, troviamoci un passatempo sinchè non arriva" ed io acconsento.
No, dai, non è malissimo la condizione di disoccupati a Londra, almeno questa settimana.
C'è un solicello di febbraio che sorride lieve lieve sulle siepi e sulle case, già si liquefa la neve.
Da quando la Skiz è tornata da Manchester in casa si respira tutta un'altra aria, quasi esotica, sarà una sensazione, sarà quel mezzo chilo di maria che ci fumiamo tutti giorni, sarà che lei gira scalza con le piante dei piedi nere e a culo nudo con il pile da montagna di sopra, sarà che ci laviamo pochissimo, sarà quello, sarà quell'altro, ma la condizione di disoccupazione, al momento, è davvero gradevole.
Ieri pomeriggio ho maturato una convinzione difficilmente contrastabile: considerata la densità di cose che abbiamo da fare in questo momento, considerato che quest'estate ce la siamo parecchio stipata nel sedere, considerato che siamo stanchi in due, considerato che due soldini ce li ho, quel che ci vorrebbe sarebbe una vacanzina al caldo.
E si fa presto a dire caldo, in questo momento dell'anno.
Caldo caldo uguale Kenya. Kenya uguale niente topless in spiaggia, niente tolleranza verso i maniaci sessuali, quindi escludesi.
Canarie sozzone adorate uguale ancora freschettino: minima a sedici e massima a diciannove, venti. Troppo poco.
Capo Verde non ci vado pazzo e allora bisogna andare a Cuba, ma l'idea della trasvolata oceanica mi fa desistere, non so.
La Skiz svaccata sulla sedia a gambe aperte mi dice molliccia: basta aspettare e viene caldo. E quando è così filosofa io la adoro, perchè mi rasserena e mi tira su di morale.
Poi scivola in ginocchio e mi tira fuori il cazzo succhiandolo e io la adoro ancora di più, poichè vedo un simbolismo in questo sublime pompino, uno sprazzo di speranza, un ben confezionato "dai amore, il caldo verrà, troviamoci un passatempo sinchè non arriva" ed io acconsento.
No, dai, non è malissimo la condizione di disoccupati a Londra, almeno questa settimana.
martedì 5 febbraio 2013
Speechless
E d'improvviso mi compare sul display il nome della mia Sfinterya. Strano, mi dico, a quest'ora? mi chiedo, ma poi decido che, in luogo di mille quesiti, l'idea più intelligente fosse rispondere e così ho fatto.
Beh, ve la faccio breve, ma forse anche no, vedremo.
Questa mattina, nel pieno dell'autopsia del case history number 13.442, una gentile segretaria del posto che ospita questo meraviglioso ed autorevole training on the job, 'sto cazzo di corso infinito insomma, entra scusandosi e dice alla Chiaruccia di seguirla.
La Chiaruccia, che è personcina molto educata, chiede scusa all'audience e la segue.
E viene condotta in un salottino discretamente arredato, dove incontra quel manager che l'aveva spedita a Manchester da Londra.
Ohibò, dice la Chiaruccia, che 'ohibò' è una delle sue espressioni di stupore preferite, come mai il signor manager mi raggiunge qui, nella stupenda Manchester?
Il signor manager, con modi educati e molto british, che d'altronde lui E' british, non esita a svelare l'arcano e a dissetare la curiosità della Chiaruccina trepidante.
Lui, seppur dislocato in cielo, in terra e in ogni dove, ha ricevuto notizie sul profitto della Chiara sin dal primo giorno in cui ella ha intrapreso con entusiasmo giovanile questa splendida e stuppendavventura. Ha sempre chiesto ai teacherZ e ai trainerZ, ma come va la Chiara?, ma come va la Chiara?, ma come va la Chiara? E loro, puntualmente, lo hanno aggiornato con dovizia di dettagli.
Sicché il signor manager, molto preparato sulla Chiaruccia, oggi che era a Manchester per altri motivi, ha desiderato incontrarla.
Potete immaginare il turgore dei capezzoli della Chiaruccia, a quel punto della premessa.
Egli, il signor manager, a quel punto ha preso una chitarra ed ha accennato ad una motivetto che faceva più o meno così.
"Vedi, Chiara, è assolutamente indiscutibile l'impegno che tu hai profuso in questo mese di corso, ma sai, le esperienze ci portano sempre a capire di più di noi stessi e io, Chiara, temo che questo incarico di agenzia, l'account manager planner cazzemazz, non sia nelle tue corde. O meglio, non voglio nemmeno dire questo, forse è nelle tue corde in agenzie strutturate in maniera più semplice, fermo restando che sono convinto, molto convinto, convintamente convinto, che tu sia soprattutto una grandissima Art, seppure non escluderei che, altrove, saresti una grandissima qualsiasi cosa, ma non qui da noi".
Squillo di tromba acutissimo. Trombescion a palo.
E io qui faccio un piccolo inciso, che ci tengo. La Sphinterya è una grande. Ma veramente grande. Ocio.
Egli prosegue consolandola, manifestando empatia per la tragica perdita del posto ad opera di egli stesso medesimo e la Chiaransgi, dopo un pugno di secondi di silenzio esordisce con "Io avrei bisogno di poter citare la sua agenzia nei miei curricula. Se mi serve, lei mi può fare comunque un endorsement, magari generico, magari superficiale, in cui cita quanto sono brava ad impegnarmi?"
Tic, tac, tic, tac, il signor manager la guarda, poi prende il portatile, scrive due righe, le stampa in pdf e gliele manda via email. Potenza della tecnologia. Letterina asciutta, poco sgocciolante, ma pur sempre con quel bel logo in alto a sinistra.
"Grazie" dice la Chiransgi ed il manager accenna ad un sorriso contrito con gli occhi chiusi.
"Puoi finire la settimana di corso, comunque" aggiunge come premio di consolazione e la Chiara dice "Grazie" e poi esce.
Esce dal salottino.
Esce dall'ufficio.
Esce dallo stabile.
Va a casa e fa su le sue robe e domani prende l'aereo e torna.
"Taz, cazzomenechiava, c'ho anche questa a curriculum, vaffanculo pezzo dimmerda, mi hai chiavato un mese di vita, fottiti. Domani torno amore"
Sì torna amore, questa casa aspetta attè.
Faremo i disoccupati assieme, sarà delizioso.
Beh, ve la faccio breve, ma forse anche no, vedremo.
Questa mattina, nel pieno dell'autopsia del case history number 13.442, una gentile segretaria del posto che ospita questo meraviglioso ed autorevole training on the job, 'sto cazzo di corso infinito insomma, entra scusandosi e dice alla Chiaruccia di seguirla.
La Chiaruccia, che è personcina molto educata, chiede scusa all'audience e la segue.
E viene condotta in un salottino discretamente arredato, dove incontra quel manager che l'aveva spedita a Manchester da Londra.
Ohibò, dice la Chiaruccia, che 'ohibò' è una delle sue espressioni di stupore preferite, come mai il signor manager mi raggiunge qui, nella stupenda Manchester?
Il signor manager, con modi educati e molto british, che d'altronde lui E' british, non esita a svelare l'arcano e a dissetare la curiosità della Chiaruccina trepidante.
Lui, seppur dislocato in cielo, in terra e in ogni dove, ha ricevuto notizie sul profitto della Chiara sin dal primo giorno in cui ella ha intrapreso con entusiasmo giovanile questa splendida e stuppendavventura. Ha sempre chiesto ai teacherZ e ai trainerZ, ma come va la Chiara?, ma come va la Chiara?, ma come va la Chiara? E loro, puntualmente, lo hanno aggiornato con dovizia di dettagli.
Sicché il signor manager, molto preparato sulla Chiaruccia, oggi che era a Manchester per altri motivi, ha desiderato incontrarla.
Potete immaginare il turgore dei capezzoli della Chiaruccia, a quel punto della premessa.
Egli, il signor manager, a quel punto ha preso una chitarra ed ha accennato ad una motivetto che faceva più o meno così.
"Vedi, Chiara, è assolutamente indiscutibile l'impegno che tu hai profuso in questo mese di corso, ma sai, le esperienze ci portano sempre a capire di più di noi stessi e io, Chiara, temo che questo incarico di agenzia, l'account manager planner cazzemazz, non sia nelle tue corde. O meglio, non voglio nemmeno dire questo, forse è nelle tue corde in agenzie strutturate in maniera più semplice, fermo restando che sono convinto, molto convinto, convintamente convinto, che tu sia soprattutto una grandissima Art, seppure non escluderei che, altrove, saresti una grandissima qualsiasi cosa, ma non qui da noi".
Squillo di tromba acutissimo. Trombescion a palo.
E io qui faccio un piccolo inciso, che ci tengo. La Sphinterya è una grande. Ma veramente grande. Ocio.
Egli prosegue consolandola, manifestando empatia per la tragica perdita del posto ad opera di egli stesso medesimo e la Chiaransgi, dopo un pugno di secondi di silenzio esordisce con "Io avrei bisogno di poter citare la sua agenzia nei miei curricula. Se mi serve, lei mi può fare comunque un endorsement, magari generico, magari superficiale, in cui cita quanto sono brava ad impegnarmi?"
Tic, tac, tic, tac, il signor manager la guarda, poi prende il portatile, scrive due righe, le stampa in pdf e gliele manda via email. Potenza della tecnologia. Letterina asciutta, poco sgocciolante, ma pur sempre con quel bel logo in alto a sinistra.
"Grazie" dice la Chiransgi ed il manager accenna ad un sorriso contrito con gli occhi chiusi.
"Puoi finire la settimana di corso, comunque" aggiunge come premio di consolazione e la Chiara dice "Grazie" e poi esce.
Esce dal salottino.
Esce dall'ufficio.
Esce dallo stabile.
Va a casa e fa su le sue robe e domani prende l'aereo e torna.
"Taz, cazzomenechiava, c'ho anche questa a curriculum, vaffanculo pezzo dimmerda, mi hai chiavato un mese di vita, fottiti. Domani torno amore"
Sì torna amore, questa casa aspetta attè.
Faremo i disoccupati assieme, sarà delizioso.
lunedì 4 febbraio 2013
London
Buonasera da Londra, tempo nuvoloso, ma non fa freddissimo.
Ho appena portato una tazza di tè alla Sheera allettata. Già, perchè quando sono arrivato in casa, ho scoperto che la povera indianina questo fine settimana se l'è passato a letto qua con 39 di febbre. Oggi sta un po' meglio, ma è frullata come una banana frullata.
Ma c'è qui il Tazio, fortunatamente, che in cambio di un suo paio di mutandine sporche da leccare è disponibile a somministrarle chinino a gogo.
A Manchester, quella città di merda dal clima di merda dove si mangia merda di merda, è andato tutto parecchiamente bene.
La mia Sfinterina è risultata assai sollevata e raggiante e felice delle notizie che le ho recato e ciò è bene, perchè la aiuterà a resistere, resistere, resistere. Ci siamo dedicati con ottimo profitto alla reciproca ficcagione dilatatoria estrema, che la Sfinterina c'aveva un gran bisognone, come il sottoscritto d'altra parte, che ha assai gradito quel piedino avvolto dal condom che gli pompava il buchino puttanino.
Un bel weekend insomma, davvero familiare e davvero felice.
Peccato non aver avuto un po' di droga, ma ci siamo sbronzati di armagnac come maiali e abbiamo compensato.
Povera Sheera, mentre scrivo tossisce come un criceto. Se mi attacca l'influenza la inculo, sicchè speriamo cne me la attacchi.
Ho provato sedici volte a telefonare a quella Daniela, ma lei non risponde mai. O è morta, o è su un set, o è morta su un set, o checcazzoneso. Sperem.
Tra un po' esco e vado a comperare qualcosa da mangiare e stasera preparo alla belle Sheerina una cenetta leggera, ma gustosa, che un po' di comfy food la aiuterà a vedere le cose sotto un'altra prospettiva.
Domani, se la Daniela non sarà ancora reperibile, mi donerò del gran sollazzo andando in quel bagnetto che sappiamo noi a fare e a farmi fare dei sereni pompini dal buco nel muro.
E ce ne ho di robette da fare qua, eh.
Per esempio, appena finisco di scrivere mando un messaggio ad una mia amica dai tratti orientali e dal corpo stupendo, sperando che accetti di bere un caffè col Tazietti, che si sente in gran forma.
Eh sì, c'ho veramente un casino di roba da fare.
Ma ve la racconto tutta eh.
Don't worry.
And be happy, 'fcourse.
Ho appena portato una tazza di tè alla Sheera allettata. Già, perchè quando sono arrivato in casa, ho scoperto che la povera indianina questo fine settimana se l'è passato a letto qua con 39 di febbre. Oggi sta un po' meglio, ma è frullata come una banana frullata.
Ma c'è qui il Tazio, fortunatamente, che in cambio di un suo paio di mutandine sporche da leccare è disponibile a somministrarle chinino a gogo.
A Manchester, quella città di merda dal clima di merda dove si mangia merda di merda, è andato tutto parecchiamente bene.
La mia Sfinterina è risultata assai sollevata e raggiante e felice delle notizie che le ho recato e ciò è bene, perchè la aiuterà a resistere, resistere, resistere. Ci siamo dedicati con ottimo profitto alla reciproca ficcagione dilatatoria estrema, che la Sfinterina c'aveva un gran bisognone, come il sottoscritto d'altra parte, che ha assai gradito quel piedino avvolto dal condom che gli pompava il buchino puttanino.
Un bel weekend insomma, davvero familiare e davvero felice.
Peccato non aver avuto un po' di droga, ma ci siamo sbronzati di armagnac come maiali e abbiamo compensato.
Povera Sheera, mentre scrivo tossisce come un criceto. Se mi attacca l'influenza la inculo, sicchè speriamo cne me la attacchi.
Ho provato sedici volte a telefonare a quella Daniela, ma lei non risponde mai. O è morta, o è su un set, o è morta su un set, o checcazzoneso. Sperem.
Tra un po' esco e vado a comperare qualcosa da mangiare e stasera preparo alla belle Sheerina una cenetta leggera, ma gustosa, che un po' di comfy food la aiuterà a vedere le cose sotto un'altra prospettiva.
Domani, se la Daniela non sarà ancora reperibile, mi donerò del gran sollazzo andando in quel bagnetto che sappiamo noi a fare e a farmi fare dei sereni pompini dal buco nel muro.
E ce ne ho di robette da fare qua, eh.
Per esempio, appena finisco di scrivere mando un messaggio ad una mia amica dai tratti orientali e dal corpo stupendo, sperando che accetti di bere un caffè col Tazietti, che si sente in gran forma.
Eh sì, c'ho veramente un casino di roba da fare.
Ma ve la racconto tutta eh.
Don't worry.
And be happy, 'fcourse.
venerdì 1 febbraio 2013
Perfetto
Domattina prendo con comodità il mio aeroplanino e volo a Manchester, tutto a posto, arrivo giusto quando la Chiara ha finito, perfetto.
Andremo a mangiare merda, che pare essere il piatto tipico di Manchester, berremo piscia e poi passeggeremo per quella città di merda dal clima di merda ed io la ragguaglierò sulle mie deliziose novità, che spero appaiano deliziose anche per lei, poichè la tensione che sta accumulando la mia pornocerbiatta la potrebbe condurre a delle reazioni anche inconsulte. Ma no, ma no. Non sarà una notizia così nuova, un po' ne avevamo parlato, sarà felice di sapere che tutto è andato in porto e che ciò che era un'ipotesi apparentemente irrealizzabile, ora è realtà.
Ci dedicheremo alla sozza chiavagione per tutto il weekend e poi, lunedì mattina, prenderò con comodità il mio aeroplanino e andrò a Londra, atterrando al comodissimo Gatwick. Trenino, stazione, tubo, casa.
Mi sistemerò alcune cosette e poi proverò a contattare questa Daniela e vedremo.
Quando torno? Boh.
Ma vi faccio sapere tutto real time, potete starne certi.
Come posso separarmi da voi?
Andremo a mangiare merda, che pare essere il piatto tipico di Manchester, berremo piscia e poi passeggeremo per quella città di merda dal clima di merda ed io la ragguaglierò sulle mie deliziose novità, che spero appaiano deliziose anche per lei, poichè la tensione che sta accumulando la mia pornocerbiatta la potrebbe condurre a delle reazioni anche inconsulte. Ma no, ma no. Non sarà una notizia così nuova, un po' ne avevamo parlato, sarà felice di sapere che tutto è andato in porto e che ciò che era un'ipotesi apparentemente irrealizzabile, ora è realtà.
Ci dedicheremo alla sozza chiavagione per tutto il weekend e poi, lunedì mattina, prenderò con comodità il mio aeroplanino e andrò a Londra, atterrando al comodissimo Gatwick. Trenino, stazione, tubo, casa.
Mi sistemerò alcune cosette e poi proverò a contattare questa Daniela e vedremo.
Quando torno? Boh.
Ma vi faccio sapere tutto real time, potete starne certi.
Come posso separarmi da voi?
Perchè io sono io
E mi esci dalla Pale, che ti fluttua la chioma e sei molto casual, col piumino, le leggins, i bearpaw che mi ricordi una stronza dimmerda, ma tu sei la Ale, che sali nel mio carro e strabuzzi gli occhioni facendo un bel "wow", che l'ultima volta c'avevo un catorcio e tu, che sei donna di sentimenti profondi, queste cose le apprezzi. Destinazione trattoriadimmerda fuori mano che sia mai che ci sgamano e una volta arrivati nel park posteriore io ti trattengo dal scendere e sfodero un piccolo giuoco di gomma, un simpatico buttplug nero di media misura e tu lo guardi e sorridi e mi chiedi cosa voglio fare e io, sincero come sempre, ti preannuncio che siccome ti voglio inculare, voglio che indossi qui in macchina il nero allenatore, al fine di serrarlo nel culo per tutta la sera e tu acconsenti mordendoti il labbro inferiore, controllando che nessuno stia osservando la scena ed abbassi le leggins ed il fiorito perizoma e ti sposti sul fianco di destra mentre io, dopo averlo doverosamente succhiato, ti premo nell'ano il gommoso suppostone del piacere e tu gemi una piccola 'a' e poi si va dentro a mangiare.
**
Dio che figa che sei, vieni qui che ti lecco e tu spalanchi le gambe e mi porgi la gonfia fessura sotto la quale la carne è lucida e tesa dal suppostone che va tolto solo quando lo dico io e acconsenti servile, Troiona Imperiale, e mentre ti lecco la spacca bavosa ruoto il buttplug e tu butti la testa all'indietro strizzandoti le tettine dure e emetti sgraziati grugniti di piacevole dolore e ti faccio venire con la bocca, che tremi e batti i pugni e mi piace e poi ti lecco il piedino di destra mentre tu con quello di sinistra mi sollevi le palle e mi solletichi sotto e poi scatti atletica e me lo ciucci famelica e mi fai proprio godere, Alessandra della Palestra, che tiri dei pompini da mignotta stradale e te lo dico e ti inuorguogluisci, che la troia stradale è un ruolo che a tante un po' affascina e poi eseguo la trivellazione, con ancora il cono nel culo, ti scopo, ti chiavo, ti monto e ti freso, ti aleso, ti rettifico, ti chiarifico e ti filtro, ti trapano, ti smeriglio e tu urli con l'espressione di chi sta per mettersi a piangere, ma invece no, tu sei felice come una Pasqua, come due forse, ma anche come tre ed un paio di lunedì dell'angelo, che poi arriva il momento in cui mi urli che vieni e io me ne rallegro e poi, finalmente, come se tu fossi una bottiglia di Krug Gran Riserva, ti stappo, per festeggiare la ritrovata intimità e tu, anzichè fare il botto, gemi di piacevole dolore e lasci uscire una calda scorreggia dall'ano che, arrossato, rimane aperto e dilatato ed io mi affretto, a secco, ad approfittare di tale dilatazione per premervi all'interno la minchia, che scorre senza contrasti, mentre tu ti trasfiguri e ti compaiono delle vene nelle tempie mentre il mio cazzo scorre nel tuo culo fino a che, di fuori, rimangono solo i miei rugosi coglioni e mi fermo, schiacciandoti alla chiocciola, con le tue belle caviglie appoggiate sulle mìe spalle e colgo l'occasione per ciucciare il buttplug intriso dei tuoi più intimi sapori e questa cosa ti ingrifa e mi insignisci del titolo di luridissimo pervertito, che eleva ulteriormente il prestigio della mia già prestigiosa casata e, a testimonianza della mia gratitudine, ti svango il budello merdoso inculandoti col medesimo vigore che metterebbe un ergastolano da due anni in isolamento se si ritrovasse una femmina d'imporvviso nella cella.
**
"Madonna Taz…" mormori con la mano sulla fronte, nuda sul letto a gambe aperte, osservando il soffitto, mentre io tracanno dell'acqua da una bottiglia secolare che giace polverosa sul pavimento accanto al comodino.
La tua mano mi accarezza la schiena lievissima e, dopo avermi confidato che non sai se riuscirai a camminare, ridi leggera e poi mi dici una cosa.
"Ci vieni martedì grasso a una festa con noi?"
"Noi chi?"
"Io e la Ade" e poi mi scivoli addosso e mormori "se ci vieni non te ne penti, ci facciamo di tutto" e mi baci.
Mi fermo e ci penso.
Non male, come pensiero.
Assolutamente.
"Quand'è martedì grasso?" ti chiedo.
"Il dodici" mi dici.
"E Testadiparacarro e Federico?" ti chiedo.
"Nah, facciamo in modo che stiano a casa" mi dici.
Bevo.
"Il dodici sono a Londra, mi spiace, ma grazie."
Che bello.
Io sono a Londra.
Perchè io sono io e voi non siete un cazzo.
Ha!
**
Dio che figa che sei, vieni qui che ti lecco e tu spalanchi le gambe e mi porgi la gonfia fessura sotto la quale la carne è lucida e tesa dal suppostone che va tolto solo quando lo dico io e acconsenti servile, Troiona Imperiale, e mentre ti lecco la spacca bavosa ruoto il buttplug e tu butti la testa all'indietro strizzandoti le tettine dure e emetti sgraziati grugniti di piacevole dolore e ti faccio venire con la bocca, che tremi e batti i pugni e mi piace e poi ti lecco il piedino di destra mentre tu con quello di sinistra mi sollevi le palle e mi solletichi sotto e poi scatti atletica e me lo ciucci famelica e mi fai proprio godere, Alessandra della Palestra, che tiri dei pompini da mignotta stradale e te lo dico e ti inuorguogluisci, che la troia stradale è un ruolo che a tante un po' affascina e poi eseguo la trivellazione, con ancora il cono nel culo, ti scopo, ti chiavo, ti monto e ti freso, ti aleso, ti rettifico, ti chiarifico e ti filtro, ti trapano, ti smeriglio e tu urli con l'espressione di chi sta per mettersi a piangere, ma invece no, tu sei felice come una Pasqua, come due forse, ma anche come tre ed un paio di lunedì dell'angelo, che poi arriva il momento in cui mi urli che vieni e io me ne rallegro e poi, finalmente, come se tu fossi una bottiglia di Krug Gran Riserva, ti stappo, per festeggiare la ritrovata intimità e tu, anzichè fare il botto, gemi di piacevole dolore e lasci uscire una calda scorreggia dall'ano che, arrossato, rimane aperto e dilatato ed io mi affretto, a secco, ad approfittare di tale dilatazione per premervi all'interno la minchia, che scorre senza contrasti, mentre tu ti trasfiguri e ti compaiono delle vene nelle tempie mentre il mio cazzo scorre nel tuo culo fino a che, di fuori, rimangono solo i miei rugosi coglioni e mi fermo, schiacciandoti alla chiocciola, con le tue belle caviglie appoggiate sulle mìe spalle e colgo l'occasione per ciucciare il buttplug intriso dei tuoi più intimi sapori e questa cosa ti ingrifa e mi insignisci del titolo di luridissimo pervertito, che eleva ulteriormente il prestigio della mia già prestigiosa casata e, a testimonianza della mia gratitudine, ti svango il budello merdoso inculandoti col medesimo vigore che metterebbe un ergastolano da due anni in isolamento se si ritrovasse una femmina d'imporvviso nella cella.
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"Madonna Taz…" mormori con la mano sulla fronte, nuda sul letto a gambe aperte, osservando il soffitto, mentre io tracanno dell'acqua da una bottiglia secolare che giace polverosa sul pavimento accanto al comodino.
La tua mano mi accarezza la schiena lievissima e, dopo avermi confidato che non sai se riuscirai a camminare, ridi leggera e poi mi dici una cosa.
"Ci vieni martedì grasso a una festa con noi?"
"Noi chi?"
"Io e la Ade" e poi mi scivoli addosso e mormori "se ci vieni non te ne penti, ci facciamo di tutto" e mi baci.
Mi fermo e ci penso.
Non male, come pensiero.
Assolutamente.
"Quand'è martedì grasso?" ti chiedo.
"Il dodici" mi dici.
"E Testadiparacarro e Federico?" ti chiedo.
"Nah, facciamo in modo che stiano a casa" mi dici.
Bevo.
"Il dodici sono a Londra, mi spiace, ma grazie."
Che bello.
Io sono a Londra.
Perchè io sono io e voi non siete un cazzo.
Ha!
giovedì 31 gennaio 2013
Giovedì
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| Tutina DCFC |
La Aledellapale, stamani, era sensualmente struccata, i capelli inchiodati al cranio con un mollettone di legno, indossava ballerine da danza priva di calze alcune, era verniciata da una tuta grigia dermoculeoficale solidamente trapiantata nello spacco del culo ed anche in quello della fica, componendo uno zoccolo di cammello di assoluto rilievo. Al piano superiore, invece, presenziava assurdo un pile nero con zip, vessillo dell'inutilità poiché, essendo esso indossato aperto, dalla tuta dermoculeoficale spuntavano i chiodoni della gioia, elevando il sublime capo d'abbigliamento sportivo da semplice tuta dermoculeoficale a tuta dermoculeoficalecapezzolare che, debbo dirlo, è quella che tra mille preferisco.
La Aledellapale me mi fa tirare il cazzo.
Lo farebbe tirare anche a un motocarro della municipalizzata, la Aledellapale, perchè non solo è parecchiamente figa, ma è specialmente ed assolutamente una grandissima Troiona.
Che felice che è stata di vedermi, la Aledellapale. Mi ha condotto nell'ufficio della Pale e mi ha offerto un bel caffettone, che mentre me lo preparava s'è dovuta chinare due volte a prendere le tazzine e gli zuccherini e i cucchiaini e quel culo ricoperto dalla microfibra grigia della tuta dermoculeoficalecapezzolare mi ha fatto imbarzottire un bel po' e, nel momento in cui le ho rivelato un pensierino tutto mio che mi passava per la testa, la Aledellapale si è girata con un'occhiata che meritava da sola una sega e, passandosi signorilmente la punta della linguina sul labbro superiore, inarcato appena da un sorriso da mezzena di vacca cruda, mi ha pregato di confidarle i miei pensierini a voce bassa, che la Pale par essere diventata covo di vipere, che ci credo puttanazza di quella gran troiazza, considerato l'andazzo da cazzo randazzo che aleggia nell'aere tersa.
E poi abbiam conversato, che conversare con la Aledellapale è, a mio avviso, la cosa più inutile e pesante del mondo, ma d'altra parte ero cosciente che bisognasse conversare un attimino prima di passare alla pianificazione dell'azione trivellanea, specie considerando il lungo tempo che ho lasciato stoltamente passare dall'ultima visita ginecologica che le ho fatto. E così ho attivato lo script mod sound pass-through on e mi sono limitato a farmi indurire progressivamente il cazzo pensandola mentre se lo infila nel culo lucido di vaselina cavalcandomi a rovescio e l'ho assecondata con dei casuali "Ehbeh" - "Maddà?" - "Ha-ha-ha" che tanto ci stanno sempre bene e la Ale, come il Gange in piena, mi ha ragguagliato su tutto ciò che è avvenuto dall'ultima volta che l'ho visitata e del cui incessante racconto io non ho trattenuto una sola parola, poichè lo script era in run.
Poi, a un tratto, ho lanciato la riga di comando mod sound pass-through off e, con l'eloquio signorile che mi distingue tra milioni, ho distratto l'argomento dalle sue memorie, virandolo con gradualità vero l'analisi (curioso questo termine) della sua potenziale chiavabilità estemporanea e/o assidua, considerando che la Aledellapale ora è fidanzata con Testadiparacarro, ma sono stato subito tranquillizzato da una serie di segnali e feromoni di cui avvertivo il profumo e, dopo aver risposto "come fai a saperlo?" alla mia domanda "sei in ovulazione?", la Aledellapale si è fatta incantonare vicino all'armadietto delle coppe e ha lasciato che io scoprissi da me se, sotto la tutina dermoculeoficalecapezzolare, indossasse biancheria intima o meno, me sciocchino che vado a fare queste domande stupidine che hanno ante litteram no come risposta.
Pare che stasera Testadiparacarro sia a giocare a calcetto.
D'altronde si sa, giovedì calcetto, oltre che gnocchi.
Anche io e la Ale, dato che è giovedì, ci siamo accordati per mangiare gli gnocchi e poi giocare un bel po' a calcetto.
Io col cazzo, lei col culetto.
Io adoro il giovedì, da sempre.
mercoledì 30 gennaio 2013
Evoluzioni
Bonjour, bonjour.
Procedo tosto ad una sintesi dei giorni perduti tra cose strane, cose belle e cose meno belle. Partiamo da quelle strane: domenica mattina, in un impulso che non so nemmeno io da dove venisse, attorno alle ore 11:12 sono partito in direzione Padova, per andare a vedere la mostra di De Nittis, pittore di cui non vado assolutamente matto, ad eccezione di alcune opere realizzate nel suo primo periodo, che trovo favolose. Ho poi bighellonato per la città, sino all'approssimarsi delle tenebre, col cui favore sono ritornato a casa. Pizza surgelata, sega, nanna.
Procediamo con le meno belle: lunedì è stata una giornata che definire infernale sarebbe dedicarle un complimento.
In sintesi estrema, la giornata tutta s'è dipanata nella riorganizzazione e nella riassegnazione degli incarichi che ha trovato disponibili alcuni, disponibilissimi altri ancora e ostile, ostico ed osteggiante uno: il Loca. Il soggetto sapeva che su di lui sarebbe ricaduto l'incarico di reposnabilità e, per questo motivo, s'è prodigato lungo i temi a) non contare su di me perchè io appena si materializza un niente me ne vado b) io in ogni caso non lo faccio c) se, per assurda ipotesi, lo facessi vorrei più soldi ed allora ecco che mi casca il somaro sul tavolo operatorio e solamente alle ore sedici e ventiquattro riesco a portarmi a dama dicendogli "Bauscia, guarda che se accetti la direzione e il planning, tu diventi un dirigente, viene rifatto il tuo contratto e prendi una retribuzione da dirigente, avrai il FASI e tutte le robe da dirigente" e allora abbiamo chiuso con un "ci devo pensare" che, a quel momento, corrispondeva ad un 'sì' con riserva di avallo da parte della Emy.
Lunedì sera mi sono regalato la più assatanata delle Nadine che mi ha fatto godere come un maiale razza Cinta Senese.
Martedì mattina mi sono incontrato col Ruggi, che poi sarebbe partito per Bordeaux. Abbiamo ciarlato di cose sempre legate al lavoro e poi lui mi ha passato un indirizzo e un numero telefonico londinesi, che io credevo fossero di una troia che merita e invece è di una persona sua conoscente, tale Daniela, una fotografa che fa anche l'art buyer per alcune agenzie di produzione. "Prova ad andarla a trovare e spiegale cosa ti frulla per la testa" e questa è una cosa gran bella.
Poi il Ruggi è partito e io sono andato a farmi un giretto in macchina, così, per riordinare le idee.
Poi, ieri sera, la notizia ancora più bella: il training on the job della Skizzofmylife si completa con trial finale VENERDI' PRIMO MARZO. Il che ricompone parecchio il mio stato d'animo poichè, se qualche rudimento d'aritmetica mi è ancora rimasto, significa che i giorni mancanti al suo rientro a Londra vincitrice sono ancora ventinove.
Adesso devo pianificare con calma e logica cosa fare.
Ci sono cosette da sistemare, contratti, passaggi commercialistici ed altre amenità dimmerda che, gioco forza, me le devo smazzare io.
Per cui oggi inizierò a scrivere un'agenda di appuntamenti dal commercialista, da questo e da quello, non c'è via.
Stavo guardando gli orari dei voli e le disponibilità, perchè vorrei parecchio salire a Manchester nel fine settimana per rendere edotta la Skiz delle evoluzioni.
Ecco, questa è la sintesi.
Non male, non male.
Bonjour again.
Procedo tosto ad una sintesi dei giorni perduti tra cose strane, cose belle e cose meno belle. Partiamo da quelle strane: domenica mattina, in un impulso che non so nemmeno io da dove venisse, attorno alle ore 11:12 sono partito in direzione Padova, per andare a vedere la mostra di De Nittis, pittore di cui non vado assolutamente matto, ad eccezione di alcune opere realizzate nel suo primo periodo, che trovo favolose. Ho poi bighellonato per la città, sino all'approssimarsi delle tenebre, col cui favore sono ritornato a casa. Pizza surgelata, sega, nanna.
Procediamo con le meno belle: lunedì è stata una giornata che definire infernale sarebbe dedicarle un complimento.
In sintesi estrema, la giornata tutta s'è dipanata nella riorganizzazione e nella riassegnazione degli incarichi che ha trovato disponibili alcuni, disponibilissimi altri ancora e ostile, ostico ed osteggiante uno: il Loca. Il soggetto sapeva che su di lui sarebbe ricaduto l'incarico di reposnabilità e, per questo motivo, s'è prodigato lungo i temi a) non contare su di me perchè io appena si materializza un niente me ne vado b) io in ogni caso non lo faccio c) se, per assurda ipotesi, lo facessi vorrei più soldi ed allora ecco che mi casca il somaro sul tavolo operatorio e solamente alle ore sedici e ventiquattro riesco a portarmi a dama dicendogli "Bauscia, guarda che se accetti la direzione e il planning, tu diventi un dirigente, viene rifatto il tuo contratto e prendi una retribuzione da dirigente, avrai il FASI e tutte le robe da dirigente" e allora abbiamo chiuso con un "ci devo pensare" che, a quel momento, corrispondeva ad un 'sì' con riserva di avallo da parte della Emy.
Lunedì sera mi sono regalato la più assatanata delle Nadine che mi ha fatto godere come un maiale razza Cinta Senese.
Martedì mattina mi sono incontrato col Ruggi, che poi sarebbe partito per Bordeaux. Abbiamo ciarlato di cose sempre legate al lavoro e poi lui mi ha passato un indirizzo e un numero telefonico londinesi, che io credevo fossero di una troia che merita e invece è di una persona sua conoscente, tale Daniela, una fotografa che fa anche l'art buyer per alcune agenzie di produzione. "Prova ad andarla a trovare e spiegale cosa ti frulla per la testa" e questa è una cosa gran bella.
Poi il Ruggi è partito e io sono andato a farmi un giretto in macchina, così, per riordinare le idee.
Poi, ieri sera, la notizia ancora più bella: il training on the job della Skizzofmylife si completa con trial finale VENERDI' PRIMO MARZO. Il che ricompone parecchio il mio stato d'animo poichè, se qualche rudimento d'aritmetica mi è ancora rimasto, significa che i giorni mancanti al suo rientro a Londra vincitrice sono ancora ventinove.
Adesso devo pianificare con calma e logica cosa fare.
Ci sono cosette da sistemare, contratti, passaggi commercialistici ed altre amenità dimmerda che, gioco forza, me le devo smazzare io.
Per cui oggi inizierò a scrivere un'agenda di appuntamenti dal commercialista, da questo e da quello, non c'è via.
Stavo guardando gli orari dei voli e le disponibilità, perchè vorrei parecchio salire a Manchester nel fine settimana per rendere edotta la Skiz delle evoluzioni.
Ecco, questa è la sintesi.
Non male, non male.
Bonjour again.
sabato 26 gennaio 2013
Sdoganata
Bonjour.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
E allora usciamo da messer lo notaro che s'era fatta tantissimo quell'ora e ci siamo lanciati in un rombo di tuono meccanico per appropinquarci all'unione con le due puttanazze semistagionate messe giù da guerra nucleare che il Ruggi aveva convocato per i festeggiamenti ufficiali.
Già la cena ci diceva bene, con le mani che sotto il tavolo apprezzavano cosce e anche un qualcosina di più, ma il dopocena c'ha detto meglio, che eravamo tutti e quattro nudi e aggrovigliati sul lettone imperiale del Ruggi, già lettone imperiale della Ade. Un vero grumo di sesso sbavante e mugolante, roba da pornazzo anni novanta, tra sensuali tremolii di cellulite verniciata d'abbronzatura al paradosso, ficone carnose glabre, improbabili segni di perizomini balneari evidentemente indossati sul lettino solare dell'estetista, piedi più che dignitosi e bocche voraci. I culi delle madame non potevano definirsi esattamente vergini e ciò è sempre cosa gradita. Due oneste bestie da monta, due dignitose romagnole a duplice attitudine (questa è finissima, ma solo per chi sa qualcosa di zootecnia) due belle puttanazze che, seppur non perfette statuine come le immeritatamente costose ninfe dell'est, battono queste ultime di sedici lunghezze per porcaggine sbavante.
Poi, a un tratto, mentre le due vaccone in asciutta decidono di mimare la chiavata alla missionaria sfregando le rispettive ficone sbavanti una sull'altra, col Ruggi che sugge l'ano a quella che sta sopra, io osservo il culo del Ruggi, con il cazzo duro che pende e mi dico: io sdogano. E mi pongo in ginocchio alle terga del Ruggi infoiato, gli maneggio il pene indurito sino a piegarlo all'indietro e lo suggo. Lo spompino, lo sbocchino, caldo e odoroso di fica e lubrificante, spompino come una troia ed il Ruggi si volta stupito, mi guarda, poi solleva il capo, emette un grugnito e ritorna a leccare la biondona che fotte per finta la mora.
E io lecco, succhio, cazzo, coglioni, perineo, premo la lingua nel suo buco del culo e avverto, lo sento, che l'amico (quasi) di sempre si tende, mi agevola, gradisce, peloso, eccitato, sfrontato e insolente.
La frociaggine amicale è sdoganata.
E il grumo di sesso entra in virata e nemmeno poi tanto lentamente poichè, le due vacche, appena colto che il bisessualismo non era solo pagato dettaglio rientrante nella loro performàns, ma era anche vizio busone di noi Tauri, hanno traslato il concetto di orgetta casalinga in un tutti-contro-tutti e così, mentre io lecco la fregna alla mora, la bionda ed il Ruggi mi slinguano il cazzo frugandomi il culo con le loro dita rapaci e mentre io chiavo la bionda alla pecora, che lecca la fica alla mora distesa innanzi a lei, il Ruggi se lo mena e sta pronto ed ogni volta che, volutamente, sguscio dalla fica egli sugge e sugge anche piuttosto bene, così come lecca bene i miei coglioni mentre inculo la mora con la bionda che le lecca la fica, così come gradisce assai che, mentre le due puttanazze si succhiano in un sessantanove pregevole, io lo schiacci sul materasso sfregando la mia minchia di titanio tra le sue chiappe considerando con calma che glielo vorrei piantare nel culo e lui inspira a fondo, che a casa mia è un "Dio volesse che me lo piantassi" e la mora galeotta, che sente, dichiara sospeso il sessantanove e assieme alla sua amica mantide avvolgono il Ruggi, iniettandolgli a parole l'irresistibile necessità di farsi scopare il culo, marcando sapienti sul tasto che la cosa sarebbe, per loro, estremamente eccitante e ben oltre il profilo professionale ed il Ruggi cede, nemmeno con molta fatica.
Le vestali gli preparano il culo sacrificando quasi un barattolo di quel gel del cazzo della Durex, poi mi suggono, mi lubrificano, mi guidano ed io senza nulla fare mi ritrovo a godere del caldo del culo peloso del Ruggi, accarezzandogli il sensuale corpo di maschio sotto gli occhi assatanati delle due puttanazze che leccano e palpano e si strusciano come bisce demoniache addosso ai nostri corpi di froci invasati.
Che bella ficcagione, che bella frociagione, che bel festeggiamento gioioso della ritrovata amicizia e della vita tutta.
***
Accompagnamo le baldracche che è quasi mattina e poi facciamo ritorno all'ovile.
E' quello il momento più complesso da gestire, ma io sono esperto e mentre il Ruggi esausto mi fa guidare la bestia, attacco il discorso sul bed and breakfast in Francia e sulla tizia che glielo gestisce, perchè per chi è agli inizi è essenziale ricordare che noi si è maschi, noi si è tauri, noi si è dei pervertiti a cui piace godere, mica dei culattoni e lui abbocca come un cefalo e mi racconta di quant'è porca a letto e io gli chiedo se è figa e lui mi dice che me la farà vedere che c'ha delle fotoe io gli dico che me la dovrebbe anche fare chiavare e lui mi dice che è certo che alla madama l'ipotesi di un triangolo non le spiacerebbe e ridiam di troie sino a casa.
Sdoganata.
E per me è questo che conta.
venerdì 25 gennaio 2013
Voltaren
Tra un'ora e quindici minuti da che ho premuto la lettera "T" iniziale di questo post, cederò l'80% dell'agenzia di produzione che ho plasmato a mani nude nello sterco di asino e che, pare, valga un bel po' di quattrini.
Su quel "bel po'" lascerò un comprensibile cono di incertezza, poichè il "bel po'" taziale potrebbe non corrispondere al "bel po'" gennariale o B-ilale o lolitale. Sicuramente non al "bel po'" kappiale, ma alla fine, questa eventualità si riduce salomonicamente ad un "pazienza, tanto lui crede che le mie qualità si riducano alla dimensione della mia minchia e questo la dice lunga sul suo angolo di apertura visuale".
Ti voglio bene, K, anche se non manchi il colpo per dichiarare che sei un pirla. Più che un consiglio, che odio dare contrariamente a te, una preghiera: visto che ti voglio bene, fallo per me, di dimostrare di essere meno pirla di quello che sei.
Lo so che è durissima, ma tu alla fine sei un fartabutto e puoi riuscirci.
Bene, vendo.
Niente di trascendentale anni fa, sia chiaro, anzi.
Se vendevi voleva dire che c'avevi qualcosa di buono, oggi se vendi vuol dire che: a) c'hai un amico ricco, b) c'hai culo, c) c'hai culo ad avere un amico ricco e io devo dire che nel mio caso le risposte giuste sono la a), la b) e la c). Più un paio di dettaglietti.
Quindi, ergo, di conseguenza, per cui, si volta paginetta.
Si lascia, ancora una volta, il certo parzialmebnte sgradevole per l'incerto potenzialmente gradevole.
Paura?
Mai.
Sono un ex (attuale?) malato di mente che costruisce la sua scala di priorità attorno ad un punto solo: la Chiara.
La Chiara forever and ever, anche se, magari, in modo non convenzionale.
Non convenzionale, ergo mio, nostro. Chi è l'umanità per dirci con che regole dobbiamo amare?
Mi prendo il matrimonio, mi prendo la procreazione, Dio sarà felice, me lo auguro per lui se no pazienza, ma ciò che conta è che NOI lo saremo, nel nostro microcosmo a termine e a scadenza come la passata Cirio.
E stasera andrò a troie.
Per cambiare, per festeggiare.
Col Ruggi, che è mio amico e che c'ho culo ad avercelo.
Ora vado, vi amerò immutatamente per sempre ed empre.
4ever and ever.
Taz the be[a]st.
Su quel "bel po'" lascerò un comprensibile cono di incertezza, poichè il "bel po'" taziale potrebbe non corrispondere al "bel po'" gennariale o B-ilale o lolitale. Sicuramente non al "bel po'" kappiale, ma alla fine, questa eventualità si riduce salomonicamente ad un "pazienza, tanto lui crede che le mie qualità si riducano alla dimensione della mia minchia e questo la dice lunga sul suo angolo di apertura visuale".
Ti voglio bene, K, anche se non manchi il colpo per dichiarare che sei un pirla. Più che un consiglio, che odio dare contrariamente a te, una preghiera: visto che ti voglio bene, fallo per me, di dimostrare di essere meno pirla di quello che sei.
Lo so che è durissima, ma tu alla fine sei un fartabutto e puoi riuscirci.
Bene, vendo.
Niente di trascendentale anni fa, sia chiaro, anzi.
Se vendevi voleva dire che c'avevi qualcosa di buono, oggi se vendi vuol dire che: a) c'hai un amico ricco, b) c'hai culo, c) c'hai culo ad avere un amico ricco e io devo dire che nel mio caso le risposte giuste sono la a), la b) e la c). Più un paio di dettaglietti.
Quindi, ergo, di conseguenza, per cui, si volta paginetta.
Si lascia, ancora una volta, il certo parzialmebnte sgradevole per l'incerto potenzialmente gradevole.
Paura?
Mai.
Sono un ex (attuale?) malato di mente che costruisce la sua scala di priorità attorno ad un punto solo: la Chiara.
La Chiara forever and ever, anche se, magari, in modo non convenzionale.
Non convenzionale, ergo mio, nostro. Chi è l'umanità per dirci con che regole dobbiamo amare?
Mi prendo il matrimonio, mi prendo la procreazione, Dio sarà felice, me lo auguro per lui se no pazienza, ma ciò che conta è che NOI lo saremo, nel nostro microcosmo a termine e a scadenza come la passata Cirio.
E stasera andrò a troie.
Per cambiare, per festeggiare.
Col Ruggi, che è mio amico e che c'ho culo ad avercelo.
Ora vado, vi amerò immutatamente per sempre ed empre.
4ever and ever.
Taz the be[a]st.
I piedi di Barbara d'Urso e anche il resto
Ora qui io lo so che vorrete lapidarmi, espormi al pubblico ludibrio, gognarmi, staffilarmi e cremarmi, ma io sono sincero e dichiaro con orgoglio che a questa signora non solo straglasserei i piedi che mi fanno tirare la minchia come un rimorchiatore kazako, che sono anche arciconvinto che se posti nelle giuste condizioni possono donare un bouquet ben intenso e mediterraneo, ma le glasserei anche ogni orifizio penetrabile ed anche impenetrable, la leccherei e la succhierei come un Chupa Chup's.
Che femmina, che zinne, che piedi, che pelo, che tutto.
Che femmina, che zinne, che piedi, che pelo, che tutto.
I piedi di Antonella Clerici
Premetto che la signora mi è pressochè insopportabile e premetto anche che non la toccherei con un dito in quanto fisicamente non mi attrae per nulla.
Però debbo essere sincero e debbo ammettere che ha dei piedi fantastici, che mi ricordano moltissimo quelli della Ade e quindi, ebbene sì, potrei arrivare ad una settimana di astinenza per caricare ben bene i coglioni e poi glassarglieli godendo come un porco.
Questo è quanto.
Però debbo essere sincero e debbo ammettere che ha dei piedi fantastici, che mi ricordano moltissimo quelli della Ade e quindi, ebbene sì, potrei arrivare ad una settimana di astinenza per caricare ben bene i coglioni e poi glassarglieli godendo come un porco.
Questo è quanto.
Suarè
Ceno col Costa alla Solita e lui mi illumina sullo scoppiettante umore del Loca che continua a dire a tutti che devono andarsene in blocco e tutti gli dicono che non capiscono dove sia il problema e l'Umbe che dice: io faccio il mio lavoro e non mi occupo di cazzi non miei.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
Molto bene.
Poi guardo il culo alla Marghe e chiedo al Costa se se la monterebbe alla pecora e lui le guarda il culo, si sgrulla l'uccello con uno strizzone e mi risponde minchiasìtà. Al che, conoscio dell'inoperabilità della Marghe, tento di ragionare col Costa sulla Siusy e sui motivi che lo spingono a non copularla più come nei felici tempi del quasi club delle quasi orge che stavamo aprendo nella felice campagna pre terremoto e il Bel Maschio mi risponde con una cosa assai semplice, ma assai definitiva: "Maccacat il cazz Tà". Al che io insisto e lui mi sfila un bestemmione e mi dice, non senza ragione, che io potrei copulare la SonjaSugna, per esempio e a quel punto capisco che non ho più argomenti al riguardo, per cui gli propongo di andare a menarcelo guardando le coppie esibizioniste che scopano laggiù, in quella viuzza che sappiamo tutti e due, ai margini della campagna triste e solitaria e il Costa accetta di buon grado, poichè egli è, fondamentalmente, un gran signore.
E giriamo, giriamo, giriamo, ma a parte delle sozze troie inguardabili ed inchiavabili, di coppie esibizioniste manco l'ombra e la cosa ci turba, pur non impedendoci di pensare subitaneamente ad una soluzione godereccia che possa coinvolgere ambedue nella ficcagione di un orifizio straniero, pur non trascurando i nostri rispettivi orifizi ingordoni, mattacchioni e un tantino culattoni.
E così ingrano la marcia, anzi se la ingrana da sola la mi Mercedespaziale, decidendo che si va a troie, ma a troie troie, non troie così. E mentre guido palpo il Costa che mi agevola aprendo le gambe come la troiaputtanafrocia che è e ci ingalliamo un po' tutti e due di gran voglia di cazzo e così andiamo a trans.
Sì, decisissimi, è una stuppendattrans quel ci vuole, una figa da urlo con una minchia di marmo da urlo e mentre continuiamo a declamare le doti da urlo che deve avere la nostra stuppendattrans da urlo ci arrapiamo come due amadriadi cinocefale al punto che, quando arriviamo in zona stuppendettrans da urlo c'avevamo due ceppe dure così nei pantaloni che eravamo commoventi da vedere.
E sotto il ponte la Curada apre la pellicciona e c'ha due tette che paiono esplodere da un momento all'altro, ma è senza minchia, a momenti, cazzodellamerdadicazzo e noi, invece, la vogliamo da urlo la minchia stuppenda della stuppendattrans da urlo e così continuiamo a girare e a girare, ma sarà che c'è in giro l'influenza, ma che cazzo ne so, sta di fatto che nella zona delle stuppendettrans da urlo c'erano solo delle robe inguardabili e allora che si fa, amico Costa, che ti dimeni da quanto ti tira la minchia? Mi palpi l'uccello e mi dici, ridendo, che se lo tiro fuori me la tiri tu una pompa e ridiamo e ci assegniamo una gamma di titoli onorifici che vanno da troia a rottoinculo, succhiacazzi, frocio, uccellaio, culattone e lì capisco, lo capisco intensamente, che non rimane che una cosa da fare: rincasare e farci di brutto l'un l'altro.
"Oh Costa, ma la Giulia te la sbatti ancora?" chiedo mentre il bel manzo nudo mi succhia la fava. Egli sospende strizzandomi il cazzo alla base e mi risponde "Ogni dand mi chiama che si vuole fare mondare al model vigino all'autoshtrada" e poi si dedica operoso alla suzione succulenta.
Eh sì, è proprio vero, quando s'è imparata la strada, poi si fatica a tornare indietro e mentre il Costa mi sbocchina gli racconto della volta dei segaioli guardoni sulle rive del fiume porcone e il Costa si ingrifa abbestia e viene a sedersi sul mio obelisco marmoreo scodinzolando la minchia che sbatteva dalla sua pancia alla mia e lì, in quell'istante in cui sentivo il calore del retto del Costa solleticarmi la minchia, mi sono reso conto che mi mancherà, mi mancherà tantissimo, ma non per il fatto che noi ce lo si sbatte nel culo, ma perchè un amico come lui è difficile da trovare.
Gran Suarè.
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